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“Il mio secolo bellissimo e triste”Osip Mandel’štam.


Nel dicembre 1938 il mondo perdeva uno dei suoi maggiori poeti, e non lo sapeva. In un lager dell’Estremo oriente sovietico moriva Osip Mandel’štam.

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Della sua memoria, sopravvissuta a stento, siamo debitori alla moglie Nadežda. Nadežda Mandel’štam riuscì a salvare le poesie del marito Osip, morto a causa delle purghe staliniane, mandandone a memoria i versi. Non usò solamente la propria, di memoria, ma anche quella degli altri, trasmettendo ogni poesia a dieci persone per volta. Quando arrivò alla decima poesia, cento persone conoscevano e trasmettevano i versi del marito. E così via. A quel punto, per quanto nascosta e segreta, la poesia di Mandel’štam si era pian piano trasformata in un fiume carsico che attraversava la Russia, per riemergere poi con forza al termine del periodo staliniano. Tra le persone che Nadežda incontrò in questa paziente opera di trasmissione ci fu Joseph Brodsky, futuro premio Nobel.

 

 

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«Nostalgia della cultura mondiale»: le letture di Osip Mandel’štam

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Prima gli italiani; i soldati neri morti per noi nella Seconda guerra mondiale.


Il battaglione Buffalo, tutto composto da afroamericani, era impiegato per le azioni disperate.

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La 92ª divisione di fanteria, conosciuta come Buffalo Soldiers,  combatté durante la  seconda guerra mondiale . Il tenente John R. Fox apparteneva al 366º Reggimento di fanteria quando sacrificò la sua vita per sconfiggere i tedeschi e salvare la vita dei propri compagni. Nel dicembre 1944, Fox faceva parte di una piccola squadra di osservatori che si offrirono volontariamente di avanzare fino al villaggio di  Sommocolonia, nella valle del  fiume Serchio.Le forze americane furono costrette ad abbandonare il villaggio dopo essere stati accerchiate dai tedeschi. Dalla sua posizione al secondo piano di una casa, Fox diresse il fuoco difensivo dell’ artiglieria.

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I tedeschi occupavano le strade e attaccavano in forze, superando abbondantemente in numero il piccolo gruppo di soldati americani. Fox comunicò via radio per aggiustare il tiro dell’artiglieria più vicino alla sua posizione, poi comunicò di sparare ancora più vicino. Il soldato che ricevette l’ordine di Fox rimase impietrito, perché se avesse ottemperato la posizione di Fox sarebbe stata colpita, uccidendo Fox. Quando fu riferita la situazione a Fox egli rispose: “Fire it!” (Fate fuoco!) Questo sacrificio ritardò l’avanzata tedesca, consentendo alle altre unità statunitensi di riorganizzarsi per reagire all’attacco.

Il suo gesto avrebbe aiutato le forze statunitensi, costrette alla temporanea ritirata, ad organizzare un contrattacco per riprendere il controllo del villaggio.

La motivazione ufficiale della Medal of Honor riporta che le truppe americane, dopo il ritorno nel paesino, avrebbero trovato il corpo di Fox in mezzo ai cadaveri di circa cento soldati tedeschi.

 

 

 

https://it.wikipedia.org/wiki/John_Fox_(militare)

https://rep.repubblica.it/pwa/robinson/2020/01/01/news/prima_gli_italiani_i_soldati_neri_morti_per_noi_nella_seconda_guerra_mondiale-244781561/