Pubblicato in: CRONACA

Tanti, troppi pesticidi sulle vigne del Prosecco.


Nel mondo, tutti vogliono bere Prosecco. La crescita della produzione, triplicata in poco più di cinque anni nell’area Doc, ha però un prezzo ecologico non irrilevante. Il Veneto, non a caso, è la regione italiana con i livelli più alti di consumo dei pesticidi: quasi 12 kg per ettaro, contro la media italiana di 5 kg. Un’indagine di Greenpeace condotta a livello internazionale analizzando i residui di queste sostanze nel polline delle api ha trovato la più ampia gamma di ingredienti attivi proprio nei campioni italiani prelevati vicino ai vigneti. In testa le zone degli spumanti: in provincia di Asti, dove il cocktail conteneva ben 17 sostanze diverse tra fungicidi e insetticidi, e il trevigiano, in piena zona Prosecco, doveun solo campione di polline racchiudeva 12 principi attivi differenti.

prosecco-pesticidi-vigneti-2.jpg

Le analisi risalgono al 2013 ma, nonostante nel frattempo sia stato approvato il Piano d’azione nazionale per un uso sostenibile dei pesticidi, nulla è cambiato.

Nella vallata trentina si produce il 15% delle mele italiane, usando oltre 9 kg di prodotti chimici per ettaro. Un’altra indagine internazionale di Greenpeace sulla produzione di mele, focalizzatasi nel nostro Paese proprio su Val di Non e Valtellina, ha portato alla luce il triste primato tricolore anche in questo settore: iIl più alto numero di pesticidi nel suolo è stato riscontrato in Italia.

 

 

 

 

https://www.lastampa.it/tuttogreen/2018/07/09/news/tanti-troppi-pesticidi-sulle-vigne-del-prosecco-1.34030631

Pubblicato in: CRONACA

Diga del Vajont, 56 anni fa la tragedia


56 anni fa la tragedia del Vajont, che si inghiottì 1.917 vite. Erano le 22.39 del 9 ottobre 1963, quando dalle pendici settentrionali del monte Toc si staccò una frana che crollò sul bacino artificiale sottostante, provocando un’onda che portò morte e silenzio nella valle, portando con sé oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e detriti.

vajont-c-ansa.jpg

Fango, rocce, detriti e acqua che travolsero Erto e Casso e poi Longarone, radendolo al suolo così come le frazioni di Pirago, Rivalta, Villanova e, parzialmente, Faé. Oltre 1.900 i morti, di cui 1.450 residenti nel comune di Longarone e 487 bambini. Ma si tratta di una stima, perché molti corpi non sono mai stati ritrovati.

Il processo penale ebbe luogo, in fasi successive, a partire dall’ottobre 1968 davanti al Tribunale de L’Aquila e si concluse il 25 marzo 1971, quindici giorni prima che maturasse la prescrizione, in Cassazione. La Suprema Corte aveva accolto l’accusa, dichiarando la prevedibilità dell’evento, per cui frana e inondazione costituivano un disastro colposo. Ancora più travagliato l’iter del processo civile, giunto alla sentenza di primo grado del Tribunale di Belluno solo nel febbraio del 1997. La Corte d’Appello di Venezia (25 novembre 1998 al 22 febbraio 1999) confermava la sentenza di primo grado condannando la Montedison SpA a risarcire il Comune di Longarone per i danni materiali e morali patiti dalla comunità.

 

 

 

https://www.ilfriuli.it/articolo/politica/diga-del-vajont-56-anni-fa-la-tragedia/3/207559

Pubblicato in: CRONACA

Cesare Zavattini il ricordo a 30 anni dalla scomparsa.


È stato uno dei grandi nomi del Neorealismo, senza i suoi soggetti realizzati da De Sica non avremmo “Sciuscià”, “Ladri di Bicilette”, “I bambini ci guardano”, “Umberto D”, “Bellissima”, “Il Boom”, “il Tetto”. Cesare Zavattini,  è scomparso 30 fa il 13 ottobre 1989.  La sceneggiatura è stata solo uno dei mille impegni di questo italiano che ha attraversato il Novecento da protagonista: pittore, teorico del cinema, giornalista, scrittore, autore di programmi radiofonici e televisivi, di commedie teatrali, di poesie in dialetto luzzarese, inventore di nuove forme di cinema e di documentario.

Cesare-Zavattini-1978-4-1-e1486598432600.jpg

Un uomo sempre in cerca di qualcosa di nuovo, un pioniere di sperimentazione e fantasia, un architetto della parola, usata per comunicare la pace e la fratellanza tra gli uomini. Così sono nati libri come “Un Paese” con Paul Strand nel 1955, e “Un paese 20 anni dopo” con Berengo Gardin, oppure “Non libro più disco” del 1970. Amico di Aldo Capitini e Danilo Dolci, Zavattini ha fatto della sua vita di sceneggiatore e cineasta un impegno sociale, tanto da venir premiato nel 1955 a Helsinki con uno dei quattro Premi 4 conferiti dal Consiglio mondiale della Pace che aveva sede a Vienna. Nato nel 1902 a Luzzara, sulle rive emiliane del Po, negli anni ’20 Zavattini esordisce come giornalista e critico letterario, ma vive già una grande passione per il cinema, la “nuova arte”. Negli anni ’30 è a Milano, e si immagina corrispondente da Hollywood per Rizzoli: con la sua rubrica su “Cinema illustrazione” scrive degli articoli che sembrano già piccoli trattati di teoria del cinema. A Milano frequenta gli amici letterati, registi, artisti, poeti ed editori. Del 1931 è il suo primo libro “Parliamo tanto di me”, a cui ne seguiranno altri. Negli anni ’50 il cinema diventa il primo impegno, ma contemporaneamente porta avanti tutte le sue tante identità, e solo negli anni ‘80, sperimenterà il ruolo di regista, col suo ultimo film “La Veritààà!”.

 

 

https://video.lastampa.it/spettacoli/tv/cesare-zavattini-l-uomo-che-conosce-e-vede-tutto-il-ricordo-a-30-anni-dalla-scomparsa/104447/104462