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100 anni fa nasceva Primo Levi, in Se questo è un uomo narrò gli orrori dell’Olocausto –


Il 31 Luglio 1919 nasceva a Torino, Primo Levi, chimico, partigiano, antifascista, ma soprattutto scrittore di grande valore, che, sopravvissuto all’Olocausto, ha raccontato con crudezza, la vita all’interno dei campi di concentramento nazisti, portando per sempre con se’ il dolore di quella immensa tragedia. ‘Se questo e’ un uomo’, scritto per raccontare la paura, gli stenti, i soprusi nel campo di sterminio, è considerato uno dei grandi classici del ‘900.

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Il 22 febbraio 1944, Levi e altri 650 ebrei furono trasportati, stipati come bestie, su un piccolo treno merci in direzione di Auschwitz, in Polonia, dove lo scrittore venne marchiato con il numero 174.517 prima di finire nel campo di Buna-Monowitz. Qui fece amicizia con un muratore, Lorenzo Perrone, che coraggiosamente si adoperò per fargli avere cibo con regolarità. Verso la fine dell’anno, Levi passò un esame per poter lavorare nella Buna, una fabbrica tedesca per la produzione di gomma sintetica. All’interno del laboratorio della Buna, Levi e un suo caro amico prigioniero, Alberto Dalla Volta, cominciarono a contrabbandare materiale in cambio di cibo. All’inizio del 1945 lo scrittore si ammalò di scarlattina, poi il 27 gennaio l’Armata Rossa liberò tutti i prigionieri. Solo venti di quei 650 italiani giunti nel campo erano sopravvissuti. Il viaggio di ritorno in Italia, narrato nel libro di memorie ‘La tregua’, fu travagliato e si protrasse fino ad ottobre.

Levi fu trovato morto l’11 aprile 1987 in fondo alla tromba delle scale della propria casa di Torino, in corso Re Umberto 75, a seguito di una caduta le cui dinamiche restano incerte anche se la tesi più accreditata è quella del suicidio.

 

 

 

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La tragedia delle “ragazze fantasma”: ingerivano il Radio e brillavano, ma perdevano denti e mandibole


Isolato come elemento puro nel 1902. La particolarità era la luminescenza verdognola e il calore dei suoi sali. Nel 1914 la Us Radium Corporation che fabbricava orologi con quadranti fluorescenti assunse giovani minorenni che per dipingere le lancette dovevano leccare i pennelli. E’ una delle pagine più oscure del capitalismo americano: negli Usa le hanno appena dedicato un film presentato al Florida Film Festival, ma in Europa è quasi sconosciuta. Risale a circa un secolo fa la triste vicenda delle «Radium Girls» – anche note come «Ragazze fantasma» – che segnò un punto di svolta nel diritto del lavoro e nella fisica della salute.

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L’operazione di stendere la vernice luminescente sulle lancette degli orologi richiedeva piccole mani precise. Per questo furono assunte una settantina di giovanissime ragazze (alcune anche 14enni) che rimasero letteralmente entusiaste del nuovo lavoro. Era poco faticoso e «artistico»; patriottico, perché aiutava i soldati americani che combattevano in Europa; aveva a che fare con un prodotto costoso e affascinante e in più era pagato tre volte tanto lo stipendio di un operaio normale. Vi era solo una strana richiesta da parte dei capi: ai sottili pennelli di cammello con cui si dipingevano gli orologi  doveva essere fatta la punta con le labbra, (lip- pointing) in modo da ottenere un punto preciso senza sprecare il prodotto: il radio era, infatti, un metallo costosissimo. Qualcuna delle ragazze chiese se la vernice non potesse essere nociva, ma i dirigenti dell’azienda tranquillizzarono tutte sostenendo che, in quelle minime quantità, il radio non avrebbe fatto loro nulla di male, anzi: dopotutto, erano tanti i prodotti in commercio a base di quell’elemento. Così, per alcuni anni, le ragazze continuarono a ingerire ogni giorno piccole quantità di vernice radioattiva e nei momenti di pausa si divertivano anche a laccare con essa le proprie unghie o i denti, per stupire i loro fidanzati al buio apparendo luminescenti come leggiadri fantasmi. La particolarità di questo abuso perpetrato contro i lavoratori si distinse dalla maggior parte dei casi precedenti per il fatto che il conseguente contenzioso fu ampiamente seguito dai media. L’operaia Flora Grazia Fryer decise di citare in giudizio il proprio datore di lavoro, ma le ci vollero due anni per trovare un avvocato disposto a chiamare in causa la US Radium.  Le Radium girls vinsero  e ottennero dalla Us Radium Corporation risarcimenti in danaro e vitalizi. Purtroppo, poterono usufruirne per poco tempo ancora.

La saga delle ragazze del radio occupa un posto importante nella storia sia nel campo della fisica sanitaria sia del movimento dei diritti dei lavoratori. La pubblicità e notorietà della causa furono un fattore determinante nella creazione della fattispecie della “malattia professionale” nel  diritto del lavoro. Gli operai addetti alla decorazione dei quadranti vennero istruiti con misure di sicurezza adeguate e dotati di protezioni e, in particolare, non furono più costretti a umidificare con le labbra i pennelli evitando l’ingestione o la respirazione di vernice al radio, che continuò a essere utilizzata per la decorazione dei quadranti fino agli anni ’60 del XX secolo.

Il contenzioso e l’impatto mediatico che circondò il caso stabilirono i precedenti giuridici e influenzarono l’emanazione di regolamenti per la disciplina standard della sicurezza del lavoro,  tra cui il concetto di “sofferenza dimostrabile”. A seguito del caso delle ragazze del radio, è stato riconosciuto il diritto dei singoli lavoratori di citare in giudizio le aziende per danni subiti a causa di abusi sul lavoro. Sulla scia del caso, gli standard di sicurezza industriali furono sensibilmente migliorati nei successivi decenni.

 

 

https://www.lastampa.it/salute/2019/07/29/news/la-tragedia-dimenticata-delle-ragazze-fantasma-ingerivano-il-radio-e-cosi-brillavano-ma-perdevano-denti-e-mandibole-1.37176189

https://it.wikipedia.org/wiki/Ragazze_del_radio