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Quando i racconti di viaggio scorrevano su carta. 150 anni fa la prima cartolina


Il 1° ottobre 1869 nasce in Austra la Correspondenz-Karte, cartoncino rigido più sottile, leggero ed economico delle lettere, destinata a diventare la testimonial dei piccoli e grandi viaggi per (quasi) un secolo e mezzo. Fino all’era di sms, social e Instagram. Le cartoline, cartoncini color avorio con francobollo e indirizzo e con un testo che non doveva superare le venti parole, precursore come regola dei famosi 140 caratteri che adottò Twitter, iniziarono a circolare in Europa e nel mondo. Il colore fu introdotto a fine del XIX secolo grazie agli svizzeri: il litografo zurighese Hans Jakob Schmid che lavorava per la Orell Füssli inventò il procedimento fotocromatico, che venne premiato con la medaglia d’oro all’Esposizione universale di Parigi del 1900. Al primo lancio nel 1869 seguì subito un successo del mezzo: un milione di copie vendute in un mese. La carta era buon mercato, non c’erano buste, potevano essere acquistate anche nei luoghi di vacanza.
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Inizialmente venivano colorate a mano, poi con i nuovi processi svizzeri prendeva forma il blu acceso dei fiumi, il verde intenso delle montagne, i colori dei paesaggi. Molte cartoline diventarono un oggetto da collezione, un qualcosa che oggi può valere anche migliaia di euro. Nel 1913 in Svizzera furono vendute circa 112 milioni di cartoline. Con la guerra diventarono un contatto fra soldati e famiglie, un bollettino per gli aggiornamenti dal fronte.

 

 

 

 

 

https://www.repubblica.it/viaggi/2019/09/30/news/cartoline_150_anni-237333661/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P17-S1.4-T1

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La povertà in Italia: una gabbia per gli ultimi


I figli del 10% più povero degli italiani avrebbero bisogno di 5 generazioni per arrivare a percepire il reddito medio. Le conseguenze dell’immobilismo che congela le disuguaglianze e accentua la polarizzazione della nostra società sono la mortificazione delle aspirazioni dei giovani e della speranza in un futuro più equo.

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Gli sforzi individuali, la dedizione, il talento sono sempre meno determinanti per il miglioramento delle condizioni di vita rispetto alle condizioni socio-economiche della famiglia d’origine.Lo specchio di una disuguaglianze economica e sociale, che anziché attenuarsi di generazione in generazione, nella migliore delle ipotesi, non si riduce mai”.Le prospettive senza scelte politiche radicali ad esempio per aumentare l’investimento statale nell’istruzione, cronicamente sottofinanziata, non sono rosee.Neppure il lavoro basta più a garantire un livello di vita dignitoso ai più giovani nonostante la ripresa occupazionale. Oltre ai bassi salari, in 10 anni si è avuto un boom di contratti di breve durata e di part time. Nel 2018 circa il 13% degli occupati nelle fasce d’età tra i 16 e i 29 anni era working poor, faceva cioè parte di una famiglia con reddito inferiore al 60% del reddito mediano nazionale. Manca inoltre il lavoro qualificato e l’Italia detiene oggi il triste primato nel G7 per il maggior numero di laureati occupati in mansioni di routine e solo l’anno scorso 1,8 milioni di persone in possesso del titolo di laurea erano impiegati in professioni che richiedono un titolo di studio inferiore.

 

 

 

 

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/la-poverta-in-italia-una-gabbia-da-cui-e-difficile-uscire

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La Quercia delle Checche candidata a “Tree of the year 2019”


Il nome della Quercia delle Checche, deriva dalla grande quantità di gazze che trovano riparo tra i suoi rami e porta con sé storia e racconti popolari che l’hanno accompagnata lungo i suoi 350 anni di vita. Alta quasi 20 metri, allunga le sue braccia per oltre 25 metri. Tanto tempo fa faceva parte di un intero bosco di querce ed è sopravvissuta al taglio solo per la sua imponente mole. Ha conosciuto ben più di una guerra, e i partigiani l’hanno utilizzata come nascondiglio durante l’occupazione nazi-fascista. Nonostante il crollo di due importanti branche, le cure di volontari, dei tecnici e del Comitato nato per la sua salvaguardia, le hanno permesso di attrarre visitatori da ogni dove e di continuare a offrire riparo agli uccelli come sempre ha fatto.

 

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La quercia vincitrice, non solo sarà eletta “quercia dell’anno per l’Italia” e riceverà il supporto tecnico gratuito da parte del comitato scientifico nazionale ed internazionale di Giant Trees Foundation per la sua salvaguardia, tutela e benessere, ma verrà presentata a livello europeo ed entrerà in gara con gli alberi vincitori dei contest internazionali per l’elezione dell’albero europeo più importante nel 2020.

 

http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/la-quercia-delle-checche-candidata-a-tree-of-the-year-2019/

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Humboldt, l’esploratore e ‘genio romantico’ che aveva anticipato i cambiamenti climatici già due secoli fa


Naturalista, esploratore, geografo, botanico tedesco ma soprattutto lo scienziato pionieristico che per la prima volta, ha osservato, documentato e analizzato i cambiamenti climatici oltre duecento anni fa. Parliamo di Alexander von Humboldt, colui che ha considerato lo stretto legale tra uomo e natura.

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Humboldt, durante una delle sue esplorazioni in America latina, ebbe modo di vedere le conseguenze del colonialismo e avvertì i cambiamenti climatici legati alla spericolata deforestazione e l’innesto di piantagioni. All’epoca, investigava sulle colline inaridite e su molti terreni diventati sterili. Fu poi sul Lago di Valencia, nel nord del Venezuela, dove sviluppò la sua idea che gli umani avessero un impatto negativo sul clima.

Egli rappresenta in sintesi, quello che continua ad accadere ancora oggi, è di fatto uno scienziato ambientale ancor prima che venissero coniate le parole ambiente o ecologia. Ma non solo. Humboldt, già consapevole di quello che sarebbe potuto succedere, all’epoca chiedeva una buona gestione globale delle risorse. Osservava come la costante erosione della copertura arborea avrebbe portato effetti sul riscaldamento globale. Diceva, che le piante sono essenziali per la stabilità climatica e la loro presenza consente di rimuovere le emissioni immesse nell’atmosfera dalle attività umane.

I suoi avvertimenti non furono mai ascoltati e ben presto le cose presero una strada opposta, ovvero quella dello sviluppo massiccio e dello sfruttamento inconsiderato. Oggi i suoi libri sono bestseller mondiali perché di fatto visionari e lungimiranti, non a caso si dice che nel 19esimo secolo Alexander von Humboldt fu la seconda persona più famosa al mondo dopo Napoleone.

 

 

Humboldt, l’esploratore e ‘genio romantico’ che aveva anticipato i cambiamenti climatici già due secoli fa

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Gli europei evadono 2,25 miliardi al giorno. Record pro capite in Danimarca (Italia esclusa)


Quando William Shakespeare raccontava nell’Amleto che c’è del marcio in Danimarca, non alludeva certo all’evasione fiscale. Chissà cosa scriverebbe oggi se scoprisse che la Danimarca tallona l’Italia nella classifica pro capite in Europa dei soldi sottratti al Fisco.

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In valori assoluti l’Italia è al primo posto con 190,9 miliardi evasi ogni anno, mentre al secondo e al terzo posto seguono Germania (125,1 miliardi) e Francia (117, 9 miliardi).

La classifica, però, assume un volto diverso se la media dell’evasione viene calcolata sul numero di abitanti, neonati inclusi. Si scopre allora che la Danimarca tallona l’Italia, seguita dal Belgio (con un’evasione pro capite media di 2.676 euro), Lussemburgo (2.657 euro) e Malta (2.059 euro). Tutti questi Paesi sono sopra la media europea che è di 1.634 euro pro capite. Sotto la media, tra i più virtuosi ci sono la Romania (824 euro) e la Repubblica Ceca (833 euro).

La Danimarca, secondo l’ultimo rapporto della Commissione europea, è il Paese nel quale vige la più alta imposizione fiscale complessiva rispetto al prodotto interno lordo, oltre il 45%.

L’evasione sembra essere uno degli sport preferiti dagli europei. Ogni giorno in Europa vengono sottratti al Fisco 2,25 miliardi di euro, vale a dire 94 milioni all’ora o, se si preferisce, 1, 5 milioni al minuto. Ogni secondo che passa, insomma, i Paesi europei non incassano 26.113 euro.

 

 

 

https://www.ilsole24ore.com/art/gli-europei-evadono-225-miliardi-giorno-record-pro-capite-danimarca-italia-esclusa-ABOyjliB

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Indonesia come Marte, il cielo diventa rosso: colpa degli incendi.


Non siamo su Marte e non c’è alcun foto ritocco. Il cielo della provincia di Jambi, in Indonesia, si colora di rosso. La causa sono gli incendi che stanno colpendo le foreste nella zona sud orientale del Paese.

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Il periodo in cui la foschia rossa si manifesta con maggior frequenza si verifica tra luglio e ottobre, in concomitanza con la stagione secca. In particolare la colorazione rossastra della nebbia è causata da un fenomeno preciso denominato scattering di Rayleigh (dal nome del fisico inglese John Rayleigh) ed è legato ad alcune particelle presenti nel fumo degli incendi.

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Più semplicemente le onde luminose che attraversano l’atmosfera generano una rifrazione della luce. Stesso fenomeno che fa sembrare il cielo azzurro di giorno o rosso al tramonto, dal momento che la luce solare prossima all’orizzonte attraversa uno strato più spesso di atmosfera

 

 

 

 

https://video.repubblica.it/mondo/indonesia-come-marte-il-cielo-diventa-rosso-colpa-degli-incendi/344315/344898?ref=RHRD-BS-I0-C6-P1-S4.6-T1

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Autunno, è tempo di raccolta spirituale.


L’equinozio d’autunno, tradizionalmente, era considerato un periodo dell’anno significativo per via del raccolto. Ma anche oggi è tempo di raccolta degli sforzi, è tempo di bilanci per capire se i propositi fatti a inizio anno stiano dando i loro frutti.

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Spiritualmente parlando, l’autunno rappresenta il momento in cui dobbiamo riconoscere l’abbondanza come stato naturale dell’essere. Le nostre vite attraversano cicli di crescita, raccolto, morte e rinascita così come accade nella natura.

Le stagioni che cambiano sono punti chiave nel ciclo della vita, e in questi passaggi stagionali molte culture antiche percepivano un messaggio più potente per l’umanità. Le culture indigene riconoscevano la saggezza basata sulla terra celebrando il solstizio d’inverno, l’equinozio di primavera, il solstizio d’estate e l’equinozio d’autunno. Fasi di un viaggio spirituale interiore che rifletteva quello naturale.Per celebrare l’equinozio d’autunno, ricordiamo che la Natura in questo periodo ci offre molti suoi frutti nonostante l’addio all’estate, la stagione che per eccellenza ci regala numerosi prodotti. Allo stesso modo, cerchiamo di spostare la nostra coscienza dal senso di mancanza a quello di ricchezza, focalizzandoci su ciò che abbiamo e non su ciò che ci manca. Come? Un aiuto in questo senso potrebbe essere il il diario della gratitudine,  in cui esprimere la nostra riconoscenza nei confronti della vita. Nel caos della vita quotidiana, fatta di traffico, impegni, stress e appuntamenti, concediamo a noi stessi del tempo per  rimanere il silenzio, ascoltando ciò che sta cercando di emergere dentro di noi.

Il significato dell’Equinozio d’autunno per chi percorre un cammino spirituale è il periodo dell’anno in cui attiviamo il nostro nuovo ciclo di crescita. Quando diventiamo silenziosi e riposiamo, stiamo lasciando emergere la nostra visione più ampia.

 

 

 

 

Il significato spirituale dell’equinozio d’autunno nella vita moderna

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Verso un mondo senza uccellini.


Nell’ultimo mezzo secolo il numero di uccelli presente in Europa, Canada e negli Stati Uniti è diminuito di 3 miliardi, con una perdita di esemplari pari al 29%. A mostrare come i cieli del Nord America, ma anche quelli d’Europa  si stiano svuotando sono i risultati di un’analisi pubblicata sulla rivista  Science.

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Gli autori dello studio hanno esaminato i dati relativi a 529 specie di uccelli, pari a oltre il 90% dell’intera popolazione di uccelli della zona. Si aspettavano che nel corso delle ultime decadi fossero diminuite le popolazioni delle specie più rare, ma che tali perdite fossero compensate dall’aumento di esemplari comuni tra cui rientrano passeri, fringuelli, pettirossi e merli, più resistenti rispetto alle specie rare.In realtà il team di ricercatori ha scoperto che tra le 31 specie di uccelli più comuni dal 1970 sono scomparsi 700milioni di adulti, registrando una perdita di esemplari pari al 53%,.

La scomparsa degli uccelli non è un fenomeno esclusivamente americano: nel 2014 anche i ricercatori europei avevano pubblicato dati comparativamente simili.  In quella ricerca iniziata nel 1980 e terminata nel 2010, la popolazione di uccelli europei era stata ridotta di 400 milioni rispetto ai 2000 stimati. Oltre alla gamma temporale inferiore, questo studio era limitato a 144 specie “comuni”, ma la tendenza viene confermata anche dall’ultimo rapporto (con dati fino al 2016) in cui si evidenzia come un terzo delle specie sia in declino.

Le cause della scomparsa di così tanti esemplari a un ritmo scioccante sono diverse. Una tra le principali è sicuramente la perdita di habitat provocata dai cambiamenti climatici e dalle attività umane, che determina una diminuzione di risorse alimentari per gli uccelli. A questo si aggiunge l’uso di pesticidi: i tossicologi hanno infatti sottolineato come la presenza di pesticidi anche a basse dosi possa determinare la perdita di peso dei passeri, ritardando la loro migrazione e diminuendo così le possibilità di sopravvivere e riprodursi.

 

 

Verso un mondo senza uccelli: negli ultimi decenni scomparsa fino alla metà dei volatili più comuni

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Giornata internazionale della pace.


Il 21 settembre si celebra la Giornata internazionale della pace. La pace è il requisito fondamentale per garantire la crescita e il benessere di ogni popolo ed essere umano. Su questo principio si basa la risoluzione 36/67 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ha istituito il 30 novembre 1981 la Giornata internazionale della pace. La risoluzione stabiliva che il terzo giovedì di settembre di ogni anno sarebbe stato un giorno di pace e di non violenza per rinunciare all’ostilità, deporre le armi e cessare ogni battaglia interna o esterna. Un giorno di pace nel senso più largo del termine, tra Paesi, all’interno di ogni nazione, tra vicini di casa, colleghi e famigliari.

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Gli stati membri delle Nazioni Unite, le organizzazioni regionali, le organizzazioni non governative e i singoli individui  invitati in questo modo a promuovere gli ideali della pace tra gli Stati e i popoli attraverso tutti i mezzi appropriati e in particolare attraverso l’educazione, lo strumento principale per lo sviluppo e il progresso dell’umanità. Dal 2002, dopo una campagna di Jeremy Gilley e della organizzazione Peace One Day, il 7 settembre del 2001 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 55/282 tramite la quale la Giornata internazionale della Pace è diventata una celebrazione fissa, il 21 settembre di ogni anno, una data da fare entrare bene nella mente e segnare nel calendario di ognuno.

 

 

 

 

 

 

https://www.gqitalia.it/news/article/giornata-internazionale-della-pace-2019-perche-21-settembre-che-senso-ha

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Nel mondo ci sono 227 milioni di migranti internazionali


Secondo le nuove stime pubblicate dal Department of economic and social affairs (Desa) dell’Onu, «Nel 2019, il numero di migranti internazionali nel mondo ha raggiunto i 272 milioni, cioè un aumento di 51 milioni in rapporto al 2010. Attualmente I migranti internazionali rappresentano il 3,5% della popolazione mondiale, contro il 2,8% nel 2000. Stime che si basano sulle statistiche ufficiali nazionali sulla popolazione nata all’estero e ottenute grazie a censimenti, registri della popolazione o sondaggi rappresentativi a livello nazionale.

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Le migrazioni internazionali non sono solo volontarie: quelle forzate continuano ad aumentare. Tra il 2010 e il 2017, nel mondo il numero dei rifugiati e dei richiedenti asilo è aumentato di circa 13 milioni, cioè circa un quarto dell’aumento del numero totale dei migranti internazionali e anche qui il dato è sorprendente: L’Africa del Nord e l’Asia occidentale hanno accolto circa il 46% del numero mondiale dei rifugiati e dei richiedenti asilo, seguiti dall’Africa subsahariana (21%).

E non è nemmeno vero che sono tutti giovani maschi: le donne rappresentano un po’ meno della metà di tutti i migranti internazionali, anche se nel 2019 la percentuale di donne e ragazze è leggermente diminuita, passando dal 49% nel 2000 al 48% di oggi. In Nord America  (52%) e in Europa (51%) le donne migranti superano addirittura gli uomini mentre nell’Africa subsahariana (47%), e nel nord Africa e Asia Occidentale (36%), sono sotto la media mondiale.

Un migrante internazionale su 7, 38 milioni e il 14%, ha meno di 20 anni ma non è l’Europa e l’Italia, come vogliono far credere in molti ad accogliere la più alta percentuale dei giovanissimi migranti: è l’Africa subsahariana con il 27%, seguita dall’America Latina e Caraibi, dall’africa del Nord e Asia Occidentale che sono ciascuna intorno al 22%.

Tre migranti internazionali su 4, 202 milioni e il 74%,  sono in età lavorativa: da 20 a 64 anni. E In Europa, Asia orientale e del Sud-Est e America del Nord i migranti internazionali in età lavorativa superano i due terzi.

L’Onu è impegnata a sostenere la migrazione sicura, attraverso accordi internazionali per salvaguardare i rifugiati e in generale le persone in movimento. Il legame tra migrazione e sviluppo è molto ben consolidato. In generale, il contributo dei migranti sia nei Paesi ospitanti che nei Paesi di origine, include l’invio di rimesse di valore ai Paesi di origine e un importante contributo sociale attraverso la trasmissione di idee.

 

 

 

http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/nel-mondo-ci-sono-227-milioni-di-migranti-internazionali/

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Per chi non suona la campanella.


Secondo le ultime stime dell’Institute for statistics (Isu) dell’Unesco, nel 2018 nel mondo erano 258 i milioni di bambini e di adolescenti che non avevano accesso alla scuola, un sesto delle popolazione mondiale tre i 6 e i 17 anni.   Se gli attuali trend proseguono, nel 2030 un bambino su 6 rimarrà non scolarizzato nei cicli primari e secondari, mentre solo 6 giovani su 10 conseguiranno l’insegnamento secondario. Da questi nuovi dati emerge anche lo scarto tra i Paesi ricchi e quelli poveri: In quelli a basso reddito, il 19% dei bambini in età per frequentare le primarie (di età da 6 a 11 anni circa) non sono scolarizzati, contro solo il 2% nei Paesi a reddito elevato. I gap si aprono ancora di più tra gli adolescenti: circa il 61% dell’insieme dei giovani tra i 15 e i 17 anni non sono scolarizzati nei Paesi a basso reddito, contro l’8% nei Paesi a reddito elevato.

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L’Unesco fa notare che, Sebbene le cifre totali sembrino essere diminuite rispetto al 2017, quando 262 milioni di bambini non avevano accesso alla scuola, questa diminuzione è in gran parte dovuta a una modifica del metodo di calcolo di questi indicatori. Come indica un nuovo documento,  i bambini più grandi non vengono considerati fuori dalla scuola, ma frequentano la scuola materna, non la scuola primaria, ma questo non cambia il tasso complessivo dei bambini non scolarizzati.

In precedenza, tutti i bambini in età di scuola primaria (dai 6 agli 11 anni circa) che non erano iscritti all’istruzione primaria o secondaria venivano considerati fuori dalla scuola. Questo includeva i bambini in età scolare che non erano stati iscritti all’istruzione prescolare. Eliminando questo gruppo relativamente piccolo di bambini (principalmente dai Paesi ad alto reddito), il numero totale di bambini non scolarizzati è diminuito di circa 4,6 milioni.

A meno da una settimana dell’Assemblea generale dell’Onu che esaminerà i progressi compiuti negli Obiettivi di sviluppo sostenibile e discuterà dei finanziamenti per raggiungerli, le statistiche dell’Isu. Questo obiettivo resta raggiungibile se vengono fatti nuovi sforzi e vengono raccolti dati più completi e affidabili per tenere traccia dei progressi nell’accesso e nel successo a scuola.

 

 

 

 

http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/per-chi-non-suona-la-campanella-unesco-12-milioni-di-bambini-rischiano-di-non-andare-mai-a-scuola/

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Boves Kaputt.


L’eccidio di Boves fu il massacro di civili innocenti compiuto come rappresaglia dall’esercito nazista il 19 settembre 1943.

Il bilancio dell’eccidio di Boves, il primo in Italia, è pesantissimo: 350 le abitazioni incendiate, 24 le persone uccise.

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Tra il  194 ed il  1944  la città subì una seconda ondata di violenze; in questo caso, l’esercito tedesco attuò dei rastrellamenti nella zona montana di Boves per coprire la propria ritirata ed evitare i “colpi” dei gruppi partigiani presenti in zona. Il paese, soprattutto nelle frazioni montane, viene di nuovo dato alle fiamme; i morti sono 59, tra civili e partigiani.

I famigliari delle vittime e l’intera cittadina di Boves non avranno mai giustizia: nonostante i numerosi tentativi di denuncia, la magistratura tedesca non prenderà mai in considerazione le richieste della città cuneese. Il generale Peiper, responsabile del primo eccidio, arrestato alla fine della guerra, verrà inizialmente condannato all’impiccagione per il massacro di Malmedy, in Francia, in cui morirono 129 persone, ma la pena verrà commutata in carcere a vita e sarà scarcerato sulla parola nel 1956; trasferitosi con uno psuedonimo a Traves, in Francia, verrà infine raggiunto dalla giustizia partigiana il 13 luglio 1971, durante l’incendio della sua casa, colpita da bombe moltov.

 

 

 

https://www.infoaut.org/storia-di-classe/19-settembre-1943-leccidio-di-boves

https://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_di_Boves

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PALOMBELLA ROSSA/ Moretti e la fine del Pci: il presente non ha più memoria


Era il 15 settembre del 1989, esattamente 30 anni fa, quando usciva nelle sale cinematografiche “Palombella rossa”, film di e con Nanni Moretti.

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Il tema della pellicola è la crisi di un comunista e di tutto il Partito comunista in generale. Il protagonista, Michele Apicella è un politico militante nel Partito comunista e giocatore di una squadra di pallanuoto. Il giorno seguente alla sua partecipazione a una Tribuna Politica, in cui fatica a difendere i principi del suo partito di fronte alle critiche dei giornalisti, mentre è alla guida della sua auto, si distrae per rispondere alle smorfie di alcuni bambini che lo guardano da un’altra automobile e sbanda, riportando un trauma cranico. La conseguenza è un’amnesia che porta Apicella a dimenticare chi è.

Un messaggio forte è nelle parole del sindacalista: se si perde un’identità politica, nasce un movimento conflittuale. “Io so che nella società c’è un potenziale conflittuale enorme che va diretto, perché se non è diretto, o non c’è o si disperde o è clientelismo o è lotta verbale”. E: “Continuiamo in questo eclettismo generico, mentre noi abbiamo bisogno di punti forti; noi non partiamo da zero: abbiamo un patrimonio, abbiamo idee”. Ahinoi, come risuonano attuali “clientelismo” e “lotta verbale”…Due mesi dopo l’uscita di Palombella rossa, nel novembre 1989 crolla il muro di Berlino e con esso anche il Pci. Anche stavolta l’analisi del visionario Moretti aveva anticipato i tempi.

https://www.ilsussidiario.net/news/palombella-rossa-moretti-e-la-fine-del-pci-il-presente-non-ha-piu-memoria/1925206/

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Aids, cala il numero di morti ma la malattia è ancora troppo forte e presente per essere eradicata.


Luci e ombre sul fenomeno Aids nel mondo. Se da un lato l’Onu fa notare che il numero dei morti legate all’Hiv è sceso del 33% rispetto al 2010, con “soltanto” 770mila morti nel 2018, lo stesso rapporto Unaids sottolinea e denuncia che mancano i finanziamenti per la ricerca e che nel mondo solo 3 ammalati su 5 hanno accesso alle terapie antiretrovirali. Nel 2016, gli stati membri dell’Onu hanno concordato l’obiettivo di ridurre le morti per Aids del 50% entro il 2020, portandole a meno di 500mila all’anno. A sei mesi dal termine, siamo molto lontani dall’obiettivo fissato: il numero di morti per Aids nel 2018 (770mila) si è ridotto di poco rispetto agli anni precedenti (800mila nel 2017 e 840mila nel 2016). Il tasso di riduzione della mortalità è stagnante. Gli stati membri dell’Onu hanno anche concordato obiettivi di trattamento 90-90-90, ovvero che il 90% delle persone affette da Hiv sia a conoscenza del proprio stato, che il 90% delle diagnosticate riceva il trattamento antiretrovirale e che nel 90% di quelle sotto trattamento si ottenga la soppressione della carica virale.

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I governi, i ministeri della Salute, le organizzazioni internazionali e i donatori devono aumentare gli sforzi e focalizzarsi sulla riduzione della mortalità tra le persone affette da Hiv, con un’attenzione particolare verso la prevenzione, l’individuazione del virus e la terapia per patologie avanzate legate all’Hiv e Aids. Occorre l’accesso alle cure di base.Centinaia di migliaia di persone continuano a morire a causa dell’Aids ogni anno perché non hanno accesso alle cure di base o perché vivono in Paesi poco considerati, in comunità dimenticate, dove le politiche ignorano le loro condizioni. Prevenire, individuare e curare l’Hiv e l’Aids richiede più attenzione e più finanziamenti, specialmente in contesti generalmente trascurati come l’Africa occidentale e centrale e tra popolazioni dimenticate.

 

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/aids-hiv-virus-morti-malati-infezione-51d08e40-393f-4d35-b9f1-eb68b8d6a212.html

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Ynés Mexia, la botanica sbocciata tardi.


Ynés Mexia è stata una botanica dalla doppia cittadinanza, messicana e americana,

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Si è affacciata alla ricerca scientifica solo dopo i 50 anni e a oltre 80 anni dalla morte i botanici stanno ancora catalogando e classificando gli esemplari che ha avuto modo di raccogliere e conservare. Si può solo immaginare cosa avrebbe potuto fare Ynés Mexia se le fosse stato consentito un normale percorso accademico e di ricerca. E ancora di più fa effetto pensare a quanta cura occorre per premere anche un solo fiore tra le pagine di un libro, dopo averlo cercato e scorto, e descritto. La “collezione” di Ynés Mexia conta ben oltre 150mila esemplari, e questa è la cifra di questa ricercatrice, capace di raccogliere e catalogare più esemplari di quanto fatto nientemeno che Darwin. Eppure Ynés Mexia, “nonostante”la sua mente ordinata e catalogatrice, era più simile a una esploratrice. Sia per via delle missioni cui prendeva parte sul territorio per raccogliere esemplari delle sue amate piante, sia per via del coraggio che le fu necessario per seguire per ben 16 anni lezioni di botanica con persone anche di 30 anni più giovane, senza mai conseguire la laurea in Scienze.

La sua carriera di botanica iniziò davvero quando iniziò a fare spedizioni botaniche nel 1925 . In queste spedizioni, lei e il suo team hanno raccolto campioni di piante e tenuto note dettagliate sulle loro osservazioni. Sapeva che la sua esperienza in Messico l’avrebbe aiutata come scienziata sul campo e tornò più volte .

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.ilsussidiario.net/news/ynes-mexia-chi-e-la-botanica-sbocciata-tardi-che-rivaleggia-con-darwin/1926012/

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Sprechi alimentari: gli imballaggi di plastica non risolvono il problema


Lo spreco alimentare rappresenta un grave problema in Europa, dove ogni anno si stima finiscano in spazzatura una media di 180 kg di cibo per persona.La situazione non è diversa nel resto del mondo: a livello globale, oltre un miliardo di alimenti vengono buttati,  pari a circa un terzo di quelli prodotti.Poiché circa un quarto del cibo prodotto viene buttato a causa di alterazioni da microrganismi che ne determinano il deterioramento e poiché la contaminazione del cibo ad opera di microrganismi rappresenta un grave rischio per la salute dei consumatori, il settore delle tecnologie alimentari si occupa di trovare soluzioni efficaci per conservare il cibo meglio e più a lungo.Gli imballaggi in plastica sono spesso descritti come mezzo per evitare gli sprechi alimentari, ma non hanno offerto una soluzione al problema. L’uso di imballaggi in plastica è aumentato parallelamente alla crescita degli sprechi alimentari, con una domanda totale di plastica in Europa che sale a 49 milioni di tonnellate all’anno, di cui il 40% è utilizzato per gli imballaggi.

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Una possibile risposta al fallimento degli imballaggi di plastica nella riduzione degli sprechi alimentari è che, sebbene le confezioni di plastica possano effettivamente mantenere il cibo fresco più a lungo, stimolino anche comportamenti dannosi per l’ambiente, attirando le persone a fare scorta di più alimenti, molti dei quali alla fine vengono sprecati. Considerando il fatto che molti imballaggi sono difficili da riciclare– finendo dunque nelle discarica o abbandonati nell’ambiente – e che il problema è destinato a peggiorare anziché migliorare, occorre trovare soluzioni efficaci al più presto. Non esiste purtroppo un unico soluzione facile e immediato, ma possono essere prese una serie di misure. Si potrebbe partire ad esempio con l’eliminare gli imballaggi quando non servono, ridurre la quantità di imballaggi monouso, rendere le confezioni facilmente riciclabili, trovare alternative alla plastica  e offrire la possibilità ai consumatori di riconsegnare gli imballaggi nel punto vendita per lo smaltimento. Tanti piccoli accorgimenti che potrebbero far diminuire drasticamente l’uso della plastica usata per gli alimenti, senza rischi per i consumatori e migliorando la salute dell’ambiente.

 

 

Sprechi alimentari: gli imballaggi di plastica non risolvono il problema

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Salvador Allende, Pablo Neruda e Víctor Jara, tre Giganti eccellenti assassinati dalla dittatura di Pinochet.


Victor Jara nelle elezioni presidenziali del 1970 si schiera per Salvador Allende, dando concerti in favore dei suoi ideali politici. La campagna di Allende è un successo ma, poco dopo essere stato eletto, il neo presidente viene destituito da un colpo di stato organizzato dai militari. Nel corso dei rastrellamenti di quei giorni, anche Victor viene arrestato. Dopo alcuni giorni di prigionia viene portato, assieme ad altri prigionieri politici, nello stadio nazionale del Cile, dove aveva tenuto alcuni dei suoi concerti per Allende. In quel luogo i militari stanno torturando i prigionieri: spezzano le mani di Victor e lo deridono, esortandolo a cantare le sue canzoni. Nonostante le torture, Victor intona la canzone del Partito di Unità Popolare, e viene brutalmente ucciso a colpi di pistola. Sua moglie Joan viene condotta davanti al suo corpo massacrato e ha solamente il tempo di organizzare il funerale e la sepoltura, prima di lasciare segretamente il paese, portando con sé alcuni nastri con la musica del suo Victor. Oggi le sue canzoni, politicamente impegnate e così intensamente umane, sono ricordate ed amate in tutto il mondo.

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Nonostante le fonti ufficiali abbiano dichiarato che il poeta cileno Pablo Neruda fosse morto di cancro, come risulta dal certificato rilasciato ai tempi, ben pochi hanno creduto a questa versione. Sono le circostanze in cui si verificò la morte a mettere in dubbio la versione ufficiale: Neruda morì in ospedale dodici giorni dopo il colpo di stato del generale Pinochet, il 23 settembre 1973, poco prima di andare in esilio. La sua appartenenza da sempre al partito comunista cileno e il fatto che nel 1970 si fosse candidato alla presidenza, ritirandosi per favorire Salvator Allende, lo rendevano infatti, come tanti altri intellettuali ed artisti di sinistra, un obbiettivo per i golpisti. Già nel 2013 i suoi resti erano stati riesumati per verificare la presenza di sostanze velenose, ma non si era trovato nulla. Adesso un gruppo di scienziati afferma il contrario,  dicendo di avere scoperto una tossina sospetta nelle sue ossa. Il suo autista che lo aveva portato all’ospedale il 19 settembre, quando le condizioni del poeta che soffriva di un tumore alla prostata si erano aggravate ha sempre detto di aver assistito a una iniezione misteriosa ai danni di Neruda

Le riforme volute da Allende in materia economico-industriale portano il Paese a uno scontro civile molto aspro. Tanto che, alcune forze di opposizione, iniziano a invocare l’intervento delle forze armate per riportare l’ordine. Nel Paese il clima incandescente si protrae fino all’11 settembre del 1973 quando, di primo mattino, inizia il golpe militare guidato dal generale Augusto Pinochet, che instaura la dittatura e porta alla morte di Allende che, come raccontato dal suo medico, Patricio Guijón, pur di non dimettersi come chiesto dai militari si suicida con un colpo di mitraglietta nel palazzo de La Moneda, sede della presidenza della Repubblica.  Dopo la morte Allende viene sepolto, senza funerali, a Viña del Mar, sotto il falso nome di Eduardo Grove. Solo nel 1990, una volta terminata la dittatura, il corpo dell’ex presidente viene stato recuperato e, dopo un’imponente cerimonia pubblica a Santiago del Cile, portato in un mausoleo nel cimitero della capitale.

 

http://www.corohispanoamericano.it/JaraVictor.htm

https://www.ilsussidiario.net/news/cultura/2017/10/22/pablo-neruda-il-poeta-cileno-assassinato-dalla-polizia-segreta-di-pinochet-si-riapre-il-caso/788624/

https://tg24.sky.it/mondo/approfondimenti/salvador-allende-chi-era.html

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Assedio di LENINGRADO


Quest’anno si sono celebrati i 75 anni dalla fine dell’Assedio di Leningrado, uno degli episodi più tragici della Seconda guerra mondiale: iniziò l’8 settembre 1941 e durò 900 giorni, fino al 27 gennaio 1944.

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Hitler aveva preparato quella che doveva essere una “rapida campagna contro l’Unione Sovietica”: il Führer guardava all’Urss per conquistare nuovi territori a vantaggio del popolo tedesco, annientando contemporaneamente ogni futura minaccia proveniente da est e il comunismo.

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Non fu così. Leningrado resistette in quello che fu l’assedio più lungo di tutto il secondo conflitto mondiale (e tuttora il secondo più lungo della storia moderna, dopo quello di Sarajevo degli Anni ’90).

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https://www.focus.it/cultura/storia/podcast-storia-focus-assedio-leningrado-seconda-guerra-mondiale

http://www.escursionirussia.com/1/assedio_dei_900_giorni_3596464.html

 

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Il microbiologo Hans Christian Gram


Se conosciamo a fondo i batteri lo dobbiamo a uno scienziato danese, Hans Christian Gram, nato proprio il 13 settembre di 166 anni fa. Fu lui a scoprire come alcune famiglie di batteri reagiscano in modo diverso, colorandosi diversamente, quando reagiscono all’esposizione ad alcune sostanze. Grazie a questa scoperta è stato possibile classificare le cellule batteriche in due grosse categorie: i batteri Gram-positivi e quelli Gram-negativi.

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Il suo nome è indissolubilmente legato a una tecnica di studio dei batteri, il cosiddetto metodo di Gram, che si basa sulla reazione che le varie specie batteriche hanno nei confronti di alcuni coloranti basici.

La tecnica di Gram viene utilizzata tutt’oggi per classificare i batteri e valutare quale tipo di antibiotico utilizzare per combatterlo. Le penicelline funzionano contro i batteri Gram-positivi perché attaccano la parete dei batteri. Ma non funzionano contro i Gram-negativi.

 

 

 

 

https://www.focus.it/scienza/salute/hans-christian-gram-20190813

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“Fritti e congelati”, ma non solo: scoperto cosa avvenne dopo la caduta dell’asteroide che uccise i dinosauri.


Incendi devastanti, terribili tsunami e l’atmosfera soffocata da nubi di zolfo che bloccarono i raggi solari, generando un raffreddamento globale: è questo lo scenario che spazzò via i dinosauri, confermato dall’analisi delle rocce nel cratere generato dell’impatto dell’asteroide caduto 66 milioni di anni fa. Il risultato, pubblicato sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze (Pnas), si deve alla ricerca coordinata da Sean Gulick, dell’università del Texas ad Austin, basata sui dati della campagna di perforazione del cratere di Chicxulub, sepolto fra il mare e la terraferma sotto la penisola dello Yucatan. Lo scenario è stato infatti ricostruito analizzando i materiali prelevata dal cratere nella quale è custodita la ‘cronaca’ di ciò che è accaduto entro le prime 24 ore dall’evento che ha condannato a morte il 75% della vita del pianeta.
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I dati indicano che i dinosauri siano stati “prima fritti e poi congelati”. Molti dinosauri sono morti quel giorno, ma altri sono scomparsi in seguito agli effetti dell’evento, rileva Gulick, che è anche fra i coordinatori della perforazione condotta nel 2016, coordinata dal consorzio internazionale Chicxulub Scientific Drilling Project (Csdp). L’impatto dell’asteroide ha avuto una potenza equivalente a 10 miliardi di bombe atomiche come quelle usate su Hiroshima e Nagasaki: l’esplosione ha fuso la roccia del sito che è stata scagliata in alto e poi è ricaduta, depositando in un solo giorno uno strato di materiali spesso 130 metri. L’esplosione, inoltre, ha scagliato rocce e alberi a chilometri e chilometri di distanza nell’oceano, provocando un enorme tsunami che ha raggiunto l’entroterra dell’Illinois. Tuttavia, uno dei più importanti aspetti della ricerca è aver scoperto che l’impatto vaporizzò i minerali del sito contenenti zolfo, liberando in atmosfera almeno 325 miliardi di tonnellate di zolfo che provocarono il caos climatico. Le nubi di zolfo infatti bloccarono la luce del sole, causando un raffreddamento globale che causò l’estinzione di massa sul pianeta.

 

 

 

 

https://video.lastampa.it/scienza/fritti-e-congelati-ma-non-solo-scoperto-cosa-avvenne-dopo-la-caduta-dell-asteroide-che-uccise-i-dinosauri/103524/103539

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L’11 settembre della Catalogna.


L’11 settembre è il giorno di festa ufficiale della Catalogna. Chiamato anche Día de Cataluña, è conosciuto in catalano come Diada Nacional de Catalunya, o più semplicemente Diada. Nel giorno della Diada si commemora la caduta di Barcellona nelle mani delle truppe borboniche, durante la guerra di successione spagnola.

 

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La data che viene ricordata è l’11 settembre del 1714. Il Parlamento di Catalogna dichiarò l’11 settembre Festa Nazionale catalana nel 1980. L’11 settembre in tutta la Comunità Autonoma della Catalogna è un giorno festivo, con esercizi commerciali e scuole chiuse. Negli ultimi anni, nel giorno della Diada, sono state organizzate manifestazioni di massa da parte dei partiti e delle organizzazioni che chiedono l’indipendenza della Catalogna dalla Spagna.Dal 2012, tale ricorrenza è diventata occasione per manifestazioni di massa dei secessionisti. Quest’anno, però, si è registrata la concentrazione di persone più bassa.

 

 

 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/genocidi-dimenticati-nativi-americani-aborigeni

11 settembre, oggi è festa in Catalogna: manifestazioni a Barcellona nel giorno della Diada

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Asma infantile e inquinamento dell’aria


C’è una forte correlazione tra inquinanti atmosferici e asma infantile: un recente studio ha preso in esame i dati statistici di 18 Paesi europei (tra i quali l’Italia) e di oltre 63 milioni di bambini.

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La percentuale di nuovi casi imputabili all’inquinamento atmosferico varia in funzione degli inquinanti: +33% di incidenza per le polveri sottili (PM 2.5), +23% per il diossido di azoto (NO2), +15% per il sottoinsieme delle polveri sottili. Per calcolare l’esposizione ai diversi agenti inquinanti i ricercatori hanno utilizzato un metodo statistico europeo armonizzato, basato su serie di misurazioni fatte nel continente. Queste conseguenze sono in gran parte prevenibili attraverso delle politiche ambientali che riducano le concentrazioni di inquinanti nell’aria.

Rispettando i limiti della OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) per quanto riguarda le polveri sottili l’asma infantile risparmierebbe 66.600 bambini l’anno (l’11% del totale). Invece, riducendo le emissioni di NO2 i casi diminuirebbero “solo” dello 0,4% (circa 2.400 bambini). Tuttavia le stime  indicano che i limiti di NO2 indicati dall’OMS sono troppo alti e questi valori dovrebbero essere rivisti e modificati al ribasso.

Se invece diventassimo per davvero virtuosi e i livelli di inquinanti scendessero sotto i minimi storici, si potrebbero evitare addirittura 190.000 casi l’anno per il particolato (33% del totale), 135.000 per il diossido di azoto (23%) e 89.000 per il sottoinsieme delle polveri sottili.

 

 

https://www.focus.it/scienza/salute/asma-infantile-e-aria-inquinata

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Ambiente, la Regione Campania si impegna a donare un albero a ogni scuola


La Campania s’impegna a donare un albero per ogni istituto scolastico e farà ancora una volta la sua parte in termini di sostenibilità, umanità, solidarietà.

L’ultima estate è stata quella delle due eccezionali ondate di calore in Europa, i cui riflessi si sono avvertiti anche in Italia. Segno che il cambiamento climatico per effetto delle attività antropiche, con l’innalzamento progressivo della temperatura terrestre e lo scioglimento dei ghiacciai, stia determinando trasformazioni irrimediabili per l’ecosistema a cui occorre dare immediata risposta. Le comunità scolastiche rappresentano una leva consapevole del cambiamento nei comportamenti e nelle scelte della collettività in difesa dell’ambiente diventando, al fianco delle istituzioni locali, monito per le nazioni e l’intera comunità mondiale.
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Avere cura di un albero piantumato a scuola, usare contenitori per cibi e bevande ecosostenibili, ridurre l’utilizzo di imballaggi inutili, incrementare spostamenti a piedi e all’aria aperta a dispetto dell’uso indiscriminato di auto e motociclette, avere cura degli arredi e fare attenzione all’utilizzo corretto di energia negli spazi scolastici sono solo alcuni esempi di un agire rispettoso delle risorse del pianeta e fondamentale.

 

 

 

 

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/09/09/news/ambiente_la_regione_campania_si_impegna_a_donare_un_albero_a_ogni_scuola-235602459/

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O Fiume o morte!


Il 16 marzo del 1924, Benito Mussolini proclamò l’annessione all’Italia della città di Fiume, nell’odierna Croazia. Fu l’ultimo atto di una storia che era cominciata cinque anni prima, durante la conferenza di pace che aveva messo fine alla Prima guerra mondiale. La città era contesa tra Italia e Regno di Jugoslavia e divenne famosa in tutto il mondo quando venne occupata dal poeta Gabriele D’Annunzio alla guida di una banda di avventurieri. Quella che venne ribattezza “l’impresa di Fiume” fu un’occupazione militare a metà tra la farsa e la tragedia e oggi è considerata da molti storici una “prova generale” del fascismo, dove vennero utilizzate per la prima volta metodi, tattiche e simboli che sarebbero divenuti comuni nei vent’anni del regime.

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D’Annunzio e i suoi “legionari”, come aveva battezzato la sua variegata banda di avventurieri, occuparono la città senza grossi incidenti. Per timore di causare un incidente diplomatico, i soldati del corpo di spedizione alleato furono lasciati in caserma e, pochi giorni dopo, furono evacuati. Il primo gesto di D’Annunzio fu occupare il municipio e tenere un magniloquente discorso dal balcone – durante il quale proclamò il 12 settembre “giorno della Santa Entrata”. Per il resto fu chiaro che né D’Annunzio né i suoi principali ufficiali avevano le idee chiare su cosa fare.

Dopo la fine dell’occupazione di Fiume e soprattutto dopo la fine del regime fascista, è stato piuttosto facile per gli storici trattare l’impresa di D’Annunzio come lo scherzo di un megalomane ormai in là con gli anni. All’epoca, però, per il governo fu un affare molto pericoloso. Quando i militari di guardia al confine non solo non fermarono D’Annunzio, ma addirittura si unirono alle sue file, molti a Roma cominciarono a temere che fosse vicino il momento di un colpo di stato.

 

 

 

L’“impresa di Fiume”

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I 400 anni dai primi schiavi, la ferita della coscienza Usa


La schiavitù è nata insieme agli Stati Uniti d’America, ne costituisce il peccato originale, insieme allo sterminio delle tribù indigene.:Ll’origine della schiavitù, in America, è relativamente recente; ha coinciso con la nascita stessa del Paese e ha connotati esclusivamente razziali. Tutto risale a 400 anni fa, nell’agosto 1619, una nave pirata inglese, la “White Lion”, attraccò sulle coste della Virginia con 24 prigionieri sottratti in mare a un commerciante di schiavi portoghese che a sua volta li aveva catturati nel regno di Ndongo, nell’odierna Angola. All’avvio del brutale viaggio, i prigionieri erano 350.  Il 1619 segna l’avvio dell’istituzionalizzazione della schiavitù africana. Quaranta anni dopo, diverse colonie britanniche in America decretarono che lo status di schiavo sarebbe stato trasmesso per via materna, attribuendo per la prima volta una dimensione ereditaria e razziale alla compravendita di essere umani. Allo stesso tempo, proibirono il matrimonio misto: un divieto che continuerà in alcuni Stati americani fino al ventesimo secolo.

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Nel 1705, ogni ambiguità sulla condizione dei neri venne chiarita da una serie di cosiddette “leggi sull’integrità razziale” che istituzionalizzavano la supremazia bianca – un principio che affiora tuttora ostinatamente nella società americana. E nel 1776 la Dichiarazione d’Indipendenza, che stipulava nelle sue prime linee “che tutti gli uomini sono creati uguali, dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili”, non estendeva quei diritti agli africani o agli afroamericani. Lo stesso Thomas Jefferson, uno dei “padri fondatori della nuova nazione”, rimosse dalla Carta una denuncia della schiavitù dopo che la maggior parte dei delegati dell’assemblea costituente lo ebbero invitato a riflettere sul fatto che i neri rappresentavano «il tessuto dell’economia americana»N

 

 

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/i-400-anni-dei-primi-schiavi

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8 settembre 1943: dalla festa al dramma.


 

 

 

 

http://www.anpi.it/storia/104/date-cruciali-25-luglio-e-8-settembre-1943

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Ecco come una foresta è nata al centro di uno stadio.


Gli stadi di calcio sono stati a lungo sinonimo di rumore e confusione. Ma un’installazione artistica in Austria sta ribaltando questa idea nel tentativo di attirare l’attenzione sui cambiamenti climatici e sulla deforestazione. Lo stadio di calcio Wörthersee di Klagenfurt è stato trasformato in una magnifica foresta per un nuovo progetto dell’artista svizzero Klaus Littmann. L’enorme campo da calcio, situato vicino al lago Wörthersee, nello stato austriaco meridionale della Carinzia, è ora casa di circa 300 alberi, alcuni dei quali pesano fino a sei tonnellate. L’installazione “For Forest – The Unending Attraction of Nature”, è stato ispirata da un disegno distopico dell’artista e architetto austriaco Max Peintner più di 30 anni fa.
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Lo stadio ospita una vasta gamma di specie arboree come ontano, pioppo tremulo, salice bianco, carpino, acero campestre e quercia comune. Secondo Littmann, l’obiettivo è “sfidare la nostra percezione della natura e mettere in discussione il suo futuro” e simboleggia l’idea che la natura “un giorno può essere trovata solo in spazi appositamente designati”. Nata sotto la supervisione di Enea Landscape Architecture, la foresta sarà aperta ai visitatori tutti i giorni fino alla fine di ottobre. Il Wörthersee è attualmente la sede della squadra austriaca di calcio della Seconda Lega, Austria Klagenfurt, che giocherà le partite in casa nel vicino stadio Karawankenblick durante l’installazione temporanea. La foresta sarà ripiantata in uno spazio pubblico vicino allo stadio come una “scultura vivente”. Littmann è famoso per le sue installazioni rivoluzionarie, una delle più recenti è il Jardin des Planètes a Basilea, in Svizzera.

 

 

 

 

 

 

 

https://video.lastampa.it/esteri/ecco-come-una-foresta-e-nata-al-centro-di-uno-stadio/103386/103401

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