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La Santa, santa a modo suo


motherteresa_090Il 4 settembre 2016, Suor Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, fondatrice dell’Ordine delle Missionarie della Carità, da tutti conosciuta come Madre Teresa di Calcutta, è stata proclamata Santa da Papa Francesco. È il giusto riconoscimento per questa piccola suora albanese, nata a Skopje nel 1910, che ha passato l’intera vita ad occuparsi degli ultimi tra gli ultimi, ai più sofferenti tra i sofferenti, in uno dei posti più poveri del mondo. Era già stata proclamata Beata nel 2003 da Papa Wojtyla e aveva ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1979. Da lei si sono recati in vista Re e Regine, Presidenti e Capi di Stato, per conoscere lei e il suo impegno profuso per i sofferenti. È un premio meritato questa santificazione? Io credo di si, senza alcun dubbio, almeno per quanto ha fatto. Chi di noi avrebbe il coraggio di partire come missionaria non ancora ventenne per un inferno come l’India, un tempo ancor più povera di adesso? chi avrebbe il coraggio di andare nella periferia della città più povera, Calcutta, dove sono più alti gli scontri e le tensioni tra Indù e Musulmani? chi di noi si sognerebbe di aprire un istituto cattolico in un vecchio palazzo collocato tra un tempio e una moschea? chi si azzarderebbe ad andare per le strade più buie, per i vicoli più sporchi e pericolosi, a cercare sui marciapiedi o vicino ai cassonetti dell’immondizia persone che sono vive solo in quanto respirano? chi di noi avrebbe lo stomaco di pulire ferite infette, piaghe piene di pus, in un puzzo insopportabile di vomito ed escrementi? “Solo” per quanto ha fatto, questa piccola suora deve avere tutto il nostro rispetto e tanta ammirazione.
Per la prima volta nella storia, al suo funerale erano presenti persone di tutte le religioni, unite nel ricordo di questa suora (a conferma che quando esporti bene e non guerra, la popolazione non ti è ostile). Nonostante questo, sono in tanti, cattolici e non, che si dicono contrari a questa santificazione. Chi parla di una sua autonoma gestione del grande patrimonio di centinaia di migliaia di dollari, frutto di anni di donazioni, poco cristallina. Chi l’accusa di essere stata una cattolica bigotta e oscurantista, piena di concetti religiosi radicali e senza alcuna apertura, ricordando certe sue parole dette a riguardo di certi problemi del mondo. La frase «L’AIDS è la giusta ricompensa divina per una cattiva condotta sessuale impropria» è sua.
L’accusa più grave che le viene mossa, è invece quella di essere più attenta alla sofferenza che ai sofferenti. E non si tratta di una calunnia inventata, ma ha in sé le sue ragioni di fondo. Sappiamo tutti che più volte, tanti medici si proposero di mandarle gratuitamente farmaci antidolorifici per alleviare le sofferenze dei suoi assistiti, ma ella rifiutò sempre con la motivazione che la sofferenza avvicina a Dio.

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La Casa per i Morenti di Kalighat

Sono molti quelli che si chiedono del perché di tanto riguardo verso questa suora, che a Kalighat, nella sua Casa per i Morenti, assisteva ma non curava e nemmeno alleviava le sofferenze altrui, mentre i sanitari di Medici Senza Frontiere curavano, e curano tuttora, tanta gente. Il tutto senza i riflettori della stampa e dei media. Il ritratto che ne esce è quasi quello di una sadica felice per la sofferenza dei suoi assistiti. Credo, allora, che vadano sottolineate alcuni aspetti che abbiamo dimenticato o anche solo tralasciato. Madre Teresa, nel suo lungo percorso di missionaria, si è occupata anche di persone che morivano di fame. Per questi, nel 1946, a seguito di una terribile carestia, andò personalmente a mendicare cibo per le strade. Negli anni ’50, si occupò invece dei lebbrosi, che raccoglieva e curava per farli guarire. Ne consegue che non è vero che della guarigione non le importasse. Coloro che invece, tutt’oggi, entrano a Kalighat non sono malati ma moribondi, i quali, tranne qualche rarissimo caso, muoiono dopo pochi giorni. A differenza di chi cura per guarire, a volte riuscendoci e altre no, le Suore della Carità non curano né alleviano il dolore ma assistono moribondi negli ultimi giorni di vita. Ed e proprio da questo assunto che dobbiamo partire per farci un’opinione sull’operato di Madre Teresa.
Chi si adopera per dar da mangiare e curare le persone lo fa con lo scopo di sfamarle e guarirle. Se queste persone non fossero mai sazie nonostante il cibo e non guarissero mai nonostante le cure, quasi sicuramente nessuno si prenderebbe la briga di dare loro tempo e fatica. Avere a che fare invece con moribondi senza alcuna speranza di sopravvivenza, ti toglie lo scopo ultimo: quello di cambiare la loro condizione e il loro futuro. Quando assisti questi derelitti (di cui solo le Suore della Carità si prendono cura), devi quindi trovare un valido motivo per farlo, altrimenti nessuno lo farebbe, nemmeno per un milione di dollari (come disse a Madre Teresa un giornalista venuto a trovarla). Sicuramente un laico, davanti a tanta sofferenza, si preoccuperebbe di dare a questi morenti antidolorifici per rendere la loro dipartita meno sofferta. Madre Teresa invece si attiene alle parole di Dio, alla frase secondo cui Dio ha a cuore i sofferenti e per loro le porte del Cielo saranno sempre aperte.
L’unica conforto terreno riservato ai suoi assistiti, è quello di non lasciarli soli negli ultimi giorni di vita e dar loro, dimenticati dagli altri, una speranza per l’aldilà. Solo la sua certezza, cioè che con la sofferenza essi avranno aperte le porte del cielo, è il fine ultimo, l’unica ragione di questo suo modo di assistere i moribondi dimenticati da tutti.
Sicuramente, per chi non è una persona di fede o perlomeno ha un concetto della religione molto più aperto e tollerante, certi comportamenti lasciano perplessi. Madre Teresa era invece molto radicale riguardo ai concetti religiosi, da sempre. Quindi non dobbiamo stupirci di certe sue parole ne di certi suoi comportamenti. Possiamo quindi dire tutto quello che vogliamo su di lei, ma questo non cancella tutto il bene che ha fatto in tanti anni. Chi potrà giudicarla per quanto ha fatto, potrà essere solo quel Dio che tanto amava e di cui seguiva gli insegnamenti, magari a modo suo, ma sempre mettendo il prossimo davanti a se stessa.

Fonte: https://mimmomirarchi.wordpress.com/2016/09/28/la-santa-santa-a-modo-suo/

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Famiglie tradizionali


063356430-bf894aaf-231f-498f-9bef-033b06ddac0dHo appreso con un certo orrore il caso della sposa-bambina yemenita, venduta dal patrigno a un quarantenne a soli otto anni, morta nella stanza d’hotel dove ha passato la “prima notte di nozze” in seguito alle conseguenze di un’emorragia interna.

I miei pensieri dopo l’annientamento rispetto a una vicenda così spietata, disumana e disumanizzante, mi hanno portato a riflettere su questioni che coinvolgono il significato di parole antiche, usate in modo nuovo e, soprattutto, in modo discriminatorio. Questi termini sono, appunto, “famiglia” e “tradizione”.

Cominciamo da quest’ultima: è tradizione in certe culture che a otto, nove e dieci anni le bambine si sposino – magari dopo compravendita – con adulti. Se la cultura dominante, a cominciare dalla nostra, considera la tradizione e la sua immutevolezza un valore, a rigor di logica sarà difficile sostenere che queste consuetudini siano sbagliate.

Tanto più, e ritorniamo all’altra parola, ovvero “famiglia”, che la consuetudine di cui si sta parlando – nel caso dello Yemen nella fattispecie, ma applicabile nel tempo e nello spazio a qualsiasi altra società – ricalca il modello eterosessuale: un maschio, una femmina, progetto riproduttivo e procreativo (di lungo corso, nel caso specifico).

Semplificando, e di molto: la situazione appena descritta – prescindendo dal suo epilogo tragico – corrisponderebbe in larghe linee a un modello generalmente accettato. La cultura occidentale rifiuta il fatto che ci sia una distanza di età così abnorme, ma lo rifiuta adesso! Dopo millenni in cui certe tipologie di accordo prematrimoniale rientravano nella norma del sistema giudaico-cristiano (si pensi alla differenza di età tra Maria vergine e san Giuseppe, per avere la reale dimensione della cosa di cui stiamo parlando).

Mi si dirà: ma ciò è successo in un paese “incivile”, con cultura e religione diverse dalla nostra. E questo è sicuramente vero. Ma il sostrato di quella diversità ha forti punti in comune con la nostra cultura: la rigida divisione tra generi e la differente rilevanza sociale dei sessi, la sottomissione culturale e quotidiana della donna nei confronti dell’uomo, il maschilismo diffuso, il modello della virilità come valore predominante, ecc. In una parola soltanto: il sessismo. Insieme all’eterosessismo, che è ciò che accade alla società se quel sistema valoriale di cui si è appena data descrizione diviene modello unico e dominante.

Sintetizzando, potremmo dire che questo è ciò che succede quando il paradigma eterosessista raggiunge l’apice della sua applicazione pratica.

Oggi in Italia parleremmo – e a ragione in un caso siffatto – di pedofilia, femminicidio, schiavismo e via discorrendo. Altrove si chiama “famiglia tradizionale”. Parole che, di fronte all’evidenza di ciò che riescono a produrre, non sono poi così rassicuranti.

http://elfobruno.wordpress.com/2013/09/13/famiglie-tradizionali/

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Rimini, CL in vetrina: un’esibizione di decadenza morale


È infine calato il sipario sulla trentatreesima edizione del Meeting per l’Amicizia fra i Popoli, che ha avuto come tema La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito. I titoli incomprensibili della kermesse di Comunione e liberazione (quello del 2013 sarà Emergenza uomo: un involontario riferimento a Formigoni?) sono il lascito più evidente della involuta prosa del fondatore don Giussani, definita «uno dei rebus irrisolti del ventesimo secolo» da parte di Michele Serra. È invece l’eredità degli scandali lombardi a gettare pesanti ombre sul futuro del movimento.

Un budget di spesa di 8,4 milioni di euro per un festival religioso può apparire irresponsabile, ma sono affari di chi li spende. Ciò che è risultato ancora una volta deprimente è constatare quanto di quel budget sia sostenuto da contributi pubblici, e quanto i politici (sovente gli stessi che finanziano il Meeting) amino fare la parte del testimonial. Quest’anno sono stati presenti diversi ministri del governo Bagnasco, a cominciare dal premier Mario Monti, che ha inaugurato la manifestazione. Lo scorso anno il compito fu svolto dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

Una sfilata di potenti in visita «per rendere omaggio al popolo di Comunione e liberazione» e perprendersi consensi scontati, come ha scritto Famiglia Cristiana? In parte sì, in parte no: perché non è affatto vero quanto replicato da Formigoni, secondo il quale «al meeting applaudiamo tutti perché siamo educati». Come non ricordare l’aggressione a suon di fischi all’allora ministro della sanità Umberto Veronesi, “reo” di pensarla diversamente dalla platea fondamentalista in materia di embrioni e ricerca sulle staminali? A Rimini si applaudono i potenti che rendono omaggio non solo a Cl, ma anche alle idee di Cl.

Il problema non è tanto che le idee di Cl siano considerate assai arretrate anche all’interno del variegato mondo cattolico. Il problema è che la quasi totalità dell’intera classe dirigente mostra di farle propriePier Luigi Bersani, a Rimini, arrivò addirittura a sostenere che la vera sinistra nasce «dalle cooperative bianche dell’Ottocento», quando persino sui libri di scuola si legge che il volontariato cattolico nacque in risposta al crescente consenso che socialisti e anarchici raccoglievano, anche attraverso il loro volontariato laico, tra le classi più umili.

Vien da pensare che l’acritica subordinazione mostrata da tanti politici italiani sia soltanto velleità di riconoscimento, una sorta di surrogato della sacra unzione che papi e vescovi ammannivano secoli fa al regnante di turno in cerca di sostegno. Perché questo è il punto: soltanto politici deboli hanno bisogno di ricorrere all’investitura ecclesiastica, e soltanto politici debolissimi possono pensare di rivolgersi a un movimento in crisi come Comunione e liberazione.

La decadenza degli allievi di don Giussani va infatti di pari passo con quella dei portaborse dei grandi papaveri della Prima Repubblica, inopinatamente assurti ai vertici della Seconda. E Formigoni, che incarna entrambi i ruoli, ne è stato il più “fedele” testimonial: nel cammino verso l’ennesimo meeting ha rinnegato amici, negato l’evidenza, scaricato responsabilità, conservato e accumulato privilegi. Continuando a usare la religione per proteggersi e arrivando ad annunciare urbi et orbi che il papa prega ogni giorno per lui. Come se Ratzinger, ben più furbo di Monti, non avesse declinato l’invito a recarsi in visita a Rimini.

Perché i frutti del modello ciellino erano ormai già venuti ormai a galla da tempo, e solo chi è compromesso con esso poteva non vederli: corruzione, disuguaglianza, alti costi pubblici, integralismo, totalitarismo. Una vera e propria decadenza morale ostentatamente esibita davanti a un gregge di pecore peraltro mannare (si vedano le affermazioni contro le unioni gay), del resto pronte a tutto per difendere un sistema che sinora ha sempre garantito loro insperate prospettive occupazionali in un periodo digravissima crisi economica. La base e i dirigenti non hanno nemmeno voluto prendere adeguatamente le distanze da Formigoni, i cui disinvolti metodi di governo non possono proprio essere minimizzati al livello di «errori di un singolo». Perché le inchieste che lo coinvolgono hanno portato alla luce un sistema di governo che coinvolgeva sia esponenti del movimento ecclesiale, sia del suo braccio economico, la Compagnia delle Opere.

Il problema, tuttavia, non è tanto far cadere Formigoni. È invece far capire che è il modello sussidiarista del clericalismo assistito che genera frutti marci, a prescindere da leader o testimonial. L’Italia farebbe bene ad abbandonarlo subito. Il fatto che il meeting abbia finito per offrire un significativo ritratto di quanto profondo sia il declino italiano non significa necessariamente che sia irreversibile. La società italiana dispone ancora di energie per invertire la rotta. Ma, benché sponsorizzato anche dall’Enel, al festival di Rimini non si sono proprio notate.

FONTI : http://www.agoravox.it/Rimini-CL-in-vetrina-un-esibizione.html

http://www.uaar.it/news/2012/08/26/cielle-in-vetrina-un-esibizione-di-decadenza-morale/

Pubblicato in: cultura, diritti, donna, INGIUSTIZIE, libertà, opinioni, razzismo, religione, sessismo, società

Il cattolicesimo puzzone di Camillo Langone


Lo sapevo che Camillo Langone a gioco lungo ci avrebbe dato grandi soddisfazioni. Le premesse c’erano tutte, il suo cattolicesimo puzzone una garanzia. Oggi Femminismo a Sud segnala questa sua perla. Incommentabile per quanto razzista, criminale e complice di criminali. Non a caso lo avevo elencato tra i cattivi maestri dei nostri Breivik. Cattivi maestri pagati da Silvio Berlusconi, vero e proprio mandante morale e sponsor di questo abominio, che qualcuno s’ostina a passare per un esercizio legittimo di giornalismo. Evidentemente, in casi del genere la vergogna e il controllo sociale cedono il passo al fanatismo più becero.

 

fonte : http://mazzetta.wordpress.com/2012/08/27/il-cattolicesimo-puzzone-di-camillo-langone/

Pubblicato in: ICI PER LA CHIESA, lega, libertà, opinioni, pd, politica, religione

Al governo c’è sempre il Vaticano


(pubblicato in “cronache laiche/globalist” )

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Il governo Monti taglia la scuola pubblica e regala soldi alle private, confermandosi attento agli interessi vaticani. Non ai diritti degli italiani.

Quanto a indecenza Monti non si fa mancare niente. La sua smania di genuflettersi davanti alla Chiesa, appena velata da un’ipocrita spruzzatina di laicità, gli ha fatto inserire in un decreto di tagli contro statali, sanità e scuola pubblica, 200 milioni di contributi alle scuole private!

Poca Ici, niente diritti
Questa nuova offerta sacrificale al Vaticano fa da pendant all’escamotage adottato sulla questione dell’Ici, che è stata estesa anche agli edifici ecclesiastici per prevenire imminenti sanzioni europee, garantendo però che continueranno a essere esenti le scuole confessionali senza utili o… con utili reinvestiti in progetti didattici (!). Inoltre il governo ha fatto rientrare collegi, conventi, oratori e seminari – già soggetti all’Ici – negli immobili di “classe B”, che seguiteranno a pagare la vecchia tassa, senza revisione del catasto e conseguenti aumenti, ossia con un robusto sconto.
Contemporaneamente governo e partiti di maggioranza si sono comprati la benevolenza della Cei mettendo il silenziatore a ogni tentativo di sollevare, in tempi di governo “tecnico”, la questione dei diritti civili – dal testamento biologico al divorzio breve, dalle coppie di fatto alla legge contro l’omofobia.
La negazione dei diritti ha segnato d’altra parte molti atti del governo e dei suoi ministri. Andrea Riccardi, presidente della comunità di Sant’Egidio, ha combinato le chiacchiere antirazziste con la gelosa conservazione di tutte le leggi razziste volute dalla Lega. Elsa Fornero ha superato anche Sacconi nell’arrogante aggressione contro lavoratori e pensionati, come hanno mostrato la condotta nel caso degli “esodati” e lo smantellamento dell’art. 18. Anna Maria Cancellieri ha emulato Maroni rinnovando l’accordo italo-libico per il respingimento dei profughi. E ha finora coperto, in solido con Manganelli, le violenze di stato – non avendo rimosso nemmeno i poliziotti condannati con sentenza definitiva per l’omicidio Aldrovandi.

Come perpetuare Monti oltre Monti
Non sorprende che questo governo d’ordine, capace di piegare ai suoi desiderata anche dei sindacati pavidi, complici o in disarmo, sia apprezzato dalle gerarchie cattoliche, unicamente preoccupate di conservare, dopo la crisi del berlusconismo, la loro “presa” sulla società italiana. Ma come potremo perpetuare, si domandano, Monti oltre Monti – cioè dopo le elezioni del 2013?
La risposta sembrano averla trovata, pronubo il solito Napolitano, nell’alleanza fra l’Udc, sponsor del liberismo e del clericalismo montiani, e il Pd, dentro cui liberismo e clericalismo sono molto ben rappresentati. E dove il più a sinistra è Bersani, secondo cui «Monti è una risorsa», anche se non saprebbe dire bene per chi.
Così, con buona pace di Paola Concia e Nichi Vendola anche i diritti delle coppie omo ed etero – su cui uno schizofrenico Bersani giurava fino a pochi giorni fa – faranno la fine di tutti gli altri diritti immolati nel superiore interesse del Paese – cioè del papa e della Goldman Sachs. (wp)

FONTE : http://www.cattolicesimo-reale.it/il-blog/al-governo-ce-sempre-il-vaticano/

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IL BUON MEDICO NON OBIETTA


Obiezione di coscienza no!

È arrivato il momento di scegliere se tutelare l’autonomia del professionista sanitario (e quindi, del ginecologo, dell’anestesista o dell’ostetrica) oppure schierarsi dalla parte delle donne e della loro battaglia per la libertà e i diritti. La Consulta di Bioetica Onlus ha scelto e ha lanciato in tutta Italia la Campagna contro l’obiezione di coscienza “IL BUON MEDICO NON OBIETTA. RISPETTA LA SCELTA DELLA DONNE DI INTERROMPERE LA GRAVIDANZA”.

Nel dibattito sull’obiezione di coscienza non viene quasi mai messo in discussione il principio che gli operatori sanitari possano rivendicare un diritto all’obiezione di coscienza. La premessa è che una società liberale dovrebbe consentire ai propri cittadini di vivere in maniera conforme ai propri valori e di veder rispettata la propria autonomia. La conclusione è che un medico che non riconosce l’accettabilità morale dell’interruzione di gravidanza dovrebbe avere sempre il diritto di non praticarla. Tuttavia, il fatto di difendere il valore dell’autonomia e della libertà personale non comporta necessariamente l’accettazione del diritto all’obiezione di coscienza. Obiettivo di una società liberal-democratica è quello di fare in modo che ogni persona possa vivere il più possibile coerentemente con i propri valori e le proprie convinzioni. Questo significa che le persone non soltanto possono pretendere di non essere sottoposte a quei trattamenti che considerano gravemente lesivi della loro dignità, ma possono anche rivendicare il diritto di avere accesso a quegli interventi senza i quali verrebbe sicuramente minacciata sia la loro salute/benessere che la loro libertà. Per questa ragione il riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza per l’interruzione di gravidanza rappresenta una violazione gravissima e ormai ingiustificata del diritto fondamentale alla salute e all’autodeterminazione delle donne. Chi nega il diritto all’obiezione di coscienza in sanità non intende negare il valore dell’autonomia personale ma è impegnato nella difesa dei diritti civili fondamentali. Il diritto all’obiezione di coscienza poteva avere un senso quando la legge 194 è stata approvata perché andava a incidere sulla vita di quelle persone che avevano scelto di fare il medico quando l’interruzione di gravidanza non era permessa. Oggi non c’è più bisogno di riconoscere un diritto all’obiezione di coscienza in quanto chi contesta l’accettabilità morale dell’interruzione di gravidanza può sempre scegliere una professione o specializzazione non coinvolta in questa pratica. La Campagna promossa dalla Consulta di Bioetica Onlus intende richiamare l’attenzione sulla illegittimità morale e giuridica del diritto all’obiezione di coscienza a più di trent’anni dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza.

QUELLO CHE LA CONSULTA DI BIOETICA CHIEDE è L’ABROGAZIONE DELL’ARTICOLO 9 DELLA LEGGE 194. 

Nel ringraziare coloro che con il loro impegno hanno determinato il successo dell’iniziativa, la Consulta di Bioetica Onlus invita le Associazioni che hanno sostenuto la Campagna ad aprire una nuova fase di lotta per il rispetto dei diritti civili e a promuovere insieme un coordinamento nazionale per definire le strategie da seguire affinché venga data piena attuazione alla legge sull’interruzione di gravidanza.

fonti : http://obiettoridicoscienzano.wordpress.com/about/

http://obiettoridicoscienzano.wordpress.com/2012/06/06/chiedo-solo-lapplicazione-della-legge-video/

http://www.uaar.it/news/2012/05/31/buon-medico-non-obietta/

http://www.consultadibioetica.org/

 

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Argentina, non solo Videla. Complicità e atrocità della chiesa cattolica


Giornali e televisioni hanno dato la notizia delle condanne per il rapimento dei figli dei desaparecidos da parte di molti responsabili della giunta militare argentina che durante la feroce dittatura si resero responsabili di almeno 30.000 sparizioni di giovani di sinistra e dei loro figli che nascevano nelle stanze di tortura dell’Esma. Le donne dopo aver partorito venivano sempre uccise.
Naturalmente la stampa italiana sempre prona davanti alla Chiesa cattolica non ha detto nulla sulla responsabilità dei vertici vaticani che in quel periodo, come scrisse Horacio Vertbitsky nei suoi libri, “Il volo e L’isola del silenzio,” spronava i militari ad eliminare l’erba cattiva. Responsabilità emerse anche durante questo processo.
Sul El Pais la notizia sul coinvolgimento della chiesa di Roma sta in prima pagina: «Muchos de ellos aún siguen dando misa»

“Molti di loro continuano a dire messa”. Queste le parole Victoria Montenegro, 36 anni, figlia di genitori desaparecidos, la quale afferma che il piano sistematico del rapimento dei neonati, come è venuto a galla durante questo processo “ha dejado en evidencia la participación que tuvo la Iglesia en los hechos”; “ha posto in evidenza la partecipazione che ebbe la Chiesa in questi fatti”.
“Nel mio caso – racconta la donna – il miei genitori adottivi mi raccontarono che mi “ritirarono” in un commissariato. (…) Nel commissariato c’erano molti neonati, sorvegliati da monache cattoliche. Di fatto a me mi battezzò nel commissariato un prete che sapeva perfettamente che le persone che mi stavano prendendo non erano miei genitori”.

“A questi rapimenti collaborarono gli stessi sacerdoti – continua la Montenegro – che benedivano le armi e dava sostegno agli uomini prima dei voli della morte”.
“Quando non sapevamo a chi rivolgersi per avere giustizia la Chiesa cattolica non solo non ci aiutò ma cercò in tutti i modi di opporsi alle ricerche” ”, ricorda la vicepresidentessa de las Abuelas de la Plaza de Mayo, Rosa Roisinblit, de 92 anni.

E così, per ora, mentre l’ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla è stato condannato a 50 anni di carcere per il sequestro dei figli dei desaparecidos durante l’ultimo regime militare (1976-1983), e Jorge Acosta, “el Tigre”, che diresse il campo di concentramento dell’Esma, a 30 anni, le gerarchie dalla Chiesa cattolica argentina e i responsabili del vaticano che già negli anni sessanta preparavano la mattanza nell’America latina ‘contaminata’ dalla Teologia della liberazione, continuano imperterriti a parlare di amore cristiano utilizzando i nostri otto miliardi per pagare anche il silenzio dei giornalisti italiani.

Fonte: dazebao news | Autore: giulia de baudi

http://www.controlacrisi.org/notizia/Altro/2012/7/7/24284-argentina-non-solo-videla-complicita-e-atrocita-della/

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Cosa succede in Vaticano


Già, cosa succede in Vaticano. Senza interrogativo. Perchè qualcosa di storico sta succedendo. Prima lo scandalo San Raffaele. Poi il caso Emanuela Orlandi con l’apertura della tomba di De Pedis, le indagini su don Vergari ma soprattutto le rivelazioni di padre Amorth su presunti festini hard. La novità più clamorosa è arrivata quasi in contemporanea con il licenziamento di Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, la banca vaticana, cassaforte dei soldi oltretevere ma anche di tutti i segreti. Neanche il tempo di ragionarci su che arriva un episodio solo in apparenza minore: l’arresto del maggiordomo del Papa con l’accusa di aver diffuso documenti riservati. C’è già chi dice che Paolo Gabriele sia solo un piccolo agnello sacrificale e che la mente del veleno sia molto più raffinata e più in alto. Quello che appare certo è che dalle parti di via della Conciliazione è in atto una guerra terrena senza esclusione di colpi. Non sono addentro ai sacri segreti, ma chi ne sa più di me fa sempre due nomi: Bertone e Bagnasco. Con rispetto parlando, naturalmente.

fonte : http://pinoscaccia.wordpress.com/2012/05/25/cosa-succede-in-vaticano/

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Marciate voi, io voglio vivere.


sproloquio di 
Domenica la mia città, “centro della cristianità e del potere politico” sarà attraversata dalla “marcia per la vita”, un corteo diverso da quelli “indecorosi e blasfemi” che siamo soliti vedere e che tanto fanno piangere  Gesù e imbestialire il SindacoDegliAltri.
Domenica sarà in piazza il popolo che vuole “affermare il valore universale del diritto alla vita e il primato del bene comune sul male e sull’egoismo“, che vuole cancellare quell’abominio chiamato 194, che nel nostro paese ha causato ben cinque milioni di morti (nota a margine: è da quando sono adolescente che questa gente parla di questi cinque milioni: se non sono aumentati in una ventina d’anni, non dovremmo tutti festeggiare?), che ci vuole fare sapere che esiste una bella differenza “tra Bene e male, tra Vero e falso, tra Giusto ed ingiusto“, che chiama gli uomini di buona volontà all’adunata e ricorda a tutti che la vita è indisponibile ed è dono di Dio, quindi non è che puoi scegliere come viverla. Mo’ che è ‘sta moda di volersi autodeterminare, di voler decidere della propria sessualità, della propria vita e della propria morte?
Niente aborto, niente pillola del giorno dopo, Dio ci scampi e liberi dall’abominio dell’eutanasia e se proprio volessimo essere gente seria fino in fondo, abbandoniamo pure sesso allegro e profilattici. Ah, se sei gay fatti curare.
Prima della simpatica marcia ci sarà un convegno, “chi salva una vita, salva il mondo intero“, dedicato aChen Guangcheng
Il programma prevede interventi che spaziano da  “Aborto e mentalità contraccettiva: che cosa dicono i numeri?” allo spazio dell’etica in scienza e tecnica. Si parlerà di diagnosi prenatale, delle “radici demografiche della crisi“, della “difesa integrale della vita” e della “donna che accoglie la vita“.
In cattedra saliranno ben due donne e sette uomini.
E in effetti il punto di vista di sette persone che non dovranno mai scegliere se figliare o meno è davvero imprescindibile.
Cosa credevate, ragazze mie, che l’aborto riguardasse voi donne? Sciocchine, l’aborto riguarda soprattutto maschi e preti.
Non mancheranno le testimonianze, anche se quella che mi stimola di più è senza dubbio alcuno quella di Giovanni Lindo Ferretti, che ha abbandonato una vita dissoluta (punk, comunista, Lotta Continua, secondo me pure qualche canna) grazie all’amore di Dio e -dicono i più acidi- al terrore della morte.
Ovviamente la marcia può vantare la piena adesione di Olimpia Tarzia, che in una splendida intervistaracconta il perché della sua partecipazione.
[Olimpia Tarzia, per chi non lo sapesse, è quella che sta distruggendo i Consultori del Lazio, luride fabbriche di morte dove donne di facili costumi corrono per abortire i figli della vergogna e della lussuria.]
Il Comune di Roma patrocina l’iniziativa e, stando a quanto riportato sul sito dei marcianti, il SindacoDegliAltri sarà presente.
Strage di embrioni, 44 milioni di morti (nel mondo, presumo), inferno.
Non manca niente, il repertorio è completo.
Buona domenica.
Comunista, femminista, profondamente e irrimediabilmente antifascista. Acida, incline all’ira, logorroica. Non mangio i bambini, non brucio reggiseni. Non ho mai votato Berlusconi, tantomeno il SindacoDegliAltri.
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Padre Amorth: “Fare yoga è satanico”. Non pagare L’ICI ? L’otto per mille ? I preti pedofili ? Questo non è satanico ?


Proprio di recente ho letto una dichiarazione dell’esorcista padre Amorth: “Fare yoga è satanico. Porta al male come Harry Potter. Ora, ammettendo che cio’ possa avvicinarsi minimamente alla verità, verrebbe da chiedersi: se lo yoga è satanico perchè porta al male, non pagare  l’ICI, prendersi l’otto per mille e lasciare impuniti molti preti pedofili non è satanico ?

 Dal mio punto di vista anche il non pagamento dell’ICI per gli immobili della Chiesa (immobili destinati ad attività con scopo di lucro) è satanico. Porta molti meno soldi nelle tasche dello Stato ed è la piu’ grande forma di evasione fiscale legalizzata. 

Anche prendere l’otto per mille dell’IRPEF di chi non ha mai firmato nessun modulo per destinare l’otto per mille alla Chiesa Cattolica (il 60 % dei contribuenti) è satanico. Porta, con l’inganno legalizzato, tanti soldi nelle vostre tasche.

Anche destinare solamente il 20 % degli introiti provenienti dall’otto per mille in opere di carità in Italia e all’estero è satanico. Porta alla convinzione che quei soldi servano piu’ a voi che ai poveri cristi, anche perchè è un dato di fatto.

Anche vivere nel lusso della città del Vaticano è satanico. Perché un certo Gesu’ (ve lo ricordate ?) predicava la povertà.

Anche proibire l’uso del preservativo è satanico. Porta tanti morti per AIDS.

Anche lasciare impuniti i preti pedofili è satanico. Porta tante anime innocenti nella disperazione.

E qui mi fermo, perché l’elenco sarebbe davvero lungo.

Sono convinto che se Gesu’ potesse scendere da quella Croce vi denuncerebbe per sfruttamento illegale della sua immagine per fini commerciali e per diffamazione.

Ma non bisogna generalizzare, quindi grazie ai  Don Gallo, Don Ciotti, Padre Pino Puglisi, ai tanti preti che non mistificano il vero messaggio evangelico, grazie ai tanti missionari che operano nella zone piu’ povere del mondo.

Gio’ Chianta

Pubblicato in: cultura, politica, religione, sociale

Soldi pubblici per il meeting di Comunione e Liberazione (“La Lobby di Dio”)


Di Andrea Sironi

Il 21 agosto, inizierà come ogni anno il “Meeting di Rimini”, kermesse di Comunione e Liberazione, della quale fa parte il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, e tanti altri.

Come tutti sanno, CL è ben radicata nel territorio nazionale, specialmente in quello lombardo. La Politica, le istituzioni, la sanità sono settori nei quali CL è molto presente, e il suo modo di far politica incide particolarmente bene nei “piani alti” dei palazzi che contano.

Ecco dunque che la giunta regionale lombarda trasferisce ben 84 mila euro, cifra in apparenza fortemente ridimensionata. L’anno scorso infatti, è stata di 234 mila euro così suddivisi: 168 mila di competenza della direzione centrale relazioni esterne, 50 mila sono di competenza della direzione generale della Famiglia e 16 mila della direzione generale delle infrastrutture. La causale generalmente utilizzata è la seguente: “partecipazione ad iniziative di comunicazione”. Quest’anno, in affiancamento a Formigoni troviamo “Trenord”, compagnia ferroviaria partecipata dalla stessa Regione Lombardia che porterà ulteriori finanziamenti per “arrotondare” il fondo regionale.

Mica finisce qui, anche la Regione Sardegna, con una delibera del governatore Ugo Cappellacci datata 26 luglio, versa al Meeting di Rimini una somma pari a 100 mila euro. La Regione Veneto trasferisce circa 38 mila euro, con una delibera firmata dal governatore Luca Zaia proprio qualche giorno fa. La Regione Lazio partecipa con 100 mila euro, la Regione Abruzzo con 20 mila euro, la Regione Emilia Romagna tramite l’Apt con 100 mila euro, la Provincia di Rimini con 37 mila euro, la Regione Friuli Venezia Giulia con 100 mila euro, la Provincia di Trento con 15 mila euro e per finire Ministero del lavoro, Inps, Inpdap, Inail con una cifra che si aggira intorno ai 170 mila euro.

Tutto questo, in un momento particolarmente difficile della situazione economica italiana. In un Paese, stretto nella morsa di una finanziaria che taglia lo stato sociale, soldi pubblici vengono elargiti ad un movimento già ben finanziato da sè e già ben supportato da aziende e banche, figurano infatti fra gli sponsor, Intesa San Paolo, Finmeccanica ed Enel.

L’Italia è il Paese dell’eterno conflitto di interessi, di una casta che manipola magistralmente denaro che scompare e ricompare dove fa più comodo, dove le istituzioni, “lobbizzate” dai poteri forti sono sempre più lontane dalla vita quotidiana della gente comune.

Quando si penserà a sponsorizzare le fasce più deboli di una società alla deriva? Quando riusciremo ad andare oltre?

Andrea Sironi

FONTE: http://www.andreasironi.it/soldi-pubblici-per-il-meeting-di-cl.html

Il libro  “La Lobby di Dio”.

Il giornalista e scrittore Ferruccio Pinotti, già autore di volumi come “Poteri forti” (2005), sul caso dell’omicidio del banchiere Roberto Calvi, o “Fratelli d’Italia” (2007), inchiesta sulla massoneria, è tornato da qualche mese nelle librerie con il suo ultimo libro-inchiesta, “La lobby di Dio” (Chiarelettere, 468 pagine, prezzo di copertina 16,60 € – Acquista “La lobby di Dio” su Amazon.it).
Il saggio racconta per la prima volta dall’interno come funziona un’organizzazione più potente dell’Opus Dei e più efficiente della massoneria: si tratta di Comunione e liberazione (Cl) e del suo braccio finanziario, la Compagnia delle opere, che è una rete di più di 34.000 imprese con fatturato complessivo di almeno 70 miliardi di euro.
Ormai, a causa della crisi finanziaria, sempre più imprese italiane seguono un modello di “amicizia operativa” e si avvicinano a Cl per godere dell’ombrello protettivo della Compagnia delle opere.
Utilizzando una tecnica del racconto in presa diretta, Pinotti propone interviste esclusive ad alcuni appartenenti ai Memores Domini, i “monaci guerrieri” che praticano la castità e vivono in residenze comuni, secondo uno stile di vita che molto ricorda quello dei Numerari dell’Opus Dei (il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è uno dei più illustri tra i Memores Domini); inoltre, sono raccolte la dura testimonianza  di un fuoriuscito dal movimenot, e la storia di uno psicoterapeuta che ha conosciuto molti militanti di Cl e ne racconta fragilità e paure.
Dall’inchiesta si evidenziano i legami con la politica: sono importanti i rapporti del movimento con il premier Silvio Berlusconi fin dagli anni Settanta (nel 1978 è infatti nato “Il Sabato”, settimanale di Cl finanziato dall’attuale premier), ma anche i legami con la sinistra (al Meeting di Rimini 2003, Pierluigi Bersani ha affermato “Solo l’ideale lanciato da Cl negli anni Settanta è rimasto vivo”) e con la Lega Nord.
Il business legato a Cl percorre tanti campi che vanno da scuola e università a edilizia e finanza, non trascurando servizi sociali e assistenza: si parla di miliardi di euro di valore, e tutti ne sono interessati, da imprenditori e uomini d’affari a politici. Non mancano i risvolti giudiziari, come provano le inchieste Oil for Food, Why Not, La Cascina, oltre all’inchiesta della Procura di Padova sui fondi Ue e i procedimenti che hanno toccato la sanità lombarda.
Il quadro complessivo dell’inchiesta, documentatissima e ricca di note bibliografiche di approfondimento, evidenzia una lobby molto affamata di potere, forse lontana dall’immagine che molti di noi ne hanno dalle semplici cronache quotidiane.

FONTE: http://antoniogenna.wordpress.com/2011/03/24/libri-ferruccio-pinotti-la-lobby-di-dio/

Pubblicato in: cultura, economia, politica, religione

Vaticano, elimina i tuoi privilegi: lo dice il Vangelo, mica Marx


Di Pasquale Videtta.
 
Libertà di licenziare, freni agli stipendi statali, accorpamento delle festività non religiose (come 25 Aprile e 1 Maggio) alla domenica, donne in pensione a 65 anni, fondi tagliati agli Enti locali, privatizzazioni, sforbiciata alle energie rinnovabili (alla faccia dei referendum), massacro del welfare: è questo il contenuto, drammatico, della Manovra. A salvarsi sono la politica, colpita lievissimamente da Tremonti, e, tanto per cambiare, il Vaticano.
Nessun partito politico, a parte Rifondazione Comunista e i Radicali (e lo dico da tesserato di Sinistra Ecologia Liberà), osa pronunciarsi contro i privilegi della Chiesa, si permette di proporre un qualsiasi ridimensionamento (figuriamoci l’abolizione) dei vantaggi fiscali (a carico dei contribuenti italiani, of course, che siano essi cattolici, laici, atei, omosessuali e quant’altro) di cui gode la Santa Istituzione.
In un’ottima inchiesta condotta nel 2007 da La RepubblicaCurzio Maltese snocciola per bene gli aiuti di cui il Vaticano gode: la quota dell’otto per mille (circa 1 miliardo di euro), gli stipendi degli insegnanti di religione, scelti dalla Curia, ma con stipendio statale (circa 650 milioni di euro), il finanziamento ad istituti di cura e scolastici (circa 700 milioni), i sovvenzionamenti degli eventi religiosi (circa 250 milioni all’anno), l’esenzione dall’Ici (dai 400 ai 700 milioni), le esenzioni da Ires e Irap (circa 500 milioni), l’elusione fiscale del turismo cattolico che porta in Italia 40mila pellegrini ogni anno (circa 600 milioni).
Ma c’è di più. Ecco cosa scrive, sempre Curzio Maltese, a proposito del pagamento dell’otto per mille (tema trattato perfettamente anche da Report):

La Chiesa cattolica, non eletta dal popolo e non sottoposta a vincoli democratici, costa agli italiani come il sistema politico. […] Si può obiettare che gli italiani sono più contenti di dare i soldi ai preti che non ai politici, infatti se ne lamentano assai meno. In parte perché forse non lo sanno. Il meccanismo dell’otto per mille sull’Irpef, studiato a metà anni Ottanta da un fiscalista all’epoca “di sinistra” come Giulio Tremonti, consulente del governo Craxi, assegna alla Chiesa cattolica anche le donazioni non espresse, su base percentuale. Il 60 per cento dei contribuenti lascia in bianco la voce “otto per mille” ma grazie al 35 per cento che indica “Chiesa cattolica” fra le scelte ammesse (le altre sono Stato, Valdesi, Avventisti, Assemblee di Dio, Ebrei e Luterani), la Cei si accaparra quasi il 90 per cento del totale. Una mostruosità giuridica la definì già nell’84 sul Sole 24 Ore lo storico Piero Bellini. Ma pur considerando il meccanismo “facilitante” dell’otto per mille, rimane diffusa la convinzione che i soldi alla Chiesa siano ben destinati, con un ampio “ritorno sociale”. Una mezza finanziaria, d’accordo, ma utile a ripagare il prezioso lavoro svolto dai sacerdoti sul territorio, la fatica quotidiana delle parrocchie nel tappare le falle sempre più evidenti del welfare, senza contare l’impegno nel Terzo Mondo. Tutti argomenti veri. Ma “quanto” veri? Fare i conti in tasca al Vaticano è impresa disperata. Ma per capire dove finiscono i soldi degli italiani sarà pur lecito citare come fonte insospettabile la stessa Cei e il suo bilancio annuo sull’otto per mille. Su cinque euro versati dai contribuenti, la conferenza dei vescovi dichiara di spenderne uno per interventi di carità in Italia e all’estero (rispettivamente 12 e 8 per cento del totale). Gli altri quattro euro servono all’autofinanziamento. Prelevato il 35 per cento del totale per pagare gli stipendi ai circa 39 mila sacerdoti italiani, rimane ogni anno mezzo miliardo di euro che il vertice Cei distribuisce all’interno della Chiesa a suo insindacabile parere e senza alcun serio controllo, sotto voci generiche come “esigenze di culto”, “spese di catechesi”, attività finanziarie e immobiliari. Senza contare l’altro paradosso: se al “voto” dell’otto per mille fosse applicato il quorum della metà, la Chiesa non vedrebbe mai un euro.

Pensate che sia finita qui? Macché!
Nel 2 Novembre del 2000 L’Espresso scrisse che «la Santa Sede non ha mai pagato una lira per il consumo annuo di circa 5 milioni di metri cubi di acqua. Una quantità sufficiente per dissetare 60 mila persone, ma utilizzata in gran parte per innaffiare i lussureggianti giardini vaticani». In sostanza, negli anni ’70 il Comune di Roma costruì le vasche di depurazione per il Tevere. Il Vaticano si avvalse di questo servizio, senza tuttavia mai pagare le bollette. Gli arretrati avevano raggiunto nel 1999 la somma di 44 miliardi di lire. Quando l’azienda municipalizzata di Roma, l’Acea, entrò in Borsa, gli azionisti reclamarono il pagamento delle «bollette arretrate». Il ministero dell’Economia si assunse l’onere di saldare il debito della Santa Sede, ottenendo in cambio la garanzia – per il futuro – del pagamento regolare da parte del Vaticano del servizio di smaltimento delle acque di scarico, il cui costo era di circa 2 milioni di euro l’anno (Agenzia Adista, 22/11/2003).

A salvare la Santa Sede fu Mario Ferrara, senatore di Forza Italia, il cui emendamento divenne il comma 13 dell’art.3 della Legge Finanziaria del 2004. Questo prevedeva lo stanziamento di «25 milioni di euro per l’anno 2004 e di 4 milioni di euro a decorrere dall’anno 2005» per dotare il Vaticano di un sistema di idrico personale. Per i dettagli basta consultare la voce apposita di Wikipedia.
Sempre la Finanziaria del 2004 (art.4, comma 167) conteneva uno stanziamento di 20 milioni di euro per il 2004 e 30 milioni per il 2005 da destinare all’Università Campus Bio-Medico per la parziale realizzazione di un policlinico universitario, per il potenziamento della ricerca biomedica in Italia. Questa università (privata!) prevede, nella carta delle finalità, quanto segue: 

  • Art.7: L’Università intende operare in piena fedeltà al Magistero della Chiesa Cattolica, che è garante del valido fondamento del sapere umano, poiché l’autentico progresso scientifico non può mai entrare in opposizione con la Fede, giacché la ragione (che ha la capacità di riconoscere la verità) e la fede hanno origine nello stesso Dio, fonte di ogni verità;
  • Art.8: Nella convinzione che la dimensione religiosa rappresenti un profilo essenziale della personalità dell’uomo,l’Università, in consonanza con i principi cui essa si ispira, offre a tutti coloro che vi operano, nel rispetto della libertà delle coscienze ed in modo adeguato alla preparazione scientifica e all’impegno professionale di ciascuno, la possibilità di approfondire la conoscenza della dottrina cristiana. La formazione dottrinale e l’assistenza spirituale sono affidate alla Prelatura dell’Opus Dei, il cui spirito impregna e vivifica tutto l’operare dell’Università, favorendo una unità di vita coerentemente cristiana, nonché un’esigente pratica delle virtù umane;
  • Art.10: Il personale docente e non docente, gli studenti e i frequentatori dell’Università si impegnano a rispettare la vita dell’essere umano dal momento iniziale del concepimento fino alla morte naturale. Essi considerano l’aborto procurato e la cosiddetta eutanasia come crimini in base alla legge naturale; per tale motivo si avvarranno del diritto di obiezione di coscienza previsto dall’art. 9 della legge 22 maggio n. 194. Si ritiene inoltre inaccettabile l’uso della diagnostica prenatale con fini di interruzione della gravidanza ed ogni pratica, ricerca o sperimentazione che implichi la produzione, manipolazione o distruzione di embrioni;
  • Art.11: Il personale docente e non docente, gli studenti e i frequentatori dell’Università riconoscono che la procreazione umana dipende da leggi iscritte dal Creatore nell’essere stesso dell’uomo e della donna, ed è sempre degna della più alta considerazione. I criteri morali che devono guidare l’atto medico in questo campo si deducono dalla dignità della persona, dal significato e dalle finalità della sessualità umana. Tutti considerano, pertanto, inaccettabili interventi quali la sterilizzazione diretta e la fecondazione artificiale.
Ancora: con la Finanziaria del 2005 (articolo 1, comma 213), venne stanziato 1 milione di € per lo sviluppo tecnologico delle stazioni radiofoniche. Coloro che possono usufruire del contributo sono indicati al comma 190 della Finanziaria del 2004, cioè: le «emittenti radiofoniche nazionali a carattere comunitario». Le uniche due emittenti che rispondono al requisito sono Radio Padania Libera (della Lega Nord), e Radio Maria.

A ciò non mancò il contributo e la complicità, guarda caso, dei governi di centrosinistra. 
Nel 1999 il ministro della Pubblica istruzione, Luigi Berlinguer, emanò due decreti (dm 261/98 e dm 279/99) poi fusi in un unico testo di legge che aveva come oggetto la «concessione di contributi alle scuole secondarie legalmente riconosciute e pareggiate». Con il Governo D’Alema II, venne approvata la legge n. 62 del 2000: le scuole private entrarono quindi a far parte del sistema di istruzione nazionale e quindi devono essere trattate «alla pari», anche sul piano economico. La legge istituiva buoni scuola statali, per i quali stanziava 300 miliardi annui di vecchie lire a decorrere dal 2001. Ad opporsi, allora, furono solo Rifondazione Comunista, i Verdi, Cobas e parte della CGIL che promossero unreferendum abrogativo che venne dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale.
La Moratti non fu da meno e con il dm 27/2005 stabilì la «partecipazione alle spese delle scuole secondarie paritarie». 

Per il 2005 i «contributi alle scuole non statali» (circolare ministeriale n. 38 del 22 marzo 2005) ammontarono a 527.474.475,00 €.

Arriviamo ai giorni d’oggi: il ministro Mariastella Gelmini, malgrado i mega tagli alla scuola pubblica, all’università e alla ricerca, pesca dal cilindro 245 milioni di € per le scuole paritarie e annuncia: “Penso a un bonus per chi studia alle private”.

In Lombardia, dal 2005, esiste addirittura una legge (legge regionale lombarda n.12 del 2005, artt. 70-71-72-73) che obbliga i Comuni a versare «almeno l’otto per cento delle somme riscosse per oneri di urbanizzazione secondaria» (art.73 comma 1) agli «enti istituzionalmente competenti in materia di culto della Chiesa Cattolica» (art.70 comma 1).
 
Ma non finisce qui: il Sole 24 Ore, in un articolo del 2007, rende noto che, per quanto riguarda le tasse immobiliari, «gli immobili pontifici sono esenti da tributi sia ordinari che straordinari, verso lo Stato o qualsiasi altro ente» e che per le tasse doganali «le merci provenienti dall’estero e dirette alla Città del Vaticano, o fuori della medesima, a istituzioni o uffici della Santa Sede, ovunque situati, sono sempre ammesse da qualunque punto del confine italiano e in qualunque porto della Repubblica al transito per il territorio italiano con piena esenzione dai diritti doganali e daziari».
 
E come dimenticarsi dell’immenso patrimonio immobiliare della Chiesa? Secondo il Gruppo Re (“Religiosi ed Ecclesiastici”), esso si stima intorno al 20-22% (patrimoni esteri esclusi).
Il patrimonio gestito dallo Ior, la banca del Vaticano, e l’Apsa, sfiora i 6 miliardi. 
 
Ah, prima che si scateni il Giovanardi di turno, preciso che, pur essendo ateo, laico e anticlericale, ho ispirato tutto l’articolo ad un passo del Vangelo (Matteo 10, 7-10):
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Andate, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento». Parola del Signore, Amen.
 
Pubblicato in: CRONACA, cultura, politica, razzismo, religione

Breivik è tra noi


C’è un silenzio che urla più dell’orrore di Oslo. E’ quel cupo silenzio della Chiesa che non sa esprimere  la normale, solerte, a volte rituale  pietas per le vittime della strage e soprattutto non sa prendere la parola per dirci che il fondamentalismo cristiano di Breivik, è un errore, una deviazione, un’allucinazione. Un silenzio di bomba lo si direbbe, un tacere imbarazzato che si nasconde dietro la parola follia, quella che dovrebbe spiegare tutto e invece non spiega nulla. Ancor più colpevole perché dal profondo dell’insensatezza prendono la parola i fascio integralisti che inneggiano alla strage, come un tal Bruno Berardi,presidente dell’Associazione Domus Civitas, di professione cretino.

E c’è qualcosa di più assordante delle raffiche di mitra che hanno ucciso l’innocenza di un Paese: sono quelle 1500 pagine di Breivik, un compendio di mitologie infantili, un giocare con le figurine, un maelstrom che coinvolge la lettura di wikipedia, di brani di libri, di saggistica  deteriore o superficiale. Uno zibaldone penoso dal quale emerge prepotente lo sgomento su come possa essere crudele l’ingenuità.

Poi si capisce che invece è paura, è chiusura, è una reclusione dalla realtà storica e umana. Si capisce bene anche a una prima lettura che Breivik non si è confrontato con nessun problema, tema, argomento caduto sotto la sua paranoica attenzione: l’unica cosa che gli interessa è capire se idee e uomini sono amici del suo panteon da adolescente o sono nemici. Non gli interessa capire, ma solo incasellare nel suo autismo culturale. Si tutto questo è assordante perché sono le stigmate che ritroviamo sempre più spesso attorno a noi: non più il pensiero sociale, ma la dinamica amico nemico.

E’ illuminante questa definizione che l’integralista di Oslo dà di quello che lui chiama il marxismo culturale:  un sistema politico / morale, basato sulla “correttezza politica” – un misto di marxismo, estremo
egualitarismo,’umanesimo suicida, anti-nazionalismo, anti-europeismo e capitalismo globale. Idee confuse e contraddittorie dove l’eguaglianza e l’umanesimo assumono un carattere negativo. E assieme ad esse vengono trascinate nel minestrone reazionario e al tempo stesso inconsapevole “i movimenti  politicamente corretti come: femminismo, pro-droga e pro-rivoluzione sessuale, anti-razzismo, anti-fascismo, anti-cristianesimo, anti-capitalismo, i diritti dei gay e disabilità, ambientalismo ecc. Tutto insieme come in un ‘antologia di Giovanardi o più spaventosamente come in un’antologia  delle cose che abbiamo sentito in questi anni, dette e ripetute all’infinito con stolida sicumera. E allora riconosciamo lo stesso brodo di coltura nel quale è cresciuta la follia autistica di Breivik così come la desolante banalità del berlusconismo.

Non manca in tutto questo la teoria del complotto che è una delle caratteristiche specifiche di certi integralismi ideologici che devono rappezzare in qualche modo il vuoto di spiegazione: così questi marxisti, maoisti, politicamente corretti devono  puntare “sulla decostruzione progressiva delle culture europee, le identità e la tradizionale struttura (famiglia nucleare,  morale tradizionale e la strutture patriarcale) che ha dominato l’umanità per gli ultimi 300 000 anni”. Peccato, conclude che i musulmani si siano rivelati un osso troppo duro per essere “assimilati / pacificati / femminilizzati”

Verrebbe da ridere se questo pozzo nero di stupidaggini storico antropologiche, non avesse provocato una strage, con la sua bava di veleni. E tuttavia vista la definizione che Breivik fa di se stesso, cioè di un cristiano integralista che ama la struttura patriarcale, la famiglia nucleare e disprezza ogni segno di modernità, eguaglianza, diritti, accoglienza, sarebbe interessante sapere quale differenza esiste con il leghismo. E soprattutto sarebbe interessante sapere dalle alte sfere della chiesa cattolica in che cosa differiscono le idee del vaticano dalle considerazioni del folle di Oslo. O se sono solo i mezzi utilizzati per quest’opera di evangelizzazione contro la socialdemocrazia, ad essere inopportuni.

E’ vero che Breivik se la prende anche col Papa per non essere un efficace difensore delle sue ossessioni e del suo principio di diseguaglianza, con il suo protagonismo onirico. Ma probabilmente perché non ha avuto la fortuna di vivere in Italia. Qui non c’è bisogno di fare strage di uomini: ce n’è già una di verità.

Si vorremmo sentire dalla chiesa, dai partiti conservatori e di destra, dalla società italiana una qualche parola che vada oltre la riprovazione della strage, qualcosa che ci rassicuri sulla civiltà del nostro vivere. Ma forse è già chiedere troppo.

Alberto   Capece

fonte :  http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2011/07/25/breivik-e-tra-noi/#wpl-likebox

Pubblicato in: cose da PDL, INGIUSTIZIE, pd, politica, REFERENDUM, religione, società

Nessuno è libero se non è padrone di se stesso. No alla legge sul Biotestamento.


Via libera dalla Camera al ddl sul biotestamento Il testo, con le modifiche apportate dagli emendamenti approvati nell’aula di Montecitorio, tornerà ora al Senato per il disco verde definitivo.

A far discutere è soprattutto l’articolo 3 del provvedimento che descrive ‘Contenuti e limiti della dichiarazione anticipata di trattamento (Dat)’. In particolare si prevede che sulla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale (per mesi al centro del dibattito nazionale per il caso di Eluana Englaro) non conta la volontà del paziente, espressa nella Dat, tranne in alcuni casi eccezionali.

E’ una “legge-schifezza”, è il duro commento di Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni. ”E’ l’unica definizione che si puo’ dare a una legge sul fine vita imposta da una maggioranza clericale e oscurantista, che non trova riscontro in alcun paese europeo e occidentale; una legge che ci condanna a stati vegetativi anche quando preventivamente, in piena coscienza, abbiamo comunicato la nostra volonta’ in senso contrario. Con l’approvazione in particolare dell’articolo 3, con questa legge, se verra’ confermata anche dal Senato, si negherà ogni valore alla volontà del singolo”.

Di ”una legge che sottrae agli italiani la libertà di decidere sulla propria vita” e ”che chiede ai medici non di curare, ma di costringere alle cure”, una legge ”violenta” parla in modo netto il presidente di Sel, Nichi Vendola. “L’obbligo di soffrire per legge non è umano, non è dignitoso”. ”Ancora una volta – conclude – questo Parlamento dimostra, come la settimana scorsa sulle province, di essere lontano dalla realtà e dalla vita degli italiani. Una distanza ed un arroccamento che mettono tristezza”.

Per il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, invece, “la legge sulla vita approvata dalla Camera dei Deputati rappresenta la riaffermazione del primato del Parlamento rispetto ai provvedimenti creativi dell’ordine giudiziario”.

(Adnkronos/Ign)

Beppino Englaro: “Quella legge è incostituzionale”

Dopo molti mesi di dibattito, la Maggioranza si avvicina al traguardo dell’approvazione del disegno di legge sul testamento biologico. E lo fa tra le “necessità di legiferare” evidenziate dal centrodestra, e tra le polemiche espresse da tutta l’opposizione. Salvo improbabili incidenti, la Camera darà in giornata il via libera, con alcune modifiche, al provvedimento licenziato dal Senato nel marzo del 2009. Sarà necessario a quel punto un ultimo passaggio a palazzo Madama, prevedibilmente in autunno. L’iter del ddl non dovrebbe comunque incontrare difficoltà. Ma dal Pd ai radicali, l’opinione sul ddl è univoca e negativa. Il commento di Beppino Englaro, papà di Eluana, è emblematico: “Si tratta di una legge incostituzionale”, dice Englaro, “che va nella direzione opposta rispetto ai principi costituzionali. L’autodeterminazione terapeutica non può incontrare un limite anche se ne consegue la morte, che non ha niente a che vedere con l’eutanasia. Nessuno, nè lo Stato nè un medico può disporre della salute di un cittadino”.

Maggioranza convinta.
“Sono fiducioso riguardo l’approvazione”, dichiara il relatore Domenico Di Virgilio (Pdl). Che aggiunge: “I numeri delle precedenti votazioni sono andati al di là delle aspettative. Hanno sostenuto il provvedimento l’Udc e anche 20-25 deputati del pd”. Il Sottosegretario alla salute Eugenia Roccella critica un’opposizione definita “ideologica: “Si

è voluta dare l’idea di un disegno di legge imposto al Parlamento e di un testo immodificabile, senza attenzione ai contenuti reali della legge. E invece è stato un provvedimento di iniziativa parlamentare, molto aperto al dibattito, modificato più volte e approvato da una maggioranza trasversale”.
Ma anche nella Maggioranza, qualche voce dissidente si fa sentire. Come quella di Daniele Capezzone, che dice: “Se fossi in Parlamento, non la voterei”.

Turco (Pd): “Un ddl autoritario”. “La legge della destra sul fine vita è arcigna, autoritaria e proibizionista. Nel dibattito oggi alla camera la Maggioranza ha gettato la maschera ed è chiaro a tutti che siamo davanti a un imbroglio per i cittadini e i medici”. Così Livia Turco, componente Pd in commissione affari sociali. Turco sottolinea che il ddl “Colpisce l’alleanza terapeutica medico-paziente e vieta, di fatto, il testamento biologico; nelle Dt si potrà infatti scrivere solo nome, cognome e che non si vuole essere sottoposti ad accanimento terapeutico, cosa che nessun medico farebbe”.
Tra i vari emendamenti, con quello all’articolo 7, le volontà del paziente espresse nella Dichiarazioni anticipate di trattamento vengono derubricate a “orientamenti”. E Ignazio Marino del Pd, guarda già oltre il secondo passaggio al Senato: “Se il ddl sul biotestamento che sarà approvato oggi alla camera sarà licenziato in via definitiva, partirà una raccolta firme per arrivare a un referendum che abroghi una legge inaccettabile”, dice.

Idv: “Una legge contro le Dat”. Antonio Palagiano, responsabile sanità dell’Italia dei Valori e relatore di minoranza del provvedimento, non usa mezzi termini: “Il governo ha gettato definitivamente la maschera e con l’emendamento al comma 6 dell’articolo 3 restringe il campo di applicazione delle Dichiarazioni anticipate di trattamento. E’ evidente, quindi, che questa legge va contro le Dat”. Spiega Palagiano: “Con gli emendamenti approvati sarà infatti difficile se non impossibile stabilire quando avranno rilievo le Dat, poichè sarà necessaria una risonanza magnetico-nucleare per accertare lo stato vegetativo del paziente. Nei piccoli ospedali, ad esempio, sarà difficilissimo effettuarla e sarà impossibile, quindi, applicare la legge. Legge che perde definitivamente di senso e dimostra, ancora una volta, la sua inutilità”, conclude Palagiano.

Staderini: “Ci rubano la morte”. Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani è convinto che “se il Senato confermerà il provvedimento della Camera, non sarà più possibile decidere della propria vita. Per tutti noi hanno deciso Udc, Lega e Pdl, meschine comparse di un film scritto in Vaticano”. Dichiara il segretario: “Con la legge 40 hanno rubato la vita e la libertà di ricerca scientifica, con la legge Calabrò ci rubano anche la morte. Questi moderni aguzzini vogliono, attraverso il sondino di Stato imposto per legge, disinnescare le conquiste di libertà che Piergiorgio Welby e la famiglia Englaro hanno assicurato agli italiani con la loro lotta”. Staderini conclude:
“Chi ha votato questa legge infame lo ha fatto nella consapevolezza che sarà smantellata dalla Corte Costituzionale, solo che ci vorranno anni, durante i quali si ripeteranno drammi umani che colpiranno soprattutto i più poveri. L’hanno votata nonostante la maggioranza degli italiani e degli stessi cattolici fosse a favore del vero testamento biologico, solo perchè non ne pagheranno il costo, come accadrebbe in una democrazia”.

A chi si applica. L’unica modifica sostanziale che l’aula di Montecitorio deve approvare è un emendamento proposto solo la settimana scorsa per circoscrivere la “platea” dei pazienti toccati dalla legge. Se nel passaggio da palazzo Madama a Montecitorio questa era stata allargata, ora il biotestamento si applicherebbe ai soli malati in stato vegetativo per i quali è stata “accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale”. Una previsione che richiama, sin nel lessico, la vicenda di Eluana Englaro, e l’originale intento del premier Silvio Berlusconi di prevenire con la legislazione altri interventi della magistratura in questo campo.

Nessuno è libero se non è padrone di se stesso.

Le questioni di libertà ed autodeterminazione dell’uomo non sono cose del nostro secolo, appartengono al pensiero umano da sempre: “Nessuno è libero se non è padrone di se stesso”, diceva lo stoico Epitteto. Troppo spesso ce ne dimentichiamo, e quel che è peggio se ne dimenticano i nostri governanti.

È atteso per oggi il voto finale della Camera sul ddl che norma il testamento biologico.
Questa mattina, dopo un paio di giorni di sospensione, i deputati riprenderanno la disamina dei testo Calabrò, licenziato il 26 marzo 2009 dal Senato e emendato dalla maggioranza in questi due anni in commissione Affari sociali e in Aula negli ultimi giorni.
L’Aula ricomincerà dall’articolo 3, il cuore della legge denominata “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat)”, quello che definisce i contenuti e i limiti delle Dat. Dopo aver stabilito che nel biotestamento si può esprimere, in caso di “permanente incapacità di intendere e volere”, I’”orientamento” riguardo “l’attivazione di trattamenti terapeutici” e la rinuncia “a trattamenti sanitari di carattere sproporzionato o sperimentale”, oggi i deputati voteranno l’emendamento dei relatore Di Virgilio che stabilisce che il medico, prima di prendere da solo la decisione, consulti le Dat solo in “assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale” dei paziente.

Il testamento biologico è il documento, scritto, con il quale un cittadino può esprimere il proprio orientamento su terapie e trattamenti di fine vita in previsione di un’eventuale futura perdita della propria capacità di intendere e volere. In Italia è stato il caso di Eluana, la ragazza a cui nel febbraio del 2009 è stato staccato il sondino che la alimentava dopo la sentenza della corte di appello di Milano, a costringere il Parlamento a “correre ai ripari”. E da allora sono sempre due i nodi che continuano a dividere: il divieto di sospendere, se non in casi eccezionali, l’alimentazione e l’idratazione artificiali del paziente e il ruolo del medico, che nel testo attuale non è vincolato a seguire le volontà scritte nel biotestamento.

Ma cosa accade invece all’estero?

FRANCIA
La legge «relativa ai diritti del malato e alla fine della vita» approvata nel 2005 prevede la possibilità di formulare direttive anticipate su limitazioni o cessazioni di trattamenti medici e sono revocabili in ogni momento. Il medico ne deve tener conto.

GERMANIA
La legge sul biotestamento è stata approvata nel giugno del 2009 e prevede che il biotestamento sia vincolante per i medici anche se le volontà dovessero significare la morte del paziente.

OLANDA
Il biotestamento è disciplinato da una legge del 2001 che ha introdotto l’esclusione della punibilità del medico per aver provocato la morte del malato consenziente, qualora però si seguono criteri di accuratezza nella procedura da seguire.

REGNO UNITO
Il «Mental capacity act» è entrato in vigore nel 2007 e prevede che le volontà del paziente siano rispettate dai sanitari come se questo sia nel pieno delle sue facoltà. La dichiarazione anticipata può negare il consenso alla nutrizione forzata.

SPAGNA
La «legge sui diritti dei pazienti» approvata nel 2002 definisce una normativa quadro per le comunità autonome spagnole: da allora 17 hanno legiferato in materia.

USA
A livello federale esiste dal 1991 il «Patient self determination act» che disciplina il cosiddetto “living will”. Alcuni Stati federati propongono uno schema semplice e generico in base al quale ognuno di proprio pugno può indicare le sue scelte. In altri Stati si segue invece uno schema molto dettagliato alla stregua di un questionario.

Ma i nostri governanti continuano a ripetere la loro litania tipica dei talk show: “Noi lezioni di etica non ne prendiamo da nessuno”. Nemmeno dai maggiori paesi democratici del mondo a quanto pare.
Perché in Italia persiste il timore di dispiacere alle gerarchie vaticane, non al ricco e aperto mondo dei cattolici? Perché, soprattutto, a nulla è servita la lezione delle elezioni amministrative e dei referendum che mostrano una società viva, reattiva, alla quale bisogna fare appello tutte le volte che sono in questione i diritti fondamentali delle persone?

La legge in questione è ideologica e violenta, simbolo di intolleranza verso chi ha convinzioni, fedi, stili di vita diversi. Afferma la «indisponibilità» della vita: concetto in palese contrasto con l´ormai consolidato diritto al rifiuto e alla sospensione delle cure, che in moltissimi casi è già stato esercitato con la consapevolezza che si trattava di una decisione che avrebbe portato alla morte. Nega il diritto di rifiutare trattamenti come l’alimentazione e l’idratazione forzata, escludendone il carattere terapeutico in contrasto con l’opinione delle società scientifiche e con l´evidenza della pratica medica. Riflette un fondamentalismo cattolico incomprensibile perfino all’interno dello stesso mondo clericale: il muro alzato dalle gerarchie vaticane contrasta clamorosamente, ad esempio, con l’apertura mostrata dalla Conferenza episcopale tedesca.

Cosa più grave è che questo scempio si sta consumando nel più assoluto silenzio. L´opposizione, tranne che impegnarsi in una purtroppo vana battaglia di emendamenti, non ha praticato la minima campagna  informativa che avrebbe almeno avuto la funzione di coinvolgere in maniera consapevole l´opinione pubblica.

fonte : http://vergognarsi.it/

 

 

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I preti pedofili? per la chiesa americana e’ tutta colpa di Woodstock e di Jimi Hendrix..


Pedofilia, studio choc della chiesa americana: è colpa dell’ideologia del ’68 e di Woodstock

di Domenico Ferrara

Non c’entra nulla l’omosessualità e nemmeno il celibato. La causa della pedofilia va rintracciata nel clima culturale libertario e permissivo del ’68 e nella rivoluzione sessuale. E’ questo il risultato della più autorevole ricerca mai condotta dalla Confederazione americana dei Vescovi

Ci sono voluti cinque anni per arrivare a capire la causa della pedofilia negli ambienti clericali. E ci sono voluti 1,8 milioni di dollari per finanziare quello che il New York Times ha definito lo studio più autorevole condotto finora dalla chiesa cattolica americana. Uno studio, le cui conclusioni sono destinate a scatenar polemica. Perché il risultato della ricerca, commissionata dalla Confederazione dei Vescovi americana, è sconcertante: la pedofilia dei preti non è dovuta né al celibato né all’omosessualità, bensì al clima culturale libertario e permissivo della fine degli anni Sessanta e al fatto che i preti in quel periodo fossero poco preparati e poco monitorati, sotto stress e spaesati dal tumulto sociale e sessuale di quegli anni. Praticamente la rivoluzione sessuale, il ’68 e quel relativismo ideologico di cui ha parlato anche Benedetto XVI nel 2010 starebbero alla base del fenomeno della pedofilia. Il rapporto, condotto da un team di ricercatori del John Jay College of Criminal Justice di New York, ha inoltre rilevato come la maggior parte degli abusi si sia verificata negli anni successivi al 1968, attribuendo dunque la colpa a quello che viene denominato come “effetto Woodstock”.

A finanziare parte del progetto ci hanno pensato anche il National Institute of Justice e il Dipartimento di Giustizia americano con la cifra di 280mila dollari. Nel rapporto, che verrà diffuso integralmente domani dalla confederazione vescovile a Washington, si sostiene inoltre che non sarebbe stato possibile per la Chiesa né per nessun altro individuare in anticipo i preti pedofili, perché non presenterebbero “particolari “caratteristiche psicologiche”, “storie di sviluppo” o disturbi dell’umore” tipici dei pedofili. Per questo, il rapporto sostiene anche che la maggior parte dei preti che hanno commesso abusi non possono essere definiti “pedofili”. Soltanto il 5% presenterebbe infatti quei “disturbi psichiatrici caratterizzati da ricorrenti fantasie sessuali su preadolescenti” che vengono di solito associati alla pedofilia. Inoltre, dal momento che dalla fine degli anni Settanta all’aumento del numero dei preti omosessuali non ha corrisposto un aumento degli abusi, ma un decremento, la conclusione è che non ci sia alcun nesso tra omosessualità e pedofilia.

Il rapporto contiene anche una spiegazione esemplare del perché le vittime siano più ragazzi e non ragazze: questo succede solo perché i preti in quegli anni erano più spesso in contatto con i maschi, in chiesa, negli oratori, nelle scuole. La stessa definizione di “preadolescente” usata dai ricercatori lascia molti dubbi. Il rapporto considera preadolescenti soltanto i bambini sotto i dieci anni e conclude quindi che soltanto il 22% delle vittime lo fossero. Ma secondo la American Psychiatric Association, invece, preadolescente è qualsiasi bambino sotto i 13 anni. Se venisse usato questo parametro, quindi, il numero delle vittime da considerarsi tali aumenterebbe in maniera significativa fino a coprire la maggioranza dei casi. Infine, il rapporto evidenzia come il problema della pedofilia sia peggiorato non appena la gerarchia della Chiesa ha risposto mostrando più attenzione per gli autori che per le vittime. Il rapporto, chiamato “Le cause e il contesto di abuso sessuale di minori da parte di preti cattolici negli Stati Uniti, 1950-2002”, è il secondo prodotto da ricercatori del John Jay College. Il primo, sulla “natura e la portata” del problema, è stato rilasciato nel 2004. Prima di vederlo, gli avvocati delle vittime hanno attaccato il report ed espresso forti dubbi sulla sua veridicità in quanto si basa su dati forniti dalle diocesi della Chiesa e degli ordini religiosi.

http://www.controlacrisi.org/joomla/

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i clericali trash difendono i preti pedofili


Alessandro Meluzzi si è prestato ad una intervista al sito Pontifex, una sua consuetudine, sul tema della pedofilia. In realtà un tassello della campagna negazionista del sitazzo, che di preti pedofili non vuol proprio sentir parlare. Il sito dei fanatici cattolici preconciliari ha trovato un’ottima sponda in Meluzzi, non nuovo alla difesa di sacerdoti accusati dai giudici comunisti di essere, non già dei porcelli, ma vere e proprie iene predatrici dei giovani loro affidati. Come nel noto caso dell’ex sacerdote Pierino Gelmini Meluzzi è chiamato a svolgere una difesa dei preti colpiti dallo scandalo e quindi gioca la carta dell’incapacità d’intendere e di volere, che se non altro risparmierebbe ai sacerdoti il giudizio penale.

Premette correttamente che si tratta di casi statisticamente minoritari, ma poi parla solo dei pedofili dalla volontà travolta, nemmeno una parola sugli atti di pedofilia dei capaci d’intendere e di volere. Infine s’avventura persino sul versante teologico, dicendo che comportamenti del genere non sarebbero nemmeno peccati. “Come ben noto, il peccato per essere tale, necessità della volontà di scegliere il male. Se il pedofilo non agisce deliberatamente per offendere Dio e il prossimo, ma spinto da un impulso patologico, non vedo il fatto peccaminoso, con ogni umana comprensione per la vittima” Meluzzi è una nota vedette televisiva, un gran sostenitore di Silvio Berlusconi e gradito ospite di Bruno Vespa, come dei peggiori contenitori di trash Mediaset. Uno che passa per uno studioso, per un’autorità in materia. Secondo lui i pedofili che sono “spinti dall’istinto deviato e dalla malattia” non sono quindi imputabili e non commettono nemmeno peccato. Ovvio e sottinteso da propinare ai fedeli, è che i preti in questione agiscano sotto l’impulso dello dimonio o dello spirito del ’68, come spiegano in separata sede Il Giornale o, senza andare troppo lontano, l’angelologo del sito. Il solito garantista con i bambini degli altri e il solito doppio standard etico a poteggere la propria squadra, in questo caso quella dei sacerdoti che stuprano i bambini. È bene tener presente, però, che non è la pedofilia dei sacerdoti a destare scandalo, ma il fatto che la chiesa di Roma l’abbia tollerata e protegga ancora oggi i preti pedofili, ponendosi con ostilità in contrapposizione alle vittime che hanno l’unica colpa di aver dato fiducia all’istituzione ecclesiastica. Tutti questi discorsi assurdi sui pedofili servono solo a distrarre dalla terrificante responsabilità morale e materiale del Vaticano, che si è comportato indegnamente all’emergere di questi scandali e ancora rifiuta risarcimenti e ammissioni di responsabilità.

fonti :

http://www.agoravox.it/Meluzzi-certi-pedofili-non.html

http://mazzetta.splinder.com/post/24584432/meluzzi-certi-pedofili-non-commettono-reato-e-nemmeno-peccato

http://www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/varie/7649-pedofilia-non-sempre-e-voluta-si-valuti-caso-per-caso-il-carcere-non-sempre-compatibile-con-il-soggetto-pedofilo

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Mons. Bertoldo shock:Vendola è contro natura e le donne tentano gli stupratori


Mons. Bertoldo: “Vendola chiede a Berlusconi di cambiare stile di vita. Ma lui si è guardato? Almeno Berlusconi nel peccato non offende la regola naturale, segue la natura. Vendola offende sia il peccato che la natura e dunque sta messo molto, ma molto peggio e taccia.

Ma il sedicente uomo di Chiesa se la prende pure con “certe donne”: “Se una donna cammina in modo particolarmente sensuale o provocatorio qualche responsabilità nell’evento la ha, voglio dire che dal punto di vista teologico anche tentare é peccato”.

I “ragionamenti” di Bertoldo su Berlusconi e le donne portano ad almeno due conclusioni:

-Il prossimo Premier italiano sarà Totò Riina, perchè avrà pure commesso qualche strage (ma chi è senza peccato scagli la prima pietra, dice Bertoldo sulle avventure- disavventure sessuali di B) però è eterosessuale e non frequenta nemmeno minorenni.

-Le donne per non essere provocanti devono andare in giro coperte dalla testa ai piedi, e non è detto che non lo siano, perchè c’è sempre qualche stupratore, che nella sua perversione può trovare provocante una donna tutta coperta, e per  Bertoldo, anche in questo caso, la colpa è anche della donna.

Invece, sarebbe bene fregarsene delle parole di Bertoldo e seguire le parole di Khristo Botev, che nel 1875 scriveva:

“La religione e il clero sono state e forse resteranno, ancora per lungo tempo, tra i più importanti nemici del progresso e della libertà.”
Botev  aveva già capito tutto ed era stato anche troppo ottimista.
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Quando sono i becchini a “difendere” la vita


Per manifestare la sua “difesa della vita” di marca vaticana, il governo “cattolico” (lo stesso che manda a morte i profughi respingendoli in mare, sgombera i rom, precarizza il lavoro, pratica la corruzione, dispensa cariche pubbliche più o meno rilevanti a seconda del pezzo di sé che ognuno/a vende al primo ministro) ha proclamato Giornata degli Stati Vegetativi il 9 febbraio, anniversario della morte di Eliana Englaro, “la cui vita”, come dice Eugenia Rocella sapendo di mentire, “è stata interrotta per decisione della magistratura” (1).

In realtà ad Eliana la magistratura ha soltanto riconosciuto quel diritto ad autodeterminarsi che  il centro-destra, su imput del Vaticano (2), si propone di negare a tutti con un testamento biologico che impone l’alimentazione e l’idratazione forzate anche a chi le rifiuta. 

In risposta allo sfregio della memoria di Eliana compiuto da questo indecente governo clericale e per ricordare, come non si farà mai abbastanza, l’incompatibilità della Chiesa con una società laica e democratica, riporto qui di seguito un passo, già altra volta parzialmente citato in questo blog, del mio libro su Il cattolicesimo reale (pp. 418-420): 

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E nell’ora della nostra morte…e così sia

Con la stessa determinazione la Chiesa pretende che lo stato costringa per legge a vivere, attaccati alle macchine o mediante alimentazione forzata, i malati in stato vegetativo permanente o quelli giunti a uno stadio terminale e che chiedono di essere aiutati a morire. Le ragioni di questa battaglia “per la vita”, come le gerarchie ecclesiastiche chiamano la loro lotta contro i diritti del malato, sono state esposte da Giovanni Paolo II nell’enciclica Evangelium vitae del 1995:

“Oggi, in seguito ai progressi della medicina e in un contesto culturale spesso chiuso alla trascendenza… si fa sempre più forte la tentazione dell’eutanasia, cioè di impadronirsi della morte, procurandola in anticipo e ponendo così fine “dolcemente” alla vita propria o altrui. In realtà, ciò che potrebbe sembrare logico e umano, visto in profondità si presenta assurdo e disumano… in conformità con il Magistero dei miei Predecessori e in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l’eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale. Una tale pratica comporta, a seconda delle circostanze, la malizia propria del suicidio o dell’omicidio.”

Le stesse posizioni ha ribadito il papa in carica, nel Dis corso alla pontificia Accademia per la vita del 24 ottobre 2007. In base ad esse la Chiesa pretende di costringere i malati terminali a una vita di inutili sofferenze, come si è cominciato a capire in Italia nel 2006 con il drammatico caso di Pierg i o rgio We lby, da molti anni affetto da una malattia incurabile arr i vata alla fase terminale col rischio di una lunga agonia per s o ffocame nto. Egli chiese di mettere dignitosamente fine alla vita e alla fine lo ottenne, non grazie allo stato laico, ma al coraggio del medico anestesista Mario Riccio, che affrontò l’accusa, poi archiviata, di omicidio. Poco prima, con una lettera al Tg3 (D331) del dicembre 2006, We lby denunciò come una fo rma di tortura tale ipocrita “difesa” della vita (3):

“Addio, Signori che fate della tortura infinita il mezzo, lo strumento obbligato di realizzazione o di difesa dei vostri valori.”

Per tutta risposta le autorità ecclesiastiche gli rifiutarono il funerale religioso, chiesto da lui e dalla moglie, e concesso negli stessi giorni, con grandi onori, a Pinochet (poco dopo al celebre tenore divorziato e risposato Pavarotti). Si aggiunga che la Chiesa rifiuta a parole almeno l’“accanimento terapeutico”, ma non riconosce mai che il caso sussista e cerca di farlo passare sempre per “eutanasia” (la quale, essendo un reato in molti stati, fra cui l’Italia, rende più facile alla Chiesa imporre la propria morale a tutti i cittadini). Così si fa passare per “eutanasia” non solo la scelta attiva di porre fine a una vitagiudicata ormai invivibile ma anche quella di lasciarsi morire tramite l’interruzione delle cure, che era poi il caso di Welby e che è un diritto del malato, riconosciuto dalla nostra costituzione.

Allo stesso modo la Chiesa e gli ambienti clericali hanno avuto la sfrontatezza di presentare come “esecuzione capitale” e “condanna a morte” una sentenza dei tribunali italiani che il 9 luglio 2008 ha autorizzato il padre di Eluana Englaro a sospen-dere l’alimentazione forzata della figlia, in stato vegetativo permanente da 16 anni e mezzo a seguito di un grave incidente stradale. Si tratta di una giovane che, oltretutto, prima del suo incidente, di fronte a un amico in coma irreversibile per cause analoghe, aveva manifestato il desiderio di essere lasciata morire “se fosse successo a lei”.

Può sembrare singolare e contraddittoria una così accanita difesa della vita di malati ridotti allo stato vegetativo o terminale, da parte di una Chiesa che ha disinvoltamente sacrificato per secoli le vite di streghe, infedeli, eretici, ebrei, omosessuali, partorienti costrette a non usare i contraccettivi e ancora oggi le sacrifica favorendo, con le campagne contro i preservativi, il diffondersi dell’AIDS. Allo stesso modo qualcuno ha notato quanto sia incongruo che la Chiesa si opponga all’uso della tecnologia (contraccettiva) che potrebbe evitare concepimenti non desiderati, mentre pretende che vi si ricorra per tenere in vita chi chiede di morire. In realtà sotto queste contraddizioni vi è una profonda coerenza, poiché attraverso di esse la Chiesa mira sempre allo stesso scopo: far stabilire dallo stato per legge (e quindi far imporre a tutti i cittadini, compresi i non credenti) che padrone della vita e della morte non è il singolo individuo ma Dio… cioè la Chiesa, poiché “il rappresentante delle idee, dei pensieri e dei diritti di Dio non è che la Chiesa” (Pio XI).  Che la Chiesa, con questi atteggiamenti disumani, miri solo a conservare o estendere, camuffato da potere e volontà di Dio, il suo controllo sulla vita (e sulla morte) delle persone, anche a prezzo di causare sofferenza ai malati e ai loro familiari, lo dimostra il modo strumentale con cui essa maneggia i “principi”. Nel 1992, ad esempio, il Catechismo della Chiesa cattolica redatto da una commissione presieduta da Joseph Ratzinger e approvato da Giovanni Paolo II, recitava al Quinto comandamento. Il rispetto della vita umana:

“L’interruzione di procedure mediche dolorose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati ottenuti, può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’”accanimento terapeutico”. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità o, altrimenti, da coloro che ne hanno lega lmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.”

Ma chi concludesse che è sicuramente un procedura “straordinaria” alimentare artificialmente per 16 anni una persona in stato vegetativo permanente e senza possibilità di ripresa, deve ricredersi perché lo stesso Ratzinger, diventato Benedetto XVI, ha approvato nell’agosto-settembre 2007 la seguente risposta (A8) della Congregazione per la Dottrina della Fede a un quesito postole dalla Conferenza episcopale statunitense:

“Se il nutrimento e l’idratazione vengono forniti per vie artificiali a un paziente in “stato vegetativo permanente”, possono essere interrotti quando medici competenti giudicano con certezza morale che il paziente non recupererà mai la coscienza? Risposta: No. Un paziente in “stato vegetativo permanente” è una persona, con la sua dignità umana fondamentale, alla quale sono perciò dovute le cure ordinarie e proporzionate, che comprendono, in linea di principio, la somministrazione di acqua e cibo, anche per vie artificiali.”

E qui ci fermiamo. 

1) E’ la  stessa magistratura, par di capire, che ha violato la libertà religiosa del Caimano interrompendo le sue orgie arcorine e rendendogli così più arduo passare, come è dovere di ogni devoto cattolico, dal peccato alla confessione e dalla confessione al peccato.
2)       Si tratta di una posizione contrastante anche con quello di altre confessioni cristiane. Vedi su “cronache laiche” l’articolo Il no dei valdesi al ddl Calabrò, http://www.cronachelaiche.it/2011/02/testamento-biologico-il-no-dei-valdesi-al-ddl-calabro/
3)       E’ significativo che anche questa forma di tortura, come altre violazioni dei diritti umani da parte della Chiesa di Roma, sia stata sostenuta in Italia da quasi tutti i politici cattolici “democratici”, sia clericali, sia “laici”.
FONTE : http://www.cattolicesimo-reale.it/il-blog/quando-sono-i-becchini-a-difendere-la-vita/

Pubblicato in: cultura, INGIUSTIZIE, politica, razzismo, religione, società

Che schifo.


di Vincenza Rutigliano

Aveva vissuto pochi giorni su questa terra, le era toccato di morire a Udine, in ospedale. Poi i genitori l’avevano portata a Paderno, per seppellirla. Ma i genitori avevano un “difetto”: erano musulmani. E una “pretesa”: seppellirla da musulmana. Difetto e pretesa che forse costeranno alla neonata defunta la riesumazione, c’è chi vuol togliere quel cadavere di bimba dalla tomba perchè “lì non ci può stare”. Protestano le “autorità” e protesta qualcuno della “gente” di Paderno. Protestano contro lo “scandalo e profanazione” del cimitero. (…segue)”

da www.blitzquotidiano.it attraverso l’amico Mario Circello.

Non è una notizia recente, anzi. Lo è però per me, che l’apprendo solo ora. Mi viene in mente una riflessione: le notizie quando diventano tali? Quando avvengono o quando ne veniamo a conoscenza?

Questa… NON AVREI MAI VOLUTO LEGGERLA.

Totò aveva torto, la morte non è affatto una livella… Men che meno nel cuore di chi si sente ‘giusto’ perchè osserva la legge. Provo solo pietà e mi sale la nausea al pensiero di 1700 probi cittadini che firmano la petizione leghista e pidiellina in difesa del diritto di essere consumati dal tempo ‘a norma di legge cristiana’.

Sono cristiana convinta proprio perchè Cristo ha rivelato l’Uomo nascosto nell’essere vivente con il superamento e il completamento della legge. Non mi lascerò imprigionare ancora dopo la Liberazione da tanta ipocrisia dei cosiddetti ‘giusti’ e il trionfo dell’Amore vero, offerto senza distinzioni ed esclusioni. Soprattutto senza imposizioni. Chi insegna un proprio Gesù ‘su misura’ lo dica, per non scandalizzare non già i cristiani, quanto tutti gli individui credenti nella verità, laica o di fede che sia.

Io non mi sento migliore degli altri. Solo diversamente felice, perchè in questa vita, in questo momento, con questo cuore.

Non esiste limite alla chiamata alla vita e alla ricerca della felicità. Non esiste limite al diritto alla dignità. Anche quella di essere seppelliti, come si desidera. Avrei voglia di chiederti scusa, piccola creatura… ma io non ho colpa dell’ignoranza altrui, risponderò casomai della mia. Non mi farò carico dei loro errori, non sono Gesù sulla croce. Riesco solo a provare una gran rabbia e la voglia di gridare mentre canto…

http://vincenza63.wordpress.com/2011/02/21/che-schifo/

Pubblicato in: berlusconeide, religione

B. E VATICANO? TROPPO SIMILI PER NON ANDARE D’ACCORDO.


Perchè B e Vaticano vanno sempre d’accordo nonostante tutto ? Perchè il noto ” Puttaniere di Hardcore” è un peccatore che non rispetta ne il giudizio degli uomini ne quello divino, esattamente come gli indegni e pseudo rappresentanti di Dio sulla terra, insomma B e Vaticano sono troppo simili  per non andare d’accordo: interessi comuni, stessa ossessione per i soldi, stesso spirito imprenditoriale e stesso desiderio di impunità. Se Dio esistesse,  farebbe causa al Vaticano per sfruttamento illegale della sua immagine per fini commerciali e diffamazione aggravata.

Pubblicato in: berlusconeide, CRONACA, INGIUSTIZIE, MEDIA, politica, religione, satira, sessismo

L’ATEISMO DEVOTO DI GIULIANO FERRARA


Tutto si può dire di Giuliano Ferrara tranne che non sia coerente, è stato comunista nel momento in cui conveniva essere comunisti, poi per lo stesso motivo è stato craxiano e in ultimo berlusconiano. Una coerenza dettata dall’opportunismo.
Ferrara è una sorta di ateo devoto, un ateo che dimostra vicinanza con le posizioni della Chiesa cattolica, nel caso di Ferrara, questo ateismo devoto si manifesta in  maniera molto discutibile:  una volta te lo ritrovi a condurre una dura battaglia per una moratoria sull’aborto, che lo stesso considera come un omicidio, e poi te lo ritrovi a condurre una dura battaglia contro i magistrati che si sono permessi di indagare Silvio Berlusconi per i reati di prostituzione minorile e concussione. Insomma, Ferrara ha una morale tutta sua, le donne non devono abortire ma possono frequentare le orgie di Hardcore. Se ci dovesse scappare un’ aborto dopo un’orgietta ? In questo caso, cosa prevede l’ateismo devoto ferrariano ? Magari Catalogare l’aborto post orgetta tra i rischi del mestiere e quindi in quanto tale considerarlo perdonabile rispetto ad un altro tipo di aborto ? Ci faccia sapere !
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Bossi jr. ed il crocefisso usato come utensile di bassa Lega


l crocefisso ridotto a strumento, mezzo, utensile. Buttato lì, nella cassetta degli attrezzi della propaganda leghista che non si fa scrupoli ad utilizzare il simbolo più alto della cristianità per le proprie volgari ragioni di propaganda partitica. La trovata è di Renzo Bossi, relatore della proposta di legge regionale che vorrebbe rendere obbligatorio (pena una multa da 120 a 1200 euro) esporre un crocefisso o un’altra immagine sacra in tutti gli uffici pubblici della Lombardia.

Capito? Un crocefisso per ufficio e pazienza se poi, nei fatti, la politica leghista è tutta una discriminazione, un rifiuto dell’altro, del diverso, del debole, del sofferente: l’esatto opposto dell’insegnamento di Cristo. Si ergono a paladini dei simboli del cristianesimo, Bossi jr. & c., attuando un cinico diversivo rispetto alla sostanza del loro agire. Una versione aggiornata ed in salsa verde dei mercanti nel tempio, quelli che fecero perdere la pazienza persino a Gesù.

http://www.gabrielesola.it/?p=3663

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Chi è cristiano è antiberlusconiano


«Vittime» della società non sono solo quelle volute dai poteri perversi, e sono tante, ma ben più numerose sono quelle che io chiamerei le «vittime originarie», quegli esseri umani che nascono per venire protetti ed educati nel cammino della vita e della salvezza, e invece si sentono abbandonati. Sono i «po­veri credenti», e tutti gli uomini sono poveri credenti, che cer­cano ancora con ardore la Chiesa del Vangelo di Gesù.Nella società attuale si è introdotta una forma di imboni­mento, malsano e gratificatorio, che intontisce e soprattutto lusinga le persone: una corruzione a tutti i livelli della vita eco­nomica, civile, politica, ma anche culturale e religiosa. Una dif­fusa mafiosità dei comportamenti, che sembra ormai una con­quista di civiltà del nostro tempo. Il «tutto è lecito» è il valore d’oggi, gloria della coscienza umana, finalmente autonoma e libera. Il tragico è che questa vita senza morale rende «inter­rotti i sentieri» dei giovani, frantumando gli orizzonti e i desti­ni della loro vita. Il potere esplosivo e rigeneratore della società è la Chiesa di Cristo. La Chiesa può essere non accettata dalla società. Ma essa, per mandato di Cristo, a costo di qualsiasi persecuzione, si trova sempre in mezzo agli uomini: Che dire allora di una Chiesa che tace e talora si compiace del qualun­quismo imperante? La volontà del Padre è diversa da quella del capriccio umano. E se la Chiesa compie certi gesti di inconti­nenza, Dio si scandalizza di essa. Come è possibile che uomi­ni di Chiesa «importanti» facciano la barzelletta del peccato? Si può «contestualizzare la bestemmia», «la trasgressione pub­blica della pratica sacramentale» perché al capo si devono con­cedere tutte le licenze? Noi rimaniamo nello sgomento più do­loroso vedendo i gesti farisaici delle autorità civili e religiose, che riescono ad approdare a tutti i giochi del male, dichiaran­do di usare una pratica delle virtù più moderna e liberatoria. È del tutto sconveniente, poi, che per comperare i favori di un gruppo politico, di professione pagano, si dica che esso è por­tatore genuino di valori cristiani, come è avvenuto per la Lega. 

La Chiesa non reca salvezza se rimane collegata agli interes­si di classe, di razza e di Stato. Non porta salvezza se è compli­ce dell’ingiustizia e della violenza istituzionali. La Chiesa non può rimanere in rapporto con i poteri oppressivi, col rischio di diventare egoista e indifferente, priva di amore e vergognosa­mente timorosa. Noi cerchiamo la Chiesa di Cristo, che mette in movimento tutte le forze portatrici della salvezza dell’uomo (1 Cor 12). Noi cerchiamo una Chiesa, che agisca da catalizza­tore per l’opera di redenzione di Dio nel mondo, una Chiesa che non sia solo luogo di rifugio per privilegiati, ma una co­munità di persone a servizio di tutti gli uomini nell’amore di Cristo. La Chiesa può sbagliare solo per amore dell’amore.

 Buona parte del nostro popolo pensa che la corruzione e il malcostume che oggi affliggono l’Italia vengono assecondati dall’attuale governo. La Chiesa, perciò, non può tenere rap­porti di amicizia con esso. 

Stralcio dell’articolo di monsignor Raffaele Nogaro “Il vero cristiano è antiberlusconiàno”, dal nuovo numero di `Micromega”in edicola , gennaio 2011 

http://www.noisiamochiesa.org/cristianesimo_di_base/mons_raffaele_nogaro_chi_%C3%A8_cristiano_%C3%A8_antiberlusconiano