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La storia (dimenticata) dei bambini di Sciesopoli


Nel secondo dopoguerra, un paesino del bergamasco ospitò per anni centinaia di bambini ebrei orfani, sopravvissuti all’Olocausto. Oggi l’edificio che li ospitò è in rovina e molti vorrebbero trasformarlo in un museo alla memoria.

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Di fronte all’emergenza dei piccoli sopravvissuti, il paese di Selvino, borgo agricolo su un altopiano che domina la val Seriana, a quasi mille metri di altitudine, sembra il luogo ideale: nell’autunno del 1945 l’edificio chiamato Sciesopoli si rianima di centinaia di voci diverse, yiddish, polacco, rumeno, tedesco.

Era un mondo tutto da ricostruire, non solo esteriormente: per gli animi devastati degli ottocento giovani sopravvissuti si imponeva un nuovo metodo pedagogico, che tenesse conto sì delle sofferenze, ma che le lasciasse alle spalle per ridare un senso e una speranza, una nuova autostima e consapevolezza, una fiducia unita alla voglia di riuscire. E così, grazie all’applicazione di nuovi metodi psicopedagogici, il direttore Zeiri organizza, oltre alla scuola, un giornalino, un parlamento e una repubblica dei bambini in miniatura, corsi di pittura e musica, oltre al gioco, al teatro, corsi di artigianato.

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I bambini del paese di Selvino giocavano con i bambini di Sciesopoli, organizzavano tornei di calcio e passeggiate, nascevano amicizie. Finché nel 1948, alla nascita dello Stato di Israele, i ragazzi lasciarono la grande struttura per una nuova patria e Sciesopoli fu chiusa. Partirono ragazzi e ragazze dei quali ancora oggi non si conoscono tutti i nomi, poiché carte e documenti conservati nell’Archivio di stato di Bergamo sono stati distrutti durante un’alluvione: la documentazione era già frammentaria per ammissione dei responsabili, visto che di fronte a ottocento bambini non c’era molto tempo da dedicare alla burocrazia.

La grande casa di Sciesopoli, nonostante fosse stata costruita con impeccabili e solidi materiali, marmi e raffinata architettura, è abbandonata dagli anni Ottanta, e ora è in rovina, con alberi che crescono rigogliosi all’interno della struttura, depredata da arredi ed elementi decorativi. Il progetto del museo resta attuale, soprattutto in momenti come questo, sull’orlo di una crisi umanitaria in Italia, in Medio Oriente, ai confini della civilissima Europa.

 

 

 

La storia (dimenticata) dei bambini di Sciesopoli