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QUANDO ARRIVI A MONTE SOLE….


di Gianluca Bellentani 

paesaggio monte soleQuando arrivi a Monte Sole una mattina di inizio ottobre, la prima cosa che guardi e’ il paesaggio intorno. Stai salendo col pullman verso Marzabotto, il Paese dove si terra’ come ogni anno, la cerimonia per ricordare le 770 vittime della strage del 1944. Dolci colline ti circondano ed e’ tutta un’ esplosione di colori, dal verde dei boschi ricchi di funghi e pregiati tartufi, al rosso e al giallo delle vigne di Barbera e Pignoletto. Uno scenario di pace e tranquillita’ come pochi altri, in questa parte di Appennino tra l’ Emilia e la Toscana. Non si sentono rumori di fabbriche e di traffico e tutto e’ avvolto in un silenzio ovattato e allora ti sovviene una domanda : ‘’Come e’ stato possibile che una simile tragedia, una simile barbarie sia potuta avvenire in questo posto di pace ? ‘’ Quando scendi dal pullman, un’aria fresca e pulita ti entra nei polmoni , mentre un sole primaverile ti scalda il corpo e illumina il tutto di una luce spettacolare….

Anche quella mattina del 29 settembre del ’44 c’era il sole. Era la coda di una calda estate che avrebbe preceduto un inverno rigido come pochi. Erano gia’ giunte le voci dei massacri in Toscana, in Val di Chiana e a S. Anna di Stazzema. La Brigata Partigiana Stella Rossa aveva dato molto filo da torcere alle truppe naziste e il Maresciallo Kesserling voleva spazzare via per sempre quegli straccioni dal proprio cammino. I Partigiani, pur se in numero ridotto rispetto al nemico che avrebbe mandato 4 battaglioni di SS, si preparavano a difendere le loro postazioni sino all’ ultimo. Chi invece non combatteva, era scappato nei boschi, per non essere poi deportato in Germania. I civili avevano portato con loro anche qualche capo di bestiame, unico sostentamento delle proprie famiglie. A casa erano rimasti solo i vecchi, le donne e i bambini, in quanto era evidente che non erano certo un pericolo per i tedeschi….

Quando entri nel Municipio dove sono i bagni, ti colpiscono quelle foto in bianco e nero appese al muro, che stridono con i colori accesi e vivaci dei vari gonfaloni dei Comuni. Le guardi e rimani ammutolito : foto di vecchie case carbonizzate, cadaveri di donne e bambini ammassati uno sopra l’altro come tragiche bambole, una chiesa spoglia con le mura interne annerite dal fumo, senza porta ne tetto, con al centro un altare spoglio. Ti viene quasi da pensare che siano le foto di un altro posto, di un altro Paese e non ti capaciti che tutto cio’ sia avvenuto qualche anno prima che tu nascessi.

Percorri il viale che porta alla piazza del Paese, dove da un palco parleranno le autorita’,  ma prima ti fermi sulla destra ad osservare il Sacrario dei Caduti. Il cancello e’ aperto e una fila di persone sta’ entrando : ti metti quindi in fila ed entri anche tu. Ai lati del sentiero, muri di 3 metri pieni di foto in bianco e nero, con sotto quei cognomi emiliani a te tanto familiari. Sembrerebbe quasi un cimitero, senza bare, uno dei tanti che hai visto nella tua vita, ma c’e’ qualcosa che ti colpisce, con la stessa violenza di un pugno allo stomaco. Sono quegli spazi vuoti tra una foto e l’altra, con sopra solo una croce e una scritta : sono il solo ricordo di quei bambini morti, uccisi in un’ epoca in cui la prima foto la facevi solo quando andavi a militare o ti sposavi. Bambini che se non fossero stati uccisi per l’unica colpa di essere stati li’ nel momento sbagliato, adesso sarebbero piu’ grandi di te. Di loro rimane solo il nome e il ricordo dei loro volti, delle loro sembianze, di cio’ che amavano e non amavano fare, svanira’ quando chi li ha conosciuti personalmente non ci sara’ piu’. sacerdoti uccisi (articolo monte sole)Entri nella parte coperta ed osservi le lapidi dei sacerdoti che non furono risparmiati da questo massacro, come Don Ferdinando Casagrande, Don Ubaldo Marchione, ucciso davanti alla sua chiesa o Don Fornasini , la cui testa, sepolta dalla neve, fu ritrovata solo a primavera. Provi a pensare a quei mucchi di cadaveri, lasciati per giorni senza sepoltura. Vi e’ anche una grande lapide da un lato, che ricorda il Partigiano Francesco Calzolari , catturato ferito in combattimento. Torturato per giorni, non rivelo’ mai la posizione dei compagni. Fu ucciso e il suo corpo fu fatto scomparire, non lasciando ai parenti alcuna spoglia su cui pregare. Ad un tratto una nube solitaria oscura il sole e la luce del giorno quasi si spegne…

Anche quella mattina il sole si spense. Quattro reparti della XVI Panzergrenadien Division Reichfurer SS , al comando del Maggiore Walter Reder, cominciarono a battere Monte Sole casa per casa, infischiandosene dei Partigiani, al solo scopo di combatterli con una rappresaglia di civili.

Per quattro giorni, da Vado a Panico, da Quercia a Grizzana, da S. Giovanni di Sotto a Caprara, da Pioppe di Cerpano a S. Martino e a Creda, nessun edificio fu risparmiato. Le SS bruciarono le case e uccisero gli abitanti, vecchi donne e bambini. Alcuni si rifugiarono nei cimiteri, ma vennero fatti uscire e falciati da una scarica di mitraglia. Altri cercarono rifugio in chiesa ma le belve gettarono all’interno delle granate e chi si salvo’ fu finito a colpi di baionetta. Per giorni i cadaveri furono lasciati alle intemperie, in attesa di una cristiana sepoltura.

Mentre stai uscendo dal Sacrario e ti sovviene un ‘’ Maledetti tedeschi ‘’, il tuo  sguardo si posa di nuovo sui muri del viale d’ ingresso e noti qualcosa che prima ti era sfuggito. Sotto alle foto delle vittime, vi sono lapidi che ricordano altri posti nel mondo che conobbero le stesse atrocita’ di questi luoghi. Srebrenica, dove nella guerra dei Balcani le milizie serbe uccisero tutti i maschi di ogni eta’, sotto gli occhi dei Caschi Blu dell’ ONU. Halabja, la citta’ curda bombardata coi gas asfissianti da Saddam Hussein sotto il silenzio del mondo. Sono fatti che anche tu hai visto, accaduti quando anche tu eri grande e cosciente. Capisci allora che la crudelta’ non e’ di una certa razza ma solo di quella umana. Capisci che l’uomo, dopo tanti anni, dopo tanti morti, sangue e sofferenza, ancora non ha appreso che la guerra non porta a nulla e lascia dietro se’ solo pianti e distruzione.

Quando arrivi al pullman che ti portera’ a pranzo in un ristorante nella vicina Tole’, non vedi l’ora di andartene da questo luogo. Non e’ per la fame, quanto per rituffarti nella normalita’, quella normalita’ che oggi ci pare una monotona routine e che invece a quei tempi pareva un sogno impossibile. Ti senti in pace con te stesso per essere salito fin quassu’,  per ricordare questi morti ma poi ti domandi anche ‘’Chi fara’ altrettanto negli anni a venire? Potra’ il tempo cancellare la memoria di questi luoghi ? Questo strisciante revisionismo storico dilagante, ottembrera’ il ricordo di questa e altre tristi vicende ? Sapranno le nuove generazioni custodire la fiamma del ricordo ? ‘’ Ed e’ a quel punto che ti accorgi dei tanti giovani e dei tanti bambini che sono presenti. Ragazzi e bambini con al collo il fazzoletto dell’ ANPI, portati qui da docenti e genitori avveduti e capisci che ci sara’ sempre qualcuno, anche dopo di te, che salira’ in questi luoghi per onorarne i caduti e condannare la guerra : e il sole torna a splendere !!!

I maggiori responsabili di questa e di altre stragi sull’ Appennino tosco – emiliano, Kesserling e Reder, furono accomunati a fine guerra da un destino similare e da un altrettanto simile e vile comportamento.

Il Maggiore Walter Reder fu estradato in Italia nel ’48 e condannato all’ ergastolo da scontare nel penitenziario di Gaeta. Piu’ volte chiese la liberta’, proferendo scuse per il suo operato durante la guerra. Nel 1985, invio’ una lettera di scuse e di pentimento agli abitanti di Marzabotto. Nel 1986, il Governo Craxi decise di accettare la sua domanda di grazia, tra le feroci proteste dei cittadini di Monte Sole. Tornato in patria, pochi mesi piu’ tardi, intervistato dal giornale austriaco Die ganze Woche, dichiaro’ di non sentirsi per nulla colpevole del suo operato e di non avere alcun rimorso per le stragi compiute.

Se possibile, ancor piu’ vergognoso fu il comportamento del comandante Kesserling. Condannato a morte dagli Alleati, la pena fu commutata in ergastolo per l’intervento del governo inglese. Estradato in Italia nel ’48, nel ’52 ottenne la grazia per motivi di salute e torno’ in Germania, accolto come un eroe dai circoli filo-nazisti bavaresi. Intervistato dalla stampa, dichiaro’ non solo di non sentirsi pentito per le sue azioni ma che ‘’ Gli italiani avrebbero dovuto innalzargli un monumento a Roma o a Firenze per il suo operato ‘’. A queste volgari dichiarazioni, rispose Pietro Calamandrei, con un’ ode a Kesserling,  che venne collocata su una lapide all’ ingresso del Palazzo Comunale di Cuneo nel 1952, nell’ottavo anniversario della morte di Duccio Galimberti. Da allora,  questa lapide e’ conosciuta col nome di ‘’ Lapide ad ignominia’’ .

Lo avrai
camerata Kesserling
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi
non con i sassi affumicati dei borghi inermi
straziati dal tuo sterminio
non con la terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non con la neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non con la primavera di queste valli
che ti vide fuggire
ma soltanto con il silenzio dei torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi che volontari si adunarono
per dignità non per odio
decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo
su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi con lo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama ora e sempre
Resistenza.

lapide

A tutti un Buon 25 Aprile

Gianluca Bellentani

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Una Bretella per le Olimpiadi


Con il documento di economia e finanza (DEF), Delrio si è inventato un #cambiaverso tutto suo: accetta sulle Grandi Opere, stop alla tattica dell’emergenza per concludere in tempo utile le infrastrutture, valorizzazione dei progetti volti a promuovere una vera sostenibilità nel pieno rispetto delle regole europee. Leggere il DEF 2015 significa comprendere che, almeno in buona parte, si va contro lo Sblocca Italia, documento ove le Grandi Opere facevano la parte del leone.

In un colpo solo l’autostrada Roma – Latina e la Bretella Cisterna – Valmontone – opere ritenute fino ad oggi strategiche per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina e che hanno caratterizzato il dibattito politico non di una, ma di diverse generazioni di politici e non – vengono declassate, sottratte dalla categoria della priorità. Ferrovie, metropolitane e (anche) strade, ma molte di meno: questa è la «svolta Delrio». Almeno così sembra: secondo alcuni esponenti politici il DEF non ha cambiato nulla riguardo la Roma – Latina e la Cisterna – Valmontone, in quanto progetti già finanziati e con i lavori in procinto di partire. C’è però da comprendere alcune cose: lo Stato non ha finanziato l’intero progetto , ma lo copre solo per una parte (contribuisce per il 40%, mentre il restante spetta al privato). Al momento infatti, la copertura economica è garantita solo per il lotto Roma – Latina, mentre la parte Cisterna – Valmontone (secondo lotto) e il tratto Spinaceto – Fiumicino – Civitavecchia ancora non vedono un euro. In pillole: un progetto abnorme, con infrastrutture tra loro collegate e diviso in 3 lotti che, solo progressivamente verranno completamente finanziati. Il tutto per collegare il Lazio Meridionale con l’autostrada del Sole e favorire un decente collegamento per i trasporti industriali. Calcolando che i costi, come è sempre successo nella nostra penisola, saliranno nel tempo e, tenendo conto delle metamorfosi del sistema produttivo nazionale e globale, quanto tempo ci vorrà per reperire tutti i fondi necessari (se mai si troveranno)?

Al momento comunque, Delrio non sembra di questo avviso: accetta sulla Roma – Latina (ritenuta fondamentale per garantire la sicurezza della SS 148 Pontina) e sulla Cisterna – Valmontone. Certo, è da notare che qualche politico di caratura nazionale ha dichiarato di aver ricevuto “rassicurazioni” sul non declassamento da parte dello stesso Ministro alle Infrastrutture, ma fino a prova contraria, una conversazione privata è nulla di fronte ad un documento pubblico quale è il DEF. In tal senso, è comunque interessante evidenziare le dichiarazioni del deputato PD Ranucci: «La notizia del definanziamento della Cisterna-Valmontone, tratta fondamentale della Roma Latina, per la quale il Cipe ha già versato 600 milioni di euro è figlia di un malinteso e credo sia da escludere il suo inserimento nel pacchetto delle infrastrutture meno strategiche. Il Ministro Delrio, che questa mattina ha dichiarato sull’importanza di mettere mano alle emergenze ed ai lavori utili nel nostro Paese, ha già dato rassicurazioni in merito. Stiamo parlando dell’unica vera infrastruttura del Lazio, un’opera da 2 miliardi e settecento milioni di euro che ha già visto il Cipe intervenire nel project financing con 600 milioni. Un’opera importante anche in vista delle Olimpiadi, anello fondamentale tra Napoli, Roma e Civitavecchia […]» (Fonte: http://www.latinaquotidiano.it/corridoio-roma-latina-ranucci-e-moscardelli-tranquillizzano-lopera-non-puo-essere-definanziata/ ). Ora, riflettiamo un attimo: le opere servono per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina, per garantire maggiore sicurezza etc. Ci può stare, non sono d’accordo ma – questa volta – “passo” per qualche minuto. Però, per favore, evitiamo di dire boiate: Roma si è candidata per le Olimpiadi 2024, ma ciò non significa che le sono già state assegnate, perché la decisione finale ci sarà solo nel 2017.

Con scuole che crollano, una penisola che frana ogni giorno, scandali che si scoperchiano ormai quasi quotidianamente… elaborare certi pensieri è un pugno allo stomaco verso i cittadini italiani. Ma è anche esempio di un’arretratezza culturale che da anni ormai colpisce il nostro Paese: in altre parti d’Europa stanno lavorando per rendersi indipendenti il più possibile dalla gomma (vedere qui: http://elnuevodia.altervista.org/dalla-bretella-cisterna-valmontone-ad-helsinki-passando-per-amburgo/ ) mentre qui, nonostante i noti problemi dell’eccessiva dipendenza energetica da altri Paesi, continuiamo a fare finta di nulla e sponsorizziamo un modello di sviluppo stile anni ’60. Continuiamo a non comprendere che i tempi sono cambiati, che il sistema industriale ha subito una metamorfosi, che ci sono sfide non nazionali ma globali da affrontare (mai sentito parlare di OverShootDay?). Di questo passo, il mondo che si lascerà alle future generazioni sarà decisamente peggio di quello attuale.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/una-bretella-per-le-olimpiadi/

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14 luglio 1938 – 29 giugno 1939: Vergogniamoci! (parte 3)


“Non importa se sei nero e bianco, ispanico, asiatico o nativo-americano,

giovane o vecchio, ricco o povero, abile o disabile,

omosessuale o eterosessuale, negli Stati Uniti ce la puoi fare,

se solo hai voglia di provarci”

(Barack Obama)

CONSULTA:

  • 15 novembre 1938: Integrazione e coordinamento in testo unico delle norme già emanate per la difesa della razza nella scuola italiana > decreto con effetto retroattivo, vieta agli ebrei di essere impiegati nelle scuole ove siano presenti alunni italiani. Gli ebrei non possono far parte di Istituti d’Arte, Accademie etc. E’ consentita l’iscrizione alle scuole di alunni di razza ebraica solo se professano «la religione cattolica nelle scuole elementari e medie dipendenti dalle Autorità ecclesiastiche ». Il decreto vieta l’adozione di libri di testo di matrice ebraica. Inoltre: «Per i fanciulli di razza ebraica sono istituite, a spese dello Stato, speciali sezioni di scuola elementare nelle località in cui il numero di essi non sia inferiore a dieci. Le comunità israelitiche possono aprire, con l’autorizzazione del Ministro per l’educazione nazionale, scuole elementari con effetti legali per fanciulli di razza ebraica, e mantenere quelle all’uopo esistenti. Per gli scrutini e per gli esami nelle dette scuole il Regio provveditore agli studi nomina un commissario. Nelle scuole elementari di cui al presente articolo il personale potrà essere di razza ebraica; i programmi di studio saranno quelli stessi stabiliti per le scuole frequentate da alunni italiani, eccettuato l’insegnamento della religione cattolica; i libri di testo saranno quelli di Stato, con opportuni adattamenti, approvati dal Ministro per l’educazione nazionale, dovendo la spesa per tali adattamenti gravare sulle comunità israelitiche » (Art.5); «Scuole d’istruzione media per alunni di razza ebraica potranno essere istituiti dalle comunità israelitiche o da persone di razza ebraica. Dovranno all’uopo osservarsi le disposizioni relative all’istituzione di scuole private. Alle scuole stesse potrà essere concesso il beneficio del valore legale degli studi e degli esami à sensi dell’art.15 del R. decreto-legge 3 giugno 1938-XVI n.928, quando abbiano ottenuto di far parte in qualità di associate dell’Ente nazionale per l’insegnamento medio: in tal caso i programmi di studio saranno quelli stessi stabiliti per le scuole corrispondenti frequentate da alunni italiani, eccettuati gli insegnamenti della religione e della cultura militare. Nelle scuole d’istruzione media di cui al presente articolo il personale potrà essere di razza ebraica e potranno essere adottati libri di testo di autori di razza ebraica» (Art.6); «Per l’insegnamento nelle scuole elementari e medie per alunni di razza ebraica saranno preferiti gli insegnanti dispensati dal servizio a cui dal Ministro per l’interno siano state riconosciute le benemerenze individuali o famigliari previste dalle disposizioni generali per la difesa della razza italiana. Ai fini del presente articolo sono equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole pubbliche e private e il personale di vigilanza nelle scuole elementari» (Art.9);
  • 17 novembre 1938: Regio Decreto per la difesa della razza italiana > il cittadino italiano di razza ariana non può contrarre matrimonio con persona di altra razza; chi intende contrarre matrimonio con persona straniera dovrà attendere il via libera da parte del Ministero degli Interni. Art.8:«Agli effetti di legge: a) È di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica; b) È considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l’altro di nazionalità straniera; c) È considerato di razza ebraica colui che è nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre; d) È considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia, comunque, iscritto ad una comunità israelitica, ovvero abbia fatto, in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo. Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che, alla data del 1°Ottobre 1938-XVI, apparteneva a religioni diversa da quella ebraica». Art.10: «I cittadini italiani di razza ebraica non possono: a) prestare servizio militare in pace e in guerra; b) esercitare l’ufficio di tutore o curatore di minori o di incapaci non appartenenti alla razza ebraica c) essere proprietari o gestori, a qualsiasi titolo, di aziende dichiarate interessanti la difesa della Nazione, ai sensi e con le norme dell’Art. 1 del Regio decreto-legge 18 Novembre 1929-VIII, n. 2488, e di aziende di qualunque natura che impieghino cento o più persone, né avere di dette aziende la direzione né assumervi comunque, l’ufficio di amministrazione o di sindaco; d) essere proprietari di terreni che, in complesso, abbiano un estimo superiore a lire cinquemila; e) essere proprietari di fabbricati urbani che, in complesso, abbiano un imponibile superiore a lire ventimila. Per i fabbricati per i quali non esista l’imponibile, esso sarà stabilito sulla base degli accertamenti eseguiti ai fini dell’applicazione dell’imposta straordinaria sulla proprietà immobiliare di cui al Regio decreto-legge 5 Ottobre 1936-XIV, n. 1743. Con decreto Reale, su proposta del Ministro per le Finanze, di concerto coi Ministri per l’Interno, per la Grazia e Giustizia, per le Corporazioni e per gli scambi e valute, saranno emanate le norme per l’attuazione delle disposizioni di cui alle lettere c), d), e) ».Il Decreto non termina qui: «Il genitore di razza ebraica può essere privato della patria potestà sui figli che appartengono a religione diversa da quella ebraica, qualora risulti che egli impartisca ad essi una educazione non corrispondente ai loro principi religiosi o ai fini nazionali » (Art.11); è fatto divieto agli ebrei di avere cittadini italiani di razza ariana alle proprie dipendenze; gli ebrei non possono essere dipendenti di enti pubblici e del PNF; «Le concessioni di cittadinanza italiana comunque fatte ad ebrei stranieri posteriormente al 1° Gennaio 1919 si intendono ad ogni effetto revocate» (Art.23 etc.).

Fine Parte 3

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/14-luglio-1938-29-giugno-1939-vergogniamoci-parte-3/ 

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ROM E SINTI: ANCHE LORO SONO ESSERI UMANI


8 APRILE 2015: GIORNATA INTERNAZIONALE DEI ROM E DEI SINTI.

Lo sapete che:

1) Rom e Sinti sono la più grande minoranza europea (oltre 12 milioni di persone)?

2) non hanno Patria e non hanno mai fatto una guerra per rivendicarne una?

3) in Italia sono oltre 150mila, di cui la metà e più hanno cittadinanza italiana?

4) durante il nazismo, oltre 500mila tra Rom e Sinti furono sterminati?

ROM e SINTI si suddividono in tante sottocategorie: intellettuali, operai, delinquenti, studenti etc. Insomma, come gli ITALIANI: ci sono italiani intellettuali, italiani studenti, italiani delinquenti…

Per questo discriminare è un atteggiamento da idioti, perché in questo Pianeta apparteniamo tutti ad un unico genere: quello umano.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/rom-e-sinti-anche-loro-sono-esseri-umani/

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14 luglio 1938 – 29 giugno 1939: Vergogniamoci! (Parte 2)


Parte 2

Leggi la Puntata precedente:

http://elnuevodia.altervista.org/14-luglio-1938-29-giugno-1939-vergogniamoci/

  • 5 settembre 1938: regio decreto per la difesa della razza nella Scuola> decreto con Effetti retroattivi, vieta Agli Ebrei di accedere agli studi scolastici ed universitari, impone il non Esercizio (o l’abbandono, qualora Già avviate) delle professioni inerenti l’ambito dell’Istruzione (docente, presiederà, Direttore etc.). Tale «pulizia» riguarda also Accademie, Istituti culturali e scientifici, ecc Stando all’art.6 del decreto, é «considerato di razza ebraica colui Che E nato da genitori ENTRAMBI di razza ebraica, Anche se Egli professa religione Diversa da Quella ebraica» ;
  • 7 settembre 1938: regio decreto Sugli Ebrei stranieri > si vieta Agli Ebrei stranieri di Avere fissa dimora Nei territori del Regno e dell’Impero; la cittadinanza italiana di Tali PERSONE, dal 1 ° gennaio ottenuta 1919, si intende revocata. Non solo: «Gli stranieri Ebrei Che, dati alla Pubblicazione del Presente di decreto-legge, si trovano Nel Regno, in Libia e nda possedimenti dell’Egeo e Che vi Hanno Iniziato il Loro soggiorno posteriormente al 1 ° gennaio 1919, il devono lasciare territorio del Regno, della Libia e dei possedimenti dell’Egeo, Entro SEI dati mesi di Dalla Pubblicazione del Presente decreto. Coloro Che non avranno ottemperato un racconto Obbligo Entro Il Termine suddetto Saranno espulsi dal Regno a norma DELL’ARTICOLO 150 del testo unico delle leggi di PS, previa l’Applicazione delle pene Stabilite Dalla legge »(art.4);

6 ottobre 1938: Dichiarazione Sulla razza votata dal Gran Consiglio del Fascismo > si Dichiara Che la «razza italiana» potrebbe Essere minacciata da «incroci e imbastardimenti». Da this Momento: 1) Sono vietati i matrimoni di italiani e italiane con PERSONE di razza camita, semita e non Ariani in generale; 2) E vietato per i Dipendenti dello Stato e di Enti Pubblici, di contrarre matrimonio “con donne straniere di Qualsiasi razza»; 3) italiani e italiane Che intendono contrarre matrimonio con straniere / i, dovranno ottenere il preventivo assenso del Ministero dell’Interno; 4) «dovranno Essere rafforzate le Misure Contro chi Attenta al prestigio della razza nda territori dell’Impero». La Dichiarazione, InOLTRE, evidenzia Che Ebrei ed ebraismo Sono Elementi Che Hanno contribuito nel Tempo a sostenere l’antifascismo. In Spagna, l’ebraismo E «colpevole» di Essere Dalla parte dei bolscevichi russi. Si Realizza ONU appunto Riguardo l’espulsione degli Ebrei stranieri: «Il Gran Consiglio del Fascismo ritiene Che la legge concernente il Divieto d’ingresso Nel Regno degli Ebrei stranieri non Poteva Più Essere ritardata e Che l’espulsione degli indesiderabili, Secondo Il Termine Messo in voga e APPLICATO Dalle Grandi democrazie, E INDISPENSABILE. Il Gran Consiglio del Fascismo decide Che Oltre ai di Casi singolarmente controversi Che Saranno sottoposti all’esame dell’apposita commissione del Ministero dell’Interno, non SIA applicata l’espulsione nda Riguardi degli Ebrei stranieri i Quali: a) abbiano un’età superiore Agli Anni 65; b) ABBIAMO Contratto Un matrimonio misto italiano prima del 1 ° ottobre XVI ». Si SPECIFICHE chi e Di razza ebraica: colui Che nasce da genitori ENTRAMBI Ebrei; chi nasce da padre ebreo e da madre di Nazionalità straniera; la persona Che, pur being nata da matrimonio misto, professa la religione ebraica; «Non E considerato di razza ebraica colui Che E nato da un matrimonio misto, qualora il professi altra religione all’infuori della Ebraica, l’Alla dati del 1 ° ottobre XVI». Ma, non TUTTI GLI Ebrei Sono Uguali . Infatti, se appartenevano a: Famiglie di caduti / Volontari / combattenti delle guerre «Libica, Mondiale, etiopica, spagnola»; Famiglie dei Caduti / Mutilati / invalidi / Feriti per la causa fascista; un «Famiglie di Fascisti iscritti al Partito NEGLI anni 1919, 1920, 1921, 1922 e Nel Secondo Semestre del 1924 e Famiglie di legionari Fiumani»; un «Famiglie aventi Eccezionali benemerenze Che Saranno accertate da apposita commissione», nessuna discriminazione sarebbe Stata applicata. Viceversa, sarebbero scattate numerose limitazioni: Divieto di iscrizione al Partito Nazionale Fascista; Essere possessore o dirigente di Grandi Aziende; prestare servizio militare, ecc Infine, «Il Gran Consiglio del Fascismo Prende Atto con soddisfazione Che il Ministro dell’Educazione Nazionale ha istituito cattedre di Studi sulla razza Nelle Principali Università del Regno»

Belle parte 2

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/14-luglio-1938-29-giugno-1939-vergogniamoci-2/

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14 luglio 1938 – 29 giugno 1939: Vergogniamoci!


«Abbiamo imparato a volare come gli uccelli,

a nuotare come i pesci,

ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli»

(Martin Luther King)

Parte 1

La Costituzione repubblicana ovviamente ancora non c’era. Però, una Carta che reggeva il nostro ordinamento esisteva: lo Statuto Albertino, emanato nel 1848 per il Regno di Sardegna e poi esteso a tutta la penisola nel 1861 ad unificazione avvenuta. L’art.1 citava: «La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati
conformemente alle leggi ». Era l’inizio di un percorso che, negli anni, avrebbe portato ad una progressiva laicizzazione dello Stato: introduzione del matrimonio civile (1865), laicizzazione dell’istituto del giuramento (1876), deconfessionalizzazione degli istituti di beneficenza (1890), legge Coppino (1877: eliminazione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole secondarie e non obbligatorio alle elementari). Addirittura, fin dalla Legge Sineo del 1848, si stabiliva che «la differenza di culto non forma eccezione al godimento dei diritti civili e politici ed alla ammissibilità alle cariche civili e militari». L’Italia era nata da poco, ma sul piano dei diritti civili aveva fatto notevoli passi in avanti. D’altronde siamo nell”800, il secolo delle rivoluzioni, dell’emergere dell’ideologia socialista, del pensiero liberale, della necessità di garantire una legislazione in grado di salvaguardare la giovane unità italiana.

Fino al fascismo non avremo particolari problemi di stampo razziale nel nostro Paese. Certo, ci sarà il nazionalismo che esalterà la politica coloniale nel nostro Paese (richiamando Adua, Dogali etc.), ma rispetto a quello che succedeva in altre parti del mondo la situazione era nettamente migliore: si pensi solo ai pogrom nell’Europa dell’Est.

L’Italia, nella sua storia unitaria non aveva mai avuto particolari problemi tra minoranze (soprattutto) religiose: l’unica questione da risolvere, importantissima, era quella dei rapporti tra il Regno e l’ex Stato Pontificio di Pio IX.

Quello che mancava allo Statuto Albertino – permettendo una degenerazione in senso fascista della vita politica italiana – era la presenza di una Corte Costituzionale o di un sistema rigido in grado di garantire alla Carta di sprigionare senza problemi i suoi effetti. Così, dopo la presa (legale) del potere da parte di Mussolini, nel giro di poco tempo si avviava un processo di (re) confessionalizzazione, accompagnato da assurde leggi sulla razza: i Patti Lateranensi del 1929, il Manifesto della Razza (1938) e le leggi a tutela della razza (1938 – 39).

Nel 1929 si conclude un lungo contenzioso storico tra il Regno d’Italia e la Santa Sede: si riconosce lo Stato del Vaticano, si introduce l’esame di Stato obbligatorio, il Papa di fatto ottiene onori e privilegi pari a quelli di qualsiasi altro sovrano, l’associazionismo cattolico godrà di una posizione favorevole nel Regno, torna obbligatorio l’insegnamento della religione cattolica etc. Ma i Patti Lateranensi sono poca roba rispetto a quello che accadrà alla fine degli anni ’30:

  • 14 luglio 1938: manifesto sulla purezza della razza Italiana. Detto in (molte) pillole:
  1. le razze umane esistono; 2) esistono razze grandi e razze piccole; 3) è certo che ci sia una razza che abbia il dominio assoluto sulle altre; 4) la popolazione italiana e la sua civiltà hanno un carattere nettamente ariano, riuscendo a cancellare quasi del tutto i geni delle popolazioni pre – italiche; 5) «È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio» (art.5 del Manifesto); 6) «Esiste ormai una pura “razza italiana”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana » (art.6 del Manifesto); 7) è giunto il momento che gli italiani si proclamino razzisti; 8) è pericoloso sostenere l’origine africana di alcune popolazioni europee; 9) «Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani » (Art.9 del Manifesto); 10) è necessario salvaguardare i caratteri fisici e psicologici degli Italiani;
  • 25 luglio 1938: comunicato della segreteria del PNF sulla razza italiana. Si dichiara che, fin dalla sua nascita, il governo fascista ha perseguito una politica «di miglioramento quantitativo e qualitativo della razza», oltre che di lotta a quelle ritenute inferiori. Inoltre, si legge nel comunicato: «Con la creazione dell’Impero la razza italiana è venuta in contatto con altre razze, deve quindi guardarsi da ogni ibridismo e contaminazione. Leggi «razziste» in tale senso sono già state elaborate e applicate con fascistica energia nei territori dell’Impero. Quanto agli ebrei, essi si considerano da millenni, dovunque e anche in Italia, come una razza diversa e superiore alle altre, ed è notorio che nonostante la politica tollerante del Regime gli ebrei hanno, in ogni Nazione, costituito – coi loro uomini e coi loro mezzi – lo stato maggiore dell’antifascismo». Il comunicato si conclude annunciando che, nell’immediato futuro, sarebbero state emanate diverse leggi razziste.

FINE PARTE 1

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/14-luglio-1938-29-giugno-1939-vergogniamoci/

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Per Mussolini, per i campi di concentramento


Non tutti gli italiani celebrano allo stesso modo il 25 aprile, data in cui l’Italia viene liberata dal nazifascismo. Per molti è il momento di celebrare la Resistenza, la ritrovata libertà, la fine di un incubo; per altri è un giorno di lutto, il momento in cui il nostro Paese «legittimo»(quello di Salò, dell’Italia ancora alleata con la Germania) viene sconfitto da Alleati e«traditori». In quest’ultimo caso, al 25 aprile si accompagna il 28, giorno della fucilazione di Benito Mussolini. In pillole: prima celebro il «lutto nazionale», poi ricordo il più grande statista di tutti i tempi, il Duce. Casomai lo si farà scrivendo quelle frasi di circostanza, del tipo « Muoiono gli uomini, ma non gli ideali». Ognuno ricorda quello che vuole, è legittimato a farlo. E’ necessario però evidenziare che, qualora la guerra fosse stata vinta da nazisti e fascisti, oggi qualsiasi cosa della nostra vita sarebbe stata diversa. Prendiamo ad esempio il dibattito politico: la crisi economica sarebbe stata risolta da un Duce o da un Fuhrer che avrebbero proposto investimenti sui campi di concentramento, allo scopo di rafforzare l’eliminazione di quelle razze inferiori dannose per l’economia dei popoli ariani. Pensate che bello: comprando un giornale (per esempio, un interessante «Il Popolo d’Italia») avresti potuto leggere un dibattito tra due rappresentanti del governo che la pensavano diversamente sul medesimo argomento. Altro che costruzione di centrali a biogas, di valorizzazione del fotovoltaico etc. Qui il quesito sarebbe stato: meglio eliminare prima tutti gli omosessuali o gli ultimi ebrei presenti sulla faccia della Terra?

Traditori o no, celebrare Benito Mussolini significa uccidere più volte tutti coloro che, senza colpe, sono stati condannati alle camere a gas, sfruttati come manodopera gratuita fino allo stremo delle forze. Allearsi e vincere con la Germania nazista significava creare una Europa unita fondata sul razzismo e l’eliminazione di propri simili causa puri motivi di fanatismo.

Un altro esempio: quanto sarebbe stato bello scambiare 4 chiacchiere al bar tra amici – sorseggiando una birra Peroni (ovviamente solo birre italiane o tedesche, al massimo giapponesi) – e parlare di quanti neonati disabili sono stati uccisi con iniezioni letali, perché imperfetti ed incompatibili con la razza ariana? E pensate che spettacolo indossare parrucche fatte con capelli di donne destinate ai forni, oppure indossare occhiali, vestiti etc. di esseri umani «inferiori».

Questo sarebbe stato il nostro mondo, in caso di vittoria nazifascista. Forse avremmo avuto tutti un lavoro, ma a prezzo di un annullamento della dignità umana; saremmo tutti nazifascisti, legittimati a picchiare un non ariano.

Traditori o no, meno male che è andata così: fortuna che oggi discutiamo con la Troika e non con Hitler; evviva la democrazia, abbasso la dittatura; oggi Ventotene non è un’isola di confino, ma turistica. Sinceramente, il mondo di oggi è infinitamente migliore di quello che immaginano i fans del Duce.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/per-mussolini-per-campi-di-concentramento/

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10 GIUGNO 1940: L’APPIATTIMENTO DI UN POPOLO


Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento… 

Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà…”

Francesco Guccini

10 giugno 1940: l’appiattimento di un popolo

Il 10 giugno 1940 è un giorno che gli italiani non dimenticheranno mai. Si tratta di una data particolare, che presenta una sua unicità: segnerà più di tante altre il destino di diverse generazioni, non solo di quella che l’ha vissuta direttamente. Il «Duce» Benito Mussolini sembra azzeccarle tutte: le opposizioni politiche sono ormai fuori – gioco, le zanzare delle paludi pontine fanno posto alle nuove città (Littoria, Aprilia, Pomezia, Sabaudia, Pontinia), l’Italia ha il suo «posto al sole» in Africa, l’alleato tedesco vince in Europa. Benito Mussolini vuole accelerare, vuoi perchè Hitler potrebbe lasciarlo a bocca asciutta, vuoi perchè ha il consenso dalla sua parte. Così, ecco arrivare il 10 giugno 1940: il Duce esce da Palazzo Venezia e si prepara ad arringare la folla. Intanto, tutte le principali città italiane si riempiono di cittadini.«Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del Regno d’Albania, ascoltate! Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano […] »: numerose e fragorose ovazioni accolgono l’ingresso in guerra dell’Italia. Il popolo si prepara a riprendere le armi per l’ennesima volta nel giro di pochi decenni e la Germania – già fortissima – può ora contare sulle nostre armi. Inizia ufficialmente quella collaborazione armata il cui obiettivo è creare un nuovo ordine mondiale, fondato sulla superiorità della razza ariana e sul conseguente annullamento di quelle ritenute inferiori (in primis, la componente ebraica). Questa guerra non l’ha voluta solo Mussolini: lui l’ha annunciata e gli italiani, in maggioranza, hanno osannato l’intenzione di uccidere propri simili per l’egemonia. Per l’ennesima volta decidiamo di dare un calcio alla nostra storia, composta in larga parte da secoli e secoli di dominazioni spagnola, francese e austriaca. Noi l’unità, la libertà e l’indipendenza le abbiamo conquistate da pochissimo rispetto a tanti altri Paesi, ma dinanzi alle tentazioni di dominio siamo sempre stati molto deboli. Ben presto, ci si renderà conto che le armi di Churchill, Roosvelt e Stalin saranno molto più devastanti di quelle italo – tedesche. Sempre più famiglie piangeranno i loro cari periti durante i conflitti: all’inizio saranno considerati «morti per la patria», dopo diventeranno «morti» e basta. Quando la guerra comincerà a sprigionare anche povertà, borsa nera, occupazione alleata (a Sud) e nazista (a Nord), allora la consapevolezza di aver commesso un errore tragico sarà ormai consolidata. Ancora più tragico è comprendere che non si potrà tornare indietro: gli uomini, le donne, i bambini esplosi causa il calpestio di una mina, catturati e mandati ai campi di concentramento, torturati e morti per le troppe sofferenze etc. non potranno tornare in vita. Ci sarà poi qualcuno che a lungo ricorderà e tramanderà i danni di quel periodo: i corpi smagriti di coloro liberati dai campi di concentramento, i mutilati di guerra, i bambini privati di un’intera famiglia, città e paesi ridotti ad un cumulo di macerie, la fame etc. Un intero popolo si era appiattito, aveva deciso di anteporre la gloria e l’egemonia internazionale al rispetto ed alla tutela del genere umano. Ad un tratto non vedeva l’ora di sparare ed uccidere, fino a quando gli altri non cominciarono a fare lo stesso nei suoi confronti: allora, si tornò a «ragionare». Intanto però, almeno una generazione era stata condannata: persone che sognavano un lavoro, che volevano proseguire negli studi, che intendevano godersi una vecchiaia tranquilla… erano già finite nell’oltretomba prima del previsto.

FONTE: http://elnuevodia.altervista.org/10-giugno-1940-lappiattimento-di-un-popolo/ 

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Una grande opera per il Paese: abbonamento bicicletta + treno a livello nazionale


Partiamo da qualche buona notizia. Innanzitutto è doveroso evidenziare quanto uscito dal New York Times: il 2014 è l’anno in cui l’economia globale è cresciuta, ma le emissioni di Co2 hanno invertito la rotta. Giusto per dare qualche numero: nel 2012 abbiamo immesso nell’atmosfera 34,5 miliardi di tonnellate di Co2, nel 2013 ben 35 miliardi (record), nel 2014 sono state «appena» 32,3. Altra notizia importante, anche se ormai risaputa: da qualche anno la vendita delle biciclette ha superato quella delle automobili. Infine, c’è un crescente ritorno all’agricoltura a discapito del lavoro in fabbrica. In poche parole: c’è un ritorno al sostenibile. Si tratta di un processo soprattutto benefico per la nostra salute, per quella del pianeta e l’economia (non solo monetaria) delle persone. A proposito di quest’ultima, è necessario monitorare quell’evento chiamato «Earth OverShoot Day». Si tratta del giorno in cui la Terra esaurisce le risorse disponibili per l’anno ed entra «in riserva»: da quel momento ciò che consumiamo non sono altro che beni messi a disposizione dal pianeta per l’anno successivo. L’anno scorso l’ «Earth OverShoot Day» è caduto il 19 agosto, nel 2013 il 20 dello stesso mese, nel 2012 il 22 (sempre nel periodo sextilis ). In pillole: l’umanità esaurisce le scorte annuali sempre prima. Dunque è necessaria una inversione di tendenza, se proprio ci teniamo a lasciare alle future generazioni un mondo più sostenibile.

Comunque, all’inizio abbiamo evidenziato segnali incoraggianti (fortunatamente non sono gli unici) da non trascurare e da utilizzare come punto di partenza per ulteriori sviluppi. Ora, al di là dell’eterna discussione scientifica sul fatto che i cambiamenti climatici sono dovuti o no alla Co2, un dato di fatto è inopinabile: meno inquiniamo e più ne beneficiamo a livello economico, sanitario, di risorse umane e materiali. Già questo sarebbe un bel regalo per il futuro, ma i disastri di decenni e decenni procurati dal menefreghismo umano non possono essere ridimensionati solo con qualche timido segnale di ripresa. Serve molto di più, un azzardo, una «grande opera». Spesso l’espressione equivale a cemento e distruzione di aree verdi, eppure potrebbe avere un’accezione molto più simpatica. Non solo, la si potrebbe affiancare a progetti realizzabili in tempi molto più brevi rispetto ad un’autostrada o ad un grande evento. Arriviamo al sodo: un grande passo in avanti potrebbe essere l’istituzione di un abbonamento nazionale – da parte di Trenitalia«bici+treno». Non si tratta di chiedere alle Ferrovie dello Stato di permettere di portare la bicicletta in treno. Questo infatti è già permesso, anche se la disciplina è regolata regione per regione. L’obiettivo è proprio modificare quest’ultimo punto: abbonamento nazionale «bici + treno» uguale per tutto il territorio nazionale. Al momento infatti, giusto per prendere qualche regione come esempio: in Puglia il servizio è gratuito, nel Lazio si paga 3,50 euro al giorno (dunque si può facilmente arrivare a 1000 euro l’anno circa!), in Lombardia, Sicilia ed Emilia Romagna si paga un abbonamento di 60 euro all’anno. Si tratta di una situazione molto frammentata, a cui bisogna aggiungere che molto spesso mancano le attrezzature adeguate per poter «accogliere» le biciclette nei vagoni. Eppure non sono pochi i cicloturisti, i lavoratori e le persone in generale che, durante la loro giornata, realizzano le loro azioni abbinando entrambi i mezzi di trasporto. Unire l’Italia sotto questo punto di vista sarebbe un vantaggio per coloro che già sono abituati a muoversi in tale maniera, ed un incentivo per chi invece ha il timore di farlo (oltre a contribuire al raggiungimento di quegli obiettivi globali di cui abbiamo parlato in precedenza). A gennaio, sul link http://change.org/bici+treno la giovane manager bolognese Sara Poluzzi ha aperto le danze per «unire l’Italia con biciclette e treni». Nel giro di pochissimo tempo si è andati ben oltre la petizione: la Regione Emilia Romagna è stata la prima a recepire le richieste ed ha deciso di reinserire l’abbonamento annuale «bici+treno» (revocato nel 2014) al costo di 60 euro, valido ovviamente solo per il territorio della Regione. Nel frattempo «fibrillazioni» ci sono in Piemonte, Toscana, Lazio e Abruzzo, dove referenti locali stanno provando a smuovere le istituzioni regionali su tale tema. Riguardo le altre Regioni, state pur certi che è solo questione di tempo. Il dibattito ormai si è aperto, un movimento di opinione sempre crescente si va ormai formando (basta notare la crescita costante, nel giro di soli 3 mesi, del gruppo facebook «Bici+Treno» (https://www.facebook.com/groups/bicitreno/ ). Trasformare l’iniziativa in concretezza significa fare un passo deciso verso la sostenibilità, termine che spesso spaventa piuttosto che far sognare un mondo migliore.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/una-grande-opera-per-il-paese-abbonamento-bicicletta-treno-livello-nazionale/

FIRMA LA PETIZIONE: https://www.change.org/p/trenitalia-spa-abbonamento-bici-treno-nazionale
GRUPPO FACEBOOK: https://www.facebook.com/groups/bicitreno

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BREVE ELOGIO DELLA SOLIDALE COERENZA DELLA GENTE (titolo strano tanto quanto lo è la gente)


Quanto siete belli. Soprattutto, quanto siete solidali con gli altri. Forse siete (non tutti) anche quelli che hanno vestito la maglia ‪#‎jesuischarlie‬ e che, addirittura, sono scesi in piazza qualche giorno dopo a Parigi. Qualche giorno fa un ragazzo, Davide Raggi, è stato ucciso da un marocchino già espulso dall’Italia e rientrato con i barconi. Non avete esitato un attimo a condividere quel meraviglioso video con il quale vi scagliate contro lo Stato, contro i “buonisti”che “difendono l’immigrazione clandestina… Anzi, addirittura pretendete che noi, “difensori dell’immigrazione clandestina”, andiamo dalla famiglia di Davide a chiedere umilmente scusa. Siete dei poveracci, persone che non capiscono nulla. Guardate il video che avete condiviso: si parla di un ragazzo “sgozzato” (ci avete pensato al dolore di una famiglia che, quando va su internet, si ritrova questo video in faccia e gli ricorda quella triste vicenda?) “da un marocchino” (sicuramente voi avreste condiviso comunque il video, qualora la nazionalità dell’assassino fosse stata “italiana”). “”Lo Stato è dalla parte dell’immigrazione clandestina” (ovviamente queste cose le leggete su quei siti tipo UNAR, UNCHR etc., ma cosa dico? Voi le uniche sigle che conoscete sono FIFA e FIGC), dicono molti di voi. E poi, il ricordo del ragazzo: “ciao Davide! A noi piace ricordarti cosi!”. Eh si, chissà quanti bei momenti insieme avete passato con quel ragazzo, quanti viaggi avete condiviso con lui. Forse nemmeno lui sapeva di avere tuttiquesti “amici” (oltre ventimila fino a qualche giorno fa). Chissa’,;forse vi sarete fatti anche un selfie con la sua salma, giusto per dare un estremissimo saluto con scatto fotografico.

Però, ci fosse stato un solo cane che avesse scritto qualosa su quei poveracci di giornalisti che, senza scorta, combattono la criminalità organizzata. Ci fosse stato qualcuno di questi che avesse scritto “LA MAFIA È UNA MONTAGNA DI MERDA”, che avesse preso le difese di quel 21enne picchiato da CASAPOUND (scusate, BLOCCO STUDENTESCO, ah è la stessacosa) solo perché gay…

Ecco, queste persone che si presentano come solidali sono le peggiori: trasformate in martirio la morte diun poveraccio (per i vostri interessi), vi scagliate contro gli immigrati ma non avete le palle di urlare contro il crimine organizzato…

Fate schifo!

Il video lo trovate qui: https://www.facebook.com/video.php?v=759600950814397&pnref=story

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/breve-elogio-della-solidale-coerenza-della-gente-titolo-strano-tanto-quanto-lo-e-la-gente/ 

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Una relazione “epocale”: i matrimoni gay sono un diritto umano


Una semplice quanto fondamentale relazione è uscita dal Parlamento Europeo il giorno 12 marzo 2015. Infatti, con 308 voti a favore, 229 contrari e 48 astenuti si è sancito che i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono un diritto umano su cui gli Stati devono impegnarsi in tal senso. Forse è la prima volta che si usa l’espressione citata in neretto riguardo tale tema. Fino ad oggi la questione dei matrimoni gay era stata affiancata – a ragione – ad espressioni come diritto all’uguaglianza, pari opportunità, “concessione” (nei casi dispregiativi( etc.Adesso, si è arrivati ad una svolta: tali matrimoni sono un diritto fondamentale dell’essere umano, che va tutelato dinanzi ad ogni minaccia contraria. «Purtroppo»la relazione non ha valore legislativo ma solo di orientamento per i Governi degli Stati membri. Dunque, il percorso è ancora lungo prima di portarlo a termine, in quanto adesso spetta muoversi all’ordinamento interno di quegli Stati che ancora non hanno adeguato la loro legislazione (tra cui l’Italia). Resta però un dato di fatto: crolla tutto quel castello di sabbia volto a respingere le tesi di coloro che vedevano nella famiglia naturale padre – madre – figlio l’unico vero matrimonio. Fortunatamente il mondo non è solo quello cattolico, ma è anche (e soprattutto) quello del diritto privato, che evidenzia che non esiste un modello universale di famiglia riconosciuto. L’importante è essere felici e garantire felicità ai propri figli. Ciò lo puoi fare anche se a sposarsi sono due uomini o due donne. Insomma, quel pezzo di carta votato dal Parlamento Europeo ci impedisce di tornare indietro: è una bellissima notizia.

FONTE: http://elnuevodia.altervista.org/una-relazione-epocale-matrimoni-gay-sono-un-diritto-umano/

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MOSTRA SU IMMIGRAZIONE E RAZZISMO. PARTECIPA ANCHE TU!


Stiamo lavorando alla realizzazione di una mostra basata sulla tematica “Razzismo e Immigrazione”. Ciascuno di voi può contribuire con un post (carattere TIMES NEW ROMAN 12, lunghezza max 1 pagina) inerente tale tema. Il tutto dovrà essere inviato entro il 16 marzo 2015 all’indirizzo cioetaangelo@hotmail.it 🙂

P.S.: il contenuto sarà accettato se: 1) NON OFFENSIVO; 2) SCRITTO NEL RISPETTO DELLA LINGUA ITALIANA; 3) RISPETTA LA TEMATICA ED E’ NEUTRO.

Che altro dire? Buona redazione! 🙂

 

« Convalido l’iscrizione di questo blog al servizio Paperblog sotto lo pseudonimo scioui ».

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Passo dopo passo, “correggiamo” il discorso di Salvini


Nella prima puntata (http://elnuevodia.altervista.org/analizzando-il-discorso-di-salvini-difficile-credere-quanto-ha-dichiarato/?doing_wp_cron=1425560040.0055489540100097656250 ) abbiamo cominciato ad analizzare il discorso di Matteo Salvini, tenutosi a Piazza del Popolo in Roma il 28 febbraio 2015. 10 scempiaggini le abbiamo demolite una dopo l’altra; il problema è che ce ne sono ancora molte altre da analizzare. Anzi, capita spesso che alcune le si dimentichi, oppure sei costretto ad evitarle per cercare di non allungare eccessivamente il brodo. Capita, ad esempio, che dal palco della Lega Nord formato #maiconsalvini / #casapound escano parole di sdegno riguardo la malasanità in Sicilia e, dunque, si chiedono le dimissioni del governatore Crocetta. Dunque, ti limiti a dimostrare che tristi episodi in ambito ospedaliero capitano anche nel ricco e ben governato (secondo la vox populi) Nord (basta leggere il paragrafo «Crocetta dovrebbe dimettersi dopo che una bambina è morta per mancanza di posti in ospedale» del precedente articolo: http://elnuevodia.altervista.org/analizzando-il-discorso-di-salvini-difficile-credere-quanto-ha-dichiarato/?doing_wp_cron=1425560040.0055489540100097656250 ), momenti in cui – guarda caso – il Salvini nazionale «si dimentica» di chiedere le dimissioni della classe dirigente regionale (forse perchè Lombardia e Veneto sono troppo preziose in termini di consenso). Dunque, capita che i lettori ad un certo punto ti scrivono e ti rammentano la clinica degli orrori di Milano (Per approfondire:http://archiviostorico.corriere.it/2000/giugno/10/Sedici_arresti_per_clinica_degli_co_0_0006109865.shtml ), dove si operava il più possibile – anche a costo di asportare organi sani ai pazienti – allo scopo di ingrassare i rimborsi della Regione ed i propri stipendi. Giustissimo ricordare ciò, ma è stato necessario inserirlo nella seconda puntata proprio per non stancare troppo gli occhi dei lettori.

Fatta questa doverosa premessa, torniamo ad analizzare il discorso di Matteo Salvini:

  • prima vengono i nostri disoccupati e poi i ROM: come già detto nella precedente puntata, la stragrande maggioranza dei ROM ha cittadinanza italiana. Dunque, la disoccupazione tocca entrambe le “categorie”;

  • Salvini parla della I° Guerra Mondiale, volta a difendere i confini nazionali; cita il “non passa lo straniero” della canzone del Piave; invita la nostra marina a salvare le vite e poi a riportarle a casa loro. Le citazioni storiche sono sempre un ghirigoro fantastico nei discorsi di piazza. In questo caso ci si è voluti proprio sbizzarrire: la battaglia del Piave del 23 giugno 1918 e il pezzo “non passa lo straniero” della relativa canzone. Obiettivo: dimostrare che una volta respingevamo gli stranieri. E’ una strumentalizzazione fantastica e ridicola. Facciamo una breve azione di revisionismo storico: il 23 giugno 1918 le armate italiane respingono quelle austro – ungariche, infliggendo al nemico notevoli perdite e sancendo, di fatto, la fine delle ambizioni dei due Imperi centrali. Il “non passa lo straniero” si riferisce soprattutto al fatto che, dopo la battaglia di Caporetto del 24 ottobre 1917, il nemico era riuscito a penetrare in territorio italiano occupandone stabilmente una parte. Da notare poi il grande cuore del leader della Lega Nord: la marina deve salvare le vite umane, ma poi deve riportarle da dove sono partite. In pillole: scappo dalla guerra, incontro i marinai italiani, mi salvano e poi – gentilmente, senza chiedere nulla in cambio – mi riportano sul campo di battaglia. Forse un 25 dicembre il Salvini subirà sulla sua pelle il Canto di Natale di Dickens, si spera;

  • alla marina dice: “non vi siete arruolati in marina per fare l’aiuto scafista”: i momenti in cui capisci che l’ignoranza del genere umano non ha limiti. Per l’ennesima volta bisogna ricordare l’operazione Mare Nostrum. Vi do due possibilità per conoscerla meglio: leggere sul seguente link http://elnuevodia.altervista.org/addio-mare-nostrum-grazie/ oppure accontentarsi di un semplice estratto del relativo post: «Mare Nostrum: progetto nato il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, dovuto all’eccezionale afflusso di migranti. Ha una duplice missione: garantire la salvaguardia della vita in mare, assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti ». Mare Nostrum permise l’arresto di oltre 300 scafisti;

  • Salvini difende Stacchio, il benzinaio che ha ucciso dei delinquenti ed ora sotto indagine dalla Procura: a prima vista, lo scandalo sembra quello di una magistratura che indaga su chi ha sparato per legittima difesa. Non è proprio così: l’ordinamento italiano impone l’obbligo dell’azione penale. Dunque, la Procura non poteva fare a meno di avviare un’indagine. Inoltre, se il benzinaio è veramente innocente, non ci vorrà tanto per archiviare la sua posizione;

  • Io non ho nessun problema con la religione islamica, ma prima maturate (parla dei tagliagole), e poi fra qualche decennio ne riparleremo: invece qualche problema lo ha. Salvini fatica a comprendere che i taglia gole utilizzano l’Islam in modo strumentale, iniettandovi dei contenuti falsi. Senza parlarne troppo, mi limito a: 1) consigliare un libro: «Io sono Malala» di Malala Yousafzai, ragazzina musulmana premio nobel per la pace nel 2014 (già questo è strano: una presunta «taglia gole» che riceve un titolo prestigioso per la pace fra i popoli?); a condividere un pezza della Carta del Rojava: «Noi, popoli delle Regioni Autonome, ci uniamo attraverso la Carta in uno spirito di riconciliazione, pluralismo e partecipazione democratica, per garantire a tutti di esercitare la propria libertà di espressione. Costruendo una società libera dall’autoritarismo, dal militarismo, dal centralismo e dall’intervento delle autorità religiose nella vita pubblica, la Carta riconosce l’integrità territoriale della Siria con l’auspicio di mantenere la pace al suo interno e a livello internazionale» (Rojava è la regione di Kobane, città simbolo della lotta contro l’ISIS a forte prevalenza musulmana).

Oggi fermiamoci qui, il lato positivo è che abbiamo superato la metà di quanto detto in quell’assurdo discorso. Appuntamento alla terza puntata.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/passo-dopo-passo-correggiamo-il-discorso-di-salvini/

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Analizzando il discorso di Salvini… difficile credere a quanto ha dichiarato


C’è chi sostiene che non conviene parlare troppo di quello che esprime la Lega Nord, perché la si aiuterebbe soltanto a guadagnare consensi. Io conosco la lezione del M5S: meno se ne parlava e più loro crescevano modalità “sottobosco”, con le soli armi del web e dei «vaffa!» di Beppe Grillo. Lì dove i partiti non sono riusciti con le televisioni, ci è arrivato il movimento pentastellato: ottenere il 25% dei consensi alle massime elezioni nazionali al primo tentativo. Certo, c’è stato l’exploit del Partito Democratico nella tornata elettorale del 2008, ma lì si trattava di un partito sorto dalle ceneri di Margherita e Democratici di Sinistra.

Tornando alla Lega Nord di Matteo Salvini, conviene parlarne, e tanto. Fino a prova contraria, se in certe dichiarazioni si riscontrano madornali errori, è necessario correggerli sia per rispetto di chi certi contenuti li esplica, sia nei confronti della popolazione che recepirà il messaggio. Ovviamente ognuno è libero di continuare a credere o meno, a pensare che non si tratta di “errori” ma di cose esatte, a proprio rischio e pericolo. Insomma, è sempre meglio utilizzare la parola, la scrittura, la penna (in questo caso la tastiera), specie se si tratta di confrontarsi con argomenti abbastanza inquietanti: il razzismo in primis.

Della Lega Nord stile Matteo Salvini ebbi già modo di parlare all’epoca della manifestazione di Milano (http://elnuevodia.altervista.org/strana-evoluzione-lega-nord/ ). Oggi, come già accennato, conviene spendere due parole per analizzare il discorso che il leader ha tenuto a Piazza del Popolo a Roma, il 25 febbraio 2015.

Partiamo innanzitutto dal modo di comunicare. Non si può dire nulla: efficace, molto più di quello di Grillo e, forse, superiore a quello di Renzi. Precisiamo però: lo stile si avvicina molto di più a quello del comico genovese, ma ciò che lo caratterizza è un linguaggio molto popolare, con i “vaffa” meglio dosati rispetto al leader del M5S. Renzi ancora tiene riguardo un modo di parlare leggermente più elevato. Comunque, Matteo Salvini sa fare presa sulle persone, specie sulla loro pancia. In pillole: sul modo di parlare si basa il 90% della strategia comunicativa del leader della Lega Nord, riuscendo così a far passare per vera la marea di cavolate (siamo sinceri, di quello si tratta) che viene esposta durante il discorso. Andiamo a studiarle una per una:

  • la Lega Nord sta con la polizia ed i carabinieri. Ci mancherebbe altro, l’alternativa sarebbe proteggere i delinquenti. E’ necessario però ricordare che la Lega Nord stava talmente tanto con le forze dell’ordine italiane, che decise di creare la Federazione delle Compagnie della Guardia Nazionale Padana. Erano gli anni del governo provvisorio della Padania (http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/guardie-padane ), che sfocerà (proprio in questi mesi) nel rinvio a giudizio – richiesto dalla Procura di Bergamo – per violazione della legge Scelba del 1948: promozione, costituzione, organizzazione e direzione di un’associazione di carattere militare. Ma le indagini della Procura erano cominciate molti anni prima, precisamente a metà dei ’90. All’epoca ci fu un altro fatto, che oggi noi ricordiamo in modo soprattutto divertente: i denti di Roberto Maroni che penetrano il polpaccio di un poliziotto. Risultato: condanna a 8 mesi in primo grado, poi dimezzata in Appello e in Cassazione. Insomma, di amore a prima vista non si può proprio parlare;
  • gli alunni delle nostre scuole devono studiare la questione delle Foibe. Giustissimo, nulla da eccepire. Peccato che tali dichiarazioni si facevano dinanzi ad una platea composta in buona parte anche da Casapound. Sappiamo benissimo come viene interpretata la vicenda delle foibe dalla destra estrema: un «evento» di risposta al giorno della memoria (27 gennaio). La vicenda delle foibe è tornata alla luce solo grazie ad una difficile opera di revisionismo, che ha permesso di riscoprire una importante pagina dell’Italia post – seconda guerra mondiale. Ma è una vicenda che non nasce e muore con l’arrivo dei titini che catturano e uccidono italiani indiscriminatamente, bensì ha il suo punto di partenza nelle persecuzioni operate dal regime mussoliniano durante l’occupazione italiana di alcune zone slave. Anche lì, il revisionismo ha fatto un bel po di luce: campi di concentramento Made in Italy. Una domanda sorge spontanea a Salvini: Casapound se la sentirebbe, vista la sua chiara fama fascista, di darsi una zappa sui piedi di tal genere? Non penso proprio, almeno che non si voglia imporre una verità ufficiale, costruita ad arte per favorire una precisa parte politica. Ciò non sarebbe bello;
  • Bisogna parlare del genocidio degli armeni per mano della Turchia, che qualcuno vorrebbe far entrare in Europa. Teoricamente, applicando lo stesso ragionamento, non ci dovrebbero entrare neanche Italia e Germania (nell’Unione Europea però, visto che uscire dal continente è un pochino complesso). Oltre allo scontatissimo caso della Shoah e a quello appena citato della Jugoslavia, conviene ricordare un altro «magistrale» sterminio italiano: trovate tutto qui. In poche parole: il genere umano non va giudicato dai confini nazionali, ma al di fuori di essi. D’altronde, i confini non sono altro che decisioni prese dall’uomo;
  • Bisogna rispettare le lingue, le identità etc. della cultura italiana. Qui si apre un argomento grande come una casa. Innanzitutto, partiamo dalla religione, tema con cui la Lega Nord fa molto spesso a botte. La Costituzione e la storia del nostro Paese sanciscono che l’Italia è nata laica (almeno che non si vogliano definire cattoliche le popolazione pre – romane), ergo rispettare la cultura italiana significa tollerare Islam, Buddismo e altre confessioni. Altro tema: le lingue. Secondo la nostra Carta fondamentale «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche» (Art.6). Infine (ma ci fermiamo qui solo perchè il post non può essere stressantemente lungo) è necessario ricordare il passato recente del sole delle Alpi, quando ci si lamentava dell’eccessiva presenza del dialetto romano nei films e nella cultura in generale, quando si chiedeva di sottotitolare le fiction nei diversi dialetti regionali. Insomma, un’ottima strumentalizzazione della cultura locale. In pillole: ora tutto fa brodo;
  • Crocetta dovrebbe dimettersi dopo che una bambina è morta per mancanza di posti in ospedale. Se la si pensasse veramente così, non solo Crocetta dovrebbe dimettersi, ma anche molti altri governatori regionali. Infatti i casi di malasanità si sono registrati un po’ ovunque in Italia. Per «puro caso», mi è capitato sottomano un articolo di Panorama, ove è protagonista di uno scandalo della sanità un ospedale del Nord, quello di Busto Arsizio. Copio e incollo il testo dell’articolo: «7 settembre 2012: Rebecca Balzarini muore a soli 8 anni, all’ospedale di Busto Arsizio. Una morte improvvisa che per settimane ha impegnato anche gli stessi medici nel tentativo di comprenderne la causa. La mamma aveva portato la piccola al pronto soccorso: i sintomi erano quelli dell’influenza, nulla che potesse far presagire un epilogo tragico. Aveva la febbre alta e dopo averla visitata i medici l’avevano rimandata a casa, diagnosticando una faringite» (fonte: http://www.panorama.it/news/cronaca/malasanita-quando-morire-i-bambini/#gallery-0=slide-5 ). Busto Arsizio, Lombardia, 2012. In pillole: siamo nell’epoca del governo regionale di Roberto Formigoni. Evidentemente, in quel periodo Salvini era un pochino distratto e «si dimenticò» di chiedere le dimissioni del Governatore;

  • Si lavora se si ha merito. In linea di principio l’affermazione è giustissima. Nel mondo del lavoro le selezioni serie si basano su un attento studio degli Europass, i curriculum di stampo europeo dove sono registrate le esperienze degli interessati. Teoricamente, più titoli di studio hai, più sei una persona qualificata. Non fosse così, potremmo tranquillamente abolire l’obbligatorietà della scuola e la possibilità di frequentare l’università. C’è un piccolo neo: il merito non può essere predicato da chi è diventato famoso per una laurea comprata in Albania o da chi l’università, dopo un decennio di fuoricorso, non è riuscito a terminarla. No, non ci siamo. Certe lezioni devono partire da una dimostrazione di fatto: mettetemi un leader laureato e con tanti punti di merito, poi ne riparleremo;
  • Citazioni su Oriana Fallaci, Don Milani, Don Sturzo. Senza entrare nello specifico di ciascuno (ripeto: diamo un limite alla lunghezza di questo post), più citazioni fai e meno è un tuo discorso. In pillole: ti soffermi sempre meno sui veri contenuti;
  • L’Italia cresce solo dello 0,1% nel PIL. Matteo Salvini non è contento di questa crescita che, seppur segnando una inversione di tendenza in senso positivo della nostra economia, la considera ancora troppo poco. Siamo d’accordo. C’è però da ricordare ai verdi leghisti che, negli anni del nuovo millennio hanno governato anche loro, con risultati abbastanza disastrosi. Conviene fare un piccolo sunto del trend del nostro PIL (dati Istat): 2007 (Governo Prodi: + 1,7%); 2008 (Governo Prodi e poi Governo Berlusconi – Lega: – 1, 2%); 2009 (Governo Berlusconi – Lega: – 5,5%); 2010 (Governo Berlusconi – Lega: + 1,7%); 2011 (Governo Berlusconi e poi Monti: + 0,5%); 2012 (Governo Monti: – 2,4%). Dati, ovviamente su base annua. Insomma, lezioni di economia non possono darle, specie dopo quel lusinghiero – 5,5 %;
  • La disoccupazione durante il governo Berlusconi – Lega era al 9%, ora è 4 punti sopra. Questa gliela possiamo concedere, ma non dimentichiamo che la maggioranza di centrodestra 2001 – 2006 è stata protagonista di quella Legge Biagi che ha spalancato le porte al precariato. Insomma: #pernondimenticare;

  • In Italia non c’è spazio per i campi ROM; prima i disoccupati e dopo (molto dopo) i ROM. Partiamo da una premessa: la stragrande maggioranza dei ROM hanno la cittadinanza italiana, dunque hanno gli stessi diritti nostri. La questione dei campi, inoltre, si è aggravata grazie ai decreti emergenziali dell’allora Ministro degli Interni Roberto Maroni (guarda caso, Lega Nord), che ebbero l’effetto di aumentare l’allarme sociale e di realizzare atti in deroga alle leggi. Decreti che ci hanno portato a forti condanne da parte dell’Unione Europea. Insomma, i fautori del disastro ora intendono demolire con le ruspe le case dei cittadini italiani. L’alternativa ci sarebbe: una politica di recupero delle abitazioni abbandonate in favore dei ROM. Si pensi solo ai centri storici, sempre più deserti.

Per ora fermiamoci qui. La questione è ancora lunga, dunque conviene respirare e darci appuntamento alla seconda puntata.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/analizzando-il-discorso-di-salvini-difficile-credere-quanto-ha-dichiarato/

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BICI E TRENO SULLO STESSO BINARIO: #sipuòfare


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FONTE: http://elnuevodia.altervista.org/bici-e-treno-sullo-stesso-binario-sipuofare/

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E ancora, tuona il cannone…


#giornodellamemoria                         #27gennaio                                  #pernondimenticare

“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi”

Primo Levi.

Immaginate ora che queste parole vengano non da Primo Levi, ma da chi rischia la vita su un barcone, perchè è l’unico modo per poter ottenere una vita migliore. Non si tratta di strumentalizzare la ‪#‎giornatadellamemoria‬, ma di evidenziare che il razzismo nel tempo si presenta in forme diverse: ora come ‪#‎soluzionefinale‬, ora come il ‪#‎fardituttalerbaunfascio‬ verso immigrati e profughi.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/?doing_wp_cron=1422316979.5117828845977783203125

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Le volevano morte


2 ragazze, alla giovanissima età (più o meno) di venti anni, decidono di andare in Siria a fare del volontariato. Commettono errori gravi (ad esempio non aver avvisato le istituzioni di ciò), ma il livello di pericolo non si sarebbe abbassato più di tanto. Malauguratamente, vengono catturate da un gruppo di terroristi. Si teme il peggio ma, fortunatamente, arriva la splendida notizia: Greta e Vanessa sono libere. Un epilogo del genere, in un Paese civile, si concluderebbe con un finale del tipo “e vissero tutti felici e contenti”. Piccolo particolare: noi siamo un Paese diversamente civile. Sia durante il periodo in cui erano tenute prigioniere, sia dopo la liberazione, in molti hanno deciso di esprimere una bella forma di cinismo: “Siamo ridicoli a pagare quei soldi x 2 beduine nn ho più parole!! Quando ci sono onesti lavoratori italiani che a fine mese fanno fatica ad arrivare” (commento preso sulla pagina ufficiale facebook “Matteo Salvini”); “io farei ripagare i loro genitori. Oppure le stesse ragazze, con il loro lavoro , in italia” (commento preso sulla pagina ufficiale facebook “Matteo Salvini). Pagare? Cosa c’entra questo verbo? Si vocifera che le istituzioni abbiano deciso di cacciare 12 milioni di dollari da dare ai terroristi in cambio delle due ragazze. Verità o bugia, per molti era meglio così: lasciamole nelle mani dei rapitori, alla peggio saranno ammazzate oppure vendute come schiave. Intanto noi risparmiamo soldi da poter reinvestire per la collettività. Insomma: valgono più i soldi che la vita di due ragazze; il sangue pur di far prosperare un Paese. Un ragionamento che Hitler applicava decisamente con gli ebrei. Insomma, molti le volevano morte. Chissà se questi geni la penserebbero così nel caso in cui un loro caro venisse preso come ostaggio (non lo auguro a nessuno, ma è una cosa su cui riflettere: il male non lo vuole nessuno, ma tantomeno non si augura agli altri).

Dimenticavo: Greta e Vanessa sono “colpevoli” di essere ancora molto giovani. Si sa che in Italia la gioventù è una condanna e non una qualità da valorizzare.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/le-volevano-morte/

 

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Dopo “Charlie Hebdo”: l’Europa non deve morire


7 gennaio 2015: Parigi si sveglia con il terrore. Uomini armati entrano nella sede del periodico settimanale satirico «Charlie Hebdo» e trucidano 12 persone: 8 giornalisti, 2 agenti assegnati alla protezione del direttore, 1 ospite invitato alla riunione di redazione ed il portiere dello stabile. Il giorno dopo, una poliziotta viene uccisa. Per tre giorni, 88mila uomini delle forze di sicurezza francesi si ritrovano a setacciare la Francia, a spegnere il prima possibile quel clima di tensione creato da pochi pazzi. La vicenda finirà nel peggiore dei modi: un assassino ucciso dopo aver seminato il terrore in un negozio ebraico a Parigi, gli altri 2 fatti fuori dopo essersi barricati in una tipografia. Si capisce fin da subito che gli attentati sono di stampo terroristico. Le reazioni sono varie: sgomento, sdegno, si scende in piazza con le matite in difesa della libertà e di espressione. Ovviamente, non mancano reazioni dal fronte opposto: l’attentato è di matrice islamica; Islam è uguale a terrorismo. C’è chi propone come arginare questa pericolosa minaccia turca: rivedere Schengen, stop all’immigrazione clandestina etc. Alla fine, scopri che gli autori della strage sono cittadini francesi. Dunque persone che hanno la cittadinanza europea, che vivono «dentro» Schengen. L’intolleranza, il razzismo, la xenofobia sono delle brutte bestie, che spesso si cibano proprio con «il sangue degli innocenti». Fosse finita qui: l’Unione Europea (in un modo o nell’altro) c’entra sempre, ovviamente nella parte del colpevole. Peccato sentir dire questo, perchè l’11 gennaio 2015 l’Europa (e non solo) ha saputo dare una risposta bellissima: 4 milioni di persone sono scese a Place de la République per la libertà di satira e per la difesa dei propri diritti. E forse, proprio lì, sono nati gli Stati Uniti d’Europa.

Sicuramente, Ernesto Rossi, Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, al momento della stesura del «Manifesto di Ventotene» erano ben consapevoli del progetto che andavano proponendo: realizzare l’unità europea. Detto così, sembra una cosa facile. Invece non lo è affatto: significa unire culture, storie, tradizioni, sistemi giuridici e tanto altro che presentano notevoli differenze tra i Paesi interessati. Da oltre mezzo secolo, l’Unione Europea ci permette di vivere in pace, senza il timore che una crisi economica o la pazzia di qualche governante ci risucchi nel vortice delle bombe e della morte. E’ il periodo di pace più lungo di sempre, cosa impensabile se uno va a leggere i libri di storia: Francia, Austria Spagna e altre nazioni si sono ritrovate per secoli a combattere tra loro per l’egemonia sul continente, ad affermare l’unità del «vecchio mondo» sotto un’unica corona e religione (protestante o cattolica, con la «minaccia musulmana» sempre viva); a scontrarsi in nome di un ideale fascio – nazista (da una parte) e di democrazia e libertà (dall’altra). In pillole: il processo europeo è ancora molto giovane, dunque è normale che continuino ad esserci forti contrasti.

Il problema è che in Italia, l’idea dell’Europa unita è arrivata come un soggetto a cui attribuire tutti i nostri mali: crisi economica? Colpa dell’euro; ci sono stranieri che uccidono? Colpa dell’Europa che accoglie tutti… Insomma, l’Europa in terza persona, come se fosse un organismo di cui l’Italia non è parte integrante.

Razzismo, intolleranza, xenofobia… Tutte parole che, come si dice da sempre, andrebbero sconfitte dicendo la verità, utilizzando la penna e non le armi. Ma, nell’era di internet basta un semplice post pieno di contenuti di odio per renderlo conoscibile a tantissime persone che, nella maggior parte dei casi tendono a non accertarsi della verità, magari verificando e paragonando altri articoli sul medesimo argomento. Così, nasce nel cervello un pensiero distorto, fantoccio: Islam = terrorismo; più immigrati = maggiore delinquenza… Si dirà: basterebbe scrivere online come stanno veramente le cose. Purtroppo non basta: gli articoli che colpiscono la pancia delle persone, per quanto possano essere falsi, tendono ad essere quelli più diffusi, relegando la verità ai margini estremi dell’informazione. Dopo millenni, comprendere che un abbraccio è mille volte meglio di un’arma da fuoco, è ancora molto difficile.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/dopo-charlie-hebdo-leuropa-non-deve-morire/

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Viaggio velocissimo tra Ninfa e Latina


PUNTATE PRECEDENTI:

NAPOLI > https://ilmalpaese.wordpress.com/2015/01/05/stranissimo-e-bellissimo-viaggio-in-italia-napule-mille-culure/  

DA VENEZIA AI CASTELLI ROMANI > https://ilmalpaese.wordpress.com/2015/01/03/stranissimo-e-bellissimo-viaggio-in-italia/

Il giardino di Ninfa è un monumento naturale della Repubblica Italianasituato nel territorio di Cisterna di Latina. Si tratta di un giardino all’inglese, la cui realizzazione è stata iniziata da Gelasio Caetani 1921 ed attualmente gestito dalla Fondazione Caetani. Si tratta di un incantevole incrocio tra piante provenienti da tutto il mondo (es.: l’acero giapponese ed il pino dell’Himalaya) ed i ruderi medievali di quella che fu la città di Ninfa. La definizione di giardino più romantico del mondo non l’ho inventata io, ma è stata frutto di un articolo del « The New York Times». Siamo arrivati, ti consiglio di dare fondo a tutte le energie della tua macchina fotografica. Infatti (inserire album fotografico di Ninfa).

Dopo una mattinata tra ruderi, piante e nozioni sul monumento naturale da parte degli esperti del settore, arriva il momento di riprendere la macchina e tornare a casa. Mi dici che il pomeriggio vuoi passarlo a riordinare il materiale che hai raccolto in questo periodo sull’Italia, perchè hai in mente di farci un libro e/o un blog. Inoltre vuoi programmare già la tua prossima tappa: il Sud. L’Italia deve proprio piacerti tanto, insomma.

Eccoci arrivati al giorno della partenza: ti accompagno a Cisterna, da dove prenderai il treno per andare a Latina.

Perchè visitare Latina? Innanzitutto precisiamo: visitare Latina significa (quasi) obbligatoriamente dare un’occhiata anche a Pomezia, Aprilia, Sabaudia… Motivo? Sono tutte città giovanissime, che hanno più o meno una settantina di anni. Sono il più grande esempio di progettazione urbanistica realizzatosi durante l’autoritarismo fascista. Senza sottovalutare le altre città, mi limito a parlarti di Latina. Il 18 dicembre 1932 Benito Mussolini, Duce d’Italia, inaugura quello che sarà il futuro capoluogo dell’Agro Pontino: Littoria. Il progetto viene realizzato con il contributo di coloni provenienti soprattutto dalle aree depresse del Nord Italia. Dopo la liberazione, si pensa di mutare il nome della città in Latinia, ma quelle due lettere finali (-ia) sembrano ancora ricordare il triste passato fascista (d’altronde, gli altri Comuni di nuova fondazione si chiamano: Aprilia, Sabaudia, Pomezia…). Dunque, leviamo la penultima vocale, onde evitare spiacevoli equivoci. Girando la città ti ritrovi dunque immerso in quegli anni (’30 – ’40) che ovviamente, hanno risentito dei cambiamenti giunti fino a noi: Palazzo Emme, il cui nome è un omaggio al Duce (l’iniziale del suo cognome) e oggi è sede di diversi progetti culturali; Piazza del Quadrato, nucleo originario della città; l’edificio dell’Opera Nazionale Combattenti, oggi sede di un Museo della Bonifica… Ma Latina è anche bellezze naturali: basti pensare al Lago di Fogliano, facente parte del Parco Nazionale del Circeo e classificata come Zona umida di importanza internazionale (RAMSAR). Specie mediterranee (leccio, palma nana, alloro) si affiancano a palme, eucaliptus e araucaria. Insomma, è da vedere anche quello. E non dimenticarti il Museo di Piana delle Orme, dove si rivive (quasi) dal vivo l’esperienza della seconda guerra mondiale.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/viaggio-velocissimo-tra-ninfa-e-latina/ 

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Stranissimo (e bellissimo) viaggio in Italia: “Napule mille culure”


DA VENEZIA AI CASTELLI ROMANIhttp://elnuevodia.altervista.org/stranissimo-e-bellissimo-viaggio-italia/

Doveva essere una delle ultime parti della rubrica Stranissimo (e bellissimo) viaggio in Italia, ma la morte di un grande artista della musica italiana e napoletana, Pino Daniele, mi ha fatto pensare che, forse, era meglio pubblicare subito questo post su Napoli. Un modo per ricordarlo, vivendo con l’immaginazione, la città di Napoli.

Cosa puoi dire di Napoli? Tante, troppe cose… Tralasciamo i luoghi comuni (città della camorra, della immondizia etc.) perchè, se dovessimo fare analisi del sangue e del DNA a ciascuna città del mondo, ne scopriremmo un bel po’ di scheletri nell’armadio. Quando arrivi a Napoli, ti ritrovi in una città che per secoli si è fregiata del rango dicapitale del Regno delle Due Sicilie, che ha conosciuto le dominazioni francese e spagnola. Ma, Napoli è anche democrazia: è stata la prima città in Italia a dotarsi del suffragio universale maschile ( moti del 1820 – 21), un’esperienza che la futura storia unitaria cancellerà, favorendo l’ingrato pensiero di un meridione che poco contribuì all’esperienza risorgimentale. Falso, come il revisionismo nel tempo ha dimostrato. Giusto per farsi un’idea, consiglio di leggere il libro «Una rivoluzione per la costituzione agli albori del risorgimento meridionale (1820-21) » di Maria Sofia Corciulo. Al di là di questo, la prima cartolina che ti si presenta della città è la seguente: vista del lungomare e, sullo sfondo, il Vesuvio. Il lungomare è ritenuto (secondo me a ragione) tra i più belli al mondo. L’aria che si respira è fantastica: senso di libertà, perchè non è permesso il transito ai veicoli motorizzati; ottimismo, perchè vedi tante facce allegre… Insomma, altro che città della camorra o della ‘monnezza. Napoli è divertente come il principe della risata Antonio de Curtis, in arte Totò; è bella come Sophia Loren (« I’m not Italian, I’m Neapolitan! It’s another thing!» / « Non sono italiana, sono napoletana! È un’altra cosa! » ), è sognatrice come lo era il Napoli di Maradona. E poi, mangi che è una meraviglia: sfogliatella a colazione e pizza margherita a pranzo o a cena.Napule  t’o raccontano Napule. Ad esempio, ti raccontano che nell’estate del 1889, il re Umberto I e la regina Margherita soggiornarono nella reggia di Capodimonte. La regina non aveva mai assaggiato la rinomata pizza napoletana. Così, chiamò il più famoso pizzaiolo dell’epoca: don Raffaele. Questi preparò tre diversi tipi di pizza: una con formaggio, sugna e basilico; una con aglio, olio e pomodoro; una con pomodoro, mozzarella e basilico. Quest’ultima piacque così tanto alla regina che il pizzaiolo la nominò Margherita in suo onore: non era stata inventata, semplicemente da ora in poi si sarebbe chiamata così. Quante cose si possono celare dietro un semplice piatto. Insomma, Napule è mille culure, come cantava Pino Daniele.

Bene, anche la tappa napoletana, dopo qualche giorno di vacanza, è terminata. Lungomare: fatto; Piazza del Plebiscito: fatto; Chiesa di S.Chiara: fatto; Vesuvio: fatto… Spero che non sia mancato nulla.

Il tour in Italia volge al termine. Ma tornerai, perchè non puoi non vedere Milano, Palermo e tante, tante altre bellezze del nostro territorio [continua]

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/stranissimo-e-bellissimo-viaggio-italia-napule-mille-culure/

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Stranissimo e (bellissimo) viaggio in Italia


Girare l’Italia è un’esperienza da provare almeno una volta nella vita. Non esiste posto al mondo come la nostra penisola, capace di farti emozionare e provare la visione di bellezze insuperabili che, passo dopo passo, strada per strada, ti si presentano dinanzi. Neanche a dire che ad un certo punto ti stanchi perchè, nel giro di pochi chilometri, città e paesi ti offrono un quadro culturale, gastronomico e non solo affatto non uguale a quanto hai visto in precedenza. Così, ti capiterà di andare a Venezia, città lagunare per eccellenza e gloriosa capitale di quella Serenissima Repubblica che per secoli è stata la potenza marinara più forte d’Europa, un importantissimo ponte commerciale tra l’Impero Ottomano e l’Europa Continentale. Quando avrai visitato Piazza San Marco, assistito al carnevale locale, fatto un giro in gondola, goduto di una cucina che risente della lunga tradizione marinara della città (il baccalà proveniente dal Baltico, le spezie provenienti dalle rotte asiatiche etc.) e, in generale, approfondito la conoscenza di Venezia, nulla ti vieterà di proseguire o tornare più volte nel BelPaese per conoscerne altri aspetti. Mettiamo caso che decidi di fare un secondo viaggio nella terra dei Santi, dei Poeti e dei Navigatori e, questa volta, ti piacerebbe fare una capatina verso il centro. Hai l’imbarazzo della scelta: Firenze, Roma, Bologna, Perugia etc. Decidi di andare sul «classico»: Firenze e Roma. Ecco che ti ritrovi a viaggiare tra Dante Alighieri e Giulio Cesare, tra la città dei Medici e quella dei Papi… Insomma, rispetto a Venezia cambia tutto: mentre in Veneto degustavi soprattutto piatti marinari, ora non puoi fare a meno di provare una bistecca alla fiorentina con tanto di vino “Chianti”, una coda alla vaccinaraaccompagnata da un ottimo «vino dei Castelli ». Ecco, i Castelli Romani: se vai a Roma sei «obbligato» a fare un salto a Frascati «ch’è tutto un sorriso ‘na delizia, n’amore, ‘na bellezza da incanta’ », a Marino (« la sagra c’è dell’uva fontane che danno vino quant’abbondanza c’è »). E poi, « Appresso vi è Genzano cor pittoresco Albano », «Là c’è l’Ariccia più giù c’è Castello ch’è davvero un goiello co’ quel lago da incanta’. E de fravole ‘n profumo solo a Nemi poi senti». Ed infine, ecco Velletri, dove « le velletranelle se mettono a canta’, se sente ‘no stornello, risponde un ritornello che coro vie’ a senti’ ». E dopo un po’ di vino dei Castelli ed una buona porchetta d’Ariccia, esci dalla Provincia di Roma ed entri in quella di Latina, dove il mondo degli imperatori e dei Papi lascia il passo al più grande esempio di progettazione ed edificazione fascista realizzatosi nella penisola. Un momento, abbiamo fatto un balzo leggermente troppo grande.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/stranissimo-e-bellissimo-viaggio-italia/?doing_wp_cron=1420294352.2013349533081054687500 

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DUE PESI E DUE MISURE


Il 21 novembre 2014, alle ore 02:00 circa, il 28enne cittadino di Cori Pascariu Sebastian ( nazionalità romena ), veniva colpito da 7 colpi di arma da fuoco sparati da Pasquale Bruno, presso il Vicolo Straccia (Cori). Pasquale Bruno ed altri erano stati importunati da Pascariu Sebastian, in evidente stato di alterazione psico – fisica. Il Bruno reagì malmenandolo e, non soddisfatto, il giorno dopo decise di completare l’opera: sette pallottole e vendetta completata. L’autore della sparatoria è stato ora arrestato dai carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia e sarà giudicato con rito abbreviato per tentato omicidio. Fosse finita qui: durante le perquisizioni, presso la casa del Bruno, il fratello (18 anni) e la compagna (20 anni), venivano beccati con 118 grammi di cocaina, 409 grammi di sostanza da taglio, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento delle dosi. Accusati di detenzione illecita di stupefacente, ora sono in attesa di giudizio. Per approfondire: http://www.h24notizie.com/2014/12/agguato-a-cori-arrestato-26enne-per-tentato-omicidio/ (link da cui è stato tratto questo sunto).
Insomma, capita che anche un italiano possa «cascare» nella delinquenza. Sicuramente il cittadino romeno non è esente da colpe, ma arrivare ad attentare alla vita di una persona è un atto che non deve essere giustificato in nessun modo. E’ da chiedersi dove sono andate a finire, davanti a questo atto, tutte quelle persone pronte a scendere in piazza (a Roma) per «la sicurezza della città» e contro «la delinquenza rom». Certo, Cori è un paese di circa 10mila abitanti, e nessuno pretende una «presa di posizione» di Matteo Salvini (forse se accadeva il contrario sarebbe addirittura venuto nel nostro Comune). Ma almeno coloro che il territorio lo vivono, che quotidianamente «monitorano» ogni minimo movimento di uno straniero, pronti a condividere sui social networks qualsiasi reato compiuto da chi non è italiano, gli arrivi di massa con i barconi etc., avrebbero potuto dire qualcosa. Evidentemente, ci sono due pesi e due misure. Contenti loro; noi proseguiamo per la nostra strada di uguaglianza e solidarietà.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/pesi-misure/

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2014, Malala e il sangue degli innocenti


Questo 2014 (25° anno dalla firma della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia) poteva essere ricordato come l’anno di una svolta epocale e dell’affermarsi di una certezza: i giovani ed i giovanissimi non sono solo il futuro ma anche il presente. Una certezza che ci arriva da est, da una delle zone ove i diritti umani sono ancora lontani dall’affermarsi: il Pakistan. Per intenderci, stiamo parlando di Malala Yousafzai, studentessa e attivista pakistana che, alla giovanissima età di 17 anni ha vinto il premio Nobel per la Pace, in seguito al suo impegno (iniziato a 12 anni) per l’affermazione dei diritti civili e del diritto all’istruzione delle donne, bandito dai talebani. Certo che è un «paradosso»: i bambini devono vivere felici, spensierati, i problemi devono restare al di fuori dell’infanzia. Invece, Malala si è ritrovata a vivere la fase di passaggio tra infanzia e adolescenza in una maniera del tutto inaspettata, a confrontarsi con un avversario pericolosissimo ( il fondamentalismo islamico ) rischiando anche di perdere la vita in seguito ad un attentato ordito nei suoi confronti. «Roba da pazzi!»,verrebbe da dire. Ma la vita può essere crudele oppure solidale con te; puoi nascere e crescere in un luogo come l’Italia – dove la sottomissione della donna è roba vecchia di oltre mezzo secolo – oppure, di ritrovarti a costruire la tua vita«riconoscendo» la superiorità giuridica (e non solo) dell’uomo (ricordate Ghoncheh Ghavami ?). E quindi, o accetti passivamente il tuo destino, oppure provi a cambiarlo, consapevole che ti giocherai tutto, vita compresa.

Che Malala sia da esempio a tutti noi.

Anche perchè, i giovani non vengono tenuti estranei ai problemi dei «grandi»: bambini arruolati nell’ ISIS che compiono crimini contro l’umanità nel nome del fanatismo islamico, fanciulli uccisi dai terroristi mentre si trovano a scuola… Ecco, questa è la parte triste di questo 2014, l’esempio drammatico di una cruda verità: giovani e giovanissimi possono diventare destinatari – come vittime e/o burattini – di disegni figli della follia umana. E’ il “sangue degli innocenti”.

Dunque, non restare inermi è un dovere, una necessità.

FONTE: http://elnuevodia.altervista.org/2014-malala-sangue-degli-innocenti/

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VERSO IL 70° DALLA LIBERAZIONE: COME CI ARRIVIAMO?


Sembra un po’ presto per pensarci, d’altronde mancano 4 mesi e poco più. Però, di tempo ne abbiamo avuto tanto e di materiale ne abbiamo abbastanza per poter (forse) rispondere alle seguenti domanda: come ci stiamo arrivando al 70° anniversario della liberazione dal nazifascismo? A quel 25 aprile 2015, ci giungeremo forti, con una memoria collettiva che non intende dimenticare i valori sorti con la Resistenza, con la Liberazione, con la nascita della Repubblica e della Carta fondamentale, oppure deboli, con spettri pronti a riavvianghiarci tra le loro spire, dopo aver pensato che fossero scomparsi del tutto? Cosa ne è stato del sacrificio di tanti partigiani che hanno rischiato e/o perduto la vita pur di restituire il Paese alla democrazia, delle tante donne che – non solo come «staffette» – hanno contribuito alla causa della liberazione, del lavoro dei partiti che ci hanno donato la Costituzione Repubblicana? Spero di sbagliarmi, ma penso che la risposta sia abbastanza dolorosa: di tutto quel periodo ci è rimasto solo l’aspetto storico. Mi spiego: è ormai sapere comune il fatto che il 25 aprile l’Italia viene liberata dal nazifascismo, mediante le insurrezioni partigiane e la risalita da Sud delle truppe alleate, che il 2 giugno 1946 un referendum sancisce la nascita della Repubblica e la fine della Monarchia, che il 1° gennaio 1948 entra in vigore la Costituzione. Ciò che sta venendo meno di quel momento tragico e, allo stesso tempo, foriero di fatti positivi, è l’aspetto dei valori, degli ideali che ne sono fuoriusciti. Valori e ideali che, almeno su carta, sono cementati nei principi fondamentali della nostra Costituzione. Basta farsi un giro tra le persone per capire che stiamo vivendo un clima di dispersione, di arrendevolezza, di sconforto…

Iniziamo, per l’ennesima volta, da un triste luogo comune: l’avversione verso gli stranieri. Durante il regime fascista, una delle conseguenze dell’avvicinamento dell’Italia alla Germania di Hitler (sancito poi con il Patto d’acciaio del 22 maggio 1939) fu la pubblicazione di leggi razziali e di un “manifesto della razza” (1938) firmato da 10 scienziati italiani. In pillole: si sanciva l’esistenza di una pura razza italiana, che non doveva mescolarsi con quelle inferiori, in primis con gli ebrei. Poco tempo prima c’erano state nel Terzo Reich le famigerate «Leggi di Norimberga» e poi, durante la guerra, il più grave attentato alla dignità umana: la «Soluzione finale». Una vittoria delle truppe dell’Asse (Italia – Giappone – Germania) avrebbe dato vita ad un nuovo ordine mondiale, basato sulla diseguaglianza e sulla possibilità di legittimare definitivamente lo sterminio di popoli ritenuti inferiori: gli ebrei in primis, ma anche le popolazioni dell’Europa orientale che, nei piani di Hitler, doveva diventare il granaio dell’Impero tedesco, con gli abitanti destinati alla semischiavitù. Di ciò (e di tanto altro) cosa ci resta? Pochissimo: i partiti fascisti provano a rialzare la testa, lo straniero diventa il capro espiatorio dei nostri problemi.

Fosse solo questo il problema: nel tempo abbiamo imparato anche ad abusare dei diritti conquistati. Giusto per fare qualche esempio: durante il periodo fascista la partecipazione politica era consentita solo se ti tesseravi nell’unico partito riconosciuto: il Partito Nazionale Fascista. L’alternativa: restare in Italia e darti alla lotta clandestina (rischiando l’esilio o qualche anno di carcere duro, se non la pena di morte), oppure emigrare all’estero. E per partecipazione politica si intendono tanti diritti: il voto, la libertà di pensiero, la libertà di associazione etc. Cosa dice poi l’art.1 della nostra Costituzione? «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro» : il lavoro diventa base del nostro ordinamento, e lo Stato fa di tutto per garantirlo, è un patto tra i cittadini e le istituzioni. Pensate in quale bel mondo viviamo: fino a 70 anni fa potevano votare solo gli uomini, le donne erano solo «angeli del focolare» destinati ad occuparsi della famiglia e delle faccende casalinghe. Per carità, ciò lo era anche prima della marcia su Roma, ma con la Liberazione tutto è cambiato. Oggi invece, a votare non si va più, si preferisce l’astensione. I motivi di questa scelta sono ben condivisibili: la sfiducia nella politica, la crisi economica etc. Ma ricordiamoci ogni tanto, che senza le pallottole ed il sangue versato dai componenti della Resistenza, senza il coraggio di uomini, donne, giovani e meno giovani, oggi (forse) staremmo ancora con la tessera fascista in tasca, a votare SI o NO alle elezioni per un listone, senza possibilità di scegliere alternative nettamente opposte. Le donne oggi continuerebbero a non aver accesso a talune attività lavorative (es.: la magistratura)… Quindi, donne che vi prestate al neofascismo, come fate ad accettare un sistema di valori che vi vedrebbe subalterne? E voi uomini, come fate a condannare questa Repubblica che vi permette di parlare e pensare, al contrario di ciò che spettava ad una voce dissidente durante il regime autoritario? Si dirà che il partito fascista è fuorilegge: stiamo attenti, perchè il fascismo si esplica tranquillamente anche in partiti che hanno rappresentanti nelle istituzioni. Tornando al lavoro: prima era obbligatoria la tessera, oggi no; prima non potevi scioperare e/o protestare in altri modi, oggi si.

Di tutto ciò cosa è rimasto? Ben poco: forse i diritti vengono visti come una cosa definitivamente acquisita, ma ciò non può permettere a tutti noi il lusso di utilizzarli solo quando fa comodo. Quando si deve votare, facciamolo, qualunque sia la situazione del Paese; quando non si deve votare, partecipiamo, aderiamo ad un partito (o fondiamolo), entriamo in un’associazione (o creiamola)… insomma, non restiamo con le mani in mano, perchè il Paese è di tutti, ed ognuno di noi, in diversa misura, è responsabile di ciò che accade nella penisola. Il lavoro non si trova? Cerchiamolo, arrangiamoci, consapevoli che ciò lo facciamo non solo per noi stessi, ma per la collettività, per le future generazioni… Ovviamente, è impossibile ipotizzare un ritorno al periodo mussoliniano, anche perchè il fascismo non è esente da evoluzioni. Ma le basi restano sempre quelle, e se ieri si attaccava lo straniero per non inquinare la razza italiana, oggi lo prendi di mira perchè «colpevole» di rovinare la nostra brava gente italica. Detto ciò, sfruttiamo questi 4 mesi per recuperare i valori antifascisti e costituzionali, e festeggiare degnamente il 70° dalla Liberazione.

Ormai tutti han famiglia, hanno figli,
Che non sanno la storia di ieri.
lo son solo e passeggio tra i tigli
Con te, cara, che allora non c’eri.
E vorrei che quei nostri pensieri,
Quelle nostre speranze d’allora,
Rivivessero in quel che tu speri,
O ragazza color dell’aurora

Italo Calvino

“nessuna conquista è per sempre,

c’è sempre qualcuno interessato a toglierla per cui resistere è,
non solo un dovere, ma una necessità dei giovani, altrimenti non si va avanti!”

Maria Cervi

FONTE: http://elnuevodia.altervista.org/verso-70-dalla-liberazione-come-ci-arriviamo/

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IL CROLLO DEL MURO… DEL RAZZISMO


(5° ed ultima parte)

LEGGI LE PUNTATE PRECEDENTI:

I° PARTE – II° PARTE – III° PARTEIV°PARTE

Eccoci alla fine di questo lungo percorso durato 5 puntate. Abbiamo cominciato evidenziando contraddizioni storiche nel nostro modo di pensare, per passare poi a smontare – passo dopo passo, parola dopo parola – ogni pensiero e luogo comune sugli immigrati. Non si tratta di schierarsi dalla parte degli uni o degli altri, bensì di dire le cose come stanno, che la radice dei nostri problemi sociali ed economici va ricercata in altri ambiti, ma non in quello dell’immigrazione (intesa come odio razziale a prescindere). Siamo il Paese dove la criminalità organizzata è forte, dove l’evasione fiscale è tra le più alte al mondo, dove la burocrazia comanda ed impedisce il progresso… Insomma, se si avesse un millesimo di quella cattiveria rivolta verso gli immigrati nelle questioni storiche della nostra penisola, il passo in avanti sarebbe notevole. Diceva Indro Montanelli:«Siamo tolleranti e civili, noi italiani, nei confronti di tutti i diversi. Neri, rossi, gialli. Specie quando si trovano lontano, a distanza telescopica da noi ». Rendiamoci conto che in un periodo storico come il nostro, ove la globalizzazione è in continua affermazione, pensare di poter vivere ognuno a casa propria (i cinesi in Cina, gli italiani in Italia etc.) è impossibile, perchè le persone vogliono viaggiare, cambiare stile di vita, lavorare al di fuori del proprio Paese natio, fuggire da massacri e persecuzioni… Cerchiamo di capire che l’integrazione è ricchezza per tutti e non solo per una parte, che se oggi molti vengono a cercare lavoro «a casa nostra» è perchè siamo stati artefici di un processo storico ove il colonialismo, lo sfruttamento, le guerre che (soprattutto) noi Europei abbiamo portato in quei Paesi hanno realizzato conseguenze disumane che, ancora oggi, fanno sentire tragici i loro effetti. Detto questo, andiamo a smontare gli ultimi luoghi comuni.

#CASEPOPOLARIPRIMAAGLIIMMIGRATI

Premesso il fatto che tutti hanno diritto di vivere in un alloggio dignitoso, è necessario dire le cose come stanno. Per smentire questo luogo comune, sintetizzeremo il seguente articolo: “Case popolari agli stranieri a scapito degli italiani, vero o falso?» (articolo integrale qui:http://blog.you-ng.it/2012/11/04/case-popolari-agli-stranieri-a-scapito-degli-italiani-vero-o-falso/ ):

  • «a vedersi assegnare un alloggio, sono più spesso gli italiani rispetto agli stranieri, con il rapporto di 1 a 5 per le famiglie italiane e 1 a 10 fra gli stranieri che ne fanno richiesta. Secondo le graduatorie infatti, le fasce privilegiate sono rappresentate dagli anziani, dagli invalidi e dai nuclei uni personali e monigenitoriali. Tra le maggiori problematiche riguardanti gli immigrati, una delle più importanti è sicuramente quella della mancanza di alloggi adatti alle famiglie numerose straniere che richiedono una casa popolare »;
  • «Ho cercato poi qualche graduatoria nei comuni e vedo che, per lo più,le case sono  assegnate agli italiani  rispetto che non agli stranieri o quanto meno non trovo nessun elenco illimitato di nomi arabi , ma al più riscontro alternanza. Basta cercare le graduatorie delle case popolari  dei singoli comuni semplicemente con google o qualsiasi altro browser ».

Forse qualche luogo comune lo abbiamo dimenticato, ma nel complesso il muro del razzismo lo abbiamo demolito. Se però avete altri «strani pensieri» da segnalare, c’è la bacheca dei commenti (saremo ben felici di rispondere a qualsiasi questione logica e non pregiudizievole ).

Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli.
MARTIN LUTHER KING

FONTE: http://elnuevodia.altervista.org/crollo-muro-razzismo/

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LA CADUTA DEL RAZZISMO… PASSO DOPO PASSO


Studiando storia contemporanea (a proposito: consiglio a tutti la lettura del libro Storia contemporanea – Il novecento di G.Sabbatucci eV.Vidotto) è inevitabile che – prima o poi – arrivi a leggere il periodo dellaGermania nazista. Senza entrare nello specifico (ormai sappiamo tutti cosa ha significato per tutti noi quel tragico pezzo di storia), mi limito a riprendere alcune righe che, paradossalmente, sembrano un po’ rispecchiare l’attualità. Teniamo in considerazione l’utopia nazista: costituire una comunità di popolo pura, composta da persone di razza ariana, considerata superiore a tutte le altre: «dalla comunità di popolo erano esclusi per definizione gli elementi antinazionali, i cittadini di origine straniera o di discendenza non ariana e soprattutto gli ebrei, investiti del ruolo di polo negativo, di capro espiatorio, di obiettivo predeterminato del malcontento popolare. Gli ebrei erano allora in Germania una ristretta minoranza: circa 500mila su una popolazione di oltre 60 milioni di abitanti. Ma […], pur non facendo parte della classe dirigente tradizionale, occupavano le zone medio – alte della scala sociale: erano commercianti, liberi professionisti, intellettuali ed artisti, parecchi avevano posizioni di prestigio nell’industria e nell’alta finanza. Nei confronti di questa minoranza attivamente inserita nella comunità nazionale, la propaganda nazista riuscì a risvegliare quei sentimenti di ostilità che erano largamente diffusi, soprattutto fra le classi popolari, nell’Europa Centro – Orientale». Di lì a poco: le leggi di Norimberga (1935) e la soluzione finale durante il secondo conflitto mondiale. Qualcosa in comune c’è (fortunatamente, si spera, il razzismo di stampo nazista non è più ripetibile) con oggi: gli immigrati in Italia sono una minoranza (basta leggere la 2° parte: Razzisti con le spalle al muro) ma si tende a percepirli quasi una “presenza cinese”, vengono visti come uno dei principali problemi socio – economici etc. Senza ripetere cose già dette in precedenza: stiamo attenti a dar adito a notizie “megafono” e utilizziamo maggiormente il lavoro del concetto: informarsi presso organi competenti e poi farsi un’idea, onde evitare di contribuire a conseguenze clamorose e negative. Detto questo, torniamo a «picconare»:

  • #FERMIAMOMARENOSTRUM

Ci ha già pensato il governo Renzi: dal 1° novembre 2014 Mare Nostrum è sostituita da Triton. Tale hashtag è stato comunque molto utilizzato durante il periodo in cui l’omonima operazione è stata attiva. Quali motivi hanno fatto si che, un’operazione umanitaria come Mare Nostrum spaccasse l’opinione pubblica tra chi era favorevole e chi contrario? Risposte scontate: sono un costo per lo Stato italiano, chi viene salvato è clandestino, illegale, porta malattie etc. etc. Insomma, le solite cose. Anche qui mettiamoci l’anima in pace e cerchiamo di capire. Per smontare tale luogo comune ci serviremo di un articolo che pubblicai il 1° novembre 2014, in occasione della fine dell’operazione (per chi volesse leggerlo integralmente:http://elnuevodia.altervista.org/addio-mare-nostrum-grazie/ ):

  1. Mare Nostrum campa sulle tasche degli italiani > FALSO: «Persone prima che numeri. Una delle critiche principali rivolte a Mare Nostrum è stato il costo dell’operazione: 9,5 milioni di euro al mese per un totale di 114 milioni di euro, presi dal bilancio della Marina Militare, senza toccare le tasche degli italiani (cavallo di battaglia di razzisti e nazionalisti facilmente smontato). Spesa eccessiva? Si poteva aggiungere qualche euro in più? Io preferisco chiuderla così: la vita umana non ha prezzo, è più preziosa di qualsiasi altra cosa. Oggi, se migliaia e migliaia di persone si ritrovano sul nostro suolo piuttosto che in fondo al mare, ciò lo si deve allo Stato italiano, alle organizzazioni umanitarie, a chi ha dedicato il suo impegno allo Stretto di Sicilia. Poi, possono anche cominciare i discorsi sugli immigrati «portatori di malattie gravi», «esempi di delinquenza» etc »;
  2. Sono troppi, l’Europa venga a darci una mano > Si, ok. Siamo d’accordo che serve un maggiore intervento dell’UE. Certo, è anche vero che ogni anno godiamo di stanziamenti europei volti a realizzare una politica di accoglienza nei confronti degli immigrati. Inoltre: «Mare Nostrum opera in sinergia con FRONTEX (istituzione dell’Unione Europea il cui scopo è il coordinamento del pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli Stati della UE e l’implementazione di accordi con i Paesi confinanti con l’Unione europea per la riammissione dei migranti extracomunitari respinti lungo le frontiere) ed EUROSUR (nuovo sistema di sorveglianza delle frontiere marittime e terrestri sotto egida dell’Unione Europea che prevede, principalmente, l’impiego di droni) »;
  3. Mare Nostrum aiuta l’illegalità > e derivati: “aiuta gli scafisti”, “salva delinquenti” etc. La verità: « Mare Nostrum: progetto nato il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, dovuto all’eccezionale afflusso di migranti. Ha una duplice missione: garantire la salvaguardia della vita in mare, assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti ». Conviene anche evidenziare l’aspetto più brutto – quello dei numeri – (non è bello affiancare espressioni come “vita umana” e “numeri”, almeno secondo me), ma importante per farci un’idea più solida: «558 interventi svolti, 100.250 le persone salvate. Sul fronte giudiziario, 728 sono stati gli scafisti arrestati e 8 le navi-madre sequestrate. Pesano quei 499 morti, i 1.446 presunti dispersi, e i 192 cadaveri da identificare» (fonte:http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/10/31/da-mare-nostrum-a-frontex-tutti-i-numeri_d05e9755-fc61-4a10-aab5-294ca930133c.html ). In poche parole, si è evitato che il Mediterraneo diventasse un cimitero di dimensioni abissali. Riguardo i delinquenti salvati: diamogli almeno il tempo di fargli fare un reato; fino a prova contraria, hai la fedina penale pulita. Semplice no?;
  4. Mare Nostrum favorisce le malattie come l’ebola > FALSO: premesso che chi è malato grave difficilmente arriva a destinazione, le persone vengono comunque accolte da personale sanitario e sottoposte a cure.
  5. Per smontare altri luoghi comuni: http://elnuevodia.altervista.org/addio-mare-nostrum-grazie/
  • #NOALLACLANDESTINITA’

La clandestinità è un reato, si dice. Molto spesso la clandestinità è una situazione temporanea: la persona interessata si presenta alla frontiera senza presentare le proprie generalità, ma poi regolarizza in un momento successivo la propria situazione. Si tratta di quelle situazioni in cui le persone fuggono dai loro Paesi di origine per cercare una vita migliore, per evitare persecuzioni etc. Comunque vi allego questo link, onde capirci di più:http://www.vistoturistico.it/zoom_news.asp?id=398 .

  • #GLIIMMIGRATICOSTANO #GLIITALIANINONHANNOLAVORO #GLIDIAMO40EUROALGIORNO

Si vocifera che lo Stato dia 40 euro al giorno agli immigrati. Il numero è (quasi) esatto; la destinazione un po’ meno. Conviene sintetizzare un interessante articolo diINTERNAZIONALE (per leggero integralmente:http://www.internazionale.it/notizie/2014/11/15/quanti-soldi-ricevono-davvero-i-rifugiati ):

  1. «Quaranta euro versati in media alle cooperative, meno di tre euro ai migranti. Il costo medio per l’accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato è di 35 euro al giorno. Un importo non definito per decreto, ma calcolato in base alla valutazione dei costi di gestione dei centri»;
  2. «Questi soldi però, dai 35 ai 40 euro al giorno, non finiscono in tasca agli ospiti dei centri ma vengono dati alle cooperative, di cui i comuni si avvalgono per la gestione dell’accoglienza. E servono a coprire le spese per il vitto, l’alloggio, la pulizia dello stabile e la manutenzione. Una piccola quota copre anche i progetti di inserimento lavorativo.Della somma complessiva, solo 2,5 euro in media – il cosiddetto pocket money – è la cifra che viene data ai migranti per le piccole spese quotidiane (dalle ricariche telefoniche per chiamare i parenti, alle sigarette, alle piccole necessità come comprarsi una bottiglia d’acqua o un caffè)»;
  3. «I soldi per l’accoglienza vengono presi dal fondo ordinario che il ministero dell’interno ha a disposizione per l’immigrazione e l’asilo» (aggiungo: soldi stanziati dal governo italiano ma provenienti dall’Unione Europea:http://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/immigrazione/sottotema009.html).

Possiamo fermarci qui oggi. Mi scuso per i tanti links e per la lunghezza del post (e con chi, forse, dopo aver letto anche le puntate precedenti, comincia ad averne piene le scatole), ma su tematiche che interessano tutti noi è necessario sprecarvi tempo e pazienza. Oggi comunque abbiamo fatto un bel passo in avanti, il prossimo post sarà l’ultima parte, quella in cui il muro (finalmente) cadrà ;)

FONTE: http://elnuevodia.altervista.org/caduta-razzismo-passo-dopo-passo/

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RAZZISMO E ACQUA CALDA


I° PARTE > MANIFESTO DELL’ANTIRAZZISMO;

II° PARTE > RAZZISTI CON LE SPALLE AL MURO,

Nella prima e seconda parte ho evidenziato il ruolo di standardizzazione che le TV sono riuscite a realizzare tra le masse, favorendo un pensiero politico frutto non di studio accorto delle tematiche, bensì delle voci degli esponenti che più occupano l’etere. Non ho pensato però ad internet, al ruolo che social, testate giornalistiche online, spazi web produttori di bufale etc. sono riusciti a creare nel tempo. Prima di riprendere la demolizione di quel muro di mattoni e ignoranza sull’immigrazione, è necessario dunque spendere qualche parola anche sul web. Internet ha permesso nel tempo di aprire le porte dell’informazione e della comunicazione alla stragrande maggioranza delle persone del nostro pianeta. Ma ha favorito anche il fenomeno delle bufale, notizie inventate prive di fondamento, che però vengono spacciate per vere e rese virali sul web. Così, capiterà che un attore famoso muoia 5 o 6 volte nella sua vita, che 3 o 4 volte un rom di origine africana uccida un italiano usando come sicario un tunisino di origine cinese etc. Nella maggior parte dei casi, chi legge siti del genere (spesso privi di redazione e di tutti quei requisiti che permettono di riconoscere l’autenticità della testata) non si accerta della veridicità o meno dei fatti, ma la dà per scontata che sia attendibile. Ciò non va affatto bene per diversi motivi: 1) si inganna sé stessi; 2) nel tempo, a furia di leggere tali news, si crea nella nostra mente un pensiero fantoccio, frutto di falsità. Non dimentichiamoci poi di Facebook e Twitter. Concentriamoci solo sul secondo caso, in quanto lo ritengo più eloquente. Dunque, Twtter è per me un social network con molti vantaggi, soprattutto ti garantisce un aggiornamento costante di ciò che accade nel mondo. Ha però un difetto, se lo mescoliamo con la comunicazione politica: i 140 caratteri come limite per scrivere i post. E’ vero che i tempi sono cambiati ma, un conto è sentir parlare un Enrico Berlinguer, un conto è farsi un’idea leggendo due righe del proprio politico preferito. La sintesi estrema non permette di capire i pro ed i contro del pensiero (es.: “lo Stato finanzia gli immigrati, intanto gli alluvionati devono pagare le tasse” > non è un post di 140 caratteri, però nell’immediato non ci permette di pensare: è vero? Non è vero? Quale è la fonte? Etc. > cosa che invece andrebbe fatta). Insomma, internet è una comodità, ma come tutte le cose comode addormenta alcune parti di noi: in questo caso alcune sezioni dell’encefalo, che andrebbero invece tenute sveglie. Bene, torniamo all’opera di demolizione:

#GLIIMMIGRATIDELINQUONO

Mettiamola così: gli immigrati delinquono, dunque tutti gli italiani che risiedono all’estero sono criminali. Oppure diciamo anche: i francesi sono tutti snob, i tedeschi soffrono tutti di complesso d’accerchiamento, gli italiani sono tutti mafiosi. Siamo disposti ad accettare questi luoghi comuni? Io no, poi fate voi. Torniamo alla matematica e serviamoci, ancora una volta, del link di Tiscali (il cui contenuto tiene conto di quanto prodotto dall’UNAR): « Ldenunce contro gli italiani sono passate da 467.345 a 642.992 (con un aumento del 37,6 per cento), mentre quelle contro gli stranieri da 224.515 a 290.902 (con un aumento del 29,6 per cento).Il dato diventa ancora più significativo se lo si incrocia con l’andamento demografico dello stesso periodo 2004-1012. Infatti in questo arco di tempo la popolazione italiana è leggermente diminuita mentre il numero di stranieri presenti nel nostro territorio è passato da due milioni 210mila a quattro milioni 387mila. Il risultato è che a fronte di un aumento pari a circa il 100 per 100 del numero di stranieri, l’incremento delle denunce è stato inferiore al 30 per cento. A tutto questo va aggiunto un dato ulteriore: circa il 17 per cento delle denunce a carico degli stranieri si riferisce a un reato specifico del loro status, un reato, cioè, che gli italiani non posso compiere: la violazione della normativa sul soggiorno. In definitiva, se si effettua il confronto al netto di questa fattispecie, la media delle denunce a carico degli stranieri diminuisce ulteriormente» (fonte: http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/10/30/immigrati-meno-reati-di-italiani.html ). In pillole: buoni e cattivi si trovano in tutti i gruppi della specie umana (la scoperta dell’acqua calda).

#GLIIMMIGRATIPORTANOMALATTIE

Ad esempio, abbiamo scoperto che gli immigrati portano l’ebola. Strano, perchè i casi che si sono registrati in Europa sono dovuti a persone europee che erano tornate dall’Africa dopo aver svolto una missione sanitaria contro il diffondersi del virus. Eppure questa voce qualche risultato lo ha prodotto: un danno di 10 milioni di euro nei confronti del Comune di Lampedusa. Cosa è successo? Semplicemente un genio ha deciso di fare un post su facebook, con il quale scriveva – a caratteri grandi e con immagini pronte a colpire l’emotività delle persone – che nell’isola era arrivata l’ebola. Così, in molti, appena hanno visto tale notizia, hanno deciso di disdire le loro prenotazioni turistiche ( a proposito di quanto scrivevo all’inizio di questo articolo). Per approfondire: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/10/ebola-bufala-su-casi-a-lampedusa-chiederemo-10-milioni-di-risarcimento/1087332/. A noi però piace la suggestiva immagine dell’immigrato sul barcone che, dopo tanta fatica e paura arriva stanco, denutrito e disidratato sulle nostre coste e, in un colpo solo porta: delinquenza e malattie. Stiamo tranquilli: un malato di ebola (o di altre gravi patologie) non può resistere un viaggio intero su un barcone, morirebbe molto prima. Inoltre, chi arriva sulle nostre coste è sottoposto, da personale specializzato, a cure mediche. E’ più facile che il contaggio avvenga tramite aerei di linea. P.S.: ci spaventiamo tanto per l’ebola, ma la fame che colpisce molte zone depresse nel mondo fa molti più morti.

Il muro comincia a perdere i primi veri pezzi. Nel prossimo articolo forse cadrà definitivamente. #Seeyousoon! 😉

FONTE: http://elnuevodia.altervista.org/razzismo-acqua-calda/

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RAZZISTI CON LE SPALLE AL MURO


(2° parte)

(1° parte: MANIFESTO DELL’ANTIRAZZISMO)

Dunque, ci siamo lasciati dopo aver fatto una lunga copertina riguardo incomprensioni italiche che, in diversi modi, ci aiutano a comprendere che noi siamo un popolo che spesso ha cercato solidarietà all’estero (ma è restio a fare l’inverso), che ha nella sua storia e nella sua cultura elementi che dovrebbero favorire il processo di integrazione (invece si tende a dimenticare il nostro passato). Inoltre, abbiamo evidenziato come la politica per molti si è ridotta al mero voto periodico e a quanto passa la televisione, causando una standardizzazione dei propri pensieri. Ecco, conviene partire proprio da tale punto: gli effetti della comunicazione proveniente dai mezzi di informazione di massa. A partire dal 1994, anno della prima vittoria di Silvio Berlusconi, soprattutto la televisione è diventata un formidabile catalizzatore di voti, un mezzo che per vincere va assolutamente utilizzato. Ma, la politica è confronto, approfondimento, è arte del governare, è studio etc. E senza tali requisiti, forse occupare gli scranni delle istituzioni non conviene, se proprio si vuol bene alla collettività. Nell’ambito dell’immigrazione capita spesso che a parlare in tv sono politici che assolutamente nulla conoscono del fenomeno, facendolo passare per quello che non è. Sarebbe dunque più giusto far parlare gli esperti, coloro che, nel silenzio, sono a contatto tutti i giorni con la tematica interessata. Siate sinceri: quanti di voi hanno sentito parlare un rappresentate di un centro per rifugiati, un esponente dell’ UNAR (Unione Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) etc.? Ben pochi. Ecco, se ci si impegnasse di più ad informarsi presso gli organi competenti le cose andrebbero meglio per tutti. Detto questo, andiamo a smontare i tanti, troppi, tristi luoghi comuni sugli immigrati.

  • #FERMIAMOLINVASIONE

Nell’aria si percepisce una presenza di immigrati talmente elevata da poter dar vita ad una occupazione dello Stato italiano, ad una cacciata dei «nativi» da «casa loro». Stiamo tranquilli, stando al rapportoDossierImmigrazione2014 (Fonti: http://www.dossierimmigrazione.it/ /http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/10/30/immigrati-meno-reati-di-italiani.html / http://www.unar.it ), attualmente in Italia sono presenti 5 milioni 364 mila persone su un totale di 60 milioni circa di anime presenti nella penisola. Nel giro di un anno si sono registrati circa 178mila nuovi arrivi.

  • #RUBANOILLAVOROAGLIITALIANI

Innanzitutto, diciamo subito una cosa: chi viene in Italia lo fa non per rubare, bensì per cercare lavoro. Un po’ come fanno i nostri connazionali all’estero. C’è anche da dire che, in buona parte dei casi, gli immigrati decidono di aprire attività inerenti i loro costumi, le loro tradizioni, la cultura che si portano dietro etc. Dunque, ecco fiorire ristoranti indiani, egiziani etc. Ci sarebbe poi un lungo discorso sulle persone che sfruttano la manodopera straniera, riducendola anche in schiavitù giusto per fare un esempio: http://www.uil.it/immigrazione/NewsSX.asp?ID_News=3370 ). Passiamo ora ad alcuni numeri: nel 2013 i visti per motivi di lavoro sono stati 25683 per il lavoro subordinato e 1810 per quello autonomo. Mentre ben 76164 sono stati rilasciati per “ricongiungimento familiare”. In sostanza, gli stranieri che ultimamente entrano in modo regolare in Italia hanno già un nucleo familiare radicato nel nostro Paese. L’Italia è una meta sempre meno ambita. Anche perchè gli stranieri sono pagati meno (la loro retribuzione media è di 959 euro contro i 1313 dei lavoratori italiani), perdono con più facilità il lavoro ed hanno difficoltà a trovarlo. Benchè i lavoratori stranieri occupati siano circa due milioni e 400mila (il 10 per cento del totale degli occupati), il loro tasso di disoccupazione ha superato il 17 per cento, contro l’11 per cento degli italiani. (Fonte:http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/10/30/immigrati-meno-reati-di-italiani.html ).

  • #RESPINGIAMOLI

Giustamente, quando c’è un’invasione, questa deve essere respinta. E’ da capire con quali armi e con quale esercito, visto che stiamo parlando di persone normalissime che, nella stragrande maggioranza dei casi, entrano con regolare documentazione e, solo in minima parte hanno la fedina penale sporca. Dunque, respingere persone che rispettano la legge sarebbe abbastanza contraddittorio. C’è però la questione dei barconi provenienti dalle coste africane: questa è la situazione accusata di “invasione”. Ora, se delle carrette scassate, che (purtroppo) spesso finiscono il loro viaggio prima di arrivare a destinazione, sono motivo di pericolo, tanto vale evitare di definirci orgogliosi italiani (vabbè che poi noi soffriamo della sindrome di Adua). Di nuovo, la matematica interviene in nostro aiuto: dal 2008 al 2013 il numero dei migranti respinti dall’Europa si è quasi dimezzato (da 634975 a 327255). E le frontiere dove si è registrata la maggior pressione non sono state quelle marittime (dove si è registrato il 2,2 per cento dei casi), ma quelle terrestri (84,3 per cento) e gli aeroporti (13,5 per cento) (fonte: http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/10/30/immigrati-meno-reati-di-italiani.html ). Altro sostegno ci viene dal diritto: “Allo straniero comunque presente alla frontiera o nel territorio dello Stato sono riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali in vigore e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti.” (dlgs 286, art. 2, c. 1). Dunque: diritto alla vita e alla salute, del diritto di asilo, del diritto alla libertà di manifestazione del pensiero, alla protezione della maternità, della famiglia e dell’infanzia etc. Ci sarebbero poi articoli della nostra Costituzione, del Trattato di Lisbona e tanto altro, ma fermiamoci qui. Aggiungo solo un’altra cosa: la legge del mare impone alle persone in difficoltà di essere portate in salvo, non di abbandonarle in braccio alla morte.

Riprendiamo fiato, e diamoci appuntamento alla terza parte, che non tarderà a venire ;)

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/razzisti-spalle-muro/ 

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MANIFESTO DELL’ANTIRAZZISMO


Parte I°

Costruire una società migliore, basata sull’uguaglianza sostanziale (e non solo formale), sulla solidarietà tra le persone (concreta e non solo a parole), deve avere un punto di partenza imprescindibile: l’abbattimento dell’ignoranza di cui molte persone nutrono la loro pancia, facendo lievitare il consenso di politici la cui unica qualità è quella di saper urlare insulti od essere presenti in TV quasi come fosse casa loro. Si dirà che ciò è dovuto alla disperazione, alla fame, alla difficoltà di arrivare alla fine del mese etc. Evitiamo di non abusare di queste giustificazioni: non siamo la prima generazione che affronta questi problemi. Anzi, chi ci ha preceduto ha saputo molto spesso trasformare le sofferenze in benzina per le rivoluzioni, per conquistare diritti fondamentali (la nostra Repubblica è figlia delle macerie che il fascismo, molto gentilmente, ci ha lasciato) etc. Ma in passato c’era un senso di collettività molto più forte, la partecipazione politica non si riduceva al mero voto periodico per eleggere rappresentanti nelle istituzioni. Ora invece si tende a restare alla finestra, aspettare che passi sotto il primo problema e spendere quante più parole possibili per risolverlo (nella nostra testa però, non nella realtà). E poi, altra cruda realtà: la televisione, principale mezzo di comunicazione di massa, ha trasformato la società in un gruppo di persone il cui aspetto individuale è nettamente prevalente rispetto invece a quello di comunità. Peccato, perchè la TV inizialmente si era caratterizzata per un carattere educativo (il maestro Manzi, per chi ne può parlare, è un esempio eccezionale di ciò). Inoltre, ha standardizzato notevolmente le opinioni: basta che un politico furbo decida di monopolizzare l’etere ed ecco fatto che, nel giro di pochissimo tempo, ciò che dice diventa Vangelo. Poi, nessuno si preoccuperà di capire se tale Vangelo racconta verità o bugie (e quei pochi che lo fanno vengono subito emarginati). Così, ed eccoci arrivare al succo del post, gli immigrati diventano gli artefici dei nostri problemi socio – economici. Diventano una nuova Kasta che si ciba di soldi dei contribuenti pubblici senza far nulla (le famose storie dei 30, 40, 50… euro al giorno in hotel a 5 stelle etc.). Ok, se 25 anni fa i tedeschi si preoccuparono di abbattere il Muro di Berlino, a noi oggi spetta distruggerne uno più pericoloso: quello composto da mattoni di ignoranza e razzismo. A queste ultime due parole bisogna però aggiungerne un’altra: l’incoerenza del nostro popolo. Dunque, leggendo qualsiasi libro di storia si potrà comprendere che l’Italia è un Paese unito ed indipendente dal dominio straniero dal 17 marzo 1861, quindi da 153 anni. I valori risorgimentali della cacciata dello straniero, dell’indipendenza e, soprattutto dell’autodeterminazione dei popoli, in poco tempo sono evaporati, sostituiti da quelli prodotti dalla politica del colonialismo. Insomma, noi che più di tutti abbiamo sofferto l’occupazione straniera, decidiamo ad un certo punto di andare a colonizzare i Paesi africani, considerati inferiori rispetto all’Europa industriale e civile. In poche parole: non venite a casa nostra, però noi veniamo da voi anche senza permesso. Coerenza portami via. Certo, potrei anche ricordare esempi di superiorità italica clamorosi come Adua ma, lasciamo perdere, onde evitare di urtare le sensibilità patriottiche di qualcuno.

Prima ho utilizzato il termine Vangelo. Ovviamente, quando si dice tale parola, subito viene in mente la religione cattolica. Facendo una rapida ricerca, si comprenderà che l’Italia è un Paese con una netta prevalenza della religione cattolica (come potrebbe essere altrimenti, in quanto la Chiesa da sempre, nella nostra penisola, ha esercitato un’influenza notevolissima?). Il mio è un cattolicesimo molto flebile, ma da quel poco che ricordo, esistono comandamenti che dicono di amare il prossimo tuo come te stesso, parabole come quella del Buon Samaritano (di cui spesso si tende ad impersonare la parte del menfreghista e non di chi aiuta). Bene, sarebbe quindi utile raddrizzare le nostre contraddizioni storiche. Ora che ci penso, aggiungo un’altra notizia interessante. Nel lontano ‘500 in Francia si diffuse l’espressione machiavellico: era colui che si rendeva colpevole di diffondere nel Paese transalpino pratiche fino ad allora sconosciute, come la congiura, la truffa etc. Termine che ebbe origine in Niccolò Machiavelli e che fece degli italiani i principali bersagli di colpevolezza (d’altronde, in Francia, durante il ‘500 la Corte ebbe tra le sue fila alcuni nostri connazionali).

Abbiamo fatto una lunga premessa, un lungo lavoro di preparazione per realizzare l’abbattimento del muro. Adesso, immergendoci nella nostra attualità, provvederemo alle operazioni di distruzione dell’impianto, tappa dopo tappa, mattone dopo mattone.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/manifesto-dellantirazzismo/

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DALLA BRETELLA CISTERNA – VALMONTONE AD HELSINKI (PASSANDO PER AMBURGO)


Seconda parte: ritorno in Italia e dissesto idrogeologico

(Puntata precedente > un salto ad Helsinki ed uno ad Amburgo )

Dunque, nella prima puntata abbiamo parlato di due città del Nord Europa (Helsinki ed Amburgo) che si stanno apprestando a realizzare una clamorosa rivoluzione: l’indipendenza dalle macchine. Dopo questo piccolo tour, facciamo ritorno a casa, rientriamo nel BelPaese. Ci torniamo con la consapevolezza che in qualche parte del mondo ci sono veramente dei pazzoidi che hanno accettato la sfida ambientale e climatica, non solo per salvaguardare il pianeta bensì per dar vita ad un modello di sviluppo più sostenibile, salubre e con maggiori risorse a livello economico. E’ roba degli ultimi venti anni, non di secoli fa. Ma abbiamo sviluppato anche la certezza che in Italia di strada ne dobbiamo ancora fare; anzi, forse abbiamo fatto dei passi indietro. Girando la penisola si scoprono realtà niente affatto idilliache: terreni agricoli trasformati forzatamente in aree industriali, località non bonificate dalle aziende che le hanno abbandonate, industrie inquinanti etc. Per carità, anche qui da noi ci sono modelli di sviluppo sostenibile, ma si tratta ancora di piccole realtà. Soprattutto, di questi tempi, è necessario evidenziare il problema del dissesto idrogeologico del Paese. A partire dal secondo dopoguerra, il boom economico ha favorito un processo di speculazione edilizia che, nella stragrande maggioranza dei casi guardava soltanto agli introiti e non all’ambiente (d’altronde, una coscienza ambientalista in Italia ha cominciato a maturare solo con le tragedie del Vajont, dell’alluvione di Firenze etc.; insomma, quando si sono verificati i primi veri disastri). Un modo di fare di cui oggi ne paghiamo tristemente le conseguenze. Si dia un’occhiata a queste due fotografie:

Una panoramica tragica, che dovrebbe impegnare le istituzioni ad una svolta clamorosa: bloccare per anni (o perlomeno rallentare notevolmente) la realizzazione di opere pubbliche e spendere le energie per il recupero idrogeologico del territorio italiano, onde evitare il ripetersi di fenomeni sempre più frequenti (es.: alluvione di Genova). Domanda: bloccare le opere pubbliche significa danneggiare lo sviluppo del Paese? Assolutamente no, perchè ci sono altre strade che si possono percorrere. Ne parleremo alla terza puntata 😉

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/dalla-bretella-cisterna-valmontone-ad-helsinki-passando-per-amburgo-2/

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DALLA BRETELLA CISTERNA – VALMONTONE AD HELSINKI (passando per Amburgo)


Inizia un lungo articolo dedicato all’ambiente, alle opere pubbliche, all’aria che respiriamo etc. Per tale ragione, comprendendo la difficoltà nel poter leggere, in un colpo solo, una sequenza infinita di dati, città, leggi etc., il post sarà presentato in più sottoarticoli, che verrano pubblicati nei prossimi giorni… Ergo, #restatesintonizzati. E buona lettura!

PRIMA PARTE: un salto a Helsinki e uno ad Amburgo

Partiamo da lontano, da molto lontano: l’Unione Europea. Allora, in questa terra così lontana nell’anno 2014 (si tenga ben presente il calendario gregoriano) i Paesi membri hanno raggiunto un accordo importante: entro il 2030 bisognerà tagliare del 40% le emissioni di gas serra. Per carità, nulla di definitivo, si tratta di un accordo preliminare in vista del vertice di Parigi del 2015 (momento in cui si scopriranno definitivamente le carte), ma è comunque un discreto punto di partenza. Ci sono poi alcune «clausole» volute da alcuni Stati che potrebbero ridimensionare l’accordo (es.: o anche le grandi potenze mondiali si impegnano con programmi concreti o non si farà nulla) però, cerchiamo di guardare il bicchiere mezzo pieno: un nuovo tentativo di realizzare una sfida ambientale e climatica si sta mettendo in atto. Poniamoci una domanda: come si fanno a ridurre i gas serra? Diamo la risposta più semplice possibile: non abbattendo alberi, anzi piantandone di nuovi (per la ovvia legge della fotosintesi clorofilliana); utilizzando macchine ecologiche (e, se proprio non abbiamo soldi in tasca per permettercene una, ricorriamo ai mezzi pubblici). Ci sono poi le energie pulite come il fotovoltaico, l’eolico etc. Insomma, risposte che sappiamo fin dalle elementari.

L’Unione Europea ha raggiunto quest’anno tale accordo. Ma, focalizzando la nostra attenzione scopriamo che alcune realtà del vecchio continente hanno già intrapreso da tempo una politica di sostenibilità raggiungendo un livello avanzato, tanto da potersi considerare modelli da seguire. In particolare, due città si sono imposte un obiettivo ambizioso, roba che in Italia oggi è pura e lontana utopia: diventare indipendenti dalle macchine. Spieghiamolo bene e, facciamo un salto a Helsinki ed Amburgo.

Amburgo

«Amburgo, in Germania, sta lavorando a un piano per eliminare la necessità di muoversi in automobile nel giro di soli 20 anni. L’obiettivo dell’amministrazione tedesca è rendere la città un luogo migliore in cui vivere: più sostenibile dal punto di vista ambientale e più “sana” per gli abitanti. E’ in fase di realizzazione un piano chiamato Grünes Netz (Rete Verde): si intende realizzare nuovi percorsi esclusivamente dedicati alle biciclette e ai pedoni collegati con quelli già esistenti e in grado di unire in modo sicuro le aree verdi presenti in città. I parchi, i giardini, i campi sportivi e tutti gli spazi di interesse pubblico saranno raggiungibili a piedi o in bicicletta da pendolari e turisti attraverso una rete che coprirà circa il 40 per cento delle attrazioni di Amburgo. Gli abitanti della seconda città più grande di Germania una volta erano completamente dipendente dalle automobili. Un cambiamento era dunque necessario per far fronte al riscaldamento globale che ha visto la temperatura in città aumentare di 9 gradi centigradi in 60 anni e il livello dei mari innalzarsi di 20 centimetri.Una città senz’auto permetterà di ridurre molto le emissioni di CO2 mentre la presenza di più alberi e spazi verdi servirà a mitigare gli effetti negativi di possibili inondazioni o eventi climatici estremi » (fonte:http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/amburgo-senza-auto ). Per approfondire:http://www.hamburg.de/gruenes-netz.

Helsinki

«La capitale finlandese punterà ad eliminare le auto private entro dieci anni, grazie all’utilizzo di trasporti pubblici integrati e gestiti da un app.Entro il 2025, la città di Helsinki – capitale della Finlandia – potrebbe dire addio al trafficogenerato da automobili private, grazie ad un nuovo e rivoluzionario progetto battezzatoKutsuplus. Il sistema prevede una integrazione completa del trasporto pubblico, del bike sharing, dei treni e dei traghetti, in modo da rendere inutile e dispendioso il possesso e l’uso di un veicolo privato.Grazie all’utilizzo di un’apposita app sviluppata per smartphone e tablet sarà possibileprenotare dei minibus che risulteranno integrati con tutto il resto dei mezzi pubblici: in questo modo sarà possibile creare  una fitta e completa rete di interconnessioni legati alla mobilità, in grado di permettere rapidi ed efficaci spostamenti in qualsiasi direzione desiderata. Secondo gli esperti, entro 10 anni nessuno dei cittadini di Helsinki avrà più bisogno di un’auto privata per qualsiasi spostamento urbano. Per ottenere questo risultato, in realtà basterà semplicemente ottimizzare i trasporti pubblici della città nord europea, considerando che già oggi su 1,3 milioni di residenti nell’area metropolitana di Helsinki, ben800.000 persone dispongono di un abbonamento ai mezzi pubblici, nonostante il costo dell’ abbonamento risulti tra i più elevati in tutta Europa, anche se bisogna tener conto che il titolo di viaggio permette di usufruire di qualsiasi mezzo pubblico – come ad esempio treni, metropolitana e autobus (compreso l’utilizzo dei trasporti via traghetto, studiati per collegare la città con il resto dell’Europa) – senza bisogno di acquistare un altro biglietto» (Fonte:http://www.motori.it/ecoauto/19546/helsinki-dal-2025-sara-una-citta-senza-auto.html ).

Due realtà che stanno per realizzare una rivoluzione culturale e sostenibile di dimensioni gigantesche, figlie di un processo durato a lungo negli anni. Ormai nessuno può più negare il primato del fotovoltaico in Germania (nonostante le condizioni climatiche di partenza più sfavorevoli rispetto all’area mediterranea), la qualità dell’aria raggiunta nel Nord Europa (giusto per prendere un’altra città baltica: Tallinn è da anni la capitale con l’aria più pulita al mondo).

Ok, ora arriviamo a noi (appuntamento alla prossima “puntata” ;) )

FONTE: http://elnuevodia.altervista.org/dalla-bretella-cisterna-valmontone-ad-helsinki-passando-per-amburgo/

INSIEME PER GHONCHEH GRAVAMI: FIRMA L’APPELLO!

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INSIEME PER GHONCHEH GRAVAMI – FIRMA L’APPELLO


Ghoncheh Ghavami© Archivio privatoGhoncheh Ghavami, 25 anni di nazionalità britannica e iraniana, ha iniziato un nuovo sciopero della fame per protestare contro la sua condanna. Il 2 novembre Ghoncheh Ghavami è stata condannata da un tribunale rivoluzionario per “propaganda contro il sistema”. È una prigioniera di coscienza e deve essere rilasciata immediatamente e senza condizioni.    Ghoncheh Ghavami, 25 anni, di nazionalità britannica e iraniana, è stata arrestata a giugno per aver preso parte a una protesta pacifica contro il divieto imposto alle donne di assistere a eventi sportivi in impianti pubblici insieme a uomini. La protesta aveva avuto luogo, il 20 giugno, fuori dallo stadio Azadi di Teheran, dove era in corso l’incontro della Volleyball World League tra Iran e Italia. Secondo gli attivisti e i giornalisti presenti, la polizia disperse la protesta con forza eccessiva e arrestò numerosi manifestanti, tra cui Ghavami. Dopo essere stata rilasciata, Ghoncheh Ghavami è stata arrestata di nuovo 10 giorno dopo, il 30 giugno, quando si è recata a Vozara, centro di detenzione di Teheran, per riprendere il suo telefono cellulare sequestratole durante il suo primo arresto. Lo stesso giorno, agenti in borghese sono andati con lei nella sua abitazione e hanno confiscato il suo computer portatile e libri e l’hanno successivamente portata alla sezione 2A del carcere di Evin, dove è stata tenuta in isolamento, senza accesso alla sua famiglia o l’avvocato per 41 giorni. Durante questo periodo, è stata interrogata a lungo, sottoposta a pressioni psicologiche e a minacce di morte e di essere trasferita alla prigione di Gharchak, dove scontano la pena in condizioni estremamente dure gli autori di gravi crimini, e dalla quale non sarebbe uscita viva. Successivamente è stata trasferita in una cella comune con un’ altra detenuta. Il 16 settembre le autorità avevano informato la famiglia che non potevano più visitare regolarmente Ghoncheh Ghavami, probabilmente come rappresaglia per le interviste rilasciate ai media stranieri. Hanno potuto rivederla solo il 4 ottobre, dopo una lettera del giudice incaricato del suo caso al Tribunale rivoluzionario, che consentiva una visita della sua famiglia. Il 20 settembre, la famiglia è stata informata che l’Ufficio del procuratore di Teheran aveva assegnato il caso al Tribunale rivoluzionario, trattandosi di “diffusione di propaganda contro il sistema”. Amnesty International ritiene che l’accusa contro Ghoncheh Ghavami non costituisca un reato penale riconosciuto a livello internazionale e che sia in carcere solo per le sue attività pacifiche per porre fine alla discriminazione contro le donne.
Informazioni aggiuntive L’Iran ha imposto alle donne il divieto di assistere a partite di calcio negli stadi dopo l’istituzione della Repubblica islamica dell’Iran nel 1979. Nel 2012, il dipartimento per la sicurezza (Herasat) del ministero dello Sport e delle politiche giovanili ha esteso questo divieto alle partite di pallavolo.   Le autorità iraniane hanno spesso dichiarato che mescolare uomini e donne negli stadi non è un tema d’interesse pubblico e che la presunta discriminazione nei confronti delle donne è in realtà a queste favorevole, in quanto hanno bisogno di “essere protette” dagli atteggiamenti osceni dei tifosi di sesso maschile. L’articolo 9 del Patto internazionale sui diritti politici e civile(Iccpr), di cui l’Iran è parte, prevede che nessuno può essere arbitrariamente arrestato o detenuto. La detenzione è considerata arbitraria quando una persona è privata della libertà per aver esercitato i diritti e le libertà garantiti dall’Iccpr. La detenzione può anche diventare arbitraria a causa della violazione dei diritti del giusto processo del detenuto, tra cui il diritto a un consulente legale prima del processo, a essere portati al più presto dinanzi a un giudice, a contestare la legittimità della detenzione e a avere tempo e mezzi per la preparazione della difesa. Deve essere rispettato il principio di messa in libertà in attesa del processo e le persone detenute illegalmente devono poter chiedere un risarcimento.
FIRMA L’APPELLO DI AMNESTY INTERNATIONAL >  http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/IT/appelliForm.php/L/IT/ca/224
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ADDIO «MARE NOSTRUM»… E GRAZIE!


Innanzitutto un «Grazie!». Un «Grazie» grande come il Mare Mediterraneo ai membri della Marina Militare Italiana, alle organizzazioni di volontariato ed a tutti coloro che in questo anno hanno contribuito alla realizzazione dell’operazione umanitaria Mare Nostrum. Vanno ringraziati per l’impegno che ci hanno dedicato, per il tempo della loro vita che hanno sacrificato, per aver dato un’immagine dell’Italia solidale, accogliente, pronta a sacrificarsi per salvaguardare quanto di più prezioso abbiamo: la vita umana. Questo era innanzitutto Mare Nostrum. Uomini, donne, bambini di ogni età, dopo miglia e miglia percorse lungo quel lembo d’acqua tra il continente europeo e le coste africane, dopo aver rischiato la vita per giorni su un barcone, senza possibilità di mangiare, bere, costretti a fare a meno delle più scontate regole igieniche, si ritrovavano dinanzi a motovedette, aerei, navi… pronti a soccorrerli ed a portarli in salvo. Prima la vita, poi tutto il resto; dai respingimenti di Maroni all’umanità. Era stato fatto un bellissimo passo in avanti. Ma Mare Nostrum non era solo questo. L’operazione intendeva « assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti »(Fonte: http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/Pagine/MareNostrum.aspx ). Perchè, per chi ancora non lo sapesse: dietro ai barconi vi lucrano dei banditi. Un viaggio per una o più persone costa migliaia e migliaia di euro. Si tratta spesso dell’unica possibilità per poter fuggire dalle persecuzioni, per poter salvare i propri familiari e garantire loro una vita migliore. In pillole: o paghi salato o muori.

Umanità, giustizia, speranza… era tante belle parole questo progetto. Nel tempo, poteva addirittura diventare il punto di accensione di una nuova ( e più efficace) primavera araba. Lo sanno anche i governanti africani che la fuoriuscita di propri cittadini, a lungo andare, può far sorgere negli emigrati la pazza idea di realizzare un moto rivoluzionario. L’incontro con la democrazia, con uno stile di vita superiore economicamente a quello che fino ad ora avevi visto, con Paesi ove non è contemplata la pena di morte bensì lo status di «rifugiato politico» e tanto altro avrebbero fatto scattare, prima o poi, qualche sommovimento. E chissà…

Persone prima che numeri. Una delle critiche principali rivolte a Mare Nostrum è stato il costo dell’operazione: 9,5 milioni di euro al mese per un totale di 114 milioni di euro, presi dal bilancio della Marina Militare, senza toccare le tasche degli italiani (cavallo di battaglia di razzisti e nazionalisti facilmente smontato). Spesa eccessiva? Si poteva aggiungere qualche euro in più? Io preferisco chiuderla così: la vita umana non ha prezzo, è più preziosa di qualsiasi altra cosa. Oggi, se migliaia e migliaia di persone si ritrovano sul nostro suolo, piuttosto che in fondo al mare, ciò lo si deve allo Stato italiano, alle organizzazioni umanitarie, a chi ha dedicato il suo impegno allo Stretto di Sicilia. Poi, possono anche cominciare i discorsi sugli immigrati «portatori di malattie gravi», «esempi di delinquenza» etc. Ma, prima aspettiamo che compiano la fattispecie illegale (colpevoli di essere malati, un reato che intaccherebbe con il diritto alla salute sancito dal nostro ordinamento giuridico) e poi giudichiamo (siamo pur sempre innocenti fino al terzo grado di giudizio, oppure no?).

Ora Mare Nostrum chiude, sostituita dall’operazione Triton. L’Europa scende in campo finalmente, dopo tante e tante pressioni esercitate dal nostro Paese che non poteva accollarsi da solo l’intero peso del flusso migratorio dall’Africa all’Italia. Francia, Spagna, Portogallo, Finlandia, Lettonia, Islanda, Malta, Olanda, Austria, Belgio, Polonia, Romania, Svezia e Slovenia contribuiranno alla realizzazione di questo nuovo progetto. Finalmente un progetto comune europeo in grado di confrontarsi con il fenomeno migratorio. Peccato che Triton sia un pochino diversa da Mare Nostrum. Ci sono piccole ma significative differenze:

Mare Nostrum: progetto nato il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, dovuto all’eccezionale afflusso di migranti. Ha una duplice missione: garantire la salvaguardia della vita in mare, assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti. Ne fanno parte Marina Militare, Aeronautica Militare, Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto, Croce Rossa Italiana, Polizia di Stato e altri Corpi dello Stato. Inoltre, i controlli sanitari sono svolti dai medici dell’ISMAF (Istituto di Santa Marittima Aeronautica delle Frontiere), dal personale del Corpo Militare e dalle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, dal CISOM (Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta) e dalla fondazione RAVA. Mare Nostrum opera in sinergia con FRONTEX (istituzione dell’Unione Europea il cui scopo è il coordinamento del pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli Stati della UE e l’implementazione di accordi con i Paesi confinanti con l’Unione europea per la riammissione dei migranti extracomunitari respinti lungo le frontiere) ed EUROSUR (nuovo sistema di sorveglianza delle frontiere marittime e terrestri sotto egida dell’Unione Europea che prevede, principalmente, l’impiego di droni). Fonte: http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/Pagine/MareNostrum.aspx ;

Triton: missione europea gestita da Frontex. Mentre Mare Nostrum si spingeva fino al limite con le acque territoriali libiche per salvare i migranti in difficoltà, Triton arriva fino a 30 miglia dalla coste italiane. L’obiettivo è garantire una «cogestione rinforzata delle frontiere esterne». Dunque, si insisterà più sulla sorveglianza dei confini piuttosto che sulle operazioni di salvataggio. Le operazioni di salvataggio proseguiranno (il diritto internazionale lo impone) ma i tempi di intervento si allungheranno e non è chiaro se – naufragi a parte – le navi di Triton agiranno direttamente o non si limiteranno solo a segnalare la presenza di barconi. Oltre all’Italia partecipano i Paesi citati in precedenza. Riguardo il nostro Paese, una nave anfibia, con a bordo anche un ospedale e tre pattugliatori rimarranno a Lampedusa. Stando poi al Commissario agli Affari Interni dell’UE Cecilia Malmstrom: «Triton non incide in alcun modo sulla responsabilità dell’Italia di controllare la propria parte delle frontiere esterne dell’UE, nonché i suoi obblighi in materia di ricerca e salvataggio delle persone bisognose di soccorso». Fonte: http://ilmanifesto.info/renzi-rottama-mare-nostrum/ .

In conclusione:

  1. L’Italia ha ottenuto una maggiore partecipazione dell’Unione Europea. Un numero notevole di Paesi parteciperà – dal 1° novembre – al controllo delle frontiere tra Italia e Africa, ma il raggio d’azione sarà ridotto (come detto in precedenza) e diversi gli obiettivi dell’operazione: da umanitaria diventa di rafforzamento del controllo alle frontiere;
  2. affinchè l’intervento europeo ottenesse maggiori effetti, logica voleva che Mare Nostrum continuasse. Invece no, l’Italia ha ridimensionato il suo impegno, nonostante l’arrivo degli “alleati”. Ci siamo fatti male da soli.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/addio-mare-nostrum-grazie/

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APPELLO AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO – “MARE NOSTRUM” NON DEVE CHIUDERE


Un appello da condividere

Gentile Presidente del Consiglio,

all’inizio di ottobre Lei ha pubblicamente dichiarato: “Mare Nostrum andrà avanti finché l’Europa non sarà in condizioni di intervenire più e meglio di come abbiamo fatto noi fino ad oggi”.

Di fronte alle ripetute affermazioni, da parte del Ministro dell’Interno Angelino Alfano, che le operazioni italiane di ricerca e soccorso in mare termineranno presto e consapevoli che l’Unione Europea ha annunciato l’inizio, da sabato 1° novembre, della cosiddetta Operazione Triton, costatiamo che quelle “condizioni” non ci sono.  

Le nostre organizzazioni sono seriamente preoccupate per l’impatto umanitario di questa decisione, perché Triton non avrà il mandato di svolgere attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, ma di pattugliare i confini marittimi e costituirà una risposta soltanto parziale al problema. 

I tragici naufragi che dall’inizio dell’anno hanno già causato più di 3.000 morti dimostrano la necessità di operazioni di ricerca e soccorso continuative, mentre i disordini in Libia e le altre crisi nell’area inaspriscono il bisogno che queste operazioni vengano estese a tutto il Mediterraneo. Poiché oggi non ci sono alternative sicure per cercare protezione internazionale in Europa, la via del mare è l’unica opzione per migliaia di persone, vittime di violenza e torture, persone disabili, donne e bambini. Operazioni di ricerca e soccorso limitate alle acque sotto la giurisdizione italiana metteranno a rischio migliaia di vite, se le aree di mare aperto non saranno pattugliate attivamente.

Nei suoi interventi, Lei ha affermato che Mare Nostrum è stata una risposta a un’emergenza umanitaria e non sarebbe servita a nulla se non fosse proseguita. Ma le dichiarazioni ufficiali del governo italiano vanno esattamente nella direzione opposta, mettendo a rischio le vite di molti profughi. Il rischio di rivedere tragedie come quelle vissute il 3 ottobre 2013 in Lampedusa è molto alto.

Vogliamo immaginare che a determinare l’assenza di un’iniziativa urgente per garantire la continuità delle ricerche e del soccorso in mare non sia la previsione – su base metereologica – di un minor numero di partenze lungo le rotte del Mediterraneo. Non sarà l’arrivo della cattiva stagione a porre fine ai conflitti senza quartiere in Libia, all’instabilità nella regione Saheliana, alla guerra in Siria e alle violenze in Iraq. Non sarà l’inverno a far venir meno il bisogno disperato di fuggire dalla guerra, dalla violenza, dalla persecuzione.

Abbiamo apprezzato i continui richiami dell’Italia all’Unione Europea affinché faccia la sua parte. Le nostre organizzazioni da tempo chiedono agli Stati membri e alla Commissione di assumere una responsabilità comune e avviare una seria, efficace e concertata azione di ricerca e soccorso nel mar Mediterraneo e nel mar Egeo.

Siamo consapevoli che operazioni come Mare Nostrum non possano essere soluzioni permanenti per i migranti e i rifugiati che si dirigono verso la frontiera marittima europea in cerca di assistenza e protezione. Alla continuazione del soccorso in acque internazionali va infatti affiancata l’istituzione di canali di ingresso legali e sicuri che consentano alle persone in fuga dalle aree di conflitto di potere giungere in Europa dove chiedere protezione, evitando pericolosi viaggi in mare a rischio della vita.

Ma perché le operazioni di ricerca e soccorso in mare non vengano ridimensionate, perché non ci siano altre migliaia di uomini, donne e bambini fuggite da guerre per annegare in mare, resta poco tempo.

Condividendo le Sue parole, “finché l’Europa non sarà in condizioni di intervenire più e meglio”, Le chiediamo un intervento personale affinché Mare Nostrum non finisca qui.Il governo italiano detiene anche la presidenza del Consiglio europeo e non può ignorare la propria responsabilità umanitaria di salvare vite in mare.

Antonio Marchesi, Amnesty International Italia Presidente – Lorenzo Trucco, ASGI Presidente – Loris De Filippi, Medici Senza Frontiere Italia Presidente

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/appello-presidente-consiglio-mare-nostrum-non-chiudere/

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RIFLESSIONI DI UN 25 OTTOBRE 2014 (Piazza San Giovanni & Leopolda)


Partiamo innanzitutto da un fatto positivo, ma nettamente sottovalutato da media ed opinione pubblica nazionale: il rilancio dell’attività sindacale. Piaccia o meno, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha il «merito» di aver«risvegliato» l’azione politica (in buona parte) del sindacato italiano. Si dirà che ciò, una volta che si parla di riforma del lavoro, di art.18 etc. è abbastanza scontato. In realtà non è così. Matteo Renzi veniva da una serie di importanti vittorie: il 40% alle Europee, l’approvazione (parziale) di leggi importanti (sistema elettorale, Senato etc.) … Inoltre, il sindacato veniva da un periodo difficile, caratterizzato da notevoli divisioni (si pensi solo ai battibecchi Camusso – Landini). Aggiungendo poi il fatto che Renzi almeno fino ad ora ha goduto di una elevata fiducia tra i cittadini italiani, realizzare una manifestazione di successo sembrava cosa con un elevato coefficiente di difficoltà. Invece, la CGIL è riuscita a portare oltre un milione di persone a Piazza San Giovanni. Certo, è un numero lontanuccio da quei 3 milioni che una decina di anni fa Sergio Cofferati portò al Circo Massimo. Ma, tenendo conto della diversa situazione politica, sociale ed economica, è comunque un grosso risultato. Non dimentichiamoci infatti che – agli inizi del nuovo millennio – la partecipazione politica in tutte le sue forme era nettamente superiore rispetto ad oggi. Insomma, non sia mai che l’atteggiamento di sfida del governo nei confronti di parte dell’associazionismo politico non diventi, in qualche modo, una cura salutare.

Dopo aver dato largo spazio a tale aspetto, possiamo ora addentrarci negli innumerevoli spunti che il 25 ottobre 2014 ci lascia: un Partito Democratico diviso tra Piazza San Giovanni e Leopolda, la proposta di depotenziare lo sciopero nel settore pubblico, la stessa abolizione dell’art.18 etc. Senza avere la presunzione di trattare tutto, cerchiamo di realizzare una qualche riflessione.

Innanzitutto, il Partito Democratico dimostra di avere due linee abbastanza differenti. A Piazza San Giovanni si raccoglie la minoranza di sinistra, che non intende cedere riguardo l’abolizione dell’art.18, che propone di rivedere l’accordo politico sulla riforma del lavoro approvata anche da Brunetta e Sacconi. A Firenze invece si riunisce la«maggioranza» del principale partito italiano. La Leopolda 2014 è l’edizione che cambia pelle alla kermesse: da evento di proposta, di cambiamento, di lancio di una nuova classe dirigente, diventa una non meglio definita manifestazione di incontro tra governo (o solo “maggioranza PD”?) e società civile. Insomma, è un bell’intrigo. D’altronde, se veramente l’art.18 è la causa principale (o, comunque una delle cause maggiori) della precarietà del sistema lavoro in Italia, allora sarebbe stato molto più semplice se, fin dall’epoca del governo Berlusconi 2001 – 2006 si fosse avallata la sua abrogazione. Invece, come sappiamo, non è stato così: l’art.18 ha resistito a Silvio Berlusconi, non è stato oggetto di discussione durante il secondo governo Prodi, è stato parzialmente toccato da Mario Monti, fino ad arrivare alla situazione attuale. La questione si complica ulteriormente se si pensa che la stragrande maggioranza di deputati e senatori democratici è favorevole alla sua cancellazione, pur essendosi candidati nel 2013 con il programma Italia Bene Comune che non sosteneva affatto tale tesi. Chiudiamola così: un fulmine sulla via di Damasco. Riguardo la Leopolda: quale è il suo vero ruolo? Le risposte possono essere diverse. Potrebbe trattarsi di un momento di incontro tra partito, imprenditori e società civile in generale, come abbiamo già accennato. Ma, fino a prova contraria, il Partito Democratico ha un organizzato sistema comunicativo, fatto di feste dell’unità, circoli,federazioni, un impianto web notevole. Insomma, gli strumenti non mancano. Allora, la Leopolda è forse un momento di dibattito e riflessione tra l’istituzione governo e la società civile medesima? Anche in questo caso conviene utilizzare il verbo potere al condizionale. Perchè? Il motivo è semplice: il governo ha il diritto / dovere di avere un dialogo costante con il resto del Paese; sembra dunque superfluo realizzare una ulteriore manifestazione per sancire ciò. Nodi. Nodi che solo il tempo ci aiuterà a sciogliere. Forse.

In attesa che il tempo lavori per noi, abbiamo altro di cui parlare. Scegliamo un argomento a caso: le parole di Davide Serra. In pillole: scioperare è un costo, è un’azione che favorisce la disoccupazione. Quindi, limitiamolo. Ecco, qui comincerei a preoccuparmi seriamente. Basta avere un attimo libero e pensare: 1) si danno 80 euro al mese ad alcune delle categorie meno abbienti. E ci può stare, se però ciò viene seguito da altre azioni volte a realizzare un vero e proprio incentivo economico per consumi e redditi. 2) Si danno 80 euro in più alle neo – mamme per un determinato periodo. Qui il campanello comincia a suonare: nel momento in cui trovi risorse per sorreggere il «peso dell’infanzia» forse sarebbe opportuno favorire la realizzazione di asili nido. Anche perchè, dare contributi economici in tale modo, rischia solo di favorire la «sedentarietà» delle mamme. 3) Si propone di depotenziare lo sciopero. Il campanello comincia a farsi insistente. Davide Serra motiva questa sua proposta con il fatto che scioperare non fa altro che creare disagi, imponendo agli utenti di sopportare disservizi, agli imprenditori stranieri di «avere pazienza» nel completare gli affari nel nostro Paese etc. Quindi, facciamo così: permettiamo di scioperare, ma facendo in modo che le persone lavorino non danneggiando gli altri. Chiaro no? D’altronde, nella storia gli scioperi sono stati esempio di protesta e di efficienza lavorativa allo stesso momento. Qualsiasi libro di storia può dimostrare ciò (!).

Senza girarci troppo intorno: unendo i 3 punti sembra di vedere una parvenza di programma mussoliniano. Intendiamoci: non è il preludio al ritorno dell’autoritarismo nel nostro Paese, ma è semplicemente un modo per dire che certe ricette già in passato non hanno funzionato.

Infine, una critica doverosa nei confronti del palco di S.Giovanni. La piazza, con il suo milione di persone, è stata meravigliosa. Ma, dal palco le voci che si sono susseguite non hanno dato segnali innovativi e propositivi. Sinceramente, una manifestazione nata per smontare le ragioni del Jobs Act, è finita lasciando irrisolti gli interrogativi. E, forse, ha legittimato l’azione del governo.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/riflessioni-25-ottobre-2014-piazza-san-giovanni-leopolda/

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La (strana) evoluzione della Lega Nord


La Lega Nord nacque come partito regionalista, radicato nel territorio e volto a far valere le istanze del Nord. Fu una fusione di vari movimenti regionalisti che trovò la sua sintesi nel suo storico leaderUmberto Bossi. Nacque come partito pronto a combattere lo spreco e la malapolitica. Giusto per dirne una: l’epoca di Tangentopoli. L’inchiesta «Mani Pulite»portò all’arresto di tanti esponenti di tutti i partiti tranne la Lega che, almeno fino ad un certo punto, potè permettersi il«lusso» di vantarsi di essere l’unica formazione politica pulita, senza condannati. Soprattutto, basti pensare alla caduta del primo governo Berlusconi («il mafiosone di Arcore», dirà qualcuno). Nel tempo però, si svilupperà la vera natura della Lega. Il partito di Bossi più volte dimostrerà di disprezzare il tricolore e qualsiasi altro simbolo ufficiale dell’Italia («con il tricolore mi ci pulisco il ****, dirà sempre quel “qualcuno”), di vedere il Sud (dal Lazio alla Sicilia, ndr) come «confine» dell’Italia nella migliore delle ipotesi (perchè poi ci sono le espressioni del tipo«Napoli è una fogna», come disse tempo fa un noto parlamentare “padano”). E poi: secessione, il sogno della grande Padania, figlia di una stirpe celtica benedetta dall’acqua del dio Po. Insomma, la Lega Nord si era modellata come partito basato su un mix di concretezza (“legalità”, parola che detta oggi fa ridere; “gli interessi del Nord” etc.), utopia (secessione, Stato padano, popolo discendente da una stirpe celtica, dio Po), razzismo e integralismo (Nord contro Sud, avversità verso persone con carnagione diversa da quella italiana, respingimenti etc.).

Oggi stiamo vedendo una evoluzione della Lega Nord. Se ci fate caso, alle ultime elezioni europee, gli unici partiti che sono cresciuti in modo significativo sono stati: Lega Nord e Partito Democratico. Il motivo, dal mio punto di vista, è il cambio di classe dirigente nel loro interno (nel PD l’affermarsi di Renzi, nella Lega Nord è esploso l’astro di Salvini). E quando una forza politica cresce, evidentemente la strada intrapresa è quella giusta. Dunque, perchè fermarsi? Così, Matteo Salvini ha continuato sulla sua nuova strada: non più solo il Nord come campo di battaglia politica, ma anche il Sud («perchè mangiare le arance marocchine quando ci sono quelle di Sicilia?», dirà sul suo profilo).

Dunque, ecco nascere una futuribile forza politica leghista a Sud. E poi: la battaglia contro le persone aventi un colore di pelle diversa. Dal razzismo vero e proprio, alrazzismo – differentismo: gli immigrati non devono venire in Italia perchè ci rubano il lavoro, vengono ospitati in centri a 33,45, 54 etc. euro al giorno… E poi delinquono, mentre gli italiani sono tutte brave persone. Dunque, non cacciamoli come faceva Maroni, facciamo una cosa diversa: respingiamoli ed aiutiamoli a casa loro. Premesso che è un progetto molto semplice, visto che si tratta di dare soldi a stranieri (!!!!) che vivono in condizioni economiche disperatissime, spesso sotto regimi che violano quotidianamente i diritti umani fondamentali, la domanda che bisogna porci è: ma che cosa sta diventando la Lega Nord? Per tutta risposta, mi verrebbe da dire: non è più un partito regionalista, bensì elettorale. Subito una piccola parentesi: parlerò in termini di scienza politica, consapevole del fatto che – pur avendoci fatto un esame – la mia è un’opinione, un tentativo di dare una spiegazione. In poche parole: non intendo affatto paragonarmi agli esperti del settore. Chiusa tale parentesi, torniamo alla questione. Il partito elettorale è un tipo di formazione politica che, piuttosto che basarsi su una ideologia o su, comunque, un determinato tipo di valori, cerca di raccogliere voti assecondando gli umori delle persone. Così, ci sarà il periodo in cui si sarà contrari ai matrimoni gay, ma poi arriverà il momento in cui si capirà che la maggioranza degli italiani è favorevole. Ergo: anche io sarò d’accordo a che gli omosessuali contraggano matrimonio. Fino ad oggi, l’unico vero partito elettorale è stato Forza Italia. Ora, Salvini ci prova con la Lega Nord. D’altronde, basta vedere la manifestazione del 18 ottobre 2014 a Piazza Duomo: il«nuovo corso» si mescola al «vecchio». Ma questa amalgama non sembra riuscire perfettamente. In effetti, al di là della vicinanza «fisica» che può esserci tra due striscioni con su scritto: Prima gli Italiani! / Italia merda! Secessione!, come si potranno mai accomunare due pensieri così divergenti? Per carità, già nel 1994 la Lega Nord si alleò conAlleanza Nazionale, due opposti in fatto di “senso dell’unità nazionale”. Ma ora qui si sta chiedendo uno sforzo gigantesco: trasformare LN in un partito elettorale, che vede il Sud come parte dell’Italia, che vede gli immigrati in una visione razzista – differentista, che li vede come persone da aiutare a casa loro e – contemporaneamente – criticare azioni di esportazione della democrazia (che sarebbe comunque un aiuto a casa di altri), del tipo guerra in Iraq ed Afghanistan.

Insomma, c’è un bel po’ di confusione.

P.S: la fase del “Trota” è evoluzione oppure… ?

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/strana-evoluzione-lega-nord/

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EBOLA&IPOCRISIA


Qualche giorno fa Gino Strada, il fondatore di Emergency, a proposito della questione Ebola ha fatto una dichiarazione interessante. In pillole, l’Occidente si sta preoccupando più della paura di un eventuale contagio in Europa ed in America, piuttosto che muoversi per sedare l’epidemia che sta mietendo migliaia e migliaia di vittime. In effetti, se uno ci fa un attimo caso, è proprio così. Il caso Ebola sta diventando l’ennesima dimostrazione dell’ipocrisia occidentale: armiamo l’Isis e poi lo combattiamo, garantiamo stabilità al regime di Gheddafi e poi lo combattiamo. Quindi: conosciamo l’ebola dal 1976 ma ce ne preoccupiamo solo ora. Perchè la questione è stata largamente sottovalutata e ci impone ora ad inseguire per risolvere il problema. Sono le conseguenze del benessere: diventiamo ipocriti, pensiamo solo a tutelare il nostro bene a discapito di altri. Ma, allo stesso tempo, sembra che diventiamo più «fessi». Dunque: l’ebola è un virus che, al momento, non conosce un vaccino (se non quello ancora in via sperimentale prodotto da laboratori italiani). Come qualsiasi tipo di malattia, più questa ha tempo per svilupparsi e diffondersi, più largo sarà il suo raggio d’azione. Quindi, in parole povere: più l’ebola avrà tempo per diffondersi, più aumenteranno le possibilità che possa svilupparsi anche dalle nostre parti. Attenzione però: ciò significa che governi ed organi competenti non devono fare assolutamente nulla, cioè si limitano a guardare o, addirittura, ad ignorare il problema. Fortunatamente, pur con tutti i difetti che hanno, i nostri politici si stanno muovendo. Basta notare che, negli USA e in Francia, si sono avviati i controlli della temperatura corporea a persone che utilizzano voli aerei interessanti le zone colpite. Inoltre, il settore sanitario sta svolgendo egregiamente il suo dovere: alcuni pazienti sono guariti, altri sono stati comunque sottoposti a test risultati poi, fortunatamente, negativi. Certo, ci sono stati i casi in cui la contrazione del virus è stata opera anche di insipienza da parte degli addetti ai lavori (medici che non rispettavano affatto i relativi protocolli). Però, l’attenzione è alta. Domanda: cosa c’entra tutto ciò con il termine «fessi»? C’entra tanto per due motivi: 1) non ci accorgiamo che i casi che si registrano in Occidente sono dovuti a contatti ravvicinati da parte delle «vittime» con le località colpite dall’ebola. Si tratta di zone dal sistema sanitario fragile, ove l’isolamento dei malati diventa più complicato. Inoltre, sono località dal clima caldo, favorevole alla diffusione delle malattie; 2) siamo talmente preoccupati che non riusciamo neanche a comprendere le parole nel loro vero significato. Mi spiego meglio: i telegiornali tendono a darci notizie continuamente aggiornate sull’ebola. Intento nobilissimo, per carità. Ma non ci rendiamo conto che, spesso, alcune notizie non dovrebbero essere date, in quanto portano al solo risultato di aumentare l’allarmismo. D’altronde, un conto è dire: «3 casi sospetti di ebola in Spagna» ancor prima che le analisi abbiano dato un risultato; un conto è aspettare tali risultati e poi dire, eventualmente, che un qualche caso d’ebola è stato accertato. Dopotutto, la gatta frettolosa fa i figli ciechi.

Insomma: cerchiamo di cacciare il coraggio, dimostriamo consapevolezza nel fatto che non siamo già morti. E facciamo nostro quanto detto da Gino Strada e con cui, in maniera non diretta, ho aperto questo post.

Fonte:http://elnuevodia.altervista.org/ebolaipocrisia/

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Ci stiamo sfasciando: gli uni contro gli altri


Dopo tanto tempo avevo deciso di rivedere una puntata diServizio Pubblico. Un motivo vero e proprio di questa scelta non ce l’ho: forse perchè mi hanno incuriosito i link della pagina ufficiale, forse perchè le tematiche che si sarebbero trattate spingevano a seguirlo… Resta comunque il fatto che, già prima della fuoriuscita anticipata di Marco Travaglio, la puntata aveva assunto un tono – secondo me – veramente scadente. Le parole di Paolo Villaggio nei confronti degli Angeli del Fango (della serie: troppo facile spalare ora, la colpa del disastro è anche loro) avevano già abbassato il livello della trasmissione. Poi – come già anticipato – è arrivata la sceneggiata del Condirettore de Il Fatto Quotidiano. Cosa è successo? Travaglio ha attaccato l’azione politica a livello locale che ha caratterizzato Genova negli ultimi anni, criticando soprattutto la gestione Burlando. Burlando, presidente della Regione Liguria, risponde chiedendogli cosa avrebbe fatto lui a livello idrogeologico. Risposta: «Mi ha preso per caso per un ingegnere idrogeologico?». E nasce dunque un bel battibecco. Interviene poi uno degli Angeli del Fango, si rivolge a Travaglio e, di nuovo, questi: »«Non devi prendertela con me, ma con chi ha governato la Liguria». Santoro interviene, prova a spiegare al giornalista che nessuno lo sta attaccando. Ma niente, Travaglio si offende, si alza e se ne va. Per approfondire:http://www.corriere.it/spettacoli/14_ottobre_17/lite-diretta-la7-santoro-6b268b66-5582-11e4-af6f-2cb9429035c6.shtml.

Detto questo, al di là del fatto di chi ha ragione e chi no, la puntata di Servizio Pubblico mi ha confermato un pensiero che, fino ad oggi, mi sono sforzato di rifiutare: il Paese si sta sfasciando. Bella scoperta, dirà qualcuno. Sicuramente, lo sfascio economico è sotto gli occhi di tutti, quello sociale anche. Ma ciò che non riusciamo / vogliamo ancora vedere è qualcosa di più grave: l’accentuarsi di una tendenza – tipica nella storia della società italiana – nel trovare il colpevole sempre in un’altra persona, cercando di salvaguardare sé stessi. Nel 2014 abbiamo raggiunto il livello massimo (e forse neanche l’apice, momento in cui teoricamente si sancisce l’inizio della discesa) di tale tendenza, soprattutto grazie a due importanti persone del panorama politico italiano: Beppe Grillo e Matteo Renzi. Il primo ha favorito tali eventi direttamente nella società italiana: il M5S è nato da poco, non potete attaccarlo di responsabilità politiche del passato. Vero, giusto, ovvio, non sarebbe affatto giusto. Chi mai potrebbe affermare il contrario? Ma, nel momento in cui ti criticano il fatto che, al Circo Massimo urli ai quattro venti che i tuoi parlamentari sarebbero andati a spalare quando invece era meglio mantenere il silenzio, mandandoli comunque (o, forse ancora meglio, coinvolgendo solo gli attivisti e lasciare i rappresentanti istituzionali lavorare), e tu fai finta di non capire, allora è tutta un’altra storia. Mi spiego: nessuno attacca il M5S per le responsabilità politiche, bensì la stragrande maggioranza sostiene che ci sono momenti in cui la solidarietà va praticata in silenzio, stop. E allora stai bene a fare copia e incolla di messaggi che rielencano tutti i sindaci di Genova, compresi quasi i governatori dell’epoca della Repubblica Marinara. Però, alla fine si ottiene l’intento: è colpa di chi ha votato PD, di chi ha sostenuto una certa classe politica nell’ultimo mezzo secolo. E’ giusto che ci sia stato un alluvione di tali dimensioni, forse gli elettori ora cambieranno idea. Insomma, cinismo, cinismo, cinismo (basta farsi un giretto sui social networks per accertarsi di ciò). E’ colpa di tutti, però basta che voti M5S e avrai le colpe espiate. Una sorta di protestantesimo grillino. E Renzi? L’attuale presidente del Consiglio e Segretario del Partito Democratico è arrivato di recente, però ha già bruciato le tappe (non solo a livello istituzionale!). Anzi, ha un modo di fare più intelligente. C’è una manovra economica che peserà sulle Regioni? Care Regioni, non vi lamentate. Dovete risparmiare! Si abolisce l’art.18 e i sindacati si oppongono? Cari sindacati, fino ad ora avete detto sempre no! I dati economici sono tutti negativi? Basta con i gufi! Insomma: io ci provo, però altre istituzioni mi rallentano.

O è colpa degli altri, oppure gli altri intendono mettere ostacoli. Ma, fino a che punto potrà reggere questa situazione? Non rischiamo di arrivare (definitivamente) al punto in cui ognuno di noi, pensando per sé, attaccherà l’altro di ostacolarlo o di averlo danneggiato? Capiterà forse un giorno che «l’altro», anziché ignorare le accuse o rispondere pacatamente, deciderà di alzare i toni, di usare le mani o peggio? Pensiamoci: si comincia sempre con 1. Poi si fa 2, 4, 8… insomma, uno sviluppo esponenziale si crea, quando si sottovaluta la situazione.

Ecco, la politica in qualcosa sta riuscendo: nello sfasciare una comunità di popolo.

P.S.: e chi se la prende con gli immigrati? E Silvio Berlusconi? E altri ancora? Ho deciso di non parlarne per un motivo: di articoli in tal senso ce ne sono già tantissimi.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/ci-stiamo-sfasciando-gli-uni-contro-gli/

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IL M5S E L’ALLUVIONE ETICO


«Noi andiamo a spalare, voi che fate?»; «i nostri parlamentari sono a Genova, invece Renzi?». Lo scrissi già qualche mese fa (http://elnuevodia.altervista.org/m5s-unetica/?doing_wp_cron=1413289183.9174230098724365234375 ): con ilMovimento 5 Stelle l’etica è morta più di quanto ci fosse riuscito un Silvio Berlusconi negli anni del suo apice politico. Perchè? Perchè dal Movimento grillino, per il solo fatto di essere una novità assoluta nel panorama politico nazionale, ci si aspettavano comportamenti diversi, modi di fare “consoni” al ruolo istituzionale che molti di loro tra sindaci, consiglieri, parlamentari etc. si apprestavano ad occupare in questi ultimissimi anni. Invece no, figli del «vaffanculo!»erano e figli del «vaffanculo!» sono rimasti. Puoi anche disconoscere tuo padre o tua madre, ma comunque parte dei loro geni sarai destinato ad averli a vita.

E Mirandola era diventata già un avvisaglia:

lombardi

In questi giorni in cui Genova di tutto avrebbe bisogno tranne che di «appropriazioni indebite», Beppe Grillo, dall’alto del palco del Circo Massimo di Roma, non ha altro da dire (o meglio, da urlare) che i parlamentari del M5S andranno a spalare la città dai detriti. Bene, bellissima cosa, un gesto nobile. O meglio, un gesto che poteva essere nobile e che, comunicato in questo modo, è diventato più povero della persona più disgraziata di questo mondo. Paradosso (forse): a Genova non serve disordine, bensì ordine. Nel senso: i partiti che hanno rappresentanti in Parlamento pensassero a sbloccare fondi e lavori di recupero idrogeologico del territorio; le persone (militanti di partito, membri di sindacati, persone spinte dall’altruismo e via dicendo) pensassero a dare un contributo minimo per riportare la città ad una condizione di dignità, ad una situazione degna di quella che in passato fu una gloriosa Repubblica marinara. Perchè Genova, e più in generale la solidarietà, sono patrimonio dell’essere umano, non di un simbolo partitico.

In pillole: contribuire, ma in silenzio, al massimo con riserbo. Come gli «Angeli del fango» insegnano.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/m5s-lalluvione-etico/

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Poche parole per Malala


Ha 17 anni, ne aveva 12 quando cominciò a battersi per il diritto all’istruzione dei bambini affrontando i talebani. Oggi, Malala Yousafzay ha ricevuto il Nobel per la Pace.

A tal proposito, occorre ricordare le parole di Sandro Pertini: «I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo. È con questo animo quindi, giovani, che mi rivolgo a voi: non armate la vostra mano. Armate il vostro animo»

e di Enrico Berlinguer: “Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia”.

Ecco, Malala Yousafzai è un grandissimo esempio di come, noi giovani, il mondo – se vogliamo – possiamo veramente cambiarlo.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/poche-parole-per-malala/?doing_wp_cron=1412944310.4351689815521240234375 

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L’AGRICOLTURA NON MUORE MAI


Facciamocene (fortunatamente) una ragione: ciò che madre – natura da miliardi di anni ci offre per il nostro sostentamento è insostituibile. Abbiamo provato a farne a meno: le epopee industriali che si sono succedute nella storia, a partire dal ’700, sono state forse il tentativo più forte (e drammatico) di ridimensionare il ruolo del lavoro nei campi, certi che ritmi produttivi più celeri avrebbero permesso il passaggio dall’autosostentamento all’autonomia con tanto di surplus. E così, ecco arrivare i grandi esodi dalla campagna alla città, ecco realizzarsi nel tempo grandi progetti industriali (es.: il triangolo Milano – Torino – Genova), ecco che molte campagne vengono abbandonate a loro stesse, spesso sostituite da progetti di sviluppo urbano orribili, in disprezzo di qualsiasi piano regolatore, volti solo a soddisfare interessi di parte. Così, il ragazzo della Via Gluck di Celentano diventava un retaggio del passato, il Tevere patria dei bagnanti popolani si trasformava in un fiume di rifiuti. E poi le terre avvelenate dalla criminalità organizzata, le scorie delle centrali nucleari … Insomma, ci siamo messi di impegno per non subordinarci più all’agricoltura. Ma, peccato (e per fortuna) che certe cose non le potremo mai cambiare del tutto, anche perchè ci sarà un motivo se la terra continua ad essere il settore più anziano, ma allo stesso tempo, sempre presente nella storia dell’uomo e del pianeta. Oggi, l’Istat ci conferma questa sacrosanta verità: potrai abbandonare la terra a lungo ma, prima o poi, avrai necessità di tornarvi, dopo che ti sarai disilluso su quel falso paradiso chiamato industria. E se proprio non vuoi fare a meno dell’industria, vai nell’agroalimentare, lavora con agriturismi etc. Insomma, fai qualcosa di naturale, di biologico, di sostenibile. In altri termini: la terra non la combattere, ma parlaci. Ora, tornando alla parte più pragmatica e meno poetica (volete mettere il fascino dei campi con i numeri dell’economia?) del post:

  • *«a giugno l’occupazione nelle grandi imprese (in termini destagionalizzati) resta invariata rispetto a maggio sia al lordo sia al netto dei dipendenti in Cassa Integrazione Guadagni (CIG) […]. Rispetto a giugno 2013, l’occupazione nelle grandi imprese diminuisce dello 0’8% al lordo della CIG e dello 0,5% al netto dei dipendenti in CIG. Al netto degli effetti di calendario, il numero delle ore lavorate per dipendente (al netto dei dipendenti in CIG) diminuisce, rispetto a giugno 2013, dell’1,2 % […] Sempre a giugno la retribuzione lorda per ora lavorata (dati destagionalizzati) ha registrato una diminuzione dello 0,5% rispetto al mese precedente. In termini tendenziali l’indice grezzo aumenta del 3,3%. Rispetto a giugno 2013 la retribuzione lorda e il costo del lavoro per dipendente (al netto dei dipendenti in CIG) aumentano rispettivamente del 2,2% e dell’1,6%. Considerando la sola componente continuativa, la retribuzione lorda per dipendente aumenta rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, dello 0,4%»;

  • BOOM AGRICOLTURA . Crescita record delle assunzioni in agricoltura, con un incremento record del 5,6% nel secondo trimestre 2014 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sulla base dei dati ISTAT in occasione della diffusione dei numeri sull’occupazione nelle grandi imprese italiane a giugno. Il trend positivo dell’agricoltura – sottolinea la Coldiretti – è il risultato di una crescita record del 27,6% al Nord e del 28,6% al centro, mentre si registra un calo nel Sud Italia (- 8,3%). Si stima peraltro – precisa Coldiretti – che abbia meno di quarant’anni un lavoratore dipendente su quattro assunti in agricoltura, settore in cui si registra anche una forte presenza di lavoratori giovani ed immigrati».

Da notare le ultime righe: un lavoratore dipendente su 4 ha meno di quarant’anni, una forte presenza di lavoratori giovani ed immigrati. Insomma, l’agricoltura sta dimostrando di essere un settore dal lavoro (quasi) sicuro, ove i giovani possono nel presente costruirsi il futuro, dove le diversità culturali, etniche, religiose etc. diventano piacevoli fonti di confronto civile e non di conflitti. Insomma, madre natura c’è. E l’agricoltura, non morirà mai e poi mai.

*Fonte: http://www.quotidiano.net/occupazione-grandi-imprese-istat-1.171998

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FONTE: http://elnuevodia.altervista.org/lagricoltura-non-muore-mai/

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ICE BUCKET CHALLENGE & EARTH OVER SHOOT DAY


(Un secchio di beneficenza & uno “Tsu – Nami” di problemi)

Banalmente parlando, l’ Ice Bucket Challenge ha colmato un vuoto estivo: l’assenza di un tormentone musicale. Anzichè andare a ballare in discoteca quello che, fino all’anno scorso, era il grande successo dell’estate, ci si mette in costume, a dorso nudo o come vi pare, si riempie un secchio di acqua gelata e, mentre uno ti riprende in video, ti rovesci il secchio in testa. Per qualche secondo tremi, ti ritrovi (quasi) in Siberia poi, camminando o correndo, ti asciughi e tutto passa. Ovviamente, nel video bisognerà nominare qualcuno affinchè faccia lo stesso. Un gesto tanto banale, eppure è diventato un fenomeno virale di questa (non) calda estate 2014. Come mai? Ormai lo sappiamo tutti: l’Ice Bucket Challenge è una iniziativa promossa da Pete Frates, giovane atleta ed ex capitano della squadra di baseball del Boston College colpito dalla SLA, e Corey Griffin, morto annegato a Nantucket, in Massachussets, lo scorso 16 agosto in seguito ad un incidente subacqueo. L’obiettivo è raccogliere fondi per la SLA. La Sclerosi Laterale Amiotrofica è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i mononeuroni, cioè le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria. Le cause della malattia sono sconosciute e, al momento, è possibile solo allungarne il decorso tramite cure palliative, determinate scelte di vita etico / culturali etc (Fonte: http://www.aisla.it ). Quest’acqua che esce dal secchio e ti rende per un breve lasso temporale un ghiacciolo a grandezza umana non è una sciatteria, ma ha un suo significato: l’acqua fredda ti intorpidisce per qualche secondo la muscolatura, facendoti provare una sensazione che i malati di SLA sono costretti a sopportare 24 ore su 24, per tutta la vita. Dunque, ritengo incomprensibile chi giudica questo semplice gesto uno spreco d’acqua. Ma di questo ne parlerò più in là. Concentriamoci un attimo sul «bilancio» di questa «moda»: al 24 agosto sono stati realizzati circa 2,4 milioni di video per un incasso mondiale di 70 milioni di dollari. L’anno scorso, nel medesimo periodo, il contatore si era fermato a 2,4 milioni. Insomma: 35 volte di più. Non è affatto poco. Stando a quanto dichiarato da Massimo Mauro, presidente dell’ AISLA (http://www.aisla.it ): «Da un mese tutto il mondo parla della ricerca sulla Sla: era una malattia dimenticata, ma adesso non lo è più grazie a questa vera e propria campagna di comunicazione». «Non ci sono dubbi, che l’idea delle secchiate d’acqua gelata abbia un “valore straordinario, considerando quanto in Italia sia difficile donare poiché, al contrario di quanto avviene negli Usa, le donazioni non sono detraibili». Dichiarazioni che: 1) rafforzano la bontà dell’ Ice Bucket Challenge; 2) ci offrono l’opportunità di comprendere come procedono secchio, acqua e freddo nella penisola. Allora, riconsideriamo quanto è stato raccolto nel mondo: circa 70 milioni di dollari. Ora quantifichiamo il contributo nostrano: circa 33mila euro (fonte: http://www.aisla.it ). In pillole: abbiamo contribuito solo per lo 0.47%. Vero, come dice Massimo Mauro, in Italia le donazioni non sono detraibili. Ma quanto vuoi detrarre da un contributo, anche simbolico, di 1, 5, o 10 euro? Soprattutto, fino a che punto è moralmente giusto (giuridicamente parlando, sarebbe pienamente legittimo) pensare alle detrazioni nel momento in cui sai che, banconote e monete che offri sono destinate a combattere una malattia che, una volta che ti prende, ti mangia i muscoli senza alcuna possibilità di salvezza? E poi, quanto può essere solida una affermazione del genere: «Buttarsi l’acqua addosso è uno spreco, meglio donare e basta!». I numeri parlano chiaro: in media ciascun italiano ha donato 55 centesimi di euro, bagnato o meno. In poche parole: siamo tra i bassifondi della solidarietà. Non c’è «ma» che tenga: dopo l’innalzamento del livello di intolleranza verso gli stranieri, con picchi che spesso toccano la soglia delrazzismo, conosciamo dei passi indietro notevoli anche nel settore della solidarietà sociale, che pure ci ha sempre contraddistinto nel mondo. Colpa della crisi? Forse. Eppure, paradossalmente, questa triste congiuntura economica è (anche) un’occasione da non perdere: risparmiare, tirare la cinghia etc. potrebbe essere l’occasione per dare una sferzata alle nostre abitudini di vita che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono andate al di là di ogni nostra logica comprensione. Riflettiamo un secondo: usiamo la macchina per destinazioni lontane, ma anche per raggiungere il supermercato a 250 metri da casa; accendiamo la luce della camera da letto e spesso dimentichiamo di spegnere quelle della cucina e del bagno; teniamo accesi (quasi contemporaneamente) televisione, lavatrice e lavastoviglie; andiamo a fare spesa, prendiamo una caterva di prodotti alimentari e, spesso, buona parte finiscono scaduti nella pattumiera etc. Tutto questo senza pensare che molte risorse non sono inesauribili, e non tutti ne godono in misura equitativa. E così, arriva il fatidico giorno dell’ EarthOver Shoot Day, ogni anno sempre più precoce. Insomma, nel momento in cui ci indigniamo per un po’ di H2O sui nostri crani, per il resto dell’anno non proferiamo parola riguardo il fatto che, sempre più in fretta, il pianeta Terra consuma le sue risorse, destinate a tutta l’umanità per l’intero anno. Provo a spiegarlo meglio: quest’anno l’EarthOverShootDay è caduto il 19 agosto. Da quel momento la Terra è «in riserva»: tutto ciò che consumiamo dal 19 agosto è in realtà quanto era stato destinato per il 2015. Di questo passo, nel giro di neanche mezzo secolo le guerre fratricide coinvolgeranno ciascuno di noi, perchè acqua, petrolio, generi alimentari… – con tanto di cambiamenti climatici – saranno talmente scarsi che potranno soddisfare pochissimi abitanti sul pianeta. Che strano questo mondo: ci si indigna per due gocce, ma si tace sullo «Tsu – Nami» che potrebbe colpire ciascuno di noi.

 DONARE DALL’ITALIA

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/ice-bucket-challenge-earth-over-shoot-day/?doing_wp_cron=1409002579.3563199043273925781250

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IL M5S E LA FINE DI UN’ETICA


In principio vi era Tangentopoli, la drammatica fine della I° Repubblica e la speranza di crearne una seconda più pulita e onesta, con un sistema istituzionale più funzionante ed incisivo nella vita di tutti i cittadini italiani. Poi ci fu l’avvento di Silvio Berlusconi sulla scena politica, e le speranze di cambiamento andarono a farsi fottere, sostituite da leggi ad personam, americanizzazione della politica, etichettature ad avversari politici e magistrati etc. Erano anche gli anni del centrosinistra, dell’Ulivo, dell’Unione, delle spaccature interne e dei governi che cadevano dopo poco tempo. E poi, il grande momento, l’occasione storica per eccellenza: le elezioni del febbraio 2013, che sembravano trasformare il governo Monti in una fase di transizione dalla seconda alla Terza Repubblica. Esito: crollo dei partiti tradizionali e boom del M5S, 101, Bersani che fallisce nella mediazione con Grillo e Governo Letta. Di nuovo: fine delle speranze di cambiamento. Fino ad arrivare ad oggi: Matteo Renzi attuale Presidente del Consiglio e 40% del PD alle Europee. Di treni ne abbiamo persi tanti, ma la cosa più grave è che abbiamo perduto qualcosa di più, un nostro modo di essere e di fare politica, di dialogare e non insultare, di vedere nell’avversario politico (appunto) un avversario e non un nemico, di vedere nella politica un campo ove si parla, si scambiano idee etc. e non un campo di guerra. In passato, dei delinquenti implicati in Mani Pulite non avrebbero mai avuto una seconda occasione per far danni 20 anni dopo, in occasione di Expo2015. Eppure sarebbe il male minore, perchè sarebbero sempre le stesse persone: non ci sarebbero, cioè, altri soggetti ex novo. In passato, un Giorgio Almiranteavrebbe potuto salutare il suo «nemico storico» Enrico Berlinguer nel suo ultimo viaggio; oggi, un grave problema di salute è l’unica occasione (quasi) per vedere un gesto di umanità da parte di un avversario nei confronti di un altro. Soprattutto, era più facile vedere politici competenti, sicuramente attaccati ai loro interessi in molti casi, ma in grado di saper misurare le parole ed il proprio pensiero. Oggi invece assistiamo ad una seria degenerazione di tutto ciò: i giudici “antropologicamente diversi”, gli italiani “coglioni” che votano a sinistra, il “tricolore” con cui ci si pulisce il c**o etc. sono ormai espressioni superate, figlie di un passato che ci stiamo lasciando alle spalle. Oggi si preferisce proporre il dialogo con i terroristi, magari elevandoli a soggetti del diritto internazionale (Alessandro Di Battista), tanto “sti cavoli” che decapitano persone, seppelliscono vivi uomini, donne e bambini… Oggi c’è il coraggio di supporre “una coincidenza” tra la decapitazione di un giornalista americano e i raid americani (Davide Bono), senza il minimo rispetto per l’orrore provato dalla famiglia… La cosa peggiore è che tutto ciò è frutto di chi, 1 anno fa, si era presentato come il nuovo, la Rivoluzione… Si fosse trattato di estrema destra, di Lega Nord, uno neanche si stupiva più… In Italia abbiamo pagato l’onestà ad un prezzo troppo caro: abbiamo ucciso l’etica in cambio di incompetenza. 

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/m5s-unetica/

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Con l’idealismo dei venti anni…


Greta Ramelli e Vanessa Marzullo (Fotogramma)“Con l’idealismo dei vent’anni”… In Italia pare quasi una colpa essere giovani. Eppure, nel 1918 fu la leva del 1899 a contribuire alla vittoria di Vittorio Veneto; ventenni furono coloro che sacrificarono la propria vita durante la resistenza contro il nazifascismo; sono coloro che, secondo Enrico Berlinguer, se ” (i giovani) si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e con gli oppressi, non c’è più scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia”; sono coloro che con il progetto ERASMUS, che facendo esperienze in Europa stanno contribuendo giorno dopo giorno a costruire il più grande progetto di pace e integrazione della storia: gli Stati Uniti d’Europa; sono coloro che, con le parole di Roberto Vecchioni, “difendono un libro, un libro vero così belli a gridare nelle piazze perché stanno uccidendo il pensiero” (in pillole: la Costituzione, la nostra Carta fondamentale)… Non voglio essere l’artefice di un conflitto generazionale, perchè sono assolutamente convinto che l’Italia possa ripartire solo con il rispetto tra chi ha venti, trenta, quaranta, cinquant’anni etc. Parlare così cinicamente di due ragazze, che sicuramente non sono esenti da colpe (ma l’anagrafe non c’entra nulla), è veramente atroce per loro, per chi lo dice, per la famiglia che sta in angoscia giorno dopo giorno per la loro sorte, e per tutto il Paese Italia, che ormai da tempo ha perso di vista i propri figli e sa solo bollarli come idealisti, inesperti etc.

Chissà, se ad essere rapiti fossero stati due settantenni cosa si sarebbe detto: forse sarebbero stati colpevoli di andare in Siria ad una età troppo avanzata… Anzi no: a partire da una certa età si può tutto…

 

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/lidealismo-dei-ventanni/

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Un “calcio” al cambiamento


Un’altra occasione di cambiamento va a farsi benedire. Non ci è bastato il treno perso a febbraio 2013, quando le elezioni politiche delineavano un quadro politico incerto ma che, allo stesso tempo, dava la possibilità di rompere con il passato. No, noi italiani non siamo un popolo di “approfittatori”, non azzardatevi a chiamarci così. Dite quello che volete: siamo pizza, spaghetti, mandolini etc. etc., ma “approfittatori” proprio no; ci piace essere modesti. E così, ieri ci siamo giocati la carta del calcio, nello specifico l’elezione del nuovo Presidente della F.I.G.C. E’ passato il nome di Carlo Tavecchio, voluto dalla stragrande maggioranza dei piani alti dello sport nazionale per eccellenza. Poco importa che se ne sia uscito con espressioni del tipo «Optì Pogba è un mangiatore di banane»: è una persona esperta, e questo basta e avanza. L’alternativa sarebbe stata un «giovane ed inesperto» Demetrio Albertini. In Italia funziona così: se sei giovane ( a 40 anni poi…) ti bollano subito, neanche ti danno il tempo di sbagliare; se sei in età avanzata molti errori te li passano. Dunque, siccome bisogna rompere con il passato, mettere un freno agli scandali (vedi calcioscommesse), fare pulizia, eleggiamo Carlo Tavecchio (“condannato a 4 mesi di reclusione nel 1970 per falsità in titolo di credito continuata in concorso, a 2 mesi e 28 giorni di reclusione nel 1994 per evasione fiscale e dell’IVA, a 3 mesi di reclusione nel 1996 per omissione di versamento di ritenute previdenziali e assicurative, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per omissione o falsità in denunce obbligatorie, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per abuso d’ufficio per violazione delle norme anti-inquinamento, oltre a multe complessive per oltre 7 000 euro”). Bisogna combattere razzismo e xenofobia negli stadi? Nessun problema: eleggiamo Carlo Tavecchio. D’altronde capita a tutti di fare qualche gaffe in pubblico. Dite che avremmo dovuto nominare un’altra persona perchè FIFA e Commissione Europea ritengono necessario contrastare le derive razziali? Capirai, in Europa già ci impongono sacrifici e di rispettare il bilancio statale. Noi siamo furbi, non ci facciamo coglionare 2 volte. Quindi, nel calcio decidiamo noi: voi non volete Tavecchio? E noi lo eleggiamo. Sentimento di amor patrio, non c’è che dire. Certo, bisogna anche dire che il cambiamento bisogna pretenderlo, avere coraggio nel decidere. Tavecchio ha potuto beneficiare in qualche misura anche di quel documento (inutile a parer mio) con cui 9 squadre chiedevano il ritiro delle candidature per far subentrare un commissario. Una regola del tipo: o tutti o nessuno. Uno parla, fa gaffes, e di conseguenza ci deve rimettere anche l’altro: ragionamento che non porta da nessuna parte. Sarebbe stato più dignitoso presentare una terza candidatura: non sia mai che qualche effetto positivo lo avrebbe portato. Vabbè, tante parole ma alla fine il risultato non cambia: Carlo Tavecchio nuovo Presidente della F.I.G.C. #siamopropriofuoridalmondo

 

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/calcio-cambiamento/

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135 VOLTE GRAZIE


Dopo neanche 3 mesi dalla pubblicazione, l’e-book “Cos’è il Malpaese? Voci dell’Italia che (r)esiste” ha generato risultati al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Stando ai dati dell’editore (http://www.youcanprint.it ), l’opera è stata scaricata (dato aggiornato al 10 agosto 2014) 135 volte dai vari stores ove è possibile reperirla. Un risultato clamoroso, frutto del lavoro di 4 anni di vita del bloghttp://www.ilmalpaese.wordpress.com e che, parzialmente, è stato raccolto nell’ e-book. Non solo: è frutto della pubblicità online generata mediante il blog ed il passaparola. Insomma, in pillole: un grande risultato a costo 0. Certo, l’opera è scaricabile gratuitamente. Ciò però non significa che sia più facile “vendere”. “Cos’è Il Malpaese? Voci dell’Italia che (r)esiste” è una goccia in un oceano di opere digitali vendute a costo 0. Di queste, solo una piccola percentuale riesce ad ottenere una discreta visibilità: la nostra, fortunatamente, c’è riuscita.

Dunque, 135 volte grazie a chi ha deciso di scaricare l’e-book, a chi ci ha fatto pubblicità, a chi avrà intenzione di leggere queste 168 pagine in futuro.

Parlando per la mia (piccolissima) parte di contributo:

  • 135 significa che ora la vicenda della GoodYear di Cisterna è conoscibile più facilmente oltre i confini della Provincia di Latina e del Lazio;
  • 135 significa che ora la vicenda “Damasco 2, il caso Fondi” ha una cassa di risonanza che comincia a coinvolgere la penisola, nella speranza che resti un fatto isolato;
  • 135 significa cominciare a dare un calcio all’antipolitica e al razzismo (articoli su euro, Lampedusa e Cecile Kyenge);
  • 135 significa tanto, tantissimo…

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/135-grazie/

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SCHETTINO, PINOCCHIO & LUCIGNOLO


Sembrava una notizia di lercio.it, una di quelle «bufale»messe in giro dalla rete e che i “fessacchiotti” non esitano a far girare, indignandosi e lanciando parole colorite. Invece, per una volta, i fessacchiotti potevano rendersi protagonisti di un bellissimo fatto: scambiare la notizia vera per bufala e divulgarla. Non è successo, pazienza. Però il fattaccio resta: l’ex comandante della Costa Concordia, Schettino, ha tenuto un intervento per spiegare «dal suo punto di vista, cosa è accaduto nella notte del naufragio e sulla gestione di quei momenti di panico » (fonte: corrieredellasera.it ). Era il 5 luglio; l’occasione: «ll seminario “Dalla scena del crimine al profiling” organizzato nell’ambito del Master in Scienze criminologiche e psicopatologico-forensi della facoltà di Medicina », tenuto dal docente e criminolo Vincenzo Maria Mastronardi. Proprio non ci si riesce a non fare figuracce, a essere un Paese normale. Non ci basta aver creduto e votato più volte un plurindagato e pregiudicato; non ci basta di aver dato retta alla miracolosa «democrazia della rete», dove basta un click da casa per cambiare il mondo… No, non siamo mai contenti. O meglio, siamo incontenibili. Ora permettiamo all’artefice di un disastro (32 morti, 110 feriti, 1 disperso), ancora sotto processo, di parlare davanti agli studenti di gestione del panico. Lui si difende sostenendo di essere un esperto del settore (!). Ma guarda un po’, in un Paese di 60 milioni di persone non si è riusciti a trovare una persona esperta di «gestione del panico», che non si è mai macchiata di crimini del genere. No, serviva il comandante Schettino, quello secondo cui il detto «il capitano è sempre l’ultimo ad abbandonare la nave» va (quasi) ribaltato. Eravamo il Paese di Dante, Leonardo, Raffello, Michelangelo etc. Ora qui, al massimo, ci possono vivere Pinocchio e Lucignolo.

FONTE: http://elnuevodia.altervista.org/schettino-pinocchio-lucignolo/

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IL DRAMMA DE “L’UNITA’ ”: UN DRAMMA DI TUTTI NOI


Il dramma dell’Unità è una tragedia non solo per la sinistra, ma per 90 anni di storia d’Italia. Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci è un simbolo del nostro passato, delle battaglie combattute in nome di un’Italia libera, eguale, fatta di diritti e solidarietà. L’Unità non ha avuto paura del fascismo, anzi l’ha combattuto affrontando purghe e olio di ricino, uscendo clandestinamente, anche scritto a penna se necessario; è il quotidiano degli operai, di chi lo portava in fabbrica (magari nascondendolo sotto un vestito) per vedere «cosa diceva il partito»; è il giornale delle battaglie sul divorzio, delle denunce riguardo la pericolosità della diga del Vajont…E’ stato il giornale di Enrico Berlinguer, la testata che forse più di tutte ha saputo regalare un Addio! dignitoso al segretario del Partito Comunista Italiano. Insomma, è stato tanta roba. Forse oggi l’Unità sconta una sfida (quasi) impari con la rete e l’antipolitica. Piaccia o non piaccia, la testata una volta organo del PCI, poi di PDS e DS, ha sempre cercato di mantenere un modo di scrivere elegante, riflessivo. Certo, è capitato che ogni tanto cascasse in quei titoli a sensazione che, colpendo l’emotività delle persone (quelle che vedono un titolo forte, credono ciecamente a tutto ciò che c’è scritto senza verificare la veridicità della notizia), oggi vanno tanto di moda. Ma non gli è andata bene: l’Unità oggi era (è?) ormai il giornale «di regime», colpevole di prendere finanziamenti pubblici per vivere. I soldi così sono buttati, dicono; i giornali che vogliono vendere, devono fare i soldi da loro, senza aiuto dallo Stato. Perchè nell’Italia del 2014 – quella dell’antipolitica per intenderci – finanziare il pluralismo è uno sperpero, è roba da Kasta! E poi, perchè buttare soldi quando oggi c’è Internet? L’Italia è il BelPaese, lo Stato che ha saputo proporre personaggi all’avanguardia in tutti i campi ed in tutte le epoche: Galileo Galilei, Leonardo da Vinci, Adriano Olivetti, Dante Alighieri… Ma è anche quel Paese che spesso il cambiamento lo ha accettato in ritardo e male: così rischia di essere anche per Internet. Il web 2.0 ha permesso di espandere sensibilmente le forme e le possibilità di partecipazione politica, di espressione del pensiero etc. come non era mai accaduto prima. Ma l’estrema espansione di queste possibilità ha portato all’idea che un blog, un sito che si spaccia per testata giornalistica ma in realtà è anonima, senza che si citino fonti etc. possano essere più attendibili di un quotidiano cartaceo, registrato presso un tribunale, fatto di firme più o meno autorevoli. Stiamo andando verso un mondo dove anche la raccomandazione è ormai obsoleta: per diventare parlamentare basta prendere voti online e ritrovarti in un posto comodo nella lista elettorale ( non c’è più bisogno di farsi conoscere nel giro di anni, di fare eventualmente “gavetta” in un partito, di prendere schiaffi e rimproveri). Ora, se vuoi scrivere notizie e farle leggere a milioni di persone, basta avere un blog (casomai con un nome accattivante del tipo “loschifo” e non modestie come il mio: “elnuevodia”), avere qualche capacità minima di scrittura e sapere cogliere il tema che interessa alle persone, senza ovviamente dimenticare qualche “etichettatura” per dare un po’ più di sapore pepato al post. Quindi: basta con gli anni di studio di giornalismo, con la necessità di studiare le fonti, di citarle etc. L’Unità è una delle tante vittime cartacee di questa degenerazione, e riprendere nuovamente le forze per tornare in edicola sarà ancora più difficile del passato. Perfino la repressione fascista era meno terribile dinanzi a questo trionfo dell’antipolitica, dell’ignoranza, delle persone che si lasciano trascinare dall’emotività. Un saluto a pugno chiuso, compagna “Unità”.

FONTE: http://elnuevodia.altervista.org/dramma-de-lunita-dramma-tutti/

 

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Chapeau allo sport italiano, ma non al calcio


Oltre a lasciare gli abitanti delle favelas al loro triste destino, altre cose non mi sono piaciute del mondiale brasiliano 2014: l’aver fatto dell’evento calcistico un obiettivo politico ove, a seconda dell’andamento della Selecao, si sarebbe potuto parlare di trionfo o disfatta. Il 7 – 1 subito dalla Germania ha dato l’eloquente risultato. Ma d’altronde, il calcio ormai è questo: una macchina gigantesca di soldi e interessi ove la passione, il rispetto reciproco e altri nobili valori sono ormai in secondo piano. Ne avrei da dire anche sulle scelte di Prandelli, sul fatto che Balotelli è stato l’unico vero scaricabarile del fallimento della nostra spedizione etc., ma rischierei soltanto di allungare il brodo. Quello che c’è da evidenziare in questa storia è che, mentre il calcio – nostro sport nazionale – non fa altro che regalarci dolori su dolori, i cosiddetti «sport minori» ci riempiono di soddisfazioni. Un paradosso alquanto curioso, se si pensa che il calcio gode di una larghissima copertura mediatica e di ingenti finanziamenti da parte del CONI (giusto per farsi qualche idea: http://www.coni.it/it/coni-servizi/bilancio-consuntivo-e-bilancio-sociale.html ) rispetto a tutte le altre attività affiliate.

Andiamo però con ordine: il 23 giugno l’Italia perde contro l’Uruguay 1 – 0 e saluta il mondiale. Le conseguenze sono devastanti: dimissioni del ct Prandelli e del presidente della FIGC Abete, si evidenzia una netta spaccatura tra i giocatori della spedizione (Buffon che difende il lavoro dei più «anziani» e attacca l’operato dei più giovani, la risposta di Cassano etc.). Sulla base di queste macerie si comincia a parlare di futuro. In special modo, nella FIGC spunta la candidatura di Carlo Tavecchio, presidente della Lega Nazionale Dilettanti dal 1999 e vicepresidente vicario della Federazione Italiana Giuoco Calcio dal 2009 (è interessante notare anche la sua fedina penale: 1970 > condanna a 4 mesi di reclusione per falsità in titolo di credito continuato in concorso; 1994 > condanna a 2 mesi e 28 giorni di reclusione per evasione fiscale e dell’Iva; 1996 > condanna a 3 mesi di reclusione per omissione di versamento di ritenute previdenziali e assicurative; 1998 > condanna a 3 mesi di reclusione per omissione o falsità in denunce obbligatorie; 1998 > condanna a 3 mesi di reclusione per abuso d’ufficio per violazione delle norme anti – inquinamento, più multe complessive per oltre 7mila euro). E’ il favorito numero 1 per la successione ad Abete. Avviene però un fatto eclatante: Tavecchio parla di giocatori extracomunitari del nostro campionato che «mangiavano banane», un commento di stampo razzista che ha acceso ancor di più i riflettori sulla questione della Presidenza FIGC. Le macerie aumentano: alcune squadre hanno già sfilato il loro nome dai possibili voti a Tavecchio, la FIFA ha realizzato un severo comunicato con il quale si spinge la federazione nazionale a fare della lotta al razzismo il primo obiettivo della sua attività, pesanti critiche sono arrivate addirittura dalla Commissione Europea. Insomma, il calcio ci sta regalando l’ennesima brutta figura di stampo internazionale. Tutto questo mentre alcuni atleti nelle altre competizioni sportive realizzavano imprese che avrebbero potuto (se solo fossimo un popolo più «elastico») descrivere un’Italia sportiva bella e vincente:

  • a Firenze l’Italvolley conquistava la medaglia di bronzo alla World League 2014;
  • a Kazan la scherma azzurra conquistava 3 ori, 1 argento e 4 bronzi, arrivando prima nel medagliere ai mondiali russi;
  • dal pirata allo squalo: dopo 16 anni dal trionfo di Marco Pantani un italiano, Vincenzo Nibali, arrivava a Parigi vestendo la maglia gialla del Tour de France;
  • nella pallanuoto, setterosa e settebello si classificavano rispettivamente quarto e terzo agli europei di Budapest.

In poche parole: chapeau allo sport azzurro, calcio escluso. E’ forse giunta l’ora di costruire un’immagine sportiva dell’Italia ove non ci sia uno sport al centro di tutto, bensì si valorizzino in maniera equilibrata le tante attività agonistiche che, con meno visibilità e denaro, ci regalano decisamente molte più soddisfazioni e ci pongono all’avanguardia rispetto a tanti altri Paesi.

 

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/chapeau-sport-italiano-non-calcio/

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Israele & Palestina: psicologia e provocazione


La Striscia di Gaza è sempre più infuocata e macchiata del sangue delle vittime di questa follia bellica innescata da Israele e Hamas. La comunità internazionale, che dovrebbe essere rappresentata soprattutto dall’ONU, si ritrova impotente più di altre volte, causa sicuramente gli interessi che ruotano attorno allo Stato d’Israele. Lo dimostra il fatto che, fin dall’inizio dell’ostilità, Israele ha realizzato crimini contro l’umanità, molto probabilmente ha violato il divieto di aggressione, ha bombardato consapevole che avrebbe potuto fare un elevatissimo numero di vittime civili, di profughi etc. Insomma, la situazione peggiora di giorno in giorno alimentata dalle timidezze degli organi preposti alla pace e sicurezza internazionali. Però, mettiamo caso che chi di dovere si ritrova unito e forte nel condannare, non solo a parole, le azioni di Israele: quale sarebbe la soluzione definitiva ad una questione che, da oltre mezzo secolo, non si riesce a risolvere? Sicuramente, sancire una divisione del territorio interessato, attribuendone parte ad Israele e parte allo Stato oggi governato da Hamas, è un tentativo già provato e che ha dimostrato i suoi limiti (piano di ripartizione della Palestina del 1947). Si otterrebbe solo l’ennesima (inutile) «tregua temporanea», con Israele disposto a non rispettare, di nuovo, risoluzioni ONU. Allora, forse, conviene dar vita ad una soluzione drastica, che possa risolvere definitivamente la questione. Occorre però partire da un aspetto, per alcuni forse ridicolo, per altri no, ma comunque poco considerato: quello storico – psicologico. Sappiamo ormai tutti che il popolo ebraico è sempre stato oggetto di persecuzioni: dall’antichità, passando per il Medioevo e l’età moderna, fino ad arrivare alla drammatica fase dello sterminio compiuto dai nazisti. Prendendo la storia come eventi isolati, si capisce ben poco di ciò che intendo dire; considerandola invece come una successione di fatti dello stesso tipo (in questo caso ne sono parole chiave: ebrei, persecuzioni) si può ben comprendere che, forse, il popolo «eletto da Dio» ha sviluppato un pensiero secondo cui qualsiasi minaccia nei suoi confronti è da prendere seriamente, rispondendo con la forza per difendersi, piaccia o meno che ci vadano di mezzo (soprattutto) i civili. Dinanzi a tale problema, sperare che entrambe le parti diventino«buoni vicini di casa» è una pazzia. Almeno che l’ONU non intervenga con i caschi blu contro una delle due parti o, perlomeno, con delle sanzioni. Ma, al momento è semplice utopia. Paradossalmente, sarebbe meno utopistico trovare un nuovo punto del pianeta in cui stanziare i palestinesi, permettendo loro di vivere in pace senza il timore di bombe o razzi, lasciando a Israele la possibilità di (ri)occupare i territori e non avere più troppe giustificazioni per attaccare militarmente ad ogni minima offesa. D’altronde, quando tutte le soluzioni “normali” vengono meno, quando una comunità internazionale tende a tutelare più i suoi interessi che quelli dei civili, tanto vale trovare un risultato in grado di accontentare tutti: “magnaccia” e innocenti.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/israele-palestina-psicologia-provocazione/