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Ferrovia Napoli-Portici: la storia della linea voluta dal Re (ma pagata da un imprenditore straniero).


Sette chilometri e 250 metri. Tanto era lunga la prima ferrovia d’Italia inaugurata 180 anni fa da Ferdinando II di Borbone, Re delle Due Sicilie. Collegava la città di Napoli con l’abitato di Portici, lungo il litorale partenopeo in direzione Sud.

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Il progetto fu affidato all’ingegnere francese Armand Joseph Bayard De La Vingtrie che a proprie spese ed in cambio dei proventi di 99 anni di concessione della linea (poi ridotti ad 80), avrebbe dovuto provvedere alla progettazione e alla costruzione della ferrovia entro 6 anni, tempo limite che comprendeva anche la valutazione e la liquidazione anticipata degli espropri di terreno.

Ad appena 7 anni dalla realizzazione della prima strada ferrata del mondo, la Manchester-Liverpool del pioniere delle locomotive a vapore George Stephenson, i progettisti di Bayard si misero all’opera per progettare una ferrovia che collegasse Napoli con Nocera Inferiore, comprendendo una diramazione per Torre Annunziata e Castellamare di Stabia. Il materiale rotabile fu ordinato ad una ditta inglese, la R.B. Longridge and Company di Northumberland, che fornì due locomotive note a Napoli con il nome del padre del progetto, le “Bayard”. Si trattava di due motrici a vapore molto simili alla prima “Rocket” di Stephenson. La prima locomotiva d’Italia, battezzata opportunamente “Vesuvio“, giunse via mare mentre le carrozze (sia chiuse che aperte) furono prodotte in loco presso i Regi Opifici di Pietrarsa, così come le rotaie in ferro battuto (e non in ghisa) da 25 kg/m. Le locomotive sviluppavano una potenza massima di 65 Cv grazie alla spinta assicurata dai due cilindri esterni. La velocità di esercizio per i tempi era a dir poco strabiliante: 50 Km/h, contro una media dei veicoli a trazione animale di circa 4 Km/h. Il tracciato era praticamente piatto e il raggio di curvatura compreso tra i 1.400 e i 3.000 metri e veniva coperto da stazione a stazione in circa 11 minuti.

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L’ultimo sovrano del Regno delle Due Sicilie concesse a Bayard il prolungamento della linea ben 10 anni dopo l’inaugurazione della Napoli-Portici. Oltre alle esitazioni del Governo di Napoli, le oggettive difficoltà orografiche che l’entroterra della Campania presentava impedirono di poter realizzare in tempi rapidi una strada ferrata che collegasse la capitale alla Puglia e alla Calabria. Le vicende delle ferrovie campane seguirono così inevitabilmente il rapido approssimarsi della fine del Regno borbonico e la ferrovia nata nel 1839 arrivò a stento a Cava dei Tirreni nel 1858. Due anni dopo, Giuseppe Garibaldi entrò a Napoli viaggiando proprio sulla linea inaugurata vent’anni prima.

La stazione Bayard fu utilizzata fino alla costruzione di Napoli Centrale attivata nel 1867 al fine di unificare le due linee allora ancora separate tra Nord e Sud. Da allora sarà relegata a ruoli secondari. Durante uno dei molti violenti bombardamenti su Napoli del 1943 l’edificio della stazione Bayard fu gravemente danneggiato e di seguito abbandonato. Si trova ancora oggi in stato di rudere a fianco della Stazione Nolana della Circumvesuviana, che passano lungo quei sette chilometri dove 180 anni fa Napoli fu prima tra tutte le città italiane.

 

 

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