Luci e ombre sul fenomeno Aids nel mondo. Se da un lato l’Onu fa notare che il numero dei morti legate all’Hiv è sceso del 33% rispetto al 2010, con “soltanto” 770mila morti nel 2018, lo stesso rapporto Unaids sottolinea e denuncia che mancano i finanziamenti per la ricerca e che nel mondo solo 3 ammalati su 5 hanno accesso alle terapie antiretrovirali. Nel 2016, gli stati membri dell’Onu hanno concordato l’obiettivo di ridurre le morti per Aids del 50% entro il 2020, portandole a meno di 500mila all’anno. A sei mesi dal termine, siamo molto lontani dall’obiettivo fissato: il numero di morti per Aids nel 2018 (770mila) si è ridotto di poco rispetto agli anni precedenti (800mila nel 2017 e 840mila nel 2016). Il tasso di riduzione della mortalità è stagnante. Gli stati membri dell’Onu hanno anche concordato obiettivi di trattamento 90-90-90, ovvero che il 90% delle persone affette da Hiv sia a conoscenza del proprio stato, che il 90% delle diagnosticate riceva il trattamento antiretrovirale e che nel 90% di quelle sotto trattamento si ottenga la soppressione della carica virale.

I governi, i ministeri della Salute, le organizzazioni internazionali e i donatori devono aumentare gli sforzi e focalizzarsi sulla riduzione della mortalità tra le persone affette da Hiv, con un’attenzione particolare verso la prevenzione, l’individuazione del virus e la terapia per patologie avanzate legate all’Hiv e Aids. Occorre l’accesso alle cure di base.Centinaia di migliaia di persone continuano a morire a causa dell’Aids ogni anno perché non hanno accesso alle cure di base o perché vivono in Paesi poco considerati, in comunità dimenticate, dove le politiche ignorano le loro condizioni. Prevenire, individuare e curare l’Hiv e l’Aids richiede più attenzione e più finanziamenti, specialmente in contesti generalmente trascurati come l’Africa occidentale e centrale e tra popolazioni dimenticate.
