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La nutria in Italia:un immigrato scomodo.


La nutria è originaria del Sud e Centro America, ma dopo la sua introduzione per l’utilizzo in pellicceria, si è rapidamente diffusa anche in diversi paesi d’Europa, tra cui l’Italia. Grazie alla capacità di adattamento, alle potenzialità riproduttive e alla resistenza fisica, pochi esemplari di nutria fuggiti dagli allevamenti o incautamente liberati in natura quando il mercato di queste pellicce entrò in crisi sono stati sufficienti per colonizzare aree di vaste proporzioni, dove si sono insediati con un impatto ambientale non irrilevante.

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A causa della sua voracità che minaccia, oltre alla fauna acquatica, anche colture di barbabietole da zucchero, mais, patate e altre colture, la nutria è diventata in alcune zone un animale davvero scomodo che si tenta, con scarso successo, di eliminare. In Italia si è tentato diverse volte di arginare la diffusione della nutria tramite l’abbattimento ma con risultati infruttuosi. Questo animale gode dello status di specie naturalizzata e quindi, secondo la Legge 157/92, non cacciabile.  Nel 2014 i direttori generali del Ministero della Salute, Silvio Borrello e delle Politiche Agricole, Giuseppe Cacopardi, emanarono una circolare che legalizzava lo sterminio e la tortura delle nutrie, anche all’interno delle aree protette e al di fuori del periodo di caccia. Tuttavia nel febbraio del 2016 tali ordinanze furono revocate perché giudicate illegittime. Sono in corso progetti di controllo di colonie di nutrie tramite la sterilizzazione che potrebbero rappresentare un’alternativa all’abbattimento con armi da fuoco.

 

 

 

https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/roditori_la_nutria_un_immigrato_scomodo1

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La barca confiscata alla mafia diventa una biblioteca galleggiante.


Succede a Bari, la barca a vela è diventata una biblioteca galleggiante a disposizione di tutti.Il Ministero della Giustizia ha autorizzato che l’imbarcazione fosse utilizzata per attività sociali di inclusione per minori a rischio devianza, e l’associazione Marcobaleno ha ideato il progetto di trasformazione della barca in una piccola biblioteca.

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C’è voluto un anno di restaurazione, a opera dei tecnici della darsena Mar di Levante, che ha ha impiegato nei lavori dodici ragazzi minorenni sottoposti a misure penali o a carico dei servizi sociali.

 

 

 

https://libreriamo.it/libri/la-barca-confiscata-alla-mafia-diventa-una-biblioteca-galleggiante/

https://www.illibraio.it/biblioteca-galleggiante-1124589/

 

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Invecchiamento: la chiave dell’eterna giovinezza sta nei telomeri, che ora forse sappiamo come preservare.


I telomeri cambiano con il passare del tempo, accorciandosi a ogni divisione cellulare fino a perdere il loro ruolo di “cuscinetto” per impedire alla doppia elica di sfibrarsi. Cercare di potenziarli è da tempo l’obiettivo di molti studi, che però in passato sono sempre intervenuti sul DNA, alterando l’espressione genica. Ora un gruppo di ricercatori del Centro Nazionale di Ricerca Oncologica spagnolo, sembra aver scoperto come estendere i telomeri, e con essi la vita – in salute – dei topi, senza alterazioni genetiche, con una tecnica di coltivazione di cellule staminali embrionali.

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I ricercatori del CNIO stavano lavorando con alcune colture di iPS quando hanno notato che, dopo un certo numero di divisioni, queste acquisivano dei telomeri lunghi il doppio del normale. Incuriositi, sono andati a fondo, scoprendo infine che anche le cellule embrionali pluripotenti in coltura si comportavano allo stesso modo: i risultati sembrano attribuibili all’azione di un particolare enzima, la telomerasi.Ci sono voluti anni di studi prima che il gruppo riuscisse a ottenere, a partire da queste cellule embrionali, topi aventi il 100% delle cellule con telomeri iperestesi. I risultati, stando a quanto affermano i ricercatori, sono “senza precedenti”. I roditori vivono il 13% in più della media e sono più sani.

 

https://www.focus.it/scienza/scienze/longevita-invecchiamento-eterna-giovinezza

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I dieci falsi miti sui boschi italiani.


Torna puntuale anche quest’anno la festa dell’albero, una giornata sempre più importante vista la situazione in cui versa il nostro pianeta a causa della deforestazione e dell’inquinamento. Un’ottima occasione per ricordare a tutti noi che “Il momento migliore per piantare un albero era 20 anni fa. Il secondo miglior momento è ora”.

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  • I boschi italiani stanno scomparendo
    Falso: i boschi italiani in realtà continuano ad espandersi. Dalla fine della prima guerra mondiale ad oggi, la loro superficie è addirittura triplicata (attualmente sono 11 milioni di ettari).
  • Bosco significa solo legname
    Falso: il legname è solo uno dei tanti doni che ci fanno i boschi. Alberi e piante proteggono il suolo dall’erosione e dal dissesto idrogeologico, sono importanti ai fini della regolazione del ciclo dell’acqua e fissazione del carbonio, offrono l’habitat per la biodiversità e infine offrono spazi per attività sportive, educative, terapeutiche e ricreative.
  • I boschi italiani sono tutti naturali
    Falso: i boschi italiani in realtà sono anche il risultato dell’azione dell’uomo che li ha modellati nel corso dei secoli. L’88% di queste aree è attualmente antropizzata e di origine semi-naturale.
  • I boschi non vanno toccati
    Falso: una buona gestione dei boschi permette di valorizzarne i prodotti e servizi senza creare alcun danno. La gestione attiva è l’unico mezzo che può aiutare a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, dell’instabilità idrogeologica, degli incendi, della diffusione di patogeni e di specie invasive.
  • Chi pianta è buono, chi taglia è cattivo
    Falso: tagliare un albero non è di per sé un crimine, se fatto secondo piani di gestione responsabile che prevede che il taglio venga effettuato da operatori specializzati e secondo una pianificazione ben precisa che mira ad imitare le dinamiche naturali del bosco favorendo la rinnovazione naturale delle specie.
  • Più legno e carta vuol dire meno boschi
    Falso: il legno è il materiale di origine biologica, rinnovabile e riciclabile, più importante a disposizione dell’uomo. Possiamo quindi usarlo in maniera sostenibile, ad esempio tagliando le piante seguendo i ritmi naturali di rigenerazione del bosco. Usare legno, tra l’altro, significa spesso evitare di usare plastica o altri materiali inquinanti.
  • I boschi italiani sono di tutti
    Falso: il 63% dei boschi italiani risulta di proprietà privata, individuale o familiare. Il restante 34% dei boschi è invece di proprietà pubblica, molto spesso dei Comuni. Solo il 3% dei boschi italiani non ha proprietario o esso risulta sconosciuto.
  • Il fuoco è nemico dei boschi
    Parzialmente falso: il fuoco ha un suo ruolo negli ecosistemi forestali, in particolare quelli mediterranei. Gli incendi di origine naturale in italia sono però rari, il vero nemico dei boschi è l’abbandono dei terreni e la negligenza dell’uomo che, sommati ai cambiamenti climatici, portano ad un aumento degli incendi e della loro capacità distruttiva.
  • Le nostre foreste non valgono nulla
    Falso: il valore economico prodotto dalle foreste italiane è di 450 euro per ettaro all’anno. Il bosco protegge le nostre case dall’erosione del suolo e dalle alluvioni, ci assicura acqua pulita e produce l’ossigeno che respiriamo.
  • Quindi va tutto bene? Questi dati, purtroppo, non equivalgono a dire che tutto va bene. Come sottolinea FSC Italia, la situazione italiana è lontana dal principio della gestione forestale sostenibile. I boschi ricoprono circa il 40% del territorio italiano (Fonte: RAF Italia) ma ne utilizziamo solo una minima parte. Questa situazione di abbandono è un’occasione mancata di sviluppo che ci porta ad essere tra i principali importatori di legname in Europa e ci espone a rischi sempre maggiori a causa del dissesto idrogeologico e degli incendi.

 

 

 

 

Festa dell’albero: il quiz e i 10 falsi miti da sfatare sui boschi italiani