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El alma de Cuba


di Gianluca Bellentani

fidelQuesto terribile 2016, che ci ha tolto tanti artisti e personaggi famosi, si è portato via anche Fidel Castro, l’ultima icona del comunismo. Certo erano ormai 10 anni che aveva abbandonato il potere, lasciandolo nelle mani del fratello Raoul, ma la sua sola immagine, anche se vecchio e stanco, provocava sempre scalpore. Più volte si era detto che fosse già morto e che il regime cubano tenesse nascosta la cosa per evitare crisi interne ed invece lui ricompariva sempre, magari in tuta da ginnastica, alzando piano le ginocchia in una sorta di marcia militare. Stavolta invece non vi sono dubbi, Fidel Castro è morto all’età di 90 anni, come comunica al mondo lo stesso Raoul, in un discorso emozionato che si conclude con quella frase che ha sempre accompagnato la vita di Fidel: HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!

Mentre in Florida la comunità cubana (quella composta da coloro che hanno abbandonato l’isola dopo le espropriazioni del regime comunista) festeggia la morte del diablo comunista, a Cuba una folla silenziosa e incredula accompagna le ceneri del Líder Máximo nell’ultimo viaggio terreno. I leader europei mandano messaggi di circostanza e nessuno, tranne il premier greco Tsipras, vola a Cuba per far sentire la propria vicinanza. I vari leader europei, sono troppo impegnati in un summit con il “democratico” Erdogan per perdere tempo a presenziare alle esequie di Castro. Nella nostra Italia, presa com’è dal Referendum Costituzionale, che mette in secondo piano ogni altra notizia, la morte di Castro passa in secondo piano e i commenti e le analisi su quanto fatto da Fidel e su cosa sia diventata Cuba sotto di lui sono davvero poca cosa. Si pensa che sia morto un dittatore, uno dei tanti che il centro e sud America hanno avuto. Il giornalista Roberto Saviano, che per il suo stato di personaggio sotto scorta non è certo un globe-trotter, scrive un articolo in cui sottolinea il fatto che Cuba sia ancora sotto un regime totalitario, che non tollera alcuna voce di dissenso e che, se Castro ha dato ai cubani cure ed istruzione, ha però loro negato il bene più grande: la libertà. Un pensiero, questo, molto in voga in una gran parte della sinistra italiana. A Saviano e a tanti altri esperti di storia e di politica, una domanda molto semplice: Ma voi a Cuba ci siete mai stati?

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Provate ad andarci, lasciando da parte le vostre ideologie contro o a favore del comunismo. Andateci solo per conoscere Cuba e i cubani e non andate in posti come Cayo Largo o altri similari, che sono angoli di paradiso ma che non vi faranno certo capire quale sia davvero la realtà cubana. Andate direttamente a La Habana, la capitale, e prenotate solo il dormire, magari in una Casa Particular, dove una famiglia cubana mette a disposizione una parte della propria casa per pochi dollari. La differenza tra Cuba e altri Paesi sud-americani la trovate già al primo impatto, appena uscite dall’ aeroporto José Martí. Fuori non ci sono bambini che vi chiedono soldi o bande di teppisti che, se non fosse per i tanti poliziotti presenti in strada, vi accoltellerebbero per qualche dollaro. Al massimo trovate un ragazzino sveglio che, con un cordiale sorriso, vi dice “Él necesita un taxi, señor?”. Dite di sì e gli date un paio di dollari e lui vi chiede se “por favor” gli potreste dare anche il giornale che avete nella giacca. Gli rispondete che si tratta solo di un quotidiano che parla principalmente di questioni interne italiche e lui vi dice che segue sempre le vicende del nostro Paese e che, ogni volta che incontra un italiano appena arrivato, gli chiede il giornale (quanta differenza dai nostri giovani così ignoranti riguardo alle questioni del proprio Paese!).
Il taxi che arriva a prendervi vi lascia delusi: credevate di fare un giro su quelle coloratissime macchine americane degli anni ’50 e invece salite su una anonima e tristissima Lada sovietica, che davvero vi deprime. Appena salite, notate subito qualcosa di insolito: il posto all’interno è spaziosissimo, come mai avreste creduto fosse. Il taxista nota la vostra perplessità e ridendo vi spiega che “Il governo, per risparmiare carburante e non potendo importare né macchine nuove né pezzi di ricambio a causa dell’ embargo, ha deciso che, se hai due macchine dello stesso modello e una ha il motore inservibile, meglio saldarle insieme e adoperare un solo motore”.
patria-o-muerteCominciate il viaggio verso la vostra destinazione e, guardando in alto, notate grandi cartelli con scritte del tipo Patria o muerteoppureGrandes ideas no necesitan armas, si son capaces de involucrar a las grandes masas, che vi proiettano indietro nel tempo, a quando certi slogan erano quelli che voi da giovani urlavate nei cortei in piazza e vi viene da sorridere. Poi ne notate un altro che recita En el mundo, 40 millones de personas estàn muriendo de hambre. 100 millones de personas son analfabetas: nadie es cubano”. E qui il vostro sorriso si spegne e cominciate a pensare e a porvi domande. A un certo punto della strada, due ragazzine in una linda uniforme scolastica, fanno un cenno al vostro autista che scambia due parole con loro e poi le fa salire dietro con voi. Rimanete un po’ stupito della cosa ma il taxista vi spiega che il Governo ha imposto a tutti coloro che sono alla guida e hanno posti vuoti di caricare chi chiede un passaggio, per risparmiare carburante. Una sorta di car-sharing ma che a Cuba esiste ormai da oltre 25 anni. Le ragazzine ti guardano sorridendo e tu osservi i loro libri, tutti lucidi e perfetti che paiono appena stampati. Chiedi loro: “Nuevos?” E loro si mettono a ridere e ti mostrano la data di pubblicazione, che è di 10 anni prima. Mi spiegano che a Cuba il materiale scolastico è gratuito, ma tu devi conservarlo come una cosa personale, da trattare con la massima cura, in quanto dovrà servire anche agli altri. Finalmente arrivi a destinazione e mentre stai pagando la corsa noti che il taxista si tocca la testa, lamentando dolore: tiri fuori dalla tasca un analgesico per il dolore e lui ringrazia ma, invece di prenderlo, se lo mette in tasca (imparerò poi che magari lo baratterà con qualcosa d’altro).

1_baseballTu uomo europeo, rimani davvero stranito da certi comportamenti dei cubani. Un governo che spende il 65% del proprio P.I.L. in sanità, istruzione e sport e che non dà libri personali agli studenti? Possibile che anche un semplice analgesico sia quasi introvabile a Cuba? Eppure le cure sono gratuite per tutti i cubani e la medicina a Cuba è, per molte patologie, la migliore al mondo. Durante il tuo soggiorno nell’isola, noterai poi altre cose che davvero ti lasciano basito. Penseresti che gli USA, quello che dovrebbe essere il nemico più acerrimo, sia odiato, e così pure tante sue particolarità. Invece, vai in un bar e vedi la gente guardare interessata un film americano, parlato in inglese ma sottotitolato in spagnolo. Esistono registi cubani e anche doppiatori, ma al pubblico cubano piace guardare film americani in questo modo. Pensi che lo sport nazionale sia magari l’atletica e invece è il baseball, lo sport americano per eccellenza. Ti immagini che lo sportivo che tutti idolatrino sia un qualche asso del baseball e invece è un pugile, il grande campione dei pesi massimi Teofilo Stevenson, vincitore di 3 olimpiadi, a cui avrebbero fatto ponti d’oro negli Usa e in Europa se fosse passato professionista, ma lui non accettò mai e rimase sempre dilettante.

maleconDopo esserti riposato dal viaggio, ti incammini verso il centro città. Arrivi verso sera e rimani folgorato da tanta bellezza. A sinistra il sole che tramonta illumina i grandi palazzi dai colori pastello di una luce tenue e soffusa. A destra il Malecón, il lungomare che costeggia La Habana, comincia a spopolarsi dai vecchi pescatori per lasciare il posto a gruppi di giovani che scherzano tra di loro e da coppiette che si scambiano effusioni davanti al mare. Tantissimi giovani, dalla pelle bianca come il latte, ad altri neri come la pece, dai tratti europei e sudamericani, tutti insieme senza distinzioni. Ti fermi in un ristorante all’ interno, lontano dagli itinerari turistici, mangiando dei dolcissimi gamberi alla piastra, accompagnati da riso e fagioli neri e bevendo dell’ottima birra. Nel locale canta un piccolo gruppo di artisti cubani, che suonano per passione e cantano canzoni d’amore e di rivoluzione. L’atmosfera cubana comincia pian piano a prenderti e a fine cena li inviti al tuo tavolo, a bere del rum tutti insieme, ridendo e scherzando con loro.
Durante il tuo soggiorno sull’isola, prendendo il sole in spiaggia o andando a pesca, cerchi di trovare il tempo per parlare coi cubani, di ogni età e professione. Parli con i vecchi, che ti ricordano quando Cuba era il casinò e il casino degli USA, dove il dittatore F. Batista aveva potere di vita e di morte su tutti. Un tempo in cui la gente moriva di tubercolosi e di stenti. Parli con quelli della tua età, che si lamentano del fatto che non si riesca mai ad avere soldi in più per comprare qualcosa di nuovo senza per forza dover aggiustare il vecchio. Parli con i ragazzi, che vorrebbero girare il mondo per conoscere altre realtà: non per fuggire, ma per ampliare la loro conoscenza. Parli di Cuba e di Fidel Castro, tranquillamente e senza alcuna censura: e pian piano, capisci tante cose che prima non riuscivi a capire. Capisci che, senza la popolazione cubana che si ribellò nelle strade e nelle città, un gruppo sparuto di uomini nascosti nella foresta e poco armati mai avrebbe potuto cacciare il dittatore Batista, sostenuto dagli americani. Capisci che senza il popolo dalla propria parte, nessun Presidente sarebbe potuto essere ancora al suo posto, dopo lo sbarco americano alla Baia dei Porci o ancor più dopo il crollo sovietico. Nessun popolo avrebbe seguito il suo Líder, soffrendo la penuria di ogni cosa a causa di un embargo vergognoso, che dura ormai da quasi 60 anni. Fidel Castro un sanguinario dittatore? No, credo proprio che non lo sia stato. I lager sull’isola? Uno solo, Guantanamo, ma è statunitense! Sono puniti severamente, a volte anche con la pena capitale, certi reati? Si, come ad esempio l’importazione di droga e la pedofilia: sentite la mancanza di queste cose? Non paragonate il regime cubano a quello di altre democrazie europee, ma confrontatelo con tante altre centro e sud americane: in quale altro Paese si fa tanto per i propri connazionali, nonostante tante difficoltà? I cubani amano Fidel, perché sanno che ha dato loro il bene più grande, quello che mai avevano conosciuto prima: la Dignità; e credo che questo sia un bene ancor più importante della sola libertà. Un posto paradisiaco quindi? No, non lo è, visti i tanti problemi che assillano Cuba, ma è sicuramente lontano anni luce dalla condizione di tanti altri Stati dell’America Latina e non solo. Speriamo che con internet, quando avrà un prezzo più abbordabile per i cubani, questo isolamento in cui vive la popolazione finalmente abbia termine.

suonatoriLa tua vacanza è finita e stai tornando all’inverno del tuo Paese. Mentre aspetti il taxi che ti porti all’aeroporto, un uomo arriva trafelato in bicicletta: è uno dei suonatori del complesso, che ti fa dono di tre dischi in vinile, con le canzoni cubane che hai ascoltato la sera. Capisci che è un regalo, gli stringi la mano e lui ti abbraccia dicendo “Gracias a ti amigo italiano. Torna presto, Cuba te espera”.

Andateci a Cuba, un’isola che saprà darvi gradite sorprese, e vedrete che il vostro giudizio su Castro e su Cuba sarà molto diverso da quello che state pontificando senza mai esserci stati. Andateci a scoprire la vera Alma de Cuba, che saprà davvero prendervi come raramente accade con altre realtà.

Fonte: https://mimmomirarchi.wordpress.com/2017/02/05/el-alma-de-cuba/

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Il welfare dei nonni


di Gianluca Bellentani

nonna-nipoteFinalmente, da qualche anno, come mio marito, sono anch’io in pensione. Abbiamo passato una vita intera a lavorare, lui in ceramica e io come impiegata in una grande ditta di trasporti. Abbiamo due figli stupendi che ci hanno regalato tante gioie, ma soprattutto tre nipoti meravigliosi. Mia figlia è laureata in lettere ma non ha mai esercitato in quanto l’attività del marito, una piccola azienda che aveva rilevato dal padre, era abbastanza remunerativa per tirare avanti la famiglia. Pertanto, mia figlia ha scelto di fare la mamma a tempo pieno e ha anteposto la famiglia al proprio lavoro. Ha fatto bene? Non lo so. È stata una scelta sua che rispetto. Io invece ho dedicato tutta la vita al lavoro, perdendomi purtroppo quei tanti momenti belli che i figli regalano nella loro crescita. Se dovessi dire qual è la cosa che più mi è mancata nella vita, credo che sia sicuramente questa. Anche mio figlio è laureato, in ingegneria, e ha un bel lavoro, gratificante sia come mansioni che come stipendio. Qualcuno potrebbe chiedersi come io possa aver cresciuto due bravi figli pur essendo, a causa del lavoro, poco presente in famiglia. La risposta a questa domanda ha un nome: Flora, mia suocera. Una donna di altri tempi, con appena la terza elementare, ma con una mente da far invidia a tanti professoroni. Una donna che ha cresciuto i miei figli come nemmeno io, forse, avrei saputo fare, trasmettendo loro quei valori che al giorno d’oggi spesso paiono dimenticati. Una donna che adesso ha passato i novanta e che da qualche tempo è affetta da demenza senile. Le mie amiche mi dicono di metterla in qualche struttura per anziani, sia pure a pagamento, ma non me la sento: come posso abbandonarla ora, unica volta nella vita, che ha bisogno lei di noi?
Nel momento in cui anch’ io sono andata in pensione, ho subito pensato a come sarebbe stata la mia vita senza impegni di lavoro e l’ho immaginata bella, ma soprattutto serena. Ho sempre lavorato per vivere e non viceversa e per questo oggi non rimpiango il mio impiego. Mi auguravo solo che insieme a mio marito potessimo godere di buona salute ancora per diversi anni per poter finalmente fare tutte quelle cose che in passato non abbiamo mai fatto: girare il mondo, vedere posti nuovi, visitare mostre e musei e, quando fossimo stati a casa, spupazzarci i nostri nipoti, viziandoli e giocando con loro (se mi sentisse la nonna Flora!)… Invece e purtroppo da qualche mese tutti i miei progetti sono andati in fumo, scontrandosi con una realtà che mai avrei potuto immaginare, nemmeno nei miei incubi peggiori. Mio genero, a causa della crisi economica, ma soprattutto per alcuni clienti insolventi, ha dovuto dichiarare fallimento e chiudere l’azienda. Ha provato a chiedere un prestito alle banche, ma glielo hanno sempre negato. Eppure, è sempre stato un cliente attento e oculato. Ma sappiamo bene come sono le banche: pronte a farti ponti d’oro quando la tua attività va a gonfie vele, ma altrettanto pronte a mollarti alla prima difficoltà. Mio genero avrebbe potuto dichiarare fallimento e non pagare i suoi dipendenti, ma è un galantuomo. Ha provato in tutti i modi a salvare la propria azienda e a non mettere per strada chi lavorava con lui, ma non ci è riuscito. Adesso è lui che fa il dipendente presso un suo ex concorrente con uno stipendio che non basta nemmeno a mantenere la famiglia. Hanno dovuto vendere – ma forse è meglio dire svendere – la casa e adesso vivono in affitto. I loro figli studiano ancora e per questo li aiutiamo noi, dando loro quasi la metà delle nostre pensioni. Mi pesa la cosa? No, in quanto i figli li aiuti sempre volentieri. Ma cosa vuoi, mi sarebbe piaciuto che potessero essere anche loro indipendenti economicamente, come me e mio marito. Mio figlio invece, a cui abbiamo pagato l’appartamento quando si è sposato, ha purtroppo problemi famigliari. La moglie lo ha lasciato da un giorno all’altro e vive in quello stesso appartamento col suo nuovo uomo. Se non fosse per quella stupenda bambina che hanno insieme, non gliene fregherebbe più di tanto, ma quella bimba è la sua vita. Ho detto a mio figlio che poteva anche tornare in casa da noi, ma a 42 anni capisco che non sia facile. Adesso vive in affitto in un monolocale e per lavare, stirare e pulire ci penso io. Probabilmente, tra affitto e soldi che deve dare alla moglie che non lavora e per le esigenze della figlia, gli rimane davvero ben poco. Comunque, dai! l’importante è la salute e speriamo che almeno quella ci rimanga, anche se la nostra vecchiaia l’avremmo immaginata più serena.

Queste parole sono la sintesi di una chiacchierata con una mia cara amica che, dopo una vita spesa a lavorare si ritrova piena di problemi senza colpe proprie. Viviamo in una strana epoca, in cui i genitori stanno meglio dei figli. Un’epoca in cui abbiamo perso tanti diritti conquistati in anni di lotte e di sacrifici. Quanti sono i nonni che, anche solo in una parte, si ritrovano in situazioni analoghe? A tutti questi nonni e nonne, che sono diventati l’unico vero welfare per le generazioni più giovani, un ringraziamento per quanto stanno facendo.

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De coe(renzi)a


di Gianluca Bellentani —

Nei giorni scorsi, in un mio post sulle Olimpiadi a Roma, in cui chiedevo lumi sul perché di questo cambio di pensiero da parte di tanti che solo due anni fa le bollavano come un insostenibile spesa di soldi pubblici, un amico mi ha risposto che i tempi sono cambiati, che l’ Italia non è più sull’orlo del precipizio e che per questo motivo si può anzi si deve avere una vetrina per il Paese.
Bene, prendo atto. Non sono molto convinto, ma posso anche essere parzialmente d’accordo. Cambiano i tempi, e quello che ieri non andava bene, oggi può andar bene. E viceversa.

Adesso proviamo a porre la stessa domanda di ieri con gli stessi esempi, ma al posto della parola Olimpiadi mettiamo due nomi:

                      Ignazio Marino                                      Vincenzo De Luca
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Ignazio Marino ieri
“Forse uno dei migliori Sindaci che Roma abbia mai avuto. Persona capace ed equilibrata, mai toccata da scandalo alcuno. Davvero un marziano, l’unico che può risollevà le sorti de sta povera città. Marino daje!”

“Beh, sarà anche una persona brava e senza macchia, ma il degrado in cui versa Roma mi pare palese e sotto gli occhi di tutti… “

“Ao’, ma te rendi conto dei disastri che ha fatto la giunta Alemanno ? Ma lo sai quant’è il debito in cui ha lasciato Roma? Quante so’ le cricche che governano la Capitale? Solo Marino ce po’ salvà e se lo critichi, anche tu stai a magnà in quel troglo de’ fascisti assieme alla Meloni e a Storace oppure con quell’altro palazzinaro de’ Marchini”.

Ignazio Marino oggi
“Certo era ‘na persona onesta, ma troppo piena de sé. Poi diciamola tutta, a Roma le buche nell’asfalto ci sono ancora e paiono crateri. Il problema dell’immondizia e quello dei trasporti non sono stati risolti. Dispiace per Marino come persona, ma bene ha fatto Renzi a sollevarlo dall’incarico. Giusto metterne uno come Giachetti, che ha sicuramente più esperienza e capacità”.

Ma Marino non era quello che poteva risollevare le sorti della città? non era quello che per primo aveva sfidato le lobby di Mafia Capitale? Le colpe di Marino erano le stesse anche sei mesi fa. Poi vi pare una cosa normale che un partito sfiduci dal notaio (non in Aula Consiliare) un sindaco del proprio partito? Con questa mossa, non si consegna la città su un piatto d’argento al M5Stelle (come poi è avvenuto)?

“È vero, è stata una mossa dolorosa ma è giusto intervenire quando un sindaco, anche se del tuo partito, non è in grado di amministrare una città. Renzi si dimostra ancora una volta persona intelligente, che mette da parte le logiche di partito per il bene della città e dei cittadini. I romani capiranno benissimo che, per il loro bene è meglio affidarsi a Giachetti piuttosto che a Giorgietta occhi a palla o a quella ‘fresciamoscia’ della Raggi” (e il risultato finale di questa mossa “strategica” la conosciamo).

Vincenzo De Luca ieri
Durante le Primarie tra Bersani e Renzi, scoppia il caso delle false tessere nei circoli del salernitano. Le nuove tessere spuntano come funghi e i vertici del PD ritengono doveroso che la Magistratura accerti se vi siano state irregolarità.

“Ecco il camorrista di turno che vuole inquinare gli esiti della votazione per avere protezione per tutti i suoi loschi traffici… “

“Beh, sicuramente De Luca è un personaggio da prendere con le molle e con cui non prenderei nemmeno un caffè, ma bisogna riconoscere che è un bravo amministratore, visto che i salernitani lo votano in massa”.

“E cosa c’entra se è un bravo amministratore? questo è un delinquente camorrista, e solo questo conta!”

Vincenzo De Luca oggi
L’On. Rosy Bindi, capo della Commissione Antimafia, dichiara De Luca impresentabile per correre alla poltrona di presidente della Regione Campania. La Bindi spiega pubblicamente che la decisione presa non deriva certo da una sua antipatia per De Luca, che anzi considera un validissimo amministratore, ma che, essendo lei a capo della Commissione Antimafia, ha solo applicato il regolamento, che prevede la dichiarazione di impresentabilità per chi ha un’indagine in corso. De Luca gira in ogni luogo e trasmissione televisiva per spiegare che le accuse che gli vengono mosse sono fandonie e denuncia la Bindi per diffamazione, infischiandosene se dai vertici del Pd lo invitano a darsi una calmata.

“Diciamolo francamente: la Bindi non ci ha fatto certo una bella figura con questi comportamenti nei confronti di un collega del suo stesso partito. Che non sia tanto favorevole a Renzi è cosa nota ma, visto il ruolo che ricopre, doveva avere un comportamento diverso e lasciare da parte le antipatie personali. Anche certe affermazioni di De Luca su di lei, se sono da condannare, allo stesso tempo sono anche meritate”.

“Ma cosa state farneticando? Proprio per il ruolo che ricopre, la Bindi bene ha fatto ad applicare il regolamento. Sarebbe stata una vergogna che non si fossero usati gli stessi pesi e misure. L’antipatia verso il premier e persone a lui vicine è una pura invenzione. Riguardo alle frasi che oggi voi condannate, ma allo stesso tempo giustificate, non rammentate la levata di scudi che facemmo contro Berlusconi quando la insultò in diretta durante una trasmissione televisiva? quando a l‘Aquila raccontò una delle sue barzellette da osteria con lei protagonista?

Poi, il Tribunale dichiara che le accuse su De Luca sono infondate e quindi l’ex sindaco di Salerno può correre per la carica di presidente di Regione, carica che assume dopo aver vinto le elezioni.

“Ao’… hai visto che De Luca è una persona per bene? Che non ha commesso nulla di penalmente rilevante? Me meraviglio di un ex comunista come te, che difende a spada tratta ‘na vecchia democristiana come la Bindi”.

Cronaca di questi giorni
Intervistato da un’emittente televisiva, quando la giornalista chiede a De Luca un parere sulla Bindi, questo risponde che la Bindi è “un’infame da uccidere”. Parole vergognose, ancor più gravi in quanto pronunciate da un uomo delle Istituzioni e non da un guappo di strada, così come vergognosa è la sua difesa, quando afferma che “le frasi sono state inventate”, quando invece esiste il video a riguardo. Le parole del premier, che “si dissocia e condanna queste affermazioni” sono solo parole di circostanza. Sicuramente il fiume di voti per il SÌ al referendum costituzionale che porterà De Luca, a cui “non gliene frega niente della Costituzione ma dei tanti soldi che verranno dal Governo per 300 Comuni campani ”sono importantissimi per il premier. Così come importante è l’appoggio in Parlamento di Ala, quella parte del centrodestra in cui milita il senatore D’Anna (quello che mimava un rapporto orale verso una deputata grillina), il quale, a proposito della presidente Antimafia, dichiara che “l’unico vero nemico della Bindi è madre natura”.
Si può anche capire che Renzi non intervenga espellendo dal Pd De Luca o chiedendo agli alleati di governo di fare altrettanto con D’Anna, ma dissociarsi e condannare queste dichiarazioni sono davvero poca cosa in confronto alla gravità di certe affermazioni. Un premier serio avrebbe dovuto chiedere agli interessati il ritiro di certe affermazioni e le scuse pubbliche verso l’on. Bindi, cosa che non c’è stata.

renziCari amici del Pd, partito di cui ancora faccio parte, vorrei ricordarvi che la gente non è poi così stupida come pensate e certi comportamenti, certe affermazioni, le ricorda. In nome della disciplina di partito e del centralismo democratico (sistema che avete resuscitato) state difendendo l’indifendibile, e questo solo per non mettere in difficoltà il segretario-premier. Questa COE(RENZI)A ci farà solo perdere consensi, poiché l’elettore, piuttosto che votare uno che nega la realtà per raccontare le cose nel modo a lui più favorevole, preferirà votarne uno originale e non costruito per la bisogna. E di cacciaballe, nel panorama politico italiano non ne mancano certo.

Fonte: “mimmoblog”

Link:https://mimmomirarchi.wordpress.com/2016/11/21/de-corenrenzia/

 

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L’agricoltura è vita


A nessuno interessa niente degli agricoltori: a cominciare dalle amministrazioni dello Stato per finire ai consumatori. Eppure, gli agricoltori, storicamente, hanno avuto un ruolo fondamentale in tutte le civiltà.

Di Giovanni Chianta

agricolturaIl poco interesse verso l’agricoltura nasce da un fattore culturale: l’idea che il settore primario debba essere relegato ai margini, l’idea che in agricoltura ci lavorino quelli “senza cervello”, l’idea che “tutti sappiano farlo” e quindi quel lavoro vale poco o nulla sia da un punto di vista culturale che economico.
“Produrre cibo” non è cosa semplice. Ci vuol davvero tanto coraggio, impegno e cervello per fare gli agricoltori ai nostri tempi.
Un imprenditore che produce bulloni ha dei costi di produzione e dei fattori di rischio aziendali: ad esempio avere dei clienti che comprino quel bullone.

danni-pioggia In agricoltura i fattori di rischio sono altissimi perché non c’è la certezza di produrre nemmeno il prodotto. Una pianta non è un bullone, deve fare i conti con la natura: se c’è siccità la pianta muore, se piove troppo la pianta muore, se c’è troppo caldo la pianta muore, se c’è troppo freddo la pianta muore, se c’è troppo vento la pianta muore o, per sintetizzare, se la pianta viene colpita da una delle tante malattie e/o virosi la pianta muore e se le piantagioni muoiono vuol dire niente fatturato e tanti debiti. Capite bene che quando tutto va bene è una sorta di miracolo. Dopo aver superato questa dura battaglia contro la natura il contadino deve imbattersi in altre battaglie.
La politica, ovvero tutti gli amministratori che si occupano di agricoltura, dal Ministro Martina fino all’ultimo assessore comunale all’agricoltura, poco o nulla fanno per aiutare gli agricoltori italiani. Ovviamente il pesce puzza dalla testa ed il vero problema è riscontrabile in sede europea.  In Europa hanno deciso di aprire i mercati ad una serie di Paesi extra Ue. Questo significa che aumenterà sempre più la concorrenza sleale con la diminuzione dei prezzi (non si riesce più a coprire le spese) e con l’aumento dei fattori di rischio per la Salute.
frutta-e-verdura-cuoreE qui veniamo ai consumatori. Da anni i nutrizionisti ci dicono che frutta e verdura sono la base per una buona dieta che ci permetta di vivere meglio e più a lungo. Ma la domanda è: ma se frutta e verdura sono contaminati da pesticidi o altri prodotti fitosanitari dannosi alla salute ? In questo caso frutta e verdura avranno effetti negativi sulla salute.
La battaglia che noi contadini portiamo avanti, cioè quella di voler produrre prodotti buoni e sani a prezzi giusti, porterebbe più vantaggi ai consumatori che a noi stessi. Ma questa battaglia non può essere vinta senza l’aiuto delle Istituzioni e dei consumatori. E’ davvero ipocrita chiedere ai contadini italiani di rispettare tutta una serie di norme europee per poi far entrare, sulle nostre tavole, merci da ogni dove potenzialmente rischiose per la salute.

Questo perchè in molti di questi Paesi extra Ue è consentito l’uso di prodotti fitosanitari che in Europa sono vietati perché giudicati dannosi per l’uomo.
libro-tracciabilitaLe istituzioni italiane dovrebbero alzare la voce in sede europea chiedendo una maggior tutela per i prodotti italiani: meno o nessuna importazione dai Paesi che non rispettano le norme sanitarie che noi osserviamo in Italia ed assoluta tracciabilità dei prodotti.
I consumatori dovrebbero impegnarsi a comprare italiano, spesso non è possibile farlo perché alcuni prodotti sono camuffati o non tracciati ma, almeno per i prodotti tracciati, l’impegno dovrebbe essere quello di perdere un minuto in più (e qualche centesimo in più) nel scegliere quello che si mangia.
C’è in gioco molto di più che qualche azienda, c’è in gioco la salute dei cittadini. Ricordatevi che un contadino che produce cibi sani vi allunga la vita.

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Io voterò No ma mi divertirei di più se vincesse il Sì


renzi-grilloMolti renziani andranno a votare il 4 dicembre senza aver letto la riforma e, anche tra i più informati, in pochi credono che sia una buona riforma. Ma poco importa, loro andranno a votare convinti che l’era Renzi non finirà mai, convinti che questa riforma serva, in realtà, a facilitare il lavoro di questo e dei futuri Governi Renzi. In questo scenario, la Costituzione italiana del 1948 è sacrificabile al fine di spianare la strada all’attuale Premier.  Ma le riforma costituzionali non devono calzare a pennello ad un leader politico ma ad un sistema istituzionale allo scopo di renderlo migliore. Una riforma costituzionale andrebbe valutata prendendo come riferimento non il migliore dei politici ma il peggiore possibile, ponendosi una domanda: ma se ci fosse Tizio al Governo, io voterei Sì a questa riforma ? Per i renziani il peggiore politico è Grillo e mi piacerebbe porre loro questa domanda: se questa riforma non fosse stata opera di Renzi ma di Grillo, voi votereste Sì ? Mi azzardo ad anticipare le risposte, quelle vere e non di facciata: assolutamente no, mica affiderebbero tutto quel potere nelle mani di uno come Grillo.

Io voterò No ma, sinceramente, mi divertirei di più se vincesse il Sì. Sapete perchè ? Perchè per i renziani sarebbe il contrappasso dei contrappassi. Gente che vota Sì ad una riforma costituzionale non perchè sia utile al Paese ma solo per partito preso, solo perchè vogliono far contento “B2 la vendetta”, solo per non ritrovarsi i grillini al Governo, per poi però, ritrovarsi proprio Di Maio al Governo che governa con una riforma che gli consente di fare quel cavolo che vuole proprio grazie ai loro voti.

Giovanni Chianta

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Riflessioni sul referendum costituzionale


di Gianluca Bellentani

referendum-costituzionale-si-noManca ancora più di un mese al referendum costituzionale e già da adesso lo scontro tra le diverse tifoserie è al massimo, così come il livello di sopportazione mediatica. Si stanno toccando livelli di discussione e di confronto vergognosi, che spesso cadono nel personale, anche tra iscritti allo stesso partito (e questo è davvero una cosa al limite del paradossale). Per motivi anagrafici, non ero presente al referendum tra Monarchia e Repubblica nel 1946, ma dubito fortemente che lo scontro avvenisse con tale intensità di vedute e soprattutto tra persone dello stesso schieramento. Cerchiamo quindi di ragionare insieme sulle ragioni del voto, lasciando da parte le nostre simpatie e antipatie per l’attuale premier ed entriamo nel merito della Riforma, senza scomodare illustri costituzionalisti ma cercando di semplificare il più possibile le opposte vedute.

Innanzitutto partiamo da un dato di fatto su cui nessuno può obiettare: una Riforma Costituzionale deve comunque essere fatta, sia per una questione economica che di governabilità. Coi tempi che corrono, non possiamo mantenere una seconda Camera che ci costa oltre 1 miliardo ogni anno e che è un doppione dell’altra. Capita spesso (ma non sempre) che i tempi di approvazione si protraggano per mesi solo per un qualche emendamento ostruzionistico e che anche buone leggi, già approvate alla Camera, tardino ad avere il via definitivo. Per queste ovvie ragioni, un intervento sulla Costituzione va comunque fatto.
Sia in caso di vittoria del SÌ o del NO, dopo il 4 dicembre il tempo scorrerà come sempre e Natale arriverà comunque Questo lo dico in quanto certi toni, certi commenti e certe paure sono infondate. Se prevarrà il NO non vi sarà una paralisi governativa, poiché le approvazioni delle leggi vengono comunque fatte, come da sempre è accaduto. Parlare di un Paese immobile è pura castroneria. Se invece prevarrà il SÌ, non vi saranno pericoli di regime o quant’altro. Certo, il premier, chiunque esso sia, avrà più poteri (e negarlo sarebbe una bugia), ma i tempi sono diversi dal dopo guerra e vi sono altri organi preposti ad arginare derive dittatoriali. Non vi sarà uno stravolgimento della Costituzione, almeno nei primi 10 punti, quelli più importanti. Questo non solo in quanto la Riforma non li tocca ma soprattutto in quanto sono già stati modificati, non sulla Carta ma nella realtà. Certe frasi del tipo “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e ogni cittadino ha il diritto di svolgere il lavoro a cui è più portato” oppure “Il lavoratore ha il diritto di ricevere un salario adeguato al suo lavoro ma comunque sufficiente al mantenimento della propria famiglia” oggigiorno sono una chimera. Anche il sostenere il SÌ da parte di leader di altri Stati, è da considerarsi come il timore che l’Italia perda in stabilità politica, con tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare. Della Riforma in sé, credo che agli altri Stati non importi molto se sia buona o meno.

salvini-boschiQuesto livello di scontro, molto più simile a un match di calcio, che non analizza il testo della Riforma ma si sta rivelando sempre più come un voto pro o contro il Premier, ha un unico responsabile con nome e cognome: Matteo Renzi. Questa non è una mia opinione personale ma un fatto innegabile, che lo stesso premier ha ammesso (e conoscendo il tipo, molto poco avvezzo ad ammettere i propri errori, la dice lunga sul grande errore commesso). Certamente tutti possono sbagliare, ma accusare gli elettori di un qualcosa che tu stesso hai creato, è inconcepibile. Frasi del tipo “Se perdo abbandono la politica “ o “mi dimetto dal ruolo di Presidente del Consiglio” non hanno fatto altro che creare un clima di scontro. Personalizzare un normale, anche se importante, quesito referendario non ha alcun senso. Non è una scelta vitale per il Paese, ma solo un riscrivere le regole del gioco. Niente di più. Ancor peggiore è stato il comportamento delle truppe renziane, che hanno voluto creare una spaccatura anche nel sindacato e addirittura in un organismo come l’ANPI. Sentir parlare di veri e presunti partigiani, il mettere in bocca a grandi personaggi di sinistra del passato come Ingrao, Togliatti o la Jotti frasi estrapolate da un discorso, non ricordando che ai loro tempi vigeva il sistema proporzionale e non il maggioritario come ora, lascia ammutoliti.

riforma-costituzionale-senato_2Veniamo ora a questa proposta di modifica e, visto che non siamo tutti (io nemmeno) esperti costituzionalisti, facciamolo senza dilungarci troppo sui vari passaggi.
Se quello che si legge nei vari manifesti o nei messaggi video che ci vengono trasmessi a ogni ora, corrispondesse al vero, credo che la vittoria del SÌ sarebbe scontata. Chi sarebbe contro a un taglio energico della spesa per la politica? chi non vorrebbe tempi di approvazione delle leggi più celeri? quanti hanno a cuore l’esistenza del CNEL? Quasi nessuno. Il problema vero è che questa Riforma non solo toglie voce agli elettori ma fa risparmiare pochissimo e soprattutto non velocizza, ma rende il tutto molto più confuso. Già togliere agli elettori il diritto di scegliere chi mandare in Parlamento è una forzatura. Poi, quando eleggete il vostro sindaco o consigliere regionale, lo fate perché svolga il suo lavoro nella vostra città o regione, oppure perché eventualmente qualcuno (non voi) lo collochi in Parlamento con tanto di immunità? Con quale criterio vengono scelti questi nuovi 95 senatori ? Non si corre il rischio che l’eletto non riesca a fare bene né una cosa né l’altra? quali sono le leggi emanate dalla Camera che devono avere l’approvazione del nuovo Senato? le leggi votate al Senato, devono avere il voto della Camera o passano senza alcun vincolo di approvazione? A queste e altre domande, il governo risponde che verranno in seguito apportate le necessarie modifiche. Non sarebbe meglio apportarli subito questi correttivi? Certo una Riforma ci vuole, ma non ci corre dietro nessuno. Persino il taglio dei costi non è certo di 1 miliardo di euro, ma alcune decine di milioni. Poi diciamolo apertamente: se ex membri della Consulta e tanti altri Costituzionalisti hanno espresso forti dubbi su questa Riforma, possibile che nessuno si ponga una qualche domanda? se un costituzionalista del calibro di Zagrebelsky afferma che “dell’ art. 70 non ci ha capito una mazza” un qualche dubbio se sia una buona Riforma non sovviene a nessuno? Almeno in questa sede, non si vuole fare propaganda per questa o quella scelta, ma certi dubbi da parte del fronte del NO, credo siano legittimi.

Tralasciando chi esprimerà il proprio giudizio solo contro o a favore del premier (e saranno sicuramente la maggioranza), per chi voterà in merito alla riforma in sé, il vero quesito che dovrebbe essere posto, al di la dei tanti spot, dovrebbe essere questo: volete una Riforma fatta il più velocemente possibile, magari migliorandola in seguito ma dimostrando che viene comunque fatta, oppure cercare di farla nei giusti tempi, facendola il meglio possibile e con una condivisione da parte della più ampia platea parlamentare?
Questo è il vero quesito da porre agli elettori.

Da parte mia, auguro a tutti un buon voto, fatto nel merito della sola Riforma.

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La Santa, santa a modo suo


motherteresa_090Il 4 settembre 2016, Suor Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, fondatrice dell’Ordine delle Missionarie della Carità, da tutti conosciuta come Madre Teresa di Calcutta, è stata proclamata Santa da Papa Francesco. È il giusto riconoscimento per questa piccola suora albanese, nata a Skopje nel 1910, che ha passato l’intera vita ad occuparsi degli ultimi tra gli ultimi, ai più sofferenti tra i sofferenti, in uno dei posti più poveri del mondo. Era già stata proclamata Beata nel 2003 da Papa Wojtyla e aveva ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1979. Da lei si sono recati in vista Re e Regine, Presidenti e Capi di Stato, per conoscere lei e il suo impegno profuso per i sofferenti. È un premio meritato questa santificazione? Io credo di si, senza alcun dubbio, almeno per quanto ha fatto. Chi di noi avrebbe il coraggio di partire come missionaria non ancora ventenne per un inferno come l’India, un tempo ancor più povera di adesso? chi avrebbe il coraggio di andare nella periferia della città più povera, Calcutta, dove sono più alti gli scontri e le tensioni tra Indù e Musulmani? chi di noi si sognerebbe di aprire un istituto cattolico in un vecchio palazzo collocato tra un tempio e una moschea? chi si azzarderebbe ad andare per le strade più buie, per i vicoli più sporchi e pericolosi, a cercare sui marciapiedi o vicino ai cassonetti dell’immondizia persone che sono vive solo in quanto respirano? chi di noi avrebbe lo stomaco di pulire ferite infette, piaghe piene di pus, in un puzzo insopportabile di vomito ed escrementi? “Solo” per quanto ha fatto, questa piccola suora deve avere tutto il nostro rispetto e tanta ammirazione.
Per la prima volta nella storia, al suo funerale erano presenti persone di tutte le religioni, unite nel ricordo di questa suora (a conferma che quando esporti bene e non guerra, la popolazione non ti è ostile). Nonostante questo, sono in tanti, cattolici e non, che si dicono contrari a questa santificazione. Chi parla di una sua autonoma gestione del grande patrimonio di centinaia di migliaia di dollari, frutto di anni di donazioni, poco cristallina. Chi l’accusa di essere stata una cattolica bigotta e oscurantista, piena di concetti religiosi radicali e senza alcuna apertura, ricordando certe sue parole dette a riguardo di certi problemi del mondo. La frase «L’AIDS è la giusta ricompensa divina per una cattiva condotta sessuale impropria» è sua.
L’accusa più grave che le viene mossa, è invece quella di essere più attenta alla sofferenza che ai sofferenti. E non si tratta di una calunnia inventata, ma ha in sé le sue ragioni di fondo. Sappiamo tutti che più volte, tanti medici si proposero di mandarle gratuitamente farmaci antidolorifici per alleviare le sofferenze dei suoi assistiti, ma ella rifiutò sempre con la motivazione che la sofferenza avvicina a Dio.

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La Casa per i Morenti di Kalighat

Sono molti quelli che si chiedono del perché di tanto riguardo verso questa suora, che a Kalighat, nella sua Casa per i Morenti, assisteva ma non curava e nemmeno alleviava le sofferenze altrui, mentre i sanitari di Medici Senza Frontiere curavano, e curano tuttora, tanta gente. Il tutto senza i riflettori della stampa e dei media. Il ritratto che ne esce è quasi quello di una sadica felice per la sofferenza dei suoi assistiti. Credo, allora, che vadano sottolineate alcuni aspetti che abbiamo dimenticato o anche solo tralasciato. Madre Teresa, nel suo lungo percorso di missionaria, si è occupata anche di persone che morivano di fame. Per questi, nel 1946, a seguito di una terribile carestia, andò personalmente a mendicare cibo per le strade. Negli anni ’50, si occupò invece dei lebbrosi, che raccoglieva e curava per farli guarire. Ne consegue che non è vero che della guarigione non le importasse. Coloro che invece, tutt’oggi, entrano a Kalighat non sono malati ma moribondi, i quali, tranne qualche rarissimo caso, muoiono dopo pochi giorni. A differenza di chi cura per guarire, a volte riuscendoci e altre no, le Suore della Carità non curano né alleviano il dolore ma assistono moribondi negli ultimi giorni di vita. Ed e proprio da questo assunto che dobbiamo partire per farci un’opinione sull’operato di Madre Teresa.
Chi si adopera per dar da mangiare e curare le persone lo fa con lo scopo di sfamarle e guarirle. Se queste persone non fossero mai sazie nonostante il cibo e non guarissero mai nonostante le cure, quasi sicuramente nessuno si prenderebbe la briga di dare loro tempo e fatica. Avere a che fare invece con moribondi senza alcuna speranza di sopravvivenza, ti toglie lo scopo ultimo: quello di cambiare la loro condizione e il loro futuro. Quando assisti questi derelitti (di cui solo le Suore della Carità si prendono cura), devi quindi trovare un valido motivo per farlo, altrimenti nessuno lo farebbe, nemmeno per un milione di dollari (come disse a Madre Teresa un giornalista venuto a trovarla). Sicuramente un laico, davanti a tanta sofferenza, si preoccuperebbe di dare a questi morenti antidolorifici per rendere la loro dipartita meno sofferta. Madre Teresa invece si attiene alle parole di Dio, alla frase secondo cui Dio ha a cuore i sofferenti e per loro le porte del Cielo saranno sempre aperte.
L’unica conforto terreno riservato ai suoi assistiti, è quello di non lasciarli soli negli ultimi giorni di vita e dar loro, dimenticati dagli altri, una speranza per l’aldilà. Solo la sua certezza, cioè che con la sofferenza essi avranno aperte le porte del cielo, è il fine ultimo, l’unica ragione di questo suo modo di assistere i moribondi dimenticati da tutti.
Sicuramente, per chi non è una persona di fede o perlomeno ha un concetto della religione molto più aperto e tollerante, certi comportamenti lasciano perplessi. Madre Teresa era invece molto radicale riguardo ai concetti religiosi, da sempre. Quindi non dobbiamo stupirci di certe sue parole ne di certi suoi comportamenti. Possiamo quindi dire tutto quello che vogliamo su di lei, ma questo non cancella tutto il bene che ha fatto in tanti anni. Chi potrà giudicarla per quanto ha fatto, potrà essere solo quel Dio che tanto amava e di cui seguiva gli insegnamenti, magari a modo suo, ma sempre mettendo il prossimo davanti a se stessa.

Fonte: https://mimmomirarchi.wordpress.com/2016/09/28/la-santa-santa-a-modo-suo/

Pubblicato in: politica

Alla faccia del voto locale.


 

1452352147969.JPG--il_piano_di_renzi_per_tornare_alle_urneperche_e_quando_vuole_caderee_studia_il_rimpasto__i_nuovi_nomiOggi, ci sono quelli che minimizzano sulla netta vittoria di M5S parlando di “voto locale” sapendo, ovviamente, di mentire. Nessun voto è mai solamente locale oppure europeo ma tutti sono equiparabili ad un test sullo stato di salute di chi governa e chi fa opposizione. L’esempio più eclatante è rappresentato dalle ultime elezioni europee, quelle dello storico sforamento del 40 % da parte del PD. Quello fu un successo per il PD ed una sconfitta per M5S tanto che Renzi fu “legittimato”, proprio da quel risultato, a fare il padre padrone del PD e dell’Italia. Se avessimo seguito la logica renziana avremmo parlato solo di “voto europeo” senza nessuna conseguenza (in quel caso positiva) sull’esecutivo.

Questo ci dimostra come Matteo Renzi non sappia certamente perdere e, a ben vedere, nemmeno vincere. La sua ultima vittoria personale risale alle primarie contro Bersani e quella di partito fu falsata dall’effetto 80 euro: quando non ci sono avversari “materasso” oppure soldi di mezzo Renzi non vince…

Questo test ci mostra un Renzi  in grossa difficoltà tanto da aver politicizzato  un referendum costituzionale rendendolo un si Renzi- no Renzi. Un grosso errore. Gli ultimi sondaggi danno il si ed il no molto vicini e non è questa una buona notizia per il PD renziano. Perché è il solo Renzi, da circa un mese e mezzo, a girare l’Italia per convincere gli italiani  occupando pure l’informazione: nei grandi media le ragioni del no, strategicamente, non sono pervenute. Quando cominceranno a fare campagna elettorale anche i partiti che sostengono il no, per Renzi, sarà un disastro.

La strada delle elezioni anticipate sembra sempre più vicina e, con un M5S in gran forma, la partita è più che aperta, a meno che, non vengano elargiti 80 euro qualche settimana prima del referendum: l’effetto 80 euro cambierebbe tutto.

D’altra parte, parafrasando una nota pubblicità, potremmo ricordare come a Matteuccio piaccia vincere facile.

Giovanni Chianta

Pubblicato in: CRONACA

I Giochi dei palazzinari


olimpiadiSulle olimpiadi si sparano numeri e benefici a casaccio. Posti di lavoro (che variano dai 48 mila ai quasi 200 mila, piccole differenze), aree cittadine da valorizzare e non meglio precisati benefici per la cittadinanza nel periodo post olimpico.

Quello che pare più certo, invece, sono i costi delle ultime olimpiadi (Atene, Pechino e Londra) che sono lievitati con perdite mostruose; le strutture, in molti casi, sono rimaste cattedrali nel deserto senza nessuna utilità per i cittadini. Per non parlare del periodo post olimpico: di Atene possiamo dire che, il periodo post olimpico sia coinciso con il disastro economico che, non è certamente da addebitare direttamente alle olimpiadi ma, pare evidente che la Grecia non potesse permettersi quell’evento. Qualcuno quelle perdite deve pur pagarle e sono sempre i cittadini.

In questo scenario, nemmeno le città più ricche del mondo potrebbero permettersi le olimpiadi: figuriamoci Roma. Una città con un debito di 14,5 miliardi di euro che i cittadini romani (ed italiani) si porteranno dietro per moltissimi anni (per essere ottimisti). Non solo, stiamo parlando di una città dove la corruzione è dilagante come riportano le inchieste di mafia capitale.

I romani sanno bene questo e, di certo, non vogliono le olimpiadi. Chi vuole le olimpiadi ? Quelli che, direttamente o indirettamente, parteciperanno alla più importante competizione pre olimpica: i “Giochi dei palazzinari” !

Giovanni Chianta

Pubblicato in: truffe

Un consiglio utile contro le truffe


 

tototruffaIl web è pieno di articoli che danno consigli su come difendersi dalla truffe telefoniche e porta a porta riguardanti luce, gas, acqua e, soprattutto, la linea telefonica.

Per carica, in molti casi, sono consigli utilissimi ma non risolutivi. Alcuni ci spiegano come capire se un centralinista ci stia truffando o meno ed altri ci consigliano come comportarci se a casa nostra arriva un rappresentante.

In realtà, c’è un consiglio molto utile da seguire, almeno per quanto riguarda la tipologia di truffe sopra menzionate.

Il consiglio. Anche a costo di sembrare scortesi, mettere giù la cornetta (senza dire una parola) non appena capite che qualcuno sta cercando di proporvi qualcosa, iscrivetevi al registro delle opposizioni per non ricevere più queste chiamate e, se continuate a riceverle (alle volte capita), rispondete al centralinista così “sono iscritto al registro delle opposizioni” e sarà lui a metter giù. Non aprite la porta a nessun rappresentante porta a porta.

Questo perché, generalmente, chi cerca di contattare voi via telefono o porta a porta, anche se non dovesse essere  un truffatore,  sta cercando di proporvi un contratto che per voi non sarà davvero vantaggioso.

Il consiglio è quello di essere voi a contattare le aziende fornitrici del servizio  nel caso in cui vogliate modificare un contratto oppure cambiare gestore….

Il web è molto utile in tal senso. Un consumatore ha la possibilità di interagire con le aziende fornitrici del servizio tramite il loro sito web.

Capisco che sia complicato per chi ha delle difficoltà con l’utilizzo del web (e non sono pochi) ma anche qui, qualora sia possibile, fatevi aiutare da qualcuno di vostra fiducia oppure recatevi nella sede del vostro fornitore situata più vicino a voi.

Esser voi, per libera scelta, a contattare loro anziché essere loro a contattare voi, influenzando la vostra scelta, riduce sensibilmente il rischio di esser truffati.

Giovanni Chianta

L’incompetenza (presunta) di Virginia Raggi


raggiUna delle accuse mosse, dagli avversari politici alla candidata Sindaca Virginia Raggi riguarda l’incompetenza, nemmeno presunta ma proprio certa, almeno a dir loro. E’ difficile capire il metro di giudizio utilizzato per giungere a certe conclusioni.

Le ragioni dell’incompetenza sarebbero riconducibili al titolo di studio? Rutelli e Veltroni nemmeno erano laureati, mentre le lauree di Marino ed Alemanno nulla avevano a che fare con l’amministrazione di una città. Lo stesso Giachetti non è laureato mentre Virginia Raggi è esperta di diritto e, quantomeno su questo punto, non ha nulla da invidiare al suo avversario al ballottaggio. Ovviamente, il titolo di studio può essere un punto di partenza ma non garantisce un buon amministratore.

Le ragioni dell’incompetenza sarebbero riconducibili all’esigua esperienza politica ? Non credo serva qualche decennio in politica per avere il certificato di buon amministratore. Anche perché, se bastasse la longevità sulle poltrone, Roma sarebbe la migliore capitale europea. Giachetti ha una grande esperienza politica rispetto a Raggi ma, se dovessimo esser cattivi (ed anche sinceri), potremmo dire che il mostruoso debito di Roma sia nato quando lui era il Capo di Gabinetto di Rutelli. L’esperienza conta solo se hai delle capacità, altrimenti, puoi fare la muffa sulle poltrone rimanendo incapace anche nell’amministrazione di un condominio.

La verità è un’altra. Nessuno, oggi, può affermare con certezza che Raggi o Giachetti siano o meno competenti per fare il Sindaco di Roma semplicemente perché nessuno dei due ha mai fatto il Sindaco di Roma. Amministrare Roma sarà complicatissimo e saranno i cittadini romani a giudicare la competenza o l’incompetenza del futuro Sindaco di Roma. Tutto il resto è propaganda.

Giovanni Chianta

 

Pubblicato in: INGIUSTIZIE, LAVORO, opinioni, politica

Fabbriche senza operai


fabbriche senza operaiLa tecnologia distruggerà sempre più posti di lavoro ma, al contrario di quanto  raccontavano molti pseudo analisti, non verranno creati nuovi posti di lavoro e, nei prossimi decenni, la forza lavoro verrà sostituita da robot.

Sostengono queste teorie moltissimi studiosi ma, se non volessimo seguire la teoria, basterebbe la pratica.

Moltissime aziende, in tutto il mondo, stanno sostituendo gli operai con i robot perché  è aumentato il costo della manodopera (nei paesi più ricchi) mentre è diminuito quello dei robot. Oltretutto, le macchine, non si stancano e non rivendicano diritti: una manna per i produttori.

Peraltro, in Cina esiste già una fabbrica senza operai e moltissime aziende seguiranno questo modello.

Continueranno a durare  i lavori dove l’uomo non ha ancora pensato a come sostituirsi con una macchina o con un software  fino a quando, appunto, troverà il modo per farlo.

D’altra parte, un segnare inequivocabile di questa tendenza è rappresentato dalla crescita della produttività e dalla decrescita dell’occupazione.

Pochissime persone, grazie alle tecnologie, potranno gestire interi processi produttivi e questo comporterà maggiori diseguaglianze tra ricchi e poveri con uno spostamento della ricchezza ancora maggiore a favore dei più ricchi.

In questo scenario è impensabile credere che un lavoratore possa lavorare per 42 anni e, molto probabilmente, noi rappresentiamo le ultime generazioni che pagano i loro contributi per pagare le pensioni delle generazioni precedenti: dietro di noi ci sono robot e quelli non pagano contributi.

Questo è il momento di pensare a come risolvere un problema epocale. Fermare la tecnologia ? Trovare nuovi modelli di ridistribuzione della ricchezza?

Il tema è molto complesso. In tutta la storia dell’umanità,  nessuno ha mai fermato il progresso ma il progresso senza se senza ma porta al disastro.

La strada più sensata sembra quella di cercare nuovi modi per ridistribuire la ricchezza. Molti Paesi adottano già il reddito di cittadinanza ma in Italia sembra utopia: solo M5S è convinto che la forza lavoro sostituita dalla tecnologia dovrà avere un paracadute per sopravvivere.

Altri sostengono la necessità di tassare i profitti delle grandi multinazionali per ridistribuirli alle classi più povere.

A prescindere da tutto, credo che tutti quelli nati dal 1970 in poi,  dovrebbero preoccuparsi più del fatto di avere un reddito per poter vivere fino alla vecchiaia che di quando e se prenderanno la pensione.

La sfida per il futuro è questa.

Giovanni Chianta

Pubblicato in: CRONACA, RESISTENZA

QUEI 7 RAMI SPEZZATI…..


 

 

famiglia cervi al completodi Gianluca Bellentani

A  Campegine, un paese della bassa reggiana, vive la famiglia Cervi. E’ una di quelle grandi famiglie di un tempo, composta dal padre Alcide, dalla madre Genoeffa ( scritto così ) Cocconi e da 9 figli. I figli sono 7 maschi, Gelindo Antenore Aldo Ferdinando Agostino Ovidio e Ettore più 2 donne, Rina e Diomira. Sono da tutti conosciuti come i Rubàn, non perché rubino ma dal nome del paese d’origine della famiglia, Rubiera, un altro paese del reggiano. Il padre Alcide condivide le idee socialiste, in particolare i pensieri di Camillo Prampolini, quell’ uomo mite, dalla barba bianca e dal grande cappello, che proprio in quei luoghi organizza comizi e riunioni, parlando di un mondo migliore senza sfruttatori ne sfruttati, in cui ognuno dovrà dare quello che può e consumare solo quello di cui ha bisogno. Certo Alcide non può perdere tempo con la politica ; il lavoro nei campi è duro e necessita sempre di tempo e di braccia. I Cervi sono mezzadri e questo rende la loro condizione ben misera, così come per gli altri come loro. Perché quella del mezzadro è davvero una condizione misera : tanto lavoro, tanta fatica e quando l’annata è buona il padrone si ingrassa e tu sopravvivi. Quando invece l’annata non è buona, magari solo per una tempestata o per la siccità, allora il padrone ingrassa di meno ma tu e la tua famiglia fate la fame. Non puoi nemmeno ribellarti in quanto basta qualche parola di troppo perché  il padrone del terreno ti cacci, tanto a prendere il tuo posto c’è la fila. Il pelatone romagnolo, quello che si affaccia dal balcone davanti ad una folla osannante, non è certo quello che ‘’ avrebbe portato l’ Italia ad essere la stella polare del firmamento mondiale ‘’. I Cervi non sono stupidi e non si lasciano certo influenzare dalla follia collettiva. Che poi non ci vuole certo un genio a capire che se si difendono i padroni e le loro ricchezze, non puoi certo dirti che sei dalla parte di chi lavora. Come possono coesistere senza regole scritte e condivise, due mondi in cui uno lavora e a stento sopravvive e l’altro non fa nulla e prospera sul lavoro degli altri ? Certamente potresti cambiare la tua posizione, magari prendendo in affitto un qualche podere, ma e’ comunque un rischio altissimo; perché se il terreno lo fai fruttare la cosa va bene, ma se il terreno non ti rende e non riesci nemmeno a pagare il prezzo d’affitto, sei rovinato per sempre e anche il buon nome della famiglia verrà marchiato dalla nomea di incapace. I Cervi continuano ad essere mezzadri, spostandosi dal podere del Tagliavino a Campegine in altri poderi vicini . Prima ad Olmo di Gattatico, poi a Valle Re. Poi una sera del ’34, mentre tutta la famiglia e’ riunita a tavola per la cena, il capofamiglia Alcide dopo essere stato in silenzio per tutto il giorno, batte i pugni sulla tavola : ‘’A io’ decis : andomm a i Camp Ròss ‘’. La famiglia allora si sposta solo di pochi km ma è comunque un viaggio che per loro rappresenta tutto. Non e’ un cambiare podere ne lavoro ma un andare incontro ad una nuova vita. Saranno loro e non altri i padroni del loro destino.

Qui la loro storia dovrebbe finire e i Cervi sarebbero ricordati solo come persone che ebbero più coraggio di altre per cambiare la loro posizione sociale. Come in tutte le storie però, accade qualcosa che rende questa storia diversa dalle altre. Non più storia anonima ma esempio perenne di lotta e di antifascismo.

Come per tutti i giovani in età, anche ai fratelli Cervi viene mandata la cartolina di precetto per presentarsi al servizio di leva. I Cervi considerano questo tempo un tempo perso, a fare cose senza senso e senza alcuna utilità ; un tempo non solo perso ma anche rubato a cose molto più utili ed urgenti come il lavoro nei campi. I sette fratelli cercano ogni mezzo per farsi riformare, chi per un’ernia e chi per i pochi denti rimasti dopo una malattia alle gengive. Qualcuno invece, non può addurre nessuna motivazione ed è costretto suo malgrado a partire : e’ Aldo, che viene mandato a svolgere il servizio militare in Veneto, a  Susegana. E’ il 1930 e l’ Italia fascista non e’ ancora in guerra e sono finiti pure i massacri nel continente africano. Per Aldo quindi si prospettano 24 mesi di normale e pallosa routine. Il giovane non da segni di insofferenza alla vita militare e svolge le proprie mansioni diligentemente. Una notte, mentre e’ di guardia ad un deposito, un caporale si avvicina furtivamente al posto di guardia. Il caporale sa bene che nel caso sorprendesse il soldato a dormire o lontano dal posto di guardia, avrebbe una promozione ( e il soldato si prenderebbe 20 anni di prigione militare ). Aldo invece non dorme affatto e, sentendo un rumore e vedendo un’ombra furtiva vicino alla sua postazione, dopo aver urlato per 2 volte ‘’ Alt ! Chi va la ? ‘’ e non ottenendo risposta, spara contro l’intruso.  I fucili delle sentinelle sono caricati con pallottole esplodenti e il caporale viene ferito solo leggermente ad un braccio. Quando si reca all’infermeria della caserma e gliene viene chiesta la causa, questi racconta che la sentinella gli ha sparato volutamente senza alcun preavviso. Il tribunale militare apre un’ inchiesta e il caporale, avvalendosi delle testimonianze di alcuni colleghi e dalla reticenza dei testimoni, pur essendo palesemente in torto, non viene perseguito. Al soldato Cervi viene invece inflitta una condanna abbastanza blanda rispetto ad una sua eventuale colpa e viene condannato alla pena detentiva di 24 mesi ( anche se ne farà per buona condotta poco più della metà ) da scontare nel penitenziario militare di Gaeta. Aldo e’ molto abbattuto per quanto è accaduto : non solo perché  sa di essere innocente ma in quanto si sente come un leone in gabbia. Lui sempre abituato al lavoro all’ aria aperta, adesso si trova tra quattro mura, con le mani in mano, senza sapere come passare il tempo … Come potrà riuscire a far passare due lunghi anni ? Mentre è assorto in questi tristi pensieri, gli si avvicina un altro prigioniero. L’altro e’ rinchiuso in quanto prigioniero politico e gli consiglia di leggere, non solo per passarsi il tempo ma anche per apprendere nuove cose. Gli presta libri di Marx e di Lenin, che Aldo legge dapprima con curiosità poi con stupore. Quei libri, quelle pagine, gli aprono nuovi orizzonti di pensiero. Tutte le risposte alle domande che lui ogni tanto si poneva, stavano scritte in quelle pagine.  Quando Aldo uscirà di prigione, sarà un’ altra persona e con le sue idee sarà il volano della storia dei Cervi da ogni punto di vista, sia economico che ideale.

Quando la famiglia Cervi arriva ai Campi Rossi, non trova quella specie di paradiso terrestre che aveva in mente. Il terreno e’ pieno di balze che certo creeranno problemi quando ci sarà da seminare e da raccogliere. Bisognerebbe livellare il terreno e renderlo tutto pari ma sarebbe un lavoro immane ; e poi la terra che non utilizzi come fai a trasportarla fuori ? Mica puoi farlo solo con le carriole. I Cervi però sono più avanti degli altri come pensiero. Hanno imparato da Aldo che anche un contadino ignorante, se non vuole essere uno schiavo del padrone, ha un solo mezzo, istruirti : e questo lo fai solo leggendo. I Cervi pensano quindi di costruire una rotaia sul terreno e di prendere a prestito dalla ferrovia i vagoni dismessi per il trasporto terra. Con questo ingegnoso sistema, nel giro di qualche mese tutto il terreno è allo stesso livello. Vengono presi dei vitelli, si fanno crescere, si costruisce una bella e grande stalla, si nutrono per bene le mucche e queste danno fiumi di latte, da bere e da farci il formaggio. Altre invece daranno carne per tutti e cuoio per le scarpe. Ferdinando, uno dei fratelli, ha cominciato la produzione di miele e le api di miele dolce e nutriente ne fanno tanto. Il fascismo, con le sue idee autarchiche, ha affamato l’Italia e, per non essere travolto dalle proteste della gente, paga i produttori molto meno di un tempo. Avviene quindi che il mercato nero, dove trovi qualsiasi cosa basta pagarla, sia ormai una regola, che il Regime non tollera e  punisce. I produttori vengono sempre più controllati,così come i prodotti da conferire. Come possono quindi i Cervi riuscire non solo a non aiutare ma a dare danno al fascismo e a Mussolini ? Semplicemente barando sui quantitativi di produzione. Le mucche dovrebbero produrre 10 quintali di latte ? Gli fai qualche bruciatura sul muso, così da inventarti che hanno una malattia e producono la metà. Hai 10 maiali che dovrebbero darti 20 prosciutti ? Dici che te ne sono morti 5 e che li hai dovuti gettare in mezzo al letame ed ora i tuoi prosciutti sono solo 10. Le guardie vogliono controllare se davvero i maiali sono stati gettati in mezzo al letame ? Che si accomodino pure a rovistare in mezzo a tutta quella merda . Per la stessa ragione che a rovistare in mezzo alla merda le guardie non ci vanno, i Cervi costruiscono sotto l’ammasso di letame due locali, in cui macellano e fanno il formaggio ( naturalmente non a contatto col letame ). In casa cominciano ad entrare sempre più soldi ma i Cervi non accumulano fortune in denaro. Hanno tanta produzione, più di quanto servirebbe loro, ma non fanno la borsa nera. Ne danno gratuitamente a chi ne ha davvero bisogno ( e sono in tanti ). I soldi in più di quelli che servono, vengono investiti in migliorie e, cosa inaudita per quei tempi, anche in tecnologia. Il primo trattore Balilla che si vede a Reggio E. e’ il  loro.

Poi, una mattina d’estate, il 25 luglio, la radio da la notizia : Mussolini e’ caduto. Per tutti e’ un giorno di confusione e anche di smarrimento : e adesso ? Che succederà ? La guerra continuerà o no ? Chi comanda adesso ? Se questa e’ un giorno che lascia perplessi e storditi, a casa Cervi e’ invece giorno di grande festa. Il pelatone per è caduto finalmente e con lui la sua dittatura da operetta. Le donne di casa Cervi si mettono ai fornelli e cominciano a preparare kili e kili di maccheroni e di ragù. Il 27 luglio ecco che quei matti dei Cervi arrivano nella piazza del paese con un carro, su cui poggiano i bidoni del latte, che invece stavolta sono pieni di maccheroni caldi e fumanti, con sopra tanto buon ragù di carne e tanto buon formaggio. Tutti accorrono a sentirne anche solo il profumo. Chi se li ricorda più i maccheroni conditi con tanto ben di Dio ? I più increduli sono i bimbi piccoli, che quella delizia non l’hanno mai nemmeno sognata. I Cervi ne danno a tutti e qualcuno più sfacciato ( dalla fame ) fa anche il bis. I carabinieri accorsi per vedere cosa sta succedendo, non sanno cosa fare e allora decidono di partecipare anche loro alla maccheronata. C’e’ anche un fascista che passa, con la sua camicia nera addosso e li guarda quasi vergognoso. ‘’ Dai, vin anca te a magner insomm a nuèter …. Incoo l’è festa per tott‘’ gli grida uno dei fratelli. Il fascista si avvicina timoroso, poi porge il piatto e comincia ad infilare maccheroni con la forchetta, prima pochi poi tanti … Sarà quel buon sapore ormai dimenticato, ma adesso quello non pare più un fascista ma un uomo affamato, che fa festa e si diverte come tutti gli altri.

Quando arriva l’ 8 settembre e il Generale Badoglio annuncia che ‘’ La guerra è finita ‘’, sono tutti a festeggiare , meno che i Cervi. Loro, che hanno una coscienza politica e sanno leggere gli eventi, sanno benissimo che la guerra non solo non è finita ma ne comincia un’altra, ancor più violenta e drammatica : la guerra civile. Si chiedono come sia possibile che nessuno capisca quanto sta avvenendo; ma c’era davvero qualcuno che credeva che Mussolini non avrebbe fatto di tutto per riprendere il potere ? Che amasse il proprio Paese più del posto di comando ? Il nemico e’ sempre quello, il fascismo, adesso ancor più forte dopo l’appoggio di quell’altro matto coi baffetti. Adesso la lotta non può essere fatta solo dando meno conferimenti ma deve essere una battaglia da combattere ogni giorno, con tutte le tue forze. A volte a qualcuno dei fratelli sorge un qualche dubbio morale : ma non ci hanno sempre insegnato che Dio condanna la violenza da ogni parte venga ? Ma nei Comandamenti non c’è scritto a chiare lettere ‘’ NON RUBARE ‘’ ? ‘’ NON FARE DEL MALE AGLI ALTRI ‘’ ?  Non ci hanno sempre insegnato di ‘’ PORGERE L’ALTRA GUANCIA ‘’ ? Quello che stiamo facendo, che e’ giusto per noi, può essere contrario gli insegnamenti di Gesù, quell’uomo semplice come noi, che combatteva le disuguaglianze e difendeva i poveri e i deboli con la sola forza della parola ? Sono le domande che ogni persona per bene si pone ogni qualvolta è costretto a fare atti e scelte contrari alla sua natura. A dissipare questi dubbi, e’ l’incontro con un personaggio che ancor oggi non ha avuto i giusti riconoscimenti, almeno da parte della Chiesa,  per quanto fece : e’ Don Pasquino Borghi, parroco di Tapignola, una sperduta frazione dell’ alto Appennino Reggiano. Un prete magro con la faccia da buono, con piccoli occhiali montati sul naso, che nasconde nella canonica armi e munizioni e che da asilo e protezione ai tanti Partigiani delle zona. Un prete che farà la stessa fine dei Cervi, nello stesso posto e davanti allo stesso muro, meno di un anno dopo. Se anche lui, un servitore di Dio, si comporta nel nostro stesso modo, allora noi operiamo nel giusto.

I Cervi compongono una banda per compiere atti di sabotaggio . Operano soprattutto sulle colline dove non sono conosciuti. Abbattono un traliccio elettrico e a Toano, sempre sulle colline reggiane, assaltano la caserma locale dei Carabinieri, rubando armi e munizioni. Chiedono l’appoggio di quelli del CNL reggiano ma questi son peggio dei burocrati. Possibile che non capiscano che, in un momento del genere, siano più importanti certe azioni sul terreno che la formazione dei GAP locali ? Molto meglio rivolgersi a quelli di Parma, molto meno politicizzati ma più concreti sul come impostare questa strategia di lotta. Che poi quando quelli di Reggio fanno qualcosa, fanno più danno che altro. Come quando pensano di far fuori il capo del fascismo reggiano Giuseppe Scolari : l’azione non viene ben pianificata e quello scampa all’attentato senza farsi neppure un graffio. Non solo l’attentato è fallito ma da quel giorno i Cervi sono sotto l’occhio del fascio. Il paese e’ piccolo e le notizie volano. Tutto questo via vai di gente strana non può passare inosservato.

La sera del 25 novembre del ’43, mentre sono tutti ancora a tavola, da fuori si ode un grido : ‘’ Cervi arrendetevi . La casa e’ circondata ‘’ !! I fratelli stanno per prendere le armi, per sparare a quei porci dei fascisti, che adesso hanno pure dato fuoco alla loro bella stalla con tutte le bestie dentro. Se proprio devono andare all’ inferno, ne porteranno molti altri con loro. Ingaggerebbero una battaglia sino all’ ultimo uomo ma i loro sguardi incrociano quelli delle donne e dei bambini : come si può mettere in pericolo tanti esseri innocenti ? Loro malgrado, i fratelli Cervi si arrendono ed escono con le mani alzate. Con loro anche Quarto Camurri, che ha partecipato a qualche azione di guerriglia assieme a loro e quella sera si trovava lì per caso. Vengono tutti caricati su un camion per essere portati all’ antico carcere Dei Servi, un ex convento che il fascio usa come luogo di tortura e detenzione. Alcide non viene arrestato ma insiste per essere anche lui caricato coi figli. ‘’ State tranquille, noi torneremo. Non pensate a noi ma alla casa. Adesso e’ compito vostro mandare avanti la proprietà, è questo a cui dovete pensare, per non gettare al vento anni di sforzi e di sacrifici ‘’. Sono queste le raccomandazioni che i Cervi fanno alle loro donne e quelle subito si mettono in moto. E’ la vecchia madre Genoeffa che da quel momento prende in mano le redini della conduzione della famiglia e dei lavori e lo fa con un inaspettato senso di comando. Le donne di casa le ubbidiscono e trovano in lei una parola di conforto e di speranza, assieme alla pianificazione del lavoro giornaliero.

I Cervi intanto sono rinchiusi insieme nella stessa fredda e umida cella, piena di sporco e di insetti. Per giorni vengono interrogati e picchiati a sangue, per fargli confessare le loro colpe. Essi negano sempre tutto, dicendo che la loro unica colpa e’ quella di aver ospitato qualche forestiero, che loro non si interessano di politica e che non hanno mai fatto nulla di quanto i fascisti li accusano. Dei Cervi, l’unico a cui non viene fatto nulla e’ il vecchio Alcide, che comunque ha certo le sue sofferenze. Ha un’ ulcera terribile che gli brucia lo stomaco e ogni giorno vede quei suoi poveri figli tornare dall’ interrogatorio sempre più pesti e sanguinanti.

Ai primi di dicembre, i Cervi vengono spostati nel carcere di S. Tommaso, in pieno centro. Per i Cervi la cosa non cambia molto ma cambia invece per gli antifascisti di Reggio che stanno preparando un piano per farli uscire. Una sortita lì per liberarli, magari in un giorno festivo, e’ molto più facile. Si decide quindi di fare l’azione il giorno di Natale ma, a causa di una soffiata, tutto viene rimandato alla notte di Capodanno. Intanto però e’ accaduto qualcosa di grosso, che probabilmente e’ stata la condanna a morte dei Cervi.

Il 15 dicembre a Cavriago, un paese vicino, due membri del GAP hanno sparato a Giovanni Fagiani , seniore della milizia fascista e lo hanno ucciso. Non e’ stata un’ azione pianificata ma una decisione presa sul momento dai due gappisti. L’ eco di quanto avvenuto è fortissimo e la stampa di Regime ne riempie le prime pagine locali. I fascisti devono dare un segnale della loro forza e della loro violenza. La mattina del 28 dicembre, i 7 fratelli vengono caricati su un camion e portati al Poligono di Reggio E. dove vengono fucilati uno di fianco all’ altro assieme a Camurri.

 

La notizia della loro esecuzione non è ancora corsa ma due donne di casa, la sorella Diomira e l’ Irnes, la moglie di Agostino, che il giorno dopo sono venute per portare qualche capo di lana e qualcosa da mangiare ai loro cari imprigionati, imparano da un secondino quanto avvenuto. Le due povere donne tornano ai Campi Rossi e in lacrime danno alle altre donne di casa la ferale notizia. Sono urla e pianti disperati quelle che riecheggiano tra le vecchie mura di casa e i bambini, i ‘’ putèin ‘’, piangono anche loro, non sapendo del perché ma solo vedendo la disperazione delle loro madri. Tutte hanno solo voglia di piangere, di buttarsi sul letto da sole, a piangere per giorni, a ricordare i momenti passati coi loro cari, una carezza, una frase detta o un momento felice. Una donna invece e’ rimasta in piedi, al centro della grande cucina ; i suoi pugni sono chiusi, i suoi occhi sono asciutti e il suo viso pare una maschera di pietra.  E’ lei a parlare per prima. ‘’ Adesso basta piangere . I nostri uomini, i vostri fratelli, i vostri mariti non ci sono più. Cosa hanno detto quando li presero ? Portate avanti il podere, per non disperdere il lavoro e la fatica di tanti anni e noi faremo come ci dissero. Tornate quindi ai vostri lavori e se avete voglia di piangere, fatelo alla notte, quando siete da sole e i bambini non vi vedono. Sapete tutte quali sono i vostri compiti in questa casa e perciò non vi dirò cosa fare. L’ unica cosa che vi chiedo, anzi che vi ordino tassativamente è di non dire nulla di quanto accaduto con Alcide : ne ha passate tante cal pover vecc che ne morirebbe ‘’ !!

Alcide e’ ancora rinchiuso nella stessa cella del carcere di S. Tommaso. E’ convinto che i suoi figli siano stati presi dai tedeschi e deportati in Germania a lavorare. Certo sarà dura per loro ma sono gente di campagna, abituati alla fatica e ce la faranno sicuramente ; poi un giorno, quando questa merda di guerra sarà finita, ci ritroveremo tutti ai Campi Rossi, a mangiare e a bere sino a notte fonda e per una volta nella vita, a ciapèr na bala da stare a letto una settimana intera. Una mattina gli alleati bombardano il centro città e una bomba abbatte un muro del carcere. Alcide esce, trova una bicicletta e pedala sino a Gattatico , dove viene accolto dagli abbracci e dalle cure delle donne di casa. Quello che e’ tornato ai Campi Rossi però non è lo stesso Alcide che era partito. Non e’ più quel vecchio dritto e vigoroso, che ascoltava tutti e poi decideva il da farsi. Adesso è un vecchio sempre più curvo e assente, che passa il tempo davanti al camino acceso a ripetere come un disco rotto sempre le stesse frasi : ‘’ Ma si, torneranno. I miei figli torneranno e tutti insieme faremo sempre più bello questo posto. E ci saranno tanti nuovi bambini che urleranno per casa. E ci saranno sempre nuove risate e discussioni a tavola….. ‘’ Un giorno a pranzo però, la vecchia Genoeffa, che ha tenuto dentro di sé tanto dolore per giorni, esplode : ‘’ Ma Cidooooooo….non vedi quanta gente c’è morta per strada ? Ma proprio non lo capisci ? I nostri figli ce li hanno ammazzati tutti e non torneranno a casa mai  piùùùùùùùùùùùùùùùùù !!!

Queste drammatiche parole, hanno un effetto opposto sui due coniugi. Alcide pare di colpo risvegliarsi da un brutto sogno e comincia pian piano a svolgere quel ruolo di patriarca che aveva un tempo. La Genoeffa invece si mette in un letto e si alzerà solo raramente, per poi morire nell’ ottobre del ’44, dopo qualche giorno dal nuovo incendio appiccato alla  stalla dai fascisti, non ancora appagati dal sangue versato e dalle sofferenze inflitte alla famiglia Cervi. Su questa donna, che nella storia comune pare sempre una bigotta più attenta agli interessi economici che ai valori della Resistenza, credo vadano spese alcune considerazioni. La Genoeffa era si una donna credente ed osservante, ma mai si tirò indietro nell’ assecondare  in tutti i modi i suoi figli e le loro idee. Era una mamma, magari non troppo espansiva ma che più delle idee e degli ideali, aveva a cuore i propri figli. Le migliori parole per descrivere questa donna e il suo dramma interiore, le scrisse Pietro Calamandrei….

Se la sera più non tornerete

Il padre è forte e rincuora i nipoti

Dopo un  raccolto ne viene un altro

Ma io son soltanto una mamma

O figli cari

Vengo con voi.

Fine Aprile 1945
Fine aprile 1945

Dopo la fine della guerra, ancora per 25 anni, Alcide Cervi, sempre più malfermo sulle gambe, girò in ogni luogo per portare la sua testimonianza di quanto avvenuto e a chi gli chiedeva quale era la cosa più importante che i suoi figli gli avevano lasciato, lui rispondeva :

Mi hanno sempre detto nelle commemorazioni : tu sei una quercia che ha cresciuto 7 rami, e questi rami sono stati falciati ma la quercia non e’ morta. Va bene, la figura è bella e qualche volta piango nelle commemorazioni ….. Ma guarda il seme. Perché la quercia morirà e non sarà buona nemmeno per il fuoco. Se volete capire la mia famiglia, guardate il seme : il nostro seme è l’ideale nella testa dell’ uomo.

 

alcide cerviA tutti un Buon 25 aprile

 

 

 

 

 

 

Questo brano è una poesia di Gianni Rodari che abbiamo musicato per il 70° anniversario della Liberazione. Banda POPolare dell’Emilia Rossa

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SONDAGGIO: dai un voto a Matteo Renzi da 0 a 10


renzi-ingleseMatteo Renzi è il Premier del nostro Paese da poco più di due anni. A prescindere dalle simpatie politiche di ognuno di noi, resta un fatto oggettivo: nessuno ha mai votato Matteo Renzi in elezioni politiche che lo vedevano leader di una coalizione e, secondo recente prassi, anche candidato Premier. Insomma, toglietevi lo sfizio di votarlo, nel bene o nel male.

Il voto espresso nel sondaggio sarà indicativo dell’operato complessivo del Governo Renzi. Chi volesse invece esprimere un giudizio sull’operato di Renzi in determinate attività (politica estera, politica interna, segreteria del Pd e via dicendo) può farlo lasciando un commento.

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Altro che olio tunisino, in gioco c’è molto di più.


oliveL’olio tunisino vale piu’ di un essere umano ? Per l’Unione europea, evidentemente, si.
Ma facciamo un passo indietro…

I produttori agricoli italiani, non riescono più a far quadrare i conti delle loro aziende: i costi di produzione sono sempre più elevati mentre i ricavi sono sempre piu’ bassi.
L’abbassamento dei prezzi all’ingrosso è dovuto a molti fattori,  i tre principali sono: “crisi economica” (meno consumi, deflazione, prezzi più bassi anche al dettaglio); “filiera troppo lunga” ( le merci vengono pagate poco al produttore e vengono pagate troppo dal consumatore perchè c’è chi specula)
e “concorrenza sleale”.
In Italia arrivano merci da tutto il Mondo e non necessariamente questo credo sia un fenomeno negativo: nella misura in cui questa globalizzazione delle merci non crei concorrenza sleale e, soprattutto, non si favorisca il libero scambio delle merci alla libertà delle persone di circolare nel globo.
Purtroppo, da decenni, assistiamo ad una contraddizione pericolosissima. L’Ue ha legiferato e sta legiferando in modo tale da favorire ancor di più l’importazione di merci dal Nord Africa (e da altre parti del Globo) ma, allo stesso tempo, vorrebbe gli immigrati fuori dai confini Ue.
Insomma, all’Ue lo straniero piace nella misura in cui sia sfruttabile, possibilmente fuori dai confini comunitari.
Naturalmente, ad utilizzare a proprio piacimento gli africani a casa loro, ci pensano gli europei: sono proprio i grandi produttori europei a produrre in Africa, lì hanno costi di produzione bassissimi. Tutta questa merce che arriva ed arriverà sempre in maggiore quantità dal Nord Africa non farà altro che far chiudere molte aziende italiane che, paradossalmente, saranno costrette ad andare a produrre proprio nel continente africano.
Il segnale dell’Ue è chiaro: le aziende devono delocalizzare. La delocalizzazione non è un danno solo per i produttori (che saranno costretti a sconvolgere le loro vite) ma anche per i consumatori. I prodotti italiani sono in gran parte di qualità  poiché nelle nostre aziende dobbiamo osservare tutta una serie di regole. Queste regole vengono osservate nelle aziende che producono in Africa ? I prodotti che arrivano da lì sono sicuri ? A giudicare da alcuni reportage pare proprio che ci sia da preoccuparsi: imprenditori che dichiarano di non aver mai avuto un controllo, olio stoccato in cisterne maleodoranti  ed uso di prodotti (pesticidi e fitofarmaci) non consentiti in Ue ma consentiti in Tunisia.
Molti di questi prodotti, potenzialmente non sicuri, vengono poi spacciati come “made in Italy” da commercianti italiani criminali.
Se l’Ue  e di conseguenza i governi nazionali aiutassero maggiormente le aziende italiane credo che l’immigrazione sarebbe una risorsa e non un problema. Quel “aiutiamo a casa loro” è molto ipocrita perchè i problemi di Paesi come la Tunisia sono tanti, andrebbero affrontati seriamente senza utilizzare, in maniera strumentale, i problemi di uno Stato per favorire le solite lobbies.
Oggi, l’immigrazione  non è sostenibile anche nelle campagne italiane per un problema soprattutto economico. E’ vero, ci sono molti grandi produttori (delinquenti consapevoli) che si arricchiscono pagando la manodopera poco e a nero. Ma, se vogliamo essere onesti, ci sono moltissimi (la maggioranza) produttori che sarebbero ben felici di regolarizzare i propri lavoratori siano italiani o stranieri ma che non possono farlo, sapete perchè ? Provateci voi a pagare un operaio 2000 euro al mese (tra stipendio netto, contributi e tasse) vendendo, ad esempio, le arance a 6 cent al Kg quando hanno un costo di produzione di 7 cent al Kg perchè entrano sui nostri mercati arance da ogni dove.

Il caporalato nasce nelle sedi istituzionali europee ed è evidente che aumentando questa concorrenza sleale, l’Europa, piu’ che aiutare la Tunisia vuole distruggere l’agricoltura italiana per favorire le multinazionali del settore. Ma, soprattutto, vuole alimentare una guerra tra popolazioni.

Altro che olio tunisino, in gioco c’è molto di più.

Giovanni Chianta

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Civati lascia il PD: forse è meglio così…


civatiDopo l’ approvazione della nuova Legge Elettorale, Giuseppe ‘’ Pippo ‘’ Civati lascia il PD. Era una decisione paventata da tempo, che si e’ concretizzata quando la Camera ha approvato l’ Italicum con la fiducia, in un’ Aula semivuota. Civati lascia il Partito, tra i cori da stadio dei renziani , ‘’ Un rompicoglioni di meno ‘’ e quelli degli anti- Renzi, ‘’ Bravo Pippo, fossero tutti come te quelli della minoranza-dem ‘’. Cori agli opposti , ma accomunati da un lapidario ‘’ Se ne doveva andare anche prima ‘’. Su questo tifo da curva sud, che come più volte scritto nulla c’entra con la politica, credo non valga nemmeno il tempo di soffermarsi. Occorre invece spendere qualche parola sia sul personaggio che sulla sua estrema decisione, che sono sicuro non sia stata presa a cuor leggero dall’ interessato.

Innanzitutto, credo sia una pagina triste della storia del PD. Perché se è vero che quando un tuo elettore storico smette di partecipare alla vita del Partito e’ sempre una sconfitta, lo e’ ancora di più quando ad andarsene è un personaggio come Civati. Non possiamo prendere la cosa con indifferenza ne ancor meno con sufficienza. Civati ha partecipato alle Primarie del 2013, ottenendo 395.715 preferenze, 395.715 simpatizzanti del PD che hanno creduto in lui e nella sua idea di Partito. Lui fa parte, anagraficamente parlando,  di quella nuova generazione di classe politica, tanto sbandierata come la nuova linfa vitale del PD. Ha partecipato alla prima Leopolda ma, a differenza di tanti altri saliti sul carro del vincitore, e’ sempre rimasto coerente alla sua idea, che e’ quella di un partito di csx che debba sempre guardare a sinistra e mai a destra. Ha sempre tenuto aperto un dialogo con tutto il popolo della sx, non solo con Sel ma anche con Rifondazione e con Ingroia. Probabilmente e’ stato uno dei pochi a tenere aperto un canale di dialogo anche con quella parte dei 5 stelle che si riconosce nei valori della sinistra. Non ha rottamato persone del calibro di Prodi e Rodota’, di cui non solo riconosce il valore ma che considera ancora come una risorsa sia per il Partito che per il Paese. Non si e’ mai schierato contro il sindacato ed e’ sempre stato presente alle manifestazioni sia della CGIL che della FIOM, in quanto vede i sindacati una tutela dei lavoratori e non come i nemici del lavoro e del rinnovamento. Perdere un personaggio del genere non e’ quindi cosa da poco.

Stranamente, quelli più critici per questa sua decisione presa, sono i tanti che lo hanno sempre sostenuto in questi anni. Lo si accusa di aver lasciato la partita, di voler andarsene per creare non si sa cosa, che le battaglie si fanno internamente e che creare una forza esterna con un 3/4 % di voti non farà altro che indebolire il PD. A questi tanti amici, perlopiù giovani, vorrei spiegare del perché, personalmente, reputo questa scelta non solo sensata ma proficua per il PD.

Civati le ha provate tutte per creare all’ interno del Partito una minoranza coesa, non in antitesi col Segretario Renzi ma contraria a questo spostamento del Partito verso politiche di destra. Ha più volte minacciato di allontanarsi ma non e’ mai stato ascoltato, tanto da cucirsi addosso l’etichetta di Signor No, Bastian Contrario ed Eterno Godot. Sia all’ interno del Partito che da parte dei media, le sue idee non hanno mai trovato la giusta risonanza, sicuramente molto meno di altri personaggi. Probabilmente dopo l’incontro della minoranza –dem all’ Acquario di Roma, ha capito che le sue idee non potevano essere portate avanti da una minoranza divisa e frastagliata.

Come sono sempre stato ( e sono ) contrario ad una scissione interna, giudico questo allontanamento positivamente. Se la stessa decisione fosse stata presa da altri, la cosa sarebbe stata a mio parere negativa ma, proprio perché a lasciare e’ Civati, la cosa e’ vantaggiosa. Vista la sua storia e la sua età, potrà riunire sotto un unico simbolo quella sinistra eternamente divisa. Non sarà un togliere voti al PD ma un riappropriarsi dei voti di un elettorato deluso che non si reca alle urne, per protesta o per disaffezione. Ci riuscirà in questo ? Lo impareremo in futuro : per adesso, e’ abbastanza che qualcuno ci provi.

Buona fortuna ‘’ Pippo ‘’ : e se il tuo progetto sarà credibile, credo che tanti di noi saranno con te. Un abbraccio..

Gianluca Bellentani

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Italicum: quando il sonno degli elettori produce mostri…


Rai1 - Matteo Renzi ospite a "Porta a Porta"Renzi pone la fiducia sull’ Italicum. E’ uno strappo alla democrazia, al Parlamento, alla Costituzione e al PD. Una prova di forza di cui non c’era certo bisogno, specialmente in questo clima di rabbia e violenza che ammorba il Paese. Che nessuno ora venga a dire che la maggioranza ha sempre ragione in democrazia. Perche’ la fiducia la si pone su ogni legge all’ occorrenza, che sia una buona legge o meno, ma MAI su una Legge Elettorale. Gli unici 2 precedenti che si conoscono, furono la Legge Acerbo sotto il regime e la Legge Truffa del ’53. Una forzatura sicuramente voluta, al di la’ dei numeri necessari. Mi auguro che il maggior numero di Parlamentari del PD votino ugualmente contro questa porcheria. Agli iscritti, chiedo di far sentire all’ interno dei vari circoli la propria voce di dissenso, piu’ sul metodo che sulla legge in questione !!!

Gianluca Bellentani

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Processo Masi: possiamo pensar male dei giudici ?


di Francesca Scoleri

saverio masiCi sono storie che insegnano senza fraintendimento alcuno, quanto sia iniquo il luogo dove i cittadini si rifugiano per chiedere “giustizia”, convinti ( poveri illusi ) che questo sia ancora un Paese dove lo Stato di diritto regna sovrano.
Una storia fra tante, quella del Maresciallo Saverio Masi, qui brevemente raccontata. http://goo.gl/jr36Yc

Un personaggio scomodo che si è permesso di denunciare chi aveva cercato di corromperlo dopo avergli impedito di arrestare Bernardo Provenzano prima e Messina Denaro dopo. Un militare che credeva nella forza dell’arma, un’arma corrotta.

Non potevano lasciare in pace qualcuno che conosceva le trame oscure di un organo dello Stato che faceva e fa tutt’ora gli interessi di chi dovrebbe combattere e annientare. Questo si aspettano i cittadini. Succede invece che ci si trovi di fronte a tante stranezze, assurde coincidenze e situazioni ambigue per cui l’arma ha sempre una buona ragione, a suo dire, per non svolgere il proprio dovere.

E cosi, dove non si arriva con le armi e la morte, si arriva con la legge, mettendo alla sbarra un militare che ha compiuto il suo dovere e sono sufficienti poche false testimonianze per far diventare un consueto gesto come annullare una multa presa durante un’indagine investigativa, un gesto criminale. D’altronde si sa, le indagini, gli investigatori le fanno con le proprie vetture o magari con quelle dell’arma….nei film di Fantozzi sicuramente.
Eppure durante il processo questo è emerso ed è stato provato, e allora perché nessun giudice ha saputo emettere una giusta sentenza ?

Condanna in primo grado, appello e cassazione. Un bel tris di vergogna passata sotto gli occhi di chi si è interessato alla vicenda. Tanti, che da ieri manifestano la propria solidarietà al Maresciallo sul suo profilo Facebook, pochi per quello che questa storia meriterebbe di raccogliere

Non fosse altro perché il Maresciallo Masi e le sue vicende personali rappresentano un tassello importante per ricostruire la storia della Trattativa Stato mafia, quella scandalosa pagina di storia italiana che ancora regge e determina equilibri istituzionali che i cittadini ignorano e, peggio, non dimostrano di voler conoscere.

E una democrazia va a puttane cosi, fra il disinteresse del popolo, la disinformazione degli organi di stampa, la corruzione dei potenti e, peggio, con la condanna degli onesti. Come in questo caso.
Un processo farsa, una serie di impedimenti creati ad hoc per ostacolare la difesa del Maresciallo, il tutto dentro un’aula di giustizia.

Ci vuole coraggio per affrontare tutto questo, ci vuole passione per lo Stato, quella che mosse il Maresciallo, che chiese espressamente di essere inserito nella squadra investigativa che “doveva” trovare i super latitanti. “Doveva” ma non voleva.

Ci vuole il senso del bene comune per rifiutare favori personali, quelli che offrirono al Maresciallo per “distrarsi” dalle indagini che stava portando avanti con tanta tenacia.
Non credo ci sia cosa peggiore per chi rifiuta compromessi morali, del trovarsi sul banco degli imputati prima, e condannato dopo. E magari radiato dall’arma.
No, non c’è nulla di peggio. Ma quello che ci auguriamo noi del Mal Paese, è di vedere ancora voglia di andare avanti in questo onesto servitore dello Stato, che troverà sempre in questo nostro spazio collettivo, un luogo di profonda solidarietà e sostegno.

Come noi la pensa il giornalista del Fatto Quotidiano Giuseppe Lo Bianco  che sul suo profilo Fb scrive : “Rispetto la sentenza della Cassazione, ovviamente, ma non cambia di una virgola l’opinione che ho di Saverio Masi, a cui esprimo la mia più’ convinta solidarietà”
Anche il M5S si è mosso in solidarietà del Maresciallo Saverio Masi; il Senatore Alberto Airola ha infatti presenziato in Cassazione il 24 aprile scorso, data preannunciata come giorno della sentenza, solo che i giudici hanno pensato bene di informare prima i giornalisti di Panorama, che già il 25 aprile, postava sul proprio sito ” Trattativa Stato-mafia: condanna per il maresciallo Masi”. Fatto gravissimo sul quale confidiamo si faccia chiarezza. Parola al quanto sconosciuta “nel Paese delle mezze verità e dei più pericolosi mafiosi” Fabri Fibra – In Italia –

FONTE: PAGINA FB DEDICATA A SAVERIO MASI: https://www.facebook.com/pages/Saverio-Masi-il-coraggio-della-vera-antimafia/1586138031604012?fref=photo

Pubblicato in: CRONACA, pd

Il baratto


expo tessere pdSul web, comincia a circolare la notizia che il PD milanese, a tutti i nuovi iscritti sotto i trent’anni che prenderanno la tessera del partito, attivera’ uno sconto di 25 euro sul prezzo di entrata all’ EXPO 2015. Pare una delle tante bufale che circolano in rete, un qualche post satirico di Lercio e invece, ecco che dal PD la cosa viene confermata, con tanto di post. Inizia una satira senza confine a questa notizia. Chi parla di servizi di pentole e chi di materassi e tutti coloro che non sono del PD si allineano nel condannare questa sorta di vera e propria promozione.

Diversi sono invece i comportamenti degli iscritti al partito. Da una parte i renziani, che parlano di una ‘’ oculata promozione di marketing, atta a rimpinguare le casse del partito ‘’. Dall’ altra, quelli che, come il sottoscritto, rimangono allibiti da una simile sciocchezza.

Innanzitutto, mettiamo in chiaro una cosa : con solo le tessere, sicuramente non copri le spese del partito e questo lo sappiamo tutti. La tessera pero’ e’ non solo una esigua parte di finanziamento ma e’ un documento che certifica la tua appartenenza al partito. Come abbiamo gia’ scritto in altra sede, certamente con questa storia del ‘’ partito liquido ‘’ in cui tutti possono non solo partecipare ma anche decidere la tessera ha perso del suo valore ; allo stesso tempo pero’ non possiamo paragonarla ad una tessera coop o altro. La tessera e’ un simbolo e come tale va’ trattato. Poi diciamocela tutta….Quanta differenza c’e’ tra questa promozione e le dentiere che Berlusconi promise ai pensionati che lo avrebbero votato ? E’ una cosa cosi’ diversa questa dal portare anziani sotto un palco ad applaudire, in cambio di una minerale, un panino e 10 euro ? Per certi versi, la cosa e’ ancor peggiore, in quanto l’ex cavaliere queste elargizioni le pagava di tasca propria, mentre i soldi per l’entrata all’ EXPO sono soldi pubblici. Questo modo di comportarsi, noi del PD non lo abbiamo sempre aspramente criticato ? Per quale motivo adesso facciamo uguale se non peggio ?

Quindi, se non per un senso di ridicolo, almeno per un minimo di coerenza, lasciamo da parte una simile str…… !!!

Gianluca Bellentani

Pubblicato in: CRONACA, RESISTENZA

Una vergognosa onorificenza


Una vergognosa onorificenza

 di Gianluca Bellentani

Il 10 febbraio del 2015, in occasione della Giornata del Ricordo, ( su questa data e sulle foibe scriveremo in maniera piu’ esaustiva nei prossimi mesi ), il Governo conferisce una medaglia d’oro alla memoria delle vittime delle foibe. In una solenne cerimonia a Montecitorio, presenti il Presidente della Repubblica S. Mattarella, la Presidente della Camera L. Boldrini e il Sottosegretario G. Del Rio, le onorificenze vengono consegnate ai parenti delle vittime.

paride moriNon ci sarebbe nulla di strano se trai vari nomi comparisse anche quello del bersagliere Paride Mori, repubblichino di Traversetolo ( PR ), combattente a fianco delle Waffen SS e caduto a S. Maria dell’ Isonzo durante un combattimento coi Partigiani. La notizia provoca rabbia e sdegno, visto che proprio quest’ anno cadra’ il 70° anniversario della Liberazione.

Innanzitutto, credo sia da mettere in chiaro da subito una cosa : sia Mattarella, che la Boldrini e lo stesso Del Rio non hanno alcuna colpa di quanto accaduto. Quando ricopri certe cariche istituzionali, sei tenuto a compiere le funzioni che il ruolo ti impone . Le colpe sono quindi da addossare interamente alla Commissione incaricata di redigere questo elenco di meritevoli di onoreficenza. Si potrebbe dire che certi errori possono sempre capitare ma purtroppo cosi’ non e’, e per diverse ragioni.

via paride moriInnanzitutto, per chi non lo sapesse, a Traversetolo alcuni anni fa, la Giunta Comunale di centro-sinistra aveva gia’ intitolato una via cittadina a P. Mori, adducendo come motivazione il fatto che ‘’ il bersagliere Mori ( il fatto che fosse un repubblichino era stato omesso ), aveva fatto conoscere per le sue gesta il paese di Traversetolo ‘’. Francamente questa motivazione mi pare tanto ridicola quanto patetica. Se cosi’ fosse, allora anche il comune toscano di Mercatale Val di Pesa dovrebbe intitolare una via al suo cittadino piu’ conosciuto, tal Pietro Pacciani, accusato, a torto o a ragione, di essere il mostro di Firenze. Allo stesso modo, il comune reggiano di Correggio dovrebbe intitolare una via o una piazza a Leonarda Cianciulli, la squilibrata che uccideva le persone per poi bollirle e farci il sapone. Naturalmente il nome della via a Traversetolo fu poi cambiato, per le giuste proteste della cittadinanza. Nonostante cio’, i figli di Mori continuarono a sostenere che il loro padre fosse un eroe da ricordare. Ora, che un genitore per un figlio sia sempre una persona di cui avere un buon ricordo e’ giustificato, ma da questo a celebrarlo pubblicamente come un eroe ce ne passa, e molto.

Quello invece che dovrebbe seriamente preoccuparci, credo sia questo strisciante revisionismo storico che si sta’ impadronendo della societa’ e del pensiero civile. E’ quella cosa che Pietro Calamandrei indicava col nome di DESISTENZA. Non e’ il solo dimenticare del come si svolsero i fatti e le vere ragioni degli accadimenti, ma proprio un ribaltamento della vera realta’ delle cose. Ancor piu’ preoccupante e’ che certe affermazioni vengano non solo da persone di dx ma anche di sx ; chi non ricorda quando Violante disse pubblicamente che ‘’ anche chi mori’ per l’ RSI merita rispetto, in quanto l’unica sua colpa fu quella di essersi schierato dalla parte sbagliata ‘’ ? Certamente durante il Ventennio la quasi totalita’ degli italiani era fascista. Era per credenza ( siamo soliti da sempre seguire il pifferaio di turno ), a volte per beneficio personale e a volte per una mera questione di sopravvivenza. Chi scrive, ha avuto parenti Partigiani e anche un nonno che non si interessava di politica ma che dovette per anni indossare la camicia nera se voleva avere un posto di lavoro per poter sfamare i propri figli. La distinzione tra chi dopo l’8 settembre del 1943 ando’ a combattere in montagna, tra chi rimase imboscato sino alla fine della guerra e chi invece collaboro’ coi nazisti deve sempre essere giustamente fatta.

resistenza italianaAi rappresentanti del Governo, il compito di ritirare questa immeritata onorificenza. A noi invece, il compito di ricordare la Resistenza, i suoi valori, i suoi uomini e le sue donne e difenderla da chi la vuole dimenticare, svilirne l’importanza o ancor peggio travisarne la storia !!

Pubblicato in: pd

Lettera a Pier Luigi Bersani


bersani fotoCaro Pier,

quanto tempo e’ passato, da quel giorno in cui stravincesti le Primarie del Partito e ne divenisti il Segretario. In tanti, come me, si domandavano se saresti stato un bravo Segretario, se avresti avuto quel carisma che nella politica italiana conta certo piu’ di ogni altra cosa. Se avresti avuto quella forza decisionale ma soprattutto quella capacita’ di amalgamare le varie correnti interne sotto a un progetto comune. Era chiaro a tutti che erano tutte cose queste che ti mancavano, pero’ eri ( e rimani ) una persona onesta e per bene, come noi della base. Che non ti interessava avere la leadership, ma solo dare il tuo contributo per la realizzazione del progetto del PD, che sarebbe dovuto diventare il Partito per la Nazione. Ti siamo sempre stati vicino noi della base, quelli di sinistra come te. Abbiamo come te ingoiato bocconi amari, come l’appoggio al Governo Monti e alle sue politiche solo economiche e anti-sociali. Ti avevamo avvertito che fare le Primarie stravolgendo lo Statuto interno poteva essere pericoloso, ma abbiamo rispettato la tua scelta personale e ti abbiamo sostenuto. Anche noi siamo rimasti basiti dall’esito del voto, che in solo due mesi e’ passato da un 38% a nostro favore, ad uno scarso 28%. Quanta rabbia abbiamo provato verso quella coppia di grillini, che ti trattava a pesci in faccia durante una diretta streaming. Come te, ci siamo sentiti ferire nel cuore dopo la vergogna dei 101 e abbiamo seguito con ansia il bollettino medico, che ci informava ogni giorno sulle tue condizioni di salute, dopo che un’ ischemia ti aveva colpito. Per queste e per tante altre ragioni, ti sentiamo non solo come un politico ma come uno di noi, un amico e un compagno, nel senso migliore del termine. Come ad un amico, con cui bisogna sempre essere sinceri e schietti, te lo diciamo apertamente : ‘’ Stai sbagliando Pierluigi ‘’ !! Non stai sbagliando nell’ essere ancora nel PD: anche noi ci siamo ancora, pur coi tanti mal di pancia del caso. Come te, consideriamo il PD la nostra casa, anche se in tanti cercano in ogni modo di sfrattarci. Anche noi sopportiamo l’ idea che ci considerino desueti, ma sempre per amore  della ‘’ditta’’,  cerchiamo di dare il nostro contributo, per arginare questa deriva autoritaria di dx che sta’ avanzando  all’ interno del Partito. Come te, sappiamo che oggi come oggi, la sola opposizione puo’ essere fatta solo internamente, in quanto non esistono all’ esterno altre realta’ di sx importanti, almeno nei numeri. Quello che invece non riusciamo davvero a sopportare, e’ che ultimamente tu ti stia coprendo di ridicolo. Perche’ vedi Pierluigi, possiamo anche capire che tu abbia un atteggiamento alla Ferrini ( ci somigli anche ), col suo famoso ‘’ Non capisco ma mi adeguo !! ‘’. Quello che invece proprio non ci va giu’ sono queste tue false minacce, che hanno la stessa valenza di schioppi vuoti. Questo tuo minacciare di non votare questa o quella riforma, per poi alla fine votarla e dire che questa e’ ‘’ l’ultima volta ‘’. Ecco, questo tuo atteggiamento non solo non lo capiamo, ma lo condanniamo. Certo che come te hanno fatto anche altri all’ interno della minoranza- dem, pero’ tu non sei uno sconosciuto Gotor, un Fassina chi, un Signor-no Civati, ma Pierluigi Bersani, quella persona limpida e onesta in cui tutti noi ci rispecchiamo. Cambia passo Pier, davvero… Perche’ potremmo sopportare qualsiasi cosa, ma mai quella di essere derisi. Le giuste critiche che ti vengono fatte per questo tuo comportamento, non le viviamo come un qualcosa che tocca un estraneo ma come se ce le facessero a noi stessi : e questo, davvero, non ce lo meritiamo. Un abbraccio ….

Gianluca Bellentani

Pubblicato in: CRONACA

Il PD, la Sinistra e la mancanza di un leader


pd spaccatoCerchiamo di essere sinceri, almeno con noi stessi : il PD, da quando Matteo Renzi e’ diventato il Segretario-Premier, ha smesso di essere sia un partito che di sinistra. Ha smesso di essere un partito da quando, al proprio interno, ha spalancato le porte a personaggi a cui, del progetto del partito, nulla importa. Un calderone in cui sono mescolate figure agli antipodi tra loro, personaggi che non hanno mai votato PD e mai lo voterebbero se il Segretario non si chiamasse Matteo Renzi. Con questa teoria del partito liquido, quasi fosse una birra, tanti elettori sono entrati in questo famoso ‘’ partito della Nazione ‘’, un ossimoro in quanto, come dice la parola stessa, per partito si intende una parte di elettorato accomunata dalla stessa ideologia di fondo. Ha smesso di essere di sinistra da quando, sia le scelte fatte sia il modo di farle, sono ormai la fotocopia del progetto di Berlusconi. Chi sostiene il contrario, e’ cieco, in malafede oppure, ed e’ la grande maggioranza, dopo anni di brucianti sconfitte si gode il largo consenso che Renzi attrae. Per chi, come il sottoscritto, ha creduto in questo progetto di unione tra DS e Margherita, questa palese perdita di valori della sinistra fa male e lascia increduli e sgomenti.

Cosa possono fare i componenti di questa minoranza di sx ( e gia’ il fatto di essere una minoranza rende bene l’idea di cosa sia diventato il PD ), per poter cambiare le cose ? Le proposte messe in campo sono diverse : analizziamole insieme, per scoprirne pregi e difetti.

Proposta a ) Cercare di fare iscrivere al PD il maggior numero di persone di sinistra, in modo che le file della minoranza si ingrossino e nelle decisioni si abbia piu’ ascolto..

 Questa proposta mi lascia alquanto dubbioso, in quanto la considero tanto utopistica quanto irrealizzabile. A parte che, visto l’andazzo delle cose,  gia’ si fatica a far tesserare chi e’ stato tesserato da sempre. Poi sinceramente, non vedo per quale strano motivo persone che hanno lasciato i DS dopo l’alleanza con la Margherita, dovrebbero ora correre in soccorso ad una parte del PD. Piu’ facile che si esca con un telegrafico ‘’ Ve lo avevamo detto ‘’ !!

Proposta b) Creare all’ interno del PD delle aree di discussione, una sorta di Leopolde , in cui discutere su temi cari alla sinistra.

Puo’ essere una bella iniziativa e gia’ se ne vedono nascere di questi gruppi di discussione nelle varie citta’ italiane. Esiste comunque un problema di fondo : puo’ esserci nello stesso partito, sotto lo stesso stemma, una parte che e’ in netta antitesi all’ altra ? Non e’ che dai l’ immagine di essere una fronda avversaria ? Poi, almeno per coerenza, visto che abbiamo criticato Renzi quando le organizzava, ora dovremmo fare lo stesso ?

Proposta c) Abbandonare il Partito

Questa idea e’ oggigiorno quella che va’ per la maggiore. Gia’ se ne vedono gli effetti nei vari circoli , sempre piu’ vuoti, dove tanti attivisti hanno smesso la frequentazione in quanto non riconoscendosi piu’ in questa idea di partito. Sono quegli elettori che vanno sotto il nome di ‘’ emorragia silenziosa ‘’, che non rinnovano la tessera in quanto inutile, visto che hai gli stessi diritti di chi non ce l’ha. Sono coloro che non si recano alle urne, in quanto preferiscono il non-voto al turarsi il naso o, ancor peggio, dare fiducia ad altre forze politiche. Questa idea, che probabilmente e’ la piu’ facile da seguire, credo sia quanto di piu’ dannoso possa capitare. Innanzitutto in quanto, al momento, non si vedono porti a cui approdare. In secundis, si farebbe il gioco di Renzi, che non vedrebbe l’ora di scaricare la sinistra – dem, al momento la sola opposizione costruttiva.

Proposta d) La coalizione sociale

Questa proposta fatta da Landini e’ a mio parere la migliore e la piu’ fattibile. Un’ area apartitica in cui le varie forze della sinistra si trovano e si confrontano per elaborare un serio progetto di Governo, con piu’attenzione verso il sociale. Servirebbe non solo per un confronto costruttivo ma anche per prendere tempo, elaborando un nuovo progetto unitario e cercando un vero leader, con le qualita’ oratorie e di persuasione di Renzi ma che porti avanti le idee del Partito e non solo le proprie.

Cosa fare quindi al momento ?

Per chi siede in Parlamento, anche senza essere del PD ma contrario alle idee di Renzi, sarebbe una cosa intelligente evitare questo ostruzionismo ad oltranza che, tra canguri e tagliole, oltre a non portare a nulla rischia di passare per una sorta di impaludamento delle Camere. Fare poche e concrete proposte, cercando anche con altri gruppi di trovare punti di intesa comuni e discuterne approfonditamente in Aula. Per chi invece, come il sottoscritto, e’ sempre stato un attivista, suggerisco non solo di non tesserarsi ( per il motivo scritto sopra ), ma soprattutto evitando di dare quell’ aiuto che si e’ sempre dato in questi anni, gratuitamente e senza alcun fine. Almeno potremmo vedere quanto questi nuovi ‘’ arrivi ‘’ siano davvero legati al Partito. Soprattutto pero’ cerchiamo SEMPRE di esserci nelle varie riunioni e comitati e diciamo la nostra, anche se siamo in netta minoranza. La forza di un Partito sta’ nelle persone che lo compongono e nella varieta’ delle idee, non certo da un codazzo di cacciatori di poltrone e di ipnotizzati dal pifferaio di turno !!

Gianluca Bellentani

Pubblicato in: CRONACA, Il Malpaese, opinioni, violenza

Evviva gli orsacchiotti


scontri roma-feyenordI supporter olandesi della squadra del Feyenoord ( non chiamiamoli tifosi, almeno per rispetto di quelli che, per seguire la propria squadra del cuore, fanno sacrifici in termini di tempo e danaro per alimentare una sana passione sportiva), prima della partita coi giallo-rossi della Roma, sono protagonisti di una vera e propria guerriglia urbana nel centro della Capitale. Scene da brivido, con lanci di bottiglie e vandalismi, che trasformano luoghi magici come Campo de’ Fiori e Piazza di Spagna in un vero e proprio letamaio. Anche la splendida Fontana del Bernini, la ‘’ Barcaccia’’, appena restaurata, viene deturpata, forse irrimediabilmente. Si alzano da ogni dove le urla di sdegno per i fatti avvenuti. Il Sindaco Marino accusa di inefficienza il Prefetto e il Questore di Roma. A queste accuse il Prefetto, Nicolo’ D’ Angelo , non potendo avvalersi del solito gioco delle scaricabarile, risponde con questa frase : ‘’Meglio la sporcizia che gente ammazzata ‘’ !!  Sono parole tanto incomprensibili quanto terribili. Incomprensibili in quanto, davvero, non si riesce a coglierne il significato. Certamente e’ piu’ auspicabile trovare un sacco di immondizia sul marciapiede piuttosto che un cadavere, chi lo nega ? Al tempo stesso, per evitare incidenti, non puoi far finta che non succeda nulla. Sono parole terribili in quanto pronunciate da colui che dovrebbe gestire l’ ordine pubblico di una grande citta’. Eppure si e’ molto piu’ celeri e duri contro gli studenti, quando oltrepassano di qualche metro lo spazio programmato per la manifestazione. I manganelli e i lacrimogeni scendono piu’ veloci sugli operai che manifestano contro padroni che hanno come unico scopo il proprio profitto, padroni che se ne infischiano se i loro dipendenti non riescono a dar da mangiare alle famiglie. Vi e’ una sorta di estremismo riguardo all’ ordine pubblico, che e’ molto piu’ duro verso chi manifesta pacificamente per difendere i propri diritti, anziche’ verso veri e propri delinquenti, che hanno come unico scopo quello di fare vandalismo. Ci potra’ pur essere una via di mezzo, un ‘’ aurea mediocritas ‘’, tra l’intervenire per evitare disordini e manganellare e a volte anche uccidere le persone ? Sarebbe stata una cosa illegale tenere sotto controllo questi supporter, che sono da sempre conosciuti come una delle frange piu’ violente d’ Europa ? Sarebbe stata una cosa tanto pericolosa intervenire ai primi tafferugli ? La scelta non puo’ essere sempre tra gli estremi, tra ‘’ meglio un giorno da leone che cent’ anni da pecora ‘’ . Molto meglio sarebbero, come recitava Troisi, dieci anni da orsacchiotto !!!

Gianluca Bellentani

Pubblicato in: CRONACA

QUELLI CHE LA LEGGE DEL FAR WEST…


 

benzinaio stacchioIn un Paese della bassa vicentina, tre balordi armati di pistola, svaligiano in pieno giorno una gioielleria ed escono trascinandosi dietro la titolare come ostaggio. A fianco del negozio, vi e’ un distributore di carburante gestito dal 65enne Graziano Stacchio. Udite le urla della donna, il benzinaio imbraccia il fucile, regolarmente denunciato e si fa incontro ai rapinatori. Spara un colpo in aria per intimorirli ma questi, per tutta risposta, rispondono al fuoco sparando contro il benzinaio. Nasce un vero e proprio conflitto a fuoco ed alla fine due malviventi riescono a fuggire mentre il terzo, Albano Cassol , ferito gravemente ad una gamba dal fucile di Stacchio, muore prima ancora di arrivare in ospedale, lasciando vedova la giovane moglie in avanzato stato di gravidanza. Il gestore viene fermato con l’accusa di eccesso di legittima difesa. La moglie del rapinatore lo denuncia, chiedendo il risarcimento danni.
Come sempre l’ Italia si divide tra accusatori e difensori ma almeno questa volta, quelli che difendono il benzinaio sono una vasta maggioranza. Non solo : in tanti lo chiamano eroe. Il Sindaco di un Paese vicino, tale Joe Formaggio, si mostra in giro con una felpa con la scritta ‘’ IO STO’ CON STACCHIO ‘’ ( Salvini docet ). Anche nei Paesi limitrofi, vengono distribuiti e affissi alle finestre e ai balconi volantini con questa farse. Facciamoci quindi anche noi una domanda riguardo a questa vicenda: ‘’ Ha fatto bene il benzinaio a sparare ‘’ ? Ma soprattutto ‘’ Stacchio e’ davvero un eroe ‘’ ?
Innanzitutto credo che vada puntualizzata una cosa, su cui credo che tutti concordino. Graziano Stacchio era e rimane una brava persona, onesta e laboriosa e Albano Cassol un balordo che viveva di rapine ed espedienti . Cassol sapeva il rischio che correva ma se ne e’ infischiato, forse convinto di farla sempre franca. Se la meritava questa fine ? Sicuramente no, in quanto non si uccide neanche un cane per strada in questo modo . Stacchio invece, ha fatto bene o male a sparare ? Questa domanda, credo che in quei momenti di concitazione il benzinaio non se la sia neanche posta. Ha agito d’istinto, con coraggio o incoscienza, ma ha fatto comunque una cosa che non doveva fare : sparare ad una persona. Che lo abbia ucciso, cosa sicuramente che non era nelle sue intenzioni, non e’ un fatto accidentale ma una conseguenza, sicuramente la piu’ tragica, del suo intervento contro i rapinatori.
Come possiamo quindi sostenere che Stacchio sia un eroe ? Non lo e’ sicuramente, come lui stesso fa notare nelle sue dichiarazioni. Ha fatto solo quello che, se avessimo avuto il suo coraggio o la sua incoscienza, avremmo fatto anche noi. Avremmo agito come il nostro istinto suggeriva, non curandoci delle conseguenze ma allo stesso tempo infischiandocene del fatto che stavamo facendo qualcosa che non era consentito fare ma consci che il nostro agire sicuramente sarebbe stato punito in quanto reato. Siccome siamo in una societa’ civile, abbiamo delle leggi scritte sotto cui dobbiamo sottostare. Non siamo nel Far West dove gli uomini si fanno giustizia da soli ma dove questa giustizia e’ amministrata dagli organi competenti.
Cosa succedera’ quindi a Stacchio ? Avra’ sicuramente tutte le attenuanti del caso, essendo egli incensurato ed avendo agito per aiutare l’ostaggio. Sara’ condannato sicuramente a risarcire la vedova per averle ucciso il marito ( e in questo caso l’aiuto dei suoi concittadini gli dara’ davvero una mano). Andra’ in prigione ? Sicuramente no, in quanto e’ il suo primo reato grave e non vi sono pericoli di fuga. Tutte attenuanti che, naturalmente, non sarebbero state date a Cassol se avesse sparato e ucciso.
Rimane comunque una vicende triste e drammatica, che lascia una giovane vedova, un bambino che non conoscera’ mai il proprio padre e un uomo onesto e per bene, che vivra’ eternamente col rimorso di aver ucciso una persona. Se proprio Stacchio ci sta’ a cuore, lasciamolo in pace e stendiamo un velo di silenzio su questa vicenda!!
Gianluca Bellentani

Pubblicato in: lega, opinioni, pd, razzismo

Una brutta figura che si doveva evitare


kyenge CalderoliLa Giunta per le Autorizzazioni in Senato, chiamata ad esprimere il proprio parere sulle parole espresse dal leghista Calderoli , che durante un comizio aveva dato dell’ orango all’ ex Ministro dell’ Integrazione Cecile Kyenge, giudica come ‘’ una personale  opinione ‘’ le parole di Calderoli, cosa quindi non perseguibile. Si sottolinea che i parlamentari possono avere le loro opinioni in merito alle vicende e alle persone e che cio’ non costituisce reato. Si rimane stupiti da questa presa di posizione, visto che la Giunta e’ composta da una maggioranza di Senatori del PD, che si presume dovessero tenere la parte della Kyenge, che e’ del PD. Anche gli esponenti della Lega difendono il loro Senatore, adducendo l’ esempio di Charlie Hebdo e delle sue vignette blasfeme. Cerchiamo di dare il nostro giudizio su quanto accaduto.

Innanzitutto credo vada sottolineato che, come quando in un certo luogo devi tenere certi comportamenti, allo stesso modo se ricopri certe cariche dovrai avere comportamenti diversi da una persona qualunque. Se io cittadino comune, ovvero senza cariche istituzionali, per strada o dentro a un bar, bestemmio o paragono la Kyenge ad una scimmia, potro’ essere indicato come un maleducato e un cafone ma certamente le mie parole e le mie opinioni non avranno alcun seguito. Se io bestemmiassi tra le mura di una chiesa, che viene considerata la casa di Dio, verrei certo ( giustamente ) allontanato. Quando ricopro cariche pubbliche, le mie parole e i miei comportamenti dovranno avere una valenza superiore a quella del singolo cittadino, in quanto io non sono piu’ persona singola ma rappresento quella parte di popolo che mi ha eletto. Forse, dopo anni in cui si sono viste in Parlamento, ( che e’ e rimane il nocciolo del potere ), figure che stonerebbero anche nella piu’ infima bettola, ci si dimentica che chi siede in Parlamento viene chiamato Onorevole. Questa parola, differente dal solo Parlamentare, sottolinea che chi sieda a Montecitorio debba tenere un comportamento onorevole anche al di fuori del palazzo, servendo il Paese con onore e rispetto delle Istituzioni. Se questa teoria dell’ opinione personale passasse, ci potrebbe sempre essere qualcuno che in un intervento alla Camera o al Senato, potesse tranquillamente dire ‘’ Adesso che ha finito di parlare quell’ asino che mi ha preceduto, parlo io e poi lascio la parola a quella vacca che parlera’ dopo di me ‘’ senza incorrere in sanzioni . Vi sembra questo un modo di esprimersi onorevole ??

Certamente in Aula vi saranno delle correzioni e il giudizio in merito alla questione verra’ sicuramente capovolto, ma si tratta comunque di una brutta pagina per la politica ; e’ stata una brutta figura che si poteva e doveva evitare !!!

Gianluca Bellentani

Pubblicato in: lega, opinioni, politica, razzismo

Dio “Salvini” i siciliani dalla colonizzazione leghista…


di Giò Chianta

salvini frase in sicilianoMatteo Salvini è in cerca di consensi nel meridione per il suo nuovo partito-movimento. Oggi è stato a Palermo dove, per usare un eufemismo, non ha ricevuto una bella accoglienza.

Salvini è corso subito ai ripari dichiarando: “Se abbiamo avuto toni eccessivi in questi anni sul Sud e i meridionali, chiedo scusa e cercheremo di evitare di ricadere negli stessi errori, ma se ci chiamano in migliaia vuol dire che il problema è la forma ma non la sostanza”

Giusto per rinfrescare la memoria sia allo stesso leader del Carroccio che a quei meridionali che volessero farsi infinocchiare,  ricordiamo alcuni (dei tanti) “toni eccessivi”…

Cominciamo proprio da Salvini: “Senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani o colerosi terremotati con il sapone non vi siete mai lavati…napoli merda, …” . Borghezio:“Noi siamo Celti e Longobardi..! Non siamo MERDACCIA Levantina e Mediterranea.. Noi siamo Padani..!”. “Questa parte del Paese non cambia mai, l’Abruzzo e’ un peso morto per noi come tutto il Sud.” Leonardo Muraro: “E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe.” Luca Zaia: “Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano.”

Partiamo dall’autocritica. Noi siciliani abbiamo moltissimi difetti, su tutti, quello (storico) di non aver fatto molto, per troppo tempo, per combattere la mafia.

Però abbiamo un grande pregio: siamo un Popolo accogliente. E nulla potremmo avere mai a che fare con esponenti della Lega che pensano:

Gentilini: “Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile.” Erminio Boso: “Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù”. Giacomo Rolletti: “Sono stato, sono e rimarrò un razzista secondo le ultime direttive UE poichè credo, e aspetto smentita da quei pochi che mi leggono, che certe notizie riportate solo da Il Giornale definiscano chiaramente che tra razza e razza c’è e ci deve essere differenza. Luca Zaia: “E’ un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino. Sempre Gentilini: “Rispediamo gli immigrati a casa in vagoni piombati.” ” “I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka.”

Sicuramente non siamo un Popolo immune da razzismo (la mamma dei cretini è sempre incinta anche qui). Ma mi sento di poter affermare che siamo un Popolo accogliente perché abbiamo una memoria storica. Ci ricordiamo che senza l’immigrazione noi nemmeno esisteremmo come Popolo essendo il frutto di diverse colonizzazioni della Sicilia. Questa memoria storica appartiene anche a chi vive al nord (anche loro sono in parte il frutto di una colonizzazione interna) ma purtroppo lì esiste da oltre un ventennio un partito xenofobo che facendo leva sulle paure alimenta odio al solo fine di continuare ad esistere come partito.

Per queste ragioni, quando un essere umano arriva sulle nostra coste cerchiamo di aiutarlo facendo del nostro meglio. Non oso immaginare cosa accadrebbe se Lampedusa fosse amministrata da un leghista.

Però, oltre ad una colonizzazione positiva abbiamo subito una colonizzazione negativa. Quella dei partiti che da decenni utilizzano la Sicilia come bacino elettorale. La mafia e la politica collusa hanno distrutto la nostra società costringendoci a vivere in Sicilia in miseria oppure ad emigrare. Mea culpa !

Siamo stati distrutti soprattutto da siciliani come noi che fingevano di volere in nostro bene. Non saprei dire se abbiamo imparato la lezione ma una cosa oggi ci appare chiara: certamente non potrà salvarci un partito che ci disprezza profondamente e che viene qui al solo fine di raccattare qualche voto in piu’ per ottenere la maggioranza in Parlamento alle prossime elezioni politiche. Un film già visto troppe volte da queste parti.

Fonti:http://www.nocensura.com/2010/11/tutti-gli-insulti-dei-leghisti.html

Pubblicato in: diritti, estero, LAVORO, opinioni, politica

La ragione e la valenza dell’esito del voto in Grecia


tempio greco

La ragione e la valenza dell’esito del voto in Grecia

di Gianluca Bellentani

Domenica 25 gennaio 2015, si sono svolte le elezioni Presidenziali in Grecia. I sondaggi davano Tsipras come favorito ed infatti il risultato e’ stato questo, ma ben oltre le piu’ rosee previsioni. Syriza, il partito della sinistra greca, raggiunge quasi la maggioranza assoluta. Nuova Democrazia, il partito dell’ ex Premier Samaras, si ferma ad un misero 26%. Scompare quasi totalmente il Pasok, il partito socialista che passa dal 44% del 2009 al 4% di oggi ( e questa fuga di votanti, dovrebbe forse far riflettere chi si pavoneggia di un 40,8 % ottenuto alle Europee ). Ottiene un pericoloso 16% Alba Dorada, il partito nazi-fascista decapitato nei vertici, in quanto i suoi esponenti di spicco sono da mesi in carcere. Probabilmente, l’aver aiutato con distribuzioni di generi di prima necessita’ la popolazione ha dato i suoi frutti. Syriza ha quindi quasi la maggioranza assoluta e per averla manca una manciata di voti. Si rivolge quindi per avere l’appoggio all’ altro partito di sinistra, il KKE, il partito dei comunisti duri e puri, quelli fermi alle idee del bolscevismo sovietico, che rifiutano sdegnosamente di entrare a far parte del nuovo Governo. A questo punto Tsipras , che pretende un cambio di rotta e non puo’ certo chiedere appoggi a Nuova Democrazia e al Pasok, entrambi responsabili del disastro greco, si rivolge quindi all’unico partito rimasto, ANEL, un partito di destra noto per le sue dure posizioni contro gli immigrati. Al leader di ANEL, Panos Kamnenos, viene data la poltrona di Ministro della Difesa. E’ una abile mossa strategica per due motivi. Innanzitutto si toglie ANEL da eventuali ingerenze nel programma di riforme ma soprattutto, memori di quanto accaduto alla fine degli anni ’60 col Regime dei Colonnelli, si ripara dal pericolo di un qualche golpe militare.varoufakis

Il nuovo Governo e’ composto da soli 10 Ministri, tutti uomini, tra cui spicca il nome di Yanos Varoufakis, un economista tanto sobrio nel look ( si presenta al giuramento con jeans e camicia fuori dai pantaloni) quanto fermo nelle proprie idee di una diversa economia. Un personaggio comunque preparatissimo, che segue le orme del piu’ conosciuto Paul Piketti.

I commenti al risultato di queste elezioni sono davvero stravaganti, almeno nel nostro Paese. Il ‘’ genio ‘’ Matteo Salvini, il Segretario della Lega ( quindi non certamente un partito di sinistra ), scrive queste parole su Twitter : ‘’ Finalmente i Komunisti greci hanno capito quanto cattiva sia l’ Europa e quanto l’euro sia una disgrazia per i paesi membri della Ue ‘’ ( quando sappiamo tutti che Tsipras ha sempre ripetuto di voler rimanere sia in Europa che nella moneta unica ). Inconcepibili i commenti di tanti simpatizzanti del PD, con a capo M. Renzi e che governa con una parte del cdx, che parlano di Tsipras come ‘’ uno sbruffoncello che per governare deve allearsi con la destra, ‘’ un ‘’ sola ‘’ che non vuole pagare i debiti fatti dal suo Paese’’. Le femministe lo attaccano per non avere rispettato le quote rosa ( quasi che le quote rosa fossero sempre sinonimo di buon governo ). Anche gli organi di informazione ci mettono del loro, con titoli roboanti ( Vince Tsipras, trema l’ Europa !! Dalla Grecia, culla della civilta’, nasce il nuovo Sol dell’ Avvenir ) etc. etc. Cerchiamo quindi di capire il come sia stato possibile che il popolo greco, mai stato come idee a sinistra, abbia adesso spostato direzione di voto e soprattutto, quanto valga sia dal punto di vista economico che politico il risultato del voto greco.

Il perchè di questo voto

scontri in greciaLa ragione di questo risultato e’ tanto semplice quanto drammatica : i greci, come sanno bene coloro che hanno amici e parenti in Grecia, specialmente nei grandi centri, stanno morendo. Non per una qualche malattia pandemica come in Sierra Leone ne per una guerra civile come in Ucraina, ma di stenti. Immaginatevi se da un giorno all’altro foste lasciati a casa dal lavoro e non aveste alcun sostegno. Se gli ospedali fossero al collasso e doveste pagare qualsiasi cura o medicinale e se anche mandare a scuola i vostri figli fosse qualcosa che non vi potete permettere. Se vi tagliassero gli stipendi del 30% e le pensioni del 50%. Se i prezzi delle utenze salissero vertiginosamente e non aveste di che pagare nemmeno la luce, l’acqua o il riscaldamento . Se le banche con cui avete un mutuo per la casa, vi sbattessero in strada in quanto non riuscite a pagare le rate. Se vi togliessero i vostri figli in quanto non siete piu’ capaci di sfamarli. Se le strade fossero piene di ladri e balordi  e le poche forze dell’ ordine fossero usate quasi esclusivamente per soffocare le proteste di piazza. Se le vostre mogli e figlie si prostituissero solo per poter portare a casa i soldi per vivere…… Il tutto, mentre un pugno di nababbi, tassati in maniera ridicola, continua ad accumulare ogni giorno smisurate ricchezze. Uno scenario da incubo, imposto dalla Troika per ripianare il debito greco ( debito che non solo non scende ma addirittura sale ). A questo punto, voi come cittadini, che fareste ? Non vi verrebbe voglia di dire basta a queste draconiane misure ? Non vi affidereste a qualcun altro, anziche’ a coloro che questo debito lo hanno creato ? Questa e’ la ragione del risultato del voto. Non e’ che da un giorno all’altro i greci siano diventati comunisti,  ma hanno solo votato chi vuole cambiare le cose in maniera diversa dalle direttive della Troika. Vi pare un qualcosa di cosi’ truffaldino ? Ma scusate, se foste ammalati e un medico vi prescrisse una cura che non solo non fa effetto ma vi peggiora, non vi verrebbe spontaneo cambiare medico e cura ? Ecco del perche’ i greci non hanno votato in maggioranza ne’ Nuova Democrazia ne’ tantomeno il Pasok, che appoggiavano la cura della Troika. Vi era da scegliere tra un estremismo di destra quale Alba Dorada ( che voleva abbandonare l’euro e l’ Europa, con tutte le conseguenze del caso ) e una sinistra vera, che vuole rimanere nella UE e nell’ euro ma che crede che la strada per ripianare il debito interno debba essere diversa. I greci hanno quindi scelto il partito che sperano li porti fuori da questa drammatica situazione, con meno rischi per il loro futuro.

sirizaQuali sono le misure adottate da Tsipras per far ripartire la Grecia ? Elenchiamone alcune. Riassunzione dei lavoratori statali licenziati non per esubero ma per mancanza di risorse. Sanita’ gratuita per tutti, cosi’ come le scuole e gli asili. Raddoppio delle pensioni minime, che passeranno dagli attuali 360 euro a 720 euro. Reddito di sopravvivenza per coloro che non hanno alcuna entrata. Utenze elettriche gratuite per i piu’ disagiati e soprattutto fine delle privatizzazioni ( il porto del Pireo rimarra’ greco e non sara’ venduto alla Cina ) . Dove si pensa di trovare le risorse per questo piano economico ? Ricevendo dalla BCE gli aiuti gia’ concordati per le banche elleniche, che hanno le casse vuote. Ridiscutendo i tassi di interesse sui titoli statali, schizzati alle stelle per colpa di una finanza internazionale speculativa. Chiedendo piu’ tempo per ripianare il debito e soprattutto imponendo ai nababbi  greci una forte tassazione.   E’ questo un programma di riforme di sinistra ? Sicuramente, ma non solo. L’ idea di Tsipras e’ che per poter pagare i debiti, la soluzione non sia quella di uccidere le persone spremendole come limoni, ma facendo crescere il Paese ; e se la gente non ha di che spendere, nessuna crescita e’ possibile. Vi pare questa una idea tanto balzana ? Un qualcosa di utopistico ed irrealizzabile ? Personalmente credo di no, ma almeno ci si prova, visto che il solo rigore non ha dato i frutti sperati.

Quanto vale l’esito del voto greco ?

  Dal punto di vista strettamente economico pochissimo, visto che il debito greco e’ una goccia nel mare del debito dell’ eurozona. Il PIL greco corrisponde all’incirca al 4% del PIL europeo, paragonabile a quello della sola regione veneto. I 320 mld di debito non possono certo mettere a rischio i conti della BCE. Conta invece moltissimo dal punto di vista politico. Se questa nuova strategia economica cominciasse a dare frutti e soprattutto se a primavera, con le elezioni in Spagna, la sinistra di Podemos col suo leader Iglesias vincesse, si creerebbe un effetto domino con cui i ricchi Paesi del Nord , Germania in primis, si dovrebbero confrontare.

Cosa accadra’ quindi, nel breve e medio periodo ?

Certamente la Germania e la BCE si opporranno a questo cambio di passo della Grecia. Se ne sono gia’ avuti i sentori quando si minacciava prima di espellere la Grecia dall’ Europa. Poi si e’ minacciato di chiudere i rubinetti degli aiuti alle banche e adesso, dichiarando che i titoli greci non sono piu’ affidabili come garanzia per gli aiuti. Insomma, il capitalismo cerchera’ in ogni modo di ostacolare queste politiche di sinistra, come gia’ si accadde nel ’73 col Cile di S. Allende. Si trovera’ quindi una situazione di compromesso, non tanto perche’ i Paesi creditori saranno mossi da spirito cristiano ma per la semplice ragione che, tra perdere i soldi prestati e dare piu’ tempo per ripagarli, la seconda ipotesi e’ sicuramente la meno sconveniente. Ancor piu’ pericoloso, dal punto di vista politico, sarebbe non accettare questo cambio di passo per il risanamento delle finanze. Se, come pare, le soluzioni del Governo greco fossero inascoltate, Tsipras si troverebbe costretto a chiedere aiuti economici a Putin, che non vede l’ora di scardinare il processo di Unione, dopo le penalizzazioni a cui la Russia e’ stata sottoposta dopo la crisi ucraina. Ancor peggior scenario, sarebbe quello di una avanzata di partiti fascisti, xenofobi e anti – euro, come il Front National della Le Pen in Francia.

Alexis_Tsipras_die_16_Ianuarii_2012Ecco quindi perche’ occorre dare appoggio a Tsipras e alle sue idee. Non puo’ essere lasciato solo in questa battaglia che ha intrapreso. Non e’ solo una battaglia per la difesa delle idee di sinistra ma una battaglia per l’ Europa, che deve essere in futuro non una prigione che ingabbia gli Stati membri, con diversita’ di trattamento tra membri di serie A e di serie B, ma una grande occasione di opportunita’ e benessere per tutti i suoi cittadini . Un continente non piu’ dilaniato da guerre, che parla con una voce sola, in cui i cittadini tutti si sentano assistiti e tutelati. Questa e’ stata l’idea che ha fatto nascere questo progetto di Unione. Non tradiamo questa idea e difendiamola da chi vuole mettere in secondo piano questi ideali !

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Imu sui terreni: lettera aperta al Ministro Maurizio Martina


maurizio martina“Caro Ministro Maurizio Martina,

partirei dal contesto. Il settore agricolo è soggetto a crisi cicliche. Nell’ultimo anno poi, i produttori agricoli hanno visto crollare i propri redditi. Questo è accaduto perché la deflazione ha prodotto una diminuzione dei prezzi, perché i costi di produzione aumentano ogni anno, perché il rischio per l’impresa agricola è doppio rispetto a qualsiasi altra impresa. E’ doppio perché non solo ci confrontiamo con il mercato ma anche con le condizioni atmosferiche. Negli ultimi anni, ad esempio, nel mio Paese di residenza, Licata (Ag), gli agricoltori hanno subito danni legati proprio al maltempo. Basta davvero qualche centimetro di pioggia in più, qualche nodo di vento di in più o qualche gelata per distruggere il lavoro e il guadagno degli agricoltori.

In questo scenario, non si capisce perché, con la scusa di andare a trovare dei fondi per delle coperture, si impone una tassa (che si pagherà ogni anno) a questo settore. Perché tartassare un settore soggetto a crisi periodiche ? Perché mettere in ulteriore difficoltà produttori che nelle loro aziende hanno già un rischio per l’impresa doppio ?

L’imu sui terreni è una patrimoniale che va a colpire aziende in crisi e cittadini in difficoltà. Era proprio necessaria ? Questo è il modo di far ripartire le imprese agricole nel nostro Paese ?

Anche i criteri utilizzati per decidere chi pagherà e chi no sono del tutto ingiusti e, probabilmente, anche illegittimi se mai il Tar del Lazio deciderà a pronunciarsi nel merito.

Se un produttore agricolo (che sia coltivatore diretto o imprenditore agricolo) possiede un terreno in un comune definito “montano” o “parzialmente montano” non paga l’imu sui terreni, se lo stesso  produttore possiede un terreno in un comune né montano né parzialmente montano deve pagare. Questa è la prima ingiustizia: perché mai un produttore “di pianura” dovrebbe essere penalizzato rispetto al collega “montano” ? Pagando una tassa in piu’ del  collega “montano”  non si sta innescando un  meccanismo che mette in moto concorrenza sleale tra imprese dello stesso Stato ?

Chiunque abbia un terreno “incolto” non paga l’imu sui terreni se questo terreno è situato su un comune definito “montano”. Chiunque abbia un terreno incolto in un comune “di pianura” deve pagare. Questa è la seconda ingiustizia: perché mai ad un terreno incolto si applica una tassa in base all’altimetria del comune ? Dove sta la logica ? Ad un terreno incolto non si dovrebbe applicare nessuna tassazione a prescindere da una discutibilissima classificazione ISTAT. Anche in questo caso, a dei cittadini  residenti nello stesso Stato, si applica una tassazione differente. Una “illogica” nei criteri che porta ingiustizia sociale ed, inevitabilmente, conflitto sociale.

Le chiedo di ripensare ai criteri utilizzati al fine di non fare figli e figliastri sia tra i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli “montani” e non che tra i cittadini che hanno la fortuna di avere un terreno incolto in montagna o collina o la sfortuna di averne uno, sempre incolto, in pianura.

Caro Ministro, si ricordi che il suo ministero dovrebbe aiutare l’agricoltura e non infliggerle il colpo di grazia.”

Gio’ Chianta

(agricoltore)

 

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Mattarella al Colle: analisi e riflessi di una grande vittoria


RENZI PUNTA SU MATTARELLA, IL NOME RICOMPATTA IL PDAlle ore 13,15 di sabato 31 gennaio 2015, alla quarta votazione ( come gia’ anticipato dal Premier Renzi ), con 665 voti ( ne bastavano 505 ), Sergio Mattarella viene eletto dodicesimo Presidente della Repubblica. Palermitano, 74 anni, e’ il fratello di Piersanti, Presidente della Regione Sicilia, ucciso dalla mafia nel 1980. Democristiano, trai fondatori del Partito Democratico, si stacco’ dalla DC quando il partito con Andreotti sterzo’ verso la destra. Personaggio timido e schivo, poco propenso alla luce dei riflettori e alle telecamere ma strenuo difensore della  Costituzione, e’ membro della Consulta. Famoso per essere l’ideatore del Mattarellum, la legge elettorale antecedente al Porcellum.

Questa, piaccia o meno, e’ una vittoria di Renzi, che si dimostra uno stratega politico come pochi. Trova innanzitutto una figura che possa unire anche la minoranza-dem, indicando un nome che, detto alla siciliana, ‘’ un si putiva rifiutari ‘’. Fa convergere su questo nome non solo Scelta Civica ma anche SEL. Il NCD di Alfano, prima minaccia di tornare con l’ex – cavaliere e poi ritorna sui suoi passi, anche solo per mero spirito di sopravvivenza. Perde un pezzo importante come l’ex Ministro Sacconi ma, a dirlo con linguaggio renziano, ‘’ ce ne faremo una ragione ‘’. Forza Italia grida al complotto e al tradimento e Renzi risponde giustamente che l’alleanza e’ sulle riforme ma non certo sui nomi. E’ comunque una sconfitta di Berlusconi ( a cui il solo pensiero di avere come inquilino del Colle un ex giudice provoca l’orticaria) e del suo partito, visto che arrivano anche dei voti dai forzisti. Finisce per sempre anche il Patto del Nazareno ? Non facciamo previsioni di sorta, lo impareremo in futuro. Penoso invece il comportamento del M5S. Prima si fanno i nomi di Bersani e di Prodi nella lista da sottoporre alla rete per le Quirinarie, il ‘’ Gargamella ‘’ e il ‘’ Mortadella che ci ha trascinati nell’ euro ‘’, il tutto per far abboccare la minoranza –dem e che naturalmente non cade nel trappolone. Il tutto al solo scopo di fare saltare il tavolo delle trattative. Quando la rete decide per il nome di Imposimato, eccoli prima attaccare Mattarella per una strana storia sull’ uranio impoverito, poi accusando Renzi di non averli consultati. Verso sera finalmente appare il post di Grillo, che elogia Mattarella e lo indica come un nome di grande autorevolezza, che sapra’ guidare il Paese nei prossimi anni come pochi altri. Ennesima figura barbina dei penta stellati, che dimostrano la loro inconsistenza nel panorama politico- istituzionale  e soprattutto la loro incapacita’ di partecipare alla vita politica, tradendo il mandato affidatogli dai propri elettori. Su Fratelli d’ Italia e la Lega che votano insieme Vittorio Feltri, l’ex direttore di Libero espulso dall’Albo dei Giornalisti, stendiamo un velo pietoso.

Matteo Renzi si dimostra un animale politico come pochi, capace di giocare su piu’ tavoli, alleandosi con chiunque per poi metterlo da parte quando non serve piu’. Il tutto per riuscire a fare quelle riforme che ha in mente, nel modo e nei tempi che egli considera giusti. Il tutto giocando al limite del rischio ( ed eleggere un personaggio come Mattarella, che non si pieghera’ certo al volere del Premier e’ un rischio che il Premier ha certamente messo in conto ). Vedremo cosa accadra’ piu’ avanti, quando il Presidente della Repubblica dovra’ firmare il Jobs Act e la Legge Delega .

Nella standing – ovation per l’operato di Renzi, credo vada inserita anche una lode per l’ ex Segretario Bersani, un galantuomo che per il bene della ‘’ ditta ‘’ ha sempre tenuto come punto fermo l’unita’ del Partito, smorzando con le sue parole e col suo comportamento pacato le voci che davano ogni giorno come imminente una scissione interna.

Concludo con una riflessione per i tanti che , come il sottoscritto, vedono il PD ogni giorno trasformarsi in una nuova ‘’ balena bianca ‘’. Piaccia o meno , siamo un Paese di cdx, in cui la sinistra non ha mai avuto quella forza di convincimento delle masse che la DC ha invece avuto, specialmente in passato. E’ una colpa nostra e solo nostra, che dovrebbe farci riflettere sul perche’, sul come e sul dove abbiamo sbagliato. Quando troveremo una linea condivisa e un Premier all’ altezza, allora forse potremmo avere quella forza che adesso ci manca. Per ora, portiamo avanti le nostre battaglie interne, che non vogliono dire guerra al Segretario ma suggerimenti per migliorare le varie riforme. Non e’ quindi un arrendersi al diventare democristiani ma semplicemente il considerare che probabilmente, con le alternative che vi sono in giro, questa appare la scelta meno dolorosa !!

Gianluca Bellentani

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Ebetino ci sarà lei !


renzi-mattarella “Ebetino ci sarà lei ! ”. L’elezione alla Presidenza della Repubblica di Sergio Mattarella è stata la prova provata che Matteo Renzi non sarà certamente uno statista ma è tutto meno che “ebetino”.

Nella sceneggiatura iniziale di Romanzo Quirinale Matteo Renzi avrebbe voluto mandare al Colle un politico “di fiducia” (come Chiamparino oppure Del Rio) un tecnico di grande competenza (come Padoan) oppure un politico “non di fiducia” ma comunque del PD (come Finocchiaro e Veltroni).

Non ha nemmeno pensato all’ipotesi Amato. Perchè Renzi è soprattutto sinonimo di marketing e il “marchio Amato” gli avrebbe portato una decrescita nelle vendite di annunci politici: Amato è l’uomo poltrona per eccellenza ma anche colui che mette le mani nelle tasche degli italiani in tempi di crisi.

La scelta di Mattarella dimostra come Renzi sia un vero e forse il vero Caimano. Da abile venditore non ha difficoltà a cambiare le proprie decisioni per ottenere un risultato.

La “mossa Mattarella” è stata un autentico capolavoro. Ha scelto un uomo perbene (quindi piace agli italiani che, al Colle, al contrario che a Palazzo Chigi, amano la legalità) un uomo non del PD (quindi piace al Centro) un non renziano (quindi piace alla minoranza del PD) un democristiano (piace a centristi e democristiani finiti a Destra) un “non attaccabile” (quindi M5S non può dir nulla) e soprattutto, non dispiace per nulla a Berlusconi.

Mattarella non è certamente un berlusconiano ma neppure un antiberlusconiano. B sapeva bene che, visti i suoi numeri in Parlamento, si sarebbe dovuto accontentare e, dopo Amato, tra i suoi “meno peggio” c’era proprio Mattarella. Nessuna conseguenza di rilievo per il Patto del Nazareno.

Insomma, se politica non servisse per governare gli Stati al fine di garantire il benessere dei suoi cittadini ma per scrivere le sceneggiature dei  film o per vendere fumo in cambio di voti potremmo assegnare un premio a Renzi. Sul resto solo critiche.

Una riflessione andrebbe fatta su chi continua a definire ebetino un animale politico intelligente, veloce, feroce e cattivo come Renzi. Ma questo è un altro post…

Gio’ Chianta

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Le nostre “quirinarie”: tu chi sceglieresti ?


Piu’ o meno, nella nostra lista, a parte Magalli, ci sono tutti i nomi che sono usciti fuori in questi giorni. Alla fine decideranno Renzi e Berlusconi ma, giusto per farci del male, diamoci la possibilità di scegliere, almeno per gioco. Votate il sondaggio e commentate:

quirinale

 

 

 

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Italicum: meglio le preferenze o i nominati ?


 italicumVolano gli stracci in casa PD, questa volta sulla nuova legge elettorale denominata Italicum. Dopo aver accolto i giusti aggiustamenti alla prima stesura ( diminuzione della soglia di sbarramento per i partiti non in coalizione dall’ 8% al 3% e innalzamento dal 35% al 40% per avere il premio di maggioranza ), lo scontro questa volta avviene sul discorso preferenze. La minoranza interna accusa la maggioranza di non dare voce ai cittadini mentre la parte renziana risponde che anche Bersani si era espresso a suo tempo contro le preferenze. E’ questa un’ accusa che non sta’ in piedi, in quanto si vuole deliberatamente tacere sul fatto che prima si votava con un’altra legge, il Porcellum, bocciato dalla Consulta. Molto piu’ veritiero e’ invece il prendere atto che Berlusconi abbia sicuramente preteso qualcosa in cambio nel famoso Patto del Nazareno. Si alzano i toni da ambo le parti, con il Senatore Esposito che parla di espulsione per coloro che non condividono la linea della maggioranza e l’ex Vice- Ministro Fassina che accusa Renzi di essere stato a capo della famosa cordata dei 101 che affossarono Prodi. Il Segretario – Premier, bravo dal punto di vista dialettico e negli slogan, si dimostra invece inadeguato nel gestire questa fibrillazione interna. Anche certe sue affermazioni del tipo ‘’ ascoltiamo tutti ma non arretriamo di un centimetro ‘’, ( che in romanesco si potrebbe tradurre in un ‘’ Dite quer che volete, tanto famo come ce pare ‘’) non portano certo a rasserenare gli animi. Mentre gli organi di informazione sguazzano su questa polemica interna, inizia come al solito un tifo da stadio tra chi vuole le preferenze e chi no. Il Partito non ci fa comunque una bella figura e da’ una brutta immagine di se’. Tanti elettori, che votano ma non seguono attivamente la politica, rimangono perplessi e non riescono a capire cosa sia la migliore ( o anche la meno peggio ) delle due scelte. Come sempre siamo soliti fare noi del Malpaese, cerchiamo di analizzare la questione, mettendoci super-partes e dando il nostro personale parere.

PREFERENZE

PREGI = Gli elettori possono indicare i nomi di chi vogliono eleggere, al di la’ di ogni logica di partito ma solo per una scelta personale. Con le preferenze, il popolo puo’ davvero esercitare la propria sovranita’.

DIFETTI = Abbiamo visto che spesso e volentieri, vi sono personaggi che fanno mercato sulle preferenze. Certi personaggi approdati in Parlamento, come ad esempio Razzi o Scilipoti, senza le preferenze probabilmente mai sarebbero entrati.

NOMINATI

PREGI = Si evita il mercato delle preferenze e vengono indicati i nomi che sono piu’ graditi all’ interno del partito.

DIFETTI = Gli elettori possono votare solo i nomi indicati dal partito, perdendo quindi la propria sovranita’ di scelta.

Dopo questa breve analisi, tanto semplice da apparire quasi semplicistica, cosa si evince ? Semplicemente che non esiste una legge elettorale perfetta. Sia una che l’altra hanno punti di forza e punti di debolezza.

Come si puo’ quindi ovviare a questo problema ? Certamente rendendo i cittadini piu’ consci del loro diritto-dovere di voto ma soprattutto costringendo i partiti tutti a selezionare e a creare una classe dirigente all’altezza, selezionandola sia nella societa’ civile che preparandola al proprio interno . Persone conosciute nei territori, competenti e inattaccabili dal punto di vista etico. Solo in questo modo il problema tra preferenze e nominati smettera’ di porsi.

Gianluca Bellentani

Pubblicato in: banche, diritti, economia

Prestiti ai privati: situazioni e consigli


Che si attribuisca la colpa alla situazione economica o alla crisi finanziaria i dati parlano chiaro: le banche chiudono i rubinetti e i prestiti ai privati calano ulteriormente.

I numeri sono relativi al mese di novembre 2014, e dimostrano come i finanziamenti degli istituti di credito al settore privato, sia che si tratti di famiglie o imprese, siano calati ulteriormente dell’1,6%. Un dato che fa il paio col calo del 2,1% registrato nel mese precedente, anche se in lieve miglioramento.

In generale sono diminuiti i prestiti alle società non finanziarie (-2,6%) più che quelli alle famiglie (-0,6%), anche se il quadro generale pare tutt’altro che confortante. Stesso discorso per quanto concerne le sofferenze bancarie, ovverosia i crediti che le banche fanno fatica a riscuotere in quanto provenienti da aziende in crisi.

Il cosiddetto ‘tasso di sofferenza’ si attesta sul 18,4%, in lieve ripresa rispetto ad ottobre (+0,7%) ma comunque preoccupante. Una via d’uscita potrebbe consistere nella cartolarizzazione dei crediti, con la Banca Centrale Europea a fare da intermediario per l’acquisto dell’intero pacchetto creditizio mentre il Governo svolgerebbe il ruolo di venditore.

L’unico mercato che pare non aver avuto scossoni negli ultimi mesi è quello relativo ai mutui sugli immobili: i tassi di interesse aumentano dello 0,01% nel mese di novembre, stabilizzandosi a quota 3,19%. E’ da sottolineare il ruolo che la Rete sta assumendo nelle richieste di mutuo o di finanziamento: oggigiorno è diventato più semplice , veloce e alla portata di tutti richiedere un prestito grazie anche alle risorse e agli strumenti messi a disposizione degli istituti di credito, strumenti come quello sul sito di Hellobank che permettono la simulazione in tempo reale dei tassi dei prestiti o dei mutui da richiedere.

Intanto si attende il sì dell’Italia all’adesione del fondo “Efsi” – European fund for strategic investment – uno strumento operativo del ‘Piano Junker’ elaborato dalla Commissione Europea per dare nuova linfa agli investimenti, sia nel pubblico che nel privato. Come ha spiegato in una conferenza stampa tenutasi a Roma il vice-presidente della Commissione Europea delegato per il piano di investimenti Jyrki Katainen: “L’Efsi darà prestiti, non saranno finanziamenti a fondo perduto, il suo obiettivo è soprattutto spingere gli investimenti privati, soprattutto quelli ad alto rischio”

Lo stesso Katainen fa il punto sulla situazione degli investimenti in Europa, sostenendo che: “A livello europeo si sono ridotti anche gli investimenti pubblici, ma, a causa dei vincoli e della situazione economica, ma è triste constatare che molti Stati membri, quando tagliano i bilanci, in questi anni hanno in realtà dato la precedenza nei tagli agli investimenti pubblici, e questo ha ridotto tantissimo il livello degli investimenti”

Il piano inerente al Fondo sarà completato entro il mese di giugno, anche se l’attività dovrebbe cominciare già prima della stagione estiva. L’Italia sta alla finestra, in attesa di confermare o meno la sua partecipazione: “Ho incontrato il Ministro Padoan: l’Italia non ha ancora deciso se e per quale cifra contribuire al fondo” ha chiosato il vice-presidente Katainen.

Monica Fabrizi
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PARLIAMO DI PRIMARIE


primarie pd liguriaDomenica scorsa, 11 / 1 /2015, si sono svolte le Primarie del PD in Liguria per le Regionali. A differenza di quelle in Emilia- Romagna, hanno avuto un gran numero di votanti, probabilmente anche troppi. Si sono visti votare tanti personaggi dichiaratamente avversi al PD e anche un gran numero di extracomunitari che alla fine hanno candidamente chiesto di essere pagati per il loro voto. La renziana Paita le ha stravinte sul piu’ navigato Cofferati , il quale ha denunciato brogli in diversi seggi. Non e’ la prima volta che le Primarie vengono inquinate : e’ gia’ successo in passato in Campania e l’allora Segretario Bersani le annullo’. Questa volta invece la Direzione del Partito con Renzi Segretario, decide che saranno annullati solo i voti dei seggi segnalati. Sicuramente lo scarto trai due contendenti e’ troppo largo per mettere in dubbio la vittoria della Paita, cosi’ come non e’ certo che ‘’ il cinese ‘’ sarebbe stato un amministratore migliore. Resta comunque una brutta pagina, che certo bene non fa all’immagine del Partito. Ci si interroga se queste Primarie sia giusto o no farle e se davvero siano uno strumento democratico per dare voce agli elettori. Proviamo quindi insieme a ragionare sulle Primarie e sul modo in cui vengono gestite e soprattutto sulle regole di svolgimento.

E’ GIUSTO FARLE ? = Certamente, in quanto sono uno strumento democratico per dare voce agli elettori.

E’ VERO CHE ANDREBBERO SEMPRE FATTE ? = Assolutamente no e per il semplice fatto che, quando fai fare una scelta all’ esterno, dimostri come Partito di non avere la forza di proporre un unico nome. Capita infatti spesso che a livello locale, per proporre il nome di un Segretario o di un candidato a Sindaco, si preferisce fare una discussione interna per proporre una sola figura.

COME MAI VENGONO FATTE TANTO SPESSO ? = Perche’ ci si ricorda che, quando ci furono tra Bersani e Renzi, l’attenzione ( e il consenso ) verso il PD e la buona politica toccarono indici di attenzione mai riscontrati prima.

E’ GIUSTO FARLE PER SCEGLERE UN NOME TRA PERSONE DELLO STESSO PARTITO ? Assolutamente no, in quanto come scritto sopra, dai sempre un’immagine di debolezza e divisione interna ma soprattutto metti in contrasto persone dello stesso partito. Le Primarie andrebbero quindi fatte se vi fosse una coalizione di partiti ma non certo un unico soggetto politico .

E’ GIUSTO FARE VOTARE SOLO I TESSERATI ? = No, in quanto puoi essere un elettore e simpatizzante di quel partito pur non essendo tesserato.

E’ UNA COSA SAGGIA FARE LE PRIMARIE APERTE, IN CUI TUTTI POSSANO VOTARE AL DI LA’ DEL LORO CREDO POLITICO ? = Assolutamente no anzi, e’ un errore grossolano. E’ vero che tante persone come me non si sognerebbero mai di partecipare ad una consultazione che non interessa, ma purtroppo sono in tanti che, per ottenere favori personali o anche solo per inquinare il risultato dell’ avversario, partecipano a queste consultazioni.

COME DOVREBBERO QUINDI ESSERE FATTE, NEL CASO CHE NON SI TROVI UN CANDIDATO CONDIVISO ALL’ INTERNO ? = Semplicemente creando un albo degli elettori, controllato a livello locale, in cui chi si iscrive si impegna a condividere la linea del Partito. Solo in questo modo potranno essere Primarie serie e non Primarie all’ amatriciana, in cui tutti indistintamente possano avere voce ; non e’ solo un problema di falsare il risultato ma soprattutto e’ una mancanza di rispetto verso chi, ogni giorno, si impegna per la vita del Partito.

Gianluca Bellentani

Pubblicato in: CRONACA, estero

Io sono Charlie


je suis charlieDue giovani di nazionalita’ francese e di origine algerina, vicini come idee all’ estremismo islamico e appartenenti ad una cellula jihadista, assaltano la sede del giornale satirico Charlie Hebdo uccidendo dodici persone, tra poliziotti ( uno di questi musulmano ) e vignettisti del giornale. E’ un attacco alla democrazia occidentale, democrazia che non impone barriere di pensiero, di scrittura e di parola. Vi e’ una ferma condanna da parte di tutte le forze democratiche per questo atto tanto folle e quanto vile : alle matite non si risponde con la forza delle armi. Vi e’ la condanna anche da parte dell’islam moderato ( anche se sarebbe dovuta essere piu’ forte questa condanna, scendendo in piazza assieme a chi condanna la violenza da qualunque parte essa venga ). Probabilmente i musulmani moderati non hanno ben capito quanto pericoloso possa essere per loro questo stato di cose ; certe tragedie altro non fanno che fagocitare la crescita di gruppi e partiti xenofobi . Il Front National di Marie le Pen e la Lega di Salvini usano infatti queste tragedie per rinfocolare le loro idee di intolleranza, e si scagliano come sciacalli su questa tragedia per raccattare voti ( e su questo modo di attirare consensi non vi e’ nulla di nuovo ).

Stupisce invece che in tanti parlino di satira troppo brutale, di offese gratuite e fuori luogo da parte del giornale satirico, di una necessita’ di stabilire limiti oltre cui la satira non puo’ andare. Anche se non lo dicono apertamente per pudore e per rispetto alle vittime, sembra quasi che vogliano lanciare il messaggio alla fine se la sono poi cercata.

Chi sono queste persone che tanto parlano contro la satira ? In genere sono intransigenti credenti di ogni religione, che non accettano che il Dio in cui credono venga dileggiato. Altre volte invece sono anti – israeliani che condannano apertamente il mondo ebraico per le sue atrocita’ contro la popolazione di Gaza. Sono quelli che attaccano il giornalista Saviano per essersi schierato a favore del diritto di Israele di esistere. Sono coloro che vedono Hamas non come un’ organizzazione terroristica ma come una giusta lotta armata contro lo strapotere militare di Israele. Sarebbe sicuramente piu’ intelligente lo schierarsi contro la violenza in ogni sua forma, senza prendere le parti di questa o di quella fazione.

Riguardo alla satira, credo vadano chiariti alcuni concetti che spesso si dimenticano. La satira, che esiste da quando l’uomo ha accettato l’idea che un’ altra persona si ponesse al di sopra di lui, ha come fine ultimo quello di riportare il supremo ( inteso a volte come Dio, a volte come regnante ) ad un livello di normalita’, anzi , per meglio dire, vuole togliere quel velo di sacro e di intoccabile che lo avvolge. Spesso la satira strappa un sorriso, qualche volta piace di meno ma comunque non puo’ mai essere considerata blasfema . Questa parlar male o ridicolizzare questo o quello, in una sorta di ‘’ sputtanamento del potere e dei potenti ‘’ come diremmo oggi, e’ alla base della satira. Se vi si ponessero dei limiti, magari in nome di una decenza o di una sacralita’ dell’argomento trattato, la satira non avrebbe ragione di esistere. Diversamente da un normale giornale di informazione, che appunto come tale deve informare con prove e fatti certi, la satira non ha doveri in quanto il suo fine e’ quello di ridicolizzare cio’ che altri considerano come intoccabile. Chi vuole porre limiti ad essa, pone limiti anche alla liberta’ di pensiero e di conseguenza anche alla democrazia !!!

Gianluca Bellentani

Questo blog è Charlie !

Pubblicato in: sondaggio

SONDAGGIO: Napolitano si dimette, secondo voi è stato un buon Capo dello Stato ?


Nel tradizionale messaggio di fine anno, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha annunciato le sue dimissioni.

Ai nostri lettori chiediamo un giudizio (secco) sugli 8 anni passati al colle da Napolitano. Votate il sondaggio…

 

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OLIMPIADI SI OLIMPIADI NO…


 roma 2024 olimpiadiIl Premier Renzi annuncia che l’Italia si candidera’ per tenere a Roma le Olimpiadi del 2024. Il fatto che Renzi annunci qualcosa, non e’ una gran novita’, cosi’ come non lo e’ il suo rincorre sempre qualsiasi vetrina possa dare lustro al Paese ( e questa di pubblicizzare l’ Italia nel mondo e’ una cosa sensata). Stupisce magari che lo abbia fatto senza alcun hashtag di sorta e senza usare i soliti termini anglosassoni del tipo Olimpic- Games . Gli italiani, come accade ogni volta, si dividono tra favorevoli e contrari. Sarebbe interessante sapere come sia stato possibile questo repentino cambio di opinione da parte dei favorevoli, visto che solo due anni fa, quando Monti disse che le Olimpiadi sarebbero state un impegno troppo gravoso per le finanze italiane, TUTTI applaudirono ( tranne quelli di FI che gia’ pregustavano il malaffare su cui gettarsi ) ma tralasciamo. Quello che ci interessa e’ ascoltare le varie ragioni messe in campo e dare la nostra opinione in merito. Proviamo quindi a leggere le motivazioni dei favorevoli e dei contrari.

FAVOREVOLI

Questa delle Olimpiadi, e’ un’occasione che capita al massimo due volte in un secolo e sarebbe da pazzi farsela sfuggire. L’ Italia, dopo anni con Berlusconi e i suoi bunga-bunga che ci hanno coperti di ridicolo davanti agli occhi del mondo, potra’ finalmente dimostrare quanto il nostro Paese, quando vuole, sa essere efficiente come e piu’ di tanti altri. Roma, che gia’ ospito’ i Giochi Olimpici nel 1960, non e’ solo una citta’ adattissima come cornice a questi eventi ma soprattutto e’ in grado di gestire l’arrivo di centinaia di migliaia di vistatori. Siamo consapevoli del fatto che la corruzione e il malaffare ammorbino il Paese ma non si puo’ per questo rinunciare a questa opportunita’. Sarebbe come smettere di respirare solo perche’ l’aria e’ inquinata. L’ importante sara’ vigilare bene affinche’ ogni appalto sia trasparente e non vi siano infiltrazioni.

Sono queste motivazioni sensate, che credano diano una speranza per il futuro, facendocelo vedere piu’ roseo o almeno meno tetro di quanto ci appare. Questo e altri potranno essere quel trampolino di rilancio di immagine di cui il Paese abbisogna.

CONTRARI

Siamo il Paese con il debito pubblico piu’ alto di tutta la zona euro. La poverta’ avanza e sono sempre piu’ le persone in difficolta’ che chiedono un aiuto che lo Stato non riesce piu’ a dare. Non esiste nel nostro Paese un settore qualsiasi in cui il cancro della corruzione non entri. Siamo gia’ consapevoli di quello che e’ accaduto con l’ EXPO a Milano : perche’ le Olimpiadi dovrebbero far eccezione ? Si dice che gli appalti saranno vigilati : siamo sicuri che questo accadra’ ? Non e’ certo aumentando i tempi della prescrizione che si otterranno deterrenti. Probabilmente l’organizzazione di questa manifestazione, con grandi spese extra, daranno il colpo di grazia finale alla nostra economia, come gia’ abbiamo visto con l’esempio della Grecia.

Anche queste sono motivazioni sensate, che ci fanno tornare coi piedi per terra. Quando in uno Stato, cosi’ come in una famiglia, le necessita’ piu’ urgenti sono di altra natura, sarebbe meglio scordarsi di fare certe spese.

Favorevoli e Contrari hanno quindi le loro ragioni, cosi’ come i loro torti. Perche’ se e’ vero che occorre dal lustro all’ Italia agli occhi del mondo, non per questo devi ancor piu’ gravare sugli italiani con nuove tasse; e se pensi che in qualunque evento tu organizzi, in ogni opera che metti in piedi la corruzione sia un male endemico, allora non dovresti mai nemmeno pensare di fare o costruire qualcosa.

Proviamo quindi a prendere in esame la questione Olimpiadi, analizzandola nel suo contesto. Proviamo a cessare questo tifo da stadio tra pro- Renzi e contro- Renzi e soprattutto leviamoci di dosso queste etichette di frenatori o sognatori che ci vengono apposte, a seconda del caso, dai due schieramenti. Cerchiamo quindi di fare il piu’ possibile un ragionamento distaccato.

Innanzitutto  facciamoci una domanda : non tanto a cosa serva questa spesa o se sia sostenibile ma quale sara’ il rapporto tra costi e benefici . In altre parole, se il gioco  (o in questo caso i giochi ) valgano la candela.

Personalmente, credo che il Paese abbisogni certamente di palcoscenici che diano un’ immagine diversa e migliore dell’ Italia ma certamente questo delle Olimpiadi non e’ ne’ il migliore ne’ tantomeno necessario. Non siamo un Paese sconosciuto, che deve farsi conoscere agli occhi del mondo. Non siamo un Paese che deve  mostrare la sua potenza economica ( ogni giorno sempre minore ). Siamo un Paese meraviglioso, sia dal punto di vista ambientale che culturale, che non cura le proprie ricchezze come dovrebbe; che ha lasciato che il territorio fosse sfregiato da una cementificazione selvaggia e che non trae il giusto profitto dalle sue innumerevoli opere d’arte. Un Paese in cui la criminalita’ organizzata e’ entrata in tutti i settori dello Stato. Un Paese che sa svendersi ma non vendersi. Cerchiamo quindi di fare innanzitutto le cose importanti, quelle che davvero occorrono all’ Italia, come la tutela del territorio, la valorizzazione dei propri tesori e la lotta al malaffare. Se ci riusciremo, questa sara’ la nostra vittoria piu’ grande e ne trarremo il giusto premio nel futuro !!

Gianluca Bellentani

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UN BUON NATALE AI NOSTRI LETTORI


buon nataleTutto il gruppo di autori de Il Malpaese augura un sereno e felice Natale ai propri lettori.

Cogliamo l’occasione per invitarvi a leggere il “fotoracconto” dell’anno che sta per finire attraverso le vignette della nostra bravissima vignettista.

Il fotoracconto verrà pubblicato nella serata del 27 dicembre.

Ancora Buon Natale.

Pubblicato in: opinioni, politica

Basta soldi pubblici ai partiti: siamo così sicuri che questa sia stata la scelta giusta ?


soldiCome tutti sanno ( almeno si spera ), il 20 febbraio di questo 2014, il Governo a maggioranza PD guidato da Enrico Letta ( quasi sicuramente su spinta del neo-eletto Segretario Matteo Renzi ), ha detto stop ai rimborsi di soldi pubblici ai partiti. Gia’ da quest’ anno, caleranno del 25%, del 50% nel 2015, del 75% nel 2016 e nel 2017 spariranno definitivamente. I Partiti potranno avvalersi solo di finanziamenti privati sino a 100.000 euro ( inizialmente la proposta era di 300.000 ). Tutta la ggggente e’ contenta di questo taglio di spesa e i commenti sono quelli che sentiamo ogni giorno, per strada e sulla rete. ‘’ Era ora che finissimo di dare soldi a questi ladri – scansafatiche ‘’. ‘’ Finalmente si da ragione ai cittadini, che nel ’93, con un referendum, avevano detto basta ai finanziamenti  pubblici ai partiti’. ‘’ ‘’ La politica, quando la fai, devi farla a tue spese e devi esserne solo onorato ‘’. Sono quindi tutti contenti..anzi, contenti a meta’ , in quanto si sarebbe voluto cancellarli interamente da subito. Personalmente, reputo questa scelta dannosa per il Paese ma soprattutto per la democrazia. Una scelta fatta solo per avere consenso, ascoltando la pancia della gente. Basterebbe dire che in questo modo, solo i ricchi potranno fare politica. Siccome pero’  in questo blog siamo sempre soliti spiegare  il motivo delle nostre opinioni in merito ai fatti , proviamo ad andare indietro nel tempo, ripercorrendone brevemente la storia di questi finanziamenti ( in seguito poi chiamati rimborsi ) e del perche’ vennero istituiti. Facciamolo tenendo sempre presente una realta’ incontrovertibile, che sanno bene coloro che hanno fatto attivita’ politica ad ogni livello : LA POLITICA HA I SUOI COSTI !!

Quando l’ Italia divenne una Repubblica, i due schieramenti maggiori che si contrapponevano erano la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. Dagli USA, venivano erogati alla DC finanziamenti per la vita politica del Partito, come avvenne anche per il PCI da parte dell’ URSS ( quelli che passarono alla storia col nome di Fondi Bulgari ). Naturalmente vi erano anche per tutti i finanziamenti da privati ma i finanziamenti piu’ consistenti venivano da questi Paesi. A quanto ammontarono questi finanziamenti non e’ dato a sapersi ma continuarono per diverso tempo. Era comunque uno squilibrio di forze, contrario alla democrazia, in quanto i Partiti minori avevano molte meno risorse. Nel 1974, dopo diversi scandali ( come  quello che coinvolse l’ allora Ministro delle Finanze Tabucchi ), con la Legge Piccoli, venne deciso che ai Partiti toccasse un Finanziamento Pubblico, per ovviare a questo squilibrio. Nel 1978 prima i liberali e poi i radicali cercarono di cancellarlo. Il PSI di Craxi, propose di raddoppiarlo, in quanto la politica diveniva sempre piu’ un discorso di immagine ma la proposta fu bocciata. Nel 1993, a seguito dell’ inchiesta Mani Pulite, con un Referendum che ebbe oltre il 90% del quorum necessario, questi finanziamenti pubblici cessarono di esistere ma il Governo Amato decise di reinserirli con un nuovo termine chiamato rimborso. Fu solo un cambio di nome ? Probabilmente si, ma ebbe comunque il merito di continuare a dare a tutte le forze politiche, piccole e grandi, la possibilita’ di fare politica. Purtroppo ( e questo si e’ stato uno sbaglio della politica ), i partiti hanno avuto sempre piu’ danaro a disposizione, mentre quello a disposizione dei cittadini diminuiva. Non sono state ottemperate certe norme di legge, come ad esempio quello di rendicontare i propri bilanci. Addirittura, si sono visti rimborsi dati anche qualora l’ intera legislatura non fosse terminata. Cosa ne hanno fatto i partiti di questo fiume di danaro pubblico ? Qui le storie sono molto differenti. Mentre il PCI, poi DS, riusciva a creare una sorta di ‘’ personale tesoretto ‘’ fatto di terreni e immobili, altri partiti come la Margherita o la Lega subivano ruberie interne da parte dei loro tesorieri , Lusi e Belsito ( su quest’ ultimo nome , sarebbe interessante sapere da Salvini come mai la Lega non si schieri come Parte Civile nel processo che ne vede l’ ex tesoriere imputato ). Per altri partiti che invece non esistono piu’, come ad esempio l’ IDV, sarebbe interessante sapere dove questi soldi sono andati a finire. Riguardo ai rimborsi rifiutati dal M5S, chiariamo una cosa una volta per tutte : a questi rimborsi il Movimento non ha diritto, in quanto non ha uno Statuto depositato ne un tesoriere incaricato. Quindi, rinunciare a un qualcosa che non ti spetta, non mi pare questa grande prova di generosita’. Ecco del perche’ questi rimborsi dovevano essere tenuti, magari riducendoli come aveva gia’ fatto il Governo Monti , rendendo pubblici i bilanci ma mai cancellandoli del tutto.

Ed ora veniamo al perche’ questa proposta populistica e’ stata sposata proprio dal Premier.

Renzi, con la sua idea di ‘’ partito liquido ‘’ ,  di partito ‘’ cool ‘’,  vuole ricalcare il modello americano, in cui gli elettori votano il candidato e il suo programma, senza avere pero’ un programma di partito, frutto di discussione e mediazione interna. Ne e’ la conferma il modo in cui ha snobbato il calo delle tessere. Molto piu’ rapido e veloce fare cene da mille euro a testa, l’equivalente di oltre 50 tesserati ; e quando qualcuno afferma ( giustamente ) che le cene a queste cifre sono vergognose, ecco rispondergli  che solo cosi’ si possono avere i mezzi per far sopravvivere il Partito. Non e’ comunque solo una presa in giro per quei lavoratori e pensionati  che fanno la tessera da 15/20 euro. Non e’ un risparmio per l’ erario, visto che questi soldi dati ai partiti  potranno essere deducibili e quindi non tassabili ma soprattutto daranno alle varie lobbies ancora piu’ potere di quello che gia’ hanno, come avviene negli USA ….. e questo e’ un  vero pericolo per la democrazia !!

 Gianluca Bellentani

renzi direzione pd

Pubblicato in: abusi di potere, antifascismo, Il Malpaese, MALAFFARE, opinioni, pd, politica

Quella incomprensibile occupazione di posti di comando.


poletti e la cena con i criminaliDal terremoto giudiziario che sconvolge la capitale e che coinvolge personaggi di tutti gli schieramenti ( e siamo solo agli inizi ), nascono diverse domande che una persona onesta e per bene comincia a farsi. Una su tutte e’ comunque questa : come e’ possibile che certi figuri possano occupare certi posti di prestigio ? Come fai,  partito o istituzione che tu sia, a non accorgerti di che figura hai messo in certi ruoli  di comando ? Perche’ vedete, e’ vero che a chi si iscrive ad un partito non puoi certo fare ogni volta il chek-up completo della sua posizione giudiziaria, ma e’ anche vero che prima di mettere questa persona in certi posti di comando dovrai quantomeno verificare chi e’ e che passato abbia. Lo stesso vale per i finanziamenti alla campagna elettorale di un candidato ; e’ vero che il danaro non ha colore, ma allo stesso tempo ti dovrai anche porre qualche domanda su chi e’ che ti sponsorizza.

Tralasciando il nome di Massimo Carminati, che davvero col suo passato non si capisce come possa essere ancora libero e cosi’ potente, prendiamo in esame la figura di Salvatore Buzzi, il fondatore e amministratore della cooperativa sociale 29 giugno. Costui, un passato nei NAR, nel 1981 viene condannato per omicidio a 24 anni. Ne sconta circa una ventina nel carcere di Rebibbia e poi esce anticipatamente per buona condotta. Sul fatto di avere una riduzione di pena per essersi comportato bene in carcere nulla da obiettare, cosi’ come sul fatto che, quando hai espiato le tue colpe, sei un libero cittadino e che puoi crearti il tuo ruolo nella societa’. Ci puo’ quindi stare che invece di trovarti un lavoro dipendente, tu decida di voler fare l’imprenditore, creando una cooperativa sociale per il reinserimento di altri ex detenuti. Quello invece che reputo paradossale e’ che a nessuno, se non per salvaguardare i propri interessi personali, venga in mente di verificare come sia possibile che un omicida ex galeotto, che parla come un facchino dei mercati generali, possa essere a capo di una cooperativa nata da pochi anni, con 1200 dipendenti, che fattura oltre 50 mln di euro ogni anno e che soprattutto riesce a vincere ogni tipo di appalto. Un uomo che si circonda di personaggi che non vorremmo nemmeno incontrare per strada tanto fanno paura.

Il Ministro del Lavoro Poletti, attaccato dalla stampa per essere comparso nella foto di una cena in cui erano presenti sia Buzzi che Carminati ( e a fianco della tavolata anche  Casamonica, definito il boss dei Rom), si difende con queste parole : ‘’ Sapevo che Buzzi era stato in carcere per omicidio ma i nostri erano solo colloqui informali di lavoro ‘’. No Ministro Poletti, non e’ solo questo. Perche’ vede, un conto e’ essere fotografato mentre stai passeggiando per strada o fai un’ intervista e ti si accosta un criminale, un’ altra invece e’ fare affari con lui. Come dice ? Stiamo sbagliando ? Il business e’ business ? Sara’, ma che vuole….noi siamo persone senza potere e certe cose non riusciamo a capirle. Certamente pero’ queste persone non le frequentiamo anzi, le evitiamo come la peste !!

Gianluca Bellentani

Pubblicato in: guerre, racconti

LA GUERRA… E LA MORTE (tutte le guerre sono uguali)


LA GUERRA…E LA MORTE (tutte le guerre sono uguali)

 

Un racconto di Maria Longo.

Bob e Kurt– così tutti li chiamavano al plotone – cominciarono a rendersi conto che, quasi certamente, erano rimasti tagliati fuori dal nuovo schieramento assunto dalla 312° Brigata dei Fanti di Marina.

Il grosso era stato impegnato per più giorni, da un nemico, pronto a colpire, ma rapido ad eclissarsi, tenace e coraggioso, deciso a sacrificare molto pur di ottenere – in quel settore- anche un piccolo vantaggio.

Bob e Kurt – sergente il primo, informatico il secondo – erano stati spediti, insieme a Body, sulle alture per sistemarvi un posto di osservazione.

Body, prima di cominciare ad inerpicarsi, lo avevano lasciato a valle con gli intestini dilaniati da una mina anti-uomo.

I due avevano proseguito. Per un po’ si diressero con gli strumenti al di là della collina.

Seguì per qualche ora, un inferno: da quella alta posizione videro, in basso, come operavano, a distanza ravvicinata, le armi automatiche dei commilitoni. Contarono i morti da ambo le parti.

Ci furono anche maledetti attacchi e contrattacchi da parte delle truppe regolari, che i guerriglieri usavano alla perfezione. Le bombe inchiodavano e staccavano le teste come virgulti.

Poi la battaglia si placò in scontri dispersivi e subentrò una immobilità.

Rapidi, al tramonto, fantasmi portarono via dalla boscaglia i corpi ancora palpitanti di tanti guerriglieri, mentre le crocerossine percorrevano il campo della morte con barelle e flaconi di plasma. Un cappellano impartì la benedizione a quanti non erano in grado di confessarsi più.

Kurt aveva sempre sulle spalle gli strumenti per trasmettere.  Disse a Sterling di avere timore di usarli perché il nemico – certamente in agguato – avrebbe potuto localizzarli.

Decisero di attendere. Consumarono le poche vettovaglie di emergenza.

Venne la notte. Si sistemarono vicino ad un grande cedro con le spalle appoggiate al tronco. Sterling guardava al nord, George il declivio verso il mare. Non volevano addormentarsi: le mani stringevano i mitra con i nervi. A sinistra e a destra dei loro corpi distrutti posero due granate, pronte per l’uso.

Il sergente chiede precisazioni all’amico: sarebbe stato proprio pericoloso usare gli strumenti di ricezione? George scosse il capo: certo, è così!

Bob osservò allora che non avrebbero dovuto neppure fumare.

Di nuovo la sera…e la giungla si animò di mille suoni notturni. I due poveri soldati, cullati da flebili strumenti, da parole di foglie e da sospiri di piccoli animali, caddero presto in un sonno nervoso, ma pur sempre profondo.

Bob, prima disse, levandosi l’elmetto: “Che sporca guerra!. Quando siamo lì si fa tutto…passata la burrasca…ti accorgi dello schifo generale” e si addormentò.

Kurt allungò la mano alla radio e l’accarezzò: un apparecchio potente, ma delicato! Se lo mise sotto le gambe e rimase così, chissà per quanto…

Che bello sognare quando – ad un certo punto – non te ne frega più niente! Vada come vada, quando si è stanchi…non conta più nulla

Anche Kurt crollò.

E vide meravigliosi spazi erbosi del suo paese: una villetta col tetto rosso e tutta bianca…

Appesa – vicino al focolare – una sciabola di cavalleria. Era del nonno: una volta la guardava con rispetto; ma da quando era  diventato soldato, dopo aver preso dimestichezza con mitra e granate, ad ogni suo ritorno a casa, si trovava a sorridere di quella sciabola.

Il nonno raccontava sempre dei tempi andati e del suo squadrone all’attacco.

Ora, c’erano le felci e le ombre della radura che lo circondavano: eppure, fisso nella memoria, spiccava il prato verde, il ruscello, la inutilità di quel paesaggio da mettere in cornice…

Vide la sua donna uscire dalla scuola, attorniata dai suoi piccoli alunni, mentre le ore le scandiva il campanile della chiesetta fatta di legno…

Rosso del tetto …i muri bianchi…la sua donna…il verde del prato…il fucile…

Alt!!!

Un movimento a destra lo fece sobbalzare. Era giorno.

“Bob!” – urlò – e scaricò il mitra verso un gruppo di cespugli che sembrava muoversi.

Fece eco – da dietro un albero – un boato: il sergente aveva certamente tirato una granata: un attimo e si illuminò la boscaglia come sotto l’effetto di un lampo per una foto-ricordo in un locale notturno…

Risposero, ripetutamente, altri colpi: rimase senza respiro; poi altro colpo di granata. Gli mancò definitivamente il respiro…Era morto!?

Kurt , riverso a terra, con la mano cercò la radio, la tirò a sé: era intatta. Si palpò il corpo; forse era proprio morto! Ma non era possibile perché avrebbe voluto chiamare Bob: aveva paura…preferì tacere. Strisciò attorno  al grosso tronco. Dall’altra parte non lo trovò. Certamente si era gettato tra le felci, aguzzò gli occhi, non ebbe la forza di muoversi più.

Silenzio. Il sole, ormai alto, gli folgorava gli occhi e gli dava dolore.

Si mosse nuovamente, come fa un bambino, a quattro zampe, annaspò…Sterling proprio non c’era…

Lentamente si alzò, scrutò tutto intorno, pronto con il mitra.

Nessuno, nessuno…Dove poteva essersi cacciato?!

Voleva chiamare, fu preso dalla frenesia di gettarsi sulla radio “ Qui COM3, sono Kurt, sono rimasto solo, dove siete?”

Al di là di quelle foglie qualche compagno lo avrebbe potuto già aver scoperto, forse già molti occhi lo stavano fissando…

Kurt, Kurt…che fai? Stai calmo! Controllati! Vedrai che Bob è qui vicino. Vedrai che – quando meno te lo aspetti – i tuoi compagni ti ritroveranno e tu, addirittura, li prenderai, lì per lì, per nemici e starai per sparare: dopo, invece, che bevuta generale!…

Il tempo passava e, comunque, per fortuna, ogni minuto di più era un’ora di meno di quell’incubo…così aveva insegnato a pensare il Colonnello, sostenendo che ogni cosa ha la sua fine…

Riprese a muoversi cautamente: prima tracciò sul terriccio, con gli scarponi, una freccia. Kurt avrebbe compreso che si dirigeva a Sud, verso la base.

Camminò a lungo, e si sentì ad un tratto tanto stanco…

Chissà quanto tempo era trascorso? un’ora, due, un giorno?

La sera prima, con quella sparatoria, proprio allora l’orologio si era fermato.

Imbruniva e Kurt camminava ancora. Sapeva che da quel posto, scendendo le alture, avrebbe incontrato i suoi.

Nuovamente, intanto, era venuta la notte – come dire? – mai vista così…

Gli rammentava quelle di cui di cui raccontava la nonna quando, angeli e streghe, si mettevano d’accordo – due o tre volte l’anno – e nessuno usciva nel cielo. Allora tutto si fermava – e più non v’era né bene né male – sotto una coltre di neutra immobilità – come ora  – e i paesaggi divenivano cartoline illustrate, fermate, per magia, in un attimo senza fine.

Si ripeteva, Kurt, che tale sensazione dipendeva dal non aver mangiato, che dipendeva dai nervi scossi, dall’aver vagato, senza riposo, da tanto.

Malgrado tutto, gli sembrava di muoversi come in una pellicola al rallentatore: appena uscito da quel ginepraio di verdure, si sarebbe trovato sulla spiaggia. di fronte al golfo, dove era all’ancora la flotta.

Eccola la rada: la trovò deserta. Solo all’orizzonte, qualche vela nel grigiore che non voleva dileguarsi.

Rimase interdetto: il mare era spento, Kurt procedeva a tentoni, era allo stremo…

E Greta gli diceva: “Non puoi lasciarmi così! C’è sempre il prato verde che circonda la nostra casa e che ripete: ti amo! E lo ripetono gli alberi che hanno le loro parole, sia che splenda il sole, sia che l’inverno li copra di neve…

“ C’è anche anche qualcos’altro – continuava la voce di Greta – che tu non puoi aver dimenticato. Sono cose di anni fa…di cento anni fa……sono di un tempo che non esiste più…tombe di un cimitero che, però, non facevano paura”.

Oggi non si andrebbe più a fare l’amore  in un cimitero antico: nessuno ci andrebbe… Eppure, quelle tombe conservano morti, anonimi ormai perché cessarono di vivere quando nessuno li ricordò più…

Kurt non resse più. Aprì la radio, quella insensibile radio che aveva fatto tacere da troppo…basta, basta…ormai non gli rimaneva che lei…

Ad un tratto, una voce metallica domandò: “Chi siete?”

La terza pattuglia del secondo battaglione. I miei compagni sono morti: uno, l’ho visto io! L’altro  è scomparso!”

– Facevate qualche manovra?

– Abbiamo avuto stanotte uno scontro a fuoco…

– Qui Norton Augusta che parla, abbiamo a bordo più di sessanta turisti…

– Turisti?…con la guerra? Ma la flotta dov’è ?

– La flotta ? Chi siete ?

– Questa sporca guerra non l’ho voluta io, venite a recuperarmi…

– Ma quale guerra? Se le serve qualcosa …

– Volete farmi impazzire , che state dicendo? Ascoltatemi!

– State parlando di guerra, ma quale guerra…prenda qualcosa…che le farà bene…Chiudo”

Kurt non si raccapezzava più.

-Mi dia,  per favore, il 4227 di Boston City…

Sentì stridere la radio, quindi:

               -Il 4227 di Boston non esiste…lei deve stare veramente male…vuole un aiuto?

-Come è possibile? e Greta dov’è?

               -Sta abusando di noi, credevamo che fosse in difficoltà, invece ci viene a parlare di donne…

Non capiva più niente…

Una luna diversa, aveva un biancore, come se si guardasse attraverso un bicchiere di limonata: oltretutto era più lontana del solito. Ora se ne accorgeva…

Kurt studiò a lungo. Pensò che, in fin dei conti, la luna era una cosa e la terra – su cui stava – un’altra. E’ vero che la terra aveva quella particolare luce proprio per essa; ma era anche certo che – anche senza di lei –  sarebbe stata ugualmente una regione desolata, arida, vuota, perché proprio così di natura.

La luna, stupida e lontana, non si rendeva conto che, in conclusione, non contava nulla.

Faceva, però, un certo effetto…

Stanchissimo, abbandonò il mitra e la radio…era leggero e libero come non mai.

               Cominciò ad incamminarsi sulla strada che lo avrebbe portato verso la sua battaglia senza fine.

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Crollo dei voti in Emilia Romagna: disaffezione per la politica o chiaro messaggio ?


emilia romagna cartinaNelle elezioni regionali in Emilia – Romagna, il vincitore ( con grande distacco ) e’ sicuramente il partito dell’astensione. Tutti i partiti ( tranne la Lega che, pur perdendo oltre 50.000  avanza pericolosamente ), perdono decine di migliaia di voti. Ancor piu’ preoccupante di tutti e’ il fatto che in questa regione da sempre di sinistra, il PD perda oltre 700.000 voti rispetto alle precedenti elezioni. Qualcuno potrebbe pensare che negli ultimi anni l’astensionismo e’ cresciuto dappertutto e che se questo fenomeno di astensione dalle urne ha toccato anche la mia regione, non ci dovrebbe essere nulla di strano : da emiliano invece, credo invece che vada fatta una seria riflessione su queste votazioni. Perche’ vedete, qui non stiamo parlando di una regione qualsiasi ma della regione che da sempre e’ il traino non solo economico ma anche politico e sociale del Paese. Non lo dico per campanilismo ma guardando i fatti. Qui sono nate le prime corporazioni del lavoro e i sindacati. Qui sono nate le prime lotte per il lavoro e qui sono stati i primi operai uccisi dalla polizia. Qui, dove anche  il fascismo e’ nato e dove tanti uomini e donne Partigiani lo hanno sconfitto, anche se purtroppo non definitivamente. Nella nostra Regione, le cose funzionano se non egregiamente, almeno molto meglio che in tutte le altre. Certo non siamo una sorta di paradiso terrestre, i problemi li abbiamo anche noi. Anche qui abbiamo zone degradate e criminalita’, ma cerchiamo di porvi rimedio non facendo una sorta di caccia allo straniero ma creando comitati di cittadini che spingano con le loro civili proteste le amministrazioni ad intervenire, con piu’ forze dell’ ordine e creando riqualificazione urbana. Anche noi abbiamo il problema dei rom, ma invece di rinchiuderli in una sorta di ghetto, creiamo micro – aree per integrarli il piu’ possibile. Non sottovalutiamo il problema idro-geologico,  in quanto siamo una terra ricca di fiumi e torrenti e sappiamo bene che l’acqua puo’ essere tanto una ricchezza quanto una catastrofe se non ne curi il flusso. Qui abbiamo eccellenze sia negli ospedali come nelle scuole, a tutti i livelli, in quanto sappiamo che istruzione e sanita’ sono un diritto inalienabile per i cittadini. Questa partecipazione alla vita civica avviene anche con la politica. In prevalenza, l’ emiliano-romagnolo e’ attento a cio’ che avviene nel panorama politico, sia provinciale che nazionale. Il fatto che la maggioranza dei cittadini voti a sinistra, deriva dal fatto che le persone si riconoscono negli ideali e nelle idee di sinistra. Cosa e’ quindi accaduto ? A cosa e’ dovuta questa astensione mai registrata prima d’ ora ? Non e’ sicuramente una disaffezione alla politica ma una protesta verso i partiti e il loro modo di porsi all’ elettorato. In particolare nel PD, tanti iscritti non si riconoscono piu’ in questo modo di fare politica e si sentono sempre piu’ estranei alle decisioni prese e non piu’ partecipi come prima accadeva. Si e’ persa nel tempo, e in particolare negli ultimi mesi, quel processo di saldatura tra partito e iscritti, che si sentono sempre piu’ usati e sempre meno coinvolti.  Ora che abbiamo spiegato del perche’  di questo calo di partecipazione, analizziamone il contesto in cui questo non voto di protesta e’ avvenuto , ricordando che alle elezioni Europee di maggio hanno votato oltre il 70% degli aventi diritto.

vasco erraniCome tutti sapete, si votava solo in Emilia- Romagna e in Calabria, in quanto in queste due regioni il Presidente era dimissionario. Vasco Errani, dopo essere stato assolto in 1° grado di giudizio dall’ accusa di falso ideologico, e’ stato condannato il Appello e, da persona per bene qual’ e’, si e’ dimesso spontaneamente. Gia’ questa cosa e’ stata gestita in modo pasticciato. La condanna ad Errani, per chi non lo sapesse, credo che sia stata qualcosa al limite del fantozziano. Credo che sia uno dei pochi casi, se non forse l’unico, in cui una persona gia’ assolta porta personalmente agli inquirenti nuove prove e in base a queste viene condannato. Certamente questa condanna e’ stata un fulmine a ciel sereno ma dal partito ci si aspettava una levata di scudi verso Errani, persona capace e irreprensibile, che nel 2012, l’anno del terremoto in Emilia, non ha fatto mai mancare un giorno la sua presenza nelle zone colpite dal sisma. Si sarebbe dovuto sottolineare che e’ inammissibile paragonare il reato di falso ideologico contestato a Vasco Errani ( ancora da provare ) con quelli di chi invece e’ stato fatto dimettere forzatamente per tangenti e rapporti con la malavita organizzata ( cosa gia’ comprovata ). Si sarebbe anche dovuta preparare prima una squadra di persone che prendesse il posto della precedente e invece si e’ tergiversato, accantonando il problema. Ne e’ conseguita poi questa corsa alla poltrona che e’ stata davvero pietosa. Prima si sono fatti avanti personaggi quasi sconosciuti, come il Sindaco di Imola Manca o il Sindaco di Forli’ Balzani. Poi sono scesi in campo ( finalmente ) due pezzi da novanta, i due modenesi Stefani Bonaccini ( ex bersaniano ) e il renziano doc Matteo Ricchetti . Probabilmente quest’ ultimo sarebbe stato il Presidente della Regione, visto il supporto di forze che aveva : poi e’ arrivato lo scandalo delle Spese Pazze. Qui davvero abbiamo toccato il tafazzismo piu’ estremo. Perche’ vedete, la differenza tra un Bonaccini che si dimentica di rendicontare 2300 euro in un anno di spese per spostamenti, e’ alquanto diversa da chi mette nella lista spese matrimoni per la figlia o ristrutturazioni della propria villa. Ci si e’ lasciati massacrare dalla stampa nazionale e locale, senza mai dire una parola di chiarimento. Questa ombra di disonesta’ e’ quindi rimasta sospesa nell’ aria e gli elettori del PD, quelli che al Partito nulla chiedono e che tanto danno in termini di tempo e passione, persone oneste e per bene, non hanno digerito l’essere additati come complici di ladri. Quando poi Bonaccini ha chiarito la sua posizione mentre Ricchetti si e’ invece ritirato dalla corsa per candidarsi, li’ si e’ capito che non si trattava solo di accanimento giudiziario ma che qualcosa di poco pulito c’era davvero. Si sono quindi fatte le Primarie trai due contendenti rimasti in campo, Bonaccini e Balzani. Ora tralasciamo la questione  Primarie, che facciamo ormai per decidere qualsiasi cosa e che stanno perdendo del loro valore e si stanno inflazionando ogni giorno di piu’. Queste Primarie, falsate in quanto mancando il probabile vincitore (Ricchetti ) la scelta era scontata, visto la differenza di notorieta’ trai due, sono state un flop colossale . Per dare un’idea in termini numerici, riporto i dati del mio Comune , Formigine  (MO ). Mentre per le elezioni Europee la partecipazione e’ stata di oltre il 70%  su 28.000 aventi diritto, alle Primarie per la Regione hanno votato la bellezza di…..185 persone. Gia’ questo dato avrebbe dovuto far muovere il Partito, facendo una campagna di informazione a tutto campo, mentre invece si e’ rimasti inermi ad aspettare gli eventi, fiduciosi ingenuamente che gli elettori , almeno quelli storici, ci avrebbero dato ugualmente il loro sostegno. Non contenti, abbiamo anche proposto per la Regione nomi sconosciuti, guardando piu’ ad un discorso di territorio e di corrente, anziche’ puntare sulla competenza e soprattutto sulla notorieta’ dei nomi. Ecco quindi spiegato a grandi linee del perche’ una buona fetta di nostri elettori non ci ha votato. Non e’ stato una disaffezione verso la  politica quanto un non voto di protesta.

stefano bonaccini PD (presidente emilia)Appena eletto, Stefano Bonaccini ha gia’ dichiarato che fara’ un netto dimagrimento delle spese interne. Conoscendolo, sono sicuro che lo fara’ sicuramente, in quanto da buon emiliano sa’ perfettamente come stanno le cose e quali sono stati gli sbagli fatti. E’ altresi’ consapevole che, pur avendo il PD piu’ seggi in Regione della Giunta Errani, non e’ stato votato da nemmeno il 18% degli elettori. Questo non voto di protesta sono certo che sara’ per lui uno stimolo per lavorare bene, correttamente e limpidamente e sicuramente non dira’ mai che il problema dell’astensione, almeno qui in Emilia –Romagna, e’ un problema secondario !!

Gianluca Bellentani

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IO NON ASSUMO PERCHE’…


Se dessimo ascolto ai media sembrerebbe che in Italia l’altissimo tasso di disoccupazione sia dovuto all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Peccato che l’articolo 18 non riguarda le imprese sotto i 15 dipendenti ed è questo un particolare non da poco: il mondo dell’impresa in Italia è costituito in grandissima parte da piccole e medie imprese. Queste fanno molta fatica a stare sul mercato a causa della concorrenza (a mio avviso sleale) delle multinazionali, le quali, molto spesso, producono in Paesi dove il costo del lavoro è molto basso.
Il piccolo imprenditore italiano che produce in Italia è invece un eroe o un martire (dipende dai punti di vista) perché deve combattere contro queste multinazionali (e non solo, la concorrenza sleale non conosce limiti) subendo una pressione fiscale da usura, ha difficoltà ad accedere al credito, passa il tempo in mezzo alle scartoffie per via di una burocrazia complessa e lentissima, vede continuamente crescere i costi di produzione e mi fermo qui perché ci si potrebbe scrivere un libro.
Il Malpaese chiede a chi fa impresa: perché non assumi ? Raccontateci di cosa vi occupate, quali sono le difficoltà che incontrate ogni giorno nel mandare avanti la vostra attività. Diteci che cosa dovrebbe fare, concretamente, il governo per mettervi nella condizione di dare lavoro ai disoccupati.

Insomma, raccontateci la vostra storia commentando l’articolo.

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Pubblicato in: LAVORO, opinioni, politica

Maurizio Landini, quel sindacalista che tanto piace


maurizio landiniSecondo un recente sondaggio, il personaggio pubblico che piu’ piace alla gente  e’ il Segretario della FIOM, Maurizio Landini. Certo i risultati dei sondaggi lasciano sempre il tempo che trovano pero’, visto che la platea degli intervistati e’ formata da persone di estrazione sociale e di orientamento politico differente,  e’ abbastanza sorprendente che un sindacalista dichiaratamente schierato a sinistra, venga votato anche da chi di sinistra non lo e’. Ancor piu’ sorprendente e’ che sorpassi nel gradimento quel Matteo Renzi che, pur essendo Segretario di un partito di centro-sinistra, abbia atteggiamenti e usi parole in puro stile berlusconiano. Cosa piace di Landini ? Sicuramente non il fisico, con quel corpo tozzo e un viso da contadino, con il naso a patata su cui poggiano occhiali fuori moda e quei capelli sempre spettinati. Certamente non il look sempre uguale, che varia dalla tuta rossa con la scritta FIOM  nei cortei , alla giacca fuori moda su una camicia sbottonata al collo negli studi televisivi . Anche il suo modo di parlare non e’ il massimo, con parole che paiono desuete come patrimoniale e lotta a favore delle classi piu’ deboli, usando sempre parole semplici, senza quei termini anglofoni che tanto piacciono ai governanti. Non e’ certo il massimo della pacatezza, visto che quando sente parlare di togliere tutele ai lavoratori scatta come una molla e urla tutta la sua rabbia. Cosa e’ quindi che attribuisce il primo posto in questo curioso sondaggio a Landini ? Personalmente, credo che ognuno di noi idealizzi interiormente un sorta di raffigurazione di un certo personaggio . Cosi’ come raffiguriamo il buono come un bello, il cattivo come un brutto o un camionista come un omone dalle braccia possenti, allo stesso modo nell’ immaginario generale la nostra raffigurazione di un Segretario di un Sindacato dei Metalmeccanici coincide con la figura e il modo di fare di Landini . Aggiungiamoci poi il fatto che Landini,  quando parla,  da’ sempre l’impressione di essere straconvinto di cio’ che sostiene ( e questo in un mondo politico in cui i cambi di casacca sono all’ordine del giorno ) ed  ecco quindi svelato del  perche’ di questo primo posto.

Qualcuno, visto il generale gradimento del personaggio e per il fatto che oggigiorno di grandi figure a sinistra non se ne vedano all’orizzonte, ha azzardato l’ ipotesi che Landini in un prossimo futuro fondi un suo partito, in cui raccogliere quella sinistra sempre divisa che ormai pare sempre piu’ latente nel panorama politico e una parte dei delusi del PD . Intervistato piu’ volte su questo argomento, il Segretario della FIOM ha piu’ volte ribadito di non avere alcuna intenzione di fondare o guidare partiti e che le sole cosa che gli interessano  sono il sindacato e  i lavoratori . Sono anch’io convinto della veridicita’ delle sue parole, ma siccome negli ultimi anni di ‘’ totali cambi di pensiero ‘’ ne abbiamo ormai visti tanti e un po’ ci abbiamo anche fatto l’abitudine, credo che vada spiegato il perche’ di questa scelta. Landini e’ perfettamente conscio sia della sua storia che delle sue capacita’. A differenza di altri sindacalisti, lui viene dal duro mondo della fabbrica e conosce perfettamente quali siano le reali difficolta’ dei lavoratori, in particolare dei metalmeccanici. Non ha alle spalle percorsi politici ne tantomeno persone di rilievo che lo abbiano indirizzato. Anche la sua scolarita’ non e’ certo il massimo e questo, piaccia o meno, rimane comunque un handicap. E’ comunque una persona per bene ma coi piedi ben piantati a terra. Non rischierebbe mai di ‘’sporcare ‘’ la sua figura di sindacalista tutto d’ un pezzo per entrare in politica, in quell’universo in cui, volenti o meno, certi accordi sottobanco sono fisiologici. Non accetterebbe mai che qualcuno, un domani, lo accusasse di aver usato il sindacato come vetrina per entrare in politica.  L’ essere ricordato come un sindacalista duro e puro, uno che antepone gli interessi dei lavoratori a qualunque altra cosa, e’ il massimo a cui una persona venuta dal basso come lui possa ambire : e probabilmente questa e’ la cosa che piu’ lo gratificherebbe !!

Gianluca Bellentani

Pubblicato in: politica

CHI VORRESTE COME PROSSIMO CAPO DELLO STATO ?


L’attuale Presidente della Repubblica dovrebbe dimettersi a breve ed è già partito il totonomi. Non vogliamo proporvi in solito sondaggio ma vi chiediamo una risposta libera alla domanda: chi vorreste come Capo dello Stato e perchè.

Dite la vostra commentando il post in modo tale da creare una discussione tra i lettori.quirinale

Pubblicato in: CRONACA, magistratura, opinioni

Assolti: il fatto non sussiste


Cosa dire? Non sono un avvocato, né un’addetta ai lavori. Sono una cittadina aquilana, una dei tanti. Non conosco le regole della Giustizia, non conosco i cavilli legali. Posso aspettare di leggere le motivazioni della sentenza che ha assolto in appello gli scienziati della Commissione Grandi Rischi. Anche lì, potrò applicarmi per capire, ma resto solo una vittima, una delle settantamila. Una che ce l’ha fatta a salvare la vita. Una che avrebbe potuto morire, quella notte.

Non mi permetto di giudicare la sentenza, non ho le armi per farlo. Ma posso dire che, ancora una volta, la verità è stata sconfitta. Perché la verità è una ed una sola e nessuno meglio delle vittime può conoscerla.

La rassicurazione c’è stata e c’è stata in seguito ad una riunione frettolosa che voleva giungere solo a quella conclusione: le continue scosse scaricano, non c’è motivo di allarmarsi. Chi ha rassicurato, il capro espiatorio di tutta la vicenda, Bernardo De Bernardinis, funzionario della Protezione Civile, ha veicolato ciò che gli scienziati avevano detto, o ha inventato il tutto di sana pianta? Se ha inventato, o travisato, perché gli esimi scienziati non lo hanno smentito? Ma il fatto, per la Corte, non sussiste. Sono scienziati, non comunicatori. Lo ha deciso una Corte d’Appello, ribaltando la sentenza di condanna a sei anni, pur non essendo riuscita ad acquisire alcuna nuova prova, né elemento aggiuntivo a quanto già emerso in prima istanza. Per noi digiuni di Legge, quasi una sentenza già decisa, all’origine. Una sentenza che ristabilisce l’importanza dei forti, lo Stato, contro la nullità dei deboli, le vittime.

Mi domando come si sentano i parenti delle vittime, quelli che, sopravvissuti, recano il carico della responsabilità di aver tenuto in casa in loro congiunti, rassicurandoli, perché loro stessi si erano sentiti rassicurati. Mi domando come si possano sentire, loro, già così tanto provati dalla vita, nel sapere che nessuno è colpevole, fra quei luminari della scienza che, al termine di una riunione di venti minuti, frettolosa, superficiale, infruttuosa, hanno lasciato la nostra città, dimenticandola. Dimenticandoci.

So come ci sentiamo noi cittadini sopravvissuti: ancora carta straccia, ancora vittime, ancora soli.

Restano le parole di Guido Bertolaso, al telefono con Daniela Stati, restano come pietre : “…la cosa importante è che adesso De Bernardinis ti chiama per dirti dove volete fare la riunione. Io non vengo, ma vengono Zamberletti, Barberi, Boschi, quindi i luminari del terremoto d’Italia. Li faccio venire all’Aquila o da te o in prefettura, decidete voi, a me non frega niente, di modo che è più un’operazione mediatica, hai capito? …. Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti diranno: è una situazione normale, sono fenomeni che si verificano, meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio perché 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa, quella che fa male. Hai capito?”

Parole non valutate dalla Corte, parole defalcate. Eppure dirimenti, chiare. Inesorabili.

Restano quelle 309 vittime. Nel nostro cuore come pietra, sulle loro coscienze. Possono non sentirle, sulle loro coscienze, gli scienziati, se riescono a non conservare umanità, ma ci sono.

Inesorabili.

Anna Pacifica Colasacco, aquilana. Terremotata
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Quegli stupidi pesci dei centri sociali


La settimana scorsa, Lucia Borgonzoni, una candidata alle Regionali dell’ Emilia – Romagna per la Lega Nord, dopo aver dichiarato che ‘’ agli zingari devono essere tolti i figli per farli crescere in un ambiente piu’ adeguato ‘’, si reca in visita ad un campo nomadi di sinti, a Bologna, poco distante da dove furono uccisi anni fa alcuni zingari dalla banda della Uno Bianca. Appena arrivata, viene affrontata da due donne della comunita’ e una di esse la schiaffeggia sotto l’occhio di una cinepresa. La notizia, riportata a gran voce dal giornale La Padania, non ha un grande clamore mediatico. E’ chiarissimo che la Borgonzoni ha effettuato quella visita al solo scopo di creare tafferugli. Sarebbe come andare allo stadio nella curva degli ultra’ juventini e gridare a squarciagola ‘’ Gobbi di merda e ladri di scudetti ‘’ e sperare di non subire alcuna violenza. E’ un normale rapporto di causa – effetto e il commento piu’ comune e’ ‘’ Se l’e’ cercata ‘’. Il sabato successivo, il Segretario della Lega Nord Matteo Salvini decide anch’egli di compiere una visita ad uno di questi campi, sempre a Bologna ma in Via Erbosa, con lo stesso obiettivo della Borgonzoni : creare casino. Lo fa sapere scrivendolo sul suo profilo FB che ‘’ andra’ a far visita ad un campo rom a Bologna ‘’ ( anche il campo dove doveva recarsi Salvini e’ un campo si sinti e non di rom ma per il Segretario sono poi tutti ‘’ sengegn ‘’). La Questura e la Digos consigliano di passare da un’entrata secondaria, scortati da qualche pattuglia per non causare incidenti. Salvini, che invece quegli incidenti li va’ proprio cercando, compie un giro diverso da quello consigliato dalle forze dell’ordine. Arrivato davanti all’entrata principale del campo pero’, la vede presidiata da una trentina di ragazzi dei centri sociali. Capisce che e’ meglio non avvicinarsi e, visto che oramai il suo piano e’ andato in fumo, decide di parlare in una piazzetta qualche km piu’ avanti.

salvini-centri sociali 1 salvini-centri sociali 2La macchina pero’, viene intercettata da altri ragazzi dei centri sociali che la circondano e cominciano ad ammaccarla e ad urlare contro Salvini. L’ auto si ferma poi riparte, travolgendo due persone. Gli altri ragazzi cominciano quindi a tirare sassi e uno di questi rompe il vetro posteriore del mezzo. Sul posto vi e’ anche il giornalista Barbetti del Resto del Carlino  che, nella concitazione, viene pestato e finisce in ospedale. Quando i tg nazionali intervistano Salvini, eccolo parlare della ‘’ solita violenza dei rossi ‘’ e ‘’ dello scampatopericolo per essere sopravissuto alla violenza di una torma di teppisti di sinistra ‘’. Tutte le dichiarazioni fatte pero’, non possono nascondere la sua soddisfazione per aver raggiunto lo scopo prefissato : creare incidenti.

Cosa si potrebbe dire di questa triste vicenda ? Che la violenza deve sempre essere condannata, sia quella fisica che quella verbale, da qualunque parte essa venga e non vi sono scusanti per certi comportamenti. Quello che invece fa piu’ rabbia e’ notare quanto alto sia il grado di stupidita’ di una parte della sinistra , quella dei dei Centri Sociali. Persone che parlano di solidarieta’ e di rispetto per gli altri  e che, nonostante cio’, cadono come stupidi pesci nella rete di un povero pirla, senza mai pensare minimamente alle conseguenze dei loro gesti sconsiderati. Sarebbe bastato non attaccare l’auto di Salvini per far saltare tutto il suo piano:  cosi’ invece lo si e’ fatto quasi passare per un martire, quello che lui voleva. Sinceramente non so’ se provare piu’ rabbia per la stupidita’ di una certa sinistra o per la vista della faccia gongolante di Salvini !!!

                                                                                                     

Gianluca Bellentani