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Due milioni e mezzo di feriti: le peripezie del personale sanitario per salvare la vita ai soldati della Prima Guerra Mondiale


L’enorme sforzo produttivo, tecnologico, organizzativo e logistico che la Grande guerra richiese al nostro paese, comportò dei grandi progressi anche per quello che riguardava la medicina e l’assistenza sanitaria. Basti pensare che, nei 41 mesi di guerra, il Servizio Sanitario Militare italiano dovette gestire il trasporto, il ricovero e la cura di oltre due milioni e mezzo di feriti e di ammalati.

Un’impresa ciclopica di cui era responsabile il generale medico Francesco Della Valle che istituì la cosiddetta «catena sanitaria» per recuperare, curare e, alla fine, ove possibile, reintegrare nei ranghi i militari feriti. Se ai comandanti che si occuparono di vincere la guerra sulla terra (Cadorna e Diaz) e sul mare (Thaon di Revel) sono stati dedicati fiumi di inchiostro, di questa altra guerra contro la morte e la malattia, consumata tanto a ridosso delle trincee, quanto fra le livide corsie degli ospedali, si sa ancora poco.

Tale epopea sanitaria lasciò poca memoria nell’opinione pubblica dell’epoca, portata alle stelle dall’entusiasmo per la vittoria. Oggi, però dopo 100 anni, quella gigantesca operazione meriterebbe di essere indagata a fondo e divulgata per l’interesse che riveste un modello organizzativo ormai irripetibile.

 

 

 

https://www.lastampa.it/salute/2019/10/15/news/due-milioni-e-mezzo-di-feriti-le-peripezie-del-personale-sanitario-per-salvare-la-vita-ai-soldati-della-prima-guerra-mondiale-1.37742886

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La storia della protesta alle Olimpiadi che rese i due velocisti americani uno dei simboli del Novecento


Il 16 ottobre 1968,  nello stadio Olimpico di Città del Messico i velocisti statunitensi Tommie Smith e John Carlos arrivarono primo e terzo nella finale dei 200 metri piani alle Olimpiadi. Smith aveva stabilito il nuovo record del mondo, con 19,83 secondi, nonostante avesse un tendine infortunato e nonostante avesse corso gli ultimi 10 metri alzando le braccia. Carlos, con i suoi 20,10 secondi, era arrivato dietro all’australiano Peter Norman.

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Dopo essere saliti sul podio per la premiazione Smith e Carlos ricevettero le medaglie, si girarono verso l’enorme bandiera statunitense appesa sopra gli spalti e aspettarono l’inizio dell’inno. Quando le note di The Star-Spangled Banner risuonarono nello stadio, Smith e Carlos abbassarono la testa e alzarono un pugno chiuso, indossando dei guanti neri. A decine di metri di distanza, il fotografo John Dominis scattò loro una foto che sarebbe diventata una delle più famose del Novecento, simbolo di un decennio di proteste per i diritti civili dei neri. Alla loro protesta si unì discretamente anche l’atleta che arrivò secondo, Norman, che indossò una spilla dell’OPHR. Durante la premiazione, sullo stadio scese il silenzio.Al loro ritorno negli Stati Uniti, Smith e Carlos subirono estese critiche, e ricevettero minacce e intimidazioni. Diventarono però degli eroi per la comunità afroamericana, e nei decenni successivi ricevettero premi e riconoscimenti per la loro protesta.

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Dopo le Olimpiadi entrambi ebbero una carriera nella NFL, il campionato professionistico di football, e poi come allenatori di atletica. Anche Norman ricevette insulti e minacce tornato in Australia, e secondo qualcuno venne escluso dalle Olimpiadi del 1972 per via della protesta. Al suo funerale, nel 2006, Smith e Carlos trasportarono la bara.

 

 

 

 

Il pugno chiuso di Tommie Smith e John Carlos a Città del Messico, 50 anni fa

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Roma, 16 ottobre 1943: il sabato nero del ghetto ebraico


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Sono le 5 e 30 del 16 ottobre 1943 quando le truppe naziste entrano a Portico d’Ottavia, nel ghetto di Roma, per condurre a termine un vasto rastrellamento. A comandarle è il tenente colonnello Kappler, che promette agli ebrei la salvezza in cambio della consegna di 50 chili d’oro. Due giorni dopo la razzia del ghetto, i tedeschi deportano ad Auschwitz i 1023 ebrei fatti prigionieri. Alla fine della guerra torneranno a casa solo sedici uomini e una donna. Il rastrellamento di Roma rappresenta il più grave caso di persecuzione antiebraica avvenuto in Italia a opera delle truppe tedesche di occupazione –

 

 

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/1943-il-sabato-nero-del-Ghetto-di-Roma-6ec800ac-4287-4b2f-a63b-f946a0001c16.html