29 settembre del 1944, Marzabotto. 1.830 vittime.


Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone, persone in piedi e attività all'aperto

«Questa è memoria di sangue, di fuoco, di martirio, del più vile sterminio di popolo, voluto dai nazisti di von Kesselring, e dai loro soldati di ventura, dell’ultima servitù di Salò, per ritorcere azioni di guerra partigiana.»

Salvatore Quasimodo, epigrafe alla base del faro monumentale che sorge sulla collina di Miana, sovrastante Marzabotto.

I versi di Salvatore Quasimodo sembrano accompagnare chi si arrampica fino al cimitero di Casaglia, sopra Marzabotto, sull’Appennino bolognese. Lo sterminio degli innocenti che le SS compirono 77 anni fa nelle terre attorno a Monte Sole, hanno impresso un segno profondissimo e doloroso nella storia dell’intero popolo italiano. In quello che è stato il più grande, spaventoso e disumano eccidio nazifascista che l’Italia abbia conosciuto durante il secondo conflitto mondiale, donne e uomini, bambini e anziani vennero barbaramente uccisi secondo una logica di annientamento che travalicò persino gli orrori della guerra.

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