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Caporetto 1917, la madre di tutte le disfatte


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100 anni fa la sconfitta che mise in dubbio la sopravvivenza stessa dell’Italia unita evidenziandone tutti i vizi e le tare d’origine.

Un esito disastroso per un Paese che era entrato in guerra non per difendere i suoi confini ma per conquistarne di migliori.

Un’intera armata dissolta, la fuga e lo sbandamento di molte unità. Un terrificante bilancio di perdite: 10.000 kmq di territorio abbandonati, 40.000 fra morti e feriti, 300.000 prigionieri, un numero ancora maggiore di sbandati da recuperare e riequipaggiare, 600.000 profughi civili, quantità enormi di materiali perduti, compresa buona parte dell’artiglieria pesante. E su tutto il rischio che le forze armate non fossero più in grado di combattere, il timore che un collasso così grave potesse aprire la strada a un esito rivoluzionario alla maniera russa. Solo il 9 novembre il generale Cadorna riuscì a portare a compimento l’ultima e la più riuscita delle sue manovre: lo schieramento difensivo sulla linea del Piave di quanto restava dell’esercito italiano.

Cadorna, sconfitto, gettò sui soldati la colpa del disastro, ma gli errori furono  dei comandi.  Era sbagliato il loro l’atteggiamento di fondo, una sorta di pigrizia mentale che li portava  a ripercorrere sempre le stesse strade, a cercar di adattare la realtà alle loro esperienze precedenti o alle teorie apprese nelle scuole di guerra.

http://www.lastampa.it/2017/10/17/cultura/caporetto-la-madre-di-tutte-le-disfatte-FWIBPKEmOxeEaIHDR58qWO/pagina.html

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Partito il treno di Renzi: da De Gasperi ad Allende, i viaggi che hanno fatto storia e quelli finiti male


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È partito dalla stazione Tiburtina di Roma il treno del Pd «Destinazione Italia» su cui Matteo Renzi per due mesi attraverserà il Paese. «Pronto per il viaggio in treno di ascolto dell’Italia e degli italiani, buon viaggio a tutti noi», ha scritto il segretario Dem su Instagram, prima di giungere al binario 2 per la partenza del convoglio di cinque vagoni sulla cui livrea sono raffigurati i paesaggi della penisola.

 Il treno, simbolo di progresso nei primi del Novecento, ha sempre esercitato un fascino sottile mai travolgente sui leader politici. Accompagnando momenti epici ed altri tragici della storia. Un treno ricco di trascinanti emozioni fu quella che accompagnò il leader socialista cileno Salvador Allende nella sua quasi impossibile (sulla carta) campagna elettorale del 1970 attraverso la lunga striscia del territorio cileno. Il quella occasione il treno fu circondato lungo il percorso dall’entusiasmo popolare, di tanta povera gente che – come testimoniano fotografie e filmati – salutava con commozione e speranza il passaggio del proprio leader. Il “Treno della vittoria” – così si chiamava – mantenne le promesse e Allende fu proclamato presidente.
Un altro convoglio era stato ribattezzato “treno della vittoria”: quello che riportò il leader bolscevico Lenin, dalla Svizzera alla Russia. Treno tanto ambiguo, quanto travolgente per gli effetti che ebbe: nel febbraio del 1917, dopo prima rivoluzione democratica, la Russia restò in guerra e i vertici della Germania guglielmina pensarono che l’unico modo per provocare l’uscita dal conflitto dei russi fosse quella di facilitare la campagna “pacifista” dei bolscevichi. E così, nel marzo del 1917 il comando tedesco organizzò un viaggio in treno (con un vagone piombato) di Lenin e di altri capi bolscevichi. Una volta rientrati in Russia, i bolscevichi organizzarono nel novembre 1917, il colpo rivoluzionario e chiesero l’armistizio. Dunque, senza il vagone piombato del marzo, la storia sarebbe stata diversa.
Un altro treno che ha fatto storia è quello che trasportò il feretro di Alcide De Gasperi a Roma, dal suo Trentino, dove il leader democristiano era morto. Come ha scritto Giuseppe Sangiorgi, «troppo serio per essere popolare da vivo, De Gasperi lo divenne con la morte» perché quel viaggio, era domenica 22 agosto del 1954, fu salutato in tutte le stazioni da una folla enorme, così strabocchevole che in alcune stazioni i convogli dovettero rallentare per non creare incidenti.
Scene analoghe accompagnarono il trasporto del corpo di Robert Kennedy, nel 1968, subito dopo il suo assassinio. Robert aveva usato il treno per la campagna elettorale, ma dopo la sua morte il suo divenne il “funeral train”. Il treno trasportò la sua salma dalla Penn Station di New York alla Union Station di Washington, tra ali di gente in lacrime: un lungo addio per 328 chilometri di ferrovia in un sabato pomeriggio del giugno 1968.
Due treni popolarissimi ma involontari, quelli di De Gasperi e di Kennedy, mentre una scelta deliberata fu quella di Francesco Rutelli, leader dell’Ulivo nel 2001, di utilizzare un treno per la sua campagna elettorale. Era un modo per replicare il fortunatissima pullman di Prodi del 1996 e anche se il treno di Rutelli non radunò mai grandi folle, quella campagna elettorale fu una delle più efficaci nella storia della Seconda Repubblica, come confermò il risultato finale: senza Rifondazione comunista, Di Pietro e D’Antoni-Andreotti, il “treno Rutelli” quasi raggiunse il più brillante Berlusconi della recente storia elettorale.

 

 

http://www.lastampa.it/2017/10/17/italia/politica/partito-il-treno-di-renzi-da-de-gasperi-ad-allende-i-viaggi-che-hanno-fatto-storia-e-quelli-finiti-male-E0m7q5MTauLnTOp2yzkkkK/pagina.html

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Ciad: “si muore di fame nel silenzio del mondo”


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“In Ciad si muore di fame nel silenzio del mondo”. È l’allarme lanciato da OXFAM,  di fronte ad una delle più gravi catastrofi umanitarie che il mondo stia affrontando.

Oltre 335mila persone  continuano a soffrire la fame nella regione del Lago Ciad, un’area enorme dove a soccorrere la popolazione ci sono soltanto dieci medici. Il tutto, mentre dei 121 milioni di dollari richiesti per far fronte a questa immane crisi, ne sono arrivati dalla comunità internazionale solo 40”.

Oggi, più di 200mila bambini sono malnutriti nella Regione del Lago Ciad, che comprende Paesi come Nigeria, Niger, Camerun e Ciad.  Le comunità potevano provvedere a sé stesse, fino a non molto tempo fa. Ora il conflitto innescato da Boko Haram e la strategia militare dei governi costringe alla fuga. Questa guerra sprofonda in un silenzio indicibile e il Ciad, la sua gente, sono dimenticati, tra i più dimenticati della terra.

Di fronte al drammatico status quo – Oxfam chiede al Governo del Ciad di garantire l’incolumità della popolazione e favorire il ritorno ad attività economiche, vitali per sopravvivere. Mentre i donatori internazionali devono immediatamente finanziare il Piano di risposta umanitaria per il 2017.

https://www.avvenire.it/multimedia/pagine/ciad-fame

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Nell’Universo una fabbrica di oro e platino


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Due stelle di neutroni si sono scontrate a 130 milioni di anni luce. L’esplosione è stata osservata dalle antenne gravitazionali Ligo-Virgo e da 70 telescopi sulla Terra e nello spazio. Svelato il mistero di come nell’universo si formano i metalli pesanti come oro, platino e uranio

 

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Le stelle di neutroni sono uno degli oggetti più “estremi” del cosmo. Si formano quando una stella esaurisce il suo carburante e smette di brillare. Al loro interno la pressione è così forte che protoni ed elettroni si fondono, formando neutroni. I due corpi che si sono scontrati avevano una massa pari a 1,2 e 1,6 volte il Sole. Ma il loro diametro non era maggiore di quello di una città (poche decine di chilometri). La densità di una stella di neutroni è talmente alta che una zolletta di zucchero, alla sua superficie, peserebbe un miliardo di tonnellate.

http://www.repubblica.it/scienze/2017/10/16/news/c_e_una_miniera_d_oro_nello_spazio_le_onde_gravitazionali_ci_hanno_guidato_alla_scoperta-178453408/

 

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16 Ottobre 1943: una data funesta che non va dimenticata


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NON C’È FUTURO SENZA MEMORIA
COLORO CHE NON HANNO MEMORIA DEL PASSATO
SONO DESTINATI A RIPETERLO

«La grande razzia nel vecchio Ghetto di Roma cominciò attorno alle 5,30 del 16 ottobre 1943. Oltre cento tedeschi armati di mitra circondarono il quartiere ebraico. Contemporaneamente altri duecento militari si distribuirono nelle 26 zone operative in cui il Comando tedesco aveva diviso la città alla ricerca di altre vittime. Quando il gigantesco rastrellamento si concluse erano stati catturati 1022 ebrei romani.

Due giorni dopo in 18 vagoni piombati furono tutti trasferiti ad Auschwitz. Solo 15 di loro sono tornati alla fine del conflitto: 14 uomini e una donna.

Tutti gli altri 1066 sono morti in gran parte appena arrivati, nelle camere a gas. Nessuno degli oltre duecento bambini è sopravvissuto.»
(F. Cohen, 16 ottobre 1943. La grande razzia degli ebrei di Roma)

http://www.focusonisrael.org/2009/10/16/16-ottobre-1943-deportazione-ebrei-roma/

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Smog, Italia deve uscire dalla politica dell’annuncio


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I dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) confermano che l’Italia è tra i Paesi maglia nera in Europa su numerosi inquinanti, dal particolato (PM 10 e 2,5) al biossido di Azoto (NO2), all’ozono nella bassa atmosfera. Inoltre, il nostro Paese è ai primi posti per morti premature e per anni di vita persi attribuibili all’inquinamento. Forte l’impatto dell’inquinamento anche sugli ecosistemi del nostro Paese, a partire dall’eutrofizzazione (il fenomeno registrato nel 2014 nella Valle del Po è esplicitamente citato nel rapporto).
Le cause vanno dal trasporto di persone e merci all’uso delle centrali a carbone per produrre energia e dei fertilizzanti azotati in agricoltura. Si tratta di questioni che vanno affrontate in modo strutturale: affrontarle produrrebbe enormi benefici anche economici e sociali, oltre che ambientali, sanitari e climatici. Occorre una mobilitazione straordinaria dei diversi ministeri interessati, delle regioni e dei comuni che, ognuno per le proprie competenze, devono metter sul tavolo azioni concrete e immediatamente attuabili.
Purtroppo non è il primo anno che l’Italia risulta ai primi posti in questa triste classifica e ancora non si riesce a vedere un’inversione di tendenza. Ai danni alla salute e all’ambiente si sommano anche la disgregazione sociale, depressione economica e anche psicologica provocati dall’inquinamento: insomma, un danno enorme per il benessere e l’immagine che rende il nostro Paese una delle mete più ambite del mondo sia per il turismo che per lo stile di vita.
Sono anni che si reagisce a questi dati con promesse che poi non vengono attuate.  Eppure si potrebbe fare molto. Grazie anche alla rivoluzione della mobilità elettrica e delle energie rinnovabili, abbiamo oggi modo di intervenire sulle cause strutturali, a patto che si programmino interventi e politiche di una transizione giusta: questo porterà nuovo benessere, anche economico.

 

http://www.wwf.it/news/notizie/?34801/Smog-Italia-deve-uscire-da-politica-annuncio

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Dall’Ulivo all’era Renzi, 10 anni di Pd


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In principio erano Ds e Margherita ma dal 14 ottobre 2007 furono il Pd. Sabato si festeggia il decennale della nascita del partito che prende di fatto forma deal progetto dell’Ulivo di Romano Prodi. Il 14 ottobre è la data dell’elezione della costitunte per il Pd. Qualche mese prima, in aprile Ds e Margherita avaevano tenuto i propri ultimi congressi.

Primo segretario del Pd è Walter Veltroni che, qualche mese prima, a marzo,  aveva lanciato dal Lingotto la sua candidatura in uno storico discorso,  “Fare un’Italia nuova. È questa la ragione, la missione, il senso del Partito democratico”, l’esordio.

Sconfitto dalla Pdl alle elezioni 2008 (alle quali si era presentato solo in alleanza con l’Idv) e dopo la perdita della regione Sardegna, nel febbraio 2009, Veltroni si dimette da segretario. Dario Franceschini sarà segretario ‘traghettatore’ fino alle successive primarie. Che vengono vinte da Pier Luigi Bersani. Dopo la caduta del governo Berlusconi e il governo Monti nel febbraio 2013 si tengono le elezioni politiche il Pd è il primo partito ma perde moltissimi voti e non è in grado di governare. Dopo il blitz dei 101 franchi tiratori nell’elezione del presidente della Repuubblica contro Romano Prodi, Pier Luigi Bersani si dimette da segretario.

Il segretario ‘traghettatore’ questa volta è Guiglielmo Epifani. Il sindaco di Firenze, Matteo renzi si candida alle primarie per la segreteria e viene eletto battendo Gianni Cuperlo e Pippo Civati. E’ il via all’era Renzi.

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/10/13/dallulivo-allera-renzi-10-anni-di-pd_f6b2a1f9-6736-48ff-86eb-3fb939ead255.html

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Ci vuole un albero: alla scoperta del verde in città


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Sono più alti di noi, vivono al nostro fianco, sfoggiano enormi chiome verdi ma spesso passano inosservati, tanto da dimenticarci quanto siano preziosi. Gli alberi delle città hanno un valore che nemmeno immaginiamo. Una ricerca condotta da un team internazionale, di cui ha fatto parte anche il professor Sergio Ulgiati dell’Università di Napoli, stima che gli alberi urbani valgano 1,2 milioni di dollari per chilometro quadrato. Un tesoro non solo per ossigeno e decoro, ma un vero e proprio pacchetto benessere composto da servizi “ecosistemici” che apportano benefici: eppure continuiamo a considerarlo un costo e non una risorsa.

Le previsioni europee indicano che entro il 2050 il 70 per cento della popolazione mondiale vivrà nelle città, ma in quelle stesse aree urbane i piani per aumentare la quantità di verde oggi vanno a rilento. In Italia ad esempio secondo l’Istat ogni abitante ha a disposizione, in media, 31 metri quadrati di verde urbano, ma nella metà delle metropoli italiane lo spazio dedicato alla natura è inferiore a 20 metri quadrati e ci sono perfino una ventina di città che non raggiungono la soglia dei 9 metri obbligatori per legge.

Quello che le piante ci offrono quotidianamente sono una serie di servizi ecosistemici, appunto, che dovremmo sempre mettere a bilancio nella nostra assicurazione sul futuro. Fra questi si contano benefici come la regolazione del microclima, la rimozione degli inquinanti atmosferici (nel mondo il particolato è il quinto fattore di rischio di mortalità), l’assorbimento del carbonio, i beni di consumo, l’aumento del valore immobiliare o della conservazione dell’ecosistema. Una semplice siepe o il balcone in fiore di una casa possono ospitare insetti per l’impollinazione, un polmone verde può essere casa di pipistrelli mangia zanzare: ogni cosa “si incastra” se investiamo sulle funzioni della natura.

 

http://www.repubblica.it/ambiente/2017/10/15/news/wwf_urban_nature_ci_vuole_un_albero-178305168/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1

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Le geniali decrittatrici dimenticate dalla Storia


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La memoria storica è spesso ingenerosa con il genere femminile, messo in ombra da più note e ingombranti figure di uomini.Vale per le scienziate,  ma anche per i cervelloni che, prima della nascita di organismi di spionaggio ufficiali, contribuirono a decrittare i codici più complessi e fondamentali di sempre: dai messaggi cifrati dei nazisti ai segnali in codice della gang di Al Capone.

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Tra le più avvincenti storie c’è quella di Elizebeth Smith Friedman.  Negli anni del proibizionismo, Elizebeth fu assunta dalla Marina degli Stati Uniti, dove le sue abilità di criptoanalisi servirono a monitorare il contrabbando, il traffico di droga e altri commerci illeciti. Nel 1931, l’unità da lei comandata intercettò e decifrò centinaia di radiomessaggi che inchiodarono alcuni componenti della banda di Al Capone. Durante la Seconda guerra mondiale, Elizebeth riuscì a decodificare i messaggi di una rete di spie naziste che cercava di fomentare una rivoluzione in Sud America, con lo scopo di attaccare gli Stati Uniti.

A Genevieve Grotjan,  si deve la decrittazione, nel settembre 1940, del primo messaggio del Purple code, il sistema in codice che il Ministero degli Esteri giapponese utilizzava per scambiare messaggi con le sue ambasciate nel mondo. Ann Caracristi, in seguito prima donna vicedirettore dell’NSA, con la collega Wilma Berryman arrivò a decifrare gli ordini di battaglia giornalieri dell’esercito giapponese, e a girarli al Pentagono.

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IN INGHILTERRA, qualcosa di simile accadde a Bletchley Park, non lontano da Londra, attorno alla figura di Alan Turing. Oltre a Joan Clarke, collega e amica di lunga data dello scienziato britannico, tra le menti di rilievo per la decodifica di Enigma,( i tedeschi avevano sviluppato un tipo di computer denominato  che era capace di generare un codice che mutava costantemente). Nella stessa impresa si distinsero anche Mavis Batey e Margaret Rock, oltre a Winifred White  – meno conosciuta, che potrebbe aver lavorato sia negli USA accanto alla Smith, sia a Bletchley Park.

Il lavoro di alcune di queste figure rimane, per questioni di genere e per la segretezza imposta dalle loro mansioni, ancora in parte dimenticato: riabilitarlo attraverso la loro corrispondenza e altri documenti storici aiuterà a riportare parità di meriti e di genere in una disciplina a lungo considerata appannaggio degli uomini.

https://www.focus.it/cultura/storia/le-geniali-decrittatrici-dimenticate-dalla-storia

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“Ciao, io me ne vado”: cent’anni di scissioni nella sinistra italiana


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Era il 1892, quando Filippo Turati e Guido Albertelli diedero vita al Partito Socialista Italiano. Dopo solo 30 anni di unità, la sinistra italiana inizia una marcia lunga cento anni di fazioni, scissioni e accorpamenti, fino alla creazione della nuova “Cosa Rossa” di D’Alema, Bersani, Speranza e Rossi.

http://www.lastampa.it/2017/02/24/multimedia/italia/politica/ciao-io-me-ne-vado-centanni-di-scissioni-nella-sinistra-italiana-niHtc7Vbp1Pit1eq8VTSKP/pagina.html

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Scienza e contadini etiopi alleati per trovare colture più resistenti


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Ricercatori italiani hanno avviato un innovativo programma per studiare, in collaborazione con i coltivatori dell’Amhara e del Tigray, oltre 400 varietà locali di grano.

Il principio fondante di questa inversione di prospettiva è che i contadini di sussistenza sono portatori di una conoscenza tradizionale che grazie alle moderne tecniche di indagine scientifica può contribuire a rispondere alle esigenze dell’agricoltura locale e globale. In questo modo i contadini non sono i passivi riceventi di una tecnologia sviluppata altrove, ma sono piuttosto gli artefici del progresso della conoscenza e lo sviluppo varietale di frumento. Anche per questo, per la prima volta, le comunità contadine coinvolte nella ricerca sono a tutti gli effetti co-autori di pubblicazioni scientifiche scaturite dalla ricerca.

Questo studio è particolarmente rilevante nei sistemi agricoli del sud del mondo, dove milioni di contadini conducono una coltivazione di sussistenza da cui traggono il necessario per la sopravvivenza della propria famiglia e solo marginalmente per la vendita sul mercato. In questo sistema particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici, i contadini devono essere molto efficienti nel selezionare le varietà più adatte alle condizioni locali. Le conoscenze tradizionali sviluppate e tramandate nei secoli li guidano in tali scelte. Con questo studio abbiamo dimostrato che le comunità contadine degli altipiani dell’Etiopia, umili ed illetterate, possono mettere a disposizione la loro saggezza per produrre piante che rispondano ai bisogni dell’agricoltura di sussistenza, e così contribuire alla sicurezza alimentare del sud del mondo.

 

http://www.lastampa.it/2017/10/11/scienza/ambiente/focus/scienza-e-contadini-etiopi-alleati-per-trovare-colture-pi-resistenti-KNuxGRig1jIoLY6VnnmDDJ/pagina.html

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Un anno fa moriva Dario Fo.


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Il 13 ottobre 2016, a 90anni, scompariva uno degli artisti più eclettici dello scorso secolo. Attore, regista e drammaturgo, è stato l’ultimo italiano a vincere il Premio Nobel per la Letteratura.

Vent’anni fa il Premio Nobel per la Letteratura

La lunghissima carriera di Fo può vantare una cinquantina di farse e commedie, un’ottantina di regie teatrali e liriche, ma anche numerosi quadri, caroselli, disegni, testi e canzoni. Un’ecletticità che ne ha fatto un artista unico nonché l’ultimo italiano a ricevere, nel 1997, il Premio Nobel per la Letteratura, un riconoscimento di cui pochi giorni fa è ricorso il ventennale. Prima di Fo erano riusciti a meritarsi l’onorificenza soltanto Giosuè Carducci, Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo ed Eugenio Montale.

http://tg24.sky.it/spettacolo/2017/10/12/anniversario-morte-dario-fo.html

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Cos’è l’ UNESCO e perchè Stati Uniti ed Israele escono dall’Organizzazione.


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Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, istituita a Parigi 4 novembre 1946, è nata dalla generale consapevolezza che gli accordi politici ed economici non sono sufficienti per costruire una pace duratura e che essa debba essere fondata sull’educazione, la scienza, la cultura e la collaborazione fra nazioni, al fine di assicurare il rispetto universale della giustizia, della legge, dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che la Carta delle Nazioni Unite riconosce a tutti i popoli, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione.
Dopo le atrocità e l’enorme perdita di vite umane causate dai conflitti mondiali della prima metà del XX, gli Stati appartenenti alle Nazioni Unite hanno voluto aprire il preambolo che istituisce l’UNESCO con la seguente affermazione:
“I Governi degli Stati membri della presente Convenzione, in nome dei loro popoli, dichiarano: che, poiché le guerre nascono nella mente degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace.”
L’UNESCO, s’impegna a costruire i presupposti per garantire la pace internazionale e la prosperità dei popoli promuovendo il dialogo interculturale, il rispetto dell’ambiente e le buone pratiche dello Sviluppo Sostenibile nel perseguimento dei seguenti obiettivi:

  • Promuovere l’educazione in modo che ogni bambina, bambino, ragazzo o ragazza, abbia accesso ad un’istruzione di qualità come diritto umano fondamentale e come requisito essenziale per lo sviluppo della personalità;
  • Costruire la comprensione interculturale anche attraverso la protezione e la salvaguardia dei siti di eccezionale valore e bellezza iscritti nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità;
  • Perseguire la cooperazione scientifica per rafforzare i legami tra le nazioni e le società al fine di monitorare e prevenire le catastrofi ambientali e gestire le risorse idriche del pianeta;
  • Proteggere la libertà di espressione come condizione essenziale per garantire la democrazia, lo sviluppo e la tutela della dignità umana.

Oggi l’UNESCO, lavora per creare politiche olistiche in grado di affrontare le problematiche sociali, ambientali ed economiche secondo i valori dello Sviluppo Sostenibile attraverso programmi volti alla promozione del dialogo interculturale, all’accesso universale alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione e alla diffusione della conoscenza scientifica al fine di prevenire gli effetti negativi dei cambiamenti climatici.

Gli Stati Uniti hanno notificato all’ Unesco la loro uscita dall’organizzazione.  Gli Usa accusano l’Unesco di essere “anti Israele”. E dopo gli Stati Uniti anche Israele annuncia l’uscita  e sempre per lo stesso motivo.

La decisione dopo l’ingresso della Palestina e la risoluzione su Gerusalemme: i luoghi sacri di Gerusalemme, inseriti dall’Unesco nei patrimoni storici da proteggere, siano stati denominati usando solo il termine arabo “Al Haram al Sharif” (in italiano “Spianata delle Moschee”). Lo stesso luogo è denominato “Monte del Tempio” dagli ebrei. La risoluzione Unesco, il cui titolo è “Palestina occupata”, indica Israele come “un potere occupante”, condanna “le crescenti aggressioni di Israele, in particolare degli estremisti di destra”, disapprova “le restrizioni imposte da Israele all’accesso ai luoghi sacri”, si rammarica “per il rifiuto di Israele di concedere i visti agli esperti dell’Unesco”, si duole “per i danni causati dalle Forze armate israeliane”, deplora il progetto israeliano di costruire due linee tranviarie nella città vecchia di Gerusalemme e un “visitor center” a sud della Spianata.

L’amministrazione di Donald Trump, e l’ambasciatore americano presso l’Onu, Nikki Haley, avevano già più volte accusato l’ Unesco di pregiudizio anti israeliano. L’annuncio del ritiro americano arriva mentre l’organizzazione dell’Onu sta cercando di eleggere il prossimo direttore generale. I paesi arabi vorrebbero far vincere per la prima volta un loro candidato. Tuttavia, uno dei favoriti è il qatariota Hamad bin Abdoulaziz Al-Kawari, un nome che non piace a Egitto e Arabia Saudita, paesi che hanno recentemente rotto le relazioni diplomatiche con il Qatar. Al Qawari è stato inoltre accusato di non aver impedito la presenza di opere antisemite alle fiere del libro del suo Paese quando era ministro della Cultura. Le ultime votazioni di ieri hanno portato ad un testa a testa fra Al Kawari e l’ex ministro francese della Cultura, Audrey Azoulay. Entrambi hanno ricevuto 18 voti, rimanendo ancora lontani dai 30 necessari per l’elezione. A seguire, con 13 voti, l’egiziana Moushira Khattab, attivista per i diritti umani, ex ministro e ambasciatore.

http://www.unesco.it/it/Documenti/Detail/180

http://www.iltempo.it/esteri/2017/10/12/news/gli-stati-uniti-escono-dall-unesco-1036285/

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Cinghiali radioattivi, 31 anni dopo Chernobyl


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A oltre tre decenni  dall’incidente di Chernobyl, le radiazioni sono entrate in una porzione inaspettata della catena alimentare, a quasi 1.600 km dalla città industriale ucraina. I cinghiali selvatici delle montagne della Repubblica Ceca sarebbero nella metà dei casi radioattivi, a causa di un fungo di cui si nutrono, serbatoio di scorie.

 Le rigide condizioni meteo starebbero forzando gli animali a nutrirsi di falsi tartufi, funghi che trovano sotto la neve e che assorbono livelli particolarmente alti di cesio-137, un isotopo radioattivo sottoprodotto della fissione nucleare. Il fungo è diffuso sulle montagne della Selva Boema, in una regione condivisa da Repubblica Ceca, Austria e Germania. Di conseguenza, la carne dei cinghiali è radioattiva, in un Paese dove questo ingrediente finisce molto spesso nel piatto sotto forma di gulasch.

Dei 614 esemplari di cinghiale selvatico ispezionati dalla servizio veterinario statale ceco tra il 2014 e il 2016, il 47% presentava livelli di radioattività superiori ai limiti consentiti. Nell’uomo, alte quantità di cesio-137 diffondono atomi radioattivi nell’organismo  e possono favorire l’insorgenza del cancro.

Tuttavia, perché le dosi ingerite siano pericolose, occorrerebbe mangiare carne contaminata più volte alla settimana, per diversi mesi. Inoltre, la carne radioattiva difficilmente raggiunge il consumatore: gli esemplari in questione sono sottoposti a rigidi controlli prima di finire sul mercato.

La notizia meno rassicurante è che l’emivita del cesio-137 è di 30 anni: la radioattività dell’isotopo impiega cioè tre decenni per calare della metà, altri tre per dimezzarsi di nuovo e così via. Il problema sembra dunque destinato a durare ancora a lungo.

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/cinghiali-radioattivi-31-anni-dopo-chernobyl

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I vantaggi di un mondo “più vecchio”


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Uno studio rovescia la prospettiva e il credo corrente: con una popolazione sempre più anziana, le società saranno più produttive e inquineranno meno.

1. MAGGIORE PRODUTTIVITÀ. Sembra una contraddizione ma, secondo gli autori dello studio, a compensare almeno in parte la diminuzione della forza lavoro dovuta all’invecchiamento,  sarà l’aumento del livello di educazione, un trend in corso in diversi paesi. Meno lavoratori, insomma, ma più “colti” e scolarizzati.

2. POPOLAZIONE “VERDE”. L’invecchiamento, inoltre, potrebbe far bene all’ambiente: gli anziani consumano meno, e meno consumi significa minore dispendio di energia e minori emissioni di anidride carbonica dannose per il clima.

3. PIÙ AIUTI. Altro vantaggio: con l’aumento dell’aspettativa di vita, le generazioni più anziane potrebbero usare parte del loro reddito per aiutare quelle più giovani. L’eredità, inoltre, dato che in ogni famiglia ci sono sempre meno figli, verrebbe divisa tra meno individui. A parità di altri fattori, ciascuno sarebbe in media più ricco.

4. PIÙ SANI. Per quanto riguarda la salute, è vero che le persone che vivono di più sono maggiormente esposte alle malattie dell’invecchiamento, demenza, tumori, malattia cardiovascolari, tutte costose per i sistemi sanitari. Ma le proiezioni dicono anche che in futuro non solo continuerà ad allungarsi la durata della vita, ma si vivrà più a lungo in buona salute. Nel 2050, un tedesco medio dovrebbe trascorrere in buona salute l’80 per cento della vita, contro il 63 di oggi.

5. PIÙ DIVERTIMENTO. Infine, a rendere il futuro forse più roseo, ci dovrebbe essere il fatto che, come molti sociologi da tempo sostengono, cambierà la proporzione tra tempo dedicato al lavoro, alle attività domestiche e allo svago, a tutto vantaggio di quest’ultimo. Non resta che aspettare e vedere se sarà davvero così.

 

 

 

https://www.focus.it/scienza/salute/non-solo-svantaggi-in-un-mondo-che-invecchia

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Giornata mondiale delle bambine.


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L’11 ottobre si celebra la  Giornata internazionale dei diritti delle bambine e delle ragazze, inaugurata nel 2012 dalle Nazioni Unite, a fronte delle drammatiche situazioni in cui moltissime minorenni si trovano a vivere, in particolare nei paesi in via di sviluppo. Un dramma che si traduce in un dato allarmante, secondo cui la violenza sarebbe la seconda causa di mortalità al mondo per le bambine e le ragazze tra i dieci e i diciotto anni.

Un impegno, quello dell’Onu, sancito tramite la risoluzione 66/170  del 19 dicembre 2011,  e portato avanti proprio per puntare l’attenzione sui diritti delle più piccole, in sintonia con  l’obiettivo di sviluppo sostenibile numero 5 delle Nazioni Unite, che chiede di “raggiungere la parità di genere attraverso l’emancipazione delle donne e delle ragazze”.

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http://www.lifegate.it/persone/news/giornata-mondiale-delle-bambine-terre-des-hommes-indifesa

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Compagnie aeree «vendesi»


Le difficoltà di Ryanair e il fallimento di Monarch insegnano che,  non esistono voli  a prezzi bassissimi. La differenza e il costo reale la pagano gli stessi viaggiatori, con i supplementi più o meno obbligatori, e poi i contribuenti con le sovvenzioni pubbliche agli aeroporti .11 ottobre - Compagnie aeree «vendesi»

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Clare Hollingworth, la reporter che scoprì l’invasione della Polonia


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Poche persone hanno avuto una vita così avventurosa e straordinaria come Clare Hollingworth, forse la più importante e brava reporter di guerra inglese. È soprattutto ricordata per essere stata la prima giornalista a dare la notizia che i nazisti avevano invaso la Polonia alla fine di agosto del 1939. E

Inviata dal Daily Telegraph in Polonia come corrispondente, il 28 agosto 1939 passò avventurosamente il confine tedesco e segnalò alla scettica redazione un cospicuo movimento di truppe.  Il 1° settembre scoppiava la Seconda guerra mondiale e fu Clare Hollingworth a darne l’annuncio al quotidiano inglese e al mondo, dopo aver visto volare gli aerei nazisti.

clare-hollingworth.570.jpg Clare Hollingworth era nata a Knighton, nel Regno Unito, il 10 ottobre 1911 e nonostante abbia lavorato per oltre quarant’anni nelle zone di massima tensione del mondo, è morta ad Hong Kong a 105 anni nello scorso gennaio.

Nel 1963 un nuovo, grande scoop: a Beirut scoprì che Kim Philby, un ex agente dei servizi segreti inglesi, in realtà era una spia del KGB, i servizi segreti sovietici, ed era scappato in Unione Sovietica.

Negli anni ’70 imparò il vietnamita per poter seguire da vicino e senza intermediari la guerra in Vietnam. A 70 anni, nel 1981, andò in pensione e si trasferì a Hong Kong.

Nel 1990, quando aveva 79 ed era appena scoppiata la prima Guerra del Golfo, dormì per terra per 5 giorni, per prepararsi a seguire sul campo i combattimenti. Purtroppo però non riuscì a partire per il Kuwait.

https://www.focus.it/cultura/storia/clare-hollingworth-news

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Che cosa significa il simbolo della pace?


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L’icona fu creata nel febbraio 1958 da Gerald Holtom, disegnatore commerciale e pacifista, su commissione della CND, all’epoca guidata dal filosofo e matematico Bertrand Russell. Incorpora due simboli dell’alfabeto semaforico (un tipo di segnalazione con le bandierine usato in ambito navale): la N e la D, iniziali di Nuclear Disarmament, inserite in un cerchio a rappresentazione del mondo. In seguito, lo stesso Holtom spiegò che il simbolo voleva indicare un essere umano prostrato e impotente davanti alla guerra.

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Il simbolo venne rapidamente disegnato con tratto nero su distintivi in creta bianchi, e distribuito dai membri del CND ad attivisti e manifestanti contro le armi nucleari dicendo che, in caso di guerra atomica, queste spillette sarebbero state tra gli ultimi oggetti fatti dall’uomo a sopravvivere.

La prima apparizione pubblica del simbolo della pace avvenne quello stesso anno nella Marcia di Aldermaston (o Marcia di Pasqua), una grande manifestazione anti-nucleare in Gran Bretagna, iniziata a Trafalgar Square a Londra e terminata ad Aldermaston, a 80 km dalla capitale, dove venivano prodotte le armi nucleari britanniche.

Il simbolo non fu mai, volutamente, protetto da copyright, e anche per questo è divenuto un linguaggio universale, nel bene e nel male. L’attivista statunitense Bayard Rustin, consigliere di Martin Luther King, lo importò negli Stati Uniti, dove ben presto divenne icona dei movimenti per i diritti civili e simbolo delle proteste contro la guerra del Vietnam. Ma il ☮ è stato anche impiegato da movimenti ambientalisti, nella difesa dei diritti delle donne o degli omosessuali, nella lotta all’apartheid.

 Gli oppositori di queste rivendicazioni hanno provato più volte a screditarlo, con scarsi risultati: alcuni gruppi americani di ultradestra ne descrissero le presunte origini sataniche o l’associazione con il comunismo. Ma Holtom fu sempre molto chiaro e fermo nel spiegare pubblicamente la nascita della sua contagiosa idea.

 

https://www.focus.it/cultura/storia/che-cosa-significa-il-simbolo-della-pace

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Pesticidi nel miele di tutto il mondo


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Miele, il 75% è contaminato da pesticidi della famiglia dei neonicotinoidi, una classe di insetticidi chimicamente simili alla nicotina, ampiamente utilizzata in agricoltura.

Anche se le concentrazioni, non sembrano al momento pericolose per la salute umana, servono ulteriori studi in merito, in quanto i neonicotinoidi potrebbero avere effetti anche sull’uomo, sul suo sistema immunitario e sulla crescita.

Le api sopravvivono all’inverno nutrendosi di miele: la contaminazione è quindi cronica e senza confini, e persino i mieli di isole in mezzo al Pacifico risultano inquinati.

A novembre l’Unione Europea dovrà votare sul bando totale di tre pesticidi di questa classe, limitandone l’uso alle sole coltivazioni in serra.

Studio pubblicato su  Scienze.

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/pesticidi-i-neonicotinoidi-nel-miele-di-tutto-il-mondo

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Cesare Battisti, quel terrorista e assassino sempre protetto dai potenti


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il caso di Cesare Battisti è la strana storia di un assassino condannato dalla giustizia, ma salvato dalla politica. La giustizia è quella italiana, che gli ha inflitto l’ergastolo per quattro omicidi. Sentenza mai eseguita perché l’ex terrorista rosso è scappato in Brasile, dove il 31 dicembre 2010 l’allora presidente Lula, carismatico leader della sinistra, ha messo il veto all’estradizione, con l’ultimo atto del suo mandato.

Uno schiaffo all’Italia: i processi documentano che era lui a impugnare le armi. E le sue vittime furono quattro innocenti ammazzati per vendetta. Ma invece è stato il rapinatore-killer, diventato un romanziere intoccabile, a essere presentato come vittima della repressione italiana negli anni di piombo.

Il primo fatto certo è che Cesare Battisti viene arrestato con altri complici a Milano, nel giugno 1979, in una casa dove ha nascosto un arsenale: mitra, pistole, fucili. Sono armi dei “Proletari armati per il comunismo”, che teorizzano un’alleanza “anti-capitalista” con i rapinatori comuni. Da quel covo parte l’indagine che in luglio porta in carcere anche Giuseppe Memeo, il protagonista della foto-simbolo degli anni di piombo: l’autonomo che spara per strada contro la polizia. «Battisti era un rapinatore comune, per soldi, che si è politicizzato in carcere», ha scritto il pm Armando Spataro per «ristabilire la verità» dopo il primo stop brasiliano.

Nell’ottobre 1981, mentre sta scontando la prima condanna per banda armata, Battisti evade dal carcere di Frosinone e scappa in Francia. Dove diventa un giallista di successo, difeso da illustri intellettuali. In Italia le indagini continuano e fanno crollare il muro di piombo. Numerosi terroristi confessano. Tra le prove contro Battisti c’è perfino la testimonianza di un cittadino che ha avuto il coraggio di inseguire un commando di terroristi-killer.

Battisti viene condannato in tutti i gradi di giudizio per quattro omicidi. Un’escalation spaventosa. Il 6 giugno 1978 ammazza personalmente un maresciallo di Udine, Antonio Santoro. Il 16 febbraio 1979 la sua banda uccide un gioielliere di Milano, Pierluigi Torregiani, il cui figlio Alberto resta paralizzato: è la vittima che protesta da anni contro l’impunità del terrorista. Battisti ha organizzato quel delitto, ma non partecipa all’esecuzione perché lo stesso giorno va a fare da copertura, armato, ai complici che sopprimono un negoziante di Mestre, Lino Sabbadin, “giustiziato” come il gioielliere perché si era opposto a precedenti rapine. Il 19 aprile 1979
è Battisti in persona ad uccidere, a Milano, il poliziotto della Digos Andrea Campagna.

Nel 2004 Battisti viene arrestato a Parigi. In giugno i giudici francesi concedono l’estradizione: non è un perseguitato. Battisti però è già tornato libero e fugge in Brasile. Dove viene riarrestato nel 2007. Intanto la Corte europea boccia il suo ricorso: il terrorista in Italia ha avuto processi giusti, con ogni mezzo di difesa
e avvocati di fiducia.

In Brasile, prima la Procura generale e poi la Corte suprema autorizzano la riconsegna all’Italia. Ma nel 2009 il ministro Tarso Genro gli concede asilo politico. E alla fine Lula ferma l’estradizione. Pochi giorni fa, anche alla luce della fine dell’era Lula in Brasile, l’Italia ha consegnato una nuova richiesta di estradizione   per Battisti che sembrerebbe aver trovato l’appoggio dell’esecutivo verdeoro. Una evoluzione diplomatica che avrebbe portato il terrorista a fare le valigie in fretta.

 

http://espresso.repubblica.it/internazionale/2017/10/05/news/cesare-battisti-quel-terrorista-e-assassino-sempre-protetto-dai-potenti-1.311478

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Per non dimenticare…..


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Il 6 ottobre 1938 rappresenta una delle pagine più buie del secolo scorso. Con la “Dichiarazione sulla razza”, varata dal Gran Consiglio del Fascismo, si conclude un percorso iniziato nel luglio dello stesso anno finalizzato alla costruzione di un intero corpus di leggi razziali che discriminano soprattutto – ma non solo – gli ebrei che vivono in Italia. Le leggi razziali fasciste resteranno in vigore fino al 1944, sei lunghi anni di violenze e vessazioni.

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Intanto….Gli squadristi sono tornati in strada. Soffiano sul fuoco delle migrazioni e della crisi economica. Mentre crescono i consensi, i loro slogan tracimano nelle istituzioni

http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/07/31/news/fascisti-escono-allo-scoperto-anche-dentro-le-istituzioni-1.307133?ref=fbpe

http://www.lalottacontinua.it/?p=601

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Barcellona 6 ottobre 1934: quando la Catalogna si dichiarò indipendente


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Ottantatré anni fa, esattamente il 6 ottobre del 1934, l’allora Presidente della Generalitat de Catalunya, Lluìs Companys i Jover, proclamava la nascita della Repubblica Catalana. Oggi, il tema sembra essere decisamente d’attualità: dopo il referendum dello scorso 1 ottobre,  che a Madrid è stato considerato incostituzionale ma che ha visto il 42% circa dei catalani votare in massa per la separazione dalla Spagna, dopo la denuncia di molti Sindaci catalani da parte della Procura Generale e gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, il Governo dell’Autonomia Catalana, presieduto da Carles Puigdemont, sembra pronto a dichiarare unilateralmente l’indipendenza. Se ciò accadesse, si tratterebbe di uno strappo molto serio che potrebbe avere esiti imprevedibili non solo sulla Spagna, ma sull’intera Unione Europea.

Sarà dunque interessante analizzare i ‘Fatti d’Ottobre’ del 1934 e osservare le similitudini e le differenze tra ciò che accadde allora e ciò che sta accadendo oggi.

Tanto per cominciare, già nel 1931, mentre il Re Alfonso XIII partiva per l’esilio volontario e si andava formando la Repubblica Spagnola,  il Segretario della Esquerra Republicana de Catalunya,Facesc Macià i Llussà, aveva proclamato la Repubblica di Catalogna nella Repubblica Federale Spagnola. La proclamazione di Macià era arrivata alcune ore prima della nascita ufficiale della Repubblica Spagnola e colse di sorpresa i rappresentanti degli altri movimenti partiti che appoggiavano la svolta repubblicana nel resto del Paese.

Dopo alcune trattative, si decise per una forma diversa e si optò per la forma della Generalitat (una forma di autonomia già sperimentata in passato), di cui Macià fu eletto Presidente. In questo caso, comunque, non si può parlare di una forma di dichiarazione di indipendenza poiché, come dichiarato dallo stesso Macià, la Repubblica Catalana pensata nel ’31 faceva parte di un progetto di Repubblica Federale che avrebbe dovuto unire sotto un’unica bandiera tutto il Paese: in quel frangente, infatti, le posizioni della ERC, più che indipendentiste erano repubblicane e la tenuta del fronte repubblicano fu garanzia di unità per il Paese.

Dopo che, nei primi tre anni, il Governo della nuova Repubblica Spagnola fu nelle mani dei socialisti e dei loro alleati, il 19 novembre del 1933 le elezioni diedero la vittoria alla Confederaciòn Espanola de Derechas Autònomas  che riuniva al suo interno tutti i gruppi più conservatori del Paese. Per evitare di innalzare troppo la tensione politica, i rappresentanti della CEDA, in un primo momento, restarono fuori dai Governi che si vennero a formare.

Questo fino al 1934, quando nel nuovo Governo entrarono tre ministri monarchici: fu la goccia che fece traboccare il vaso. In molte parti del Paese, le formazioni di Sinistra, socialisti e comunisti, ma acnhe anarchici, proclamarono lo Sciopero Generale. Anche in Catalogna i movimenti contrari al nuovo Governo non stettero a guardare: il 6 ottobre, il successore di Macià alla Presidenza della Generalitat de Catalunya, Lluís Companys, dichiarò che la Repubblica era stata tradita ed era caduta nelle mani di gruppi reazionari: a quel punto, non restava che dichiarare la nascita della Repubblica Catalana.

In quel momento, la Catalogna si era dotata di un vero e proprio esercito, composto in gran parte di ex-militari, che per numero e capacità, avrebbe potuto mettere in difficoltà eventuali truppe di Madrid; inoltre era anche stato elaborato un piano per la difesa di Barcellona.

Il Governo centrale, com’era ovvio, dichiarò lo stato di guerra ed inviò a ristabilire l’ordine le proprie truppe al comando del Generale Domingo Batet, anche lui catalano: nella notte si ebbero degli scontri armati che provocarono una ventina di morti, soprattutto tra i militari di Madrid. C’era una cosa. Però, che il Governo di Barcellona non aveva calcolato: l’artiglieria. I catalani erano totalmente sprovvisti di artiglieria e, nonostante le truppe di Madrid avessero solamente qualche pezzo leggero, questi, con il solo effetto psicologico delle loro esplosioni, bastarono a mandare nel panico gran parte dei volontari catalani.

Messo di fronte all’impossibilità di difendere Barcellona, il Presidente Companys propose al Generale Batet di passare dalla propria parte ma questi, fedele al Governo centrale, lo fece arrestare: finiva così la breve esperienza della Repubblica Catalana del 1934. Nulla a che vedere con altre parti del Paese, soprattutto le Asturie,  in cui lo Sciopero Generale del ’34, che aveva tra i suoi obiettivi anche il superamento della Costituzione Repubblicana e l’instaurazione di un Governo socialista, venne repressa nel sangue e costò circa milletrecento morti.

L’esperienza del 6 ottobre 1934 risulta tanto più interessante in virtù del fatto che oggi, mentre la tensione tra Madrid e Barcellona è sempre più alta e si parla nuovamente di Repubblica Catalana, sembra che nessuno la ricordi. Come è possibile che non si presti attenzione ad una ricorrenza che sembrerebbe essere tanto significativa?

La ragione principale, come sostenuto dal Professor Alejandro Nieto della Real Academia de Ciencias Morales y Políticas, in una sua conferenza del 12 novembre 2014, sembrerebbe essere questa: l’idea alla base della dichiarazione di indipendenza del 1934 fu prima di tutto repubblicana.

Come dichiarato dallo stesso Companys durante il suo processo, i promotori di quel gesto si consideravano a tutti gli effetti repubblicani, non indipendentisti catalani: in quest’ottica, l’indipendenza non era contro la Spagna in sé, bensì contro il Governo reazionario che si era instaurato a Madrid. Non a caso, lo Sciopero Generale contro il Governo toccò molte parti del Paese (abbiano già citato le Asturie). Proprio in virtù del legame con i movimenti di Sinistra che promossero lo Sciopero Generale in tutta la Spagna, non va dimenticata la dimensione sociale e rivoluzionaria della dichiarazione di Campanys: in una dimensione in cui, in tutta Europa, si stavano affrontando movimenti di stampo fascista (in forte ascesa) e anti-fascisti, l’entrata al Governo dei rappresentanti della CEDA rappresentava una minaccia per un Paese che, di lì a poco, sarebbe sprofondato in una guerra civile  e in una violenta  dittatura militare.

 

http://www.lindro.it/barcellona-6-ottobre-1934-quando-la-catalogna-si-dichiaro-indipendente/

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Ooho balls, ora l’acqua si può mangiare


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Da oggi l’acqua si può… mangiare. L’impossibile è diventato realtà grazie alla startup britannica Skipping Rock Lab che è riuscita a creare delle bolle d’acqua – chiamate Ooho balls – grandi quanto una pallina da ping pong in grado di contenere acqua grazie a una membrana esterna fatta di estratti vegetali e alghe, quindi commestibile e biodegradabile, e che può resistere da quattro a sei settimane. Le palline si mangiano rompendo la membrana tra la lingua e il palato, per poi bere (o mangiare) la bevanda contenuta al suo interno

L’obiettivo del progetto creato da tre giovani ingegneri spagnoli è ridurre la quantità di bottiglie di plastica e di rifiuti da gestire e smaltire. Le Ooho balls sono state presentate a San Francisco e a Londra. Nella capitale del Regno Unito, in particolare, “in un solo mese sono state estratte quattromila  bottiglie di plastica dal fiume Tamigi”, secondo quanto riportato dal meteorologo Manuel Mazzoleni del sito 3Bmeteo.com. Secondo la startup si potranno produrre fino a duemila palline al giorno una volta che il prodotto entrerà in commercio. Ora Skipping Rocks Lab sta raccogliendo fondi per avviare la produzione, attraverso la partecipazione a eventi sportivi e concerti. Se l’invenzione avrà successo, la startup conta di poterla usare anche per le bevande alcoliche.

 

http://www.lifegate.it/persone/news/ooho-balls-acqua-mangiare

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Nobel per la pace a Ican, l’organizzazione contro le armi nucleari


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L PREMIO Nobel per la pace 2017 va a Ican, la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari che raccoglie oltre 440 gruppi di cento paesi diversi. L’annuncio è arrivato dal comitato dei Nobel a Oslo, rispettando le previsioni che, con la crisi nord coreana in corso e con il braccio di ferro fra Teheran e Washington sul trattato sul nucleare iraniano, davano questo tema come il favorito nelle preferenze dei selezionatori.

http://www.repubblica.it/esteri/2017/10/06/news/premio_nobel_per_la_pace-177500876/

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Il Premio Nobel per la Letteratura 2017 a Kazuo Ishiguro


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Il Premio Nobel per la Letteratura 2017 allo scrittore britannico di origini giapponesi Kazuo Ishiguro,  autore di Non lasciarmi, Quel che resta del giorno e Il gigante sepolto.

Nato a Nagasaki nel 1954, si è trasferito con la famiglia in Inghilterra nel 1960. Un soggiorno che da temporaneo divenne definitivo. Nel 2008 il «Times» l’ha incluso fra i 50 più grandi autori britannici dal 1945. Tutti i suoi romanzi sono tradotti in Italia da Einaudi.

 

http://www.lastampa.it/2017/10/05/cultura/tuttolibri/il-salotto/il-premio-nobel-per-la-letteratura-a-ishiguro-kazuo-chQjuXORXzHO3ycBDixyMI/pagina.html

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Caso Green Hill: la Cassazione conferma la condanna dei vertici dell’allevamento di cani


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All’interno di Green Hill gli animali destinati alla sperimentazione venivano maltrattati e uccisi se non rispondevano ai requisiti utili alla sperimentazione. Lo ha stabilito la Cassazione che ha confermato le condanne ai vertici dell’allevamento di cani Beagle che sorgeva a Montichiari nel bresciano, chiuso dalla Procura di Brescia nel 2012. Anche la Suprema Corte, dopo i giudici di primo e secondo grado, ha condannato ad un anno e sei mesi Renzo Graziosi, veterinario della struttura all’epoca dei fatti, e Ghislene Rondot cogestore di Green Hill e ad un anno l’allora direttore dell’allevamento Roberto Bravi. Erano accusati di maltrattamento e di uccisione di animali.

Chiuso definitivamente il troncone principale, il caso Green Hill, però, non si esaurisce. Il 22 novembre infatti la vicenda approderà nuovamente in un’ aula di tribunale per il secondo filone dell’inchiesta. A Brescia per quel giorno è attesa infatti la sentenza nei confronti di due veterinari dell’Ats e tre ex dipendenti dell’allevamento di cani Beagle imputati a processo. Chiesta una condanna a due anni per i due veterinari, accusati a vario titolo di concorso in maltrattamento e uccisione di animali, falsa testimonianza, omessa denuncia e falso ideologico. Chiesta dal pm invece la condanna a 10 mesi per i tre dipendenti accusati di falsa testimonianza.

 

È invece in attesa di fissazione l’udienza d’Appello per 12 dei tredici animalisti condannati in primo grado, a vario titolo, per rapina, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, per il blitz del 28 aprile 2012 quando, al termine di una manifestazione, fecero irruzione nei capannoni di Green Hill per liberare alcuni beagle presenti nella strutturache venne posta sotto sequestro e poi chiusa definitivamente qualche mese dopo.

 

 

http://www.lastampa.it/2017/10/03/societa/lazampa/cane-cani/green-hill-la-cassazione-conferma-la-condanna-dei-vertici-dellallevamento-di-cani-7ta3qDIOMMbLsw9tA3Lt7L/pagina.html

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Antropocene: l’uomo agisce sulla storia della Terra


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L’impatto delle attività umane sul nostro pianeta sta letteralmente mutando il corso dell’evoluzione del pianeta stesso: è questo il risultato del lavoro di un team di ricercatori, l’ Antthopocene Working Group.

A ulteriore dimostrazione che, con la modernità, siamo entrati in una nuova era geologica, l’Antropocene, così come l’hanno definita Eugene Stoemer (biologo) e Paul Crutzen (Nobel per la chimica 1995). L’Antropocene, una etichetta ancora non condivisa da tutta la comunità scientifica, seguirebbe l’Olocene: 11.700 anni di relativa stabilità ambientale, dalla fine dell’ultima era glaciale.

I veloci cambiamenti imposti dall’uomo alla superficie della Terra, all’ambiente nel suo insieme, stanno cambiando i tempi con cui avvengono fenomeni geologici quali l’erosione e la sedimentazione, mentre importanti “perturbazioni” a livello chimico su larga scala hanno alterato i cicli del carbonio, dell’azoto, del fosforo e di altri elementi… Oltre all’alterazione del ciclo climatico e ai cambiamenti dei biosistemi del pianeta.

STRATI GEOLOGICI. Jan Zalasiewicz, della University of Leicester’s School of Geography, Geology and the Environment e riferimento dell’AWG, afferma che lo studio dimostra che «siamo entrati in una fase della vita del nostro pianeta molto più instabile dell’Olocene, e in rapida evoluzione».

Stando ai ricercatori la nuova era è iniziata a metà del ventesimo secolo, quando sono iniziati i grandi cambiamenti globali indotti dall’uomo. Il gruppo di lavoro sta ora lavorando per cercare di capire se già esiste un “livello del suolo” che possa essere considerato come quello di riferimento per l’inizio dell’Antropocene, analogamente a quanto si può fare per altre epoche geologiche (per esempio con i carotaggi).

Per tutti i livelli geologici definiti esiste infatti uno “strato” della Terra a cui fare riferimento, un po’ come una “misura di riferimento” per qualunque tipo di ricerca geologica sul pianeta. Potrebbe essere uno strato particolarmente ricco di inquinanti, oppure di plastiche o di un qualunque altro elemento che possa essere individuato in modo inequivocabile.

https://www.focus.it/scienza/scienze/antropocene-uomo-agisce-sulla-storia-della-terra

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Mozambico: 25 anni fa lo storico accordo


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A volte i miracoli succedono. E poi magari succede che i miracoli non erano eventi soprannaturali ma frutto prezioso della volontà degli uomini. Quanto accaduto in Mozambico è davvero paradigmatico. La pace che nessuno voleva è diventata realtà. Non oggi, ma 25 anni fa,  proprio il 4 ottobre, grazie a un ente di volonterosi e ostinati, come la Comunità di Sant’Egidio che è riuscita laddove avevano fallito Stati e governi.

Il Paese è rinato, dopo un milione di morti e una guerra terribile e sanguinosa che non riusciva a terminare. Bene, i protagonisti di quel disumano conflitto li hanno portati a Roma, nel giardino della Comunità, a Trastevere, e lì è cominciata una trattativa senza imposizioni, ma con il desiderio di favorire i punti di incontro.
Il 4 ottobre 1992, dopo due anni di confronti, di scontri, di passi avanti, di improvvise retromarce, di rilanci, fu annunciato lo storico accordo. Quello che anche a me, che fui ospite del Mozambico, all’hotel Polana di Maputo, sembrava una follia. Chi sarebbe stato capace di mettere d’accordo il FreLimo, che continuava a sperare nella Russia postsovietica, e chi credeva nel capitalismo? Rimasi scioccato quando mi dissero che il FreLimo, da posizioni ultramarxiste, era finito gioiosamente tra le braccia del Fondo monetario internazionale.

 Beh, è bello sapere che il reddito pro capite che era di 60 dollari è salito ad oltre 500. E che in sostanza la pace, nata dalla volontà della Comunità di Sant’Egidio, tiene e tiene bene. Hanno preparato una cerimonia, per festeggiare le nozze d’argento di questa pace che sembrava impossibile. Realizzata forse per dimostrarci che tutto è possibile. Basta volerlo, avere costanza, pazienza e ottimismo.

 

http://www.corriere.it/esteri/17_ottobre_04/mozambico-celebra-nozze-pace-d-argento-25-anni-fa-storico-accordo-e34e1310-a8ff-11e7-8539-6c9b026c835a.shtml

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Chi sono stati i primi terroristi della storia?


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Uno dei popoli che per primo ha conosciuto “il terrore” è stato quello dell’antica Roma: il loro nemico pubblico erano i Sicarii, ala estremista dei già radicali Zeloti, un gruppo politico-religioso ebreo ortodosso sostenitore dell’indipendenza politica della Giudea.

Secondo lo storico Tito Flavio Giuseppe, i Sicarii si servivano di tattiche assai “poco ortodosse”. Attaccavano in pieno giorno e colpivano alla cieca in mezzo alla folla, uccidendo con una spada corta (la sica) nascosta sotto le vesti. Erano il terrore degli abitanti (romani) dei villaggi ebraici e nel contesto della Seconda guerra giudaica portarono a compimento veri massacri, come a Ein Gedi, dove uccisero 700 tra donne e bambine che avevano la sola colpa di avere origini romane. Publio Cornelio Tacito (55-120 d.C.) li riteneva responsabili di incendi ai granai e del sabotaggio alle riserve idriche della Giudea.

Il loro estremo fanatismo si manifestò durante lassedio di Masada, roccaforte che un migliaio di Sicarii avevano conquistato nel 66 d.C. e dove si erano insediati con le loro famiglie. Nel 73, tre anni dopo la caduta di Gerusalemme, Masada era assediata dall’esercito romano e prossima a cadere: senza via di fuga, i Sicarii optarono per il suicidio di massa, uccidendo tutte le donne e i bambini nella fortezza, poi loro stessi. È l’episodio che pose fine alla Prima guerra giudaica.

Il fanatismo di matrice islamica nasce tra l’VIII e il XIV secolo, quando nel Vicino Oriente si diffusero sette come quella dei nizariti. Si dichiaravano ismailiti, una corrente dell’islam sciita, e sono noti come Setta degli Assassini, dal sostantivo plurale arabo al-Hashishiyyun, ossia “coloro che sono dediti all’hashish” (si tratta molto probabilmente di voci diffuse per screditarli). Per affermare le loro idee i nizariti ricorrevano a omicidi politici mirati, specialmente contro i sunniti.

L’espressione “terrorista” nasce invece in età moderna, durante il cosiddetto periodo del Terrore (1793-94) seguito alla Rivoluzione Francese, quando il potere finì nelle mani dell’ala più radicale dei rivoluzionari, i Giacobini, che non esitarono a mettere in scena esecuzioni di massa servendosi della famigerata ghigliottina. Secondo alcuni storici l’espressione fu introdotta nel lessico politico da Jean-Lambert Tallien e “Gracco” Babeuf, entrambi protagonisti della Rivoluzione, che per primi parlarono di terrorisme e terroristes indicando esplicitamente “la volontà di ispirare il terrore

Da allora “terrorista” è un’etichetta, usata a volte nel corso della Storia in modo ambiguo, e “terrorismo” (un’altra etichetta) è un metodo adottato sempre più spesso dalla seconda metà del XIX secolo anche come uno strumento di lotta sistematico, per esempio con i moti rivoluzionari russi (1878-1881) e le attività dei gruppi nazionalisti radicali irlandesi, macedoni, serbi, armeni.

Fino ai nostri giorni, passando per vicende che hanno segnato gli ultimi 100 anni: dalle vicende di Sacco e Vanzetti (lucidamente sacrificati nel 1927, negli Usa, per mettere alla prova la politica del terrore contro gli avversari del Governo) all’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914 (la scintilla che molti aspettavano per scatenare la Prima guerra mondiale), dagli Anni di Piombo all’ETA (i baschi), dall’esercito di liberazione irlandese (l’IRA) agli attentati sugli aerei, alle Torri Gemelle…

https://www.focus.it/cultura/storia/chi-sono-stati-i-primi-terroristi-della-storia

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1940, la Germania nazista di Hitler all’attacco di Londra


La Gran Bretagna resistette, da sola contro la furia tedesca, fedele all’appello che Churchill aveva rivolto ai suoi concittadini: «Comportiamoci in modo che, dovessero l’Impero britannico e il Commonwealth durare 1.000 anni, si continuerà a dire: quella fu la loro ora più bella».

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«Quella che il generale Weygand ha chiamato la battaglia di Francia è finita. Mi attendo che stia per cominciare la battaglia d’Inghilterra. Da questa battaglia dipende la sopravvivenza della civiltà cristiana». Così parlò il primo ministro britannico Winston Churchill il 18 giugno 1940. Sapeva che la formidabile macchina da guerra della Germania nazionalsocialista, costretta Parigi alla resa, si sarebbe scagliata sul suo Paese. A ostacolarla vi era però la potente marina da guerra di sua maestà, che i tedeschi potevano pensare di sconfiggere solo conquistando la superiorità aerea. La lotta,  si decise quindi nei cieli e farne le spese fu soprattutto la popolazione civile inglese martoriata dalle bombe nemiche, come si vede dalle belle foto storiche recuperate e colorate da un appassionato elettricista di 55 anni residente a Cardiff, Royston Leonard, e pubblicate dal quotidiano Daily Mail. La prova fu durissima, lo si legge negli occhi di questa bambina che abbraccia la sua bambola tra le macerie di un edificio distrutto dagli attacchi tedeschi. Ma la Gran Bretagna resistette, da sola contro la furia Adolf Hitler, fedele all’appello che Churchill aveva rivolto ai suoi concittadini concludendo quel discorso: «Comportiamoci in modo che, dovessero l’Impero britannico e il Commonwealth durare mille anni, si continuerà a dire: quella fu la loro ora più bella».

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Quando la Luftwaffe (aeronautica tedesca) prese di mira Londra con micidiali bombardamenti a tappeto, la carenza di rifugi adeguati spinse gli inglesi a utilizzare ogni spazio sotterraneo disponibile, comprese le stazioni della metropolitana: questa foto venne scattata alla fermata Aldwych, che faceva parte della linea Piccadilly ed è attualmente in disuso dopo la chiusura avvenuta nel 1994. Gli attacchi aerei massicci contro la capitale britannica sono passati alla storia per gli inglesi come il «Blitz», dalla parola tedesca Blitzkrieg (guerra lampo), utilizzata per designare la fulminea strategia che aveva messo in ginocchio la Francia nel giro di poche settimane.

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Un poliziotto e un soldato ispezionano Portman Street a Marylebone, una via del centro di Londra colpita dalle bombe, che hanno sventrato un autobus e distrutto delle automobili. Solo il 7 settembre 1940 cominciarono in forma sistematica i raid della Luftwaffe contro la capitale nemica. In precedenza, a partire dall’8 agosto, l’obiettivo principale dei tedeschi era stato annientare l’aviazione britannica, la Royal Air Force (Raf), che però aveva resistito alla prova. A quel punto le forze del Terzo Reich diressero i loro sforzi contro i centri abitati, nel vano intento di fiaccare il morale della popolazione britannica.

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La scena delle infermiere che raccolgono lenzuola tra le macerie del Saint Peter Hospital a Stepney, nella parte orientale di Londra, mostra l’effetto dei bombardamenti indiscriminati. I tedeschi li avevano già sperimentati in Spagna, contro la città basca di Guernica, e poi, nella prima fase della Seconda guerra mondiale, a Varsavia e a Rotterdam. Gli inglesi non si tirarono indietro, avviando incursioni contro il Terzo Reich che poi, nel prosieguo della guerra, sarebbero divenute devastanti. Le principali città tedesche sarebbero state ridotte ad ammassi di macerie fumanti.

 

http://www.corriere.it/cultura/17_ottobre_02/1940-germania-nazista-hitler-all-attacco-londra-foto-mai-viste-battaglia-d-inghilterra-1856c876-a77b-11e7-8b29-3c19760df94c-bc_principale.shtml

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Pierluigi Cappello 1967 – 2017


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Assetto di volo.

Con lui venivano una determinazione feroce
dalla camera alla palestra
i cento metri percorsi in cinque minuti,
con una tensione di motore imballato
tutta la forza del suo corpo spastico
ribellata alla forza di gravità.

Sant’Agostino diceva che perfezione
è la carne che si fa spirito, lo spirito che si fa carne
ma non è vero: ogni mattina i puntali delle stampelle
scivolano metro a metro per guadagnarne cento
ogni mattina lo spirito è tagliato via da quel corpo,
dalle suole strascicanti e dalle nocche strette,
bianche sulle impugnature,
ogni mattina dal dorso di lottatore
si stacca un collo di tendini tesi e redini allentate
un urlo chiuso nella sua profondità,
perfetto nella sua separazione.

E io vi vedo una bellezza di cimieri abbattuti
e dentro la parola andare la parola compimento
e sono sicuro che lui sogna baci pieni di vento
mentre la volontà conquista le giornate a morsi,
schiaffo dopo schiaffo perché venga la sera
schiaffo dopo schiaffo, chiglia in piena bufera.

Ci vuole un’estate piena e un padre calmo,
un dio non assiso in mezzo agli sconfitti
ma cosí in tutta bellezza lo posso immaginare
come un bambino alle prime pedalate,
reggilo, eccolo, tienilo cosí – adesso tiene
uniti la terra e il cielo dell’estate
non sbanda piu, vince, è in equilibrio,
vola via.

 

https://www.gironi.it/poesia/cappello.php

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Strage infinita. Incidenti sul lavoro, 508 morti da gennaio


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Una lunga scia di sangue e dolore, una tragedia quotidiana indegna di un Paese civile. Secondo l’Osservatorio indipendente di Bologna dei morti sul lavoro, dall’inizio dell’anno al 30 settembre sono 508 le persone decedute in Italia sui luoghi di lavoro.

Un’altra, vera emergenza di cui nessuno si occupa riguarda i contadini schiacciati dal trattore. Dall’inizio dell’anno sono stati ben 109, praticamente il 20% di tutte le vittime del lavoro registrate nel nostro Paese. Proprio per invertire la rotta e interrompere questa lunga scia di morte, l’Anmil promuove per domenica 8 ottobre la 67^ Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro, lanciando lo slogan “Cambiamo la storia”. Sono previste manifestazioni in tutta Italia e la celebrazione nazionale a Cagliari.

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/incidenti-sul-lavoro-508-morti-da-gennaio

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Il Nobel per gli ingranaggi dell’orologio biologico


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Jeffrey Hall, Michael Rosbash e Michael Young sono i vincitori del Nobel per la Medicina 2017 con la loro scoperta dei meccanismi molecolari che regolano i ritmi circadiani del nostro organismo (e in generale di tutti gli organismi viventi). Sono, in sostanza, gli scienziati che hanno identificato i microscopici ingranaggi del nostro “orologio biologico”.

I tre ricercatori americani hanno dimostrato, a partire dagli anni 80, come funziona il nostro orologio interno che regola i ritmi del sonno, il comportamento alimentare, il metabolismo, la temperatura corporea, il rilascio degli ormoni e la pressione sanguigna. L’aspetto che più ha colpito gli scienziati è che le regole di base dei ritmi circadiani sono comuni a piante e animali,  dai più semplici ai più evoluti.

 

http://www.lastampa.it/2017/10/02/scienza/premio-nobel-per-la-medicina-a-hall-rosbash-e-young-i-pap-dellorologio-biologico-pPC3EhmlW4KrxGZq4rohsO/pagina.html

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E i referendum in Italia? Ecco cosa chiedono Lombardia e Veneto


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Fra meno di un mese, domenica 22 ottobre, i seggi in Lombardia e Veneto si apriranno per votare su due referendum per l’autonomia di queste regioni. In queste ore il pensiero corre a quanto è accaduto in Catalogna, dove il referendum per l’indipendenza dalla Spagna ha registrato la vittoria dei Sì. Ma il caso italiano è molto diverso da quello di quel paese. Nella forma e, soprattutto, nella sostanza.

Alle urne nel rispetto della Costituzione italiana
I referendum del 22 ottobre trovano legittimazione nell’articolo 116 della Costituzione, che dà la possibilità alle Regioni di trattare con lo Stato materie di competenza in più rispetto a quelle previste dall’articolo 117 della legge fondamentale dello Stato. In particolare, Lombardia e Veneto chiedono di trattenere una quota maggiore delle risorse che scaturiscono dalla tassazione, abbattendo il cosiddetto “residuo fiscale”, ossia lo scarto esistente tra tasse pagate dalla regione e spesa pubblica ricevuta sul territorio regionale. Il governatore della Lombardia ha spiegato di voler ottenere anche competenze in materia di sicurezza e immigrazione.

Chi andrà a votare in Lombardia dovrà rispondere a questo quesito referendario: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?». Più sintetico quello in Veneto: “Vuoi che alla regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”.

Effetti concreti limitati 
La differenza tra il caso veneto e quello lombardo è nel quorum. Nel primo caso la proposta sottoposta a consultazione è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e se è stata raggiunta la maggioranza dei voti espressi. In Lombardia invece il quorum non è previsto. In quanto consultivi, i due referendum non hanno valore vincolante ma potrebbero avviare, in caso di vittoria dei Sì, una trattativa con il governo. Il dibattito politico che si porterà dietro questo doppio appuntamento è invece una certezza.

 

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-10-02/il-22-ottobre-referendum-lombardia-e-veneto-cugini-lontani-quello-catalano–083918.shtml?uuid=AEvpu4cC