Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2016 nel mondo più di 40 milioni di uomini, donne e bambini erano moderni schiavi, si tratta di una persona su 185 persone, e si stima che i proventi del solo lavoro forzato generino oltre 150 miliardi all’anno, mentre nel mondo 1,7 miliardi di persone – quelle che ne avrebbero più bisogno – non hanno un adeguato accesso ai servizi finanziari.per questo la Liechtenstein Initiative ha presentato alla recente Assemblea generale dell’Onu il suo rapporto finale e ha lanciato il progetto Finance Against Slavery and Trafficking, curato dall’ United Nations University Centre for Policy Research, che punta ad accelerare ulteriormente l’azione del settore finanziario contro la moderna schiavitù, il che include anche l’attuazione delle linee guida del Blueprint e una collaborazione con le principali banche e fornitori di servizi per fornire servizi finanziari ai sopravvissuti alla moderna schiavitù e alla tratta di esseri umani.
Certo, fa un po’ effetto leggere che il progetto è finanziato anche dal governo del principato del Liechtenstein e delle sue banche che custodiscono un paradiso fiscale che alimenta l’ineguaglianza nel mondo, dal governo dell’Australia che la nuova schiavitù la alimentata in proprio, costruendo nell’isola di Manus in Papua Nuova Guinea e a Nauru lager dove ha confinato migranti e richiedenti asilo, dal governo britannico del Regno Unito, tempio della speculazione finanziaria e che, come quello olandese, tiene in piedi paradisi fiscali caraibici nei quali vengono lavati i soldi di attività criminali, compresi quelli derivanti dalla schiavitù e dalla tratta.
Comunque, il rapporto delinea 5 obiettivi per rafforzare la risposta del settore finanziario alla schiavitù moderna e al traffico di esseri umani. Ogni obiettivo si basa su una serie di azioni proposte che includono: aumentare le risorse per le indagini finanziarie sulla schiavitù moderna e sulla tratta di esseri umani; sviluppare migliori indicatori del rischio di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo legati alla tratta; promuovere la collaborazione in tutto il settore in materia di due diligence sui diritti umani e mappatura dei rischi sociali; sviluppo di indicazioni dettagliate sulla leva finanziaria; investire nella finanza digitale e sociale, compresa la microfinanza, per servire i più vulnerabili. Il rapporto comprende anche un Implement Toolkit che punta ad aiutare le istituzioni del settore finanziario – dalle banche commerciali e retail fino alle fintech start-ups – ad agire per porre fine alla schiavitù moderna e al traffico di esseri umani.