Rosso Malpelo e il lavoro minorile in Italia.


L’Italia non è del tutto immune da questo problema. E non lo è stato per niente nel nostro recente passato. Lo sapeva bene Giovanni Verga che attraverso Rosso Malpelo denunciò la povertà e lo sfruttamento minorile negli anni in cui il Regno d’Italia si era da poco formato. Lo sapeva bene lo scrittore verista che con le sue inchieste sui “carusi siciliani” diede voce ai bambini sfruttati nelle zolfare, costretti a lavorare nelle miniere per pochi picciuli. E non erano gli anni di quel Medioevo lontanissimo da noi, erano gli anni in cui si stava per tagliare il traguardo del Novecento. Appena ieri nel nostro Paese, era così.

verga-rosso-malpelo

E oggi? L’ossimoro bambini-lavoratori lo associamo solo alla novella e all’inchiesta verghiana o trova ancora riscontro nel reale? Purtroppo, attualmente, sarebbero circa 340 mila i minori sotto i sedici anni costretti a lavorare in Italia, spesso ai limiti dello sfruttamento. Inoltre, data la particolare fascia d’età ciò comporta l’allarmante fenomeno della dispersione scolastica. Secondo Save the Children l’Italia presenta un tasso di dispersione scolastica, 18,2%, che è tra i più elevati d’Europa.

L’infanzia e l’adolescenza sono protette dalla Convenzione del 1989 nella quale, in ben 54 articoli, si affermano garanzie di tutela dell’infanzia.Forse per troppo tempo abbiamo guardato il problema dalla prospettiva sbagliata. Forse siamo stati troppo distanti dalle miniere dei tanti Rosso Malpelo, dalle favelas brasiliane, dalle metropoli asiatiche, latino-americane e africane. Forse dobbiamo fare un passo in più, solo uno, per andare oltre. Per non fermarsi ai capelli rossi, come scrive Sergio Campailla, scrittore, critico letterario e accademico italiano, ma perdersi negli occhi, negli occhi suoi: “gli occhi di Malpelo”.

 

Oggi si celebra la Giornata Mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile

 

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