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L’affaire Marino: scontri e scontrini nella città dei Casamonica


Dopo la gogna mediatica di questi giorni, esce di scena il Sindaco Marino. In questi anni, purtroppo abbiamo assistito al peggio per quanto riguarda gli scandali politici: assessori implicati con la Mafia, appalti truccati, voti di scambio, finti titoli di studio. Eppure, il caos generatosi attorno all’ormai ex sindaco di Roma, sembra quasi non avere precedenti. Neanche vivessimo nel più virtuoso e corretto paese del mondo. […]

http://www.orizzonteuniversitario.it/2015/10/20/laffaire-marino-scontri-e-scontrini-nella-citta-dei-casamonica/

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Civati lascia il PD: forse è meglio così…


civatiDopo l’ approvazione della nuova Legge Elettorale, Giuseppe ‘’ Pippo ‘’ Civati lascia il PD. Era una decisione paventata da tempo, che si e’ concretizzata quando la Camera ha approvato l’ Italicum con la fiducia, in un’ Aula semivuota. Civati lascia il Partito, tra i cori da stadio dei renziani , ‘’ Un rompicoglioni di meno ‘’ e quelli degli anti- Renzi, ‘’ Bravo Pippo, fossero tutti come te quelli della minoranza-dem ‘’. Cori agli opposti , ma accomunati da un lapidario ‘’ Se ne doveva andare anche prima ‘’. Su questo tifo da curva sud, che come più volte scritto nulla c’entra con la politica, credo non valga nemmeno il tempo di soffermarsi. Occorre invece spendere qualche parola sia sul personaggio che sulla sua estrema decisione, che sono sicuro non sia stata presa a cuor leggero dall’ interessato.

Innanzitutto, credo sia una pagina triste della storia del PD. Perché se è vero che quando un tuo elettore storico smette di partecipare alla vita del Partito e’ sempre una sconfitta, lo e’ ancora di più quando ad andarsene è un personaggio come Civati. Non possiamo prendere la cosa con indifferenza ne ancor meno con sufficienza. Civati ha partecipato alle Primarie del 2013, ottenendo 395.715 preferenze, 395.715 simpatizzanti del PD che hanno creduto in lui e nella sua idea di Partito. Lui fa parte, anagraficamente parlando,  di quella nuova generazione di classe politica, tanto sbandierata come la nuova linfa vitale del PD. Ha partecipato alla prima Leopolda ma, a differenza di tanti altri saliti sul carro del vincitore, e’ sempre rimasto coerente alla sua idea, che e’ quella di un partito di csx che debba sempre guardare a sinistra e mai a destra. Ha sempre tenuto aperto un dialogo con tutto il popolo della sx, non solo con Sel ma anche con Rifondazione e con Ingroia. Probabilmente e’ stato uno dei pochi a tenere aperto un canale di dialogo anche con quella parte dei 5 stelle che si riconosce nei valori della sinistra. Non ha rottamato persone del calibro di Prodi e Rodota’, di cui non solo riconosce il valore ma che considera ancora come una risorsa sia per il Partito che per il Paese. Non si e’ mai schierato contro il sindacato ed e’ sempre stato presente alle manifestazioni sia della CGIL che della FIOM, in quanto vede i sindacati una tutela dei lavoratori e non come i nemici del lavoro e del rinnovamento. Perdere un personaggio del genere non e’ quindi cosa da poco.

Stranamente, quelli più critici per questa sua decisione presa, sono i tanti che lo hanno sempre sostenuto in questi anni. Lo si accusa di aver lasciato la partita, di voler andarsene per creare non si sa cosa, che le battaglie si fanno internamente e che creare una forza esterna con un 3/4 % di voti non farà altro che indebolire il PD. A questi tanti amici, perlopiù giovani, vorrei spiegare del perché, personalmente, reputo questa scelta non solo sensata ma proficua per il PD.

Civati le ha provate tutte per creare all’ interno del Partito una minoranza coesa, non in antitesi col Segretario Renzi ma contraria a questo spostamento del Partito verso politiche di destra. Ha più volte minacciato di allontanarsi ma non e’ mai stato ascoltato, tanto da cucirsi addosso l’etichetta di Signor No, Bastian Contrario ed Eterno Godot. Sia all’ interno del Partito che da parte dei media, le sue idee non hanno mai trovato la giusta risonanza, sicuramente molto meno di altri personaggi. Probabilmente dopo l’incontro della minoranza –dem all’ Acquario di Roma, ha capito che le sue idee non potevano essere portate avanti da una minoranza divisa e frastagliata.

Come sono sempre stato ( e sono ) contrario ad una scissione interna, giudico questo allontanamento positivamente. Se la stessa decisione fosse stata presa da altri, la cosa sarebbe stata a mio parere negativa ma, proprio perché a lasciare e’ Civati, la cosa e’ vantaggiosa. Vista la sua storia e la sua età, potrà riunire sotto un unico simbolo quella sinistra eternamente divisa. Non sarà un togliere voti al PD ma un riappropriarsi dei voti di un elettorato deluso che non si reca alle urne, per protesta o per disaffezione. Ci riuscirà in questo ? Lo impareremo in futuro : per adesso, e’ abbastanza che qualcuno ci provi.

Buona fortuna ‘’ Pippo ‘’ : e se il tuo progetto sarà credibile, credo che tanti di noi saranno con te. Un abbraccio..

Gianluca Bellentani

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Il baratto


expo tessere pdSul web, comincia a circolare la notizia che il PD milanese, a tutti i nuovi iscritti sotto i trent’anni che prenderanno la tessera del partito, attivera’ uno sconto di 25 euro sul prezzo di entrata all’ EXPO 2015. Pare una delle tante bufale che circolano in rete, un qualche post satirico di Lercio e invece, ecco che dal PD la cosa viene confermata, con tanto di post. Inizia una satira senza confine a questa notizia. Chi parla di servizi di pentole e chi di materassi e tutti coloro che non sono del PD si allineano nel condannare questa sorta di vera e propria promozione.

Diversi sono invece i comportamenti degli iscritti al partito. Da una parte i renziani, che parlano di una ‘’ oculata promozione di marketing, atta a rimpinguare le casse del partito ‘’. Dall’ altra, quelli che, come il sottoscritto, rimangono allibiti da una simile sciocchezza.

Innanzitutto, mettiamo in chiaro una cosa : con solo le tessere, sicuramente non copri le spese del partito e questo lo sappiamo tutti. La tessera pero’ e’ non solo una esigua parte di finanziamento ma e’ un documento che certifica la tua appartenenza al partito. Come abbiamo gia’ scritto in altra sede, certamente con questa storia del ‘’ partito liquido ‘’ in cui tutti possono non solo partecipare ma anche decidere la tessera ha perso del suo valore ; allo stesso tempo pero’ non possiamo paragonarla ad una tessera coop o altro. La tessera e’ un simbolo e come tale va’ trattato. Poi diciamocela tutta….Quanta differenza c’e’ tra questa promozione e le dentiere che Berlusconi promise ai pensionati che lo avrebbero votato ? E’ una cosa cosi’ diversa questa dal portare anziani sotto un palco ad applaudire, in cambio di una minerale, un panino e 10 euro ? Per certi versi, la cosa e’ ancor peggiore, in quanto l’ex cavaliere queste elargizioni le pagava di tasca propria, mentre i soldi per l’entrata all’ EXPO sono soldi pubblici. Questo modo di comportarsi, noi del PD non lo abbiamo sempre aspramente criticato ? Per quale motivo adesso facciamo uguale se non peggio ?

Quindi, se non per un senso di ridicolo, almeno per un minimo di coerenza, lasciamo da parte una simile str…… !!!

Gianluca Bellentani

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Lettera a Pier Luigi Bersani


bersani fotoCaro Pier,

quanto tempo e’ passato, da quel giorno in cui stravincesti le Primarie del Partito e ne divenisti il Segretario. In tanti, come me, si domandavano se saresti stato un bravo Segretario, se avresti avuto quel carisma che nella politica italiana conta certo piu’ di ogni altra cosa. Se avresti avuto quella forza decisionale ma soprattutto quella capacita’ di amalgamare le varie correnti interne sotto a un progetto comune. Era chiaro a tutti che erano tutte cose queste che ti mancavano, pero’ eri ( e rimani ) una persona onesta e per bene, come noi della base. Che non ti interessava avere la leadership, ma solo dare il tuo contributo per la realizzazione del progetto del PD, che sarebbe dovuto diventare il Partito per la Nazione. Ti siamo sempre stati vicino noi della base, quelli di sinistra come te. Abbiamo come te ingoiato bocconi amari, come l’appoggio al Governo Monti e alle sue politiche solo economiche e anti-sociali. Ti avevamo avvertito che fare le Primarie stravolgendo lo Statuto interno poteva essere pericoloso, ma abbiamo rispettato la tua scelta personale e ti abbiamo sostenuto. Anche noi siamo rimasti basiti dall’esito del voto, che in solo due mesi e’ passato da un 38% a nostro favore, ad uno scarso 28%. Quanta rabbia abbiamo provato verso quella coppia di grillini, che ti trattava a pesci in faccia durante una diretta streaming. Come te, ci siamo sentiti ferire nel cuore dopo la vergogna dei 101 e abbiamo seguito con ansia il bollettino medico, che ci informava ogni giorno sulle tue condizioni di salute, dopo che un’ ischemia ti aveva colpito. Per queste e per tante altre ragioni, ti sentiamo non solo come un politico ma come uno di noi, un amico e un compagno, nel senso migliore del termine. Come ad un amico, con cui bisogna sempre essere sinceri e schietti, te lo diciamo apertamente : ‘’ Stai sbagliando Pierluigi ‘’ !! Non stai sbagliando nell’ essere ancora nel PD: anche noi ci siamo ancora, pur coi tanti mal di pancia del caso. Come te, consideriamo il PD la nostra casa, anche se in tanti cercano in ogni modo di sfrattarci. Anche noi sopportiamo l’ idea che ci considerino desueti, ma sempre per amore  della ‘’ditta’’,  cerchiamo di dare il nostro contributo, per arginare questa deriva autoritaria di dx che sta’ avanzando  all’ interno del Partito. Come te, sappiamo che oggi come oggi, la sola opposizione puo’ essere fatta solo internamente, in quanto non esistono all’ esterno altre realta’ di sx importanti, almeno nei numeri. Quello che invece non riusciamo davvero a sopportare, e’ che ultimamente tu ti stia coprendo di ridicolo. Perche’ vedi Pierluigi, possiamo anche capire che tu abbia un atteggiamento alla Ferrini ( ci somigli anche ), col suo famoso ‘’ Non capisco ma mi adeguo !! ‘’. Quello che invece proprio non ci va giu’ sono queste tue false minacce, che hanno la stessa valenza di schioppi vuoti. Questo tuo minacciare di non votare questa o quella riforma, per poi alla fine votarla e dire che questa e’ ‘’ l’ultima volta ‘’. Ecco, questo tuo atteggiamento non solo non lo capiamo, ma lo condanniamo. Certo che come te hanno fatto anche altri all’ interno della minoranza- dem, pero’ tu non sei uno sconosciuto Gotor, un Fassina chi, un Signor-no Civati, ma Pierluigi Bersani, quella persona limpida e onesta in cui tutti noi ci rispecchiamo. Cambia passo Pier, davvero… Perche’ potremmo sopportare qualsiasi cosa, ma mai quella di essere derisi. Le giuste critiche che ti vengono fatte per questo tuo comportamento, non le viviamo come un qualcosa che tocca un estraneo ma come se ce le facessero a noi stessi : e questo, davvero, non ce lo meritiamo. Un abbraccio ….

Gianluca Bellentani

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Una brutta figura che si doveva evitare


kyenge CalderoliLa Giunta per le Autorizzazioni in Senato, chiamata ad esprimere il proprio parere sulle parole espresse dal leghista Calderoli , che durante un comizio aveva dato dell’ orango all’ ex Ministro dell’ Integrazione Cecile Kyenge, giudica come ‘’ una personale  opinione ‘’ le parole di Calderoli, cosa quindi non perseguibile. Si sottolinea che i parlamentari possono avere le loro opinioni in merito alle vicende e alle persone e che cio’ non costituisce reato. Si rimane stupiti da questa presa di posizione, visto che la Giunta e’ composta da una maggioranza di Senatori del PD, che si presume dovessero tenere la parte della Kyenge, che e’ del PD. Anche gli esponenti della Lega difendono il loro Senatore, adducendo l’ esempio di Charlie Hebdo e delle sue vignette blasfeme. Cerchiamo di dare il nostro giudizio su quanto accaduto.

Innanzitutto credo vada sottolineato che, come quando in un certo luogo devi tenere certi comportamenti, allo stesso modo se ricopri certe cariche dovrai avere comportamenti diversi da una persona qualunque. Se io cittadino comune, ovvero senza cariche istituzionali, per strada o dentro a un bar, bestemmio o paragono la Kyenge ad una scimmia, potro’ essere indicato come un maleducato e un cafone ma certamente le mie parole e le mie opinioni non avranno alcun seguito. Se io bestemmiassi tra le mura di una chiesa, che viene considerata la casa di Dio, verrei certo ( giustamente ) allontanato. Quando ricopro cariche pubbliche, le mie parole e i miei comportamenti dovranno avere una valenza superiore a quella del singolo cittadino, in quanto io non sono piu’ persona singola ma rappresento quella parte di popolo che mi ha eletto. Forse, dopo anni in cui si sono viste in Parlamento, ( che e’ e rimane il nocciolo del potere ), figure che stonerebbero anche nella piu’ infima bettola, ci si dimentica che chi siede in Parlamento viene chiamato Onorevole. Questa parola, differente dal solo Parlamentare, sottolinea che chi sieda a Montecitorio debba tenere un comportamento onorevole anche al di fuori del palazzo, servendo il Paese con onore e rispetto delle Istituzioni. Se questa teoria dell’ opinione personale passasse, ci potrebbe sempre essere qualcuno che in un intervento alla Camera o al Senato, potesse tranquillamente dire ‘’ Adesso che ha finito di parlare quell’ asino che mi ha preceduto, parlo io e poi lascio la parola a quella vacca che parlera’ dopo di me ‘’ senza incorrere in sanzioni . Vi sembra questo un modo di esprimersi onorevole ??

Certamente in Aula vi saranno delle correzioni e il giudizio in merito alla questione verra’ sicuramente capovolto, ma si tratta comunque di una brutta pagina per la politica ; e’ stata una brutta figura che si poteva e doveva evitare !!!

Gianluca Bellentani

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Quella incomprensibile occupazione di posti di comando.


poletti e la cena con i criminaliDal terremoto giudiziario che sconvolge la capitale e che coinvolge personaggi di tutti gli schieramenti ( e siamo solo agli inizi ), nascono diverse domande che una persona onesta e per bene comincia a farsi. Una su tutte e’ comunque questa : come e’ possibile che certi figuri possano occupare certi posti di prestigio ? Come fai,  partito o istituzione che tu sia, a non accorgerti di che figura hai messo in certi ruoli  di comando ? Perche’ vedete, e’ vero che a chi si iscrive ad un partito non puoi certo fare ogni volta il chek-up completo della sua posizione giudiziaria, ma e’ anche vero che prima di mettere questa persona in certi posti di comando dovrai quantomeno verificare chi e’ e che passato abbia. Lo stesso vale per i finanziamenti alla campagna elettorale di un candidato ; e’ vero che il danaro non ha colore, ma allo stesso tempo ti dovrai anche porre qualche domanda su chi e’ che ti sponsorizza.

Tralasciando il nome di Massimo Carminati, che davvero col suo passato non si capisce come possa essere ancora libero e cosi’ potente, prendiamo in esame la figura di Salvatore Buzzi, il fondatore e amministratore della cooperativa sociale 29 giugno. Costui, un passato nei NAR, nel 1981 viene condannato per omicidio a 24 anni. Ne sconta circa una ventina nel carcere di Rebibbia e poi esce anticipatamente per buona condotta. Sul fatto di avere una riduzione di pena per essersi comportato bene in carcere nulla da obiettare, cosi’ come sul fatto che, quando hai espiato le tue colpe, sei un libero cittadino e che puoi crearti il tuo ruolo nella societa’. Ci puo’ quindi stare che invece di trovarti un lavoro dipendente, tu decida di voler fare l’imprenditore, creando una cooperativa sociale per il reinserimento di altri ex detenuti. Quello invece che reputo paradossale e’ che a nessuno, se non per salvaguardare i propri interessi personali, venga in mente di verificare come sia possibile che un omicida ex galeotto, che parla come un facchino dei mercati generali, possa essere a capo di una cooperativa nata da pochi anni, con 1200 dipendenti, che fattura oltre 50 mln di euro ogni anno e che soprattutto riesce a vincere ogni tipo di appalto. Un uomo che si circonda di personaggi che non vorremmo nemmeno incontrare per strada tanto fanno paura.

Il Ministro del Lavoro Poletti, attaccato dalla stampa per essere comparso nella foto di una cena in cui erano presenti sia Buzzi che Carminati ( e a fianco della tavolata anche  Casamonica, definito il boss dei Rom), si difende con queste parole : ‘’ Sapevo che Buzzi era stato in carcere per omicidio ma i nostri erano solo colloqui informali di lavoro ‘’. No Ministro Poletti, non e’ solo questo. Perche’ vede, un conto e’ essere fotografato mentre stai passeggiando per strada o fai un’ intervista e ti si accosta un criminale, un’ altra invece e’ fare affari con lui. Come dice ? Stiamo sbagliando ? Il business e’ business ? Sara’, ma che vuole….noi siamo persone senza potere e certe cose non riusciamo a capirle. Certamente pero’ queste persone non le frequentiamo anzi, le evitiamo come la peste !!

Gianluca Bellentani

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LEOPOLDA E LEOPOLDINE


leopolda‘’ La Leopolda e’ un momento di partecipazione democratica come pochi, in cui tutti, al di la’ del proprio schieramento e delle proprie ideologie, possono portare il loro contributo di discussione e di idee, per contribuire al progetto di riforme di cui il Paese necessita ‘’.

Ottimo ! Visto che siamo un Partito Democratico, e’ anche giusto comportarsi in maniera democratica, dando voce anche a chi non e’ iscritto. Una sola domanda, senza polemica alcuna : e se io Gianluca Bellentani, elettore del PD e pure iscritto volessi intervenire nella discussione con un mio intervento, siamo cosi’ sicuri che potrei farlo ? Certamente nessuno me lo impedirebbe ma, almeno per una questione di tempi e anche credo di ruolo che ricopro, farei fatica ad intervenire. Farei fatica anche solo ad entrare, almeno per questioni di spazio e farei fatica anche ad andarci, visto che Firenze non e’ proprio dietro casa. Quindi che momento di partecipazione democratica e’, visto che non tutti possono partecipare ? Vorrei ricordare al mio Segretario Matteo Renzi che da quando e’ stato creato il PD, le sezioni sono aperte a tutti, sia agli iscritti che non. Che non abbiamo mai messo alla porta nessuno e che TUTTI hanno portato il loro contributo, non solo di ascolto ma anche di discussione e proposte. Le sezioni sono quindi ( da anni ) delle piccole Leopolde, in cui tutti possono entrare e dire la loro, come accade in ogni democrazia degna di questo nome. Quindi queste Leopoldine sono i VERI momenti di discussione e di confronto, molto piu’ di quella di Firenze : poi costano anche molto meno e non necessitano di oscuri finanziatori !!

Gianluca Bellentani

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Uno strano messaggio


renzi gufoForse qualcuno si sara’ accorto che da qualche mese, il dibattito politico e’ incentrato quasi esclusivamente sull’ essere o non essere favorevoli al Presidente del Consiglio. Chi non e’ a favore di Renzi e delle sue riforme, viene catalogato come Grillino, Gufo, Rosicone o Impaludatore. E’ uno strano messaggio che passa nel comune sentire, quasi che la contrapposizione sia tra pro Renzi e anti Renzi. Siccome il sottoscritto e’ ancora ( almeno per ora ) un iscritto al PD, quindi non al M5S e non condivide le politiche del Premier ( e Segretario ), credo che vada fatta un po’ di chiarezza, innanzitutto sui vari appellativi con cui vengono indicati i non-allineati. Cosa si intende col termine Gufo ? Che chi dissente porta sfiga ? E per quale ragione dovrei portare iella al mio Segretario ? Che ci guadagnerei ? Renzi puo’ esserti antipatico o simpatico ma le critiche sono rivolte sempre, da parte mia come credo di tanti altri, non alla persona ma alle politiche che mette in campo. Cosa si intende per Rosicone ? Che si e’ invidiosi del consenso che ha avuto e che tutt’ora ha ? E per quale ragione dovrei essere invidioso, visto che non concorro alla poltrona di Segretario e ancor meno a quella di Premier ? Il termine invece piu’ inconcepibile, per chi come me ha sempre creduto in un partito aperto alla discussione, e’ quello di essere un Impaludatore. Cosa vuol dire ? Che faccio la danza della pioggia affinche’ il percorso del Premier sia il piu’ difficoltoso possibile ? Che privilegi la frenatura anziche’ l’avanzare ? Io come iscritto voglio partecipare al dibattito e anche obiettare sulle cose che non mi paion giuste e questo obiettare non e’ una frenatura ma e’ un elemento di miglioramento delle varie riforme messe in campo, che fa sicuramente bene a Renzi, molto piu’ dei tanti elogi e celebrazioni dei  tanti yes-man e yes-woman da cui e’ circondato. Ecco del perche’ questa contrapposizione tra pro Renzi e anti Renzi la trovo davvero inconcepibile, cosi’ come trovo inconcepibile il fatto che la vera contrapposizione, quella tra destra e sinistra, sia ormai un vecchio e sorpassato ricordo : questo si che dovrebbe davvero far riflettere !!

Gianluca Bellentani

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PDL: Partito Democratico Liquido


renzusconiNel massimo storico del suo consenso elettorale ( 40,81 %, 11.203.231 voti alle ultime elezioni europee) il PD raggiunge il minimo storico di tesseramenti: sui 100 mila. Il dato risulta catastrofico se si pensa che solo un anno fa erano 539.354. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che la perdita di tesserati nasce da lontano; è vero, ma mai così grave, nel 2013 c’era perfino stato un numero maggiore di tesseramenti rispetto all’anno precedente.
Ma facciamo un passo indietro.

Questo era anche il problema del PDL: molti voti, pochi iscritti. Perché ? Quel partito in realtà è sempre stato solo il partito di Berlusconi, in questi partiti padronali gli iscritti non servono a molto perchè il consenso viene creato dal padrone, la collaborazione degli iscritti serve a poco (serve solo il voto) mentre la discussione interna non è gradita.

Al PD sta accadendo la stessa cosa. Non è piu’ un partito identitario, con forti connotazioni ideologiche, un partito nel quale la base crea anche consenso. Ormai è un partito liquido che prende voti dall’estrema Destra all’estrema Sinistra passando per l’importantissimo ( numericamente parlando) Centro.
Questo accade perché Renzi è un creatore di consenso, secondo solo a Berlusconi. Il consenso si crea tramite i media e Renzi puo’ contare su quelli di partito ma soprattutto su quelli ricevuti come contropartita dopo il patto del Nazareno.

 Anche da un punto di vista meramente economico i soldi derivanti dai tesseramenti sono sempre meno importanti. Nei partiti padronali si punta tutto sulla capacità economica del padrone, in quelli semi-padronali, come sta diventando il PD, si punta tutto sulle donazioni private che, unitamente ad un massiccio snellimento del partito ( soprattutto il dimezzamento di strutture, impiegati e collaboratori) puo’ garantirne la sopravvivenza da un punto di vista economico.

Ovviamente, i renziani, persone dai piu’ svariati orientamenti politici che hanno trovato in Renzi la sintesi, non ci trovano nulla di strano. Il problema nasce con chi, a mio avviso sbagliando, stava ancora nel PD credendo fosse un partito di Sinistra. Questi non si sentono piu’ rappresentati e la loro mancata iscrizione è una forma di resistenza passiva alle nuove direttive renziane.

I partiti liquidi-padronali  non sopravvivono quasi mai ai loro capi: riuscirà il PD a sopravvivere a Renzi ?

Gio’ Chianta

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Tesseramento al PD: perche’ pagare per avere gli stessi diritti di chi non paga ?


 tessera pdSu Repubblica , il giornalista Goffredo de Marchis denuncia il crollo verticale del tesseramento del PD. Gli iscritti si sono dimezzati raggiungendo punte del’ 80%. Non e’ un calo di poco conto, magari dovuto ai problemi economici delle famiglie, sempre piu’ in difficolta’. Non e’ solo un problema di quantita’ di danaro che entra nelle casse del partito, quanto proprio nel numero dei tesserati. Se il numero delle tessere fosse costante o anche in lieve diminuzione, il problema delle minori  entrate sarebbe anche sopportabile, ma qui si parla proprio di crollo del numero degli iscritti . Nell’articolo, la colpa di questa inversione di tendenza viene data alla sinistra del partito, agli elettori storici e non piu’ giovani che si sentono tagliati fuori dalle scelte del Segretario. Che non si sentono piu’ partecipi in quanto manca completamente la discussione e le varie proposte vengono presentate e basta, con la sola opzione del prendere o lasciare. Questo problema che viene definito come un  ‘’ distacco silenzioso ‘’ e’ sempre stato trattato come un problema di poco conto e non lo si e’ mai analizzato sino in fondo. E’ un problema che non e’ solo riscontrabile nella Segreteria nazionale ma anche e ancor piu’ a livello locale. Alle riunioni nelle sedi, non puoi porre domande o fare qualche critica.. Se la cosa ti sta’ bene e’ cosi’ se no quella e’ la porta, in quanto la maggioranza ha sempre ragione. Un atteggiamento questo che mai si e’ riscontrato in questo partito, litigioso magari ma con sempre un alto e democratico livello di discussione.

Esiste pero’ anche un’altra ragione per spiegare questo crollo del numero di tesserati, molto piu’ banale ma credo fondamentale. Innanzitutto, cos e’ una tessera ? Non e’ solo un pezzo di cartone o di plastica ma un qualcosa che ti da’ dei privilegi nei confronti di chi questa tessera non ce l’ha. Paghereste la tessera Ski se i programmi di questa rete potessero vederli anche quelli che la tessera non ce l’hanno ? Paghereste per essere iscritti a un qualche club o circolo in cui chi non e’ iscritto puo’ fare le stesse cose degli iscritti ? Questo e’ il problema vero, che sarebbe stato subito riscontrabile qualora si fosse chiesto a quelli che,come me, vanno a fare il tesseramento in giro. Quando vai a casa di qualcuno a fargli la tessera e quello ti chiede quali sono i vantaggi di averla, sinceramente…cosa gli rispondi ? Possono entrare nelle sezioni solo gli iscritti ? No, anche solo i simpatizzanti, in quanto il PD e’ un partito ‘’ leggero e gassoso ‘’ ( descrizione questa che mi ricorda piu’ un gas nobile che un partito ). Votano solo gli iscritti per la scelta del Segretario? No, le primarie sono aperte a tutti quelli che vogliono partecipare. Ho un qualche sconto magari a pranzo o a cena alle feste del PD ? No, paghi come gli altri. Quindi alla domanda ‘’ E allora perche’ dovrei fare la tessera ‘’ che cosa rispondi ? Questo e’ il vero problema del calo vertiginoso dei tesserati . E’ venuto a mancare completamente quel senso di appartenenza che ci ha sempre distinto dagli altri partiti.

Rimane pero’ il fatto che le casse del partito sono vuote e lo saranno ancor di piu’ prossimamente, dopo che la Direzione ha abbracciato l’idea tanto demagogica quanto scellerata di abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Che accadra’ quindi, visto che i soldi provenienti dal tesseramento verranno drasticamente ridotti? Semplice, si fara’ come negli USA, in cui i magnati dell’industria e le varie lobbie sponsorizzano con fior di milioni questo o quel candidato ; e visto che giustamente questi soggetti vorranno qualcosa in cambio ai loro finanziamenti, siete cosi’ sicuri che le prossime politiche del PD saranno a favore dei meno abbienti o faranno invece gli interessi di questi  foraggiatori di danaro ? Meditate gente, meditate !!!

 

Gianluca Bellentani  

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I patti si rispettano


grillo berlusconi renziIn tanti avranno letto i vari commenti contro Renzi e il Patto del Nazareno con Berlusconi. Parole di fuoco che accusano il Premier di fare accordi con un delinquente ed il PD di esserne complice silenzioso. Sono parole che arrivano da tutti gli schieramenti e anche da una parte del fronte interno al partito. Come sapete, non sono un fan di Renzi, ne’ come persona ne’ come comportamenti. Sul fatto che Berlusconi sia un delinquente, credo che ogni persona sana di mente o almeno non a libro paga dell’ex cavaliere non nutra il minimo dubbio. Sul perche’ di questa strana alleanza, che non piace a nessuno, credo che vadano spese due parole, almeno per spiegare la ragione per cui la si e’ fatta. Uso il termine ‘’ spiegare ‘’  in quanto il ‘’ cercare di far capire ‘’ e’ una cosa che ho smesso di fare da tempo, visto il livello di ragionamento dei vari interlocutori, in particolare dei 5 stelle. Proviamo ad usare quindi altre terminologie e a collocare  quello che e’ successo in questi mesi in un discorso di business.

Sul mercato, vi sono 3 aziende leader nel proprio settore. Tutte e 3 producono lo stesso prodotto ma hanno storie diverse. L’azienda A, dopo qualche periodo di difficolta’, sta’ pian piano riemergendo e, seppur di poco, ha introiti maggiori dell’ azienda B che, dopo anni di dominio incontrastato, per colpa del titolare che ha fatto gli interessi propri e non quelli dell’azienda, ha perso fette di mercato consistenti , pur mantenendo un buon portafoglio clienti. Esiste anche l’azienda C , nata da poco ma che, grazie ad una pubblicizzazione del proprio prodotto molto all’avanguardia, con venditori senza scrupoli, sta’ guadagnando oltre le aspettative. Anche l’azienda C dispone di un patrimonio consistente, superiore all’ azienda B ma inferiore all’azienda A. Vi sono naturalmente altre industrie che producono lo stesso prodotto ma i loro introiti sono ridicoli al confronto dei 3 sopra citati. Le 3 aziende sono naturalmente in competizione tra loro. L’ azienda A e l’azienda B , salvo una breve parentesi, si sono fatti concorrenza per anni. L’ azienda C invece fa’ una politica commerciale volta piu’ a denigrare e a svilire il prodotto di A e di B.

Viene inventato un macchinario che potra’ produrre una quantita’ di prodotto mai avuta prima, molto migliore e ad un costo piu’ basso. Il prezzo del macchinario e’ pero’ proibitivo per tutti e quindi si decide di fare una alleanza di capitali per comprarla. Il direttore dell’azienda A chiede prima all’ azienda C se sia interessata all’ affare ma l’azienda C risponde di no, che la cosa non le interessa e lo scaccia in malo modo. Il direttore a quel punto non se la sente di chiedere all’ azienda B un’ alleanza di capitali e lascia l’incarico. Il nuovo giovane direttore invece vuole emergere a qualsiasi costo e questa alleanza con l’ azienda B la chiede e la ottiene. Nonostante l’alleanza tra A e B sia fatta, il direttore dell’azienda A chiede lo stesso all’ azienda C se sia anche lei interessata all’ affare, per non essere troppo esposti come esborso di capitali. L’azienda C anche stavolta non accetta e anzi il suo direttore non fa’ nemmeno parlare il direttore dell’ azienda A.

Il macchinario viene comprato e tra A e B si fanno accordi su quale debba essere l’utilizzo del macchinario. Il socio A, che e’ piu’ forte in quanto ha speso di piu’, detta le condizioni ma allo stesso tempo ha anche l’obbligo di esaudire certe richieste da parte del socio minoritario. Il macchinario funziona benissimo e rende l’ azienda A ancor piu’ florida mentre l’azienda B, pur galleggiando ancora, continua pian piano ad affondare. L’ azienda C intanto comincia a perdere clienti , che si rivolgono all’azienda A in quanto, grazie al nuovo macchinario, produce un prodotto migliore a prezzi concorrenziali. Il direttore dell’azienda C decide quindi di chiedere al socio di maggioranza A , se e’ ancora disposto ad accettare il proprio appoggio. Chiede pero’ di entrare alle proprie condizioni. Il direttore di A risponde che gli accordi ci sono gia’ e che se C vuole entrare a far parte dell’ affare, non puo’ dettare le condizioni e si deve adeguare agli accordi gia’ presi tra A e B. Gli si puo’ certamente esaudire qualche richiesta ma non stravolgere gli accordi gia’ sottoscritti. A questo punto l’azienda C ( o meglio il suo direttore ), abbandona il tavolo delle trattative gridando al complotto e ad una alleanza tra delinquenti.

I patti si rispettano, sempre, anche quelli che non ci piacciono e che abbiamo dovuto fare controvoglia per poter realizzare quello che la gente si aspetta da noi : e coloro che gridano ad una alleanza tra delinquenti, dovrebbero prima fare un mea culpa per le occasioni perse a suo tempo.

Gianluca Bellentani

Pubblicato in: pd, politica, satira

Renzi ‘o Flop. Il Nulla Oltre l’Hashtag.


renzi-ingleseNegli ultimi giorni la strategia comunicativa del presidente del consiglio appare clamorosamente inceppata. Ad esempio, il silenzio colpevole e risentito sulla grossa cantonata presa a Digital Venice dove un’operazione di marketing di immagine si è trasformata in una Caporetto mediatica a livello internazionale è stato uno sbaglio fatale dopo un errore gravissimo. L’immagine vincente e risoluta è tutto in politica. Si veda il caso di Putin che gestisce le sue apparizioni con la sapienza di chi sa che il suo popolo ama vedere uomini decisi al comando e che la comunità internazionale è abituata ad un’immagine “virile” della Russia che non ammette debolezze.

 

Sulla stessa linea si sta dipanando la campagna di informazione, probabilmente promossa dall’esecutivo attraverso opportune dichiarazioni e comunicati stampa, intorno alla vicenda di “Lady Pesc”, sfortunata denominazione attribuita al responsabile esteri della UE. Il braccio di ferro tra il Renzi che “vuole cambiare la UE” e la fronda che, per diversi motivi, non gradisce la Mogherini rischia di trasformarsi in un altro clamoroso autogol anche per la ridda di dichiarazioni balbettanti che si sono succedute quando, quasi come una minaccia verso la UE, si sono proposti nomi alternativi (il signor D’Alema utilizzato quale temibile arma di ritorsione). In questo senso, lo spostamento della decisioni a fine agosto sembra il risultato di una trattativa tesa a “coprire” mediaticamente un altro insuccesso comunicativo del giovane premier.

In patria le cose non vanno meglio. Il successo elettorale alle europee non ha ovviamente modificato i numeri nelle camere, per cui le famose riforme sono in grave ritardo e rischiano di arrivare al traguardo gravemente menomate e ammantate di un’aura di restaurazione e autoritarismo. I begli occhi della Signora Boschi e la sua elegante falcata non sembrano sufficienti a nascondere il fatto che l’Italia non solo non sta cambiando verso, ma che la grave crisi sistemica di cui abbiamo già diffusamente parlato sta rapidamente rendendo obsoleta una strategia politica che si avvita su se stessa ed ignora l’urgenza dei tempi e la gravità del quadro produttivo.

Come nel caso del M5S, l’approccio comunicativo in stile cocainico del “adesso arrivo io e spacco tutto” espone ad una sorta di crisi di down quando l’effetto galvanizzante della droga mediatica scompare. Non saranno certo i famosi ottanta euro al mese a garantire al signor Renzi gloria imperitura e nessuno può cambiare la costituzione fino a rendersi eterno. Non ne sono stati capaci uomini con carattere e mezzi superiori al signor Renzi, non ci riuscirà nemmeno lui.

La verità è che, a mio avviso, il signor Renzi ha iniziato a sopravvalutare le sue possibilità. E’ un bravo comunicatore che si è infine autonomamente ed immotivatamente convinto di essere anche uno statista, incidente già verificatosi nei recenti corsi della politica italiana.
E’ probabile che di qui a qualche mese il paese si troverà a contabilizzare l’ennesimo flop messo a segno in un momento di gravissima congiuntura economica per l’Italia. Il danno, in termini di comunicazione, motivazione ed immagine internazionale potrebbe diventare irreversibile.

FONTE  http://www.mentecritica.net/renzi-o-flop-il-nulla-oltre-lhashtag/politica-2/gianraffaele-percannella/45653/

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GRAZIE, NO. No al monopolio delle istituzioni


Berlusconi-renzi1 “Piaccia o meno a quelli che vogliono frenare, noi porteremo a casa il risultato. Faremo le riforme perché è giusto che l’Italia torni ad essere leader: non lasceremo l’Italia a chi dice solo “no”. Le parole di Renzi mettono il sigillo sul percorso di riforma della Carta Fondamentale nel quale il segretario del PD ha investito gran parte della sua leadership: il “patto del Nazareno” sembra destinato a reggere, un Berlusconi politicamente esangue e assediato da conti in rosso, aziende da salvare, servizi sociali da scontare e nuove condanne da schivare non può permettersi di abdicare dal ruolo di padre costituente che il Presidente del Consiglio gli ha inaspettatamente riconosciuto. Sì, il “patto del Nazareno” è destinato a reggere: alla faccia di gufi, rosiconi, frenatori e sabotatori vari ed eventuali. Alla faccia di chi sa solo dire “no”.
Epigono conclamato dei fautori di quel leaderismo plebiscitario che ha scandito il declino della Seconda Repubblica, il giovane premier affronta a petto in fuori dubbi, quesiti, giornalisti ed oppositori interni: trasformando la discussione politica in un continuo referendum sulla sua persona, rinnovando la visione di un Paese diviso tra guelfi e ghibellini, o meglio – secondo i neologismi propri del vangelo secondo Matteo – tra innovatori e frenatori. O con il rinnovamento, o con i sabotatori; o con Renzi, o rosicone.
Eppure, anche dinanzi alla manifestazione di muscoli che quotidianamente si dipana tra Palazzo Chigi e Ponte Assieve, c’è ancora qualcuno che proprio non vuole rinunciare alla fastidiosa abitudine di porre domande, di interrogarsi sulle ragioni ispiratrici di una riforma destinata (nei fatti) a sconvolgere gli equilibri dell’ordinamento democratico, di determinare l’incidenza che questa riforma potrà assumere sul nostro sistema costituzionale. E di opporre, se del caso, agli aut-aut del Presidente del Consiglio una risposta tanto semplice quanto potenzialmente eversiva, alla luce del clima politico generale: grazie, no.
Sono tanti, i nemici nel mirino del premier: non tutti espressione dei “poteri forti” che lucrano sulla conservazione di privilegi e rendite di posizione; non tutti guelfi decisi a sabotare il percorso intrapreso dai ghibellini del cambiamento; non tutti rosiconi di professione che si ostinano a non voler cambiare verso.
Ci sono i tanti democratici autentici che, dopo essersi mobilitati per anni a difesa delle istituzioni di garanzia messe sotto attacco dallo strapotere berlusconiano, non sono disposti ad accettare il perpetrarsi della logica dell’Uomo solo al comando; ci sono gli ultimi esponenti di una sinistra orgogliosa della propria identità e del proprio sistema di valori, che non vogliono barattare le conquiste ottenute in mezzo secolo di battaglie civili con uno strapuntino sul carro del vincitore; e ci sono soprattutto coloro i quali, dopo avere ribadito nel referendum del 2006 l’attualità dell’impianto della Carta Fondamentale, non possono assecondarne passivamente lo stravolgimento.
Frenatori, rosiconi, gufi: le invettive di Renzi sono destinate a scivolare via, come pioggia sull’asfalto. Ad un patto costituente che di fatto assicura la sopravvivenza (forse, prima personale che politica) al Cavaliere decaduto; all’ipotesi di un Senato ridotto alla pletorica funzione di tribuna di rappresentanti delle varie realtà locali; alla prospettiva di un sistema che – tra premi di maggioranza, liste bloccate, fiducia monocamerale, potere del premier di nomina e revoca dei ministri – in pratica consegna al leader del partito di maggioranza il monopolio esclusivo delle istituzioni si può opporre soltanto quella semplice risposta, in controtendenza rispetto al verso che cambia: grazie, no.

FONTI

http://www.libertaegiustizia.it/2014/07/14/no-al-monopolio-delle-istituzioni/

http://carlodore.blogspot.it/2014/07/grazie-no.html

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Le Renziforme


breakingprimarie-2Di Gemma Gemson

Mentre il prode Telematteo parla con veemenza alla procia Merkel, l’Italia accoglie con gaudio e tripudio le riforme che Berlusconi il governo farà nei prossimi mesi del prossimo governo:

  • Canonizzazione asap di Maria Elena Boschi Serbelloni Mazzanti Viendalmare.
  • Per massimizzare il rendimento degli edifici, le scuole di ogni ordine e grado resteranno aperte 24 ore su 24: il giovedì sera Revival, il venerdì Latinoamericano, il sabato House/commerciale.
  • Il Senato sarà composto da 10 sindaci eletti da 10 presidenti di regione eletti dalla società civile che al mercato mio padre comprò, 10 ex concorrenti del Grande Fratello (tranne Rocco Casalino), più quelli che fanno sempre 1 al Superenalotto, a rotazione. Il compito del nuovo organo così composto sarà di taroccare il televoto nelle trasmissioni della De Filippi.
  • Tutti i lavoratori dovranno dare prova di flessibilità perdendo il lavoro prima della scadenza del contratto a tempo determinato.
  • Tutti i prodotti agricoli di alta qualità potranno essere commercializzati solo da Oscar Farinetti nei locali sciccosi di Oscar Farinetti.
  • Per mantenere gli 80 euro in più in busta paga diventerà obbligatorio usarli per fare la spesa. Verranno perciò elargiti in buoni COOP. In regalo Pina Picierno che spunta le cose dalla lista e spinge il carrello.
  • Non si pagherà più il bollo sul passaporto, ma quando si viaggerà all’estero sarà obbligatorio portarsi Gianni Pittella come interprete.
  • Le pretese della lobbighei che fanno piangere Gesù verranno momentaneamente congelate sotto azoto liquido e lanciate su Marte dall’ESA entro il 2015.
  • Chi si ammala sul posto di lavoro dovrà mostrare spirito di sacrificio e dedizione al Paese morendo subito.
  • Si dovrà rivedere la legge Fini-Giovanardi. La riscriveranno Giulia Innocenzi e Fedez. È il massimo che riusciamo a permetterci.
  • A Laura Boldrini verrà fornito un tablet per navigare su Internet programmato in modo da poter visualizzare solo i video dei gatti. A noi poveri stronzi come home di Chrome verrà invece impostata la pagina facebook di Mario Adinolfi.
  • Marianna Madia potrà aggiungere alla sua pagina di Wikipedia (visto che l’ha scambiata per il suo curriculum vitae) la frase “faccio cose e vedo gente”.
  • Il Mo.S.E. verrà collegato direttamente alla TAV che sarà collegata a F.I.Co. passando per la villa di Galan sui colli euganei.
  • La politica energetica e dei rifiuti verrà completamente centralizzata in modo da eliminare quei fastidiosissimi sindaci e cittadini che hanno le case proprio dove vanno messe le centrali a misto greggio e carbone del Sulcis non trattato.
  • Il numero dei deputati potrebbe essere ridotto al solo PD di comprovata fede renziana. Ciwati dovrà continuare a scrivere ogni giorno sul suo blog quanto gli fa cagare il partito di cui ha la tessera, in modo da non creare troppa confusione nell’elettorato.
  • Per mostrare all’Europa che deve prendersi le proprie responsabilità sui migranti che arrivano sulle nostre sacre coste, verrà scavato un canale che unirà il Mar Ligure al Baltico. Dai migranti stessi. Pena il rimpatrio su un pullman guidato da Borghezio.
  • I servizi fotografici del Duca Conte Matteo Renzi su Vanity Fair fanno impazzire le ragazzine e le loro mamme, come neanche i Uan Direcscion. Le sue idee sono sempre tutte all’avanguardia e fanno avanzare un sacco il Paese in tutte le direzioni. Qualsiasi manovra liberista deve essere interpretata come “dinamismo”. Qualsiasi manovra democristiana deve essere interpretata come “difesa del brand Italia”. Per qualsiasi altra manovra che non ricada nelle due categorie citate, si potranno utilizzare le espressioni “com’è bravo il premier”, “com’è giovane il premier”, “siamo fiduciosi”, “come sono democratici nel partito democratico”, “com’è bella la Boschi siete solo invidiose”, “il premier è infallibile per definizione” e “ma allora sei grillino?”

 

FONTE  http://www.mentecritica.net/le-renziforme/vetrina-mc/gemma-gemson/45493/

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MATTEO chi?


renzi-evoluzione-638x425Matteo Renzi ai primi di Gennaio aveva esclamato «Fassina chi?», rispondendo in modo provocatorio all’allora viceministro dell’economia del governo Letta; di fronte alla vittoria di Renzi alle primarie del Pd, Fassina aveva dichiarato che l’esecutivo non era più in linea con la leadership di partito. Seguirono le dimissioni di Fassina e non passò molto che lo stesso Letta dovette levare le tende, così da consacrare il suo segretario politico a Capo del governo (22 Febbraio). Tutto accadde con il beneplacito di Napolitano. Renzi, che aveva in precedenza e più volte affermato di volere il voto del popolo e che mai sarebbe andato al governo in caso contrario, si ritrovò, guarda un po’, proprio a detenere il massimo potere senza l’ombra d’un consenso ratificato dalle urne. «Su Matteo Renzi ho sbagliato, è l’uomo giusto al momento giusto», asseriva Fassina a fine Maggio. Uomo dai forti ideali.

Le elezioni europee sono state un banco di prova per il giovane Premier (39 anni), che con la percentuale bulgara di voti ricevuti dal Pd ha consolidato la sua posizione. Ai Parioli, Roma, quartiere storicamente di destra, il Pd ha riscosso il 48% di voti, ben cinque punti sopra la media romana presa dal carrozzone centro-sinistrorso d’ispirazione democratico-cattolica e stranamente anche oligarghico-massonica. Non è che ai Parioli d’improvviso siano tutti divenuti comunisti, è Renzi a non essere mai stato di sinistra. Ma nemmeno di destra. Né di centro, nel senso di luogo teoretico che respinge gli estremi radicalismi. Insomma, chi è Renzi? Vogliamo rispondere alla domanda: «Matteo chi?»; si può tracciare, come per gli alimenti, un filo che ci dica qualcosa di più su un attore della politica che in brevissimo tempo è diventato Presidente del Consiglio? Da dove viene? Chi lo sostiene? Dove vuole andare?

La giornalista e saggista torinese Enrica Perucchietti ha pubblicato Il lato B. di Matteo Renzi per Arianna Editrice, la prima biografia non autorizzata del Premier. Andato in stampa a Maggio poco prima delle elezioni europee ma distribuito appena dopo, si tratta d’un libello che si legge agevolmente. La Perucchietti, che ha alle spalle una produzione non da poco (tra i tanti titoli: Governo Globale, 2013, e La fabbrica della manipolazione, 2014, scritti con Gianluca Marletta sempre pei tipi di Arianna), inserisce nel suo lavoro documenti, aneddoti, interviste e retroscena che possono aiutarci a rispondere alle domande che ci siamo posti poco fa.

Per capire qualcosa di una persona aiuta seguire la via del sangue e quella dei soldi. Il padre: Tiziano, storia democristiana alle spalle, «controlla dagli anni ’90 la distribuzione di giornali e di pubblicità in Toscana», vale a dire«controllo di Tv, radio, giornali locali, magazine di settore ma, soprattutto, contatti con la concessionaria di pubblicità Publitalia, la concessionaria del gruppo Mediaset: e qua si torna a Berlusconi». Renzi nasce nel ’75 a Firenze e nel 1994 entra in politica; nel 2003 è segretario provinciale della Margherita, nel 2004 (29 anni) viene eletto Presidente della Provincia e nel 2009 diventa Sindaco del capoluogo toscano battendo il candidato del centrodestra, l’ex portiere della nazionale Giovanni Galli. Galli era l’uomo voluto da Verdini (ergo: Berlusconi) sulla piazza di Firenze, un “candidato a perdere” messo lì per aprire la strada a Renzi. Gli opposti si attraggono. La cena ad Arcore è un altro tassello di una storia di amicizia che, tralasciando alcuni reciproci strali per salvare le apparenze, Renzi e Berlusconi sembrano portare avanti da anni. Giorgio Gori, già direttore di Canale 5, indicato da molti come l’ideatore delle cento proposte programmatiche della Leopolda e che «contribuirà a costruire il progetto del Pd», è un ulteriore indizio. Il più chiacchierato è forse il “Patto del Nazareno”, cioè l’incontro tra Renzi e Berlusconi del 18 Gennaio di quest’anno avvenuto nella sede del Partito Democratico per discutere della legge elettorale, l’Italicum. Non basta, però, il legame con Berlusconi per rispondere in maniera adeguata alla domanda “Matteo chi?”. Tocca seguire la via dei soldi tra finanziatori e banchieri. Tra i finanziatori troviamo al primo posto Davide Serra, laurea cum laude alla Bocconi (ma tutti da lì provengono? Viene in mente un nome a caso: Monti), cofondatore e amministratore delegato del fondo speculativo Algebris, in contatto con Profumo e Passera. Si tratta della persona che organizzò la famosa cena per le primarie 2012 di Renzi, quello con il conto alle Cayman. Di eminenze grigie ce ne sono parecchie attorno al Premier, basti qui citare Carrai e Bianchi che si sono occupati di fund raising (trovare fondi) attraverso varie fondazioni (Big Bang, Open e, prima, Festina Lente e Link). Tutti i soci di questi apparati, come ben documenta la Perucchietti, sono stati premiati, «hanno avuto una sedia da nominato, eletto o assunto».

La continuità coi governi precedenti è palese se si pensa ai banchieri che si sono succeduti al vertice del dicastero dell’economia: Monti, che fu membro della Banca Commerciale Italiana e legato alla Goldman Sachs, Saccomanni (governo Letta) con incarichi al Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e direttore generale di Bankitalia dal 2006 al 2013, e infine l’attuale ministro Padoan già consulente presso la Banca Mondiale e la Bce, nonché direttore esecutivo per l’Italia del Fmi, vicesegretario generale e capo economista dell’Ocse. I datori di lavoro di queste persone, realmente, chi sono? Non gli italiani, ma organismi che dicono loro cosa fare in Italia!

Renzi il rottamatore? Non sembra, considerando che «metà dei ministri del governo Renzi erano già presenti nel governo Letta», e che su trentacinque sottosegretari «ben diciotto confermati dal precedente governo». Renzi non è né di destra né di sinistra, è semplicemente per un mondialismo a trazione finanziaria e si configura come un prosecutore delle politiche di austerity. Il popolo, però, alle europee si è lasciato incantare. Ogni giorno Renzi fa nuove promesse che non mantiene, ma il popolo se le scorda. Ottanta euro, che in tanti casi sono anche meno, e il popolo gongola, cieco di fronte all’aumento di tutte le altre tasse, come la Tasi, stangata micidiale. Svende le aziende pubbliche (RaiWay che distribuisce il segnale televisivo, ma non sfuggiranno Eni, Enel, ecc). Non parla dei contratti collettivi bloccati da anni ma nessuno se ne duole. La gente muore di fame ma, evidentemente, muore contenta e allora si merita i capi che ha. Lo stato sociale è in fin di vita, la Nazione agonizza. Licio Gelli nel 2003 dichiarò con orgoglio che i 53 punti della famigerata P2 si stavano realizzando. Era forse un veggente? Giovani italiani, ma davvero un domani vorrete vivere in un mondo gestito da poche famiglie senza più nulla di pubblico che sia anche vostro? Volete l’estinzione della Res Publica? Via il Senato e chissà, perché non la Camera, mai più un lavoro sicuro, la libertà?

Mauro Scacchi

FONTE http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=48857

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Decreto Ambiente Protetto del ministro Galletti, per i Verdi è barbarie


A view of the ILVA plant in the southernSi è sentito parlare assai poco del ministro dell’ambiente Galletti in queste settimane, ma dopo aver conosciuto le misure del decreto 91, del decreto Ambiente Protetto, in molti rimpiangono i tempi in cui dal ministro dell’ambiente non giungeva quasi nessuna notizia. Angelo Bonelli dei Verdi parla di barbarie contenuta nel provvedimento. Cerchiamo di capire perché.

Al centro delle critiche al decreto Ambiente protetto del ministro Galletti troviamo la valutazione delle deroghe di sforamento per gli scarichi delle industrie caso per caso. Ambiente protetto – per alcuni no, potremmo dire. Ma prima di parlare delle misure, un paio di precisazioni: il decreto Ambiente, ufficialmente decreto 91, è stato pubblicato in GU e risulta in vigore dal 25 giugno 2014. Senza girarci attorno la problematica principale è insita nella facoltà concessa alle industrie di sforare rispetto ai precedenti parametri stabiliti per legge, con valutazioni che – come accennato – varieranno a seconda dei casi, permettendo uno sforamento rispetto ai passati limiti in proporzione alla capacità produttiva delle industrie.

Risultano molto significative le dichiarazioni, in esplicita antitesi, del ministro Galletti e diAngelo Bonelli dei Verdi. Per quest’ultimo il decreto rappresenta un regalo agli stabilimenti, in particolare ai più grandi, che otterranno un “via libera a inquinare”. Chi potrebbe beneficiare dai provvedimenti del decreto Ambiente protetto? Senz’altro alcune grande industrie. L’Ilva naturalmente, e la centrale di Porto Torres, e il petrolchimico di Gela. Queste realtà ed altre simili sulla carta avranno la possibilità di inquinare di più sulla base della loro capacità produttiva.

 

Il ministro dell’ambiente Galletti ha risposto alle critiche con le seguenti dichiarazioni

La legge che c’era prima aveva dei limiti che non tenevano conto di dove le aziende scaricavano, perché come assorbimento c’è differenza se si scarica in fiume o se si scarica in mare. Noi, sempre in aderenza alle normative europee, anzi in maniera ancora più restrittiva, abbiamo introdotto questo concetto: l’impatto sull’ambiente si valuta volta per volta, in sede di Autorizzazione ambientale, a seconda del caso.

Ma Bonelli parla di “una vera e propria barbarie”. Chi ha ragione? Vediamo cosa è stato messo nero su bianco. Il passaggio su cui si concentrano le critiche degli ambientalisti è l’articolo 13 del decreto Ambiente che oltre a parlare della semplificazione proceduraleper le bonifiche di varie aree, tocca il tema della normativa per gli scarichi inquinantiin mare. In questa sede si permettono dosi di inquinamento superiori ai precedenti limiti (stabiliti nel 2006), per i grandi stabilimenti la cui attività produttiva può essere legata al carbone, all’acciaio, al gas e quant’altro. Si legge nel decreto

le Autorizzazioni integrate ambientali rilasciate per l’esercizio di dette installazioni possono prevedere valori limite di emissione anche più elevati e proporzionati ai livelli di produzione, comunque in conformità ai medesimi documenti europei.

Oltre a questo, modifiche anche sulla disciplina per il risanamento della aree militari,che ora non hanno più come valori di riferimento quelli delle aree verdi residenziali ma quelli dei siti industriali, il che in soldoni significa che i parametri di contaminazionesono stati elevati. Per Galletti questo permetterà di avviare un maggior numero di bonifiche, ma occorre dire che tale spiegazione appare lontana dall’essere esaustiva e convincente.

Concludiamo con la tetra sintesi di Angelo Bonelli in merito all’entrata in vigore del decreto Ambiente Protetto:

Con tre mosse il ministro dell’Ambiente Galletti demolisce il principio che chi inquina paga. E in un colpo solo salva Ilva, la grande industria e i militari.

 

http://www.ecologiae.com/decreto-ambiente-protetto-ministro-galletti-verdi-barbarie/72502/

Pubblicato in: ambiente, pd, politica

IL GOVERNICCHIO RENZI FAVORISCE GLI INQUINATORI INDUSTRIALI


Renzi-pd.-730x365Coordinamento Nazionale Siti Contaminati Comunicato stampa 2/7/2014

 

 

Non basta il caso dei poligoni equiparati ad aree industriali, il Decreto 91/2014 nasconde una sorpresa ancora più tragica per le aree inquinate, da Taranto a Crotone, dal Sulcis a Porto Torres, da Bussi a Piano d’Orta, da Falconara a Mantova, da Trieste alla Valle del Sacco, da Manfredonia a Margherita di Savoia, ed altre migliaia di siti.

 

Altro che semplificazione, si tratta della completa privatizzazione delle bonifiche e della salute delle persone. Infatti, il recente decreto 91/2014 pubblicato il 25 giugno sulla Gazzetta Ufficiale, sarà ricordato come una delle più lucide operazioni di rimozione “sulla carta” dei problemi di contaminazione dei siti inquinati, più che un decreto “Ambiente protetto” come è stato incautamente definito dal Ministro una norma “Inquinatore-protetto”.

 
Decollato secondo le dichiarazioni del ministro Galletti, con il positivo intento di semplificare le farraginose procedure delineate dal Testo Unico dell’Ambiente (Decreto legislativo 152/2006) si è trasformato in un invito a nascondere la polvere inquinata sotto il tappeto. Dopo il caso dei poligoni militari trasformati in aree industriali per alzare i limiti di legge per la contaminazione dei suoli il famigerato decreto contiene una norma ancora più grave che riguarda tutti i siti inquinati italiani, anche quelli ancora da scoprire. Il rimedio? Basta non convertirlo  in legge.

 

Alla voce deregolamentazione. Nel belpaese si demanda tutto al privato in un vero e proprio far west dove a rimetterci sono solo le comunità che vivono nelle migliaia di luoghi inquinati del paese.

La norma prevede che il primo passo sia fatto dall’inquinatore (o dal proprietario dell’area inquinata), che presenta direttamente un progetto di bonifica autocertificando la veridicità dei dati della contaminazione, senza alcun controllo, anche a campione, da parte dell’ente pubblico. In questa fase emerge un primo problema: come farà l’ente pubblico a verificare l’esatta estensione della contaminazione, visto che è lecito attendersi dai privati una sottovalutazione del reale stato di inquinamento (ad esempio: si seguirà tutto il corso di un fiume per scoprire l’area esatta interessata dall’inquinamento partito da una fabbrica posta a monte?). A quel punto la procedura prevede una rapida approvazione da parte dell’ente pubblico del progetto di bonifica (90 giorni; ricordiamo che il Ministero dell’Ambiente per i Siti nazionali di Bonifica convoca le conferenze dei servizi se va bene con una media di una l’anno per sito). Approvato il progetto il privato realizza la bonifica. Solo a quel punto presenta un programma di analisi (il cosiddetto piano di caratterizzazione) delle aree su cui si è intanto intervenuti. Il Piano deve essere esaminato, prima della sua realizzazione, dagli enti pubblici in 45 giorni e vale il silenzio-assenso. Qui si pone un secondo problema. Dice un detto “chi cerca, trova, chi non cerca, non trova”. Le sostanze tossiche sono centinaia e attualmente ci sono dei criteri minimi per cercare un certo numero di queste sostanze sulla base delle lavorazioni che hanno interessato il sito. Questo decreto invece da’ la massima libertà ai privati di scegliere quali sostanze cercare. Considerando che i costi di analisi e bonifiche sono strettamente collegati al tipo di sostanze, ci si può aspettare che i privati provino a presentare piani di caratterizzazione minimali con pochissime sostanze. Poiché queste scelte spostano decine di milioni di euro, si potrà immaginare la pressione per far decorrere inutilmente quei 45 giorni in modo tale da avere il silenzio-assenso, sollevando anche gli enti da qualsiasi responsabilità in caso di mancata risposta. A questo punto si fanno le analisi vere e proprio per vedere se la bonifica è stata efficace e, finalmente, si prevedono le contro-analisi da parte dell’ARPA locale. Ma su cosa? Ovviamente solo sui parametri indicati dal privato. Inoltre attualmente le ARPA fanno le contro-analisi solo sul 10% dei campioni. Insomma, ci sarà un’altissima probabilità di avere bonifiche solo sulla carta.

 

La caratterizzazione a valle e non a monte porta con sé altri gravissimi problemi di carattere ambientale, sanitario e giudiziario. Infatti oggi la caratterizzazione realizzata dal privato in contraddittorio con gli enti fin dall’inizio della procedura permette di valutare l’esatta estensione della contaminazione, mentre con questo decreto il privato potrà presentare un progetto solo su piccole aree o, almeno, ci proverà. Sarà compito dell’ente pubblico in pochissimi giorni e su aree estremamente complesse in cui di solito ci vogliono anni per capire bene la reale estensione della contaminazione valutare se possono esistere altre aree limitrofe potenzialmente inquinate, senza avere strumenti reali per fare ipotesi in tal senso (ad esempio, l’accesso e la consultazione degli archivi sulle produzioni).

 

Dal punto di vista sanitario e giudiziario si perde la sicurezza sul reale stato di contaminazione a cui sono stati esposti magari per decenni i cittadini. La popolazione che vive in un’area inquinata (ma anche i ricercatori che devono valutare l’esposizione ad inquinanti e le eventuali conseguenze) dovranno basarsi sui dati dei privati per capire se sono stati esposti a pericoli per la salute.

 

Si arriva al paradosso che se un cittadino volesse chiedere i danni sanitari al privato inquinatore dovrebbe basarsi sui dati presentati proprio da chi ha devastato l’ambiente rendendolo pericoloso. Una volta avvenuta la bonifica faranno fede solo i dati dei privati, per carità, “autocertificati”. Ma viene spontaneo chiedersi: quale privato, quale multinazionale autocertificherà mai l’esistenza di uno stato di inquinamento per il quale potrebbe essere chiamata a rispondere per danni nelle aule dei tribunali?

 

Tra l’altro è incredibile che non vi sia alcun accenno ai doveri di trasparenza e pubblicazione di progetti e dati integrali, nonché della partecipazione dei cittadini ai procedimenti, in violazione della Convenzione europea di Aarhus, ratificata dalla legge statale numero 108 del 2001. Singolare, infine, il fatto che la norma abbia la scadenza, il 2017, come se si trattasse di uno yogurt.

 

Questa previsione è però rivelatrice del reale intento del Governo. Sulle bonifiche appare evidente la volontà di mettere definitivamente sotto il tappeto le scorie di un passato in cui il sistema industriale italiano programmaticamente cercava di stare sul mercato sotterrando i rifiuti per non pagarne i costi. Ora che la realtà sta venendo a galla con manifestazioni e lutti, lo stesso sistema industriale chiede di non pagare i danni miliardari secondo il principio “Chi inquina paga”.

 

Per queste ragioni chiediamo ai parlamentari di intervenire in sede di conversione in legge del decreto al fine di superare le criticità che evidenziamo:

 

-sulla trasparenza e informazione dei cittadini durante il procedimento;

-sulla definizione di criteri minimi rispetto ai dati di partenza necessari per redigere il progetto di bonifica e il piano di caratterizzazione;

-sulla certificazione a campione di questi dati di contaminazione di partenza da parte delle agenzie regionali;

-sulla modifica del criterio del silenzio/assenso per l’approvazione dei piani di caratterizzazione.

 

Ciò che chiediamo, invece, al Governo è un Piano generale per la bonifiche, che preveda innanzitutto un potenziamento ed una riqualificazione delle strutture di indagine ambientale e di controllo (ISPRA e agenzie locali con organici adeguati e resi indipendenti dalla politica), un finanziamento consistente per i cosiddetti “siti orfani” a a causa del fallimento delle imprese inquinatrici, un rafforzamento degli strumenti giuridici ed amministrativi per applicare con efficacia il principio “chi inquina paga” ed, infine, un sistema trasparente di informazione dei cittadini interessati che dia conto di tutti i dati.

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/07/il-governicchio-renzi-favorisce-gli.html

 

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Chi sono gli elettori “normalizzatori” ?


Chi sono gli elettori “normalizzatori” ?

Sono gli elettori che hanno perso del tutto o in parte il senso critico e conseguentemente la capacità di indignarsi: l’elettore affetto da normalizzazione  tende a normalizzare tutto, anche fatti molto gravi. Questa normalizzazione è molto diffusa ed è riscontrabile in diversi elettorati sia di Destra che di Sinistra.

Partiamo dalla Destra. Nell’ultimo ventennio la Destra è stata, probabilmente ancora per molto, Silvio Berlusconi. Berlusconi è stato in grado, grazie soprattutto ai suoi media ma anche alle proprie qualità di venditore di pentole, di portare il fenomeno della normalizzazione nel suo elettorato al massimo livello possibile. Gli elettori berlusconiani normalizzano tutto: Berlusconi è un evasore fiscale ? Non scherziamo, non avrà pagato qualche multa. Berlusconi è accusato di prostituzione minorile ? Al massimo sarà stata qualche cena elegante. Berlusconi frequenta ragazze che potrebbero chiamarlo nonno ? E cosa c’è di male, l’età non conta. 

La lista potrebbe essere, evidentemente, molto piu’ lunga ma in generale possiamo dire che l’elettore Berlusconiano perdona tutto a Berlusconi normalizzando ogni suo comportamento. Verrebbe da chiedersi quale sia il limite e se ci sia. La risposta potrebbe essere inquietante.

Andiamo alla Sinistra. Non possiamo non parlare di PD e del suo elettorato. In questo caso il fenomeno della normalizzazione non è ancora arrivato al massimo livello ma avanza inesorabilmente.  Diversamente dall’elettorato di Destra, nel PD c’è senso critico e si discute molto ma alla fine, il dissenso della base con la dirigenza, non si traduce con una protesta o con un voto in meno  ma con la normalizzazione.

Il PD governa con Silvio Berlusconi dove averlo dichiarato il nemico pubblico per eccellenza ? Gli elettori del PD  finiscono per accettare e normalizzare la cosa in nome di, un presunto, bene comune per gli italiani. Il PD vota compatto il fiscal compact ? I piddini sanno che rovinerà il Paese ma in nome di alleanze, trattati e imposizioni varie accettano e normalizzano la cosa.  Una parte del PD vota contro l’elezione al Colle di Romano Prodi ? Nessun problema, normale dialettica interna. Peccato che in direzione tutti erano con Prodi. Napolitano accetta di essere rieletto buttando via la piu’ bella prassi costituzionale che potessimo vantare ? Non è così grave perché la Costituzione non vieta chiaramente  la rielezione.

Il rischio che corrono gli elettori del PD è quello di diventare come gli elettori di Berlusconi. Infatti nessuna scelta insensata della base si traduce in un vota in meno, qualche lamentela e poi si torna a votare compatti.

Finiamo con il M5S. In questo caso non possiamo parlare di normalizzazione ma devono stare attenti. Se un parlamentare del Movimento , Grillo o Casaleggio dicono o fanno delle cretinate  si deve avere il coraggio di dire che di cretinata trattasi e non normalizzare la cosa. Altrimenti, il rischio della normalizzazione è dietro l’angolo e un elettorato che vuol essere diverso dal normalizzato non puo’ esserlo a sua volta.

Gio’ Chianta

P.S. Naturalmente, per i normalizzatori, è normale che gli ultimi tre Presidenti del Consiglio italiani (l’ultimo dovrebbe essere Renzi) non siano stati votati da nessuno.

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Pubblicato in: berlusconeide, pd

L’unica certezza del PD è Silvio Berlusconi.


I dalemiani accusano Renzi di essere un “berluschino”. Renzi accusa D’Alema di essere stato il braccio “Sinistro” di Berlusconi per un ventennio. I bersaniani non avrebbero voluto che Renzi incontrasse Berlusconi perché non si fanno patti con un condannato in via definitiva. Renzi accusa i bersaniani di poca coerenza perché proprio loro con Berlusconi sono stati nella stessa maggioranza in ben due governi, sia quando B era pluri-imputato, sia quando B era già stato condannato in via definitiva.

Renzi era quello che, in data 11 settembre 2013, dichiarava: “Ora è arrivata una sentenza definitiva che ha detto che è colpevole. In un qualsiasi Paese dove un leader politico viene condannato, la partita è finita. Per Berlusconi game over”. Poi pero’ ha stretto il patto di ferro con Berlusconi.

In tutto questo casino c’è stata, c’è e ci sarà sempre una certezza: il PD ha governato, governa e governerà sempre insieme a Silvio Berlusconi perchè di Silvio Berlusconi non puo’ fare a meno.

Gio’ Chianta

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Pubblicato in: diritti, lega, MALAFFARE, pd, razzismo

L’allarme non è la negritudine, ma sono i negrieri


La campagna xenofoba della Lega contro la Kyenge è fatta per nascondere l’unica vera emergenza: lo sfruttamento degli immigrati. [Miriam Vicinanza]

RAZZISMO: KYENGE, LAVORO TRASVERSALE TRA MINISTERIKyenge ministro della negritudine. Complimenti alla Lega per aver rispolverato il movimento letterario francofono che voleva riscoprire i valori culturali dei popoli neri (Negritude, in italiano negritudine). Già che c’erano avrebbero potuto tirar fuori dal cilindo il “negrismo”, che della nerritude fu l’antesignano.

Ma ai nostri ex ammiratori di Bossi e Trota, oggi rappresentati da Salvini (quello di “senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani…”) cosa importa della cultura nera? Meno di zero. Importa solo di trovare un modo elegante e formalmente inattaccabile per dire “brutti negri” senza dirlo. Del resto è dai tempi dell’Eiar fascista, quando venne bandito il jazz come musica “negroide”, che a molti italiani il razzismo solletica la pancia e dà alibi ai propri fallimenti.

Peccato solo che se si scendesse dai proclami para xenofobi ai dati, sarebbe più facile capire come le corbellerie leghiste non siano altro che subdoli pretesti per indirizzare l’odio politico contro la “nera” Kyenge, ossia la scimmia e l’orango che è tanto utile per tenere stretto lo zoccolo duro del proprio elettorato più becero, altrimenti distratto dalle mutande verdi di Cota o dai tanti magna-magna a cui la Lega ha partecipato, dalle false lauree in Albania (a proposito di paesi stranieri…) fino ai più recenti rimborsi allegri.

Cosa dicono i dati? Al 1 gennaio del 2013 la popolazione straniera in Italia era stimata in 4 milioni e 900 mila persone. Di questi, secondo il ministero degli Interni i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti erano 3 milioni e 700 mila.

I paesi di cittadinanza più rappresentati sono Marocco (513.374), Albania (497.761), Cina (304.768), Ucraina (224.588) e Filippine (158.308). A questi si aggiungano i rumeni, che sono stranieri ma comunitari. Come dire: nulla a che vedere con la negritudine.

Ma andiamo avanti, a proposito dell’allarme sulla Kyenge accusata di voler trasformare l’Italia in un provincia del Congo: se parliamo di presenza di stranieri sul proprio territorio, più di noi, come percentuale della popolazione, ci sono Germania, Regno Unito, Francia e Spagna. Dietro solo Malta e Grecia.

Se poi passiamo ai rifugiati, quelli che secondo la vulgata leghista si metterebbero in marcia dagli sperduti villaggi della Somalia, dell’Eritrea e dell’area sub-sahariana dopo aver saputo (ma come poi? ) che in Italia c’era Cecile Kyenge che li aspattava a braccia aperte, vediamo come insieme con Spagna e Grecia l’Italia è il paese che ospita il minor numero di rifugiati: 0.96 per ogni mille abitanti. Contro i 17 (17!) della piccola Malta, i 7 della Germania e i 3,2 della Francia.

Ma l’Italia è all’avanguardia su un altro terreno: lo sfruttamento dell’immigrazione. Soprusi, discriminazioni, ricatti, manovalanza nelle mani dei gruppi criminali, speculatori che si arricchiscono sulla pelle degli stranieri.

Allora ecco che la mia visione è assai diversa da quella della Lega, che usa la Kyenge per i suoi alibi d’accatto. Se in questo paese c’è un’emergenza e un allarme da lanciare, quello non è la “negritudine” ma sono i negrieri. Quelli che sfruttano gli immigrati e, sempre più, anche gli italiani. Peccato che nessuno abbia la forza e la voglia di lanciare un crociata contro i negrieri. E perché nessuno lo fa lo sappiamo tutti.

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=53422&typeb=0

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, pd

Secondo voi, riuscirà il PD a salvare Berlusconi dalla decadenza ?


Visti i numeri, solo il PD potrebbe salvare Silvio Berlusconi dalla “decadenza” (in tutti i sensi).  Conoscendo il PD la domanda è doverosa: riuscirà il Partito democratico a salvare  Berlusconi ?

Diteci la vostra commentando questo post e soprattutto, a poco piu’ di 24 ore dal voto, diteci cosa, secondo voi, potrebbero inventarsi per salvarlo ancora una volta.

Per quanto mi riguarda sono anni che parlo dei numerosi aiuti della pseudo sinistra al Cavaliere e, conoscendola, non mi stupirei se si inventasse qualcosa all’ultimo minuto. Ma si spera che, anche per sbaglio, si ricordino di avere una dignità e poi si spera anche la tolgano dal cellophane.

Gio’ Chianta

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Un popolo si, di merda no


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Pubblichiamo un’articolo tratto dal blog del manifesto “Napoli Centrale” a cura di Francesca Pilla. Il suo blog è un diario di bordo che racconta la complessità di Napoli e della Campania senza remore e filtri politici. In questa riflessione Francesca risponde ai tanti Adinolfi che hanno la memoria corta sulle responsabilità dei disastri della Campania. (Red)

Mario Adinolfi, ex parlamentare del Pd ha scritto su Twitter che i napoletani sono un popolo di merda. Ha ragione? Ma dov’era quando dal 2002 (circa) al 2006 (circa) gli acerrani insieme ai napoletani, ai campani protestavano contro l’inceneritore? Solo il 30 agosto del 2004 in una manifestazione oceanica, con bambini che avevano portato i palloncini, i contadini le loro mucche, le donne tantissimi fiori, finì tutto in una repressione di lacrimogeni e cariche. Anche il primo cittadino venne manganellato, si chiamava Espedito Marletta, gli spaccarono la testa. Io c’ero.

Il partito con cui è stato eletto al parlamento Adinolfi, all’epoca rappresentato dall’Ulivo nel frattempo continuava a spingere e sostenere l’Impregilo che pure verrà poi indagata per gravi mancanze nel ciclo dei rifiuti e per aver creato la cittadella della munnezza a Giugliano, 6 milioni di ecoballe. Proprio Prodi chiuse un accordo (alias firmò un decreto) per la società che prevedeva l’impiego dei Cip6 (una sorta di truffa per far passare come fonte energetica rinnovabile la termovalorizzazione) solo per la Campania.

Dov’erano i politici quando sempre nel 2004 la rivista Lancet coniò la definizione del triangolo della morte da parte degli studiosi Kathryn Senior e Alfredo Mazza? Dopo quasi 10 anni ci siamo dovuti sentire dall’ex ministro Balduzzi che da noi si muore 3 volte tanto di tumore perché abbiamo uno stile di vita sbagliato.

Dov’era Adinolfi quando nel 2008 Lucia De Cicco si è data fuoco proprio davanti al sito di stoccaggio di Giugliano? Dov’eranp quelli che fanno finta di non sapere nel 2008 durante le sollevazioni di Chiaiano dove è stata aperta la più grande discarica cittadina tra i palazzi. Nel maggio di quell’anno gli abitanti vennero picchiati, malmenati, alcuni perfino arrestati. Anche i giornalisti (tra cui Romolo Sticchi) furono bastonati. L’ordine l’aveva dato Gianni De Gennaro, oggi a capo dei servizi segreti, perché quello era stato dichiarato sito militare e chi protestava era sottoposto a leggi speciali. Dov’era dunque Adinolfi a Pianura, a Quarto a Pozzuoli, alla famosa “Rotonda” contro le discariche nel parco del Vesuvio?

E’ una storia lunga. Io c’ero e so che chi ha osato dissentire contro l’avvelenamento dei nostri territori è stato trattato come oggi i no tav: camorristi (invece di terroristi), estremisti, attentatori dell’ordine precostituito ecc ecc.. E’ facile offendere per “categorie”, rom, migranti, arabi, Lgtb, e in Italia i napoletani oggetto dei più sprezzanti commenti. Bisogna stare molto attenti a soffiare sul fuoco dell’odio “etnico”.

Allora resta da dire solo una cosa si è vero siamo un popolo, ma di merda no. La testa l’abbiamo sempre alzata. E siamo stati governati dalle stesse persone.

Adinolfi comunque si giustifica così: http://www.napolitoday.it/cronaca/adinolfi-popolo-di-merda.html

– See more at: http://www.manifestosardo.org/popolo-si-merda/#sthash.bj8zZbQn.dpuf

Pubblicato in: cose da PDL, opinioni, pd, politica

Sturmundlettentruppen


Italian Premier Enrico Letta in Kabul ++ rpt ++dI Lameduck (Mente Critica)

Che ci volete fare, siamo governati da questo qui. Il bello de zio in versione “proteggo tutto tranne le palle, che tanto non ho”, ha avuto, se non altro, il potere di rimettermi di buonumore dopo un inizio di giornata abbastanza fetuso. L’effetto ilarità da associazione con le Sturmtruppen di questo condottiero armato di fuciletto a tappo che ha ribadito l’impegno italiano a difendere le piantagioni in Afghanistan, costi quel che costi, è però svanito presto.

Ma ci pensate che questo genio, che un Nouriel Roubini sotto l’effetto di sostanze e da squalificare per doping ha definito oggi sul Pude Pravo, “una persona seria e rispettata a livello internazionale” (ma forse li stava solo prendendo solo per il culo, dài), potrebbe cadere per lo sgambetto del solito personaggio che da vent’anni condiziona, sinistra permettendo, i destini di questo paese?
Certo, è ovvio, a toglierci il sonno in queste notti deve essere il pensiero che Violante sia in ambasce per le sorti del suo tecnico televisivo preferito, di nuovo in pericolo, e che Fassino sia ancora fermo tra la casella della banca e quella della barca, motivato nella vita solo dal cambio di consonante. Forse è proprio questo, il timore che questo meraviglioso governaccio di incapaci con la prevalenza del piddino e l’obbligo del controfagotto del PDL stia per tirare le cuoia, che ci provoca il risveglio precoce alle quattro di mattina, con la civetta fuori che urla, le gambe che non trovano riposo e tutti i pensieri più foschi che iniziano a tormentarti.
Come faremo, si chiedono attoniti gli italiani, senza il Giovannini e il suo ottimismo della volontà, per il quale la crisi è finita e forse è stato tutto solo un sogno, un inception di qualche mercato cattivo e invidioso dell’euro?
Come sopravviveremo senza la Kyenge, che da quando è diventata ministro non fa altro che accusare i suoi connazionali (nel senso di italiani) di razzismo e che, a sentirla parlare, dà l’impressione che Rosa Parks non sia ancora nata e che l’Italia sia il Sudafrika dell’Apartheid? Come proseguirà la nostra vita con il rimpianto di cosa mai avrebbe potuto fare la canoista per noi se quella zozza IMU non si fosse messa di mezzo?
E poi il delirio di Delrio, il sorrisetto da banchiere di Saccomanni (anche lui con l’ipotesi crisi come episodio psicotico acuto ormai superato grazie agli psicofarmaci governativi), il “saggio” Quagliariello, la “cosa” Cancellieri, il duo Mauro-Bonino, quelli che si sono arresi prima che la guerra fosse cominciata, i Lupi, le De Girolamo con le Lontre Volanti, la Carrozza fantasma, nel senso che si dice nessuno l’abbia mai vista, la Lorenzin con le mani in mano per fortuna.
E poi le Fontanelle, gli inconsistenti, le anime d’o priatorio: Fassina, Moavero Milanesi, Trigilia, Franceschini, D’Alia, Bray. Scheletrucci senza stele, morti senza nome. Una prece e una strusciatina al cranio, che porta buono.
Io sto già elaborando il lutto, non so voi.
Pubblicato in: opinioni, pd, politica

MATTEO RENZI : QUANDO L’APPARENZA CONTA PIU’ DELLA SOSTANZA….


imagesAutore Gianluca Bellentani

Qualche giorno fa sono stato alla Festa dell’ Unita’ di Bosco Albergati, tra Modena e Bologna, la sera stessa in cui l’ospite era il Sindaco di Firenze Matteo Renzi. E’ una Festa a cui vado ogni anno, la piu’ bella e famosa di questa zona. Come sapete non sono un fan di Renzi, che considero molto piu’ vicino politicamente al centro che a sinistra ma a differenza di altri compagni che lo considerano una spina nel fianco io credo che Matteo sia ancora una risorsa per il Partito Democratico. La mia presenza era quindi piu’ per fini culinari che per ascoltarlo.

Nonostante il caldo opprimente e la serata feriale, alle 19 e’ gia’ tutto pieno e davanti al palco un pubblico armato di ventagli aspetta con trepidazione. Finalmente arriva sul palco, per l’occasione illuminatissimo, con i pantaloni scuri e la camicia bianca immacolata ( ma quante camicie bianche ha ? ) ed e’ un tripudio. La folla plaude e si allunga per salutarlo e lui si china per stringere piu’ mani possibili. Poi, dopo la presentazione di rito da parte del giornalista di turno, Renzi comincia a parlare. Simpatica battuta sulle donne del PDL innamorate di Berlusconi, frecciatina al Governo Letta che ‘’ e’ nato per fare e non per durare ‘’ ( certamente ) e giudizio laconico sulla condanna di Berlusconi ‘’ le sentenze vanno rispettate ‘’ ( ci mancherebbe altro ). Poi attacco ai dirigenti del PD che vorrebbero cambiare le regole per ‘’ farmi fuori dai giochi ‘’ ma ‘’ io non faccio la foglia di fico ‘’. Nessun accenno alla famosa ‘’ rottamazione ‘’ , in quanto gia’ Bersani a suo tempo ha messo nel Governo tanti giovani e gente nuova. Matteo ha perfettamente ragione quando dice che le regole ci sono gia’ e che il Segretario deve essere anche Premier, pero’ forse gli si dovrebbe ricordare che la sua discesa in campo e’ stata possibile solo in quanto e’ stata fatta dal precedente Segretario Bersani una deroga allo Statuto e allora non mi pare che Renzi abbia mai parlato di ‘’ regole da rispettare ‘’. Poi personalmente credo che mai come oggi, con un Partito in continua fibrillazione e con un Paese con tanti grandi problemi, i ruoli di Premier e di Segretario debbano essere distaccati ; in sintonia certamente ma con percorsi differenti. Aggiungiamoci poi che e’ ancora Sindaco di una grande citta’ , dove lo troverebbe il tempo materiale per gestire al meglio le tre cose ?

Comunque nessun accenno al programma che ha in mente, a come pensa di rilanciare l’ economia, al creare posti di lavoro, alla tutela dei lavoratori …. Come da copione la solita frase ‘’ IO VOGLIO I VOTI DEI BERLUSCONIANI DELUSI ‘’ ( e qui nessun applauso in quanto nel PD certi personaggi proprio non li vorremmo come nel nostro Partito ) .Dopo due ore lascia il palco, accompagnato dai battimani dei presenti.

Mentre sto’ raggiungendo l’ uscita, passo davanti a due donne che stanno parlando tra loro in dialetto. Non sono due vecchie sceme tipo quella che parlava di Berlusconi come di ‘’ un innocente passerottino ‘’ ma di due tipiche ‘’ rezdore ‘’ emiliane con ancora addosso il grembiule e che magari hanno lavorato per ore gratuitamente nelle cucine della Festa. Ecco il loro discorso :

‘’ Certo che questo Renzi e’ proprio bravo . Quando e’ sul palco pare un attore del cinema, anzi meglio, una rock – star. Nemmeno un paragone con quell’ ammuffito di Bersani che al confronto pare una pera cotta. Certo, Pierluigi e’ una brava persona, un lavoratore ma non ha quella forza di trascinare che ha questo qui. Ah, se ci fosse stato Renzi, avremmo vinto a mani basse e non avremmo dovuto supplicare l’appoggio di quei deficienti dei grillini ne tantomeno andare a ficcarci in questo pasticcio che e’ l’ alleanza con Berlusconi ‘’ !!

Probabilmente nel discorso di queste due compagne e’ spiegata la realta’ delle cose : SIAMO ATTRATTI PIU’ DALLA FORMA CHE DALLA SOSTANZA . SIAMO PIU’ ATTENTI NON A COSA UNO DICE MA A CHI E A COME LO DICE. Questa e’ la realta’ delle cose e, piaccia o meno, l’elettorato italiano e’ questo, prendere o lasciare.

Allora io Mi chiedo e Vi chiedo : MEGLIO AVERE UN PARTITO SEMPRE MENO DI SINISTRA MA NON AVERE BERLUSCONI OPPURE GOVERNARE CON BERLUSCONI O ANCOR PEGGIO RICONSEGNARE IL PAESE NELLE MANI DI QUESTO DELINQUENTE ? MEGLIO TURARCI IL NASO OPPURE ANDARE IN UNA OPPOSIZIONE SENZA I NUMERI NECESSARI ? DOBBIAMO PER FORZA FARE UN PARTITO SEMPRE PIU’ CENTRISTA E SEMPRE MENO DI SIISTRA SE VOGLIAMO AVERE I VOTI NECESSARI ?  Ecco il vero dilemma a cui dobbiamo dare risposta !!

 

P.S.

Esisterebbe anche una terza opzione, che credo ognuno di noi vorrebbe : che dalle varie discussioni emergesse un programma condiviso, che la maggioranza decide e che chi non e’ d’accordo, per democrazia e per il bene del Partito si impegna non solo a rispettare ma a portare avanti, evitando il paradosso odierno in cui ogni candidato porta avanti non il programma deciso dalla maggioranza ma il proprio.Ognuno portando il proprio apporto, con cio’ che gli riesce meglio ( e nel caso di Renzi sarebbe la sua empatia col pubblico). Sarebbe davvero bellissimo, un sogno….ma che e’ l’unica formula possibile se non si vuole la morte del progetto del PD !!!

 

GIANLUCA BELLENTANI

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Venti anni persi inutilmente. E siete tutti colpevoli


999422_406241802815824_1959189296_ndiAldo Funicelli(sito)

“Il populismo democratico ha quattro ingredienti: un popolo elettore che tende ad esprimersi in uno stile plebiscitario con un rapporto di finta immediatezza con il leader; la dominanza di una leadership personale, gratificata di qualità carismatiche; un sistema partitico semplificato con un ricambio di elite politiche che è di supporto immediato al leader; il ruolo decisivo e insostituibile dei media alleati ”

Gian Enrico Rusconi, La Stampa 13 settembre 2008.

Il copione è stato eseguito fedelmente: da una parte i falchi che minacciano, pretendono, urlano. Sapendo che le loro richieste verranno comunque accettate, magari con un compromesso che porti a scegliere il male minore (la riforma dell’interdizione? Una riformina della giustizia?).

Dall’altra il perseguitato che si presenta davanti il portone di casa, su un palco abusivo, di fronte ad una platea di persone tele chiamate che sventolano le vecchie e care bandiere della discesa in campo.
E il perseguitato che usa toni da vittima, dà garanzie al governo, usa un tono moderato (ci penseranno i falchi per lui), “non lo faccio per me ma per la libertà. Sono innocente e rimango qui”.

Il potere dei magistrati e il regime della magistratura. Le sentenze politiche. Sono vittima di unapersecuzione che dura venti anni. I comunisti che vogliono andare al governo col golpe giudiziario.

Sono 20 anni che sentiamo queste bufale, al pari della rivoluzione liberale e del miracolo italiano. All’estero ridono di noi e si chiedono perché.

Il perché è semplice: è il potere dei media da una parte che mette il cerone anche di fronte alla realtà. L’enorme frode fiscale che la giustizia ha sancito.

E il gruppo di potere che si è saldato attorno al leader. Se cade lui, cadono tutti.

Anche quelli che l’hanno rimandato al governo.

E che ora si stupiscono, si indignano, “valuteranno” i toni.

Ennesimo gioco delle parti di cui siete tutti colpevoli.

Abbiamo perso venti anni: venti anni in cui abbiamo perso cultura, industria, produzione, ricerca, turismo.

E ora dobbiamo sentirci dire che questo governo, ricattato, deve essere tenuto in piedi a qualunque costo?

La scena è tratta dal film di Virzì “Ferie d’agosto” del 1995: il gruppo familiare di sinistra e quello di destra (che ha votato tutti …).

Ecco siamo tornati a questo:

http://unoenessuno.blogspot.fr/2013/08/20-anni-persi-inutilmente.html

http://www.agoravox.it/Venti-anni-persi-inutilmente-E.html

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Calderoli si tolga dai piedi


calderoliPresa di posizione dei missionari comboniani contro le mancate dimissioni da vice presidente del Senato dell’esponente leghista, e sull’inerzia colpevole della maggioranza parlamentare.

La decenza evidentemente non appartiene all’etica politica di Roberto Calderoli, vice presidente, pro tempore, del Senato. Le dimissioni? Ma quando mai? Bastano le scuse personali, a suo dire, a Cécile Kyenge  per chiudere in modo indolore la vicenda delle offese alla ministra dell’integrazione (“Quando la vedo non posso non pensare a un orango”).

Ma non può finire così. Rievocare quel parallelo (negro=scimmia) significa sdoganare uno schema di pensiero che, in un passato non molto lontano, ha portato alla morte di milioni di africani. È questa la differenza con gli altri beceri insulti (dal caimano, al nano, alla pitonessa…) che si scambiano quotidianamente i politici d’alta scuola del teatrino italiano e che contribuiscono all’imbarbarimento del linguaggio, dei rapporti e della vita pubblica. Perché battersi contro il cattivo linguaggio significa anche opporsi al declino della civiltà.

Sappiamo che la paura dello straniero è un bacino inesauribile per chi fa politica. Ma la Lega Nord, da sempre si è spinta oltre: nell’annientamento dell’altro/a già nelle parole. La biografia di Calderoli e dei suoi sodali lo testimonia. La ricchezza del pensiero invece richiede, anzi esige, ricchezza di linguaggio. Mentre è da più di 20 anni che il linguaggio leghista disegna una democrazia povera di principi e ricca di angoscia.

Come missionari comboniani, come Fondazione Nigrizia, riteniamo inaccettabile il girare la testa dall’altra parte. Questa non assunzione di responsabilità, non solo del gruppo dirigente leghista, ma della stessa maggioranza che controlla le aule parlamentari e che avrebbe i numeri per sfiduciare Calderoli.

Riteniamo che le parole siano degli atti dei quali è necessario fronteggiare le conseguenze. E se moralismo significa battersi per evitare che sia espulso dal dibattito pubblico ogni barlume di etica civile, riteniamo sia giusta questa battaglia moralista. Anche, se non soprattutto, all’interno delle istituzioni.

Può infatti, come ha ricordato Gad Lerner, “un’istituzione parlamentare come il Senato della Repubblica avere fra i suoi vice-presidenti un esponente politico che nega l’altrui cittadinanza con argomenti relativi al luogo di nascita? Può permettersi, la nostra Repubblica, di concedere un tale ruolo pubblico a chi semina veleno razzista e alimenta il pregiudizio verso una parte dei suoi concittadini?!”.

Noi pensiamo di no. Per questo ribadiamo, assieme alla nostra vicinanza alla ministra Kyenge, il nostro sconcerto per l’impermeabilità del parlamento italiano alle ragioni che dovrebbero portare alle immediate dimissioni di Roberto Calderoli.

Fondazione Nigrizia
Missionari Comboniani

 

http://www.nigrizia.it/notizia/calderoli-si-tolga-dai-piedi/notizie

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Il leghismo come eversione e come viltà


grande-638x425Oggi Salvini difende Calderoli scagliandosi contro Napolitano che aveva mostrato indignazione. L’elenco delle scandalose parole razziste di esponenti leghisti è lunghissima. E basta sintonizzarsi su “Radio Padania” per capire come pietà, solidarietà, comprensione e compassione siano concetti che non hanno patria qui, in questa Patria farlocca che chiamano “Padania”.

Voglio segnalare solo due cose: la viltà di certi leghisti e il fondamento essenzialmente eversivo della loro azione.

La viltà leghista è quella tipica del branco di bulli. Assieme sono gradassi, insultano il debole, l’omosessuale, l’immigrato e via via si superano l’un l’altro con l’annullamento di chiunque non rientri nel loro ristretto orizzonte culturale. Ma come tutti i bulli sono dei vili e non vogliono mai assumersi le responsabilità (eventualmente anche penali) di ciò che dicono. Se guardate agli insulti contro la Ministra Kyenge, da Borghezio in poi, l’insulto è sempre frettolosamente stato seguito da scuse (“Mi scuso…”, “Non volevo…”, “Era una battuta…”); se non ricordate più la catena di insulti-scuse potete leggere QUI.

La strategia leghista è eversiva. Poiché sono convinto dell’intenzionalità di questi gesti è necessario chiedersi “Perché?”. A che scopo? Cosa ci guadagnano? Se, come me, non cadete nell’illusione della voce dal sen fuggita, bensì pensate a una volontà, una strategia (rozza, inaccettabile…), occorre chiedersi quale ne sia lo scopo, per opporre un’indispensabile resistenza democratica. La strategia è questa: poiché le parole costruiscono la realtàhanno conseguenze pratiche (ne ho parlato QUI), soffiare sul fuoco dell’intolleranza, dell’odio, della discriminazione serve per perpetuare uno stato emergenziale in Italia, alimentare il torbido, spaventare la gente, indurla a tenere la testa bassa e affidarsi a chi, con parole roboanti, pretende di difenderla: contro i froci che distruggono la famiglia; contro gli immigrati che rubano; contro i negri che hanno osato diventare ministri! E se per alimentare questo vomito si devono calpestare le Istituzioni, svillaneggiare il Presidente della Repubblica, minacciare l’insurrezione armata… Chi se ne frega? Al massimo, se le cose si mettessero male, si chiederà scusa, si dirà che si è scherzato…

Se volete, continuiamo a resistere su Twitter (@bezzicante).

fonte   http://www.fanpage.it/il-leghismo-come-eversione-e-come-vilta/#ixzz2Z7JwFl7i
http://www.fanpage.itt

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Expopolis Il grande gioco di Milano 2015


Dal Manifesto di martedì 9 luglio, intervista di Luca Fazio a Rob Maggioni

L’evento messianico è stato benedetto domenica da Re Giorgio alla Villa Reale di Monza. La storiella adesso è ufficiale: «Expo 2015 è un’occasione per tutto il paese». Ne parliamo con Roberto Maggioni, giornalista di Radio Popolare e autore del libro Expopolis. Il grande gioco di Milano 2015, scritto con il laboratorio Off Topic (edizioni Agenzia X)expopolis

Al di là della retorica da coesione nazionale, il business è gigantesco. Chi si prende il grosso della fetta?
Intanto l’Expo viene finanziata con risorse pubbliche: 1,4 miliardi di investimenti diretti sul sito, cifra che raggiunge i 10 miliardi se consideriamo le opere collegate. Vecchi progetti autostradali, per esempio, che si sono rifatti una verginità per rientrare nel progetto, mentre le opere più utili sono state accantonate. La linea 6 della metropolitana è stata stralciata, la 4 avrà solo due fermate e la linea Lilla, già inaugurata, copre solo la zona nord di Milano. Il 40% dei finanziamenti arriva dal governo, ma il comune di Milano, che ha un buco di bilancio di 430 milioni, nel 2013 ne deve stanziare 370. Per questo Pisapia continua a chiedere una deroga al patto di stabilità, e il governo tace. Tacciono anche le forze politiche, del resto i due appalti più importanti se li sono aggiudicati la Cmc di Ravenna della Lega delle Cooperative (90 milioni) e la Mantovani (270 milioni), che comprende diverse imprese venete vicine al Pdl. L’Expo è bipartisan anche nella spartizione dei soldi.

Il presidente Napolitano dice che è un’occasione per l’Italia.
Dipende per fare cosa. Forse per sperimentare nuove forme di flessibilità nel lavoro e nuove forme di governo del territorio, con la figura del commissario straordinario che può imporre scelte discutibili in deroga alle leggi, magari in nome dell’emergenza imposta dai tempi stretti per realizzare le opere.

Cosa c’entra la flessibilità del lavoro?
Sacconi, presidente della Commissione Lavoro al Senato, lo ha detto chiaramente: siccome l’Expo è un evento nazionale, la possibilità di sperimentare nuove forme di flessibilità va estesa a tutto il territorio. Lo chiede anche Confindustria. Vogliono prolungare di 48 mesi i contratti a tempo determinato, sfruttare di più la formula dell’apprendistato, allungare il primo contratto a termine… Se Expo servirà per dare soldi alle solite imprese, ridurre i diritti di chi lavora e comprimere welfare nelle città, non capisco di quale occasione si stia parlando.

Il governatore Maroni ha detto che Expo è un evento “Mafia Free”.
Da ministro dell’Interno, Maroni aveva lanciato l’esperimento delle White List, un elenco di aziende pulite controllate dalla prefettura, peccato che non sia andato in porto. Ora si parla di un “protocollo della legalità”, ma nel frattempo le aziende hanno già cominciato a lavorare ed è difficile controllare la giungla dei subappalti, infatti alcune sono state già escluse perché in odore di criminalità organizzata. E i lavori sono appena cominciati.

Perché questo ritardo?
Perché per tre anni il centrodestra ha lavorato esclusivamente per spartirsi la governance dell’evento, così dal 2008 al 2011 non è stato fatto nulla. Adesso dovranno correre e per questo il commissario straordinario Sala ha chiesto poteri speciali.

Cosa ne pensi del ruolo che si è ritagliato Pisapia?
E’ stato poco coraggioso all’inizio del suo mandato, quando ha ratificato l’accordo di programma di Letizia Moratti che vincola il destino delle aree: con l’indice di edificazione dello 0,52% si potrà costruire sulla metà di un’area da un milione di metri quadrati. Il sindaco vuole lasciare a Milano un parco in eredità. Ma nel 2016 scade il suo mandato e i terreni sono di proprietà di Aree Expo, una società che solo in parte appartiene al Comune. Quindi il post Expo potrebbe essere un affare che non riguarda più Pisapia.

Sono poche e isolate le voci contro l’Expo.
Quando la sinistra governa, come a Milano, le forze conflittuali assumono un basso profilo, e poi l’Expo continua ad essere un oggetto misterioso. Pochi si rendono conto di quante risorse sottrae alla città, per questo è un progetto più pericoloso di quelli che producono movimento laddove viene agita la logica “nimby”: chiunque si rende conto del danno che provoca un treno che sfregia una valle, più difficile ragionare su un evento la cui logica mette a rischio non solo il territorio ma anche i diritti di tutti. Domenica a protestare contro Napolitano c’era una fitta rete di soggetti che sta ragionando per far diventare la critica all’Expo un collante comune in grado di graffiare l’evento.

FONTI  http://www.milanox.eu/expo-occasione-per-tutti-no-e-un-progetto-pericoloso/

 

 

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, economia, pd, politica

Dal proclama al rinvio


resizerMi servirebbe sapere qual è la differenza tra lo scorso governo Berlusconi-Berlusconi e l’attuale governo Berlusconi-Letta sugli annunci. Mi servirebbe sapere se i critici della ‘politica degli annunci’ di B. trovano più etica, più responsabile, più democratica la ‘politica dei rinvii’.
Mi piacerebbe anche sapere se la coalizione che ha partorito questo governissimo è quella stessa urgente e ineludibile che era obbligatoria per affrontare le emergenze: le emergenze che sono state tutte rinviate a dopo l’estate per non disturbare la missione della crisi.
Siamo passati del proclama al rinvio e ci dovrebbe bastare. Contenti così.

GIULIO CAVALLI

http://www.giuliocavalli.net/2013/07/03/proclama-al-rinvio/

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Perchè i parlamentari del PD devono votare la Santanchè…


di Gianluca Bellentani

 Sono sincero : quando ho sentito che il PDL aveva proposto come Vicepresidente della Camera il nome di Daniela Santanche’ sono saltato in piedi urlando improperi e irripetibili bestemmie. Non c’ e’ niente da fare , il solo vedere o ancor peggio sentire parlare questa donna , eterogeneo miscuglio di carne e altre sostanze plastiche e gommose mi occlude lo stomaco e mi allarga gli sfinteri. E’ una antipatia a pelle a cui non riesco ( e non voglio ) guarire. Se tutte le donne fossero anche solo similari a costei, credo che cambierei orientamento sessuale o perlomeno applicherei una rigidissima astinenza. Probabilmente nessuno, anche a destra, che ancora creda che in certi posti che rappresentano le Istituzioni piu’ alte debbano sedere persone di un certo rilievo sia stato contento di questo nome, fatto probabilmente apposta dal PDL per mettere il PD in difficolta’. Sicuramente pensare che una vera Signora come la Boldrini debba collaborare con una mentecatta del genere e’ un insulto alla decenza, dimenticando anche che su quello stesso scranno ha seduto una persona lontana anni luce dalla Santanche’ come Nilde Jotti. Poi, passato il nervoso e ragionando a mente fredda, come sempre si dovrebbe fare, mi chiedo ‘’ E PERCHE’ NON DEVE ESSERE VOTATA ‘’ ? Cosa ha di peggio di tanti suoi colleghi e colleghe ? E’ forse piu’ antipatica della Gelmini ? Piu’ volgare e sguaiata della Mussolini ? Piu’ scema della Comi ? Piu’ berlusconiana sempre e comunque della Ravetto ? Piu’ moralista di Giovanardi ? Riuscirebbe a fare una figura di m… peggiore  di quella che fece Rosi  Mauro ? E’ indagata per mafia come Nitto Palma ? E’ indagata per corruzione come Formigoni ? Il suo modo di esprimersi e’ da troglodita come quello di Razzi ? C’era solo lei davanti al Tribunale di Milano ad urlare contro i Magistrati ? La Santanche’ e’ una delle tante figure impresentabili del PDL che magari piu’ delle altre e’ sotto la luce dei riflettori per il suo look modello ruffiana da bordello di alto bordo o per i suoi proverbiali battibecchi con chi non la pensa come lei.

Il PD ha voluto governare con questi personaggi ? Allora che li voti, col mal di pancia o meno, senza scheda bianca o veti, almeno per una mera questione di coerenza, parola di questi ultimi tempi sconosciuta ai vertici del PD ( non certo alla base ). Perche’ la vergogna e l’ indecenza non e’ votare la Santanche’ ma governare con dei delinquenti !!

 

santanchè

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“Un suicidio politico a cui non posso e non voglio partecipare.”


pd spaccatoDopo due mesi dalle elezioni, finalmente abbiamo un Governo. E’ un Governo di larghe intese , come si augurava il Presidente Napolitano, che lo ha preteso in cambio di una  sua permanenza al Quirinale. E’ targato Enrico Letta , l’ uomo del PD sicuramente piu’ adatto a guidare un Governo di questo tipo e non solo per la sua parentela con lo zio Gianni. Si materializza cosi’ l’ incubo di milioni di italiani : quello di un Governo del PD col partito di Berlusconi …. E potrebbe essere anche peggio nel caso si andasse alle elezioni, che vedrebbero il PDL governare nuovamente con una larga maggioranza. Un Governo sotto la spada di Damocle del Cavaliere che, incurante dei moniti di Napolitano, minaccia di staccare la spina ogni volta che le sue richieste non vengono soddisfatte. Un Governo nel quale ricompaiono sulla scena politica figure che speravamo non vedere mai piu’. Personaggi come Capezzone, Nitto Palma, Sacconi, Formigoni e Razzi per citarne qualcuno ci fanno capire a che punto di bassezza siamo arrivati.  La colpa di questo stato di cose ? Un po’ di tutti. Dei politici tutti, che in un anno non hanno saputo e voluto cambiare una legge elettorale obbrobriosa. Del Professor Monti, che preso da ubriacatura di potere, ha permesso con il suo appoggio ad Albertini che la Lombardia fosse ancora una volta guidata dalla Lega dopo anni di malaffare e ruberie, bocciando il bravo Ambrosoli. Del M5S, che col suo immobilismo non ha appoggiato Bersani su punti che erano anche nel proprio programma….E anche, lasciatemelo dire, dei tanti elettori di sinistra che, in nome della ‘’ purezza di ideali ‘’, non hanno dato il voto disgiunto pur sapendo di non avere alcuna chance di entrare in Parlamento. Siccome pero’ sono solito guardare prima di tutto ‘’ in casa mia ‘’, di errori, noi del PD , ne abbiamo fatti e tanti. Nelle Primarie, in cui non abbiamo spiegato che se abbiamo votato Bersani come leader non e’stato perche’ avevamo paura del nuovo e preferivamo l’usato sicuro ma perche’ il programma di Pierluigi ci sembrava molto piu’ a sinistra di quello di Renzi ( e nel PD ci sentiamo persone di sinistra ). Dopo ci siamo cullati sugli allori e abbiamo fatto una campagna elettorale che definire soft sarebbe un eufemismo. Credo che sia stata la prima volta nella storia repubblicana che la campagna elettorale sia stata piu’ intensa dopo le elezioni anziche’ prima. Tutto questo prima di arrivare al pasticcio dell’ elezione del Presidente della Repubblica. Qui credo che abbiamo davvero toccato il fondo, perche’ non capire che Marini sarebbe stato visto come un preaccordo col PDL e’ inammissibile ma mai quanto non votare Prodi, il padre dell ‘ Ulivo . Siamo arrivati al punto di non sostenere Rodota’, persona validissima e sicuramente di sinistra con la scusa che questo nome era stato fatto da altri…. Siamo stati patetici !!

Nasce il Governo Letta ma muore il PD, almeno questo tipo di PD. Un partito nato nel 2007 per dare una casa al professor Prodi e che si pensava potesse unire l’ ala cattolica con la sinistra moderata,  in una sorta di Compromesso Storico 30 anni dopo. Non e’ stato certo cosi’, probabilmente perche’ a sinistra non c’e’ nessun Berlinguer e al centro non c’e’ nessun Moro. I politici della Margherita da ospiti sono divenuti sempre piu’ padroni di casa , spostando il PD sempre piu’  al centro per ricreare una sorta di nuova DC.

Ora mi si chiede di sostenere il partito in questo momento difficile ; di capire che non vi erano alternative a questo Governo e che devo ancora dare il mio impegno e il mio tempo al PD perche’ il partito e’ una fede…. No, mi spiace, io a questo suicidio politico non voglio partecipare. Non ho alcuna fede, ne’ calcistica ne’ tantomeno religiosa . In una cosa ho pero’ sempre creduto : che una parola valga piu’di qualsiasi scritto e chi non tiene fede alle proprie parole non puo’godere di alcuna considerazione. Ora, siccome io sono di quelli che con la gente ci parla nelle piazze e nei bar , come posso sostenere qualcosa di cui neppure io sono convinto ? Dopo mesi di ‘’ MAI CON BERLUSCONI ‘’ adesso si fa’ un Governo assieme ? Questa a casa mia ha un solo nome : PRESA IN GIRO !! E sinceramente essere presi in giro da parte del proprio partito credo sia inaccettabile.

Quindi, almeno per ora, mi tolgo da questo PD. Non strappero’ ne brucero’ tessere in quanto certe forme di protesta non mi sono mai piaciute ne tantomeno andro’ col M5S , che considero la risposta sbagliata ad una giusta domanda. E’ una scelta giusta ? Sbagliata ? Sicuramente e’ ponderata e credetemi, anche dolorosa ma mi fa’ stare in pace con una delle cose che piu’ mi preme : la mia coscienza.

 

Gianluca Bellentani, ex iscritto PD, ancora e sempre di sx.

Pubblicato in: cose da PDL, pd

Il PD sta diventando un partito senza elettori ?


Dopo i nostri articoli sul PD, in particolare quelli in cui sostenevamo che i suoi elettori non facessero nulla per ribellarsi al maxi-inciucio, ci sono arrivati dei messaggi da parte di tanti elettori, ormai ex.  Infatti, per quello che stiamo capendo noi, pare che sia in corso un vero e proprio “abbandono di massa”. In questo caso la classe dirigente del PD non rappresenterebbe piu’ nessuno e sarebbe costretta a dimettersi. Chi ha fatto questa scelta commenti questo post e ci spieghi le sue motivazioni. 

berluletta

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo è stato l’articolo che ha scatenato gli (ex) elettori del PD:

-Caro elettore PD, è tutta colpa tua https://ilmalpaese.wordpress.com/2013/04/28/caro-elettore-del-pd-e-tutta-colpa-tua/

 

Pubblicato in: cose da PDL, CRONACA, opinioni, pd, politica

Il PD è morto, adesso la Sinistra italiana puo’ rinascere.


225px-Nichi_VendolaIn verità, e’ morto un partito mai nato realmente ed è questo uno dei tanti records, negativi, annoverabili al PD. D’altra parte, è palese che non possano coesistere forze laiche e progressiste con forze cattoliche e conservatrici. E nel partito democratico hanno convissuto chi considerava gli omosessuali malati e chi era favorevole ai matrimoni tra persone delle stesso sesso, chi era favorevole all’eutanasia e chi era contrario, chi era si Tav e chi era No Tav, chi era pro articolo 18 e chi era contrario e questa lista  di contraddizioni potrebbe richiedere troppe parole già scritte mille volte, percio’ è meglio fermarsi qui e dire che è morto il partito della contraddizione.

La prima grande opportunità di rinascita sarà il cantiere della Sinistra e questa volta sarà vitale non commettere i soliti errori che la Sinistra a sinistra del PD ha sempre commesso.

Proprio questi errori, in generale l’incapacità di sapersi organizzare e mettere in piedi un progetto politico di Sinistra per il Popolo della Sinistra è stato il salvavita del PD in questi anni.  Quello che uscirà fuori da questo cantiere non dovrà commettere l’errore di cercare alleanze con il PD ma dovrà mettersi in testa che il governo Letta ha portato con sé  la fusione ufficiale di PD e PDL che,  alle prossime elezioni, potranno tranquillamente presentarsi con il nuovo nome Popolo Democratico Della Libertà.  Ogni alleanza con il fu PD sarebbe deleteria per la Sinistra italiana; non bisogna commettere l’errore di resuscitare il morto.

La sfida sarà convincere, con idee, proposte e programmi,  una parte dell’elettorato del fu PD a lasciar perdere i fac-simile abbracciando così l’originale. Tutti coloro che lavoreranno a questo progetto, a partire da Nichi vendola, avranno una grande responsabilità sulle loro spalle perché o rinasce la Sinistra o l’Italia sarà governata per altri venti anni dal PDDL.

Gio’ Chianta

Pubblicato in: pd

Caro elettore del PD, è tutta colpa tua !


Avendo da sempre la piu’ totale disistima per la classe dirigente del PD, per quello che rappresentano ma soprattutto per quello che non rappresentano nello scenario politico italiano, ho sempre invece sperato che la base, gli elettori, fossero migliori di chi li rappresenta. Certo, ho sempre saputo che stiamo pur parlando di gente che sa digerire molto bene i  bocconi amari ma pensavo che, al contrario di quanto accade a Destra, avessero un limite di sopportazione, pensavo che non abbassassero sempre la testa, pensavo che si fossero scocciati di star sempre a 90 gradi, pensavo avessero piu’ carattere o anche solo un carattere.  E invece sono stato troppo ottimista. Certo, le eccezioni ci sono: c’è chi ha strappato le tessere, chi ha occupato le sedi e chi, nelle forme piu’ varie, ha mostrato il suo dissenso, massima stima per questa gente, se tutti fossero come loro. La gran parte dell’elettorato sta lì a mormorare tra i denti ma è fermo, immobile, impassibile, non si muoverebbe nemmeno se gli stesse per cadere un meteorite in testa. Se ci pensate bene, sarebbe semplicemente bastato che gli elettori del PD scendessero in massa nelle piazze per dire un secco no al governissimo (con un gesto plateale: strappare le tessere)  e non avremmo avuto il governissimo perchè questa classe dirigente avrà pure la faccia come il deretano ma lo sfruttamento degli elettori è l’unica loro fonte di guadagno. Non è accaduto oggi e non è accaduto nemmeno in passato.  E’ tutta colpa della passività di questa gente se oggi abbiamo un governo il cui vero leader è Silvio Berlusconi. Governino pure con Berlusconi ma almeno avessero il buon gusto di non definirsi di Sinistra perché proprio loro sono la dimostrazione vivente (per modo di dire) che non basta autodefinirsi di Sinistra per esserlo davvero.

Gio’ Chianta

pd padl

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Al comando una oligarchia politico economica per far rispettare il fiscal compact.


Fonte: micromega | Autore: giorgio cremaschifiscalc

Quando un Presidente della Repubblica che dura sette anni viene rieletto per altri sette, siamo in un sistema più simile all’antica monarchia elettiva polacca che a quello delineato dalla nostra Costituzione.Quando questo stesso Presidente ha di fatto governato per quasi un anno e mezzo attraverso un Presidente del Consiglio da lui nominato senatore a vita, che ha ricevuto la fiducia delle Camere sotto la pressione incostituzionale dello spread; siamo in un sistema più simile alle repubbliche presidenziali che a quella parlamentare costituzionale.

Quando questo Presidente nomina una commissione di saggi che prepara un programma che probabilmente sarà adottato dal nuovo governo di emanazione presidenziale, al cui sostegno nessuna delle forze che lo hanno rieletto potrà ovviamente sottrarsi, questo somiglia ad una repubblica presidenziale senza neanche il voto del popolo.

Quando tutto questo avviene nel quadro di un accordo, frutto della disperazione ma non per questo meno sostanziale, tra i partiti che si sono alternati a governare in questi venti anni, usare la parola regime non è certo un errore. Inciucio è solo la sua definizione gergale.

Quando questo regime a sua volta è espressione di una sovranità totalmente limitata dal pareggio di bilancio costituzionale, dal fiscal compact, dalla Troika e da tutti i trattati liberisti europei, per cui gran parte delle decisioni economiche vanno in automatico, come ha affermato Draghi, tutto questo con una vera democrazia ha ben pochi rapporti. La forma della nostra democrazia è forse salva, ma la sostanza no.

E che la democrazia costituzionale sia oramai un simulacro lo dimostrerà ancora di più il futuro. Infatti quando il prossimo governo di emanazione presidenziale continuerà le politiche di austerità, l’opposizione ad esso sarà inevitabilmente e oggettivamente opposizione al Presidente della Repubblica.

D’altra parte questo è ciò che hanno voluto, non solo subìto, PD e PDL. Che al momento buono hanno deciso ancora una volta di stare assieme. Come hanno fatto quando hanno portato la pensione a settanta anni, cancellato l’articolo 18, imposto l’Imu.

PD e PDL sono oramai parte integrante della oligarchia politico economica del paese, oligarchia che al momento buono decide e basta.

Poche storie, sono usciti dalla Costituzione Repubblicana e bisogna prenderne atto. Le prossime lotte contro le politiche di austerità e contro il massacro sociale saranno anche contro il Presidente Giorgio Napolitano. Non facciano gli ipocriti, è questo ciò che hanno voluto e fatto.

http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2013/4/20/32908-al-comando-una-oligarchia-politico-economica-per-far/

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Io disprezzo Giuliano Amato


amato-craxiNon sono mai stato un genio negli affari. Nella vita ho perso molto più danaro di quello che ho guadagnato. E’ appunto per questo che nella notte del 9 luglio 1992, sul mio conto corrente in Banca Commerciale, erano depositati circa 400 milioni di lire. L’importo derivava dalla vendita di una proprietà immobiliare della mia famiglia che ero stato autorizzato a cedere per coprire i debiti contratti a seguito di un’operazione imprenditoriale conclusasi in maniera fallimentare.
Fu così che io, debitore coscienzioso ma ormai praticamente sul lastrico salvato solo dalla comprensione di familiari fiduciosi, mi ritrovai a contribuire per la gigantesca cifra di due milioni e quattrocentomila lire al prelievo forzoso del sei per mille che Giuliano Amato impose retroattivamente sui conti correnti degli italiani con un decreto legge giustificato da un “interesse di straordinario rilievo”. Un prelievo ottuso, effettuato in modalità bovine, senza curarsi della contingenza che aveva portato ad assumere una certa consistenza dei depositi, senza distinguere tra le finalità dell’accumulo, senza curarsi minimamente dei danni inflitti. Fu l’esempio più palese della considerazione che Giuliano Amato aveva dei suoi connazionali: nulla.
A quei tempi, per guadagnare 2.400.000 lire con il lavoro ordinario che avevo deciso di fare, ci volevano due mesi di vita. Mi sentii derubato nella maniera più vile. In un paese normale si decidono misure anche gravi, ma con il consenso di una maggioranza parlamentare che dia un crisma di legalità. Quello di Amato fu solo un atto di barbarie giurisprudenziale, un’azione ottusa che fece retrocedere la civiltà giuridica di questo paese al tempo delle decime estorte ai contadini a colpi di alabarda. Ne ebbi tanto disgusto da riprendere con ferocia un’attività lavorativa redditizia che avevo deciso di abbandonare per questioni personali. In poco tempo recuperai il maltolto anche se più di una persona ebbe tristemente ed irreversibilmente a dolersene. Quando in una società si lede il perimetro entro il quale un uomo si sente sicuro, si mette in atto una degenerazione civile che non verrà mai compensata dalle risorse che si è riusciti a recuperare.

Se questa è la mia visione personale di quel provvedimento, vi allego un brano pubblicato da “Il Giornale” il 5 aprile 2006, quando Giuliano Amato era ancora poco gradito agli interessi dell’editore reale della testa. Lo ripropongo per intero perché ho la sensazione che i sentimenti per Giuliano Amato siano cambiati e “Il Giornale” possa avere la tentazione di oscurare i segni di un’antica inimicizia.

Nella notte fra il 9 e il 10 luglio 1992, indossata metaforicamente una tuta di seta nera alla Diabolik, il governo guidato da Giuliano Amato penetrò nei forzieri delle banche italiane prelevando il 6 per mille da ogni deposito. Un decreto legge di emergenza l’’autorizzava a farlo: in quel provvedimento, varato mentre i mercati si accanivano sulla lira, erano state inzeppate alla rinfusa misure le più svariate. Dall’’aumento dell’’età pensionabile alla patrimoniale sulle imprese, dalla minimum tax all’’introduzione dei ticket sanitari, dalla tassa sul medico di famiglia all’’imposta straordinaria sugli immobili pari al 3 per mille della rendita catastale rivalutata. Prelievo sui conti correnti e Isi fruttarono insieme 11.500 miliardi di lire. L’imposta straordinaria sugli immobili, nella migliore delle tradizioni italiane, perse subito il prefisso stra per diventare una gabella ordinaria: l’’imposta comunale sugli immobili, ovverosia l’’Ici.
Con il Paese sull’’orlo del baratro, il dottor Sottile adottò misure grossier. La più nota ed esecrata fu appunto il prelievo sui conti correnti, che ebbe almeno il pudore d’essere una tantum. All’’ultimo momento, in Consiglio dei ministri, il titolare del Tesoro Piero Barucci propose, senza successo, di sostituirla con l’aumento dell’’imposta sugli interessi bancari (una proposta analoga era stata fatta dall’’allora vicedirettore di Bankitalia Antonio Fazio, preoccupato delle conseguenze della violazione notturna del risparmio nazionale). […] Le cose andarono diversamente da quanto Giuliano Amato aveva sperato: nonostante la cura da cavallo (manovra di luglio più finanziaria sfioravano insieme i centomila miliardi di lire), che portò l’’economia italiana sull’’orlo della recessione, la lira dovette uscire dal Sistema monetario europeo neppure tre mesi dopo quella notte di luglio, e nella primavera successiva il dottor Sottile si dimise. Venne chiamato Carlo Azeglio Ciampi, allora governatore della Banca d’Italia, per formare un governo tecnico che traghettasse l’Italia fuori dalla crisi.

Gli uomini si giudicano dalle loro opere e quando le loro opere falliscono dalle attitudini che le hanno guidate. Si può sopportare un’azione sgradevole, se si intuisce che dietro quell’azione c’è un disegno ispirato che, magari non si condivide, ma si comprende. Quando invece si percepisce l’approssimazione, la mancanza di visione sistemica e l’assoluta indifferenza nei confronti dei destini individuali, allora al disagio per la prepotenza si unisce il disprezzo per chi l’ha esercitata.

Ecco, se volessi definire correttamente il mio sentimento nei confronti di Giuliano Amato, la parola più giusta è “disprezzo”. Disprezzo per una competenza millantata e mai verificata dai fatti, disprezzo per una visione miope e ragionieristica dell’economia, disprezzo per una vita da Boiardo di stato condotta senza un attimo di fulgore, nascosto dietro le lenti degli occhiali, all’ombra di uomini potenti a cui affidare la propria furbizia ferina per l’esecuzione di azioni esecrabili.

E’ per questo che l’eventuale incarico a Giuliano Amato come presidente del consiglio, dopo le modalità vergognose che hanno portato all’elezione del capo dello stato, mi sembra l’ennesimo ed intollerabile schiaffo a chi, da anni, da questo paese viene sfruttato per alimentare la colonia di parassiti che ne hanno invaso il sistema nervoso.

http://www.mentecritica.net/io-disprezzo-giuliano-amato/informazione/diritto-di-replica/comandante-nebbia/35039/

Pubblicato in: opinioni, PACIFISMO, pd, politica

Quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra


Image263Di Giuseppe Civati

Michele Serra lo scrive oggi su Repubblica.

Nella sinistra parecchie persone odiano la sinistra.

Nel senso che la combattono e la temono.

Nel senso che ogni vero cambiamento degli assetti di potere, degli equilibri sociali, della distribuzione del reddito, metterebbe a rischio il loro potere, le loro aspirazioni, i loro interessi.

Purtroppo questo pezzo della sinistra è un pezzo del Pd.

Avremmo potuto partire da Prodi e Rodotà e invece siamo partiti da Marini o Amato o qualcun altro che parlasse a Berlusconi.

E non ci siamo fermati quando abbiamo capito che su Marini non avremmo retto. No, abbiamo deciso di andare in aula così.

Non abbiamo considerato la candidatura di Rodotà perché quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra non la volevano. Non perché ci fossero altri motivi, né altre questioni.

Del resto, nel 1992 ci fu il duello tra Napolitano e Rodotà sulla presidenza della Camera, che assomiglia moltissimo alla partita attuale.

Quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra allora come oggi non se lo potevano permettere, evidentemente.

E non si potevano permettere Romano Prodi, nonostante fosse il più titolato tra i candidati e quello che avrebbe potuto evitare che il centrosinistra si dividesse.

Ora potremmo avere un presidente come lui e un premier come Fabrizio Barca e invece avremo Monti all’economia e magari Alfano a fare il vicepremier.

Perdendo Sel, per altro, il Pd sarà azionista di minoranza del nuovo governissimo (il Pdl avrà più peso elettorale, anche se sembra non averlo notato nessuno) e così il rovesciamento sarà completo.

A chi mi chiede come vorrei che fosse il Pd, rispondo così.

Che vorrei che quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra si levassero di torno, una volta per tutte. Che non è una rottamazione, ma una rivoluzione.

Che non lo vorrei spacchettato in due o tre pezzi, ma che lo terrei unito, su basi diverse, persone diverse, parole diverse.

Che chiederei a tutti quelli che se ne stanno andando di rientrare di corsa, perché possono diventare protagonisti della nuova stagione almeno quanto ora lo sono quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra.

Che non accadrà mai più che chi ha perso le elezioni rimanga a dettare legge dopo le elezioni, dicendo di voler salvare il Paese ma in realtà salvando solo se stesso.

Perché il 24 e 25 febbraio, le elezioni le hanno perse i partiti maggiori per colpa delle loro incertezze, le ha perse l’«operazione Monti» e tutti quelli che vi avevano partecipato, le hanno perse quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra, perché il M5S è nato per colpa loro.

E adesso quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra sono i più sollevati (qualcuno non riesce a celare un vero e proprio entusiasmo). Molti altri, invece, sono fuori dalla grazia di dio. O, semplicemente, fuori dal Pd.

http://www.ciwati.it/2013/04/21/quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra/

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Il Sindaco che lotta contro GOMORRA: mi hanno lasciato solo!


vitale_sindaco_pareteIl primo cittadino di Parete: ecco perché ho impedito che la processione facesse omaggio al boss

Parete(Ce)- In terra di Gomorra spesso stare da una parte è un giuramento da ripetere ogni giorno. Lo sa bene il sindaco di Parete, Raffaele Vitale, 31 anni, del PartitoDemocratico. Per lui non sono stati giorni facili dopo il gesto forte di sfilarsi la fascia tricolore, quando la processione in onore della protettrice di Parete, Maria Santissima della Rotonda, stava svoltando in una stradina, fermandosi davanti all’abitazione di un ammalato, parente del boss Bidgonetti.
E ora il primo cittadino accusa: «I vertici provinciali del mio partito mi hanno lasciato solo, mentre sui social network, attraverso profili falsi, c’è chi mi invita a vergognarmi e dimettermi per salvare la faccia o addirittura qualche consigliere comunale di opposizione mi definisce un finto perbenista».
Lo Stato invece gli ha già testimoniato solidarietà: il prefetto di Caserta, Carmela Pagano, l’ha invitato mercoledì scorso a partecipare al comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, complimentandosi per un atto, «che vale più di cento convegni sulla legalità». E il prefetto andrà a Parete, molto probabilmente a maggio, per far sentire la vicinanza ai cittadini, in occasione dell’inaugurazione di una mostra sulle vittime di camorra, che sarà ospitata nella villetta confiscata proprio al clan Bidognetti.
«Il mio gesto – racconta – era doveroso per dare un messaggio chiaro alla comunità. Ho voluto dire che qui ci sono istituzioni che lottano per smantellare questo substrato culturale che vede ancora un fascino nella camorra. Nulla contro la carità cristiana, ma «no» a messaggi che possono essere letti come sudditanza». Ma la camorra in città è ancora forte?
«Forze dell’ordine e polizia hanno fatto tanto qui, ma esiste ancora il fenomeno estorsivo – sottolinea – Cantieri edili e negozi sono stati presi di mira anche la scorsa Pasqua. E poi la droga è l’altro business. Ora tocca alle istituzioni fare la propria parte e togliere terreno a un modo di pensare alla criminalità con assuefazione, rassegnazione o peggio come alternativa».(Articolo di lorenzo Iuliano. Tratto da Il Mattino)

http://altocasertano.wordpress.com/2013/04/22/69212a/

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Vita, agonia e morte di un partito mai nato


dalema-occhetto-bersani-220755_tnDal Pds di Occhetto al Pd di Bersani, passando per i Ds di D’Alema, Veltroni, Fassino e parentesi breve dell’ex Ppi Franceschini

Da vent’anni a questa parte un uomo solo torreggia alla guida del centrodestra. Dall’altra parte, invece, il turn over dei segretari è stato vertiginoso, e ciascuno ha aggiunto la sua pietra o pietruzza al monumento funebre di quello che oggi si chiama Pd.

Il primo fu Achille Occhetto però non se lo ricorda nessuno: in un rigurgito di soviettismo reale ne hanno cancellato anche la memoria. Pur di eliminare ogni pur minima traccia del suo passaggio terreno, nel febbraio 1998 cambiarono persino il nome del partito che aveva fondato sette anni tondi prima. Modifica chirurgica e mirata: eliminarono la «P» dal Pds e tutto quel che potesse ricordare il fondatore. Punto. Democratici sì, ma con quel tanto di moscovita che non guasta.

Occhetto era un di quei tipi che non sanno dove andare però ci vanno. A gente così capita di cambiare idea a ripetizione e il segretario-fondatore si guadagnò per questo l’epiteto di «ondivago». Non che fosse immeritato, ma confrontato a quelli che l’hanno seguito era un modello di tetragona coerenza.

Più che una strategia aveva in mente una visione, oltretutto tra le più fumose. Parlava di «carovane» invece di pensare alle alleanze. Profetizzava tremolanti orizzonti invece di mettersi lì a fare la conta dei voti e delle convenienze. Fu il primo, ma non l’ultimo, a rimanere vittime delle sue stesse certezze: covintissimo di avere già in tasca la vittoria nelle elezioni del 1994 e non si preoccupò più che tanto di ramazzare consensi con una campagna elettorale efficace. Berlusconi lo fece nero in due riprese: la sconfitta nelle politiche di marzo e subito dopo quella nelle europee, che gli affibbiò il colpo di grazia. Lasciò come pensate eredità l’incapacità costitutiva di adottare una linea politica precisa: il primo tra i tanti nodi arrivati al pettine negli ultimi tre giorni di passione e agonia.
Il segretario prossimo venturo, Massimo D’Alema, aspettava solo il momento giusto per sbalzare di sella l’odiatissimo rivale. Poco diplomatico, un secondo dopo i risultati delle europee gli chiari la situazione senza delicatezze: «Sei obsoleto». Lui, Massimino la Volpe, era di tutt’altra tempra. Basta baloccarsi con carovane e visioni profetiche, che la politica è una cosa seria: alleanze, giochi di corridoio, manovre tanto complicate che alla fine ci si perdeva lui stesso. Si liberò di Berlusconi in pochi mesi con metodi che chiamarli discutibili sarebbe un eufemismo, poi però lo nominò padre costituente inventandosi una bicamerale che avrebbe dovuto riscrivere la Carta. S’inventò la candidatura Prodi, lo portò al governo, poi, essendo l’indole quella che è, iniziò a brigare per farlo fuori proprio come aveva fatto con Occhetto. L’uomo è fatto così: uno di quei casi che attengono alla patologia più che alla politica.
Centrò l’obiettivo anche stavolta. Conquistò palazzo Chigi e ci passò un annetto e mezzo. Giusto il tempo di scaricare un po’ di bombe sulla ex Jugoslavia e condannare così il suo partito a certa sconfitta prima nelle Regionali del 2000, che gli costarono il governo, e l’anno dopo anche nelle politiche.

Tra tutte le eredità venefiche che ogni segretario ha lasciato al partito, la sua è di gran lunga la peggiore: la politica come intrigo e spregiudicatezza camuffata da paroloni altisonanti. Un flagello.

Mentre la volpe bombardava sia la Serbia che il centrosinistra da palazzo Chigi, al suo posto subentrava l’amico-nemico di sempre, il gemello diverso Walterino Veltroni. Aveva in mente lo stesso identico modello, una sinistra di destra, ma tutt’altro stile: quintalate di melassa pura, di quella che ti fa capire perché i cattivi di solito mettono meno paura dei buoni e cultura varia disseminata un po’ alla ‘ndo cojo cojo, come si dice a Roma. La differenza tra lui e l’eterno rivale era questione di facciata, se non per la capacità del nuovo segretario di cadere sempre e comunque in piedi. Mentre il suo partito correva come un treno ad alta velocità verso la tranvata elettorale del 2001 il pilota saltò giù all’ultimo secondo per andare a fare il sindaco di Roma. Impagabile.

Però al peggio non c’è mai fine, così nel 2001 l’ambito scettro passò nelle scheletriche mani di Piero Fassino, quello che quando parla un dirigente Fiat va in deliquio per default. Della sua segreteria si ricorda poco: giusto le crisi isteriche, peraltro frequentissime e una telefonata con una banca per argomento che gli costò qualche milione di voti. Evviva, abbiamo una banca! Per il resto fece un onesto sforzo per rendere i Ds moderni, cioè pronti a vendersi mamma, nonni e amato micio in nome della compatibilità. Il dirigente che ogni salariato e precario incontra quando dorme. Si chiamano incubi.

Tra una sbraitata e l’altra, l’adoratore del Lingotto portò i Ds all’appuntamento con la fondazione del partito numero 3, il Pd, poi passò la guida al redivivo Walterino, che accetto giusto per senso di responsabilità: «Volevo andare in Africa a fare il missionario, ma se la patria chiama…».

Appena insediato il risegretario iniziò a mitragliare il governo Prodi, che aveva fretta di tornare al voto. Per sostanziare la sua bizzarra teoria sociale piazzò come capolista nel Veneto Massimo Calearo, industriale dai denti a sciabola, uno che Forza Italia ce l’aveva nel cuore e, dicono, persino nella suoneria del telefonino. Scaricò la sinistra, che ci mise del suo per identica miopia, scoprì la «vocazione maggioritaria», grazie alla quale consegnò al Berlusca una maggioranza mai vista nella storia patria. Un geniaccio.
L’ultimo segretario Bersani il Crocefisso, ha commesso errori a valanga e chi mai lo negherà? Ma se avesse vicino un avvocato difensore invece che solo avvoltoi otterrebbe facilmente le attenuanti. Il Partito che ha ereditato dai suddetti gentiluomini era quello che era. Le corde che lo stanno strangolando erano state tese da quindici anni e da sei segreterie (senza contare la segreteria pro-tempore Franceschini, la più anonima e forse la meno dannosa). Non è stato capace di raddrizzare la barra. Non ci ha nemmeno saputo provare. Però non era facile. Forse non era possibile.

ANDREA COLOMBO (IL MANIFESTO)

http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2013/4/21/32920-vita-agonia-e-morte-di-un-partito-mai-nato/

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Non è un golpe, è una resa


napolitano21-112844_159x159di Marco Revelli –

Da oggi l’Italia non è più una democrazia parlamentare. Non c’è altro modo di leggere il voto di ieri se non come una resa. Una clamorosa, esplicita e trasversale abdicazione del parlamento. Per la seconda volta in poco più di un anno una composizione parlamentare maggioritaria si è messa attivamente in disparte. Ha dichiarato la propria impotenza, incompetenza e irrilevanza, offrendo il capo e il collo a un potere altro, chiamato a svolgere un ruolo di supplenza e, in prospettiva, di comando. E se la prima volta poteva apparire ancora “umana”, la seconda volta – con un nuovo parlamento, dopo un voto popolare dal significato inconfutabile nella sua domanda di discontinuità – è senz’altro diabolica, per lo meno nei suoi effetti. C’è, in quella triste processione di capi partito col cappello in mano, in fila al Quirinale per implorare un capo dello stato ormai scaduto di rimediare alla loro congiunta e collegiale incapacità di decisione, il segno di una malattia mortale della nostra democrazia. La conferma che la crisi di sistema è giunta a erodere lo stesso assetto costituzionale fino a renderlo irriconoscibile. Forse non è, in senso tecnico, un colpo di stato. Possiamo chiamarlo come vogliamo: un mutamento della costituzione materiale. Una cronicizzazione dello stato d’eccezione. Una sospensione della forma di governo… Certo è che questo presidenzialismo di fatto, affidato a un presidente fuori corso per un mandato tendenzialmente fulmineo, stravolge tutti gli equilibri di potere. Produce una lesione gravissima al principio di rappresentanza. Soprattutto fa scomparire la tradizionale forma di mediazione tra istituzioni e società che era incarnata dal parlamento, tanto più se questo venisse occupato e bloccato da una maggioranza ibrida e bipartisan, contro-natura e contrapposta al volere della stragrande maggioranza degli elettori. D’ora in poi – e in un momento socialmente drammatico – Governo e Piazza verranno a confrontarsi direttamente e frontalmente, senza diaframmi in mezzo, senza corpi intermedi per la banale ragione che il principale strumento di mediazione, il partito politico, si è estinto in diretta, travolto dalla propria incapacità di mediare non più, ormai, gli interessi e le domande di una società abbandonata da tempo ma le proprie stesse tensioni interne, le contraddizioni tra le sue disarticolate componenti. Di questo è morto il partito democratico: della sua incapacità a contenere la spinta centrifuga dei propri interiori furori, degli odii covati per anni, delle idiosincrasie personali (rispetto a cui, diciamolo sinceramente, un voto per Rodotà avrebbe costituito uno straordinario antidoto e il segno di una possibilità di cura). Né si può dire che il Pdl sia mai esistito come partito, incentrato com’è sulla esclusiva figura del suo leader e sulla difesa dai suoi guai giudiziari. Dopo questa ostentazione pubblica di dissennatezza e incapacità non basterà nessun accanimento terapeutico, nessun appuntamento tardivo o attesa di una figura salvifica per rimediare al rogo simbolico della residua capacità operativa del Pd e in generale del centro-sinistra. Così come non sarà sufficiente un’estemporanea cooptazione nei giochi di potere del Pdl con relativi cespugli per assicurargli una qualche capacità di «controllo sociale». Anzi, lo vedremo sempre più spesso soffiare sul fuoco. Il rischio che la crisi italiana, contenuta finora entro le sponde imprevedibilmente solide della dialettica elettorale, entri in una fase esplosiva è terribilmente alto. E non si riduce proclamando coprifuoco tardivi. Né maldestri tentativi di abbassare la pressione con betabloccanti predicatori, ma con un surplus di partecipazione. Favorendo, con tutti i mezzi legali disponibili, una collettiva presa di parola capace di surrogare in basso il vuoto di senso generatosi in alto.
 
il manifesto 21 aprile 2013
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Monti: L’epilogo umiliante di un uomo piccolo piccolo


mario-monti4-478x32011Un giorno si ricorderà Mario Monti per l’eccezionale parabola che ha accompagnato il suo destino politico. Dal suo ingresso nelle camere, direttamente col laticlavio a vita, alla presidenza di un consiglio di ministri incaricato nientemeno che della “salvezza della patria”, con i primi tentennamenti in casa e all’estero per passare ad una campagna elettorale che definire poco dignitosa è esercizio di pietoso eufemismo.

Il tutto chiuso da una relazione sulla questione dei fucilieri di marina che Brunetta, personaggio sovente supponente ma dalla retorica sempre efficace, ha sagacemente definito per metà grigia relazione burocratica e per l’altra metà opera di vile scaricabarile dove ad aver preso la decisione di tornare in India risultano essere stati gli stessi marò e le dimissioni del ministro degli esteri presentate “a sua insaputa” (di Monti). Il tutto condito con una punta di maligna insinuazione nella quale si è inteso pregiudicare un eventuale futuro politico per Terzi. Insomma uno spettacolo che è sembrato indecoroso ed umiliante anche in un aula dove si sono viste e sentite cose che ancora oggi fanno arrossire.

La figura di Monti e dei suoi dilettanti allo sbaraglio che fra lacrimuccie e affermazioni discutibili hanno deliberato su imposte, tasse, pensioni, mercato del lavoro e questioni internazionali mi appare ora così triste da farmi ripensare seriamente alle modalità con le quali si è concretizzato il loro insediamento. Un appannamento del metodo democratico non è mai un’occorrenza gradevole, ma se è compensata dall’emergere di grandi personalità può avere dei risvolti in grado di mitigare il disappunto.
Invece la sospensione della democrazia di cui siamo stati vittima ha partorito una rappresentanza della vacua borghesia dai doppi cognomi che presidia sterilmente da decenni i salotti italiani mangiando pasticcini e pontificando su supposte competenze e nobiltà. Un gruppo di burocrati superbi ed incapaci capitanati dal grande Mario Monti, un uomo che si è rivelato professionalmente discutibilepoliticamente mediocreed umanamente deprecabile. Al suo confronto, anche quel gran gaglioffo di Silvio Berlusconi appare meno ipocrita, proletario, più “sincero” nella sua palese disonestà e sicuramente dotato di un carisma per ordini di grandezza superiore.

Ecco, forse fra le tante cose sarà questa quella che non perdonerò mai a Mario Monti. Per un istante mi ha fatto pensare a Berlusconi in termini positivi come vittima di un’immeritata ingiustizia. E’ stato un attimo, è durato poco, ma non mi è piaciuto lo stesso.

Vade retro Monti. Vade retro.

Monti: L’epilogo umiliante di un uomo piccolo piccolo

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Le verità nell’urna


no-austeritadi Marco d’Eramo, da Tageszeitung, 1 marzo 2013

Nei castelli medievali toccava ai giullari dire al sovrano le verità più scomode. Oggi, nelle cancellerie e nelle grandi banche europee l’amara verità giunge dai “clown” italiani, come li ha definiti il socialdemocratico Peer Steinbrück. Se infatti non ci si limita a ironie giustificate ma futili, nell’esito delle elezioni politiche a sud delle Alpi si possono leggere alcuni messaggi forti, forse forieri di tempeste, certo istruttivi.

Il primo messaggio è la netta sconfitta, anzi la batosta memorabile che ha subito una certa Europa, quella della Trojka, dei banchieri di Francoforte e della cancelliera Angela Merkel. Non solo il candidato di quest’Europa, Mario Monti, è stato polverizzato, restituito al ruolo marginale e riportato nelle aule universitarie da cui proprio quella certa Europa l’aveva tirato fuori per imporlo all’Italia come premier contro ogni legalità democratica (non dimentichiamo infatti che, per quanto non piaccia a nessuno, Silvio Berlusconi fu costretto – con un vero e proprio golpe istituzionale – a dimettersi da primo ministro nonostante godesse della maggioranza parlamentare più solida di tutta la storia repubblicana italiana, cioè da 65 anni a questa parte).

Ora Mario Monti ha perso malgrado l’appoggio di tutto il gran padronato italiano (era sostenuto dal boss della Fiat Sergio Marchionne, dal presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, dall’ex Ceo della più grande banca italiana Corrado Passera), dell’Europa filotedesca e di tutta la finanza internazionale (Monti era stato consulente della più grande banca privata mondiale, Goldman Sachs). Non solo: Monti è stato sconfitto malgrado l’aperto sostegno delle gerarchie vaticane e della Conferenza episcopale italiana: corollario non secondario di questa prima lezione è che l’influenza della Chiesa cattolica sulle elezioni italiane è largamente sopravalutata sia dai politici che dal mondo dell’informazione.

Ma la sconfitta della Trojka, della Merkel e dell’Europa dei banchieri appare ancora più eclatante se si valuta il voto italiano in un’ottica comparativa: tra i paesi “deboli” dell’Europa – i cosiddetti Piigs, alias Club Méd –, l’elettorato italiano è l’unico che abbia resistito alle pressioni venute dal Nord e abbia espresso una maggioranza assoluta contraria all’austerità tedesca. Nel regime di “capitalismo reale” che vige in Europa, gli italiani sono i primi che osano sfidare le minacce finanziarie dei “banchieri fratelli”, un coraggio che non hanno avuto né i greci, né gli spagnoli, né i portoghesi, che tutti hanno finito per esprimere disciplinate maggioranze prone agli ordini di Francoforte e Berlino. E anche la ben più potente Francia ha osato esprimere un disaccordo solo sussurrato quando ha eletto presidente François Hollande.

In Italia invece le tre formazioni che hanno fatto campagna forte contro l’austerità, contro la Merkel, contro “la dittatura dello spread” hanno ottenuto complessivamente il 57% dei suffragi per la Camera dei deputati, cioè una solidissima maggioranza assoluta: parlo della Coalizione di Centrodestra (29,18%) guidata da Berlusconi, del Movimento a 5 stelle di Beppe Grillo (25,55%) e di Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia (2,24%). Il messaggio anti-tedesco è espresso bene da un manifesto elettorale della destra affisso sui muri di Roma in cui campeggia la scritta: “Il governo dell’Italia lo decidono gli italiani” sovrimpressa all’immagine di Monti che stringe la mano a Merkel.

Il messaggio è chiaro: sta scemando il potere delle cancellerie e delle banche europee di piegare gli elettori europei alla propria austerità. Forse altri popoli seguiranno i clown italiani.
Ma dai giullari giunge un secondo messaggio e riguarda il populismo: negli ultimi anni ha infatti prevalso la fastidiosa tendenza a tacciare di populista qualunque aspirazione popolare. Vuoi la sanità per tutti? Sei proprio un populista (soprattutto negli Stati uniti). Vuoi la tua pensione indicizzata sull’inflazione? Ma che razza di populista! Vuoi poter mandare i tuoi figli all’università senza svenarti? Lo sapevo che sotto sotto eri un populista! Quando ti appiccicano quest’etichetta addosso non riesci più a staccartela, hai voglia a dire che tu stai esprimendo solo sacrosante aspirazioni popolari. Ebbene, domenica scorsa gli italiani hanno eletto una maggioranza di populisti, per quanto pittoreschi come Grillo, perché – a torto o a ragione – sembravano loro gli unici che rappresentassero le esigenze popolari.

Come ha scritto il premio Nobel per l’economia Paul Krugman: “Senza cercare di difendere le politiche del bunga bunga, lasciatemi porre questa ovvia domanda: ‘Quella che oggi passa come politica di maturo realismo cosa ha fatto esattamente di buono in Italia o, se è per questo, in Europa nel suo insieme?’ Perché Monti era a tutti gli effetti il proconsole insediato dalla Germania per imporre austerità a un’economica già anemica; la volontà di perseguire un’austerità illimitata è ciò che definisce la rispettabilità nei circoli politici europei”. Ora i clowns italiani hanno mostrato a tutta l’Europa che a forza di restare sordi alle rivendicazioni popolari si rischia di farsi governare dal populismo (un rischio già sperimentato durante un’altra crisi economica).

L’ultimo messaggio infine è che pare tramontata l’ora della corsa al centro. Si sfarina la dittatura del moderatismo. Tutti i parrucconi della politologia mondiale ci hanno ammorbato per decenni con la litania secondo cui “le elezioni si vincono al centro”, che per vincere bisogna tagliare le ali estreme ed essere “moderati”. Già George Bush jr. aveva mostrato negli Stati uniti che questo luogo comune era falso. Adesso gli italiani ce lo confermano. Magari si può governare al centro, ma certo non si possono vincere le elezioni con posizioni centriste. Non con un 36 % di giovani disoccupati (Italia), tanto meno col 50% come in Spagna o il 60% come in Grecia (ma anche la suscettibile Francia è al 20 %). Per questi giovani non ci sono soluzioni moderate e centriste che tengano.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/le-verita-nellurna/

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Le battaglie sono giuste anche quando si perdono


Umberto-Ambrosoli-300x254Le battaglie sono giuste anche quando si perdono. …

ma direi anche che le battaglie giuste le si porta avanti fino a che non si vince. Bob Dylan – The times they are a changin’

http://www.neltempodiunacanzone.com/2013/02/27/ambrosoli-o-male-accompagnati/#more-65

DAL BLOG DI GIULIO CAVALLI

“Le battaglie sono giuste anche quando si perdono” è la frase (bellissima) che Umberto Ambrosoli racconta di avere detto a suo figlio ed è la caratura di una persona che dal punto di vita etico, umano e di storia personale ha da insegnare molto, a tutti.

Poi c’è il lato politico, ma questo è meglio valutarlo appena si abbassa la polvere perché a caldo si rischia di non riuscire a vederne tutti i lati. Roberto Maroni ha vinto con più di 4 punti di scarto, sostenuto dalla tenuta di PDL, Lega e la sua lista civica mentre nel centrosinistra tiene il PD e la Lista Civica di Ambrosoli, Albertini sparisce e Il Movimento 5 Stelle incassa un 13,62 per niente inaspettato anche se più basso della media nazionale. La sconfitta non ha bisogno di appello ed è una sconfitta che arriva in una Lombardia che già si era sbriciolata nella credibilità: una traversa a porta vuota, mi scriveva ieri qualcuno.

SEL si attesta sul 1,80%: una percentuale con cui non si può fare politica. Punto. Al di là della scomparsa del partito dal Consiglio Regionale (quindi non sono stato eletto, no) rimane il senso del progetto politico che ora è da considerare sul serio. Abbiamo fatto una campagna elettorale difficile e intensa ma perdente e riconoscere la sconfitta è il punto da cui ripartire per un’analisi collettiva.

Io posso intanto ringraziare i tanti che mi hanno votato e dato fiducia e chi si è speso con tutte le forze ( penso a Odetta, Leonardo). Ora è il tempo di pensare. Con calma.

http://www.giuliocavalli.net/2013/02/27/le-battaglie-sono-giuste-anche-quando-si-perdono/

 

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Bersani, Grillo e il marziano che cade sulla terra


grillo-spiaggia-2Di Adriana Santacroce – Cosa capirebbe di quello che sta accadendo, dopo le elezioni, un marziano caduto improvvisamente sulla Terra? Probabilmente molto poco. Abbiamo già votato o stiamo per votare? Chi si professa più democratico degli altri, poi, lo è per davvero? Nulla di chiaro. Solo tanta confusione.

A partire da Beppe Grillo. Il suo successo è dipeso essenzialmente da tre fattori: l’utilizzo della democrazia diretta con il web, il disprezzo della casta e l’elogio dell’onestà (a volte a discapito della competenza) come qualità di partecipazione alla vita pubblica. Guardando, però, come si stanno svolgendo le cose,  il nostro amico noterebbe che il consenso ottenuto dal comico genovese ha diversi punti deboli. A partire dalla democrazia diretta. Come fa a funzionare in uno stato nazionale? Si chiederebbe l’alieno. Troppo complesse le questioni da affrontare, nei contenuti e nei modi. Come nella decisione più importante che il M5S deve prendere. Ovvero appoggiare o meno la proposta di Bersani. Beh, adesso voteranno sul web, si aspetterebbe il marziano. Come per il referendum sull’euro (e qui l’alieno si chiederebbe anche come farebbe chiunque, a digiuno di economia, a dare un giudizio basato solo sull’emotività su una cosa così complessa).Invece niente. Grillo e Casaleggio hanno già detto no. Anzi, sia uno sia l’altro hanno minacciato di andarsene in caso di alleanza con il Pd. A che serve, allora, sbandierare la web-democracy se poi alla resa dei conti non la si usa? Altro che leader della democrazia! Per il nostro amico Grillo sarebbe solo uno che dice una cosa e poi ne fa l’esatto contrario. Per non parlare della competenza. Dopo aver sbandierato, per mesi, che quello che contava era l’onestà, perché le presunte preparazioni dei politici precedenti ci hanno portato alla rovina, oggi Grillo cambia idea. Sul suo blog compare un annuncio in cui il Movimento cerca laureati, con determinate competenze, per specifiche mansioni in parlamento. Ma come? Si chiede il marziano.  Non doveva affidare il ministero delle finanze a una mamma di tre figli perché era capace di far quadrare un bilancio? Insomma,  l’alieno strabuzzerebbe gli occhi senza più capire chi deve occuparsi della cosa pubblica. Gli onesti? I competenti? Grillo e Casaleggio che dettano la linea senza neanche essere stati votati?  Niente, nebbia più totale. Meglio guardare in casa di altri. E le sue antenne si  rivolgerebbero al Pd.

Dove chi non ha ancora capito cosa dire, a chi dirlo e quando dirlo è il segretario del partito.

Dopo il modesto risultato elettorale del 24 febbraio,  Bersani sta ripetendo a mari e monti i suoi 8 punti per convincere Grillo e i suoi parlamentari a una intesa di governo. Bene. I risultati delle ultime elezioni hanno dimostrato che più il messaggio è semplice più è persuasivo. Maroni ha vinto in Lombardia ripetendo che avrebbe trattenuto il 75% delle tasse e Berlusconi ha recuperato 10 punti promettendo abolizione e restituzione dell’imu. Facile, no? Direbbe il nostro amico. Eppure lo schema degli otto punti di Bersani è ferraginoso e pieno di subordinate. Strano, direbbe il marziano. Mi sembra evidente che la gente ora vuole due cose: un piano per il lavoro e i tagli alla politica. Questa è l’emergenza. Il resto viene dopo. Vabbè, direbbe l’alieno. Forse pretendo troppo. Riconosciamo almeno lo sforzo di sintesi negli 8 punti. Ma ecco che arriva un altro nonsense. A cosa serve farlo adesso? Si chiederebbe il marziano, sempre più confuso.  Non avete già votato? Perché Bersani non ha comunicato con chiarezza gli 8 punti prima del voto invece che perdere tempo “a smacchiare il giaguaro”? Per di più il segretario Pd si rivolge ai suoi elettori, che in questa fase sono totalmente ininfluenti! Come durante la direzione nazionale, o con le mail che stanno arrivando a tutti gli elettori delle primarie. E l’alieno si chiederebbe: a che serve parlare con chi la pensa come te e per di più ha già votato?

Sconsolato,  il nostro amico lascerebbe il pianeta, troppo complesso per le sue antenne. Politici che fanno campagna elettorale tra chi già li vota e per di più dopo il voto, altri che dicono una cosa e poi ne fanno un’altra. E ora qualcuno vorrebbe pure che governassero insieme,  direbbe, sornione, mentre la Terra si rimpicciolisce. Niente da fare, è troppo presto per un governo che sistemi le cose. Bisognerà votare ancora per avere un senso logico in quello che accade. E forse la prossima volta il nostro amico, se tornasse, capirebbe qualcosa in più.  (http://affaritaliani.libero.it/politica/adriana110313.html)

altaningovernabili

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Uomini, mica funghi


20130309-080438

Di Giulio Cavalli.

Andrea Riscassi è un giornalista ma soprattutto è un curioso. E per i giornalisti essere seri e curiosi è uno dei difetti più raccomandabili. Andrea si è fatto carico della memoria di Anna Politkovskaja quando è scesa la lacrima breve della notizia e l’ha trasformata in memoria quotidiana e seriale. Una di quelle passioni che rendono inspiegabilmente fondamentali gli interessi di qualcuno per tenere in vita una storia che altrimenti sarebbe andata perduta troppo presto tra i libri di storia contemporanea. Andrea ha scritto libri, lavori teatrali (che abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro piccolo Teatro Nebiolo) e continua con i suoi incontri e soprattutto con i ragazzi. In questa scuola che resiste al degrado economico e strutturale esistono insegnanti con il nerbo dei partigiani che si preoccupano di raccontare la storia di  Anna Politkovskaja ai nostri figli: per questo non riesco a non essere ottimista per il futuro di questo Paese che per forza deve rinascere dalle proprie ceneri. Per forza.

Andrea è stato a Tavazzano con Villavesco. Tavazzano cosa? chiederete voi. Già vi vedo. E’ che io a Tavazzano ci sono anche cresciuto. E per questo mi sorride il cuore. E Andrea a Tavazzano ha vissuto la luce che vediamo sempre noi che abbiamo la fortuna di frequentare le scuole per raccontare le storie degli altri. Perché veniamo accolti come sciamani della memoria e alla fine lasciamo una memoria appallottolata da portarsi a casa insieme alla cartella.

Vale la pena leggere nel suo blog come la racconta Andrea, e come la raccontano i ragazzi qui.

Mentre leggevano quel che hanno percepito di Anna e della sua storia mi sono più volte emozionato.
Perché hanno colto l’essenza di una storia che si svolge in Russia ma che parla a tutti noi.
Nei loro testi, i ragazzi hanno più volte ripetuto una frase di Anna che adoro. Rivolta com’è a quella zona grigia che (a Mosca come a Roma e Milano) tace di fronte ai soprusi ed è sempre pronta a inchinarsi al capo di turno: “Per il mio sistema di valori è la posizione del fungo che si nasconde sotto la foglia. Lo troveranno, lo raccoglieranno e lo mangeranno. Per questo, se si è nati uomini, non bisogna fare i funghi”.
Cara Anna, stamattina ho trovato 85 ragazze e ragazze che si sono impegnati a non fare mai i funghi. A non nascondersi. A camminare a testa alta.
Che mi hanno insegnato molto.
Il merito è tutto tuo.

Uomini, mica funghi

http://andreariscassi.wordpress.com/2013/03/10/oggi-a-tavazzano-viene-piantato-un-albero-per-anna-politkovskaja/

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Parma: imbrattato monumento antifascista “Basta comunisti, viva Beppe Grillo”


r-PICELLI-large570Nella notte di sabato, un ignoto provocatore ha imbrattato il monumento in bronzo dedicato a Guido Picelli, nell’omonimo piazzale di Parma, scrivendoci sopra: ‘Sei solo un comunista come Bersani. W Grillo'”. Lo rende noto Giancarlo Bocchi, il regista del documentario ‘Il Ribelle, Guido Picelli un eroe scomodo’, dalla pagina Facebook dedicata al film. 
“E’ molto grave che in una città Medaglia d’oro al valore militare per la Resistenza al nazifascismo possa accadere una cosa del genere – prosegue Bocchi nella nota – ma non c’è da stupirsi, constatando l’accondiscendenza del sindaco Pizzarotti verso la sezione cittadina di Casa Pound o ascoltando ogni giorno sui media lo squadrismo verbale del suo caporione Beppe Grillo. La cosa stupefacente è invece il silenzio colpevole, su tutta la vicenda del monumento, dei candidati locali e poi degli eletti del Pd, delle locali sezioni dell’Anpi e dell’Anppia, dei sindacati. Personaggi buoni solo per sgomitare per la prima fila di celebrazioni inutili e retoriche. L’autore della provocazione ha poi offeso due volte la memoria di Picelli. Non solo imbrattando il monumento, ma scrivendo pure che l’eroe delle Barricate di Parma era ‘un comunista’ come il segretario del Pd”.

 

http://www.huffingtonpost.it/2013/03/03/parma-imbrattato-monumento-antifascista-basta-comunisti-viva-beppe-grillo_n_2802396.html

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Elezioni 2013, odissea nello spazio


SILVIOOre nove di mattina, le prime elezioni d’inverno della storia italiana hanno restituito i risultati definitivi da pochissimo. Un bello schiaffo per chi diceva che sarebbe stato il ritorno della Sinistra, che Berlusconi era finito, che il populismo di Beppe Grillo avrebbe catturato “solo” i voti di protesta. E invece, tanto per far un riassunto breve breve, ci troviamo in una quasi parità tra i tre: benvenuto, tripolarismo, mai visto prima nel Governo italiano, benvenuti Vendola, Berlusconi, Maroni, Bersani, Renzi, Storace, Meloni, tutti insieme in Parlamento a fare un’unico grande mappazzone (per dirla alla Masterchef).
Succede che oggi l’Italia di fatto non ha una maggioranza che garantisca stabilità. Succede che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, non può sciogliere le camere, in modo da avere nuove elezioni, perché si trova alla fine del suo mandato.  Succede che senza un capo dello Stato non si possono fissare nuove elezioni, senza un governo stabile non si può eleggere il nuovo capo dello Stato. Succede che anche se andassimo a votare subito lo faremo con una legge elettorale, gentilmente nominata Porcellum dal suo stesso inventore, che ci riporterà nella stessa situazione di caos, dato che è fatta apposta.

I miei amici italiani che stanno all’estero non fanno che scriverci quanto sono felici di aver lasciato il paese, i miei amici italiani che sono rimasti qua invece sono molto arrabbiati. Tutti si chiedono, di volta in volta, dove la Sinistra ha sbagliato, se il risultato sarebbe stato lo stesso con Matteo Renzi e non con Bersani come leader, se le cose sarebbero andate diversamente senza Grillo e Ingroia a portar via voti alla sinistra.

Il mio dubbio di stamattina invece è un altro: dopo vent’anni di Berlusconismo (che per comodità riassumo in poche parole: quello delle battute infelici tipo l’abbronzatura di Obama o del nazismo al deputato tedesco, del cucù alla Merkel, della volgarità istituzionalizzata, delle condanne per corruzione, dei processi per prostituzione minorile, delle leggi ad personam, delle bugie dette col sorriso a reti unificate, degli imbroglietti, delle tangenti e delle amicizie mafiose, dei voti comprati e, in ultimo, della solenne cazzata della promessa sul rimborso IMU arrivata a casa nostra – perdonatemi se ho dimenticato qualcosa) dopo vent’anni di Berlusconismo, dicevo, ancora oggi, febbraio 2013, il trenta-per-cento degli elettori ancora gli da fiducia, lo vuole al governo.

Trenta-per-cento, ovvero quasi un italiano su quattro.

E’ un numero spaventoso, inquietante, tragico. Non voglio pensare che davvero uno su quattro creda ancora a Silvio Berlusconi (che la stampa internazionale, quella che ci guarda da lontano con tutta l’obiettività e la freddezza possibile, da tempo vede come un disastro di proporzioni mondiali). E allora passo la notte a chiedermi chi, e che cosa, possa aver portato a un risultato simile. Ecco le risposte che sommariamente mi sono data, senza alcuna valenza scientifica ma così, a sentimento.

La lettera sul rimborso IMU quacuno lo avrà pure convinto, immagino ultraottantenni colpiti da analfabetismo di ritorno, gli stessi che sono andati alle poste con la lettera in mano per avere l’assegno. Diciamo 1% degli elettori.

Quelli “della destra”, che hanno votato per le destre estreme coalizzate con Berlusca, tipo Lega, Storace: facciamo il 5% degli elettori?

Quelli dei vari partiti dei Pensionati, del Sud, il meraviglioso partito “Basta Tasse” (si merita solo un grande punto interrogativo, non un commento) degli AntiEquitalia. Saremo su un altro 2%, immagino.

E il restante 92%? Chi sono questi elettori della coalizione di Berlusconi? Persone che realmente credono in un programma politico che cambia di ora in ora a seconda di come tira il vento? Fedelissimi realmente affezionati al leader, ai suoi nobili ideali, alla gloriosa storia politica di Forza Italia?

E invece credo che tutta questa valanga di voti siano specchio dell’Italia: sfiduciata, ignorante, che crede nell’ora e subito, nella promessa di oggi, nella garanzia del poco istantaneo, nella furbata che premia chi è più scaltro. Gli elettori di Berlusconi sono acchiappati porta a porta grazie alle telefonate dei capetti da quartiere, quelli che ti promettono aiutini, che ti assicurano un posticino se darai loro una mano. Sono quelli conquistati con gli scambi, con le promesse da quattro soldi, attraverso una rete che ha tanti punti in comune con i sistemi mafiosi, tu mi voti e io ti assicuro che.

E’ l’unica spiegazione che mi viene in mente, davvero non voglio credere che milioni di Italiani oggi si fidano ancora, veramente, nel ghigno del nano di Arcore. O si?

http://francescamulas.wordpress.com/2013/02/26/elezioni-2013-odissea-nello-spazio/

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Questo non è un paese serio.


>>>ANSA/ELEZIONI: LA BATTAGLIA DELLE PIAZZEFMA (mentecritica)

Non voterò perché nessuno dei partiti in lizza mi pare credibile, non perché manchino le proposte allettanti. Anzi, il contrario. Si va dalla riduzione dell’IMU variamente declinata da Bersani e da Monti, all’abolizione con restituzione incorporata di Berlusconi, fino al reddito di cittadinanza di Grillo. Cose che non troverebbero credito in nessun paese serio, nelle nostre condizioni economiche; mentre qui da noi pare che i pensionati siano già in coda agli sportelli delle poste con la lettera di Berlusconi in bocca. Perché da noi il ragionevole non ha fortuna, anzi, non piace proprio. Meglio lagnarsi a posteriori dell’orribile iella d’essere nati circondati da stronzi, piuttosto che riconoscere che sarebbe stato facile evitarli con un minimo di onestà intellettuale. L’onestà intellettuale, per intenderci, è quella qualità che impedisce di credere a ciò che non è credibile, anche quando farebbe comodo crederci.

Faccio degli esempi.

Dovrebbe essere evidente, pure a chi è di destra ma non abbia le fette di salame sugli occhi, che Berlusconi, qualsiasi cosa dica o faccia, la dice o la fa, sempre e solo, pro domo sua. Dopo aver visto la sua nota spese soltanto i ciellini incalliti possono ancora pensare che il Celeste sia un dono del Signore. Come solo chi porta la camicia verde anche a letto può continuare a dire: meno male che c’è Bossi, che ci pensa lui. Berlusconi e la Lega hanno avuto vent’anni per mostrare ciò di cui sono capaci. Lo hanno mostrato. Non si capisce perché abbiano ancora un seguito.

I piddini hanno avuto anch’essi la loro bicicletta e hanno dimostrato, ogni volta, di non saper pedalare. Chi non sa pedalare, per esempio perché ha scelto di concertare con troppi portatori di interessi diversi, non va da nessuna parte. Anche se il programma è bellissimo, tipo pane e lavoro e la luce nei campi. Se non fosse così, l’avrebbero già realizzato da un pezzo. L’attuale amministratore della ditta, Bersani, spera per l’ennesima volta di salvarsi l’anima tenendo in pugno il passerotto Vendola, mirando in realtà al tacchino Monti che fa la ruota sul tetto. Non si può ripetere la stessa pièce all’infinito. Alla terza replica non ci si deve stupire se la platea dà segni di stanchezza.

Monti sta deludendo per un’altra questione: messo in sella ha dimostrato di saper pedalare, ma una volta salito in campo ha denunciato una mancanza di sagacia politica allarmante. Colpa del guru americano che lo consiglia male? O colpa sua che lo sta a sentire? Dimmi con chi vai e … . A un professore si possono perdonare tante cose, non la scelta dei compagni di viaggio. Fini e Casini gli sono e gli saranno esiziali comunque la si guardi, per il presente in termini di consensi, per il futuro in termini operativi. Se ti accompagni a due zoccole la tua fama di Maria Goretti non può non uscirne guasta; se poi la vorrai difendere le zoccole se ne adonteranno rendendoti la vita impossibile.

Quel che spera Ingroia, di creare la giustizia per via giudiziaria, affiancando i bravi magistrati al Quarto Stato in marcia sul sentiero della Storia, l’ha negato la Storia stessa, chiamandosene clamorosamente fuori, ormai è un quarto di secolo.

Mi resta da dire di Grillo, del perché non lo reputo credibile, al pari degli altri, o peggio. Tralascio argomenti pure importanti, quali l’assenza di democrazia interna, il culto della personalità, il populismo usato come una clava, le incoerenze di vario genere da Casa Pound alla negazione di cittadinanza ai figli degli immigrati, cito solo quello che a me pare il peccato mortale: il movimento5stelle non ha struttura, se per scelta o per necessità non lo so, ma non ha alcuna struttura. Ha solo un leader carismatico senza altro know how che non sia quello di comico e, forse, uno spin doctor. Essere un comico e saper intrattenere il pubblico va bene quando si tratta di raccogliere voti, ma non serve quando si tratta di governare un paese. E qui si tratta di amministrare un’azienda che macina 800 miliardi di euro l’anno, di rappresentare l’interesse di 60 milioni di persone nei consessi internazionali, di dare risposte interne ai problemi del sistema produttivo nazionale difendendone all’esterno gli interessi nel conflitto permanente tra nazioni, divenuto via via più acuto con l’imporsi della globalizzazione; la quale, tra parentesi, esiste senza bisogno del permesso di alcuno. Chi non è attrezzato per gestire il potere deve mettere in conto che lo faranno altri al posto suo e lui potrà solo raccoglierne i cocci. Non servirà a niente gridare al complotto. Chi si propone alla comitiva per guidare il pullman deve avere la patente e dimostrare con un giro di prova che sa guidare. Grillo e la stragrande maggioranza dei suoi, che io sappia, fin qui, non hanno mai guidato neppure la bicicletta. Mi auguro che mi smentiscano e si dimostrino bravissimi. Per ora lo vedo come un buonissimo motivo per non credergli.

Questo non è un paese serio.

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Grazie di tutto e alla prossima.


lotta-nel-fango23Siamo in grado di anticiparvi i discorsi di ringraziamento dei leader che vinceranno le prossime elezioni. E che aumenteranno la percentuale di suicidi nei prossimi mesi.

PD

Incredibile, non ci possiamo credere, siamo senza parole.
(dica: Grazie!)
Grazie!
(A tutti voi che ci avete votati)
A tutti voi che ci avete votati
(e ci avete mandato democraticamente al governo)
E ci avete democraticamente ROTTO I COGLIONI. Dico io ma come si fa?
Abbiamo fatto di tutto, anche ora che ci davano per spacciati per restare all’opposizione, che il babbo me lo diceva sempre: “Non andare al governo che si diventa capitalisti”.
Pensa te, abbiamo appoggiato tutta la merda di Monti per non vincere le elezioni, presentarci come il partito delle tasse e dei tagli e questi imbecilli ci votano.

Grazie un cazzo, vuol dire che ve lo meritate un paese così, perché voi siete così.
Avete bisogno dello spauracchio, “Se non ora quando!”, “Gomorra”, “Questo pomodoro avrà più fans di Silvio”.

Queste sono le vostre battaglie, queste sono le cose che abbiamo sempre evitato come la peste, noi non siamo per una società civile, siamo per l’opposizione a qualunque cosa. Basta che ci possa lasciare al calduccio ad aspettare lo Zio Baffone.
(é morto Baffone)
Ah sì? E quando?
(tanto tempo fa)
Ma perché cazzo nessuno mi dice mai niente in questo partito?

Bene, ricomponiamoci, ho un’idea: appena saremo al governo liberalizzerò le licenze dei taxi,.
(già fatto e ti hanno inculato)
Hai visto che non siamo buoni.

Brogli, ci sono stati dei brogli.
Silvio Berlusconi ha fatto si che noi vincessimo le elezioni per avere di fronte un paese dissestato dalle SUE politiche e quindi far fare a noi il lavoro sporco.

Per questo anche se abbiamo vinto con il 65% dei voti (guarda che bell’escamotage) ci dimettiamo.

Elezioni subito, per un’Italia democratica.

(Bravo Pierluigi, così mi piaci)
Grazie, baffetto.

Ringraziamenti elettorali 

PDL

Grazie, grazie, grazie! Sapevamo che il Governo Monti era solo una parentesi in mezzo ad una storia d’amore che dura da quasi un ventennio (e neanche una guerra all’orizzonte). Noi del PDL, ex Forza Italia, ex Centrodestra, ex Prima Repubblica,ex novo con taeg al 4,24%, vogliamo ricordarvi il nostro amore. Per la nostra gente. Per la nostra Italia. Per la nostra incolumità giudiziaria. Forse con altri 25 anni di governo riusciremo a mantenere tutte le nostre promesse.

-Meno Tasse

+ Lavoro

– Colesterolo

+ Salute e fighe giovani

+ Promesse

+ Governo

+ Emigrazioni

+ Spazio per gli italiani che restano.

Possiamo realizzare tutto questo proprio grazie a voi che ci avete votato.

Eravamo sicuri che un minimo di decenza non avrebbe intaccato il nostro legame, eravamo sicuri che i dettami dell’Europa fossero troppi per il nostro spirito africano, eravamo sicuri che troppi africani vi potessero spingere verso l’Europa, eravamo sicuri e confusi. Ma ora non lo siamo più.

Lista Monti

Sì Angela, tranquilla Angela, ti dico che non esiste nessun problema Angela.
Puoi venire quando vuoi.

Se ti faccio pagare l’IMU? Ahhahah, Che mattacchiona, mica sei cosi stupida da comprare una casa in Italia? O farlo col tuo nome.

Che dici? Le tue imprese pagano troppe tasse e pensi di riportarle in Germania?
Ma fai bene, guarda. Noi lasciamo andare FIAT, come potrei pensare di fermarti.

Ormai, ho la mia età, che cazzo me ne frega di stare qua a rendermi popolare, lacrime e sangue, tooo, come dice quel comico? ‘Nto culu!

(Presidente, La stanno aspettando per Il discorso di vittoria)

Checcazzo, sono al telefono.
Si, scusami Angela, mi hanno votato, stavolta quel filibustiere di Antonio non ha avuto bisogno di fare niente.

Si, poi ti chiamo, Cia, cia´Angela, sì ti aumento i pedaggi autostradali, sì ciao, ti voglio bene, anche io, ok, Cià.

Innanzitutto permettetemi di ringraziare tutte le italiane e gli italiani che hanno deciso di darci fiducia.

Sono sicuro che non fosse facile ritenere di confermare un Governo che, in quest’ultimo anno, per necessità ha dovuto imporre nuove tasse e riforme che hanno strangolato non solo l’economia, ma anche direttamente e indirettamente tutte le famiglie.
D’altronde, è evidente che avete ritenuto che le promesse elettorali di abbassare le tasse appena alzate avessero valore.
Grazie per esservi confermati i soliti italiani.
E capisco perché ci avete votato: non tanto perché stanchi di questo bipolarismo imperfetto, da una parte un Bersani Capitano di Ventura di un’accozzaglia di vecchi volti smunti della solita vetusta politica, e dall’altra un Berlusconi Presidente di Sventura di un’accozzaglia di volti gaudenti della solita vetusta politica. E sono anche sicuro che avete deciso di riconfermarmi non perché appoggiato da quei giganti della politica che sono Casini e Fini, compagni di Lista che mi sono ritrovato e che dovrò trombare il prima possibile prima che mi facciano fuori loro.
No, care italiane e cari italiani, vi voglio ringraziare perché il vero motivo per cui mi avete votato è che rivolevate un porto sicuro dove approdare, un’insenatura rassicurante a bassa conflittualità sociale. Insomma, rivolevate la Democrazia Cristiana.
E ora l’avete.
Grazie a tutti.
Amen.

(Presidente Monti, le avevamo preparato anche questo discorso, nel caso il primo non andasse bene)

(Uff…dai qua).

Italiane, italiani, gente di altri colori, passanti per caso e venditori di fazzoletti che avete rotto il cazzo.
Il vostro voto, denota una cosa sola: l’Italia può risorgere, tornare a brillare come negli anni’80, quando ognuno faceva quel cazzo che gli pareva e c’era il boom economico. Spero che ci crediate, così avrete sempre bisogno di qualcuno che vi rimetta i conti a posto.
Certo, avere una scuola migliore aiuterebbe a formare nuove generazioni pensanti, innovative e piene d’iniziative moderne, ma mi chiedo : “Cui prodest?”.
State bene dove state, non avete bisogno di sforzarvi.
Guardate, già si parla dell’iPhone 6, di cosa vi preoccupate.

Grazie per aver dato fiducia a chi vi ha dimostrato pugno di ferro e presa per il culo d’acciaio.
Mi meritate e ve lo dico con il cuore.
Grazie
Anche dai miei partner internazionali
Grazie.
E a buon rendere.
(Adoro avere due ghostwriters).

Movimento 5 Stelle

È una cosa pazzesca! Abbiamo vinto! Abbiamo finalmente macellato i vecchi maiali della politica! Addio psiconano, addio Rigor Montis, addio PD meno L, sarà davvero un piacere passarvi tutti per le armi. Da oggi potremo finalmente tutti vivere in una gioiosa dittatura della democrazia. Un Paese in cui qualsiasi fesso buono solo a dire “vaffanculo”, ma che appoggia il mio programma, può sedere in Parlamento, con la stessa espressione beata di chi lo visita in gita scolastica. Massì, chissenefrega se ho portato qui un manipolo di incompetenti che non ne sa un cazzo di come si governa: l’importante è essere qui, maggioranza in Parlamento e nel Paese, e la minoranza si metta in fila per la prossima lobotomia. Sappiamo dove siete. Invece per voi, cari cittadini che ci avete votato, si apre un’era prospera e telematica! Chi se ne fotte se non arrivate a fine mese: da oggi l’unico indicatore che deve interessarvi è la Felicità Interna Lorda, trombatevi la moglie e scorreggiate in libertà! Da oggi dovrete fare solo due cose: vivere felici & beoti e prostrarvi al vostro nuovo Primo Ed Unico Ministro, Giuseppe I (davvero vi eravate bevuti quella balla sulla mia incandidabilità? Bravi besughi!). Domani vi sveglierete affamati come prima, ma col belino barzotto: sarà il primo grande risultato del mio governo. E poi via col resto: lasceremo in Italia un unico inceneritore, a Parma, chiuderemo i centri storici anche ai pedoni, arresteremo Crozza, decideremo in rete il colore della mia prossima barca, indiremo le Condominiarie e ci ridurremo lo stipendio di almeno la metà di quanto ce lo siamo alzati ieri. E ridurre il numero dei parlamentari? Niente di più semplice: quelli dell’opposizione sono già stati portati a Rebibbia. E ora venite, neo-deputati e neo-senatori, venite ad assaggiare i corpi dei traditori Favia e Salsi, ce n’è un trancio per ognuno, non spingete.

Fermare il Declino

Italiane e Italiani, donne e uomini liberi, grazie, grazie, grazie.
Nessuno di noi, quando abbiamo fondato il movimento questa estate, credeva seriamente di poter arrivare ad un successo strepitoso come questo e in così poco tempo, ma all’epoca nessuno di noi sapeva che Oscar fosse una mezza sega in economia.
Un risultato talmente sorprendente che nessuno di noi ha pensato di scrivere qualcosa in merito.
Quindi grazie e ci sentiamo domani alle 9 su Radio24.

FONTE  http://www.umoremaligno.it/2013/02/grazieditutto/