In ricordo di Javier Marías.


Si è spento domenica Javier Marías, per l’infausta evoluzione di una polmonite bilaterale. Nato a Madrid nel 1951, era uno degli scrittori in lingua spagnola più importanti del mondo.
Da noi i suoi libri cominciano a essere pubblicati e apprezzati a partire dalla fine degli anni Novanta, ma è soprattutto all’alba del nuovo millennio che ottengono grande successo e prestigiosi riconoscimenti. Il suo ultimo romanzo, “Tomás Nevinson”, un’opera che, tenendo sullo sfondo episodi reali del terrorismo europeo (in particolare alcuni attentati dell’Ira e dell’Eta), svolge una riflessione sui limiti di ciò che è lecito fare e sulle nefaste conseguenze che a volte accompagnano la volontà di evitare il male peggiore.Con lui se ne va lo scrittore, il traduttore e il giornalista, una penna che ha saputo creare suggestioni magiche che pur rimanendo al di fuori dagli schemi della narrazione classica diventavano però eterne, nel momento stesso in cui raggiungevano il lettore o la lettrice. Un ritmo che incatena, una riga dopo l’altra, libri che seguono chi li sceglie e lo accompagnano fino all’ultima sillaba. E oltre.

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