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Poche parole per Malala


Ha 17 anni, ne aveva 12 quando cominciò a battersi per il diritto all’istruzione dei bambini affrontando i talebani. Oggi, Malala Yousafzay ha ricevuto il Nobel per la Pace.

A tal proposito, occorre ricordare le parole di Sandro Pertini: «I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo. È con questo animo quindi, giovani, che mi rivolgo a voi: non armate la vostra mano. Armate il vostro animo»

e di Enrico Berlinguer: “Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia”.

Ecco, Malala Yousafzai è un grandissimo esempio di come, noi giovani, il mondo – se vogliamo – possiamo veramente cambiarlo.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/poche-parole-per-malala/?doing_wp_cron=1412944310.4351689815521240234375 

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Con l’idealismo dei venti anni…


Greta Ramelli e Vanessa Marzullo (Fotogramma)“Con l’idealismo dei vent’anni”… In Italia pare quasi una colpa essere giovani. Eppure, nel 1918 fu la leva del 1899 a contribuire alla vittoria di Vittorio Veneto; ventenni furono coloro che sacrificarono la propria vita durante la resistenza contro il nazifascismo; sono coloro che, secondo Enrico Berlinguer, se ” (i giovani) si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e con gli oppressi, non c’è più scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia”; sono coloro che con il progetto ERASMUS, che facendo esperienze in Europa stanno contribuendo giorno dopo giorno a costruire il più grande progetto di pace e integrazione della storia: gli Stati Uniti d’Europa; sono coloro che, con le parole di Roberto Vecchioni, “difendono un libro, un libro vero così belli a gridare nelle piazze perché stanno uccidendo il pensiero” (in pillole: la Costituzione, la nostra Carta fondamentale)… Non voglio essere l’artefice di un conflitto generazionale, perchè sono assolutamente convinto che l’Italia possa ripartire solo con il rispetto tra chi ha venti, trenta, quaranta, cinquant’anni etc. Parlare così cinicamente di due ragazze, che sicuramente non sono esenti da colpe (ma l’anagrafe non c’entra nulla), è veramente atroce per loro, per chi lo dice, per la famiglia che sta in angoscia giorno dopo giorno per la loro sorte, e per tutto il Paese Italia, che ormai da tempo ha perso di vista i propri figli e sa solo bollarli come idealisti, inesperti etc.

Chissà, se ad essere rapiti fossero stati due settantenni cosa si sarebbe detto: forse sarebbero stati colpevoli di andare in Siria ad una età troppo avanzata… Anzi no: a partire da una certa età si può tutto…

 

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/lidealismo-dei-ventanni/

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IL DRAMMA DE “L’UNITA’ ”: UN DRAMMA DI TUTTI NOI


Il dramma dell’Unità è una tragedia non solo per la sinistra, ma per 90 anni di storia d’Italia. Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci è un simbolo del nostro passato, delle battaglie combattute in nome di un’Italia libera, eguale, fatta di diritti e solidarietà. L’Unità non ha avuto paura del fascismo, anzi l’ha combattuto affrontando purghe e olio di ricino, uscendo clandestinamente, anche scritto a penna se necessario; è il quotidiano degli operai, di chi lo portava in fabbrica (magari nascondendolo sotto un vestito) per vedere «cosa diceva il partito»; è il giornale delle battaglie sul divorzio, delle denunce riguardo la pericolosità della diga del Vajont…E’ stato il giornale di Enrico Berlinguer, la testata che forse più di tutte ha saputo regalare un Addio! dignitoso al segretario del Partito Comunista Italiano. Insomma, è stato tanta roba. Forse oggi l’Unità sconta una sfida (quasi) impari con la rete e l’antipolitica. Piaccia o non piaccia, la testata una volta organo del PCI, poi di PDS e DS, ha sempre cercato di mantenere un modo di scrivere elegante, riflessivo. Certo, è capitato che ogni tanto cascasse in quei titoli a sensazione che, colpendo l’emotività delle persone (quelle che vedono un titolo forte, credono ciecamente a tutto ciò che c’è scritto senza verificare la veridicità della notizia), oggi vanno tanto di moda. Ma non gli è andata bene: l’Unità oggi era (è?) ormai il giornale «di regime», colpevole di prendere finanziamenti pubblici per vivere. I soldi così sono buttati, dicono; i giornali che vogliono vendere, devono fare i soldi da loro, senza aiuto dallo Stato. Perchè nell’Italia del 2014 – quella dell’antipolitica per intenderci – finanziare il pluralismo è uno sperpero, è roba da Kasta! E poi, perchè buttare soldi quando oggi c’è Internet? L’Italia è il BelPaese, lo Stato che ha saputo proporre personaggi all’avanguardia in tutti i campi ed in tutte le epoche: Galileo Galilei, Leonardo da Vinci, Adriano Olivetti, Dante Alighieri… Ma è anche quel Paese che spesso il cambiamento lo ha accettato in ritardo e male: così rischia di essere anche per Internet. Il web 2.0 ha permesso di espandere sensibilmente le forme e le possibilità di partecipazione politica, di espressione del pensiero etc. come non era mai accaduto prima. Ma l’estrema espansione di queste possibilità ha portato all’idea che un blog, un sito che si spaccia per testata giornalistica ma in realtà è anonima, senza che si citino fonti etc. possano essere più attendibili di un quotidiano cartaceo, registrato presso un tribunale, fatto di firme più o meno autorevoli. Stiamo andando verso un mondo dove anche la raccomandazione è ormai obsoleta: per diventare parlamentare basta prendere voti online e ritrovarti in un posto comodo nella lista elettorale ( non c’è più bisogno di farsi conoscere nel giro di anni, di fare eventualmente “gavetta” in un partito, di prendere schiaffi e rimproveri). Ora, se vuoi scrivere notizie e farle leggere a milioni di persone, basta avere un blog (casomai con un nome accattivante del tipo “loschifo” e non modestie come il mio: “elnuevodia”), avere qualche capacità minima di scrittura e sapere cogliere il tema che interessa alle persone, senza ovviamente dimenticare qualche “etichettatura” per dare un po’ più di sapore pepato al post. Quindi: basta con gli anni di studio di giornalismo, con la necessità di studiare le fonti, di citarle etc. L’Unità è una delle tante vittime cartacee di questa degenerazione, e riprendere nuovamente le forze per tornare in edicola sarà ancora più difficile del passato. Perfino la repressione fascista era meno terribile dinanzi a questo trionfo dell’antipolitica, dell’ignoranza, delle persone che si lasciano trascinare dall’emotività. Un saluto a pugno chiuso, compagna “Unità”.

FONTE: http://elnuevodia.altervista.org/dramma-de-lunita-dramma-tutti/