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l’Epifania nei grandi capolavori della storia dell’arte.


L’episodio dell’Adorazione dei Magi, raccontato nel Vangelo di Matteo, fu uno dei temi più ricorrenti nell’arte a cavallo fra Quattro e Seicento. Questo perché si proponeva come strumento perfetto per inserire episodi legati alla contemporaneità e celebrare il potere e la ricchezza dei committenti: ma il sentimento religioso ispirato dalla manifestazione della divinità del Bambino ha sempre affascinato gli artisti, che in modi diversi hanno tentato di restituire la sacralità di quell’attimo

Masaccio.

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La scena dipinta da Masaccio rispetta ancora i canoni tradizionali, con la scena e i personaggi rappresentati di profilo. La raffigurazione è particolare, in quanto vi si trovano alcuni personaggi vestiti con cappelli alla moda dell’epoca e con lunghi mantelli grigi, che lasciano scoperte le gambe coperte da calzamaglie. Si tratta probabilmente delle figure dei committenti.

Botticelli.

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Sandro Botticelli fu il primo, con la sua “Adorazione dei Magi di Santa Maria Novella” del 1474 a porre la Sacra Famiglia al centro e i Magi alla base di una piramide ideale al cui vertice sta la figura di Maria.

Leonardo da Vinci.

"Adorazione dei Magi" di Leonardo da Vinci, Galleria degli Uffizi

Leonardo riprende questa innovazione, rivoluzionando anche la scena stessa: nella sua Adorazione l’episodio è raffigurato in un momento ben preciso, quello in cui il Bambino, facendo un gesto di benedizione, rivela la sua natura divina quale portatore di Salvezza (Leonardo coglie qui il senso più profondo e sacro del termine “epifania”). Sconvolgimento interiore, sentimento del divino e stupore: Leonardo inserisce per la prima volta una dimensione strettamente simbolica nella rappresentazione della venuta dei Magi.

Albrecht Dürer.

Albrecht Dürer, "Adorazione dei Magi", Galleria degli Uffizi

L’importanza di questo quadro sta soprattutto nell’ armoniosa commistione di elementi italiani e nordici: dopo il suo viaggio a Venezia infatti, la sua pittura si arricchisce di dettagli sontuosi, drappi ricchi e colorati, tipici appunto della grande tradizione italiana dell’epoca.

Domenico il Ghirlandaio.

"Adorazione dei Magi degli Innocenti", il Ghirlandaio, Galleria dello Spedale degli Innocenti

la composizione piramidale dei personaggi, con alla base due dei Magi e con il terzo in piedi sulla sinistra, è un chiaro esempio della novità introdotta da Domenico il Ghirlandaio

Diego Velázquez
"Adorazione dei Magi" di Velasquez (1619), Museo del Prado, Madrid

Il pittore spagnolo dipinse la sua personalissima e intima Adorazione nel 1619, a soli vent’anni. A differenza di altre grandi rappresentazioni della venuta dei Magi alla capanna del Bambino Gesù, che utilizzavano la scena biblica per inscenare un omaggio ai potenti del tempo vestendoli dei panni dei protagonisti, nel quadro di Velasquez non compare alcun personaggio noto: vengono rappresentati, invece, i membri della sua famiglia.

Nella scena compare lo stesso pittore nei panni di Melchiorre, inginocchiato in primo piano. Il volto di Gaspare sarebbe quello di suo suocero Pacheco, mentre quello di Baldassarre quello di un suo servitore. Per dipingere Maria, si racconta che Velasquez abbia fatto posare sua moglie Juana, mentre il Bambino sarebbe sua figlia, appena nata. L’Adorazione dei Magi di Velasquez, conservata presso il Museo del Prado, è famosa per essere diversa dalle altre, per aver rappresentato in modo intimo e familiare una delle scene più famose e ricorrenti dell’epoca.

 

 

 

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