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La bicicletta di Bartali .


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Tra il 1943 e il 1944 Gino Bartali, salva oltre 800 persone trasportando documenti falsi nel tubo della sua bicicletta.

Nell’autunno del ’43 Bartali venne arrestato dalla polizia fascista: a Firenze c’era il temutissimo comandante Mario Carità, persona crudele e spietata. Venne fermato ma nessuno ispezionò la sua bicicletta: grazie a questa ‘dimenticanza’ il campione si salvò.

Nel 2006 è stata conferita alla memoria di Gino Bartali, dal Presidente della Repubblica di allora Ciampi, la Medaglia d’oro al valore civile e nel 2013 gli è stata assegnata dallo Stato di Israele l’importantissima onorificenza di Giusto fra le Nazioni.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/La-bicicletta-di-Bartali-il-racconto-segreto-di-un-eroe-che-salvo-800-ebrei-con-la-sua-bicicletta-e7f7b249-26a9-4a81-98e7-81a777b290d1.html

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La Shoah dei bambini


Furono un milione e mezzo i bambini uccisi dal nazifascismo.

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 Arrivati ai campi di sterminio i bambini sotto i 13 anni che non erano in grado di lavorare, venivano direttamente gassati. E, chi non finiva nelle camere a gas,  era usato come cavia per esperimenti pseudo scientifici e inviato ad Auschwitz-Birkenau o in altri laboratori della Germania.

Nel campo di concentramento di  Buchenwald avvenne invece un miracolo. Qui 904 bambini si salvarono grazie alla solidarietà di alcuni prigionieri, che li protessero fino al giorno della liberazione. Molti dei kapò erano stati infatti reclutati tra i prigionieri politici comunisti e questo favorì la solidarietà a favore dei minori.

 

Finita la guerra i bambini vittime dell’Olocausto erano un milione e mezzo (circa un milione erano ebrei). Ci furono (rari) casi di bambini ebrei che riuscirono a sfuggire al loro tragico destino di morte trovando rifugi di fortuna o vivendo con una falsa identità in orfanotrofi o in istituti religiosi compiacenti. Altri si salvarono dallo sterminio uscendo illesi dai lager. Tra i piccoli sopravvissuti molti hanno raccontato il loro personale orrore quotidiano e ben 5 di loro sono diventati premi Nobel.

È il caso del fisico teorico belga François Englert (Nobel per la fisica nel 2013), sopravvissuto negli anni della guerra con una falsa identità in un orfanatrofio; del chimico e scrittore Roald Hoffmann (Nobel per la chimica nel 1981), che riuscì a fuggire con la madre da un campo di concentramento nel 1939; dello psicologo Daniel Kahneman (Nobel per l’economia nel 2002), che visse in clandestinità fino al 1945; dello scrittore Imre Kertész (Nobel per la letteratura nel 2002), fu deportato quindicenne ad Auschwitz e poi trasferito a Buchenwald, dove fu liberato nel 1945.

E come Elie Wiesel scrittore e premio Nobel per la pace 1986, che nel suo libro La notte raccontò la sua personale esperienza di superstite.

 

https://www.focus.it/cultura/storia/la-shoah-dei-bambini

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La storia della Shoah. Iniziata con una fake news e finita con l’Olocausto


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In principio furono dicerie: fumosi proclami in nome di una presunta superiorità della razza ariana. Poi, con l’ascesa di Hitler al potere (1933), gli slogan lasciarono posto a leggi discriminatorie.

Così, in un crescendo, si arrivò ai ghetti, ai primi massacri e alla pianificazione della famigerata soluzione finale: il progetto che istituiva i campi di sterminio, luoghi deputati alla morte seriale di milioni di ebrei, le principali vittime della Shoah – anche se un’interpretazione più ampia di Olocausto contempla anche altre vittime: Rom, Sinti, comunisti, testimoni di Geova, gay e disabili.

Nei campi di sterminio vennero deportati e uccisi circa tre milioni di ebrei (il 90% delle vittime totali), con una “procedura standardizzata” che ricordava il lavoro delle moderne fabbriche.

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Molti storici lo ritengono un evento senza precedenti: mai fino a quel momento si era pianificata con tanta lucidità la morte di milioni di uomini, donne, vecchi e bambini. La media giornaliera di morti in un campo era di 6.000 persone: chi non veniva gasato, moriva per il troppo lavoro o per gli esperimenti pseudoscientifici cui era sottoposto.

Nonostante i campi di sterminio dovessero rimanere un segreto istituzionale, nei villaggi vicini iniziarono a circolare notizie inquietanti: i fumi delle ciminiere dei crematori di Auschwitz  ad esempio erano sempre accesi ed erano visibili fino a 19 chilometri di distanza tra odori nauseabondi che si diffondevano nell’aria. La gente che voleva sapere, iniziò capire. Mentre gli altri chiudevano gli occhi.

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Non mancarono casi eroici di persone che si distinsero per coraggio e umanità, mettendo in salvo centinaia di vite, ma sono stati casi sporadici. Nella primavera del 1945, però, anche chi non aveva voluto o potuto vedere, fu costretto ad aprire gli occhi, mentre il mondo si confrontava con l’enormità dell’Olocausto.

 

https://www.focus.it/cultura/storia/olocausto-la-shoah-inizia-con-una-fake-news

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Terra, un pianeta d’acqua: ma possiamo usarne solo lo 0,5%


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Il pianeta Terra è ricoperto al 70% da acqua, eppure l’abbondanza idrica è solo apparente.

Il 97% di tutta l’acqua esistente è salata, quindi inutile alla sopravvivenza delle specie animali e vegetali terrestri, inclusa quella umana. Del rimanente 3% di acqua dolce però, un rilevante 2,5% è congelato nei ghiacciai, ed è bene che lì ci rimanga: per assurdo, senza il ghiaccio dell’Himalaya resterebbero a secco fiumi a dir poco vitali come Gange, Indo, Mekong e Yangtse. Senza il ghiaccio sopra Antartide e Groenlandia le due più grandi riserve disponibili di acqua dolce finirebbero in mare, alzandolo di un numero spaventoso di metri.

Il rimanente 0,5% di acqua però, non è interamente a disposizione dei miliardi di esseri umani (e dei loro miliardi di animali da allevamento). La stragrande maggioranza di quest’ultima fetta, giace in gran parte sottoterra: negli acquiferi sotterranei ci sono 10 milioni di chilometri cubi d’acqua, dai quali parzialmente attingono industria, agricoltura e acquedotti. Poi ci sono le precipitazioni atmosferiche, a loro volta stimate in 119.000 chilometri cubi. Ne restano 91.000 nei laghi naturali, 5.000 nei bacini artificiali e 2.120 chilometri cubici nei fiumi. Insomma, l’acqua a disposizione del genere umano è solo una misera briciola del totale.

Con tutta quell’acqua che lo ricopre, il pianeta Terra avrebbe potuto tranquillamente essere chiamato Acqua. La vita, così come la biologia che lo distingue dagli altri pianeti conosciuti, dipende interamente dalla semplice molecola di ossigeno e «diidrogeno». Arginare il cambiamento climatico significa evitare che nuvole, laghi e ghiacciai – i tre stati fisici di quella stessa molecola – si stanchino di continuare a restare al nostro servizio.

http://www.lastampa.it/2018/01/23/scienza/ambiente/il-caso/terra-un-pianeta-dacqua-ma-possiamo-usarne-solo-lo-IIF0seCsXoSCtosp36sLwI/pagina.html

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Il mistero dell’influenza Spagnola del 1918.


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Di norma, i soggetti maggiormente a rischio per l’influenza sono i bambini e gli anziani. Stranamente, invece, il virus del 1918 uccise soprattutto giovani tra i 18 e i 40 anni. Questo, insieme al fatto che i focolai si svilupparono soprattutto in ambienti militari, ha dato spazio ad alcune tesi complottiste. Il virus apparso dal nulla, flagello degli uomini giovani e forti, altrettanto misteriosamente scomparso dopo la fine della guerra, ha fatto ventilare ad alcuni che potesse essere stato, in origine, qualche tipo di arma batteriologica sfuggita di mano agli americani. Più verosimilmente, da alcuni studi emerge come gli individui delle generazioni «di mezzo» non avessero avuto contatti con il passaggio di altri ceppi influenzali che le persone più anziane avevano invece già vissuto, immunizzandosi al contagio.  Secondo la propaganda antivaccinista, la spagnola sarebbe stata causata da vaccinazioni militari di massa.

L’influenza spagnola riconfigurò radicalmente la popolazione umana più di ogni altro evento successivo alla peste nera del 1347-‘52. Ha contribuito a segnare le sorti della prima guerra mondiale tanto che la propaganda bellica alleata aveva sfruttato la spagnola diffondendo in Germania il seguente volantino: «Recitate il Padrenostro perché nel giro di due mesi cadrete in mano nostra; allora mangerete carne e prosciutto e l’Influenza vi abbandonerà».

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Probabilmente la terribile pandemia pose anche le basi per lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Tuttavia ebbe anche il ruolo di incentivare la pratica delle attività all’aria aperta e dello sport e il merito di contribuire alla diffusione dell’assistenza sanitaria universale.

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http://www.lastampa.it/2018/01/23/scienza/benessere/il-mistero-dellinfluenza-spagnola-del-la-pandemia-uccise-milioni-di-persone-in-due-anni-wSKabyPALUdbLlunFrEuqO/pagina.html

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Approvato l’aborto per fini terapeutici 21 gennaio 1977


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Il 21 gennaio 1977 la Camera dei Deputati approvava la legge che legalizza l’aborto a scopo terapeutico. Occorreranno ancora grandi battaglie delle Donne e dei Radicali per conquistare il 22 maggio 1978 la promulgazione della legge 194 che regola l’accesso all’interruzione volontaria della gravidanza.

 

https://www.borderline24.com/2017/01/20/approvato-laborto-fini-terapeutici-21-gennaio-1977/

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21 GENNAIO 1921 – ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL PCD’I


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Sono trascorsi 97 anni da quel 21 gennaio 1921, nel quale a Livorno i comunisti e gli elementi di avanguardia della classe operaia italiana fondarono il Partito Comunista d’Italia, Sezione dell’Internazionale comunista.
La fondazione del Partito avvenne nel corso della situazione rivoluzionaria creata in Europa dalla prima guerra mondiale e dalla rivoluzione proletaria in Russia, che in Italia dettero origine, nel biennio 1919-20, a una serie di dure lotte operaie e popolari culminate nell’occupazione delle fabbriche: una situazione dove Antonio Gramsci fu uno dei principali protagonisti e fondatore del Partito.

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Antonio Gramsci ha segnato profondamente le vicende politiche e filosofiche culturali del 900. Da un po’ di anni a questa parte sembra invece, fatalmente, essere uscito di scena. Anche la casa che fu di Gramsci, in cui abitò Gramsci a Torino, è diventata recentemente un Hotel di lusso a 5 stelle chiamato , per ironia della sorte, Hotel Gramsci. Ecco questo passaggio tragico dalla lotta per l’emancipazione umana, per la speranza sociale di un mondo più giusto e meno egoista al benessere individuale dell’Hotel Gramsci, sembra riassumere in se l’assenza di Gramsci, la doppia morte a cui è stato condannato. Gramsci nelle sue lettere parla di doppio carcere, quello inflitto dal potere fascista e quello dei suoi affetti da cui era stato escluso per via della detenzione.
Gramsci, quand’anche uno non avesse mai letto le sue opere, rappresenta un’icona di riferimento se non altro per il coraggio eroico di cui ha dato esemplare prova con la propria vita. Gramsci fino in fondo è stato coerente, non ha mai chiesto la grazia, ha pagato sulla propria carne viva le conseguenze della propria coerenza, fino in fondo ha testimoniato eroicamente della propria esistenza e del proprio coraggio. C’è una lettera molto bella che Gramsci scrive al fratello Carlo nel 1928 in cui dice testualmente” …non voglio fare né il martire né l’eroe, credo di essere semplicemente un uomo medio che ha le sue convinzioni profonde e che non le baratta per niente al mondo”.
Ecco crediamo che questa sia una eredità fondamentale per tutti noi.
Gramsci ci ricorda tutta una serie di passioni nobili come il coraggio la ricerca di un ulteriore dignità morale, una città futura, come amava dire lui, in cui l’uomo finalmente realizzi le sue possibilità e tutte le cose che oggi sembrano essere fatalmente uscite dall’orizzonte in un tempo in cui domina ovunque il fanatismo dell’economia, il cieco cinismo del “mors tua vita mea”, tutta una serie di passioni tristi come la rassegnazione, la paura, contro le quali Gramsci si era armato con il suo ottimismo della volontà. Gramsci ci insegna a resistere in questo clima desertico desolante in cui ci troviamo a vivere, in cui domina quello che Gramsci stesso chiamava con un’espressione insuperabile il “cretinismo economico” . La volontà, appunto, di calcolare, di risolvere i problemi solo e sempre sul piano della quantità e della cifra, in una rimozione integrale della cultura della politica di ogni dimensione più nobile nell’essere umano. In questo senso vi è in Gramsci un’attualità da cui bisogna ripartire nell’odierno scenario desolante. La volontà ottimistica che cerca qualcosa di più grande rispetto alla miseria del presente che non si arrende quando tutto sembra perduto. C’è una lettera molto bella che Gramsci, dal carcere, manda i suoi cari.” Mi sono convinto che anche quando tutto è appare perduto bisogna rimettersi tranquillamente all’opera rincominciando dall’inizio”.

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Nel febbraio del 1917, cento anni fa, esce sul giornale “ Città Futura” uno dei testi più conosciuti, anche da chi non studia Gramsci, “Odio gli Indifferenti”
Un testo fondamentale, un vero e proprio grido di battaglia contro quella patologia dominante, oggi più di ieri, che è l’indifferenza.
L’indifferenza è quell’atteggiamento grigio, passivo di chi in maniera rassegnata accetta la realtà non perché sia buona e giusta ma semplicemente perché non ha la volontà, né il coraggio di battersi per riconfigurare l’esistente quand’anche massimamente ingiusto. Gramsci proprio contro questa passione fredda triste che è l’indifferenza esordisce in questo testo del 17 con una passione calda come l’ odio, passione calda che poi nei “Quaderni del carcere” si trasformerà come rabbia appassionata di chi non accetta l’esistente di chi parteggia. “Sono partigiano vivo sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della Città Futura che la mia parte sta costruendo”. Qui vibra la volontà gramsciana di edificare una città futura da contrapporre alla società dominante del mondo, la società capitalistica, del tempo in cui vive Gramsci e a maggior ragione la società dell’odierno monoteismo del mercato che viviamo.
Dovere dei comunisti, in questo generale venir meno delle coscienze, delle fedi, della volontà, in questo imperversare di bassezze, di viltà, di disfattismi è quella di costruire un partito a difesa dei lavoratori, dei più deboli, degli sfruttati, per un governo dei lavoratori, distinguersi, appunto ,da un confuso amalgama di posizioni ideologiche e politiche che nulla hanno a che vedere col marxismo rivoluzionario e col leninismo.
Il Gramsci di ieri è più attuale che mai “O di là o di qua; o con la socialdemocrazia o col comunismo”.

https://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=5362

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I nuovi ecodiserbanti? Saranno le umili “erbacce”


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Comunemente si chiamano erbacce, ma proprio dai potenti oli essenziali di cui sono queste piante sono ricche potrebbe arrivare l’alternativa al pericoloso glifosato, l’erbicida su cui in Europa si sta consumando l’ennesima battaglia. Mentre Bruxelles sembra voler concedere una nuova proroga al discusso prodotto Monsanto, nei laboratori dell’università di Pisa i ricercatori hanno trovato un sostituto efficace e allo stesso tempo non tossico né inquinante, e con costi che possono diventare competitivi.

Nebulizzando gli oli in soluzione,si è visto che questi bloccano la germinazione e uccidono le piantine appena nate. Sono interessanti per l’agricoltura, dove molte aziende cercano di affrancarsi dall’uso di sostanze chimiche di sintesi, ma ancora di più negli ambienti urbani, dove è necessario controllare le infestanti in aree vicine alle abitazioni e frequentate anche da bambini.

Questo è il primo passo fondamentale», ma per arrivare a produrre gli erbicidi naturali su scala industriale e ottenere poi l’autorizzazione ministeriale il lavoro scientifico deve andare avanti.

http://www.lastampa.it/2018/01/15/scienza/ambiente/focus/i-nuovi-ecodiserbanti-saranno-le-umili-erbacce-satS77izXPWdZOhCfu1TFI/pagina.html

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Una zona grigia di cattiva gestione del ciclo dei rifiuti.


La “guerra dei rifiuti”, 261 roghi in 3 anni.

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Più di 250 incendi dal 2014 ad oggi, oltre 80 l’anno, con una concentrazione del 47,5% nel Nord Italia. E’ in atto una guerra dei rifiuti? In effetti è stata definita proprio in questo modo l’escalation dei roghi negli impianti di trattamento, selezione e riciclo. Ma forse sarebbe più opportuno parlare di “guerra alla differenziata”, se si considera che le fiamme sono divampate nel 90% dei casi all’interno di impianti a tecnologia evoluta, e solo nel restante 10 nelle discariche.

 A fronte di questi numeri crescenti, la risposta giudiziaria “risulta non omogenea e non particolarmente incisiva negli esiti”. Almeno il 20% degli episodi sono di natura dolosa e circa la metà dei roghi ha dato vita a procedimenti penali a carico di ignoti, che nella quasi totalità sono rimasti tali fino all’archiviazione; solo in 5 casi si è proceduto per incendio colposo, mentre le altre volte le fiamme sono state la conseguenza di una non regolare gestione degli impianti dei rifiuti. C’è poi una “cifra oscura”, che si annida nella “gestione domestica” di alcuni eventi da parte delle aziende stesse, che non hanno coinvolto i Vigili del Fuoco né gli organi di controllo ambientale.

 

 

http://www.lastampa.it/2018/01/18/scienza/ambiente/focus/la-guerra-dei-rifiuti-roghi-in-anni-p0XUDtFO0JEGZgl43l8BsJ/pagina.html

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Come sarebbe la nostra vita se le promesse elettorali diventassero realtà.


20 gen - Le promesse son acqua in imbuti... con un residuo fisso di fottuti!.jpg

Promettono più lavoro e meno tasse, reddito di cittadinanza, abolizione della legge Fornero e raddoppio della pensione minima, niente canone tv e bollo auto, università gratis, e case chiuse aperte. Una pacchia, ma tra due mesi, dopo il voto, il sogno finirà.

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Da nucleare a solare: la lenta trasformazione di Chernobyl


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Il terreno nella zona che si estende per un raggio di 30 km da quel che resta della centrale nucleare è ancora fortemente contaminato e lo rimarrà per i prossimi 24 mila anni almeno: non può essere occupato da foreste, né utilizzato per coltivare, né tantomeno abitato. Serviva una nuova destinazione d’uso, così si è pensato a varie distese di pannelli solari.

Il parco fotovoltaico da un megawatt di potenza e del costo di un milione di euro sorge a un centinaio di metri dal “sarcofago”eretto attorno al reattore numero 4, per arginare la contaminazione nucleare nella zona di esclusione (l’area nel raggio di 30 km dalla centrale).

Copre 16 mila metri quadrati e comprende 3800 pannelli solari fotovoltaici: una volta a regime produrrà energia sufficiente ad alimentare 2000 case, l’equivalente di un villaggio di medie dimensioni.

Il fatto che i pannelli non siano posti direttamente nel terreno, ma su lastre di cemento, ricorda che il territorio è ancora “avvelenato”: non è sicuro scavare nel suolo, e il sarcofago ha ridotto la radioattività a un decimo dei livelli precedenti (ma non l’ha eliminata del tutto).

https://www.focus.it/scienza/energia/da-nucleare-a-solare-la-lenta-trasformazione-di-chernobyl

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La guerra tra ultimi e penultimi


19 gen - tra poveri c'è lotta... per far piacere alla politica rotta!

La politica declina il ruolo di collante sociale e pensa esclusivamente a far crescere il consenso con il populismo. A pagarne la crisi sono i poveri, cittadini italiani e migranti. La politica deve trovare soluzioni per le categorie più disperate di questo Paese e non certo esasperarne il conflitto.

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Oltre al Pil può esserci il Pib.


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Al posto di adottare un approccio incentrato esclusivamente sulla crescita economica, dovremmo promuovere società più giuste e sostenibili dal punto di vista ambientale.

Jeffrey Sachs

Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago.

Robert Kennedy.

Non è solo una questione di benessere fisico: andare in bicicletta fa bene pure all’economia. C’è un giro d’affari «diretto» di chi le bici le costruisce, chi le vende, chi le ripara e un giro d’affari «indotto», che coinvolge il denaro pubblico: lo Stato risparmia se i suoi cittadini sono più in forma, risparmia se le strade non sono intasate dal traffico, risparmia sui costi ambientali legati ai gas serra.

Legambiente ha fatto una lunga serie di calcoli e risulterebbe che in Italia la bicicletta è capace di generare 4,156 miliardi di euro di Pib, ossia di Prodotto Interno Bici, una sorta di Pil per le due ruote. Sono stati considerati diversi parametri, che vanno dalla filiera produttiva che varrebbe 1,161 miliardi agli effetti positivi sulla salute (1,054 miliardi), dalle migliori condizioni di vita dei bambini (960 milioni) alle minori assenze sul posto di lavoro (193 milioni).

Il Pib pro-capite più alto sarebbe in Emilia-Romagna, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli, in forte ritardo invece Lazio, Sicilia e Calabria. Comunque, nell’Italia intera, più di un milione sono le persone che usano sistematicamente la bici per andare a scuola o al lavoro, che salgono 1,7 milioni contando gli utilizzatori sporadici. Pochi rispetto ad altri Paesi dell’Ue, non pochi in assoluto, un insieme di persone che certo non si può ignorare.

 

https://www.vanityfair.it/mybusiness/news-mybusiness/2017/10/22/pib-prodotto-interno-bici-legambiente

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Quando il migrante diventa un capro espiatorio


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Nei momenti di fragilità economica e sociale anziché individuare i responsabili dell’impoverimento del Paese,  si scaricano frustrazione e impoverimento su minoranze deboli e facilmente isolabili. La visione patologica ha vinto sul piano culturale e comunicativo.

 

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La Costituzione, da 70 anni l’inno della democrazia italiana


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Entra in vigore il 1 gennaio 1948.

«Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione

Piero Calamandrei. Discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria.

I 556 membri dell’Assemblea Costituente, formata da uomini e per la prima volta anche dalle donne, a seguito delle elezioni del 2 giugno 1946 vengono chiamati a svolgere un nobile compito: la stesura della Carta Costituzionale. L’Italia è pronta a muovere i primi passi come Repubblica e i Costituenti sono i depositari dei sentimenti di pace, libertà e democrazia utili a tracciare il futuro del nostro Paese, desideroso di lasciarsi alle spalle macerie e ferite di un provante conflitto.

Per assolvere al meglio questo compito il 15 luglio 1946 viene istituita la Commissione dei 75, presieduta da Meuccio Ruini, incaricata di redigere il progetto della Costituzione italiana da discutere poi in aula. La Commissione viene suddivisa in tre gruppi di lavoro: il primo, presieduto da Umberto Tupini, è dedicato ai diritti e doveri dei cittadini. Il secondo, presieduto da Umberto Terracini, è indirizzato all’organizzazione costituzionale dello Stato. Il terzo si occupa dei rapporti economici e sociali, presiede Gustavo Ghidini. Infine un comitato di redazione ha il delicato incarico di collegare ed accordare il lavoro prodotto dalle tre sotto-commissioni.

Dopo 18 mesi di lavori dell’Assemblea Costituente, il testo della Costituzione inizia l’iter parlamentare il 4 marzo 1947: le discussioni e le modifiche lasciano intatto il cuore del testo, basato sui principi di democrazia e uguaglianza, approvato il 22 dicembre 1947 con 458 voti favorevoli su un totale di 515 votanti. Il Presidente della Repubblica Enrico de Nicola firma il testo che entra in vigore il 1 gennaio 1948.

I primi dodici articoli della Carta Costituzionale custodiscono i Principi fondamentali che declinano lo spirito vitale della Costituzione, un “giovane” testo che da 70 anni è la guida della Repubblica Italiana. Un testo figlio della Resistenza e nipote della Liberazione dedicato a tutti i cittadini nel quale sono racchiusi i diritti inviolabili e i doveri inderogabili di ciascun individuo.

 

http://www.ilviaggiodellacostituzione.it/blog/la-costituzione-da-70-anni-linno-della-democrazia-italiana

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La più antica foresta d’Europa sta scomparendo


Già sito Unesco, si trova tra la Polonia e la Bielorussia, senza confini precisi, ed ha tra gli alberi più antichi e grandi del nostro continente. È la foresta Bialowieza e sta per scomparire, insieme alla sua fauna: specie di animali rare, già in via di estinzione, compresa la più grande mandria di bisonti d’Europa.

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Di 180mila alberi, sacrificati dal 2012, ormai rimangono solo radici e tronco mozzato. Il 40% degli organismi viventi in essa, inclusi insetti, funghi e uccelli, dipendono dagli abeti che vanno sparendo. Un altro dato a seguire è che sette miliardi di sloty, quasi 2 miliardi di dollari, nel 2015 sono entrati nelle casse della forestale per la vendita di legname.

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La foresta di Bialowieza è da tempo al centro di una controversia internazionale. Lo scorso aprile è entrata in vigore una legge che permette di tagliare il triplo degli alberi rispetto agli anni precedenti e non riconosce come aree protette alcune zone della foresta dove vivono alberi più vecchi di un secolo. Il governo polacco sostiene di aver autorizzato il taglio di alberi su larga scala per combattere una malattia degli alberi, ma esperti e ambientalisti ritengono che questa sia una scusa poco credibile. La Corte di giustizia europea ora può decidere di imporre una multa al governo polacco fino a 300 mila euro al giorno per ogni giorno in cui non adempirà alle richieste della Corte.

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La Polonia è governata da Diritto e Giustizia, un partito di destra nazionalista che ha già sfidato diversi altri regolamenti e trattati europei. Governo e parlamento, per esempio, hanno approvato una serie di leggi che restringono la libertà dei media e l’indipendenza dei magistrati, attirando le critiche della Commissione europea e di paesi confinanti, come la Germania. Nelle ultime settimane il governo ha tentato di far approvare alcune leggi che avrebbero seriamente limitato l’indipendenza della magistratura, ma dopo giorni di proteste da parte di migliaia di cittadini polacchi il presidente si è  rifiutato di firmarle.

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http://www.ilpost.it/2017/08/01/taglio-foresta-bialowieza/

https://left.it/2017/07/24/la-piu-antica-foresta-deuropa-sta-scomparendo/

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Sempre più bambini poveri e al freddo


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Piu’ di un bambino su 10 (l’11,2%) in Italia sta affrontando l’inverno in condizioni di severo disagio abitativo e il 14,8% delle famiglie con bambini non riesce a riscaldare adeguatamente l’abitazione in cui vive.

In soli dodici mesi, in Italia il numero di minori in poverta’ assoluta e’ aumentato del 14% arrivando a 1.292.000 minori, dei quali oltre un terzo ha meno di 6 anni, mentre dal 2008 al 2016 il numero di bambini in condizione di severo disagio abitativo e’ cresciuto del 15,5%. Il 20,3% dei minori – piu’ di uno su cinque – vive in case con problemi strutturali quali umidita’, tracce di muffa alle pareti, soffitti gocciolanti, infissi rotti (media Ue del 17,7%) e il 5,3% in strutture poco luminose.

Particolarmente preoccupante il dato relativo alle famiglie con bambini impossibilitate a riscaldare l’abitazione in modo sufficiente, che supera la media dell’Unione europea di oltre 6 punti percentuali e che, dal 2008, ha registrato un incremento del 28,7%. È aumentato, inoltre, il numero delle esecuzioni di sfratto con forza pubblica – 35.336 nel 2016, con un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente – cosi’ come quello di richieste di esecuzione di sfratto (158.720), il 3% in piu’. Si stima che nel 70% delle famiglie soggette a sfratto siano presenti minori. “In un Paese dove la poverta’ minorile rappresenta una vera emergenza, tantissimi bambini vivono in alloggi fatiscenti, senza la possibilita’ di crescere in salute e sicurezza. I dati sul disagio abitativo, gia’ cosi’ preoccupanti, sono sottostimati: tengono conto delle sole famiglie con residenza, escludendo quei nuclei con minori in emergenza abitativa che vivono, per esempio, in rifugi di fortuna”

http://www.ilgiornaleditalia.org/news/primopiano/894134/Sempre-piu-bambini-poveri-e-al.html

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Talebani padroni del padrone dell’Afghanistan: l’oppio.


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Il mondo ha il suo primo vero narcostato e a crearlo sono stati, anche senza volerlo, gli Stati Uniti. I maldestri tentativi di sopprimere la coltivazione e la vendita di oppio e oppiacei imposti dagli americani non abbiano fatto altro che legare l’intera coltivazione ai talebani, mettendo nelle loro mani un fiume di denaro.

A oggi, con le colture a terra e le campagne devastate, la coltivazione dell’oppio sembra essere l’unica attività davvero redditizia del Paese. E, per effetto delle leggi, caldeggiate dagli USA, che ne vietano coltivazione e vendita, si tratta di un mercato del tutto nelle mani delle milizie talebane. Il che, se possibile, è un paradosso nel paradosso, dal momento che, negli anni ‘90, proprio i talebani avevano vietato nel modo più severo possibile la coltivazione e la vendita di oppio.

Il raccolto di oppio afgano è quasi raddoppiato fino a raggiungere le novemila tonnellate  e  l’oppio irrora il 60% le casse talebane  per salari e armi.

https://it.businessinsider.com/cosi-senza-volerlo-gli-usa-hanno-reso-i-talebani-piu-forti-e-ricchi-che-mai-e-creato-il-primo-narcostato-della-storia/

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50 anni fa il terremoto piegò il Belice


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14-15 gennaio 1968. Terremoto di magnitudo 6,4. Le vittime furono 300.

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Tra i 14 centri colpiti dal sisma vi furono paesi che rimasero completamente distrutti: Gibellina, Poggioreale, Salaparuta in provincia di Trapani, e Montevago in provincia di Agrigento.

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Il terremoto del 1968 mise drammaticamente a nudo lo stato di arretratezza in cui vivevano quelle zone della Sicilia occidentale, in primo luogo nella stessa fatiscenza costruttiva delle abitazioni in tufo, crollate senza scampo sotto i colpi del sisma. Le popolazioni di quei paesi erano composte in gran parte da vecchi, donne e bambini, visto che i giovani e gli uomini erano già da tempo emigrati in cerca di lavoro. Questo dato rappresentava il disagio sociale che lo Stato conosceva e trascurava, così come trascurò le conseguenze del sisma, che hanno rappresentato, in fatto di calamità naturali, uno dei primi, e tristemente celebri, casi italiani nella storia del dopoguerra:l’impreparazione logistica, l’iniziale inerzia dello Stato, i ritardi nella ricostruzione, le popolazioni costrette all’emigrazione, lo squallore delle baracche per coloro che restavano.

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Un mese dopo il sisma, nella provincia di Trapani 9.000 senza tetto erano ricoverati in edifici pubblici, 6.000 in tendopoli, 3.200 in tende sparse e 5.000 in carri ferroviari, mentre 10.000 persone erano emigrate in altre provincie. Gli abitanti vissero per mesi nelle tendopoli e poi per anni nelle baraccopoli. Nel 1973 i baraccati erano 48.182, nel 1976 erano ancora 47 mila. Le ultime 250 baracche con i tetti in  eternit furono smontate solo nel 2006

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Dopo decenni di interminabili lavori, la valle del Belice si è lentamente risollevata e gli antichi paesi della valle sono stati in gran parte ricostruiti in luoghi distanti da quelli originari interessati dal terremoto: abitazioni, infrastrutture urbanistiche e stradali hanno sì riportato condizioni di vivibilità ma hanno anche profondamente modificato il volto di quella parte della Sicilia.

https://www.avvenire.it/multimedia/pagine/terremoto-del-belice-50-anni-fa-sicilia-foto

https://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_del_Belice_del_1968

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E una valanga di persone li segue ancora.


14 gen - Promettere e togliere... un deja vu da non cogliere! 

Dalla proposta di abolizione della legge Fornero,  alla promessa di cancellazione del canone Rai, delle tasse universitarie e del decreto per l’obbligo dei vaccini.  Pur di raccogliere le simpatie degli elettori, i politici si sono messi in gara promettendo la cancellazione  di  leggi o balzelli vari.

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Quando l’influenza è letale.


La Spagnola uccise, cento anni fa, il cinque per cento della popolazione del pianeta.

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La Spagnola, tra il 1918 e il 1920, uccise secondo le stime oltre 100 milioni di persone: all’epoca erano il 5 per cento degli abitanti del pianeta.

 Che cosa accadde quella volta? Il virus dell’influenza cambia leggermente ogni anno, e le piccole mutazioni nelle proteine sulla sua superficie non vengono riconosciute dai nostri anticorpi: è il motivo per cui l’influenza colpisce più volte nel corso della vita. Ma ogni tanto capita che le mutazioni cui va incontro il virus siano più importanti, oppure che un nuovo virus emerga dall’ibridazione di due diversi ceppi che hanno infettato uno stesso ospite.

In questo caso, il sistema immunitario delle persone è impreparato: i contagi si diffondono molto più rapidamente e capita che a morire di influenza siano anche persone giovani e sane. Chi sopravvive acquista immunità contro quel virus, che a sua volta diventa uno di quelli “normali” in circolazione nell’influenza stagionale. Fino a quando di nuovo non capita che ne emerga un altro così diverso da poter scatenare una pandemia. Oltre che con la Spagnola, è successo altre volte in passato.

 

https://www.focus.it/scienza/salute/sette-volte-in-cui-linfluenza-e-stata-letale

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Obsolescenza programmata? Un disastro, anche per l’ambiente


Il caso Apple apre il varco a un cambiamento che investe economia, ambiente, società. Casi giudiziari che ribalteranno il principio per cui le aziende fissano a monte un tempo di vita dei prodotti per garantirsi sempre nuove vendite.

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L’nvenzione del XX secolo, quello del progresso, del consumo e della distruzione, l’obsolescenza programmata è diventata nel XXI secolo, almeno in Francia, un delitto. Il caso Apple e quello meno noto delle stampanti Epson, Canon, HP, Brother, hanno aperto il varco ad un cambiamento che investe economia, ambiente, società. Casi giudiziari che diventeranno cultura, che ribalteranno – e speriamo con un equilibrio che tenga conto di tutte le variabili e tutte le istanze – uno dei capisaldi dell’economia: fissare a monte un tempo di vita dei prodotti per garantire il ricambio del vecchio col nuovo, il guadagno in bilancio annuale delle imprese produttrici, e anche – va detto – il finanziamento dell’innovazione tecnologica dei prodotti stessi, diventa reato.

Diventa reato costringere le persone a cambiare smartphone ogni anno. E forse domani sarà reato il consumo compulsivo.

 

http://www.lastampa.it/2018/01/10/scienza/ambiente/focus/obsolescenza-programmata-un-disastro-anche-per-lambiente-y57WPWWklcvLJaAysTHYzM/pagina.html

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I confini della conoscenza una sfida che ci riguarda tutti.


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Se c’è un termine capace di descrivere e riassumere i cambiamenti in atto sul nostro Pianeta è “confine”. In Medio Oriente è la scomparsa dei confini fra Siria e Iraq ad aver consentito al Califfato jihadista di affermarsi nella sua sanguinosa brutalità e ora, sulle sue macerie, a permettere all’Iran degli ayatollah di ambire all’egemonia regionale. In Maghreb sono i confini divorati dal deserto del Sahel ad alimentare il traffico di un fiume di esseri umani che fugge dalla disperazione dell’Africa inseguendo il miraggio della prosperità in Europa.

In Ucraina sono i confini travolti dai tank di Vladimir Putin in Crimea e nel Donbass a svelare le ambizioni strategiche del Cremlino, che investono l’intera Eurasia. A Gerusalemme sono i confini da “decidere assieme” fra israeliani e palestinesi a distinguere la nuova iniziativa di pace americana del presidente Donald Trump a cui va dato atto di aver avuto il coraggio di riconoscere senza perifrasi il legame trimillenario fra il popolo ebraico e Sion. In Nord Corea è il confine del 38mo parallelo che il feroce dittatore di Pyongyang, Kim Jong-un, vuole travolgere, sviluppando armi di distruzione di massa, per travolgere con il suo regime dispotico e militarista la vibrante democrazia di Seul. In Catalogna è il confine con la Spagna, resuscitato con un referendum dalla profondità della Storia, a descrivere la fragilità di un’Europa scossa da populismi di ogni genere, colore ed estrazione. In Gran Bretagna è l’idea stessa di confine che ha generato il distacco dall’Unione Europea, allargando pericolosamente la Manica.

E nelle acque del Mar della Cina Meridionale sono le navi militari di Pechino a disegnare nuovi confini marittimi, creando persino isole artificiali a dispetto della sovranità dei Paesi vicini. Ovunque gli Stati vacillano, le potenze vogliono imporsi, le tribù riemergono e gli equilibri si ridefiniscono tutto inizia da confini che cadono, risorgono o si trasformano. Anche nello spazio di un mattino.

Ma la geopolitica non è che un tassello di un processo assai più ampio perché quest’anno che inizia vede la medicina genetica lanciata verso nuovi ambiziosi traguardi, l’architettura interplanetaria impegnata a progettare come vivremo sui corpi celesti, la robotica a un passo dall’arrivo su strada delle vetture senza guidatore, l’intelligenza artificiale impegnata a sfidare quella umana e una moltitudine di invenzioni avveniristiche – dai laboratori della Silicon Valley ai centri ricerche di Monaco di Baviera, dalle start-up di Tel Aviv alle Smart Cities in Giappone – proiettate a cambiare il nostro modo di interagire, consumare, produrre e in ultima istanza creare.

In questo caso sono i confini della conoscenza ad essere destinati a mutare, ponendo ognuno di noi di fronte alla sfida se guardare avanti, voltarsi all’indietro o cercare nuovi equilibri personali e collettivi. La coesistenza, negli stessi spazi umani, di un’innovazione che accelera e un assetto geopolitico che si ridefinisce suggerisce come ognuno di noi, dovunque viva e qualsiasi lingua parti, si trovi appollaiato sul ciglio di una Storia che muta. Ciò avviene perché l’accelerazione dei cambiamenti è propria di questa stagione rivoluzionaria. Che è la nostra stagione.

http://www.lastampa.it/2018/01/10/speciali/origami/i-confini-della-conoscenza-una-sfida-che-ci-riguarda-tutti-W5SHafAqcuPYLQdM1pOHrK/pagina.html

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A Jesolo riemerge il primo albergo della città: ha 1700 anni e si raggiungeva solo in barca


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Il complesso, sorto nel IV-V secolo dopo Cristo, si trovava su un isolotto nei pressi dell’antico estuario della Piave Vecchia, nell’odierna località Le Mure e 1700 anni fa si raggiungeva in barca ed offriva ospitalità ai viaggiatori.

Distante dai luoghi di posta presenti lungo la viabilità principale, la via Annia, il nucleo insediativo tardoantico e altomedievale sull’insula Equilus era un luogo che accoglieva chi si spostava via acqua, nella rete dei canali lagunari, e lungo la viabilità endolagunare che collegava Ravenna, Altino e Aquileia.

http://www.lastampa.it/2018/01/10/societa/viaggi/italia/a-jesolo-riemerge-il-primo-albergo-della-citt-ha-anni-e-si-raggiungeva-solo-in-barca-sCzpiNDv6sabLlOrvKRG5M/pagina.html

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Magia d’inverno.


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Un mare di loto. Nella provincia thailandese di Udon Thani c’è un surreale lago che d’inverno offre uno scenario spettacolare: una distesa di fiori di loto rosa, dalle striature più incredibili. Una magia che si sta ripetendo in questi giorni, con la piena fioritura delle piante acquatiche.

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Da metà dicembre le acque di questo lago dolce iniziano a punteggiarsi con varie tonalità di rosso. Solo una volta sbocciati, però, i fiori regalano il loro maestoso splendore, con decine di sfumature intense che vanno dal rosa confetto al rosso carminio passando per fucsia e corallo.

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Per godersi lo spettacolo, c’è tempo sino alla fine di febbraio. Il momento migliore per ammirare la fioritura è la mattina presto, intorno alle 6. Man mano che il sole si alza, infatti, i fiori di loto iniziano a chiudersi.

 

http://www.lastampa.it/2018/01/10/societa/viaggi/mondo/magia-dinverno-in-thailandia-c-un-lago-interamente-ricoperto-da-fiori-di-loto-rosa-F5opLaDqHK0OWk5dBbgaIM/pagina.html

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La Cina porterà sulla Luna semi di patate e uova di bachi da seta.


Un test per creare un ecosistema autonomo.

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Quest’anno l’agenzia spaziale cinese sarà impegnata in una complessa missione in più fasi: raggiungere ed esplorare il lato nascosto della Luna (la faccia del nostro satellite che non vediamo mai da Terra) e allestire un micro laboratorio automatizzato con organismi viventi, per testare la possibilità di realizzare un ecosistema adeguato a un ambiente così ostile.

La missione porterà sulla luna un lander e un rover con  semi di patate e  uova di bachi da seta. Dalle uova nasceranno bachi che produrranno anidride carbonica, mentre le patate e i semi emetteranno ossigeno attraverso la fotosintesi. Insieme, si dovrebbe poter creare un ecosistema semplice. È un primo passo fondamentale per creare serre che un giorno possano sostenere i gruppi di astronauti delle basi permanenti sulla Luna.

https://www.focus.it/scienza/spazio/cina-un-ecosistema-autonomo-sulla-luna

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In Italia ci sono ancora 650 chili di amianto per cittadino


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Fino al 1992 l’Italia è stato il secondo produttore europeo, dopo l’allora Unione Sovietica, e ancora ad oggi, su tutto il nostro territorio, ci sono circa 40 milioni di tonnellate di amianto e materiali che lo contengono in circa 50 mila siti e un milione di micrositi. A conti fatti, ogni italiano è minacciato da 650 chili di amianto, un record che non  rallegra affatto, considerando i numeri della strage che esso provoca.

Secondo dati dell’Osservatorio nazionale sull’amianto, ogni anno nel nostro Paese avvengono 6.000 decessi per patologie asbesto-correlate; 1.900 sono i nuovi casi di mesotelioma.  I decessi oncologici per mesotelioma si attestano al 4%.I pazienti ad oggi, in Italia, con diagnosi di mesotelioma sono 2.732.

Per quanto riguarda la mappa del rischio, ai primi posti ci sono purtroppo le scuole: in 2.400 istituti sono presenti materiali di asbesto. Esposti al pericolo circa 350.000 studenti e 50.000 dipendenti, tra docenti e non. Negli ospedali, negli altri edifici pubblici, negli aeromobili, nelle navi e negli altri mezzi militari l’amianto è ancora largamente presente, e purtroppo continua e continuerà a mietere molte vittime. Si stima che saranno necessari ben 1000 anni per rimuovere totalmente ogni traccia di amianto in Italia.

Nonostante la sua accertata pericolosità (anche Iarc, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro delle Nazioni Unite, ha infatti riconosciuto l’amianto come cancerogeno e ha chiesto di bandirne l’utilizzo in ogni sua forma), non esiste una normativa internazionale che ne limiti la produzione e la commercializzazione.

 

https://www.agi.it/cronaca/allarme_amianto_pomezia650_chili_asbesto_cittadino_nube_tossica_pomezia-1752723/news/2017-05-09/

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Lunga vita alle cose. Costi dell’obsolescenza programmata


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L’obsolescenza programmata consiste nel progettare oggetti con tempi di vita predeterminati. Una vera dichiarazione di guerra nei confronti dei consumatori, lanciata per la prima volta da un gruppo di imprese produttrici di materiale elettrico che, per assicurarsi la vittoria, non esitò ad allearsi in un cartello denominato Phoebus. L’atto di nascita avvenne il 23 dicembre 1924 in un sontuoso hotel di Ginevra, dove si incontrarono i dirigenti delle principali imprese mondiali di lampadine.

Si stima che ogni anno oltre 11 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi salpino illegalmente verso le coste africane e asiatiche, dando luogo a immense discariche a cielo aperto. Una delle più grandi è quella di Agbogbloshie, un’estensione di due ettari posta alla periferia di Accra, capitale del Ghana. La piana, cosparsa di televisori, computer, stampanti e ogni altro tipo di carcassa elettronica, è contornata da una vasta baraccopoli in cui si consuma una tale violenza da essere stata battezzata Sodoma e Gomorra.

Del resto già nel 1917, Charles Kettering, direttore di prim’ora della General Motors, ci aveva avvertito: «La chiave della prosperità economica è la creazione organizzata dell’insoddisfazione». Ma l’infelicità è un prezzo troppo alto da pagare sull’altare della crescita. È tempo di cominciare a liberarci dall’insoddisfazione cronica pretendendo oggetti fatti per durare ed essere riparati. Ci guadagneremo in salute, sostenibilità e occupazione.

 

 

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/lunga-vita-alle-cose

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È l’irresistibile fascino degli anni che si concludono con il numero otto. 


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Gli anni che si concludono con l’otto portano con sé novità e rivolgimenti: la Costituzione del ’48, le rivolte degli studenti e l’immaginazione al potere del ’68, la tragica fine di Aldo Moro nel ’78 e l’inizio della Grande Crisi nel 2008. E questo non fa eccezione: ecco le elezioni, con un governo in carica che potrebbe resistere agli umori delle urne.

La politica è fallita e in tanti non ne avvertono più la necessità, gli elettori scelgono di votare sempre di meno e se nonostante tutto vanno alle urne si dice che il loro responso è stato sbagliato. Ma solo la politica può gestire il mostro che ha creato, la frammentazione degli interessi, la polverizzazione degli elettori in mille questuanti ciascuno con il suo desiderio da reclamare. E la trasformazione dei leader in followers, inseguitori delle mode del momento, depositari del senso comune.

L’anno è appena partito e già vengono le vertigini. Non si può neppure dire: fermate il 2018, voglio scendere! Si può solo sperare che non succeda un grande 8.

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2018/01/02/news/previsioni-di-inizio-anno-qui-succede-un-grande-8-1.316636

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Combattere l’eccesso di cibo senza rinunciare agli elementi piacevoli della tavola.


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Feste natalizie a parte, crediamo di poter smettere di mangiare quando il nostro stomaco è colmo. In realtà molto spesso superiamo il limite, per accorgercene soltanto a pasto concluso (o quando saliamo sulla bilancia). Che cosa ci spinge ad esagerare?

LE PORZIONI. Mangiare con gli occhi non è un modo di dire: l’aspetto visivo dei piatti influenza il nostro senso di sazietà. Si sa per esempio che i piatti molto grandi sono nemici della dieta, perché sembrano mezzi vuoti e incoraggiano il “bis”

LA VARIETÀ. In genere dopo aver mangiato una certa porzione di un determinato alimento tendiamo a stufarci di quel sapore, in quella che gli esperti definiscono sazietà sensoriale specifica. Quando però sulla tavola troviamo una vasta scelta di portate, l’effetto si affievolisce e il palato è continuamente stuzzicato.

 LE DISTRAZIONI. Talvolta pranziamo o ceniamo davanti alla TV, cercando la nostra serie preferita, controllando Instagram o Facebook, oppure lavorando. Queste attività interferiscono con i meccanismi che di norma ci permettono di apprezzare il cibo – prima – e di percepire il senso di sazietà, poi.

L’ALCOL. Oltre a ridurre l’autocontrollo e aumentare l’impulsività, l’alcol può rendere alcuni alimenti più appetitosi : questa è la percezione dei segnali interni del proprio corpo, come il ritmo di cuore e respiro, il senso di fame e sazietà, la peristalsi intestinale e altri parametri. Le persone in cui questa capacità di “ascolto” dell’organismo è più sviluppata tendono ad avere un peso corporeo più sano.

LA COMPAGNIA. L’esperienza di un pasto condiviso è come sappiamo un forte collante sociale: mangiare in compagnia, soprattutto con persone che conosciamo bene, tende a farci abbuffare di più, perché le scelte di consumo dei commensali influiscono sulle nostre (e migliorano persino il sapore del cibo  che stiamo per consumare).

https://www.focus.it/comportamento/psicologia/5-ragioni-per-cui-mangiamo-piu-del-dovuto

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5 gennaio di Peppino Impastato e di Giuseppe Fava.


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5 gennaio: una data per due coincidenze: la nascita di Peppino Impastato e la morte di Giuseppe Fava. Due persone con una diversa storia alle spalle, ma con molti punti in comune: entrambi vengono ricordati come “giornalisti” uccisi dalla mafia: per la verità Fava era un “professionista” del giornalismo, Peppino, malgrado qualche rara corrispondenza a “Lotta Continua” aveva dedicato la sua attenzione all’informazione orale attraverso Radio Aut. Solo nel 1996 gli sarà concessa., alla memoria, l’iscrizione all’albo dei giornalisti. Entrambi avevano identificato nei grandi mafiosi della loro zona, da una parte Nitto Santapaola, dall’altra Tano Badalamenti, i nemici della Sicilia e del suo decollo economico e sociale. Entrambi amavano l’arte, il teatro, anche se Peppino non scrisse mai nulla, mentre i lavori teatrali di Fava ancora oggi suscitano ammirazione. Entrambi, subito dopo la loro morte vennero diffamati, secondo le regole e le strategie mafiose, affinchè di loro si perdesse la memoria: Fava un “femminaro”, Peppino un “terrorista”. Fortunatamente, almeno in questi due casi, il tempo e le indagini hanno fatto giustizia e i colpevoli sono stati individuati e condannati. L’esempio di Peppino e di Fava ripropone l’importanza e la delicatezza dell’informazione, dove oggi il monopolio che alcuni gangsters e piduisti esercitano su questo campo, consente di creare consenso politico ed economico ai soliti gruppi di potere che continuano, con la violenza a solidificare la propria ricchezza sulle spalle dei  più deboli

 

 

http://www.antimafiaduemila.com/home/di-la-tua/238-senti/63668-5-gennaio-nel-ricordo-di-fava-e-impastato.html

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