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Un consiglio utile contro le truffe


 

tototruffaIl web è pieno di articoli che danno consigli su come difendersi dalla truffe telefoniche e porta a porta riguardanti luce, gas, acqua e, soprattutto, la linea telefonica.

Per carica, in molti casi, sono consigli utilissimi ma non risolutivi. Alcuni ci spiegano come capire se un centralinista ci stia truffando o meno ed altri ci consigliano come comportarci se a casa nostra arriva un rappresentante.

In realtà, c’è un consiglio molto utile da seguire, almeno per quanto riguarda la tipologia di truffe sopra menzionate.

Il consiglio. Anche a costo di sembrare scortesi, mettere giù la cornetta (senza dire una parola) non appena capite che qualcuno sta cercando di proporvi qualcosa, iscrivetevi al registro delle opposizioni per non ricevere più queste chiamate e, se continuate a riceverle (alle volte capita), rispondete al centralinista così “sono iscritto al registro delle opposizioni” e sarà lui a metter giù. Non aprite la porta a nessun rappresentante porta a porta.

Questo perché, generalmente, chi cerca di contattare voi via telefono o porta a porta, anche se non dovesse essere  un truffatore,  sta cercando di proporvi un contratto che per voi non sarà davvero vantaggioso.

Il consiglio è quello di essere voi a contattare le aziende fornitrici del servizio  nel caso in cui vogliate modificare un contratto oppure cambiare gestore….

Il web è molto utile in tal senso. Un consumatore ha la possibilità di interagire con le aziende fornitrici del servizio tramite il loro sito web.

Capisco che sia complicato per chi ha delle difficoltà con l’utilizzo del web (e non sono pochi) ma anche qui, qualora sia possibile, fatevi aiutare da qualcuno di vostra fiducia oppure recatevi nella sede del vostro fornitore situata più vicino a voi.

Esser voi, per libera scelta, a contattare loro anziché essere loro a contattare voi, influenzando la vostra scelta, riduce sensibilmente il rischio di esser truffati.

Giovanni Chianta

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, economia, magistratura, MALAFFARE, politica, truffe

Arrestato Ligresti con famiglia: la fine di un impero del mattone


ligrestisdi Giorgio Salvetti

Dopo il disastro finanziario, le manette. L’epopea del principe del mattone Salvatore Ligresti, detto Totò, uno degli uomini chiave del capitalismo italiano degli ultimi quarant’anni, è finita con l’arresto suo e di tutti i suoi figli per ordine della procura di Torino. Il patriarca è ai domiciliari a Milano. Le figlie Giulia Maria e Jonella sono in carcere rispettivamente a Vercelli e Cagliari. L’altro figlio, Paolo, è latitante in Svizzera. Sono stati arrestati anche gli ex amministratori delegati di Fonsai, Emanuele Erbetta e Fausto Marchionni, e l’ex vicepresidente Antonio Talarico. Sono tutti accusati di falso in bilancio aggravato per grave nocumento al mercato e manipolazione del mercato. La procura sta valutando se procedere anche alla confisca dei beni. Gli arresti sono scattati per scongiurare il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove.
L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore di Torino Vittorio Nessi, è solo una delle tante iniziative giudiziarie che stanno facendo luce sulla caduta dell’impero immobiliare e finanziario dei Ligresti. Una storia simbolo del modo di fare impresa e finanza in Italia che si è concluso con l’acquisizione da parte di Unipol di Fonsai.
Il più grande gruppo assicurativo rc auto italiano fino ad allora era controllato dai Ligresti che lo avevano portato sull’orlo del tracollo. Salvatore Ligresti, grazie al suo rapporto con Mediobanca ed ai suoi agganci politici, a cominciare da Craxi per finire con il padre e i figli di Ignazio La Russa, era riuscito a costituire Fonsai tramite la quale finanziava i suoi progetti immobiliari (era il principale costruttore a Milano e non solo) e le sue partecipazioni in moltissime società strategiche, da Pirelli a Rcs, tanto da essere soprannominato «mister 5%». Inoltre utilizzava il serbatoio di capitale di Fonsai anche per le spese di famiglia ed i capricci dei figli – Giulia Maria si lanciò nel mondo della moda, mentre Jonella, amante di cavalli, si dava all’ippica. Un salasso di risorse milionario che con il passare degli anni divenne insostenibile e costrinse Mediobanca a orchestrare il salvataggio di Fonsai puntando su Unipol.
L’indagine della procura di Torino adesso chiarisce come effettivamente venivano distratti i fondi. Secondo i magistrati, nel bilancio 2010 è stato occultato un buco da 600 milioni grazie alla sottovalutazione delle riserve da accantonare per il pagamento dei sinistri. 253 milioni sono finiti alla Premafin, la società di famiglia dei Ligresti, trasformando delle perdite in utili. Il falso è stato determinante per il piano di ricapitalizzazione del 2011, ha condizionato il mercato e danneggiato 12 mila piccoli risparmiatori. Sono state proprio le querele di alcuni di loro ad allargare il fronte delle indagini della procura di Torino che già nei mesi scorsi aveva emesso 12 avvisi di garanzia e aveva effettuato molte perquisizioni.
Come tutto questo è potuto accadere senza che nessuno se ne accorgesse? Una possibile risposta viene da un altro provvedimento, questa volta della procura di Milano che da tempo indaga su diversi filone della vicenda Ligresti, fra questi anche il papello segreto con cui Mediobanca avrebbe garantito privilegi e fondi ai Ligresti per cedere Fonsai a Unipol.
Solo ieri si è saputo che da sei mesi è indagato per corruzione e calunnia Giancarlo Giannini, l’ex presidente dell’Isvap, l’ente che avrebbe dovuto controllare le società di assicurazioni. Secondo i magistrati, Giannini avrebbe evitato per ben 10 anni di fare controlli su Fonsai in cambio di una raccomandazione di Ligresti presso Berlusconi e Gianni Letta per farlo nominare componente dell’Antitrust. A rivelare ai magistrati l’intreccio perverso tra controllore e controllato è stato Fulvio Gismondi, l’uomo di Fonsai che doveva tenere i rapporti con Isvap. In base alle carte già nel 2008 Fonsai stava sottovalutando le riserve per i sinistri. Sarebbe bastato intervenire allora per tutelare i risparmiatori, questo però avrebbe buttato all’aria i piani non solo di Ligresti, ma di buona parte del capitalismo e della politica italiani.

L’impero tossico di Ligresti: 4 miliardi di euro di esposizione bancaria

di Andrea Di Stefano, candidato etico

L’epilogo della famiglia Ligresti, da dinastia degli immobiliaristi e assicuratori a inquilini delle patrie galere, è una delle istantanee più veritiere del capitalismo cannibale italiano: parte del declino economico del Belpaese si può rileggere analizzando il rapporto perverso tra sistema del credito e il capitalismo famigliare dedito a partire dall’inizio degli anni Ottanta alla rendita e alla speculazione.
Non è possibile ricostruire la vicenda dell’ottantunenne Salvatore Ligresti senza ricordare il ruolo svolto dal salotto buono di Mediobanca. Enrico Cuccia venne incaricato da Raffaele Mattioli di mettere al riparo dagli effetti devastanti della Seconda Guerra Mondiale il meglio del capitalismo nostrano, dagli Agnelli ai Pirelli, dai Falck ai Marzotto. Il grande vecchio di Via Filodrammatici governò per oltre trent’anni il sistema capitalistico italiano come un monarca assoluto, totalmente refrattario a qualsiasi forma di trasparenza, con il supporto ambiguo delle Banche di interesse nazionale azioniste di Mediobanca (Banca Commerciale Italiana, Banco di Roma e Credito Italiano) e con meccanismi di cooptazione ispirati a mantenere un apparente equilibrio di controllo del potere finanziario sul sistema politico. Al banchetto ha così potuto sedersi anche Don Salvatore Ligresti da Paternò.
La leggenda, costruita dallo stesso capostipite in una famosa intervista al Mondo, vuole Ligresti giovane emigrante e fortunato miliardario già nei primi anni ’60 grazie alla compravendita dei diritti per un sopralzo di un sottotetto in via Savona che, grazie al finanziamento dell’allora Credito Commerciale, permise all’Ingegnere di realizzare il suo primo miliardo. Di prestito in prestito l’impero della famiglia è cresciuto a dismisura sino a comprendere il secondo gruppo assicurativo italiano (Fonsai, Fondiaria-Sai) portato sull’orlo del fallimento con oltre due miliardi di euro di perdite cumulate proprio per garantire lauti guadagni (prevalentemente offshore) proprio alla famigliola. Insieme a Zunino, Statuto, Coppola, Ricucci e altri protagonisti minori hanno costituito a tutti gli effetti il club degli immobiliaristi «tossici»: spericolati speculatori, maghi delle compravendite di aree dismesse con i soldi del sistema creditizio che all’inizio della crisi si è trovato con circa 20 miliardi di euro di potenziali insolvenze. Solo il gruppo Ligresti al momento dell’operazione di salvataggio aveva un’esposizione complessiva nei confronti del sistema creditizio per oltre 4 miliardi di euro dopo aver bruciato oltre tre miliardi di patrimonio netto di Fonsai tra il 2007 e il 2012. Una situazione simile a quella di Risanamento, la società di Luigi Zunino, sprofondata sotto oltre 4 miliardi di esposizione, mentre per Danilo Coppola, Giuseppe Statuto e Stefano Ricucci si tratta di circa un miliardo a testa. Una pioggia di miliardi (se si considerano anche personaggi come il finanziere franco-polacco Romain Zaleski) che invece di finire verso il sistema manifatturiero hanno alimentato le scalate bancarie (Antoveneta e Bnl in primis) contribuendo alla bolla immobiliare in larga parte virtuale, costruita sulla compravendita di aree dismesse per le quali, spesso, sarebbero indispensabili onerose bonifiche.
Il rappresentante simbolo del club degli immobiliaristi che hanno disegnato il boom e lo sboom edilizio milanese ha lasciato un’impronta rappresentata da numerose torri d’uffici (rimaste vuote o occupate da uffici delle pubbliche amministrazioni) e dai terreni agricoli, soprattutto del Parco Sud, sui quali si muovono gli interessi, diretti e indiretti, di Expo. È stato grazie al collettivo Macao che sono stati accesi i riflettori su una delle più significative incompiute che portano la firma di Ligresti, la Torre Galfa, nei pressi della Stazione Centrale. Alla famiglia dell’ingegnere di Paternò sono associati numerosi simboli della città di Milano. È stato don Salvatore a cercare di vendere la Torre Velasca prima del crollo del suo impero. Per l’ingegnere la Torre è sempre stata il fiore all’occhiello del suo patrimonio immobiliare, detenuto tramite FonSai. L’impresa però non è riuscita e il grattacielo «con le bretelle» con tutto il gruppo FonSai è passato all’Unipol. A raccontare la fine dell’impero immobiliare Ligresti, prima delle inchieste giudiziarie, sono stati i fallimenti dei grandi progetti. Fra i cantieri centrali destinati al maggior impatto sulla città oggi c’è Citylife: si è consumato un passaggio storico nel luglio di due anni fa quando Salvatore Ligresti, che molto aveva puntato su quell’impresa, gettò la spugna, vendendo a Generali. Chi ha acquistato gli appartamenti tra 8 e 12 mila euro al metro quadro, con l’impegno di una consegna nel 2015, dovrà vivere in cantiere sino al 2023 e con l’assistenza di Federconsumatori ha investito l’Authority per pratiche commerciali scorrette e ingannevoli.
L’altro progetto destinato a cambiare lo skyline cittadino è quello Porta Nuova-Garibaldi-Isola, e anche in questo caso Ligresti ha seguito il progetto fin dall’inizio. Fortemente voluto per ridisegnare il cuore di Milano, proprio nel momento in cui il progetto è decollato e i grattacieli come il Cesar Pelli hanno iniziato a salire Ligresti è uscito dalla compagine degli investitori: a fine 2011 ha venduto le sue quote a Hines.
Sono numerose le operazioni immobiliari che hanno contribuito a drenare risorse dalla compagnia assicurativa FonSai, alcune finite nel mirino della magistratura. Sotto la lente negli ultimi anni però sono finite numerose altre acquisizioni e operazioni immobiliari: ad esempio quelle relative ai terreni limitrofi all’area dove si terrà Expo 2015 (il progetto Fiera); agli immobili di via Lancetti a Milano acquistati dalla controllata Milano Assicurazioni; ai palazzi di via Fiorentini a Roma e via Confalonieri a Milano; al porto di Marina di Loano o all’Hotel Gilli.

FONTE :  http://www.milanox.eu/arrestato-ligresti-con-famiglia-la-fine-di-un-impero-del-mattone/

Pubblicato in: CRONACA, truffe

Come guadagnare 1000 euro al giorno.


soldi-banconote

Se cliccate su qualsiasi motore di ricerca “come guadagnare” usciranno siti come:

 come guadagnare 1000 euro al giorno; come guadagnare soldi facili;  come guadagnare stando comodamente seduto a casa tua e via dicendo.

Moltissime persone cliccano su questi siti pensando davvero che sia possibile guadagnare in un giorno quanto un operaio in un mese standosene a casa a grattarsi la pancia. E come la mettiamo con i tassi di disoccupazione mai così elevati ? Secondo i creatori di questi siti- pseudo offerte di lavoro,  disoccupati e occupati (con redditi da fame) sarebbero una sorta di autolesionisti non accettando queste grandiose proposte di lavoro.

Mi ha sempre sconvolto la credulità delle persone e in particolare quella degli italiani ed è proprio sulla credulità della gente che questi imbonitori guadagnano, funziona piu’ o meno così: costruiscono un sito dal titolo e dal contenuto scioccante per attirare il piu’ alto numero di lettori e sul quel sito ci si mette un bel po’ di pubblicità e si manda avanti il giocattolo finchè funziona, quando non funziona piu’, nuovo sito e nuova proposta scioccante.

Sfortunatamente, questi truffatori del web, hanno gioco facile perché, notoriamente, l’internauta è un tipo curioso e credulone.

Questo post ne sarà la dimostrazione. Noi ci occupiamo di temi molto importanti (mafia, economia, Giustizia, ingiustizie e piu’ in generale del malpaese) ed evidentemente, titoli dei post e contenuto non sono molto “appetibili” ad un vasto pubblico.  Il titolo di questo invece è scioccante, molti cadranno nella trappola e le nostre visite avranno un picco. Se questo blog non fosse senza pubblicità e ancor piu’ senza scopo di lucro alcuno, noi avremmo guadagnato dei soldi sulle visite che questo post, in maniera truffaldina, ha portato al blog.

 

Pubblicato in: truffe

LA TRUFFA TELEFONICA DEL “MODEM DA CAMBIARE.”


Mi stanno arrivando diverse segnalazioni riguardanti alcune società telefoniche che si spacciano per il vostro operatore telefonico proponendovi il cambio del vostro modem (con la scusa che è arretrato tecnologicamente) e una proposta commerciale.

Ovviamente registrano la conversazione e se voi provate a dire: “ma siete davvero il mio attuale operatore ?”, loro interrompono la registrazione e fuori registrazione ti assicurano: “ma certo !”. Poi riprende la conversazione e tu sei fregato: perchè registrano solo quello che vogliono loro percio’ è impossibile per l’utente dimostrare che si sono presentati come il vostro operatore telefonico e che avete accettato quell’offerta solo perché credevate si trattasse proprio del vostro attuale operatore e non di un nuovo operatore telefonico, peraltro a voi sconosciuto.

Per non essere fregati cosa bisogna fare ?

Il vostro operatore non vi telefonerà mai per chiedervi il cambio del modem, il modem viene cambiato solo quando ha un guasto o qualche difetto e sarete sempre voi a comunicarlo in precedenza al vostro operatore. Quindi, nel caso in cui vi telefona qualcuno presentandosi come il vostro operatore telefonico, proponendovi il cambio del modem, sappiate che quel qualcuno lavora per un’azienda concorrente e che vi sta truffando facendovi firmare un nuovo contratto a vostra insaputa.

Cosa fare nel caso in cui vi hanno già fregato ?

“Gia’ fregato” vuol dire che avete accettato telefonicamente (contratto a distanza) l’invio del modem e della proposta commerciale che voi credevate provenisse dal vostro operatore. A questo punto è evidente che l’azienda che vi invia il plico non è la vostra percio’, non perdete tempo (avete 10 giorni, a partire dal giorno in cui vi arriva il plico con modem e contratto da firmare) e inviategli una raccomandata A.R, con oggetto: “esercizio del diritto di recesso”, i vostri dati, quelli del contratto (codice) e la legge che regola il diritto di recesso: art 64 e ss del d.lgs. n. 206/ 2005. Ricordatevi di restituire anche il modem entro 10 giorni, fatevi comunicare dai truffatori l’indirizzo dove  spedirlo.

Poi, andate da una delle tante associazioni per i diritti del consumatore e denunciate la truffa.

Ultimo consiglio: per risolvere il problema “truffe telefoniche” alla radice iscrivetevi al registro delle opposizioni, si tratta di “un servizio concepito a tutela del cittadino, il cui numero è presente negli elenchi telefonici pubblici, che decide di non voler più ricevere telefonate per scopi commerciali o di ricerche di mercato e, in pari tempo, è uno strumento per rendere più competitivo, dinamico e trasparente il mercato tra gli Operatori di marketing telefonico.” Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale, ecco il link: http://www.registrodelleopposizioni.it/

Aspetto le vostre segnalazioni (tentativi di truffa o truffe subite) a commento di questo articolo.

Gio’ Chianta