Rogo rifiuti italiani in Tunisia.


Potrebbe essere un'immagine raffigurante 3 persone, persone in piedi, incendio e attività all'aperto

I rifiuti inviati illegalmente dal porto di Salerno alla Tunisia hanno preso fuoco. L’incendio è divampato oggi presso l’azienda Soreplast di Sousse, in Tunisia, dove erano attualmente stoccati i rifiuti di 70 container, ossia la parte sdoganata dei 282 arrivati dall’Italia.

Una gigantesca nube di fumo nero ha oscurato il cielo e si è estesa per le campagne vicine allo stabilimento in cui erano stoccati i rifiuti. Com’è facile immaginare, l’aria è diventata irrespirabile e ci sono volute diverse ore per domare completamente le fiamme.

Ma l’incidente accaduto nell’azienda importatrice di rifiuti non è affatto una novità, specialmente in Tunisia. Purtroppo è soltanto l’ennesimo disastro ambientale annunciato, in questo caso provocato dal traffico illegale di spazzatura che vede protagonista il nostro Paese. I rifiuti in questione, che prendendo fuoco hanno avvelenato l’aria della Tunisia, erano partiti dal porto di Salerno.

In Italia manca un sistema autosufficiente di gestione in grado di agevolare un circuito virtuoso, consentendo così di ridurre drasticamente i viaggi dei rifiuti e di poter ridurre i rischi legati al filo troppo sottile che oggi, soprattutto nel mondo delle esportazioni, divide la legalità dall’illegalità. Più i rifiuti viaggiano verso l’estero, più alto è il rischio dei traffici illeciti.

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