In questi giorni difficili per il nostro Paese, il plauso al servizio sanitario nazionale è unanime: nonostante le difficoltà dovute ai continui tagli e alla mancanza di personale, lo sforzo di medici e infermieri per fronteggiare questa crisi è senza precedenti. Se a oggi riusciamo a rispondere a una simile emergenza sanitaria è perché qualcuno credeva che l’accesso alle cure dovesse essere libero e gratuito per tutti. E a farlo è stata una donna, Tina Anselmi.
Prima della nascita del Ssn, la sanità pubblica era molto eterogenea e frammentata. C’erano gli enti e le casse mutualistiche, come l’Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) o l’Inam (Istituto nazionale per l’assicurazione contro le malattie), che funzionavano come le assicurazioni sanitarie ancora in vigore in alcuni Paesi, ad esempio negli Stati Uniti: chi aveva una mutua, pagata in parte con i contributi e in parte dal datore di lavoro, poteva usufruire di determinati servizi fino a un tetto massimo di spesa, mentre tutto quello che non rientrava doveva essere pagato di tasca propria. C’erano poi i medici condotti, la cui presenza però dipendeva dal singolo comune, e varie altre strutture di carità o a gestione pubblica, come i sanatori, che però trattavano solo certi tipi di malattie che richiedevano lunghe degenze, come ad esempio la tubercolosi polmonare.
Riconoscendo che lo Stato “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”, la Costituzione all’art. 32 pose la premessa per un sistema sanitario nazionale e gratuito. L’art 32 è la prima delle quattro tappe che portarono alla nascita del sistema sanitario per come lo conosciamo oggi. Le altre due sono l’istituzione del ministero della Salute nel 1958, coincidente con una grave epidemia di poliomelite, e la Legge Mariotti del 1968, che sancisce la nascita dell’assistenza ospedaliera pubblica. Il principio di questa norma, ispirato dalla Costituzione, è che i neonati ospedali dovessero offrire cure a chiunque ne avesse bisogno, ma ancora mancava un vero e proprio sistema sanitario, ultima tappa del percorso.
Il Ssn viene istituito con la legge 833 del 23 dicembre del 1978, dopo molti compromessi e negoziazioni, guidate appunto da Tina Anselmi. La sua costituzione si accompagna a due importanti conquiste per il diritto alla salute: la chiusura dei manicomi con la legge Basaglia (che verrà poi accorpata alla 833) e la depenalizzazione dell’aborto, che coincide con l’istituzione dei consultori pubblici, che ancora oggi sono le strutture di riferimento per l’accesso alle cure riproduttive di ogni tipo. Nonostante la sua fede cattolica, Tina Anselmi non si è mai opposta al diritto all’aborto, ma anzi ha accompagnato la nascita della leggecon senso di responsabilità, mettendo al centro la salute delle donne e il rispetto del processo democratico prima di ogni altra sua convinzione personale.