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Il plotone perduto.


Il 26 marzo del 1944, quindici soldati italoamericani furono trucidati dai nazisti ad Ameglia, in Liguria, dopo il fallimento di una missione di sabotaggio. Ragazzi nati da famiglie di migranti, che hanno combattuto e sacrificato la loro vita per la libertà di tutti noi.Quindici giovani eroi dei quali rimangono appena i nomi incisi su una lapide in un borgo perso tra il mare e i monti.

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Le operazioni Ginny I e Ginny II furono due fallite missioni di sabotaggio tentate dallo Office of Strategic Services (O.S.S.) americano, durante la campagna in Italia nella Seconda Guerra Mondiale. L’obbiettivo delle missioni era di far saltare in aria un tunnel ferroviario nella linea Genova – Pisa, all’altezza di Framura, in modo da interrompere le comunicazioni tra la Germania e le forze tedesche impegnate, in quel periodo, negli aspri combattimenti di Cassino.
La prima missione, Ginny I, fu tentata nella notte tra il 27 ed il 28 febbraio 1944, quando 15 commando sbarcarono sulla terraferma ad ovest del piccolo comune di Framura; non riuscendo ad individuare il tunnel obbiettivo del sabotaggio, i commando si resero conto di essere sbarcati nel punto sbagliato, e quindi venne deciso di annullare la missione.
La missione Ginny II fu intrapresa il mese successivo, per tentare di portare a compimento gli intendimenti del piano originale. Il 22 marzo 1944 avvenne un nuovo sbarco, che tuttavia si rivelò nuovamente lontano dal punto prestabilito. I quindici commando, impossibilitati a ritornare indietro, vennero catturati da forze italo-tedesche due giorni dopo. Inviati a La Spezia per essere interrogati, nonostante vestissero uniformi militari, vennero fucilati la mattina del 26 marzo per ordine del comandante del LXXV Armee-Korps, generale Anton Dostler. Per questo crimine, alla fine della guerra lo stesso Dostler venne condannato a morte da un tribunale militare americano, e fucilato ad Aversa, il 1º dicembre 1945

Elenco delle vittime decedute
1. Vincent Russo, di 28 anni, tenente US Army.
2. Paul J. Traficante, di 26 anni, tenente US Army.
3. Alfred L.De Flumeri, di 33 anni, sergente US Army.
4. Liberty J. Tremonte, di 24 anni, caporale tecnico US Army.
5. Joseph M. Farrell, di 22 anni, caporale tecnico US Army.
6. Salvatore DiSclafani, di 28 anni, caporale tecnico US Army.
7. Angelo Sirico, di 23 anni, caporale tecnico US Army.
8. Thomas N. Savino, di 29 anni, caporale tecnico US Army.
9. John J. Leone, di 22 anni, caporale tecnico US Army.
10. Joseph A. Libardi, caporale tecnico US Army.
11. Livio Visceli, di 28 anni, sergente tecnico US Army.
12. Dominick Mauro, di 27 anni, sergente US Army.
13. Joseph Noia, di 25 anni, sergente US Army.
14. Rosario Squatrito, di 22 anni, caporale tecnico US Army.
15. Santoro Calcara, di 24 anni, caporale tecnico US Army.
– tutte le vittime facevano parte dell’ US Army OSS 2677 Special Reconnaissance Regiment (Company D)

 

 

https://www.repubblica.it/cronaca/2019/03/24/news/il_plotone_perduto_la_storia_di_15_eroi_di_guerra_dimenticati_a_75_anni_dal_loro_sacrificio-222385140/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P8-S2.6-T1

https://www.repubblica.it/cronaca/2019/03/22/foto/75_anni_fa_l_eccidio_nazista_di_15_soldati_italoamericani_le_immagini_del_plotone_perduto_-222266779/1/#1

http://www.cittadellaspezia.com/Val-di-Magra/Cronaca/Ameglia-ricorda-le-vittime-dell-eccidio-179029.aspx

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Argentina:24 marzo 1976, militari al potere. L’inizio della “guera sucia”


La guerra sporca un programma di repressione violenta attuato con lo scopo di distruggere la cosiddetta “sovversione”, rappresentata dai gruppi guerriglieri marxisti o peronisti attivi in Argentina dal 1970, ed eliminare in generale qualunque forma di protesta e di dissidenza nel Paese presente nell’ambiente culturale, politico, sociale, sindacale e universitario.

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La brutale campagna repressiva ebbe il suo momento culminante tra il 1976 e il 1979 e venne condotta in segreto, al di fuori di ogni controllo legale, da una serie di corpi speciali e di unità “antisovversive” costituite dalle forze armate e dalla polizia federale, secondo i programmi pianificati e attuati dalla Giunta militare argentina del Processo di riorganizzazione nazionale, capeggiata dal generale Vileda e dai suoi successori, generali Viola, Galtieri e Bignone.

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Caratterizzata dalla massiccia violazione dei  diritti umani e civili nei confronti della popolazione con l’utilizzo di metodi quali la privazione della libertà senza procedimenti giudiziari, la detenzione in luoghi segreti controllati dalle forze armate, la tortura, gli omicidi  e le sparizioni; durante questo periodo, oltre alle migliaia di persone incarcerate, vi furono circa 2.300 omicidi politici e circa 30.000 persone scomparvero  (desaparecidos), delle quali circa 9.000 accertate dalla  Comision Nacional sobre la Desaparicion de Personas.

 

 

 

 

http://www.tuttostoria.net/tutto-storia-autori.aspx?code=934

https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_sporca

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20 anni fa il tragico incendio nel traforo del Monte Bianco che causò 39 morti.


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Il rogo mise a nudo l’insufficienza dei sistemi di sicurezza nel lungo tunnel che collega l’Italia e la Francia. Le fiamme divamparono per ore e per 39 delle persone coinvolte non ci fu scampo Il 24 marzo 1999.

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Dopo questi drammatici avvenimenti, il tunnel restò chiuso per tre anni e riaperto unicamente per le automobili il 9 marzo 2002, dopo lunghi lavori di riparazione e ristrutturazione (la volta, fortemente danneggiata, è stata completamente rifatta).  Il tribunale di Bonneville (Alta Savoia) il 27 luglio 2005 ha emesso una prima sentenza. A conclusione di una lunga istruttoria, il giudice ha decretato che “la catastrofe poteva essere evitata“. Numerose le condanne. Gerard Roncoli, il capo della sicurezza di competenza francese: trenta mesi (di cui almeno 6 effettivamente scontati). Il presidente della Atmb Rémy Chardon: ventiquattro mesi. Michele Tropiano, ex direttore di esercizio della ‘Sitmb’ Società Italiana Traforo Monte Bianco’, la concessionaria italiana del tunnel: ventiquattro mesi. Christian Basset, ex direttore della Sgtmb – Société de Gestion du Tunnel du Mont Blanc, società che forniva il personale alla Atmb: ventiquattro mesi. Claudio Lyveroulaz, responsabile della sicurezza per la Sitmb: sedici mesi. Daniel Claret-Tournier, controllore della Atmb: sedici mesi. Marcello Meysellier, controllore della Simtb: dodici mesi. Marcel Charlet, sindaco di Chamonix: sei mesi. Chantal Lecomte, 57 anni, funzionario della divisione strade del Ministero dei Trasporti francese: sei mesi. Gilbert Dégrave, autista del tir da cui l’incendio è originato: quattro mesi. Prosciolta la Volvo produttrice del tir incendiatosi.

 

 

 

 

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Incendio-nel-traforo-del-Monte-Bianco-24-marzo-1999-39-morti-6d3a42cb-acef-4a9c-92b7-e68f098a163a.html#foto-1

http://www.valledaostaglocal.it/2019/03/24/leggi-notizia/argomenti/cronaca-4/articolo/ricordati-i-20-della-tragedia-del-traforo-del-monte-bianco-e-le-39-vittime.html

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75 anni fa l’eccidio delle Fosse Ardeatine


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Il 24 marzo 1944, nei pressi di Roma, è il giorno dell’eccidio delle Fosse Ardeatine: 335 persone vengono fucilate. La rappresaglia per l’attentato di Via Rasella, dove avevano trovato la morte 33 militari tedeschi, è guidata dal colonnello Herbert Kappler, coadiuvato dal capitano Priebke. La maggior parte delle vittime viene dal carcere di Regina Coeli e dalla prigione di via Tasso; cinquanta sono state scelte e consegnate dal questore fascista Pietro Caruso che  non fece nulla per tentare di dissuadere i nazisti e di evitare la strage di tanti innocenti. Anzi collaborò. Si rivolse al ministro degli Interni Guido Buffarini Guidi. Ecco il suo resoconto: «Kappler pretende da me 50 prigionieri da far fucilare per rappresaglia. Cosa devo fare? Mi rimetto a voi, Eccellenza. Speravo che il ministro volesse trattare direttamente con Kappler. Lui mi rispose: “Che posso fare? Sei costretto a darglieli. Altrimenti chissà cosa potrebbe succedere. Sì, sì, dateglieli!”. Avendo ottenuto l’autorizzazione, o per meglio dire l’ordine, mi sentii sollevato». Questo era il comportamento dei rappresentanti di quella repubblica.

 

 

 

https://www.lastampa.it/2019/03/24/italia/marzo-nelleccidio-delle-fosse-ardeatine-sono-fucilate-persone-fUQHWtD7zhgLng2Sit1VVO/pagina.html

http://www.patriaindipendente.it/primo-piano/le-fosse-ardeatine-sangue-innocente/

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Giornata mondiale dell’acqua: nessuno deve restare indietro


Un bene primario di cui ci sarà sempre maggiore richiesta, un diritto troppo spesso violato: l’acqua è fondamentale per il benessere economico e sociale, ma è proprio ai più poveri che viene venduta a caro prezzo, mentre i ricchi hanno facilità di accesso.

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DIRITTO DI BASE. L’accesso all’acqua pulita e a servizi igienico-sanitari adeguati è indispensabile per appianare le disuguaglianze socio-economiche, oltre a essere un diritto fondamentale per sostenere la salute delle persone e garantire la loro dignità di esseri umani. Questo diritto non è temporaneo, non può essere revocato e non è soggetto all’approvazione degli Stati: deve poter essere garantito a tutti senza distinzioni, anche in base a quanto sancito dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

I nuovi dati diffusi dalle Nazioni Unite sulle risorse idriche nel mondo.

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Sono 2.1 miliardi nel mondo le persone che vivono senza acqua corrente in casa.

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159 milioni di persone nel mondo raccolgono l’acqua da bere da fonti non controllate dal punto di vista sanitario, come stagni o corsi d’acqua.

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Ogni giorno sono più di 700 i bambini di età minore di 5 anni che muoiono di diarrea legata alle scarse condizioni igieniche e a quelle sanitarie dell’acqua potabile.

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Nell’80% delle case prive di acqua corrente, sono donne e ragazze ad essere deputate alla raccolta dell’acqua.

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Una scuola elementare su quattro non ha servizi di acqua potabile, costringendo i bambini a soffrire la sete o a bere acqua non protetta dal punto di vista sanitario.

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Secondo i dati ONU, saranno 700 milioni le persone in tutto il mondo che entro il 2030 dovranno fronteggiare seri problemi di scarsità idrica.

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/giornata-mondiale-acqua-nessuno-deve-restare-indietro

https://www.studenti.it/giornata-mondiale-dell-acqua.html?gallery=42677

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L’uomo gatto di Aleppo.


La sua è una storia di tenacia, nonostante le avversità e il dramma della guerra vissuti dalla sua città. Il suo primo rifugio per animali, dove ospitava e curava 180 felini, è stato bombardato durante l’assedio di Aleppo e molti dei poveri gatti sono rimasti uccisi sotto le macerie. Dopo la caduta della città, nel 2016, Alaa ha dovuto fuggire a bordo di un convoglio diretto in Turchia, che lui aveva caricato di feriti e degli ultimi 6 gatti sopravvissuti ai bombardamenti.

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Ma in quel Paese Alaa è rimasto il minor tempo possibile: voleva tornare al più presto nella sua città, per poter aiutare gli abitanti umani e animali. Il suo ritorno ad Aleppo, dunque, è stato segnato dalla voglia di ricostruire: Alaa, insieme a un gatto salvato in Turchia che gli ha fatto compagnia durante il viaggio, ha immediatamente riaperto un rifugio per gatti, in cui aiuta anche i tanti bambini vittime della guerra. Qui cura gli animali, li nutre e insegna ai bambini ad occuparsi di loro, perchè è convinto che per i piccoli sia taumaturgico aiutare e stare a contatto con gli animali. Secondo Alaa, infatti, è un modo per distrarli dagli orrori che hanno vissuto e restituirgli il piacere del gioco e dell’infanzia. Il nuovo centro, infatti, contiene non solo un santuario per i gatti, ma anche un orfanotrofio, un parco giochi e una clinica veterinaria.Tutto questo è possibile grazie ai finanziamenti che l’uomo raccoglie attraverso i suoi account di Twitter e Facebook, dove aggiorna tutti i suoi follower sulla sua attività. La sua presenza nel piccolo centro nella parte ovest di Aleppo è stata una benedizione per tutti gli abitanti: insieme a lui non sono arrivati solo i gatti, ma anche medici, generatori di energia, cibo. In una parola, tutto ciò che la guerra si è portata via e che nemmeno le organizzazioni umanitarie che operano in Siria spesso sono in grado di garantire. Inoltre, il territorio dove si trova ora è praticamente lasciato sotto il comando di gang rivali, senza che esistano forze dell’ordine a mantenere la sicurezza. I bambini e gli animali sono i veri sconfitti di questa guerra, sono gli adulti a comportarsi male.

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Adesso, oltre ai gatti, il centro di Alaa ospita anche 105 bambini: solo una decina possono già dormirci dentro perchè è ancora in costruzione, ma tutti vengono vestiti, sfamati e vanno a scuola. Il dramma è la costante instabilità della regione, che potrebbe mettere ancora in pericolo le loro vite. Alaa, però, è sicuro di una cosa: vuole rimanere nel suo paese e aiutare più persone possibili. La speranza, ora, è che ci siano sempre più persone come Alaa, disposte a sfidare con coraggio tutte le difficoltà per far crescere il proprio paese. Ma anche che tutti i donatori da ogni angolo del mondo continuino con la loro generosità, perchè è anche grazie a loro che l’uomo gatto di Aleppo ha raggiunto risultati così straordinari.

 

 

https://www.lastampa.it/2019/03/22/societa/il-gattaro-di-aleppo-tornato-a-casa-per-salvare-i-gatti-e-i-bambini-orfani-B3ioNpYqXK9fsbkrE69oZK/pagina.html

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Calzini spaiati


Giornata Mondiale Sindrome di Down 2019, il 21 marzo l’iniziativa “Calzini spaiati”
Non è solo l’inizio della primavera: giovedì 21 marzo rappresenta anche la Giornata Mondiale della Sindrome di Down 2019, un’occasione dedicata alle persone con SdD. Osservando una foto colorata del corredo cromosomico specifico della sindrome, si parla spesso anche della “Giornata mondiale dei calzini spaiati”, che solitamente viene festeggiata il primo venerdì di febbraio. La frase simbolo dell’edizione del 2019 è dedicata proprio ai bambini affetti da sindrome di down: “tutti uguali, tutti diversi, tutti importanti”. Una delle iniziative previste per la “Giornata della Sindrome di Down” del 21 marzo è quella, appunto, di far indossare ad adulti e bambini calzini spaiati: per ricordare a tutti, anche attraverso i colori, quanto sia importante l’inclusività per persone con SdD.

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In ufficio o a scuola, il 21 marzo rappresenterà un’occasione per (ri)portare l’attenzione su un tema tanto delicato quanto attuale: attraverso il colore dei calzini ci si ricorderà – e perchè no, si discuterà – della SdD, perché è solo parlando liberamente che si può creare conoscenza.

 

 

 

 

https://www.cataniatoday.it/cronaca/giornata-mondiale-sindrome-di-down-2019-calzini-spaiati-21-marzo-2019.html

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Ramy, Samir: i ragazzi che hanno salvato i compagni dal bus in fiamme.


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Hanno avuto la freddezza di nascondere il telefono cellulare sotto il sedile e di chiamare il 112 perché venisse in loro soccorso. È soprattutto grazie a Ramy e Samir, due ragazzini rispettivamente di origine egiziana e marocchina (ma cittadino italiano), se la mattinata di terrore vissuta ieri da 51 studenti di una scuola media  non si è trasformata in una strage. Samir e Ramy erano seduti nelle ultime fila del pullman guidato da Ousseynou Sy. Raccontano  che il sequestratore ha vuotato le taniche di benzina lungo il corridoio, tra i sedili, li ha legati e ha sequestrato i telefoni per impedire di chiedere aiuto. Quando ha chiesto il telefono di tutti i presenti, Samir ha però avuto la lucidità di rispondere: “Non ce l’ho”. “Dammelo”, ha gridato l’ autista. “Oggi non l’ ho portato”, la replica del ragazzino, che confessa: “Lo guardavo negli occhi senza dire niente. Forse per questo mi ha creduto”. Aveva buttato il telefono sotto al sedile prima che arrivasse. Ha fatto il 112 – sapeva che sarebbe arrivato qualcuno. Ha dato la posizione e ha detto ai compagni di stare calmi. Ancora pochi minuti

 

 

https://tg24.sky.it/cronaca/2019/03/21/rahmi-samir-bambino-eroe-autobus-milano.html

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Quando la Cina sterminò i passeri: ecco uno dei peggiori disastri ambientali della storia


Accadde dal 1958 al 1962, quando Mao Zedong organizzò la famosa “Campagna di eliminazione dei quattro flagelli”, incarnati da ratti, mosche, zanzare e soprattutto passeri.

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Il più grande problema legato all’attività dei passeri era il fatto che questi uccelli erano ghiotti di semi di grano. Ogni passero consumava in media 4,5 kg di grano ogni anno quindi il ragionamento era semplice: più passeri sarebbero stati uccisi, più grano sarebbe stato risparmiato per nutrire il popolo cinese!Scarseggiando il cibo, il popolo fu vinto più che dal ragionamento, dalla fame! Per sterminare in particolar modo i passeri i contadini dovevano far rumore per impedire agli uccelli di appollaiarsi sugli alberi, forzandoli a volare e a stramazzare al suolo per lo sfinimento.

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In quegli anni vennero distrutti nidi e uova, uccisi i pulcini, arrivando a contare 8 milioni tra passeri ed altri uccelli sterminati, portando alla quasi scomparsa degli uccelli in Cina!Nell’aprile del 1960, i dirigenti cinesi si resero conto che i passeri non mangiavano solo i cereali ma anche una gran quantità d’insetti. Anziché aumentare, i raccolti di riso dopo l’operazione diminuirono sensibilmente. A seguito di questa scoperta Mao ordinò di fermare lo sterminio dei passeri, rimpiazzandolo con la caccia alle cimici all’interno della campagna di eliminazione dei quattro flagelli.

L’intervento si rivelò tardivo: in assenza dei passeri, suoi predatori naturali, la popolazione di cavallette aumentò considerevolmente e ne risultò un’amplificazione dei problemi ecologici della Cina già causati dal grande balzo in avanti.   Un tale squilibrio ecologico è stato indicato tra le cause che provocarono la grande carestia cinese durante la quale oltre 30 milioni di persone sarebbero morte di fame.

 

 

 

 

https://www.curioctopus.it/read/10973/quando-la-cina-stermino-i-passeri:-ecco-uno-dei-peggiori-disastri-ambientali-della-storia

https://www.museodelcomunismo.it/approfondimenti-comunismo/lo-sterminio-dei-passeri-voluto-da-mao-tze-tung

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Storie di primavera.


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Dal punto di vista cromatico la primavera è uno spettacolo continuo. Nel mese di marzo gli alberi si colorano di un verde sempre più saturo, per poi lasciare lo spazio alle più incredibili fioriture nei mesi successivi, che donano alla terra un mantello vivace delle tinte dell’arcobaleno. Allo stesso tempo le giornate si fanno più lunghe e il sole più caldo e forte.Cercare di ritrarre questa stagione è una sfida e soprattutto un piacere per ogni artista.

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La Primavera di Botticelliè impossibile non notare l’abbondanza di fiori nel prato e sulle piante, insieme alla presenza di Mercurio che scaccia via le nuvole, residuo di una stagione peggiore.

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La Primavera di Giuseppe Arcimboldo  è una donna composta da una grande varietà di fiori, con il capo rivolto verso sinistra. Tutta la figura ha origine da una composizione floreale, la pelle del viso e le labbra sono petali rosa, boccioli e corolle, i capelli sono un bouquet variopinto e rigoglioso, gli occhi sono bacche di belladonna. Una collana di margherite ne orna il collo, mentre il corpo è coperto da una vasta selva di foglie di differenti fogge.

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Vincent Van Gogh, Albicocchi in fiore: il colore è l’assoluto protagonista, insieme al tratto vigoroso, energico e drammatico.
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Egon Schiele. La sua non è una primavera ricca di riferimenti simbolici e di speranza, ma piuttosto l’esito di un’analisi del mondo che ci circonda, la riproduzione accurata di alcuni particolari della natura.
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Renè Magritte ci mostra come sia possibile giocare anche con la primavera, trasformandola in un’illusione sofisticata e surreale.

 

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http://art-monet.com

Claude Monet  è un mago con i colori. Dedicandosi al tema della primavera, riesce a riprodurre sulla tela delle sfumature incredibili e delicatissime.

 

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Quello che rende speciali i dipinti di Renoir sulla primavera è  l’effetto del primo sole tra le foglie. Guardando questo dipinto ad olio sembra di sentire il tepore sulla pelle e l’aria fresca che se si resta all’ombra fa ancora venire i brividi. Questo artista arriva ad immortalare la vegetazione che rinasce e torna ad essere lussureggiante e vigorosa, celando gli edifici in secondo piano.

Storie di primavera: la rinascita attraverso gli occhi dei grandi artisti

http://www.arte.it/foto/la-primavera-nell-arte-255

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39 anni fa l’omicidio di Guido Galli.


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Guido Galli era un magistrato e accademico italiano, docente di criminologia,   che venne assassinato il 19 marzo 1980 a Milano, da un nucleo armato di Prima Linea,  gruppo armato di estrema sinistra molto attivo durante gli anni di piombo, a causa della sua azione di magistrato contro il terrorismo.  Fu lui, infatti, a concludere la prima maxi-inchiesta partita nel settembre del 1978 dopo l’arresto di Corrado Alunni e il ritrovamento del covo di via Negroli, a Milano.

Fu colpito inizialmente alla schiena e dopo che fu caduto, i terroristi lo finirono sparandogli due colpi alla nuca; l’omicidio avvenne fuori da quella che divenne poi l’aula 309, dedicata alla sua memoria, dell Università di Milano. Del gruppo di fuoco facevano parte Sergio Segio, Maurice Bignami,  Michele Viscardi. Venne sepolto nel piccolo cimitero di Piazzolo.

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Prima Linea rivendicò così la sua uccisione: “Oggi 19 marzo 1980, alle ore 16 e 50 un gruppo di fuoco della organizzazione comunista Prima Linea ha giustiziato con tre colpi calibro 38 SPL il giudice Guido Galli dell’ufficio istruzione del tribunale di Milano… Galli appartiene alla frazione riformista e garantista della magistratura, impegnato in prima persona nella battaglia per ricostruire l’ufficio istruzione di Milano come un centro di lavoro giudiziario efficiente, adeguato alle necessità di ristrutturazione, di nuova divisione del lavoro dell’apparato giudiziario, alla necessità di far fronte alle contraddizioni crescenti del lavoro dei magistrati di fronte all’allargamento dei terreni d’intervento, di fronte alla contemporanea crescente paralisi del lavoro di produzione legislativa delle camere…”

Un uomo che credeva nella Legge come strumento di democrazia, amante del Diritto e del suo insegnamento alle generazioni più giovani, come scrisse rivolgendosi a suo padre: “…Perché vedi, papà, io non ho mai pensato ai grandi clienti o alle belle sentenze o ai libri: io ho pensato soprattutto, e ti prego di credere che dico la verità come forse non l’ho mai detta in vita mia, a un mestiere che potesse darmi la grande soddisfazione di fare qualcosa per gli altri…”.

 

 

http://pochestorie.corriere.it/2019/03/19/guido-galli-morto-con-il-codice-tra-le-mani/

https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Guido_Galli

https://www.lastampa.it/2019/03/19/italia/anni-fa-lomicidio-di-guido-galli-la-figlia-abbiamo-perdonato-lo-stato-hZmhGDjvKUVgDYGXTIjpXM/pagina.html

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“PER AMORE DEL MIO POPOLO”


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Don Giuseppe Diana fu ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 nella sua chiesa, mentre si accingeva a celebrare messa.
Il messaggio, l’impegno e il sacrificio di don Giuseppe Diana non possono essere dimenticati.
Uno dei suoi testamenti spirituali è il documento contro la camorra “Per Amore del mio popolo”,scritto nel 1991 insieme ai sacerdoti della Forania di Casal di Principe; un messaggio di rara intensità e, purtroppo, di grande attualità.
Non dimenticare don Giuseppe Diana significa non solo ricordarlo per quello che era, ma
soprattutto testimoniare quotidianamente il suo messaggio d’impegno civile, di lotta alla criminalità organizzata, di costruzione di giustizia sociale nelle comunità locali, d’amore per la propria terra.
C’è ancora bisogno di amare la nostra terra ed il nostro popolo. C’è ancora bisogno di non
dimenticare il messaggio, l’impegno e il sacrificio di don Giuseppe Diana.

 

 

http://www.caritasitaliana.it/caritasitaliana/allegati/1230/Materiali_donGiuseppe_Diana.pdf

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Il Golfo Persico si è trasformato in un incredibile ghiacciaio di sale.


Un ghiacciaio di sale, di 14 chilometri di diametro. Siamo sui monti Zagros e in nessun’altra parte del mondo è possibile vedere lo stesso spettacolo: qui il clorurio di sodio ha formato cupole e appuntite stalagmiti, creando uno spettacolo surreale.

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Siamo in Iran, sulla catena montuosa formata dalla collisione della placca euroasiatica con quella arabica. Qui nell’antichità esisteva un passo chiamato Porta persiana. Milioni di anni fa, gran parte di quest’area faceva parte del Golfo Persico. Il golfo dell’oceano Indiano  un tempo era molto più grande di come lo conosciamo.

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Inondava, infatti, vaste aree della penisola arabica nel sud e dell’Iran a ovest. E questo ghiacciaio salino ne è la prova. Man mano che l’acqua evaporava e si ritirava, lasciava dietro di se enormi quantità di sale che, con le piogge, si è accumulato nelle vallate, addensandosi strato dopo strato e creando, secolo dopo secolo, quest’incredibile spettacolo naturale.

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A formare le «cupole» – ovvero i diapiri dalla tipica forma a cupola pianeggiante al centro e con i fianchi più o meno inclinati – è stato un fenomeno geologico in cui il sale si comporta come un fluido: il peso dei sedimenti spinge verso il basso sullo strato di sale, comportandone la risalita attraverso le rocce sovrastanti. E quando il composto chimico elettricamente neutro trova un passaggio, apre una breccia e si diffonde orizzontalmente, creando un ghiacciaio salino.

 

 

 

https://www.lastampa.it/2019/03/17/societa/il-golfo-persico-si-trasformato-in-un-incredibile-ghiacciaio-di-sale-HwYiPj48sqzZYitusTskRK/pagina.html

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Il punto e virgola non può andare in pensione.


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Molti pensano che la punteggiatura sia un segno grafico, invece va pensata più come una notazione musicale. Come sullo spartito ci sono note e pause, perché nella musica è necessario che ci siano dei momenti di silenzio, anche quando si scrive i punti, le virgole e gli altri segni di punteggiatura servono a segnalare le pause.Al contrario di molti altri segni di punteggiatura, l’uso del punto e virgola è abbastanza personale. In realtà si può scrivere una intera vita senza sentire il bisogno di usarlo mai.

Un gran “puntevirgolista” era Alessandro Manzoni: nei Promessi Sposi si incappa in punti e virgola come se piovessero, tutti messi ovviamente in maniera meravigliosa.

Nell’italiano più recente i periodi lunghi non godono di grandi fortune, e quindi il povero punto e virgola non ha più il successo di un tempo, tanto che molti ne pronosticano l’estinzione.

Restano due casi in cui è obbligatorio usarlo. Il primo caso è quello in cui scrivo un elenco puntato di cose da fare. In quel caso, alla fine di ogni voce dell’elenco devo mettere un punto e virgola, e solo all’ultima voce, quando concludo l’elenco, devo mettere il punto.L’altro caso in cui il punto e virgola è assolutamente necessario è quando voglio fare l’emoticon che fa l’occhiolino, ovvero questa qua: 😉

Almeno per preservare l’emoticon, il punto e virgola non può e non deve essere mandato in pensione.

 

 

 

http://espresso.repubblica.it/visioni/cultura/2017/03/10/news/il-punto-e-virgola-perche-non-possiamo-mandarlo-in-pensione-1.296993?ref=fbpe&fbclid=IwAR3JaefvbCPX_dES25jfP3F2hDQwMMn4ITplkVN4oADpb0aR2rjcN2tGjlQ

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L’immigrazione ha effetti positivi sull’economia. Anche a un secolo di distanza.


Gli Stati USA che storicamente hanno accolto più immigrati europei hanno ancora oggi un reddito medio più alto, minori tassi di povertà e livelli inferiori di disoccupazione.

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Nel tentativo di fare luce sulle conseguenze dell’immigrazione nel lungo periodo – e non soltanto nella fase storica contingente, sulla quale si concentrano la maggior parte delle ricerche – alcuni scienziati della London School of Economics e dell’Università di Harvard hanno studiato gli effetti economici dell’accoglienza di migranti negli USA dal 1850 al 1920, in quella che gli storici definiscono Era della Migrazione di Massa. Non solo in questa fase storica i flussi migratori aumentarono progressivamente, ma cambiò anche la loro origine. Se nel 1850 più del 90% degli stranieri negli Stati Uniti proveniva da Gran Bretagna, Irlanda e Germania, nel 1920 questa percentuale era scesa al 45%. Il periodo analizzato si sovrappone anche a quello della “grande emigrazione” italiana (1876-1915) che vide l’esodo, dal nostro Paese, di oltre 14 milioni di persone, poco più di un quarto dell’attuale popolazione dello Stivale. Già nel breve periodo, gli Stati che accolsero più migranti registrarono un aumento del numero e dell’importanza degli stabilimenti industriali, una maggiore produttività agricola e livelli più elevati di innovazione. Il contributo dei nuovi arrivati all’economia si concretizzò in un’ampia disponibilità di forza lavoro poco qualificata, più una piccola quantità di lavoratori specializzati, che portarono conoscenza e sapere fondamentali per lo sviluppo economico. Ma i benefici non si esaurirono in un breve arco di tempo. In base allo studio, un aumento di immigrati del 4,9% in una regione corrisponde a una crescita del 13% salario medio pro capite attuale, a un aumento del 44% nella produzione manifatturiera pro capite tra il 1860 e il 1920 (e del 78% nel 1930), a un incremento del 37% del valore delle attività agricole e al 152% di crescita del numero di brevetti pro capite.  Allo stesso tempo, i costi sociali nel periodo analizzato non sono aumentati. I Paesi che storicamente hanno ospitato più insediamenti di migranti hanno oggi livelli simili di unità sociale, solidarietà, partecipazione civica e criminalità rispetto agli altri. Per i ricercatori lo studio, che mostra diversi paralleli con la situazione attuale, offre uno sguardo diverso e non sempre valorizzato per approcciarsi alle questioni migratorie.

 

 

 

 

https://www.focus.it/comportamento/economia/immigrazione-effetti-positivi-economia-un-secolo-distanza

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Uguaglianza e libertà si fanno la guardia


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Essere liberi significa che il tuo comportamento pubblico è affidato alla tua autonomia: sei tu, cioè ciascuno di noi, che decide i propri comportamenti all’insegna della libertà. Il potere pubblico può e deve garantire la libertà affidando ai singoli cittadini il comportamento da ciascuno di loro scelto e tuttavia nei Paesi liberali esiste una Costituzione che garantisce vigilanza e limiti privati al valore della libertà la quale può modificare il potere pubblico sempre che raggiunga una maggioranza di opinioni e sempre che rispetti l’importanza costituzionale, illuminata dalla libertà.

Naturalmente una libertà senza l’eguaglianza stabilita anch’essa come principio indispensabile, può garantire l’esistenza di privilegi all’interno di una società liberale. Di qui la necessità che i due valori – libertà ed eguaglianza – siano associati di modo che l’uno vigili sull’altro e su se stesso.

Questa vigilanza è molto difficile da realizzare perché ciascuno tutela il proprio interesse personale ed è convinto che esso coincida con quello generale. In questo caso il valore eguaglianza tutela la correttezza della libertà. L’ideale è quello dei due principi strettamente associati. Quello della fraternità è un di più. Esprime un sentimento abbastanza naturale dentro certi limiti tra individui e spesso è sostenuto da ideologie religiose che ispirano la fraternità all’esistenza di un Dio comune che dall’alto vigila sul comportamento umano.

Questi due o tre valori furono una delle conquiste dell’Illuminismo e soprattutto della Rivoluzione francese. La storia moderna dei tre secoli raggiunge il massimo di questi principi a metà del Settecento e sono tuttora vigenti, sia pure dopo molte cadute in guerre e dittature.

L’egoismo individuale e collettivo fa spesso capolino. Per tutelare eguaglianza e libertà è necessario un impegno quotidiano nell’attività pubblica dei singoli cittadini e dei partiti politici nei quali essi si radunano esattamente per tutelare e rendere applicabili questi valori.

 

 

 

http://espresso.repubblica.it/opinioni/vetro-soffiato/2019/03/07/news/uguaglianza-e-liberta-si-fanno-la-guardia-1.332370?fbclid=IwAR33c4AYPBMITBmrY8j-84opfZPknJMoNty5dTDFKio8IWY3xVSelCiEprY

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There is no planet B: un richiamo dei ragazzi alla politica


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È molto importante che i giovanissimi si stiano mobilitando globalmente per un tema di tale portata. Le manifestazioni sono organizzate in modo autonomo, spontaneo e orizzontale, senza nessuna logica verticistica, chiunque voglia partecipare può semplicemente organizzarsi con altri studenti o presidiare un luogo simbolico della sua città.Un movimento che si sta espandendo a macchia d’olio e che rivendica l’urgenza di intervenire contro un fenomeno drammatico che mette in pericolo il futuro del nostro pianeta. Di fronte ai potenti di Davos, Greta è stata drastica:”Occorre agire immediatamente per il clima, come se la vostra casa fosse in fiamme. Dovete entrare nel panico. Risolvere la crisi climatica è la sfida più grande e complessa che l’umanità abbia mai affrontato”. I governi per ora non prendono sul serio questi scenari, e in alcune circostanze assumono posizione che negano il problema come nel caso di Donald Trump. L’irruzione sulla scena di questo inedito movimento forse determinerà un approccio diverso per lo scenario al 2050 che si annuncia catastrofico per chi allora sarà nel pieno della vita. La politica saprà proiettarsi nel mio futuro o rimarrà indifferente, appiattita sul presente?

 

 

 

https://www.huffingtonpost.it/vanna-iori/there-is-no-planet-b-un-richiamo-dei-ragazzi-alla-politica_a_23692836/?utm_hp_ref=it-homepage

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Il 17 marzo 1861 nasce lo Stato italiano.


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Il 17 marzo 1861 nasceva il Regno d’Italia: è il giorno della nascita dello Stato italiano unificato, a seguito della guerra risorgimentale (seconda guerra d’indipendenza). La proclamazione avvenne in questa giornata da parte del primo Parlamento italiano. Si sarebbe dovuto attendere fino al 20 settembre 1870 per la totale unificazione dell’Italia, con la Presa di Roma e la sconfitta dello Stato Pontificio.

Nel 1946 invece, in seguito al referendum del 2 giugno, ci sarebbe stata la trasformazione del Regno d’Italia in Repubblica.

Nel 2011, in occasione dei 150 anni dall’Unità d’Italia, il 17 marzo è stato un giorno di festa nazionale. Stessa cosa era successa nel 1961 in occasione dei cento anni dalla proclamazione dello Stato italiano.

Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2017/03/accadde-oggi-17-marzo-1861-nasce-lo-italiano/871989/#FSudDiQl3UQqdKoK.99

 

 

 

http://www.meteoweb.eu/2017/03/accadde-oggi-17-marzo-1861-nasce-lo-italiano/871989/

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La Rete che cambia le coscienze e i bambini down


Augusto Casali, 21 anni studente «scienze politiche»,  in occasione del black out dei social di due giorni fa, ha pubblicato sul suo profilo la foto di tre bambini down sorridenti. E, sotto, ha scritto «Facebook, Instagram e Whatsup in questo momento.

La Rete è insorta.  La Rete è spesso accusata di essere una sentina di fetori umani, di malvagità, di orrori.

Questa volta ha reagito. Ha inchiodato questo individuo al suo delitto. Non interessa se si tratti di uno stupido, di un malvagio, di un mitomane. Interessa che la Rete l’abbia smascherato. Sommerso dalle critiche, costui si è dovuto scusare. La Rete,  ha dimostrato che sta cambiando.

Sta diventando coscienza morale condivisa.

 

 

https://www.lastampa.it/2019/03/15/societa/la-rete-che-cambia-le-coscienze-e-i-bambini-down-r2d9YGp3ZGWZMWTJTsbvII/pagina.html

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Femminicidio: Ritorno Del Delitto D’onore?


Femminicidio: in media, ogni settimana, tre donne ne sono vittime. Le due sentenze di Genova e Bologna sembrano sdoganare un fenomeno che speravamo superato: il delitto d’onore.

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I due casi di femminicidio le cui sentenze hanno suscitato polemiche, sono quelle di Genova e Bologna.Il primo caso di femminicidio è quello di Jenny Angela Coello Reyes, 46 anni, è uccisa dal marito nell‘aprile del 2018. Il pm aveva chiesto una pena di 30 anni per il marito che  ha fatto appello ed ottenuto il rito abbreviato: così lo scorso 6 dicembre il processo si chiude con una condanna a 16 anni. Il giudice ha poi concesso le attenuanti generiche. E nella motivazione della sentenza si legge che il marito ha colpito perché mosso “da un misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento“.

Michele Castaldo, omicida di Olga Matei, uccide a causa di “una tempesta emotiva”. La condanna all’ergastolo è ridotta a 30 anni per il rito abbreviato. Ed è poi riformata a 16 anni ( 24 anni, ridotti di un terzo sempre per il rito) dalla Corte di assise di appello di Bologna.  Nella sentenza si conferma la sussistenza dell’aggravante per aver agito per motivi abietti e futili, ma si concedono comunque le attenuanti generiche.

Le sentenze dei due casi di femminicidio sembrano ricordare il passato. Il delitto d’onore in Italia viene abrogato nel 1981, ma nel 2019 ne stiamo ancora parlando e, con queste sentenze, c’è il rischio che  qualcuno ricominci  a considerare il comportamento di una donna come la causa di una reazione violenta, di un atteggiamento prevaricatore, di un omicidio.

I casi di femminicidio in Italia, pur aumentando nelle sentenze e condanne, sembrano non diminuire.

 

https://www.ultimavoce.it/femminicidio-sentenze-genova-bologna/

https://www.huffingtonpost.it/sabrina-scampini-/pene-dimezzate-per-femminicidio-una-sconfitta-per-tutti_a_23692125/?utm_hp_ref=it-homepage

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Marielle Franco, una lotta globale all’oppressione


Un anno fa apparve subito chiaro che l’assassinio di Marielle Franco e del suo assistente Anderson Gomes non era opera di generici «banditi». Le modalità dell’azione rafforzarono la convinzione che si aveva a che fare con un gruppo criminale che pensava di poter agire impunemente. Ma quei 13 colpi di armi da fuoco sparati a Rio de Janeiro hanno prodotto una risonanza a livello mondiale che ha costretto le autorità brasiliane a cercare delle risposte ai molti interrogativi.

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Ed è la dimensione internazionale che il caso ha assunto ad agitare i sonni del presidente brasiliano Jair Bolsonaro e del suo «clan», soprattutto ora che le indagini stanno facendo emergere i rapporti tra Flavio Bolsonaro, senatore e figlio del presidente, con il mondo delle milizie paramilitari. Milizie direttamente coinvolte nell’assassinio di Marielle e che per Bolsonaro sono strutture che «offrono sicurezza e contribuiscono a mantenere l’ordine e la disciplina nella comunità».

MARIELLE aveva denunciato con forza il ruolo svolto da queste organizzazioni nel controllo del territorio, nel traffico di armi, le estorsioni, la speculazione immobiliare, l’acquisizione illegale di terreni.

In questi mesi Amnesty International e i movimenti sociali brasiliani hanno fatto pressioni affinché le indagini fossero condotte da inquirenti in grado di orientarsi nel mondo del crimine organizzato e degli abusi della polizia. Ora, di fronte ai nuovi sviluppi, si chiede l’istituzione di un comitato di esperti, avvocati e altri specialisti, totalmente indipendente dal potere statale, in grado di supervisionare le indagini e controllare che il processo si svolga regolarmente.

In questa vicenda in cui risplende la figura di Marielle Franco, tutto si mescola e si confonde, come in un romanzo di Jorge Amado, dove i vari personaggi mistificano e mascherano la realtà escogitando trucchi di ogni genere.Di fronte a questo quadro preoccupante, Università e Istituzioni brasiliane si stanno attivando per tenere sotto osservazione i diritti umani e individuare percorsi che possano difenderli ed estenderli. L’Università federale di Bahia ha creato un movimento di studenti e insegnanti che si prefigge di individuare strategie e pratiche in grado di difendere donne, neri, comunità Lgbt, indigeni. A San Paolo un gruppo di giuristi, intellettuali e giornalisti ha creato la Commissione Arns (in onore del cardinale brasiliano Paulo Evaristo Arns, simbolo della lotta per la democrazia e i diritti umani), con lo scopo di seguire i casi di violazione dei diritti nei confronti di quella parte della popolazione più soggetta a discriminazioni per condizione economica, sociale, etnica, religiosa, orientamento sessuale.

 

 

 

 

https://ilmanifesto.it/il-sogno-di-marielle-franco-e-lincubo-di-bolsonaro/

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Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie.


mondiale22 marzo Giornata Mondiale dell’Acqua.

La Penisola fa i conti con le conseguenze anomale del cambiamento climatico in atto: le precipitazioni dimezzate nei mesi invernali, pochissima la neve che ricopre le montagne e l’allarme siccità nel Settentrione dovuto a un febbraio particolarmente asciutto.
Basti pensare che il Po e tre grandi laghi del Nord Italia (Maggiore, Como e Iseo) hanno livelli idrometrici al di sotto della media stagionale, simili a quelli che si registrano nei mesi estivi.
Due facce della stessa medaglia: da un lato l’emergenza siccità che torna a farsi sentire; dall’altro le alluvioni e le frane che lo scorso autunno hanno interessato numerose regioni italiane.Da anni, i geologi ribadiscono l’importanza di una logica della prevenzione per anticipare e impedire eventuali fasi emergenziali. La gestione delle risorse idriche, anche di quelle sotterranee, deve, in tempi di abbondanza, preparare le riserve per i repentini e frequenti periodi di siccità.Se in alcune aree può essere ancora possibile pensare al ricorso a bacini superficiali, in molte altre è il sottosuolo che deve fungere da serbatoio, sia sostenendo i diversi fabbisogni con i sistemi acquiferi più idonei in funzione della qualità, sia utilizzato come la più naturale delle riserve d’acqua. E’ importante agire sulla base di una pianificazione idrogeologica secondo una visione di adattamento ai cambiamenti climatici per scongiurare  una crisi climatica globale.
L’acqua è un bene prezioso per la salvaguardia del pianeta e delle biodiversità che vi abitano.

 

 

https://www.ladigetto.it/interno/ambiente/85316-allarme-siccita-al-nord-i-geologi-in-fasi-di-abbondanza-preparare-riserve-per-periodi-siccitosi.html

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Rapporto sull’inquinamento: dati sempre più allarmanti sul numero di morti in Europa


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Quasi nove milioni nel mondo. Poco meno di ottocentomila soltanto in Europa. I numeri dei decessi provocati ogni anno dall’ inquinamento atmosferico hanno proporzioni ben più ampie di un bollettino di guerra. E, aspetto decisamente preoccupante, sarebbero il doppio di quelli che in realtà immaginavamo fino a oggi. Globalmente, l’inquinamento determina 120 morti in più ogni centomila abitanti. Un dato inferiore a quella che è la media europea: pari a 133 decessi su un analogo campione. Andando nel dettaglio dei singoli Paesi del Vecchio Continente, i tassi di mortalità più elevati dovuti all’aria malsana sono stati registrati negli stati dell’Est: in Bulgaria, Croazia, Romania e Ucraina si supera la quota dei 200 decessi ogni centomila abitanti.Se finora si era portati a pensare all’azione degli inquinanti soprattutto a livello respiratorio, ora sappiamo che c’è un impatto più alto del previsto sulla salute del cuore e delle arterie. Il legame è ormai consolidato .  Le  particelle  ultrafini, (polveri invisibili) aumentano lo stress ossidativo a livello dei vasi sanguigni: ciò determina un aumento della pressione sanguigna e un’insufficienza cardiaca. Condizioni che, alla lunga, fanno crescere il numero degli ictus e degli infarti. Tra le altre maggiori cause di morte: le trombosi venose, le aritmie cardiache, le polmoniti, i tumori del polmone e la Bpco.

 

studio pubblicato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Magonza (Germania)

 

https://www.lastampa.it/2019/03/13/scienza/rapporto-sullinquinamento-dati-sempre-pi-allarmanti-sul-numero-di-morti-in-europa-VLLkqZOT0jJRxCuDg4WbHM/pagina.html

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Il Web compie 30 anni, ma Internet per tutti è ancora un miraggio


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Il World Wide Web compie 30 anni. Il 12 marzo 1989, Tim Berners-Lee presentò un saggio al Cern di Ginevra che rappresentava la base teorica della rete. E fece la storia: sulla base di quel documento, il primo sito fu lanciato nel 1991 e da allora Internet è esploso, spalancando le porte ad un modo nuovo di comunicare, informarsi, lavorare, inventare.Il 30 aprile del 1993, infatti, il Cern di Ginevra ha deciso di mettere a disposizione di tutti, pubblicamente e senza diritti, il codice sorgente alla base della «ragnatela digitale» Eppure queste porte sono ancora serrate per tanti: sono due miliardi le persone per cui il web è inaccessibile, perché fuori dalla portata delle loro tasche o perché non ci sono investimenti tecnologici nei paesi in cui vivono.  L’ultima analisi di Alliance for Affordable Internet (A4Ai) ha certificato un rallentamento nel numero di persone su Internet, con una brusca battuta d’arresto dal 2015, nonostante la propulsività della Cina. I  più poveri e le donne sono i più colpiti.

La più grande preoccupazione dell’organizzazione di Tim Berners-Lee al momento riguarda, oltre la diffusione della rete per tutti, anche la sicurezza e la privacy degli utenti. C’è troppo potere nelle mani di Google e Facebook, e il web si può trasformare in «un’arma». Quindi serve «un intervento giuridico e normativo». Due progetti attualmente lanciati da A4Ai, potrebbero avere riscontri positivi.  Il primo è il contratto per il Web, che chiede alle società della Silicon Valley di rispettare la privacy sui dati. L’altro è una nuova piattaforma che si chiama Solid, che consente agli utenti di controllare i propri dati.

 

 

 

 

https://www.lastampa.it/2019/03/12/tecnologia/il-web-compie-anni-ma-internet-per-tutti-ancora-un-miraggio-NNM5jEUAlrLs4jcBaDmBHM/pagina.html

http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/tecnologie/2019/03/09/il-web-compie-30-anni-ma-internet-per-tutti-e-un-miraggio_2b9cef9d-9475-4b0b-b11b-af0d241bc3e8.html

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La battaglia di Aran, il ragazzo che ha salvato il “suo” torrente.


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Succede tutto nel 2016 quando, navigando in rete, Aran scopre per caso l’esistenza di un progetto presentato alla Regione Friuli Venezia Giulia da una ditta privata di San Dorligo della Valle. L’impianto avrebbe modificato due chilometri del torrente con la costruzione di tubature che sarebbero poi arrivate fino a valle, in paese, a Savogna, piccolo comune in provincia di Udine al confine con la Slovenia.Così lui decide di darsi da fare. Crea un gruppo su facebook, “Amici del torrente Alberone” (habitat di specie rarissime e a rischio estinzione, come il gambero d’acqua dolce), che poi diventerà un comitato. Prende contatti con altre realtà delle valli impegnate in battaglie simili. Ottiene il sostegno di diverse associazioni, da Legambiente a Amici della Terra. Avvia anche una raccolta firme. Ne consegnerà al Consiglio regionale 390, quanti sono gli abitanti di Savogna. Nel maggio del 2017 la ditta ritira il progetto a seguito di una serie di chiarimenti chiesti dalla Regione. Sembra tutto finito e invece a gennaio 2018 lo ripropone, praticamente identico alla versione precedente. A questo punto riprende anche la mobilitazione. E questa volta ha un’eco più ampia della precedente. C’è una nuova raccolta firme. Riguarda solo gli abitanti del Friuli Venezia Giulia, ma chiedono di partecipare anche da tutta Italia. La petizione viene consegnata alla Regione insieme alle osservazioni di esperti e ambientalisti. Nel dicembre scorso la ditta non ha presentato le integrazioni al progetto chieste dalle autorità competenti. Di fatto ha rinunciato.

 

 

 

 

https://www.lastampa.it/2019/02/26/scienza/la-battaglia-di-aran-il-ragazzo-che-ha-salvato-il-suo-torrente-P1xP8qcFdpAxiKLayUaMDI/pagina.html

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Fukushima 8 anni dopo.


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Il Giappone si ferma per commemorare le circa 20mila vittime di quello che è definito nel paese come il triplice disastro. Il terremoto di magnitudo 9, il maremoto che ne scaturì e la dispersione di radioattività dalla centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi dovuta ai danni provocati dalla forza distruttrice dell’acqua. I numeri Ciò che spaventa sono i numeri di questa immane tragedia. Alle 16mila vittime accertate occorre aggiungere gli oltre 2500 dispersi. Stando alle stime rese note dalle autorità locali, almeno 3700 persone sono decedute per problemi di salute associati al disastro. Oltre 470 mila residenti sono stati costretti ad abbandonare le loro abitazioni in prossimità della zona di evacuazione. Circa 50 mila persone sono ancora sfollate.

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Bonifiche e ricostruzioni. Mentre la ricostruzione delle infrastrutture e strade, che il governo intende portare a termine per la fine dell’anno 2020, procede regolarmente; la zona nei pressi della centrale è off-limits e i lavori di bonifica dell’impianto – che richiederanno decenni – proseguono con difficoltà a causa dell’alto livello di radiazioni presenti. Il processo di rimozione del magma radioattivo all’interno della centrale, gestita dalla Tokyo Electric Power Company (TEPCO), dovrebbe iniziare soltanto nel 2021.

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Il disastro. Il calendario segna 11 marzo 2011 quando un sisma di magnitudo 9 con epicentro in mare colpisce le aree del Tōhoku e provoca un violento tsunami. La centrale Fukushima Dai-ichi, situata presso Naraha nella Prefettura di Fukushima, subisce gravi danni che mettono fuori uso vari sistemi di raffreddamento. Si registrano diverse esplosioni che portato alla dispersione di grandi quantità di materiale radioattivo. Le autorità non possono che evacuare l’intera zona per un raggio di oltre 30 km. –

 

 

 

 

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Disastro-Fukushima-8-anni-dopo-Radiazioni-alte-rallentano-bonifiche-Ci-vorranno-decenni-02774e9b-c4a4-4439-aa35-22e1cfb33be6.html#foto-1

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Speranza di vita, cresce il divario: al Sud si vive quasi tre anni in meno.


Oggi è addirittura peggio nascere in alcune regioni del Sud Italia, che non in un paese come la Tunisia, e questo è inaccettabile in un Paese che punta a garantire la stessa qualità dell’assistenza a tutti i cittadini. 

Walter Ricciardi  ex presidente Istituto Superiore di Sanità.

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Nel 2001 l’aspettativa di vita era più alta nel Mezzogiorno, ma c’è stato un calo negli anni che ha portato il Sud a perdere gli avanzamenti in termini di aspettativa di vita guadagnati dal dopoguerra. Nel 2015, la speranza di vita per un cittadino di Trento ha raggiunto gli 83,5 anni (uomini 81,2; donne 85,8), mentre in Campania l’aspettativa è scesa a 80,5 anni (uomini 78,3; donne 82,8). Relativamente alla mortalità sotto i 70 anni, i divari territoriali sono in crescita: dal 1995 al 2013 si registra un calo della mortalità in quasi tutte le regioni del Nord (eccetto Trento e Liguria), mentre nel Sud il trend è in aumento.

Gli squilibri Nord-Sud continuano ad essere notevoli anche rispetto alle risorse disponibili: la spesa sanitaria pro capite è in media di 1.838 €, ma è molto più elevata al Nord rispetto al Sud (ad esempio, 2.255 € a Bolzano e 1.725 € in Calabria).

Le disuguaglianze riguardano anche il tema delle classi sociali e le disabilità. Le classi meno abbienti presentano peggiori condizioni di salute perché non riescono ad accedere alle cure pubbliche e non possono permettersi quelle private. Nel Mezzogiorno si registrano quote di oltre il 15-20% di persone con limitazioni nelle attività che dichiarano di aver dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie o alle cure e alle visite mediche per motivi economici.

Le malattie croniche colpiscono il 40% degli italiani, che consumano moltissimi farmaci. Nel 2015 le dosi di farmaco al giorno dispensate per mille abitanti sono quasi raddoppiate (1.115 dosi nel 2015, a fronte delle 674 nel 2001) e si è registrato un generalizzato aumento del consumo di farmaci erogati a carico del SSN rispetto al 2014 (variabile dal +0,8% della Calabria al +18,7% della PA di Bolzano). La sostenibilità delle attuali condizioni di salute dipende dalla capacità del sistema di intervenire in maniera efficacie mediante la prevenzione, che però presenta ancora forti squilibri territoriali. Relativamente agli stili di vita, se per il fumo si registrano notevoli progressi (la quota di fumatori dai 14 anni in su è scesa dal 34,9% del 1980 al 19,6% del 2015) e per i consumatori a rischio di alcol il valore rimane pressoché stabile con il 23,0% per gli uomini e il 9,0% per le donne, non si può dire lo stesso per gli stili alimentari. Infatti, le percentuali di persone in sovrappeso e di quelle obese sono aumentate significativamente: nel 2015 le persone in sovrappeso rappresentavano il 35,3% della popolazione e quelle obese il 9,8%, mentre nel 2001 erano rispettivamente il 33,9% e l’,8,5%.

Per ottenere progressi in termini di salute e 10 disuguaglianze degli obiettivi di sviluppo sostenibile, il Servizio Sanitario Nazionale deve dunque intervenire sull’efficienza della spesa, rafforzare la prevenzione e migliorare l’equità del sistema.

 

 

http://asvis.it/home/46-1722/speranza-di-vita-cresce-il-divario-al-sud-si-vive-quasi-tre-anni-in-meno#.XIZPDyJKgdU

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Una svolta storica.


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Il 10 marzo 1975 il parlamento italiano approvò la legge per l’abbassamento della maggiore età dai 21 ai 18 anni. Aldo Moro, Luigi Gui, Oronzo Reale e Giovanni Leone sono stati gli artefici del provvedimento grazie al quale, in una notte, i 18enni si ritrovarono adulti, pronti per votare alle elezioni del mese di giugno. Erano le elezioni in cui si sospettava il sorpasso del Pci sulla DC, che poi non avvenne.
Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 67 del 10 marzo 1975 della legge 8 marzo 1975, n. 39, “Attribuzione della maggiore età ai cittadini che hanno compiuto il diciottesimo anno e modificazione di altre norme relative alla capacità di agire al diritto di elettorato”.  Veniva abbasata anche l’età per conseguire la patente. Tema ancora caldo sia sul diritto di voto che sulla possibilità di conseguire la patente di guida a 16 anni. Certo è che, per i giovani, quella che in scienza politica si definisce “la salienza della prima elezione” oggi è decisamente calata ed è diventato forse più importante il potersi intestare una sim del telefono cellulare o, ancora, il conseguire la patente.

 

 

 

http://www.smtvsanmarino.sm/attualita/2017/03/10/10-marzo-1975-maggiore-eta-passa-dai-21-ai-18-anni

https://www.varesenews.it/2013/03/quel-giorno-in-cui-i-18enni-divennero-maggiorenni/65721/

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L’ordine costruito sulla sabbia.


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Cento anni fa Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, gli storici fondatori del Partito comunista tedesco, vennero assassinati da estremisti di destra. Prima ancora di compiere vent’anni, in Rosa maturò l’interesse per i problemi del mondo che la portò a impegnarsi in prima persona: divenne una militante del movimento di sinistra «Proletariat». Ma questo movimento venne perseguitato e represso e nel 1895 Rosa fu costretta a lasciare la Polonia emigrando prima in Svizzera e poi in Germania. Qui sposò un tedesco e ottenne la cittadinanza. Trasferitasi a Berlino, aderì al partito socialdemocratico, prendendo posizione contro il revisionismo teorico di E. Bernstein Nel 1902-04 lavorò alla Gazeta ludowa («Giornale del popolo») di Poznań; dopo aver criticato aspramente i tentativi di J. Piłsudski per creare difficoltà alla Russia in conflitto col Giappone, passò a Varsavia, ma fu presto arrestata (1906). Dal 1907 al 1914 insegnò economia politica alla scuola di partito di Berlino. Trovandosi sempre più a sinistra in seno alla socialdemocrazia tedesca, finì per polemizzare con K. Kautsky sulla funzione dello sciopero generale e sull’atteggiamento da prendersi verso la riforma elettorale allora proposta da Bethmann-Hollweg. Durante la guerra, nonostante lunghi periodi di prigionia, non interruppe gli studi e la stesura dei suoi scritti,promuovendo manifestazioni pacifiste. L’accumulazione del capitale (1913) è considerata l’opera più importante di Rosa Luxemburg, dedicata all’analisi economica dell’imperialismo. Partendo dalla critica degli «schemi della riproduzione allargata» che si trovano nel II libro de Il Capitale di Karl Marx, Rosa Luxemburg intende dimostrare che, in un ambiente puramente capitalistico (cioè in una società composta esclusivamente da capitalisti e da proletari), l’accumulazione del capitale sarebbe impossibile, in quanto in tale ipotesi non potrebbe mai verificarsi la realizzazione del plusvalore, cioè mancherebbe la domanda per la porzione delle merci prodotte il cui valore corrisponde al plusvalore accumulato. Da qui, secondo Rosa Luxemburg, deriva la necessità per l’economia capitalista di cercare al di fuori di se stessa sempre nuovi acquirenti per le proprie merci. Nel 1916 fu tra i fondatori dello Spartakusbund; nel 1918 diresse Die Rote Fahne, quindi promosse l’insurrezione spartachista di Berlino del gennaio 1919, durante la quale venne assassinata.

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 Il vostro ordine è costruito sulla sabbia. Già domani la rivoluzione si ergerà nuovamente ed annuncerà con un suono di squilla: Ero, sono, sarò.
Rosa Luxemburg

 

 

https://www.corriere.it/scuola/medie/cards/gli-anniversari-2019-sbarco-lunamorte-leonardo-strage-piazza-fontana/100-anni-fa-l-assassinio-rosa-luxemburg.shtml

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Legge 40: pensare a un testo completamente nuovo


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15 anni fa, il 10 marzo 2004, entrava ufficialmente in vigore una  legge contenente le Norme in materia di procreazione medicalmente assistita, ricordata oggi più brevemente come legge 40. Un provvedimento sulla fecondazione assistita fortemente voluto, ampiamente necessario, lungamente discusso. E poi sistematicamente smantellamento  nelle aule dei tribunali. In quindici anni è finita almeno 38 volte in tribunale. Una legge sbagliata a monte e scardinata pezzo per pezzo dalle sentenze della Corte Costituzionale. Ma ancora c’è tanto lavoro da fare, se consideriamo che siamo l’unico paese europeo che importa gameti per effettuare, in Italia, la fecondazione eterologa. La Consulta è intervenuta  abrogando il divieto di accesso per coppie fertili alla diagnosi preimpianto, il divieto di fecondare solo tre gameti e il divieto di eterologa. Ma ancora non è possibile la donazione alla ricerca di embrioni non idonei alla gravidanza, la diagnosi preimpianto è esclusa dai Lea e non sono previste tariffe di rimborso per le donne che decidono di donare ovociti. Il Parlamento dovrebbe  intervenire su questi punti,  e sull’accesso alla Pma anche per coppie dello stesso sesso, e su questo tema si esprimerà a maggio la Corte Costituzionale Tuttavia, alla luce di tutto questo, è lecito chiedersi se a questo punto, dopo tanta distruzione, non sia giunto forse il momento di smettere di rappezzare una legge che ormai fa acqua da tutte le parti e pensare a un testo completamente nuovo

 

 

 

 

 

http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2019/03/08/la-legge-40-compie-15-anni-finita-38-volte-in-tribunale_9864f1fe-21a3-4285-83c8-145190360fc1.html

https://www.wired.it/scienza/medicina/2019/03/09/legge-40-fecondazione-assistita/

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70 anni dalla nascita della Nato


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Il trattato istitutivo della NATO, organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, fu firmato a Washington, D.C. il 4 aprile 1949 ed entrò in vigore il 24 agosto dello stesso anno. Venne fondato da Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Islanda, Italia, Olanda, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo, Usa . Nei tre anni successivi aderirono la Grecia, la Turchia e la Germania federale. L’organizzazione vedeva al suo interno molti Paesi dell’Europa che, al termine della seconda guerra mondiale erano entrati nella sfera di influenza USA, in contrapposizione con quello che si andava delineando come blocco comunista che faceva riferimento all’Unione Sovietica. La filosofia di base del Patto Atlantico è sintetizzata dall’articolo 5 del Trattato, quello sulla “difesa collettiva”: «Le parti concordano che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o in America settentrionale, deve essere considerato come un attacco contro tutte e di conseguenza concordano che, se tale attacco armato avviene, ognuna di esse, in esercizio del diritto di autodifesa individuale o collettiva, riconosciuto dall’articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti attaccate prendendo immediatamente, individualmente o in concerto con le altre parti, tutte le azioni che ritiene necessarie, incluso l’uso della forza armata, per ripristinare e mantenere la sicurezza dell’area Nord Atlantica». Il 14 maggio 1955 nasce il patto di Varsavia, organizzazione militare speculare rispetto al patto Atlantico promossa da Mosca con tutti i paesi comunisti satelliti. Queste date segnano l’evoluzione del confronto tra i blocchi contrapposti in un periodo scandito dal terrore nucleare e dalla «guerra fredda». Nel dicembre 1957 la Nato dispiega armi nucleari in Europa. In uno dei momenti più duri di questo confronto nell’agosto 1961 cominciò la costruzione del Muro di Berlino, frontiera alzata per impedire l’esodo verso ovest e che si trasformò in una fortificazione che isolava il settore occidentale di Berlino, controllato dalle potenze occidentali in base agli accordi stipulati alla fine della guerra, trasformandolo in un’isola all’interno dei territori orientali controllati dall’Unione Sovietica. Il patto di Varsavia si è sciolto nel 1991, dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica. Nel 1966, per decisione del generale de Gaulle la Francia era uscita dalla struttura militare della Nato pur restandone un membro politico. Attualmente i paesi che fanno parte della Nato sono 29, di questi, 22 sono anche membri dell’Unione Europea.

 

 

 

https://www.corriere.it/scuola/medie/cards/gli-anniversari-2019-sbarco-lunamorte-leonardo-strage-piazza-fontana/70-anni-nascita-nato.shtml

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Panama Papers, le prime vittime sono i Paesi più poveri.


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Secondo le Nazioni unite, i sistemi di elusione fiscale simili a questo costano ai Paesi in via di sviluppo come l’Uganda100 miliardi l’anno. Più alta la stima fatta dal Fondo monetario internazionale, secondo cui il prezzo pagato dai Paesi più poveri è di oltre 213 miliardi di dollari annui. Il fenomeno dell’offshore è globale e interessa tutti i continenti. Ma se a pagarne le conseguenze sono i cittadini di tutto il mondo, il conto più salato alla fine lo pagano i Paesi in via di sviluppo, dove per gran parte della popolazione mancano spesso anche i servizi essenziali.I meccanismi di elusione fiscale usati a livello globale non solo sottraggono risorse al sistema dello Stato sociale dei Paesi industrializzati, come l’Italia, ma privano soprattutto i Paesi poveri delle risorse necessarie a combattere la povertà. E’ un sistema complesso fatto di paradisi fiscali e di un’industria di intermediari per la gestione patrimoniale in forte ascesa che fa sì che risorse e ricchezza restino bloccate in alto, fuori dalla portata della gente comune e senza ricaduta sulle casse pubbliche. Non si potrà mai sanare la crisi della disuguaglianza finché i leader mondiali non metteranno fine una volta per tutte all’era dei paradisi fiscalii: sono un’ingiustizia che mina i principi di progressività sui quali si basa la maggior parte dei sistemi impositivi.

 

 

https://www.linkiesta.it/it/article/2016/04/08/panama-papers-le-prime-vittime-sono-i-paesi-piu-poveri/29897/

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