I figli del 10% più povero degli italiani avrebbero bisogno di 5 generazioni per arrivare a percepire il reddito medio. Le conseguenze dell’immobilismo che congela le disuguaglianze e accentua la polarizzazione della nostra società sono la mortificazione delle aspirazioni dei giovani e della speranza in un futuro più equo.

Gli sforzi individuali, la dedizione, il talento sono sempre meno determinanti per il miglioramento delle condizioni di vita rispetto alle condizioni socio-economiche della famiglia d’origine.Lo specchio di una disuguaglianze economica e sociale, che anziché attenuarsi di generazione in generazione, nella migliore delle ipotesi, non si riduce mai”.Le prospettive senza scelte politiche radicali ad esempio per aumentare l’investimento statale nell’istruzione, cronicamente sottofinanziata, non sono rosee.Neppure il lavoro basta più a garantire un livello di vita dignitoso ai più giovani nonostante la ripresa occupazionale. Oltre ai bassi salari, in 10 anni si è avuto un boom di contratti di breve durata e di part time. Nel 2018 circa il 13% degli occupati nelle fasce d’età tra i 16 e i 29 anni era working poor, faceva cioè parte di una famiglia con reddito inferiore al 60% del reddito mediano nazionale. Manca inoltre il lavoro qualificato e l’Italia detiene oggi il triste primato nel G7 per il maggior numero di laureati occupati in mansioni di routine e solo l’anno scorso 1,8 milioni di persone in possesso del titolo di laurea erano impiegati in professioni che richiedono un titolo di studio inferiore.
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