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Otto marzo: il tasso di occupazione femminile nel Mezzogiorno è tra i più bassi in Europa.


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Il tasso di occupazione femminile nel Mezzogiorno è tra i più bassi in Europa. Il divario delle Regioni del Sud rispetto alla media europea, già elevatissimo nel 2001 (circa 25 punti percentuali), si è ulteriormente ampliato arrivando sopra i 30 punti, nel 2017”, denuncia la ricerca della Svimez, in occasione dell’8 marzo. “Il confronto – sottolinea la Svimez – conferma la peculiarità della situazione italiana: solo la provincia di Bolzano si colloca nella prima metà delle regioni europee, con un tasso di occupazione femminile pari a 71,5%, alla posizione 92 nella graduatoria.”. Le regioni del Mezzogiorno sono sensibilmente distanziate da quelle del Centro- Nord e “si collocano tutte nelle ultime posizioni, con Puglia, Calabria, Campania e Sicilia nelle ultime quattro e valori del tasso di occupazione intorno al 30%, di circa 35 punti inferiori della media europea”. Non solo. L’Italia, in particolare negli anni della crisi, “si distingue per essere uno dei pochi Paesi ad aver contratto il peso del lavoro qualificato, a favore di un incremento del lavoro meno qualificato, soprattutto nei servizi alla persona e domestici”. Nel 2018 “sono state 3 milioni 663mila le donne che hanno svolto lavori qualificati, di queste, però, appena 851mila sono meridionali, meno di un quarto del totale. La quota di donne occupate in posizioni cognitive altamente specializzate (inclusi i manager) sale tra il 2001 ed il 2008 dal 34,1 al 44,1% per poi riscendere al 38,1% nel 2014”. Dinamiche simili si rilevano nelle due circoscrizioni, con perdite più consistenti nelle professioni più qualificate nel Mezzogiorno. Dalle elaborazioni Svimez su dati Eurostat ed Istat al 2018, si nota che “il tasso d’occupazione femminile per le donne in possesso di laurea è ancora molto basso al Sud, appena il 63,7%, contro una media dell’81,3% in Europa. Le donne laureate sono inoltre penalizzate anche dal punto di vista retributivo: una donna laureata da quattro anni che lavora al Sud ha un reddito medio mensile netto di 300 euro inferiore a quello di un uomo (1000 euro contro 1300)”.

 

 

https://agensir.it/quotidiano/2019/3/7/otto-marzo-svimez-il-tasso-di-occupazione-femminile-nel-mezzogiorno-e-tra-i-piu-bassi-in-europa/

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Messico, scoperto un tesoro Maya in una grotta.


GLI ARCHEOLOGI messicani entrati nella grotta di Balamku si sono infilati camminando carponi per centinaia di metri (circa 460) prima di scoprire il tesoro che vi era racchiuso. Ma la sorpresa per quel che si sono trovati di fronte deve aver spazzato via la fatica: centinaia di oggetti fatti a mano risalenti all’epoca precolombiana hanno aperto un nuovo squarcio sulla storia dei Maya.

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E’ un “tesoro scientifico” quello appena rintracciato tra le rovine dell’antica civiltà di Chichen Itza, nello Yucatan, e cresciuta sopra e attorno ad una complessa rete di caverne e percorsi di acqua dolce.La grotta, della cui esistenza gli abitanti sono a conoscenza da più di cinquant’anni, ha conservato in ottime condizioni i resti del vasellame in ceramica che secondo gli esperti potrebbe aiutare a datare con più precisione i popoli precolombiani che per molti aspetti restano ancora un mistero.

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Tra i manufatti riportati alla luce nella caverna profonda circa 24 metri ci sono otri per l’acqua e brucia-incensi, il che fa pensare che migliaia di anni fa si trattasse di un luogo mistico.

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Oltre a residui di cibo, gli archeologi sperano di trovare anche resti organici – ad esempio ossa umane – che possano rivelare dettagli dell’epoca a noi sconosciuti.

 

 

 

https://www.repubblica.it/scienze/2019/03/06/news/messico_scoperto_un_tesoro_maya_in_una_grotta-220874983/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P17-S1.4-T1

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Vent’anni senza Stanley Kubrick.


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Secondo molti, il più grande. Uno dei registi che ha creato il mito dell’autore, trapiantandolo nel cuore di una Hollywood in crisi, tra la fine dell’epoca classica e il tentativo di presa del potere da parte della generazione di Coppola e Spielberg. Un artista che ha frequentato tutti i generi, che ha saputo trattare con gli Studios, un ebreo del Bronx, americanissimo, che per quasi quarant’anni ha vissuto in Inghilterra, circondato dall’alone della leggenda.

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Moriva vent’anni fa, Stanley Kubrick, prima di dare gli ultimi ritocchi a Eyes Wide Shut, uscito postumo. Misantropo, maniaco del controllo, autore di film algidi e anti-umanisti che nascondevano una visione del mondo e del potere anarchica, e la coscienza dei limiti del cinema. L’ultimo regista del Novecento, come lui stesso sapeva: “I critici si aspettano da me ogni volta l’ultimo film possibile”, disse in un’intervista. Kubrick ha dato una nuova dignità alla fantascienza, che fino ad allora era un genere di serie B”.

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E ovviamente, nessun regista potrà essere, dopo, all’altezza del cinema e del suo mito, perché è il cinema stesso a non essere più così grande.

 

 

 

 

https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2019/03/06/news/stanley_kubrick_20_anni_dalla_morte-220851984/

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Malaria, ultima frontiera: per eradicarla si curano direttamente le zanzare.


Gli stessi farmaci utilizzati dall’uomo per prevenire e combattere l’infezione possono essere assorbiti dagli insetti vettori, e bloccare nel loro corpo la replicazione del parassita.

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I ricercatori si sono chiesti se fosse possibile applicare lo stesso principio e irrorare le reti di antimalarici, per agire all’interno del corpo degli insetti: bisognava capire se le zanzare fossero in grado di assorbire i composti attraverso le zampe. Il team ha cosparso superfici di vetro con dosi più o meno concentrate di atovaquone o altri composti e ha tenuto le zanzare a contatto con i farmaci coprendole con un bicchiere. Sei minuti trascorsi su una dose bassa di atovaquone, simile a quella degli insetticidi spruzzati sulle zanzariere, sono sufficienti a bloccare completamente la replicazione del plasmodio nel corpo della zanzara. Sei minuti è anche il tempo in media trascorso da una zanzara su una rete messa a protezione di un essere umano.La sostanza non ha avuto altri effetti su salute e longevità delle zanzare, e si può pertanto sperare che non dia luogo a fenomeni di resistenza. Un simile successo è stato osservato con altri antimalarici. Secondo gli scienziati la diffusione di reti cosparse di antimalarici potrebbe dimostrarsi particolarmente efficace nel bloccare la trasmissione dell’epidemia, specialmente nelle aree in cui le zanzare sono più resistenti agli insetticidi.

 

 

 

 

https://www.focus.it/scienza/salute/malaria-curare-zanzare-trasmissione-plasmodio

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Biodiversità: le poche specie di cui ci nutriamo sono a rischio


Allarme della FAO. La biodiversità delle specie vegetali e animali sulle quali contiamo per mangiare è a rischio: gli organismi che costituiscono lo “zoccolo duro” dell’alimentazione umana sono in declino, a causa di una gestione scorretta della terra e dell’acqua e per colpa dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici, dell’urbanizzazione e del sovrasfruttamento delle risorse.

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Nonostante si conoscano circa 6000 specie vegetali coltivabili, quelle effettivamente usate nella produzione di cibo sono circa 200, e il 66% della produzione agricola globale è costituito da nove specie soltanto (canna da zucchero, riso, mais, frumento, patata, soia, il frutto della palma da olio, barbabietola da zucchero, manioca). Non va diversamente per le proteine animali: se le specie principalmente allevate sono una quarantina, sono poche quelle sulle quali contiamo per la carne, il latte e le uova. Inoltre un terzo delle riserve ittiche mondiali è minacciato dalla pesca eccessiva, e un terzo dei pesci d’acqua dolce è considerato a rischio. Il 26% delle varietà locali di animali da allevamento rischia l’estinzione, e un migliaio di specie selvatiche vegetali e animali sta registrando una diminuzione del numero dei suoi esemplari.

I tentativi di recupero e tutela della biodiversità ci sono e funzionano, ma non stanno avvenendo abbastanza velocemente. Fare affidamento su un numero limitato di risorse ci rende particolarmente vulnerabili alle sfide poste da un clima, e da una demografia mondiale, in netta trasformazione. La carenza di biodiversità fa sì che la produzione di cibo sia suscettibile ai contraccolpi di siccità,  parassitosi e malattie, mentre i cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più instabili e poco affidabili le stagioni e i tempi dei raccolti.

 

 

 

 

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/biodiversita-fao-poche-specie-rischio-estinzione

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Reddito di cittadinanza: due terzi non saranno obbligati a trovare un lavoro


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Circa un terzo dei beneficiari del reddito di cittadinanza dovrà sottoscrivere un patto per il lavoro. Due persone su tre, invece, potranno usufruire del sostegno economico senza alcun vincolo lavorativo. È quanto scrive l’Istat in una relazione presentata questa mattina in audizione alla Camera dei deputati. L’istituto di statistica calcola una platea complessiva di 2,7 milioni di individui che hanno le caratteristiche per ottenere il reddito. Di queste, sono 900.000 dunque che dovranno aderire al patto. Di questi, circa 600.000 ha la licenza media o nessun titolo di studio. Si tratta perlopiù di disoccupati (492.000) e casalinghe (373.000). In gran parte sono cittadini italiani (760.000) ma c’è anche una quota di extracomunitari (100.000).Il beneficio medio calcolato dall’Istat si aggirerebbe intorno a 5.053 euro, corrispondente al 66,8% del reddito familiare, per una spesa complessiva di circa 6,6 miliardi di euro su base annua. La suddivisione geografica delle famiglie beneficiarie è la seguente: 9% delle famiglie residenti nel Mezzogiorno, 2,7% delle famiglie al nord e 4,1% nel centro.

 

 

 

 

https://www.lastampa.it/2019/03/05/italia/reddito-di-cittadinanza-per-listat-due-terzi-non-saranno-obbligati-a-trovare-un-lavoro-MtAD63Gzwui3nL0zK1lOvI/pagina.html

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Lucio Dalla, quarant’anni fa l’uscita dell’omonimo album.


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Era il 1979. Prodotto da Alessandro Colombini e Renzo Cremonini, Lucio Dalla è stato registrato negli Stone Castle Studios di Carimate. Insieme al precedente Come è profondo il mare e al successivo Dalla, il disco è considerato da gran parte della critica musicale una tappa importante del trittico della maturità di Lucio Dalla. Costituito da nove tracce, l’album è presente nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia alla posizione numero 40. Un album interamente scritto e musicato da Lucio Dalla, fatta eccezione per Cosa sarà, la cui musica è stata scritta dall’amico Ron, interpretato assieme a Francesco De Gregori. Tra i brani più famosi in esso contenuti L’ultima luna e Stella di mare, presenti sul lato A, e Anna Marco e L’anno che verrà sul lato B. Vere perle della musica italiana, poesie destinate a restare immortali, proprio come Lucio, il nostro caro Lucio, autore di testi straordinari come La sera dei miracoli, Piazza Grande, 4 marzo 1943, Come è profondo il mare, Futura, Cara, solo per citarne alcune, portate al successo in varie lingue. La lista è davvero lunga. Difficile averne una preferita, impossibile non amarle.

 

 

 

https://urbanpost.it/lucio-dalla-quarantanni-fa-luscita-dellomonimo-album-stasera-il-maxi-concerto-a-bologna/

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Lotta tra Carnevale e Quaresima


Un dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio: “Lotta tra Carnevale e Quaresima”, come suggerisce il titolo, è perfetto per questo giorno, l’ultimo per i festeggiamenti carnevaleschi, prima del Mercoledì delle Ceneri. Questo quadro rientra nella categoria delle “scene di genere”, cioè di quei quadri che rappresentano scene di vita quotidiana, con un gusto squisitamente narrativo, a cui Bruegel aggiunge anche un evidente tono moraleggiante.

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Il Carnevale è un uomo grasso seduto a cavalcioni di un barile (in cui è stata conficcata una coscia di maiale) e viene spinto da un uomo travestito di giallo, colore che simboleggia l’inganno. Tiene in testa una torta di carne e nella mano destra uno spiedo con diversi pezzi di maiale. Si tratta probabilmente di un macellaio, come lascia intuire la borsa di coltelli che porta legato alla cintura; era infatti la corporazione dei macellai a fornire la carne per i festeggiamenti carnevaleschi.

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La Quaresima, invece, è una donna magrissima, vestita come una religiosa, che regge una paletta con due misere aringhe. E’ seduta su un carretto trainato da un frate e da una monaca ed è circondata dalle pietanze tipiche del periodo quaresimale: ciambelle salate, cialde e cozze, ma anche il pesce che viene pulito dalle donne dietro di lei; tutti questi elementi si contrappongono all’abbondanza di birra, pane e carne che circonda il Carnevale.Anche se non esiste un vero e proprio filo narrativo, l’intera composizione può essere divisa in due parti, dal momento che alle spalle di Carnevale e Quaresima si sviluppano due scenari molto differenti, che rispecchiano lo spirito dei due periodi dell’anno. C’è il tempo della gioia, anche sfrenata, e il tempo della penitenza, della riflessione.

 

 

 

 

https://abbecedarte.wordpress.com/2014/03/04/lotta-tra-carnevale-e-quaresima-pieter-bruegel-il-vecchio/

https://it.wikipedia.org/wiki/Lotta_tra_Carnevale_e_Quaresima

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Libreria Acqua Alta a Venezia: una delle libreria più belle del mondo.


Forse una delle librerie più belle del mondo alla quale si accede da un vicolo stretto e poco frequentato, non troppo lontano da Piazza San Marco. Entrando si viene accolti da quell’odore tipico della città lagunare, soprattutto nei pianterreni. Un’aria pesante che sa di polvere, libri e acqua stagnante.  Pile e pile di libri in un caos totalmente fuori controllo si innalzano a destra, a sinistra e al centro. A occupare la vista è una gondola riempita di libri ben oltre l’orlo. Ancora più in là altre barche di dimensioni inferiori sono a loro volta stracolme di libri sia nuovi sia usati.

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Il compito di queste imbarcazioni, però, non è solo estetico, i libri vengono letteralmente messi in salvo dagli scafi ogni volta che l’acqua alta entra nel negozio (e accade spesso). Il rapporto tra cultura e forze della natura in questi corridoi si fa strettissimo.

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L’ingresso è gratuito e i prezzi dei libri sono quelli di una comune libreria. Gatti sornioni sonnecchiano tra i volumi. Cataste di libri di ogni genere riempiono ogni centimetro della libreria.

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Difficile, ancora, restare concentrati solo sui libri. Proseguendo fino in fondo alla libreria c’è una vera e propria chicca. Una scala fatta di enormi volumi (che erano destinati al macero) conduce a una vista sul canale. Nell’altra sala, invece, una sedia si affaccia sull’acqua e sul silenzio e sulla pace della piccola via d’acqua.

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https://www.spiccandoilvolo.com/blog/2015/10/02/libreria-acqua-alta/

https://luoghidavedere.it/luoghi-da-vedere-in-italia/veneto/libreria-acqua-alta-venezia-visitare_13683

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Avocado: i rischi che comporta elevare a “feticcio” alcuni alimenti.


 Secondo la FAO, la produzione globale di avocado è più che raddoppiata dal 1993. In Italia, il consumo di avocado è passato dalle 3.600 tonnellate del 2007 alle oltre 13 mila del 2016 (+261%).

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I Paesi con l’appetito maggiore per l’avocado (oltre agli USA, Canada, Regno Unito ed Europa settentrionale) sono anche quelli con il clima meno adatto a coltivarlo. E le aree in cui questo frutto incredibilmente assetato d’acqua cresce (Messico, Cile, Perù, Colombia, Repubblica Domenicana, California, Kenya) sono in larga parte anche quelle più colpite da siccità, povertà, traffico di droghe e sfruttamento iniquo del lavoro agricolo.  Si stima che occorrano circa 70 litri di acqua per far crescere un singolo avocado: più di tre volte quelle necessarie per ottenere un’arancia, 14 volte quelle che servono per un pomodoro. In Cile, un Paese in cui l’acqua potabile è in gran parte privatizzata, e quasi l’80% di essa è impiegata in ambito agricolo, chi gestisce le grandi piantagioni di avocado nella regione di Petorca ha installato pozzi e canali  illegali per trasportare l’acqua dei fiumi fino ai campi, causando una siccità senza precedenti e lasciando agli abitanti dei vicini villaggi solo poca acqua consegnata da mezzi su ruote, spesso contaminata.

In Messico, per gli agricoltori la coltivazione di avocado è diventata un’opportunità economica talmente vantaggiosa, da alimentare la deforestazione delle distese di conifere tropicali per far posto alle giovani piante di avocado. Dal punto di vista economico e sociale, il timore è che possa accadere, con gli avocado, qualcosa di simile a quanto avvenuto con la quinoa. La diffusione mondiale di questo alimento negli anni 2000 portò i prezzi talmente alle stelle, che i suoi stessi coltivatori, in Sud America, non potevano più permettersi di mangiare la pianta erbacea che li aveva alimentati per generazioni. Era più conveniente venderla: ma presto sul mercato si diffuse un tipo di quinoa più a basso prezzo e di qualità inferiore, che lasciò i contadini con debiti ingenti e grandi quantità di terre ormai riconvertite.

La coltivazione di avocado ha attirato l’attenzione dei cartelli della droga messicani, che vedono nel business la possibilità di estorcere denaro agli agricoltori. Una pianta di avocado matura in 7 anni e da quel momento in poi, ha un rendimento molto basso: produce circa 100 frutti all’anno. I coltivatori riescono a guadagnarci grazie alle oscillazioni stagionali dei prezzi (da 0,86 a 1,10 dollari a frutto), ma spesso una quota del ricavato finisce nelle mani di famiglie criminali.

 A tutto questo si sommano i costi ambientali derivanti da imballaggio e trasporto dei frutti da queste aree tropicali alle tavole del resto del mondo. Per arrivare in Italia, un chilo di avocado messicani percorre 10.200 km circa, per un totale di 18,5 kg di anidrite carbonica emessa in atmosfera.

 

 

 

 

 

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/avocado-il-vero-costo-del-frutto

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Il nome del padre.


La parola padre si è, via via nel corso dei secoli, rivestita di una gamma di significazioni sempre più vasta partire dalla valenza sociale e politica che è andata assumendo: padre-padrone, la proprietà; padre-patria, l’appartenenza e l’obbedienza a un sistema interamente declinato al maschile; padre-patrimonio, il possesso dei beni; padre-patriarca, parola -quest’ultima- che riassume e identifica in sé il padre con il potere.

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Il patriarcato, così come si è venuto configurando, ha saldato il concetto e l’esperienza stessa della paternità -che in origine non ha valenze biologiche o generative- con il potere maschile. Cioè: sei padre quindi sei maschio quindi hai un potere che ti è riconosciuto in quanto tale. La patria potestas chiarisce questo concetto: il pater familias esercita un potere di vita e di morte su tutti coloro che derivano da lui o a lui sono per qualche ragione affini.

Questo connubio padre-potere ha cominciato a sfaldarsi -lentamente a partire dalla fine del secolo XIX, via via più consapevolmente fino a oggi-  sotto la spinta dei movimenti femministi che ne hanno smascherato la  natura di prigione non solo per le donne, ma anche -e molto- per gli uomini stessi.

Essere padre non significa esercitare il potere, non significa agirlo tramite la disparità, la discriminazione e la separazione di ruoli che sono culturali e non “naturali”. Il padre è un ruolo, non un attributo legato al genere.

Quindi, che un padre legga le novelle di Boccaccio alla figlia, che lavi i pavimenti o che sia poco incline all’esercizio di  un potere che  limita della libertà dell’altro in nome di un’autorità sancita da secoli di patriarcato, lungi dallo sminuirne le prerogative, restituisce al ruolo splendore e pienezza.

 

 

 

http://le-parole-sono-importanti.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/03/01/il-nome-del-padre/?fbclid=IwAR2fBhsf2UJYUajgOV1sAADOkC3UroeT2Any2c8aBEac6HBrBcGkK1_dKr4

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GIANDOMENICO TIEPOLO, PULCINELLA E IL POTERE DEL MONDO.


Giandomenico Tiepolo (1727-1804), figlio del più celebre Giambattista, si cimentò varie volte con la figura di Pulcinella, rappresentandola in opere pittoriche e disegni.

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Pulcinella, maschera teatrale partenopea, irridente sbeffeggiatore dei potenti e risolutore bizzarro di intrecci apparentemente inestricabili, fu tra i soggetti degli affreschi della villa di famiglia a Zianigo (cittadina natale del pittore in provincia di Venezia), realizzati in due momenti, fra il 1759 e il 1797, e attualmente conservati nel museo veneziano Ca’ Rezzonico. E la sua storia fu anche al centro della serie di 104 disegni, intitolata “Divertimento per li regazzi”, eseguita dal Tiepolo alla fine del XVIII secolo.

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Lo stravagante personaggio della commedia dell’arte – ambiguo, doppio, inafferrabile, beffardo – rappresenta bene il momento di crisi vissuto dalla società europea in quel torno di tempo, con la fine dell’ancien régime e l’attesa di un mondo nuovo alimentata dalla Rivoluzione francese.

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Pulcinella continua a guardare con ironia e scetticismo ai mutamenti del potere del mondo, sempre pronto a smascherarne la retorica delle magnifiche sorti e progressive.

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Pulcinella è l’Italia del popolo, che si rappresenta, si denigra e si riscatta con la felicità che trasmette. Un’Italia del passato, ma che si può riconoscere oggi dovunque.
(Raffaele La Capria)

 

 

 

 

 

http://www.italianways.com/giandomenico-tiepolo-pulcinella-e-il-potere-del-mondo/

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Asfalto, da Ragusa una storia (dimenticata) di innovazione.


Mentre a Londra e nei Paesi Bassi proseguono i primi esperimenti per fare le strade con la plastica riciclata, a Ragusa, da oltre 30 anni, c’è un km di strada costruito con un bitume speciale, ottenuto miscelando proprio plastiche miste: questa è una storia di innovazione, che termina purtroppo in una via lastricata anzi, letteralmente, asfaltata dalle buone intenzioni.

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Siamo nel 1986, a Ragusa, nel Centro di Ricerca Sperimentale di Enichem, l’allora azienda petrolchimica del gruppo ENI e principale compagnia chimica nazionale: si lavora a un sistema pilota che, combinando i rifiuti plastici con l’asfalto, permetterebbe di chiudere il cerchio del riciclo della plastica. E negli anni ’90 i rifiuti plastici ancora non dilagavano negli oceani, non erano come oggi la minaccia numero uno per l’ambiente e la nostra salute.Ma perché non si andò avanti, nonostante i buoni risultati della sperimentazione? Come spesso capita, noi italiani abbiamo buone idee, però sono poi gli altri a sfruttarle. In questo caso, anche se rappresentava un’attività marginale, avevamo visto lontano. L’industria chimica italiana aveva delle menti che  illuminate. Siamo stati i primi ad ipotizzare l’uso di polietilene di recupero nei bitumi, ovvero l’”eco-asfalto” che oggi fa tanto notizia.

 

 

https://www.lastampa.it/2019/02/28/scienza/asfalto-da-ragusa-una-storia-dimenticata-di-innovazione-6FxgSgcpns6unrvymZmA5J/pagina.html

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Treno fermo in una galleria in Basilicata, 75 anni fa 500 morti.


È ricordato come il più grave incidente ferroviario della storia italiana (uno dei più gravi in assoluto) e avvenne 75 anni fa, nella notte fra il 2 e il 3 marzo 1944 in una galleria, chiamata «delle Armi», nei pressi di Balvano (Potenza): morirono oltre 500 persone, per asfissia da monossido di carbonio.

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Era il tempo della seconda guerra mondiale: i treni, molti dei quali composti dai cosiddetti «carri arredati» (ossia da vagoni merci allestiti con panche di legno), erano pochi e non sufficienti a soddisfare le esigenze delle popolazioni. I viaggiatori, con o senza biglietto, prendevano d’assalto ogni tipo di treno e si arrangiavano nel miglior modo possibile, viaggiando sull’imperiale dei vagoni (cioè sul tetto), nelle ritirate e addirittura sui respingenti. Si trasportava di tutto, anche animali vivi, e lo scambio delle merci era regolato unicamente dalle leggi del «mercato nero».

Anche l’8017 era stracolmo di viaggiatori: alle 00.50 del 3 marzo partì dalla stazione di Balvano (Potenza), imboccò la «galleria delle Armi», in salita, e poco dopo si fermò, forse per il peso eccessivo. Il treno non arrivò mai nella successiva stazione di Bella-Muro (POtenza). Il fumo denso sprigionato dalle due locomotive a carbone che trainavano i tanti vagoni merci invase la galleria, e i veleni uccisero centinaia di persone, molte delle quali stavano dormendo. Il numero esatto delle vittime del disastro non è stato mai stabilito: nel cimitero di Balvano – dove i morti furono sepolti in due fosse comuni – una lapide indicava in 509 le vittime: 408 uomini e 101 donne. Ma il calcolo pare non tenesse conto del fatto che alcune salme furono sepolte altrove per volontà dei parenti.

Ma perché l’8017 si fermò nella galleria? Fu davvero a causa dell’eccessivo peso trainato o per un guasto ad una delle due locomotive? E, con il convoglio fermo, perché i macchinisti di due locomotive di così elevata potenza (una `480´ e una `476´) non riuscirono a rimuovere il treno? Malinteso fra di loro o con i frenatori che, serrando i freni, inchiodarono il treno alle rotaie? Domande alle quali non si è mai riusciti a dare una risposta e che lasciano tuttora insoluto il mistero sulle cause della più grave sciagura ferroviaria avvenuta in Italia.

 

 

 

 

https://www.lastampa.it/2019/03/02/italia/treno-fermo-in-una-galleria-in-basilicata-anni-fa-morti-pcECIcnjJGzk0j6UMZd63J/pagina.html

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Il simulatore di malattie ora considera i no-vax come epidemia


Dopo la petizione firmata da più di 20mila giocatori, gli sviluppatori inseriranno l’insorgere dei movimenti no vax come arma per sterminare la popolazione mondiale.

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Gli sviluppatori si sono dunque trovati costretti a prendere in considerazione l’ipotesi di programmare uno specifico scenario no vax, e settimana scorsa hanno sfidato i giocatori a raggiungere le 10mila adesioni. La campagna si è rivelata un successo (le firme viaggiano verso quota 20mila) e così i centri per la prevenzione e il controllo delle malattie virtuali di Plague Inc. avranno presto vita ancora più grama: oltre a dover combattere contro la diffusione delle malattie dovranno fronteggiare anche una fetta di popolazione che rifiuta i vaccini ed espone se stessa e gli altri a contagi evitabili.

 

 

 

 

https://www.wired.it/gadget/videogiochi/2019/03/01/plague-inc-no-vax/

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La legge 833.


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Era il 1978, l’anno del rapimento Moro e dell’elezione di Pertini. La crisi economica minacciava il Paese, alla guida dell’Italia c’era il governo di “solidarietà nazionale” guidato da Giulio Andreotti. Ministro della sanità era la democristiana di sinistra Tina Anselmi. A dicembre, quasi in sordina, («distrattamente», come ebbe 
a dire Luciana Castellina) il Parlamento approvò la legge 833, dando vita così 
al Sistema Sanitario Nazionale, ispirato all’articolo 32 della Costituzione 
e al principio della salute come bene universale e gratuito.. A quarant’anni di distanza verifichiamo che la politica sta uccidendo la sanità pubblica. Il Servizio sanitario nazionale  è sempre più aggredito da tagli e privatizzazioni. E mentre la fetta di Pil per gli ospedali 
sta scendendo sotto la soglia che garantisce l’accesso alle cure, le liste d’attesa si allungano, i giovani medici vengono sottopagati e gli infermieri sono costretti a turni di 16 ore Il nostro è il sistema che costa meno in assoluto: con pochi soldi riusciamo ad avere livelli qualitativi di cure intensive simili a Francia e Germania. Ma stiamo ponendo una pesante ipoteca sul futuro, perché manca tutto il resto. Dopo l’ospedale, non c’è assistenza per gli anziani non autosufficienti, che oggi sono 2,8 milioni e tra 10 anni saranno 3 e mezzo. Non avendo altro posto dove stare, il 60 per cento di quelle persone continua a entrare e uscire dagli ospedali, ingolfandoli. E il carico dell’invecchiamento è sulle spalle delle famiglie, che non possono reggere oltre.

Un segno tangibile dell’affanno del sistema sono le liste d’attesa fuori controllo. Qualche esempio? Tre mesi e mezzo per una visita oculistica a Milano, quasi quattro per una mammografia al Sud, dicono i numeri di Cittadinanza Attiva. Il risultato è che molti italiani “consumano meno sanità”, cioè spesso rinunciano: alle analisi, alla prevenzione, alle terapie. Dice l’Istat che il 6,5 per cento della popolazione ritarda o non si cura più.L’altra emergenza sono i giovani medici.  Il calvario della precarietà è iniziato nel 2001, quando sono comparsi i primi contratti a termine. Oggi ci sono 12 mila specialisti con rinnovo annuale e una paga base di circa 80 euro al giorno. Gli anni di attesa per una stabilizzazione sono 15. Dalle regioni al collasso, tipo la Campania e la Calabria, i giovani fuggono e cercano lavoro al nord. Il discorso intorno alla sanità si è fatto via via sempre più economico 
e finanziario. Ma il fabbisogno, quanto cioè dobbiamo investire in sanità, non può essere determinato solo dagli equilibri finanziari. Non possiamo disconoscere la crisi, ma dobbiamo 
anche capire quali sono le necessità assistenziali del nostro Paese. Al di là delle decisioni prese dai governi, che si possono più o meno condividere e che in larga parte hanno interessato questioni di dettaglio, manca  un discorso pubblico e condiviso sul futuro della sanità.

 

 

http://espresso.repubblica.it/inchieste/2018/01/22/news/cosi-stanno-uccidendo-la-sanita-pubblica-1.317368?refresh_ce

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/01/22/news/il-servizio-sanitario-nazionale-e-un-miracolo-nonostante-i-politici-1.317355

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‘Via col vento’, gli 80 anni del kolossal più visto della storia del cinema


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In occasione del compleanno importante del film diretto da Victor Fleming, Via col vento doveva tornare in sala negli Stati Uniti, solo per due giorni, giovedì 28 febbraio e domenica 3 marzo, per due spettacoli ogni giorno, ma data la grande richiesta avrà altri due giorni di proiezioni. Vincitore di otto premi Oscar, uno assegnato a Hattie McDaniel come miglior attrice non protagonista per Mami, prima afroamericana ad essere nominata in una categoria di attori e a vincere un premio Oscar, e due Academy Awards onorari, il film è un kolossal per il quale è stato investito un budget di 3,9 milioni di dollari e che ha richiesto un processo di realizzazione faticoso e turbolento. La storia segue pedissequamente le millecento pagine del romanzo della giornalista Mitchell e forse anche per questo il risultato è un film di quasi quattro ore. Via col vento vide la luce e fece il suo debutto la sera del 15 dicembre 1939 al Loew’s Grand Theater, su Via dell’Albero di Pesco ad Atlanta, Georgia. Fu quello l’evento culmine di una serie di celebrazioni che fecero riempire l’allora cittadina che contava 300mila abitanti. I tre giorni precedenti la proiezione furono dichiarati festivi, scuole chiuse, così come gli uffici pubblici, balli a tema e quotidiani interamente dedicati al film. Tuttavia nello Stato dove ancora erano in vigore leggi razziali, non mancarono proteste quando agli attori neri fu proibito di presentarsi alla cerimonia e a tutti gli eventi di promozione del film. Anche ad Hattie McDaniel (Mami) fu vietato di partecipare. Clark Gable minacciò allora di boicottare la première, ma fu la stessa attrice che lo convinse ad esserci. Dal 1939, la sala numero 6 del cinema “CNN6 Centre” di Atlanta proietta ininterrottamente Via col vento due volte al giorno.

 

 

https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2019/02/27/news/80_anni_di_via_col_vento_-218034985/

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Indipendentisti e revisionisti


La pittoresca mappa del separatismo italiano che spazia tra neoborbonici e austricanti.

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Al 17 marzo manca poco. E, come ogni anno, all’avvicinarsi di questa data riemergono i soliti, vecchi e, occorre dirlo, poco cari revisionisti antinazionali: gli odiatori di Garibaldi e Mazzini; i nemici del Tricolore; gli antagonisti della storia d’Italia che, ricordando il 17 marzo 1861, rabbrividiscono: è nascita dello Stato violento, rapinatore e usurpatore di questa o quella patria locale. E’ la nascita dello Stato italiano che dopo quasi mille e cinquecento anni vedeva, finalmente, l’Italia tornare unita. Quei tempi preunitari non torneranno. Né per gli austricanti né per i neoborbonici. Né, più in generale, per nessun’altra fantasiosa formazione più o meno organizzata di pittoreschi indipendentisti/secessionisti/revisionisti o qualunque altra definizione potrebbero gradire. E non perché nella maggior parte dei casi questi “movimenti” si configurino come poco più che divertenti sodalizi male organizzati, ma perché è la storia che li ha già sconfitti: negli anni, e con eventi durissimi, essa ha infatti spazzato via le loro radici che affondavano non sull’autodeterminazione, non sull’identità, ma sul rimpianto di dominatori stranieri, fossero francesi e spagnoli come i Borbone o austriaci come gli Asburgo. Al costo di centinaia di migliaia di vittime, quell’Italia bramosa di asservirsi, di gettarsi ai piedi del padrone straniero, triste eredità dell’Età moderna, è quasi del tutto sparita. Non del tutto, sia chiaro: lo dimostrano ancora tanti atteggiamenti degli italiani e, evidentemente, l’esistenza stessa di questi movimenti. Ma qualcosa è cambiato: c’è ovunque voglia di riscattarsi, di reclamare la propria esistenza come Paese libero, vivo, fiero; in modo diverso, in partiti diversi, con idee diverse. Ma c’è. Per questo il separatismo triestino e trentino, così come l’indipendentismo neoborbonico, non hanno futuro: provando ad attualizzarsi nei tempi contemporanei, si pongono fuori dalla storia.

 

 

 

 

http://lacamiciarossa.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/02/26/indipendentisti-e-revisionisti-la-pittoresca-mappa-del-separatismo-italiano-che-spazia-tra-neoborbonici-e-austricanti/?fbclid=IwAR2nsOMAlphvJ0RP3dQy9fJTQmKmApCXkKCjktz8Att-MOQb7NVNC8Fk_G8&ref=fbpe

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L’Italia è la prima al mondo a “certificare” i benefici delle foreste


La certificazione dei servizi ecosistemici Fsc è un valido supporto non solo alla valorizzazione delle funzioni del bosco ma anche allo sviluppo sostenibile dell’economia locale.

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L’Italia è  il primo Paese ad aver ottenuto la certificazione a livello mondiale per tutti e cinque i servizi ambientali presenti nel territorio, i cosi’detti `servizi ecosistemici´: conservazione delle specie animali e vegetali, miglioramento della qualità e quantità dell’acqua, aumento della stabilità e dei nutrienti contenuti nel suolo, aumento dello stoccaggio e sequestro del carbonio, miglioramento dei servizi turistico-ricreativi.

Su 1.000 ettari di area boschiva certificati, 65 ettari (una superficie pari a 108 campi da calcio) sono stati ripristinati attraverso grazie a 110.000 nuovi alberi; 40 ettari presentano un suolo più ricco, con effetti positivi sulla diminuzione dell’erosione, sulla fertilità e il miglioramento dell’attività microbica. Inoltre, gli alberi che crescono nei boschi certificati appartengono a 36 specie diverse, selezionate tra quelle che meglio si adattano al contesto locale; tra queste il pino silvestre, l’abete rosso, il larice, la quercia, il faggio, il frassino e il nocciolo. In media «un albero, quando ha raggiunto l’età adulta, riesce a catturare 0,65 tonnellate di CO2»: questo significa che «per catturare le emissioni medie annue di un’auto servono 3 alberi».

 

 

https://www.lastampa.it/2019/02/27/scienza/foreste-certificate-che-fanno-bene-italia-prima-al-mondo-9gFa3ujj8J8990NqCvDrIL/pagina.html

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Carnevale di Viareggio: satira politica e satira sociale.


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Il Carnevale di Viareggio nasce nel 1873 e fin dalle origini ha avuto
connotazioni satirico-allegoriche; i costumi e i vizi della società e della classe
politica apparvero subito naturale fonte di ispirazione sia per cittadini in
maschera sia per i costruttori dei carri, tuttavia bisognerà attendere la fine
degli anni Sessanta del secolo scorso perché questa “vocazione” si strutturi
in maniera stabile e, pur permanendo alcune forme di censura, divenga
elemento caratterizzante della manifestazione.

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Sin dalle prime sfilate apparvero i temi che – nel tempo – avrebbero ispirato
le allegorie fino ai giorni nostri: la corruzione della classe politica italiana
nonché la sua ignoranza (vera e propria mancanza di cultura), l’esosità della
pressione fiscale e la politica internazionale. Questa notazione implica una
successiva, immediata considerazione: i costruttori dei carri, benché
autodidatti o in possesso della licenza della sola scuola dell’obbligo, erano
informatissimi sulla situazione politica italiana e internazionale e,
considerando che la televisione si è diffusa in Italia solo a partire dalla metà
degli anni Cinquanta del ‘900, ciò mostra quanto fosse necessità acquisita
per “maghi” della cartapesta la cultura e l’aggiornamento continuo.
Essendo altresì il Carnevale una manifestazione popolare, quel che vale per i
costruttori si estende al pubblico che evidentemente era in grado di decifrare i
simboli, le caricature e soprattutto percepirne la natura satirica.
La pietra tombale  sul libero pensiero del Carnevale la pose il
Regime Fascista, anche se vi sono alcune costruzioni del Ventennio che
possono essere lette come irrisioni al Regime, ma si collocano agli inizi
(1924) e alla fine (1940). Osservando in sequenza le immagini dei carri del Carnevale di Viareggio, in particolare quelli degli ultimi cinquanta anni, scorre la Storia non solo italiana ma internazionale.

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Una lucidità assoluta (che a volte travalica persino la
capacità rappresentativa) sembra essere prerogativa che passa di
generazione in generazione nei  costruttori. Essi da decenni narrano
l’attualità senza ipocrisia e senza veli: miserie patrie e intrighi internazionali,
gli intenti dei “potenti del mondo” di cui non di rado prevedono le mosse,
anticipano le conseguenze. Rendono evidente la natura del potere, senza
timore alcuno lo mettono alla gogna attraverso i suoi emblemi, i suoi simboli,
le sue effigi: con le maschere lo smascherano.

Berlusconi Preistorico - Carnevale di Viareggio - Poracci In Viaggio

 

 

 

http://viareggio.ilcarnevale.com/files/satira-politica-e-sociale-al-carnevale-di-viareggio.pdf

https://www.tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g194946-d8820393-i249152818-Carnival_of_Viareggio-Viareggio_Province_of_Lucca_Tuscany.html

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UNA COSTOSA RIVOLUZIONE


Presto potrebbero arrivare sulle tavole di tutto il mondo hamburger e controfiletti creati in laboratorio. Gli Stati Uniti hanno infatti dato il via libera (novembre 2018) alla vendita della carne sintetica, ottenuta a partire da colture cellulari.  Il primo esperimento di carne artificiale risale al 2013, quando il ricercatore olandese Mark Post servì ad alcuni giornalisti un hamburger realizzato in due anni di lavoro e costato circa 325mila dollari. Da allora diverse aziende si sono lanciate nell’impresa,  con alcune previsioni che danno la carne sintetica nei piatti già dal 2020.  L’Italia non ha preso la notizia positivamente. Tre italiani su quattro si dichiarano infatti contrari all’arrivo sul mercato di carne; secondo quanto afferma Coldiretti sono preoccupati per le ripercussioni dell’applicazione di queste nuove tecnologie sia in tema di salute che di etica.

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Quanto ai vantaggi sotto il profilo ambientale  recenti studi hanno dimostrato che la carne sintetica potrebbe avere un impatto climatico più pesante di quella di allevamento. Le emissioni di metano derivanti dagli allevamenti tradizionali restano in atmosfera per circa 12 anni. La CO2, per millenni:  affinché non lo siano occorrerà investire su metodi di produzione energetica sostenibile che possano alimentare gli impianti di produzione.

 

 

 

https://tg24.sky.it/mondo/2018/11/21/carne-artificiale-via-libera-usa.html

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/carne-artificiale-impatto-climatico-co2

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Benediciamo i diversi.


Due strade divergevano in un bosco, e io
io ho preso quella meno battuta,
e da qui tutta la differenza è venuta.

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La parola DIVERSO (etimologia)  significa semplicemente ‘colui che ha deciso di andare in un’altra direzione’. I diversi sono portatori di una mente tanto fiera da non conformarsi al pensiero dominante.Il bene unico della diversità  è la capacità di incuriosirci davanti a cose di poco conto, un’attitudine fanciullesca che salva il mondo perché ne vede lo splendore. La discriminazione del diverso può rappresentare uno stile difensivo, un modo per proteggere la nostra individualità da quella diversità che non riusciamo a capire.L’altro, il diverso, il dissimile siamo anche noi per qualcun altro. Per cui, se rientrasse in un concetto di normalità e bellezza la diversità sarebbe meno spaventosa. La diversità è una ricchezza che permette di confrontarsi e migliorarsi costantemente, è un’occasione di crescita e di introspezione. Se si avesse una tale concezione positiva dell’altro diverso da noi, certamente la diversità spaventerebbe molto meno. 

 

 

http://le-parole-sono-importanti.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/02/24/benediciamo-i-diversi/?fbclid=IwAR01x4zahPuP3Uq8yNZiUXU7PRQnSVHEdBa4nX5qqe3hJ4kQ4y6iYf0LBps

https://www.femaleworld.it/diversita-perche-fa-paura/

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Addio a Mark Hollis.


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Addio a Mark Hollis, leader dei Talk Talk. La band inglese divenne celebre a metà degli anni 80 con successi come “Such A Shame” e “It’s My Life”.Tra i gruppi degli anni 80 i Talk Talk sono stati esponenti dell’ala più matura, capaci di coniugare una scrittura raffinata e complessa al grande successo commerciale. In poco meno di 10 anni di carriera e cinque album hanno attraversato diversi generi musicali passando dal synth-pop al jazz sperimentale e alla musica ambient. Il tutto reso unico proprio dalla voce di Hollis, dal timbro particolarissimo e riconoscibile tra mille, che racchiudeva tutta la malinconia e il romanticismo peculiari delle cose migliori di quegli anni.Il vero boom durò un paio di anni. Ma se “meteora” (commerciale, non certo artistica) furono, i Talk Talk lo furono per scelta personale. Dopo il grande successo la musica della band virò infatti su lidi sempre più sperimentali e sofisticati, tra il progressive e il jazz, con composizioni sempre più lunghe e strumentali meno adatte al grande pubblico. Ma “Spirit Of Eden” e “The Laughing Stock“, a dispetto degli scarsi esiti commerciali furono lavori complessi che aprirono la via al post-rock diventando fonte di ispirazione per numerosi artisti degli anni successivi. Una volta sciolta la band Hollis pubblicò solo un lavoro da solista, nel 1998, per poi ritirarsi a vita privata. Lasciando però un’eredità quasi unica nel suo genere.

 

 

 

 

https://www.tgcom24.mediaset.it/spettacolo/addio-a-mark-hollis-con-i-talk-talk-fece-del-pop-degli-anni-80-una-cosa-seria_3193837-201902a.shtml

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Modello Formigoni nella sanità.


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Roberto Formigoni  aveva riformato  il modello nazionale – come una “eccellenza”, un esempio per tutto il Paese. Intanto in Lombardia la spesa pubblica sanitaria aumentava e soprattutto cresceva la quota per le strutture private, a danno della sanità pubblica.Il presidente della Regione Lombardia  godeva di viaggi, vacanze, yacht, pranzi, cene, villa in Sardegna e coccole varie ed eventuali, gentilmente messe a disposizione dai boss della sanità privata, che hanno il senso della riconoscenza. La Corte d’appello di Milano lo ha condannato per questo, nel settembre 2018, a 7 anni e 6 mesi di reclusione per il reato di corruzione. E la Corte dei conti gli ha sequestrato 5 milioni di euro, valutando che questa sia la somma dei benefit ricevuti negli anni.il Modello Formigoni consisteva nell’equiparare strutture pubbliche e strutture private, in nome della libertà di scelta del paziente. Impostazione unica in Italia, che ha lasciato, in realtà, ai privati la libertà di crescere, aumentare i fatturati e scegliere i settori dove offrire più servizi: quelli più remunerativi, naturalmente, lasciando al pubblico quelli che rendono meno e creando per alcune prestazioni lunghissime liste di attesa. I privati incassavano, ma a pagare, con soldi pubblici,  era sempre la Regione.

 

 

 

http://www.giannibarbacetto.it/2019/02/07/pagellina-di-fine-anno-le-classifiche-che-bocciano-milano-2/

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Non si sa dove seppellire il migrante. La triste storia di Eric.


L’ultimo e amaro capitolo della sua breve vita da sfruttato, emarginato, scartato.

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Eric, 32 anni del Ghana, è morto come un italiano, come un calabrese della Piana di Gioia Tauro. È morto di leucemia, il terribile male che sta colpendo tanti giovani di questo territorio, molto probabilmente uccisi degli affari avvelenati della ’ndrangheta sui rifiuti. L’enorme inceneritore di Gioia Tauro non si sa bene cosa emetta. Infatti non esiste una rete di centraline che misuri la qualità dell’aria. E così ci si ammala e si muore. Molto di più che in altre aree. Italiani e immigrati. Come Eric.

Lavorava Eric, bracciante nei campi della Piana, a raccogliere agrumi e kiwi. Piccoli contratti, ma importanti per lui, che inviava i soldi alla giovane moglie rimasta in Ghana. Ha lavorato tanto, fino a quattro mesi fa quando sono comparsi i primi sintomi della malattia che in poco tempo si è portato via questo ragazzone allegro e volenteroso. L’ennesima conferma che gli immigrati non portano malattie, piuttosto si ammalano in Italia per le condizioni di degrado in cui sono costretti a vivere. Malattie di chi vive l’emarginazione. Come Eric e gli altri braccianti della baraccopoli. La leucemia non gli ha dato scampo. Fino al ricovero a ematologia dell’ospedale di Reggio Calabria. Lì è morto due giorni fa, senza nessuno accanto.Ora il suo corpo attende una degna sepoltura ma le istituzioni non hanno aperto il cuore. Ancora non si sa quando e dove potrà essere sepolto.

 

 

 

Non si sa dove seppellire il migrante. La chiesa si offre “volontaria”

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/la-triste-storia-di-eric-anche-da-morto-lo-ha-accolto-soltanto-la-chiesa

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Requiem per i morti nel Mediterraneo


Migranti

Lunedi  25 febbraio, alle nove di sera nel Duomo di Torino, un’ottantina di voci dei più importanti cori dei teatri del nostro Paese, eseguiranno il Requiem di Gabriel Faurè, in suffragio di migliaia di migranti morti nelle acque del Mediterraneo.Il brano fu composto quando l’Ottocento stava tramontando. Nel Requiem di Fauré è assente ogni violenza e ogni contrasto; non c’è paura e non c’è dolore; in esso prevale un sentimento di rassegnazione e di abbandono, a volte si potrebbe addirittura dire un desiderio di assenza e di silenzio; è come una ninna nanna funebre. Un modo per dire che sappiamo cosa sta accadendo nel mare nostro.Proponendo un Requiem per i morti nel Mediterraneo si va agli albori del canto, perché – come raccontano gli antropologi – la prima volta che un essere umano ha cantato è stato per aiutare un’anima a passare dal regno dei vivi al regno dei morti, ad andare nella luce.

 

 

 

 

https://www.9colonne.it/193613/requiem-per-i-morti-br-nel-mediterraneo#.XHQxAKJKgdU

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Lo sciopero di febbraio olandese


Il 25 febbraio 1941 inizia ad Amsterdam uno sciopero generale organizzato per protestare e combattere le misure antisemite che anche in Olanda stanno prendendo piede. La causa principale dello sciopero è costituita dai violentissimi pogrom che hanno colpito i cittadini  del quartiere ebraico di Amsterdam: nel fine settimana del 22 e 23 febbraio, quattrocentoventicinque uomini ebrei, di età compresa tra i venticinque e i trent’anni, sono stati presi in ostaggio e imprigionati in Kamp Schoorl e alla fine inviati ai campi di concentramento di  Buchenwald e Mauthausen, dove la maggior parte di loro moriranno entro l’anno. Il 24 febbraio, il Partito Comunista dei Paesi Bassi organizza un incontro all’aria aperta presso la Noordermarkt per indire uno sciopero per protestare contro i pogrom e il lavoro forzato in Germania.A seguito di questo incontro il Partito Comunista, reso illegale da parte dei tedeschi, stampa e diffonde un volantino che invita a scioperare tutta la cittadinanza.

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I primi a scioperare sono i conducenti di tram, seguiti a ruota da moltissimi altri lavoratori, dagli operai di aziende come Bijenkorf , agli insegnanti.Nonostante le immediate misure repressive messe in atto dalla polizia tedesca, lo sciopero continua a crescere spontaneamente e si diffonde in molte altre aree urbane, tra cui Zaanstad, Kennemerland e Utrecht.

Lo sciopero non durerà a lungo: entro il 27 febbraio infatti, in gran parte le azioni verranno represse dai tedeschi.Anche se in definitiva fallito, lo sciopero di febbraio resta comunque significativo in quanto rappresenta la prima azione diretta contro il trattamento degli ebrei da parte dei nazisti .

Questo episodio è inoltre atipico rispetto al tipo di resistenza messa in atto dagli olandesi: essa era infatti composta per la maggior parte da cellule decentralizzate, impegnate in attività indipendenti, spesso non in collegamento tra loro. Le attività principali della Resistenza olandese erano la produzione di tessere annonarie false e moneta contraffatta, controinformazione, pubblicazione di giornali clandestini , sabotaggio di linee telefoniche e ferroviarie.

Una delle attività più rischiose era sicuramente quella di nascondere e proteggere rifugiati e nemici del regime nazista, famiglie ebraiche come quella di Anna Frank, agenti clandestini, olandesi in età di leva militare e altri.

 

 

 

 

https://www.infoaut.org/storia-di-classe/febbraio-2001-intervista-a-sergio-bologna

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il 24 Febbraio 1990 moriva a Roma Sandro Pertini.


Sandro Pertini, nato a Stella in Liguria nel 1896, fu il primo Presidente della Repubblica a riscuotere popolarità tra gli italiani per il suo carattere. Pertini, con un passato da partigiano ed una lunga militanza socialista, rappresentò, in qualità di Capo dello Stato, un punto di riferimento, al di sopra di partiti e istituzioni, tra il 1978 e il 1985. Morì a Roma il 24 febbraio 1990.

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Ateo stimato dai credenti, progressista rispettato dai conservatori, ricevette un plebiscito di preferenze, 832 su 995, che fino ad allora nessuno aveva ottenuto. In seguito Sandro Pertini entro nel cuore delle persone, al punto che ancora oggi è considerato il Presidente più amato dagli italiani. tenace, onesto e sincero volle soprattutto essere integerrimo custode della Costituzione.

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https://www.informagiovani-italia.com/sandro_pertini_il_presidente_piu_amato.htm

http://www.meteoweb.eu/2019/02/accadde-oggi-24-febbraio-1990-roma-sandro-pertini/1225834/

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La Nuova Vita.


Distrutto l’edificio “Monaco”, il fortino di Pablo Escobar, uno dei più noti trafficanti di droga del mondo. Il palazzo “Monaco” di otto piani, nella città di Medellin in Colombia è stato fatto crollare con un’esplosione controllata di fronte a 1600 persone.Era il fortino di lusso del trafficante di droga Pablo Escobar ucciso dalla polizia nel 1993. Figli, coniugi e nipoti di poliziotti, politici, giornalisti dei quali il narcotrafficante ha ordinato la morte nei primi Anni Ottanta hanno partecipato alla demolizione del palazzo, che un tempo ospitava sulle sue pareti dipinti di artisti famosi e veicoli di lusso nel suo parcheggio.Non si è trattato di demolire un edificio, che era in rovina, ma di costruire un memoriale per coloro che devono essere i  veri eroi, da non dimenticare mai, affinché questo non accada mai di nuovo.

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Al suo posto verrà creato un parco chiamato “Inflexión” che sarà dedicato alle vittime del narcotrafficanteAll’interno verranno installate la scultura “La Nuova Vita” di Rodrigo Arenas Betancourt e una lapide in omaggio alle 46.612 vittime della guerra del narcotraffico nella città.

 

 

 

http://www.tusciaweb.eu/2019/02/colombia-demolito-fortino-pablo-escobar/

https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/colombia-demolito-il-fortino-del-re-dei-narcotrafficanti-pablo-escobar_3193300-201902a.shtml

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Eldorado del fracking.


La Pennsylvania, terra dei primi pozzi di petrolio e oggi eldorado del fracking, la tecnica di fratturazione idraulica inventata per spremere gas e petrolio dalle rocce del sottosuolo.  C’è ancora tanto gas e petrolio là sotto. E allora pazienza il fragore di quelle macchine infernali per sbriciolare le rocce. Pazienza se il cocktail di acqua, sabbia e agenti chimici pompati ad alta pressione sottoterra rischia di inquinare le falde acquifere. Pazienza se gli scienziati dicono che bruciando tutti quei combustibili fossili le conseguenze climatiche potrebbero essere catastrofiche. D’altra parte «non ci sarebbero fratturazioni, se gli scienziati non collaborassero. Sono i geologi a indicare dove trivellare».

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Nessuno è senza macchia, nessuno può tirarsene fuori; chi per rapacità, chi per ambizione e chi soltanto per necessità di sopravvivenza. Sono immersi fino al collo nelle contraddizioni di questa società a combustibili fossili, al punto da non accorgersi nemmeno più dello strato di catrame che soffoca le loro vite e le loro coscienze.

 

 

 

 

http://sturloni.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/02/20/l%E2%80%99america-sottosopra-ovvero-come-vendere-l%E2%80%99anima-al-diavolo-e-friggere-il-pianeta/?fbclid=IwAR0bl3C-v8viMcQIrlSku7anXhw4e0L7TW1vyBZS6b9wAK-70aRgXX6Ty78

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Alle elementari di Salò, primi aneliti di libertà.


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Nell’arroventato clima storico di una guerra ormai perduta, in un contesto segnato dall’occupazione tedesca, dalle deportazioni, dai bombardamenti, dalla violenza efferata, dalla fame e dalla povertà, alla nascita della Repubblica sociale italiana, nell’autunno del 1943, si pose il problema dicome far risorgere la scuola elementare, crollata, con tutto il sistema, dopo gli eventi dell’estate precedente, dal 25 luglio in poi. Il ministro dell’Educazione nazionale, Carlo Alberto Biggini, in controtendenza con Pavolini,  le rifondò depoliticizzate per aprire le giovani menti alla prospettiva del dopoguerra.

L’opera di Biggini fu innanzitutto mossa da una preoccupazione sociale: quella di sottrarre i bambini alla strada, per riportarli nelle auleNe uscirono due bienni scolastici, tra i più brevi della storia unitaria: il 1943-44 e il 1944-45. Il ministro di Salò inserì il suo nuovo, e sperimentale, ciclo elementare, in un quadro disastrato, dove mancava di tutto: dagli edifici dove ospitare le lezioni, alla carta per poter stampare il libro unico di Stato, che, proprio per quella situazione di provvisorietà e di penuria, finì per scomparire: il che favorì, con l’adozione di testi prodotti sul mercato, l’ingresso dei primi elementi di pluralismo in quella tradizione monolitica che era stata la scuola di regime fino al 25 luglio 1943. Ma Biggini fece anche molto altro, per sbarrare il passo a una nuova ‘politicizzazione’ delle elementari: confinò l’Opera nazionale balilla, risorta sulle ceneri della Gioventù italiana del littorio (Gil), alle pure funzioni assistenziali, nel garantire il servizio di refezione nei plessi. Inoltre, preservò la vita della scuola da una fascistizzazione imposta attraverso i programmi, per privilegiare la rinnovata missione educativa, civile e morale, affidata agli insegnanti.

Le circolari del ministro evitavano accuratamente riferimenti diretti alla politica fascista, e insistevano sulla necessità di costruire, nelle più giovani menti, un terreno adatto all’attecchimento di quegli aneliti di concordia nazionale che sarebbero stati fondamentali nel clima del dopoguerra. Forse sorprende che, addirittura, in una direttiva del 20 novembre 1944, Biggini indicasse, tra i compiti primari dell’educatore, la promozione dello spirito di libertà: «una libertà che nasce dai sacrifici dell’ora attuale e che trova il suo fondamento nella responsabilità di ciascuno di fronte a Dio, di fronte a se stesso, di fronte agli uomini». A questo processo di ‘spoliticizzazione’ della scuola, corrispondeva un innalzamento della responsabilità della funzione docente.

 

 

 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/alle-elementari-di-sal-primi-aneliti-di-libert

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25 Febbraio: verso la Giornata Nazionale Vittime dell’Inquinamento Ambientale.


Sono passati quasi 7 anni da quel 24 luglio 2012, quando gli impianti a caldo dell’acciaieria, definiti dal giudice per le indagini preliminari fonte di malattia e morte”, furono messi sotto sequestro dopo le segnalazioni di cittadini, Arpa e associazioni ambientaliste. Ma nonostante il processo per disastro ambientale, ancora in corso, la produzione non si è mai fermata. Le ragioni? Il susseguirsi di 12 decreti legge, definiti “Salva-Ilva”, e l’immunità amministrativa e penale che tutela i proprietari e gli amministratori straordinari da ogni possibile denuncia.

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Così intorno all’impianto siderurgico più grande d’Europa, la gente continua ad ammalarsi e a morire. I decessi per malattie cardiache, cardiovascolari e respiratorie sono tuttora in aumento, così come le nuove diagnosi di cancro ai polmoni. Secondo l’Istituto superiore di sanità, nascere a Taranto significa essere maggiormente esposti a tumori e malattie rare: il 9% in più della media italiana.

A pagare il prezzo più alto sono i bambini: negli under 14 che vivono fra Tamburi e Paolo VI, i 2 quartieri più vicini all’Ilva, si è verificato un eccesso di ricoveri tra il 24% e il 26% rispetto ai coetanei di altre regioni.

Il governo italiano ha ora 3 mesi per ricorrere contro la sentenza della Corte europea e se verrà confermata sarà un’arma potente per i tarantini, che d’ora in poi potranno intraprendere ogni tipo di azione legale. Risarcimenti compresi, anche se nell’immediato la situazione non cambierà. Ilva non fermerà la produzione e non ha obblighi al di fuori di quelli descritti dal piano industriale, che prevede 1,1 miliardi di investimenti per la bonifica del sito. Intanto, è al vaglio del Consiglio di Stato anche un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro l’immunità amministrativa e la sua estensione ai nuovi proprietari di Arcelor Mittal.

Nonostante le promesse del management, foto e video (raccolti dall’attivista Luciano Manna) documenterebbero che, complice l’aumento della produzione, le emissioni incontrollate sono proseguite giorno e notte.

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https://www.donnamoderna.com/news/societa/ilva-vittime-inquinamento-dati

http://www.meteoweb.eu/2019/02/25-febbraio-giornata-nazionale-vittime-inquinamento-ambientale/1223505/

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La denuncia di Greenpeace: «I fondi europei? Se li mangiano i maiali»


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La Pac ( La politica agricola comune) sostiene gli allevamenti intensivi che distruggono il pianeta.
Gli allevamenti intensivi hanno un fortissimo impatto sul pianeta e la Politica agricola comune dell’Unione europea, invece di sostenere le piccole aziende sta elargendo miliardi soprattutto a quelle grandi, con conseguenze gravi per l’ambiente. Secondo i dati Eurostat il 72% dei prodotti europei di origine animale proviene dalle maggiori aziende agricole europee, mentre il numero totale di allevamenti è diminuito di 2,9 milioni, quasi un terzo, tra il 2005 e il 2013. Almeno il 70% della superficie agricola dell’Ue (coltivazioni, seminativi, prati per foraggio e pascoli) è destinata all’alimentazione del bestiame. Escludendo dal calcolo i pascoli, oltre il 63% delle terre coltivabili viene utilizzato per produrre mangime per gli animali invece che cibo per le persone. I ricercatori incaricati da Greenpeace hanno calcolato che in Europa 125 milioni di ettari di terra sono utilizzati per produrre mangimi o per il pascolo.
Gli scienziati ci avvertono che dobbiamo ridurre il consumo di carne per evitare il disastro ambientale, è una follia dare tutti questi soldi all’agricoltura industriale. L’Europa ha la responsabilità di utilizzare la Pac per aiutare gli agricoltori a passare all’agricoltura ecologica, allevando meno animali ma migliori, proteggendo il nostro ambiente, il clima e la salute. Sono sempre di più gli studi che parlano del danno arrecato al clima, all’ambiente e alla salute pubblica attraverso la produzione e il consumo di carne e prodotti lattiero-caseari, i quali richiedono grossi campi per la produzione del mangime che sono tra le principali cause del disboscamento mondiale. A gennaio, un nuovo rapporto di The Lancet ha raccomandato di ridurre il consumo di carne rossa in Europa del 77%.

 

 

 

 

 

 

https://www.agrifoodtoday.it/ambiente-clima/greenpeace-allevamenti-intensivi.html