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Quando si è incominciato a contare gli anni dalla nascita di Gesù


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I romani antichi contavano gli anni ab urbe condita, vale a dire dalla fondazione di Roma. In seguito venne scelto il 284 dopo Cristo, anno dell’ascesa al potere dell’imperatore romano…

I romani antichi contavano gli anni ab urbe condita, vale a dire dalla fondazione di Roma. In seguito venne scelto il 284 dopo Cristo, anno dell’ascesa al potere dell’imperatore romano Diocleziano.
Inizio sbagliato. L’era cristiana è stata invece “inventata” nel 532 da Dionigi il Piccolo, un monaco cattolico di origine sciita, esperto teologo e biblista, oltre che astronomo e matematico. Dionigi propose di abbandonare l’era di Diocleziano contando gli anni dalla nascita di Gesù, da lui fissata, con un errore di qualche anno, al 25 dicembre dell’anno 753 dalla fondazione di Roma.
L’anno zero non esiste. Nell’uso corrente, per il conteggio degli anni precedenti, si salta dall’anno 1 dopo Cristo all’anno 1 avanti Cristo. Questo criterio non si è imposto nell’uso per effetto di un’ingiunzione autoritaria, bensì in seguito a un processo di graduale diffusione conclusosi nel secolo X, anche se non bisogna dimenticare che all’interno del mondo occidentale l’era cristiana è riferita a date diverse dai Cristiani di rito latino e da quelli di rito greco, che non accettarono la riforma gregoriana del calendario introdotta nel 1582.

http://www.focus.it/cultura/storia/quando-si-e-incominciato-a-contare-gli-anni-dalla-nascita-di-gesu

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Trattati di Roma, le tappe dei 60 anni di storia


euroGli accordi, firmati nel 1957 in Campidoglio, sancirono l’inizio della grande avventura europea. Una storia scandita da una serie di tappe importanti che ne hanno segnato l’allargamento, ma anche da una rottura come la Brexit:
– 25 marzo 1957: i Trattati di Roma istituiscono la Comunità Economica Europea. I sei paesi fondatori – Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Olanda e Germania ovest – sono gli stessi che dal 1951 erano già riuniti nella Comunità europea del carbone e dell’acciaio. La seconda guerra mondiale è finita da appena 12 anni, ma l’Europa è già divisa dalla cortina di ferro della guerra fredda. L’ideale europeo si ispira al manifesto di Ventotene, scritto nel 1944 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, ed è stato portato avanti da statisti come Alcide De Gasperi, Robert Schumann, Jean Monnet, Konrad Adenauer e Paul Henry Spaak.
– 1 gennaio 1973 : primo allargamento di quella che si chiama ancora la Cee. Con l’adesione della Danimarca, dell’Irlanda e del Regno Unito, il numero degli Stati membri sale a nove.
-7-10 giugno 1979: per la prima volta i cittadini europei possono eleggere direttamente i deputati del Parlamento europeo.
– 1 gennaio 1981: La Grecia aderisce alla Cee. I paesi membri sono ormai dieci.
– 1 gennaio 1986. Portogallo e Spagna aderiscono alla Cee. I paesi membri diventano 12.
– 1987: nasce il progetto Erasmus. Il programma di mobilità studentesca fra le università europee diventerà uno dei simboli più popolari dell’Europa unita.
– 3 ottobre 1990: dopo il crollo del muro di Berlino il 9 novembre 1990, la Germania torna ad essere unita e l’ex Ddr entra quindi nella Cee. E’ l’inizio di una nuova fase storica che porterà all’estensione dell’Unione in quasi tutto il continente.
– 7 febbraio 1993: viene firmato il trattato di Maastricht nell’omonima città olandese, che sancisce la nascita dell’Unione Europea. Si passa dall’unione economica a quella politica, ponendo le basi per il nuovo assetto istituzionale comunitario che conosciamo oggi e che verrà ulteriormente definito nei trattati di Amsterdam (1997), Nizza (2000) e Lisbona (2007). Vengono definite le tappe e i parametri dell’Unione monetaria.
– 1 gennaio 1995: Austria, Finlandia e Svezia aderiscono all’Unione europea. I paesi membri diventano 15.
– 26 marzo 1995: in Francia, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Germania, Spagna e Portogallo entrano in vigore gli accordi di Schengen per la libera circolazione dei cittadini. In Italia entrano in vigore il 6 ottobre 1997. Oggi lo spazio Schengen comprende 26 stati (22 stati membri dell’Ue oltre a Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein).
– 1 gennaio 2002: L’euro diventa la valuta corrente di dodici paesi dell’Unione, oltre che di San Marino, Vaticano, Monaco e Andorra. Dal primo giugno 1998 è in attività la Banca centrale europea (BCE). Oggi i paesi della zona euro sono 19.
-1 gennaio 2003: L’Unione Europea succede all’ONU, in Bosnia ed Erzegovina, alla guida del contingente di pacificazione della regione.
– 1 maggio 2004: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria aderiscono all’UE. I paesi membri diventano 25.
– 1 gennaio 2007: Bulgaria e Romania aderiscono all’UE. I paesi membri diventano 27.
– 12 ottobre 2012: L’Ue riceve il Nobel per la pace.
– 1 luglio 2013: La Croazia entra nell’Unione europea. I paesi membri arrivano a 28.
– 23 giugno 2016: i cittadini della Gran Bretagna approvano in un referendum l’uscita dall’Unione Europea. La richiesta di avvio dei negoziati per la Brexit, in base all’articolo 50 del trattato di Lisbona, sarà presentata il 29 marzo.
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Salute: la primavera è la stagione più amara per il dolce dormire.


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La primavera è caratterizzata da repentini mutamenti del tempo, dal vento, dall’innalzamento delle temperature e dell’aumento delle ore di luce, sia per il naturale allungamento delle giornate, sia per effetto dell’ora legale. La maggiore durata dell’illuminazione ha ricadute sul nostro organismo, influenzando alcuni ormoni, con effetti che per alcune persone possono essere anche fastidiosi. ”La variazione della quantità e dell’intensità della luce è un’informazione che viene percepita a livello non solo visivo, ma anche più profondo: le frequenze luminose arrivano infatti all’ipotalamo, una struttura del sistema nervoso centrale che regola il ritmo sonno-veglia, la fame, la sete e la temperatura corporea”, spiega Roberto Volpe del Servizio prevenzione e protezione (Spp) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), in un articolo dell’edizione on line del nuovo Almanacco della Scienza Cnr sulla primavera. ”Come effetto si ha una minor produzione di melatonina, l’ormone che regola il sonno, con conseguente difficoltà ad addormentarsi o la tendenza a svegliarsi prima”, aggiunge Volpe. Ma se la melatonina cala, in primavera sale il livello di serotonina e dopamina, i neurotrasmettitori del buon umore, e quello degli ormoni tiroidei che, tra l’altro, attivano il metabolismo, quindi maggiore impegno ed energia fisica e mentale: si ha quindi più voglia di stare all’aria aperta e di muoversi. La sensazione di maggiore stanchezza che taluni avvertono può dipendere anche da un aumentato lavoro del fegato. ”Con il metabolismo accelerato, quest’organo ‘spazzino’ è costretto a lavorare molto, aumentando la sua attività di depurazione, perché i depositi di grasso si sciolgono, facendone entrare in circolo le tossine”, precisa Volpe. ”È importante dunque alimentarsi in maniera equilibrata, riscoprendo la Dieta mediterranea e approfittando della grande varietà di verdura e frutta fresche di stagione”. L’aumento della temperatura fa inoltre sudare di più, il ricercatore dell’Spp-Cnr ricorda perciò che ”è importante idratare l’organismo, che inizia a perdere liquidi, bevendo soprattutto acqua, ma anche latte, tè e succhi di frutta. In tal modo, non avremo bisogno di integratori alimentari a base di vitamine, sali minerali ed energizzanti per colmare eventuali carenze”. Un altro problema della primavera sono le allergie. ”A causa dell’aumentata concentrazione ambientale degli allergeni che provocano fastidiose riniti, congiuntiviti, fino anche ai non sempre innocui attacchi di asma”, prosegue l’esperto, che aggiunge: ”alcune persone possono poi presentare, in varia associazione, disturbi di tipo psicofisico, quali riattivazione di gastro-duodeniti (dovuta a un’ipersecrezione di succo gastrico secondario alla predominanza del sistema vagale), cefalea, debolezza, difficoltà a concentrarsi, irritabilità, ansia e i già menzionati problemi di addormentamento, fino all’insonnia. A rischio, in questo caso, sono soprattutto quanti conducono una vita particolarmente stressante o chi ha stili di vita scorretti”. Per trascorrere una piacevole e sana primavera può aiutare allora seguire semplici comportamenti. ”È importante cercare di dormire la giusta quantità di ore, praticare attività fisica, almeno 30 minuti al giorno, e dedicarci ai nostri hobby preferiti, scaricando così anche lo stress”, conclude Volpe.

http://www.meteoweb.eu/2015/03/salute-primavera-stagione-amara-per-dolce-dormire/421130/

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L’AUTO CHE VERRÀ.


IL FUTURO SI AVVICINA MA GLI INCIDENTI AUMENTANO

 

http://www.cooperidana.it/app/imgportfolio.pimg?imgportfolio=/86/fckeditor/File/coopinforma/2017/coopinforma_gennaio_2017.pdf

Una volta era semplice. Compiuti i 18 anni prendevi la patente e poi un’auto, magari usata ché se l’ammaccavi, non era un dramma. Con quella uscivi la sera con gli amici e ti connettevi col mondo. E anche con gli affetti perché in auto spesso ci si dava il primo bacio. Era un passaggio alla maturità quasi obbligato e se non lo facevi venivi guardato con sospetto. La relazione auto cittadino era esclusiva e avvolgente. Una sorta di matrimonio che si presupponeva sarebbe durato una vita. Poi nel 2007 arriva la crisi e questo patto si rompe. Dal 2008 il rapporto comincia a scricchiolare sulla spinta di una crisi mondiale che in Italia abbatte le vendite di auto del 48% in pochi anni per toccare il momento più basso nel 2013. Da lì si può solo risalire: prima timidamente e poi negli ultimi due anni quasi impetuosamente con incrementi di vendita a cifra doppia . Quindi, punto a capo e tutto come prima? Non proprio. Oggi i giovani non hanno più il fuoco sacro dell’auto. Hanno capito che possono muoversi anche stando fermi in casa. Che possono “viaggiare” low cost e addirittura a costo zero sulle connessioni wi-fi che spesso, a differenza della benzina, trovano gratis. I giovani e l’auto. Secondo una ricerca del Censis dello scorso anno, nel 2005 “i giovani compresi tra 18 e 29 anni coprivano il 13,8% del mercato privato; a distanza di 10 anni questa quota è scesa all’8%” Sicuramente ci sono ragioni svariate che hanno determinato questo calo: dalle difficoltà occupazionali, all’accesso al credito complicato, fino alla più complessiva crisi economica. Però è altrettanto indubbio che l’appeal dell’auto tra i giovani si sia ridimensionato notevolmente. Lo dimostra anche il numero di patenti rilasciate. Negli ultimi 5 anni c’è stato un calo superiore alle 100.000 unità tra i giovani in età compresa tra i 18 e i 24 anni. Tutto questo perché, mentre in un mondo analogico l’auto era il mezzo per socializzare e rendersi liberi, oggi, con il digitale in tasca, queste esperienze sono riposte nelle nuove tecnologie: smartphone, tablet e computer sono ormai le principali porte d’accesso alla socializzazione e all’esperienza. Ormai è chiaro che qualcosa di irreversibile è accaduto nella domanda di mobilità tanto che si può dire, con ragionevole certezza, che una quota crescente di popolazione sta introiettando nelle proprie strategie di vita la rottura del legame tra il possesso di un bene e il suo utilizzo. E anche sull’auto soffia forte il vento della condivisione. La mobilità condivisa (sharing mobility) è ormai una realtà tanto matura che meriterebbe un intervento pubblico in grado di trasformarla in un fattore capace di ridurre la congestione.

Tempo di condivisione La sfida dell’auto condivisa (car sharing) è tutto sommato semplice: ridurre il numero complessivo di auto aumentandone contemporaneamente la possibilità di utilizzo. Il punto di svolta avviene nel 2013 con l’introduzione del car sharing a flusso libero a Milano, avviato da Enjoy e Car2go. “Il cambiamento – dice Massimo Ciuffini Coordinatore tecnico dell’Osservatorio Sharing Mobility – avviene sia sul piano qualitativo che quantitativo. Innanzitutto perché consente di prelevare e depositare un’auto all’interno di una zona molto ampia e non più in specifiche stazioni. E poi per numero di veicoli messi a disposizione dagli operatori privati che tra il 2012 e il 2015 registra un tasso di crescita media annuo del 91%, portando in soli tre anni i noleggi da circa 184 mila a 6,9 milioni”. Oggi il car sharing italiano interessa una trentina di città  e dispone di circa 5.500 veicoli condivisi di cui il 15% a trazione elettrica. Il che rende “il parco di auto condivise complessivamente più sostenibile di quello medio italiano reso obsoleto anche per effetto della crisi” fa notare Ciuffini. Ecco che l’auto si trova di fronte a un passaggio epocale in cui smette di essere una proposta da relegare a una dimensione privata e diventa una sorta di punto d’osservazione di alcuni cambiamenti collettivi in corso sia sul fronte tecnologico che comportamentale. E prova a rinascere cercando di intercettare la crescente e diffusa attenzione verso i temi della sicurezza e dell’ambiente. Vetture senza pilota. La narrazione dell’auto che verrà, ruota attorno allo zero. “Emissioni zero” e “incidenti zero” sono i temi di un racconto che vede come attori principali l’auto elettrica, che in termini di congestione non migliora di un millimetro la situazione, e l’auto senza guidatore, che intercetta il fascino della robotica e il feticismo tecnologico tipico di questi anni digitali. E così, se la narrazione ambientale dell’automobile si fonda su un elettrico che ha una quota di mercato infinitesimale, la visione “zero incidenti” si affida a un futuro in cui l’auto a guida autonoma spazzerà via a tutti i costi sociali e ambientali generati dalle quattro ruote. Ma vediamoli i protagonisti di questa “fiction”. Sebbene sia da tanti analisti considerato il futuro della mobilità quella dell’auto elettrica sembra una parabola che stenta a impennarsi. In attesa che si avverino previsioni che stimano mezzo milione di auto prodotte nel 2018 dalla sola Tesla i dati del mercato Europeo oggi, fanno registrare una striminzita crescita del 6,8% e in Italia una quota di mercato dello 0,09% ). L’elettrico sfonda giusto in Norvegia dove gira il 17,3% dell’intero parco europeo e dove non a caso si pensa di bandire l’auto a combustione interna a partire dal 2025. Per quanto riguarda l’auto a guida autonoma destinata a ridurre gli incidenti stradali, a cimentarsi ci sono nomi altisonanti: Google, Tesla, Uber mentre Apple ha di recente annunciato il suo abbandono. Le vittime tornano a salire. Sono nomi che danno lustro a questa tecnologia regina del secolo scorso, ma che nel nostro Paese non cambiano la cruda realtà. Nel 2015 “per la prima volta dopo 15 anni c’è un incremento dei morti sulle strade – dice il presidente ACI, Angelo Sticchi Damiani – con un picco di quasi il 9% nei grandi Comuni, dove avviene 1 incidente su 4 totali in Italia. Anche se sul complessivo delle strade urbane si registra un lieve miglioramento, in città si contano ancora il 75% degli incidenti, il 43% dei morti e il 71% feriti.” Sul banco degli imputati questa volta c’è l’onnipresente telefonino. Buono per trovare e usare l’auto condivisa, per pagare la sosta, ma anche per procurare incidenti. Giordano Biserni presidente dell’Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale lo ripete da tempo che “un messaggio a volte accorcia la vita”, per dirla con il titolo di una loro campagna lanciata già nel 2013. Nel frattempo dice Biserni la situazione è peggiorata di molto e in modo direttamente proporzionale con la diffusione della messaggistica istantanea da messenger a whatsApp per non dire della follia pokemon che sta trasformando lo smartphone in una vera e propria “arma di distrazione di massa” . Al di là dei dati allarmanti sulla sicurezza stradale, “la prospettiva dell’auto a guida autonoma sembra però essere più vicina di una diffusione su larga scala dell’auto elettrica” dice Gian Primo Quagliano direttore del Centro Studi Promotor. Secondo un recente studio della Boston Consulting Group l’auto senza guidatore ridurrà del 60% il numero di automobili sulle strade, taglierà l’80% delle emissioni e il 90% degli incidenti stradali. Un fenomeno quindi che imporrà alle compagnie d’assicurazione la necessità di ripensare l’intera filiera delle responsabilità e di offrire proposte in linea con il cambio degli stili di vita. “La risposta va trovata negli scenari aperti dalla telematica assicurativa e nella possibilità di costruire vere e proprie polizze comportamentali” dice Paola Carrea direttore  generale di Alfa Evolution società del Gruppo Unipol costituita per garantire alla compagnia il meglio della tecnologia e dei servizi telematici att ualmente in via di sperimentazione nel mondo. Secondo Carrea “l’emergere di una mobilità sempre più connessa, condivisa e a guida autonoma vedrà cambiare anche i principali paradigmi assicurativi che evolveranno sempre più dall’attuale Pay as you drive ovvero con tariffe commisurate all’uso dell’auto, ad un più preciso Pay how you drive, ovvero tariffe ritagliate sullo stile di guida”. Polizze con un premio che terrà conto del dove e come l’auto viene usata, ma anche di specifiche condizioni esterne come lo stato delle strade, le condizioni del traffico e del meteo e magari un fiorno anche l’uso del cellulare. vita1

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Noto, una “Madonnina della munnizza” nell’oasi verde ridotta a discarica


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– Un murales denuncia lo scempio ambientale a cava Carosello, nei pressi dell’antica città distrutta dal terremoto del 1693.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/03/20/news/noto_una_madonnina_della_munizza_nell_oasi_verde_ridotta_a_discarica-160978500//?ref=fbpr

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Locri, scritte contro la legalità e Don Ciotti


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All’indomani della visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la Giornata in memoria delle vittime delle mafie, a Locri sono comparse scritte contro la legalità del tipo: “Don Luigi Ciotti sbirro, più lavoro meno sbirri”. Il Comune le ha fatte cancellare e ha diffuso un manifesto di risposta che recita “Orgogliosamente sbirri per il cambiamento”, firmato “Città di Locri”

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/03/20/foto/locri_ndrangheta_scritte-160987431/1/#1

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Il tribunale speciale del Duce.


Video“Rammento le notti passate a Regina Coeli in attesa del processo. Tutte le sere prima di addormentarmi dicevo tra me: quando il presidente avrà terminato di leggere la sentenza e avrà pronunciato la condanna io devo gridare Viva il socialismo e abbasso il fascismo.”

Novant’anni fa, il 1° febbraio 1927, s’insediava a Roma, nell’Aula IV del Palazzo di Giustizia, il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, un organo composto da magistrati e giudici in camicia nera reclutati tra gli squadristi. Mussolini, dopo il discorso del 3 gennaio 1925 e l’introduzione delle «leggi fascistissime» – che avevano soppresso la libertà di stampa, di associazione e il diritto allo sciopero –, mostrava il suo vero volto, quello di un dittatore disposto ormai a tutto. Per i nemici del regime, ma anche per i semplici cittadini che osavano criticarlo, non c’era più spazio per il dissenso. Anzi, non c’era più spazio per la libertà. Agli imputati, condotti di fronte alla corte e rinchiusi in un gabbione, non rimaneva che attendere il verdetto: d’altra parte, come potevano difendersi se l’istruttoria era segreta? Fino al luglio 1943 la magistratura, sottoposta agli ordini del duce, processerà migliaia di oppositori politici (tra loro, Antonio Gramsci, Umberto Terracini, Altiero Spinelli, Sandro Pertini, solo per citarne alcuni) e persone comuni, accusate di spionaggio, contrabbando valutario, mercato nero… Le condanne a morte, mediante fucilazione alla schiena, saranno un’ottantina. Eppure, la storia del Tribunale speciale dello Stato è rimasta sostanzialmente sconosciuta. Poco studiata. Persino l’imponente biografia mussoliniana di Renzo De Felice, punto di riferimento irrinunciabile per chiunque si occupi del Ventennio, gli dedica meno di due pagine. I carteggi di questo tribunale sono da poco aperti agli studiosi così si è potuto ricostruire, riempiere questo «vuoto»,con documentazioni di attività e funzioni del Tribunale, svelare l’intreccio tra persecutori e perseguitati, raccontare i segreti, assai poco commendevoli, della magistratura di regime: gli scandali su cui fu imposto il silenzio, le ruberie dei giudici, la corruzione degli avvocati, le sentenze palesemente truccate, la terribile situazione in cui vennero a trovarsi le donne, vittime di una giustizia ferocemente maschilista (il solo essere figlia, sorella o moglie di un sovversivo comportava l’arresto, senza riscontri oggettivi di reato).Altri aspetti, non meno inquietanti, dell’intera vicenda, come il potenziamento del Tribunale speciale durante la seconda guerra mondiale e, soprattutto, il colpo di spugna che dopo il 1945 «perdonerà» quasi tutti i responsabili. In nome della continuità dello Stato, si doveva archiviare (e dimenticare) un passato troppo scomodo.

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Biodiversità da difendere.


cazzzLa diversità biologica, meglio conosciuta come biodiversità, è sinonimo di ricchezza, di varietà, della coesistenza di svariate forme di vita, non etichettate come migliori o peggiori, normali o anormali, belle o brutte, ma tutte utili e selezionate nel corso dei millenni.
La prima definizione di biodiversità fu coniata durante la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e sullo sviluppo, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992: ”Per diversità biologica si intende la variabilità degli organismi viventi, degli ecosistemi terrestri, acquatici e i complessi ecologici che essi costituiscono; la diversità biologica comprende la diversità intraspecifica, interspecifica e degli ecosistemi”.
Questa ricchezza è il frutto dei lenti processi evolutivi che, sotto la spinta della selezione naturale, agiscono sulle caratteristiche genetiche e morfologiche delle specie, permettendo così alle forme di vita di adattarsi al cambiamento delle condizioni ambientali.
La biodiversità è fondamentale non solo per noi, ma anche per i nostri discendenti e per tutti gli esseri viventi della Terra, è il pilastro della salute del nostro pianeta. Dalla varietà di forme di vita animali e vegetali, infatti, dipendono sia la qualità dell’esistenza umana sia la nostra stessa possibilità di sopravvivenza. Se la varietà della vita è più ampia, infatti, ogni ecosistema reagisce meglio agli stimoli negativi, siano essi rappresentati dai cambiamenti climatici, dai dissesti idrogeologici, dall’introduzione di Organismi Geneticamente Modificati o dall’invasione di specie aliene.
Ma quali sonole cause che determinano la perdita di biodiversità? Inquinamento, specie aliene, perdita e la frammentazione degli habitat e cambiamenti climatici sono tra le cause principali, in quanto non solo possono alterare in modo irreversibile i delicati equilibri del nostro ecosistema, ma possono anche amplificare gli effetti di questo processo. Tutelare la biodiversità vuol dire anche contrastare il cambiamento climatico, una delle più grandi sfide del 21° secolo.

https://www.legambiente.it/temi/natura/biodiversit%C3%A0

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Addio a Derek Walcott


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Premio Nobel per la letteratura, era considerato il più grande poeta caraibico.
Il mare è stata una delle fonti fondamentali della sua poesia. Walcott volle provare a spiegare che quello caraibico è un paesaggio marino di fortificante bellezza, in cui non ci sono rovine e echi di distruzione come nell’Europa devastata dalle guerre; e il poeta anzichè i disastri della storia, si trova davanti il rinnovarsi quotidiano di una natura solare e benigna. Inglese, pur essendo la lingua del dominio coloniale, era la lingua della sua infanzia e della sua poesia. Alla base del suo mondo individua una divisione profonda, fisica, psicologica, geografica e razziale. Sentiva la necessità di superare tale divisione in nome dell’unicità dell’uomo e grazie alla poesia che tale unicità sa cogliere.

La poesia che segue,è tratta dalla raccolta Mappa del mondo nuovo

CONCLUDENDO

Vivo sull’acqua,
solo. Senza moglie né figli.
Ho circumnavigato ogni possibilità
per arrivare a questo:

una piccola casa su acqua grigia,
con le finestre sempre spalancate
al mare stantio. Certe cose non le scegliamo noi,

ma siamo quello che abbiamo fatto.
Soffriamo, gli anni passano, lasciamo
tante cose per via, fuorché il bisogno

di fardelli. L’amore è una pietra
che si è posata sul fondo del mare
sotto acqua grigia. Ora, non chiedo nulla

alla poesia, se non vero sentire:
non pietà, non fama, non sollievo. Tacita sposa,
noi possiamo sederci a guardare acqua grigia,

e in una vita che trabocca
di mediocrità e rifiuti
vivere come rocce.

Scorderò di sentire,
scorderò il mio dono. E’ più grande e duro,
questo, di ciò che là passa per vita.

http://www.lastampa.it/2017/03/18/cultura/addio-a-derek-walcott-nella-sua-poesia-risuona-il-rumore-del-mare-atd0I7sGmgDvuwpUARBLlN/premium.html

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“Cuore di tenebra” all’italiana


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Una storia, quella di Gioacchino Corvo, che ricorda “Cuore di tenebra”, solo che è realmente accaduta. Il capitano che era accusato di fare il bello e il cattivo tempo in Etiopia nel periodo del colonialismo italiano. Gesta poi dolosamente insabbiate.Una pagina oscura di quegli anni. La rimozione dei propri crimini è una specialità in cui l’Italia supera qualsiasi altra potenza europea-

http://www.corriere.it/cultura/17_marzo_04/romanzo-storico-sellerio-africa-etiopia-italia-colonialismo-fantasmi-dell-impero-marco-consentino-domenico-dodaro-luigi-panella-dc37878e-010a-11e7-b3e3-afa0190eaef5.shtml

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Si moriva a 33 anni.


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La vita di un paese nei bollettini dell’800 del medico condotto. Un pugno di pagine preziose, un trattato scientifico nascosto nell’archivio di un piccolo Comune, capace però di raccontare uno spaccato di Pianura Padana che non c’è più: malattie della miseria, la vita povera nelle campagne del Novarese, la nascita delle prime cooperative, la storia di un paese ricostruita dagli appunti di un medico condotto nel 1876.

http://www.lastampa.it/2017/03/17/societa/la-storia-di-un-paese-nei-bollettini-dell-del-medico-condotto-bdflrPLnsFyRKy9Un22i5J/premium.html

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Eliminati i voucher resta il precariato


voucher-lavoroVoucher abrogati per fermare il referendum.
Alla fine hanno scelto la soluzione più radicale. I buoni lavoro vengono aboliti, senza alcun tipo di eccezione. Nemmeno le famiglie li potranno più usare. Una scelta politica, l’esecutivo vuole infatti un’altra sconfitta bruciante dopo quella subita il 4 dicembre

http://www.metronews.it/17/03/15/eliminati-i-voucher-resta-il-precariato.html

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Il compromesso storico


COMPROMESSO-STORICO

Espressione con cui si indica la strategia politica elaborata e sostenuta, tra il 1973 e il 1979, dal Partito comunista italiano, in seguito alla riflessione compiuta dal segretario E. Berlinguer sull’esperienza cilena del governo di Unidad Popular di S. Allende. Tale strategia si fondava sulla necessità della collaborazione e dell’accordo fra le forze popolari di ispirazione comunista e socialista con quelle di ispirazione cattolico-democratica, al fine di dar vita a uno schieramento politico capace di realizzare un programma di profondo risanamento e rinnovamento della società e dello Stato italiani, sulla base di un consenso di massa tanto ampio da poter resistere ai contraccolpi delle forze più conservatrici. Essa trovò parziali applicazioni prima nell’astensione del PCI sul governo Andreotti nel 1976-77, quindi nell’esperienza dei governi di solidarietà nazionale (1978-79), ma l’omicidio di A. Moro, principale interlocutore del progetto di Berlinguer, avvenuto proprio all’inizio di tale esperienza (9 mag. 1978), contribuì fortemente al suo fallimento.

http://www.treccani.it/enciclopedia/compromesso-storico_(Dizionario-di-Storia)/

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Strage di Via Fani.


morooo

16 marzo 1978 – Alle 9:02, in via Fani, un commando delle brigate rosse rapisce il presidente della Dc, Aldo Moro e uccide i cinque componenti della scorta.
Il 9 maggio le Brigate Rosse sparano ad Aldo Moro ed abbandonano il suo corpo
senza vita nel baule di una Renault 4 di color rosso che parcheggiano nella via Caetani
a Roma. Dopo 55 giorni di prigionia, 9 comunicati brigatisti, varie lettere redatte
dal detenuto, appelli di personalità di ogni genere, si conclude una delle vicende più
terribili della Repubblica italiana. La politica da quel momento in poi prenderà un
corso totalmente distinto, il compromesso storico smetterà di esistere e DC e PCI
riprenderanno il loro abituale contraddittorio.

http://www.meteoweb.eu/2017/03/accadde-oggi-16-marzo-1978-avviene-rapimento-aldo-moro-roma/871439/

 

 

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Senza la ricerca non c’è futuro.


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Una Repubblica fondata sul buon cuore.
Per la ricerca sul cancro, l’attività di raccolta di fondi di iniziativa privata, ha fatto molto più del ministero della salute che spende fondi in campagne discutibili.
L’Italia resta una Repubblica fondata sul buon cuore, sull’aiuto che le persone vicendevolmente decidono di darsi. L’Italia è una Repubblica fondata sul finanziamento privato ad ambiti di pubblico interesse. Uno di questi ambiti è la ricerca sul cancro. Se non esistessero queste iniziative, in Italia, il pubblico avrebbe ben poco da offrire.  Nel nostro Paese i fondi destinati alla ricerca sono circa la metà di quelli che vengono stanziati in Francia, un quarto di quelli stanziati in Germania e un sesto rispetto al Giappone e nonostante questo ci sono ricercatori che hanno competenze incredibili.  I progressi che negli ultimi anni ha fatto la ricerca sul cancro in Italia li deve all’attività di raccolta di fondi di iniziativa privata.
A fronte di tutto questo, anche un solo centesimo di euro speso per quelle ignobili campagne sul Fertility day sono ancora più intollerabili. Dove non si trovano i fondi per la ricerca scientifica, corre l’obbligo di gestire in maniere oculata anche una banconota da cento euro.

http://espresso.repubblica.it/opinioni/l-antitaliano/2017/03/08/news/una-repubblica-fondata-sul-privato-

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10 album del 1967 che hanno fatto la storia del rock


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A detta di molti è il più importante album della storia della musica rock moderna, di estrema difficoltà produttiva e intricatezza compositiva. Dopo Sgt. Pepper, la musica popolare non fu più la stessa. Psichedelia, folk, jazz, vaudeville eccetera, le influenze della musica precedente sono innumerevoli, aiutate anche dalla conoscenza enciclopedica del produttore, George Martin. Ogni pezzo utilizza “trucchi” e approcci nella produzione che avrebbero scavato un solco enorme tra i Beatles e il resto del mondo musicale. Alcuni pezzi (Lucy in the sky with diamondsA day in the life, Within You Without You) sono canzoni fondamentali e ancora adesso imitate e studiate.
ARE YOU EXPERIENCED – THE JIMI HENDRIX EXPERIENCE
Il primo album di un chitarrista definito quasi unanimemente il più fondamentale nella musica rock. Il disco è considerato uno dei debutti più importanti nella musica, fin dalle prime note di Foxy lady. Tutto si regge sulle uscite distorte e “noise” della chitarra di Hendrix, che influenzò e sconvolse decine di chitarristi dopo di lui senza che nessuno riuscisse a imitarlo. Una pietra miliare nell’uso della chitarra elettrica, che aprì strade sconosciute alla psichedelia e all’hard rock.

http://www.focus.it/cultura/arte/50-anni-fa-un-anno-fondamentale-nel-rock-il-1967

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La lettera di Einstein al figlio: “Il segreto dello studio è divertirsi”


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Nel 1915 Albert Einstein aveva appena portato a compimento otto anni di studi intensi ed estenuanti enunciando in due pagine che sarebbero passate alla storia la sua Teoria della Relatività Generale.

A quell’epoca Einstein aveva 36 anni e viveva a Berlino con la cugina Elsa, che più tardi sarebbe diventata la sua seconda moglie. Einstein aveva già due figli, Hans Albert ed Eduard (detto “Tete”), che vivevano a Zurigo con la sua prima moglie Mileva.

Questa è la lettera che Einstein inviò in quei giorni all’11enne Hans Albert. Si tratta di un documento preziosissimo poiché contiene i consigli che una delle più grandi menti della storia umana dà a suo figlio sullo studio e l’apprendimento.

http://www.3nz.it/6181/lettera-einstein-figlio-studio/?ref=fbpr

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Bullismo a Vigevano.


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Le forze dell’ordine l’hanno definita “La baby gang della stazione. ” Bulli quindicenni che violentavano e picchiavano i coetanei.
Il bullismo nuoce alla società in modo devastante. Impedisce lo sviluppo sociale ed economico, alimenta l’aggressività e la criminalità. Un Paese moderno non può e non deve tollerare tutto questo.

http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2017/03/14/news/violentavano-e-picchiavano-un-coetaneo-arrestati-quattro-ragazzi-di-15-e-16-anni-1.15028830

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Il successo del taccuino in un mondo digitale


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Ci sono prodotti come il taccuino, dischi di vinile, riviste cartacee capaci di farci fare esperienze estetiche emotive e sensoriali che uno schermo non potrà mai offrirci. Siamo esseri umani e per noi non conta solo l’aspetto produttivo. Il virtuale non ha soppiantato in tutto l’oggetto fisico che ha la sua ragione di essere. Nessun antagonismo, due dimensioni che possono convivere.

http://www.lastampa.it/2017/03/13/societa/vi-spiego-il-successo-di-un-taccuino-di-carta-in-un-mondo-digitale-0kcvXZM9dB4qjT79iP51pL/pagina.html

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La foto della statua di Ramses II trovata nel fango


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Un gruppo di archeologi egiziani e tedeschi ha recuperato, dalle acque fangose della periferia del Cairo, i resti di una gigantesca statua, un colosso, che potrebbe raffigurare Ramses II, un faraone che regnò sull’Egitto 3.000 anni fa .Oggi la statua è stata finalmente recuperata e trasportata in una zona museale.
La statua è stata trovata il 9 marzo in una fossa vicina a uno scavo archeologico nella località di al Matariyya: anticamente in questa zona sorgeva la città di Eliopoli, che fu abbandonata all’epoca del dominio romano sull’Egitto e saccheggiata nel corso dei secoli anche per costruire gli edifici medievali del Cairo.
Lo scavo in cui la statua è stata trovata è stato iniziato nel 2012 da una squadra di archeologi tedeschi diretti dal professore dell’Università di Lipsia Dietrich Raue. Il 13 marzo il torso della statua è stato recuperato in presenza di al Anani e dell’ambasciatore tedesco in Egitto, Julius Georg Luy.|

http://www.focus.it/cultura/storia/la-foto-della-statua-di-ramses-ii-trovata-nel-fango

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L’importanza di una buona formazione scolastica.


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«La preparazione punta ormai su quel tipo di
cose che una macchina ben programmata riesce
a fare meglio di un essere umano, e lo scopo
principale dell’istruzione, il raggiungimento
di una vita ricca di significato, appare inutile
e messo da parte»
John Dewey

«Nei nostri paesi occidentali, buttare via greco
e latino dalle scuole (ben studiati, si intende)
è un delitto contro la formazione di cittadini
critici, creativi e democratici»
Tullio De Mauro

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Ferrari, i 70 anni della signora in rosso. La scommessa vincente di Enzo il Matto


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http://www.repubblica.it/motori/sezioni/classic-cars/2017/03/12/news/al_via_le_celebrazioni_per_l_anniversario_di_ferrari_70_anni_fa_la_125_s_varcava_i_cancelli_di_maranello-160289625/

Maranello, 12 marzo 2017 – «DITE ai bambini di tenersi lontani dalla strada, sta per passare il matto…». Era il 12 marzo del 1947 e ‘il matto’, cioè Enzo Ferrari, si stava avventurando sulla via polverosa che collegava Maranello con Formigine, campagna modenese del periodo post bellico. I contadini della zona non avevano dubbi: quel signore, diventato ricco prima della guerra grazie alla Scuderia che schierava in corsa le Alfa Romeo di Nuvolari e Varzi, ecco, quel signore chiaramente si era bevuto il cervello, perché stava dissipando una fortuna per costruire una automobile degna di portare il nome suo.
Settanta anni fa, così è nata la Ferrari, mito italiano del Novecento e brand vincente anche nel nuovo millennio, con tanto di felice quotazione in Borsa a Wall Street e in Piazza Affari. Settanta anni fa, in un contesto di miseria generalizzata, ci voleva un coraggio sconfinante nell’incoscienza per immaginare che una vettura potesse diventare opera d’arte, oggetto di lusso, status symbol. E quella audacia Enzo il Matto se la sentiva addosso, mentre spingeva il motore dodici cilindri della…primogenita, la 125 S.

UN GIOIELLO cesellato con pazienza da orafo, sviluppando un progetto silenziosamente coltivato mentre sull’Emilia cadevano le bombe. In effetti Ferrari sarebbe stato pronto per la grande impresa già nel 1942, ma al rumore dei motori si era sovrapposto il fragore dei cannoni e la fabbrica gliela avevano militarizzata. Aveva saputo aspettare. Era sopravvissuto alle insidie del tremendo conflitto civile: gli davano del fascista, ma in fabbrica dava riparo ad una cellula partigiana. I comunisti veri conoscevano la storia e lo avevano salvato dalle smanie di vendetta degli ultras: magari era matto davvero, Ferrari. Eppure, aveva in testa un’idea che avrebbe cambiato la faccia, l’immagine, il sentimento di un popolo.
Quel 12 marzo del 1947, il Drake concluse il test e fu subito attorniato dai collaboratori più fedeli. Luigi Bazzi e gli altri fremevano: gli era piaciuta, la macchina? O qualcosa ancora non funzionava? Narra la leggenda che una lacrima scese da un occhio del costruttore: colpa della polvere di strada, ci tenne a precisare. Mai mostrare le emozioni al prossimo. questa era la regola.

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Spendiamo 3 miliardi per farmaci salvavita che la mutua non passa


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Sono Farmaci di fascia C con ricetta per i quali gli italiani spendono 3 miliardi l’anno.Molti cittadini non riescono a pagarli di tasca loro, eppure
La Costituzione riconosce la salute come diritto fondamentale.
L’ Italia ha 18.200 farmacie con 70mila addetti. I farmaci di fascia C, sia quelli con obbligo di ricetta sia quelli senza, sono interamente pagati dai cittadini, ma i medicinali sono tutti necessari se utili a una terapia. Un farmaco è di fascia C per diverse ragioni. Una è il mancato accordo tra produttore e l’Aifa sul prezzo da dare al medicinale per ammetterlo alla rimborsabilità da parte del Ssn e quindi inserirlo nel prontuario in fascia A (cioè totalmente gratuito o con ticket). Altra possibilità è che l’Aifa giudichi negativo il rapporto tra prezzo e beneficio e quindi escluda il farmaco dalla rimborsabilità, cancellandolo dal prontuario e ritenendo di fatto che la terapia possa essere effettuata in altro modo. E ci sono medicinali introvabili nelle farmacie nonostante i malati li paghino di tasca propria.

http://www.lastampa.it/2017/03/12/italia/cronache/spendiamo-miliardi-per-farmaci-salvavita-che-la-mutua-non-passa-VpJXZKjKh9hRdg2DafnHNM/pagina.html

 

 

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L’intelligenza artificiale contro il terrorismo


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È possibile prevedere un crimine? In un certo senso, sì: è quello che fanno le agenzie di sicurezza di tutto il mondo con l’aiuto di intelligenze artificiali sempre più sofisticate. Che però possono sbagliare.

Lo scenario non è da fantascienza: tutto ciò che facciamo online, ogni sito che visitiamo, ogni prodotto che acquistiamo, ogni like che lasciamo, si trasformano in una traccia elettronica che viene registrata, conservata e studiata per finalità commerciali dagli operatori della rete.

In questo modo chi si occupa di veicolare la pubblicità online è in grado di sapere che cosa ci piace, dove abitiamo, qual è la nostra fascia di età, se pratichiamo sport e via dicendo, e mostrarci così il banner perfetto o la promozione alla quale non potremo dire di no.

Mettiamo da parte l’aspetto etico della privacy: perché tutta questa tecnologia non viene utilizzata per analizzare i comportamenti criminali e, possibilmente, fermarli?

http://www.focus.it/tecnologia/digital-life/lintelligenza-artificiale-contro-il-terrorismo

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La patata è adatta a crescere su Marte


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Sì, Matt Damon, protagonista del film “The Martian” (Ridley Scott, 2015), aveva visto giusto piantando patate nel suolo marziano per sopravvivere sul Pianeta Rosso – come conferma il Centro Internazionale della Patata (CIP) a conclusione di una serie di test per scoprire se tali tuberi potranno un giorno crescere nelle condizioni atmosferiche marziane, e in definitiva per dimostrare che le patate possono crescere sul nostro pianeta anche in condizioni climatiche estreme.

http://www.focus.it/scienza/scienze/la-patata-e-adatta-a-crescere-su-marte

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La Costituzione delle donne


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LE 21 DELL’ASSEMBLEA DEL ’46.
Quanti sono in grado di ricordare, se non tutti i ventuno nomi delle nostre Costituenti, almeno dieci di loro? La risposta è scontata, persino tra gli addetti ai lavori. Volendo poi spingersi oltre i nomi, e soffermarsi sulle azioni legislative, le battaglie e i dibattiti parlamentari che pure hanno cambiato il corso della nostra storia, o hanno contribuito a farlo, le probabilità calano ancora. Per questo è meritoria ab origine la decisione di Grazia Gotti di dedicarsi a una ricerca sulle donne che furono elette all’Assemblea Costituente nel 1946.

Il libro, suddiviso per aree geografiche di provenienza delle “deputatesse” – come allora venivano chiamate le nove comuniste, nove democristiane, due socialiste, una del Fronte dell’Uomo Qualunque – offre una ricostruzione agile delle biografie di queste protagoniste e del loro tempo che non era precisamente propizio per le donne, salvo che non fossero stra-ordinariamente capaci, volitive, lungimiranti. Tratti che accomunano tutte loro, diversamente dal censo, dalla formazione, dal modo di vivere.

La fiorentina Bianca Bianchi, per esempio, era una socialista di origini umili: il padre fabbro morì quand’era bambina, lei era cresciuta con il nonno contadino e antifascista, poi si era laureata in Storia e aveva fatto la Resistenza. Alle elezioni prenderà il doppio dei voti del capolista Sandro Pertini, per poi occuparsi soprattutto di scuola e di un progetto di legge sui “figli di nessuno”, gli NN come erano segnalati i bambini illegittimi sui documenti. Politicamente chiude la sua parabola a Firenze da vicesindaco: in molte si dedicano all’amministrazione dei propri paesi e città, a fine carriera.

Anche Maria Maddalena Rossi sarà la prima cittadina di Portovenere, nel 1970 (era originaria di Codevilla, in provincia di Pavia). Nel ’46 si batte con forza per due cause disperate, vista la sensibilità dell’epoca: l’ingresso delle donne in magistratura e il riconoscimento giuridico della violenza sessuale. Bisogna aspettare molto tempo per vedere accolti i principi per cui questa “deputatessa” comunista – una chimica sposata con un collega – lotta trovando un muro invalicabile (incluso quello del futuro presidente della Repubblica Giovanni Leone che si esprime contro l’emendamento “pro donne in magistratura” proposto da Rossi e Teresa Mattei, la più giovane delle costituenti, un’altra fiorentina). Ma a volte anche le sconfitte servono ad accelerare processi che altrimenti sarebbero stati ancora più lenti.

È accaduto anche l’inverso: e cioè di una mancata ministra che sarebbe potuta diventare tale nel 1959, ben prima dunque di Tina Anselmi nominata solo nel ’76 (alla quale proprio l’8 marzo sarà intitolata una sala del Ministero della Salute, per iniziativa di Beatrice Lorenzin), ma che invece rinuncia per restare in Trentino e continuare l’attività nel partito e nel micromondo che aveva costruito. Elsa Conci (Elisabetta all’anagrafe), democristiana, liceo a Innsbruck e studi al Conservatorio, fonda una comunità per bambini bisognosi e non vuole abbandonarla. Non è, dunque, una politica d’assalto come per certi versi sembra essere la determinata e metodica collega di partito, l’abruzzese Maria Agamben Federici, coinvolta nella Commissione dei 75 che scrive la Costituzione, sei anni al vertice del Cif (Centro italiano femminile). Già nel ’49, per quantificare il valore economico del lavoro domestico delle donne, faceva compilare dei questionari da far invidia a qualunque società di ricerca di oggi.

Tre torinesi nella rosa dell’Assemblea, tutte e tre comuniste, sono la conferma che Torino è una città speciale dal punto di vista culturale e politico-sociale, osserva Gotti. Teresa Noce ci regala la legge sulla maternità più avanzata d’Europa mentre il destino di Rita Montagnana è legato alla crudeltà di essere “solo” la moglie di Palmiro Togliatti: la sua uscita di scena sarà malinconica, con la preoccupazione costante per la malattia del figlio Aldo. Angiola Minella, di buona famiglia (liceo classico d’Azeglio e laurea in Lettere), è dedita ai bambini: propone una legge per la vaccinazione antipolio e più avanti lavorerà nella commissione igiene e sanità.

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2017-03-05/la-costituzione-donne-162559.shtml?uuid=AE4ThJe

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I Neanderthal si curavano con aspirina e antibiotici naturali


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Si fa presto a dire paleodieta. Prendiamo il caso dei Neanderthal che vivevano 36mila anni fa nelle steppe del Belgio nutrendosi di rinoceronti lanosi o mufloni. Sul fronte opposto, in Spagna, 48mila anni fa, sempre i Neanderthal seguivano una dieta vegana tipica di un ecosistema di foreste, con funghi, pinoli e tracce di muschi. Per fortuna, dopo i pasti, questi ominidi non erano abituati a lavarsi i denti. Nel loro tartaro si sono così accumulati resti di cibo e microbi, il cui Dna i ricercatori di oggi sono riusciti ad analizzare.
La ricerca, pubblicata da Nature, è ricca di sorprese. Questa specie considerata un tempo rozza e primitiva era anche in grado di usare medicine. Nel tartaro di un adolescente ritrovato in Spagna sono state trovate tracce di quella corteccia di pioppo dalla quale si estrae l’acido acetilsalicilico (l’aspirina) e del fungo penicillio che produce l’antibiotico penicillina. Nonostante fosse giovane e vegetariano, questo ragazzo aveva un brutto ascesso a un dente e un’infezione intestinale. Nel 2012, sempre fra i denti di alcuni individui ritrovati nella grotta di El Sidron in Spagna (la stessa dello studio di oggi), erano spuntate tracce di camomilla e achillea, piante dal sapore amaro che probabilmente venivano mangiate per le loro proprietà. Un anno più tardi si scoprì che per evitare i dolorosi ascessi i nostri cugini usavano anche gli stuzzicandenti.
I Neanderthal avevano un comportamento simile al nostro, erano competenti, intelligenti e amichevoli. Erano molto abili con il fuoco e avevano forse un linguaggio primitivo. Sapevano adattarsi molto bene ad ambienti diversi. Vissero fra 350 e 35mila anni fa, estinguendosi senza una causa apparente. La nostra specie apparve in Africa 200mila anni fa e incrocò sul suo cammino questi antichi cugini, ereditandone alcuni geni. Il rapporto fra Neanderthal e Sapiens è misterioso e intrigante come un romanzo rosa. L’ultimo capitolo, parte da un indizio microscopico: un batterio che viveva nella bocca degli individui appena analizzati, e che si ritrova oggi anche nella nostra saliva.

http://www.repubblica.it/scienze/2017/03/09/news/i_neanderthal_si_curavano_con_aspirina_e_antibiotici-160152721/?ref=RHPPRT-BS-I0-C4-P1-S1.4-T1

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«O Lavoro! Mio Lavoro!» Il nostro viaggio tremendo è «svanito»,


09 marzo - «O Lavoro! Mio Lavoro!» Il nostro viaggio tremendo è «svanito»,
La “malattia” che colpisce di più è la depressione, e in Italia si usano troppo farmaci per curarli.  I farmaci non risolvono il problema di  chi non trova lavoro. Chi governa deve finalmente prendere in mano il problema della mancanza di lavoro. La disoccupazione si cura dando più lavoro, non più farmaci.

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L’8 Marzo delle schiave dimenticate: storia di Adelina, ribellatasi al racket della prostituzione che ha fatto liberare decine di donne


Adelina è una bella ragazza albanese. Bella non solo nel senso “fisico”, ma totale: vivace nel dialogo, intensa, vera, sincera, intelligente. Schietta, di una schiettezza pulita e rara, la schiettezza di chi ha sofferto. Parla con me, in un italiano a volte incerto nella forma ma sicuramente molto preciso nei contenuti: praticamente l’esatto contrario di come parla la maggioranza dei miei connazionali, tanto sensibili ai “refusi” quanto vacui nei concetti.

Mi racconta la sua storia. Adelina è una delle tante ragazze cadute nella rete degli schiavisti e costretta al marciapiede. Nel 2000 si ribella, e si rivolge alle Forze dell’Ordine. In base alle sue dichiarazioni partì l’operazione “Acheronte”, che portò all’arresto di 28 schiavisti, oltre a numerose denunce a piede libero, ed alla liberazione di decine di “sorelle” abusate come lei. Adelina è una donna coraggiosa: da allora collabora con la Polizia, a rischio della vita (si, Signori, perché sembra strano ma ancora, in certi ambienti, si rischia di andare nella pagina della cronaca perché ti hanno trovata in un cassonetto fatta a pezzi: non sarebbe la prima. Ma tanto, per la “morale occidentale”, una “puttana” può pure crepare, no? Chi se ne frega?) e, dicevo, a rischio della vita non si accontenta di essere libera, ma lotta contro questo schiavismo spacciato, da alcuni liberisti da operetta, per “liberismo e conquista di un diritto”.

Nei giorni passati Adelina ha fatto una provocazione, per sensibilizzare al problema: ha di nuovo messo gli abiti succinti e sfacciati che, una volta, le imponevano i suoi aguzzini, si è messa addosso una telecamera ed è andata a documentare cosa succede in quegli ambienti. I filmati sono stati postati giusto poche ore fa, e non mancheranno di suscitare clamore.

Bene, direte voi, una persona così dovrebbe essere insignita come minimo della Medaglia D’Oro al valor civile. Concordo. Fatto sta che invece, a diciassette dico DICIASSETTE anni di distanza dal suo primo atto liberatorio, Adelina non ha neppure la cittadinanza: né italiana, né albanese e neppure apolide, nel suo stato c’è scritto letteralmente “xxx”. Pare una battuta, purtroppo non lo è. Non è una battuta, è una vergogna. E’ il fallimento dello Stato di Diritto, perché uno Stato che non si occupa di una cosa simile è una fiasco alla luce del mondo.

ORA. Io chiedo al Presidente Mattarella, alle Istituzioni ed alla Politica di usare meno blasoni e meno mimose e di fare più azione, poiché Adelina rappresenta la situazione che, ieri dall’Albania e oggi con i barconi dei disperati, riguarda migliaia di donne, molte minorenni, trascinate in uno schiavismo bestiale in un ambiente settario e spietato, ambiente del quale, a quanto pare in Italia si occupa solo chi rivendica il “diritto” di andare a sfruttare queste ragazze per poi andare con la moglie sottobraccio per il Corso il giorno dopo e di chi ne fa una questione, come al solito, di stramaledette tasse, in nome delle quali si giustifica ogni cosa ingiustificabile moralmente, civilmente e soprattutto, se mi permettete, umanamente.

Cari Signori, il “diritto della Donna” non si difende con frasi di circostanza, oceani di mimose, bei discorsi, promesse, prediche, slogan e citazioni. Si difende partendo dal basso, dalle radici, da dove le situazioni sono più scomode e sudicie, senza aver paura di prendere il raffreddore per l’enorme puzza di letame che sprigionano certi ambienti e che non possiamo certo eliminare facendo finta che non ci siano, o spruzzandoci sopra il deodorante nauseabondo della “legalità” in nome solo delle tasse, poiché ci manca lo Stato Magnaccia e poi secondo me l’Italia, ora come ora, è al completo. Serve coraggio e impopolarità, magari, ma senso della giustizia e misericordia: una parola tanto dimenticata che oggi, a pronunciarla, si rischia di apparire ridicoli in questa società di belve.

Buon 8 Marzo a tutte le donne. E ribadisco tutte.

Paolo S.

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Un 8 marzo “di lotta” in tutto il mondo, cortei in oltre 40 Paesi.


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Grandi cortei e scioperi globali. È un 8 marzo all’insegna di manifestazioni contro discriminazioni, sfruttamento e violenza sulle donne. In tutto il mondo sono circa 50 Paesi ad aderire allo sciopero nella Giornata internazionale delle donne. Un modo per declinare il giorno dedicato alle donne,consuetudine che si è diffusa in quest’ultimo secolo: il che ci dice quanto è difficile compiere anche il passo più piccolo e quanta fatica costi cancellare via via i pregiudizi e gli steccati che cercano di tenere le donne lontane.

 

http://www.lastampa.it/2017/03/08/italia/cronache/scioperi-e-manifestazioni-per-la-festa-delle-donne-Drr2sVTNF2c6EoTQY6KsEK/pagina.html