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Quella domanda sull’Olocausto


“Gli ebrei avranno pur fatto qualcosa”,Questa domanda la pone un liceale alla sua professoressa di storia e filosofia. Sono gli anni Novanta, il periodo più o meno è quello della Prima guerra del Golfo: un momento in cui gli ebrei c’entrano e con gli ebrei c’entrano le loro “eterne colpe”. La linea è diritta, chiara, lampante. Se Saddam lancia missili contro Israele, qualche studente si domanda se anche l’Olocausto sia mai realmente esistito e se Dachau non sia per caso una «roba ricostruita e messa lì dagli americani».Siamo al Liceo classico Alessandro Manzoni, uno dei migliori di Milano. Nello stesso periodo qualcuno con una bomboletta spray, su un muro esterno del Manzoni, scrisse: “Morte agli ebrei”. Accanto a quelle tre parole, con calligrafia identica, era stata composta una seconda scritta: “W Saddam”. Al Manzoni, nella sezione di Salvini, insegnava matematica e fisica la professoressa Silvana Sacerdoti, nata nel 1932 da famiglia ebraica e sopravvissuta alla Soluzione finale perché, nel 1943, i genitori decisero di separare la famiglia. Quella scritta, senza rispetto e con crudeltà, entrava nella carne viva di chi alla Soluzione finale era scampato.
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Resta il mistero su chi ne sia l’artefice mentre sappiamo che le frequentazioni di Salvini passano gli anni e non cambiano. Al liceo era il fascista Marco Carucci, oggi è l’inquietante Luca Morisi. Con esiti sempre più mostruosi.

 

 

 

 

http://espresso.repubblica.it/opinioni/l-antitaliano/2019/08/14/news/quella-domandasull-olocausto-1.337959

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I cambiamenti climatici costano all’Italia più della crisi economica.


Per elaborare lo studio i ricercatori delle Università di Cambridge (UK), della Southern California (USA), Johns Hopkins (USA) National Tsing Hua University (Taiwan) e del Fondo monetario internazionale hanno preso in esame dati provenienti da 174 paesi a partire dal 1960, proiettandoli al 2030, 2050 e 2010 per determinare la perdita o il guadagno di Pil procapite sulla base di due scenari: nel “business as usual” si prevede che le temperature globali medie aumentino di 4°C entro la fine del secolo, mentre l’altro si basa sul rispetto dell’Accordo di Parigi sul clima (ovvero con temperature entro i +2°C rispetto all’era pre-industriale al 2100).

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Se l’avanzata dei cambiamenti climatici proseguirà col trend attuale soltanto 1 stato sui 174 studiati non registrerà una perdita di Pil procapite da qui al 2100: le Bahamas. Tutti gli altri ci rimetteranno – i ricercatori stimano perdite pari al 7% del Pil globale legate ai cambiamenti climatici entro la fine del secolo –, non importa quanto ricchi siano o quanto sia freddo il loro clima. La Groenlandia perderà il 4,10% del suo Pil procapite, la Russia l’8,93%, gli Usa il 10,52%, la Svizzera il 12,24%, il Canada il 13,08%. Un trend cui non sfugge neanche la Scandinavia – Islanda -1%, Finlandia -1,02%, Danimarca -1,63%, Norvegia -1,8%, Svezia -2,67% –, per non parlare del resto d’Europa: Germania -1,92%, Regno Unito -3,97%, Francia -5,82%, Spagna -6,39%, Italia -7,01%

L’idea che le nazioni ricche e con climi temperati siano economicamente immuni ai cambiamenti climatici, o che potrebbero addirittura raddoppiare e triplicare la loro ricchezza, sembra semplicemente non plausibile. Eppure di questo scenario catastrofico non c’è adeguata percezione, e ci stiamo correndo incontro a gran velocità:  il mese più caldo mai registrato al mondo – rappresenti  il 415° mese consecutivo con temperature globali superiori alla media,  e nel corso degli ultimi 20 anni oltre il 90% dei disastri naturali sia correlato al clima (con inondazioni e tempeste in cima alla lista).

Se le nazioni avanzate vogliono evitare gravi danni economici nei prossimi decenni, l’Accordo di Parigi è un buon inizio,  ma il Piano nazionale integrato energia e clima proposto dall’attuale Governo nazionale non copra neanche un terzo dell’impegno necessario a rispettare l’Accordo di Parigi, e che il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici sia chiuso in un cassettoda due anni: in questi giorni di rovente crisi politica, se partiti e istituzioni vogliono cambiare marcia devono ripartire da qui.

 

 

 

 

http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/i-cambiamenti-climatici-costano-allitalia-piu-della-crisi-economica/