Pubblicato in: CRONACA

Spari su Togliatti, l’Italia di settant’anni fa sull’orlo della guerra civile.


14 luglio 1948: Quattro colpi di pistola contro il segretario comunista a Roma

attentato-a-togliatti-pansa-italia-dopoguerra-708175

Forse non c’era alcun interesse a scoprire una verità scomoda e che poteva innescare una guerra civile: il primo a gettare acqua sui bollenti spiriti fu lo stesso Togliatti, appena uscito dai ferri del chirurgo Pietro Valdoni, che ordinò «state calmi» e «non fate pazzie» a Pietro Secchia e a Luigi Longo. Si schierò contro la mobilitazione collettiva del paese (si disse pure che l’inaspettata vittoria di Gino Bartali al Tour de France avesse contribuito a sedare gli animi ma il campione del ciclismo considerò irrealistica questa ipotesi).

togliatti01

Anche il sindacalista Giuseppe Di Vittorio cercò di tenere sotto controllo gli operai in lotta: a Torino un consistente gruppo di tute blu della Fiat, credendo che il leader comunista fosse morto, propose «alura fuma fora Valletta» (allora facciamo fuori Valletta). E mise sotto chiave l’amministratore delegato della fabbrica torinese. Scelba per liberarlo voleva attaccare con uomini armati la Fiat ma l’avvocato Agnelli lo pregò di desistere, ritenendo che la protesta si sarebbe spontaneamente esaurita. Vittorio Valletta, infine, al processo contro i suoi sequestratori dichiarò che si era trattenuto volontariamente in fabbrica.   L’attentato di Pallante, ancorché fallito, incise profondamente sulla storia della Penisola. Innescò infatti la scissione dalla Cgil della componente democristiana. Così nacque la Cisl. Cambiò radicalmente anche la fisionomia del partito comunista: dopo il tentativo insurrezionale (per cui vennero compiuti circa 97 mila arresti) furono sostituiti i responsabili comunisti locali, considerati teste calde o ex partigiani che soffiavano sul dissenso di sinistra.

 

 

http://www.lastampa.it/2018/07/14/cultura/spari-su-togliatti-litalia-di-settantanni-fa-sullorlo-della-guerra-civile-4IVnx0JPniZAMaOrfxDpiO/pagina.html

Pubblicato in: CRONACA

I dischetti di Capaccio Paestum arrivano nel mare della Francia


paestum.jpg

CAPACCIO PAESTUM – Dischetti del depuratore di Varolato trovati perfino sulle coste della Francia. Ieri mattina, gli attivisti di Legambiente hanno esposto uno striscione, sulla spiaggia pestana. Il messaggio impresso è stato: “Ecogiustizia subito”. Questo al fine di chiedere che venga fatta immediatamente chiarezza sull’emergenza ambientale che dalla scorsa primavera interessa tutto il Tirreno a causa della dispersione di dischetti in plastica (carrier), fuoriusciti dal depuratore di Capaccio Paestum. Al momento ne sono stati raccolti oltre 150 mila. Proprio sulla spiaggia nei pressi della foce del Sele, da dove i dischi in plastica si sono riversati in mare, circa cinquanta volontari di Legambiente hanno inscenato la protesta per non abbassare l’attenzione su questa vicenda. Un blitz realizzato in contemporanea con il passaggio lungo la costa di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente che in questi giorni sta facendo tappa in Campania.

paestum2.jpg

E dall’imbarcazione, al momento dell’arrivo nei pressi di Paestum, l’equipaggio ha issato lo striscione ‘Che vergogna!’, perché se da un lato sembra risolto l’enigma della provenienza di questi dischetti, dall’altro non si ferma l’inquinamento che questi rifiuti stanno provocando.

 

 

 

http://www.lacittadisalerno.it/cronaca/i-dischetti-di-capaccio-paestum-arrivano-nel-mare-della-francia-1.1966517

Pubblicato in: CRONACA

Perù, la Montagna dei Sette Colori messa a rischio dalle concessioni minerarie e dai rifiuti dei turisti


perù.jpg

Questa meraviglia — che solo quaranta anni fa ha iniziato a mostrare i suoi colori, quando la neve si è sciolta —, Patrimonio nazionale dell’umanità nel 2010, è minacciata dall’azione dell’uomo.

Da marzo scorso, infatti,  è stata data una concessione per scopi estrattivi dall’Istituto geologico, minerario e metallurgico (Ingemmet), alla compagnia mineraria Minquest Perú, di proprietà della canadese Camino Minerals. A seguito delle polemiche delle popolazioni locali, come riporta El Comercio, il governatore Edwin Licona ha ricevuto un documento dalla società mineraria che ha deciso di rinunciare alla licenza. ha deciso di rinunciare alla licenza. Gli attivisti locali sono preoccupati perché la concessione coincideva — in parte — con la zona su cui c’era la proposta di creare un’area naturale di conservazione e la minaccia potrebbe ripresentarsi in futuro. Non bisogna nemmeno dimenticare che l’ambiente era già danneggiato dall’accumulo di rifiuti solidi lasciato dal flusso di turisti.

 

 

https://www.corriere.it/ambiente/18_giugno_25/peru-montagna-sette-colori-messa-rischio-concessioni-minerarie-rifiuti-3eac954c-7862-11e8-a34f-88cbebf7b4e2.shtml

Pubblicato in: CRONACA

La plastica nei motori.


Novecento litri di carburante da una tonnellata di rifiuti. È la sfida di un’azienda svizzera che sbarca in Italia

riciclo-plastica.jpg

Da una parte un derivato dal petrolio, la plastica, che è sempre più diffuso: nell’ultimo mezzo secolo l’uso è aumentato di 20 volte, ne consumiamo ogni anno l’equivalente di 900 Empire State Building. Dall’altra una fame di energia crescente che deve convivere con la necessità di utilizzare meno combustibili fossili per abbattere drasticamente le emissioni di gas serra che stanno facendo saltare l’equilibrio climatico. Due problemi. E’ possibile sommarli ottenendo una soluzione? La pirolisi è un processo che determina la rottura delle catene molecolari che rendono la plastica rigida. Il tutto in assenza di ossigeno, cioè senza combustione e ossidazione e dunque senza emissioni. E’ dagli anni Settanta che s’insegue il sogno di trasformare la plastica in combustibile. Ma solo recentemente c’è stato il salto tecnologico necessario. Attualmente in Europa, Stati Uniti, America Latina e Asia una decina di aziende sta studiando la pirolisi con impianti dimostrativi o commerciali: quelli che si apriranno nel 2019 saranno i primi a livello industriale in Italia. Funzionerà? Secondo le previsioni di Grt i conti tornano: ogni impianto sarà in grado di fornire combustibile al costo di 25 dollari al barile equivalente, meno della metà del prezzo del barile di petrolio. Ma mentre il petrolio, una volta estratto, deve essere trasportato e raffinato, aggiungendo costi economici e ambientali, la plastica viene prelevata in un raggio di poco più di un centinaio di chilometri dall’impianto: in questo modo si abbatte il 70 per cento del totale delle emissioni di CO2 necessarie alla produzione di energia. Inoltre i pannelli solari che copriranno la struttura migliorano ulteriormente le perfomance energetiche.

http://www.repubblica.it/ambiente/2018/07/13/news/_dateci_la_vostra_benzina_la_metteremo_nei_motori_-201615427/?ref=RHPPBT-VA-I0-C4-P14-S1.4-T1

Pubblicato in: CRONACA

Povertà e disuguaglianza sugli scaffali dei supermercati.


Un rapporto denuncia i crescenti squilibri e le condizioni di sfruttamento nelle filiere dei supermercati a livello globale: meno del 5% del prezzo di vendita ripaga il lavoro di chi produce il cibo, fino al 50% va alla grande distribuzione.

supermarket-2158692_1280.jpg

Il rapporto pubblicato offre uno spaccato sulle politiche e le pratiche adottate da 16 delle più importanti catene di supermercati in Germania, in Olanda, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Analizzando il livello di trasparenza della filiera, il trattamento e la retribuzione riservata ai lavoratori e ai piccoli produttori soprattutto donne. Con risultati assai deludenti per i livelli retributivi garantiti ai lavoratori e la tutela delle donne. Un’indagine integrativa, sempre sulla base di dati pubblici, è in corso anche in Italia per i più grandi operatori italiani della GDO (Conad, Coop, Esselunga, Gruppo Selex, Eurospin). I risultati saranno pubblicati ad ottobre 2018.

 

 

https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2018/06/Maturi-per-il-cambiamento_IT_21-giugno-2018_web.pdf

http://www.lastampa.it/2018/07/13/scienza/oxfam-povert-e-disuguaglianza-sugli-scaffali-dei-supermercati-J5T9RRpXDB8N4fWJ4CRezI/pagina.html

Pubblicato in: CRONACA

Il manifesto del Duce che aprì le porte alla persecuzione degli ebrei


Manifesto.Ok.jpg

Il 15 luglio 1938, ottant’anni fa, la pubblicazione del “Manifesto della razza” inaugurò in Italia l’antisemitismo di Stato. Allineandosi alla Germania, Mussolini scelse di adottare provvedimenti di discriminazione razziale, che aprirono le porte alla futura persecuzione.

Mussolini condivideva gli stereotipi, largamente circolanti in tutte le società occidentali dell’epoca, sulla pericolosità degli ebrei, in quanto tali, e il suo animo era ricoperto da una fitta vernice di pregiudizio razziale, in senso lato.

La posizione di Mussolini cominciò ad evolversi soltanto nella seconda metà del 1936, quando iniziò a vedere nella politica sanzionista decretata dalla Lega di Ginevra contro l’avventura italiana in Etiopia, l’espressione irriducibilmente ostile dell’internazionale ebraica.

Già nel corso del 1937, Mussolini decise di attuare il “giro di vite”, con l’emanazione di una legislazione razzista. In tal modo, sulla stampa di regime, si assistette a un crescendo di invettive, e agli emuli italiani di Goebbels fu concesso di dilagare, a briglia sciolta, nella rappresentazione mostrificata del “nemico” per eccellenza.

 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/antisemitismo-il-manifesto-del-duce-che-apri-le-porte-alla-persecuzione-degli-ebrei-italiani

Pubblicato in: CRONACA

Cartoline dal mare, i creativi denunciano le morti nel Mediterraneo


Inviare 10.000 cartoline al Ministero dell’Interno destinatario Matteo Salvini che ha fatto dell’espressione “Vedranno l’Italia solo in cartolina” il leitmotiv di quest’estate su temi come migranti, navi umanitarie e chiusura dei porti: è l’obiettivo di SOLO IN CARTOLINA – ESTATE 2018, la campagna di denuncia contro le morti in mare lanciata da un gruppo di giovani creativi per raccontare ciò che succede al largo delle coste italiane schierandosi al fianco di chi salva le vite in mare.

salutiPozzallo.png

La campagna vuole essere un concorso per designer e illustratori da tutta Italia, con l’obiettivo di raccogliere e inviare cartoline che mostrino ciò che sta accadendo ormai quasi ogni giorno nelle acque del Mediterraneo.

Vintage, trash, anni ’90 con saluti e baci dalle più belle località di mare italiane, al largo o a riva, con imbarcazioni di fortuna, gommoni fumanti e pieni di persone, giubbotti arancioni a galleggiare: cartoline dal mare, di qualsiasi stile purché ricordino la tradizionale corrispondenza estiva, verranno caricate con credits sul sito www.soloincartolina.it e poi stampate nel formato standard e inviate al numero 1 di Piazza del Viminale a Roma.

Il logo della campagna è un timbro postale che sembra galleggiare tra le onde del mare con al centro un salvagente, simbolo di salvataggio. Un marchio distintivo da applicare sul retro di ogni cartolina. Una presa di posizione stampata rosso su bianco che racconta il perché della campagna: inviare il nostro sostegno a chi salva le vite in mare.

 

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-estate-2018

Pubblicato in: CRONACA

La storia è magistra vitae.


La questione migranti che portò Roma al collasso. Una vicenda da cui avremmo da imparare.

migranti02.jpg

Il 9 agosto del 378 d.C., ad Adrianopoli, in Tracia – nella moderna provincia turca di Edirne – si consumava una delle peggiori sconfitte militari mai subite dai romani: il massacro di 30 mila soldati dell’impero, guidati da Flavio Giulio Valente, perpetrato dai Goti, al seguito del re guerriero Fritigerno. Secondo gli storici, quella disfatta segnò l’inizio della catena di eventi che avrebbe portato alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nel 476.

Ripercorrere oggi gli eventi che portarono alla battaglia di Adrianopoli è interessante: secondo una lettura dei fatti di allora, all’origine della strage ci sarebbe stata la cattiva gestione, da parte dei romani, di un’imponente ondata migratoria di Goti avvenuta due anni prima. Gli stessi Goti che si sarebbero trasformati nei carnefici delle legioni dell’Urbe.

Nella gestione dei flussi migratori, oggi, ci si prospettano due strade: quella dell’inclusione, e quella del rifiuto e del respingimento e  abbiamo già visto una volta dove porta la seconda via.

https://www.focus.it/cultura/storia/la-cattiva-gestione-dei-migranti-che-porto-al-collasso-limpero-romano

Pubblicato in: CRONACA

I figli degli immigrati? Tra i più bravi a scuola


Ansia di riscatto. Determinazione. Grinta. 
Ecco perché, una volta imparato l’italiano, 
i ragazzi d’origine straniera spesso eccellono in classe

bandierabambini13.jpg

La migrazione è un progetto famigliare di riscatto e il miglioramento passa attraverso il successo dei figli. 
Se le prime generazioni che sbarcano 
in Italia si accontentano di vivere in situazioni disagiate, sono le seconde 
a fare il possibile per raggiungere quel benessere tanto voluto dai genitori.

Per i migranti la scuola è il primo canale di mobilità sociale e per questo 
i ragazzi di origine straniera si impegnano con una determinazione 
e una costanza superiore rispetto ai compagni italiani.

Inoltre gli istituti professionali non sono più la prima scelta per gli studenti non italiani, che adesso s’iscrivono più numerosi agli istituti tecnici e ai licei. Infine, sempre più giovani di origine straniera si iscrivono anche all’università, contribuendo ad innalzare il livello medio di formazione della popolazione.

 

http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/09/10/news/i-figli-degli-immigrati-a-scuola-sono-tra-i-piu-bravi-1.228974

Pubblicato in: CRONACA

Polveri sottili e diabete.


Respirare aria inquinata comporta un rischio significativo di sviluppare diabete, anche a livelli di smog oggi considerati “accettabili”. Lo stabilisce uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Planetary Health, il primo a quantificare i danni delle polveri sottili sulla capacità dell’organismo umano di regolare gli zuccheri nel sangue. Già si sapeva che c’è una relazione tra diabete e inquinamento dell’aria: il particolato atmosferico più fine può raggiungere attraverso i bronchi la circolazione sanguigna, aumentare i livelli di infiammazione e ridurre la produzione di insulina. Mancava però una stima di quanto lo smog potesse incidere sulle nuove diagnosi di diabete

aria.jpg

E’ stato calcolato  che globalmente, e soltanto nel 2016, l’inquinamento dell’aria ha contribuito ad almeno 3,2 milioni di nuovi casi di diabete, che rappresentano il 14% del totale delle nuove diagnosi per quell’anno. Il diabete legato allo smog ha determinato la perdita, in totale, di 8,2 milioni di anni di vita sana nel mondo – il 14% di tutti gli anni di vita sana andati in fumo a causa di questa malattia. Negli USA sono stati 150.000, i nuovi casi di diabete attribuibili all’inquinamento atmosferico. Inoltre non esiste una soglia di sicurezza. Il rischio di diabete aumenta già a partire da 2,4 microgrammi; e il 21% dei veterani esposti a livelli di particolato compresi tra i 5 e i 10 microgrammi ha sviluppato diabete. La percentuale è salita al 24% quando l’esposizione è aumentata fino a 11,9-13,6 microgrammi per metro cubo. Il 3% di aumento non è poco: corrisponde a 5-6.000 nuovi casi di diabete l’anno ogni centomila persone.

Come spesso accade in questi casi, i Paesi emergenti, nei quali all’aumento dello smog non corrispondono politiche ambientali per contenerlo, sono destinati a pagare il conto più salato.

 

 

https://www.focus.it/scienza/salute/linquinamento-atmosferico-fa-crescere-in-modo-importante-i-nuovi-casi-di-diabete

Pubblicato in: CRONACA

Un mondo senza banane: il frutto rischia l’estinzione


In Madagascar la specie da proteggere è “la madre” di tutte le altre: ne rimangono solo 5 piante. La varietà Cavendish, che mangiamo, è sterminata da un parassita

banana01.jpg

PRESTO potremmo non poter più mangiare banane, perché l’albero di questo frutto potrebbe estinguersi. L’allarme principale è per una varietà selvatica che cresce solo in Madagascar, ma che è ritenuta fondamentale per salvare dalle malattie le grandi coltivazioni delle banane commestibili: se non salviamo la prima rischiamo di veder sparire per sempre anche le seconde, lo dicono i ricercatori britannici. Quasi tutte le banane che si producono e consumano nel mondo infatti appartengono ad una specie chiamata Cavendish, che però può essere uccisa da un parassita delle piante, la malattia di Panama. Gli alberi, che sono già vulnerabili a causa di incendi, eventi meteorologici e inquinamento, possono contrarre in massa la malattia se questa colpisce anche un solo albero della popolazione. Al momento la malattia che colpisce le Cavendish è stata riscontrata solo in Asia, ma potrebbe diffondersi nelle Americhe mettendo così a rischio la sopravvivenza del frutto: è successo già negli anni Cinquanta quando si estinse la tipologia nota come Gros Michel, sostituita appunto con la banana Cavendish.

 

http://www.repubblica.it/ambiente/2018/07/07/news/un_mondo_senza_banane_il_frutto_rischia_l_estinzione-201140305/

Pubblicato in: CRONACA

California: chi è green cresce di più


Nello Stato simbolo, la California, la green-economy ha creato 520.000 posti di lavoro verdi: uno sviluppo così imponente da farla diventare , dopo aver scavalcato il Regno Unito, la quinta economia al mondo. Soltanto Germania, Giappone, Cina e, ovviamente, Stati Uniti hanno un Pil superiore.

dollari.jpg

Non è solo l’aria che si respira, ma anche le strutture residenziali e i luoghi di lavoro ad aver beneficiato della regolamentazione ambientale. Il risultato è che le abitazioni attuali consumano il 75% in meno di energia rispetto agli anni ‘70. Da allora il consumo energetico procapite dello Stato è rimasto invariato, nonostante la sua economia sia cresciuta dell’80% nello stesso periodo.

E i consumi continueranno a scendere. In base ad una nuova legge introdotta recentemente, dal 2020 i costruttori californiani dovranno installare pannelli solari sulla maggior parte delle nuove case, secondo gli standard indicati dalla California Energy Commission. Aumenterà di 40 dollari la rata mensile del mutuo, ma diminuirà di 80 dollari la bolletta elettrica. Si prevede, inoltre, che i pannelli complessivamente ridurranno le emissioni di gas serra in California di 700 mila tonnellate in tre anni, equivalenti all’eliminazione dalla strada di 115 mila auto.

 

http://www.lastampa.it/2018/07/07/scienza/california-la-lezione-servita-chi-green-cresce-di-pi-H2WHDaLQZPl8qd0nDeEEjJ/pagina.html

Pubblicato in: CRONACA

Luglio 1960, Strage di Reggio Emilia e scontri a Palermo e Catania.


Il 7 luglio 1960 a Reggio Emilia durante una manifestazione sindacale cinque operai vengono uccisi dalle forze dell’ordine. 8 luglio 1960, a Palermo e Catania, altri scontri lasciano a terra altri 4 morti.

Morti-di-Reggio-Emilia.jpg

Molti si sono scordati di questo tragico episodio, di quel governo Tambroni Dc-Msi che gestiva le redini di questo paese.

 

 

https://www.agoravox.it/Luglio-1960-Strage-di-Reggio.html

Pubblicato in: CRONACA

Agricoltura insostenibile, una minaccia per l’ecosistema idrico mondiale


morte001.jpg

La più importante fonte di inquinamento delle acque è rappresentata dall’agricoltura, responsabile dell’immissione di grandi quantità di prodotti chimici, materiali organici e sedimenti. Tra questi, il più comune è il nitrato.

Basti pensare che a livello globale, ogni anno, vengono applicati ai terreni coltivati circa 115 milioni di tonnellate di fertilizzanti minerali azotati e ben il 35% di questi raggiunge gli oceani. A sostenerlo è la rassegna “More People, More Food, Worse Water?” lanciata dalla FAO e dall’International Water Management Institute.

La contaminazione delle risorse idriche rappresenta una sfida complessa e come tale, richiede una gestione articolata: limitare alla fonte la fuoriuscita di sostanze inquinanti o intercettarle prima che raggiungano l’ecosistema è solo uno degli approcci possibili.

Oltre alle agevolazioni fiscali, possono essere utilizzati alcuni strumenti, semplici ma efficaci, come la gestione integrata dei parassiti. Un aiuto dalla natura nell’attesa che la tecnologia porti ulteriori innovazioni. Tra queste, le nuove tecniche di riciclaggio dei nutrienti come i biodigestori dei rifiuti agricoli.

Per invertire la rotta possono giocare un ruolo strategico tutti gli attori coinvolti, istituzioni e imprese, ma anche i comportamenti individuali pesano.Una stima inclusa nel rapporto indica che l’inquinamento da azoto derivante dagli sprechi alimentari ammonta a 6,3 teragrammi all’anno. Ovvero un milione di tonnellate. Eliminandone anche solo una parte, come inizio non sarebbe male.

http://www.lastampa.it/2018/07/06/scienza/agricoltura-insostenibile-una-minaccia-per-lecosistema-idrico-mondiale-nwFeUucHqrCirb6F2Q1WMP/pagina.html

Pubblicato in: CRONACA

Un Pianeta fragile


Blindare le aree protette è la ricetta per salvare la preziosa biodiversità

fragile.jpg

Distruggere la biodiversità significa ridurre l’integrità biologica della Terra. Un problema globale che però ci riguarda anche da vicino. L’Italia è tra i Paesi europei più ricchi di biodiversità in Europa, grazie alla sua grande varietà geomorfologica, microclimatica e vegetazionale. Ma questa ricchezza è seriamente intaccata dalla distruzione degli habitat e della loro frammentazione e degrado, dalle attività agricole, dagli incendi, dal bracconaggio. Nel nostro Paese oltre un quinto del totale delle specie presenti sono a rischio di estinzione: su un campione utilizzato dall’Iucn di 2807 specie italiane di spugne, coralli, squali, razze, coleotteri, farfalle, pesci d’acqua dolce, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi, ben 596 sono infatti a rischio di estinzione. Molte, come la tartaruga Caretta caretta, la balenottera comune e uccelli marini come la Berta maggiore, sono minacciate dai rifiuti galleggianti e dall’inquinamento da plastica in mare.

 

Come fermare l’estinzione di massa? Cambiando il modo di produrre e di vivere, certo. Ma soprattutto, difendendo ed allargando le aree protette, che devono diventare delle oasi sicure. Oggi non è così: i report europei che ci riguardano sono tutt’altro che lusinghieri. Un altro compito per il nuovo ministro dell’Ambiente, il generale Sergio Costa.

http://www.lastampa.it/2018/07/02/scienza/un-pianeta-fragile-SbjJDt0fQlu7hwDKBtRtCI/pagina.html

Pubblicato in: CRONACA

Clima e gas serra, com’è facile imbrogliare


In Asia riprende la produzione del bandito Cfc-11

fascia.png

In passato, frodi e furbizie hanno già costellato il cammino dell’umanità verso un mondo più «pulito». Imprese industriali e finanziarie, ma anche hackers e interi Stati, hanno qua e là approfittato del mercato europeo delle emissioni (il cosiddetto Ets, nato per effetto del Protocollo di Kyoto) con giochetti da decine o centinaia di milioni di euro. È anche successo che alcuni scienziati abbiano giocato al rialzo con i dati della climatologia. Ma è assai più consolidato il gioco contrario della disinformazione sui rischi del cambiamento climatico, profumatamente finanziato dalle lobby del fossile.

Il Protocollo di Montreal doveva rispondere all’impellente emergenza-ozono, sostituendo l’uso di molecole dannose per fini industriali limitati con altre molecole già disponibili. L’Accordo di Parigi deve rispondere a un’altra emergenza a più lungo termine, rimpiazzando l’intero sistema energetico dominante, i combustibili fossili, con soluzioni meno pratiche e ben più costose. Qualcuno, se non molti, troverà il sistema di imbrogliare.

Nel cielo sopra di noi, girano molecole di Cfc-11 che non dovrebbero esserci. E più molecole di CO2 del necessario. Già possiamo giocare coi videogiochi, la borsa e le scommesse. Ma con il pianeta, santo cielo, no.

 

http://www.lastampa.it/2018/07/03/scienza/clima-e-gas-serra-com-facile-imbrogliare-nylNOdqItVneUcS370iBON/pagina.html

Pubblicato in: CRONACA

L’ Europa degli scrittori


E’ stata costruita l’ Europa dell’ economia e della politica, ma esiste un’ Europa della letteratura? Esiste cioè una piccola biblioteca condivisa nella quale i cittadini europei possano ritrovare una comune identità anche sul piano delle emozioni?

donchisciottedonchisciotte02.jpgdonchisciotte01.jpg

Da questa insolita e appassionante domanda è partito Roberto Antonelli, apprezzato studioso di filologia e preside della Facoltà di Scienze umanistiche alla Sapienza di Roma, per tracciare una sorta di canone letterario europeo, fondato sugli autori e sulle opere selezionati dalle più prestigiose università di dodici paesi del vecchio continente. Un’ inchiesta meticolosa e sistematica, articolata intorno a sedici domande, alle quali hanno risposto critici letterari e studiosi di diverse comunità accademiche. Di straordinario interesse l’ esito della mappatura, che individua un minimo comun denominatore tra realtà differenti come Portogallo e Russia, Scandinavia e Spagna. Un drappello di autori classici in cui riconoscersi tutti, da europei. «Non è questione di poco conto», spiega il professor Antonelli. «Qui entra in gioco il rapporto tra letteratura e sensi, sensazioni e sentimenti. Qualche anno fa svolgemmo una ricerca sul “Lessico europeo dell’ affettività” partendo proprio dagli inizi della lirica moderna, ovvero dall’ analisi della lirica trobadorica e romanza, uno dei terreni fondamentali su cui si è formata la sensibilità europea. Se la letteratura è dunque in rapporto diretto con le emozioni, è interessante stabilire all’ inizio del nuovo millennio l’ esistenza in Europa d’ una coscienza sentimentale comune». Essere europei, in sostanza, non solo sul piano legislativo e finanziario, ma anche sotto il profilo assai più complesso della sensibilità. Si può formare allora un canone europeo? Ci sono romanzieri e poeti da considerare fondamentali per la formazione d’ un giovane europeo? I risultati dell’ indagine non lasciano spazio a dubbi. Esiste una ristretta cerchia di autori e di opere in cui si ritrovano culture nazionali differenti, una letteratura europea che agisce da collante tra identità anche distanti. I primi quattro busti del Pantheon letterario appartengono a Cervantes e Dante, Goethe e Dostoevskij, «tutti scrittori di paesi diversi, inclusa la Russia identificata come realtà europea». Diversa anche l’ epoca d’ appartenenza, «c’ è l’ autore medievale e l’ iniziatore del romanzo moderno, il maestro del romanticismo e il grande romanziere dell’ Ottocento». Può essere interessante rilevare che Shakespeare è solo al quinto posto, mentre nella classifica delle opere il suo Amleto assurge al terzo scalino. «Al vertice troviamo il Don Chisciotte, esito speculare alla classifica degli autori. Così come di seguito figura la Commedia, parallelamente al secondo posto di Dante tra gli autori. L’ Amleto invece sorpassa il Faust, costringendo Goethe al quarto posto. Perché questa discrepanza? Può essere significativo che tra le prime opere figurino due capolavori capaci di definire due diversi modi d’ essere – donchisciottesco e amletico – in cui s’ identifica lo spirito europeo». Per la classifica del Novecento esiste un’ ampia convergenza su un ristretto gruppo di autori, seguito però da una lunga lista di preferenze che variano a seconda del paese. Il podio è dominato da James Joyce, alle sue spalle si colloca Thomas Mann e il terzo posto è occupato da Marcel Proust (il primato italiano spetta a Luigi Pirandello, ma collocato nella fascia bassa della classifica). Se Joyce rappresenta la crisi del romanzo e la crisi dell’ io, Thomas Mann è l’ eroe della grande borghesia europea, raccontata nella sua grandezza e nel suo malinconico declino, e infine Proust produce un cortocircuito tra memoria ed esistenza. «I tre aspetti più alti della crisi dell’ io nella modernità», sintetizza Antonelli, che richiama l’ attenzione anche sulla grande operazione linguistica di Joyce, autore anticanonico per eccellenza e tuttavia anche rifondatore d’ una tradizione (a partire dal titolo Ulysses dato al suo capolavoro). Questo nuovo canone europeo disegnato dall’ inchiesta diverge in modo assai significativo da quello indicato qualche anno fa dal critico americano Harold Bloom, che collocava Shakespeare al centro della mappa, seguito al terzo posto da Chauser. «Il suo Canone Occidentale denunciava chiaramente un carattere angloamericano, con l’ esclusione di autori come Petrarca e Boccaccio. Ciò che colpisce nel Canone europeo emerso dall’ indagine è la forte coscienza classica, con i poemi omerici tra i primi dodici titoli (Iliade e Odissea presenti in tutti i questionari) e l’ inclusione di Ovidio e Virgilio, “il poeta dell’ Europa”, secondo la formula di Eliot». In questo nuovo Pantheon anche Petrarca ha un ruolo di prim’ ordine, al sesto posto nella classifica degli autori ritenuti più europei. «E’ quello che ha unificato l’ Europa dal punto di vista poetico. La lirica cortese finisce con Petrarca e il suo sonetto». Siamo in presenza, continua Antonelli, di quella «sopravvivenza dell’ antico» che ha avuto illustri interpreti in Warburg, in Auerbach e soprattutto in Curtius, autore dell’ ormai classico Letteratura europea e Medio Evo latino, l’ unico libro scritto sull’ argomento e fondato sulla continuità tra antichità classica e letteratura occidentale. Ma quella di letteratura europea è una nozione accettata? Al modello di Curtius, che incarna una concezione unitaria del patrimonio europeo, si contrappone quello frammentario di Guizot, che valorizza le differenze culturali. «Edgar Morin suggerisce la categoria di dialogicità, ossia l’ interazione tra culture diverse», dice Antonelli. «Formare un Canone letterario europeo non significa certo ingabbiare l’ Europa, passando sopra le sue innumerevoli diversità linguistiche e culturali. Al contrario, nel rispetto della diversità, si tratta di rintracciare gli elementi comuni per contribuire a unificare la coscienza europea del domani». Si può dare una definizione di canone? «Il canone è l’ elenco gerarchico degli autori ritenuti fondamentali per la formazione culturale. Una sorta di bussola per fare ordine nel caos. Per questa ragione oggi non solo è poco amato, ma talvolta espressamente rifiutato. C’ è chi sostiene che non deve esistere. In realtà è una sciocchezza, perché si voglia o meno oggi già esiste. Basti guardare la classifica dei bestseller: è anche quello un canone, fondato però non sulla qualità delle opere ma sul consumo». La ricerca, finanziata con i soli fondi delle ricerche di Ateneo, potrebbe tradursi anche in un’ iniziativa politica promossa dall’ Italia a Bruxelles. «Perché non introdurre nelle scuole e nelle università l’ insegnamento di una letteratura europea? Questo potrebbe valere anche per le facoltà non umanistiche», suggerisce Antonelli. «Così come la letteratura italiana ha contribuito a fare gli italiani, una coscienza letteraria condivisa potrebbe fare gli europei». Nel nome di Cervantes e Dante, il cammino è già tracciato.

 

 

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/05/01/europa-degli-scrittori.html

Pubblicato in: CRONACA

Wikipedia si auto-oscura: ecco i perché della protesta


wiki2.jpg

Due gli elementi contestati: il primo, l’articolo 13, prevede per le piattaforme online con contenuto generato dagli utenti (come appunto Wikipedia, ma anche blog, forum e social network) una forma di verifica preventiva dei materiali postati(foto, audio, codici, testo) per impedire violazioni del diritto d’autore. In pratica si auspica l’utilizzo di avanzati filtri che riconoscano in modo automatico i contenuti e stabiliscano se questi sono “liberi” o protetti da copyright, prima di dare il via libera al loro utilizzo.

Una simile funzione  è già usato per i video da caricare su YouTube, ma è frutto di un lavoro complesso che, secondo molti, sarebbe oneroso e impossibile da sostenere per piattaforme aperte e gratuite. Oltre alle questioni di controllo dei diritti, si teme che società che mantengono i database e gestiscono i filtri possano applicare (o essere indotte ad applicare) una forma di controllo a priori sui contenuti liberi di circolare.

Il secondo elemento, l‘articolo 11, è pensato per limitare il potere che grandi piattaforme aggregatrici di contenuti come Facebook e Google hanno sugli editori online: la legge, che è già stata soprannominata dai suoi detrattori ” tassa per i link “, prevede che le grandi piattaforme online paghino agli editori una cifra annuale concordata, come licenza per mostrare l’anteprima e il link di segnalazione dei contenuti che mostrano – una pratica che, se da un lato “attinge” gratuitamente a testo teoricamente protetto da diritto d’autore, dall’altro è tra le principali fonti di traffico ai siti che hanno pubblicato quella notizia.

wiki

La disputa si protrae da tempo e Google ha avviato  progetti di finanziamento di siti innovativi di informazione online per attenuare il problema della diffusione gratuita di contenuti di valore. La legge è nata per supportare i siti minori e guidare il traffico direttamente alla loro homepage, ma di fatto potrebbe ridurre di molto il traffico in entrata nei siti giornalistici, perché Google o Facebook potrebbero decidere semplicemente di non pagare alcuna licenza.

 

https://www.focus.it/tecnologia/digital-life/copyright-e-direttiva-sul-diritto-autore-anche-wikipedia-protesta

Pubblicato in: CRONACA

Il presidente partigiano.


L’8 luglio di quarant’anni fa Sandro Pertini veniva eletto Presidente della Repubblica Italiana.

sandropertini01.jpg

Quando l’ex partigiano Sandro Pertini divenne presidente 40 anni fa, la Prima Repubblica emersa dalla lotta partigiana versava già in condizioni critiche. Durante la sua presidenza, il Paese dovette fare i conti con gli strascichi dell’assassinio di Aldo Moro, il collasso del compromesso storico tra comunisti e democristiani e i sempre più numerosi attacchi terroristici dei fascisti, delle Brigate Rosse e di altri gruppi militanti. Intransigente nella propria condanna delle Br, Pertini parlava con l’autorevolezza di un uomo che aveva vissuto in prima persona la Resistenza. Era stato un personaggio chiave nella lotta contro il fascismo, reduce da tredici anni di reclusione e di confino sotto il regime di Mussolini, ma era anche il “presidente partigiano” – attivo dai tempi della Resistenza a Porta San Paolo, fino all’evasione socialista del gennaio 1944 e alla liberazione di Milano, il 25 aprile dell’anno seguente.

sandro-pertinidsa.jpg

La Repubblica di oggi rispecchia ben poco quella per cui hanno combattuto i partigiani; le forze politiche non si azzardano nemmeno a dire di avere l’ambizione o gli ideali di quell’epoca. E mentre il malessere sociale aumenta, i partiti che più ne traggono beneficio vedono la storia della Resistenza come semplice lascito di un sistema partitico in crisi, o si oppongono apertamente al consenso antifascista.  Il 25 aprile molti italiani ricorderanno il ricordo di una grande lotta. Ma si tratta sempre più di questo: un ricordo.

sandropertini.jpg

 

https://thevision.com/politica/presidente-partigiano-resistenza/

Pubblicato in: CRONACA

Contro le alluvioni zone umide anche in città


La tutela e il ripristino delle zone umide, anche nella pianificazione urbana, sono azioni fondamentali per ridurre il rischio climatico e l’impatto di alluvioni e siccità. E’ il messaggio che la conferenza ‘Reducing urban water risks in a changing climate’, organizzato a Bruxelles dall’organizzazione Wetlands International, lancia in preparazione del Forum europeo sulla riduzione del rischio, in programma in Italia dal 21 al 23 novembre.
ansa.jpg

Durante la conferenza, tenuta nella sede della Rappresentanza permanente olandese presso l’Ue, sono stati presentati progetti di ripristino di pianure alluvionali ed esempi di adattamento urbano come Copenhagen, Bologna e Monaco. “Non solo le aree umide possono proteggere i centri urbani in caso di alluvioni e eventi climatici estremi – ha dichiarato Cy Griffin di Wetlands International – ma aiutano a riqualificare parti di città migliorando la qualità della vita di chi vi abita”.

 

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2018/06/21/forum-ue-contro-le-alluvioni-zone-umide-anche-in-citta_09a6382f-26e9-4c3c-985a-06d7e12661a9.html

Pubblicato in: CRONACA

Il costo ambientale dei costumi da bagno. In Ue pari a 10.00 camion di petrolio


Realizzati quasi sempre in poliestere e nylon, di costumi per il mare se ne vendono 30 milioni l’anno in Italia e 180 milioni in Europa, ovvero poco meno di 2 per ogni donna.

bikini

 

Solo il 2% dei costumi europei è sostenibile. Ciò significa che servono 10mila camion di petrolio l’anno per soddisfare la richiesta dei Paesi Ue.

Un costume prodotto in India o Cina e venduto in Italia a 15 euro, costa al marchio meno di 5 euro. Per produrre ogni singolo costume si consumano 5 litri di acqua e si emettono 0,25 kg di anidride carbonica.

bikini01.jpg

Se i 30 milioni di costumi venduti in Italia fossero sostenibili (cotone Bio, Nylon e poliestere riciclati, etc), il risparmio di acqua sarebbe pari a 2 milioni 475mila confezioni da 6 bottiglie e il risparmio di anidride carbonica pari al consumo di 36mila di auto in un anno.  La sostenibilità ambientale non entra nel processo di quantificazione del costo e l’acquirente la ignora. Bisognerebbe rendere il consumatore più consapevole sull’impronta ecologica di ogni capo capo che indossa.

 

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/green_economy/2018/07/01/lapp-che-calcola-il-costo-ambientale-dei-costumi-_b1629fcb-3261-465a-8906-4c4c5c148a0e.html

Pubblicato in: CRONACA

Il limite della vita umana non è ancora in vista.


Dopo i 105 anni, invece di aumentare con l’età, il rischio di morire si livella. Un indizio, secondo i ricercatori, che non c’è una durata massima prestabilita di longevità per la nostra specie. O che, se c’è, non l’abbiamo ancora raggiunta.

secolare.jpg

Naturalmente poi la morte arriva, ma i tassi di mortalità, che fino agli 80 anni circa aumentano esponenzialmente, come tutti i dati demografici dimostrano, in seguito iniziano a decrescere, e dopo i 105 rimangono stabili. Per chi ha raggiunto quell’età c’è la stessa probabilità di morire a 107 piuttosto che a 109 o magari 110 anni.

Gli stessi dati dicono anche che tra gli ultracentenari presi in considerazione (quelli nati tra il 1896 e il 1910), la mortalità tende a diminuire per il gruppo dei più “giovani”, il che suggerisce – secondo gli autori – che stiamo assistendo a un vero e proprio aumento della durata della vita, per la nostra specie. Coloro che campano oggi fino a questa veneranda età sarebbero insomma,  i “pionieri della longevità” di domani.

https://www.focus.it/scienza/scienze/105-anni-e-oltre-quanto-a-lungo-si-puo-vivere

Pubblicato in: CRONACA

110 anni fa, di notte, si illuminò il cielo


Una gigantesca esplosione nell’atmosfera – “l’evento di Tunguska” – fece cadere 80 milioni di alberi in Siberia e illuminò l’Europa, ma non sappiamo ancora di preciso quale fu la causa.

asteroide.jpg

Un forte lampo in cielo, seguito da un rumore intenso paragonabile a una fortissima cannonata, avrebbero raccontato in seguito i testimoni. Come era successo a Semenov, molte persone furono sbalzate a metri di distanza da dove si trovavano, spinte da una ventata molto intensa e seguita da un tremore del suolo. In un’area di circa 2mila chilometri quadrati intorno al punto dell’esplosione, 80 milioni di alberi furono piegati e abbattuti in pochi istanti dalla forte onda d’urto. L’effetto fu devastante, ma i danni a cose e persone contenuti, perché la zona era scarsamente abitata.

asteroide01.gif

Un evento di quel tipo sopra una città avrebbe potuto causare decine di migliaia di morti. Si sospetta invece che nell’evento di Tunguska morirono solo due persone, ma non furono mai svolti accertamenti adeguati per confermare la circostanza. Il tremore del suolo fu registrato da numerose stazioni sismiche in Europa e in Asia: alcune rivelarono una scossa paragonabile a quella di un terremoto di magnitudo 5.

https://www.ilpost.it/2018/06/30/evento-tunguska/

Pubblicato in: CRONACA

E’ sempre l’8 marzo


I peggiori posti del mondo per le donne

india.jpg

A coprire tristemente il podio del primo paese più pericoloso per le donne è l’India, per l’alto rischio di violenza sessuale e molestie ( memorabile l’indignazione e le proteste nazionali e internazionali dopo lo stupro di gruppo del 2012) ma c’è anche il pericolo che le donne devono affrontare dalle pratiche culturali, tribali, e tradizionali del paese al quale si aggiunge anche un terzo elemento: l’india è il paese in cui maggiormente le donne sono a rischio di traffico di esseri umani tra cui il lavoro forzato, la schiavitù sessuale ma anche domestica.

india01.jpg

A seguire c’è l’Afganistan, dove nonostante siano passati 17 anni dal rovesciamento dei talebani nel paese continuano ad essere le donne l’anello debole, discriminate nella società come nel lavoro. Agli abusi sessuali e domestici si aggiunge il peggiore accesso all’assistenza sanitaria nonché la mancanza di accesso alle risorse economiche.

india02.jpg

Terzo la Siria, travolta dentro il vortice dopo i sette anni di guerra civile. Anche in questo caso le donne soffrono per le violenze sessuali, connesse anche al conflitto e gli abusi domestici da integrare con la difficoltà all’accesso all’assistenza sanitaria.

india03.jpg

Quarta la Somalia che peggiora salendo la classifica rispetto al sondaggio di sette anni fa dove era quinta. Povertà, conflitti e islamismo sono i nemici del paese e delle donne somale, che insieme al difficile accesso all’assistenza sanitaria si trovano braccate anche da pratiche culturali e tradizionali dannose e ovviamente al difficile accesso alle risorse economiche,

E se in Arabia Saudita non mancano le risorse economiche e in questi giorni si festeggia per l’accesso alla guida alle donne (uniche rimaste senza questo banale diritto al mondo) nella classifica della fondazione sono comunque posizionate al quinto posto come paese pericoloso per le donne. Nel paese islamico ricco e conservatore, le sue donne vengono discriminate nell’accesso alle risorse economiche con discriminazioni sul lavoro i diritti di proprietà e l’incapacità di guadagnarsi da vivere. Paradossale, se si pensa che è il paese natale di quella che viene definita la madre dei credenti, Khadija, prima musulmana e moglie del profeta ma ancora prima, una importante mercante e donna di affari nella Mecca del VI secolo .

L’Arabia Saudita è piazzata al quinto posto anche per gli ostacoli collegati alle pratiche culturali religiose e tradizionali e ovviamente non mancano le violenze sessuali con abusi domestici compresi.

Sesto il Pakistan, rispetto a tutti gli altri 6 indicatori risulta peculiare la questione dei delitti d’onore, che abbiamo avuto tragicamente occasione di conoscere con le giovani italo-pakistane uccise con la stessa arma nonostante i continenti che li separano dal paese d’origine, l’onore sembra ancora immortale.

La Repubblica democratica del Congo in questo sondaggio arriva settima. Un miglioramento rispetto al sondaggio del 2011 dove era il secondo paese più pericoloso al mondo per le donne. Ottavo invece lo Yemen devastato dal conflitto che vede Iran e Arabia Saudita al centro della devastazione del paese che travolge le donne. La Nigeria, il paese più popoloso dell’Africa si posiziona al nono posto e anche in questo caso sono i conflitti a segnare la sua sorte con l’avvento del gruppo islamista Boko Haram e non solo: Ma la vera sorpresa è trovarsi un paese occidentale, senza conflitti settari né economici: Gli Stati Uniti decimo nella classifica ostile alle donne.

Il caso Stati Uniti

india04.jpg

E’ l’unica nazione occidentale a rientrare in questa classifica. E il sondaggio è stato fatto dopo che la campagna #MeToo era diventata virale scoprendo storie di abusi risalenti a diversi anni fa ma che metteno a fuoco una storia delle donne americane tutt’altro che di libertà e giustizia. Gli stati Uniti – si spiega nel rapporto della Fondazione – sono saliti nella classifica dopo esserci uniti al terzo con la Siria quando è stato chiesto agli intervistati quale fosse il paese più pericoloso per donne in termini di violenza sessuale tra cui lo stupro, molestie sessuali, coercizione sessuale e mancanza di accesso alla giustizia nei casi di stupro.

Insomma, sulla libertà ed emancipazione delle donne nel mondo, sembra che non ci sia mai nulla di definitivamente acquisito, anzi, il pericolo delle discriminazioni come i diritti sono in continua lotta quando al centro, c’è la parola donna.

 

 

http://www.lastampa.it/2018/06/29/societa/dallindia-agli-usa-i-peggiori-posti-del-mondo-per-le-donne-mnqamnQEIcY4qG3NhoNGRL/pagina.html

Pubblicato in: CRONACA

Un “tesoro” nascosto nel Comune di Salussola


Alla luce 3000 anni di storia

salussola.jpg

Le verifiche archeologiche per il cantiere del metanodotto Cavaglià-Biella dal 2017 hanno individuato una serie di siti che permettono di ricostruire meglio la storia più antica di Salussola. A partire dalla strada provinciale tra il ponte su Elvo e Massazza fino a Vigellio, su una tratta di circa 700 m, sono venuti alla luce:
• una strada romana e medievale che collegava Ivrea con la regione tra Ossola e Canton Ticino, dopo esser passata per la città romana di Victimulae (oggi San Secondo di Salussola) e attraversato l’Elvo
• dei campi di età romana
• il castello di Puliaco, vicino alla pieve di San Pellegrino di Puliaco, che nel Medioevo era il centro abitato più importante del Biellese meridionale, fino alla sua distruzione tra Trecento e Quattrocento
• dei campi di età celtica, appena precedenti la conquista romana del 142-140 a.c.
• un sito dell’età del Bronzo, coevo alle famose palafitte sul Lago di Viverone
• una fattoria medievale
• una villa romana che testimonia la vita nelle campagne di Vigellio negli ultimi anni dell’Impero.

salussola01.jpg

E’ una scoperta di una notevole importanza storica, purtroppo non ci sono le risorse per mantenere gli scavi aperti ma le memorie dei ritrovamenti, del lavoro fatto, le immagini e le descrizioni, verranno fermate in un libro che  sarà pubblicato per ricordare chi siamo perché per progredire è necessario conoscere a fondo le nostra storia, anche la più antica.

 

http://www.newsbiella.it/2018/06/28/sommario/necrologi/leggi-notizia/argomenti/basso-biellese/articolo/un-tesoro-nascosto-nel-comune-di-salussola-ritrovato-grazie-a-snam-fotogallery.html

Pubblicato in: CRONACA

L’Europa ha bisogno di umanità


Al di là delle statistiche e delle cifre, la verità è che le persone continuano a morire in mare e che la criminalizzazione della solidarietà sta attraversando una fase del tutto nuova. Dopo aver colpevolizzato le Ong perché salvano esseri umani stipati su gommoni o imbarcazioni di legno in pericolo, molti paesi europei usano sempre più migranti e rifugiati come argomentazioni per ottenere vantaggi politici o alimentare il populismo.

migranti1.jpg

Invece di concentrarci su come impedire ulteriori morti in mare e fare tutto il possibile per cambiare la vita delle persone, i migranti e i rifugiati adesso vengono lasciati in un limbo anche dopo il salvataggio.

migranti2.jpg

È necessario negoziare in un spirito di maggiore solidarietà, ma la diplomazia non è il solo strumento da usare. Abbiamo bisogno anche di umanità ed empatia. Dobbiamo assolutamente comprendere che potremmo essere noi la donna all’ottavo mese di gravidanza e  la bambina disidratata trasferite dalla Alexander Maersk all’ospedale più vicino per ricevere assistenza medica. Dobbiamo “sentire” il loro dolore e immaginare che sia il nostro stesso dolore.

 

 

https://www.huffingtonpost.it/regina-catrambone/criminalizzare-la-solidarieta-non-risolve-leuropa-ha-bisogno-di-umanita_a_23469980/?utm_hp_ref=it-homepage

Pubblicato in: CRONACA

Pregiudizio parlato


Gli scienziati maschi famosi sono più spesso citati soltanto per cognome: una prassi che li fa percepire come più prestigiosi e meritevoli di riconoscimenti. E che si estende anche ad altre professioni.

rital.jpg

Einstein, Darwin, Feynman; Marie Curie, Rita Levi-Montalcini, Margherita Hack… notate nulla di strano? Quando gli scienziati raggiungono una certa fama il nome sembra non servire più, ma questo pare valere soprattutto per i maschi, come dimostra il nostro semplice esempio, e come sostiene uno studio appena pubblicato su Proceeding of the National Academy of Sciences.

Un gruppo di psicologi della Cornell University (Ithaca, New York) ha indagato questo insolito aspetto della disparità di genere e scoperto che nella scienza, così come nello sport e nella politica, ci si riferisce più spesso alle persone famose usando soltanto il cognome se si tratta di maschi. Ma poiché fare a meno del nome fa percepire la persona citata come più prestigiosa e meritevole di titoli, questa abitudine potrebbe penalizzare i corrispettivi femminili – o al contrario essere già l’effetto di un maschilismo dilagante. In sostanza, il genere determina il modo in cui ci riferiamo a un professionista (e non solo per un discorso di concordanze).

Rita-Levi-Montalcini.jpgSoprattutto, riferirsi a una persona usando soltanto il cognome sembra influenzare il modo in cui questa persona è percepita all’esterno – dipingendola come più illustre e blasonata. In un altro esperimento dello stesso gruppo, scienziati fittizi menzionati solo col cognome sono parsi nel 14% dei casi più degni di un premio alla carriera. Nel calderone delle piccole e grandi discriminazioni di genere, anche una piccola abitudine linguistica può contribuire a fare la differenza.

Il team ha analizzato quasi 4.500 valutazioni di professori di biologia, psicologia, informatica, storia ed economia compilate dagli studenti di 14 Università statunitensi. I professori maschi sono stati menzionati per cognome nel 56% dei casi in più rispetto alle colleghe. La maggiore disparità è emersa in ambito informatico, dove le citazioni per cognome hanno prevalso nel 48% dei casi per gli uomini e nel 18% appena per le donne. Questa tendenza si è osservata anche in altri ambiti – per i politici famosi e per i personaggi celebri (maschi e femmine) in generale.

 

 

https://www.focus.it/comportamento/psicologia/discriminazioni-di-genere-e-cognome

Pubblicato in: CRONACA

Gli zingari, perseguitati da cinquecento anni in tutta Europa.


Il primo a volerli cacciare è stato Ludovico il Moro: nel 1473 stabilisce che gli zingari vengano allontanati dal territorio del ducato di Milano, pena la morte. Da lì comincia una lunga serie di editti – “grida”, contro i gitani che termineranno soltanto ai tempi di Maria Teresa. Anche con lei, però, non avranno piena cittadinanza, semplicemente si passerà dalla persecuzione all’assimilazione.

tempesta.jpg

Un po’ in tutta Italia, e pure nel resto d’Europa, dal Cinquecento in poi gli zingari diventano oggetto di bandi e persecuzioni, ma da nessuna parte accade con tanta ossessività come a Milano. Con gli spagnoli si arriverà a una sessantina di grida sul tema. Il che, in un paio di secoli, fa una media di una legge ogni poco più di tre anni, con un crescendo di pene talmente esagerato da rivelarne l’assoluta inefficacia.
E pensare che all’inizio gli zingari vengono accolti con simpatia: sono costretti a lasciare i Balcani dopo le conquiste ottomane del XV secolo e sciamano un po’ in tutta Europa. Quando già a Milano li si perseguitava, a Venezia attorno al 1505 Giorgione dipinge un quadro, La Tempesta, destinato a cambiare la storia dell’arte: è il primo dove il paesaggio diventa protagonista. Viene descritto come “paesetto in tela cum la tempesta, cum la cingana et sodato” e se una zingara aveva un tale posto di prestigio all’interno dell’opera di uno degli artisti più celebri dell’epoca, significa che non era ancora stata colpita dalla riprovazione sociale. Mancava poco.
La Serenissima non vede l’ora di prendere gli zingari e incatenarli ai remi delle proprie galee. Il decreto papale del 1557 stabilisce che «gli zingari debbino uscire di Roma e suo territorio» e concede tre giorni di tempo, pena la galera per gli uomini e la frusta per le donne. Nel 1570 a Cremona un gruppo di ventidue zingari viene assalito dalla popolazione cittadina che ne brucia la casa provocando la morte degli occupanti. Nel 1572 trecento zingari nella provincia di Parma vengono attaccati e sterminati dai soldati del duca, accompagnati da una folla inferocita.
A Milano dopo la fine della dinastia Sforza (1498) i francesi ribadiscono le norme anti gitani che vengono riprese e rafforzate dagli spagnoli. Col duca di Terra Nova (1568) e Carlo d’Aragona (1587) inizia la repressione vera e propria, con la condanna a cinque anni di remo per gli uomini e alla «pubblica frusta» per le donne; nel decreto del 1587 si parla di «cingheri, gente pessima, infame, data solo alle rapine, ai furti e ogni sorte di mali». Una grida del 1605 comanda invece che «niuna persona, ancora privilegiata o feudataria, ardisca alloggiare, dare ricetto, aiuto o favorire in alcun modo a detti cingari».

Nel 1624 in una legge contro le delinquenza comune gli zingari vengono definiti i più pericolosi tra i malfattori e si dichiara lecito derubarli delle loro cose, senza tener conto di permessi e licenze da essi posseduti (spesso avevano autorizzazioni all’accattonaggio e al girovagare emesse in Germania). Inoltre si intima il divieto di frequentarli. Evidentemente le autorità del ducato di Milano non riescono a fare nulla di concreto contro i nomadi, visto che autorizzano la giustizia fai da te: nel 1657 si concede alle popolazioni di riunirsi al suono della campane a martello «e perseguitare detti cingari prenderli e consignarli prigioni».
Non si riesce a farli star buoni? E allora che non entrino nemmeno: il 15 marzo 1663 una nuova grida vieta l’accesso agli zingari nel ducato, pena sette anni di galera agli uomini e alle donne di essere pubblicamente frustate e mutilate di un orecchio (la pena della galera non significa andare in prigione, ma diventare “forzati da remo” a bordo delle unità militari: Milano “affittava” vogatori forzati a Venezia). Trent’anni dopo, nell’agosto 1693, è prevista l’impiccagione immediata per gli zingari che fossero trovati nel territorio milanese. Di più: qualunque cittadino ha diritto di «ammazzarli impune» e poi di «levar loro ogni sorta di robbe, bestiami denari che gli trovasse», in regime di esenzione fiscale, «senza che s’habbia a interessare il regio fisco». Si ha diritto di ammazzare e di far bottino come se si fosse in guerra, ma il nemico, in questo caso, non sono i soldati stranieri, bensì gli zingari.

 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/gli-zingari-perseguitati-da-cinquecento-anni-in-tutta-europa

Pubblicato in: CRONACA

Quando a mettere le mani sulla Coppa del Mondo furono i ladri


L’ambito trofeo fu  rubato in ben due occasioni. La prima volta avvenne a Londra, nella primavera del 1966, quando alla vigilia del Mondiale inglese la Coppa Rimet (allora si chiamava così, in omaggio al dirigente calcistico francese Jules Rimet a cui si deve l’invenzione dei campionati del mondo) fu trafugata da una mostra dov’era esposta.

coppa.png

Fortunatamente fu ritrovata pochi giorni dopo, avvolta in un giornale all’interno di una siepe, alla periferia della capitale britannica, da un cagnolino di nome Pickles: fu dunque anche grazie a lui che la Nazionale inglese poté alzare la coppa al cielo al termine della finale vinta con la Germania Ovest, qualche mese dopo.

Il “bis” avvenne in Brasile nel 1983, quando la Coppa del Mondo (che nel frattempo, dal 1970, aveva sostituito la Rimet assegnata definitivamente alla nazionale brasiliana, come da regolamento, in occasione del terzo successo nella competizione) fu rubata per essere fusa e ricavarne lingotti d’oro.

L’idea, a dire il vero, non era nuova. Già nel 1943 un manipolo di nazisti era stato inviato a Roma con il compito di individuare il trofeo – che nella Capitale era custodito – allo scopo di rubarlo e fonderlo. L’allora presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Ottorino Barassi, però, riuscì in modo rocambolesco a salvare la coppa più ambita (da calciatori e ladri!) nascondendola a casa sua, in una scatola di scarpe.

 

 

https://www.focus.it/cultura/storia/mondiali-calcio-2018-coppa-mondo-rubata

Pubblicato in: CRONACA

Insetti e inquinamento luminoso


Molti insetti notturni, utili per il “lavoro” di impollinazione e il controllo dei parassiti, stanno scomparendo. Sotto i riflettori dell’umanità.

luce01.jpg

Non è la prima levata di scudi contro la luce artificiale notturna e si è già più volte sottolineato l’impatto negativo che ha sui piccoli animali notturni; il declino delle popolazioni di insetti volanti.  Le luci artificiali, perennemente accese, attirano gli insetti e li intrappolano in un loop che li porta alla morte, per esaurimento delle forze o perché diventano facili prede di altri animali. Le stesse luci impediscono inoltre agli insetti di disperdersi su grandi aree, e questo riduce di molto gli scambi genetici all’interno delle popolazioni – e perciò la loro resistenza.

luce.jpg

Molti di questi insetti sono impollinatori, oppure contribuiscono al controllo dei parassiti (che infestano i campi coltivati e obbligano perciò a un maggiore ricorso ai pesticidi). L’inquinamento notturno è, insomma, un problema cresciuto progressivamente fino ad assumere dimensioni insospettabili fino a pochi anni fa.

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/insetti-e-inquinamento-luminoso

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: