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Gli aiuti pubblici? Solo all’agricoltura che inquina e usa pesticidi


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Chi inquina paga. Il buon senso vorrebbe così. E invece no, succede esattamente il contrario. Nei nostri campi chi inquina viene pagato. La quasi totalità delle sovvenzioni europee e nazionali vanno all’agricoltura che utilizza pesticidi, diserbanti e fertilizzanti sintetici. La politica agricola comunitaria sovvenziona per il 97,7% l’agricoltura convenzionale. Vale a dire: i soldi pubblici sostengono l’utilizzo della chimica di sintesi.

Guardando dentro casa nostra le cose non vanno certo meglio: in Italia al biologico, che rappresenta circa il 14,5% della superficie agricola coltivata su territorio nazionale, va solo il 2,9% delle risorse.

Eppure l’agricoltura industrializzata che usa chimica di sintesi, è tra le cause del cambiamento climatico in atto. E non meno grave è il danno sugli ecosistemi naturali e sulle specie animali. Sono valutati in 284 milioni di dollari l’anno i danni diretti legati alla scomparsa delle api e degli altri insetti impollinatori. Non migliore le conseguenze sugli uccelli: all’uso massiccio dei pesticidi è imputata la massiccia diminuzione delle popolazioni di volatili negli ultimi decenni. Secondo la Lipu, tra le specie che vivono in contesti agricoli, upupa e torcicollo sono le più a rischio.

http://www.lastampa.it/2018/09/08/scienza/gli-aiuti-pubblici-solo-allagricoltura-che-inquina-e-usa-pesticidi-aVUIV3COMzlatL81b4la2I/pagina.html

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Anno nuovo scuola vecchia


19 set - Iniziata la scuola anche quest'anno... con tutti i problemi che sempre hanno!.jpg

Sette scuole italiane su dieci sono fuori legge. Infatti, sono circa 30’000 edifici a non avere i requisiti minimi di sicurezza e solo una su tre ha il certificato sui rischi sismici. I pericoli sono dietro l’angolo anche quando si va in gita scolastica, secondo i controlli della polizia stradale sui bus, un mezzo su sei  presenta delle irregolarità.

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Taranto: panchina rossa con i nomi delle vittime cancellati, il Comune verso il riparo


 

 

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Il Comune di Taranto, tramite l’assessore alle Politiche sociali, ha espresso il rammarico. Proprio una corsa ai ripari non è stata, comunque si va verso un atto riparatore. L’assessore ha contattato i genitori di Federica e nonni di Andrea, le due vittime del marito della donna e padre del bimbo di quattro anni. Un uomo che, sterminata la famiglia, si suicidò la sera del 7 giugno 2016.

Dunque, si diceva: l’assessore ha contattato i congiunti della giovane donna e del suo figlioletto per comunicare che la scritta con i nomi di Federica e Andrea, sulla panchina rossa di piazza della Vittoria, sarà rifatta. Nelle stesse modalità della versione originaria, vogliono i congiunti delle due vittime. Questione di (poco, c’è da sperare) tempo e quel simbolo commemorativo e di denuncia dei femminicidi, tornerà così com’era.

http://www.noinotizie.it/17-09-2018/taranto-cancellati-dalla-panchina-rossa-nomi-federica-eandrea-mamma-figlio-vittime-del-marito-padre-suicida/

http://www.noinotizie.it/18-09-2018/taranto-panchina-rossa-nomi-delle-vittime-cancellati-comune-verso-riparo/

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QUESTO AUTUNNO L’ECONOMIA ITALIANA A SERIO RISCHIO DISASTRO


18 set - Certe frasi più che indignare... dovrebbero alla gente far pensare!.jpg

Fra un mese o poco più sapremo se le ambizioni e tutti gli annunci e le smentite di questi giorni del governo, convinto di avere la ricetta giusta per rilanciare l’economia se solo si potesse spendere molto in deficit, troveranno un equilibrio con la realtà dei conti nazionali.

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18 settembre, strage di Castelvolturno: quando la camorra si vestì da polizia.


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Il 18 settembre 2008, esattamente dieci anni fa, in una sera di un giovedì qualunque, una strage di camorra indignò la popolazione campana. Il terribile evento di cui stiamo parlando è la strage di Castel Volturno anche conosciuta come strage di San Gennaro avvenuta all’interno della sartoria Ob Ob Exotic Fashion ubicata sulla statale Domiziana al km 43, compiuta con finalità di discriminazione e odio razziale, oltre che per incutere paura e terrore nella collettività.

Diverse le motivazioni che suscitarono lo sdegno dell’opinione pubblica, in primis l’inganno alle vittime dovuto al fatto che gli attentatori si presentano travestiti da poliziotti con tanto di pettorine e lampeggianti, minando così la fiducia della cittadinanza nello Stato e rendendo di conseguenza gli innocenti assassinati più vulnerabili.

Nessuna delle vittime era coinvolta in attività criminali, né alla camorra locale e nemmeno alla mafia nigeriana.

Questo errore mediatico scatenò l’ira degli africani che non solo si erano visti ammazzare i propri cari, ma che si erano anche sentiti chiamare “criminali”. Per questo, il giorno successivo alla strage, la comunità immigrata organizzò una protesta con atti vandalici e sovversivi contro la criminalità organizzata e contro le autorità stesse chiedendo giustizia per i loro connazionali.

 

http://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/216304-18-settembre-strage-castelvolturno/

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Genova. Turismo e commercio per la rinascita della città.


Il crollo di ponte Morandi non ferma l’economia del capoluogo ligure. Crescono gli interventi per favorire l’avvio di nuove attività produttive e l’accoglienza turistica

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Genova rilancia più che mai la propria ritrovata vocazione turistica che nel solo periodo gennaio-luglio 2018 ha fatto registrare un +4,1% di pernottamenti con un incremento degli stranieri di oltre il 10%.  Le meraviglie di genova sono i tanti musei all’Acquario, le mostre a Palazzo Ducale al centro storico Patrimonio Unesco, le ville e i parchi storici l’eccezionale ricchezza paesaggistica del mare.

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Genova è in prima linea nella diffusione e promozione turistica,  ma soprattutto a facilitare l’avvio di attività produttive nel centro storico. Per un anno, per esempio, i locali di proprietà comunale verranno concessi in affitto a costo zero. Per i mercati coperti di Genova ci sono moltissimi progetti fermi da anni, la garanzia del credito da parte di Regione Liguria vuole essere il simbolo della fiducia che, anche come Comune, abbiamo richiesto di dare agli operatori che hanno combattuto la crisi sino a oggi e che meritano un futuro di sviluppo e non di declino.

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Insomma è forte la voglia di rialzarsi a un mese dalla tragedia di ponte Morandi.

 

 

https://www.avvenire.it/economia/pagine/genova-turismo-e-commercio-per-la-rinascita-della-citta

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Anche le tartarughe, nel loro piccolo.


Così l’estinzione delle tartarughe comprometterà l’ecosistema.

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L’importanza ecologica delle tartarughe, soprattutto quelle d’acqua dolce, è sottostimata. Nonostante questi animali vaghino sulla Terra da oltre 200 milioni di anni e da altrettanti milioni di anni contribuiscano alla salute di moltissimi ambienti, come deserti, zone umide ed ecosistemi marini. Una funzione benefica che rischia di venir meno per via della loro progressiva e inarrestabile scomparsa. Declino che ha ragioni facilmente immaginabili, inclusi: la distruzione degli ambienti in cui vivono, il cambiamento climatico e l’eccessivo sfruttamento per fare delle tartarughe cibo o animali domestici. Adesso sono tra i gruppi di animali vertebrati più minacciati al mondo. Alcune tartarughe hanno il merito di creare l’habitat giusto per altre specie sia di piante che di animali. È il caso per esempio delle tartarughe del deserto che vivono nelle zone aride degli Stati Uniti e del Messico: scavano tane in profondità, a volte anche fino a nove metri sotto terra, lasciando cumuli di terra utilissimi per vegetali e altre specie, come insetti, rettili, conigli, volpi o persino linci. Da non dimenticare la rilevanza di questi animali nella dispersione dei semi di dozzine di specie di piante, alcuni semi hanno persino mostrato tassi di germinazione più alti dopo un passaggio nello stomaco delle tartarughe.

 

 

https://www.repubblica.it/ambiente/2018/09/13/news/centinaia_di_specie_a_rischio_estinzione_cosi_la_scomparsa_delle_tartarughe_compromettera_l_ecosistema-206353944/

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Morti da smog: sono il doppio di quanto si credesse.


Una nuova stima fa passare da 4,2 milioni a 8,9 milioni le vittime che l’inquinamento fa ogni anno nel mondo.

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Il balzo in avanti non dipende da un improvviso aumento dei livelli di smog, ma dal metodo utilizzato per fare la conta, che fotografa la situazione in modo più realistico. La grande differenza nei numeri è frutto di un calcolo statistico costruito ad hoc per valutare l’impatto delle polveri sottili sulla mortalità. A differenza di quanto accadeva in passato, oggi si possono  includere i risultati di nuovi studi condotti in aree molto inquinate, come per esempio certe zone della Cina. Inoltre, le stime precedenti consideravano soltanto i decessi legati a malattie ischemiche, ictus, tumore del polmone, infezioni respiratorie ed enfisema. Oggi si sa che l’inquinamento favorisce anche altre patologie (malattie neurologiche, diabete, tumori di altri tipo ecc..), che sono quindi state incluse nell’analisi. Gli effetti delle polveri sottili sono stati a lungo sottovalutati. Ma più gli studi proseguono e più si scopre che i danni riguardano praticamente ogni distretto dell’organismo.

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Con quasi nove milioni di morti all’anno, l’inquinamento risulta così ancora più letale del fumo. Ma l’impatto dello smog cambia parecchio da una regione all’altra del globo. Peggio di tutti fanno Cina e India (con 2,4 e 2,2 milioni di vittime all’anno rispettivamente), mentre Canada e Usa insieme superano di poco i 200.000 morti. L’Europa occidentale ne conta 439.000, quella orientale 209.000 e l’Africa nel suo complesso 691.000.

 

https://www.focus.it/scienza/salute/morti-da-smog-raddoppiati-rispetto-vecchie-stime

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Il Recycled Park


A Rotterdam c’è un parco galleggiante creato interamente con i rifiuti

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Il Recycled Park sorge sul fiume Mosa ed oltre ad essere un parco urbano galleggiante in cui giocare, rilassarsi o fare un aperitivo rappresenta una sorta di filtro che impedisce alla plastica dispersa in acqua di arrivare in mare aperto. E’ formato da delle piattaforme esagonali componibili, interamente in plastica riciclata, adibite a fioriere, ponticelli e panchine.

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Per realizzarlo l’intera area è stata ripulita dai rifiuti, con cui sono stati creati i blocchi che compongono le piattaforme che oggi ricoprono circa cento metri quadrati di fiume. Ma il progetto è molto più ampio e vuole moltiplicare le strutture galleggianti per creare un luogo ecosostenibile multifunzionale, sempre aperto al pubblico.

E ora il Recycled Park non solo ridurrà l’inquinamento plastico delle acque ma contribuirà anche a creare un nuovo habitat naturale sul fiume. Un esempio di come anche dall’immondizia possa nascere qualcosa di incredibile.

 

 

 

 

http://www.lastampa.it/2018/09/08/societa/a-rotterdam-c-un-parco-galleggiante-creato-interamente-con-i-rifiuti-8an9GGttZymYPkostJVCCP/pagina.html

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SE MI VEDI, PIANGI.


Lungo le rive del fiume Elba, nella Repubblica Ceca, stanno riaffiorando delle pietre che recano incisioni inquietanti: Un messaggio quanto mai attuale che non andrebbe sottovalutato.

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Riemergono le pietre della fame.  Gli studiosi chiamano in questo modo le pietre che secoli fa venivano riposte sulle rive dei fiumi in secca. I nostri antenati lo facevano per due ragioni: una pratica – documentare i bassi livelli di acqua – e una didascalica, spiegare agli uomini gli effetti drammatici della siccità.

La pietra della fame più antica tra quelle ritornate alla luce nei pressi della cittadina risale al 1616 ed è considerata il più antico “segnale”, punto di riferimento, idrogeologico dell’Europa centrale. Si trova lungo le rive dell’Elba (1.091 chilometri) che nasce proprio nella Repubblica Ceca.

La più famosa della serie è quella che “spiega” gli effetti del grande caldo: cattivo raccolto, penuria di cibo, innalzamento dei prezzi e carestia. Con effetti tragici soprattutto per la gente più povera. Una iscrizione tedesca sulla medesima pietra, visibile 126 giorni all’anno a causa di una diga, dice invece: “Quando mi vedi, piangi”.

Ed è in buona compagnia con altre pietre che hanno inciso frasi come: “Abbiamo pianto – Piangiamo – piangerete” oppure “Chi mi ha visto una volta, ha pianto, chi mi vede adesso piangerà”.

 

 

https://www.focus.it/cultura/storia/riemergono-le-pietre-della-fame-cosa-sono

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Zaryadye, il nuovo parco che ha portato un milione di alberi in città.


Costruito in modo tale da ricreare le diverse zone climatiche della Russia, il nuovo polmone di Mosca ospita una gran quantità di piante, fiori e arbusti, provenienti da diverse regioni del Paese;  è la più grande area verde realizzata nella capitale negli ultimi 50 anni.

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Zaryadye è un vero e proprio omaggio alla varietà di flora del Paese. Qui infatti sono state ricreate le quattro zone climatiche che si possono incontrare in Russia: la steppa, la tundra, zone acquitrinose e boschi. I dieci ettari di terreno ospitano una grande quantità di piante provenienti da diverse regioni, da Kaliningrad alla Siberia. In totale sono stati piantati un milione di alberi

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https://it.rbth.com/turismo/79213-zaryadye-nuovo-parco

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Sul web i quaderni dei bambini di tutto il mondo


I bambini delle campagne americane dei primi del Novecento li usavano come diari, per raccontare le giornate passate a raccogliere il grano. Sulle quelle pagine durante la guerra, a Milano, si scriveva dei bombardamenti sulla città: facevano paura sì, ma erano anche un’occasione per stare a casa e saltare le lezioni. I quaderni di scuola raccontano, meglio di tanti documenti ufficiali, la storia di ciascun Paese. Dal 2004 l’associazione Quaderni aperti ne ha raccolti oltre 1.400, provenienti da 27 nazioni diverse e che coprono un secolo e mezzo di storia, e oggi vuole creare un archivio digitale consultabile ovunque.

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Dal 1870 a oggi, dall’Australia all’Africa. Si chiamerà Exercise Books Archive e sarà il primo archivio digitale di quaderni di scuola di tutto il mondo. Più di un migliaio quelli italiani: il più vecchio è datato 1870, appena nove anni dopo l’Unità d’Italia. Oltre 400 arrivano dall’estero: dall’Argentina al Ghana, dall’Australia al Pakistan, passando per Bielorussia, Giappone, Slovenia. Copertine tutte diverse, che raccontano la moda e i gusti del tempo. Ma soprattutto un patrimonio di temi scolastici con cui guardare al passato attraverso gli occhi dei bambini.  Lo scopo è poter andare a fondo nei contenuti, creare dei ponti attraverso culture e generazioni partendo da quella base comune a tutti che è l’infanzia.

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http://www.repubblica.it/cronaca/2018/03/28/news/sul_web_i_quderni_dei_bambini_di_tutto_il_mondo-192442258/

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In Libia abbiamo sbagliato tutto, e ora rischiamo di pagarla carissima


A posteriori, il governo italiano attualmente in carica e quelli che l’hanno preceduto, rischiano di aver sbagliato tutto, sotto ogni punto di vista. Innanzitutto, nell’aver sostenuto il cavallo sbagliato, Serraj, puntando su di lui per la stabilizzazione dell’area e per la tutela della nostra influenza politica e dei nostri interessi economici sull’area, primi fra tutti i giacimenti e i gasdotti dell’Eni. Non solo: è a Serraj e al suo governo che ci siamo affidati, mani e piedi, per garantirci la diminuzione delle partenze e degli sbarchi di migranti dalle coste libiche, raccontandoci e raccontando in giro la balla del porto sicuro cui i migranti potevano far tranquillamente ritorno, accompagnati dalla stessa guardia costiera che li aveva taglieggiati per farli partire e che li avrebbe riportati in centri di detenzione che sono quanto di più somigliante all’inferno vi sia in terra. E ancora, nell’aver combattuto una guerra senza quartiere con quelle organizzazione non governative che oggi servirebbero come l’aria, a terra e in mare, per evitare catastrofi, o perlomeno per dar loro testimonianza e costringerci a fare qualcosa.

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Che fare, adesso? Cambiare in corsa alleato non si può, anche perché a Tobruk, sede del governo ribelle guidato dal generale Haftar siamo mal visti come pochi, e solo pochi giorni fa il nostro ambasciatore in Libia Giuseppe Perrone è stato definito persona non gradita, a causa della nostra ingerenza negli affari interni libici, ed in particolare alla nostra volontà di rinviare le elezioni fissate per il 10 dicembre, elezioni che invece la Francia ha promosso e sostiene. Non si può nemmeno continuare come se niente fosse a chiudere a doppia mandata i confini, a lasciare che la guardia costiera libica riporti impunemente i barconi all’inferno, a imbastire odiosi ed egoisti minuetti come quello toccato in sorte ai migranti tratti in salvo dall’Aquarius o dalla Diciotti.

Al più, bisogna sperare che Donald Trump e gli Stati Uniti d’America intervengano in qualche modo a sostegno di Serraj, come Trump aveva promesso di fare solo qualche settimana fa, a margine dell’incontro con il primo ministro italiano Giuseppe Conte, o far fruttare le sempre più frequenti relazioni diplomatiche col presidente egiziano Al Sisi, altro attore fondamentale nello scacchiere libico.

Nel frattempo, fossimo in tempi normali, un Paese serio, un Continente serio, avrebbe già aperto un corridoio umanitario: visto che siamo nel 2018 ci auguriamo almeno che Matteo Salvini e Luigi Di Maio smettano di considerare ogni richiedente asilo che arriva dalla Libia come un impostore. Che rispettino appieno quel Trattato di Dublino che non ha mai voluto riformare. Che offra asilo e speranza a chi scappa dalla guerra, come l’Italia ha sempre fatto nelle sue stagioni migliori, in collaborazione con chi in Europa l’ha sempre fatto insieme a noi. Che non usino questa tragedia per rinfocolare la sindrome da invasione, negando conforto alla disperazione e aizzando i nostri concittadini contro chi è più debole e indifeso, per farne argomento di propaganda in vista delle prossime elezioni europee. Il tempo di giocare a chi prende più like sui social è finito. Ora tocca governare davvero.

 

 

https://www.linkiesta.it/it/article/2018/09/03/in-libia-abbiamo-sbagliato-tutto-e-ora-rischiamo-di-pagarla-carissima/39299/

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Nuova Zelanda, il paese vietato ai gatti. “Per proteggere la biodiversità”


Una necessità, voluta dalla agenzia regionale Environment Southland, per riuscire a salvaguardare alcune delle oltre 150 diverse specie protette del Paese – da uccelli endemici ad anfibi,  a rischio sopravvivenza proprio perché spesso predati dai gatti.

Ai residenti di Omaui, dove oggi vivono una decina di “mici” che vagano liberamente per le strade del paese, la curiosa imposizione regionale sembra andare di traverso ma il consiglio regionale ha già un piano preciso in mente: gli animali dovranno essere sterilizzati, muniti di microchip e registrati e, alla loro morte, i residenti del villaggio non potranno averne altri. Gli abitanti protestano e, oltre al danno affettivo, temono oltretutto che la scelta porti a un proliferare di roditori.

 

 

https://www.repubblica.it/ambiente/2018/09/01/news/in_nuova_zelanda_un_paese_sara_vietato_ai_gatti-205393186/?ref=RHPPRT-BS-I0-C4-P1-S1.4-T1

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Gli insulti politici nell’antica Roma


Ai tempi della Repubblica i Romani si insultavano senza pietà. E le accuse non avevano nulla da invidiare alle invettive che circolano oggi in rete…

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I politici si insultavano tra loro senza pietà, ma allo stesso tempo, nelle assemblee popolari, dovevano  permettere che la gente li insultasse, senza poter abusare del loro potere.

Oggi si discute molto su ciò che è consentito dire in strada e sul web. Allora invece la questione non era percepita come urgente: stando al diritto romano era previsto il reato di ingiuria e offesa all’onore, ma le denunce a conti fatti erano scarse. Anzi, secondo lo storico, i Romani che vivevano in città erano orgogliosi della loro verve tagliente. La consideravano un tratto distintivo della loro urbanitas da contrapporre alla rusticitas di chi viveva fuori dai confini della capitale. E quasi mai dopo un violento scontro verbale si serbavano rancore: gli avversari politici dopo le invettive, collaboravano nuovamente mantenendo rapporti cordiali.

https://www.focus.it/cultura/storia/gli-insulti-politici-nellantica-roma

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Indice della Pace Globale


«Se possiamo quantificarla possiamo capirla»

Steve Killelea

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L’anno scorso le guerre sono costate 14,3 trilioni di dollari. Nel 2016 la violenza è costata 14,3 trilioni di dollari o il 12,6% del PIL mondiale. La violenza rappresenta il 37% del PIL nei dieci paesi meno pacifici, rispetto a solo il 3% per i dieci più pacifici. La Siria rimane il paese meno pacifico anche nel 2017, avendo perso 64 posizioni dall’inizio dell’indice Forte aumento dei livelli di terrorismo. Quello globale ad esempio è aumentato di quasi il 250%. Le guerre e il terrorismo hanno  costretto oltre 65 milioni ad abbandonare le proprie case. I conflitti intestini hanno visto un aumento dei profughi di oltre il 700%. In totale novantatré paesi sono diventati più pacifici contro sessantotto che sono diventati “meno pacifici”. Il 67% dei paesi ha visto una riduzione degli omicidi, un dato questo molto positivo. Un altro dato interessante: nel 2017 ben il 65% dei paesi ha ridotto le proprie spese miliari

 

 

 

http://www.lastampa.it/2018/08/29/scienza/lanno-scorso-le-guerre-sono-costate-trilioni-di-dollari-gB67dborb4vgBvzsZvYKwI/pagina.html

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Nave “fantasma” ritrovata nel Po: è la Regia Nave San Giorgio, affondata nel 1944


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Il suo compito, non nuovo per la nave, era di svolgere servizio di pattugliamento, facendo spola tra Venezia e Ancona. L’equipaggio tedesco era di 52 uomini per una imbarcazione lunga 54 metri e larga 8, una stazza lorda di 363,61 tonnellate ed era mossa da una macchina a vapore della potenza indicata di 960 cv. Era armata, con un cannone da 76 mm, e con due mitragliere accoppiate da 20 mm, oltre alle 28 mine e altre armi più leggere.

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La notte del 12 febbraio del 1944, nel corso di un normale servizio di pattugliamento, la San Giorgio venne sorpreso da una violenta mareggiata in prossimità di Punta della Maestra, alle foci del Po. Il comandante della nave azzardò una pericolosa manovra di ingresso alla foce del Po di Pila, Busa Dritta con l’intento di entrare nel fiume e mettersi al riparo della burrasca per poi risalire la foce e raggiungere il vecchio faro di Pila presieduto da un comando tedesco. La manovra non andò a buon fine e la nave rimase incagliata sul un basso fondale. L’equipaggio si portò in salvo sulla spiaggia del così detto «Scano della Mula» (oggi Scano Boa).

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http://www.lastampa.it/2018/08/29/societa/nave-fantasma-ritrovata-nel-po-la-regia-nave-san-giorgio-affondata-nel-A1gPMiW1RzyByUjYSgRJyI/pagina.html

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Vecchie auto diesel: è l’Africa la nuova discarica del mondo?


Con l’irrigidimento delle normative sulle emissioni dei nuovi veicoli nei paesi industrializzati, le vecchie automobili non più in grado di soddisfare i nuovi standard vengono perlopiù esportate in Africa. E la qualità dell’aria ne risente.

africa.jpg Secondo l’Environmental Compliance Institute di Nairobi, il settore dei trasporti sta diventando una delle principali fonti di inquinamento atmosferico nelle città africane, dove sono registrate concentrazioni sempre più elevate di particolato, ossido di idrogeno, idrocarburi e monossido di carbonio.

Nelle economie avanzate, invece, importanti passi in avanti sono stati compiuti: oltre ad aver elevato gli standard minimi, i test vengono ora effettuati su strada e la tecnologia ha consentito di ridurre ulteriormente l’impatto delle auto sull’ambiente. Resta il fatto che sarebbe auspicabile sostenere con più convinzione la mobilità “alternativa”, senza dimenticare che surriscaldare ulteriormente l’Africa, portando lì un esercito di vecchie auto inquinanti, non rappresenta una soluzione.

 

 

http://www.lastampa.it/2018/08/25/scienza/vecchie-auto-diesel-lafrica-la-nuova-discarica-del-mondo-6t2QoWoFUZpHZVH8fL3YWM/pagina.html

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I ponti, dall’eternità allo sfascio.


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I ponti costruiti nel dopoguerra, con cemento armato (che ci dicevano garantisse l’eternità) hanno tutti delle criticità. Questo perché nel nome del profitto si sono utilizzati materiali scadenti, perché si dovevano finanziare anche i partiti e pagare tangenti.

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Rifiuti elettronici, ora si riciclano carte di credito e stufe a pellet


Tra i rifiuti elettronici che si possono recuperare, ora, ci sarà anche la carta di credito (con il suo microchip color oro). Poi le biciclette elettriche, le prese elettriche multiple, le apparecchiature per il movimento di cancelli e tende, le serrature elettriche, cavi, stufe a pellet (ad accensione elettrica, appunto). Dallo scorso 15 Agosto si è allargato il bacino di recupero dei rifiuti elettronici, come indicato dalla Direttiva europea e da due successive leggi nazionali. Uno dei principi cardine degli accordi in tema di Raee  (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) è la responsabilità del produttore, che sempre più deve orientarsi su materiali riciclabili e deve farsi carico dell’oggetto non più utilizzabile.

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I rifiuti delle apparecchiature elettroniche inferiori a 25 centimetri possono essere consegnati ai negozi specializzati con una superficie superiore a 400 metri quadrati, senza obbligo di acquisto: è il cosiddetto uno contro zero, possibile dal 2016. Uno dei grandi consorzi italiani nella gestione dei Raee, Ecodom, ha rivelato che il 75 per cento degli italiani non conosce questa opportunità: i negozi di elettronica sono obbligati a ritirare un apparecchio che non funziona, anche se l’oggetto non è stato acquistato da loro. Chi lo consegna non è obbligato, tra l’altro, ad alcun nuovo acquisto.

 

 

 

http://www.repubblica.it/cronaca/2018/08/20/news/rifiuti_elettronici_ora_si_riciclano_carte_di_credito_e_stufe_a_pellet-204509326/

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Parigi non brucia. 25 agosto 1944: la Liberazione.


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Dopo la battaglia di Normandia e il successivo sbarco, in Francia il secondo conflitto mondiale subì una svolta. Dopo quattro anni di occupazione tedesca Parigi fu liberata il 25 agosto 1944. Circa 20.000 i soldati nazisti presenti in territorio francese anche se risultavano male organizzati e con poche armi. Durante gli scontri non opposero grande resistenza alle truppe francesi e la capitale fu liberata. Charles de Gaulle entrò dalla porta d’Orleans e la storia cambiò.

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http://www.arezzonotizie.it/cultura-eventi-spettacolo/25-agosto-1944-la-liberazione-di-parigi/

https://quibrianzanews.com/von-choltitz-parigi-non-brucia-24-agosto-1944/

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Sono quattro i cavalcavia crollati in Italia in meno di due anni


Il crollo del ponte Morandi nel cuore di Genova è il quarto caso che si verifica in Italia in poco meno di due anni. Lo schianto del viadotto genovese è di gran lunga la tragedia più grave delle quattro. Il disastro di Genova riapre la polemica sulla tenuta delle infrastrutture viabilistiche del Paese e, più in generale, sulla sicurezza della rete dei trasporti.

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Lecco, 28 ottobre 2016. Il primo schianto si verifica lungo la statale 36 Milano-Lecco, in Brianza, tra i Comuni di Cesana Brianza e Annone (Lecco).  Sotto accusa finisce il trasporto eccezionale: il ponte brianzolo cede di colpo sotto il peso del mezzo proprio quando il Tir, che trasporta bobine di metallo, si trova esattamente nella parte centrale del manufatto. Ora si è in attesa della ricostruzione.

Osimo, 9 marzo 2017 Due morti e due feriti, il 9 marzo 2017 per il crollo del cavalcavia sull’autostrada A14 tra Ancona Sud-Osimo e Loreto. L’autostrada era stata ampliata e si stava lavorando sul cavalcavia. La Procura di Ancona apre un’inchiesta per omicidio colposo plurimo. Il nuovo cavalcavia sulla A14, ricostruito, è stato infine riaperto al traffico nello scorso mese di giugno ma senza tagli del nastro, nel rispetto della memoria delle vittime.

Fossano, 18 aprile 2017 A Fossano, Cuneo, cede all’ improvviso il ponte della tangenziale (Anas), finendo su un’auto dei Carabinieri: i militari riescono ad allontanarsi in tempo rimanendo illesi. Tre le inchieste aperte: Anas, ministero Infrastrutture e Procura di Cuneo. Il lavoro è stato realizzato da Itinera (Gavio) 27 anni fa. La stessa mattina del 18 aprile l’Anas aveva condotto un’ispezione di routine, non rilevando criticità. Al momento le cause del crollo del ponte di Fossano non sono ancora state chiarite.

 

 

 

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