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Le vittime spagnole del nazismo hanno un nome.


Dopo quasi 80 anni, la Spagna dà un nome ai 4.427 spagnoli morti nei campi di concentramento nazisti di Mauthausen e Gusen fra il 1940 e il 1945. Gli elenchi, pubblicati ieri sul bollettino ufficiale dello Stato, sono una delle misure previste dalla legge di Memoria storica come forma di «ringraziamento e riparazione » agli oltre diecimila spagnoli che furono deportati nei campi di sterminio dopo la guerra civile (1936-’39), privati della nazionalità spagnola per decisione del governo franchista, dichiarati apolidi. Oltre la metà di loro perse la vita.

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Grazie alla lista i familiari potranno verificare la provenienza, in che campo furono destinate le vittime e la data della morte. E hanno un mese di tempo per apportare eventuali correzioni, dopo di che potranno iscrivere i propri congiunti per la prima volta al registro civile dei defunti.

I primi spagnoli inviati a Mauthausen nell’agosto1940 provenivano dalla Francia occupata dove molti, militanti repubblicani, avevano cercato rifugio alla fine della guerra civile. Il regime di Franco negoziò con il governo collaborazionista di Pétain il loro trasferimento nei campi nazisti. Degli oltre 10mila spagnoli che vi furono rinchiusi solo in 2mila uscirono vivi. Mauthausen era un campo di lavoro fra i più temuti dai deportati, essendo l’unico di «categoria III», che comportava «l’annichilimento mediate il lavoro».

Per la lista delle vittime, la Direzione dei registri e del notariato, con la consulenza di storici, ha raccolto informazioni nei libri conservati al Registro civile centrale sugli spagnoli morti nei campi di concentramento, all’epoca occultato da Franco, incrociandole con altre banche dati. Il governo di Pedro Sánchez ha fissato il 5 maggio come Giornata dedicata al ricordo di queste vittime.

 

 

 

 

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