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Il 3 novembre 1957 muore Giuseppe Di Vittorio


storico dirigente della Cgil. Il viaggio della salma da Lecco a Roma è indimenticabile, a ogni stazione un bagno di folla.

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Sette anni prima di Togliatti, 27 anni prima di Berlinguer è il primo vero lutto collettivo della sinistra italiana. “Tutto pare come sospeso – osserva quel giorno Pier Paolo Pasolini – , rimandato: anche io mi ritrovo solo con gli occhi, e come senza cuore, in pura attesa. Ma intanto attraverso gli occhi, il cuore si riempie. Non ho mai visto gente così, a Roma. Mi sembra di essere in un’altra città”. Di Vittorio,  originario di Cerignola, fu bracciante, antifascista e padre costituente. Si fa capire grazie al suo linguaggio semplice ed efficace dalla classe operaia, in rapido sviluppo, così come dai contadini, al margine della vita economica, sociale e culturale dell’Italia. Nel 1925 viene condannato dal tribunale speciale fascista a dodici anni di carcere: riesce a fuggire in Francia dove aveva rappresentato la disciolta Confederazione Generale Italiana del Lavoro, nell’Internazionale dei sindacati rossi. Nel 1945 viene eletto segretario della CGIL, ricostituita solo l’anno prima grazie al cosiddetto “patto di Roma”. L’unità sindacale dura fino al 1948, quando, in occasione dello sciopero generale politico per l’attentato controPalmiro Togliatti, la corrente cattolica si separa per fondare un suo proprio sindacato, la CISL; azione analoga sarà fatta dai socialdemocratici che si raggrupperanno nella UIL. Nel 1956 suscita scalpore la sua presa di posizione contro l’intervento sovietico in Ungheria, la cui opinione differisce da quella ufficiale del Partito Comunista. La fama ed il prestigio di Giuseppe Di Vittorio conquistano la classe operaia e il movimento sindacale di tutto il mondo, tanto che nel 1953 viene eletto presidente della Federazione Sindacale Mondiale. Di Vittorio continuerà a guidare la CGIL fino al giorno della sua morte, avvenuta il 3 novembre 1957 a Lecco, successivamente ad un incontro avvenuto con alcuni delegati sindacali.

 

 

 

 

 

 

 

Ricordando Di Vittorio, 59 anni dopo

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