Pubblicato in: CRONACA

La ”Strage di viale Lazio”: una tragedia dimenticata a firma di Cosa Nostra


Offuscata dal terribile ricordo dell’attentato di Piazza Fontana, la Strage di viale Lazio fu la prima mattanza firmata da Cosa Nostra in quel di Palermo, accaduta appena due giorni prima della strage di Milano, il 10 dicembre 1969. Firmata dai Corleonesi, Riina e Provenzano verranno condannati soltanto quarant’anni dopo il delitto.

strage-di-viale-lazio-481x346.jpg

Sono gli anni iniziali del sacco di Palermo, quindi di quel boom edilizio che colpisce e sconvolge il capoluogo siciliano, che ha Salvo Lima come sindaco e Vito Calogero Ciancimino come assessore ai Lavori Pubblici. Due esponenti della Democrazia cristiana vicini alla corrente di Amintore Fanfani.
Accade qualcosa di strano. Piano regolatore completamente stravolto, un numero incredibile di licenze edilizie concesse, tantissime costruzioni in style Liberty distrutte. A costruire – ovviamente con prestanome – sono i boss dell’epoca. Stefano Bontate, Michele Cavataio, Salvatore La Barbera (il più legato ai corleonesi e a Ciancimino stesso), e altri. Cavataio, però, per accaparrarsi la fetta di appalti più alta, inizia a creare panico e scompiglio. Mettendo tutti contro tutti. È la mente della strage di Ciaculli, il 30 giugno 1963. Sette uomini delle forze dell’Ordine muoiono saltando in aria nel momento in cui trovano e aprono il bagagliaio di un’Alfetta, piena zeppa di tritolo.

Scatta la prima guerra di mafia. Tanti mafiosi vengono assassinati, e altrettanti arrestati. Tra questi proprio Luciano Liggio e Salvatore Riina, che però saranno assolti nel 1969 a Bari per insufficienza di prove. Dopo l’assoluzione, quindi, i capimafia si organizzano e Cavataio va punito.
Palermo, 10 dicembre 1969. Un commando composto da Salvatore Riina – non si è mai saputo se ha partecipato alla strage materialmente o resta in macchina – Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella, Emanuele D’Agostino, Gaetano Grado, Damiano Caruso, travestiti da agenti di polizia arrivano in viale Lazio per uccidere il super boss. Pare che le indicazioni fossero che lui soltanto dovesse morire, in realtà però, uno del commando, inizia a sparare su alcuni impiegati disarmati molto probabilmente impossessato dalla paura. È l’inizio della mattanza.
L’ultimo a cedere è Cavataio, che prima di essere ucciso – testa fracassata dal calcio del fucile di Provenzano e poi finito con un colpo di pistola alla testa – ha il tempo di uccidere Calogero Bagarella, il cui cadavere fu portato via subito dopo la strage e portato chissà dove.
Le condanne arrivano qualche anno dopo. Nel 2009. Provenzano e Riina sono condannati all’erga

 

 

 

 

 

 

http://www.antimafiaduemila.com/home/rassegna-stampa-sp-2087084558/114-mafia-flash/68193-la-strage-di-viale-lazio-una-tragedia-dimenticata-a-firma-di-cosa-nostra.html

Pubblicato in: CRONACA

Grazia Deledda e il nobel per la letteratura 1926


Era un freddo 10 Dicembre del 1927 quando Grazia Deledda riceveva a Stoccolma il Premio Nobel per la Letteratura.All’epoca nessuna donna italiana aveva mai vinto il premio nobel e poche erano le donne che, in generale, riuscivano ad emergere in una società di uomini. Ma lei ci riuscì. Lei che aveva “vissuto coi boschi, i venti e le montagne” e che avrebbe portato per sempre con sé la sua Sardegna, affrontando ampi consensi ma anche aspre critiche.La candidatura di Grazia Deledda fu favorita non dagli italiani bensì da un gruppo di intellettuali svedesi. E per la seconda volta nella storia del Premio, a vincerlo era una donna.

deledda.png

Quasi dieci anni dopo il nobel, nel 1936, Grazia si spegneva a Roma, uccisa da un tumore al seno di cui soffriva da tempo, lasciando incompiuta la sua ultima opera “Cosima, quasi Grazia”, autobiografica, che apparirà nel Settembre di quello stesso anno sulla rivista “Nuova Antologia”, a cura di Antonio Baldini, e poi verrà pubblicata col titolo “Cosima”.

 

 

Grazia Deledda e il nobel per la letteratura 1926