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Caffè: il 60% delle varietà selvatiche è a rischio estinzione


La maggior parte delle varietà selvatiche di caffè potrebbe andare definitivamente perduta nei prossimi decenni, a causa di un mix letale di cause di cui fanno parte deforestazione, cambiamenti climatici e parassitosi.

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C’è preoccupazione anche sulle piantagioni commerciali, oggi dominate da due specie prevalenti: arabica (Coffea arabica) e robusta (Coffea canephora). La prima è sensibile alle alte temperature, la seconda all’aridità del suolo. Le 124 varietà di piante selvatiche del caffè potrebbero aiutare i coltivatori a potenziare la resistenza verso l’uno o l’altro tratto, ma con meno specie a disposizione, anche le opzioni per rafforzare arabica e robusta contro le condizioni ostili diminuirebbero.

Il 72% delle specie selvatiche di caffè cresce in aree protette, tuttavia questi paletti sulla conservazione rimangono spesso soltanto “sulla carta”, perché queste stesse zone non sono immuni da deforestazione e cambiamenti climatici. Mantenere la diversità genetica del caffè fuori dai suoi habitat naturale è difficile e molto costoso.

In Paesi come l’Etiopia, dove un quarto della popolazione vive delle attività legate al caffè, occorre trovare soluzioni con urgenza: una di quelle oggi sperimentate è la suddivisione delle foreste in cui crescono le varietà selvatiche in aree più piccole e facili da monitorare. L’onere di preservare le specie più a rischio non può spettare soltanto ai Paesi produttori. Se tutti beneficiano del caffè, tutti dovrebbero contribuire.

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/caffe-60percento-varieta-selvatiche-a-rischio-estinzione

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Una risorsa non rinnovabile.


 

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Il suolo è una risorsa non rinnovabile  che l’uomo, con le sue attività, ‘consuma’: le strade, le ferrovie, i porti, le industrie occupano porzioni di territorio trasformandole in modo pressoché irreversibile. Il ritmo di questi processi è cresciuto parallelamente allo sviluppo delle economie: quello del consumo di suolo è un fenomeno globale, ma è più problematico nei paesi di antica e intensa antropizzazione come l’Italia, in cui, per la scarsità di suolo edificabile, l’avanzata dell’urbanizzazione contende il terreno all’agricoltura e spinge all’occupazione di aree sempre più marginali, se non addirittura non adatte all’insediamento, come quelle a rischio idrogeologico.

Nel nostro Paese è ancora fortissima la tendenza a cementificare disordinatamente il suolo libero: l’abusivismo edilizio in particolare nel Sud, la crescita a macchia d’olio delle città, l’integrale urbanizzazione di lunghi tratti delle coste hanno segnato lo sviluppo territoriale dell’Italia contemporanea. L’urbanizzazione si manifesta in forme sempre pervasive e complesse e ha conosciuto, negli ultimi decenni, un’accelerazione senza precedenti, consideriamo autonoma rispetto agli andamenti demografici ed economici “. Si costruisce, infatti, per altre ragioni: per portare soldi nelle casse dei Comuni, per la mancanza di un servizio in affitto, Anche strade e autostrade, spesso, si realizzano per rendere fabbricabili le aree attraversate. Una tendenza che ci allontana dalle migliori esperienze europee,

 

 

https://www.legambiente.it/temi/territorio/consumo-di-suolo?page=4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.legambiente.it/temi/territorio/consumo-di-suolo?page=4

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Luna rossa incanta


 

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la Luna si è trovata nel punto più vicino alla Terra (perigeo) ed è apparsa leggermente più grande e più luminosa (da qui il termine poco amato dagli astronomi “Superluna”) ed ha assunto la tipica colorazione rossastra.
Lo spettacolo della Superluna rossa è stato ammirato in America e nelle regioni occidentali dell’Africa e dell’Europa, Italia inclusa.

La Luna, in fase di plenilunio e alla minima distanza dalla Terra (357.344 km), si è trovata nel cono d’ombra creato dal nostro pianeta, che si interpone tra il satellite e il Sole.
L’allineamento Sole-Terra-Luna dà vita a un’eclissi lunare totale.

L’eclissi totale di Luna si verifica quando il nostro satellite transita completamente attraverso il cono d’ombra prodotto dalla Terra. Il motivo del colore rossastro è da ricercarsi nella luce riflessa dal nostro pianeta sul satellite.

Il nostro satellite ha iniziato a velarsi alle 03:36, entrando nella zona di penombra; alle 04:33 è entrato nel cono d’ombra della Terra, per finire alle 05:41, quando l’eclissi è stata totale, regalandoci una Luna dal caratteristico colore rossastro. Il massimo del fenomeno è stato osservato alle 06:12. Alle 06:43 la Luna ha iniziato ad uscire dal cono d’ombra, pochi minuti prima di sprofondare sotto l’orizzonte, impedendoci di ammirare dall’Italia le ultime fasi dell’eclissi, che comunque sarebbero state invisibili per l’arrivo dell’alba.
Per approfondire http://www.meteoweb.eu/foto/eclissi-21-gennaio-2019-luna-rossa/id/1209643/#1SoqgikEMqEmBr73.99

 

 

 

http://www.meteoweb.eu/foto/eclissi-21-gennaio-2019-luna-rossa/id/1209643/#1

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La grande disuguaglianza.


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L’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso è finito nelle casseforti dell’1% più ricca della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%.

In Italia a metà 2017, il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta.

Nel periodo 2006-2016, il reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%.

Ogni due giorni nasce un nuovo miliardario: ma a fare le spese sono i più poveri e vulnerabili, molto spesso donne. Il costante incremento dei profitti di azionisti e top manager infatti corrisponde a un peggioramento altrettanto costante dei salari e delle condizioni dei lavoratori.  I colpevoli principali: La forsennata corsa alla riduzione del costo del lavoro che porta all’erosione delle retribuzioni; La colpevole negligenza verso i diritti dei lavoratori e la drastica limitazione del loro potere di contrattazione nel mercato globale; I processi di esternalizzazione lungo le filiere globali di produzione; La massimizzazione ‘ad ogni costo’ degli utili d’impresa a vantaggio di emolumenti e incentivi concessi ai top-manager; La forte influenza esercitata da portatori di interessi privati, capace di condizionare le politiche.

Come porre fine a disuguaglianza e povertà

Incentivare modelli imprenditoriali che adottino politiche di maggiore equità retributiva e sostengano livelli salariali dignitosi; Introdurre un tetto agli stipendi dei top-manager così che il divario retributivo non superi il rapporto 20:1 ed eliminare il gap di genereProteggere i diritti dei lavoratori specialmente delle categorie più vulnerabili: lavoratori domestici, migranti e del settore informale, in particolare garantendo loro il diritto di associazione sindacale; Assicurare che i ricchi e le grandi corporation paghino la giusta quota di tasse, attraverso una maggiore progressività fiscale e misure solide di contrasto all’evasione ed elusione fiscale; Aumentare la spesa pubblica per servizi come sanità, istruzione e sicurezza sociale a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione.

 

https://www.oxfamitalia.org/la-grande-disuguaglianza/

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Basta vittimismi, l’Africa si scuota


«Se gli africani vogliono alzarsi e camminare dovranno, presto o tardi, guardare da un’altra parte rispetto all’Europa. Essa non è certo un mondo in via di sparizione ma, stanca, rappresenta ormai il mondo della vita in declino e dei molti tramonti. Qui lo spirito è annacquato, corroso dalle forme più forti di pessimismo, di nichilismo e di superficialità» 

Achille Mbembe 

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Achille Mbembe, classe 1957 in Camerun. Attualmente è professore di storia e scienze politiche all’Università del Witwatersrand a Johannesburg e ricercatore al Wits Institute for Social and Economic Research sempre in Sud Africa. Secondo Achille Mbembe oggi sarebbe suonata la campana per i nazionalismi africani che recano l’impronta del Novecento. Sarebbe inutile riproporli come modello di emancipazione. Essi non sarebbero che la proiezione dei nazionalismi europei dell’Ottocento su cui germogliò la colonizzazione. E di conseguenza sarebbero inutili per l’Africa. Il sogno di emancipazione africana è stato solo un esercizio mimetico della violenza delle razze messa in azione dalla colonizzazione. Oggi occorrerebbe dunque lasciarsi alle spalle i miti del panafricanismo e della negritudine, che sulla cultura europea facevano aggio. Bisognerebbe invece alzare il vessillo di quello che Mbembe chiama afropolitismo. Nei disegni del filosofo di Malandè l’afropolitismo non intende essere un’ideologia confezionata al modo di quelle del passato. Esso è un’attitudine. Si presenta come «una stilistica e una politica, un’estetica e una particolare poetica del mondo. È un modo di stare al mondo che rifiuta, di principio, qualsiasi forma di identità vittimaria».

Solo abbandonando i riflessi condizionati del passato e gli sterili j’accusecontro gli sfruttatori di ieri e di oggi diventerà possibile per l’Africa scrollarsi di dosso idee che attingono al bagaglio culturale vetero-europeo come la solidarietà razziale esaltata dal panafricanismo. Per rianimare lo spirito dell’Africa occorre ispirare la possibilità di un’arte, di una filosofia, di un’estetica che possano dire qualcosa di nuovo e significante per il mondo intero.  È  importante sapere come costituire nuove forme del reale, forme fluttuanti, mobili. Per Mbembe la vera posta in gioco è la liberazione dell’immaginario africano dai diktat economicisti. L’Africa deve scuotersi dalle spalle visioni del mondo che non le appartengono. L’afropolitismo, secondo Mbembe, potrebbe essere la chiave di volta per essere all’altezza dei tempi attuali. Sposando il cosmopolitismo con le identità multiple e sovrapposte, caratteristiche della cultura africana, il Continente nero lascerà in eredità il suo contributo in difesa di un mondo ricco e plurale sottratto alla omologazione.

 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/basta-vittimismi-lafrica-si-scuota

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30 anni fa il massacro di Piazza Tienanmen.


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Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 i carri armati dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese uccisero a Piazza Tienanmen centinaia di persone, mettendo fine alle proteste degli studenti che reclamavano la democrazia. La protesta a piazza Tienanmen era iniziata un mese e mezzo prima, il 15 aprile. In quell’anno, quello della caduta del Muro, molti regimi comunisti furono rovesciati in Europa.   Studenti provenienti da più di 40 università marciarono su piazza Tienanmen il 27 Aprile, dove furono raggiunti da operai, intellettuali e funzionari pubblici. A maggio più di un milione di persone riempì la piazza, luogo in cui nel 1949 Mao Zedong aveva dichiarato la nascita della Repubblica Popolare Cinese. Il 20 Maggio il governo impose la legge marziale a Pechino. Truppe corazzate furono inviate per disperdere i manifestanti.

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Le forze governative di fronte all’immensa folla presente si ritirarono, poi Deng Xiaoping all’epoca capo della Commissione militare, uno dei maggiori leader del paese, diede ordine di far fuoco. Il risultato fu un massacro il cui bilancio ufficiale non è ancora stato accertato, poiché il governo cinese non ha finora mai reso pubblico alcun documento in merito ai fatti.  La foto simbolo della protesta è quella di uno studente che da solo e completamente disarmato si para davanti a una colonna di carri armati per fermarli, passato alla storia come il Rivoltoso sconosciuto.

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/29-anni-fa-il-massacro-di-Piazza-Tienanmen-47df3b50-1be2-47b1-91eb-ff5f51d963a3.html#foto-1

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Morire di speranza.


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Tentavano di portare, nell’incognita di quel viaggio, un pezzettino di passato ancora con sé. Per non scomparire. Insegnando che si può morire con la speranza ancora addosso. Il corpo di un ragazzo con in tasca  un sacchetto di terra del suo paese, l’Eritrea; quello di un altro, proveniente dal Ghana, con addosso una tessera della biblioteca; i resti di un bambino che veste ancora un giubbotto la cui cucitura interna cela la pagella scolastica scritta in arabo e in francese. Sono i corpi delle vittime del Mediterraneo, morti nel tentativo di arrivare nel nostro paese su barconi fatiscenti. A molte di queste vittime è stata negata anche l’identità.

“Naufraghi senza volto”, di Cristina Cattaneo racconta, attraverso il vissuto di un medico legale, il tentativo di un Paese di dare un nome alle vittime dimenticate da tutti, i corpi degli immigrati, e come questi più eloquenti dei vivi, testimonino la violenza e la disperazione del nostro tempo.

L’emergenza umanitaria di migranti che attraversano il Mediterraneo ha restituito alle spiagge europee decine di migliaia di cadaveri, oltre la metà dei quali non sono mai stati identificati. E’ il vissuto dei 368 migranti morti il 13 ottobre 2013 a poche bracciate da Lampedusa, mentre il loro barcone è colato a picco intrappolando quasi tutti.  A osservare il barcone, portato all’asciutto, appare come un’arca che non ha saputo proteggere il carico di vite e di sogni perduti

 

 

 

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/i-fantasma-del-mediterraneo

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La terza grande industria italiana.


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Incredibili i numeri del gioco d’azzardo in Italia divenuto un vero e proprio marchio, una società enorme, e definito come la terza grande industria nostrana dopo Eni e Fiat. Al vertice della catena troviamo Sistema Gioco Italia, fondata nel 2012 e che raggruppa l’80% di costruttori italiani di slot. Dall’altra invece l’Associazione Concessionari Apparecchi da Intrattenimento fondata nel 2006 da un gruppo composto da BNL, Sogei, Olivetti, Alenia, Mael, Federazione italiana tabaccai e Cni.

La filiera italiana  rappresenta oltre il 15% del mercato europeo, il 5% del mercato mondiale e il 23% del mercato relativo al gioco online.I numeri, da capogiro, non finiscono qui. Se si pensa agli addetti ai lavori e alle figure professionali che orbitano intorno a questo mondo (dipendenti dei concessionari, dei gestori e dei produttori di macchine, rappresentanti e installatori, lavoratori dell’indotto e forza lavoro nei punti di vendita per la coordinazione dell’attività di gioco) si arriva ad un impegno complessivo di circa 150.000-200.000 persone. La cui posizione è ora messa a serio repentaglio dall’approvazione del Decreto Dignità, che prevede il divieto assoluto di pubblicità del gioco d’azzardo.

La spesa complessiva lorda per il gioco nel 2016 era stata di 96 miliardi di euro (ai quali però occorreva sottrarre 77 miliardi di vincite pagate per determinare la spesa netta) con ben 9 miliardi andati sotto forma di gettito erariale allo Stato.

Lo scorso anno è stato ancora di crescita: la spesa lorda complessiva ha sfondato il muro dei 100 miliardi di euro (facendo registrare un +4.6% rispetto al 2016) dove a farla da padrone sono sia gli apparecchi da intrattenimento e dalle video-lotterie, che da soli raggiungono i 48.5 miliardi di euro complessivi, che il comparto online.

 

https://www.quotidianodigela.it/lindustria-del-gioco-dazzardo-in-italia-un-vero-e-proprio-brand/

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Buon compleanno, Popeye.


 

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Era il 17 gennaio 1929 quando faceva il suo esordio assoluto Popeye, un apparentemente burbero marinaio gentile, capace di diventare estremamente forte e di proteggere i più deboli ingurgitando i portentosi spinaci.Firmato dal fumettista Elzie Crisle Segar, quello che da noi è conosciuto come Braccio di Ferro è riconoscibile da giovani e non più giovanissimi: vestito da marinaio con immancabile cappellino, braccio muscoloso con ancore tatuate, pipa in bocca e viso caratterizzato dall’occhio guercio. E poi, nonostante il corpo mingherlino rispetto al rivale Bruto, la capacità di aiutare i più deboli per difenderli dai soprusi dei prepotenti.

Dal suo debutto, Popeye si è imposto in tantissimi media: dal fumetto al cartone animato, passando per il film al cinema del 1980 in cui fu il leggendario Robin Williams, diretto da Robert Altman, a dare le fattezze in carne e ossa al celeberrimo marinaio. Popeye è divenuto un vero e proprio fenomeno sociale, al punto che in giro per il mondo ci sono diverse statue dedicate al personaggio. Alcune delle più note si trovano in Texas e Arkansas – fu il modo dei coltivatori e industriali locali di ringraziare il personaggio, che portò, neanche a dirlo, a un boom per il mercato degli spinaci.

 

 

https://www.spaziogames.it/buon-compleanno-popeye-braccio-di-ferro-compie-90-anni/

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Un modello economico circolare.


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Quello dell’obsolescenza programmata, il ciclo di vita forzatamente “a breve scadenza” degli elettrodomestici, è un meccanismo che contraddistingue l’attuale economia di mercato, ma che nuoce all’ambiente in termini di emissioni CO2: quella rilasciata per produrre e distribuire i nuovi dispositivi ce la potremmo, in molti casi, risparmiare.

Nel mese di gennaio gli Stati membri dell’Unione Europea voteranno una serie di proposte di revisione alla Ecodesign Directive,  una legge del 2009 che regola gli standard di sostenibilità ed efficienza dei prodotti industriali venduti nell’Unione. L’obiettivo è obbligare le case manifatturiere a produrre beni più solidi e di lunga durata, e che siano facilmente riparabili. Le proposte riguarderanno l’illuminazione, i televisori e i grandi elettrodomestici come frigoriferi, lavastoviglie e lavatrici.

Un primo passo verso un modello economico diverso, circolare, in cui il prodotto possa essere riparato, riutilizzato e infine riciclato.

 

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/il-diritto-a-riparare-gli-elettrodomestici-voto-ue

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Trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino


Il crollo del  Muro di Berlino nel  1989, sancisce la nascita della Germania unita ed è considerato il simbolo della fine dei regimi comunisti in Europa.
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Il Muro di Berlino era stato fatto costruire il 13 agosto 1961 dal governo della Germania Est per evitare che gli abitanti della Berlino Ovest potessero circolare liberamente proprio nella Germania Est. Il Muro era lungo più di 100 Km  e spezzava in due la città di Berlino. Dal momento della sua costruzione, anche persone della stessa famiglia erano state divise tra chi viveva nella Berlino Est e chi nella Berlino Ovest. Molte sono state, negli anni, le persone uccise perché stavano cercando di scavalcare il muro per passare nella Berlino Ovest.
Fall of the Berlin Wall

Il 9 novembre 1989 il Governo della Germania Est ha annunciato l’apertura della “frontiera” tra Berlino Est ed Ovest. E migliaia di persone si arrampicarono sul muro per raggiungere Berlino Ovest. Nelle settimane successive molte parti del muro sono state portate via dalla popolazione, finalmente in festa per la ritrovata libertà di poter passare da una parte all’altra della città (e della Germania intera) senza il pericolo di essere arrestato o ucciso.

 

https://www.studenti.it/foto/le-50-date-piu-importanti-della-storia/crollo-muro-di-berlino.html

 

 

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Chi è stato Cesare Battisti, il patriota a cui è dedicata una strada in ogni città italiana.


Nato cittadino austriaco nel 1875, a Trento, vi morì il 12 luglio 1916. Fu un patriota, giornalista, politico socialista e irredentista italiano. Tutta la sua esistenza pubblica e privata fu attraversata dalla questione triestina come luogo conteso tra Austria e Italia. Tant’è che da deputato al Parlamento di Vienna, Battisti combatté per ottenere l’autonomia amministrativa del Trentino e la costruzione di un’università italiana.

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Con lo scoppio della Grande Guerra si arruolò negli Alpini e combatté dalla parte italiana. Catturato durante gli scontri da una truppa di montagna dell’esercito austriaco, fu processato e impiccato per alto tradimento in quanto membro della Camera dei deputati d’Austria passato all’esercito italiano. Motivo per cui è considerato un eroe nazionale e uno dei maggiori esponenti dell’irredentismo del nostro Paese.

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La strumentalizzazione del fascismo
Al punto che nel 1926, preso il potere, Benito Mussolini decise di far erigere a Bolzano, al posto del Monumento ai Kaiserjäger, un Monumento a Cesare Battisti. L’opera di Marcello Piacentini fu inaugurata nel 1928 e fu sin dall’iinizio oggetto di dure polemiche causate dalla protesta della moglie di Battisti, Ernesta Bittanti, che non considerava una buona causa la strumentalizzazione per mano del regime fascista di suo marito e dei suoi ideali. A novant’anni dall’inaugurazione di quel monumento, oggi Cesare Battisti è per gli italiani un nome scolpito sul marmo di una targa che indica una strada. E ogni volta che il Cesare Battisti ex terrorista viene fuori, ecco che ce ne ricordiamo. Ma sarebbe bene sempre ricordare che non si tratta della stessa persona.

 

 

https://www.fanpage.it/chi-e-cesare-battisti-il-patriota-a-cui-e-dedicata-una-strada-in-ogni-citta-italiana/

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Cent’anni dall’eclisse di Sole che diede ragione ad Einstein


Il fatto si verifica il 29 Maggio del 1919. Ma verrà riportato dal Times solo il 7 Novembre successivo, con un titolo che comunque susciterà grandissimo clamore: “Rivoluzione nella scienza / Nuova teoria dell’Universo / Sovvertite le idee di Newton”. La nuova teoria era quella della relatività di  Einstein, che aveva avuto una prima straordinaria conferma sperimentale da un’eclisse di sole verificatasi appunto il 29 Maggio di quell’anno.
Fino ad allora la teoria di Einstein veniva semplicemente discussa e postulata senza alcun esperimento concreto che la potesse confermare, ed ovviamente questa assenza di verifiche sperimentali ne aveva fatto l’oggetto di infinite discussioni improntate ad un diffuso scetticismo da parte del mondo accademico e scientifico più tradizionale.
Ma nel Maggio 1919 l’astronomo inglese sir Arthur Eddington (1882-1944) ebbe l’idea di tentare una prima “misurazione” sperimentale della teoria di Einstein, approfittando di un’eclisse di Sole.

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Se la teoria della relatività era esatta, la massa del Sole avrebbe dovuto “incurvare” la luce proveniente dalle stelle più lontane dalla Terra.
Se così fosse sarebbe bastato misurare la posizione di una stella nel momento dell’eclisse, ovvero quanto la massa del Sole si frappone fra la stessa stella e la Terra, e quindi verificare successivamente la posizione della stessa stella quando il Sole si trova invece dall’altra parte del pianeta (e non interferisce più con la propria massa fra la Terra e la stella)Per studiare l’eclisse Eddington si reca nella Isole Principe di fronte alla Nuova Guinea. Da qui misura la posizione della stella prescelta durante l’eclisse, ed invia un telegramma ai suoi collaboratori in Europa con una sola parola “Speriamo”.
Al suo ritorno in Inghilterra, dopo alcuni mesi, confronta la lastra fotografica della stella durante l’eclisse, con quella della stessa stella ripresa successivamente quando il Sole non si trovava più fra la Terra e quella porzione del firmamento. Dal confronto appare evidente che la deviazione della luce si è verificata. Einstein aveva ragione. Il risultato dell’osservazione viene presentato ad una riunione congiunta della Royal Society e della Royal Astronomical Society il 6 Novembre 1919. Il presidente della stessa Royal Society al termine dell’esposizione, J.J. Thomson, non si tratterrà dall’affermare che “Questo risultato è una delle conquiste più alte del pensiero umano”.
Il giorno dopo il Times riporterà con enfasi la notizia, ed il 28 Novembre ospiterà un articolo dello stesso Einstein che illustrerà per la prima volta in termini divulgativi la sua teoria della relatività.

 

http://www.telesanterno.com/29-maggio-1919-uneclisse-di-sole-da-ragione-ad-einstein-0529.html

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Il simbolo della Primavera di Praga


La morte del giovane praghese dopo tre giorni di agonia. Si era dato fuoco per protestare contro l’invasione sovietica nella sua città.Il 16 gennaio 1969  nella Piazza San Venceslao.

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Jan Palach si ribellò con la reazione più drammatica, trasformandosi in una torcia. La torcia n.1. Si immolò per lanciare un grido nell’Europa che guardava l’esperienza – repressa militarmente dalle truppe dell’Unione Sovietica e delle nazioni che aderivano al Patto di Varsavia – di una nuova speranza per un intero popolo. Una generazione aveva visto infrangersi il sogno di una Patria differente, costruita su una comunità nazionale più propensa al pluralismo e alle libertà di espressione.Lui si liberò dal totalitarismo e dall’oppressione dei popoli a costo della vita, anticipando il primo segnale di cedimento dei regimi comunisti dell’est Europa. Poi arrivarono il 1989, il crollo del Muro, l’insurrezione di Piazza Tienamen. A Praga la rivoluzione fu di velluto. E Jan poté così riposare in pace.

 

 

https://www.ilmamilio.it/c/comuni/4945-19-gennaio-1969-il-paesaggio-pietrificato-dell-europa-in-nome-di-jan-palach-video.html

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Conoscere la verità sul nostro passato


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La cattura di Battisti ha ridestato l’attenzione sui 50 terroristi rossi e neri rifugiati all’estero.

Un impulso a colmare i troppi vuoti dell’oscura Storia di quel periodo di sangue, al di là delle oramai vetuste recriminazioni tra ‘rossi’ e ‘neri’ che ancora oggi appesantiscono, seppur a minore intensità rispetto al passato, il dibattito politico.

Alessio Casimirri, ex br condannato all’ergastolo per la strage costata la vita agli uomini della scorta di Aldo Moro.Oggi Casimirri, che deve scontare sei ergastoli, è in Nicaragua, nella sua capitale Managua per l’esattezza, dove gestisce un ristorante di pesce. Qui gode della protezione dei governi sandinisti e ha sposato una donna nicaraguense ottenendo così la cittadinanza. Sempre a Managua trovò rifugio anche Manlio Grillo, ex di Potere Operaio, condannato per il rogo di Primavalle – in cui morirono i fratelli Mattei – insieme con Achille Lollo, scappato invece in Brasile: la loro condanna a 18 anni è caduta in prescrizione. Certo è che la “colonia” più nutrita di terroristi riparò in Francia dove poté godere della “dottrina Mitterrand”. Ne fa parte Giorgio Pietrostefani, al quale Parigi concesse la protezione giuridica, sottraendolo a 22 anni di carcere a cui è stato condannato per essere stato il mandante dell’omicidio Calabresi. Sempre Oltralpe scappò Enrico Villimburgo, condannato all’ergastolo nel processo Moro ter e per gli omicidi Bachelet, Minervini, Galvaligi. E anche due altre brigatiste di spicco come Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti, della colonna toscana, hanno riparato sull’altro versante delle Alpi. Così come Sergio Tornaghi, 59 anni, legato alla colonna milanese “Walter Alasia”. L’ex br Marina Petrella fu invece salvata dall’estradizione dall’ex presidente Nicolas Sarkozy per motivi umanitari.

Alvaro Lojacono, accusato anche dell’uccisione di un giudice oltre che per la sua partecipazione alla strage di via Fani, è diventato invece cittadino svizzero, dopo periodi di latitanza in Brasile e Algeria e non è estradabile. Tra i nomi di destra spicca quello di Delfo Zorzi, ex Ordine nuovo, assolto dalle accuse in relazione alle stragi di piazza Fontana a Milano e di piazza della Loggia a Brescia. Vive in Giappone, con un nome nuovo, e lavora nell’import export nel campo della moda. L’ex Nar Vittorio Spadavecchia invece si trova a Londra, dove fa l’imprenditore: è stato condannato a 15 anni di carcere per diversi reati, ma la giustizia inglese ha rigettato la richiesta di estradizione.

 

 

 

https://www.huffingtonpost.it/2019/01/14/tutti-in-italia-per-conoscere-la-verita-sul-nostro-passato_a_23642294/

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Erosione costiera: cause e rimedi.


Erosione costiera, una “malattia” molto italiana perché il nostro è un paese pieno di coste e che non sempre se ne sa prendere cura in modo adeguato. Questo fenomeno è infatti solo in parte dovuto a cause naturali, climatiche e ambientali. L’uomo, gli abitanti del territorio che si affacciano sul mare, molto spesso non badano all’erosione costiera e a quelle che possono essere le conseguenze di questo cambiamento difficile da notare ad occhio nudo.

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Erosione costiera: rimedi. Chiamarli rimedi rende bene l’idea, perché l’erosione costiera per l’Italia è una malattia da prendere sul serio, ma più che i “rimedi” servono azioni coraggiose e concrete per un cambio di passo che sia significativo.

E’ infatti necessario che il nostro Paese, e non solo il nostro, realizzi interventi strutturali che difendano le coste dall’erosione con risultati di medio lungo termine. Questo vuol dire che non bisogna agire solo sulle coste ma a livello globale, per diminuire l’emissione di gas serra e tenere sotto controllo l’aumento delle temperature in modo che si possano vedere dei risultati sul livello del mare. Si possono mettere in campo anchestrategie locali a breve-medio termine, per salvare le spiagge con opere ingegneristiche come l’aggiunta di sabbia prelevata ad alte profondità stando bene attenti che non vengano invece costruite barriere artificiali che, pur salvando la spiaggia,deturpano il paesaggio e spostano il problema alle coste vicine.
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Arpanet, il nonno di Internet.


 

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50 ANNI DI INTERNET. Il 29 ottobre 1969, nelle viscere del dipartimento di informatica dell’UCLA, davanti a uno schermo monocromatico verde, un giovane studente, Charley Kline prende il telefono e chiama il laboratorio informatico di Stanford. Si sta preparando a inviare, affiancato da un suo professore, Leonard Kleimrock, il primo messaggio tramite una connessione Internet. Dall’altro capo c’è Bill Duvall: entrambi lavorano per ARPANET(Advanced Research Agency Network), una rete finanziata dal Dipartimento della Difesa statunitense che collega 4 terminali indipendenti installati presso UCLA, Stanford, Università della California e Università dello Utah. Kline tenta di inviare la parola “login” ma riesce a inviare solo “L” e “O” prima che la connessione tra i terminali si interrompe. Qualche ora dopo però l’esperimento riesce e si manifesta la prima, rudimentale, forma di internet.

 

https://www.focus.it/cultura/curiosita/dalla-luna-ai-simpson-10-anniversari-da-celebrare-nel-2019

http://namedata.altervista.org/come-nacque-internet/?doing_wp_cron=1547368874.0310010910034179687500

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Tanti profitti e poca innovazione: è il capitalismo vorace.


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Non solo  nella divisione dei guadagni delle imprese, la quota che va ai profitti continua ad aumentare drammaticamente rispetto a quella che va ai lavoratori, ma  le stesse imprese prendono sempre più per il collo anche i consumatori in genere. Al riparo del potere di mercato  conquistato, si guardano bene dall’innovare ed investire, compromettendo lo sviluppo futuro. Lo strapotere del capitale è tracimato al di là dei muri della fabbrica e ha invaso il mercato.  E’ in costante aumento il  mark-up,  ovvero quello che l’azienda riesce a caricare in più, sul prezzo ai consumatori, rispetto ai propri costi. E’ il numero che esprime il potere di mercato delle imprese. Dal 1980 ad oggi si calcola  questo guadagno extra che le aziende lucrano, rispetto ad una situazione di concorrenza perfetta, in cui i prezzi sono appena superiori ai costi, è cresciuto di uno sbalorditivo 43 per cento. E aumenta sempre più in fretta: quasi metà di quel 43 per cento (il 19 per cento) sottratto ai consumatori, è stato realizzato dopo il 2010.  Le aziende in grado di creare extraprofitti grazie alla ripartizione squilibrata dei guadagni con i lavoratori sono in genere le aziende più produttive,  un po’ di tutti i settori.

Bisogna preoccuparsi, perché è un problema.  Le imprese hanno migliori i margini per innovare ed investire ma  una volta conquistato il potere di mercato  si siedono, innovano e investono sempre meno, sfruttano il  loro potere di mercato per impedire l’emergere di concorrenti più innovativi o per inglobarli uno dopo l’altro, condannando, a lungo termine, l’economia al ristagno.  Come capitava  nell’ultima era di capitalismo sfrenato, un secolo fa.

 

 

https://www.repubblica.it/economia/rubriche/eurobarometro/2019/01/12/news/studio_fmi_corporation-216381910/?ref=RHPPBT-VE-I0-C6-P24-S1.6-T1

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La bugia dei ricollocamenti L’Europa ci ha abbandonati


Che cos’è il ricollocamento? È un meccanismo messo a punto da Bruxelles nel 2015. Viene stabilito così un sistema di ricollocamento che dovrebbe durare dal settembre 2015 al settembre 2017 che dovrebbe servire a ricollocare 160mila stranieri provenienti da Italia e Grecia. La commissione europea si gloria del piano come di un successo, ma le cifre sono lì a sostenere il contrario. Il meccanismo stenta a decollare. I dati che si riferiscono al 31 luglio scorso parlano di solo il 20 per cento dei ricollocamenti dall’Italia andati a buon fine (7935 su 39.600) e del 26 per cento di quelli dalla Grecia (17.457 su 66.400).

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Un fallimento che si spiega in parte con il rifiuto di molti Paesi ad accogliere anche un solo migrante. A chiudere le loro frontiere in barba a ogni accordo sono stati soprattutto i Paesi del blocco di Visegrad: Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria, con in più la vicina Austria, che alla casella accoglimenti recano un definitivo: zero. Ma anche altri Paesi hanno aperto le frontiere a un numero di stranieri inferiore a quello previsto. La Germania, che in tutta questa vicenda è riuscita a dare di sé l’immagine del Paese dell’accoglienza, in realtà nei due anni ha accolto soltanto il 26 per cento dei migranti che le sarebbero toccati. La Francia che ora ci fa la morale, fa ancora peggio: solo il 21 per cento realmente ricollocato. Una vera figuraccia. La Spagna  è ferma al 12 per cento, sfigurando anche di fronte al vicino Portogallo, che è ben sopra la media europea con il 47 per cento di ricollocamenti effettivamente realizzati. Alla fine i paesi più generosi sono quelli della prospera Scandinavia: la Norvegia fa l’en plein con 100 per cento, la Finlandia ci va vicino con l’85 per cento, la Svezia resta un poì indietro ma è comunque sopra la media continentale con il il 29, le tre repubbliche baltiche fanno una buona figura con il 43 (Estonia), il 67 (Lettonia) e il 57 (Lituania).

Va detto che gli stati membri ricevono 6mila euro per ogni persona accolta; all’Italia e alla Grecia spettano 500 euro per ogni ricollocazione per coprire i costi di trasporto.

 

 

http://www.ilgiornale.it/news/politica/bugia-dei-ricollocamenti-leuropa-ci-ha-abbandonati-1540503.html

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Senegal, formazione e agricoltura per fermare il deserto.


Grazie al progetto Crea (Creazione di opportunità di lavoro in agricoltura) dove un tempo c’erano campi abbandonati oggi si coltivano carote, melanzane, verze e peperoncini, con più reddito per tutti e più strumenti per resistere al cambiamento climatico

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 In quasi due anni di attività si è riusciti a rafforzare la resilienza degli abitanti di cinque villaggi, cioè la loro capacità di resistere ai cambiamenti climatici, partendo dalla formazione. Tenendo seminari sulle nuove tecniche agricole di produzione e sulla commercializzazione dei prodotti e sul mantenimento in efficienza degli impianti fotovoltaici;  spiegando quali sono i rischi e i costi legati alla migrazione irregolare;  con la distribuzione di sementi per avviare e sostenere le coltivazioni, di attrezzi agricoli per incrementare le produzioni, gli essiccatori solari e kit per trasformare e conservare i frutti della terra.

Con il  progetto hanno vinto la scommessa di affrontare le difficoltà causate dallo spopolamento, di aumentare la produttività dei terreni, dare un impulso alla lotta alla povertà Produrre reddito aggiuntivo per le famiglie beneficiarie, rafforzare il ruolo della donna nei processi decisionali collettivi, formare ragazzi e ragazze. Purtroppo in queste regioni, come accade nella maggior parte delle realtà rurali, i tessuti sociali si lacerano, le marginalità e la povertà sono una spinta sempre molto forte all’abbandono dei villaggi, in rotta verso la capitale e ma anche verso altre destinazioni.L’impegno deve essere costante.

 

https://www.lastampa.it/2018/12/12/scienza/senegal-formazione-e-agricoltura-per-fermare-il-deserto-T7Jqa18uNIOrSm9AbKxg1J/pagina.html

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Fran­ca Vio­la, la pri­ma “don­na sver­go­gna­ta” che ri­fiu­tò la pras­si del ma­tri­mo­nio ri­pa­ra­to­re.


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In occasione del suo 71 esimo compleanno. Ben pri­ma che le leg­gi san­cis­se­ro per iscrit­to la di­gni­tà e l’au­to­no­mia fem­mi­ni­le, ben pri­ma che si con­si­de­ras­se na­tu­ra­le pu­ni­re con l’ar­re­sto il rea­to di stu­pro, una sem­pli­ce ra­gaz­za di Al­ca­mo, so­ste­nu­ta dal­la fa­mi­glia, sep­pe dire di no. L’ ar­ti­co­lo 544 del Co­di­ce Pe­na­le re­la­ti­vo al rea­to di vio­len­za car­na­le re­ci­ta­va: «Per i de­lit­ti pre­ve­du­ti dal capo pri­mo e dal­l’ar­ti­co­lo 530, il ma­tri­mo­nio, che l’au­to­re del rea­to con­trag­ga con la per­so­na of­fe­sa, estin­gue il rea­to, an­che ri­guar­do a co­lo­ro che sono con­cor­si nel rea­to me­de­si­mo; e, se vi è sta­ta con­dan­na, ne ces­sa­no l’e­se­cu­zio­ne e gli ef­fet­ti pe­na­li». In pa­ro­le po­ve­re, chi abu­sa­va di una don­na po­te­va “scon­ta­re la pena” sem­pli­ce­men­te spo­san­do la vit­ti­ma così da sal­va­guar­dar­ne l’o­no­re, dato che la vio­len­za ses­sua­le era sem­pli­ce­men­te un ol­trag­gio alla mo­ra­le. Sem­bre­reb­be di par­la­re di una leg­ge me­die­va­le, ma così non è se si pen­sa che in real­tà essa fu abro­ga­ta solo nel 1981 gra­zie al co­rag­gio di una don­na che, cir­ca ven­t’an­ni pri­ma, ave­va ri­fiu­ta­to di spo­sa­re il suo ag­gres­so­re.

 

 

 

http://www.sicilianpost.it/franca-viola-la-prima-donna-svergognata-che-rifiuto-la-prassi-del-matrimonio-riparatore/

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Quindici anni fa la scomparsa di Norberto Bobbio


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Ha spiegato, nei suoi libri e nelle sue lezioni, che cosa sono la democrazia, la libertà, destra e sinistra, il diritto, l’uguaglianza, ma soprattutto ci ha spiegato che studiare, discutere insieme, seminare il dubbio, ragionare, sono forme necessarie non solo nella testa di professori o filosofi ma fanno comodo a tutte le persone.  Ha insegnato a rispettare le idee altrui, ad arrestarsi davanti al segreto di ogni coscienza, a capire prima di discutere, a discutere prima di condannare.

Nato nel capoluogo piemontese il 18 ottobre 1909, dal 1945 è un testimone attento e una delle più ascoltate coscienze critiche delle vicende politiche e sociali del Paese. Antifascista, esponente e teorico del socialismo liberale, Bobbio dedica gran parte della sua vita all’insegnamento accademico. Nominato nel 1984 senatore a vita da Pertini, è un fermo sostenitore della ricerca della via della pace che non riguarda solo i vertici, i governi e le classi politiche, ma deve coinvolgere tutti.

 

https://www.repubblica.it/le-storie/2019/01/09/news/norberto_bobbio_democrazia-216125309/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P4-S1.6-T2

 

https://www.lastampa.it/2019/01/09/cultura/anni-fa-moriva-norberto-bobbio-uno-dei-grandi-intellettuali-del-1zSN9XW0xJcTJX07VIAHrM/pagina.html

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Dal dagherrotipo a Instagram, la fotografia celebra 180 anni.


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Il 7 gennaio del 1839,  lo studioso Francois Arago presentò all’Accademia francese di Scienze il lavoro di Louis Daguerre:  dunque, la fotografia, compie 180 anni. Un compleanno che arriva all’inizio dell’ennesima rivoluzione: dopo il rullino, il colore, le pellicole istantanee e il digitale, il futuro è la fotografia computazionale. Negli smartphone, soprattutto, dove le fotocamere sono sempre meno dispositivi che scattano foto, e sempre più occhi che catturano dati per l’intelligenza artificiale, da trasformare poi in immagini.Il comparto fotografico è più della somma di sensori e software, che sono pensati e progettati insieme per ottenere risultati altrimenti impossibili partendo dai singoli componenti: non si arriva a eguagliare una fotocamera professionale da 3000 o 4000 euro, ma diventa sempre più difficile giustificare un apparecchio dedicato esclusivamente alla fotografia, quando con lo smartphone è possibile ottenere risultati di ottima qualità.Non a caso, Google ha annunciato di aver lavorato con Anne Leibovitz per il Pixel 3, OnePlus ha come consulente Kevin Abosch, Huawei ha stipulato un patto di ferro con Leica, mentre la nuova-vecchia Nokia collabora con Zeiss. E a Cupertino c’è un team dedicato soltanto alla fotocamera: l’idea degli ingegneri di Apple è fare dell’iPhone un apparecchio capace di simulare una macchina fotografica ideale. Uno strumento semplicissimo da usare ma in realtà estremamente complesso: lo Smart Hdr, ad esempio, scatta diverse fotografie a distanza di pochi centesimi di secondo, con differenti livelli di esposizione, poi le combina per ottenere una sola immagine. Che, a voler essere precisi, non esiste in natura: così la prossima sfida della fotografia non è riprodurre al meglio quello che l’occhio umano vede, ma mostrare quello che non riesce a cogliere

 

https://www.lastampa.it/2019/01/07/tecnologia/dal-dagherrotipo-a-instagram-la-fotografia-celebra-anni-ifgWl9lLXUej34UIwUBhZM/pagina.html

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Decreto sicurezza.


Dopo la Toscana e la Calabria, altre regioni governate dal centrosinistra – fra cui Piemonte, Umbria, Basilicata ed Emilia-Romagna – stanno ipotizzando di ricorrere contro il cosiddetto “decreto sicurezza” alla Corte Costituzionale.

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Stando all’articolo 127 della Costituzione, una regione può fare ricorso diretto alla Corte Costituzionale «quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza […] entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto avente valore di legge» hanno deciso di impugnare il Decreto Sicurezza davanti alla Corte Costituzionale.I governi regionali ritengono che il decreto sicurezza impedisca loro di garantire appieno la salute degli stranieri interessati dal decreto. Da qualche giorno se ne parla soprattutto perché l’articolo 13 del decreto sospende l’iscrizione al registro dell’anagrafe per i richiedenti asilo, cosa che può escluderli da alcuni trattamenti sanitari. A tre mesi dall’entrata in vigore del decreto  i richiedenti asilo continuano  ad essere ostacolati sia nell’esercizio di molti diritti fondamentali sia anche nell’accesso a servizi essenziali perché, pur nella titolarità di un permesso di soggiorno, sono privi di residenza. Impedire di fatto l’iscrizione ai centri per l’impiego o l’apertura di un conto in banca o ancora l’iscrizione del figlio alla scuola dell’infanzia o all’asilo nido finisce col diventare una forma di discriminazione ideologica nei confronti dei soli richiedenti asilo che non ha nulla a che vedere con la sicurezza.

 

 

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/regioni-ricorso-decreto-sicurezza-corte-costituzionale

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7 gennaio Festa del Tricolore.


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Il tricolore italiano nasce il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia, sulla scorta degli eventi susseguenti alla rivoluzione francese (1789-1799). In quella data, infatti, il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, decreta “che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco, e Rosso, e che questi tre Colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti”. La scelta di utilizzare il tricolore con il verde, il bianco, e il rosso da parte della neonata Repubblica probabilmente è dovuto al fatto che alcuni reparti militari “italiani”, costituiti all’epoca per affiancare l’esercito di Bonaparte, utilizzavano stendardi simili.  Questo vessillo, negli anni successivi, venne adottato anche dalla Legione Italiana, che raccoglieva i soldati delle terre dell’Emilia e della Romagna, ragione per la quale probabilmente venne scelto poi dalla Repubblica Cispadana con l’aggiunta dello stemma: un turcasso contenente quattro frecce, circondato da un serto di alloro e ornato da un trofeo di armi.

Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto include il Tricolore nel proclama della Prima Guerra d’Indipendenza. Il tricolore, per consuetudine, è rimasto quello della prima guerra d’indipendenza sino al 1925, quando una legge dello Stato ne ha definito i modelli, aggiungendo la corona reale allo stemma, bordato d’azzurro. Quest’ultimo, però, scompare dopo la nascita della Repubblica, quando un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno 1946 stabilisce la foggia provvisoria della nuova bandiera. Modello confermato definitivamente dall’Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 che inserisce il Tricolore nell’articolo 12 della Carta Costituzionale.

 

 

 

https://tg24.sky.it/cronaca/approfondimenti/bandiera-italiana-storia.html

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Sergio Leone nacque 90 anni fa


Sergio Leone nacque il 3 gennaio 1929 a Roma. Le sue prime esperienze legate al cinema furono anche come comparsa ma già negli anni ’40 cominciò a lavorare come assistente alla regia o direttore della seconda unità, spesso senza essere accreditato, anche in produzioni importanti come “Ladri di biciclette”, “Quo Vadis” e “Ben-Hur”, e come sceneggiatore. Nel caso de “Gli ultimi giorni di Pompei” subentrò al regista Mario Bonnard, che comunque è quello accreditato.

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L’esperienza accumulata con i cosiddetti perplum permise a Sergio Leone di fare il suo debutto ufficiale come regista con “Il colosso di Rodi” del 1961. Quel tipo di film passò di moda all’inizio del decennio perciò Leone si dedicò al genere western, interpretandolo in un modo personale che portò alla nascita del sottogenere chiamato spaghetti western. “Per un pugno di dollari” del 1964 lanciò la carriera cinematografica di Clint Eastwood e segnò l’inizio della collaborazione con Ennio Morricone, che cominciò a curare le colonne sonore dei suoi film. Venne seguito dai film che formano con esso la cosiddetta trilogia del dollaro: “Per qualche dollaro in più” del 1964 e “Il buono, il brutto, il cattivo” del 1966.

“C’era una volta il West” del 1967 doveva essere secondo i piani di Sergio Leone il suo ultimo western ma finì per girare anche “Giù la testa” del 1971, per il quale ricevette il David di Donatello come miglior regista. Di entrambi i film fu anche almeno in parte sceneggiatore.

Negli anni successivi, Sergio Leone lavorò ancora come sceneggiatore e cominciò a produrre film girati da altri registi ma non fu la fine della sua carriera di regista, che continuò girando anche spot pubblicitari. Già negli anni ’60, aveva cominciato a sviluppare un progetto completamente diverso, una storia di gangster che diventò “C’era una volta in America” del 1984, per il quale vinse il Nastro d’argento come miglior regista.

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Sergio Leone morì il 30 aprile 1989 per un attacco cardiaco. Con pochi film ha cambiato il cinema western andando ben oltre gli stereotipi del genere aggiungendovi un notevole realismo, fino ad aggiungere negli ultimi film anche elementi sociali e politici che generarono qualche controversia. La sua eredità è importante e rimane viva.

 

 

http://netmassimo.com/2019/01/03/sergio-leone-nacque-90-anni-fa/

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La lunga vita del caffè.


Nel nostro Paese i consumi di caffé si attestano a meno della metà rispetto al Nord Europa, ma il caffè è quasi da sempre un simbolo nazionale. Dapprima divenne protagonista a teatro. Il commediografo veneziano Carlo Goldoni già nel 1750 dedicò al tema una commedia di successo, La bottega del caffè. Undici anni dopo l’abate gesuita e scrittore Pietro Chiari replicò con un dramma giocoso, Il caffè di campagna.

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Nello stesso periodo iniziava la sua carriera la tazzulella ‘e cafè celebrata da tante canzoni napoletane. Fin dal ‘700 a Napoli si affermò una variante al caffè turco (o alla turca): invece di cuocere la polvere dei chicchi macinati, come si fa ancora oggi in Turchia e Nord Africa, stemperandola in acqua in un bricco di rame poggiato su braci o sabbia calda, si diffuse la cottura napoletana. Il nuovo metodo prevedeva il filtraggio dell’acqua bollente, fatta colare dall’alto attraverso la polvere di caffè: è il principio che fa funzionare la cuccumella.

Nel 1902, a Milano, nacque  l’espresso, grazie all’invenzione dell’ingegner Luigi Bezzera: una macchina che sfruttava l’alta pressione per filtrare il macinato. Nella moka, infine, messa a punto dall’imprenditore Alfonso Bialetti nel 1933, l’acqua portata a ebollizione sale dal basso.

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Per preservare l’aroma del caffè il grande attore e drammaturgo napoletano Eduardo De Filippo suggeriva un sistema casalingo a suo dire infallibile: il coppitello, un cono di carta da inserire nel beccuccio della caffettiera al momento del filtraggio. Se volete testarne l’efficacia tenete conto delle parole del filosofo Montesquieu: «Il caffè ha la facoltà di indurre gli imbecilli ad agire assennatamente». Individuate la vittima, offritegli una caffettiera con coppitello e attendete fiduciosi i risultati.

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https://www.focus.it/cultura/storia/il-vino-darabia

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In Cina sperimentato un processo che trasforma il rame in oro.


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Alcuni scienziati cinesi potrebbero avere scoperto il modo di trasformare il rame in un nuovo materiale “quasi identico” all’oro. Gli scienziati spiegano di avere bombardato atomi di rame con plasma di argon ad alta energia, provocando una trasformazione nella struttura elettronica del metallo che, portato a “valenza zero” (la valenza è un indicatore della capacità degli atomi di combinarsi con altri atomi)  è diventato meno reattivo e ha iniziato a comportarsi invece come i metalli nobili. La scoperta non renderà gli scienziati improvvisamente ricchi, perché il processo non può essere usato per creare “oro artificiale”. Quali sono le possibili applicazioni, allora? La resistenza all’ossidazione e la bassa reattività, come nell’oro e nell’argento, renderebbe questo “rame modificato” perfetto per usi industriali, per esempio per realizzare componenti di dispositivi elettronici come smartphone e computer; inoltre le sue prestazioni da “metallo nobile” tornerebbero utili anche durante sofisticati processi chimici che trasformano il carbone in risorse più utili e pulite, che, in questo modo, risulterebbero molto meno costosi (questo perché i metalli nobili “veri” non sarebbero più indispensabili).

 

 

https://www.focus.it/scienza/scienze/oro-artificiale-cina-creare

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Epifania: il coraggio dei Magi.


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Questi misteriosi personaggi venuti da Oriente offrono infatti doni al re dei re. Oro, in omaggio alla sua regalità. Incenso, a raffigurarne la divinità. Mirra, che mentre ne richiama la morte redentrice, porta con sé anche il significato della cura, del medicamento, della carità.L’Epifania, soprattutto il cammino dei Magi, ha ispirato tanti mistici e poeti. Particolarmente suggestiva e profonda la poesia spirituale di padre David Maria Turoldo.

Eran partiti da terre lontane:
in carovane di quanti e da dove?
Sempre difficile il punto d’avvio,
contare il numero è sempre impossibile.
Lasciano case e beni e certezze,
gente mai sazia dei loro possessi,
gente più grande, delusa, inquieta:
dalla Scrittura chiamati sapienti!
Le notti che hanno vegliato da soli,
scrutando il corso del tempo insondabile,
seguendo astri, fissando gli abissi
fino a bruciarsi gli occhi del cuore!
Naufraghi sempre in questo infinito,
eppure sempre a tentare, a chiedere,
dietro la stella che appare e dispare,
lungo un cammino che è sempre imprevisto.
Magi, voi siete i santi più nostri,
i pellegrini del cielo, gli eletti,
l’anima eterna dell’uomo che cerca,
cui solo Iddio è luce e mistero.

 

 

 

 

https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/epifania-il-coraggio-dei-magi-la-poesia-di-turoldo

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Emily e Camilla: il Far West sugli sci.


Farebbe la differenza separare le piste da skateboard da quelle da sci, aumentare il numero di carabinieri e poliziotti sugli sci, comminare più multe. Serve il coraggio di dire come è la realtà: su 4500 chilometri di piste, abbiamo 30.000 incidenti.

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Milioni di persone che sciano su piste, per forza affollate, senza alcun controllo. Come se in autostrada viaggiassero in maggioranza autisti senza la patente. Le nuove tecnologie hanno inventato sci così facili da portare che basta infilarseli e diventi uno sciatore. Sciare è diventato uno sport di massa e non basta scrivere su un cartello che la pista è nera, o che è vietato lo slittino.

Si Potrebbe utilizzare lo skipass. Farne anche una patente che selezioni gli accessi alle varie piste, a seconda del livello tecnico dello sciatore. Come per la guida, si potrebbe prevedere un test per poter acquistare lo skipass. In base al risultato, lo sciatore otterrebbe una categoria. I tornelli degli impianti potrebbero selezionare l’accesso in base alla competenza riportata sullo skipass. Piste facili e piste difficili.

Tutto questo comporterebbe spese maggiori per i gestori e forse minori guadagni.Ma la maggioranza degli incidenti di sci avviene su piste sovraffollate e per investimento.

 

https://www.lastampa.it/2019/01/05/societa/emily-e-camilla-il-far-west-sugli-sci-nYGgVuZUAfajPaYAYypQRN/pagina.html