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Gli insetti si stanno estinguendo molto più rapidamente di quanto credessimo.


Non è (purtroppo) più una novità che gli insetti di tutto il mondo stiano scomparendo a ritmi preoccupanti. Quello che forse non afferriamo ancora è la reale gravità di questa estinzione di massa: secondo uno studio della Technical University di Monaco di Baviera pubblicato su Nature, negli ultimi dieci anni il numero di specie di insetti in molte aree è diminuito di circa un terzo, sia nelle zone più antropizzate sia – con numeri inquietanti – in quelle selvatiche o protette.

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Lo studio, condotto in Germania ma i cui risultati, secondo gli autori, sono rappresentativi di quello che sta accadendo nel mondo, ha “coinvolto” più di un milione di insetti (circa 2700 specie) catturati in oltre 300 siti in giro per il Paese, e raccolti nel corso di un decennio, tra il 2008 e il 2017. I risultati vedono un drastico calo nella biomassa in tutte le aree studiate (fino al 40% nelle foreste e fino al 66% in praterie e campi coltivati), e soprattutto un crollo della biodiversità: un terzo delle specie che un tempo popolavano i paesaggi tedeschi sono sparite.  I motivi di questa strage? I soliti: i prati vengono tagliati e fertilizzati più volte all’anno per farne pascoli, mentre le foreste vengono sfoltite per ricavarne legname; in questo modo, gli insetti che non sono in grado di percorrere grandi distanze sono a rischio se vivono nei prati, perché non riescono a trovare una nuova casa, e al contrario quelli che hanno bisogno di un areale molto ampio soffrono nelle foreste, che diventano sempre più piccole.

 

 

 

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/insetti-estinzione-piu-rapida-previsto

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Le elezioni del 16 novembre 1919. La resa dei conti nel Paese


Le elezioni politiche del novembre del 1919 furono cruciali per vari motivi, erano le prime del dopoguerra, quelle in cui finalmente il popolo italiano avrebbe potuto pronunciare un giudizio sugli eventi trascorsi e sulle forze politiche che si erano aspramente confrontate negli anni precedenti così tragici e traumatici. Inoltre esse consentivano di sperimentare per la prima volta un nuovo sistema proporzionale che avrebbe messo a dura prova le clientele e le spinte trasformistiche, premiando finalmente i grandi partiti di massa, che si erano dati una organizzazione su scala nazionale.L’esito elettorale per i socialisti che raccolsero consensi sia tra i rivoluzionari che tra i riformisti, fu superiore ad ogni aspettativa: un milione e 835.000 voti, essi raddoppiarono i consensi rispetto alle elezioni precedenti e superarono la percentuale del 30%, triplicando il loro numero di deputati ed ottenendo il gruppo parlamentare più numeroso e forte del Parlamento, davanti solo ai Popolari che pur ottennero uno straordinario secondo posto con 1.167.000 voti raccolti soprattutto tra le masse rurali, nelle prima elezioni in cui si presentavano e portando in Parlamento ben 100 deputati.
I gruppi democratico-liberali ottennero, sommandoli tutti, solo 179 seggi in confronto ai 310 delle precedenti elezioni. Gli altri seggi furono distribuiti a radicali, repubblicani, socialriformisti e nazionalisti (soprattutto ex combattenti) tra cui uno sparuto gruppo di fascisti. Ma il paradosso di quella tornata elettorale fu grande, perché il sistema proporzionale che in teoria avrebbe dovuto favorire i grandi partiti di massa, poi, per un suo meccanismo particolare di tutela delle minoranze, limitò notevolmente la sconfitta degli avversari dei socialisti: i liberal-democratici, soprattutto nel Nord, nonostante lì la maggioranza socialista fosse schiacciante e fosse arrivata addirittura al 46,5% dei voti convalidati.

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E i fascisti? Ebbene il blocco fascista nella città che aveva generato i Fasci di Combattimento, raggiunse solo 4657 voti, un risicatissimo risultato che però Mussolini seppe giustificare con la sua proverbiale retorica, dicendo: “La nostra non è una vittoria né una sconfitta, è una affermazione politica…siamo una esigua minoranza in confronto alle masse di cui dispongono gli altri partiti, ma una minoranza con la quale bisogna fare i conti, perché se è debole dal punto di vista quantitativo, è fortissima dal punto di vista qualitativo, e tutti i nostri avversari lo sanno…il nostro movimento politico…non è schedaiolo…giovanissimi come siamo e, in un certo senso desideriamo restare, dichiariamo che i risultati della consultazione attuale non ci hanno né sorpresi, né mortificati…La nostra battaglia continua.” In effetti i fascisti non se lo fecero dire due volte di battagliare, con altri metodi però rispetto a quelli “schedaioli”…

Il 17 novembre, infatti, reagendo alla sconfitta e alla schiacciante vittoria socialista, un corteo fascista avanzò minaccioso verso la sede de l’Avanti! in via S. Damiano, fu allora che i fascisti vennero accolti con una bomba che ferì varie persone in maniera piuttosto grave, quindi il loro corteo proseguì verso piazza del Duomo dove un gruppo di socialisti stava tentando di assaltare il comitato dei Fasci di Combattimento nella Galleria Vittorio Emanuele, anche in questo scontro i feriti furono numerosi.
Fu allora che una commissione composta da vari deputati socialisti tra i quali Treves, Turati e Serrati, si recò dal Prefetto chiedendo a gran voce lo scioglimento dei Fasci di Combattimento e della Associazione Arditi d’Italia. Le sedi fasciste furono allora perquisite e furono così sequestrate varie armi e munizioni, lo stesso Mussolini fu arrestato e messo in carcere, suscitando però le proteste dei principali quotidiani moderati: il Secolo e il Corriere della Sera, tanto che Mussolini fu presto scarcerato, allora infatti la mancata denuncia di armi non prevedeva l’arresto ma solo una ammenda pecuniaria. Gli scontri e i disordini però erano solo all’inizio, così come il famigerato “biennio rosso”.

 

 

 

 

Le elezioni del 1919. La resa dei conti nel Paese