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L’enigma delle fioriture.


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Possono passare anni prima che un’agave germogli in giardino o in natura. Anche con il pollice verde più incallito. Il bambù nero ci mette oltre 50 anni mentre altre specie come la Puya Raimondi, la regina delle Ande, oltre un secolo. La fioritura delle piante, per certi versi, è ancora un enigma. Ore di luce e gradi di temperatura sono fattori determinanti ma non decisivi per fare il grande salto. Oggi, tra le varie ipotesi studiate dai fisiologi delle piante, si fa strada anche un fenomeno meno scontato: il campo magnetico terrestre. Nel Centro di innovazione dell’Università di Torino esiste un laboratorio dove si sperimentano le reazioni degli organismi vegetali a questa forza invisibile. Esemplari di fagiolo e altre piante crescono in una camera di compensazione in grado di annullare il campo magnetico terrestre. Per vedere l’effetto che fa.

Sono sufficienti dieci minuti di assenza del campo geomagnetico per registrare già le prime reazioni fisiologiche e l’attivazione di circa 1500 geni nella pianta. La riduzione del campo magnetico può anche rallentare il processo di fioritura, da un minimo di tre o quattro giorni fino a due settimane, in base alle specie.Una pausa dell’orologio biologico che, sul lungo periodo, può innescare conseguenze anche gravi per l’ecosistema. Sotto il profilo evolutivo ritardare la fioritura significa, per esempio, rischiare di non essere impollinati dagli insetti, una condizione necessaria per il successo di molte piante.  È come se molti organismi vegetali avessero un interruttore per la transizione dalla fase vegetativa, dove producono le fogli, a quella riproduttiva quando sbocciano fiori. Questo meccanismo si risveglia al momento giusto seguendo diversi segnali come periodo di luce, temperatura, disponibilità idrica e le variazioni del campo magnetico terrestre.

 

 

 

https://www.lastampa.it/tuttogreen/2019/08/14/news/l-enigma-delle-fioriture-1.37342795