Pubblicato in: CRONACA

“La guerra dei metalli rari”, il lato oscuro delle energie verdi


I metalli rari, ovvero l’ossatura invisibile delle nostre società moderne. Hanno nomi strani o mai sentiti, come promezio, vanadio o lutezio, ma le loro eccezionali proprietà chimiche, catalitiche e ottiche li rendono indispensabili per un ventaglio enorme di tecnologie verdi e digitali; basta prendere in mano lo smartphone che teniamo in tasca per averli quasi tutti in pugno. E se non lo sappiamo è perché la loro produzione è scarsa, inquinante e (dunque) lontana dai nostri occhi.

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Non solamente i metalli rari concorrono all’inquinamento ambientale nella fase di produzione, ma la loro stessa estrazione è nociva per l’ambiente e per l’uomo. Queste preziosissime sostanze oltre a essere rare sono totalmente incorporate nelle rocce, esattamente come un pizzico di sale è incorporato in un filone di pane. Non serve essere chimici per comprendere quanta fatica costerebbe estrarre il sale dal pane: raffinare i metalli rari richiede un processo altrettanto difficoltoso, ma soprattutto nocivo per l’ambiente. Ne sanno qualcosa gli abitanti del villaggio cinese di Dalahai, il cosiddetto “villaggio del cancro”, situato in prossimità di miniere in cui avviene l’estrazione delle “terre rare”.

E l’inquinamento da metalli rari non si limita alla Cina, ma riguarda tutti i Paesi produttori, come la Repubblica democratica del Congo e diverse nazioni dell’America Latina. Se si guardano i dati relativi all’inquinamento causato dall’industria mineraria non è difficile concludere che «la produzione dei metalli indispensabili per un mondo più pulito è un processo inquinante».

Non va meglio nell’universo della tecnologia digitale, che dovrebbe diminuire l’impatto di carbonio, ma il digitale richiede lo sfruttamento di considerevoli quantità di metalli e in generale il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione consuma il 10 per cento dell’elettricità mondiale e produce ogni anno il 50 per cento di gas a effetto serra rispetto al trasporto aereo. Né va meglio alla voce “riciclaggio”: al momento nessuno ha interesse a riciclare i metalli rari, perché è molto meno costoso procurarseli nelle miniere.

Il costo ecologico delle cosiddette energie pulite è alto , e le condizioni di lavoro nelle miniere sono pessime, sia in termini di sicurezza che sanitari. Si riscontra inoltre il problema politico connesso a un nuovo ordine mondiale dei Paesi proprio in conseguenza della presenza o meno sul territorio dei metalli rari, che potrebbe costituire una potenziale causa di conflitti.

 

 

 

 

 

“La guerra dei metalli rari”, il lato oscuro delle energie verdi

http://www.greenreport.it/rubriche/metalli-rari-il-costo-nascosto-della-transizione-ecologica/

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