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Hiroshima e Nagasaki oggi.


Unite da un tragico destino, un filo rosso che le intreccia tra loro e alla Storia. Le due città di Hiroshima e Nagasaki, nel sud del Giappone, sono state spazzate via da un’arma micidiale e terribile come la bomba atomica, e sono diventate simbolo della potenza distruttiva e devastante di quell’angosciante strumento di morte. Ma la Storia non si è fermata al 1945: le due città nel corso degli anni sono ripartite letteralmente da zero, senza dimenticare di mantenere vivo il ricordo di quello che successe in quelle due indimenticabili date (rispettivamente il 6 agosto e il 9 agosto 1945).

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A Hiroshima e Nagasaki oggi sono stati eretti due memoriali per ricordare tutti coloro che sono morti a causa delle bombe atomiche del 1945. Il Memoriale della Pace di Hiroshima è un complesso costituito da un parco, un museo con foto e testimonianze della città prima e dopo la bomba, e vari monumenti tra cui la Genbaku Domu, la cupola dell’ex padiglione della fiera industriale, tra i pochi edifici non disintegrati dall’onda d’urto. Il Memoriale di Nagasaki non è così ampio come quello di Hiroshima, ma anche qui una stele riporta i nomi di tutti i morti per le conseguenze della bomba. Tra quelli vengono aggiunti ci sono anche i nomi degli Hibakusha, le persone che venivano emarginate e ghettizzate per la paura di restare contaminati: migliaia di feriti e mutilati, deformati, contaminati dalle altissime radiazioni, con effetti spesso propagati alle generazioni successive.

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Non si finirà mai di discutere sui bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, e le fazioni sono come sempre divise in sostenitori e detrattori (a fini storici). Chi crede nella bontà dei lanci fa leva sul fatto che un’eventuale invasione del territorio metropolitano giapponese da parte degli americani, via terra, avrebbe comunque provocato almeno tre milioni di morti. I detrattori, da parte loro, concordano sulla triste realtà delle vittime, tutte persone innocenti. In realtà studiosi e critici concordano su un punto ambiguo: le bombe atomiche segnarono sì la fine della Seconda Guerra Mondiale, ma al tempo stesso furono il segnale di avvio simbolico della Guerra Fredda. Messa in questa ottica, la esplosioni di Hiroshima e di Nagasaki diventano il macabro avvertimento che gli americani inviarono non tanto a Tokyo, quanto a Mosca e al governo sovietico guidato da Yosif Stalin.

 

 

 

 

https://www.esquire.com/it/news/attualita/a23780786/hiroshima-nagasaki-oggi/

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I segnali degli indiani.


Nei boschi nordamericani, nel Nordest dell’Ohio, tribù di nativi locali avevano realizzato, facendo crescere alcuni alberi secondo forme particolari, un originale sistema per comunicare informazioni ai membri della tribù.

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Questi alberi, detti signal trees, indirizzavano a fonti d’acqua, zone ricche di piane medicinali e luoghi si sepoltura degli antenati oppure indicavano i punti di attraversamento sicuri  di fiumi, o ancora depositi di minerali utili per la costruzione di utensili.

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Per quasi trent’anni un ricercatore, Dennis Downes, ha girato la campagna americana cercando e documentando alberi segnaletici, costruendo anche un’associazione  che si occupa di questo tipo d’indagini.

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Luigi R Stanzani. Alberi edizioni Crescere.

 

 

GLI ALBERI SEGNAVIA: LA “SEGNALETICA STRADALE” DEI NATIVI AMERICANI