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Giornata del Caffè, le mete giuste tra aroma e tradizioni


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NAPOLI – Il caffè: una bevanda eccezionale che merita un giorno tutto per sé. Il primo ottobre è la Giornata Internazionale del Caffè, una ricorrenza che celebra questa bevanda dalle mille sfaccettature, protagonista indiscussa dei momenti di condivisione ma anche di attimi da dedicare a se stessi.

E’ sorprendente scoprire le numerosissime tradizioni legate a questa bevanda in giro per il mondo.

Danimarca: il caffè è hygge
Tradotto come “intimità”, la parola danese “hygge” indica un’atmosfera calda e accogliente e godere delle cose migliori della vita, proprio come una tazza di caffè accompagnata da un dolce. I danesi amano stare insieme per il cosiddetto “coffee-hygge”, un momento di condivisione con gli amici in un locale con luci soffuse o di beata solitudine in compagnia di un libro, indossando un caldo maglione di lana.

Turchia e Cuba: caffè social e divinazione
Per gli amanti del caffè americano è giunto il momento di uscire dalla comfort zone. Un buon primo passo è un assaggio del caffè turco, forte e scuro. Inoltre, la Turchia è celebre per la lettura dei fondi del caffè, una pratica divinatoria conosciuta come “tasseomanzia”: leggendo i sedimenti che restano in fondo alla tazza, è credenza che si possa predire il futuro del bevitore. Anche a Cuba il caffè è ristretto e ricorda l’espresso italiano, ma addolcito con lo zucchero Demerara cubano, la coltura più importante del paese. Per i cubani “bere il caffè” rappresenta un momento di aggregazione e socialità come per gli italiani.

Quando il caffè è una cerimonia
In alcuni angoli del mondo, bere il caffè è una vera e propria cerimonia. In tutto il Medio Oriente, ad esempio, questa bevanda è considerata un simbolo di ospitalità. La tazza dell’ospite viene riempita per tre quarti dal più giovane presente in sala. Se venisse riempita fino all’orlo potrebbe significare che il padrone di casa vuole che gli ospiti bevano e se ne vadano velocemente. In Etiopia, luogo di nascita del caffè, uno dei riti più importanti ha come protagonista il caffè. La cerimonia della Buna è un processo lungo e significativo, che normalmente dura circa due ore. Lo scopo della Buna è spesso quello di giungere a un accordo, ad esempio la risoluzione di un conflitto o un matrimonio.

Caffè per adulti
Un’alternativa briosa è offerta dall’Irlanda con il suo celebre Irish coffee, la cui ricetta tradizionale è facile da padroneggiare per chiunque: si versa il caffè in una tazzina calda, lo si zucchera a piacere, si aggiunge del whisky rigorosamente irlandese e panna montata a piacere. Sicuramente gustoso, ancora di più se consumato nel luogo d’origine.

 

http://www.ansa.it/canale_viaggiart/it/notizie/gusto/2017/10/01/giornata-del-caffe-le-mete-giuste-tra-aroma-e-tradizioni_480e31f7-44cb-45da-b26f-c77b25c3d2dd.html

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Catalogna, sindaco Barcellona: 460 feriti, basta cariche polizia


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Sono oltre 460 le persone rimaste ferite nelle cariche compiute dalla polizia spagnola contro gli elettori catalani accorsi ai seggi per il referendum. Lo ha riferito il sindaco di Barcellona, Ada Colau, chiedendo alle autorità “la fine immediata delle cariche di polizia contro la popolazione indifesa”. Gli agenti spagnoli hanno inoltre caricato un gruppo di vigili del fuoco catalani che stavano presidiando un seggio. Feriti anche diversi anziani.

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http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/catalogna-sindaco-barcellona-460-feriti-basta-cariche-polizia_3098213-201702a.shtml

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Roma, quattro passi nel passato (recente) della città industriale che non c’è più


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Era il 1937 quando fu inaugurato: il Gazometro compie 80 anni ed è l’occasione per camminare tra l’Ostiense e Testaccio per ripercorrere la storia antica e recente di questa parte di Roma. Qui non c’è la Roma delle cartoline e degli scorci immortalati in migliaia di foto: c’è la città dei mercati e dell’industria, del lavoro e degli impianti che servirono a produrre e sviluppare l’economia. Storia di commerci, scambi ed energie: vicende che videro prima il Porto fluviale della Roma antica e proseguirono, nei secoli, con la creazione del Mattatoio e dei Mercati Generali e l’industrializzazione, con la distribuzione del gas di città e la costruzione della centrale Montemartini per produrre energia.

Una zona della città strategica, a contatto con il Tevere e, da lì, con il mare, dove sviluppare l’idea stessa di futuro e che oggi vive una nuova trasformazione, con la rigenerazione degli spazi e il sogno di innovare la città conservando le tracce del passato e la memoria.

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Un’area ricca di opportunità per sviluppare la cultura e le attività legate alla fruizione degli spazi pubblici, con la Centrale Montemartini che rappresenta un esperimento riuscito di innovazione e recupero: una centrale elettrica che, accanto ai motori e alle caldaie, ospita il museo capitolino che conserva statue e monumenti dell’archeologia classica, con molti reperti rinvenuti durante scavi e lavori legati alla crescita della città.

Forse non è un caso se da queste parti può capitare di cenare in un ristorante che fa parte di un progetto di innovazione sociale:Altrove è promosso dal Cies onlus (Centro Informazione ed Educazione allo Sviluppo), con l’intenzione di creare opportunità di integrazione e lavoro per giovani, stranieri e italiani, che vivono situazioni di vulnerabilità e di esclusione. Qui si incontrano gusti e culture e i piatti diventano l’occasione per ripensare il Mondo e il suo futuro.

Camminando si incontrano le molteplici ricchezze che compongono il patrimonio di questo quartiere, anche con un museo dedicato ai tram e alle prime linee di trasporto pubblico di Roma. Ilmuseo dell’ATAC è uno di quei posti poco conosciuti ma pieni del fascino di un tempo trascorso, quando dalla stazione Piramide prese il via un trenino per raggiungere le spiagge di Ostia.

Ostiense, un quartiere dove la storia è materia viva e si sovrappone alla quotidianità: qui in pochi passi si incontrano una piramide, le mura aureliane, il cimitero acattolico, e il passato più recente, quello dell’industria dell’energia. Il ponte di ferro è uno dei simboli di questa trasformazione, con il Tevere che scorre e il ponte, nato come collegamento ferroviario e costruito con la tecnica di fine ottocento, in metallo. Luogo che rappresenta un pezzo di memoria della guerra e della ferocia nazista: qui, il 7 aprile 1944, avvenne l’eccidio di dieci donne, come rappresaglia.

Gli ottanta anni del Gazometro sono davvero il momento adatto per riflettere sulla memoria di un quartiere intero, dei suoi luoghi e dell’identità di un’area urbana: gli scheletri d’acciaio sono un simbolo sul quale occorre saper investire, come si sta facendo in altre città (per esempio Essen) che conservano la storia e danno nuova vita al patrimonio di archeologia industriale. Roma può farlo perché ha le energie e le creatività utili a trovare la strada per legare storia e innovazione, cogliendo un’opportunità che non può essere sprecata e lasciata arrugginire.

 

 

http://www.lastampa.it/2017/09/30/blogs/quattro-passi-nei-parchi/roma-quattro-passi-nel-passato-recente-della-citt-industriale-che-non-c-pi-tGHGXKX75ayarA0JUmrgmN/pagina.html

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In Romania c’è un cimitero allegro che ricorda i morti con opere d’arte e tanta ironia


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Un cimitero «allegro» da visitare come un museo. A Sapanta, in Romania, a 4 chilometri dal confine con l’Ucraina, si trova il coloratissimo Cimitirul Vesel, un campo santo decisamente unico: le tombe sono dipinte con scene di vita (anche ironiche) della persona che vi è sepolta, le croci in legno sono tutte intagliate e di colori sgargianti mentre sulle lapidi non ci sono parole di cordoglio bensì battute e poesie umoristiche che descrivono il defunto.

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I romeni considerano la morte un momento molto solenne. Ma questo cimitero è associato alla cultura degli antichi Daci, la cui filosofia si basa sull’immortalità: loro considerano la morte un momento di gioia, che porta il defunto ad una vita migliore della precedente. Da qui le insolite lapidi e decorazioni.

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http://www.lastampa.it/2017/07/01/societa/viaggi/mondo/in-romania-c-un-cimitero-allegro-che-ricorda-i-morti-con-opere-darte-e-tanta-ironia-TYB0S31ynDgt9sKNTosI1I/pagina.html

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L’economia dei cambiamenti climatici


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I cambiamenti climatici stanno impattando anche sul mondo dell’economia. I produttori di vino per esempio stanno spostando le produzioni in zone sempre più fresche, ma nonostante questo, a causa del caldo, ottengono vini sempre più alcoolici (min 40’00”).

La progressiva sensibilizzazione alle tematiche ambientali sta stimolando la ricerca e lo sviluppo nel campo delle energie rinnovabili (min 49’11”): i costi scendono e l’efficienza di queste tecnologie è in costante crescita. Tra le più promettenti eolico in mare, solare, led e tutto il mondo legato agli accumulatori di corrente di nuova generazione.

Le grandi aziende dell’auto negli ultimi anni hanno modificato radicalmente i piani industriali e oggi puntano sull’elettrico (min 57’00”).

 

Ma è davvero fattibile? Ci sarebbe corrente per elettrificare tutto il parco auto circolante, per esempio, nel nostro paese? Secondo gli studi sì: basterebbe aumentare la produzione di corrente del 20% e investire 500 milioni di euro nell’infrastruttura di ricarica (min 49’30”).

E’ chiaro dunque come queste tecnologie modifichino completamente il mercato.

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/leconomia-dei-cambiamenti-climatici

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Caccia al tesoro.


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A nord della città di Santa Fe, da qualche parte tra i boschi e i ruscelli sulle Montagne Rocciose, c’è un tesoro nascosto. Monete d’oro, pepite dell’Alaska, anelli e bracciali tempestati di smeraldi e zaffiri, maschere di giada cinesi e tanti piccoli diamanti attendono, racchiusi in un forziere di bronzo, chi saprà decifrare i nove indizi contenuti in una mappa insolita: una poesia.

Migliaia di avventurieri hanno già tentato l’impresa sfidando acque insidiose, setacciando fondali fangosi fino a perdere il respiro, inseguendo le proprie ombre su terreni spaccati dalla calura estiva o rischiando di morire assiderati. Sconfitti. Tutti sono tornati a mani vuote.

Solo una persona sa dove si trovi il bottino: un collezionista texano col cappello da cowboy di nome Forrest Fenn. Lo sa perché è stato lui a nasconderlo. Cercare tesori è la sua passione da sempre, come racconta nell’autobiografia The Thrill of the Chase. Giunto alla fine della sua esistenza, l’eccentrico ottantaduenne voleva che il resto del mondo condividesse quell’eccitazione, il «brivido della caccia».

Tante persone, comunque, gli mandano due righe solo per ringraziare: famiglie felici d’essersi scollate dal divano per fare una scampagnata all’aperto, padri assenti che hanno riscoperto nel verde il rapporto coi figli. Il texano dagli occhi blu che cita come libro preferito l’ottocentesco Diario di un cacciatore di pelli (Osborne Russell) e chiama le Montagne Rocciose «la mia chiesa», consiglia di portarsi il pranzo, e di farsi anche una birra. «Non c’è niente come sedersi sotto un alto pino e, semplicemente, osservare… contemplare. Ho passato ore ed ore a guardare la messa in scena della natura, gli scoiattoli che scorrazzano, le aquile e gli sparvieri alla ricerca di cibo, le formiche indaffarate tra le foglie».

Come dire che il vero obiettivo è «la caccia e non la preda», è specchiarsi nell’immenso e mutevole cielo del West per scoprire dentro di sé un desiderio d’avventura ch’era solo sopito. Ma è difficile non leggere, in ogni sua parola, un indizio. Impossibile dimenticare che quel tesoro è ancora là fuori.

http://lettura.corriere.it/caccia-al-tesoro-in-versi-nel-new-mexico/

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Un pittore da riscoprire: August Macke.


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Il 26 settembre 1914 moriva a Souain-Perthes-lès-Hurlus, uno dei fronti della Prima guerra mondiale, il pittore espressionista tedesco August Macke. Il suo quadro Reitende Indianer del 1911,  ricorda il massacro indiano del 29 novembre 1864 di cui furono vittime le tribù Cheyenne e Arapaho ad opera di un reggimento dell’esercito degli Stati Uniti guidato dal Colonnello John Chivington.

August Macke è nato a Meschede in Vestfalia, il 3 gennaio 1887; compie i primi studi a Bonn ed a Colonia, per iscriversi poi alla Kunstakademie (Accademia di Belle Arti) di Dusseldorf.

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Contemporaneamente ai corsi scolastici, August Macke frequenta la Kunstgewerbeschule (Scuola di Arti Applicate).

A diciotto anni compie il suo primo viaggio in Italia, conosce il poeta Herbert Eulenberg e la cantante lirica Louise Dumont, che lavorano al Teatro d’Opera di Dusseldorf e, con il loro aiuto, ottiene l’incarico di creare progetti per scenografie ed abiti di scena.

Nato viaggiatore, August Macke nel 1906 visita il Belgio e L’Olanda con Eulenberg e altri amici e, l’estate dell’anno dopo, visita Parigi dove ha l’occasione di ammirare le opere degli  Impressionisti e di Matisse.
Dal 1907 al 1908 Macke, che vive in un periodo particolarmente innovativo per l’arte tedesca, frequenta la scuola dell’ormai famoso pittore Lovis Corinth a Berlino.

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August Macke assiste e partecipa allo sviluppo dei principali movimenti espressionisti  tedeschi, così come all’arrivo delle successive avanguardie e movimenti che si stavano formando nel resto d’Europa.

Prima del servizio militare di un anno (1908), il pittore visita ancora l’Italia, dove studia intensamente i lavori dei grandi pittori del Rinascimento   italiano.

Tornato a Berlino,  Macke sposa Elisabeth Gerhardt e, dopo le nozze, compie un terzo viaggio a Parigi in compagnia del pittore Louis Moilliet dove incontra Carl Hofer, ma soprattutto dove ha modo di vedere le opere dei Nabis e dei Fauves  e comprendere le potenzialità dell’uso moderno del colore, in funzione della trasfigurazione del reale.

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Tra il 1909 e il 1910 August Macke vive con la moglie a Tegernsee, nei pressi di Monaco e la sua pittura si trasforma sotto l’influsso dei Fauve, appena conosciuti.

Nel 1910 conosce Franz Marc e, attraverso la sua amicizia, incontra  Kandinsky  e per un po’ di tempo condivide gli interessi mistici e simbolici del Gruppo Der Blaue Reiter (Cavaliere azzurro), realizzando numerosi dipinti nei quali l’armonia dei toni, intensi e luminosi, sono fonte di un dinamismo rapido di riflessi, sfaccettature, bagliori improvvisi, con intenzioni, per certi versi, analoghe a quelle del futurismo.

Nel 1912 il pittore si reca a Parigi con la moglie e qui scopre le opere di cubismo  cromatico di Robert Delaunay che Apollinaire aveva chiamato Orfismo (termine che si riferisce ad un grande fenomeno religioso di carattere mistico che si propose alla Grecia del sec.VI), un incontro che influenza la sua arte.

Il suo primitivo stile, vicino all impressionismo  si sviluppa attraverso l’utilizzo del colore sulle figure in sfaccettate pennellate di luce che ricordano il cubismo per sfociare, nel 1913, in esperimenti di pura astrazione utilizzando al posto della pittura ad olio, gli acquerelli.
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Nel 1914 con Paul Klee  visita la Tunisia; dopo il tema preferito da August Macke, dai piacevoli e colorati contesti urbani, nei suoi lavori appaiono paesaggi, figure, temi esotici e rari dipinti astratti nel suo morbido espressionismo.

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Come con Franz Marc, in August Macke la poetica espressionista del “brutto” sembra non sia mai nata, le forme allungate e arcuate, si risolvono in macchie colorate in una confusione quasi festosa di verde, di acqua e di cielo.
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Il pittore fu ucciso in battaglia, all’età di 27 anni, nel settembre del 1914 sul fronte franco-tedesco, lasciandoci, come appunti del suo ultimo viaggio, acquerelli splendidi e gioiosi, di solare felicità, opere ormai considerate capolavori.

http://www.settemuse.it/pittori_scultori_europei/august_macke.htm

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Circeo: storia di un feroce stupro e assassinio per mano dei fascisti della Roma bene.29 settembre del 1975


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Uno strupro ripetuto, botte e la decisione di uccidere le loro vittime. Una sorta di rituale fascista fatto da ragazzotti esaltati che pensavano di poter disporre della vita (e quindi della morte) delle loro vittime: il 29 settembre del 1975 vennero scoperti per caso i corpi di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti chiusi nel portabagagli di una Fiat 127: la prima, 19 anni, era morta; la seconda, 17enne, si era finta senza vita per salvarsi.
Le due ragazze erano state invitate a una festa a Villa Moresca, sul promontorio del Circeo da tre giovani legati ad ambienti neofascisti di Roma. Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira.
Per le due giovani l’ingresso nella villa, di proprietà della famiglia di Ghira, fu l’inizio dell’inferno: un giorno e mezzo di botte, sevizie e stupri da parte di due figli della Roma-bene (Guido e Ghira) e un un loro camerata fascista, Izzo, un vero e proprio psicopatico.
Angelo Izzo, che più degli altri rimarrà in quella villa, era infatti una persona con gravi problemi psichiatrici che 30 anni dopo – mentre era fuori dal carcere – tornerà a uccidere due donne. Andrea Ghira, il capo di quella piccola banda, appena uscito di galera per una rapina messa in atto non per il denaro che non gli manca, ma per rassicurare la sua debole indole che da lì a qualche anno annegherà nella droga e nella solitudine. Gianni Guido, il più viziato e vezzeggiato dei tre, il bravo ragazzo che non può non tonare a casa per cena e che lascia la villa per rientrare a Roma e poi a notte fonda ritornare nel covo dopo.
Chiuse in un bagno, nude e infreddolite, senza cibo, abbracciate nel dolore fino alla fine, Rosaria morì affogata perché le misero la testa dentro la mentre Donatella si finse morta per sopravivere.
Dopo la notte di violenza, i tre, pensando che le due ragazze siano morte, le avvolsero in sacchi di plastica e le caricarono in macchina portandole a casa di Guido. La Colansanti, chiusa nel bagagliaio assieme al cadavere dell’amica, iniziò a gemere sperando che qualcuno riuscisse a sentirla e ad aiutarla. Ed fu proprio così: un vigili sentì il disperato grido aiuto, aprì la macchina e la salvò. Guidi venne subito arrestato, in apparente stato di confusione; poi scattarono le manette per Angelo Izzo. Andrea Ghira non fu mai catturato.
Il 29 luglio 1976 arrivò la sentenza di primo grado: ergastolo per Gianni Guido e Angelo Izzo, ergastolo in contumacia per Andrea Ghira. I giudici non concessero alcuna attenuante. Nel gennaio del ’77 Guido e Izzo prensero in ostaggio una guardia carceraria e tentarono di evadere dal carcere, senza successo.
La sentenza venne modificata in appello il 28 ottobre 1980 per Gianni Guido: ridotta a trent’anni dopo la dichiarazione di pentimento e la accettazione da parte della famiglia della ragazza uccisa di un risarcimento. Gianni Guido riuscirà in seguito, nel 1981, a evadere dal carcere di San Giminiano fuggendo a Buenos Aires, dove però verrà riconosciuto e arrestato due anni dopo. In attesa dell’estradizione riuscì ancora a fuggire, ma nel giugno 1994 fu catturato a Panama dove si era rifatto una vita come commerciante di autovetture, ed è estradato in Italia.
L’11 aprile 2008 Guido fu affidato ai servizi sociali dopo 14 anni passati nel carcere di Rebibbia. Ha finito di scontare definitivamente la pena il 25 agosto del 2009 fruendo di uno di pena grazie all’indulto. A fronte di una condanna a trent’anni, ha scontato poco meno di 22 anni in carcere, essendo fuggito più volte dal carcere e avendo trascorso 11 anni di latitanza all’estero.
E a Melilla, nella sua casa di Costa della Vigna Andrea Ghira, dopo esserei arruolato nella legione straniera spagnola con il falso nome di Massimo Testa de Andrés, sarebbe poi morto in seguito a overdose all’età di 40 anni il 2 settembre 1994.
Angelo Izzo nel dicembre 2004, ottenne la semilibertà dal carcere di Campobasso, su disposizione dei giudici di Palermo, per andare a lavorare nella cooperativa “Città futura”. Il 28 aprile 2005, Izzo uccise Maria Carmela e Valentina Maiorano moglie e figlia di un boss pentito che aveva conosciuto in carcere. Sta ancora scontando l’ergastolo.

 

http://www.globalist.it/news/articolo/2012294/circeo-storia-di-un-feroce-stupro-e-assassinio-per-mano-dei-fascisti-della-roma-bene.html

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Quando i profughi erano i friulani: «Poco avvezzi al lavoro»


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Cento anni fa in un piccolo paese del milanese arrivano i fuggiaschi dalle zone di guerra dopo Caporetto. Accolti inizialmente con diffidenza e pregiudizi

« Eccettuati coloro che provenivano dai paeselli montani di lingua slava, gli altri avevano tutti sentito l’influsso dei paesi invasi dall’elemento militare. Poca religiosità, costumi rilassati. (…) La popolazione di Bresso si industriò sempre di assistere questi poveri profughi, i quali, invero, non erano tanto abituati al lavoro »

La storia si ripete, con gli stessi pregiudizi e le medesime paure nei confronti di chi viene ‘da fuori’, siano italiani d’altrove o stranieri in fondo cambia poco. Se però si riesce a spingere lo sguardo oltre l’orizzonte di un presente diffidente, si può scorgere come l’accoglienza, l’apertura all’integrazione, la disponibilità reciproca a contaminarsi siano sempre foriere di crescita e progresso comune.

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/quando-i-profughi-erano-i-friulani-poco-avvezzi-al-lavoro-costumi-rilassati

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Accordo «bilaterale» tra stati cugini


29 settembre - Accordo «bilaterale» tra stati cugini

Gli accordi bilaterali per i rimpatri presuppongono la capacità di fare espulsioni e, se necessario, trattenere i clandestini che non si fanno identificare. I centri di identificazione ed espulsione, destinati a queste esigenze, sono strutture negli ultimi anni ridotte ai minimi termini.

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Il super-predatore del pianeta è l’uomo


 

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Non sono gli squali, né tanto meno i leoni. Il super-predatore del pianeta è l’uomo. Ed è senza confronti. L’uomo ha causato diffuse estinzioni di organismi viventi sul pianeta, ha ridotto enormemente la quantità di pesci che vi sono negli oceani e ha interrotto importanti catene alimenti, si legge nello studio.

La sua tecnologia ha sistemi per uccidere perfidamente efficienti, sistemi economici globali e gestione delle risorse che hanno dato la priorità ad ottenere benefici a breve termine che l’hanno reso predatore superiore rispetto a tutti gli altri esseri viventi, con conseguenze drammatiche.

Le sue tecniche di caccia lo rendono quasi invulnerabili rispetto alle prede, e questo fa raramente pensare alle conseguenze, mentre i predatori marini e soprattutto terrestri molto spesso mettono in gioco la loro vita per catturare una preda. E dunque la caccia viene fatta con oculatezza da questi ultimi.

Bisogna riconsiderare il concetto di “sfruttamento sostenibile” per la fauna selvatica e la gestione della pesca che anziché seguire canoni imposti dalle nostre società dovrebbe seguire più da vicino il comportamento dei predatori naturali.

https://www.focus.it/scienza/scienze/ecco-il-super-predatore-del-pianeta-luomo

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La sabbia non è infinita


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Chi ha visto anche solo in cartolina un deserto sabbioso o si è disteso su una spiaggia, difficilmente si è chiesto se un giorno finirà, anche la sabbia, come il petrolio e altri minerali. Probabilmente nessuno se lo è mai chiesto (finora) né ha mai dubitato che fosse infinita.

In realtà alcuni Paesi soffrono già della mancanza di sabbia, e  nel prossimo futuro i fabbisogno di sabbia potrà creare problemi non indifferenti, sia politici sia ambientali.

È facile pensare ai deserti come a enormi giacimenti di sabbia, ma – come per tutto – un deposito ha un valore se è facile ed economico da sfruttare: se non è così, è come se non esistesse. Negli ultimi anni la richiesta di sabbia ha superato quella dei combustibili fossili: è un mercato molto ricco che non riesce più a restare nei confini della legalità.

Il business legale della sabbia è stimato attorno ai 9 miliardi di dollari (per il 2016 e per i soli Stati Uniti), in crescita del 5% l’anno. Non ci sono stime attendibili per gli altri mercati, e tantomeno per il traffico illegale di sabbia e terra.

La sabbia è un elemento di tensione politica tra Singapore e i Paesi vicini, quali Cambogia, Malesia e Indonesia, perché questi stanno rallentando le esportazioni.Il Vietnam ha invece preso atto del problema in modo ufficiale: Pham Van Bac, direttore del Dipartimento dei Materiali da Costruzione, che fa capo al Ministro delle Infrastrutture, ha dichiarato che la “sabbia nazionale” non riesce più a sostenere la richiesta e che, in mancanza di alternative, dal 2020 non si potrà più costruire nulla che abbia bisogno di sabbia.

Sono numerosi anche i problemi ambientali legati all’economia della sabbia. Un esempio: l’estrazione dal letto dei fiumi, che è una pratica molto diffusa con inattese conseguenze a cascata. Può provocare profonde variazioni della portata d’acqua e alterazioni nell’erosione e altre conseguenze più difficili da prevedere; se avviene in prossimità della foce, durante i periodi di secca il mare può più facilmente risalire il corso del fiume e inquinare le falde acquifere con acqua salata; può alterare radicalmente ambienti d’acqua dolce dove vivono delfini o coccodrilli,  introducendo ulteriori elementi di rischio per l’habitat, la biodiversità,  la conservazione di molte specie.

 

https://www.focus.it/comportamento/economia/la-sabbia-non-e-infinita

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Catturata la quarta onda gravitazionale e per la prima volta anche dalla stazione italo-europea Virgo di Cascina, vicino a Pisa. Questo consente agli scienziati di compiere un balzo nella conoscenza del fenomeno previsto da Albert Einstein un secolo fa nella sua teoria della relatività. Le altre due antenne che l’hanno raccolta sono negli Stati Uniti ad Hanford, nello stato di Washington, e a Livingston, in Lousiana.

Il fenomeno che ha generato la quarta onda gravitazionale nasce dalla fusione di due buchi neri rispettivamente di 30 e 25 masse solari producendo un buco nero di 52 masse solari ponendosi quindi a metà strada tra la prima rilevata nel settembre 2015 (con buco nero di 62 masse solari) e la terza del gennaio 2017 (e buco nero di 49 masse solari). Un’altra onda registrata nel dicembre 2015 formava un buco nero più piccolo di 21 masse solari.

Il violento fenomeno generatore della quarta onda si è verificato nel cielo dell’emisfero sud e proveniva dalla costellazione Eridano ad una distanza di 1,7 miliardi di anni luce dalla Terra. Questo è l’aspetto nuovo della scoperta delle onde perché il luogo di provenienza si è potuto stabilire grazie alla presenza della stazione Virgo costruita dagli scienziati dell’Infn assieme ai colleghi francesi e alla quale partecipano anche ricercatori spagnoli, olandesi, ungheresi e polacchi. Tedeschi e inglesi, invece, condividono il programma americano Ligo.

La presenza della stazione italiana ha permesso la triangolazione necessaria per stabilire appunto il luogo di nascita che prima era impossibile da determinare con le sole due stazioni americane. Questo è un aspetto fondamentale per decifrare compiutamente il fenomeno potendo orientare poi nell’area gli occhi di altri strumenti terrestri e spaziali scandagliando le conseguenze prodotte.

Inoltre  si è scoperta la caratteristica dell’onda, corrispondente esattamente alla previsione einsteiniana. Adesso l’astrofisica gravitazionale diventa sempre più un nuovo modo per studiare il cielo.

http://www.corriere.it/cronache/17_settembre_27/catturata-quarta-onda-gravitazionale-la-prima-volta-anche-italia-b3c0e372-a38f-11e7-8500-0270dc31c1d0.shtml

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Ius soli:nelle foto di classe è già realtà


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In Italia uno studente su dieci è straniero. Ma ci sono classi in cui la presenza di figli di immigrati supera il 50 per cento. Ad anno scolastico appena cominciato, dopo un’estate che sembrava avere chiuso ogni spiraglio a Ius soli temperato e Ius culturae, si è tornati a ipotizzare un voto parlamentare definitivo per la legge – passata alla Camera due anni fa – che dovrebbe dare cittadinanza ai bambini e ai ragazzi nati Italia o a quelli che qui abbiano compiuto almeno un ciclo di studi, circa 800mila giovani. La prospettiva in queste ore sembra invece tramontare di nuovo. Eppure, guardando le foto di classe scattate in tutta l’Italia, appare evidente che lo Ius soli nel nostro Paese è già una realtà.

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http://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/26/foto/nelle_foto_di_classe_lo_ius_soli_e_gia_realta_-176557503/1/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P5-S2.5-T1#1

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Le isole Marshall sono (quasi) di nuovo abitabili


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NUMERI ALLA MANO. Gli scienziati hanno analizzando i livelli delle radiazioni prodotte dal decadimento nucleare (e associate a elevato rischio di cancro) su sei delle oltre 1000 isole di quest’angolo di Pacifico. Poi li hanno confrontati con i valori misurati su un’isola di riferimento, non interessata dai test (l’atollo di Majuro, 13 millirem di raggi gamma all’anno) e con un luogo simbolo dell’America, Central Park, nel cuore di Manhattan (dove si misura una media di 100 millirem l’anno).

Cinque delle sei isole hanno mostrato livelli di radiazioni gamma inferiori ai 40 millirem l’anno: una soglia che rientra nello standard massimo di sicurezza per abitazione fissato da Stati Uniti ed Isole Marshall, che è di 100 millirem.

FUORI DAGLI STANDARD. La sesta area insulare, l’atollo Bikini, eccede però i limiti, con 184 millirem annui. Queste isole in particolare furono l’obiettivo dell’operazione Castle Bravo, con la detonazione di una bomba all’idrogeno di 15 megatoni (mille volte più potente di quelle di Hiroshima e Nagasaki) nel 1954.

Prima che gli abitanti legittimi delle isole Marshall possano ottenere il via libera per ripopolare le loro terre occorrerà comunque aspettare che ulteriori studi ne accertino la totale abitabilità. Livelli anomali di radiazioni potrebbero infatti essere assorbiti, per esempio, attraverso l’alimentazione.

https://www.focus.it/scienza/scienze/le-isole-marshall-sono-quasi-di-nuovo-abitabili

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Che cosa accadrebbe se una bomba H esplodesse nel Pacifico?


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La colonna d’acqua sollevata dal test di ordigno nucleare Baker, condotto dagli Stati Uniti nelle Isole Marshall il 25 luglio 1946. La bomba fu fatta esplodere a una profondità di 27 metri sott’acqua: il fungo atomico si sollevò per oltre 500 metri.

CENERI E CRATERI. L’esplosione cancellerebbe ogni traccia di vita marina nel raggio di centinaia di km, istantaneamente. Potrebbe creare nei reef crateri permanenti: quello largo 1,6 km lasciato dalla bomba termonucleare statunitense “Shrimp” nell’Atollo Bikini, nel 1954, distrusse 200 miliardi di tonnellate di barriera corallina, trasformandone i frammenti in una pioggia radioattiva che si riversò soprattutto sugli atolli ad est, causando morti e malattie che, tra gli abitanti delle Isole Marshall di cui l’atollo fa parte, perdurano ancora oggi.

FINO ALL’UOMO. I venti trasporterebbero le ceneri radioattive per centinaia di km; le mutazioni nel DNA causate nelle specie che riuscissero a sopravvivere, si protrarrebbero per generazioni. Le larve e le uova degli animali marini sono particolarmente vulnerabili a questo tipo di danno: le conseguenze si ripercuoterebbero sulla catena alimentare, fino agli animali più grandi di cui ci nutriamo.

DANNI INDELEBILI. Le particelle radioattive finirebbero per contaminare aria, suolo e falde acquifere di tutto il pianeta. Ancora oggi, a oltre 60 anni dall’operazione  nell’Atollo Bikini, sull’isola si registrano livelli di radioattività ancora allarmanti.

INVERNO NUCLEARE. Il fumo liberato dal fungo atomico renderebbe inoltre impossibile la sopravvivenza agli organismi che svolgono la fotosintesi. E questo, posto che la Corea del Nord intenda far precipitare l’ordigno in modo controllato – da un aeroplano, da una chiatta, da un pallone atmosferico.

FUORI CONTROLLO. Se invece la bomba fosse caricata su un missile balistico intercontinentale, per esempio lanciato da un sottomarino, esisterebbero anche i problemi legati all’incertezza del lancio e alla possibilità di un fallimento. Il vettore potrebbe esplodere in volo, facendo esplodere la bomba in un luogo, e a un’altitudine, non previsti, con effetti non quantificabili.

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/una-bomba-h-nel-pacifico-che-cosa-accadrebbe

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Amatrice e Accumoli per i contributi: scattano i controlli su cambi ‘sospetti’.


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Tentavano di cambiare residenza per risultare cittadini di Amatrice e Accumoli per percepire i contributi economici destinati ai comuni delle zone terremotate. E ora rischiano l’accusa di truffa e falso.  Le tante domande di accesso al sostegno economico – da un minimo di 400 euro al mese, per i nuclei familiari composti da una sola persona, a un massimo di 900 per le famiglie numerose – anche con il supporto dei sindaci dei comuni interessati, riscontrando centinaia di anomalie. Secondo l’ipotesi degli investigatori, avrebbero tentato di spostare la residenza nei due Municipi devastati dal sisma proprio per poter percepire i contributi economici stanziati dallo Stato in sostegno delle popolazioni residenti

http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/09/26/news/terremoto-176538723/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P5-S1.6-T1

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Sarà l’Europa a salvare una foresta polacca?


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È capitato a tutti, anche agli europeiti più convinti, di chiedersi ogni tanto “A cosa serve l’Europa?”.  Le risposte possono essere le più varie e potrebbero contemplare anche la decisone presa il 13 luglio dalla Commissione europea di  deferire la Polonia alla Corte di Giustizia Europea   a causa del taglio indiscriminato degli alberi della foresta di Białowieża, un sito protetto da Rete Natura 2000 , una serie di aree ecologiche  diffuse su tutto il territorio dell’Unione ai sensi della Direttiva 92/43 CEE “habitat e istituite per tutelare  a livello comunitario gli  habitatnaturali e le specie di flora e fauna minacciati o rari. Un tempo di proprietà dei re polacchi, che la utilizzavano come riserva di caccia, la foresta di Bialowieza, inserita dal 1979 dall’Unesco  nella lista dei siti mondiali “Patrimonio dell’umanità”, è giunta sino a noi praticamente inalterata, muta superstite delle foreste che in passato avevano occupato l’intero territorio europeo dal Baltico al Mar Nero. Questa foresta situata lungo il confine tra la Bielorussia e la Polonia ospita alcuni degli alberi più grandi del continente assieme all’ultimo grande mammifero selvatico d’Europa, il bisonte. Purtroppo solo il 16% di questa foresta è protetto dallo status di parco nazionale e altre piccole aree sono protette dall’Unione Europea e dall’Unesco.

La scellerata decisione del Governo polacco di intaccarne la biodiversità della Białowieża risale al marzo del 2016, e nonostante le continue proteste dei movimenti ambientalisti e della società civile polacca, il ministro dell’ambiente Jan Szyszk ha dato il via ad una serie di operazioni di disboscamento nel distretto forestale di Bialowiwza  con la scusa ufficiale “che il legno di questa foresta rischia essere sprecato marcendo sotto i colpi del Bostrico dell’abete, un coleottero che divora la corteccia dell’abete rosso”. Ma per il network internazionale Salva Foreste  “In gioco non ci sono gli abeti rossi in decomposizione, ma evidenti interessi commerciali” visto che “gli scienziati hanno sbugiardato le ragioni scientifiche del taglio promosso dal Governo polacco”. “Se permettiamo che diventi una foresta produttiva, perderà il suo valore e la sua biodiversità e ci vorranno centinaia di anni per porre rimedio a questa distruzione” aveva ricordato   un anno fa Rafał Kowalczyk, direttore dell Istituto di ricerca Su Mammiferi di Białowieża sottolineando come  “in aree dove l’abete non riesce a rigenerare, sarà rapidamente sostituito da altre specie, come il carpino e il tiglio, più adatte alle nuove condizioni ambientali. Inoltre, una foresta naturale è e deve essere ricca di legno morto: non è uno spreco, come sostiene il ministro, ma un habitat essenziale per un gran numero di invertebrati e di altri animali”.

Per questo nell’aprile del 2017 la Commissione aveva sollecitato la Polonia a non proseguire operazioni di deforestazione  estese dando un mese di tempo al Governo polacco per adeguarsi, senza però ottenere nessun rallentamento delle operazioni di abbattimento che sono continuate al ritmo sostenuto di circa 1.000 alberi al giorno fino a poche settimane fa.  Cosa ha convinto il Governo polacco? L’Europa! Secondo la Commissione europea, infatti, la Corte di Giustizia Europea può per legge “prescrivere misure provvisorie volte a richiedere a uno Stato membro di trattenersi da attività che causano danni gravi e irreparabili prima della pronuncia della sentenza” e in particolare il taglio della foresta di Białowieża “richiede l’adozione di provvedimenti provvisori, trattandosi di un caso eccezionalmente urgente e grave, dato il danno irreparabile alla foresta causato dalle operazioni forestali”. Per questo la Corte Europea di Giustizia ha intimato in agosto al governo polacco la sospensione immediata del taglio di alberi nella foresta di Bialowieza, bloccando non solo l’estensione del taglio di legname, ma anche la riduzione dei vecchi alberi morti in tutta la foresta. Un provvedimento che al momento pare resterà in vigore finché la Corte di giustizia europea non emetterà una sentenza definitiva sul caso.

Per Salva Foreste la decisione della Corte conferma ciò che la Commissione europea, l’Unesco e la maggioranza degli scienziati avevano ripetutamente sottolineato: “è l’aumento degli abbattimenti di alberi, e non il coleottero dell’abete rosso a minacciare gli habitat forestali e quindi il taglio di alberi deve essere fermato, prima di causare devastazioni irreparabili”. Sarà così l’Europa a salvare una foresta polacca? Possibile, ma non scontatoAttualmente mentre continuano le proteste degli attivisti provenienti da tutto il mondo per fermare i bulldozer e le motoseghe, gli ecologisti denunciano l’invio da parte del Governo polacco di squadre di guardie forestali da tutta la Polonia per contrastare le proteste pacifiche con violenze e minacce alla salute e alla vita stessa dei manifestanti. 

Una situazione che non ci stupisce, visto che la Polonia è oggi governata da “ Diritto e Giustizia ”, un partito della destra nazionalista che ha già  sfidato altri regolamenti e trattati europei, ha ristretto la libertà dei mediae provato a limitare l’indipendenza dei magistrati con un provvedimento che solo dopo giorni di proteste da parte di migliaia di cittadini polacchi il presidente Andrzej Duda si è rifiutato di firmare. Al momento, internamente, la credibilità della proposta politica del partito Diritto e Giustizia è alternativa all’Europa e viene da una ripresa economia in crescita, ma estremamente fragile, basata sulle rimesse dei molti emigrati, sulle commesse delle industrie europee e sui fondi comunitari. Per questo la chiusura alle richieste di Bruxelles, anche in materia di tutela ambientale, ma non ai suoi fondi strutturali, non sembra una strategia che l’Europa potrà tollerare ancora a lungo.

http://www.unimondo.org/Guide/Ambiente/Tutela-ambientale/Sara-l-Europa-a-salvare-una-foresta-polacca-168814

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Ondata d’indignazione su Facebook, la polizia blocca il matrimonio della sposa bambina


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Un’ondata di indignazione sui social network ha permesso l’interruzione di un matrimonio tra un 27enne e una 13enne a Tetouan, cittadina di 400.000 abitanti nel Nord del Marocco. A mettere fine alla cerimonia è stata la polizia che, a poche ore dalle prime immagini postate su Facebook, ha fatto irruzione alla festa e l’ha bruscamente interrotta spedendo a casa centinaia di invitati.

Secondo le più recenti statistiche del ministero della Giustizia marocchino, il numero delle spose bambine nel 2014 in Marocco ha raggiunto i 33.000 casi.

http://www.lastampa.it/2017/09/25/esteri/ondata-dindignazione-su-facebook-la-polizia-blocca-il-matrimonio-della-sposa-bambina-2baO5WALspWNAvHa8fk9JJ/pagina.html

 

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Un giorno difficile e amaro per la socialdemocrazia


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“Un giorno difficile e amaro per la socialdemocrazia. Abbiamo mancato l’obiettivo”, ha detto il leasder della Spd, Schulz, subito dopo l’esito degli exit poll in Germania. “Queste sono ore difficili ed amare”, ma l’Spd “difenderà il Paese dall’estrema destra, questo è il nostro compito”.

Ci sono soltanto due certezze nelle elezioni federali di domani in Germania. E paradossalmente sono l’una diretta conseguenza dell’altra. La prima, scontata, è che Angela Merkel condurrà la sua Cdu alla quarta vittoria e sarà nuovamente cancelliera. L’altra è che AfD, Alternative fuer Deutschland, il partito di estrema destra, xenofobo e in odore di filo-nazismo, farà il suo ingresso al Bundestag, il Parlamento federale. Non sarà la prima volta, a differenza di quanto è stato detto in questi giorni. Come spiegava ieri Kurt Kieser sulla Sueddeutsche Zeitung, già agli esordi della Repubblica, nel 1949, 1953 e 1957, il colpo riuscì per ben tre volte alla Deutsche Partei, forza politica dell’ultradestra con legami negli ambienti degli ex nazisti, che il cancelliere Adenauer non ebbe problemi ad accettare addirittura come partner nella coalizione di governo. Nel 1953, un altro partito della destra radicale, la BHE, che si rivolgeva ai profughi tedeschi cacciati dai territori dell’Est, entrò al Bundestag, sempre sotto Adenauer, e piazzò un ministro che da studente aveva partecipato al fallito putsch di Hitler del 1923.

Prima forza di opposizione

Ciò che è nuovo nel caso di AfD sono in primo luogo le dimensioni del successo elettorale, che a meno di un clamoroso abbaglio sondaggi e analisti le predicono: potrebbero essere tra 70 e 80, alcuni suggeriscono addirittura 100 i deputati di estrema destra nella nuova Camera bassa, su un totale che grazie ai cosiddetti mandati in eccesso potrebbe superare 650. Il che significherebbe disporre di un apparato di quasi 400 persone, un bilancio di almeno 30 milioni di euro, una vicepresidenza, una presenza costante nelle emittenti pubbliche. Di più, se Angela Merkel dovesse nuovamente ritrovarsi alla guida di una Grosse Koalition con la Spd, allora AfD potrebbe essere la prima forza di opposizione e quindi aver diritto alla presidenza della potente commissione per il Bilancio.

I «nemici della Costituzione»

Ma non è solo una questione di numeri. «Germania, stai attenta!», ha titolato giovedì a tutta pagina il solitamente compassato settimanale Die Zeit, un editoriale a firma del suo direttore Giovanni Di Lorenzo, secondo il quale l’elezione di domani potrebbe rivelarsi una frattura nella storia tedesca, «nel caso migliore un nuovo inizio, nel peggiore una minaccia per la democrazia». Le parole vengono pesate una per una, ma il giudizio è condiviso: «AfD contesta i fondamentali della democrazia federale, mobilita i nemici della Costituzione, rimette in discussione l’identità della Germania e le sue scelte di fondo, come l’Europa, l’economia sociale di mercato, l’apertura verso il mondo», dice preoccupato un ex collaboratore della cancelliera. E aggiunge: «Se non ci fosse la coscienza della nostra storia, largamente diffusa nel popolo tedesco, a far da deterrente, AfD oggi sarebbe già al 25 per cento».

La mutazione antropologica di AfD

Che la resurrezione annunciata di AfD, nata quattro anni fa come movimento anti euro e considerata finita già nel 2015, sia direttamente collegata al successo della cancelliera, è uno dei paradossi di questa elezione. «Non c’è dubbio che la politica centrista della Merkel, soprattutto la sua scelta di accogliere i rifugiati, abbia creato spazio politico sulla destra della Cdu-Csu — ammette il nostro interlocutore —, ma AfD ha avuto anche una mutazione antropologica: all’inizio era in buona parte la Cdu orfana di Kohl e scontenta di Angela Merkel, c’erano intellettuali, imprenditori. Ora è qualcosa di diverso e molto inquietante».

La classe dirigente

I futuri deputati di AfD, le loro biografie ed esternazioni suonano piena conferma di un veleno sottile e insidioso, che l’ultradestra instilla nella conversazione politica tedesca, rendendo salonfaehig, presentabile, ciò che prima era tabù. Gente come il giudice di Dresda Jens Maier, 55 anni, mai stanco di castigare «il culto della colpa dei tedeschi» o la «produzione di popoli meticci». O come Wilhelm von Gottberg, 77 anni, candidato in Bassa Sassonia, che liquida l’Olocausto come «l’efficace strumento per criminalizzare i tedeschi». Poi c’è l’hooligan Sebastian Muenzenmaier, 28 anni, indagato per lesioni gravi dopo aver guidato una banda di ultras del Kaiserlautern all’assalto di un bus di tifosi del Mainz, pieno di donne e bambini. Su tutti, spicca il co-leader del partito, l’ineffabile Alexander Gauland, che ai primi di settembre ha rivendicato (sic) «il diritto di essere fieri delle imprese dei soldati tedeschi in due guerre mondiali». È lui che, sul modello di Trump con Hillary Clinton, promette di creare una commissione di inchiesta sulla politica illegale di Angela Merkel verso i rifugiati.

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Schulz-elezioni-1373d7e5-02db-40cb-aa27-6b6cd06d50cd.html

 

http://www.corriere.it/esteri/elezioni-germania-2017/notizie/elezioni-germania-2017-merkel-afd-382427ba-9fd4-11e7-b69e-b086f39fca24.shtml

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Quell’aurora sul cielo sopra Berlino.Compiono 90 anni due capolavori, quello di Murnau e quello di Ruttmann che ha affascinato Wim Wenders


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Con Aurora, Murnau ha portato il cinema muto alla sua vetta più alta»: Charlie Chaplin. Il 23 settembre del 1927 al Times Square Theatre, ore 20.30, veniva presentato Sunrise del tedesco, emigrato, Friedrich Wihlem Muranu, subito salutato dalla stampa come «il miglior film mai realizzato in Usa da un regista straniero». Murnau era già famoso in Europa per aver introdotto nel cinema l’horror moderno con Nosferatu (1922), un caposaldo dell’espressionismo tedesco. Egli fu contattato dal produttore William Fox dopo che questi aveva visto un altro capolavoro, Der Letzte Mann (L’ultimo uomo, 1924), un altro film sociale e psicologico: introduceva il tema della terza età e del demansionamento che colpisce gli anziani sul lavoro.

Con Sunrise Murnau raccontava la storia quotidiana di una coppia: tradimento, tentato femminicidio, repentino rinsavimento del marito, perdono da parte della moglie, rinascita dell’amore, tragedia finale evitata. Siamo d’estate in una località di villeggiatura, su un’isola vicina al continente. Tra i turisti è arrivata anche una “donna di città”, seducente, con la gonna sul ginocchio, trucco e sigaretta in bocca. Murnau catapulta lo spettatore in medias res: ella da settimane ha irretito un brav’uomo, un serio agricoltore (George O’Brien) da poco sposo, con una fedele e devota moglie (Janet Gaynor, Oscar per l’interpretazione). Si incontrano di notte tra i giunchi e amoreggiano. Lei chiede di più: «Se tua moglie avesse un incidente durante una gita in barca sul lago … saremmo liberi. Porta un fascio di giunchi con te, per salvarti. Andremo a vivere in città! La città è piena di divertimenti!». Gli danza intorno, come Salomè: l’uomo l’abbraccia accecato dalla passione. Ma in barca, nel momento in cui il marito sta per strangolare la moglie, di fronte agli occhi di lei sgranati dalla paura, egli rinsavisce.

Giunti sulla sponda opposta del lago, la donna scende e fugge sulla terraferma. L’uomo la insegue, per chiederle perdòno. Sta passando un trenino che collega città e campagna: la donna sale trafelata e terrorizzata, l’uomo la raggiunge a fatica. Inizia il riavvicinamento, mentre il trenino arriva in città. La conoscenza della città da parte dei due contadini corrisponde al graduale perdono che il marito guadagna e alla rinascita del loro amore. Da antologia alcune scene: i due che, attratti in una chiesa, assistono a una cerimonia nuziale, commuovendosi e rivivendo il loro patto di fedeltà davanti a Dio; la foto dal fotografo come due novelli sposi; la loro danza contadina in una sala da ballo in cui raccolgono gli applausi entusiasti dei “cittadini” presenti, ecc. A sera, tornano al lago per riprendere la loro piccola barca. Nel bel mezzo della traversata si scatena una tormenta. Verranno scaraventati in acqua. L’uomo fa in tempo a legare il fascio di giunchi attorno ai fianchi della donna. L’uragano passa. Alcuni pescatori intuiscono la tragedia. L’uomo si è salvato, è giunto a riva, ma la donna è dispersa. Ecco le barche dei compaesani con le lanterne accese, in acqua, per le ricerche, è ancora buio. La camera inquadradei giunchi, slegati, galleggianti. Il marito capisce: la moglie è morta. Tornano tutti a villaggio, addolorati. La donna di città va incontro all’uomo per “festeggiare” l’incidente del lago, non suppone che egli sia tornato in sé. L’uomo, disperato, e con il senso di colpa ancora vivo, sta per strangolare l’ex amante, quando giungono delle grida: «è viva!». La moglie è stata ritrovata. Salva grazie ai giunchi, racconterà un vecchietto che non aveva interrotto le ricerche.

Aurora è ancor oggi un attuale e sincero canto alla fedeltà coniugale. Il ritmo del film cattura lo spettatore per la sapienza con cui Murnau alterna dramma e commedia; momenti romantici e gag comiche; come fonde espressionismo (le scene notturne della seduzione e quelle della tragedia sul lago) e realismo metropolitano tra magia e documentarismo da “tragedia americana” (alla Dreiser). Magistrale la sintassi filmica: sorprendenti carrelli, panoramiche, camera a seguire, dissolvenze, riprese in plongeé, ecc. Meritati i due Oscar: miglior film e miglior fotografia (Charles Rosher e Karl Struss).

Nello stesso giorno in cui i newyorkesi scoprivano un film in cui «l’amore tutto perdona e tutto dimentica», i berlinesi, presso il cinema Tauentzien-Palst, alla stessa ora, potevano “scoprire” tutti gli angoli della loro città, spesso sconosciuti ai più: Berlino. Sinfonia di una grande città (Walther Ruttmann). La scena della giovane barbona, sconsolata, con i due figlioletti, rasati a zero e ricoperti di stracci, che la abbracciano, mentre chiedono l’elemosina sulla scalinata di una chiesa, s’infissa nelle pupille dello spettatore. Come non dimentichiamo i lauti pasti di signori nei locali notturni, tra champagne e montagne di cibo: tutto contrappuntato da Ruttmann in un “montaggio dialettico”, da far invidia ai sovietici.

Berlino. Sinfonia di una grande città, capolavoro del documentario, è un film stratificato che si offre a diverse letture e che ha ispirato Wim Wenders per il suo Il cielo sopra Berlino. È un’opera d’avanguardia per la forma: futuristamodernista e finanche costruttivista. Un film politico (lo abbiamo anticipato): le modeste casette e baracche della periferia opposte agli imponenti palazzi e ville della città; ricchi versus poveri. È, anche, un film sociologico: la città colta all’aurora: i mezzi di trasporto che si “svegliano” dai garage; l’intensificarsi del traffico; le auto di lusso; i carri funebri di prima classe; gli opulenti negozi che sollevano le saracinesche come palpebre meccaniche; i postini che schizzano fuori dalle Poste con le borse a tracolla; bambini colti mentre felici corrono a scuola; militari, impiegati, operai, comizianti proletari. «Ho girato nascondendo la macchina da presa, non volevo che le persone, una volta scoperta la camera “recitassero”» (Ruttmann).

Il cinema, con questi due film ci dava America ed Europa colte nelle loro rispettive rosee aurore sociali del 900. Ma mostrava anche i pericoli della modernità: la città non va vissuta come luogo del vizio e dello sciocco divertimento (Aurora); la meccanizzazione e il lusso non debbono farci dimenticare disoccupati, operai, homeless (Berlino. Sinfonia di una grande città).

 

 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/quell-aurora-sul-cielo-sopra-berlino

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Le fughe più rocambolesche attraverso il muro di Berlino


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Almeno 138 persone morirono nel tentativo di superare il Muro di Berlino. Altri invece riuscirono nell’impresa, in modo che definire rocambolesco è poco…

A cosa siamo disposti pur di (ri)conquistare la libertà? Alcune delle possibili risposte a questa domanda si possono trovare nelle storie di tutte le donne e gli uomini che rischiarono la loro stessa vita per fuggire da Berlino Est ai tempi del Muro che la separava da Berlino Ovest: 28 anni di “guerra fredda” – dal 13 agosto del 1961 al 9 novembre 1989 – durante i quali si susseguirono centinaia di tentativi di fuga, non tutti andati a buon fine, ma alcuni decisamente creativi. In tempi in cui si parla di erigere nuovi muri, le loro storie ci dicono che (forse) nulla più della voglia di libertà aguzza l’ingegno umano.

SULLA FUNE. L’acrobata tedesco Horst Klein fece storia all’inizio del 1963 quando, grazie alla sua abilità circense, riuscì a trasformare un cavo di alta tensione inutilizzato, che si estendeva lungo il muro, in un percorso di fuga.Prima si fece strada aggrappandosi con le mani al cavo, a circa 20 metri sulla testa dei militari di guardia. Quando la stanchezza si fece sentire, si incamminò sulla fune, cercando un faticoso equilibrio: ci riuscì a metà. Cadde e si fratturò le braccia. Ma riuscì in tal modo a superare il confine.

IN MONGOLFIERA. Hans Strelczyk, meccanico, e Gunther Wetzel, muratore, usarono le loro capacità manuali per costruire un rudimentale pallone aerostatico, con l’aiuto di alcuni manuali presi in biblioteca. Ma l’aiuto più grande glielo diedero le rispettive mogli, cucendo il pallone con scarti di tela e lenzuola. Non riuscirono al primo tentativo e neppure al secondo, ma la notte del 16 settembre 1979 partirono nuovamente. Insieme ai quattro figli, le due coppie volarono per 2,5 km, finché il pallone non ebbe i primi problemi, scendendo di quota e costringendoli ad atterrare: le due famiglia, scoraggiate, stavano per desistere e tornare verso casa, quando incontrarono una guardia che li informò che invece ce l’avevano fatta: avevano raggiunto l’ovest.

OTTOTERRA. In tanti cercarono di scappare attraverso i tunnel, che correvano sottoterra tra le due Berlino. Ma spesso i percorsi erano sorvegliati e le fughe sotterranee fallivano: nel 1964, ad esempio, 30 studenti di Berlino Ovest, tra cui il 25enne Wolfgang Fuchs e il futuro astronauta Reinhard Furrerm, scavarono un grande tunnel per aiutare i cugini dell’ovest a fuggire: il famoso Tunnel 57, a cui fu dedicato anche un film. Lungo 145 metri e alto un metro e mezzo, partiva dal seminterrato di un panificio e sbucava nel giardino di una casa: richiese diversi mesi di costruzione ma permise la fuga di 57  berlinesi dell’est.

IN FUNIVIA. Il 31 marzo 1983, Michael Becker e Holger Bethke si arrampicarono sul tetto di un edificio a cinque piani sul lato orientale del muro e spararono una freccia – a cui era legato un filo d’acciaio – verso un edificio di Berlino Ovest sul quale il fratello di Holger era pronto a raccogliere e fissare il cavo. Era la prima fase della fuga. La seconda – immediatamente dopo – fu trasformare la fune d’acciaio in una funivia rudimentale. Come nei migliori film d’azione, l’operazione gli riuscì al terzo tentativo.

IN TRENO. Nel dicembre 1961, Harry Deterling, un macchinista di treni di 27 anni, progettò una fuga a cui diede tanto di titolo: “l’ultimo treno alla libertà”. Era notte fonda quando il suo treno arrivò lentamente all’ultima fermata, a circa un km da Berlino Ovest. Invece di fermarsi, Darling imboccò a tutta velocità un binario abbandonato che passava attraverso il muro. Le guradie, prese di sopresa, non fecero in tempo neppure a sparare. Il treno si fermò nel quartiere di Spandau, nella zona occidentale, permettendo a Darling, alla sua famiglia e altre 16 persone di rimanere a Berlino Ovest. Sul treno c’erano anche 7 passeggeri che invece scelsero di tornare indietro: la fuga verso la libertà a loro non andava giù.

DI CORSA. I film tendono a descrivere le guardie di frontiera tedesche dell’Est come automi senz’anima, disposti a tutto per amore della “patria” e del comunismo. Non è così: gli storici ci hanno rivelato che molti dei militari erano altrettanto disperati da voler fuggire. Ecco perché in tanti facevano richiesta per diventare guardia di frontiera. Si calcola che oltre 1300 soldati fuggirono solo nei primi due anni di esistenza del muro. La fuga più famosa fu forse quella  di Conrad Schumann il 15 agosto 1961. Il muro era ancora in costruzione: erano passati soltanto 3 giorni dal blocco del libero passaggio tra il settore occidentale e quello orientale di Berlino).Schumann, allora diciannovenne, riuscì a saltare mentre un fotografo a sua insaputa lo riprendeva. La sua corsa divenne una delle immagini simbolo della Guerra Fredda.

SOTT’ACQUA. Hubert Hohlbein aveva trascorso molto tempo a Berlino Ovest, prima che il muro fosse costruito, e gli mancava la vita di un tempo, così con due amici pianificò una fuga lungo il fiume Sprea, che attraversa la città, con una tuta da immersione e un boccaglio da snorkeling. La fuga durò un’ora e mezza durante la quale Hohlbein rischiò di essere scoperto almeno un paio di volte, ma riuscì nell’impresa. Per poter portare a Ovest anche il resto della famiglia, in seguito si unì al gruppo che avrebbe creato il Tunnel 57, che consentì a sua madre di raggiungerlo.

 

 

https://www.focus.it/cultura/storia/muro-di-berlino-ecco-come-si-riusciva-a-fuggire

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Germania, spunta la banconota da zero euro


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A partire dal 1° gennaio 2018, la Germania ha emesso una nuova edizione di banconote dal valore di zero euro. Il nuovo taglio, autorizzato dalla Banca Centrale Europea, non ha infatti alcun valore ma rende omaggio alla città tedesca di Kiel, nel nord del paese. Emblematico il fatto che su un lato della banconota sia rappresentata la nave Gorch Fock II, ospitata proprio in un museo della città, mentre sul lato opposto compaiono alcuni dei più importanti monumenti europei. Vengono comunque mantenute tutte le caratteristiche delle altre banconote europee, filigrana e ologrammi inclusi. I 5mila pezzi stampati finora, e venduti al prezzo di 2,50 ciascuno, sono andati letteralmente a ruba in pochi giorni tanto che si sta già pensando ad una seconda edizione.

http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2017/06/28/germania-spunta-banconota-zero-euro_1TnjeidBKTNJaK25aoY9TO.html

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44 anni fa l’addio a Pablo Neruda, uno tra i più grandi poeti del Novecento


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La timidezza  è una condizione  strana dell’anima,  una categoria, una dimensione che si apre alla solitudine. È anche una  sofferenza  inseparabile, come se si avessero due epidermidi, e la seconda pelle interiore s’irritasse e contraesse di fronte alla vita. Fra le compagini umane, questa  qualità o questo  difetto fa parte di un insieme che costituisce nel tempo l’ immortalità dell’essere.”

 Pablo Neruda.

 Nasce il 12 luglio 1904 a Parral (Cile), non lontano dalla capitale Santiago. Il suo vero nome è Neftali Ricardo Reyes Basoalto. Il padre rimane vedovo e nel 1906 si trasferisce a Temuco; qui sposa Trinidad Candia.

Il futuro poeta comincia presto a mostrare interessa per la letteratura; il padre lo avversa ma l’incoraggiamento  arriva da Gabriela Mistral, futuro Premio Nobel   che sarà sua insegnante durante il periodo di formazione scolastica.

Il suo primo lavoro ufficiale come scrittore è l’articolo “Entusiasmo y perseverancia” e viene pubblicato a soli 13 anni sul giornale locale “La Manana”. E’ nel 1920 che per le sue pubblicazioni inizia ad utilizzare lo pseudonimo di Pablo Neruda, che in seguito gli verrà riconosciuto anche a livello legale.

Neruda nel 1923 ha solo 19 anni quando pubblica il suo primo libro: “Crepuscolario”. Già l’anno seguente riscuote notevole successo con “Venti poesie d’amore e una canzone disperata”. A partire dal 1925 dirige la rivista “Caballo de bastos”. Intraprende la carriera diplomatica a partire dal 1927: viene nominato prima console a Rangoon, poi a Colombo (Ceylon).

Nel 1930 sposa una olandese a Batavia. Nel 1933 è console a Buenos Aires, dove conosce Federico Garcia Lorca.  L’anno successivo è a Madrid dove stringe amicizia con Rafael Alberti. Allo scoppio della Guerra Civile (1936) parteggia per la Repubblica e viene destituito dall’incarico consolare. Si reca quindi a Parigi. Qui diviene console per l’emigrazione dei profughi cileni repubblicani.

Nel 1940 Neruda viene nominato console per il Messico, dove incontra Matilde Urrutia, per la quale scrive “I versi del capitano”. Viene eletto senatore nel 1945 e si iscrive al partito comunista. Nel 1949 dopo un periodo di clandestinità, per sottrarsi al governo anticomunista di Gabriel González Videla, fugge dal Cile e viaggia attraverso Unione Sovietica, Polonia e Ungheria.

Tra il 1951 e il 1952 passa anche per l’Italia; vi ritorna poco dopo e si stabilisce a Capri. Tra il 1955 e il 1960 viaggia in Europa, Asia, America Latina. Nel 1966 la sua persona è oggetto di una violenta polemica da parte di intellettuali cubani per un suo viaggio negli Stati Uniti.

Pablo Neruda riceve il Premio Nobel  per la Letteratura nel 1971. Muore a Santiago il 23 settembre 1973.

Tra le sue opere più importanti vi sono “Residenza sulla terra”, “I versi del Capitano”, “Cento sonetti d’amore”, “Canto generale”, “Odi elementari”, “Stravagario”, “Le uve e il vento”, il dramma “Splendore e morte di Joaquin Murieta” e il libro di memorie “Confesso che ho vissuto”.

https://www.luinonotizie.it/anniversario/2017/09/23/44-anni-laddio-pablo-neruda-uno-piu-grandi-poeti-del-novecento/144514

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Benvenuto autunno: luoghi dove la natura, dà spettacolo.


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San Severino Marche. Cartoline dall’Italia, dalle Marche. Dove un tramonto regala alle colline magici colori.

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Villa Ada. Autunno allo specchio nel secondo più grande parco pubblico di Roma, sulla via Salaria.

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Alaska. I colori mozzafiato delle Serpentine Hot Springs, un’area geotermale nella Riserva Nazionale del Bering Land Bridge, in Alaska

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Patagonia. In aprile, quando da noi è primavera, qui è autunno. E la natura selvaggia diventa un paesaggio lunare.

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Hyde Park. L’esplosione di colori nell’area verde più estesa del cuore di Londra: l’autunno ad Hyde Park.

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Ande. Sulla catena montuosa dell’America meridionale. Con i suoi 7.200 chilometri di lunghezza, è la più lunga del mondo.

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Maine. Profondo rosso nei campi del Maine, nel New England, Stati Uniti.

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Central Park. I newyorkesi cercano i colori dell’autunno passeggiando nel loro parco.

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Lo skyline di Tokyo, in Giappone, dal Shinjuku Gyoen National Garden.

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Cina. Riflessi di colori sul lago Five Flower del Jiuzhaigou National Park.

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Slovenia. A Bohinj, dove l’acqua scorre violenta tra rocce rivestite da colori autunnali

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Nuova Zelanda. In una strada di Queenstown, nel South Island.

https://www.focus.it/ambiente/natura/10-luoghi-dove-lautunno-fa-spettacolo

 

 

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Così 30 anni fa un solo uomo salvò il mondo da una guerra nucleare


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Il tenente colonnello Stanislav Petrov dell’esercito sovietico, il giorno 26 settembre 1983, in piena Guerra Fredda, salvò il mondo evitando probabilmente la terza guerra mondiale decidendo di non premere un bottone.

Di servizio in un bunker vicino Mosca aveva il compito di monitorare con un sistema satellitare i missili statunitensi.

Quella notte, a mezzanotte e quattordici minuti, i sistemi di allarme segnalarono un attacco proveniente dalla base di Malmstrom, in Montana, negli Stati Uniti, a 8mila km di distanza da Mosca: un missile nucleare partito da un silos si stava dirigendo verso la Russia. In 40 minuti morte e distruzione si sarebbero abbattute sull’Unione sovietica.

Secondo il protocollo Petrov avrebbe dovuto dare immediatamente il via a un attacco nucleare. Ma non lo fece. Conoscendo a perfezione il sistema di controllo reputò la segnalazione un errore evitando milioni di morti e un conflitto nucleare tra Russia e Stati Uniti.

Solo dopo si scoprì che il sistema aveva identificato come missili nucleari dei riflessi solari su delle nubi ad alta quota causate dall’equinozio d’autunno. Nessuno venne a sapere della storia di Petrov e del suo gesto eroico. Stanislav fu mandato in pensione anticipata e dimenticato. Solo dieci anni più tardi il mondo conobbe il suo gesto. Petrov è morto a 78 anni, lo scorso maggio a Frjazino, un piccolo villaggio vicino Mosca. La Russia non ha mai riconosciuto la sua audacia, ma la sua storia e il suo nome oggi sono sinonimo di coraggio.

http://www.lastampa.it/2017/09/20/multimedia/esteri/la-storia-delluomo-che-nell-salv-il-mondo-dalla-terza-guerra-mondiale-HOxDphdNu9VzMkDzAqaQvK/pagina.html

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CONTRO GLI STUPRI E LA VIOLENZA SESSUALE, ANCHE TRA LE PARETI DI CASA .


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La sicurezza è stata uno degli argomenti della propaganda elettorale. Tra le possibili soluzioni, si è parlato perfino di un bracciale elettronico. Ma gli stupri non si combattono con i giocattoli di autodifesa.

Il Consiglio dei ministri di Israele si riunì per una emergenza. Nel giovane Stato erano approdati quasi un milione di ebrei da 70 nazioni, in una immigrazione tumultuosa che aveva provocato problemi di ordine pubblico, e anche un’ondata di violenza contro le donne. I ministri discussero i rimedi e alcuni proposero di mettere il coprifuoco per le donne, obbligandole a stare a casa dopo le otto di sera.

Sembrava un’idea sensata, fin quando intervenne con decisione il primo ministro: «Così non punite i colpevoli, ma le vittime. Se volete il coprifuoco, imponetelo agli uomini». Quel primo ministro era Golda Meir, che ha guidato Israele con saggezza e fermezza; quest’anno verrà ricordata nel trentesimo anniversario della morte, 8 dicembre 1978. Questo episodio, tratto dall’autobiografia della grande statista, mi è tornato in mente mentre leggevo le cronache sull’ultimo stupro.

I giornali esprimono giusta indignazione e sacrosanta condanna. Ma perché tra le righe sembra di leggere un giudizio quasi infastidito? Perché trapela una specie di tacito rimprovero? Nessuno, è ovvio, osa dire: «Se non andava in giro col buio, non le capitava». Oppure: «Se l’è cercata». Nessuno, si capisce, azzarda una frase del tipo: «L’avrà provocato». Questo succedeva nei processi per stupro degli anni Settanta, quando testimoni e giudici facevano apparire la vittima quasi corresponsabile del male che aveva subìto. Ma quei tempi sono finiti, il “sessismo legale” è scomparso sia dalle leggi sia dai tribunali. Però…

Però rispunta un altro genere di responsabilità che pesa sulle spalle delle donne. È la responsabilità di costruirsi intorno un recinto di difesa. Se nessuno ti protegge, non le istituzioni, che si dimostrano inadeguate; non le forze dell’ordine, troppo scarse e chiamate a tanti altri incarichi; non le folcloristiche ronde di notte e di giorno; non il lassismo dei giudici, che mettono fuori stupratori e ladri per scadenza dei termini di custodia o altri cavilli; non una legge sull’immigrazione piena di buchi, tirchia nei permessi di soggiorno agli onesti e ignara dei delinquenti che soggiornano senza tanti permessi… Insomma, se nessuno ci pensa la soluzione c’è: difenditi da te.

Ecco allora i fischietti ad altissimi decibel da usare al bisogno, gli spray al peperoncino per accecare l’aggressore, i corsi di arti marziali, addirittura la pistola da borsetta. L’ultima amenità è il braccialetto elettronico, con un pulsante e una trasmittente che lancia l’allarme. Una trovata elettorale, utilizzata nella corsa per l’elezione a sindaco di Roma. Se le afghane hanno il burka , per la tutela delle italiane sarà utile una corazza elettronica.

Ora ci sono due domande. La prima nasce dalle statistiche, le quali dicono che il 70 per cento delle violenze fisiche vengono commesse in casa. Si dovrà usare il braccialetto anche in cucina o in salotto, contro mariti, compagni, padri fuori di testa? La seconda riporta a quell’episodio del coprifuoco alle donne. E se la responsabilità ritornasse agli uomini, se la piantassero di pensare alle donne come a corpi da depredare, secondo l’arcaica legge del possesso? Se cominciassero a curare una sessualità primitiva, da lupi? La battaglia ci riguarda tutti ed è culturale, di crescita comune. Altro che braccialetto. 

 

http://www.stpauls.it/fc08/0818fc/0818f182.htm

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Messico, il terremoto nello stesso giorno del grande sisma del 1985


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Una data funesta per il Messico: il 19 settembre del 1985 un terremoto di magnitudo 8 devastò il Paese provocando la morte di cinquemila persone. Trentadue anni dopo, il 19 settembre del 2017, due scosse in pochi secondi (magnitudo tra 6.8 e 7.4, secondo le prime informazioni) hanno di nuovo fatto tremare la regione di Città del Messico.

Nel grande terremoto dell’85 412 palazzi crollarono e oltre tremila riportarono seri danni. L’area più colpita fu quella in cui erano concentrati gli ospedali: 13 ospedali furono distrutti, tra cui la torre dell’Hospital Juàrez, uno dei più antichi del Paese. Pazienti e personale morirono intrappolati. La metro fu bloccata e centinaia di persone tentarono in tutti i modi di uscire dai tunnel e risalire in superficie.

La mattinata del 19 settembre 2017 a migliaia erano scesi in strada per commemorare le vittime: il fischio delle sirene della Capitale aveva ricordato a tutti il terremoto che devastò il Paese e fatto partire un’esercitazione antisismica. A sfilare per le vie di Città del Messico soccorritori, familiari delle vittime, istituzioni. Tutti ignari che la storia si sarebbe, almeno in parte, ripetuta poche ore dopo.

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/messico_terremoto_stesso_giorno_1985-3249279.html

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Pakistan. La lunga marcia contro l’analfabetismo per un lavoro più «degno»


 

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Una lunga marcia contro l’analfabetismo. Avere una istruzione di base «è il primo passo, il presupposto anche per la liberazione dalla schiavitù da debito e da ogni forma di sfruttamento lavorativo», spiega Paolo Pozzo di Iscos Piemonte. Saper leggere e fare di conto è la prima, elementare quanto fondamentale forma di difesa dei propri diritti. Una affermazione per nulla scontata in Pakistan dove l’analfabetismo fra gli adulti raggiunge il 54%.

Una lotta all’ignoranza per poter costruire per le nuove generazioni un futuro lavorativo diverso. Oggi, secondo i dati Unesco, sono 57 milioni gli adulti incapaci di leggere in Pakistan, mentre almeno 9 milioni di bambini non va a scuola. I Paesi che hanno un tasso di analfabetismo maggiore, si leggeva sempre in un rapporto Unesco di qualche anno fa, escono da una situazione di guerra o hanno subito una grave calamità. Per questo la scuola in Pakistan è la prima frontiera, dei diritti umani, come di quelli legati al lavoro. Una guerra all’analfabetismo che si gioca, soprattutto, nei più remoti villaggi del Pakistan, spesso non raggiunti nemmeno da strade e infrastrutture: nel distretto della capitale Islamabad il tasso di alfabetizzazione è al 96%, mentre il quello di Kohli solo al 28%. È la disparità, quasi un abisso, fra le aree urbane e i villaggi a fare la differenza.

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Se l’abbandono scolastico, con 5 milioni di minori che ogni anno non terminano regolarmente i corsi, è il più alto dopo quello della Nigeria, la povertà è evidente pure nelle infrastrutture: il 60% delle scuole in Pakistan non ha acqua potabile e il 33% non è raggiunta da corrente elettrica. Una emergenza educativa per cui il governo italiano ha sottoscritto, lo scorso 7 settembre, una intesa con l’Unesco per un piano di sviluppo a vantaggio dell’istruzione femminile nel Paese per i prossimi due anni. Un impegno al massimo livello, sostenuto dal locale ministero dell’istruzione, per un ammontare di 1,7 milioni di dollari. Una frontiera che Iscos, d’intesa con la Pakistan Workers Federetion, sostiene da tempo con un preciso progetto di cooperazione che si affianca ai corsi di natura più specificamente sociale e sindacale.

«L’educazione delle nuove generazioni è indispensabile per far uscire le famiglie dalla trappola della povertà e dell’indebitamento e per favorire la promozione sociale delle famiglie dei lavoratori più vulnerabili», spiega l’ong della Cisl. Così a partire dal giugno del 2014 nella provincia del Khyber Pakhtunkhwa sono stati selezionati attraverso questionario e successivamente iscritti 62 bambini in una scuola di primo di grado del distretto di Nowshera. Nella provincia del Khyber Pakhtunkhwa, l’anno seguente, sono stati iscritti ulteriori 285 bambini e nella provincia del Punjab altri 39 bambini. Le scuole sono state attentamente selezionate dai rappresentanti di Iscos in collaborazione con le autorità locali e i leader di villaggio mentre ai bambini, dopo aver firmato un accordo di sostenibilità con le famiglie, sono state pagate le rette scolastiche ed è stato fornito un kit completo di materiale scolastico.

Lo scorso 17 agosto Malala Yousafzai, la ragazza pachistana dello Swat – poi premio Nobel per la pace – ferita dai taleban nel 2012 perché voleva andare a scuola, è stata ammessa all’università di Oxford. Una lunga marcia, ma tagliare il traguardo è possibile.

 

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/pakistan-la-lunga-marcia-contro-lanalfabetismo-per-un-lavoro-pi-degno

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Monte Rushmore, una targa per l’italiano Luigi Del Bianco. Fu lui a intagliare i volti dei quattro presidenti


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Un italiano che valeva, secondo il suo superiore, “quanto tre uomini che si possono trovare qui in America”. E, a quarantotto anni dalla sua morte, l’abilità come costruttore di Luigi Del Bianco viene premiata con una cerimonia all’interno del parco nazionale ai piedi del Monte Rushmore, dove è stato nominato ” capo intagliatore” di fronte alla famiglia.

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La celebre montagna in Dakota del Sud raffigura quattro presidenti degli Stati Uniti d’America che hanno contribuito a migliorare il Paese. Un massiccio di granito scolpito a partire dal 1927 e terminato nel 1941, dove i visitatori possono osservare i visi di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt   e Abraham Lincoln.

L’uomo, originario della provincia di Pordenone, è stato ricordato con una cerimonia alla presenza dei familiari. Ha ottenuto l’onorificenza di “capo intagliatore” in ricordo della sua abilità nella scultura.

http://www.repubblica.it/viaggi/2017/09/18/news/monte_rushmore_fu_l_italiano_luigi_del_bianco-175808280/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P2-S1.4-T1

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Un terzo dell’umanità non vede più la Via Lattea


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A causa dell’inquinamento luminoso, più di un terzo della popolazione mondiale non riesce più a osservare la Via Lattea di notte, e in alcuni casi deve spostarsi per centinaia di chilometri prima di potere raggiungere un punto in cui è nuovamente visibile. La scia luminosa che attraversa diagonalmente la sfera celeste – la parte di cielo visibile di notte – accompagna da sempre la vita dell’uomo, è stata fonte di ispirazione per innumerevoli opere letterarie e scientifiche, ha stimolato la curiosità dei primi studiosi dello Spazio e ancora oggi affascina per la sua complessità. Per questo, secondo gli astronomi e gli astrofili, l’impossibilità di vedere la Via Lattea a occhio nudo è una grave perdita per tutti, e potrebbe incidere sul modo stesso in cui percepiamo la nostra civiltà.

Il 60 per cento degli europei e quasi l’80 per cento degli statunitensi non riesce più a vedere la Via Lattea nei luoghi in cui vive. La situazione peggiora in alcuni paesi come Singapore, il Kuwait e Malta, dove si stima che tutta la popolazione non abbia più la possibilità di vedere la maggior parte delle stelle in cielo. La Via Lattea non è più visibile nel Nord Italia dalla Pianura Padana in su, nelle altre grandi città italiane e nelle loro vicinanze.

Nel complesso, in Europa e negli Stati Uniti il problema dell’eccessiva quantità di luce di notte riguarda circa il 99 per cento della popolazione. Africa centrale e Madagascar sono tra i posti in cui l’inquinamento luminoso è più basso.

Le cose  potrebbero peggiorare nei prossimi decenni sia a causa della maggiore urbanizzazione, nei paesi in via di sviluppo, sia per il passaggio verso le luci LED per l’illuminazione. Se da un lato le luci LED consentono di risparmiare grandi quantità di energia elettrica e di puntarla meglio verso terra, dall’altra emettono più luce blu che si riflette più facilmente aumentando l’inquinamento luminoso.

La costante illuminazione complica inoltre la vita a diversi animali, che faticano ad adattarsi a cicli di veglia e sonno in assenza del buio. Diversi studi hanno evidenziato effetti anche per la salute umana, con un peggioramento della qualità del sonno. Il problema non è quindi la semplice scomparsa dal cielo della Via Lattea, ma riguarda anche la salute pubblica e ha probabilmente un costo sociale, seppure difficile da quantificare.

 

http://www.ilpost.it/2016/06/14/via-lattea-inquinamento-luminoso/

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Ri Chun-hee, la storica annunciatrice della Corea del Nord


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Ha 74 anni e da oltre 40 è la voce che racconta i più importanti avvenimenti di Pyongyang. Con il suo tono drammatico e gli abiti tradizionali rosa, è diventata un simbolo per il Paese. A lei anche il compito di annunciare l’ultimo test della bomba a idrogeno.

Quando in Corea del Nord succede qualcosa di importante, ad annunciarlo, in televisione c’è lei: Ri Chun-hee, la presentatrice 74enne che, con il suo tono drammatico, si è conquistata un ruolo di primo piano nei notiziari dell’emittente statale.

L’ultimo annuncio, in ordine di tempo, è stato quello del  sesto test nucleare  condotto dai nordcoreani con la bomba a idrogeno. In quell’occasione, l’espressione scelta dalla presentatrice è stata: “Un perfetto successo!”. Ma questo è solo l’ultimo tassello di una lunga carriera. Ri Chun-hee – che sarebbe nata nel 1943 da una famiglia povera della zona di Tongchon – ha studiato performance artistica all’università del teatro e del film di Pyongyang. La sua prima apparizione nella tv pubblica risale al 1971. Il suo tono drammatico ed entusiasta l’ha fatta diventare, in breve tempo, “eroina nazionale”, “annunciatrice del popolo”, così come l’hanno definita nel suo Paese. Ri Chun-hee si è distinta dalle cadenze piatte dei suoi colleghi. “È la persona perfetta per dare voce alla linea dura della Corea del Nord”, ha detto a questo proposito Ahn Chan-il, un dissidente di alto rango nordcoreano, che ora vive in Corea del Sud. Con la sua fermezza, e i suoi caratteristici abiti coreani – spesso di colore rosa – Ri Chun Hee è la conduttrice ideale se si deve parlare di missili e armi nucleari.

Ma non ci sono stati solo annunci militari, nella carriera della “pink lady” nordcoreana. Ri Chun-hee è anche scoppiata a piangere davanti ai telespettatori, quando, nel 1994, ha dovuto annunciare la morte del leader della Corea del Nord, Kim Il-Sung. E sempre a lei, quasi vent’anni dopo, nel 2011, è spettato il compito di informare i connazionali della morte di Kim Jong-Il, con voce tremante e un visibile sforzo per non farsi vedere in lacrime davanti alle telecamere.

Anche se nel gennaio del 2012 la presentatrice si è ritirata dall’attività televisiva, la Kctv l’ha richiamata in servizio per gli annunci più importanti. Indiscrezioni dicono che frequenti gli ambienti della Pyongyang ricca e che sia sempre stata vicino al governo, evitando le purghe e le retrocessioni che si sono abbattute nel corso degli anni contro i suoi colleghi. Anche se ufficialmente in pensione, pare comunque che continui a dedicarsi al mondo dell’informazione nordcoreana, e non solo per quel che riguarda gli annunci più importanti. In un’intervista rilasciata alla televisione cinese Cctv, avrebbe detto di voler seguire la formazione delle “nuove leve” per formare i conduttori nordocreani del futuro.

http://tg24.sky.it/mondo/2017/09/04/annunciatrice-corea-del-nord.html

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Il Jobs Act ha peggiorato le cose.


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Numeri raccapriccianti. Più disoccupazione e più lavoratori precari. Ora sono oltre 9,3 milioni gli italiani non ce la fanno e sono a rischio povertà. Dunque è sempre più estesa l’area di disagio sociale che non accenna a restringersi. Dal 2015 al 2016 altre 105mila persone sono entrate nel bacino dei deboli in Italia: complessivamente, adesso, si tratta di 9 milioni e 347 mila soggetti in difficoltà.Gli “zero virgola” in più spacciati come ripresa sono uno squallido tentativo di abbindolare gli italiani meno attrezzati a leggere i numeri disastrosi delle performance economiche e di tranquillizzare i garantiti, quelli che non temono crisi, né ora né in futuro.

Crescono in particolare gli occupati-precari: in un anno, dunque, è aumentato il lavoro non stabile per 28mila soggetti che vanno ad allargare la fascia di italiani a rischio. Ai “semplici” disoccupati vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori, ma con condizioni precarie o economicamente deboli che estendono la platea degli italiani in crisi. Il deterioramento del mercato del lavoro non ha come conseguenza la sola espulsione degli occupati ma anche la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici. Una situazione di fatto aggravata dalle agevolazioni offerte dal Jobs Act che hanno visto favorire forme di lavoro non stabili. Di qui l’estendersi del bacino dei “deboli”. Il dato sui 9,34 milioni di persone è relativo al quarto trimestre del 2016 e complessivamente risulta in aumento dell’1,14% rispetto al quarto trimestre del 2015, quando l’asticella si era fermata a 9,24 milioni di unità: in un anno quindi 105mila persone sono entrate nell’area di disagio sociale.

Una crescita dell’area di difficoltà che rappresenta un’ulteriore spia della grave situazione in cui versa l’economia italiana, nonostante alcuni segnali di miglioramento. Non sono bastati gli interventi dei governi che si sono passati il testimone in questi anni a ridare slancio al mercato del lavoro. Finita la droga degli incentivi contributi, le imprese sono rimaste senza aiuti.

 

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47 anni fa l’addio a Jimi Hendrix, uno tra i più grandi chitarristi di tutti i tempi


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A 28 anni non ancora compiuti, venne ritrovato morto a Londra riverso sul letto di una stanza del Samarkand.Hotel.  Era il 18 settembre 1970.

E’ considerato  il più grande chitarrista elettrico di tutti tempi. Dal suo strumento d’elezione seppe trarre un’innumerevole quantità di diversi effetti timbrici, giungendo a suonarlo anche con i denti , con il gomito o con l’ asta del microfono, in modo coerente al carattere istintivo ed esibizionistico dei suoi concerti.

L’innovativo stile di Hendrix nel combinare distorsioni lancinanti, piene di dolore, ad una pura vena blues crea di fatto una nuova forma musicale, che si avvale di tutta la tecnologia legata allo strumento – dal finger-picking al wah-wah, dal plettro ai pedali, dal feedback all’effetto Larsen, dai controlli di tono ai distorsori. Nei suoi brevi quattro anni di “regno”, Jimi Hendrix amplia il vocabolario della chitarra elettrica rock più di qualsiasi altro. Hendrix diventa un maestro nel riuscire a tirar fuori dalla chitarra  suoni mai ascoltati prima di allora; spesso con esperimenti di amplificazione che portano al limite, se non oltre, le capacità delle attrezzature impiegate.

https://www.luinonotizie.it/anniversario/2017/09/18/47-anni-laddio-jimi-hendrix-uno-piu-grandi-chitarristi-tutti-tempi/143893

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Che cosa sono i Pfas?


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Che cosa sono i Pfas?

Si tratta di una famiglia di composti chimici, acidi perfluoroalchilici, dalle molte applicazioni tra cui tessuti impermeabili, pentole antiaderenti, stent coronarici, schiume antincendi. Sono sostanze frutto di produzione e utilizzo industriale.

Quali effetti hanno sulla salute delle persone?

Studi scientifici internazionali associano ai Pfas cancro al rene e al testicolo, colesterolo fuori norma, incidenza di disturbi cardiovascolari e tiroidei, oltre a un aumento di aterosclerosi subclinica negli adolescenti. Il Registro nascite del Coordinamento malattie rare della Regione Veneto ha dimostrato come nei 21 Comuni più esposti ci sia maggiore incidenza di gestori (pre-eclampsia) diabete gestazionale, neonato con peso molto ridotto oltre a particolari malformazioni del sistema nervoso, del sistema circolatorio e cromosomiche. Nel novembre 2016 il direttore generale della sanità veneta, Domenico Mantoan, ha chiesto la «tempestiva adozione di tutti i provvedimenti urgenti a tutela della salute della popolazione».

Quali effetti hanno i Pfas sull’ambiente?

Sono sostanze particolarmente volatili e persistenti. Ne deriva una grande facilità di penetrazione in acqua ma anche nell’aria e nei corpi, dove degradano molto lentamente, persistendo anche per nove anni. Analisi dell’Istituto superiore di sanità li hanno riscontrati anche nelle uova, nel pesce e nelle carni anche a livelli di decine di migliaia di nanogrammi per chilo

Come si difende l’azienda ritenuta responsabile?

Nell’audizione in commissione parlamentare, Antonio Nardone, amministratore delegato di Miteni, l’azienda ritenuta responsabile del rilascio delle sostanze, ha ricordato come la campagna di carotaggi delle scorse settimane, annunciata a giugno dal presidente veneto Luca Zaia, non abbia fatto emergere la presenza di sostanze pericolose nel terreno. Già negli anni Novanta, la proprietà (allora Mitsubishi) aveva provveduto a bonificare il sito. L’attuale proprietà quindi non sarebbe mai stata a conoscenza di rifiuti sepolti in azienda, come invece sostiene il Noe.

 

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/che-cosa-sono-i-pfas

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Giornata nazionale sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica


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Si celebra domenica 17 settembre la giornata nazionale sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica SLA, malattia degenerativa progressiva e a tutt’oggi incurabile, che affligge oltre 6 mila italiani e 400mila persone nel mondo.

La SLA è una malattia degenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni cerebrali e del midollo spinale che controllano il movimento muscolare volontario. Questo rende via via più difficile muoversi, parlare, deglutire, finché il paziente perde l’autosufficienza. Nel 90% dei casi, la malattia è fatale entro dieci anni dalla diagnosi. Oggi non esiste nessuna cura specifica; ma la prevalenza, cioè il numero di casi presenti sulla popolazione, è in aumento grazie alle cure che permettono di prolungare la vita del malato. La ricerca è quindi fondamentale.

http://www.lastampa.it/2017/09/17/scienza/benessere/sla-oggi-giornata-nazionale-dedicata-alla-malattia-che-conta-mila-malati-in-italia-4iNxX9clBoa3r5yFCARdeN/pagina.html