Pubblicato in: berlusconeide, magistratura, opinioni, politica

Era la nipote di Mubarak


5d6a1132cd12da29731c9f17169e82356bd93b7fe9b6f2d829d3cddc_175x175Di Norma Rangeri  (Il Manifesto)

Non sarà lo sta­ti­sta che in Europa e nel mondo ci invi­dia­vano, ed è pur sem­pre un impren­di­tore pre­giu­di­cato per reati di frode fiscale, oltre che un ex pre­si­dente del con­si­glio a pro­cesso per la compra-vendita di par­la­men­tari. Ma con l’assoluzione pro­nun­ciata dai giu­dici della corte d’appello di Milano, oggi Sil­vio Ber­lu­sconi con­qui­sta l’invidiabile sta­tus di anziano miliar­da­rio a tal punto cre­du­lone da scam­biare Ruby per la nipote di Mubarak.

Quelle sei tele­fo­nate in una notte, alla que­stura di Milano, men­tre era a Parigi per un impor­tante ver­tice inter­na­zio­nale, erano sem­pli­ce­mente un gesto uma­ni­ta­rio verso una ragazza reclu­tata in una casa-famiglia dai suoi amici, malau­gu­ra­ta­mente finita in que­stura per furto. E come avrebbe potuto un pre­si­dente del con­si­glio, privo di col­la­bo­ra­tori e infor­ma­tori, imma­gi­nare che l’oggetto delle sue paterne cure fosse una mino­renne in cerca di pro­te­zione e denaro in cam­bio di sesso?

Del resto c’è una legge che per que­sto tipo di reati, tra adulti e minori, pre­vede “l’ignoranza ine­vi­ta­bile”, cioè la pos­si­bi­lità, nel caso nostro, che l’anziano bene­fat­tore igno­rasse l’anagrafe dell’ospite delle sue cene ele­ganti. I magi­strati che lo ave­vano con­dan­nato a sette anni e all’interdizione perenne dai pub­blici uffici, non pote­vano pre­ten­dere che l’uomo più potente del paese fosse infor­mato dell’età di ogni sin­gola pas­seg­gera di quella caro­vana di donne pagate per esclu­si­va­mente per l’amabile con­ver­sa­zione come, al di là di ogni sospetto, spie­gava l’affidabile Minetti, mae­stra di bur­le­sque («c’è la dispe­rata, c’è quella che viene dalle fave­las, c’è la zoc­cola…»). Né c’è chi possa legit­ti­ma­mente sospet­tare che lo spac­chet­ta­mento del gra­vis­simo reato di con­cus­sione, con l’introduzione della fat­ti­spe­cie di “inde­bita indu­zione”, sia stato con­ge­gnato per offrire ai magi­strati la for­mula legale per ripu­lire l’immagine dell’imputato eccel­lente. Evi­den­te­mente la sen­tenza di primo grado aveva com­ple­ta­mente tra­vi­sato la realtà dei fatti.

Del resto que­sto non è il paese divo­rato dal con­flitto di inte­ressi fino al punto di can­cel­lare i con­fini e i con­flitti tra destra e sini­stra a favore di quell’amalgama, riu­sci­tis­simo, delle lar­ghe intese, oggi bril­lan­te­mente ribat­tez­zate come il patto costi­tuente del Naza­reno. Così come in nes­sun modo il nuovo potere ren­ziano, arte­fice del patto, può aver influito sul giu­di­zio di asso­lu­zione che ha gra­ziato Ber­lu­sconi. La realtà supera sem­pre la fan­ta­sia, e dice che non c’era biso­gno di que­sta asso­lu­zione per ridare a Ber­lu­sconi il ruolo di part­ner pri­vi­le­giato nella revi­sione delle regole demo­cra­ti­che. Come si diceva una volta, il pro­blema è politico.

FONTE  http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2014/7/19/41633-era-la-nipote-di-mubarak/

Pubblicato in: berlusconeide, diritti, pd, politica

GRAZIE, NO. No al monopolio delle istituzioni


Berlusconi-renzi1 “Piaccia o meno a quelli che vogliono frenare, noi porteremo a casa il risultato. Faremo le riforme perché è giusto che l’Italia torni ad essere leader: non lasceremo l’Italia a chi dice solo “no”. Le parole di Renzi mettono il sigillo sul percorso di riforma della Carta Fondamentale nel quale il segretario del PD ha investito gran parte della sua leadership: il “patto del Nazareno” sembra destinato a reggere, un Berlusconi politicamente esangue e assediato da conti in rosso, aziende da salvare, servizi sociali da scontare e nuove condanne da schivare non può permettersi di abdicare dal ruolo di padre costituente che il Presidente del Consiglio gli ha inaspettatamente riconosciuto. Sì, il “patto del Nazareno” è destinato a reggere: alla faccia di gufi, rosiconi, frenatori e sabotatori vari ed eventuali. Alla faccia di chi sa solo dire “no”.
Epigono conclamato dei fautori di quel leaderismo plebiscitario che ha scandito il declino della Seconda Repubblica, il giovane premier affronta a petto in fuori dubbi, quesiti, giornalisti ed oppositori interni: trasformando la discussione politica in un continuo referendum sulla sua persona, rinnovando la visione di un Paese diviso tra guelfi e ghibellini, o meglio – secondo i neologismi propri del vangelo secondo Matteo – tra innovatori e frenatori. O con il rinnovamento, o con i sabotatori; o con Renzi, o rosicone.
Eppure, anche dinanzi alla manifestazione di muscoli che quotidianamente si dipana tra Palazzo Chigi e Ponte Assieve, c’è ancora qualcuno che proprio non vuole rinunciare alla fastidiosa abitudine di porre domande, di interrogarsi sulle ragioni ispiratrici di una riforma destinata (nei fatti) a sconvolgere gli equilibri dell’ordinamento democratico, di determinare l’incidenza che questa riforma potrà assumere sul nostro sistema costituzionale. E di opporre, se del caso, agli aut-aut del Presidente del Consiglio una risposta tanto semplice quanto potenzialmente eversiva, alla luce del clima politico generale: grazie, no.
Sono tanti, i nemici nel mirino del premier: non tutti espressione dei “poteri forti” che lucrano sulla conservazione di privilegi e rendite di posizione; non tutti guelfi decisi a sabotare il percorso intrapreso dai ghibellini del cambiamento; non tutti rosiconi di professione che si ostinano a non voler cambiare verso.
Ci sono i tanti democratici autentici che, dopo essersi mobilitati per anni a difesa delle istituzioni di garanzia messe sotto attacco dallo strapotere berlusconiano, non sono disposti ad accettare il perpetrarsi della logica dell’Uomo solo al comando; ci sono gli ultimi esponenti di una sinistra orgogliosa della propria identità e del proprio sistema di valori, che non vogliono barattare le conquiste ottenute in mezzo secolo di battaglie civili con uno strapuntino sul carro del vincitore; e ci sono soprattutto coloro i quali, dopo avere ribadito nel referendum del 2006 l’attualità dell’impianto della Carta Fondamentale, non possono assecondarne passivamente lo stravolgimento.
Frenatori, rosiconi, gufi: le invettive di Renzi sono destinate a scivolare via, come pioggia sull’asfalto. Ad un patto costituente che di fatto assicura la sopravvivenza (forse, prima personale che politica) al Cavaliere decaduto; all’ipotesi di un Senato ridotto alla pletorica funzione di tribuna di rappresentanti delle varie realtà locali; alla prospettiva di un sistema che – tra premi di maggioranza, liste bloccate, fiducia monocamerale, potere del premier di nomina e revoca dei ministri – in pratica consegna al leader del partito di maggioranza il monopolio esclusivo delle istituzioni si può opporre soltanto quella semplice risposta, in controtendenza rispetto al verso che cambia: grazie, no.

FONTI

http://www.libertaegiustizia.it/2014/07/14/no-al-monopolio-delle-istituzioni/

http://carlodore.blogspot.it/2014/07/grazie-no.html

Pubblicato in: berlusconeide

Il “Cavallo di Troia” di Berlusconi.


Una legge elettorale peggiore del Porcellum, una riforma del Senato anticostituzionale e antidemocratica,   leggi ad castam, gli 80 euro utilizzati come voto di scambio e tante promesse irrealizzabili. I primi mesi del governo Renzi hanno rappresentato il peggio del peggio del berlusconismo.

Nulla di nuovo, B faceva le stesse cose. Pero’, c’è un pero’. Quando le faceva il pregiudicato, queste cose, c’era una parte di Paese ancora capace di mostrare segnali di scontento, insofferenza e perfino indignazione. Era, soprattutto, gente di Sinistra che vedeva in B il nemico pubblico numero uno.

Cosa ha fatto Renzi ?  Ha preso in ostaggio questa parte della Sinistra, consegnandola poi a Berlusconi, senza che questa si accorgesse di nulla. Quella strana forma di  sindrome di Stoccolma che ha sempre legato B al suo elettorato ha contagiato, tramite Renzi, anche l’elettorato che credeva essere rimasto immune da quella strana sindrome.

Gio’ Chianta

renzi berlusconi

Pubblicato in: berlusconeide, CRONACA, elezioni europee, Il punto di vista di Gio'.

Chi è piu’ pericoloso tra Farage e Berlusconi ?


Io trovo egualmente sbagliati gli accordi M5S-UKIP in Europa (questo ancora presunto) e PD-FI in Italia ma non egualmente pericolosi per il nostro Paese e vi spiego perché.
Per quanto riguarda l’opportunità politica e, se vogliano proprio scomodarla, l’etica politica, credo sia egualmente sbagliato il presunto accordo politico tra M5S con un partito come UKIP (guidato da un signore che non si definisce razzista ma strizza l’occhio all’elettorato razzista, xenofobo e omofobo inglese ed europeo) così come l’accordo tra PD ed un partito come FI (guidato da un pregiudicato, attualmente condannato ai servizi sociali e con diverse pendenze penali a proprio carico).
Dove sta la diversa pericolosità ?
farage grilloSe davvero M5S e UKIP trovassero un accordo non credo che cambierebbe nulla per il nostro Paese. Questi due partiti rappresentano due minoranze all’interno di un Parlamento europeo, nel quale, anche le maggioranze non contano nulla semplicemente perché a non contare nulla è proprio il Parlamento. I giochi di potere vengono stabiliti in Commissione europea da un ristretto numero di persone.
renzi berlusconi 2L’accordo PD-FI (“Patto del Nazareno”) invece, potrebbe radicalmente cambiare il nostro Paese. Visti i numeri, FI sarà decisiva per fare passare o meno tutte le riforme promesse dal Premier Renzi. E’ del tutto evidente che Berlusconi, in cambio di queste riforme, vorrebbe la sua consistente fetta di torta che, nei fatti, si tradurrebbe in riforme costituzionali pasticciate ed in leggi gradite o perlomeno non sgradite a Berlusconi.
Quindi, inviterei gli elettori del PD, che oggi si scandalizzano (con delle ragioni valide) per il presunto accordo M5S-UKIP a guardare, con molta attenzione e adeguata dose di senso critico, in casa propria.
Gio’ Chianta

 

Pubblicato in: berlusconeide, CRONACA, pd, politica

Chi sono gli elettori “normalizzatori” ?


Chi sono gli elettori “normalizzatori” ?

Sono gli elettori che hanno perso del tutto o in parte il senso critico e conseguentemente la capacità di indignarsi: l’elettore affetto da normalizzazione  tende a normalizzare tutto, anche fatti molto gravi. Questa normalizzazione è molto diffusa ed è riscontrabile in diversi elettorati sia di Destra che di Sinistra.

Partiamo dalla Destra. Nell’ultimo ventennio la Destra è stata, probabilmente ancora per molto, Silvio Berlusconi. Berlusconi è stato in grado, grazie soprattutto ai suoi media ma anche alle proprie qualità di venditore di pentole, di portare il fenomeno della normalizzazione nel suo elettorato al massimo livello possibile. Gli elettori berlusconiani normalizzano tutto: Berlusconi è un evasore fiscale ? Non scherziamo, non avrà pagato qualche multa. Berlusconi è accusato di prostituzione minorile ? Al massimo sarà stata qualche cena elegante. Berlusconi frequenta ragazze che potrebbero chiamarlo nonno ? E cosa c’è di male, l’età non conta. 

La lista potrebbe essere, evidentemente, molto piu’ lunga ma in generale possiamo dire che l’elettore Berlusconiano perdona tutto a Berlusconi normalizzando ogni suo comportamento. Verrebbe da chiedersi quale sia il limite e se ci sia. La risposta potrebbe essere inquietante.

Andiamo alla Sinistra. Non possiamo non parlare di PD e del suo elettorato. In questo caso il fenomeno della normalizzazione non è ancora arrivato al massimo livello ma avanza inesorabilmente.  Diversamente dall’elettorato di Destra, nel PD c’è senso critico e si discute molto ma alla fine, il dissenso della base con la dirigenza, non si traduce con una protesta o con un voto in meno  ma con la normalizzazione.

Il PD governa con Silvio Berlusconi dove averlo dichiarato il nemico pubblico per eccellenza ? Gli elettori del PD  finiscono per accettare e normalizzare la cosa in nome di, un presunto, bene comune per gli italiani. Il PD vota compatto il fiscal compact ? I piddini sanno che rovinerà il Paese ma in nome di alleanze, trattati e imposizioni varie accettano e normalizzano la cosa.  Una parte del PD vota contro l’elezione al Colle di Romano Prodi ? Nessun problema, normale dialettica interna. Peccato che in direzione tutti erano con Prodi. Napolitano accetta di essere rieletto buttando via la piu’ bella prassi costituzionale che potessimo vantare ? Non è così grave perché la Costituzione non vieta chiaramente  la rielezione.

Il rischio che corrono gli elettori del PD è quello di diventare come gli elettori di Berlusconi. Infatti nessuna scelta insensata della base si traduce in un vota in meno, qualche lamentela e poi si torna a votare compatti.

Finiamo con il M5S. In questo caso non possiamo parlare di normalizzazione ma devono stare attenti. Se un parlamentare del Movimento , Grillo o Casaleggio dicono o fanno delle cretinate  si deve avere il coraggio di dire che di cretinata trattasi e non normalizzare la cosa. Altrimenti, il rischio della normalizzazione è dietro l’angolo e un elettorato che vuol essere diverso dal normalizzato non puo’ esserlo a sua volta.

Gio’ Chianta

P.S. Naturalmente, per i normalizzatori, è normale che gli ultimi tre Presidenti del Consiglio italiani (l’ultimo dovrebbe essere Renzi) non siano stati votati da nessuno.

gregge

Pubblicato in: berlusconeide, pd

L’unica certezza del PD è Silvio Berlusconi.


I dalemiani accusano Renzi di essere un “berluschino”. Renzi accusa D’Alema di essere stato il braccio “Sinistro” di Berlusconi per un ventennio. I bersaniani non avrebbero voluto che Renzi incontrasse Berlusconi perché non si fanno patti con un condannato in via definitiva. Renzi accusa i bersaniani di poca coerenza perché proprio loro con Berlusconi sono stati nella stessa maggioranza in ben due governi, sia quando B era pluri-imputato, sia quando B era già stato condannato in via definitiva.

Renzi era quello che, in data 11 settembre 2013, dichiarava: “Ora è arrivata una sentenza definitiva che ha detto che è colpevole. In un qualsiasi Paese dove un leader politico viene condannato, la partita è finita. Per Berlusconi game over”. Poi pero’ ha stretto il patto di ferro con Berlusconi.

In tutto questo casino c’è stata, c’è e ci sarà sempre una certezza: il PD ha governato, governa e governerà sempre insieme a Silvio Berlusconi perchè di Silvio Berlusconi non puo’ fare a meno.

Gio’ Chianta

d'alema berlusconibersani berlusconirenzi berlusconi

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, pd

Secondo voi, riuscirà il PD a salvare Berlusconi dalla decadenza ?


Visti i numeri, solo il PD potrebbe salvare Silvio Berlusconi dalla “decadenza” (in tutti i sensi).  Conoscendo il PD la domanda è doverosa: riuscirà il Partito democratico a salvare  Berlusconi ?

Diteci la vostra commentando questo post e soprattutto, a poco piu’ di 24 ore dal voto, diteci cosa, secondo voi, potrebbero inventarsi per salvarlo ancora una volta.

Per quanto mi riguarda sono anni che parlo dei numerosi aiuti della pseudo sinistra al Cavaliere e, conoscendola, non mi stupirei se si inventasse qualcosa all’ultimo minuto. Ma si spera che, anche per sbaglio, si ricordino di avere una dignità e poi si spera anche la tolgano dal cellophane.

Gio’ Chianta

ansa_17101136_36040

 

Pubblicato in: berlusconeide, magistratura, società

qualche considerazione post-condanna


La definitiva sentenza della Corte di Cassazione che ha messo la parola “fine” alla vicenda giudiziaria di Berlusconi relativamente all’accusa di frode fiscale e fondi neri per Mediaset ha aperto ad una marea di commenti, analisi, riflessioni….
Come giurista e come persona impegnata in politica, mi sento di aggiungere a questa marea anche le mie, che certo non saranno risolutive ma -forse- aiuteranno il confronto.
Per tutti gli interessati alle motivazioni dei primi due gradi di giudizio, basta una ricerca qui: http://www.penalecontemporaneo.it/

1. Gioire” per la condanna
Ho già espresso la mia soddisfazione e piacere per l’esito del giudizio, ma sento levarsi contro tale soddisfazione diverse dimostrazioni di scandalo e ribrezzo.
Provo allora a precisarne le ragioni.
Ragioni che non hanno nulla di politico, ma sono esclusivamente fondate sul rispetto del principio di legalità e giustizia.
Da un punto di vista puramente statistico, salvo casi eccezionali, se Tizio viene imputato cento volte e 99 evita la condanna, che arrivi alla 100° secondo me è un motivo di soddisfazione. Tizio potrà anche esser innocente 90, forse persino tutte e 99 volte, ma la giustizia non agisce a caso. O, meglio, il caso esiste, ma per definizione non rappresenta il 99%.
In più, se Tizio è riuscito ad evitare la condanna in modi truffaldini (ad esempio, perché ha avuto un avvocato degno di “Carlito’s way“), il fatto che infine la giustizia riesca ad affermarsi è doppiamente importante.
E per modi truffaldini ne intendo molti: dal corrompere testimoni o giudici al cambiare le regole del gioco. Il solo fatto che il nostro Tizio abbia potuto modificare tali regole è un’oscenità indicibile, una violenza alla giustizia.

2. L’avversario politico
A mio modesto modo di vedere, con la condanna la politica non c’entra nulla.
Mi spiego: leit motiv di chi protesta contro la condanna è che essa fosse un “modo per far fuori un avversario politico” (su cui tornerò, in parte, alla fine) ed ogni celebrazione è solo dettata dalla soddisfazione di aver così finalmente eliminato un avversario.
Ebbene, personalmente ribadisco che la persona dell’imputato è per me indifferente. Se i giudici riterranno Penati colpevole, sarò ugualmente contento che la sua condanna venga confermata anche dalla Corte di Cassazione.
O dovremmo solo fare un’eccezione per Berlusconi perché è un leader politico?
Bhè, se la pensiamo così istituiamo direttamente la scriminante di “leader politico” e diciamo che ogni politico non è responsabile dei reati eventualmente commessi….
No: proviamo per un istante a pensare alla persona -condannato- di Berlusconi come un cittadino italiano e la risposta sarà semplice, lapalissiana: le leggi vanno rispettate, applicate, eseguite senza distinzioni di sorta. Neppure di “investitura popolare”.

3.  Il carcere
C’è pure una velata accusa di sadismo quando si menziona la soddisfazione abbinandola all’incarcerazione.
Intanto, Berlusconi non andrà in carcere per raggiunti limiti di età. Tanto per dire. L’unica ipotesi potrebbe esser l’arresto in flagranza se violasse le disposizione sugli arresti domiciliari / affidamento in prova ai servizi sociali.
Ciò detto, la soddisfazione non è in alcun modo legata alla carcerazione, che in Italia è una pena disumana. Semmai, essa è legata a) all’affermazione incontrovertibile di una verità; b) all’esecuzione del principio di giustizia. Se la pena viene comminata negli arresti domicilari, ciò per me va benissimo. Aggiungo: andrebbe benissimo anche si trattasse di una semplice multa. Perché, come scriveva già Beccaria, nulla rafforza di più il senso di rispetto per le leggi che la loro certa applicazione.
Ma questa valutazione spetta al codice.
Piuttosto, dovremmo riflettere sul risarcimento danni all’Agenzia delle Entrate -communato in 10.000.000 di Euro, se ho ben letto-.

4. Le ragioni della condanna
Non volendo fare affermazioni affrettate, mi son cercato io stesso “le carte” (le motivazioni) delle sentenze di primo e secondo grado.
In esse (sentenza di primo grado) si legge: “Rileva il Collegio che il c.d. “giro dei diritti” si inserisce in un contesto più generale di ricorso a società off shore anche non ufficiali ideate e realizzate da Berlusconi avvalendosi di strettissimi e fidati collaboratori quali Berruti 142, Milis e Del Bue nonché di alcuni dirigenti
finanziari del Gruppo Fininvest.
Questo contesto è già stato ampiamente analizzato in tutte le sue possibil i sfaccettature; quello che qui si intende ribadire è la pacifica diretta riferibilità a Berlusconi della ideazione, creazione e sviluppo del sistema che consentiva la disponibilità di denaro separato da Fininvest ed occulto
.” Ahn però!
Ma prosegue “Vi è la piena prova, orale e documentale, che Berlusconi abbia direttamente gestito la fase iniziale per così dire del Group B) e, quindi, del l ‘ enorme evasione fiscale realizzata con le società off shore di cui si è lungamente detto. Questa fase è stata condotta da persone di sicura fiducia dell ‘ imputato e quando Milis non ha potuto proseguire, a causa della vicenda Edsaco, i tramite sono stati spostati a Malta sotto il controllo del Del Bue.” E di seguito: “E del resto la qualità di Berlusconi di azionista di maggioranza e dominus indiscusso del gruppo gli consentiva pacificamente qualsiasi possibilità di i ntervento, anche in mancanza di poteri gestori formali. La permanenza di tutti i suoi fidati collaboratori, ma anche correi , ne costituisce la più evidente dimostrazione.
L’affermazione “non poteva non sapere“, falsamente messa in giro dalla difesa, si fonda su un ragionamento semplicissimo: cui prodest? E’ possibile immaginare che un gruppo industriale si lasci pacificamente rubare milioni di euro per anni ed anni senza rendersi conto di nulla?
No, non pare plausibile.
Queste le parole della Corte d’Appello: “Un imprenditore che pertanto avrebbe dovuto essere così sprovveduto da non avvedersi del fatto che avrebbe potuto notevolmente ridurre il budget di quello che era il maggior costo per le sue aziende e che tutti questi personaggi, che a lui facevano diretto riferimento, non solo gli occultavano tale fondamentale opportunità ma che, su questo, lucravano ingenti somme, sostanzialmente a lui, oltre che a Mediaset, sottraendole“.
Ora, noi tutti sappiamo che Berlusconi ha stima di sé come grande imprenditore…. Sapete cosa mi ricorda? Mi ricorda il Rutelli “Non son ladro, sò scemo“…. contento tu!
Così, poco oltre: “Ed era assolutamente ovvio che la gestione dei diritti, il principale costo sostenuto dal gruppo, fosse una questione strategica e quindi fosse di interesse della proprietà, di una proprietà che, appunto, rimaneva interessata e coinvolta nelle scelte gestionali, pur abbandonando l’operatività giornaliera“.
Ora, cari berlusconiani, le opzioni a vostra disposizione sono due: i) Berlusconi è un evasore fiscale acclarato e condannato; ii) Berlusconi è un pirla, incapace di amministrare le proprie aziende.In entrambi i casi, non è uomo cui affidare la gestione dello Stato.

Aggiungo, alcune considerazioni sulla democrazia, o forse sarebbe opportuno dire sulla concezione berlusconiana della democrazia.

5. I poteri dello Stato
Il primo punto, facimente confutabile anche da chi abbia la semplice licenza media, riguarda la magistratura (la giustizia) come “ordine dello Stato“.
Questa l’affermazione di Berlusconi nel proprio videomessaggio dopo la condanna: “una parte della magistratura, nel nostro Paese sia diventata un soggetto irresponsabile, una variabile incontrollabile ed incontrollata, che è assurta da ‘ordine dello Stato’ (con magistrati non eletti dal popolo ma selezionati attraverso un concorso come tutti i funzionari pubblici) a un vero e proprio ‘potere dello Stato’” – l’intero transcript qui.
Mi dispiace dove ricorrere a tale autorità intellettuale per demistificare una simile affermazione, ma basterà ricorda come Montesquieu nel proprio “Lo spirito delle leggi” parlasse di divisione dei poteri fra un potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziario.
Insomma, l’idea berlusconiana che la giustizia debba essere un “ordine” dello Stato, in qualche modo subordinato agli altri poteri, è un puro e semplice sovvertimento dell’idea democratica.

6. L’autorità  democratica
La successiva riguarda l’idea di Berlusconi secondo la quale la giustizia (i giudici) non può “sovvertire” il risultato democratico, inteso come espressione della volontà popolare.
Larry Diamond, professore di “democratic developmentStanford ed affermato studioso che certo non corre il rischio di essere bollato come “comunista”, ha in realtà un’idea leggermente diversa. In proprio mooc accessibile a tutti, egli afferma discutento delle fonti della legittimazione democratica: “over time, a democratic system must make a transition, from a charismatic authority -if that played a role at the beginning. The founding of a democracy to a rational system of authority based on the law or the Constitution. Seymour Lipset and Martin Lipset argued that there needs to be a separation between the source of authority and the agent of authority. In a democracy the source of authority is the Constitution. It’s the sacred legal document defining the rules of the game” proseguendo poi “But in terms of genuine power and authority, in a presidential system even, what lies above the elected, the ruler, is the Constitution as the source of authority“.
Insomma, secondo Diamond “la più alta autorità [highest authority] in una democrazia” è rappresentata dalla “Costituzione e dal sistema giudiziario“, in quanto potere destinato al suo controllo e tutela (quanto già affermato da Carl Schmitt nel proprio “Il custode della Costituzione“).
– di Diamond consiglio anche questo video, specie per la parte relativa alle riforme costituzionali –

7. La persona e le istituzioni
Ultima considerazione, strettamente collegata alle precedenti, riguardante l’affermazione –sostenuta da ultima da Daniela Santanchè– è l’idea per la quale essendo Berlusconi un leader politico chiave del nostro paese, per continuare a garantire la rappresentanza democratica, gli deve essere concessa una grazia.
Anche questa, un’idea fortemente distorta.
In democrazia, le istituzioni e le idee rimangono, mentre le persone (inclusi i leaders) vanno e vengono. L’idea che una parte politica necessiti imprescindibilmente di una specifica persona per poter essere rappresentata, è ovviamente una forzatura: se non si trovano altri esponenti validi (“validi” presumibilmente nel senso di in grado di competere con gli avversari politici: quindi implicitamente si rinnega persino lo stesso principio democratico di sovranità popolare!), è evidente che detta parte politica rappresenta una miseria intellettuale e personale incapace di rigenerarsi a seconda dei temi ed indegna di essere fidata nella gestione dello Stato.

In merito all‘intervista del presidente della sezione feriale Antonio Esposito, aggiungo di seguito il paragrafo “incriminato”, per un pò di maggiore chiarezza:

Lasciamo in unberlusconi0101082013 angolo le polemiche. Può esistere, chiamiamolo così, un principio giuridico secondo il quale si può essere condannati in base al presupposto che l’imputato «non poteva non sapere»?
«Assolutamente no, perché la condanna o l’assoluzione di un imputato avviene strettamente sulla valutazione del fatto-reato, oltre che dall’esame della posizione che l’imputato occupa al momento della commissione del reato o al contributo che offre a determinare il reato. Non poteva non sapere? Potrebbe essere una argomentazione logica, ma non può mai diventare principio alla base di una sentenza».
Non è questo il motivo per cui si è giunti alla condanna? E qual è allora?
«Noi potremmo dire: tu venivi portato a conoscenza di quel che succedeva. Non è che tu non potevi non sapere perché eri il capo. Teoricamente, il capo potrebbe non sapere. No, tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva. Tu non potevi non sapere, perché Tizio, Caio o Sempronio hanno detto che te lo hanno riferito. È un po’ diverso dal non poteva non sapere».

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, magistratura, MALAFFARE, pd, politica, video

Venti anni persi inutilmente. E siete tutti colpevoli


999422_406241802815824_1959189296_ndiAldo Funicelli(sito)

“Il populismo democratico ha quattro ingredienti: un popolo elettore che tende ad esprimersi in uno stile plebiscitario con un rapporto di finta immediatezza con il leader; la dominanza di una leadership personale, gratificata di qualità carismatiche; un sistema partitico semplificato con un ricambio di elite politiche che è di supporto immediato al leader; il ruolo decisivo e insostituibile dei media alleati ”

Gian Enrico Rusconi, La Stampa 13 settembre 2008.

Il copione è stato eseguito fedelmente: da una parte i falchi che minacciano, pretendono, urlano. Sapendo che le loro richieste verranno comunque accettate, magari con un compromesso che porti a scegliere il male minore (la riforma dell’interdizione? Una riformina della giustizia?).

Dall’altra il perseguitato che si presenta davanti il portone di casa, su un palco abusivo, di fronte ad una platea di persone tele chiamate che sventolano le vecchie e care bandiere della discesa in campo.
E il perseguitato che usa toni da vittima, dà garanzie al governo, usa un tono moderato (ci penseranno i falchi per lui), “non lo faccio per me ma per la libertà. Sono innocente e rimango qui”.

Il potere dei magistrati e il regime della magistratura. Le sentenze politiche. Sono vittima di unapersecuzione che dura venti anni. I comunisti che vogliono andare al governo col golpe giudiziario.

Sono 20 anni che sentiamo queste bufale, al pari della rivoluzione liberale e del miracolo italiano. All’estero ridono di noi e si chiedono perché.

Il perché è semplice: è il potere dei media da una parte che mette il cerone anche di fronte alla realtà. L’enorme frode fiscale che la giustizia ha sancito.

E il gruppo di potere che si è saldato attorno al leader. Se cade lui, cadono tutti.

Anche quelli che l’hanno rimandato al governo.

E che ora si stupiscono, si indignano, “valuteranno” i toni.

Ennesimo gioco delle parti di cui siete tutti colpevoli.

Abbiamo perso venti anni: venti anni in cui abbiamo perso cultura, industria, produzione, ricerca, turismo.

E ora dobbiamo sentirci dire che questo governo, ricattato, deve essere tenuto in piedi a qualunque costo?

La scena è tratta dal film di Virzì “Ferie d’agosto” del 1995: il gruppo familiare di sinistra e quello di destra (che ha votato tutti …).

Ecco siamo tornati a questo:

http://unoenessuno.blogspot.fr/2013/08/20-anni-persi-inutilmente.html

http://www.agoravox.it/Venti-anni-persi-inutilmente-E.html

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, economia, magistratura, MALAFFARE, politica, truffe

Arrestato Ligresti con famiglia: la fine di un impero del mattone


ligrestisdi Giorgio Salvetti

Dopo il disastro finanziario, le manette. L’epopea del principe del mattone Salvatore Ligresti, detto Totò, uno degli uomini chiave del capitalismo italiano degli ultimi quarant’anni, è finita con l’arresto suo e di tutti i suoi figli per ordine della procura di Torino. Il patriarca è ai domiciliari a Milano. Le figlie Giulia Maria e Jonella sono in carcere rispettivamente a Vercelli e Cagliari. L’altro figlio, Paolo, è latitante in Svizzera. Sono stati arrestati anche gli ex amministratori delegati di Fonsai, Emanuele Erbetta e Fausto Marchionni, e l’ex vicepresidente Antonio Talarico. Sono tutti accusati di falso in bilancio aggravato per grave nocumento al mercato e manipolazione del mercato. La procura sta valutando se procedere anche alla confisca dei beni. Gli arresti sono scattati per scongiurare il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove.
L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore di Torino Vittorio Nessi, è solo una delle tante iniziative giudiziarie che stanno facendo luce sulla caduta dell’impero immobiliare e finanziario dei Ligresti. Una storia simbolo del modo di fare impresa e finanza in Italia che si è concluso con l’acquisizione da parte di Unipol di Fonsai.
Il più grande gruppo assicurativo rc auto italiano fino ad allora era controllato dai Ligresti che lo avevano portato sull’orlo del tracollo. Salvatore Ligresti, grazie al suo rapporto con Mediobanca ed ai suoi agganci politici, a cominciare da Craxi per finire con il padre e i figli di Ignazio La Russa, era riuscito a costituire Fonsai tramite la quale finanziava i suoi progetti immobiliari (era il principale costruttore a Milano e non solo) e le sue partecipazioni in moltissime società strategiche, da Pirelli a Rcs, tanto da essere soprannominato «mister 5%». Inoltre utilizzava il serbatoio di capitale di Fonsai anche per le spese di famiglia ed i capricci dei figli – Giulia Maria si lanciò nel mondo della moda, mentre Jonella, amante di cavalli, si dava all’ippica. Un salasso di risorse milionario che con il passare degli anni divenne insostenibile e costrinse Mediobanca a orchestrare il salvataggio di Fonsai puntando su Unipol.
L’indagine della procura di Torino adesso chiarisce come effettivamente venivano distratti i fondi. Secondo i magistrati, nel bilancio 2010 è stato occultato un buco da 600 milioni grazie alla sottovalutazione delle riserve da accantonare per il pagamento dei sinistri. 253 milioni sono finiti alla Premafin, la società di famiglia dei Ligresti, trasformando delle perdite in utili. Il falso è stato determinante per il piano di ricapitalizzazione del 2011, ha condizionato il mercato e danneggiato 12 mila piccoli risparmiatori. Sono state proprio le querele di alcuni di loro ad allargare il fronte delle indagini della procura di Torino che già nei mesi scorsi aveva emesso 12 avvisi di garanzia e aveva effettuato molte perquisizioni.
Come tutto questo è potuto accadere senza che nessuno se ne accorgesse? Una possibile risposta viene da un altro provvedimento, questa volta della procura di Milano che da tempo indaga su diversi filone della vicenda Ligresti, fra questi anche il papello segreto con cui Mediobanca avrebbe garantito privilegi e fondi ai Ligresti per cedere Fonsai a Unipol.
Solo ieri si è saputo che da sei mesi è indagato per corruzione e calunnia Giancarlo Giannini, l’ex presidente dell’Isvap, l’ente che avrebbe dovuto controllare le società di assicurazioni. Secondo i magistrati, Giannini avrebbe evitato per ben 10 anni di fare controlli su Fonsai in cambio di una raccomandazione di Ligresti presso Berlusconi e Gianni Letta per farlo nominare componente dell’Antitrust. A rivelare ai magistrati l’intreccio perverso tra controllore e controllato è stato Fulvio Gismondi, l’uomo di Fonsai che doveva tenere i rapporti con Isvap. In base alle carte già nel 2008 Fonsai stava sottovalutando le riserve per i sinistri. Sarebbe bastato intervenire allora per tutelare i risparmiatori, questo però avrebbe buttato all’aria i piani non solo di Ligresti, ma di buona parte del capitalismo e della politica italiani.

L’impero tossico di Ligresti: 4 miliardi di euro di esposizione bancaria

di Andrea Di Stefano, candidato etico

L’epilogo della famiglia Ligresti, da dinastia degli immobiliaristi e assicuratori a inquilini delle patrie galere, è una delle istantanee più veritiere del capitalismo cannibale italiano: parte del declino economico del Belpaese si può rileggere analizzando il rapporto perverso tra sistema del credito e il capitalismo famigliare dedito a partire dall’inizio degli anni Ottanta alla rendita e alla speculazione.
Non è possibile ricostruire la vicenda dell’ottantunenne Salvatore Ligresti senza ricordare il ruolo svolto dal salotto buono di Mediobanca. Enrico Cuccia venne incaricato da Raffaele Mattioli di mettere al riparo dagli effetti devastanti della Seconda Guerra Mondiale il meglio del capitalismo nostrano, dagli Agnelli ai Pirelli, dai Falck ai Marzotto. Il grande vecchio di Via Filodrammatici governò per oltre trent’anni il sistema capitalistico italiano come un monarca assoluto, totalmente refrattario a qualsiasi forma di trasparenza, con il supporto ambiguo delle Banche di interesse nazionale azioniste di Mediobanca (Banca Commerciale Italiana, Banco di Roma e Credito Italiano) e con meccanismi di cooptazione ispirati a mantenere un apparente equilibrio di controllo del potere finanziario sul sistema politico. Al banchetto ha così potuto sedersi anche Don Salvatore Ligresti da Paternò.
La leggenda, costruita dallo stesso capostipite in una famosa intervista al Mondo, vuole Ligresti giovane emigrante e fortunato miliardario già nei primi anni ’60 grazie alla compravendita dei diritti per un sopralzo di un sottotetto in via Savona che, grazie al finanziamento dell’allora Credito Commerciale, permise all’Ingegnere di realizzare il suo primo miliardo. Di prestito in prestito l’impero della famiglia è cresciuto a dismisura sino a comprendere il secondo gruppo assicurativo italiano (Fonsai, Fondiaria-Sai) portato sull’orlo del fallimento con oltre due miliardi di euro di perdite cumulate proprio per garantire lauti guadagni (prevalentemente offshore) proprio alla famigliola. Insieme a Zunino, Statuto, Coppola, Ricucci e altri protagonisti minori hanno costituito a tutti gli effetti il club degli immobiliaristi «tossici»: spericolati speculatori, maghi delle compravendite di aree dismesse con i soldi del sistema creditizio che all’inizio della crisi si è trovato con circa 20 miliardi di euro di potenziali insolvenze. Solo il gruppo Ligresti al momento dell’operazione di salvataggio aveva un’esposizione complessiva nei confronti del sistema creditizio per oltre 4 miliardi di euro dopo aver bruciato oltre tre miliardi di patrimonio netto di Fonsai tra il 2007 e il 2012. Una situazione simile a quella di Risanamento, la società di Luigi Zunino, sprofondata sotto oltre 4 miliardi di esposizione, mentre per Danilo Coppola, Giuseppe Statuto e Stefano Ricucci si tratta di circa un miliardo a testa. Una pioggia di miliardi (se si considerano anche personaggi come il finanziere franco-polacco Romain Zaleski) che invece di finire verso il sistema manifatturiero hanno alimentato le scalate bancarie (Antoveneta e Bnl in primis) contribuendo alla bolla immobiliare in larga parte virtuale, costruita sulla compravendita di aree dismesse per le quali, spesso, sarebbero indispensabili onerose bonifiche.
Il rappresentante simbolo del club degli immobiliaristi che hanno disegnato il boom e lo sboom edilizio milanese ha lasciato un’impronta rappresentata da numerose torri d’uffici (rimaste vuote o occupate da uffici delle pubbliche amministrazioni) e dai terreni agricoli, soprattutto del Parco Sud, sui quali si muovono gli interessi, diretti e indiretti, di Expo. È stato grazie al collettivo Macao che sono stati accesi i riflettori su una delle più significative incompiute che portano la firma di Ligresti, la Torre Galfa, nei pressi della Stazione Centrale. Alla famiglia dell’ingegnere di Paternò sono associati numerosi simboli della città di Milano. È stato don Salvatore a cercare di vendere la Torre Velasca prima del crollo del suo impero. Per l’ingegnere la Torre è sempre stata il fiore all’occhiello del suo patrimonio immobiliare, detenuto tramite FonSai. L’impresa però non è riuscita e il grattacielo «con le bretelle» con tutto il gruppo FonSai è passato all’Unipol. A raccontare la fine dell’impero immobiliare Ligresti, prima delle inchieste giudiziarie, sono stati i fallimenti dei grandi progetti. Fra i cantieri centrali destinati al maggior impatto sulla città oggi c’è Citylife: si è consumato un passaggio storico nel luglio di due anni fa quando Salvatore Ligresti, che molto aveva puntato su quell’impresa, gettò la spugna, vendendo a Generali. Chi ha acquistato gli appartamenti tra 8 e 12 mila euro al metro quadro, con l’impegno di una consegna nel 2015, dovrà vivere in cantiere sino al 2023 e con l’assistenza di Federconsumatori ha investito l’Authority per pratiche commerciali scorrette e ingannevoli.
L’altro progetto destinato a cambiare lo skyline cittadino è quello Porta Nuova-Garibaldi-Isola, e anche in questo caso Ligresti ha seguito il progetto fin dall’inizio. Fortemente voluto per ridisegnare il cuore di Milano, proprio nel momento in cui il progetto è decollato e i grattacieli come il Cesar Pelli hanno iniziato a salire Ligresti è uscito dalla compagine degli investitori: a fine 2011 ha venduto le sue quote a Hines.
Sono numerose le operazioni immobiliari che hanno contribuito a drenare risorse dalla compagnia assicurativa FonSai, alcune finite nel mirino della magistratura. Sotto la lente negli ultimi anni però sono finite numerose altre acquisizioni e operazioni immobiliari: ad esempio quelle relative ai terreni limitrofi all’area dove si terrà Expo 2015 (il progetto Fiera); agli immobili di via Lancetti a Milano acquistati dalla controllata Milano Assicurazioni; ai palazzi di via Fiorentini a Roma e via Confalonieri a Milano; al porto di Marina di Loano o all’Hotel Gilli.

FONTE :  http://www.milanox.eu/arrestato-ligresti-con-famiglia-la-fine-di-un-impero-del-mattone/

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, economia, pd, politica

Dal proclama al rinvio


resizerMi servirebbe sapere qual è la differenza tra lo scorso governo Berlusconi-Berlusconi e l’attuale governo Berlusconi-Letta sugli annunci. Mi servirebbe sapere se i critici della ‘politica degli annunci’ di B. trovano più etica, più responsabile, più democratica la ‘politica dei rinvii’.
Mi piacerebbe anche sapere se la coalizione che ha partorito questo governissimo è quella stessa urgente e ineludibile che era obbligatoria per affrontare le emergenze: le emergenze che sono state tutte rinviate a dopo l’estate per non disturbare la missione della crisi.
Siamo passati del proclama al rinvio e ci dovrebbe bastare. Contenti così.

GIULIO CAVALLI

http://www.giuliocavalli.net/2013/07/03/proclama-al-rinvio/

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, economia, elezioni amministrative, lega, politica

IMU: proviamo un semplice ragionamento


Ragionare non è lo sport nazionale. Evidentemente.
Non siamo tedeschi, noi. Non siamo tedeschi da usare “konsequent” come motto (“consistent” in inglese, “coerente” in italiano. Ma di una coerenza “consequenziale). Noi siamo piuttosto gente da sentimenti, da emozioni. Specie nel portafoglio.

Ma proviamo comunque: un semplice ragionamento.
Parliamo di IMU.
Tema abusato e per questo, nella marea di chiacchiere, baggianate e slogan, abbastanza detestabile. Ma anche tema-chiave per comprendere alcuni elementi di politica e di economia politica, prospettiva per inquadrare l’intero discorso della struttura statale e delle sue riforme.

Abolire l’IMU“, si dice.
Lasciamo momentaneamente da parte i mille modi in cui l’IMU potrebbe essere riformata (dall’abolizione, alla proposta PD); lasciamo anche da parte le giustissime considerazioni di chi dice che l’IMU non è il tema giusto e piuttosto la riforma fiscale dovrebbe focalizzarsi sulle imposte sul lavoro.
Pensiamo per un attimo che abolire o modificare l’IMU sia davvero il tema centrale, davvero la soluzione.
Ma cos’è l’IMU? Se come diceva il buon Nanni Moretti “le parole sono importanti“,  se come diceva Confucio bisogna “fare ordine con i nomi delle cose“, allora dobbiamo intenderci sull’oggetto del discorso.
I.M.U. Imposta Municipale Propria, ovvero l’imposta che -in sostituzione della vecchia ICI (Imposta Comunale sugli Immobili)- dovrebbe costituire la primaria fonte di gettito dei comuni.
Gli enti locali per eccellenza.
Non solo locali, ma anche i più prossimi ai cittadini, quelle amministrazioni pubbliche che in base al principio di sussidiarietà dovrebbero fornire in primo luogo i servizi ai cittadini stessi.

Prendo a prestito le semplici ma efficaci parole del Sen. emerito Marco Stradiotto (PD) -usate anche in una puntata di Report– per esprimere un concetto essenziale: “pago, vedo, voto“.
Cito direttamente lo status facebook del Senatore Stradiotto: “L’autonomia finanziaria degli enti locali ed in particolare dei comuni è una cosa seria ed importante. Togliete pure l’IMU, togliete la TARES, fate pure quello che volete ma il tema resta aperto. Qualcuno dovrà rispondere a questa domanda: Chi pagherà i servizi comunali? Io credo che per equità e giustizia non debbano essere pagati dall’addizionale IRPEF (che per l’85% è pagata da pensionati e lavoratori dipendenti).
Delle due l’una: o si crede ad un decentramento fiscale ed amministrativo serio, ad un trasferimento di servizi agli enti locali più prossimi ai cittadini con autonomia di entrata e di spesa (quello che viene volgarmente ed erroneamente chiamato “federalismo” – sic) ; o si fa propaganda sull’IMU.
Che servizi possono fornire gli enti locali se non hanno soldi? Se non hanno autonomia d’entrata e di spesa?

La questione è assai semplice: quale “federalismo” (sic) senza fondi?
Con che soldi pagheremo i servizi locali se aboliamo proprio le imposte a riscossione locale?
Chi predica le due cose in contemporanea, risponda prima a questa domanda. Dopo discuteremo dei contenuti, semmai.
Vogliamo abolire le imposte a riscossione locale, le prime e più dirette nell’alimentare i bilanci (quindi i servizi) che i cittadini vedono e vivono ogni giorno, quelli di cui usufruiscono quotidianamente? Come pensiamo di finanziarli allora? Pensiamo ancora ai trasferimenti da Roma? Oppure domani di metteremo ad urlare slogan sul “75% di tasse” trattenute?imu-150x150

Il “pago, vedo, voto” di Stradiotto è un concetto semplicissimo, ma fondamentale:
– i comuni hanno il controllo migliore sugli immobili presenti nel loro territorio: il controllo più diretto ed immediato, quindi sono gli enti meglio posizionati per riscutere simili imposte; pago
– essendo una riscossione diretta, i cittadini hanno modo di capire immediatamente e quotidianamente per cosa vengono utilizzati i loro soldi; vedo
– grazie a questo controllo diretto, i cittadini possono anche valutare l’operato delle amministrazioni e dei politici, possono chiamarli a rispondere delle proprie scelte ed imporgli un’assunzione di responsabilità. voto
Il federalismo è esattamente questo. Responsabilità localizzate, controlli localizzati.
Se pensiamo invece ai trasferimenti da Roma abbiamo esattamente l’effetto inverso:  i soldi di tutti buttati in un unico calderone e ridistribuiti. Con allungamento dei tempi, ma soprattutto con allentamento dei controlli da parte dei cittadini stessi.
Ed un perverso effetto di “clientelismo” fra amministrazioni locali e centrali: io do i soldi a te, solo perché eei della mia parte politica.

Insomma, abolire l’IMU significa:
– abolire i controlli dei cittadini sulle entrate e spese pubbliche;
– abolire i controlli locali sull’abusivismo (edilizio …toh, una nuova casa: ora ci paghi);
– aumentare le lungaggini burocratiche tramite lunghi trasferimenti, ovvero: ridurre l’autonomia di spesa (quindi, ritardi nei pagamenti dei fornitori) e abolire i servizi locali (quelli che i cittadini più usano …hai pagato, ecco i tuoi autobus);
– favorire rapporti clientelari fra amministrazioni (utile strumento da campagna elettorale: votate noi, perché con loro i soldi non arriveranno);
– non avere la possibilità di ridurre le imposizioni fiscali su altri settori, quali il reddito da lavoro.

Secondo me, l’IMU dovrebbe essere iscritta in Costituzione: Imposta Municipale Propria, primaria e principale fonte di finanziamento dei comuni e, di conseguenza, primario e principale strumento di controllo delle amministrazioni locali sul proprio territorio e primario e principale strumento di controllo dei cittadini sulle attività delle proprie amministrazioni.
Questo sarebbe un vero passo verso il “federalismo”.

http://redpoz.wordpress.com/2013/05/17/imu-proviamo-un-semplice-ragionamento/

Pubblicato in: berlusconeide, MAFIA, magistratura

concorso esterno for dummies


Ieri sera mentre tornavo a casa in autobus sentivo un giovincello studente di giurisprudenza presso un celebre ateneo predicare sul perchè i giudici “si sono inventati il concorso esterno in associazione mafiosa“, sciovinando all’incauto ascoltatore massime di giustizia, di equit, di analogia legis ed esigenze di tutela…

Chi avesse già letto il mio blog, avrà già visto lì le mie argomentazioni contro la bislacca idea di un “reato di pura creazione giurisprudenziale”, come sostiene Berlusconi ed i suoi adepti.
Tuttavia, voglio qui riproporre quello stesso ragionamento, in base a quella massima dell’avvocato Denzel Washington nel film “Philadelphia“: “me la spieghi come se avessi cinque anni“.
Allora, per tutti coloro che si ostinano a credere che i giudici si siano “inventati” il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, lo spiego come se avessimo cinque anni.

Tanto per cominciare, una precisazione: i giudici con il “concorso esterno” non hanno creato un ‘reato’(ovvero, un illecito penale, una fattispecie sanzionata dalla legge), bensì una forma di partecipazione nel reato. Un concorso di persone.

Ma cosa intendiamo con questa “creazione” dei giudici? (che creazione, come vedremo, non è).
Pensiamolo in un esempio immaginario in un altro mondo: diciamo che il legislatore emani un codice penale nella quale si sanzioni come reato “ogni sport”.
“Ogni sport” sarebbe troppo generico e violerebbe il principio di tassatività, quindi il bravo legislatore decide di precisare un pò le fattispecie. Immaginiamo per semplicità che preveda solo fattispecie dolose (intenzionali).
Siccome il rugby gli piace e gli stanno simpatici i rugbysti, lo “depenalizza”. Però, ad esempio, detesta il calcio, la pallavolo, lo scii ed il pattinaggio. Più di tutti odia il calcio, per il quale prevede una pena da 5 a 15 anni.
La pallavolo tuttosommato gli sta meno antipatica e la sanziona solo da 2 a 5 anni.
Scii pattinaggio li sanziona da 3 a 7 anni.
Tutti capiamo che per fare dello scii, lo poso fare da solo. Ma per giocare a calcio o pallavolo ho bisogno di altri, ho bisogno del “concorso” di altre persone. I primi li diremo quindi a “concorso eventuale“, i secondi a “concorso necessario“: non potendo giocare a calcio da solo, se non ci sono altri che giocano con me, non commetto il reato.

Ora mettiamo che Tizio sia preso a scendere da una montagna con gli scii ai piedi… condannato a 4 anni.
Mettiamo però che il legislatore non voglia neanche che qualcuno possa aiutare gli altri a commettere simili reati, quindi prevede che chiunque contribuisca in qualche modo alla commissione di un reato, è punito con la stessa pena.
Quindi, se becchiamo Caio a passare la sciolina sugli scii di Tizio, anche Caio si beccherà 4 anni. Ecco un concorso eventuale in reato unipersonale: solo Tizio sciava e commetteva il fatto punito, ma Caio lo aiutava.
Ovviamente, se la nostra polizia becca i sei giocatori di una squadra di pallavolo, i giudici li dovranno condannare.
Ma se oltre ai giocatori la polizia trovasse anche Mevio che li allena, spiega loro le tattiche di gioco, distribuisce bevande…. oppure Sempronio che salito su una scaletta detti i tempi fra sei+ sei giocatori, decida i punti ed i falli anche Mevio e Sempronio dovranno essere condannati. Ovvero, avremo un concorso eventuale in un reato plurisoggetti (ovvero, concorso eventuale in concorso necessario).

In inglese lo diremo “aiding and abetting“: aiutare od incitare chi commette un crimine.

Ma il calcio, come la mafia, è leggermente diverso in questo nostro mondo immaginario.
Qui, per giocare a calcio, bisogna essere necessariamente (generalmente) parte di un’ “Associazione calcistica”, altrimenti gli altri affiliati, gli altri calciatori si incazzano…. Quindi, chiunque voglia giocare a calcio, si dovrà affiliare ad un’associazione: “Usura S.C.”, “Pizzo F.C.”, “Protezione U.S.” etc. etc. E che tutte queste associazioni abbiamo di fondo uno scopo, condiviso dai loro membri; nel nostro caso: vincere il campionato!
Capite bene, però, che fondamentalmente, il principio è lo stesso con o senza questa forma di associazione: più persone si mettono insieme, occasionalmente (nella pallavolo) od in pianta stabile e con uno scopo determinato (nel calcio), per commettere uno o più reati.
Per giocare a pallavolo, ci si può anche solo incontrare al parco. Per giocare a calcio bisogna essere aderenti ad un’associazione.
Per giocare.
Ma le associazioni non hanno nulla in contrario a che altri, non associati, non calciatori, contribuiscano alle proprie partite ed al proprio campionato: non giocano, ma possono dare una mano. Possono tagliare l’erba del campo, pulire gli spogliatoi, arbitrare ed allenare.
Così, anche nel caso del calcio, se la polizia becca due squadre che giocano ed un pirla che arbitra, arresterà tutti i giocatori e anche l’arbitro. Così l’arbitro, anche se non dovesse risultare iscritto a nessuna “Associazione calcistica”, dovrà essere condannato per aver contribuito alla partita, al gioco.

Vediamo, brevemente, come funzionano le cose nel nostro -vero- diritto penale.
Il furto, ad esempio, è un reato unipersonale a concorso eventuale: Tizio può rubarmi il portafoglio da solo.
La corruzione, a contrario, è un reato a concorso necessario: corrotto e corruttore. Tizio e Caio si mettono d’accordo che Caio, dietro pagamento di Tizio, trucchi un appalto. Senza sia Tizio che Caio (senza il loro contributi e, quindi, il loro accordo) non c’è corruzione.
Così l’associazione di tipo mafioso: Tizio, Caio, Sempronio e Mevio fondano una “cosca”. Un’associazione in pianta stabile per commettere certi reati.

Ma il nostro codice penale prevede altresì, all’art. 110, che più persone possano contribuire allo stesso reato. Concorrere.
Così, Tizio può rubarmi il portafoglio da solo. Ma Caio può fare il palo.
Tizio e Caio possono accordarsi per la corruzione di quest’ultimo, ma Sempronio può dare i soldi necessari a Tizio e Mevio può aiutare Caio a truccare l’appalto.
In tutti questi casi, anche coloro che svolgono un’azione collaterale e non essenziale per integrare il reato saranno puniti: possiamo toglierli di mezzo e l’azione resterebbe invariata, ma il loro apporto va comunque sanzionato.

Lo stesso non vale per l’associazione di tipo mafioso?
E perchè mai? Se Tizio, Caio, Sempronio e Mevio affiliati alla cosca “tal dei tali” vengono a riuscuotere il pizzo da me mese dopo mese ed un pirla qualsiasi prima per caso gli fa un fischio mentre passa la polizia; poi una seconda volta si ferma proprio ad aspettare e controllare; una terza gli fa un cenno; una quarta passeggia ed una quinta si becca 10 euro per non averli fatti arrestare…. bhè, anche lui avrà contribuito agli scopi dell’associazione mafiosa.

I giudici hanno “inventato” o “creato” qualcosa che non c’era, che non esisteva? Giudicate voi.
tribunalePer quel che mi riguarda, si tratta di una logica applicazione di principi e norme generali. Se si prevede, come fa il nostro art. 110 cp che ogni forma di aiuto in un reato sia punita, non si vede perchè escludere da questa il reato specifico di cui all’art. 416 bis del codice.
Diverso sarebbe se fossero “tipizzate”, specificate e dettagliatamente elencate le forme di concorso (“palo”, “basista” ect. etc) come avviene in alcuni ordinamenti.
Certo, essendo l’art. 416 bis un “reato associativo” non basterà il mero aiuto esterno all’associazione -che estenderebbe troppo l’area del concorso- ma dovrà essere ben focalizzato in aiuto concreto e stabile a raggiungerne gli scopi.

La prossima volta che qualcuno vi parla di “invezione dei giudici”, ricordatevi del calcio…

Pubblicato in: berlusconeide

A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.


Nel mio incubo ci sono Andreotti, Napolitano e Berlusconi.

Nel mio incubo Andreotti volava via verso altri Mondi portadosi con se’ tutti i misteri italiani ma lasciando in questo Mondo il suo  preziosissimo posto di senatore a vita. 

Nel mio incubo Berlusconi era tutto contento, non per la morte del Maestro ne’ tantomeno per la morte dei misteri italiani, era tutto contento per via di quella poltrona rimasta in questo Mondo, per lui era la poltrona portatrice dell’immunita’ a vita .

Nel mio incubo Napolitano era molto amico di Berlusconi ed assecondava ogni suo desiderio.

Gio’ Chianta

VISITA DEL POLO NELLE ZONE DEL TERREMOTO

Pubblicato in: banche, berlusconeide, cose da PDL, economia, lega, libertà, pd, politica

Al comando una oligarchia politico economica per far rispettare il fiscal compact.


Fonte: micromega | Autore: giorgio cremaschifiscalc

Quando un Presidente della Repubblica che dura sette anni viene rieletto per altri sette, siamo in un sistema più simile all’antica monarchia elettiva polacca che a quello delineato dalla nostra Costituzione.Quando questo stesso Presidente ha di fatto governato per quasi un anno e mezzo attraverso un Presidente del Consiglio da lui nominato senatore a vita, che ha ricevuto la fiducia delle Camere sotto la pressione incostituzionale dello spread; siamo in un sistema più simile alle repubbliche presidenziali che a quella parlamentare costituzionale.

Quando questo Presidente nomina una commissione di saggi che prepara un programma che probabilmente sarà adottato dal nuovo governo di emanazione presidenziale, al cui sostegno nessuna delle forze che lo hanno rieletto potrà ovviamente sottrarsi, questo somiglia ad una repubblica presidenziale senza neanche il voto del popolo.

Quando tutto questo avviene nel quadro di un accordo, frutto della disperazione ma non per questo meno sostanziale, tra i partiti che si sono alternati a governare in questi venti anni, usare la parola regime non è certo un errore. Inciucio è solo la sua definizione gergale.

Quando questo regime a sua volta è espressione di una sovranità totalmente limitata dal pareggio di bilancio costituzionale, dal fiscal compact, dalla Troika e da tutti i trattati liberisti europei, per cui gran parte delle decisioni economiche vanno in automatico, come ha affermato Draghi, tutto questo con una vera democrazia ha ben pochi rapporti. La forma della nostra democrazia è forse salva, ma la sostanza no.

E che la democrazia costituzionale sia oramai un simulacro lo dimostrerà ancora di più il futuro. Infatti quando il prossimo governo di emanazione presidenziale continuerà le politiche di austerità, l’opposizione ad esso sarà inevitabilmente e oggettivamente opposizione al Presidente della Repubblica.

D’altra parte questo è ciò che hanno voluto, non solo subìto, PD e PDL. Che al momento buono hanno deciso ancora una volta di stare assieme. Come hanno fatto quando hanno portato la pensione a settanta anni, cancellato l’articolo 18, imposto l’Imu.

PD e PDL sono oramai parte integrante della oligarchia politico economica del paese, oligarchia che al momento buono decide e basta.

Poche storie, sono usciti dalla Costituzione Repubblicana e bisogna prenderne atto. Le prossime lotte contro le politiche di austerità e contro il massacro sociale saranno anche contro il Presidente Giorgio Napolitano. Non facciano gli ipocriti, è questo ciò che hanno voluto e fatto.

http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2013/4/20/32908-al-comando-una-oligarchia-politico-economica-per-far/

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, CRONACA, opinioni, pd, politica

Non è un golpe, è una resa


napolitano21-112844_159x159di Marco Revelli –

Da oggi l’Italia non è più una democrazia parlamentare. Non c’è altro modo di leggere il voto di ieri se non come una resa. Una clamorosa, esplicita e trasversale abdicazione del parlamento. Per la seconda volta in poco più di un anno una composizione parlamentare maggioritaria si è messa attivamente in disparte. Ha dichiarato la propria impotenza, incompetenza e irrilevanza, offrendo il capo e il collo a un potere altro, chiamato a svolgere un ruolo di supplenza e, in prospettiva, di comando. E se la prima volta poteva apparire ancora “umana”, la seconda volta – con un nuovo parlamento, dopo un voto popolare dal significato inconfutabile nella sua domanda di discontinuità – è senz’altro diabolica, per lo meno nei suoi effetti. C’è, in quella triste processione di capi partito col cappello in mano, in fila al Quirinale per implorare un capo dello stato ormai scaduto di rimediare alla loro congiunta e collegiale incapacità di decisione, il segno di una malattia mortale della nostra democrazia. La conferma che la crisi di sistema è giunta a erodere lo stesso assetto costituzionale fino a renderlo irriconoscibile. Forse non è, in senso tecnico, un colpo di stato. Possiamo chiamarlo come vogliamo: un mutamento della costituzione materiale. Una cronicizzazione dello stato d’eccezione. Una sospensione della forma di governo… Certo è che questo presidenzialismo di fatto, affidato a un presidente fuori corso per un mandato tendenzialmente fulmineo, stravolge tutti gli equilibri di potere. Produce una lesione gravissima al principio di rappresentanza. Soprattutto fa scomparire la tradizionale forma di mediazione tra istituzioni e società che era incarnata dal parlamento, tanto più se questo venisse occupato e bloccato da una maggioranza ibrida e bipartisan, contro-natura e contrapposta al volere della stragrande maggioranza degli elettori. D’ora in poi – e in un momento socialmente drammatico – Governo e Piazza verranno a confrontarsi direttamente e frontalmente, senza diaframmi in mezzo, senza corpi intermedi per la banale ragione che il principale strumento di mediazione, il partito politico, si è estinto in diretta, travolto dalla propria incapacità di mediare non più, ormai, gli interessi e le domande di una società abbandonata da tempo ma le proprie stesse tensioni interne, le contraddizioni tra le sue disarticolate componenti. Di questo è morto il partito democratico: della sua incapacità a contenere la spinta centrifuga dei propri interiori furori, degli odii covati per anni, delle idiosincrasie personali (rispetto a cui, diciamolo sinceramente, un voto per Rodotà avrebbe costituito uno straordinario antidoto e il segno di una possibilità di cura). Né si può dire che il Pdl sia mai esistito come partito, incentrato com’è sulla esclusiva figura del suo leader e sulla difesa dai suoi guai giudiziari. Dopo questa ostentazione pubblica di dissennatezza e incapacità non basterà nessun accanimento terapeutico, nessun appuntamento tardivo o attesa di una figura salvifica per rimediare al rogo simbolico della residua capacità operativa del Pd e in generale del centro-sinistra. Così come non sarà sufficiente un’estemporanea cooptazione nei giochi di potere del Pdl con relativi cespugli per assicurargli una qualche capacità di «controllo sociale». Anzi, lo vedremo sempre più spesso soffiare sul fuoco. Il rischio che la crisi italiana, contenuta finora entro le sponde imprevedibilmente solide della dialettica elettorale, entri in una fase esplosiva è terribilmente alto. E non si riduce proclamando coprifuoco tardivi. Né maldestri tentativi di abbassare la pressione con betabloccanti predicatori, ma con un surplus di partecipazione. Favorendo, con tutti i mezzi legali disponibili, una collettiva presa di parola capace di surrogare in basso il vuoto di senso generatosi in alto.
 
il manifesto 21 aprile 2013
Pubblicato in: berlusconeide, opinioni

E’ morta la Repubblica, ma non chiamatelo golpe.


Adesso conosciamo non solo la data di nascita della Repubblica italiana ma anche quella di morte: 20 aprile 2013, è morta nel sonno dopo 67 anni di lunga agonia. E’ tornata la Monarchia, è tornato il Re e si chiama Re Giorgio Napolitano.

 Re Giorgio Napolitano ha cancellato 67 anni di storia repubblicana distruggendo la piu’ bella prassi che le nostre Istituzioni potessero vantare: Il Presidente della Repubblica dura 7 anni, poi va casa. Ma non chiamatelo Golpe.

Re Giorgio Napolitano ha ignorato la Costituzione italiana che non solo dice che il Capo dello Stato dura 7 anni ma anche che se ne deve eleggere uno nuovo: “Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il NUOVO Presidente della Repubblica. Per 67 anni tutti hanno seguito queste prassi, dopo 67 anni Napolitano ha deciso, insieme ai suoi fedeli adepti, che in assenza di una norma precisa sul divieto alla rielezione è possibile anche fregarsene di 67 anni di storia. Ma non chiamatelo golpe.

Re Giorgio Napolitano, fregandosene del risultato elettorale e delle prerogative del Capo dello Stato,  nominerà un Governo formato da persone che gli stanno simpatiche, tutta gente sempre prontissima a ubbidire e strisciare. Roba da Re insomma ma non chiamatelo golpe.

Non chiamatelo golpe, non perché non lo sia, non è un golpe militare ma un golpe che nasce e vive dentro le regole democratiche ed utilizza scientificamente, a proprio piacimento, regole e norme esistenti e non esistenti al fine di instaurare un nuovo Regime che sarà, evidentemente, dal volto democratico. Non chiamatelo golpe perchè  nei Regimi dal volto democratico non è possibile chiamare le cose con il loro nome.

Gio’ Chianta

b al quirinale

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, elezioni amministrative, lega, pd, politica

Elezioni 2013, odissea nello spazio


SILVIOOre nove di mattina, le prime elezioni d’inverno della storia italiana hanno restituito i risultati definitivi da pochissimo. Un bello schiaffo per chi diceva che sarebbe stato il ritorno della Sinistra, che Berlusconi era finito, che il populismo di Beppe Grillo avrebbe catturato “solo” i voti di protesta. E invece, tanto per far un riassunto breve breve, ci troviamo in una quasi parità tra i tre: benvenuto, tripolarismo, mai visto prima nel Governo italiano, benvenuti Vendola, Berlusconi, Maroni, Bersani, Renzi, Storace, Meloni, tutti insieme in Parlamento a fare un’unico grande mappazzone (per dirla alla Masterchef).
Succede che oggi l’Italia di fatto non ha una maggioranza che garantisca stabilità. Succede che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, non può sciogliere le camere, in modo da avere nuove elezioni, perché si trova alla fine del suo mandato.  Succede che senza un capo dello Stato non si possono fissare nuove elezioni, senza un governo stabile non si può eleggere il nuovo capo dello Stato. Succede che anche se andassimo a votare subito lo faremo con una legge elettorale, gentilmente nominata Porcellum dal suo stesso inventore, che ci riporterà nella stessa situazione di caos, dato che è fatta apposta.

I miei amici italiani che stanno all’estero non fanno che scriverci quanto sono felici di aver lasciato il paese, i miei amici italiani che sono rimasti qua invece sono molto arrabbiati. Tutti si chiedono, di volta in volta, dove la Sinistra ha sbagliato, se il risultato sarebbe stato lo stesso con Matteo Renzi e non con Bersani come leader, se le cose sarebbero andate diversamente senza Grillo e Ingroia a portar via voti alla sinistra.

Il mio dubbio di stamattina invece è un altro: dopo vent’anni di Berlusconismo (che per comodità riassumo in poche parole: quello delle battute infelici tipo l’abbronzatura di Obama o del nazismo al deputato tedesco, del cucù alla Merkel, della volgarità istituzionalizzata, delle condanne per corruzione, dei processi per prostituzione minorile, delle leggi ad personam, delle bugie dette col sorriso a reti unificate, degli imbroglietti, delle tangenti e delle amicizie mafiose, dei voti comprati e, in ultimo, della solenne cazzata della promessa sul rimborso IMU arrivata a casa nostra – perdonatemi se ho dimenticato qualcosa) dopo vent’anni di Berlusconismo, dicevo, ancora oggi, febbraio 2013, il trenta-per-cento degli elettori ancora gli da fiducia, lo vuole al governo.

Trenta-per-cento, ovvero quasi un italiano su quattro.

E’ un numero spaventoso, inquietante, tragico. Non voglio pensare che davvero uno su quattro creda ancora a Silvio Berlusconi (che la stampa internazionale, quella che ci guarda da lontano con tutta l’obiettività e la freddezza possibile, da tempo vede come un disastro di proporzioni mondiali). E allora passo la notte a chiedermi chi, e che cosa, possa aver portato a un risultato simile. Ecco le risposte che sommariamente mi sono data, senza alcuna valenza scientifica ma così, a sentimento.

La lettera sul rimborso IMU quacuno lo avrà pure convinto, immagino ultraottantenni colpiti da analfabetismo di ritorno, gli stessi che sono andati alle poste con la lettera in mano per avere l’assegno. Diciamo 1% degli elettori.

Quelli “della destra”, che hanno votato per le destre estreme coalizzate con Berlusca, tipo Lega, Storace: facciamo il 5% degli elettori?

Quelli dei vari partiti dei Pensionati, del Sud, il meraviglioso partito “Basta Tasse” (si merita solo un grande punto interrogativo, non un commento) degli AntiEquitalia. Saremo su un altro 2%, immagino.

E il restante 92%? Chi sono questi elettori della coalizione di Berlusconi? Persone che realmente credono in un programma politico che cambia di ora in ora a seconda di come tira il vento? Fedelissimi realmente affezionati al leader, ai suoi nobili ideali, alla gloriosa storia politica di Forza Italia?

E invece credo che tutta questa valanga di voti siano specchio dell’Italia: sfiduciata, ignorante, che crede nell’ora e subito, nella promessa di oggi, nella garanzia del poco istantaneo, nella furbata che premia chi è più scaltro. Gli elettori di Berlusconi sono acchiappati porta a porta grazie alle telefonate dei capetti da quartiere, quelli che ti promettono aiutini, che ti assicurano un posticino se darai loro una mano. Sono quelli conquistati con gli scambi, con le promesse da quattro soldi, attraverso una rete che ha tanti punti in comune con i sistemi mafiosi, tu mi voti e io ti assicuro che.

E’ l’unica spiegazione che mi viene in mente, davvero non voglio credere che milioni di Italiani oggi si fidano ancora, veramente, nel ghigno del nano di Arcore. O si?

http://francescamulas.wordpress.com/2013/02/26/elezioni-2013-odissea-nello-spazio/

FRANCESCAMULAS’S BLOG
Pubblicato in: berlusconeide

L’ignoranza genera mostri.


Questa lettera è stata inviata anche a persone che non hanno mai votato Berlusconi in vita loro ma anche a persone che non sono proprio piu’ in vita e questo è già parecchio indecente. Ma è l’aspetto meno grave, perchè questa lettera viola almeno un paio di articoli del Codice penale.

Ma, paradossalmente, il vero problema non è la lettera.

Il vero problema non è colui che invia la lettera abusando ancora una volta della credulità popolare per fini personali ma coloro che credendo al contenuto di quella lettera andranno a fare inutili file presso gli sportelli dell’Agenzia delle Entrate e alla fine, per non saper ne’ leggere ne’ scrivere, voteranno Berlusconi.

 Il vero problema di questo Paese non è  Berlusconi ma i suoi elettori perchè senza i loro voti starebbe nel posto il cui dovrebbe stare uno come lui: la galera.

 Per cause di forza maggiore Berlusconi prima o poi cesserà di esistere ma ci sarà sempre gente disposta a votare per uno come Berlusconi. Perchè l’ignoranza genera mostri.

Gio’ Chianta

lettera berlusconi

Pubblicato in: berlusconeide

I Fini ed i Casini di Bersani.


berlusconi-fini-casini_JPG_415368877Fini e Casini  hanno dato un apporto fondamentale alla diffusione del berlusconismo, appoggiando, per anni, ogni legge porcata varata dai vari governi Berlusconi. Poi, folgorati sulla via di Damasco, hanno abbandonato il cavaliere. Ma nessuno potrà ma cancellare anni ed anni di sostegno a Berlusconi.

Due così, dovrebbero essere considerati come appestati dal piu’ grande partito di Sinistra. E invece no, l’ormai sicura alleanza di governo Bersani-Monti include nel pacchetto promozionale anche i due ex discepoli del Cavaliere, pronti a diffondere la nuova religione.  Mentre per il PD, come abbiamo visto, gli appestati sono quelli di Rivoluzione Civile. Una sorta di Mondo alla rovescia. Fini-Casini-Bersani

A me non stupiscono tanto le discutibilissime alleanze del PD , a me fanno davvero paura coloro che voterebbero Partito Democratico anche se quest’ultimo annunciasse l’intenzione di volersi alleare con Hannibal Lecter.

Gio’ Chianta

Pubblicato in: berlusconeide, Il Malpaese, Il punto di vista di Gio'.

Bersaneide


l43-bersani-monti-berlusconi-111205185611_bigBersani, per sostenere il governo Monti, è stato alleato di Berlusconi. Questo ha permesso a Berlusconi di avere tutto il tempo necessario a disposizione per risorgere politicamente. Se fosse andato ad elezioni quando il PDL era ai minimi storici, l’Italia non sarebbe fallita, perchè i mercati avrebbero visto di buon occhio la sicura sconfitta di Berlusconi alle successive elezioni e oggi non rischieremmo di ritrovarci B nuovamente al governo.

Bersani sarà alleato di governo di Monti, nella prossima legislatura, per sconfiggere colui che ha aiutato a risorgere e così facendo dovrà accollarsi l’agenda Monti aiutando un personaggio che, altrimenti, non governerebbe mai piu’ visto lo scarso peso elettorale della sua lista e  considerati i danni che ha fatto in appena un anno di governo.

 Bersani ha aiutato e votato la fiducia al governo Monti, ha aiutato B a tornare in corsa e aiuterà Monti ad avere un ruolo di primissimo piano nel prossimo governo Bersani-Monti.

Bersani, dopo aver messo in scena questo colossale maxi inciucio, ripudiato la Sinistra radicale e messo in un angolo Vendola,  si permette pure di fare appelli al voto utile. Ma utile a chi ? Al salvataggio del BBM (Berlusconi, Bersani e Monti)

Gio’ Chianta 

Pubblicato in: berlusconeide, pd

Sulle “proposte shock” Bersani prenda esempio da Berlusconi.


Che Berlusconi dica bugia dalla mattina alla sera è notorio ed è evidente che le sue ultime proposte “shock” (restituzione Imu 2012 e “condono tombale”) siano una trovata per comprare voti sfruttando, come sempre, la credulità popolare e la grave forma di allergia alla Legge di molti suoi elettori.

Detto questo, Berlusconi ha un gran merito: proporre cose che piacciono al proprio potenziale elettorato. Sfortunatamente per noi italiani, il suo elettorato sembra uscito fuori dall’Inferno dantesco e questo “inferno” è stato e rischia di essere ancora maggioranza nel Paese.

Siccome, secondo me, l’elettorato di Sinistra sarebbe stato collocato da Dante almeno in Purgatorio, credo voglia cose ben diverse “dall’Inferno berlusconiano” e percio’ sarebbe compito del PD proporre cose che piacciono al proprio elettorato.

Il PD, invece, rischia di perdere anche questa volta non per colpa dei suoi avversari politici ma per la storica incapacità di proporre qualcosa che piaccia al Popolo di Sinistra. Si diano una svegliata. 

bersani

Pubblicato in: berlusconeide

Tutte le dichiarazioni di Berlusconi su Mussolini.


Partiamo dall’ultima.

2013: “Le leggi razziali” sono state “la peggiore colpa di Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene”.

Ma le deliranti dichiarazioni di Berlusconi su  Mussolini e fascismo non sono una novità, potremmo dire che ha detto tutto e il contrario di tutto ma su certi temi è rimasto fermo, immobile perfino inconcepibilmente coerente.

2003: “Mussolini non ha mai ucciso nessuno: gli oppositori li mandava in vacanza al confino.”

2005: “Il fascismo in Italia non è mai stato una dottrina criminale. Ci furono le leggi razziali, orribili, ma perché si voleva vincere la guerra con Hitler. Il fascismo in Italia ha quella macchia, ma null’altro di paragonabile con il nazismo e il comunismo. Era una dittatura, però nata e finita con se stessa.”

2011: “È ingovernabile questo Paese. Mussolini diceva che è inutile governare l’Italia, poi un giorno ha detto “È impossibile governare l’Italia” e io lo ripeto. Sto leggendo, tra l’altro, i diari di Mussolini e le lettere della Petacci e devo dire che mi ci ritrovo in molte situazioni.”

berlusconi mussolini

 

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, libertà, MAFIA, MAFIA E ANTIMAFIA, magistratura, MALAFFARE, politica

Cosentino, Cosentino, Cosentino


Berlusconi alle prese con CosentinoStamattina, mentre leggevo il pezzo di Marino sulle elezioni regionali tedesche, ho sentito, riga dopo riga, salire l’inquietudine.
Non che abbia un particolare trasporto per la Germania. Quel che rimane dei miei palpiti notturni è giàoverbooked. E’ che leggendolo mi è ritornato in mente un concetto a cui sono disabituato: la politica è si questione di individualità, rappresentanze, alleanze e personalità, ma è anche aggregazione intorno a progetti reali, condivisione di obiettivi a medio e lungo termine, strategia di sviluppo, politica economica, salvaguardia dell’ambiente, innovazione. E’ intorno a concetti come questi che un aggregato casuale di persone, ognuna presa dai casi suoi, si trasforma in nazione.
Ed è proprio sul concetto di nazione che il paragone tra Germania e Italia non regge. Può essere vero che i tedeschi stiano cercando di fare quattrini alle spalle dell’Europa debole, è sicuramente vero che la Germania è un paese che tutela in primo luogo i suoi interessi, può darsi che su certe produzioni siamo in competizione, ma non c’è paragone tra la “nazione Italia” e la “nazione Germania”. E’ un po’ come confrontare un aquilone e un elicottero. Volano entrambi, è vero, ma le somiglianze finiscono qui.

Così, mentre in quel paese ci si divide sullo sviluppo di qui a un secolo della politica energetica, a Roma, nelle stanze delle consorterie del potere, si brigherà fino alle 20.00 di stasera per redigere le liste di quelli che diventeranno senatore o deputato per via del “posto sicuro” che riusciranno a guadagnarsi con la blandizie o la minaccia.

Fra tutti voglio ricordare il signor Cosentino. Non che lui sia più speciale degli altri, in fondo certi casi sono diventati una regola più che l’eccezione, ma per la meccanica attraverso la quale si è esplicitata la sua presenza o meno nelle liste del PDL. Da prima estromesso come “impresentabile” dallo stesso Berlusconi, poi esortato a “fare un passo indietro”, infine nuovamente “in pista” come lo definisce il Corriere della Sera.
Sembra che il signor Cosentino, potentemente radicato elettoralmente su un territorio sotto il controllo assoluto e totale della criminalità organizzata, abbia ripetutamente minacciato di far cadere diverse giunte sulle quali, evidentemente, esercita un potere trasversale e non trasparente che poco ha a che fare con la politica, la rappresentanza o la democrazia e somiglia maggiormente al controllo territoriale esercitato dalla camorra.

Le giunte, il potere, gli appalti, il controllo del territorio. Se si va oltre il parolone, se si riesce a non farsi stordire dalla retorica, si capisce immediatamente che è questo a fare il potere, il governo, l’equilibrio. Ma questo, come dicevo prima, non è nazione, è banditismo.
Forse, se tra 50 anni ci sarà ancora una Germania e non un’Italia, non si sarà consumata un’ingiustizia, ma una semplice ed asettica selezione naturale.

Cosentino, Cosentino, Cosentino

Pubblicato in: ambiente, berlusconeide, cose da PDL, Il Malpaese

IO NON VI VOTO


l43-bersani-monti-berlusconi-111205185611_bigCari leader politici, siete amici del carbone e del petrolio? Io non vi voto!

La nostra sfida alla politica fossile è partita.

Se il tuo voto non è disponibile a chi vuole fare dell’Italia un nuovo Texas petrolifero, firma la petizione.

La politica italiana e la sfida di Greenpeace: Io non vi voto! Contro le energie sporche come il carbone, pro energia rinnovabile, l’organizzazione ambientale denuncia Berlusconi, Monti e Bersani nella sua nuova campagna per la difesa terra

Greenpeace e la nuova campagna per la difesa dell’ambiente dal nome di: Io non vi voto.  Campagna che attacca direttamente la politica italiana e, in particolar modo, quelli che sono i principali partiti italiani ed i loro leader: Mario Monti, Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi. Da anni l’associazione non governativa ed ambientalista, fondata da Vancouver nel 1971, si occupa dei problemi ambientali e più volte si è opposta alla polita italiana: uno dei casi più accesi fu quello contro la campagna dell’energia nucleare nel 2011.
Riparte così l’ennesima battaglia di Greenpeace per la difesa dell’ambiente. Nella home page del sito italiano appaiono una serie d’informazioni in merito alla cattiva gestione che i tre leader principali, dell’attuale campagna elettorale italiana, porterebbero a termine in caso di vittoria secondo Greenpeace Italia:
“Monti vuole svendere l’Italia alle multinazionali del petrolio, piazzando trivelle a terra e in mare alla ricerca di poche gocce di oro nero.
Bersani è pienamente d’accordo. Il suo partito, inoltre, si è dimostrato in più occasioni favorevole all’espansione del carbone – la fonte fossile più sporca e dannosa – nella produzione elettrica.
Con Berlusconi poi, che ha provato in tutti i modi a riportare il nucleare in Italia, le lobby delle energie sporche hanno sempre fatto affari d’oro”. 
I sostenitori dell’organizzazione possono partecipare alla battaglia Io non vi voto, inserendo nome, cognome e indirizzo mail sul sito dove un messaggio standard di protesta giungerà alle mail di diversi parlamentari italiani.
Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, cultura, opinioni, politica

MANUALE DI DEBERLUSCONIZZAZIONE


Silvio-Berlusconidi Oliviero Beha – 15 gennaio 2013

Per mettere la scritta “Paese deberlusconizzato” ai confini dell’Italia bisogna cambiare marcia e sistema: in questi vent’anni anche gli avversari politici sono stati complementari a Berlusconi. I media? Vendono e basta. Sono corresponsabili di questo pasticcio

Grazie alle innumerevoli comparsate televisive, Berlusconi è tornato a guadagnare consensi e sembra, secondo i sondaggi, aver ottenuto un significativo balzo in avanti nelle intenzioni di voto degli Italiani. Ma com’è possibile? Un uomo, un politico, che ha segnato per 20 anni la storia e la società italiane, la cui impresa personale sembrava inesorabilente avviata al declino, è invece tornato popolare e pronto a battersi, potendo contare su un qualche successo, nell’agone elettorale.
L’Italia dunque non riesce a fare a meno di Berlusconi? E come fare, dove trovare gli strumenti per deberlusconizzarla? Lo abbiamo chiesto a Oliviero Beha, che sul fenomeno della “berlusconizzazione” del Paese ha argomentato largamente nel libro “Il culo e lo Stivale”, di recente pubblicato da Chiarelettere.

Berlusconi fa il giro delle trasmissioni televisive e in pochi giorni guadagna punti percentuali importanti nei sondaggi, attestandosi addirittura primo in Lombardia con la Lega. Qual è la responsabilità dei cittadini in tutto questo? Sembra impossibile fare un esercizio di memoria collettiva?

“Certamente il rischio che Berlusconi, che sta guadagnando consensi, torni a galla, com’è già di fatto accaduto, c’è ed è concreto. Questo dipende da un Paese senza memoria, un Paese berlusconizzato, e da un sistema paludoso, la cosiddetta palude dove il caimano ha ricominciato a sguazzare, anche se stancamente, anche se dicendo continuamente un serie di corbellerie, di menzogne, perché sembra che tutto il teatrino non possa fare a meno di Berlusconi, sebbene non dichiaratamente. Mi allaccio all’ultima sceneggiata televisiva e alle tante sceneggiate televisive di Berlusconi: dai loro comportamenti, sembra che i politici non riescano a fare politica senza l’impresario principe dello spettacolo italiano, e quindi fanno oggettivamente il suo gioco.
Dire a Berlusconi: ‘Guarda hai fatto questo, questo e quest’altro’ e poi farsi ridere in faccia in televisione, significa che per la memoria incongrua e praticamente inesistente del pubblico italiano, (non sto parlando dell’opinione pubblica, perché il Paese è fatto di pubblico, purtroppo, non abbastanza, di opinione pubblica) la risata, lo sghignazzo di Berlusconi arriva più forte e chiaro delle eventuali domande sulle sue nefandezze.
In questa condizione si fa il gioco di Berlusconi.”

Lei ha proposto che il suo libro, “Il culo e lo Stivale” (Chiarelettere, 2012), possa rappresentare una sorta di manule di deberlusconizzazione…

Il culo e lo Stivale è un libro di qualche mese fa, scritto in un periodo in cui sembrava che Berlusconi fosse scomparso dai radar della politica italiana. Io comunque all’epoca, quando ho scritto il libro e adesso che ne parliamo, non mi sono mai riferito unicamente al Berlusconi della politica, ma mi riferivo alla berlusconizzazione di un paese, un paese che ha perso valori, che non riconosce più gerarchie di importanza, è un discorso apparentemente generico, ma chiunque può fare i conti con se stesso e stabilire se mi sbaglio o meno. Dunque, in questa berlusconizzazione, fenomeno che descrivo lungamente nel libro, ci sono tutti i crismi di un paese alla rovina.
Allora come fare per deberlusconizzare l’Italia? Come si denuclearizzano i Comuni, su molti dei quali campeggia la scritta Comune denuclearizzato, ecco, per mettere la scritta Paese deberlusconizzato ai confini dell’Italia bisogna cambiare assolutamente marcia e sistema, ma bisogna volerlo fare, perché in questi venti anni gli avversari di Berlusconi sono stati complementari a Berlusconi! Certo, da un’altra parte, da sinistra, perché è sempre sembrato molto più nobile essere dalla parte degli avversari di Berlusconi piuttosto che dalla sua parte, ma insieme, complementarmente, hanno combinato questo pasticcio.
Io da tanti anni ormai me la prendo con la sinistra onomatopeica, che in Italia è la sinistra a cui fa piacere sentirsi chiamare e autodefinirsi sinistra. È il suono onomatopeico, sinistra suona meglio che destra, ecco, in un Paese così Berlusconi fa quello che gli pare.”

C’è anche una responsabilità dei media, con la loro attenzione, diciamo così, assidua (e talora accondiscendente) nella resurrezione di Berlusconi?

“Si, e glielo dimostro con una battuta, anche se naturalmente il discorso potrebbe essere molto più lungo e approfondito. I media dovrebbero lavorare di partenza su un altro binario, quello del servizio, per cui uno dà informazioni e dunque realizza un prodotto, una merce, che poi tenta di vendere, perché diversamente questo prodotto (l’informazione) non circolerebbe. Qual è la differenza tra media informativi e una salumeria? Che la salumeria non dà un servizio, dà solo una merce, mentre invece un giornale dovrebbe essere un servizio che però è anche merce.
Partendo da questo presupposto, se noi prendiamo per buono il discorso su servizio e merce e ci accorgiamo che i media ormai da tempo non offrono più un servizio, ma vendono quasi esclusivamente merce, ecco che troviamo i media sullo stesso terreno di Berlusconi, che è un venditore nato. Quindi, i media venditori di una merce, si sposano perfettamente a Berlusconi venditore di un’altra merce, e le merci coincidono sullo stesso piano. Ecco perché i media hanno una grande responsabilità.”

fonte:  http://www.cadoinpiedi.it/2013/01/15/manuale_di_deberlusconizzazione.html#anchor

Pubblicato in: berlusconeide

Mai parlare di Berlusconi con Berlusconi


Si potrebbero dire tante cose sulla partecipazione di Berlusconi a Servizio Pubblico, dal momento che ne sono state dette già tante, io ne dico una sola che spero valga come regola generale.

 Bisogna parlare il meno possibile di Berlusconi ma soprattutto mai parlare di Berlusconi con Berlusconi perché Silvio è il migliore teleimbonitore che il nostro Paese abbia mai avuto e per citare la prima legge di Hammond Mai discutere con un idiota: ti trascina al suo livello e poi ti batte con l’esperienza.

Basterebbe così poco per non resuscitare i morti viventi…

Gio’ Chianta

Berlusconi-Santoro-Servizio-Pubblico-586x390

Pubblicato in: berlusconeide

AGENDA BERLUSCONI: la balla su Ruby, la rubrica della Conceicao in rete e la TeleCafonina


di Igor Riccelli

«Mai detto che Ruby fosse la nipote di Mubarak». E poi si smentisce da solo.

Queste le ultime affermazioni di Berlusconi durante l’intervista a Sky Tg24. Ma non c’era stato anche un voto in Parlamento (clicca QUI), di cui Pecorella, ex avvocato del Cavaliere, ha detto: «Con quel voto su Ruby si è toccato veramente il fondo»? (clicca QUI).

Ad aggiungere pepe e sapore alla vicenda, la notizia che da qualche ora sia finita in rete l’agenda telefonica di Michelle Conceicao, escort brasiliana protagonista dello scandalo Ruby.

Per vedere l’agenda telefonica della Conceicao in esclusiva, vai su SoloSapere (clicca QUI).

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, CRONACA, cultura, diritti, economia, LAVORO, libertà, opinioni, pd, politica

L’Italia piange e la politica ride


lavoratori-di-massa-effetti-della-riforma-del-L-EWcK5WI posti di lavoro si bruciano ogni giorno, i giovani non riescono ad entrare nel mondo del lavoro, i meno giovani escono quotidianamente dal mondo del lavoro, senza sapere quando e se rientreranno. Una crisi senza precedenti che ha fortificato solo i grandi speculatori, gli sfruttatori di manodopera e di risorse e il sistema bancario. L’uomo si spoglia della dignità, la abbandona ogni giorno per continuare a sopravvivere. Di sopravvivenza si tratta quando si vive con meno di 1000 euro al mese nella migliore delle ipotesi. Come se nulla fosse tutto passa nel silenzio generale, se non qualche tira e molla nei talk-show, e che altro possiamo aspettarci da un sistema televisivo basato su parlare facendo spettacolo? I programmi di informazione sono sempre più messi alle strette, la gente ogni giorno più distratta e i giovani assenti e disinteressati. Tutto sembra normale, anche la rassegnazione di ognuno, oramai, appare una banale e lineare abitudine alla quale non è possibile opporsi. In questo silenzio di informazione non manca lo spazio agli scandali della politica che fomentano populismo e disaffezione dalla politica e dalla gestione degli interessi del pubblico e ivi del bene comune d una società.

La corsa sconsiderata dei partiti allapremiership e ai personalismi nel nome del cambiamento e delle imminenti elezioni politiche nazionali scoraggiano la speranza del  cambiamento. Le poliedriche dichiarazioni di Berlusconi e la vasta sfumatura di bugie dichiara una forte volontà di confondere le idee agli italiani e una spiccata probabilità di sentirsi oggi purificato dopo l’era Monti.L’elettore medio non dimentichi che Berlusconi è colui del ventennio di degrado sociale in cui siamo e colui che si è arricchito all’inverosimile non certo alla luce del giorno. Monti è una conseguenza fortemente voluta da PD e PDL e dalle forze politiche fallimentari di questo ventennio che avevano necessità di purificarsi e di far rispettare le direttive dell’Unione Europea, sotto scacco dalla BCE; a sua volta sotto scacco dai grossi gruppi bancari. E infine oggi Monti lascia il governo con la mancanza della maggioranza perchè i sostenitori inziali PD e PDL hanno riconosciuto, forse tardi, il fallimento di questo governo. Qualcosa non torna, perchè se è fallito, se tutti sono purificati perchè oggi vogliono in campo Monti? Per riunire e ricompattare cosa?
Mentre il Pd fa la guerra delle primarie con SEL, prima per la premiership e dopo per i deputati, e il PDL si continua a spaccare e nascono movimenti e partiti più piccoli come i funghi, l’unico a cavalcare l’onda del malcontento è il M5S del dittatore Grillo e cresce l‘astensionismo, forse il primo partito.

Il popolo italiano soffre e la politica ride: sig sob.

Concetto Barone

http://leggo.oltreblog.net/blog/litalia-piange-e-la-politica-ride/

Pubblicato in: berlusconeide

E. Letta: “Meglio il PDL che Grillo”. B: “Meglio il PD che il centrino”.


Enrico Letta: “Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo“.

Silvio Berlusconi: “Meglio votare il Pd che il “centrino'”.

pd+lpdl_pdl-lpd-WWW_PADERNO7ONAIR_IT_

Credo che queste due dichiarazioni sintetizzino al meglio diciotto anni di  mancate norme sul conflitto di interesse. Anche se, a mio avviso, resta insuperabile “l’ammissione di colpevolezza” di Violante alla Camera.

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, elezioni amministrative, lega, pd, politica

Cinepanettone elettorale


panettone_smallDi   Eduardo Quercia ( Mente Critica)

Votare o non votare, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli.

triboli.

1)    Berlusconi Silvio, imprenditore illuminato di numerose aziende e della politica italiana degli ultimi 18 anni. Lombrosianamente smodato, ma capo indiscusso di tutti i moderati nostrani.

Alla fine ha deciso di non resistere ulteriormente alle pressioni del suo popolo e si è rassegnato ad accettare l’autocandidatura a premier. E’ sicuro, quindi, forse. L’uomo ha infinite risorse (non solo in banca) e sa bene che “risorsa e risorgere” sono sostantivo e verbo della stessa radice. I sondaggi segnalano l’arresto dell’emorragia elettorale del PdL, anzi una prima timida inversione di tendenza, di sapore ed eco manzoniano “un volgo disperso repente si desta; intende l’orecchio, solleva la testa, percosso da novo crescente romor”. Il tacchino è sceso dal tetto, ma non ha nessuna intenzione di andarsi ad infilare volontariamente nella pentola natalizia. Per quanto la crisi abbia corroso lo scialo anche dei ceti sociali di riferimento, non è pensabile che un partito che esercita ancora un potere diffuso e capillare attraverso decine di migliaia di sindaci, assessori e consiglieri comunali non rinvenga nelle urne un cavallo di ritorno di più che discreta consistenza.

2)    Bersani Pier Luigi, di professione amministratore, lenzuolaio per vocazione, già vincitore (in pectore) delle prossime elezioni. Sempre meno gioioso.

Con tutto il rispetto, ma, fino a qualche giorno addietro, richiamava alla mente una pubblicità televisiva nella quale Robinson Crusoe sull’isola deserta indovinava, dopo breve riflessione, che a coprirgli da tergo gli occhi con le mani (classico gioco infantile) era stato Venerdì. La pubblicità terminava con una voce fuori campo che chiosava con timbro sornione: “Ti piace vincere facile, eh?” Ostenta ancora sobrietà e pacatezza (quest’anno si portano molto) ma incomincia a temere che, sparito il tacchino, gli toccherà ludere con il passero che gli è rimasto in mano (le puellae, si sa, sono specialità di un’altra casa). Col rischio, poi, che qualcuno incominci a chiedersi perché, dopo aver appoggiato tenacemente ogni misura di Monti per tutto il tempo, adesso abbia deciso improvvisamente che il professore non va più bene; e, soprattutto, quali punti caratterizzino in concreto la vaga agenda Bersani rispetto a quella molto più chiara e puntuale di Monti.

3)    Monti Mario, bocconiano superpartes. Cincinnato dei giorni nostri, a dispetto del cirro nient’affattonegletto. Parafrasando Tito Livio: “Ultima speranza per l’autorevolezza del popolo italiano”.

Tutti lo vogliono, tutti lo cercano. La triste constatazione che fino all’anno scorso il popolo italiano, comunque gravemente malato, sia sopravvissuto senza ricorrere alle sue straordinarie capacità taumaturgiche (peggio, non curandosene affatto) lascia francamente sgomenti. Adesso che l’abbiamo scoperto non ce lo lasciamo certo scappare di mano. A dirla tutta, sembrerebbe che il Nostro non abbia ancora deciso cosa farà da grande, ma forse, più semplicemente, ha deciso di non decidere, perché non teme i Danai, che considera anche più generosi dei re Magi: altro che incenso, mirra e oro, a lui offriranno presidenza del Consiglio, della Repubblica o dell’Europa. Alla scelta: un tuffo dove l’acqua è più blu, niente di più.

4)    Grillo ragionier Giuseppe in Casaleggio, già eccellente comico, definitivamente concupito dalla involontaria vena tragica del suo sodale. Di straordinario successo la rielaborazione in chiave politica del “Va’ pensiero” di Verdi.

La sua irruzione sulla scena politica ha acquisito rapidamente i caratteri della valanga. Se si pensa ai Casini o ai Di Pietro che dopo venti anni non sono mai riusciti ad andare oltre il 6% (malgrado non si fossero fatti scrupolo di raccattare personaggi maleodoranti pur di accroccare un po’ di voti vitali per la loro stessa sopravvivenza) c’è da rimanere sbigottiti. I sondaggi più recenti assegnano alla sua formazione politica un consenso strabiliante intorno al 16%, probabilmente destinato a scemare in parte al momento del voto, ma che segnalerà comunque un’incredibile affermazione. Onore al merito, anche se non si sfugge alla sensazione che la capacità di intrecciare continuamente intuizioni brillanti con i vuoti strutturali della sua visione politica possa reggere meglio agli attacchi dei suoi avversari, piuttosto che a quelli inesorabili del tempo e della prassi. Bisognerà che Grillo trovi il modo per liberare il suo movimento dal “famolo strano” ad ogni costo: prima o poi la gente si stancherà di occupare una macchina dotata di cinque marce, ma con un cambio innestato sempre su quella folle.

5)    I signori Eccetera. Parterre (area del giardino all’italiana ornata da piante, aiuole, erbe ed arbusti, con scopi principalmente ornamentali) straordinariamente affollato. Non spingere, grazie.

Grande (?) aiuola centrale: Casini, Fini, Riccardi, Passera, Montezemolo, Olivero, Dellai, Bonanni, (cartello pubblicitario: transfughi benaccetti); piccola aiuola centrale:  Giannino e Zingales; piccolissima aiuola centrale: Tremonti; aiuola di sinistra: Di Pietro (ebbene sì, è vivo, e lotta insieme a noi), Diliberto (proprio quello che voleva accaparrare all’Italia la sacra momie di Stalin), i sindaci delle due Sicilie De Magistris ed Orlando (la rete si colora d’arancione), Ingroia (breve la vita felice in Guatemala, direbbe Hemingway), Ferrero; aiuole di destra: Storace (arbusto sempreverde con annesso cespuglio Buontempo); La Russa (finalmente generale, dopo una vita da colonnello), Meloni, Crosetto; aiuola lato nord: Maroni; aiuole mobili (semoventi): Miccichè e Lombardo. Sintesi palesemente raffazzonata e provvisoria: ci scusiamo con altri arbusti ornamentali, colpevolmente dimenticati in questa incompleta rassegna.

Ovviamente gli onorevoli Eccetera sopra citati non costituiscono altro che la superficie di sommovimenti angosciosi e tumultuosi che si agitano nel sottobosco politico. La legge elettorale in vigore ha prodotto dolorose conseguenze anche per molti peones, soprattutto del centro-destra, il cui impegno consisteva essenzialmente nel manifestare obbedienza e fedeltà al capo, mentre diventava del tutto inutile coltivare un proprio elettorato di riferimento. Questo scollegamento con una qualche base elettorale fa perdere loro ogni capacità contrattuale con i partiti, nel mentre è probabile che aumenti parallelamente quella degli amministratori locali in grado di apportare un po’ di linfa vitale.

Anche per questo i pescetti piccoli, ma anche molti medio-grandi, hanno preso a nuotare vorticosamente, come impazziti, in un acqua che non è più la loro, offrendo uno spettacolo squallido e pietoso al tempo stesso. Sarà perché siamo in periodo natalizio, ma a guardarli tutt’insieme in questa boccia di vetro diventata improvvisamente troppo piccola per lasciarli sopravvivere, si ha l’impressione di assistere più che ad una competizione elettorale, all’ennesimo, stucchevole  cinepanettone. Con Monti nei panni di De Laurentis, Berlusconi in quelli di De Sica, Bondi in quelli di Bondi e così via. (Ovviamente, quest’ultima è solo un’idea: ciascuno è libero di associare come preferisce politici ed attori).

 

Cinepanettone elettorale

Pubblicato in: berlusconeide, satira

“Domenica Live”, tutta la verità sull’intervista a Berlusconi.


Ma quale spudorata propaganda elettorale sulla propria televisione in violazione di tutte le norme esistenti sulla par condicio e di quelle non esistenti (Grazie, PD !) sul conflitto di interessi… 

la verità è che gli autori di “Domenica Live” sono davvero geniali, preparando la puntata si sono detti:

“Zio Michele le spara troppo grosse, dopo la sua intervista dobbiamo intervistare un ballista piu’ ballista di lui per fargli fare bella figura e  garantirgli un po’ di credibilità  davanti all’opinione pubblica, altrimenti la prossima volta possiamo scordarci il record di ascolti”

Ed ecco che arrivo’ il colpo di genio:

“Presidente Berlusconi, ha impegni per domenica pomeriggio ?”.

Gio’ Chianta

barbara-d-urso-e-le-sue-famosissime-espressioni-image-4404-article-ajust_614

Pubblicato in: berlusconeide

QUELLI CHE VOTEREBBERO BERLUSCONI PURE DA MORTO


Credo di aver scritto, sui miei blog, su Facebook e in ogni dove, migliaia di pagine sui perché del berlusconismo e dell’antiberlusconismo, analizzando l’elettorato pro Berlusconi e contro Berlusconi e sono arrivato alla conclusione che in Italia, ci sono milioni di persone che voterebbero per Berlusconi anche se fosse condannato per strage mafiosa, anche se fosse colto in flagrante a stuprare una pecora, anche se annunciasse l’intenzione di volersi sposare con una quindicenne ( e facesse una legge sul “matrimonio ad personam”), anche se fosse morto.

Perché, dalle mie osservazioni, mi è sembrato chiaro che la differenza sostanziale tra l’elettorato pro B. e contro B. è drammatica quanto banale: i berlusconiani perdonano tutto a Berlusconi, gli antiberlusconiani non perdonano nulla ne’ a Berlusconi ne’ ai politici che si oppongono (o fingono di opporsi) a Berlusconi. Il risultato ? Mentre Berlusconi potrà sempre contare sul voto di quei milioni di elettori che lo voterebbero pure da morto, le varie opposizioni che si sono schierate contro il Cavaliere, per loro demerito, non sono riuscite a trovare un elettorato così coeso. La mancanza a Sinistra di un elettorato coeso ma in stile berlusconiano  è soprattutto una fortuna, nel senso che è meglio che in una cabina elettorale vada a votare una testa pensante che una testa vuota, è meglio che un elettore dia il proprio voto ad un partito diverso se non è soddisfatto delle politiche portate avanti dal partito che aveva votato precedentemente piuttosto che un elettore che vota ciecamente sempre e solo un partito a prescindere dalle politiche reali e sostanziali (credendo solo alle promesse-balle) attuate dal partito.

berlusconi-pagliaccio-238x238

Questo fatto però, inevitabilmente, crea un problema gravissimo, grazie al voto cieco, ottuso e senza senso critico dei suoi fedeli adepti, il Cavaliere potrà potenzialmete  vincere o perdere vincendo (cioe’ avendo un ruolo decivo in Parlamento) le elezioni mentre la Sinistra, votata generalmente da gente pensante, non potrà mai contare su voti certi ma dovrà guadagnarserli sul campo. Il problema è proprio legato all’incapacità, delle varie opposizioni che si sono schierate contro Berlusconi in questi anni, di acquisire voti, anzì, ironicamente potremmo dire  che l’opposizione riesce a fare opposizione solo a se stessa.

ciacimino-scrive-berlusconi-2

La soluzione ? Far cambiare idea ai fadeli adepti del berlusconismo? Impossibile, pensate che ancora oggi sia tra gli anziani che tra i giovanissimi ci sono migliaia di mussoliniani, se non siamo riusciti a far cambiare idea ai mussoliniani sul conto di un dittatore vero come Mussolini figuriamoci se riusciremo mai a far cambiare idea ai fedeli adepti del berlusconismo sul conto di un dittatore mediatico come Berlusconi. Una soluzione non esiste, come non esistono mai le bacchette magiche per risolvere i problemi. Invece, è difficile ma non impossibile, far cambiare idea alle  persone di Destra che hanno una testa pensante e si può far cambiare idea a quei milioni di cittadini che non vanno a votare. L’unico modo per combattere il berlusconismo è spiegare alla gente i meccanismi diabolici su cui si basa il berlusconismo stesso. Qualche giorno fa ho deciso di mettere in rete un articolo nel quale cerco di spiegare la propaganda berlusconiana attraverso gli 11 principi della propaganda nazista di Goebbels, con la speranza che anche solo una persona possa ricredersi sul conto di Berlusconi leggendo l’articolo. Per questo motivo, credo fermamente che anche creare una fan page su Facebook (apparentemente una cosa non utilissima) possa essere utile, se anche un solo cittadino possa ricredersi. Quindi, la rivoluzione, di cui tanto parliamo, deve essere una rivoluzione culturale che ha come obiettivo primario la diffusione della nostra conoscenza, perché, sarà scontato e banale dirlo ma è proprio vero che la conoscenza rende liberi. Diffondi la conoscenza !

Gio’ Chianta

Blogger, fondatore di RESISTENZA ANTIBERLUSCONIANA (http://www.facebook.com/pages/RESISTENZA-ANTIBERLUSCONIANA/372710670386)

berlusconi-gheddafi-324-300x212

 

Pubblicato in: berlusconeide

Adesso Berlusconi esce dal bunker.


Probabilmente sarebbe tornato comunque ma non come candidato Premier, anche se avesse vinto Renzi, ma la netta affermazione del Segretario del PD alle primarie del centrosinistra rappresenta una manna dal cielo per B.

Se avesse vinto Renzi la sua affermazione sarebbe stata vista, anche da Destra, come la vittoria del nuovo che avanza, delle primarie intese come l’opportunità di farsi spazio e rottamare la vecchia classe politica  e poi B non si sarebbe mai confrontato con un Berlusconi di Sinistra: piu’ giovane e soprattutto piu’ appetibile al grande Centro dei moderati. Percio’, se avesse vinto Renzi, B sarebbe stato costretto a fare le primarie del centrodestra con tutte le conseguenze del caso.

La vittoria di Bersani su Renzi, ovvero la vittoria del vecchio sul nuovo, rappresenta anche la vittoria del vecchio modello berlusconiano sul nuovo che avanza nel centrodestra italiano. Per B, il leader del PD è lo sparring partner ideale, perché gli permette di mettere sul ring tutto il suo repertorio. Bersani ha appoggiato il governo Monti, come B e sicuramente anche con piu’ convinzione, votando a favore di tutti i provvedimenti ammazza-cittadino  presentati dal governo tecnico, percio’ B potrà dire al suo elettorato: loro sono come noi, forse anche peggio perché di Sinistra. E poi assisteremo al ritorno della propaganda berlusconiana con i soliti punti: il pericolo rosso al governo, le toghe rosse, quelli che vogliono mettere le mani in tasca agli italiani e via dicendo.

Con questo non voglio dire che se avesse vinto Renzi sarebbe stato meglio per il centrosinistra, anche perchè il centrosinistra ha chiaramente espresso la propria opinione, ma certamente, sarebbe stato peggio per B e per sue ambizioni di premierato. Adesso bisogna sperare che la propaganda berlusconiana trovi nell’elettorato italiano meno terreno fertile rispetto al passato. I sondaggi ci dicono che sarà cosi’ ma mai sottovalutare un Caimano.

Gio’ Chianta

gli_sgommati_confronto_tv_bersani_berlusconi

 

Pubblicato in: banche, berlusconeide, cose da PDL, cultura, economia, INGIUSTIZIE, LAVORO, lega, libertà, magistratura, MALAFFARE, opinioni, politica, società

Come un gelato al lampone


di 

All’inizio della stagione estiva, i venditori di cocco camminavano spediti sulla spiaggia e urlavano: “Cocco! Cocco fresco”, poi a metà della stagione gridavano ancora, con minore convinzione. Qualche tempo dopo, semplicemente lo dicevano: Cocco fresco”. L’altro giorno uno di questi uomini con il frigo sulle spalle e la camicia sudata fino ai pantaloni, mi ha guardato, e ha mosso appena un po’ le labbra: “Cocco.”
Il ragazzo del Senegal che per primo mi disse: “Torno in Senegal a Settembre, che almeno là c’è lavoro”, non lo vedo più dalla fine di Luglio. Mi piace pensare che sia tornato prima al paese suo, e che ogni tanto pensi a noi, poveretti, a come siamo ridotti.

Eppure, a sentir le favole del telegiornale, questo per noi dovrebbe essere il momento della ripresa; hanno detto che mai la storia d’Italia aveva visto un consiglio dei ministri, ad Agosto, protrarsi così a lungo: ben otto ore. Era una cosa importante, e si parlava di noi e della nostra crescita. Per esempio finanziare le grandi opere, defiscalizzarle, il Ponte sullo stretto o la Salerno Reggio Calabria. Cose nuove e mai sentite, cose che davvero lasciano sperare. La mafia. Poi però non se ne è fatto più nulla per fortuna. In otto ore i ministri hanno deciso che per crescere bisogna privatizzare: le poste e la cultura. Bisogna fare un concorso per la scuola, con dodicimila nuovi disgraziati che staranno almeno trent’anni in una graduatoria che non si accorcia mai, e che anzi diverrà sempre più lunga visto che le scuole continueranno a chiudere.

Le favole son belle, perché lasciano in bocca un sapore dolce come il gelato di lampone.
La realtà è amara, quella sì, che non viene bene nemmeno a raccontarla.
Cosa sarà mai la privatizzazione della cultura?
La svendita dell’arte e dei musei, la chiusura delle scuole e il finanziamento alle scuole private che – cosa che non si dice mai – è libera di assumere il corpo docente e trattarlo come il corpo di uno schiavo, sottopangandolo, sfruttandolo e ricattandolo. Perché se vai da un preside di una scuola cattolica a protestare, quello ti mette alla porta, esattamente come accade in un call center o in un supermercato, o in uno di quei posti dove si vendono panini di merda con in regalo il giocattolino per il bambino.

Raccontavano la favola della finanza impegnata in operazioni anti evasione: le merci taroccate erano state sequestrate al porto di Palermo. Tutta merce che veniva dalla Cina, così simile all’originale da poter restare confusi. Gli orologi finto Rolex, dicevano, quelli che in questo periodo si vendono ai turisti sulle spiagge.
Raccontano la favola delle liberalizzazioni, senza dirti che nel mondo reale, quando ti svendi un paese al Fondo Monetario Internazionale, poi il debito lo devi pagare.
All’inizio della stagione, i senegalesi vendevano collanine colorate sulla spiaggia, e accendini, e cavigliere. La stagione, nonostante Beatrice, c’è ancora, ma i senegalesi non ci sono più. Siamo rimasti noi, ed è rimasta la campagna elettorale, son rimaste le elezioni e nessuno da votare.

FONTE: http://www.mentecritica.net/it/come-un-gelato-al-lampone/informazione/cronache-italiane/rita-pani/29322/

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, cultura, diritti, FORZE DELL'ORDINE, INGIUSTIZIE, libertà, MAFIA, MAFIA E ANTIMAFIA, magistratura, MALAFFARE, opinioni, politica, sociale, società

Lettera a Paolo Borsellino


L’intervento di Roberto Scarpinato, procuratore generale della Corte di Appello di Caltanissetta, letto alla commemorazione per i 20 anni dell’assassinio di Paolo Borsellino, con il quale ha lavorato fianco a fianco nel pool antimafia.

Caro Paolo,

oggi siamo qui a commemorarti in forma privata perché più trascorrono gli anni e più diventa imbarazzante il 23 maggio ed il 19 luglio partecipare alle cerimonie ufficiali che ricordano le stragi di Capaci e di via D’Amelio.
Stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere; personaggi dal passato e dal presente equivoco le cui vite – per usare le tue parole – emanano quel puzzo del compromesso morale che tu tanto aborrivi e che si contrappone al fresco profumo della libertà.
E come se non bastasse, Paolo, intorno a costoro si accalca una corte di anime in livrea, di piccoli e grandi maggiordomi del potere, di questuanti pronti a piegare la schiena e abarattare l’anima in cambio di promozioni in carriera o dell’accesso al mondo dorato dei facili privilegi.
Se fosse possibile verrebbe da chiedere a tutti loro di farci la grazia di restarsene a casa il 19 luglio, di concederci un giorno di tregua dalla loro presenza. Ma, soprattutto, verrebbe da chiedere che almeno ci facessero la grazia di tacere, perché pronunciate da loro, parole come Stato, legalità, giustizia, perdono senso, si riducono a retorica stantia, a gusci vuoti e rinsecchiti.
Voi che a null’altro credete se non alla religione del potere e del denaro, e voi che non siete capaci di innalzarvi mai al di sopra dei vostri piccoli interessi personali, il 19 luglio tacete, perché questo giorno è dedicato al ricordo di un uomo che sacrificò la propria vita perché parole come Stato, come Giustizia, come Legge acquistassero finalmente un significato e un valore nuovo in questo nostro povero e disgraziato paese.
Un paese nel quale per troppi secoli la legge è stata solo la voce del padrone, la voce di un potere forte con i deboli e debole con i forti. Un paese nel quale lo Stato non era considerato credibile e rispettabile perché agli occhi dei cittadini si manifestava solo con i volti impresentabili di deputati, senatori, ministri, presidenti del consiglio, prefetti, e tanti altri che con la mafia avevano scelto di convivere o, peggio, grazie alla mafia avevano costruito carriere e fortune.
Sapevi bene Paolo che questo era il problema dei problemi e non ti stancavi di ripeterlo ai ragazzi nelle scuole e nei dibattiti, come quando il 26 gennaio 1989 agli studenti diBassano del Grappa ripetesti: “Lo Stato non si presenta con la faccia pulita… Che cosa si è fatto per dare allo Stato… Una immagine credibile?… La vera soluzione sta nell’invocare, nel lavorare affinché lo Stato diventi più credibile, perché noi ci dobbiamo identificare di più in queste istituzioni”.
E a un ragazzo che ti chiedeva se ti sentivi protetto dallo Stato e se avessi fiducia nello Stato, rispondesti: “No, io non mi sento protetto dallo Stato perché quando la lotta alla mafia viene delegata solo alla magistratura e alle forze dell’ordine, non si incide sulle cause di questo fenomeno criminale”. E proprio perché eri consapevole che il vero problema era restituire credibilità allo Stato, hai dedicato tutta la vita a questa missione.
Nelle cerimonie pubbliche ti ricordano soprattutto come un grande magistrato, come l’artefice insieme a Giovanni Falcone del maxiprocesso che distrusse il mito della invincibilità della mafia e riabilitò la potenza dello Stato. Ma tu e Giovanni siete stati molto di più che dei magistrati esemplari. Siete stati soprattutto straordinari creatori di senso.
Avete compiuto la missione storica di restituire lo Stato alla gente, perché grazie a voi e a uomini come voi per la prima volta nella storia di questo paese lo Stato si presentava finalmente agli occhi dei cittadini con volti credibili nei quali era possibile identificarsi ed acquistava senso dire ” Lo Stato siamo noi”. Ci avete insegnato che per costruire insieme quel grande Noi che è lo Stato democratico di diritto, occorre che ciascuno ritrovi e coltivi la capacità di innamorarsi del destino degli altri. Nelle pubbliche cerimonie ti ricordano come esempio del senso del dovere.
Ti sottovalutano, Paolo, perché la tua lezione umana è stata molto più grande. Ci hai insegnato che il senso del dovere è poca cosa se si riduce a distaccato adempimento burocratico dei propri compiti e a obbedienza gerarchica ai superiori. Ci hai detto chiaramente che se tu restavi al tuo posto dopo la strage di Capaci sapendo di essere condannato a morte, non era per un astratto e militaresco senso del dovere, ma per amore, per umanissimo amore.
Lo hai ripetuto la sera del 23 giugno 1992 mentre commemoravi Giovanni, Francesca,Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Parlando di Giovanni dicesti: “Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché mai si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore! La sua vita è stata un atto di amore verso questa sua città, verso questa terra che lo ha generato”.
Questo dicesti la sera del 23 giugno 1992, Paolo, parlando di Giovanni, ma ora sappiamo che in quel momento stavi parlando anche di te stesso e ci stavi comunicando che anche la tua scelta di non fuggire, di accettare la tremenda situazione nella quale eri precipitato, era una scelta d’amore perché ti sentivi chiamato a rispondere della speranza che tutti noi riponevamo in te dopo la morte di Giovanni.
Ti caricammo e ti caricasti di un peso troppo grande: quello di reggere da solo sulle tue spalle la credibilità di uno Stato che dopo la strage di Capaci sembrava cadere in pezzi, di uno Stato in ginocchio ed incapace di reagire.
Sentisti che quella era divenuta la tua ultima missione e te lo sentisti ripetere il 4 luglio 1992, quando pochi giorni prima di morire, i tuoi sostituti della Procura di Marsala ti scrissero: “La morte di Giovanni e di Francesca è stata per tutti noi un po’ come la morte dello Stato in questa Sicilia. Le polemiche, i dissidi, le contraddizioni che c’erano prima di questo tragico evento e che, immancabilmente, si sono ripetute anche dopo, ci fanno pensare troppo spesso che non ce la faremo, che lo Stato in Sicilia è contro lo Stato e che non puoi fidarti di nessuno. Qui il tuo compito personale, ma sai bene che non abbiamo molti altri interlocutori: sii la nostra fiducia nello Stato”.
Missione doppiamente compiuta, Paolo. Se riuscito con la tua vita a restituire nuova vita a parole come Stato e Giustizia, prima morte perché private di senso. E sei riuscito con la tua morte a farci capire che una vita senza la forza dell’amore è una vita senza senso; che in una società del disamore nella quale dove ciò che conta è solo la forza del denaro ed il potere fine a se stesso, non ha senso parlare di Stato e di Giustizia e di legalità.
E dunque per tanti di noi è stato un privilegio conoscerti personalmente e apprendere da te questa straordinaria lezione che ancora oggi nutre la nostra vita e ci ha dato la forza necessaria per ricominciare quando dopo la strage di via D’Amelio sembrava – come disse Antonino Caponnetto tra le lacrime – che tutto fosse ormai finito.
Ed invece Paolo, non era affatto finita e non è finita. Come quando nel corso di una furiosa battaglia viene colpito a morte chi porta in alto il vessillo della patria, così noi per essere degni di indossare la tua stessa toga, abbiamo raccolto il vessillo che tu avevi sino ad allora portato in alto, perché non finisse nella polvere e sotto le macerie.
Sotto le macerie dove invece erano disposti a seppellirlo quanti mentre il tuo sangue non si era ancora asciugato, trattavano segretamente la resa dello Stato al potere mafioso alle nostre spalle e a nostra insaputa.
Abbiamo portato avanti la vostra costruzione di senso e la vostra forza è divenuta la nostra forza sorretta dal sostegno di migliaia di cittadini che in quei giorni tremendi riempirono le piazze, le vie, circondarono il palazzo di giustizia facendoci sentire che non eravamo soli.
E così Paolo, ci siamo spinti laddove voi eravate stati fermati e dove sareste certamente arrivati se non avessero prima smobilitato il pool antimafia, poi costretto Giovanni ad andar via da Palermo ed infine non vi avessero lasciato morire.
Abbiamo portato sul banco degli imputati e abbiamo processato gli intoccabili: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei Servizi segreti e della Polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d’oro, personaggi di vertice dell’economia e della finanza e molti altri.
Uno stuolo di sepolcri imbiancati, un popolo di colletti bianchi che hanno frequentato le nostre stesse scuole, che affollano i migliori salotti, che nelle chiese si battono il petto dopo avere partecipato a summit mafiosi. Un esercito di piccoli e grandi Don Rodrigo senza la cui protezione i Riina, i Provenzano sarebbero stati nessuno e mai avrebbero osato sfidare lo Stato, uccidere i suoi rappresentanti e questo paese si sarebbe liberato dalla mafia da tanto tempo.
Ma, caro Paolo, tutto questo nelle pubbliche cerimonie viene rimosso come se si trattasse di uno spinoso affare di famiglia di cui è sconveniente parlare in pubblico. Così ai ragazzi che non erano ancora nati nel 1992 quando voi morivate, viene raccontata la favola che la mafia è solo quella delle estorsioni e del traffico di stupefacenti.
Si racconta che la mafia è costituita solo da una piccola minoranza di criminali, da personaggi come Riina e Provenzano. Si racconta che personaggi simili, ex villici che non sanno neppure esprimersi in un italiano corretto, da soli hanno tenuto sotto scacco per un secolo e mezzo la nostra terra e che essi da soli osarono sfidare lo Stato nel 1992 e nel 1993 ideando e attuando la strategia stragista di quegli anni. Ora sappiamo che questa non è tutta la verità.
E sappiamo che fosti proprio tu il primo a capire che dietro i carnefici delle stragi, dietro i tuoi assassini si celavano forze oscure e potenti. E per questo motivo ti sentisti tradito, e per questo motivo ti si gelò il cuore e ti sembrò che lo Stato, quello Stato che nel 1985 ti aveva salvato dalla morte portandoti nel carcere dell’Asinara, questa volta non era in grado di proteggerti, o, peggio, forse non voleva proteggerti.
Per questo dicesti a tua moglie Agnese: “Mi ucciderà la mafia, ma saranno altri che mi faranno uccidere, la mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno”. Quelle forze hanno continuato ad agire Paolo anche dopo la tua morte per cancellare le tracce della loro presenza. E per tenerci nascosta la verità, è stato fatto di tutto e di più.
Pochi minuti dopo l’esplosione in Via D’Amelio mentre tutti erano colti dal panico e il fumo oscurava la vista, hanno fatto sparire la tua agenda rossa perché sapevano che leggendo quelle pagine avremmo capito quel che tu avevi capito.
Hanno fatto sparire tutti i documenti che si trovavano nel covo di Salvatore Riina dopo la sua cattura. Hanno preferito che finissero nella mani dei mafiosi piuttosto che in quelle dei magistrati. Hanno ingannato i magistrati che indagavano sulla strage con falsi collaboratori ai quali hanno fatto dire menzogne. Ma nonostante siano ancora forti e potenti, cominciano ad avere paura.
Le loro notti si fanno sempre più insonni e angosciose, perché hanno capito che non ci fermeremo, perché sanno che è solo questione di tempo. Sanno che riusciremo a scoprire la verità. Sanno che uno di questi giorni alla porta delle loro lussuosi palazzi busserà lo Stato, il vero Stato quello al quale tu e Giovanni avete dedicato le vostre vite e la vostra morte.
E sanno che quel giorno saranno nudi dinanzi alla verità e alla giustizia che si erano illusi di calpestare e saranno chiamati a rendere conto della loro crudeltà e della loro viltà dinanzi alla Nazione.

Palermo, 19 luglio 2012

fonte : http://www.centrostudisao.org/2012/08/01/la-lettera-di-roberto-scarpinato-a-paolo-borsellino/

Pubblicato in: abusi di potere, berlusconeide, cose da PDL, FORZE DELL'ORDINE, INGIUSTIZIE, libertà, magistratura, politica, società, video, violenza

Tu che straparli di Carlo Giuliani, conosci l’orrore di Piazza Alimonda?


Piazza Alimonda, Genova, h. 17:30 circa del 20 luglio 2001. I tutori dell’ordine hanno appena massacrato di botte il fotografo Eligio Paoni, colpevole di aver fotografato da vicino – e troppo presto – il corpo di Carlo Giuliani, e hanno metodicamente distrutto la sua Leica. Nel cerchio rosso, un agente lo trascina sul corpo e gli preme la faccia su quella insanguinata di Carlo (ancora vivo). Non è difficile immaginare cosa gli stia dicendo. Cosa non si doveva sapere delle condizioni del ragazzo in quel momento? Forse la risposta riguarda un sasso, un sasso bianco come il latte che si muove da un punto all’altro del selciato, scompare e ricompare, e a un certo punto è imbrattato di sangue.

Partiamo da una verità di base: tutto quello che la maggioranza degli italiani sa della morte di Carlo Giuliani è falso.

Pochi giorni fa, in Piazza Alimonda, i soliti ignoti hanno danneggiato la targa in memoria di Carlo, imbrattandola con un getto di inchiostro nero. Le parole più belle per commentare quest’episodio, in apparenza piccolo, le ha scritte Carlo Gubitosa:

«Cari Elena, Giuliano, Haidi, pensavamo che fosse una targa, destinata a rimanere lì sfidando il tempo per fare memoria. Invece abbiamo scoperto che è un termometro dell’intolleranza, una cartina di tornasole della vigliaccheria, una centralina di rilevamento della bestialità. Ancora una volta in piazza Alimonda emerge il meglio e il peggio della società, e la vitalità di un marmo inerte solo in apparenza si anima per diventare megafono di denuncia dell’anticultura repressiva più brutale. Non rattristatevi per questo episodio, servirà da monito per i tanti, i troppi che vogliono chiudere quella parentesi aperta undici anni fa per lasciarsi alle spalle quello che dovremmo tenere sempre davanti a futura memoria.»

Dopo aver letto queste frasi, però, ci è tornata in mente l’eco di mille, diecimila, centomila conversazioni e dichiarazioni piene zeppe di “sì, ma”:
– Sì, è triste che sia morto un ragazzo, ma in fondo stava per lanciare un estintore…
– Capisco che il padre e la madre facciano tutto ‘sto casino, è naturale, ma il loro figliolo non era un santo, era un teppista col passamontagna.
– Che palle con ‘sto Giuliani, al povero carabiniere che si è dovuto difendere non ci pensa nessuno?

Dicevamo: tutto quello che la maggioranza degli italiani sa della morte di Carlo è falso. Lo riscontriamo da anni, e lo abbiamo visto con maggiore intensità nei giorni scorsi, dopo le ultime sentenze della Cassazione sui giorni del G8. La “camionetta isolata e bloccata”, un estintore (vuoto) trasformato in arma letale… L’ignoranza su quell’episodio è trasversale, non conosce appartenenze di partito o coalizione.  E’ passata – anche nelle aule di tribunale – una “verità di regime”, confezionata già nella prima ora dopo l’uccisione di Carlo e mantenuta grazie a un’accorta vigilanza mediatica.
Ma vigilanza contro cosa?
Vigilanza contro qualunque tentativo di – letteralmente – allargare l’inquadraturae, al tempo stesso, inserire l’episodio nella sua temporalità, nella concatenazione di eventi di quell’orribile pomeriggio.

La generazione più giovane ha avuto in eredità Genova come “peccato originale”. Ogni volta che si scende per le strade, gli spettri di Genova trascinano le loro catene: in primis “i Black Block” (espressione che esiste solo in Italia, nel resto del mondo si parla correttamente del Black Bloc, ma quella contro l’anglicorum è da anni una battaglia persa), e poi Carlo col “suo” estintore. Sempre l’estintore. Atmosfere e atmosfere di fiato sprecato su quel cazzo di estintore.

Dal 2001 a oggi, approfondite controinchieste hanno attinto all’immenso tesoro di immagini – fisse e in movimento – emerse nel corso degli anni, smontando e rimontando l’intera sequenza di Piazza Alimonda. La sequenzaestesa, non solo i pochi secondi visti mille volte eppure mai compresi. La verità ufficiale ne esce sgretolata, ma… c’è un ma.
Fuori degli ambiti di movimento, fuori dal milieu dei “genovologi” e dei noi-che-c’eravamo, chi cazzo le conosce le controinchieste? Chi ha letto l’inchiestaL’orrore in Piazza Alimonda, su quel che è accaduto a Carlo – ancora vivo – subito dopo la retromarcia del defender?
Nessuno, e infatti si sentono ogni volta le stesse due o tre idiozie, si riattiva il frame del “violento che se l’è cercata”, del “carabiniere che si è difeso”, “se era un così bravo ragazzo che ci faceva col passamontagna e l’estintore?” etc.

Nel 2006 il Comitato “Piazza Carlo Giuliani” ha prodotto un documentario intitolato La trappola. Da allora lo ha più volte arricchito man mano che si acquisivano nuovi elementi. La trappola è oggi il compendio più fruibile delle verità emerse da un enorme, pluriennale lavoro di indagine. Riassume, per dirla con un compagno che conosciamo, “lo stato dell’arte nella ricostruzione della morte di Carlo”. Nelle parole di chi lo ha prodotto, il documentario «ricostruisce l’uccisione di Carlo e le violenze efferate compiute sul suo corpo, partendo da tutto ciò che deve essere considerato causa e premessa dell’omicidio».

Abbiamo deciso di recuperarlo. Vi consigliamo di guardarlo (magari non da soli né a notte fonda) e, in seguito, di pensare a come questa storia viene ancora narrata nel discorso dominante, e quali luoghi comuni si siano affermati.

COMMENTO AL VIDEO (Daniele)

“Vi consigliamo di guardarlo (magari non da soli né a notte fonda)”

Premesso che ho appena trasgredito ad entrambi i consigli, a rendere ancora più acida questa bile nera che sale è sapere che dovrai reprimerla, perchè urlando ai quattro venti tutto ciò che hai visto ci sarà chi non vuole ascoltarti, chi non sa e chi non vorrà sapere.
A loro basta la verità ufficiale.
D’ altronde la strategia della verità ufficiale è una non-strategia, la strategia già vista e rivista di appiccicarti un’ etichetta sulla fronte, il “blec bloc”, quello dei centri sociali, il diverso.
Il diverso che parla di cose diverse.
E poi sono loro che non parleranno di ciò che non parlerai tu, non parleranno di chi muore sotto i manganelli, non parleranno di valli trucidate da ferrovie assassine, non parleranno di chi nelle carceri paga l’ ottusità di un intero sistema.
Lasciano che tutto ciò, a farlo, sia tu.
Solo tu.
Sarai solo tu a parlare di Piazza Alimonda.
Sarai solo tu a parlare di Aldrovandi.
Sarai solo tu a parlare di CIE.
Sarai solo tu a parlare di TAV.
Sarai solo tu, come un povero scemo, a parlare a vanvera di nomi e di sigle.
E sarai un diverso, stavolta per davvero.
Come loro hanno sempre voluto.

Loro parlano di escort, spending reviev, conti e bilanci che non tornano ma anche si, e ciò di cui parlerai tu sarà solo ciò di cui parla il blec bloc.
Parole nere.
Se a questo ci aggiungiamo che il “partito di sinistra” spende forze e striscioni per dissociarsi da “chi lancia le pietre”, beh, il gioco è fatto, anche perchè come dice il video al 48° minuto “Vatti a fidare di un no-global!”

E la rabbia sale, sale, sale, e poi basta.

FONTE : http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=9071

Pubblicato in: berlusconeide

“Italia pulita” sara’ il nome del nuovo partito di B. “Italia vergine” sarà il nome del nuovo sito di Rocco Siffredi.


B ha deciso di fondare un nuovo partito e vuole chiamarlo “Italia pulita”. E’ singolare come tra tutti i nomi possibili e decisamente piu’ appropriati (forza gnocca, partito ad personam…) abbia scelto il nome piu’ insensato.

Per prima cosa bisogna dire che “Italia pulita” è un marchio già registrato e il titolare non sembra minimamente intenzionato a cederlo. Contattato da Linkiesta  Logiurato lo dice fuori dai denti: “Berlusconi faccia quello che vuole, ma il marchio è mio. Sono pronto a prenderli a calci nelle palle”

 L’idea poi che  l’unica mossa per riprendersi i consensi sia cambiare il nome al partito è una presa per i fondelli tipicamente italiana. 

Ieri ho scritto un post sulle “battute” di Silvio: il famoso “contratto con gli italiani”, il milione di posti di lavoro (andati tutti alle escort) la cura contro il cancro (evidentemente il cancro era il PDL visto  nei tre anni successivi all’annuncio è stato l’unico “cancro “ sparito), l’abbassamento delle tasse… e in ultimo la zecca ad personam, Gerry Scotti futuro premier e ci mancava pure B alla guida di “Italia pulita” dopo che per anni ha guidato, con molto successo, l’altra Italia: probabilmente è il virus  che si finge antivirus per distruggere il sistema, un Trojan.

Infine, non voglio elencare tutti i motivi per i quali l’omino della chioma sintetica nulla abbia a che fare con l’Italia pulita (chi segue il mio blog e in generale chi è vagamente informato sa di cosa sto parlando) e mi limito a dire che se l’Omino chiamasse davvero il nuovo partito  “Italia pulita” sarebbe come se Siffredi chiamasse il suo nuovo  sito porno “ Italia vergine”.

Gio’ Chianta

Pubblicato in: berlusconeide, CRONACA

Silvio e le pazze idee: Gerry Scotti per sfidare Grillo.


Libero pubblica l’ennesima pazza idea di Silvio: «Che ne so, ci vorrebbe uno alla Gerry Scotti…», si sarebbe limitato a dire il Cavaliere, buttando lì la cosa senza particolare convinzione. Poi la pallina da neve, rotolando a valle, è diventata una frana. Ed eccoci qui: la accendiamo? 

Il presentatore di Canale 5 ha già avuto un’esperienza in politica, che i più hanno rimosso. Con il nome di Virginio Scotti (il suo) è stato deputato del Psi dal 1987 al 1992, l’ultima legislatura della prima Repubblica. Poi nulla più, solo fortunati giochi a premi su Mediaset che l’hanno reso strafamoso.

Mi chiedo perchè quell’uomo dalle pazze idee abbiamo scartato  il piu’ simpatico Gabibbo…

_MG_1982

Pubblicato in: berlusconeide

Ma erano solo battute. E voi, perchè mi avete creduto ?


Partiamo dall’ultima: ”Cominciamo a stampare euro noi con la nostra Zecca..”

Al contrario di tutte le altre battute, questa volta B ha voluto sottolineare che davvero di battuta di trattasse, incazzandosi come una bestia con chi ancora gli crede (ma chi ? Voglio vederli in faccia…)

“Ma è addirittura preoccupante che venga presa a pretesto per costruirci sopra teorie stravaganti su presunte mie prossime mosse, o per inventare una nuova linea politica mia o del Pdl. Non è bastato che io stesso la definissi un’idea pazza per chi evidentemente persegue finalità diverse da quelle di informare”.

In passato è andato giu’ ancora piu’ pesante con certe battute senza avvertire il Popolino che lo votava e gli credeva che in realtà stava scherzando.

Di seguito una lista (le migliori) di battute del piu’ grande comico degli ultimi 150 anni.

“Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare.”

“Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta.”

“Fidatevi di me. Lasciatemi lavorare e vedrete che i risultati arriveranno.”

“La ripresa dell’Italia si chiama Silvio Berlusconi.”

“Venderò le tv a imprenditori internazionali.”

“Arafat mi ha chiesto di dargli una tv per la Striscia di Gaza. Gli manderò Striscia la notizia.”

“Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conoscevo neppure l’esistenza “

“Essere un piduista non è un titolo di demerito.”

“Non c’è nessuno sulla scena mondiale che può pretendere di confrontarsi con me, nessuno dei protagonisti della politica che ha il mio passato, che ha la storia che ho io. Da un punto di vista personale se c’è qualcuno che ha una posizione di vantaggio questo qualcuno sono io. Quando mi siedo a fianco di questo o quel premier o capo di stato, c’è sempre qualcuno che vuole dimostrare di essere il più bravo, e questo qualcuno non sono io. La mia bravura è fuori discussione. La mia sostanza umana, la mia storia, gli altri se la sognano.”

“Dimostrerò nero su bianco di essere eticamente superiore agli altri protagonisti della politica europea.”

“Sono un galantuomo, una persona perbene, un signore dalla moralità assoluta.”

“Ventotto milioni e 622 mila italiani pagano meno tasse.”

“Siamo scesi in campo anche per attuare una riforma morale della politica, per affermare una moralità nuova, che non significa solo non rubare, cosa ovvia, ma soprattutto mantenere le promesse.”

“Se non riesco a portare a termine tutti i punti del contratto non mi ripresento.”

“Smettiamola di preoccuparci così tanto per l’economia: abbiamo un sommerso del 40%, ma vi sembra che la nostra economia non tenga? Ma andiamo…”

“Non ho mai fatto affari con la politica, anzi ci ho perso e basta.”

“Vogliamo anche vincere il cancro che colpisce ogni anno 250mila italiani e che riguarda quasi due milioni di nostri cittadini.”

“Mi sembra che in Italia non ci sia una forte crisi. La vita in Italia è la vita di un Paese benestante, i consumi non sono diminuiti, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto, i ristoranti sono pieni.”

E poi come non ricordare il famoso “contratto con gli italiani…”

Ma avrà leggermente abusato della credulità popolare ?

Pubblicato in: berlusconeide

Le agghiaccianti dichiarazioni di Cecchi Gori su Berlusconi.


Con Berlusconi parla mai?
Sa chi è davvero Berlusconi? Il giorno del funerale di mio padre Mario, Silvio scrisse una bella lettera, venne al funerale e sostenne persino la bara. La mattina dopo, chiuse d’imperio le società Penta che avevamo costruito insieme.

Però.
Le racconto una storia. Un giorno mi telefona Bernasconi, mio caro amico, capo di Retitalia, l’uomo che nel processo Mills secondo l’accusa pagò l’avvocato inglese. Siamo nel 2001. Bernasconi disse: “Sono ricoverato al San Raffaele, ma non mi curano”. Era disperato. Contatto immediatamente Berlusconi: “Guarda che l’amico Carlo non sta bene”. Lo trasferirono al Niguarda e gli misero un cuore elettrico. Dopo tre giorni morì.
Cosa vuole dire?
Niente di particolare. Mi spiegate cosa è successo realmente a Bernasconi?

Questi sono solo due passaggi della lunga intervista rilasciata da Vittorio Cecchi Gori al Fatto Quotidiano.

“Mi spiegate cosa è successo realmente a Bernasconi ?” Caro Vittorio, quello che tu lasci intendere è agghiacciante, non sarebbe il caso di riferire ai magistrati ?

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/vittorio-cecchi-gori-mi-hanno-anche-messo-la-cocaina-dentro-casa/199542/

 

Pubblicato in: berlusconeide

Gratteri ci fa capire perchè Berlusconi e Mills sono colpevoli: gli innocenti si assolvono, i colpevoli si prescrivono.


Nel video “Gli innocenti si assolvono, i colpevoli si prescrivono”  il magistrato Nicola Gratteri ospite di Augias parla di prescrizione, in riferimento al processo Mills. Il giorno prima di questa intervista, il 25 febbraio 2010, la Corte di cassazione ha accolto la richiesta del procuratore generale, annullando senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato la sentenza di condanna ma riconoscendo colpevole Mills di danno di immagine allo stato e rigettando quindi il ricorso della difesa contro il risarcimento danni di 250.000 euro alla Presidenza del Consiglio (parte civile nel processo), imposto nei due gradi di giudizio precedenti. La prescrizione è stata prodotta da una differenza di circa tre mesi nel calcolo della data di compimento del reatoe dalla riduzione dei termini di prescrizione data dalla legge ex Cirielli.

Dalle parole di Gratteri  ho capito che se un giudice legge le carte e si accorge che un imputato è innocente lo assolve anche se il fascicolo è arrivato fuori tempo massimo. Se si accorge che è colpevole e il fascicolo è arrivato fuori tempo massimo prescrive il reato.

In questo video di due anni fa, uno dei piu’ importanti magistrati italiani ci fa capire quello che è accaduto qualche giorno fa.

Dalle parole di Gratteri si puo’ facilmente capire perchè il reato contestato all’imputato Silvio Berlusconi è stato prescritto. L’imputato non è stato  ritenuto innocente (altrimenti sarebbe stato assolto) ma colpevole ed essendo trascorsi i termini di prescrizione (grazie ad una legge scritta dallo stesso imputato) per legge, il reato doveva cadere in prescrizione. Traduzione: Mills e Berlusconi sono colpevoli dei reati a loro contestati ma rimarrano impuniti.

 

 

 

 

Pubblicato in: berlusconeide

Ecco perchè Berlusconi non andrà mai in galera.


di Gio’ Chianta

 

-6 reati estinti per avvenuta prescrizione.

-2 amnistie

-2 assoluzioni perché il fatto non costituisce piu’ reato

-7 assoluzioni

-8-archiviazioni

-2 condanne in primo grado (per anni totali 8 di reclusione)

– 1 condanna in secondo grado (per anni 4 di reclusione)

-2 procedimenti in corso non ancora arrivati a sentenza di primo grado 

 Silvio Berlusconi non andrà mai in galera, perché in Italia, un uomo capace di potersi fare delle leggi per non finire in galera, inevitabilmente, non andrà mai in galera.

L’avvenuta prescrizione sul caso Mills rappresenta la vittoria delle leggi ad personam, esattamente della ex Cirielli, che ha abbassato i termini di prescrizione. E’ pur vero che la prescrizione di un reato non vuol dire che un imputato sia ne’ colpevole ne’ innocente, vuol dire semplicemente che un reato, dopo un determinato periodo di tempo, si estingue. Nel caso di specie pero’, la Cassazione ha stabilito che l’avvocato inglese Mills è stato corrotto per favorire Berlusconi, da cio’ ne consegue che il corruttore sia Berlusconi. Ma la ex Cirielli ha salvato B, il quale potrebbe pure rinunciare alla prescrizione. Ma credete mica che uno che ha messo su tutto questo casino per non finire in galera rinunci alla prescrizione in un procedimento penale nel quale ha la certezza di essere condannato ? Smettiamola di credere alle favole.

Altre leggi ad personam hanno salvato B, come la riforma degli illeciti penali ed amministrativi delle società commerciali decisa col Dlgs 61/2002 emanato dal governo Berlusconi II. Detta piu’ semplicemente, il falso in bilancio venne depenalizzato dallo stesso Berlusconi e conseguentemente nei processi in cui B era imputato per falso in bilancio venne assolto per intervenuta modifica della legge, il fatto non costituisce piu’ reato.

Come ho riportato sopra, B è stato piu’ volte assolto. In un procedimento penale grazie anche alla falsa testimonianza di Mills. Tante archiviazioni e poi ci sono le falle del sistema giudiziario: indulti e amnistie.

Io, da sempre, sono contrario all’estinzione dei reati e/o delle pene perché credo che la certezza delle pena dovrebbe essere il punto cardine di ogni sistema giudiziario. L’amnistia è normata non solo dall’art. 151 del c.p. ma anche prevista dalla Costituzione. Percio’, piaccia o non piaccia è la stessa Costituzione che in due occasioni ha salvato l’imputato B.

 In Italia, il sistema giudiziario non funziona: perché la Giustizia è lenta, lentissima ad arrivare ad una sentenza, è la colpa non è dei magistrati ma della politica che non ha mai voluto attuare una riforma della Giustizia che potesse rendere piu’ veloci i processi: con piu’ risorse, piu’ personale e con meno reati ridicoli che vanno a bloccare i Tribunali. Evidentemente una Giustizia che funziona non piace a molti, soprattutto a coloro che temono di andare dietro le sbarre.

Le vicende giudiziare di B sono molto importanti perché rappresentano benissimo le tante storie di ingiustizia che si verificano ogni giorno in questo Paese. Sarebbe stato importante  condannarne uno, il piu’ noto, per educarne milioni al rispetto della legalità. L’impunità di B è invece altamente diseducativa e come abbiamo visto non è solo “merito” di B ma anche della Giustizia che non funziona, delle pseudo opposizioni sempre molto permissive, passive e a volte colluse, colpa dei tanti italiani che hanno sempre sostenuto B sempre e comunque, colpiti da una sorta si rara forma di Sindrome di Stoccolma e perfino della Costituzione italiana.

 Due cose sono certe nella vita, la certezza che prima o poi dobbiamo morire e la certezza che l’impunito  Berlusconi non andrà mai in galera. Alla certezza della morte, in quanto fenomeno naturale, è piu’ facile rassegnarsi, rassegnarsi alla certezza che vivere onestamente sia inutile è molto piu’ difficile.

Pubblicato in: berlusconeide

Berlusconi prescritto grazie ad una legge ad personam ma non assolto= colpevole ma impunito, come sempre.


Stupirsi di questa sentenza ? Direi di no, perchè se uno con diversi procedimenti penali a suo carico “scende in campo” per salvare le sue aziende dal fallimento e soprattutto per non finire in galera scrivendo una miriade di leggi ad personam necessariamente non finirà in galera. La sentenza di oggi è molto emblematica: se tu pensi di essere innocente non senti la necessità di dover fare delle leggi per difenderti da altre leggi, viceversa, se tu pensi di essere colpevole farai di tutto per sfuggire alla Giustizia. Silvio Berlusconi sarebbe stato dichiarato colpevole se un Parlamento di corrotti non avesse scritto una legge come la ex Cirielli. Oggi non ha vinto la Giustizia ma la legge ad personam. Di questo dobbiamo sentitamente ringraziare le pseudo opposizioni ai governi Berlusconi e tutti gli italioti che hanno votato, votano e voteranno sempre per Berlusconi, la prossima volta magari per mandarlo al Quirinale.

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, elezioni amministrative, magistratura, MALAFFARE, pd, politica

Il tizio e Uolter: ritorno al futuro


(Rita Pani dal blog Mente Critica)

Così, ieri notte, prima di andare a letto ho dato l’ultimo sguardo ai giornali, e dopo aver letto questo meraviglioso articolo sulla CRONACA POLITICA del Corriere della Sera  mi sono rincuorata. Yuppi! Mi son detta. Si torna alla politica reale, quella vera fatta di passione e di popolo. Sono imminenti le elezioni amministrative, i partiti si ricompattano, contano i danni e riordinano i fili delle nostre esistenze.
 
Reduce dalle numerose giornate della tournee nel tribunale di Milano, con addosso la richiesta di cinque anni di galera, dopo aver nuovamente sputato addosso ai giudici, dopo aver avuto la faccia di culo di chiedere l’intervento del Presidente Napolitano, per impedire l’ennesima persecuzione giudiziaria da parte del Partito dei Giudici Comunisti, dopo aver depredato le ultime risorse dalle casse dello stato, dopo aver demolito tutti i cardini della macchina dello stato, dopo aver devastato la scuola, la cultura, la sanità e il lavoro, dopo aver portato l’Italia in recessione e dopo averla fatta regredire ai livelli medioevali, dopo aver abolito la libertà di stampa e di pensiero, torna il Pdl in tutto il suo splendore, e con delle novità che difficilmente non riusciranno ad irretire il popolo italiano stremato dalla fatica di vivere: “Il nuovo inno!”
 
Mavaffanculo!
 
Niente. Nulla serve a niente. Avete presente una lavatrice in centrifuga, quando il cestello si appresta a compiere gli ultimi giri, prima di fermarsi, e il rumore come un fischio diventa un sibilo e poi si fa silenzio? Ecco, è così che me lo immagino, uscire dalla lavatrice, rimettersi a posto i peli di pube femmineo che gli ricoprono la calotta cranica, scuotersi un po’ per riassestare il grasso posticcio delle guance: “Ed eccomi qua. Son tornato!” tanto ci sarà chi gli batterà le mani.
 
Diciamo la verità – che non guasta mai: non si è messi meglio dall’altra parte, visto che è persino spuntato Uolter che con le sue dichiarazioni ha fatto sorgere nel popolo che attende, dubbi amletici di difficile soluzione: “Monti è una cosa di destra o di sinistra?” Non è ancora dato sapersi, ma quel che si sa è che ora, la politica italiana si impegnerà per conquistare Monti, che ad oggi secondo i sondaggisti, rappresenterebbe la sicura vittoria delle prossime – ipotetiche – elezioni. Uolter quindi, che non è un fesso, ha giocato d’anticipo: “Il governo Monti è di sinistra.” (Puzza! Puzza! Tana libera tutti!)
 
Mavedideannàfanculo!
 
Tornando a bomba: «Noi siamo il Popolo della Libertà, gente che spera, che lotta e che crede nel sogno della libertà»
 
Tuttavia da scrittrice e amante della semantica, quale io sono, non potevo esimermi dal fermarmi a riflettere sulla strofa resa nota dall’articolista del Corriere – uno scoop esagerato –  e trovo che in effetti, il testo sia davvero rappresentativo del momento storico vissuto dal padrone del pdl: gente che spera, che lotta e che crede nel sogno della libertà. Non fa una grinza. Il PM ha chiesto cinque anni di galera, dopo i processo Ruby e quello Mediatrade che vede implicato anche Piertizio… Ci sarebbe la mafia e dell’utri …  sognare la libertà è normale.
 
Pubblicato in: berlusconeide

Lisa, due anni e mezzo, risponde: “Ho visto il nonno Mario (Monti), quello che dice le cose giuste per il futuro”.


 «Lisa, una bambina di due anni e mezzo, alla domanda “che cosa hai visto in TV?”, risponde “Ho visto il nonno Mario, quello che dice le cose giuste per il futuro».

 Firmato: “una coordinatrice pedagogica di una cooperativa sociale.”

Questo commento è apparso nientemeno che nel sito del Governo italiano, nella rubrica Dialogo con il cittadino.

Il primo a notare il commento è stato Luca Sappino ed è stato poi oggetto di discussione.

Come giustamente osserva Metilparaben: “Bisogna dire la verità: se quello che Luca Sappino ha pizzicato sul sito del governo fosse stato concepito da Berlusconi, sarebbe stato tutto un fiorire di scompisciamenti collettivi, di accigliate considerazioni sul livello raggiunto dalla propaganda e di roventi polemiche per l’uso inappropriato e demagogico di un sito istituzionale.”(http://metilparaben.blogspot.com/2012/01/e-se-lavesse-fatto-berlusconi.html)

Ed è vero, molto probabilmente se l’avesse fatto Berlusconi (che per la cronaca, ha fatto molto di peggio) blog, siti e giornali avrebbero parlato di propaganda berlusconiana. Con Monti è diverso, lui è sobrio.

Mi preoccupa la lucidità di coloro che dovrebbero moderare questi commenti sul mega-sito istituzionale. E, ammesso che bambina, educatrice e commento non siano un fake,  mi preoccupa pure la bambina di due e mezzo, perché solitamente i bambini a quell’età non solo non riconoscono il Presidente del Consiglio ma non capiscono nemmeno nulla di politiche per il futuro. Ma questa sobria bambina di due anni e mezzo sarà sicuramente un genio, oppure, non sarà davvero la nipote di nonno Mario ?

Pubblicato in: berlusconeide, satira

Emilio Fede costretto a fare il parlamentare per non finire in galera ? Silvio docet !


Emilio Fede, il miglior giornalista degli ultimi 150 anni, in un’intervista alla Zanzara su Radio 24 ha dichiarato: «Mi piacerebbe fare un’esperienza in Parlamento, magari insieme a mia moglie che è già senatrice»

Ora, riprendetevi dallo shock che tale dichiarazione vi ha probabilmente creato e leggetevi la seguente storiella.

Tanti anni fa, un imprenditore brianzolo, pieno di debiti e processi a suo carico ebbe una trovata geniale: al posto di darsi alla latitanza classica preferi’ optare per una nuova forma di latitanza, quella parlamentare. La latitanza parlamentare, in tutti questi anni, gli ha permesso di non far fallire le sue aziende e di non finire in galera, tutto questo grazie a decine di leggi ad personam.

Ora, non vorrei giungere a conclusioni affrettate, ma non sarà che Emilio Fede conosca vagamente questo imprenditore e la sua storia da latitante parlamentare e voglia seguire il suo esempio ?

Non farebbe davvero comodo ad Emilio, ora che è indagato per favoreggiamento alla prostituzione, godere di tutti quei privilegi parlamentari che lo terrebbero ben lontano dalle patrie galere ?

Emilio dirà che chi mette in giro queste voci è un malpensante- comunista- giustizialista- antiberlusconiano. Forse ha ragione Emilio, ma è difficile credere che un ottantenne voglia scendere in campo per portare una ventata di aria fresca in politica, sarebbe un po’ come credere che gli asini volino. Quella è roba da berluscones !

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, MARCELLO LONZI, pd, politica

Uno spettro si aggira per l’Italia


E’ lo spettro del berlusconismo. Credevamo che, rimosso il satraprìapo che ci ostacolava la respirazione e ci stringeva in una morsa i cabbasisi, potessimo accingerci ad iniziare una nuova vita, finalmente liberi dalla Dittatura della Protesi Peniena. Invece, tutto il populismo fascista genetico di questa nazione sta spurgando dalla ferita narcisistica del Papi insultato, del padre pedofilo della Patria ridotta a troietta in perizoma, dell’anarchia provocata dall’ossessione per il proprio particulare e del chissenefrega delle conseguenze dei propri atti, del muoia Katzone con tutti i Filistei.

Invece di gioire, hanno una paura fottuta di Monti, hanno riesumato direttamente dagli anni del ventennio il termine inequivocabilmente fascista di “demoplutocrazia” e si sentono perfino intellettuali di sinistra parlare come Blondet ed altri parlavano di Prodi e Tononi ai tempi del secondo governo di centrosinistra guidato dal professore. Anche loro, avendo avuto a che fare con Goldman Sachs, agenti del gomblotto demoplutogiudaicomassonico. Si sentono cose tipo “tedeschi geneticamente nazisti” ed altre facezie.

Scusate ma su questa storia mi ci sto amminchiando e comincio a pensare che questa reazione pavloviana contro il nuovo governo, dai toni così accesi e pregiudiziali, con una sfiducia che si basa oltretutto su argomenti propagandistici alcuni dei quali sembrano provenire dall’ufficio stampa della defunta Okhrana,  siano l’ennesima forma di manipolazione dell’opinione pubblica. La più subdola, quella che non avviene sui media mainstream dai mandanti facilmente riconoscibili ma nella “libera” Rete, affidata a voci cosiddette indipendenti. Un tam tam, una campagna virale che porta nel giro di pochissimi minuti migliaia di persone a ripetere gli stessi concetti di Borghezio senza che nessuno pensi di approfondirne la veridicità. Ad esempio che, se Monti e Draghi sono advisors di Goldman Sachs, lo sono anche Gianni Letta – nel governo B. fino all’altro giorno – e, come detto sopra, anche esponenti del centrosinistra. Se questo sarà un governo infame aspettiamo almeno che promulghi una legge ad personam o vergogna o profondamente iniqua, oppure ci affidiamo direttamente alla Precrimine?

Ancora, appena il nano è scivolato sul bananone, la prima cosa che gli italiani hanno pensato è che era avvenuto un golpe, non che qualcuno aveva dovuto rimediare alla cosmica cazzata da loro fatta eleggendo B. per ben quattro volte, ed hanno invocato le elezioni riparatrici subito, sul tamburo. Tra l’altro ignorandone il costo medio sui 3-400 milioni di euro.
Cioè, seguite bene il ragionamento: fino a cinque minuti prima B. li aveva delusi ed ingannati, e per ciò avrebbero voluto strozzarlo ma ora, cinque minuti dopo, B. in fondo era stato eletto dagli italiani e non si può andare contro la volontà popolare. Anzi, B. era un eroe perché si parava a petto nudo contro i poteri forti per difenderci tutti, anche i comunisti.

Eh si, in definitiva, gli italiani la caduta di B. l’hanno presa male. Preferivano il mafioso perché se l’erano scelto loro liberamente. Oddìo, c’erano voluti prima vent’anni di rimbambimento televisivo collettivo e robuste iniezioni di propaganda populista ma alla fine il popolo si era espresso. Alla cazzo ma si era espresso. Brutti banchieri schifosi, rispettate la volontà popolare di mandare i mafiosi al governo, please, e di farci continuare a sognare mentre il loro tetraplegico governo nulla fa e nulla cambia affinché tutto rimanga immobile e nessuno li disturbi mentre fanno i loro affari.
La democrazia piace agli italiani solo quando permette loro di eleggere un dittatore ridicolo che li diverta, che titilli di tanto in tanto il loro istinto predatorio e li consoli nascondendo loro la realtà, facendoli vivere alla giornata in un mondo di sogni. Se devono eleggere un parlamento di capaci ed onesti o se sono spinti all’azione, alla risoluzione forzata di problemi, dopo un po’ rimpiangono l’ultimo buffone che li ha oppressi ma tanto tanto divertiti, soprattutto lasciandoli liberi di non fare, di oziare e crogiolarsi nel tirare a campà.

Quindi, parafrasando il calciatore Eranio, sono completamente d’accordo a metà con Marco Travaglio.
Nel senso che, se è vero che Monti è l’unica soluzione probabile ad una situazione disperata, non condivido il suo ottimismo quando dice che con Monti proposto come premier e non imposto, andando alle urne subito, gli italiani sconfiggerebbero il caimano ferito sul campo, dandogli la mazzata finale ed eleggendo l’attuale opposizione allargata alle nuove formazioni di centro, al governo. E’ la convinzione anche di molti piddini, ingolositi dai sondaggi che li vedrebbero (il condizionale è d’obbligo), partito vincitore delle prossime elezioni.
Mi dispiace ma io degli elettori italiani non mi fido più. Dico apertamente che è meglio che non votino per un po’, che venga loro sospesa la patente elettorale. Il suffragio universale, in mano a gente che vota le Minetti e i Trota, elegge gli Scilipoti transumanti e gli uomini delle cosche, i sommersi e gli indagati, è una jattura.
Per votare bisogna meritarselo.
Di fronte a certi nomi e certe facce, un elettore serio avrebbe dovuto dire: io ‘sta zoccola non la mantengo a 10000 euro al mese e nemmeno questo somaro. Invece li hanno votati tutti. La criminalità di B. e dei suoi compagni di merende consiste da sempre nel fatto che ti impongono i loro candidati farlocchi, ma poi gli elettori, invece di stracciare la scheda, votano i candidati farsa, li accettano legittimandoli in pieno.
B. non avrebbe dovuto nemmeno essere candidato perché incompatibile a causa del conflitto di interessi, grazie ad una legge vecchissima degli anni ’50, cassata with a little help from my friends, grazie all’opposizione. Un candidato illegittimo che però arriva sulla scheda e viene votato, hai voglia poi di dire che non è legittimato dal voto popolare.

Prima che riprendano quella dannata matita copiativa in mano e facciano altri danni irreparabili sarebbe meglio che gli italiani fossero sottoposti ad una disintossicazione à la Muccioli dalle quintalate di propaganda che hanno assorbito in tutti questi anni. Dovrebbero rinunciare ai Minzolini quotidiani. Guardare meno televisione tette-culi ed essere informati in maniera un po’ più obiettiva. Riabilitati a riconoscere i fatti dalle pugnette.
E poi, amici piddini, non fidatevi mai dei sondaggi. Ricordatevi del fenomeno della “desiderabilità sociale” che, in questo momento, spinge le persone intervistate a rinnegare B. perché è caduto, perché è un perdente e a dichiarare che non lo voterebbero più nemmeno morti.
Ciò che molti fanno nella cabina elettorale però è un atto sessuale simile alla masturbazione, quando vengono fuori le perversioni più nascoste, e di solito ciò che risulta in termini di voto non è mai socialmente desiderabile.
Se andassimo alle urne ora, con gli elettori ipersensibilizzati al mantra strappamutande del “Monti uomo di Goldman Sachs” e tutti i media ancora  in mano sua  a propinare ogni giorno la triste storia del poverosilvio disarcionato dai poteri forti, dai massoni antipiduisti, dalle magie di Harry Potter e della Perfida Culona Nazista e ovviamente dai comunisti, con la Rete a fare il controcanto, il nano si prenderebbe la sua bella rivincita. Forse vincerebbe addirittura a man bassa, lasciando Bersani e gli altri dell’opposizione con l’uccello in mano. Per l’ennesima volta a dare la colpa a Veltroni che non si decide a partire per l’Africa.

fonte : http://www.mentecritica.net/uno-spettro-si-aggira-per-litalia/informazione/il-bello-della-politica/lameduck/22383/