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Come si manda avanti un blog a costo zero e senza scopo di lucro ? L’unica soluzione si chiama, per dirla in italiano, giornalismo partecipativo che, con molte difficolta’, cerchiamo di fare da quasi 4 anni. Il nostro blog Il Malpaese puo’ continuare a rimanere online solo grazie alla partecipazione attiva dei nostri lettori. Se vuoi collaborare con Il Malpaese invia un messaggio all’indirizzo di posta elettronica  ilmalpaese@yahoo.it   con oggetto: collabora con noi.

I RUOLI DA COLLABORATORE:

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– Curare delle rubriche ( ad esempio: letterarie, cinematografiche)

– Realizzare dei video per il nostro canale Youtube.

– Curare la nostra pagina Facebook e tutti i media collegati al blog.

e molto altro ancora…

I REQUISITI MINIMI

– Ottima conoscenza della lingua italiana

– Buona conoscenza dei piu’ comuni programmi informatici

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NOTA BENE

La presente, evidentemente (vista la premessa iniziale) non è un’offerta di lavoro ma un invito a collaborare gratuitamente con il blog.

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4 pensieri riguardo “Collabora con noi

  1. Il camuffamento dei debiti IVA, il falso nel bilancio dello stato ed il
    danno erariale derivante.

    Cari amici, vi scrivo per portare alla vostra attenzione questa “sporca”
    storia di contabilità generale dello stato che si fonde con l’abuso delle
    imprese sino a condurle al fallimento. Dovete sapere che verso la fine del
    2010,
    il ministro Tremonti aveva capito benissimo che il conteggio dei debiti
    dello stato stava esplodendo, ed era così giunto a partorire una delle sue
    peggiori creature ragionieristiche.

    Una consistente voce dei debiti dello stato riguarda i debiti IVA; in
    particolare debiti verso quelle aziende che producono in Italia ma vendono
    soprattutto all’estero, effettuando spese con IVA ma incassando senza.
    Tremonti,
    per alterare i numeri, diede ordine a Befera di procedere a controlli a
    tappeto su tutte le società che vantavano crediti IVA consistenti, e
    muovere loro
    contestazioni (PVC) che consentissero di bloccarne i rimborsi. Voi
    penserete subito che se le contestazioni sono fondate è evidente che lo
    stato si
    voglia tutelare; ma ora vi spiego come funziona il meccanismo.

    Dall’inizio del 2011 l’Agenzia dell’Entrate ha cominciato a fare questi
    controlli e, quando non trovava nulla di rilevante, sollevava le
    contestazioni
    più assurde a fantasiose alle società creditrici di IVA. Tali
    contestazioni
    venivano e vengono formulate nei Processi Verbali di Constatazione che
    l’AdE redige al termine delle verifiche fiscali. La maggior parte delle
    contestazioni fasulle si riconoscono anche dal fatto che, durante le
    verifiche, le
    materie contestate non venivano nemmeno prese in considerazione; salvo poi
    comparire miracolosamente nei PVC; con evidente (e ben tollerata ai
    vertici!)
    palese lesione del contraddittorio tributario.

    I PVC rappresentano il primo passo per andare poi all’Avviso di Accertamento
    che certo conoscerete. Ma cosa distingue una contestazione assurda da una
    corretta? Semplice: il fatto che da queste contestazioni l’AdE non è
    passata
    agli avvisi di accertamento! E perchè? Scusate, se ho trovato un evasore
    fiscale prima lo contesto nel PVC, poi aspetto le sue controdeduzioni e
    quindi corro a fare l’avviso di accertamento per recuperare i soldi. Non è
    questo l’interesse pubblico?

    All’AdE pare proprio di no ed il motivo è semplice. Sulla base delle
    contestazioni, ed invocando un’assurda circolare ministeriale, l’AdE blocca
    i
    rimborsi e fa figurare tali debiti IVA come non dovuti con enorme sollievo
    del
    bilancio dello stato e altrettanto grande (ma falso!) risultato nella lotta
    all’evasione. Interessante notare che la circolare del MEF (in totale
    conflitto di interesse e in sprezzo dei diritti dei contribuenti) legittima
    padrinamente l’AdE a trattenere i soldi; sempre in favore del MEF, però.

    Ma ditemi voi che giurisprudenza tributaria da asini è questa? Così
    facendo, le società che operano all’esportazione si sono trovate a
    finanziare lo
    stato per il 20% del loro giro di affari vedendosi poi pure contestare tale
    credito.

    Bene, penso che la stampa abbia tutti gli strumenti per verificare quante
    siano queste posizioni che abbondano al norditalia ma ve ne sono molte
    anche a
    Roma e Napoli; e sarebbe interessante chiedere a Befera quale spirito di
    collettività lo induce a mantenere posizioni dormienti quando invece
    potrebbe
    recuperare miliardi di euro dalle contestazioni che i suoi ispettori hanno
    così diligentemente mosso; SE FOSSERO VERE!

    Difficile sarà credere alla teoria che gli avvisi di accertamento sono
    tanti e le risorse poche poichè ciò si discosta marcatamente dalla mole
    di
    controlli che l’AdE ha messo in piedi contro dette società creditrici IVA.

    Vorrei però che vi rendeste conto dei punti salienti di questo discorso: 1)
    il bilancio dello stato è truccato da uno strumento sintetico (le
    contestazioni fittizie) che è in realtà un titolo derivato poichè ha un
    controvalore REALE senza però essere stato emesso dalla banca centrale, ma
    semplicemente reggendosi su un grigio connubio tra funzionari del fisco ed
    una
    colpevole copertura del MEF 2) lo stato calpesta totalmente gli interessi
    delle
    imprese ed anzi, inventando strumenti per non rimborsarle, le conduce al
    fallimento salvo poi sbandierare in pubblico il pagamento dei debiti PA 3)
    i
    funzionari dell’AdE sono attivamente coinvolti in questo processo di
    falsificazione quotidiana del bilancio, a danno delle imprese e con
    responsabilità
    personali gravissime sia verso l’interesse pubblico che verso le imprese
    stesse
    4) la malafede di questo operato non è solo opinabile ma è oggettiva
    perchè la prassi di non procedere con gli avvisi di accertamento su numeri
    così rilevanti è un chiaro indicatore di malafede nei PVC ma è, molto
    peggio,
    un enorme danno erariale se tali cifre fossero effettivamente recuperabili.
    5) uno stato di diritto che delega ad un qualunque funzionario pubblico, e
    non ad un giudice, il diritto di inibire il credito di un cittadino o di
    un’impresa, a suo semplice desiderio e volontà, è chiaramente indegno di
    essere fatto terreno di impresa.

    A questo si aggiunge il fatto che la magistratura è perfettamente a
    conoscenza di questo comportamento ma è consenziente poichè si tratta di
    denaro
    che serve a pagare anche i dipendenti pubblici. Vi spiego perchè: in ogni
    PVC rilevante si trasmette copia alla magistratura se è sopra i 50.000
    euro e
    la procura apre le indagini. Allora perchè le procure non si chiedono mai
    le ragioni per cui l’AdE non procede tempestivamente a fare gli avvisi di
    accertamento?

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