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La Turchia che si ribella.


Pinar Selek nasce a Istanbul nel 1971. Nel 1998 comincia per lei un incubo giudiziario. Mentre sta per terminare la sua ricerca sulla guerra civile in Turchia – nella quale indagava sul perché molti curdi scegliessero la lotta armata, intervistando diversi esponenti del PKK ed entrando così nel mirino delle autorità turche – viene accusata di complicità con il PKK e torturata affinché confessi i nomi dei suoi contatti. Pinar resiste, trascorrendo due anni e mezzo in prigione e altri 11 anni nelle aule dei tribunali. Nonostante l’annullamento della condanna e quattro assoluzioni, è stata continuamente accusata di essere una terrorista e costretta a vivere in esilio dal 2009. Nel 2013 è stata condannata all’ergastolo in absentia.

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Nel 2001 è stata fra le fondatrici della Cooperativa di donne Amargi e ha organizzato meeting a Diyarbakır, Istanbul, Batman e Konya. Attualmente è membro attivo di Amargi e dal 2006 lavora come editrice e coordinatrice dell’omonima rivista femminista. È anche co-fondatrice della prima libreria femminista della Turchia, Amargi, aperta al pubblico dal 2008 e in questo luogo, ha coordinato fino ad oggi il gruppo di lettura e di scrittura “ Quali porte aprono le nostre esperienze?”.

Rifugiata politica in Francia, Pinar ha insegnato all’Università di Strasburgo. Durante questi anni più di 4500 persone, fra cui figure come Orhan Pamuk e Yaşar Kemal, scrittori, registi, giornalisti, avvocati, attivisti, accademici, e molte donne, le hanno dimostrato la propria solidarietà affermando: “Siamo testimoni dell’atteggiamento di Pinar Selek contro la violenza”.

 

 

 

 

https://it.gariwo.net/giusti/biografie-dei-giusti/coraggio-civile/figure-esemplari-segnalate-da-gariwo/pinar-selek-15747.html

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Scartare i nonni non aiuta i nipoti


“E se togliessimo il voto agli anziani? ” La provocazione di Beppe Grillo risulta offensiva e priva di fondamento. Non è detto che un giovane voti necessariamente spalancando l’orizzonte al futuro, e che un anziano sia invece interessato esclusivamente ad ottenere il massimo beneficio per accaparrarsi il presente.D’altra parte la storia insegna – la previdenza può essere un esempio – che politici giovani hanno spesso sostenuto provvedimenti ‘vecchi’, di corto respiro, e che hanno contribuito a far salire deficit e debito pubblico, mentre grandi riforme strutturali sono state portate avanti da esecutivi con molti anziani.

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Se tuttavia il problema c’è, quanto Grillo ha messo in campo, tralasciando il fatto che non è costituzionalmente sostenibile, è semplicemente la lettura di chi guarda e invita a guardare agli anziani come a ‘scarti’ della società. E questo è del tutto inaccettabile. Se la politica vuole guardare al futuro deve essere capace di includere gli interessi delle future generazioni, anche offrendo loro più rappresentanza, non continuare a tradirle per calcolo elettorale, e poi trasferire la colpa sulle generazioni più anziane chiedendo di rottamare i nonni.

 

 

 

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/scartare-i-nonni-non-aiuta-i-nipoti-politica-sia-seria-sul-tema-del-futuro