Pubblicato in: CRONACA

I triangoli del dolore


Primo Levi “L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”.

Una volta sorpassati i cancelli dei campi di sterminio, i prigionieri erano denudati, rasati a zero. Da lì in poi l’unico abito indossato è una divisa a strisce grigio-azzurre. La zebrata, sempre la stessa, perché non è consentito lavarla. Una casacca e un paio di pantaloni per i maschi, un camicione per le femmine, sono imposti a tutti i prigionieri, inclusi i bambini.Per snellire le pratiche di identificazione cuciti sulle divise ci sono dei triangoli colorati, attribuiti in base alla presunta colpa. Una sorta di folle sistema semiologico di identificazione della persona.

i triangolidella vergognagiornata della memoria

Agli ebrei sono assegnati due triangoli gialli sovrapposti come a formare la Stella di David. Già nel 1941 l’obbligo di portare la Stella di David con scritta la parola “Jude” (giudeo in tedesco) fu imposto agli ebrei al di sopra dei 6 anni nelle zone occupate dalla Germania nazista

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I triangoli rossi identificano i prigionieri politici, composti per la maggior parte da comunisti, socialdemocratici e anarchici, nei cui confronti è stato emesso un mandato di arresto per motivi di sicurezza.

Nel 2002 il Governo tedesco ha chiesto ufficialmente scusa alla comunità gay. Gli omosessuali sono stati a lungo vittime dimenticate del regime nazista, ma numerosi furono internati e uccisi nei campi di concentramento. A distinguerli dagli altri prigionieri era il triangolo rosa, cucito sulla divisa all’altezza del petto. Più di un milione di tedeschi sospettati di “attività omosessuali” sono stati  colpiti di cui almeno 100 mila sono stati arrestati, interrogati e processati, e non meno di 50 mila condannati alla carcerazione.

Indossavano il triangolo nero gli asociali. Le donne che amavano le donne erano, secondo l’ideologia nazista, un pericolo ai valori dello stato. Essere lesbica era considerata un’aggravante rispetto ad altre imputazioni (ebree, ladre, prostitute…). Essere lesbica significava non obbedire al volere dei maschi che pretendevano in ogni caso e in ogni modo di sottomettere la donna.

Il triangolo marrone era il simbolo delle vittime di uno degli olocausti dimenticati della seconda guerra mondiale, il Porajmos (Grande Divoramento) o Samudaripen (Tutti Morti) in lingua romanì, durante il quale persero la vita oltre 500mila persone rom e sinti. In una sola notte, il 2 agosto, 2.897 persone tra uomini, donne e bambini trovarono la morte nel crematorio numero 5, quello più vicino allo Zigeunerlager, il campo per famiglie zingare di Auschwitz-Birkenau.

 Il triangolo viola è destinato ai testimoni di Geova, o Studenti Biblici, come venivano chiamati allora, spesso accusati di essere vicini a ebrei e comunisti. Perseguitati dalla Germania nazista, furono tra i primi ad essere internati nei campi, già dal 1933. Si stima che circa 10mila, su una comunità di 25mila persone, finirono nei campi di concentramento per il rifiuto di giurare fedeltà al Führer e prestare il servizio militare, e 2mila furono uccisi. A molti genitori fu tolta la potestà dei figli, rinchiusi nei centri di rieducazione o affidati a genitori nazisti.

 

 

 

 

 

 

Giornata della Memoria: i triangoli del dolore

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