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Dieci anni fa moriva Fernanda Pivano: grazie a lei leggiamo ancora Hemingway e Bukowski.


Dieci anni fa moriva Fernanda Pivano. Era il 18 agosto del 2009, e l’Italia salutava per sempre una delle voci più vivaci, innovative e importanti della cultura del secolo scorso: una voce che ha portato da questa parte dell’Oceano i versi più belli della letteratura americana, e che per prima, in tempi non sospetti, ha chiamato “poeti” cantautori come Bob Dylan e De André. Con estrema intelligenza, costantemente, Fernanda Pivano ha contribuito a costruire un ponte fra la generazione “perduta” narrata dal suo amico Hemingway e quella “beat” di Kerouac e Ginsberg, fra letteratura e musica e, soprattutto, fra Italia e America.

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Edgar Lee Masters, Ernest Hemingway, Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs, Charles Bukowski e, in tempi più recenti, Bret Easton Ellis e Chuck Palahniuk: se l’Italia oggi legge ancora questi grandi scrittori, il merito fu soprattutto di Fernanda Pivano. Il suo lavoro di traduttrice e di “talent scout” letterario inizia molto presto, quando in un’Italia ancora fascista prova a far pubblicare “Addio alle armi”: era stato Cesare Pavese, suo insegnante, a spingerla a leggere l’opera di Hemingway e a lavorare su una trasposizione in lingua italiana che uscirà solo nel 1949.

Nello stesso anno, fra l’altro, in cui Fernanda Pivano intraprende il primo dei numerosi viaggi negli Stati Uniti. Lei stessa, ormai traduttrice affermata dei grandi classici americani, racconterà sempre con ironia un aneddoto legato ad uno dei suoi viaggi in terra anglofona: entrata in un bar Fernanda chiese una Coca Cola, sentendosi rispondere dalla cameriera, “Tesoro, ma che lingua parli?”.

 

 

 

 

 

https://www.fanpage.it/cultura/dieci-anni-fa-moriva-fernanda-pivano-grazie-a-lei-leggiamo-ancora-hemingway-e-bukowski/

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Amaranto, la pianta giustiziera.


L’ amaranto è un vegetale molto antico, ora soprannominato pianta giustiziera negli Stati Uniti, dove sta mettendo in difficoltà le coltivazioni Ogm della multinazionale Monsanto. Dall’agricoltura industriale è considerato un’erbaccia mentre per i peruvianil’amaranto vale come l’oro perché i suoi chicchi sono un alimento molto nutriente e ricco di proteine.

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L’amaranto cresce naturalmente vicino alle coltivazioni di soia Ogm e risulta talmente resistente che i diserbanti non riescono ad eliminarlo. Per la diffusione dell’amaranto come erba infestante pare che molti agricoltori abbiano dovuto abbandonare i campi coltivati con la soia transgenica per almeno 5000 ettari di terreni con altri 50 mila ettari a rischio negli Usa.

Il fenomeno si è diffuso in North Carolina, Arkansas, Tennessee e Missouri dovel’amaranto sta ostacolando la coltivazione della soia Ogm.Negli Stati Uniti si coltiva la soia Ogm RoudUp Ready di Monsanto, cioè una varietà di soia geneticamente modificata per resistere all’azione dell’erbicida RoundUp, che in questo modo dovrebbe eliminare le erbacce senza danneggiare le piante di soia. Già dal 2004 gli agricoltori si sono resi conto che l’amaranto è in grado di resistere al glifosatocontenuto nell’ erbicida e ciò ha messo in difficoltà chi punta all’espansione della coltivazione della soia geneticamente modificata.L’amaranto è originario delle zone montuose del Messico e delle Ande. Era una pianta sacra per gli Inca e ora sta mettendo in difficoltà una delle multinazionali più potenti del mondo.Senza contare che oggi l’amaranto, insieme alla quinoa, è considerato uno degli alimenti che potrebberocontribuire ad alleviare il problema della fame nel mondo per le sue caratteristiche nutrizionali, perché si tratta di una pianta resistente e facile da coltivare.L’ONU ha già indicato l’amaranto come una pianta ad alto contenuto di amminoacidi essenziali. Le foglie di amaranto inoltre sono ricche di vitamina A, di vitamina C e di sali minerali. L’amaranto contiene antiossidanti ed aiuta ad abbassare il colesterolo.

 

 

 

Amaranto, la pianta giustiziera che attacca le coltivazioni Ogm di Monsanto

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L’unico governo necessario è (quasi) impossibile


L’unica alternativa realistica al pre-fascismo in vocazione di pieni poteri è un governo di legislatura in rottura radicale col quarto di secolo della diseguaglianza trionfante e spudorata. Che faccia della redistribuzione egualitaria la sua stella polare. Ed entri in guerra contro corruzione, mafia, grande evasione. Governo affidato alla società civile giustizia-e-libertà, per l’appunto.

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Se M5S e Pd fossero ciò che in questi giorni stanno sviolinando di essere, personalmente disinteressati perché interessati solo al bene dell’Italia, è un governo del genere che proporrebbero a Mattarella, e che sosterrebbero lealmente per quattro anni. Ogni altro governo non farà infatti che avvicinare e affrettare in Italia il putinismo, forma presente del fascismo. 

Ma Zingaretti è interessato solo ad avere gruppi parlamentari suoi, Renzi a non perdere quelli che controlla, Di Maio a non tornare ai lavori di cui è capace dopo le due legislature di “servizio ai cittadini” (i 5S le moltiplicheranno meglio dei pani e pesci, scommessa sicura), per cui per egoismo resteranno nella cecità, con un governicchio di qualche mese o con le elezioni il 2 novembre (mi sembrerebbe il giorno più adatto) e regaleranno il paese a un premier energumeno, che avrà i numeri per eleggere il presidente della repubblica, plasmare a sudditanza corte costituzionale e Csm, cambiare la costituzione in stile Orban. Altro che responsabilità (che oggi fa rima solo con giustizia-e-libertà), con il loro piccolo cabotaggio si confermeranno i miserabili che fin qui sono stati.

 

 

 

 

https://www.huffingtonpost.it/entry/lunico-governo-necessario-e-quasi-impossibile_it_5d53ab2ee4b05fa9df06b787?fbclid=IwAR2LSsAGd0n_-Q4qKOy8CDtPXWZoIRqLqcrm-kNCJs9sJyVrT8sx2JbZ25E

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LA GUERRA IN IRLANDA DEL NORD


Nel 1969 il cielo di Belfast si tinse di rosso quando centinaia di case cattoliche furono date alle fiamme. Fu uno degli episodi più tristi della storia irlandese: in poco tempo furono arse 523 abitazioni e oltre 5.000 persone si ritrovarono senza un posto dove vivere. Da parte Repubblicana, per la prima volta dopo anni, rientrò in campo l’IRA, l’Irish Republican Army, l’unica capace di difendere – anche con le armi – i diritti dei cattolici. Malgrado le speranze riposte sull’organizzazione, la forza offensiva dell’IRA era davvero ridicola: le armi erano poche e antiquate, mentre i militanti scarsi e mal organizzati. Vista la situazione anche il direttivo dell’IRA cercò di far valere i propri diritti verso gli Unionisti associandosi ai rappresentati dei Diritti Civili in modo da allontanare dalle strade il confronto politico. Da quel momento l’IRA fu accusata di viltà e molti ne storpiarono il significato in IRA “I Ran Away”. Fu così che nel dicembre 1969 l’organizzazione Repubblicana si scisse in due fazioni dando vita al PIRA o Provisional IRA (o anche Provos eredi della celebre Belfast Brigade degli anni Venti) in antitesi all’azione più debole dell’OIRA Official IRA. A questo proposito è corretto ricordare che tutte e due le frange cattoliche erano dedite alla lotta armata, animate dalla medesima volontà di preordinare attentati sia contro gli Unionisti, sia contro il partito politico Sinn Féin.

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Il conflitto in Irlanda del Nord rappresentò un punto di svolta per l’esercito britannico il quale dovette confrontarsi con uno scenario completamente diverso da quello incontrato oltremare. La crisi che il British Army attraversò in Irlanda fu causata proprio dalla sua funzione prettamente coloniale, poco incline a misurarsi in situazioni culturalmente più simili. Non a caso l’impiego dell’esercito per sconfiggere il terrorismo fu, in questo caso, un fallimento che condusse ad un repentino deterioramento dei rapporti tra Repubblicani, Lealisti e gli stessi inglesi. Da forza d’interposizione i soldati si trasformarono, di fatto, in nemici detestati da ambo i contendenti. L’unica arma realmente efficace, sviluppata proprio in ambito post coloniale e che sortì i risultati migliori, fu la costituzione di un apparato informativo e di intelligence utile ad entrare nelle fitte maglie tramate dai membri dell’IRA così da svelarne i piani e i metodi d’azione.

 

 

http://www.difesaonline.it/evidenza/approfondimenti/la-guerra-segreta-irlanda-del-nord

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L’enigma delle fioriture.


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Possono passare anni prima che un’agave germogli in giardino o in natura. Anche con il pollice verde più incallito. Il bambù nero ci mette oltre 50 anni mentre altre specie come la Puya Raimondi, la regina delle Ande, oltre un secolo. La fioritura delle piante, per certi versi, è ancora un enigma. Ore di luce e gradi di temperatura sono fattori determinanti ma non decisivi per fare il grande salto. Oggi, tra le varie ipotesi studiate dai fisiologi delle piante, si fa strada anche un fenomeno meno scontato: il campo magnetico terrestre. Nel Centro di innovazione dell’Università di Torino esiste un laboratorio dove si sperimentano le reazioni degli organismi vegetali a questa forza invisibile. Esemplari di fagiolo e altre piante crescono in una camera di compensazione in grado di annullare il campo magnetico terrestre. Per vedere l’effetto che fa.

Sono sufficienti dieci minuti di assenza del campo geomagnetico per registrare già le prime reazioni fisiologiche e l’attivazione di circa 1500 geni nella pianta. La riduzione del campo magnetico può anche rallentare il processo di fioritura, da un minimo di tre o quattro giorni fino a due settimane, in base alle specie.Una pausa dell’orologio biologico che, sul lungo periodo, può innescare conseguenze anche gravi per l’ecosistema. Sotto il profilo evolutivo ritardare la fioritura significa, per esempio, rischiare di non essere impollinati dagli insetti, una condizione necessaria per il successo di molte piante.  È come se molti organismi vegetali avessero un interruttore per la transizione dalla fase vegetativa, dove producono le fogli, a quella riproduttiva quando sbocciano fiori. Questo meccanismo si risveglia al momento giusto seguendo diversi segnali come periodo di luce, temperatura, disponibilità idrica e le variazioni del campo magnetico terrestre.

 

 

 

https://www.lastampa.it/tuttogreen/2019/08/14/news/l-enigma-delle-fioriture-1.37342795

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Le vittime spagnole del nazismo hanno un nome.


Dopo quasi 80 anni, la Spagna dà un nome ai 4.427 spagnoli morti nei campi di concentramento nazisti di Mauthausen e Gusen fra il 1940 e il 1945. Gli elenchi, pubblicati ieri sul bollettino ufficiale dello Stato, sono una delle misure previste dalla legge di Memoria storica come forma di «ringraziamento e riparazione » agli oltre diecimila spagnoli che furono deportati nei campi di sterminio dopo la guerra civile (1936-’39), privati della nazionalità spagnola per decisione del governo franchista, dichiarati apolidi. Oltre la metà di loro perse la vita.

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Grazie alla lista i familiari potranno verificare la provenienza, in che campo furono destinate le vittime e la data della morte. E hanno un mese di tempo per apportare eventuali correzioni, dopo di che potranno iscrivere i propri congiunti per la prima volta al registro civile dei defunti.

I primi spagnoli inviati a Mauthausen nell’agosto1940 provenivano dalla Francia occupata dove molti, militanti repubblicani, avevano cercato rifugio alla fine della guerra civile. Il regime di Franco negoziò con il governo collaborazionista di Pétain il loro trasferimento nei campi nazisti. Degli oltre 10mila spagnoli che vi furono rinchiusi solo in 2mila uscirono vivi. Mauthausen era un campo di lavoro fra i più temuti dai deportati, essendo l’unico di «categoria III», che comportava «l’annichilimento mediate il lavoro».

Per la lista delle vittime, la Direzione dei registri e del notariato, con la consulenza di storici, ha raccolto informazioni nei libri conservati al Registro civile centrale sugli spagnoli morti nei campi di concentramento, all’epoca occultato da Franco, incrociandole con altre banche dati. Il governo di Pedro Sánchez ha fissato il 5 maggio come Giornata dedicata al ricordo di queste vittime.

 

 

 

 

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/le-vittime-spagnole-del-nazismo-hanno-un-nome

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Zorro compie 100 anni.


Festeggia cento anni Zorro,  il cavaliere mascherato senza superpoteri, armato di cappa, sciabola e cappello a falde, personaggio a fumetti nato dalla penna di Johnston McCulley e baciato da un successo enorme, che ha propiziato la comparsa in film, serie TV, spettacoli teatrali, videogame e pupazzetti in scala.  La prima avventura di Zorro venne pubblicata nell’agosto del 1919, all’interno del fumetto ‘All-Story Weekly’, e introdusse ai lettori la figura di Don Diego de la Vega, figlio del più ricco proprietario terriero della California all’epoca del dominio spagnolo (1769-1821).

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Disgustato dal comportamento dispotico dei governanti locali, diventa il giustiziere Zorro, abilissimo spadaccino e difensore dei più deboli. Dopo la sua prima avventura, La maledizione di Capitano, l’autore ha scritto altre 60 storie, facendo diventare Zorro uno dei primi eroi con mantello e spada nella letteratura americana. Fino a giungere ai giorni nostri. Già nel 1920 l’eroe mascherato conquistò il suo primo adattamento cinematografico (‘Il segno di Zorro’, diretto da Douglas Fairbanks), che conobbe un grandissimo successo e contribuì a gettare le basi di un franchise giunto fino ai giorni nostri. Fu il primo di una lunga serie e grazie alla sua maschera molti attori trovarono la via del successo. Nel 1957 la prima serie televisiva che sembra non invecchiare mai. Era il 1966 quando le prime puntate resero in Italia popolari Don Diego de la Vega, il tenente Garcia ed il fido servitore muto Bernardo.  Al cinema tra più noti attori ad aver interpretato l’eroe spadaccino ci sono Douglas Fairbanks (1920), Tyrone Power (1940), Alain Delon (1975) e Antonio Banderas (due film, 1998 e 2005).

 

 

 

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Zorro-compie-100-anni-db4d26f9-f255-47de-b46e-2764c7ff1559.html#foto-1

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Case sugli alberi.


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Mentre c’è chi distrugge i boschi, c’è anche chi ama tanto gli alberi da volerci vivere sopra, come il costruttore della casa sull’albero, oggi purtroppo in rovina, sorta in Tennessee. Si tratta della Minister’s Treehouse, edificata dal religioso protestante Horace Burgess che, senza un progetto preciso, ha iniziato a costruirla nel 1993.

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Il materiale è perlopiù legno di recupero di vecchi fienili e edifici abbandonati. Costata undici anni di lavoro, la casa sull’albero è alta ben trenta metri e dispone di 80 camere, tra cui un portico. E’ sostenuta da sette alberi di quercia e si espande per quasi 10.000 metri quadrati. Include un santuario per i servizi religiosi e un campo di basket.

 

da Alberi di Luigi Stanziani. Edizioni Crescere.

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Il “Quarto Stato” e la “Pietà” coi ceppi del fiume: l’arte nata dal Sesia.


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Una mostra di opere d’arte nate dai legni raccolti lungo le sponde del fiume Sesia: da una versione particolare del “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo, alla Pietà, fino a una serie di figure mitologiche ispirate ai poemi omerici.

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A realizzarle è stato Piero Baudo, un guardiano notturno con la passione per la caccia e la scultura, che raccolse i ceppi durante le sue passeggiate e li lavorò pazientemente. Baudo è morto 15 anni fa, ma le sue sculture, insieme agli strumenti utilizzati nel suo laboratorio, sono esposte al Museo dei ceppi di San Nazzaro Sesia, in provincia di Novara.

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https://video.lastampa.it/novara/il-quarto-stato-e-la-pieta-coi-ceppi-del-fiume-l-arte-nata-dal-sesia/102300/102311?video

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Hiroshima e Nagasaki oggi.


Unite da un tragico destino, un filo rosso che le intreccia tra loro e alla Storia. Le due città di Hiroshima e Nagasaki, nel sud del Giappone, sono state spazzate via da un’arma micidiale e terribile come la bomba atomica, e sono diventate simbolo della potenza distruttiva e devastante di quell’angosciante strumento di morte. Ma la Storia non si è fermata al 1945: le due città nel corso degli anni sono ripartite letteralmente da zero, senza dimenticare di mantenere vivo il ricordo di quello che successe in quelle due indimenticabili date (rispettivamente il 6 agosto e il 9 agosto 1945).

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A Hiroshima e Nagasaki oggi sono stati eretti due memoriali per ricordare tutti coloro che sono morti a causa delle bombe atomiche del 1945. Il Memoriale della Pace di Hiroshima è un complesso costituito da un parco, un museo con foto e testimonianze della città prima e dopo la bomba, e vari monumenti tra cui la Genbaku Domu, la cupola dell’ex padiglione della fiera industriale, tra i pochi edifici non disintegrati dall’onda d’urto. Il Memoriale di Nagasaki non è così ampio come quello di Hiroshima, ma anche qui una stele riporta i nomi di tutti i morti per le conseguenze della bomba. Tra quelli vengono aggiunti ci sono anche i nomi degli Hibakusha, le persone che venivano emarginate e ghettizzate per la paura di restare contaminati: migliaia di feriti e mutilati, deformati, contaminati dalle altissime radiazioni, con effetti spesso propagati alle generazioni successive.

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Non si finirà mai di discutere sui bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, e le fazioni sono come sempre divise in sostenitori e detrattori (a fini storici). Chi crede nella bontà dei lanci fa leva sul fatto che un’eventuale invasione del territorio metropolitano giapponese da parte degli americani, via terra, avrebbe comunque provocato almeno tre milioni di morti. I detrattori, da parte loro, concordano sulla triste realtà delle vittime, tutte persone innocenti. In realtà studiosi e critici concordano su un punto ambiguo: le bombe atomiche segnarono sì la fine della Seconda Guerra Mondiale, ma al tempo stesso furono il segnale di avvio simbolico della Guerra Fredda. Messa in questa ottica, la esplosioni di Hiroshima e di Nagasaki diventano il macabro avvertimento che gli americani inviarono non tanto a Tokyo, quanto a Mosca e al governo sovietico guidato da Yosif Stalin.

 

 

 

 

https://www.esquire.com/it/news/attualita/a23780786/hiroshima-nagasaki-oggi/

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I segnali degli indiani.


Nei boschi nordamericani, nel Nordest dell’Ohio, tribù di nativi locali avevano realizzato, facendo crescere alcuni alberi secondo forme particolari, un originale sistema per comunicare informazioni ai membri della tribù.

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Questi alberi, detti signal trees, indirizzavano a fonti d’acqua, zone ricche di piane medicinali e luoghi si sepoltura degli antenati oppure indicavano i punti di attraversamento sicuri  di fiumi, o ancora depositi di minerali utili per la costruzione di utensili.

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Per quasi trent’anni un ricercatore, Dennis Downes, ha girato la campagna americana cercando e documentando alberi segnaletici, costruendo anche un’associazione  che si occupa di questo tipo d’indagini.

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Luigi R Stanzani. Alberi edizioni Crescere.

 

 

GLI ALBERI SEGNAVIA: LA “SEGNALETICA STRADALE” DEI NATIVI AMERICANI

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Mafia, trent’anni fa l’omicidio del poliziotto Antonino Agostino e della moglie Ida Castelluccio.


“A trent’anni dalla loro uccisione non c’è ancora una verità sui responsabili e sul perché di quegli atroci delitti. Dobbiamo ricordare l’agente di polizia Antonino Agostino  e la giovane moglie Ida non soltanto perché è un dovere commemorare le vittime della violenza mafiosa, ma per un obbligo morale di appagare il desiderio di verità per papà Vincenzo e mamma Augusta, che da cinque mesi non c’è più, dopo un’esistenza spesa alla ricerca di giustizia per i loro cari”. Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, nel trentesimo anniversario dell’omicidio del poliziotto Antonino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, avvenuto a Villagrazia di Carini il 5 agosto 1989.

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Antonino Agostino stava indagando sul fallito attentato dell’Addaura : il 21 giugno 1989  alcuni agenti di scorta trovarono su una spiaggia dell’ Addaura  un borsone contenente cinquantotto candelotti di tritolo. In quella stessa spiaggia si trovava la villa di Giovanni Falcone, obiettivo del fallito attentato. Sicuramente Agostino aveva scoperto qualcosa di importante su quel borsone-bomba dell’ Addaura e per questo è stato eliminato. Attualmente i mandanti e gli esecutori dell’omicidio di Agostino e della Castelluccio sono ignoti.  Vincenzo Agostino, il padre di Antonino, dal giorno del duplice omicidio non si è più tagliato la barba come forma di protesta contro l’occultamento della verità sulla morte del figlio e della nuora.

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Secondo il Pentito di mafia  Giovanbattista Ferrante,  Totò Riina ordinò un’indagine interna a Cosa Nostra  per individuare i responsabili dell’omicidio del poliziotto, ma «Anche lui non riuscì a sapere nulla». Il collaboratore di giustizia Oreste Pagano ha dichiarato che «è stato ucciso perché voleva rivelare i legami mafiosi con alcuni della questura di Palermo. Anche sua moglie sapeva: per questo hanno ucciso anche lei».

 

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https://it.wikipedia.org/wiki/Antonino_Agostino

 

 

 

Mafia, trent’anni fa l’omicidio del poliziotto Antonino Agostino e della moglie Ida Castelluccio

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6 AGOSTO, NEL 1945 GLI USA LANCIANO LA BOMBA ATOMICA SU HIROSHIMA


Nel 1945, nelle fasi finali della Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti d’America lanciano la prima bomba atomica della storia, sul Giappone, precisamente sulla città di Hiroshima: era il 6 agosto, alle ore 08:15 del mattino.

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L’utilizzo della bomba atomica scosse l’opinione pubblica, che si divise trafavorevoli ed oppositori. I primi giustificarono la scelta, spiegando che il Giappone fino a quel momento si era mostrato contrario a qualsivoglia tipo di negoziazione. Gli oppositori, invece, erano contrario all’utilizzo dell’ordigno per svariati motivi, su tutti quello relativo all’ingente danno e agli innumerevoli morti che avrebbe, come poi è successo, provocato.

74 anni fa dunque, gli USA decidono di utilizzare, nelle fasi conclusive della Seconda Guerra Mondiale, la bomba atomica sul Giappone, e nello specifico su Hiroshima, provocando una devastazione senza pari. Pochi giorni dopo, il 9 agosto, gli Stati Uniti d’America sganciano una seconda bomba, stavolta sulla città di Nagasaki.

Diverse le spiegazioni e le giustificazioni di una decisione tanto devastante e distruttiva; alcuni sostengono che la bomba fosse stata sganciata per accorciare la durata della guerra e limitare le vittime sia alleate che nemiche; il Giappone, dal canto suo, sostiene che le bombe fossero crimini di guerra atte a velocizzare la resa stessa del Paese.

Per alcuni, ancora, la scelta di lanciare le bombe sono da rintracciare in una dimostrazione di forza verso l’Unione Sovietica, quello che sarebbe stato poi il nuovo nemico degli Usa per tutto il periodo della guerra fredda.

 

 

 

6 agosto, nel 1945 gli USA lanciano la bomba atomica su Hiroshima

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L’arte di Andy Warhol.


Andy Warhol, considerato a pieno titolo uno dei più grandi geni artistici del suo secolo, nasce a Pittsburgh (Pennsylvania) il 6 agosto 1928.

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La sua arte prende spunto dal cinema, dai fumetti,  dalla pubblicità, senza alcuna scelta estetica, ma come puro istante di registrazione delle immagini più note e simboliche. E l’opera intera di Warhol appare quasi un catalogo delle immagini-simbolo della cultura di massa americana: si va dal volto di Marilyn Monroe alle inconfondibili bottigliette di Coca Cola, dal simbolo del dollaro ai detersivi in scatola, e così via. In queste sue opere non vi è alcuna scelta estetica, ma neppure alcuna intenzione polemica nei confronti della società di massa: unicamente esse ci documentano quale è divenuto l’universo visivo in cui si muove quella che noi definiamo la “società dell’immagine” odierna.

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Ogni altra considerazione è solo conseguenziale ed interpretativa, specie da parte della critica europea, che in queste operazioni vede una presa di coscienza nei confronti del kitsch che dilaga nella nostra società, anche se ciò, a detta dello stesso Warhol, sembra del tutto estraneo alle sue intenzioni.Andy Warhol  muore a New York il 22 febbraio 1987 durante una semplice operazione chirurgica.

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Nella primavera del 1988, 10.000 oggetti di sua proprietà vengono venduti all’asta da Sotheby’s per finanziare la Andy Warhol Foundation for the Visual Arts. Nel 1989 il  Museum of Modern Art di New York gli dedica una grandiosa retrospettiva.

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https://biografieonline.it/biografia-andy-warhol

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Strage Italicus. Storia del ferroviere morto per salvare passeggeri.


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Chi se lo ricorda il nome di Silver Sirotti? In pochi, probabilmente, e non era un eroe, almeno non nel senso che in genere si attribuisce a un termine del genere. Eppure Silver, 25 anni e da dieci mesi impiegato nelle Ferrovie dello Stato con varie mansioni, il 4 agosto 1974, all’1 e 47 minuti del mattino, era sul treno Italicus per un caso, perché da controllore – mansione che svolgeva in quel periodo – doveva sostituire un collega, in attesa di prendere servizio di lì a poco alla stazione di Faenza, dove si sarebbe occupato della biglietteria. Ma quel giorno, a quell’ora, una bomba devastò la quinta carrozza del convoglio ferroviario partito da Roma alla volta del Brennero. L’ordigno, a base di termite, miscela incendiaria che raggiunge il punto di fusione dell’acciaio, esplose dentro la galleria della Direttissima, nel comune di San Benedetto Val di Sambro, verso Bologna. E oltre alle dodici vittime che costituiscono il bilancio ufficiale della strage dell’Italicus, altre ce ne sarebbero state se il macchinista non avesse fatto scivolare il treno fuori dal lunghissimo tunnel, oltre 18 chilometri. E se Silver, finito nella conta dei morti, non avesse rinunciato a mettersi in salvo. Invece tornò indietro, in mezzo alle fiamme, afferrando un estintore e tentando di portar fuori chi ancora poteva essere vivo. Per risalire sul treno il ragazzo aveva dovuto addirittura divincolarsi dal placcaggio di un passeggero incolume, che ne aveva intuito le intenzioni e aveva provato a strapparlo a morte sicura. A quel punto, liberatosi, Silver si lanciò verso la quinta carrozza e nessuno lo rivive più vivo.

La bomba che esplose sul treno che da Roma andava a Monaco provocò 12 morti e 48 feriti. Nel processo per l’attentato, inizialmente rivendicato dall’associazione neofascista Ordine nero, tutti gli imputati sono stati assolti

 

 

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/04/strage-italicus-quarantanni-dopo-la-storia-del-ferroviere-morto-per-salvare-i-passeggeri/1081384/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/04/italicus-45-anni-dopo-la-strage-non-ha-ancora-responsabili-mattarella-lesione-al-principio-di-giustizia-affermato-dalla-costituzione/5367602/

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Il pensiero magico dei bambini.


Il pensiero magico è animistico e distorce lo spazio e il tempo: i bambini trattano gli oggetti inanimati alla stregua di persone e credono che gli altri possano conoscere i loro pensieri; Tutto questo aiuta lo sviluppo del bambino, proteggendolo dall’ansia. Il bambino riesce a formulare spiegazioni creative, capaci di rassicurarlo. Se non ci fosse questo “salvavita”, il bambino si troverebbe assolutamente inerme e sottoposto ad un’ansia fortissima.

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Il pensiero magico è dominante fino ai sette anni di età poi, gradualmente, viene sostituito dal pensiero logico razionale, ma non muore con l’infanzia; anche in età adulta abbiamo i nostri “momenti magici”. Il pensiero magico non va represso, ma compreso e rispettato.

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Un cucciolo di farfalla non è una farfallina, ma un bruco. Un bruco! Il bruco è un insetto completamente diverso dalla farfalla, sua forma adulta. È radicalmente diverso. Con i bambini accade lo stesso: il pensiero magico che li muove è per noi difficile da comprendere e molto, molto diverso dal nostro pensiero.
Una farfalla non potrebbe mai pretendere che i suoi bruchi la seguano in volo. Allo stesso modo, noi non possiamo in alcun modo pretendere che i bambini seguano il nostro pensiero logico. Non è nelle loro corde, non è alla loro portata. Un giorno, tra dieci anni, potranno farlo, ma adesso no.
E allora, dobbiamo portare pazienza e fare un esercizio di rispetto: anche se i bambini pensano in modo diverso dal nostro, il loro cervello emotivo è agile e frizzante. Se li rispettiamo e se ci sforziamo di guardare il mondo dalla loro prospettiva, lo capiranno e lo apprezzeranno.
Un buon esercizio è proprio quello della farfalla: immaginiamo di essere delle farfalle, e di avere vicino a noi dei bruchi meravigliosi e variopinti; come potremmo interagire con loro?

 

 

 

 

Il pensiero magico dei bambini

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Il viaggio dell’ingiustizia.


Nell’agosto di 400 anni fa lo sbarco dei primi schiavi africani in Virginia.

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Nell’agosto del 2019 ricorre il 400° anniversario dell’arrivo dei primi schiavi africani in quelle colonie inglesi che oggi sono note come Stati Uniti d’America: era il 1619. Il Congresso americano ha creato una commissione speciale che, insieme alla Presidente della Camera dei Rappresentanti, si è recata nello stato africano del Ghana. Incontrando il Presidente del Paese, Nancy Pelosi si è congratulata per l’iniziativa ‘L’Anno del Ritorno’ promossa dal governo ghanese: grazie ad alcuni incentivi, infatti, per tutto il 2019 le persone di origine africana potranno visitare più facilmente l’Africa e riscoprire così la propria storia.

Il 24 febbraio del 2007 l’assemblea generale della Virginia   ha passato all’unanimità la risoluzione 728, con la quale ha riconosciuto «…con profondo rammarico la servitù involontaria degli africani e lo sfruttamento dei nativi americani, e chiediamo la riconciliazione con tutti gli abitanti della Virginia».Con questo testo la Virginia è il primo degli Stati negli USA ad aver riconosciuto ufficialmente il proprio ruolo negativo nella schiavitù americana.Il 30 luglio 2008 la Camera dei rappresentanti ha presentato un testo ufficiale, con il quale si porgono le scuse per la schiavitù e le conseguenti discriminazioni razziali consentite legalmente.

 

 

 

 

 

https://video.repubblica.it/mondo/il-viaggio-dell-ingiustizia-nell-agosto-di-400-anni-fa-lo-sbarco-dei-primi-schiavi-africani-in-virginia/340909/341498?ref=RHRD-BS-I0-C6-P1-S10.6-T1

https://riforma.it/it/articolo/2019/03/01/un-libro-devozionale-i-400-anni-dallarrivo-dei-primi-schiavi-negli-stati-uniti

https://it.wikipedia.org/wiki/Schiavit%C3%B9_negli_Stati_Uniti_d%27America

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Olga Misik, la diciassettenne che ricorda al Cremlino la costituzione russa


Ha solamente diciasette anniOlga Misik, ma è diventata velocemente uno dei volti più importanti delle proteste pacifiche contro il Cremlino. La giovanissima è stata immortalata mentre compieva un atto semplice quanto d’impatto: leggere la Costituzione russa di fronte ai poliziotti in tenuta antisommossa.

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Sembra quasi un quadro la foto della ragazza giovane, pulita, assorta nella lettura, con dietro lo schieramento di poliziotti pronti a rispondere alla prima provocazione delle proteste che negli ultimi giorni riempiono Mosca dopo lo sbarramento dei candidati indipendenti voluto dal Cremlino alle elezioni municipali. Il gesto di Olga Misik però è pacifico: si è seduta dinanzi a loro e ha cominciato a leggere la costituzione russa. Ha scelto degli articoli precisi: l’articolo 31 della Costituzione, che prevede la libertà di assemblea, il 29 sulla libertà di parola, e l’articolo 3, che descrive il popolo come la principale fonte del potere. «Volevo spiegare agli agenti che la gente si era radunata pacificamente, senza armi, e quindi legalmente» ha spiegato in un’intervista rilasciata alla testata Snob. Olga fa parte di un movimento che «non ha leader né una struttura centrale» e risponde al nome di ‘Bessrochka‘. Un gruppo molto diffuso nel territorio, le cui comunicazioni principalmente avvengono su telegram. Le loro azioni di protesta sono pacifiche, basate su partecipazioni a manifestazioni, distribuzione di volantini e adesivi e campagne di informazioni.  Un modo semplice e moderno per avvicinare anche i più giovani alla coscienza politica: sempre alla testata Snob infatti Olga Misik ha raccontato di essersi avvicinata da poco al mondo dell’attivismo, rispondendo ad un appello lanciato da Alexei Navalny. «Ero timorosa, pensavo fosse un truffatore, ma poi ho cambiato idea, mi sono informata» ha spiegato, raccontando di aver preso per la prima volta parte ad una manifestazione contro l’aumento dell’età pensionabile.

 

 

 

 

Olga Misik, la diciassettenne che ricorda al Cremlino la costituzione russa

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100 anni fa nasceva Primo Levi, in Se questo è un uomo narrò gli orrori dell’Olocausto –


Il 31 Luglio 1919 nasceva a Torino, Primo Levi, chimico, partigiano, antifascista, ma soprattutto scrittore di grande valore, che, sopravvissuto all’Olocausto, ha raccontato con crudezza, la vita all’interno dei campi di concentramento nazisti, portando per sempre con se’ il dolore di quella immensa tragedia. ‘Se questo e’ un uomo’, scritto per raccontare la paura, gli stenti, i soprusi nel campo di sterminio, è considerato uno dei grandi classici del ‘900.

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Il 22 febbraio 1944, Levi e altri 650 ebrei furono trasportati, stipati come bestie, su un piccolo treno merci in direzione di Auschwitz, in Polonia, dove lo scrittore venne marchiato con il numero 174.517 prima di finire nel campo di Buna-Monowitz. Qui fece amicizia con un muratore, Lorenzo Perrone, che coraggiosamente si adoperò per fargli avere cibo con regolarità. Verso la fine dell’anno, Levi passò un esame per poter lavorare nella Buna, una fabbrica tedesca per la produzione di gomma sintetica. All’interno del laboratorio della Buna, Levi e un suo caro amico prigioniero, Alberto Dalla Volta, cominciarono a contrabbandare materiale in cambio di cibo. All’inizio del 1945 lo scrittore si ammalò di scarlattina, poi il 27 gennaio l’Armata Rossa liberò tutti i prigionieri. Solo venti di quei 650 italiani giunti nel campo erano sopravvissuti. Il viaggio di ritorno in Italia, narrato nel libro di memorie ‘La tregua’, fu travagliato e si protrasse fino ad ottobre.

Levi fu trovato morto l’11 aprile 1987 in fondo alla tromba delle scale della propria casa di Torino, in corso Re Umberto 75, a seguito di una caduta le cui dinamiche restano incerte anche se la tesi più accreditata è quella del suicidio.

 

 

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/accadde-oggi-100-anni-fa-nasceva-Primo-Levi-in-Se-questo-e-un-uomo-narro-gli-orrori-dell-Olocausto-4a48e60d-36bb-4674-b90f-963c44562c93.html#foto-1

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La tragedia delle “ragazze fantasma”: ingerivano il Radio e brillavano, ma perdevano denti e mandibole


Isolato come elemento puro nel 1902. La particolarità era la luminescenza verdognola e il calore dei suoi sali. Nel 1914 la Us Radium Corporation che fabbricava orologi con quadranti fluorescenti assunse giovani minorenni che per dipingere le lancette dovevano leccare i pennelli. E’ una delle pagine più oscure del capitalismo americano: negli Usa le hanno appena dedicato un film presentato al Florida Film Festival, ma in Europa è quasi sconosciuta. Risale a circa un secolo fa la triste vicenda delle «Radium Girls» – anche note come «Ragazze fantasma» – che segnò un punto di svolta nel diritto del lavoro e nella fisica della salute.

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L’operazione di stendere la vernice luminescente sulle lancette degli orologi richiedeva piccole mani precise. Per questo furono assunte una settantina di giovanissime ragazze (alcune anche 14enni) che rimasero letteralmente entusiaste del nuovo lavoro. Era poco faticoso e «artistico»; patriottico, perché aiutava i soldati americani che combattevano in Europa; aveva a che fare con un prodotto costoso e affascinante e in più era pagato tre volte tanto lo stipendio di un operaio normale. Vi era solo una strana richiesta da parte dei capi: ai sottili pennelli di cammello con cui si dipingevano gli orologi  doveva essere fatta la punta con le labbra, (lip- pointing) in modo da ottenere un punto preciso senza sprecare il prodotto: il radio era, infatti, un metallo costosissimo. Qualcuna delle ragazze chiese se la vernice non potesse essere nociva, ma i dirigenti dell’azienda tranquillizzarono tutte sostenendo che, in quelle minime quantità, il radio non avrebbe fatto loro nulla di male, anzi: dopotutto, erano tanti i prodotti in commercio a base di quell’elemento. Così, per alcuni anni, le ragazze continuarono a ingerire ogni giorno piccole quantità di vernice radioattiva e nei momenti di pausa si divertivano anche a laccare con essa le proprie unghie o i denti, per stupire i loro fidanzati al buio apparendo luminescenti come leggiadri fantasmi. La particolarità di questo abuso perpetrato contro i lavoratori si distinse dalla maggior parte dei casi precedenti per il fatto che il conseguente contenzioso fu ampiamente seguito dai media. L’operaia Flora Grazia Fryer decise di citare in giudizio il proprio datore di lavoro, ma le ci vollero due anni per trovare un avvocato disposto a chiamare in causa la US Radium.  Le Radium girls vinsero  e ottennero dalla Us Radium Corporation risarcimenti in danaro e vitalizi. Purtroppo, poterono usufruirne per poco tempo ancora.

La saga delle ragazze del radio occupa un posto importante nella storia sia nel campo della fisica sanitaria sia del movimento dei diritti dei lavoratori. La pubblicità e notorietà della causa furono un fattore determinante nella creazione della fattispecie della “malattia professionale” nel  diritto del lavoro. Gli operai addetti alla decorazione dei quadranti vennero istruiti con misure di sicurezza adeguate e dotati di protezioni e, in particolare, non furono più costretti a umidificare con le labbra i pennelli evitando l’ingestione o la respirazione di vernice al radio, che continuò a essere utilizzata per la decorazione dei quadranti fino agli anni ’60 del XX secolo.

Il contenzioso e l’impatto mediatico che circondò il caso stabilirono i precedenti giuridici e influenzarono l’emanazione di regolamenti per la disciplina standard della sicurezza del lavoro,  tra cui il concetto di “sofferenza dimostrabile”. A seguito del caso delle ragazze del radio, è stato riconosciuto il diritto dei singoli lavoratori di citare in giudizio le aziende per danni subiti a causa di abusi sul lavoro. Sulla scia del caso, gli standard di sicurezza industriali furono sensibilmente migliorati nei successivi decenni.

 

 

https://www.lastampa.it/salute/2019/07/29/news/la-tragedia-dimenticata-delle-ragazze-fantasma-ingerivano-il-radio-e-cosi-brillavano-ma-perdevano-denti-e-mandibole-1.37176189

https://it.wikipedia.org/wiki/Ragazze_del_radio

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Mediterraneo di plastica.


Ha soltanto l’1% delle acque mondiali, ma contiene il 7% della microplastica marina: circa 247 miliardi di brandelli. Questa sproporzione fotografa l’inquinamento da plastica nel Mar Mediterraneo. Un triste record, dovuto a un altro primato: l’Europa è il secondo produttore mondiale di plastica. Segno che, in molti casi, non viene smaltita in modo corretto o efficace.

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L’emergenza plastica affligge tutte le acque del pianeta, ma il Mediterraneo ha una differenza fondamentale: essendo un mare quasi chiuso, le correnti fanno tornare sulle coste l’80% dei rifiuti di plastica. Risultato: per ogni chilometro di litorale, se ne accumulano oltre 5 kg al giorno. Ne fanno le spese i due Paesi con la maggior estensione di spiagge: l’Italia (12.600 tonnellate l’anno) e la Turchia (12.100 tonnellate l’anno). Se nessuno interverrà, avverte il Wwf, entro 30 anni la quantità di plastica quadruplicherà.Già oggi quasi 700 specie ittiche ingeriscono plastica, che entra nella nostra catena alimentare (e nel nostro corpo), senza contare l’impatto economico su pesca, turismo, industria marittima e ambiente: l’invasione delle plastiche in mare causa danni per 641 milioni di euro all’anno.

Il Wwf propone ai governanti europei di compiere – e con urgenza – 4 passi. Il primo: aumentare le tasse ai produttori di plastica, una misura che servirebbe a finanziare una più capillare ed efficace raccolta differenziata e riciclo. In Italia questo già avviene grazie al Corepla. Bisognerebbe poi limitare l’uso della plastica introducendo divieti stringenti: nei mesi scorsi il Consiglio europeo ha deciso un bando contro piatti, cannucce e posate di plastica, ma i bicchieri, tanto per fare un esempio, non sono ancora “fuori legge”.I divieti, però, non bastano. Occorre anche finanziare la raccolta differenziata e creare discariche controllate. Italia e Grecia, ricorda il Wwf, hanno ricevuto multe da 40 milioni di € ciascuna dalla Commissione europea per non essere riuscite a chiudere diverse discariche illegali. “Al tempo stesso occorre potenziare le sanzioni e i controlli contro gli inquinatori”, avverte il report. Altrettanto importante, poi, è investire su ricerca e sviluppo per produrre plastiche più amiche dell’ambiente.

 

 

 

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/plastica-ecco-chi-inquina-il-mediterraneo

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Una grande favola del Novecento.


31 luglio 1944: muore durante un volo Antoine de Saint-Exupry, autore de “Il piccolo principe”.

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l Piccolo Principe sfugge a qualsiasi classificazione. Favola o racconto filosofico, pieno di riflessioni sulla vita, sull’amicizia, sulla solitudine, sulla morte, ha sempre esercitato un fascino prodigioso, anche per quei disegni dal tratto e dai colori delicati così indissolubilmente legati allo svolgersi del racconto.  Un classico per eccellenza .

«… Si sa del resto come era nato Il Piccolo Principe. Nel 1942, Saint-Ex disegnava sulla tovaglia bianca, in un ristorante di New York, sorvegliato severamente dal cameriere. “Cos’è?” aveva chiesto l’editore. “Un bambino che porto nel cuore” rispose Antoine. “Facciamone un libro per l’infanzia” propose l’editore, più che altro “per svagare quel gigante triste”.The Little Prince Le Petit Prince uscirono contemporaneamente in America il 6 aprile 1943. In Francia fu pubblicato solo nel ’46, postumo: perché Saint-Exupéry il 31 luglio 1944 era stato abbattuto da un caccia tedesco.

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Per questo i grandi dicono che Il Piccolo Principe è anche un testamento. Ai bambini e a tutti resta da ricordare che se i rapporti umani sono così difficili è anche perché l’essere amato, una volta addomesticato con prolungati legami, deve anche essere, un po’, perduto.

 

https://sellerio.it/it/catalogo/Piccolo-Principe/De-Saint-exupery/7974

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I record della grandine


Nel Mondo, in ogni istante, sono contemporaneamente in atto dai 2000 ai 3000 temporali, e molti di questi sono accompagnati da violente grandinate capaci di produrre numerosi danni e, in alcune particolari occasioni, anche vittime. In Italia questo particolare fenomeno atmosferico si può osservare soprattutto in primavera ed estate, ma ci sono regioni del Pianeta in cui la grandine cade durante tutto l’anno. A livello mondiale la località preferita dalle grandinate è senz’altro Kericho, città di oltre 150000 abitanti situata nelle regioni più occidentali del Kenya, ai margini della più grande foresta montana dell’Africa Orientale: ebbene in questa città la grandine cade mediamente 50 giorni all’anno e addirittura nel lontano 1965 ha grandinato in ben 113 giornate!

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Il distretto di Gopalganj, in Bangladesh, detiene invece il record ufficiale del più pesante chicco di grandine mai misurato, anche se il termine “chicco” non è forse quello più adatto per descrivere il blocco di ghiaccio dalla forma di una zucca e del peso di ben 1 chilo e 20 grammi che lì cadde il 14 aprile 1986. Durante le violente grandinate che quel giorno si scatenarono su tutta la regione persero la vita ben 92 persone, anche se è difficile stabilire quante di queste siano state effettivamente uccise dalla grandine e quante invece da fulmini, allagamenti e crolli dovuti alle forti raffiche di vento. La grandinata più letale della storia moderna è però senz’altro quella che il 30 aprile 1888 uccise 246 persone e quasi 2000 pecore nei distretti di Moradabad e Beheri, nel nord dell’India. Sempre in tema di grandine letale, più di recente, il 19 luglio 2002, le eccezionali grandinate scatenate da un’ondata di forti temporali causarono la morte di 25 persone nella Provincia di Henan, in Cina. E anche il nostro continente ha i suoi record. In Europa il chicco di grandine più pesante mai misurato è quello da 970 grammi caduto l’11 agosto 1958 a Strasburgo, mentre la grandinata più disastrosa dell’era moderna rimane quella che il 12 luglio 1984 investì Monaco di Baviera: chicchi di grandine delle dimensioni di palle da baseball ferirono oltre 400 persone e danneggiarono seriamente numerosissimi oggetti e proprietà, tra cui oltre 70000 abitazioni e circa 190 aerei parcheggiati sulle piste del locale aeroporto, producendo complessivamente danni per quasi 2 miliardi di euro! La più costosa grandinata della Storia però si è verificata all’altro capo del Mondo, in Australia: il 4 aprile del 1999 la città di Sidney fu investita da una tempesta di grandine che durò quasi un’ora e scaricò senza sosta sulla città chicchi delle dimensioni di diversi centimetri, producendo alla fine danni per circa 3 miliardi di dollari!

 

 

 

 

 

https://www.meteogiuliacci.it/clima/i-record-della-grandine

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Francesco Tuccio | Un particolare “Falegname” di Lampedusa


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Mentre fa una passeggiata su una spiaggia, nota due travi colorate, posizionate in un modo strano. Si avvicina e capisce che si tratta di pezzi di qualche barcone di migranti naufragata chissà dove, ma quello che lo incuriosisce è la loro posizione, che ricorda una croce. Li raccoglie e li porta in bottega. Sega, pialla e inchioda e quel legno fradicio e pieno di chiodi diventa una bellissima croce, simbolo della rinascita attraverso la sofferenza. Da quel momento, la causa degli immigrati di Lampedusa sarà la sua causa. Le sue croci sono fatte di un legno raro che si trova solo a Lampedusa, perché intriso delle lacrime e del sangue degli immigrati morti nel mare.

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Francesco Tuccio | Un particolare “Falegname” di Lampedusa

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Smentiti i negazionisti: cambiamenti climatici senza paragoni in almeno 2.000 anni.


NON c’è mai stato un periodo della storia, da 2.000 anni a questa parte, in cui il clima è cambiato così velocemente e in maniera così comprensiva su scala globale. Cade così uno dei pilastri sui quali si fondano alcune delle teorie di chi nega la responsabilità dell’uomo della crisi climatica. Reccenti studi hanno ricostruito l’andamento del clima degli ultimi due millenni analizzando anche gli ‘archivi’ che la Natura stessa ci ha lasciato in giro per il mondo. In particolare gli anelli degli alberi nelle foreste dell’emisfero settentrionale, in Nordamerica, Europa e Asia, che registrano con molta precisione le caratteristiche del clima ogni anno; i coralli delle barriere sparse tra l’oceano Indiano, il Pacifico e i Caraibi, il ghiaccio antico in Antartide, al Polo Nord e sui ghiacciai andini e in Himalaya; e i depositi di laghi e mari. Scoprendo che in tutti i casi citati, l’aumento o il crollo delle temperature non si erano verificate dappertutto. Anzi.

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Il riscaldamento progressivo iniziato dopo la Rivoluzione industriale, attorno al 1850, sta interessando il 98% della Terra. Nessun fenomeno in epoca preindustriale è arrivato ad comprendere una porzione così grande del Pianeta. Uno dei grafici riportato dagli scienziati sintetizza molto bene il reale cambiamento. Viene definito hockey stick diagram, il diagramma a bastone da hockey, perché al termine di un periodo con fluttuazioni contenute, mostra un picco nell’innalzamento dei valori. Quello che stiamo sperimentando in questa epoca. La differenza è così evidente che è davvero difficile sostenere che sia qualcosa di naturale, soprattutto se associato a un fatto non sindacabile: da oltre un secolo e mezzo stiamo pompando in atmosfera gas serra in quantità che non si erano mai registrate da centinaia di migliaia di anni.

Di recente si è toccato il record di 415 parti per milioni di CO2, e secondo i climatologi tagliare le emissioni potrebbe non bastare   per evitare che la temperatura salga ancora, superando quei 1,5 gradi in più rispetto all’epoca preindustriale che è l’obiettivo dell’ accordo di Parigi.

 

 

 

https://www.repubblica.it/ambiente/2019/07/25/news/smentiti_i_negazionisti_cambiamenti_climatici_senza_paragoni_in_almeno_2_000_anni-232020751/?ref=RHPPBT-BH-I232024727-C8-P14-S2.4-T1

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25 luglio 1943: la caduta del fascismo in Italia.


L’approvazione dell’ordine del giorno di Dino Grandi alla seduta del Gran consiglio provoca la caduta del Fascismo la notte del 25 luglio 1943. Si chiudeva una fase “particolare” per l’Italia con una guerra che stava provocando sconfitti e morti. Successivamente Mussolini verrà arrestato e liberato dalla progione del Gran Sasso. Nascerà la Repubblica sociale, cadrà per mano dei combattenti che lottavano per un’Italia unita e libera. Ultimo atto la fucilazione dei gerarchi fascisti e dello stesso Mussolini.
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25 luglio 1943: la caduta del fascismo in Italia

http://www.anpi.it/storia/104/date-cruciali-25-luglio-e-8-settembre-1943

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