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Italia a due velocità


Nel nostro Paese la salute non è “uguale” per tutti ma è influenzata da istruzione, condizioni economiche e residenza. Il Servizio sanitario nazionale non è riuscito ad assicurare una sostanziale equità tra i cittadini

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Gli attuali divari sociali fanno vacillare il principio di solidarietà che ispira il nostro welfare. Per porre rimedio occorrono interventi e politiche urgenti. I più rilevanti dovranno riguardare l’allocazione del finanziamento alle Regioni, attualmente non coerente con i bisogni di salute della popolazione; l’accessibilità alle cure, ancora molto difficile per alcune fasce di popolazione, da risolvere con soluzioni mirate a mettere in rete tutte le strutture, ospedaliere e territoriali, e governare centralmente gli accessi in base all’appropriatezza degli interventi e all’urgenza degli stessi.

 

https://agensir.it/italia/2018/02/19/sanita-italia-a-due-velocita-con-troppe-disuguaglianze-fra-territori-e-cittadini/

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L’Italia la più antica regione di produzione del vino.


La scoperta di un vino di 6000 anni fa potrebbe riscrivere la storia della Sicilia

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I campioni dell’alcolico prelevati in provincia di Agrigento (nella regione del Monte San Calogero) dicono una cosa chiara: Il vino più antico mai conosciuto fino ad ora in Europa e in tutta l’area Mediterranea è quello siciliani, quindi l’Italia diventa la prima regione in cui si sia mai stato coltivato il vino in tutto l’Occidente. Precedentemente a questa scoperta, i ricercatori erano convinti che la bevanda alcolica provenisse dal sud dell’Anatolia e dalla regione transcaucasica, però adesso risulta evidente che non è così.

La scoperta potrebbe portare alla riscrittura dei libri di scuola sulle coltivazioni dell’era preistorica, in quanto gli archeologi non ritenevano possibile che i siculi dell’epoca avessero a disposizione tecniche adeguate per l’irrigazione delle viti, oltre al fatto che andrebbe ripensato l’intero sistema di commercio e scambio di beni dell’età del rame – evidentemente molto più avanzato di quanto si pensasse sinora. Ad esempio, com’è possibile che in Sicilia – terra povera di metalli grezzi – ci fossero così tanti manufatti in metallo già nel 6000 a.C.? Ovviamente sono stati trasportati in Trinacria acquistandoli dalle zone che li fabbricavano (specialmente il Peloponneso) e sarebbero quindi stati ceduti in cambio, appunto, di vino.

 

http://www.huffingtonpost.it/2018/02/16/la-scoperta-di-un-vino-di-6000-anni-fa-potrebbe-riscrivere-la-storia-della-sicilia_a_23362544/

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Perché gli Stati Uniti non fanno niente sulle armi.


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Tra i possessori di armi ci sono grosse differenze in base all’età, al gruppo etnico di appartenenza e alla ricchezza: tra le persone con più di sessant’anni il tasso di diffusione delle armi è del 25 per cento, quasi il doppio del dato sulle persone tra i 18 e i 29 anni; inoltre il 25 per cento dei bianchi ha un’arma, molto più dei neri (14 per cento) e degli ispanici (16 per cento); infine, la diffusione di fucili e pistole è molto più alta tra chi guadagna più di 60mila dollari all’anno. Inoltre i maschi bianchi che hanno più di sessant’anni e un reddito alto sono anche quelli che tendono ad avere sia una pistola sia un fucile.

il 12 febbraio, due giorni prima della strage, l’amministrazione Trump ha presentato una proposta per il budget del 2019 in cui, tra le altre cose, verrebbero tagliati milioni di fondi federali per i programmi che servono a prevenire i crimini nelle scuole e ad assistere le vittime.

In altre parole, il problema della violenza causata dalle armi negli Stati Uniti è così difficile da risolvere, o anche solo da affrontare, perché non ha più a che fare solo con le armi: riguarda invece le trasformazioni della società, e il timore di una parte della società di perdere la sua influenza politica.

 

 

 

https://www.internazionale.it/bloc-notes/alessio-marchionna/2018/02/17/stati-uniti-armi

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17 febbraio 1600


Il filosofo Giordano Bruno, nato a Nola nel 1548, fu assertore di una filosofia panteistica che identifica nell’infinità dell’Universo la grandezza di Dio: fu perseguitato dalla Chiesa, deferito al tribunale dell’Inquisizione e condannato al rogo il 17 febbraio 1600 nella piazza di Campo de’ Fiori a Roma.
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Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi: crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco.

Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo.

http://www.meteoweb.eu/2018/02/17-febbraio-1600-giordano-bruno-campo-dei-fiori-roma/1045441/

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Wwf: la politica è disinteressata all’ambiente.


Come accaduto in passato con le grandi battaglie vinte per i parchi, le specie protette e la difesa del suolo anche questa volta saranno i cittadini che condivideranno la campagna del WWF a mandare un forte messaggio a chi si appresta a rappresentarli nelle istituzioni.

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L’arretratezza del dibattito politico nel nostro Paese, purtroppo, si misura anche da questo: dal confronto sulle politiche ambientali si valuta la capacità del nostro Paese di affrontare le sfide dell’efficienza e dell’innovazione nei campi della ricerca, della produzione, dell’amministrazione pubblica.

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Anche in questa campagna elettorale sembra che le forze politiche ritengano concluso il proprio compito con la redazione di programmi elettorali dove peraltro di ambiente si parla poco quando se ne parla. È invece, indispensabile concentrarsi sulle emergenze ambientali dall’inquinamento alla carenza di verde nelle nostre città, dal bracconaggio ai crimini di natura fino ad arrivare allo sviluppo di una nuova economia capace di creare benessere e occupazione rispettando la natura.

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http://www.lastampa.it/2018/02/17/scienza/ambiente/focus/wwf-la-politica-disinteressata-allambiente-LPircn8Q1hOcl66fu5m2NK/pagina.html

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Memoria? Non ricordo cos’è


Il fenomeno della “damnatio memoriae” non è nuovo: risale agli antichi Egizi e Romani.

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La rimozione di una statua dedicata a Lenin a Ulan Bator.

Cosa noi diventiamo senza la percezione della storia, dei fili che legano passato, presente e futuro. Riguarda l’identità e l’eredità. Fintanto che i governanti spacciano per “valori democratici” e per “stile di vita occidentale” il consumismo, la movida, l’edonismo, la distruzione del sistema scientifico-professionale, l’eliminazione di ogni differenza, il livellamento verso il basso, la scuola che promuove tutti, non c’è da meravigliarsi che trionfino l’ignoranza, il ribellismo opportunistico ed egoistico che qualcuno ha ben sintetizzato nella frase: “Viva me! Abbasso gli altri!”.

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La rimozione di una statua dedicata a Francisco Franco in Spagna

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La distruzione di una statua di Saddam Hussein a Baghdad

 

 

 

http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2017/11/03/news/memoria-non-ricordo-cos-e-1.313290

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Comprare di seconda mano fa bene all’ambiente.


Un mercato dalle grandi potenzialità economiche, sociali e soprattutto ambientali.

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Se il riuso consiste nel sottrarre alla discarica un oggetto usato e reinserirlo nel ciclo economico, sostituendo l’acquisto di un prodotto nuovo, a parità di funzione del bene ci sono quindi due sistemi da confrontare. Da un lato il bene nuovo che deve essere prodotto, trasportato, utilizzato e poi smaltito; dall’altro il bene usato, che dopo aver finito la propria vita di utilizzo deve essere consegnato a punti vendita dell’usato. La differenza tra il primo sistema e il secondo rappresenta la riduzione dell’impatto ambientale conseguente all’acquisto di un bene di seconda mano. Tale riduzione è quantificata attraverso dei coefficienti di impatto (effetto sulla salute umana e sugli ecosistemi, consumo di risorse e emissioni di gas serra) specifici per ogni classe di prodotto. Insomma, arrivando ai dati concreti, solo nell’anno 2016 il riuso ha consentito di risparmiare l’emissione di più di 100mila tonnellate di CO ₂ equivalente e di recuperare risorse energetiche non rinnovabili pari a 1,4 miliardi di MJ, riducendo l’impatto sugli ecosistemi di oltre il 97% rispetto all’acquisto di nuovi oggetti e restituendo 131 anni di vita complessiva all’intera popolazione della Terra.

 

http://www.lastampa.it/2018/02/15/scienza/ambiente/il-caso/comprare-di-seconda-mano-fa-bene-allambiente-il-modello-mercatino-I0HufJTidik6e1K2nxGD9N/pagina.html

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le Olimpiadi dei robot sciatori


I giochi invernali di Pyeongchang sono un tripudio di robot.

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Sono andati in scena gli sciatori meccanici e lo spettacolo è da mani nei capelli. Otto automi in metallo e circuiti costruiti da ditte locali si sono sfidati nella discesa libera con esiti che fanno ridere. La maggior parte è caduta dopo metri, incapace persino di vedere i limiti della pista, qualcuno si è lanciato allegramente verso le transenne, qualcun altro invece non è sceso ma ruzzolato per gli ottanta metri del percorso come se al posto degli sci avesse attaccate alle gambe delle sfere.

Che dire, fa ridere come l’uomo che scivola sulla buccia di banana. A loro discolpa, i vari inventori hanno fatto notare come il clima rigido abbia fatto impazzire i computer di bordo, i sensori sarebbero impazziti a causa di tutto quel bianco e le batterie messe ko dal freddo.

 

 

https://www.wired.it/attualita/tech/2018/02/13/sciatori-robot-olimpiadi/

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Per piacere, impariamo a usare la virgola


La punteggiatura non è un gesto casuale che si sparpaglia come petali di rosa: serve eccome. E se usata male può addirittura cambiare il senso delle frasi. Con risultati imprevedibili.

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Tra i misteri italiani, la punteggiatura se la gioca alla pari con i grandi enigmi della Storia repubblicana, e qualche volta li batte. Per la maggioranza delle persone risulta più semplice cercare di risolvere il problema degli intrecci Stato-Mafia che capire dove diavolo vada messa la virgola in una frase. I più optano per una soluzione casuale, cioè seminano i segni di punteggiatura come petali di rose: dove cascano, cascano e amen. In realtà la punteggiatura è in parte così difficile da capire perché entro certi limiti è soggettiva. Il suo compito è infatti rendere il flusso dei pensieri dell’autore e spiegare a chi li vede scritti con che ritmo vadano letti. Siccome il ritmo che voglio dare alle mie frasi è personale, anche la punteggiatura in parte lo è.

 

http://espresso.repubblica.it/visioni/cultura/2017/02/08/news/per-piacere-impariamo-a-usare-la-virgola-1.295005

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L’alveare a manovella salverà le api dall’estinzione


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Inventato da padre e figlio in Australia, riduce lo stress nelle arnie. E’ un dispositivo molto semplice: una scatola di legno nella quale ci sono migliaia di celle esagonali di plastica, che possono essere aperte con una leva. Le api riempiono di miele le cellule e le tappano con la cera. La leva rimuove la cera e fa colare il miele in condotti che finiscono in un rubinetto. Chi vuole il miele apre il rubinetto e riempie un barattolo. Questo dispositivo consente a chiunque di allevare api in modo semplice, contribuendo a evitare la loro estinzione. Gli allevatori si sono quasi dimezzati negli ultimi 10 anni a causa dei danni provocati dai pesticidi, dall’inquinamento e dall’acaro Varroa destructor: se le api fossero grandi come mucche, saremmo spaventati da milioni di carcasse nei campi, ma sono piccole e chi denuncia il problema fa fatica a mostrarne la portata.

http://www.lastampa.it/2018/02/13/societa/lazampa/animali/lalveare-a-manovella-salver-le-api-dallestinzione-bhfDmFOcV3iCwACijenciP/pagina.html

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Giorno del ricordo.


Il nostro Paese, grazie anche all’istituzione del Giorno del ricordo nel 2004 da parte del Parlamento, ha accettato d’inserire nella propria memoria storica il dramma che i popoli della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia vissero alla metà degli anni Quaranta del secolo scorso.

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Un ricordo a lungo volutamente chiuso negli armadi della Storia affinché lo scorrere del tempo cancellasse i nomi, i volti, le storie di chi aveva visto la propria vita sconvolta da quella che fu vera e propria pulizia etnica.

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Quello che rimaneva era il silenzio delle foibe dove erano stati gettati i corpi di chi si era opposto o, nella paura dei “vincitori”, avrebbe potuto opporsi, all’ideologia dominante.

71 anni dopo il dramma dell’Esodo, non è scontato.

 

https://agensir.it/italia/2018/02/10/giorno-del-ricordo-noi-possiamo-svuotare-le-foibe/

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Bacheche elettorali vuote.


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la campagna social fa sparire i manifesti elettorali e diminuiscono anche i comizi in piazza.

I manifesti, quei fantasiosi e variopinti pezzi di carta che per 72 anni hanno accompagnato tutte le campagne elettorali, sono scomparsi. Un’immagine che restituisce bene il tono della propaganda di questi giorni, è quella dei tradizionali tabelloni lungo i marciapiedi. Disadorni. Vuoti. Per la prima volta dal 1946 sono spariti i manifesti con faccioni e slogan ammiccanti, che per decenni hanno accompagnato la propaganda di partiti e candidati. Magari torneranno nel rush finale ma per ora l’addio ai manifesti è l’aspetto più immediatamente tangibile di una propaganda elettorale che sta segnalando anche altre novità, che si manifestano attraverso trucchi e messaggi «nascosti» sempre cangianti.

 

http://www.lastampa.it/2018/02/10/italia/speciali/elezioni/2018/politiche/addio-ai-faccioni-dei-politici-cos-la-campagna-social-fa-sparire-i-manifesti-elettorali-mDVukzceztGZSO5QUfPmuI/pagina.html

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Joca, il “Che Guevara” di Calabria che sfidò il regime dei Gorillas


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Emigrato in Brasile negli anni Cinquanta, Libero Giancarlo Castiglia diventò uno dei leader della rivolta contro la dittatura militare. Per anni mise sotto scacco l’esercito guidando un manipolo di uomini, fino al mistero della morte.

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Lo chiamavano il “Che Guevara” di Calabria, gli portavano rispetto, lo consideravano un capo. Ma fra il 1973 e il 1974 “Joca” e i suoi uomini sparirono nel nulla dopo un imponente rastrellamento dei soldati. Trucidati senza pietà e seppelliti in una fossa comune alla foce del grande fiume Araguaia.
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Notizie che abbiamo appreso soltanto all’inizio del nuovo millennio quando da quelle parti venne ritrovato uno scheletro con le mani mozzate. I resti del povero Castiglia, come avrebbe accertato l’esame del Dna. Da quel giorno è cominciata una battaglia legale infinita tra la famiglia di Libero Giancarlo e il governo brasiliano: “Ridateci il corpo – ha supplicato per anni l’anziana madre di “Joca” – ditemi la verità sulla sua morte e qualcosa su cui pregare”.

http://www.repubblica.it/cronaca/2018/02/09/news/joca_il_che_guevara_di_calabria_che_sfido_il_regime_dei_gorillas-188401847/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P2-S1.4-T1

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Italo diventa Amerigo


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L’alta velocità agli americani. Un altro pezzo di Italia se ne va. I dipendenti di Italo da diverse settimane combattono, usando anche l’arma dello sciopero, per il contratto e il riconoscimento di premi di produzione dati a singhiozzo o solo ad alcune componenti dei lavoratori. Riusciranno i nostri eroi americani a riportare la piena felicità all’interno dell’azienda italiana?

 

http://www.repubblica.it/economia/2018/02/07/news/italo-ntv_il_fondo_usa_rilancia_offerta_sfiora_i_2_miliardi_sospeso_il_cda-188293757/

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Embargo cuba.


 8 FEBBRAIO 1963
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All’indomani della rivoluzione castrista nell’isola di Cuba, il presidente americano Kennedy nel 1963 firmò un decreto dove si vietavano le transazioni commerciali e finanziare tra i due paesi. Il 17 dicembre 2014, il presidente statunitense Barack Obama annuncia l’intenzione di porvi fine. Tuttavia, per poter essere effettivamente rimosso, sarebbe stato necessario il voto favorevole del congresso americano,  controllato dal Partito Repubblicano, che era contrario. Con la fine della presidenza Obama, il nuovo presidente Donald Trump  ha rinnovato l’embargo fino a che non ci saranno libere elezioni nell’isola.

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Embargo_contro_Cuba

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Così morì la nostra antenata Lucy


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L’ominide Lucy, la più famosa antenata dell’essere umano, sarebbe morta cadendo da un albero, dove forse si rifugiava di notte. Lo hanno rivelato i ricercatori dell’Università del Texas, dopo aver studiato i resti fossili dell’australopiteca, risalenti a 3,18 milioni di anni fa. Usando la Tac (tomografia assiale computerizzata), hanno scoperto che il suo omero destro mostra fratture non tipiche dei fossili, mentre la sua spalla sinistra e altre ossa mostrano fratture meno gravi. Le ferite, secondo l’antropologo John Kappelman che ha coordinato le ricerche, sono compatibili con quelle “causate da una caduta da un’altezza considerevole, quando la vittima cosciente ha allungato un braccio nel tentativo di fermare la caduta”. Lucy, per i ricercatori, sarebbe precipitata da oltre 12 metri di altezza.

http://www.lastampa.it/2016/08/30/multimedia/scienza/risolto-mistero-di-milioni-di-anni-cos-mor-la-nostra-antenata-lucy-7NiFRoB2sOZ2FAendLEiwI/pagina.html

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Ucciso in Kenia Esmond Bradley-Martin. A lui si deve lo stop in Cina al commercio dei corni di rinoceronte e di zanne di elefante.


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Esmond Bradley-Martin, una figura di spicco nella lotta al traffico di avorio e di corni rinoceronte, è stato accoltellato a morte alla periferia di Nairobi.  Ha passato la maggior parte della sua vita a rintracciare trafficanti d’avorio. In particolare, la sua ricerca ha avuto un ruolo chiave nella decisione cinese, adottata nel 1993, di vietare il commercio di corno di rinoceronte. Ha anche fatto pressioni su Pechino per vietare la vendita di zanne d’elefante, ottenendo dal governo cinese l’emissione del divieto, scattato dal primo gennaio. Stava per pubblicare un rapporto che mostrava che questo commercio si era trasferito nei paesi vicini della Cina.
Stando al profilo che di lui ha fatto la BBC, Bradley Martin non ha esitato a rischiare la vita per documentare il lavoro dei trafficanti, anche facendosi passare per un acquirente e quindi infiltrarsi in questo mercato, gestito da gruppi criminali.
La morte di Esmond Bradley-Martin è la seconda del suo genere a verificarsi in Africa orientale in sei mesi. Ad agosto, un’altra importante figura dell’impegno a favore delle specie a rischio di estinzione, Wayne Lotter, è stato ucciso in Tanzania

http://www.globalist.it/world/articolo/2018/02/05/ucciso-in-kenia-esmond-bradley-martin-per-tutta-la-sua-vita-ha-difeso-le-specie-in-via-d-estinzione-2018957.html

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Come dialogare con chi la pensa in modo diverso?


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In tempi di campagna elettorale, la questione ha assunto una certa urgenza.

1. NON PARTIRE CON CATTIVE INTENZIONIIniziare la conversazione con idee bellicose  impedisce di capire veramente perché qualcuno compie azioni, o crede in idee diverse dalle nostre. Si rischia così di dimenticare di avere a che fare con una persona la cui visione è stata plasmata dall’esperienza di un’intera vita. Rimanere bloccati sulla rabbia, impedisce alla conversazione di andare oltre. Ma quando si assume un intento positivo o neutro, si dà alla mente una struttura molto più forte per il dialogo.

2. FARE DOMANDE. Quando si discute con qualcuno di questioni ideologiche, fare domande  aiuta a mappare la disconnessione tra i diversi punti di vista. È importante perché non si possono presentare argomenti efficaci se non si comprende il retroterra dell’ interlocutore. Fare domande serve anche a un altro scopo:mostra a qualcuno che lo si sta  ascoltando.

3. MANTENERE LA CALMA. Ciò richiede pratica e pazienza, ma funziona. La gente spesso si lamenta che la comunicazione digitale  rende meno civili, ma questo è un vantaggio che le conversazioni online hanno su quelle di persona. Si ha un intervallo di tempo e spazio con le persone le cui idee si ritengono  frustranti.   Invece di attaccare, si può  fare una pausa, respirare, cambiare argomento o andarsene, e poi tornare indietro quando si è pronti.

4. FORMULARE ARGOMENTAZIONI. Ciò potrebbe sembrare ovvio, ma un effetto collaterale di avere forti convinzioni è che a volte si crede che il valore di una posizione, un’idea  sia, o debba essere, ovvia ed evidente da sé.  Non è così.Ma se fosse così semplice, vedremmo tutti le cose allo stesso modo.

https://www.focus.it/comportamento/psicologia/come-convincere-chi-la-pensa-in-modo-diverso

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Da dove derivano gli sprechi alimentari.


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Nei paesi ricchi la maggior quota di sprechi – oltre il 40% dello spreco totale – si concretizza a livello della distribuzione, ossia quando il cibo è ancora perfettamente consumabile, mentre nei paesi in via di sviluppo le perdite maggiori sono a livello agricolo e di prima trasformazione, soprattutto a causa dell’inadeguatezza strutturale della filiera. Nonostante 79 milioni di persone in Europa vivano al di sotto della soglia di povertà, con un 15% dei cittadini con un reddito inferiore al 60% del reddito medio del paese, lo spreco di cibo in Europa è pari a circa 179 kg pro capite: un paradosso insostenibile. Sono moltissimi gli sprechi connessi all’attività di trasformazione delle derrate da agricole ad alimentari e quelli connessi all’attività gestionale delle imprese produttrici come per esempio la commercializzazione dei prodotti: si generano sprechi per difetti di packaging, per cambi di immagine, per lanci di nuovi prodotti o residui di promozioni. È stato stimato come il 90% di ciò che viene sprecato potrebbe essere ancora utilmente recuperato e utilizzato per l’alimentazione umana. La ricetta consiste nel migliorare l’efficienza della catena agroalimentare, promuovendo modelli di produzione e consumo più efficienti e sostenibili. Questo permetterebbe anche una riduzione del costo del cibo, aumentandone la possibilità di accesso, e una riduzione degli impatti connessi dallo spreco sia in termini economici, che in termini ambientali e sociali.

 

http://www.oneplanetfood.info/sprechi-alimentari/lo-spreco-alimentare/

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Giù le mani dall’arte di strada.


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Bocciato il regolamento del Comune. La norma vietava di suonare se non in possesso di un diploma.

A pochi giorni dal festival della canzone, infatti, il Comune aveva deciso di limitare la libera espressione artistica, o quanto meno, di non incoraggiarla. Insomma, Sanremo città dei fiori e della musica. Ma non per tutti.

 

http://genova.repubblica.it/cronaca/2018/01/29/news/sanremo_vittoria_degli_artisti_di_strada_il_tar_sospende_il_regolamento_del_comune-187575093/

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ANTIFURTO NATURALE.


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Si moltiplicano i programmi che prevedono l’aggiunta di alveari lungo i confini “caldi”, dove l’areale dei pachidermi incontra i campi degli agricoltori. Spaventati dal ronzio i bestioni stanno alla larga. E non ci rimettono la pelle.

L’idea è di sistemare gli alveari in cima a staccionate di filo spinato, in modo che possano ondeggiare al soffio del vento e agitare le api – che, a quel punto, producono il caratteristico ronzio. Gli elefanti sono infatti talmente intelligenti da non lasciarsi ingannare da suoni registrati: senza le punture capiscono che la minaccia non è reale. Finora questo tipo di deterrente è stato sperimentato in 11 paesi africani e 4 asiatici, con un buon apprezzamento da parte degli agricoltori.

https://www.focus.it/ambiente/animali/gli-elefanti-hanno-paura-delle-api-per-loro-fortuna

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La scuola ormai è un inferno


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Un 17enne ferisce alla guancia la docente col coltello Il ministro:  è gravissimo, ma non è un caso isolato.

Non si è più nei tempi in cui si veniva bacchettati dai maestri, oggi a essere bacchettati sono gli insegnanti. Un fenomeno che dilaga in tutta Italia.  Casi di aggressioni a scuola ormai sono frequenti. E purtroppo molte volte la violenza parte dagli stessi genitori. In quale altro posto di lavoro la dignità umana e professionale è così calpestata e miseramente derisa?

http://www.ilgiornale.it/news/politica/prof-sfregiata-classe-scuola-ormai-inferno-1489602.html

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La Divina Commedia trova nuova vita nei cinguettii di Twitter.


Pablo Maurette,  argentino, professore di letteratura comparata a Chicago, è il protagonista di una rivoluzione culturale che corre su Twitter: la lettura, partecipata, del capolavoro di Dante ai tempi dei social.

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La formula è semplice: un canto al giorno, per cento giorni. Si legge, ognuno per conto proprio, poi si inizia a twittare per commentare e cercare/offrire spunti di analisi. Il risultato? Un successo planetario. Dal Messico alla Colombia, dalla Francia all’Australia, migliaia di utenti di lingua spagnola (una bolgia, verrebbe da dire) hanno lasciato ogni speranza per unirsi al viaggio 3.0 guidato da Virgilio.

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Sette secoli dopo, Dante è diventato un best sellers virale: in molte librerie di Buenos Aires è diventato introvabile. La cosa sorprendente è che l’interesse non diminuisce, ma continua a crescere.   Ai lettori si consiglia la lettura in lingua originale: Come ispano-parlanti possono capire molte parole. La musicalità in Dante è tutto: nessuna traduzione riesce a restituire la perfezione e l’armonia dei suoni.

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http://www.lastampa.it/2018/02/02/esteri/la-divina-commedia-trova-nuova-vita-nei-cinguettii-di-twitter-ylvPbsDLZmnD2UNdds0gUO/pagina.html

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Quali visioni di Tesla si sono avverate?


Intuizioni di un visionario sfortunato: Nikola Tesla anticipò molte delle tecnologie che per noi oggi sono normali, guadagnandoci poco o nulla.

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LO SMARTPHONE:  In un intervista nel 1926 raccontò di un mondo dove sarebbe stato possibile azzerare le distanze grazie a un oggetto tascabile molto, molto simile al nostro smartphone.

I DRONI. Nel 1898 Tesla inventò e mostrò al pubblico un “tele-automa” senza fili, simile a un giocattolo telecomandato. In anticipo di un secolo, aveva immaginato e realizzato un drone, con le tecnologie di cui disponeva.

ELETTRICITÀ WIRELESS. . Nel 1901 avviò il progetto della torre di Wardenclyffe, a Long Island (New York), da dove, trasmettendo energia in forma di onde elettromagnetiche voleva portare la luce a chilometri di di distanza. Il suo piano era quello di inviare negli strati superiori dell’atmosfera onde altamente energetiche, grazie a una serie di torri come quella di Wardenclyffe, per distribuire l’energia elettrica intorno al globo.

https://www.focus.it/cultura/storia/elettricita-wireless-smartphone-e-droni-le-visioni-di-nikola-tesla

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Lo scatto che cambiò una guerra.


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L’immagine dell’Esecuzione di Saigon mostra proprio il microsecondo in cui il proiettile entra nella testa dell’ uomo. A quel tempo, la foto fu ristampata in tutto il mondo e incarnò per molti la brutalità e l’anarchia del conflitto, alimentando in America il sentimento dell’assurdità di quella tragedia umana.

«Due persone sono morte in quella foto», scrisse l’autore della foto  «Il generale ha ucciso il Viet Cong; io ho ucciso il generale con la mia macchina fotografica».

 

http://www.lastampa.it/2018/01/30/esteri/lesecuzione-di-saigon-cosa-c-dietro-la-foto-simbolo-dellorrore-del-vietnam-8c8zkAliGcDSkaYI6xEcxH/pagina.html

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Chi produce più rifiuti in Europa?


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La Danimarca ha il record (770 kg annui a testa), seguita da Svizzera e Norvegia. L’Italia si assesta a 495 kg di media. Ma a fare la differenza sono smaltimento e riciclo.

In tutta l’Unione europea vent’anni fa finivano in discarica 145 milioni di tonnelate di rifiuti all’anno, oggi si sono ridotti a 59 milioni, più o meno un quarto del totale dell’immondizia. Una quantità di poco superiore finisce negli inceneritori, che hanno invece raddoppiato la propria attività dal 1995. Il riciclo è arrivato al 30% del totale e le tonnellate di carta, vetro e plastica che vengono recuperate si è moltiplicata quasi per tre. Il compostaggio della parte umida dei rifiuti è salito al 17% e anche in questo caso le quantità sono triplicate in vent’anni.

In totale viene dunque riutilizzato in qualche modo il 47% dei rifiuti prodotti nell’Ue. Restano però sempre più di 125 milioni di tonnellate che prendono la strada degli inceneritori o delle discariche. L’Italia è un po’ più brava della media e ricicla o manda al compostaggio il 51% dei rifiuti, ma ci sono Paesi che fanno anche meglio. La Germania, per esempio, produce più spazzatura della media, con oltre 600 chilogrammi a testa all’anno, però è in grado di riutilizzarne i due terzi. E non solo: il resto va quasi tutto agli inceneritori e nelle discariche vengono gettati appena 9 chilogrammi di pattumiera per ogni ted

http://www.lastampa.it/2018/01/30/scienza/ambiente/focus/chi-produce-pi-rifiuti-in-europa-KdLGHLlTVRHpHhNJnR36FI/pagina.html

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Se lo Stato e le banche avessero un’anima.


Se sull’assegno manca la scritta NON TRASFERIBILE  lo Stato si prende il 150% dell’importo.

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Eccolo l’unico abbraccio che uno Stato insensibile e distante dai deboli riesce a dare. Il Fisco attende un passo falso per stangare il contribuente e nel caso degli assegni è facile scivolare nell’errore. È la solita trama italiana: si inaspriscono le sanzioni per colpire i delinquenti ma alla fine lo Stato finisce per accanirsi coi cittadini comuni colpevoli di distrazione o di non essere stati informati a dovere. Per carità, si dice che la legge non ammette ignoranza, ma le nuove norme antiriciclaggio hanno tutte le sembianze di una parossistica mannaia..

Gli assegni sono tracciabili e basterebbe poco per verificare l’utilizzo che ne è stato fatto e capire che non si è in presenza di riciclatori di denaro bensì di persone comuni ignare degli illeciti commessi. E che dire delle banche? Oltre ad emettere assegni con la scritta «Non trasferibile» predefinita (cose che non tutti gli istituti fanno), dovrebbero quantomeno comunicare le norme ai propri clienti, richiamare i vecchi libretti invece di prestare il fianco allo Stato vessatore. Tutto naturalmente se Stato e banche avessero un’anima.

 

http://www.ilgiornale.it/news/politica/se-sullassegno-manca-scritta-stato-si-prende-150-dellimporto-1487346.html

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Empatia, quel traguardo da superare per conoscere l’altro


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L’empatia, è una scoperta dell’altro non in termini generici, ma la presenza incarnata e sperimentata sensibilmente di un altro essere umano. Quando si parla di empatia, entrano in gioco i sensi e la ragione, noi «sentiamo e vediamo» l’altro, che viene sottratto dalla massa anonima della metropolitana o dei follower. L’enfasi con cui filosofi e scienziati, soprattutto dopo la scoperta dei neuroni specchio, parlano di empatia, fa di essa un sentimento generico che lascia il tempo che trova. I neuroscienziati e gli etologi in larga maggioranza affermano che siamo fatti per connetterci con le altre menti e che il senso di altruismo e solidarietà è destinato a svilupparsi anche grazie ai social network: in realtà non ne siamo così sicuri. Il neuropsichiatra Paul Bloom in un articolo sul New Yorker rigetta l’idea che l’empatia sia una panacea universale. I dati che ha raccolto attestano che ciascuno di noi sceglie di mobilitarsi dinanzi a una vittima se essa è una sola ed è identificabile; se il numero di persone in difficoltà aumenta e siamo messi di fronte alla dura realtà dei bimbi denutriti in Africa, la motivazione ad agire diminuisce e siamo più portati alla rassegnazione.

Proprio l’interconnessione ci rende più indifferenti? Il rischio che l’empatia diventi una moda che può passare, o comunque un’espressione riferita al puro desiderio di fare del bene, perciò riduttiva e altalenante, lo dimostra il recente successo in libreria di volumi come L’età della rabbia di Pankai Mishra, che pone al centro il disordine mondiale, o come l’ultimo della filosofa americana Martha Nussbaum dedicato all’ira e al risentimento. Ci aiuta a capire meglio il vero senso dell’empatia un ritorno alle origini, vale a dire una rilettura di Edith Stein, che fra i primi ne ha formulato una teoria. La filosofa allieva di Husserl fa l’esempio dell’incontro con un amico: il basso tono di voce e il volto arrossato sono il segnale della sua sofferenza. Vedere l’atteggiamento triste di questa persona, presente in carne ed ossa, è innanzitutto un’esperienza originaria, un «vedere in prima persona». Ma perché questo fenomeno non si limiti a un approccio, all’osservare una faccia triste e a rispondere con un sentimento analogo, occorre un passo in più: esplorare il mondo dell’altro, ricostruire la sua storia e determinare la causa del suo dolore, essere insomma “presi dentro” , trascinati non solo da ciò che si vede e si sente, ma da ciò che l’altro sta vivendo.

 

 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/empatia

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Messaggio alla classe politica


29 gen - Mai scordarsi degli operai... Se non lavorano in casa sono guai!

Non promettete occupazione a tempo indeterminato cancellando o riproponendo leggi : così non funzionerà mai. Presentate agli elettori progetti seri,  di lungo periodo, per creare  condizioni favorevoli per i lavoratori. Più occupazione,  migliore per qualità e retribuzione.