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Stanno uccidendo il femminismo curdo.


Pochi giorni fa  è stata uccisa Hevrin Khalaf, segretaria del Partito del Futuro. Nemmeno quarant’anni, curda, paladina delle libertà civili e dei diritti delle donne. Violentata e lapidata dai filo-turchi. Hevrin è solo una delle tante donne curde che hanno imbracciato il fucile per difendere la propria famiglia, i propri figli, i propri padri, i propri uomini. Yekîneyên Parastina Jin (YPJ), la chiamano: è la brigata femminile delle milizie curde, la principale forza armata del territorio autonomo del Rojava ora in dissolvenza.

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Donne coraggiose: non solo perché imbracciano le armi, ma perché da musulmane portano avanti il concetto di parità tra uomo e donna senza vedere nessuna contraddizione tra la religione islamica e appunto questa parità. Sembra semplice, e invece è rivoluzionario. Qualcuna di loro combatte perché gli uomini che combattevano al posto loro non ci sono più. Qualcun altra ha scelto la via della lotta a prescindere da qualsiasi eredità morale. Ed Hevrin non è l’unica ad aver pagato questa scelta con la vita. Prima di lei c’è stata Asia Ramazan Antar, aveva 22 anni e combatteva contro il califfato. La chiamavano l’Angelina Jolie del Rojava, da quanto era bella.  E prima ancora c’era Ayse Deniz Karacagil, più nota come ‘Cappuccio Rosso‘, scomparsa nell’estate del 2017 a Raqqa.

Hevrin e le altre. Asia e le soldatesse. Quante donne coraggiose ancora sacrificheremo sull’altare degli equilibri geostrategici del Medioriente? La loro morte è  insopportabile.

 

 

 

Stanno uccidendo il femminismo curdo

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Come il cervello umano si è discostato da quello delle grandi scimmie


Il Cell atlas of great ape forebrain fa luce sulle caratteristiche dinamiche di regolazione genica uniche per l’uomo.Da quando gli esseri umani si sono discostati da un antenato comune condiviso con gli scimpanzé e le altre grandi scimmie, il cervello umano è cambiato radicalmente, ma non sappiamo quali siano i processi genetici e di sviluppo responsabili di questa divergenza.  Il team tedesco e svizzeri hanno coltivato in laboratorio da cellule staminali organoidi cerebrali (tessuti simili al cervello), che hanno fornito loro la possibilità di studiare l’evoluzione dello sviluppo cerebrale precoce.

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Gli autori dello studio hanno anche esaminato gli organoidi cerebrali di scimpanzé e macachi per capire in che modo il loro sviluppo differisce negli esseri umani. Hanno anche identificato geni che mostrano modelli di espressione unici per l’uomo durante la generazione e la maturazione dei neuroni e spiegano: l’espressione genica può essere regolata dall’accessibilità del DNA, che può essere in uno stato aperto o compatto. Molti dei cambiamenti nell’espressione genica che hanno identificato potrebbero essere collegati a cambiamenti dell’accessibilità del genoma umano: la maggior parte delle regioni accessibili in modo differenziato ospitano mutazioni condivise tra tutti gli odierni esseri umani, alcune delle quali potrebbero essere responsabili dei cambiamenti osservati nell’accessibilità del DNA e nell’espressione genica.

Inoltre, il team tedesco-svizzero ha studiato l’espressione genica specifica nell’uomo nella corteccia prefrontale dell’adulto, una regione del cervello che negli esseri umani è aumentata di dimensioni e che si ritiene influenzi comportamenti cognitivi complessi. Hanno così identificato differenze di sviluppo nell’espressione genica che persistono nell’età adulta, nonché cambiamenti esclusivi del cervello adulto in specifici tipi di cellule.

 

 

 

 

 

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