Pubblicato in: CRONACA

Entriamo negli anni venti: il secolo diventa adulto.


L’introduzione delle nuove tecnologie, a partire dalla fine del Novecento, ci ha trasformato in incontenibili generatori di dati. Smartphone, tablet, laptop ed ogni altro oggetto hi-tech ci consentono di creare, scambiare, consultare e cercare dati senza limiti o soluzione di continuità. È la maggiore attività degli abitanti del Pianeta: accomuna potenze globali e Paesi emergenti, gli abitanti di New York e di Jackarta, trasforma le professioni e crea opportunità ma pone anche pericoli come attacchi cibernetici, infiltrazioni maligne, bullismo digitale e fake news. Governare i dati è la più impellente sfida del nostro tempo. Per i singoli serve a proteggere i propri diritti, per le comunità a garantire le proprie identità, per le aziende a tutelare i propri brevetti, per gli Stati a mantenere la propria sovranità, per le organizzazioni internazionali a moltiplicare gli scambi ed arginare i conflitti.

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Estendere lo Stato di Diritto allo spazio digitale significa affrontare la sfida del nostro tempo ovvero includere altre dimensioni dell’esistenza umana nello spazio dove i singoli individui sono protetti e possono dunque creare liberamente. Farlo oggi appare talmente difficile da sembrare impossibile perché mancano conoscenze, nozioni, teorie, leggi e regolamenti necessarie all’impresa. Ma tirarsi indietro è proibitivo perché significherebbe consentire allo spazio digitale di trasformarsi in un generatore di anarchia e violenza in dosi tali da mettere a rischio la nostra sicurezza e prosperità. E l’imponenza della sfida non deve intimorirci perché la Storia dell’umanità è disseminata di momenti simili: se avessimo avuto paura dell’immensità dello spazio non saremmo sbarcati sulla Luna, se avessimo temuto la forza degli Oceani non avremmo scoperto il Nuovo Mondo, se avessimo creduto a totem e tabù un’infinità di scoperte scientifiche ed umanistiche non avrebbe allungato e migliorato le nostre vite. Ma ogni volta che un piccolo passo del sapere si è trasformato in un salto per l’umanità è avvenuto per la scelta ed il coraggio di singoli uomini e donne che hanno creduto nella responsabilità personale di innovare per il bene collettivo. Questa è la frontiera sulla quale siamo, all’inizio degli anni Venti del XXI secolo, ed è emozionante attraversarla assieme, cercando attorno a noi chi saranno i protagonisti del passaggio dalla rivoluzione al governo dei dati.

 

 

 

 

https://www.lastampa.it/opinioni/editoriali/2019/12/31/news/verso-gli-anni-venti-il-nostro-speciale-1.38270997

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