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Il «tradimento» di Winnie Mandela, madre del Sudafrica


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Tradì Madiba nell’essenza del suo messaggio politico: la Rainbow Nation, la necessità di perdonare e dimenticare la mostruosa ingiustizia dell’apartheid per costruire il nuovo Sudafrica, qualcosa che il continente non aveva mai conosciuto. Per lei, invece, la lotta non avrebbe dovuto avere mai fine.

Non tanto quanto Madiba Mandela, Winnie è ricordata come “Madre della nazione”. Un titolo che forse non merita. Ma il giudizio storico deve essere mitigato dalla vicenda umana. Winnie Madikizela-Mandela fu separata dal marito all’età di 27 anni , dopo soli cinque anni di matrimonio. Nelson Mandela ha conosciuto la durezza delle prigioni afrikaner ma nello stesso periodo, per 27 ininterrotti anni, Winnie è stata solo apparentemente libera. Ai giovani nati a partire dal 1994, dopo le prime elezioni del Sudafrica multirazziale, è difficile spiegare quale perversione umana fu l’apartheid. Per questo l’inquieta Winnie, qualsiasi errore abbia commesso, merita il titolo di “Madre del Sudafrica” e di stare accanto all’ex marito.

 

 

 

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-04-02/il-tradimento-winnie-mandela-madre-sudafrica-201214.shtml?uuid=AEe0tjRE

 

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Sui monti dell’Irpinia torna la risciola, il grano del ‘500.


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Rinunciando all’agricoltura intensiva, sulle colline dell’Alta Irpinia una comunità di imprese e contadini ricomincia a coltivare la preziosa risciola, un grano tenero dal colore rossiccio che cresce dal 1500, ma dimenticato ormai da decenni

Riportare in vita un grano antico non vuol dire solo ridare fiducia a una tradizione che rischia di morire. Tutelare i cultivar antichi, recuperarli, restituisce al territorio complessità e resilienza, lo rende, cioè, in grado di affrontare meglio traumi e cambiamenti: un piccolo gesto, come ripiantare qualche seme fra le zolle che tradizionalmente lo hanno ospitato, migliora la qualità ambientale di una vasta area, e la vita e la salute di coloro che la abitano.
Questi semi, inoltre, sono nati per germogliare in uno specifico territorio, quello irpino, per questo sono più sani. I grani antichi, inoltre, hanno un basso contenuto di glutine e sono altamente digeribili e nutrienti, i  semi non sono stati incrociati né modificati, per conservare intatti sapore e proprietà nutrizionali.

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http://www.lastampa.it/2018/03/23/scienza/ambiente/focus/sui-monti-dellirpinia-torna-la-risciola-il-grano-del-H9bUuaeFvDIkoPA4DwRzdO/pagina.html

http://www.granorisciola.it/il-progetto/

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Lacrime della Madonna


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«Nelle lacrime di una mamma, li c’è il dolore della Vergine»
Per veder piangere la Madonna non è necessario far molta strada, né interrogare questi o quelli che hanno veduto alla Salette, a Fatima, a Siracusa… Ogni qualvolta vedo una mamma piangere — ed è un fatto di tutti i giorni — vedo piangere la Madonna.
Quando vidi piangere la mia mamma alla notizia della morte di mio fratello caduto ai piedi del Sabotino, quelle lacrime erano le lacrime della Madonna. Dove una mamma piange, c’è un calvario con sopra una croce, e ai piedi la Madonna che piange sulle pene di una sua creatura. Non c’è una lacrima di mamma che non le appartenga, come non c’è un figliolo che non sia il suo e per il quale ella non piange quand’egli soffre.
Non è necessario ch’io vada alla Salette o a Fatima o a Siracusa per ricordarmi delle lacrime della Madonna: però, quei luoghi mi confermano il miracolo di ogni momento, per cui la divina maternità viene esaltata dalla sua umana incircoscritta pietà.
Potete pensare che possa toccare una sorte diversa a colei che ai piedi della Croce, su cui moriva per noi il suo figliolo divino, accettò al posto di lui, ogni figlio d’uomo? Come dev’esserle costato quell’amen non detto, in risposta all’annuncio che scendeva dalla bocca del Morente: «Donna, ecco il tuo figliolo!».
Esso vale come il “fiat” di Nazareth: «Ecco la serva del Signore: sia fatto in me secondo la tua parola». La maternità divina della Vergine è mistero di gaudio: la maternità umana ai piedi della Croce è un mistero di dolore ineffabile. L’annuncio di Gabriele trasvola in un dolcissimo mattino di marzo: la parola di Gesù: “Donna ecco tuo figlio” ha la pacata fermezza di un testamento scritto col sangue. Il primo ci dà “la benedetta fra le donne»; questo la mamma a ciascuno di noi, e alla Madonna un cuore così largo e generoso, da poter accogliere al posto di Gesù, Giuda, Pietro, i ladroni, i farisei, i crocifissori e persino me.
Se non ci fosse questa immensa spaccatura nel cuore della Madonna, come tutto sarebbe piccolo quaggiù e senza porto! E noi saremmo tutti senza mamma. Dolore che dilata o accoglie: lacrime che consolano e lavano, “Lavate la terra, lavate la pietra, lavate la strada, lavate l’aria”.
Il sangue dei Martiri lava la terra: le lacrime della Regina dei Martiri, di colei “che moriva senza poter morire con chi moriva” spietrano i cuori, li ammorbidiscono. Davanti a una mamma in pianto anche le pietre si spaccano: qual cuore è così duro da resistere al pianto di una mamma? Nel mistero della nostra Redenzione abbiamo il Sangue e le lacrime: il Sangue del Figlio, le lacrime della Madre.
Forse, per la prima volta, mi par di toccare col cuore il significato di questo divino incontro del Sangue e delle lacrime, lungo il Calvario e ai piedi della Croce. E quasi mi par di capire la parte di Maria nella nostra salvezza.
Se mi ascolto, m’avvedo che ogni mia ingiustizia nasce da una aridità del cuore, da una mia secchezza.
Sono duro perché manco di pietà: sono egoista perché non ho pietà: sono accaparratore di beni perché non ho pietà: sono implacabile perché non ho pietà. Il nemico è il fratello guardato senza pietà: la guerra, un tempo che cancella in molti la pietà. L’esempio del Padre che abbiamo nei cieli e che “fa piovere sui buon e sui cattivi”, spesso non basta a romperci il cuore: a volte neanche l’esempio di Cristo, “l’uomo del dolore” che dà la vita per noi, ci piega verso l’uomo con misericordia.
Ci vogliono le lacrime della Madonna, ci vuole la sua Pietà per sfondare la resistenza dei nostri cuori.
Le lacrime della Mamma sono più persuasive e insinuanti: come certe piogge lente e rade e senza vento, vanno in fondo, alle radici del sentimento e lo piegano verso la pietà.
Gesù, sulla strada di Naim, si è fermato davanti alla bara del figlio unico, per le lacrime di quella povera Madre, vedova per di più. Il pianto di Marta e di Maria lo muovono al pianto prima ancora che al miracolo, e quelle lacrime mi colpiscono più del grido: “Lazzaro, vieni fuori!”.
Trovo giusto che la morte si fermi quando una mamma piange. Le lacrime della Madonna sono l’argine più valido contro l’impietrimento del cuore dell’uomo. Se ella non piangesse lungo la via crucis di ogni creatura umana, se i suoi figlioli non la vedessero come piange in ogni mamma, la pietà avrebbe già lasciato la terra. La Madonna piange, non protesta: la Madonna piange, non impreca: la Madonna piange, non condanna. Eppure, su quelle lacrime, come sopra un motivo d’irresistibile comunione, si convoglia ogni onda di bene. Per queste lacrime incomincio a capire perché la Madonna è chiamata “l’onnipotenza che supplica”. Signora delle lacrime, “affranta e calma, esausta e vivificante, stanca e riposante” piangete per noi. Nunc et in hora: quando avremo rappresentata la nostra ultima commedia, quando avremo tremato per gli ultimi spaventi, quando avremo rantolato i nostri ultimi rantoli. Signora delle lacrime, piangete per noi! Altro non vi chiediamo che l’ultimo posto nella vostra più piccola lacrima, o Madonna del pianto, o Signora della pietà

don Primo Mazzolari

 

 

http://www.gliscritti.it/preg_lett/antologia/lacrime_madonna.htm

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In verità io vi dico…


L’arte è spesso una sorta di vocabolario della fede, capace per così dire di dare “voce” alle pagine del Vangelo, facendole dialogare anche con chi le frequenta poco. Una regola che, magari meno che in passato, vale anche oggi. Il celebre gesto del bacio di Giuda  è divenuto un emblema del tradimento. Rappresentato da grandi artisti di tutte le epoche.         giuda dino migliorini Dino Migliorini

 

giuda giotto.jpg Giotto.

Se il tradimento era iscritto nel disegno di Dio che comprendeva la morte salvifica del Figlio, quale responsabilità poteva ricadere su chi ne doveva essere lo strumento di attuazione?

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Caravaggio.

Come rapportarci dunque con la figura di Giuda? Va condannato senza attenuanti oppure dobbiamo provare a capirlo? Giuda è una figura chiave durante la Passione di Gesù e successivamente si è suicidato, perseguitato dalla colpa. Passato alla storia come l’uomo simbolo del tradimento, l’esatto significato del nome Iscariota è sconosciuto, anche se alcune interpretazioni potrebbe derivare dal persiano Isk Arioth, ovvero «colui che serve» oppure «colui che sa».

giuda giuseppe diotti.jpgGiuseppe Dotti.

botero.jpg Botero

cimabue

Cimabue

http://www.frontierarieti.com/wordpress/il-nostro-fratello-giuda-amico-di-gesu-o-traditore/

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Giuda_Iscariota

https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/la-settimana-santa-mercoledi

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Il primo “orto” nel Sahara: 10 mila anni fa.


Le prove di un’attività agricola nel Deserto del Sahara, 10 mila anni fa, sono state ritrovate da un gruppo di archeologi ed entomologi di Italia e Regno Unito. Il team ha accertato che gli oltre 200 mila semi, disposti in piccole concentrazioni circolari, rinvenuti presso il riparo roccioso di Takarkori, nel sudovest della Libia, non furono ammucchiati dalle formiche (come si credeva) ma disposti dall’uomo.

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Il sito che oggi sorge nel deserto libico, durante l’Olocene faceva parte del “Sahara verde” (un’area geografica umida e ricca di flora e fauna), e offriva cereali selvatici precursori delle moderne forme selezionate in millenni di coltivazioni. Il sospetto degli archeologi che si sono imbattuti nei semi era che le antiche popolazioni di cacciatori raccoglitori nella zona avessero sviluppato una forma primitiva di agricoltura, con la coltivazione e la raccolta di cereali selvatici. Nell’area sono infatti stati trovati anche i resti di un cestino, di fili intrecciati ricavati dalle radici e di vasellame recante le tracce chimiche di resti di zuppa di cereali e di formaggio.

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Questo dimostra che alcune piante selvatiche oggi etichettate come “erbacce” erano un tempo coltivate per il loro comportamento opportunistico e infestante, che permetteva di sostentare queste antiche comunità umane. Le stesse caratteristiche che permisero ai cereali selvatici di crescere e prosperare in un ambiente in trasformazione, potrebbero servire in futuro come forme di sussistenza alternativa, in aree segnate dagli effetti del global warming.

https://www.focus.it/cultura/storia/il-primo-orto-nel-sahara-10-mila-anni-fa

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Usa, addio a Linda Brown: la sua storia segnò la fine della segregazione razziale nelle scuole


Nel 1954 la Corte suprema bocciò l’istituto frequentato da soli bianchi che le negò l’iscrizione

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Gli Stati Uniti dicono addio a una delle donne simbolo della lotta contro la segregazione razziale. Linda Brown è morta domenica a Topeka, in Kansas, all’età di 76 anni. Da piccola, nel 1954, fu al centro della sentenza della Corte suprema Usa con cui si stabilirono i diritti degli afroamericani nelle scuole americane.  Linda aveva nove anni quando suo padre, Oliver, tentò di iscriverla ai corsi estivi di una scuola elementare di Topeka, in Kansas, all’epoca frequentata da soli bianchi. Quando la scuola bloccò la sua iscrizione, il padre denunciò l’autorità scolastica di Topeka.

All’azione legale intentata dai Brown si aggiunsero altri quattro casi simili e la causa fu presentata alla Corte suprema, che si espresse nel maggio del 1954 con una sentenza che definiva come “intrinsecamente iniquo separare le strutture scolastiche”. Sentenza che portò all’abolizione della segregazione nel sistema scolastico negli Stati Uniti.

http://www.repubblica.it/esteri/2018/03/27/news/usa_addio_a_linda_brown_la_sua_storia_segno_la_fine_della_segregazione_razziale_nelle_scuole-192312548/

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E se Facebook chiudesse? Il finto addio a dieci anni di vita social


Una «fake news» generata forse proprio dalla paura – inconscia oppure no – di perdere una finestra sul mondo entrata a far parte della nostra quotidianità in modo così profondo da esser data per scontata. Ma se Facebook chiudesse per davvero, così, senza alcun preavviso, cosa succederebbe a tutti i nostri dati, alle nostre amicizie, alle nostre vite?

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Oggi su Facebook condividiamo gran parte della nostra vita, quello che ci piace e quello che non ci piace. Ma soprattutto le nostre foto, i video, i nostri sogni e i nostri dispiaceri. Da quando c’è Facebook è impossibile dimenticarsi di un compleanno, è più facile organizzare un evento, così come mantenere i contatti con i compagni di classe delle elementari e dei parenti dall’altra parte del mondo.  Ma soprattutto è un passatempo: un luogo virtuale dove trascorriamo gran parte della nostra giornata, sfogliando pezzi di vita altrui formato stories, mentre siamo in metro o fermi al semaforo. Ora immaginate di andare a cliccare sulla celebre icona blu e di scoprire che tutto – il vostro tutto – non c’è più. Off line. Inaccessibile. Perso per sempre nei meandri di server sparsi dalla Lapponia a Forth Worth, in Texas.

http://www.lastampa.it/2018/03/24/societa/e-se-facebook-chiudesse-il-finto-addio-a-dieci-anni-di-vita-social-NGw9QXBjHj5ErbY7FzLadL/pagina.html

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Il mondo della salute mentale a 40 dalla legge Basaglia


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Perché occuparsi di manicomi a 40 anni dalla legge Basaglia? I manicomi in Italia sono storia del passato, ma la segregazione del “diverso”, del matto, fa ancora parte del nostro presente.
L’idea di questo lavoro è nata dall’incontro con Pina, Rossana e Sandro, i protagonisti del primo capitolo del nostro web-doc. Sono ex internati del manicomio di Roma, il Santa Maria della Pietà, che alla fine degli anni ’60 ospitava 3mila pazienti. Pina ci è entrata a 5 anni, Rossana a 22 e Sandro a 25. Negli anni ’50 e ’60 una diagnosi di malattia mentale era spesso una sentenza a vita. E infatti loro sono usciti solo quando il manicomio è stato chiuso, nel 1978, ma a casa non sono mai tornati. Negli anni sono stati trasferiti da una struttura ad un’altra e oggi vivono nella stessa casa di riposo. Questo ci ha spinto a voler approfondire come fosse avvenuta la transizione dalla legge Basaglia ad oggi.
L’altro incontro fondamentale è stato quello con Alice Banfi: lei è nata quando i manicomi erano già chiusi, ma quando da adolescente è stata ricoverata in diversi reparti psichiatrici pregava sua madre di non “lasciarla morire in manicomio”. Oggi è una pittrice ed è tra le poche persone che sono riuscite a testimoniare cosa succede oggi dietro le porte chiuse degli Spdc (i servizi psichiatrici di diagnosi e cura) e delle cliniche private.
Non ci sono più fili spinati e reti a separare le “città dei matti” dal resto della società, eppure resistono altre forme di esclusione: la maggior parte dei reparti psichiatrici in Italia sono a porte chiuse e un malato su dieci è legato al letto, la cosiddetta contenzione meccanica. Troppo spesso la “cura” si riduce a dosi massicce di psicofarmaci. La legge 180 ha ridefinito l’idea della pericolosità sociale e ha riconosciuto nel paziente psichiatrico una persona che non può essere privata del suo diritto di cittadinanza in un momento di sofferenza e di fragilità. Ma non basta una legge per liberarsi della paura dell’altro.
Sul titolo – “Matti per sempre” – abbiamo discusso a lungo: a metà del nostro lavoro avevamo deciso di cambiarlo, perché temevamo di rafforzare uno stereotipo. A convincerci ad usarlo è stata una frase che ci ha detto durante un’intervista Grazia Serra, la nipote di Franco Mastrogiovanni, morto di contenzione nel 2009: “Io non sopporto la parola matto, perché vedendo quello che è successo a mio zio, non escludo che un giorno possa capitare a me”.
Questo progetto –  che rischiava di rimanere solo un’idea – è stato alla fine realizzato grazie al Premio di giornalismo investigativo Roberto Morrione: è un web-doc che vuole indagare il mondo della salute mentale, attraverso reportage video, interviste audio, info-grafiche e gallerie fotografiche.

 

 

https://www.articolo21.org/2018/01/il-mondo-della-salute-mentale-a-40-dalla-legge-basaglia/

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Modifica articolo 18: quel no nel 2002 davanti a 3 milioni di persone


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E la gioia degli organizzatori arriva anche sul sito della Cgil che titola: “Tu no, noi tre milioni”, giocando sullo slogan “Tu si tu no art18 io non ci sto”. … un’onda che dove passa cancella tutto, dal Circo Massimo a raggiera i suoni e i rumori si spegnevano per un lunghissimo minuto.

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L’agricoltura locale antidoto al latifondo che frena l’Africa


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La politica internazionale  ha trasformato l’Africa in un continente dipendente dalle importazioni di cibo, e pertanto sottomesso alle bizzarrie del mercato internazionale che nell’ultimo decennio ha registrato una tendenza al rialzo nel prezzo dei cereali.

Tutto questo ha reso l’agricoltura africana non solo più debole, ma anche più vulnerabile difronte alle sfide dei cambiamenti climatici che si fanno sempre più minacciosi. In altre parole l’Africa è stata ridotta al pari di Haiti dove la produzione agricola è stata letteralmente distrutta dal cibo importato dall’Europa e Stati Uniti che, quando serve, possono truccare i prezzi grazie ai contributi alle esportazioni messi a disposizione dai rispettivi governi.

A salvare l’Africa dalla povertà e dalla fame, potrà essere solo la direzione indicata dal lavoro svolto da tante Ong che cercano di accrescere la produttività dei piccoli contadini attraverso un paziente lavoro di educazione e di promozione sociale. Del resto i poveri lo sanno: i soli su cui possono contare sono loro stessi, per cui sapere, solidarietà e vincoli comunitari sono le strade per uscire tutti insieme dalla miseria.

 

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/lagricoltura-locale-antidoto-al-latifondo-che-frena-lafrica

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Il business sulle spalle pubbliche


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Sull’acqua in bottiglia,  gli enti locali applicano ancora canoni di concessione molto bassi, incassando pochi milioni di euro a fronte di un giro d’affari per le aziende da 2,8 miliardi. Con un rialzo delle tariffe a 2 centesimi al litro gli introiti potrebbero crescere fino a 280 milioni l’anno. Un’anomalia tutta italiana.

Non c’è soltanto un tema di mancati incassi. In Italia- il 90-95% delle acque viene imbottigliato in contenitori di plastica e il 5-10% in contenitori in vetro: in pratica ogni anno vengono utilizzate tra i 7 e gli 8 miliardi di bottiglie di plastica. Il tutto mentre l’Europa si è attivata verso un maggiore utilizzo dell’acqua di rubinettoper le famiglie europee quantificato in 600 milioni di euro.

Resta rilevante infine il tema della dispersione idrica. Il tasso nazionale si attesta al 40,6%, contro una media nazionale del 23%. Su 100 litri immessi quindi, quasi 41 vanno dispersi, con picchi in alcune province come Campobasso, dove il dato raggiunge il 68%. Colpa anche dell’inadeguatezza della rete idrica.  Il 60% degli acquedotti italiani ha un’età superiore a 30 anni, il 24% ha più di 50 anni, e su 350mila chilometri di tubazioni almeno la metà risultano da riparare o sostituire.

http://www.repubblica.it/economia/2018/03/21/news/legambiente_acque_in_bottiglia-191784418/?ref=RHPPBT-VE-I0-C4-P16-S1.4-T1

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BENI PRIVATI ACQUISITI DAI COMUNI


L’Italia consuma troppo suolo, il Forum del Paesaggio lancia un appello per fermare gli abusi.

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Secondo l’ISTAT in Italia sono presenti oltre 7 milioni di abitazioni non utilizzate, 700 mila capannoni dismessi, 500 mila negozi definitivamente chiusi, 55 mila immobili confiscati alle mafie. Tutto ciò a fronte di un andamento demografico che indica una crescita debole: nel triennio 2012-2015 le morti hanno superato le nascite e nel 2017 la popolazione italiana era composta da 60.579.000 persone, circa 86 mila in meno rispetto al 2016.  Gran parte degli edifici oggi in vendita nel nostro Paese sono stati costruiti diversi anni fa. Nel 2015 l’invenduto è stato pari a 90.500 unità (escluse le abitazioni ancora in costruzione e non ancora sul mercato). Allo stesso tempo sono presenti immobili vetusti e quasi inutilizzabili che avrebbero invece bisogno di essere ristrutturati e riqualificati.

Per questo motivo il Forum dei Movimenti per la terra e il paesaggio, meglio conosciuto come Forum Salviamo il Paesaggio – una rete civica che riunisce le più grandi sigle ambientaliste (Legambiente, Slow Food, Wwf, Italia Nostra per citarne alcune) e oltre 1000 organizzazioni locali – ha presentato di recente una proposta di legge di iniziativa popolare con l’obiettivo di arrestare il consumo di suolo, e non semplicemente “limitarlo” o “contenerlo”. Tra i punti della proposta di legge uno è ampiamente dedicato  all’applicazione dell’articolo 42 della Costituzione. ( La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti)

http://www.lastampa.it/2018/03/20/scienza/ambiente/storie-italiane/cos-nelle-marche-gli-edifici-abbandonati-vengono-acquisiti-e-riutilizzati-0UDOzjAY15lmbhG7g3CQOK/pagina.html

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Per la biodiversità:ape nera sicula.


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Non è vero che tutte le api sono gialle e nere. La livrea che normalmente associamo all’ape è in realtà tipica della ape ligustica, l’ape più diffusa in Italia, tanto da essere definita anche ape italiana. Esistono api scure, grigie o anche nerissime, proprio in Italia, simili morfologicamente alle api nere africane (dalle quali differiscono però per la minore aggressività): le quali nel dna hanno un miotipo genetico africano. L’ape nera sicula (Apis mellifera siciliana) ha l’adome scurissimo e una peluria giallastra e le ali sono più piccole. Ha popolato per millenni la Sicilia e poi è stata abbandonata negli anni ’70 quando gli apicoltori siciliani sostituirono i bugni di legno di ferula (le casse a forma di parallelepipedo usate come arnie) e iniziarono a importare api ligustiche dal nord Italia. L’ape sicula rischiò in quegli anni la totale estinzione, evitata grazie agli studi e alle ricerche di un entomologo siciliano, Pietro Genduso, che la studiò per anni dopo la classificazione avvenuta ad opera di Montagano nel 1911. Genduso trasmise questa passione a uno studente, Carlo Amodeo, tuttora l’unico l’allevatore di api regine siciliane pure iscritto al registro nazionale. Gli ultimi bugni di api nere sicule furono ritrovati in un baglio di Carini dove un vecchio massaro apicoltore produceva miele con quel sistema antico. I bugni contenevano alcune famiglie di api che Carlo Amodeo, dopo aver deciso di praticare l’apicoltura professionale, conservò in isolamento sulle isole di Vulcano e Filicudi. E’ molto docile, tanto che non servono maschere nelle operazioni di smielatura, è molto produttiva – anche a temperature elevate, oltre i 40° quando le altre api si bloccano – e sopporta bene gli sbalzi di temperatura. Caratteristiche molto importanti per la produzioni in aree dal clima molto caldo. La nera sicula inoltre sviluppa precocemente la covata, tra dicembre e gennaio, evitando quindi il blocco della covata invernale comune alle altre specie, e consuma meno miele delle altre api. Il miele di ape nera sicula non è invece diverso, dal punto di vista organolettico, da quello prodotto con le api di altre razze.

 

https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/ape-nera-sicula/

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Don Peppino Diana.


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Non c’è bisogno di essere eroi, basterebbe trovare il coraggio di fare le scelte, di denunciare.

 Giuseppe Diana (4 luglio del 1958- 19 marzo del 1994)

L’assassinio di Don Peppino Diana, dovuto al suo impegno contro la mafia, ha tutti i caratteri dell’esecuzione di stampo camorristica,

https://biografieonline.it/biografia-giuseppe-diana

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PADRI E FIGLI: UN GRANDE AMORE


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In Italia la Festa del Papà è il 19 marzo.  Sulle nostre reti social hanno iniziato a comparire immagini che raccontavano il rapporto tra i bambini ed i loro papà. Dai filmati più ironici che raccontavano di padri un pochino disattenti ed impacciati nella gestione dei propri figli, a padri emozionati e sensibili per la nascita di un figlio, a padri molto affettuosi.

Parliamo sempre di maternità soprattutto nelle prima fasi di vita di un neonato, forse perchè la mamma assolve un ruolo assolutamente insostituibile, se allatta, ma anche veicolo di quel tramite affettivo che si trasferisce dal grembo materno.

Ma il papà è sicuramente una figura presente fin dalla nascita del figlio e dovrebbe, seppur in maniera diversa, riuscire a rendersi insostituibile agli occhi dei propri figli.

Questo processo non è immediato, ma nel tempo si concretizza sempre di più e il padre dovrebbe arrivare a trasformarsi in una figura di riferimento imprescindibile.

Purtroppo per molti non è così e sono a volte le stesse mamme ad escluderli dal rapporto di esclusività che creano con il proprio figlio. Altre volte gli stessi padri si approfittano del legame madre-figli per sfuggire alle proprie responsabilità.

 

https://www.mammecreative.it/padri-e-figli/

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Perché machiavellico significa subdolo?


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Tutto nasce dall’ interpretazione della dottrina politica di Machiavelli, fondata sulla preminenza della ragion di Stato rispetto all’etica, da cui l’attribuzione della famosa frase “il fine giustifica i mezzi”, che in realtà lui non pronunciò mai. non è poi molto lontano dalla sintesi che gli è stata attribuita.

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Secondo alcuni, questo fa di Machiavelli il fondatore della moderna scienza della politica, oltre che un sincero repubblicano, capace anche di descrivere l’immoralità e la disonestà che governano il comportamento dei potenti. Alla fine, però, l’hanno avuta vinta i suoi detrattori, secondo cui Il Principe (1513) altro non è che un “corso accelerato per tiranni” su come rimanere al potere a tutti i costi.

“se puoi uccidere il tuo nemico, fallo, se no, diventa suo amico”…

Niccolò Machiavelli

https://www.focus.it/cultura/curiosita/perche-si-dice-machiavellico

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Aldo Moro e le tesi di laurea dei suoi allievi


Il giorno del suo sequestro, Aldo Moro, segretario della Dc, era atteso alla Sapienza dove alcuni allievi di procedura penale erano pronti a discutere le tesi e laurearsi.

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L’impegno universitario era per Moro improrogabile, nonostante le giornate politiche fossero piene. Lo stesso valeva per Paolo Baffi, allora governatore della Banca d’Italia, che insegnava storia e politica monetaria alla facoltà di scienze politiche sempre alla Sapienza. Credevano molto nell’insegnamento. la speranza di Paolo Baffi, In una lettera scritta ad Eleonora Moro era Potesse ritrovarsi presto “tra quei giovani, a guidarne gli slanci, ad arricchirne le menti”.

I professori possono diventare un riferimento se creano una relazione con gli allievi. È dalla qualità della relazione che dipende l’attenzione degli studenti, i quali apprendono per fascinazione.

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In un Paese dove il numero dei laureati è molto più basso della media europea, dove la mobilità sociale è limitata, bisogna convincere le prossime generazioni a continuare a studiare, ad impegnarsi per “scavare, approfondire” (“Alla Normale si studiava come forsennati”, Carlo Azeglio Ciampicit.), a sollecitarli a non accontentarsi. In un mondo dove il fattore critico di successo è il capitale umano, è basilare mettere i meno fortunati, ma “capaci e meritevoli” (Costituzione italiana, art. 34) in condizione di continuare gli studi, per raggiungere quella parità nelle condizioni di partenza evocata da Luigi Einaudi.

A 40 anni da quei tragici 55 giorni, in cui tutta l’Italia era spaurita, attonita, preoccupata per le sorti di Moro, è nostro dovere ricordare un politico serio, di un’intelligenza vivissima, attento alle esigenze della collettività. Se oggi fosse vivo, Moro verrebbe considerato un membro della casta, un politico da battere con la regola dell’uno vale uno. Ma senza le élite un Paese si arena, tutto preso da un rancore fortissimo verso chi ha studiato, ce l’ha fatta, ha migliorato il proprio status rispetto ai propri genitori.

Il docente, come Socrate, deve farsi promotore della “mancanza attiva”, “al fine di emergere come amante del sapere, come colui che desidera la verità e non come colui che la detiene”. In tal modo si aprono teste, occhi, spazi, finestre e mondi impensati.

 

http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2018/03/16/aldo-moro-brigate-rosse-tesi-laurea/

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Uccisa l’attivista dei diritti umani


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 Marielle Franco (Rio de Janeiro, 27 luglio 1979- Rio de Janeiro 14 marzo 2018 )

Laureata in pubblica Amministrazione si era specializzata nelle Upp, le Unità di pacificazione create ai tempi di Lula e la Rousseff all’interno delle favelas di Rio. Aveva ricoperto numerosi incarichi e con altre donne di colore si batteva per i diritti delle minoranze, spesso più colpite di altri.

Vittima di un agguato,  assieme al suo autista a causa delle sue indagini sugli omicidi nelle favelas. A costarle la vita è stata, probabilmente, la denuncia pubblicamente fatta il 10 Marzo riguardo le violenze del 41° battaglione della Polizia Militare nelle favelas, in particolare quella di Acari.

http://www.repubblica.it/esteri/2018/03/15/news/rio_de_janeiro_cinque_colpi_per_marielle_attivista_dei_diritti_umani-191373742/

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Aldo Moro, 40 anni fa il rapimento in via Fani a Roma


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Fu rapito il 16 marzo 1978 a Roma Aldo Moro, tra i fondatori della Democrazia Cristiana. Il sequestro avvenne fra le 9 e tre minuti e le 9 e 5 minuti, dopo 93 colpi d’armi da fuoco. Poi il ritrovamento in Via Caetani, il 9 maggio, dopo essere stato ucciso dalle Brigate Rosse. Il suo corpo fu ritrovato abbandonato in una Renault 4 rossa parcheggiata in Via Caetani.

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Le Brigate Rosse avevano preso di mira Moro perché era stato uno dei principali interlocutori del segretario del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer, all’interno della Democrazia Cristiana. L’assassinio di Moro, il 9 maggio 1978,  fece naufragare il patto tra Dc e Pci.

 

http://formiche.net/gallerie/aldo-moro-via-fani-archivio-pizzi/

 

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Troppo poveri per votare: migliaia di senzatetto non hanno il diritto di recarsi alle urne.


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In Italia si perde il diritto di voto per incapacità civile, per effetto di una sentenza penale irrevocabile, per particolari casi di indegnità morale. E, anche se non è scritto in Costituzione, se si vive per strada. I Comuni continuano a disinteressarsi alla questione dei senza fissa dimora. Nonostante ci sia la garanzia della legge italiana

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/02/26/news/troppo-poveri-per-votare-migliaia-di-senzatetto-non-hanno-il-diritto-di-recarsi-alle-urne-1.318669

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Liquidazione finale del ghetto


 

 

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Il 13 e il 14 marzo  1943 i nazisti, operarono la “liquidazione” finale del ghetto effettuata dalle SS : circa 2.000 considerati inabili, soprattutto bambini ed anziani, vennero uccisi nelle strade del ghetto, 8.000 ebrei reputati abili al lavoro vennero deportati al Campo di concentramento di Krakow-Plaszow  il resto invece al  campo di sterminio di Birkenau.

https://it.wikipedia.org/wiki/Ghetto_di_Cracovia

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Una data da ricordare.


Il 13 marzo 1972 Berlinguer veniva eletto segretario nazionale del Partito Comunista Italiano

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Io le invettive non le lancio contro nessuno, non mi piace scagliare anatemi, gli anatemi sono espressioni di fanatismo e v’è troppo fanatismo nel mondo.

(Enrico Berlinguer)

Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona. (Giorgio Gaber)

http://ilfastidioso.myblog.it/2018/03/12/una-data-da-ricordare-il-13-marzo-1972-berlinguer-veniva-eletto-segretario-nazionale-del-partito-comunista-italiano/

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Gioco d’azzardo: gli italiani buttano un miliardo di euro al mese nelle slot machine


Ogni anno in media spendiamo 420 euro, e la cifra è in aumento.

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Sono dati che destano preoccupazione. Non tanto per l’aumento in sé, ma per ciò che ne consegue: le iniziative degli Enti locali, le campagne di sensibilizzazione condotte con le associazioni, la crescente attenzione sul tema registrata negli ultimi anni, pur arginando gli effetti dell’enorme diffusione del gioco d’azzardo,fatica a far passare su tutto il territorio nazionale il messaggio relativo ai pericoli e alle ricadute sociali, sanitarie ed economiche del fenomeno.

In attesa che lo Stato batta un colpo sulla riduzione dell’offerta di gioco, Regioni ed Enti Locali hanno svolto un ruolo di supplenza nell’arginare le ricadute dell’enorme offerta da gioco sui territori (si stimano circa 800mila giocatori patologici presenti in Italia), attraverso gli strumenti a loro disposizione.

I regolamenti sulle distanze delle sale da gioco dai luoghi cosiddetti sensibili – scuole, ospedali, luoghi di aggregazione, ma anche bancomat e compro oro – le limitazioni degli orari di apertura delle stesse sale, le attività di sensibilizzazione sui rischi del gioco patologico, gli incentivi offerti agli esercenti per far dismettere le slot machine, sono solo alcuni esempi.

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/03/01/news/gioco-d-azzardo-gli-italiani-buttano-un-miliardo-di-euro-al-mese-nelle-slot-machine-1.319025

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La Spoon River della sinistra


Non sono affatto defunti: stanno benissimo. A sembrare un po’ trapassata, semmai, è la loro area politica: il centrosinistra

Matteo Renzi

Un romanziere

 

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Ho perso di brutto ma non mi dimetto
non posso pensare che il tempo è scaduto
foss’anche per farvi soltanto un dispetto
rimango al mio posto tenace e cocciuto
Provengo da un borgo ch’è detto Rignano
provincia tediosa, papà faccendiere
sognavo New York, Parigi o Milano
ma non conoscevo alcuno mestiere
Di lingua ero svelto, furbetto e ciarliero
così nei partiti trovai il mio futuro
D’imberbi piddini fui poi il condottiero
e il Giglio d’amici rullò il suo tamburo
Per quasi tre anni durò quella festa
Col Lotti, il Guerini e Meb la graziosa
più qualche cappuccio a coprire la testa
degli altri invitati, che cosa scherzosa!
Ma mentre godevo di corte quei giochi
la plebe distante vieppiù s’incazzava
A dirmi “sparisci” non furono in pochi
quel quattro dicembre furioso di bava
E adesso, che sorte? Che lande mi cerco?
Mi han fatto “ciaone” strillando di petto
Se mollo mi copron la bici di sterco
Ho perso di brutto ma non mi dimetto!

Maria Elena Boschi

L’eletta

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Non parlo il tedesco ma sono in Tirolo
dovevo star lungi dal luogo natio
ché degli aretini l’idrofobo stuolo
a grandi legnate chiedeva il suo fio
Del babbo dovevo salvare la banca
lo chiesi perfino all’amico Ghizzoni
Però in commissione non l’ho fatta franca
Il buco è rimasto – e sono milioni
Eppure ero dea, in stazione Leopolda
la via già spianata bramando il governo
Matteo del piddì guidava la tolda
ai gufi sinistri lanciava ogni scherno
Ma un dì a quel campione gli venne il pensiero
di fare e disfare la Costituzione
Onusta d’audacia e di spirto guerriero
la scrissi daccapo – e fu uno sfondone
Ancora ricordo il dicembre di lutto
attoniti e muti – goodbye nomination!
stavamo a buscarle davvero di brutto
un po’ come Orfini con quella Playstation
Così son finita quassù nella valle
canederli e freddo, oh zio bucaiolo!
dall’alba alla sera, rottura di palle
Non parlo il tedesco ma sono in Tirolo

Pietro Grasso

Un giudice

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Massimo D’Alema

Un intelligente

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Nel desco capeggia laddove sto io”,
dicevo nei giorni migliori di tutti
dicevo nei giorni migliori di tutti
Col cuoco Vissani mangiavo da dio orate e gran vini, champagne e prosciutti.
Con Ikaro in mare io ancor veleggiavo
con Letta crostate e la Bilaterale
col buon Walterino allegro duettavo
coi Lothar giocavo al leader mondiale
Parlavo in tivù e dicevo “diciamo”
dei poveri invero mi prese amnesia
giacché del Palazzo sentivo il richiamo
ottoni ed arazzi, è la mia biografia.
Del Colle più ambito ebbi giusto l’odore
un giorno lontano di tanti anni fa
fu un solo momento, fu un solo bagliore
poi venne la feccia che urlava “onestà”.
Venne anche quel barbaro bruto toscano
a cui subitaneo promisi vendetta
L’ottenni più tardi e lui cadde nel guano
ma di riaver tutto un po’ troppo ebbi fretta
Adesso mi cibo d’avanzi qui in mensa
perfino a Nardò mi chiedono oblio.
A Pigi ch’è accanto la birra si addensa.
Nel desco capeggia laddove sto io.

Marco Minniti

Un poliziotto

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Son Domenico Luca e mi dicono Marco
che pure all’anagrafe scrissi bugie
I bimbi scappavano urtandomi al parco
Ahi com’è cosa dura lo crescere spie!
A casa il papà era un gran generale
e cotanti parenti in divisa e stellette
Sognavo ogni notte di vincere il male
riunendo i segreti, le armi perfette.
Fui un po’ comunista accanto a Baffino
ma stretto a tre nodi col folle Cossiga
così del Palazzo varcai lo scalino
ignaro di quanto portassero sfiga
Divenni ministro e punii gli africani
lasciandoli in Libia senza pan né minestra
Del resto anche Max sparò sui Balcani
pur di non perdere i voti di destra
Dissi “basta coi neri a sbafo in hotel”!
e piacqui financo a Salvini e Meloni
Fui quindi lodato a Roma e a Brussèl
via quei nigeriani, non siamo minchioni.
Ma alla fin della fiera mancò il risultato
che là nel collegio arrivò un ex grillino
A lui l’han beccato col Cro taroccato
A me mi hanno trombato a Pesaro e Urbino.

Dario Franceschini

Un romanziere

Un giorno in Romagna quand’ero bambino
un sughero vidi nell’acqua al galleggio
Così colsi il senso di tutto il destino:
non affondare e impara il volteggio.
Divenni imminente un democristiano
lo Scudo crociato però disparì
sicché alla sinistra io porsi la mano
fui dunque un compagno, “mai stato dc!”
Tradii poi Veltroni e presi il suo posto,
ormai virtuosista dell’acrobazia
E se alle primarie fu un altro più tosto
Io lo assecondai nella segreteria
Ma anche Bersani un bel dì si schiantò.
Io con Pierluigi? Che dici? Giammai!
Con un Frecciarossa il Gran Bullo arrivò
così il fiorentino all’istante imparai
È questa la vita, ci vuol fiuto e la barba
bisogna pur sempre pensare al futuro
Cambiare bandiera davvero mi garba
Finito è Matteo, avanti il venturo!
Scrivo intanto romanzi pensosi e premiati
davvero, vi dico, non sono un patacca!
Leggete i miei libri, son ben rilegati
in specie il più bello ch’è storia baldracca.

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2018/03/12/news/la-spoon-river-della-sinistra-1.319417?ref=HEF_RULLO

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Dal muratore al magazziniere, i dieci lavori più pericolosi


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Tre morti bianche al giorno. Settori a rischio: edilizia, autotrasporto, fabbriche e agricoltura. A gennaio salgono del 14,8% le malattie professionali.

A gennaio 2018 salgono del 14,8 per cento le malattie professionali. Nel 2017 sono state presentate all’Inail, l’Istituto nazionale assicurazione Infortuni sul lavoro, 635.433 denunce di infortuni. Le vittime sono state 1.029, con un incremento di 11 casi, l’1,1 per cento, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Più morti, perché sono cresciuti gli incidenti multipli, quelli costati la vita a più lavoratori. Settori a rischio: l’edilizia, l’autotrasporto, le fabbriche. Anche l’agricoltura, che continua a essere la bestia nera delle classifiche.

Ci sono più vittime negli incidenti con i trattori agricoli nei campi che sull’intera rete autostradale. Delle tragedie, di solito, si parla per qualche giorno. Poi il ricordo viene assorbito nell’interminabile sequenza degli articoli di cronaca, cristallizzato negli archivi. Poche, pochissime, le tracce dei racconti di chi, in prima persona, vive ogni giorno la realtà dei mestieri e delle professioni più critiche.

Una strage continua: cifre alla mano, la contabilità degli infortuni e delle morti bianche tende a salire a un ritmo inquietante. Una  concezione del lavoro che sembrava consegnata al passato e invece sopravvive e neppure tanto sottotraccia

 

http://www.lastampa.it/2018/03/12/italia/cronache/dal-muratore-al-magazziniere-i-dieci-lavori-pi-pericolosi-uZLUVr3a6kQ0xTPTgsffcP/pagina.html

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