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Non c’è da stare allegri.


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L’Italia è il Paese che ha più poveri in Europa. Sono loro quelli ad avere maggiori difficoltà a far fronte a spese impreviste, a garantire che la propria casa sia sempre adeguatamente riscaldata, a far sì di avere almeno due paia di scarpe (estive e invernali), o ancora evitare di finire in arretrato con l’affitto o sostituire abiti lisi con capi più nuovi. Tutti indici di quelle che vengono definite «privazioni sociali e materiali», ma che al netto di espressioni politicamente corrette rilevano il grado di povertà delle famiglie. A livello europeo e nazionale il fenomeno si sta riducendo, ma nell’Ue ci sono ancora 78,5 milioni di persone che vivono stentatamente, e più di dieci milioni di loro sono italiani.

Tra il 2015 e il 2016 si sono contati nel territorio dell’Unione europea circa 8,9 milioni di persone con difficoltà economiche in meno. Nello Stivale l’indice si è contratto del 4,4%, un dato che si traduce in 2,6 milioni in meno di cittadini alle prese con ristrettezze economiche. Un segnale che mostra come la ripresina per qualcuno c’è stata, ma che per qualcun altro deve ancora arrivare.

http://www.lastampa.it/2017/12/12/economia/gli-italiani-sono-i-pi-poveri-deuropa-3K9L0AftfBbVYVUZqoW5RI/pagina.html

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Oggi in Kenya si festeggia il giorno della Repubblica


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Il  Jamhuri Day ricorda la data dell’Indipendenza del Paese nel 1963.

Oggi in Kenya è festa nazionale. Si celebra infatti il “Jamhuri Day”.
E’ il giorno della Repubblica, ovvero la data in cui entrò ufficialmente in vigore l’Indipendenza del Kenya, il 12 dicembre 1963, con Jomo Kenyatta primo presidente.
Jamhuri è la parola swahili che significa appunto “Repubblica” e dall’anno successivo il 12 dicembre è considerato festa nazionale. Il Paese africano avrebbe in seguito ottenuto la piena indipendenza dal Regno Unito sei mesi dopo, il 1 giugno 1964 con la prima Costituzione.
Il Jamhuri Day è considerato come il giorno di festa più importante del Kenya, in tutto il Paese vengono celebrate feste che esaltano l’unità nazionale pur nelle peculiarità delle diverse tribù e il patrimonio culturale del paese.

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http://www.malindikenya.net/articoli/notizie/ultime-notizie/oggi-in-kenya-si-festeggia-il-giorno-della-repubblica.html

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Il business delle industrie farmaceutiche.


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Gli italiani sono sempre stati grandi consumatori di medicinali,(Secondo il rapporto dell’Aifa, l’agenzia per il farmaco, gli italiani consumano troppi farmaci: crescono le dosi giornaliere di medicine prescritte e il ricorso agli antidepressivi. È uno spreco. Cala l’uso degli antibiotici, anche se è ancora molto alto rispetto al resto dell’Europa.) ed è risaputo che quello dei  farmaci è un business molto florido.(recentemente uno studio accusa l’Agenzia europea del farmaco di avere approvato 48 nuovi farmaci anticancro la maggior parte dei quali inutili).

Quali sono i Paesi che ne esportano di più? Quale posto occupa l’Italia nella classifica mondiale delle industrie farmaceutiche?

GERMANIA, ÜBER ALLES. A esportare più di tutti è la Germania, seguita da Svizzera e Belgio. Complessivamente è l’intera Europa però a passarsela bene: copre quasi l’80% dell’esportazione (fabbisogno mondiale), mentre America centrale, Sud America, Africa e Oceania sono all’1,8% del totale.

L’Africa è il caso più stupefacente: è il continente che esporta meno di tutti (0,2%), nonostante abbia il 15% della popolazione mondiale e abbia estremo bisogno di farmaci, al momento (quasi) tutti importati.

L’ITALIA. Il nostro Paese, con 16,6 milardi di dollari di fatturato legato all’export di medicinali, è al settimo posto in Europa e all’ottavo nel mondo se consideriamo anche gli Stati Uniti (al quinto posto). Dopo la Brexit La sede europea dell’agenzia del farmaco avrebbe potuto essere nel nostro Paese, ma alla fine si è deciso di insediarla ad Amsterdam

Dopo l’Italia, ci sono Olanda (Amsterdam si è appena aggiudicata la sede dell’Ema, Agenzia europea del farmaco, “soffiandola” per un lancio di monetina a Milano) e Spagna.

In futuro le cose dovrebbero mantenersi stabili, ma ci si aspetta un balzo in avanti di Sudafrica ed Egitto, due nazioni che si prevede apriranno la strada dello sviluppo farmaceutico in Africa.

https://www.focus.it/scienza/salute/il-business-delle-industrie-farmaceutiche-in-una-mappa

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Fat Man e il ramoscello d’ulivo.


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Un ramoscello d’ulivo che fa in mille pezzi la riproduzione di Fat Man (grassone). Così era stato soprannominato l’ordigno della seconda e distruttiva esplosione del 1945. L’ulivo  è uno dei simboli della pace. È un ramo fragile, ma che diventa forte se passa di mano in mano, diventando uno strumento che può rompere e mandare in frantumi come una pietra la Bomba prima che esploda.

Marcello Restaldi ha 27 anni ed è l’autore del nuovo simbolo del movimento contro il nucleare.

L’uso di simboli con un messaggio contrapposto può dare forza all’idea di un mondo senza atomica.

http://www.lastampa.it/2017/12/10/societa/il-nuovo-simbolo-per-la-pace-unatomica-fatta-a-pezzi-AGuXUZ4MpvQzlRo6W9LrAP/pagina.html

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Le  “occasioni mancate” per la fine del mondo.


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Passaggi di comete, presunte profezie, scherzi riusciti bene, anni sfortunati e molta superstizione.

Tante profezie strabiliante  che hanno fatto valanghe di denaro e avvinto gli appassionati del mistero.

 

NEL 634 A.C. La fine del mondo per gli antichi Romani, ossia la caduta dell’Urbe, fu predetta innumerevoli volte: una delle più fosche profezie voleva che sarebbe caduta 120 anni dopo la sua fondazione, nel 634 a.C

IL 31 DICEMBRE 999. Allo scattare dell’anno 1000, secondo alcune interpretazioni dei Vangeli apocrifi, si sarebbe esaurita la vita della cristianità: la data di scadenza dell’uomo era per alcuni fissata al compimento dei mille anni dalla nascita di Cristo.

NEL 1666. Anche l’avvento dell’anno con le ultime, temute tre cifre “diaboliche” provocò non pochi timori. A Londra queste superstizioni furono alimentate dal fatto che un’epidemia di peste aveva ucciso, l’anno precedente, un quinto della popolazione.

NEL 1806. Quell’anno, nella cittadina di Leeds, in Inghilterra, una gallina prese a deporre uova con la scritta in inglese “Christ is coming” (Cristo sta arrivando). Subito nel villaggio si diffuse la voce che la fine del mondo fosse imminente – e che per qualche ragione, dovesse essere annunciata in quel modo. Si scoprì ben presto che si trattava di una burla architettata da Mary Bateman, nota ciarlatana autoproclamatasi chiaroveggente, che dopo aver scritto le “profezie” reinseriva le uova nell’ovidotto della gallina, alimentando la popolare superstizione.

NEL 1910. Fu l’anno del passaggio della Terra nella scia di detriti lunga 25 milioni di km della Cometa di Halley; a intimorire era soprattutto la presenza, nelle coda della cometa, di cianogeno, un gas altamente tossico.

2 OTTOBRE 1914. Avete presente i Testimoni di Geova? Secondo il loro fondatore, Charles Taze Russell, la fine del mondo sarebbe arrivata il 2 ottobre 1914. Ma non accadde nulla. Allora ricalcolarono la data. Che divenne il 1925. Niente. Per la serie “ritenta sarai più fortunato”, passarono al 1941, poi al 1975 e infine al 1984, quando finalmente smisero di dare i numeri!

IL 14 LUGLIO 1960. Alle ore 13.45, per essere precisi il mondo doveva essere distrutto da un’arma segreta americana. Ne era convinto il pediatra italiano Elio Bianco. Credeva anche che l’apocalisse avrebbe risparmiato solo il Monte… Bianco, ovviamente. Con l’aiuto di 45 volontari, ci costruì sopra un’arca, dove una mezza dozzina di famiglie attese la distruzione finale… Invano.

IL 31 DICEMBRE 1999. Non si può dimenticare la prima, ventilata Apocalisse di natura tecnologica: all’approssimarsi dell’anno 2000 il terrore fu disseminato dal Millenium Bug (o YK2 Bug), un potenziale difetto informatico che si rivelò, fortunatamente, meno grave e diffuso del previsto.

10 SETTEMBRE 2008. Si diffuse la voce che l’esperimento (Large Hadron Collider) avrebbe provocato la formazione di mini-buchi neri capaci di inghiottirsi tutto: l’acceleratore, i ricercatori, la Svizzera, l’Europa e il mondo intero.

21 DICEMBRE 2012. La fine del mondo dei Maya.

Sono passati meno di 5 anni, e siamo ancora qui, bene o male.

 

https://www.focus.it/cultura/storia/fine-del-mondo-profezie-sbagliate

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Kebab a rischio: l’Europa potrebbe metterlo fuori legge


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E’ al vaglio del Parlamento di Strasburgo dopo un passaggio in Commissione una norma sui fosfati che potrebbe, secondo il tabloid tedesco Bild, “discriminare palesemente” il piatto.

Ogni giorno gli europei mangiano 500 tonnellate di kebab; i più ghiotti sono i tedeschi, che ne consumano l’80%. L’onda lunga dell’immigrazione turca ha reso la tipica carne arrostita su un enorme spiedo e consumata a pezzettini nelle tradizionali pite,

La quantità di fosfati contenuta nel kebab, è ridicola: circa 134 mg. La soglia considerata dannosa per la salute è di 4200 mg al giorno. Mangiando kebab i cittadini europei consumano in media ogni anno tanti fosfati quanti sono contenuti in una bottiglia da 1,5 litri di Coca cola”.

 

http://www.repubblica.it/sapori/2017/11/30/news/germania_kebab_allarme_scomparsa-182626480/?ref=nrct-3

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Il suolo: una risorsa fragile, nascosta e non rinnovabile, il cui valore è poco riconosciuto dalla società.


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Il consumo di suolo, la sua perdita a causa della trasformazione di aree agricole e naturali con la costruzione di edifici, infrastrutture o altre coperture artificiali, viaggia a una velocità di circa 3 metri quadrati al secondo, poco meno di 30 ettari al giorno, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’ISPRA nell’ultimo rapporto nazionale sul consumo di suolo. Negli ultimi sei mesi analizzati (novembre 2015/maggio 2016), le nuove coperture artificiali hanno riguardato ulteriori 50 chilometri quadrati di territorio.

Il consumo di suolo non possiamo permettercelo neanche dal punto di vista strettamente economico; le stime ISPRA evidenziano come il consumo di suolo degli ultimi quattro anni abbia portato a maggiori costi, a causa di servizi ecosistemici non più assicurati da un territorio ormai artificializzato, che sono valutati tra i 600 e gli 900 milioni di Euro l’anno.

http://www.lastampa.it/2017/12/05/scienza/ambiente/focus/consumo-di-suolo-italia-in-pericolo-iRLXcfGhnnTzlhTPEt0VCJ/pagina.html

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Vietata la pesca nell’Oceano Artico centrale per almeno 16 anni


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Il 30 novembre 2017 nove nazioni e l’Unione Europea hanno raggiunto un accordo che vieta la pesca commerciale nell’Oceano Artico centrale per i prossimi 16 anni, o comunque finché non si avranno sufficienti informazioni sull’ecologia marina dell’area, cruciale anche per gli studi sull’impatto del riscaldamento globale.

Un tempo resa inaccessibile da uno spesso strato di ghiaccio, la regione di mare è diventata negli ultimi anni più facilmente raggiungibile con la fusione del ghiaccio marino nei mesi estivi.

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Nelle estati più recenti, il 40% di questo territorio risultava formato da acque aperte: ecco perché stava costituendo sempre di più un’area di interesse per la pesca. Ma l’Oceano Artico è anche il luogo che più di tutti sta risentendo degli effetti del cambiamento globale, e di cui si conoscono meno le specie ittiche. Una volta tanto, la politica si è mossa in anticipo e non a danno già fatto.

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L’accordo ha coinvolto Paesi che si affacciano sull’Artico – Stati Uniti, Russia, Canada, Danimarca (in rappresentanza della Groenlandia), Norvegia – sia nazioni interessate alla pesca nell’area: Cina, Giappone, Corea del Sud, Islanda ed Unione Europea. Dopo i primi 16 anni sarà rinnovato automaticamente ogni 5 anni, a meno che uno degli stati firmatari non ponga obiezioni.

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/vietata-la-pesca-nelloceano-artico-centrale-per-16-anni

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Il fascismo è pericoloso.


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La nostra Costituzione, scritta e votata all’indomani della fine della guerra e della caduta del fascismo, è il frutto di un importante compromesso, politico e culturale. Un “compromesso” che nasceva dall’esigenza di scongiurare il ripetersi degli errori (e degli orrori) appena commessi, e di inaugurare l’ingresso dell’Italia in una nuova era, fatta di Libertà, Eguaglianza, Giustizia e Democrazia.

L’art. 21 infatti, in vista di questo grande progetto, sancisce a chiare lettere la libertà di pensiero, di espressione e di stampa; libertà che frequentemente e a sproposito vengono invocate a tutela del diritto di rivendicare la propria fede e appartenenza all’ideologia fascista, o comunque, a una cultura che ne ricalca peculiarità e caratteristiche.

Ebbene, credo che il fascismo, come forma di governo, e soprattuto come ideologia, non rappresenti un’idea meritevole di rispetto.

“Essere fascisti” non è un’opinione, bensì una deviazione, culturale e politica, che racchiude in sé aspetti pericolosissimi: sia nelle intenzioni (teoriche), sia nelle possibili conseguenze (concrete). Come la storia insegna, a chi l’ha studiata.

Non è un caso, dunque, che i Padri Costituenti abbiano inserito, tra le disposizioni transitorie e finali della nostra Legge Fondamentale, il divieto di riorganizzare, sotto qualsiasi forma, il disciolto partito fascista, proibendone l’apologia e il proselitismo. Impedendo così la nuova diffusione di un’ideologia che, come un virus, porta con sé un immenso carico di odio, violenza, razzismo, disuguaglianza e morte.

http://www.xn--sequestounblog-2jb.it/blog/vi-spiego-cose-fascismo-perche-non-unopinione-meritevole-tutela-rispetto/

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Ndrangheta, sindaci reggini contro le “vacche sacre” «Troppi incidenti e pericoli, lo Stato è debole»


Vacche sacre  della ‘ndrangheta: appartengono ad affiliati di famiglie, lasciate pascolare liberamente allo stato brado in molte aree della regione Calabria.

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GIOIA TAURO (REGGIO CALABRIA – I sindaci della Piana di Gioia Tauro denunciano con forza “l’insostenibilità della situazione creatasi in questa parte del territorio per la presenza sempre più massiccia di intere mandrie di bovini vaganti. Un problema che si sta ampliando creando gravi pericoli per la pubblica incolumità, enormi danni alla locale economia agricola e un forte indebolimento della presenza dello Stato in queste realtà territoriali”.

Sotto accusa è finito, dunque, il cosiddetto fenomeno delle “vacche sacre”, più volte denunciato anche negli anni passati. I sindaci hanno evidenziato che “è sempre crescente il numero degli incidenti provocati dal transito, in arterie densamente percorse come anche in strade dell’abitato da questi animali peraltro di taglia molto imponente. Uno stato di cose che – hanno spiegato i primi cittadini – provoca notevole preoccupazione e un rilevante allarme sociale nelle comunità interessate dal fenomeno, le quali percepiscono l’inadeguatezza delle modalita’ con le quali si sta affrontando la questione. Le soluzioni fin qui adottate si sono dimostrate insufficienti a risolvere un problema che ormai si trascina da diversi decenni, con interventi sempre sporadici e forse anche per questo poco efficaci per debellare il fenomeno.

http://www.quotidianodelsud.it/calabria/cronache/cronaca/2017/10/06/ndrangheta-sindaci-reggini-contro-vacche-sacre-troppi-incidenti

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Messico, il paese dei desaparecidos


Il paese si è trasformato in un enorme cimitero: 32.318 scomparsi dal 2006 a oggi, il doppio dei desaparecidos durante le dittature argentine e cilene degli anni ’70.

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Il dato è stato pubblicato dal Sistema nazionale di sicurezza pubblica della segreteria di governo ed è la prima volta che lo Stato riconosce che la cifra ufficiale di 26 mila desaparecidos ha drammaticamente fatto un balzo in avanti.

Oggi in Messico le persone desaparecidas sono il doppio di tutte quelle scomparse durante le dittature argentine e cilene degli anni Settanta. «Il problema è che per la comunità internazionale il Messico è un paese democratico con un governo legittimamente eletto. È solo un travestimento che nasconde, in maniera neanche troppo velata, sparizioni forzate, pratiche di tortura, complicità fra criminalità organizzata e governo. Oggi possiamo affermare che la “desaparición forzada” è una pratica usata in maniera sistematica dallo Stato», ripetono, scrivono e dimostrano con ricerche, dati e testimonianze, attivisti, giornalisti e accademici.

Ogni sparizione non è un evento casuale e isolato, ma si inserisce in una strategia articolata di controllo sociale. Ciò che le rende sparizioni forzate è l’intervento dello Stato, che agisce in collusione col crimine organizzato permettendo che si facciano sparire le persone, o fornendo sostegno logistico e operativo alla stessa criminalità organizzata.

 

https://www.osservatoriodiritti.it/2017/07/11/messico-il-paese-dei-desaparecidos/

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L’incubo radioattivo di Mayak minaccia l’Europa


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L’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare francese, in un report edito il 9 novembre, rende pubbliche le rilevazioni effettuate tramite le varie stazioni di monitoraggio europee, che avrebbero interessato anche l’Italia, nelle regioni di Lombardia, Piemonte, Friuli, Toscana ed Emilia Romagna, a partire dalla giornata del 3 ottobre 2017, ed identifica come periodo del rilascio, l’ultima settimana di settembre. Si parla di rilevazioni con esito positivo nella maggior parte dei paesi europei, con picchi di 100 microbecquerel/metro cubo, in rapido calo a partire dal 6 ottobre. Da sottolineare che il calo non è dovuto alla scomparsa dell’isotopo, ma al fatto che, depositandosi a terra, non viene più rilevato in aria.

La provenienza, è stata accertata dall’ IRSN nella zona tra il Volga e gli Urali, nella quale è attiva la centrale nucleare di Mayak, già interessata dal più grande incidente nucleare della storia.

Oltre al RUTENIO-106, nello stesso periodo, sono stati riscontrati in tutta Europa, importanti aumenti nella concentrazione minima rilevabile dei pericolosissimi CESIO-137 e IODIO-131, con picchi record proprio a Cadenazzo, in Svizzera.

Sulla base di questo, Greenpeace sospetta sia in atto il tentativo di copertura di un incidente ben più grave e chiede di aprire un’indagine internazionale. L’insabbiamento degli incidenti nucleari in Russia, e soprattutto nella regione di Chelyabinsk, è purtroppo una pratica usuale.

http://www.lastampa.it/2017/12/06/scienza/ambiente/il-caso/lincubo-radioattivo-di-mayak-minaccia-leuropa-qhjGLJALYCRGe62VryL5WL/pagina.html

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LA GRANDE GUERRA NON È ANCORA FINITA


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La Prima Guerra mondiale, fra le nuove generazioni, nessuno ha mai conosciuto un superstite di questa guerra. Viene vista, anche dalla generazione precedente, quella degli attuali genitori, come un fatto del passato remoto, al pari della Rivoluzione Francese o di Napoleone. Sì, ok, eventi grandiosi, ma ormai sono finiti da un pezzo, così come sono finiti i loro effetti di breve, medio e lungo periodo. Cambiamo pagina e andiamo avanti.

E invece la Prima Guerra Mondiale non è assolutamente un evento del “passato”. È un evento le cui conseguenze sono ben presenti nel giorno d’oggi e nelle crisi peggiori che dobbiamo affrontare.

In Jugoslavia, dove era partita la scintilla che aveva fatto scoppiare il conflitto, la guerra portò allo scioglimento dell’Impero Austro-Ungarico e all’unificazione di tutti gli slavi del Sud sotto Belgrado. Gavrillo Princip fu così vendicato, raggiunse post-mortem il suo scopo. Tuttavia fu un successo solo effimero, perché già nel primo decennio di vita, il nuovo regno di Jugoslavia si rivelò per quello che era: un’unificazione affrettata di popoli che non sapevano e non volevano vivere sotto lo stesso tetto. Dopo una prima esplosione di nazionalismi durante la Seconda Guerra Mondiale, si arrivò alla fatidica (e pressoché inevitabile) disintegrazione della Jugoslavia nel 1991 e a sette anni di guerre balcaniche. Tuttora manteniamo truppe in Bosnia e in Kosovo per evitare che la guerra scoppi di nuovo.

La Jihad islamica venne proclamata il 14 novembre 1914 . Il collasso e lo smembramento dell’Impero Ottomano nel 1918, sono tuttora alla base del revanscismo islamico. Osama bin Laden prima, il califfo Al Baghdadi ai giorni nostri, cercano di ricreare quell’unità pan-islamica che era il fondamento del defunto Impero.

Israele nasce, in realtà, già nella Prima Guerra Mondiale, nonostante la proclamazione della sua indipendenza risalga a 30 anni dopo.  Durante la Prima Guerra Mondiale gli inglesi promisero agli ebrei il possesso di tutte le terre comprese fra il Mediterraneo e l’attuale Giordania. Poi promisero agli arabi un grande regno autonomo all’interno dell’Impero Britannico, che comprendeva gli attuali Siria e Giordania. E, per Siria, gli arabi intendevano “grande Siria”: Palestina e Libano inclusi. Poi non mantennero né l’una né l’altra promessa, perché dovettero cedere Siria e Libano alla Francia e spartire con l’alleato il Medio Oriente. Cambiarono idea sul focolare ebraico e frenarono l’immigrazione sionista. Cercarono di placare le preoccupazioni arabe senza deludere gli ebrei. Alla fine delusero gli uni e gli altri e posero tutte le premesse per un conflitto che dura tuttora, generazione dopo generazione, quasi ininterrottamente, dalla prima rivolta araba del 1920 all’attuale guerra di Gaza.

La guerra in Ucraina è un’altra diretta conseguenza del 1914-18.L’Ucraina è essa stessa un prodotto della Prima Guerra Mondiale. Fino al 1917 non esisteva neppure una vera identità nazionale ucraina, se non in alcuni circoli politici rivoluzionari, letterari e intellettuali. La guerra fece nascere violentemente la nuova nazione. Quando i bolscevichi presero il potere, agli ucraini (e a chiunque godesse di un po’ di autonomia e autogoverno) non restò che proclamare la secessione. Se non altro per salvarsi la vita dal nuovo regime. Nel 1918 vennero occupati dai tedeschi. E si trattava di un’occupazione relativamente salvifica rispetto a quel che erano i bolscevichi.

Questi sono solo alcune delle ferite aperte dalla Prima Guerra Mondiale e mai richiuse. Senza conoscere la storia del ’14-18, non è neppure possibile capire cosa stia succedendo adesso. La Prima Guerra Mondiale, in molte regioni del mondo, non è mai finita.

 

 

 

 

http://www.opinione.it/esteri/2014/07/29/magni_esteri-29-07/

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Il «whistleblowing» è legge: tutelato il dipendente che segnala illeciti


 

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Via libera definitivo della Camera dei deputati con 357 voti (contrari Fi e Di con 46 voti; 15 gli astenuti) alla legge che introduce in Italia il cosiddetto whistleblowing, vale a dire la segnalazione di attività illecite nell’amministrazione pubblica o in aziende private, da parte del dipendente che ne sia venuto a conoscenza per ragioni di lavoro. La norma che si compone di tre articoli mira soprattutto alla tutela dei lavoratori.

http://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/rapporto-di-lavoro/quotidiano/2017/12/05/whistleblowing-quando-si-puo-violare-il-segreto-d-ufficio

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Perché la neve è bianca?


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Un oggetto è trasparente (come l’acqua) se è attraversato dalla luce; è colorato se in parte assorbe la luce e in parte la restituisce; è nero se assorbe tutta la luce che lo colpisce; è “a specchio” se invece la riflette. L’acqua è trasparente, incolore, mentre la neve, pur essendo fatta di acqua, è bianca.

PERCHÉ? Ogni raggio di luce attraversa il primo cristallo di neve che incontra (il singolo cristallo è ancora trasparente) venendo leggermente deviato, e, di cristallo in cristallo, continua a deviare fino a riemergere, tornando all’osservatore.

Ai nostri occhi arrivano così tutti i colori di partenza, e di conseguenza percepiamo il colore bianco che ne è la somma. Inoltre, poiché quasi tutta la luce che entra viene restituita, il manto nevoso appare spesso abbagliante.

https://www.focus.it/ambiente/natura/perche-la-neve-e-bianca

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A Buenos Aires una mostra fotografica su Pasolini


Verrà inaugurata il 7 dicembre, a Buenos Aires, “P.P. Pasolini: Io So…”, la mostra fotografica dedicata al grande poeta, cineasta e scrittore italiano.

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L’esposizione, che rimarrà fino al 30 gennaio presso il Centro cultural Borges a Buenos Aires, si sviluppa cronologicamente in sezioni progressive attraverso la rappresentazione di 10 film con materiale inedito.

Le immagini scattate durante le riprese dei suoi film, ci raccontano la sua sensibilità poetica. A queste, saranno affiancate altre immagini della società di quel periodo storico elencando per ogni film realizzato ogni anno, gli eventi nazionali ed internazionali che hanno segnato la storia di quegli anni. Eventi storici che un regista, un artista, assorbe con le sue sensibilità trasportandole nei suoi lavori. Esperienze che Pasolini ha raccontato con immagini, con simboli e con impaginazioni create nel fotogramma dei suoi film, immagini che si rispecchiano e ci ricordano quadri pittorici di Piero della Francesca o rappresentazioni giottesche come si notano nel film Decameron.

La Mostra definita: “Cinema e Società”, vuole rappresentare l’artista Pasolini con le sue opere cinematografiche nel contesto politico di quel periodo storico, una opportunità per i giovani di leggere, vedere e apprezzare un artista dei primi del ‘900 raccontando la storia italiana e internazionale del periodo.
Sia l’evento in Argentina, che altri simili che seguiranno in altri paesi, come il Brasile e la Tunisia, rappresentano un’occasione per divulgare, non solo la figura di Pasolini, ma anche la cultura italiana nel mondo.

 

https://www.mediatime.net/magazine/lifestyle/28/11/2017/a-buenos-aires-una-mostra-fotografica-su-pasolini/

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SMS: 25 anni di messaggi.


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Ricorrono  i 25 anni dal primo invio di un SMS (Il 3 dicembre del 1992), lo storico strumento che ha attraversato un’epoca e cambiato per sempre i costumi di una generazione, aprendo le porte all’epoca delle app di messaggistica.

Short Message Service cambiò per sempre il modo di comunicare, ma dopo qualche anno il solo testo non fu più sufficiente. Erano gli anni in cui cominciavano ad affacciarsi le prime connessioni dati. In quel contesto cominciò a fare capolino un servizio che stabilì le basi per l’imminente mega trend degli smartphone: l’MMS.  Il Multimedia Message Service estendeva le capacità dell’SMS aggiungendo la parte multimediale. Si potevano scrivere messaggi oltre i 160 caratteri, includere immagini, audio e persino video. Del resto le prime fotocamere cominciavano ad arrivare sui telefoni cellulari e diventava quindi necessario fornire un modo per potersi scambiare le foto fatte in mobilità.

http://www.dday.it/redazione/24960/buon-compleanno-sms-25-anni-di-messaggi-dal-gsm-a-whatsapp

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Cinquant’anni fa il primo trapianto di cuore. In Sudafrica il 3 dicembre 1967.


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Sono passati 50 anni dal primo trapianto di cuore della storia. Il 3 dicembre del 1967 il chirurgo sudafricano Christiaan Barnard fece diventare Louis Washkansky, un 53enne che soffriva di insufficienza cardiaca grave, l”uomo con il cuore di una giovane donna’.
A donare l’organo era stata infatti Denise Darvall, una donna di 25 anni impiegata di banca che il giorno prima era stata investita mentre attraversava la strada. Il padre della ragazza diede subito il consenso, riportano le cronache dell’epoca, e Washkansky fu portato in sala operatoria nelle prime ore del 3 dicembre. Il trapianto fu eseguito da un team di 20 persone.
Il paziente riprese a parlare 33 ore dopo l’intervento, dicendo di sentirsi molto meglio, ma morì 18 giorni dopo per una polmonite. Il cuore era perfettamente funzionante, ma il sistema immunitario era indebolito dai farmaci immunosoppressori.
Al giorno d’oggi ci sono circa 6mila trapianti di cuore l’anno nel mondo, mentre nel 2016 in Italia ne sono stati effettuati 267.

In Italia il trapianto del cuore ha compiuto nei giorni scorsi  trentadue anni. Il 14 novembre del 1985, dopo un intervento durato quattro ore, il cardiochirurgo dell’università di Padova Vincenzo Gallucci trapiantò nel petto di un falegname trentanovenne, Ilario Lazzari, il cuore del giovane trevigiano Francesco Busnello, morto in un incidente stradale.

.Quel famoso primo intervento del novembre 1985 fu un traguardo e un primo passo importante: oggi l’Italia è tra i paesi più avanzati non solo per il numero dei trapianti ma soprattutto per la qualità dei risultati.

http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2017/11/30/cinquantanni-fa-il-primo-trapianto-di-cuore-della-storia_bd821c9f-9f8f-4347-a228-eca6cd8cdb81.html

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DIMMI COSA GUIDI…e ti dirò cosa voti.


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Un paio di software esaminano le immagini di Big G per trarne informazioni sulle opinioni politiche, sul livello di istruzione e sulle condizioni economiche. Basta guardare le auto..

Poiché si sa che certi tipi di vetture sono più comuni in aree dove situazione economica e preferenze politiche virano su posizioni più conservatrici, o viceversa più liberal, i software sono riusciti a determinare il reddito medio di una famiglia in una data zona, la percentuale delle diverse etnie, il livello di istruzione e la percentuale di chi votò per Obama o McCain nel 2008.

 Comparando le immagini con i dati elettorali si è visto, per esempio, che l’88% dei quartieri in cui le berline erano più diffuse dei pickup aveva votato a maggioranza per Obama, e che l’82% di quelli con più pickup aveva votato per McCain. Immaginatevi, in futuro, quanti dati potrebbero raccogliere le videocamere installate sui veicoli a guida autonoma. E come questi, in pasto a sistemi di Intelligenza Artificiale, possano trasformarsi in informazioni.

https://www.focus.it/tecnologia/innovazione/google-maps-ti-conosce-piu-di-quanto-tu-non-creda

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Argentina: La battaglia dei figli di ex militari liberi: processateli per le loro atrocità


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Nella storica sentenza contro la dittatura,   sei persone sono state assolte, molte altre non sono mai state processate. Come Julio Verna, ex medico che anestetizzava col Pentotal gli oppositori prima dei «voli della morte». Dopo anni di silenzio ha confessato i suoi crimini al figlio Pablo. Lui, un legale 44enne, ha tentato di portarlo in tribunale. Ma il codice penale argentino vieta ai figli di testimoniare contro il proprio padre. Per questo Pablo Verna ha presentato al Congresso un disegno di legge per modificarlo: «Oggi le mie accuse valgono zero». Per la sua battaglia si è unito a un collettivo di figli di ex militari, Historias Desobedientes, che chiedono di processare i padri a piede libero.

Del gruppo fanno parte 40 persone. In comune hanno il cognome macchiato dal sangue e un senso di colpa difficile da cancellare. «Mio padre massacrava di botte mia mamma e io mi chiedevo: “Se tratta così i suoi familiari, cosa può fare agli sconosciuti?”», racconta Laura Delgadillo, 50 anni. Il padre è morto da uomo libero. Prima di andarsene ha pronunciato parole che la figlia ancora non decifra: «Mi ha chiesto scusa: non ho mai capito se per le violenze in famiglia o per le atrocità commesse».

La dittatura ha creato una frattura profondissima. Carnefici da una parte, vittime dall’altra. Historias Desobedientes ha scardinato questa logica. «Siamo il pezzo mancante della storia argentina – dice Patricia Isasa, 57 anni – Una crepa in questo tragico mosaico». I figli che rompono il patto del silenzio dei padri militari.

«È spaventoso pensare che mio papà impugnasse gli elettrodi per la tortura con le stesse mani con cui mi accarezzava», racconta Analía, 34 anni, figlia di Eduardo Kalinec. Per tutti era Dottor K, uno dei più feroci aguzzini, condannato all’ergastolo nel 2010. «All’inizio non sapevo, poi non volevo vedere, alla fine ho aperto gli occhi», spiega Analia.

«“Io ho difeso la patria”, ripeteva mio padre», dice Analia. Il suo coraggio è stato un affronto imperdonabile per la famiglia. «Tutti hanno smesso di parlarmi per difendere il papà». Ma non si è pentita. «Io la notte dormo serena, mio padre deve prendere sonniferi per zittire i fantasmi che lo tormentano».

http://www.lastampa.it/2017/12/01/esteri/argentina-e-desaparecidos-condannati-allergastolo-i-piloti-dei-voli-della-morte-OAu2tgsj9yFKgtzU5iNB5I/pagina.html

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Argentina e desaparecidos


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Sentenza storica, dopo cinque anni di udienze, nel più importante processo contro la dittatura: la maxi causa dell’Esma, la famigerata Escuela mecanica della Marina trasformata in un centro di tortura. Tra i condannati per sequestri, torture e omicidi c’è Alfredo Astiz, soprannominato l’«angelo della Morte», già in carcere per un precedente ergastolo. Nel 1977 si infiltrò tra le Madres di plaza de Mayo, le donne in cerca dei figli desaparecidos, fornendo informazioni all’intelligence. Tre fondatrici dell’associazione, tra cui Esther Ballestrino, amica di Papa Francesco, due monache francesi e altri 7 attivisti vennero rapiti e uccisi.

Ma la condanna che passerà alla storia è quella contro Mario Daniel Arrù e Alejandro Domingo D’Agostino, due piloti dei cosiddetti «voli della morte». Un metodo di sterminio con cui la dittatura uccise 4 mila persone. I prigionieri politici venivano drogati – «Tranquilli, andate in un centro di recupero», veniva loro sussurrato – prima di essere caricati sugli aerei e gettati, ancora in vita, nell’Atlantico.

Nessuno dei militari si è pentito, né ha aiutato a trovare le fosse comuni dei desaparecidos.

 

http://www.lastampa.it/2017/12/01/esteri/argentina-e-desaparecidos-condannati-allergastolo-i-piloti-dei-voli-della-morte-OAu2tgsj9yFKgtzU5iNB5I/pagina.html

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Chi ha inventato il Calendario dell’Avvento?


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Calendario dell’Avvento fu inventato da Gerhard Lang, un editore protestante, originario di Maulbronn (Germania), nel 1908.

Al tempo in Germania c’era già l’usanza di aspettare la festa della nascita di Gesù facendo 24 piccoli pacchettini da scartare, uno al giorno, dal 1 dicembre al giorno di natale. Ma Lang fece qualcosa in più: preparò un calendario con un disegno per ogni giorno. L’anno seguente introdusse  il dettaglio delle finestrelle, dal cui interno spuntavano angeli o piccoli Gesù Bambino da ritagliare o assemblare. Successivamente arrivarono dolci e cioccolatini.

Il calendario conquistò prima i Paesi protestanti, poi quelli cattolici. Negli anni dei regimi totalitari i calendari dell’Avvento vennero sfruttati dalla propaganda: durante il nazismo, dietro ogni finestra c’era un simbolo della “grande Germania”, mentre nella Repubblica democratica tedesca, durante la Guerra Fredda, al posto degli angeli potevano spuntare le sonde sovietiche, come lo  Sputnik , o i cosmonauti come Gagarin.

Oggi i calendari dell’avvento sono di altro tipo. Al fianco di quelli tradizionali, per bambini, ci sono anche edifici addobbati a calendario

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Ma anche confezioni regalo per adulti: i cosiddetti “calendari  alcolici”, con una fiaschetta o una bottiglia di vino per ogni giorno che precede il Natale. Si trovano poi calendari che regalano gioielli, oggetti da profumeria, cibi e oggetti per la casa… e marijuana. L’idea è venuta a  canadese (dove la  marijuana è legale) ed è stato subito boom di acquisti.

 

https://www.focus.it/cultura/curiosita/chi-ha-inventato-il-calendario-dellavvento

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Strage di renne in Norvegia: travolte da treni


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Nel Paese scandinavo vivono circa 250mila renne in uno stato semi-domestico, la maggior parte nell’estremo Nord. Le mandrie vengono guidate ai pascoli invernali dai pastori, rischiando però spesso di essere travolte da auto e treni.

Sono almeno 250 le renne uccise da treni negli ultimi 12 mesi. Più di 2mila gli esemplari falciati lungo la stessa linea tra il 2013 e il 2016. Una mattanza che ha fatto avanzare la proposta di imporre un limite di velocità al gestore della linea ferroviaria. Gli agricoltori hanno chiesto anche di creare una recinzione lungo tutto il percorso, ma i finanziamenti tardano ad arrivare.

 

http://www.repubblica.it/ambiente/2017/11/27/news/norvegia_oltre_cento_renne_travolte_da_un_treno-182293906/

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“Se gli oceani soffrono, l’evoluzione gira al contrario”


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Soffocati dalla plastica, saccheggiati dalla pesca industriale, lordati dal petrolio, saturati di anidride carbonica e scarichi chimici. L’equilibrio degli oceani è compromesso e l’evoluzione ha cominciato a girare al contrario, riportando alla ribalta sulla scena della vita organismi primordiali ( alghe, batteri e meduse), capaci di adattarsi a un ambiente sempre più inospitale per le specie evolute. E se il mare soffre, anche la sopravvivenza dell’uomo è in gioco.

Tutto si riduce a una semplice formula: se vogliano che gli oceani guariscano, dobbiamo smettere di prendere dal mare tutto ciò che vogliano e di buttarci dentro tutto ciò che non ci serve più.

Preservare gli ecosistemi è cruciale per la stessa sopravvivenza umana: abbiamo bisogno di ambienti dove i pesci possano vivere e riprodursi, ricostituendo così le riserve per il nostro sostentamento futuro.

Qualche segnale di speranza e progresso. Come la diffusione delle grandi  aree marine protette, con presidenti e primi ministri che si contendono il primato per la più estesa riserva marina sui loro territori. Questo significa impegnarsi seriamente nella protezione delle specie marine e dei loro habitat e permettere agli oceani di rifiorire. Inoltre molti paesi, oggi, stanno investendo per modificare le proprie filiere produttive e la gestione dei rifiuti, così da ridurre il flusso di plastiche che finisce in mare. E infine, dai dati recenti sulle emissioni di carbonio, emerge una leggera diminuzione, in Europa, ma anche negli Stati Uniti e persino in Cina. Questo è un segnale positivo.

http://www.lastampa.it/2017/11/30/scienza/ambiente/focus/kenneth-weiss-se-gli-oceani-soffrono-levoluzione-gira-al-contrario-GyjTnlMVqpH12MPH9BgMAI/pagina.html

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Contabile di Auschwitz a 96 anni «idoneo» per il carcere


criminale.jpg Oskar Groening, chiamato il contabile di Auschwitz, a 96 anni può scontare in prigione la sua condanna nonostante l’età avanzata. Lo ha deciso il tribunale di Celle, nel nord della Germania, di fronte all’appello presentato dall’ex ufficiale delle Ss, ritenuto colpevole nel luglio 2015 di concorso nell’omicidio di 300mila persone nel campo di concentramento nazista.

L’ex ufficiale delle Ss lavorava ad Auschwitz, con l’incarico di contare, accumulare, e inviare ai superiori a Berlino denaro preso agli ebrei e agli altri prigionieri uccisi o messi ai lavori forzati, e inviandolo a Berlino.

 

 

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/germania-l-ex-nazista-96-anni-auschwitz-andra-in-carcere

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L’ultimo orso delle caverne


I fossili dell’ultimo esemplare di orso delle caverne (Ursus spelaeus) finora accertato in Italia e uno degli ultimi d’Europa sono stati rinvenuti nella Grotta del Chiostraccio, nei pressi di Monteriggioni (provincia di Siena). Un orso erbivoro di circa 5-6 anni, più grande rispetto all’orso bruno.

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A livello europeo, questo animale si sarebbe estinto circa 24 mila anni fa, durante il Pleistocene: le datazioni radiometriche indicano che i fossili sono vecchi proprio 24 mila anni, facendo di questo esemplare l’ultimo sopravvissuto in Italia scoperto finora.

L’orso delle caverne è riuscito a sopravvivere ad alcune glaciazioni. “, Poi, però, si è estinto nel corso del peggioramento climatico che ha condotto all’ultimo picco glaciale – che si è verificato circa 20 mila anni fa – probabilmente a causa del clima troppo rigido e del cambiamento vegetale.

Lo studio è stato pubblicato su Quaternary Research. I fossili sono conservati al Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena.

 

http://www.nationalgeographic.it/scienza/2013/11/18/foto/orso_delle_caverne-1891389/1/

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Il lato oscuro delle lampade a Led.


Queste due immagini satellitari di Calgary, in Canada, sono state scattate dalla Stazione Spaziale Internazionale nel 2010 (a sinistra) e nel 2015 (a destra). Molte aree dei sobborghi sono illuminate in maniera nuova rispetto al 2010 e molti quartieri sono passati dalle lampade arancioni al sodio a quelle bianche a Led. 

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Secondo uno studio, la riconversione dell’illuminazione dettata da ragioni di efficienza energetica sta aggravando l’inquinamento luminoso.

L’inquinamento luminoso, in particolare la luce blu emessa dai Led, non rende solo più complicata l’osservazione delle stelle. Può avere anche gravi conseguenze sulla fauna selvatica i cui ritmi biologici ed istinti notturni vengono sconvolti dalla presenza eccessiva di luce artificiale. Negli esseri umani può interferire invece nei ritmi circadiani e rendere più difficile la visibiità quando si guida di notte. E in alcuni casi può persino anticipare l’arrivo della primavera.

I ricercatori coinvolti nello studio sostengono che la possibilità di poter ridurre gli impatti negativi dell’inquinamento luminoso esiste. Lampade a Led ben disegnate possono ridurre in maniera drastica la quantità di luce che va dispersa senza significative differenze per l’utilizzo che ne facciamo. Kyba, che ha coordinato lo studio, è convinto che sia possibile ridurre allo stesso tempo consumi energetici e inquinamento luminoso, a patto che la luce risparmiata non venga aggiunta a quella già esistente.

http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2017/11/27/news/il_lato_oscuro_delle_lampade_a_led-3765807/

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L’ALTRA CORLEONE, QUELLA SANA E ONESTA CHE NESSUNO RACCONTA


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 Vi sono infiniti esempi di “storie del bene” non raccontate: i giovani impegnati nei campus di Libera nei terreni confiscati ai boss; l’antimafia sociale; l’azione della Camera del Lavoro (in continuità con l’insegnamento degli storici leader Placido Rizzotto e Pio La Torre);  le battaglie (passate e presenti) della sinistra e del cattolicesimo sociale; il ruolo del “Centro Internazionale di Documentazione sulla Mafia e sull’Antimafia” (contenente reperti storici di notevole importanza); le storie di politici come Pippo Cipriani e di sindacalisti come Dino Paternostro (da sempre impegnati per il cambiamento e il rinnovamento della loro cittadina).

Corleone non è soltanto la terra natale di Riina, Provenzano, Liggio e Navarra. Corleone è anche il teatro del primo sciopero agricolo contro il latifondo (nel lontano Ottocento), la cittadina delle prime lotte contadine e dei Fasci Siciliani, ( i Fasci rivendicarono battaglie sociali assolutamente condivisibili: uguaglianza, riduzione dell’orario di lavoro, aumenti salariali, miglioramento delle condizioni di vita dei contadini e di tutti i lavoratori), la terra natale di eroi come Bernardino Verro e Placido Rizzotto.

Altri tre martiri italiani furono legati in qualche modo al caso Rizzotto: il procuratore Pietro Scaglione (ucciso nel 1971) fu il Pubblico Ministero che chiese l’ergastolo per i killer; il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (assassinato nel 1982) fu il capitano dei Carabinieri che avviò le indagini; il leader comunista Pio La Torre (ucciso pochi mesi prima di Dalla Chiesa) fu il successore di Placido Rizzotto alla guida della Camera del Lavoro di Corleone.

http://www.famigliacristiana.it/articolo/dopo-la-morte-di-toto-riina-la-corleone-che-nessuno-vi-racconta.aspx

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Tanta pubblicità, poco lavoro.


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In Italia due terzi del mercato pubblicitario on Line è in mano a Google e Facebook. Eppure questi divoratori di risorse pubblicitarie danno lavoro a poche persone. Nella sede milanese di  Facebook lavorano infatti appena una trentina di persone. Numero che dà ragione ai tanti che incominciano a guardare con crescente preoccupazione agli effetti negativi della rivoluzione digitale dell’occupazione.

 

fonte: LiberEtà, n12 dicembre 2017

 

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Cosa ci lascia Alessandro Leogrande.


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Nella sua curiosità aperta e quasi illimitata appariva sempre serio, Alessandro Leogrande. Queste qualità fondamentali hanno nutrito la tenacia della sua ricerca, con una cura meticolosa per i fatti e le parole che dovrebbe essere propria di chiunque comunica, informa, narra e che invece è diventata così rara ed equivoca. Così aveva condotto le sue inchieste narrative più importanti. Questa attenzione sembrava portarla con sé sempre, nel suo lavoro e nei suoi rapporti, nello studio e nella conversazione.

Tanti in queste ore stanno parlando, in rete e nei vari luoghi sociali in cui si prova a elaborare il lutto, della gentilezza di Alessandro e della sua forza. Sarà banale dirlo così, ma era la cosa che più colpiva in lui – e colpiva tutti, evidentemente: la capacità di unire radicalità e mitezza. Oltre all’apertura mentale – qualcosa di più della curiosità, dunque – che lo portava ad affrontare con lo stesso sguardo, serio e accurato, problemi diversi: ci sono i suoi interessi di fondo (l’emigrazione, il lavoro, la nostra questione meridionale, l’America Latina) accanto alla passione per la scrittura e la sua natura ibrida (il cosiddetto reportage narrativo) e per la politica.

Lo animava innanzitutto la spinta a restare umani, a non cedere un millimetro all’odio

A Radio3 aveva cominciato con i racconti del G8, da Genova e dalla scuola Diaz, nel luglio del 2001, aveva poi lavorato ancora sulle cose che più lo coinvolgevano – le tragedie dei profughi nel Mediterraneo, le dittature e gli stermini degli oppositori nel Cono sud – ma aveva scritto anche cicli sul calcio e i suoi più fantasiosi protagonisti, trattati con la stessa identica cura che dedicava a temi e storie “maggiori”. E aveva proposto, con una coerenza che solo ora appare evidente, una serie di ritratti su figure intellettuali di cui ci proponeva di valutare l’eredità: Gaetano Salvemini, Umberto Zanotti Bianco, Carlo Levi, Rocco Scotellaro fino al gruppo di Tempo Presente (con Nicola Chiaromonte, in una puntata che non ha avuto tempo di preparare), a Pier Paolo Pasolini e Alexander Langer.

Bisognerà ripensare alla profondità della sua esperienza intellettuale e umana – così intensa e larga, in così pochi anni. Ma due cose sembravano animarlo. Anzitutto la spinta a restare umani, a non cedere un millimetro all’odio, al disprezzo per l’altro, il povero, lo straniero, a non temere di praticare la solidarietà e la compassione. E al tempo stesso l’impegno – conoscitivo e politico insieme – a guardare le cose e il mondo nella loro complessità, a sfuggire le approssimazioni e le semplificazioni (perché  l’Italia“è un paese molto più complicato, stratificato, maturo di come spesso è possibile percepirlo attraverso la grande vulgata mediatica che vorrebbe raccontarlo”).

Dietro al suo lavoro letterario, ai suoi interventi pubblici, all’intensa attività compiuta per la rivista Lo Straniero e altrove, c’era un carattere o forse un metodo che lo portava, nella forte convinzione dei propri valori, ad ascoltare e considerare quelli altrui: non per venirci a patti ma per combatterli con più consapevolezza, con più conoscenza – con più serietà, appunto. E con la dolcezza del suo carattere, del suo parlare a bassa voce, con precisione e sicurezza, senza arrendevolezza ma senza arroganza né sicumera. Tutte cose che mancheranno irrimediabilmente, a chi lo conosceva e a chi lo leggeva.

 

https://www.internazionale.it/opinione/marino-sinibaldi/2017/11/28/alessandro-leogrande-libri-articoli-radio

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-57ae0ea5-569e-4a02-8608-0d92261dd01b.html

https://books.google.it/books/about/Il_naufragio.html?id=JjedMrRG4tAC&printsec=frontcover&source=kp_read_button&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false

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Ecco il giorno più dolce: si festeggia l’international Cake Day


Il 26 novembre c’è un motivo in più per mangiare una fetta di dolce senza sentirsi in colpa: è la giornata dedicata alle torte. E siccome ogni Paese ha la sua specialità nazionale, dalla Napoleonka polacca all’italiana caprese, dalla Victoria sponge amata in Uk alla parigina Tarte au citron meringuée, un giro d’Europa attraverso la pasticceria.

caprese

Caprese, Italia
Gli italiani sono veri e propri amanti del cioccolato e delle torte, per questo è davvero difficile scegliere  una  torta  nazionale,  ma  combinando  queste  due  passioni  ecco  che  nasce  la semplicissima ma straordinaria torta caprese. Anche se non proprio originaria di Roma, la torta caprese è un vero classico italiano e prende il nome dall’isola di Capri. Ci sono diverse storie sulle  sue  origini  e  la  leggenda  più famosa  racconta  che una principessa austriaca, sposata con il re di Napoli, volesse una Sacher ma lo chef non ne conoscesse la ricetta. Così decise di preparare la torta aggiungendo delle mandorle, inventando quindi la caprese. Questa torta senza farina è davvero gustosa ed è perfetta anche per i celiaci.

 

http://www.repubblica.it/sapori/2017/11/24/foto/il_26_novembre_e_l_international_cake_day-182020843/

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Qual è stata la donna più dipinta (oltre alla Madonna)?


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Fu la cantante e cabarettista francese Suzy Solidor (1900-1983), ritratta centinaia di volte e complessivamente immortalata da circa 225 artisti. Suzy Solidor posò per artisti come Pablo Picasso, Jean Cocteau, Francis Bacon, Man Ray, Francis Picabia, per citare alcuni dei più famosi. Ma soprattutto posò per Tamara de Lempicka, l’artista polacca che con il suo ritratto nel 1933 la rese “immortale”.

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Figlia di una ragazza madre francese, a 30 anni divenne una stella del cabaret parigini. La sua personalità eclettica e anticonformista – e la sua ostentata omosessualità – la resero talmente celebre che il night club, che aprì qualche anno dopo, divenne il punto di incontro di moltissimi artisti dell’effervescente scena culturale parigina. Lei stessa scrisse libri e canzoni che poi recitava all’interno del suo locale.

GLI ULTIMI ANNI. Le cose cambiarono con la  Seconda guerra mondiale  e l’occupazione tedesca: il suo locale inizò infatti a essere frequentato da soldati tedeschi. E questo, alla fine del conflitto, le valse l’accusa – in realtà molto discussa – di “collaborazionismo”. Dopo il 1945 Solidor si trasferì in America, ma volle trascorrere gli ultimi anni della sua vita nel sud della Francia, a Cagnes-Sur-Mer.

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https://www.focus.it/cultura/arte/qual-e-stata-la-donna-piu-dipinta-oltre-alla-madonna

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Giornata contro la violenza sulle donne.


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A volere la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne è stata l’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre del 1999. L’intento dell’Onu era quello di sensibilizzare le persone rispetto a questo argomento e dare supporto alle vittime. Ogni anno, a partire dal 2000, in tutto il mondo governi, associazioni e organizzazioni non governative pianificano manifestazioni per ricordare chi ha subito e subisce violenze.

Quando l’assemblea delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ha scelto questa data in ricordo dell’uccisione delle sorelle Mirabal.

Chi erano le sorelle Mirabal?

Patria, Minerva e María Teresa Mirabal, assieme ai loro mariti, erano delle attiviste del “Movimento 14 giugno”, un gruppo politico clandestino dominicano che si opponeva alla dittatura di Rafael Leónidas Trujillo. Nate tra il 1924 e il 1935, hanno trovato la morte nello stesso giorno: il 25 novembre. Le tre sorelle, a causa della loro militanza, nel gennaio del 1960 furono arrestate e incarcerate. La loro detenzione, però, durò pochi mesi. Cosa diversa per i loro mariti, che continuarono a rimanere nella prigione Puerta Plata. Il 25 novembre del ’60, Patria, Minerva e María Teresa, mentre stavano andando in auto a far visita ai loro compagni in carcere in compagnia di un autista, furono fermate dalla polizia, condotte in una piantagione di canna da zucchero e uccise a bastonate. Poi, una volta uccise, i militari di Trujillo rimisero i loro corpi in macchina e tentarono di simulare un incidente. All’opinione pubblica, però, fu subito chiaro che le sorelle Mirabal erano state assassinate. In molti cominciarono a ribellarsi. E di lì a poco il regime finì con la morte del dittatore Trujillo.

 

http://tg24.sky.it/cronaca/2017/11/20/giornata-contro-violenza-donne.html