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In Marocco c’è la biblioteca più antica del mondo: fondata e restaurata da due donne


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La biblioteca più antica del mondo si trova a Fez, in Marocco. A fondarla, insieme a tutto il resto dell’università di Al Qarawiyyin, fu Fatima Al-Fihry, una donna musulmana, nel lontano 859.

Il complesso universitario venne fondato inizialmente come una moschea, dopo che Fatima Al-Fihry ereditò le ricchezze del padre mercante. Intellettuale affascinata dalla conoscenza e dalla voglia di sapere, la donna supervisionò la costruzione degli edifici e si preoccupò di avere sempre i migliori letterati dell’epoca. L’università di Al Qarawiyyin si trova oggi in un’altra zona di Fez, ma la moschea e la biblioteca sono ancora al loro posto, dove le aveva volute Fatima.

A distanza di più di un millennio, è stata restaurata ed è un’altra donna a prendersi cura di queste splendide stanze. Le ha messe   in sicurezza e fatte tornare all’antico splendore. Aziza Chaouni, architetto per metà canadese e per metà marocchina (originaria proprio di Fez), ha curato la ristrutturazione della biblioteca .Nonostante i diversi lavori fatti nel corso del tempo, gli edifici non erano in grado di mantenere stabile l’umidità al proprio interno, elemento decisivo per una buona conservazione dei manoscritti più antichi. «Inoltre soffrivano di difetti strutturali, come uno scarso isolamento termico, impianti antiquati, cavi elettrici esposti un po’ dappertutto, mattonelle rotte e assi scricchiolanti» racconta Chaouni. La biblioteca, che prima dei lavori era aperta solo a studenti e ricercatori, avrà un’ala aperta al pubblico, che la potrà ammirare in tutto il suo splendore.

 

http://ischool.startupitalia.eu/world/56596-20160824-biblioteca-piu-antica-mondo-fez-marocco

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Le storie e i numeri della criminalità ambientale.


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Il cemento

Esiste un’Italia fondata sul mattone selvaggio. E’ quella dell’abusivismo edilizio, una piaga che secondo il Cresme (Centro di ricerche di mercato, servizi per chi opera nel mondo delle costruzioni e dell’edilizia), tra costruzioni ex novo e ampliamenti significativi, produce più di 20mila case ogni anno.  Una casa abusiva può costare anche la metà di una costruzione in regola, basti pensare che tutta la filiera ha un prezzo ridotto: i materiali acquistati in nero, la manodopera pagata in nero, zero spese alla voce sicurezza del cantiere.

È un fenomeno che devasta i luoghi più belli del Paese, manufatti che spesso rimangono allo stato incompiuto di scheletri, villette e alberghi che privatizzano interi pezzi di spiaggia, che sorgono in mezzo ai letti dei fiumi o in aree a rischio idrogeologico. E che si lega a doppio filo alle cave fuorilegge, alla movimentazione terra e al calcestruzzo e alle imprese dei clan. Perché il ciclo illegale del cemento non è solo il costruito dove non si può, ma è anche appalti truccati, opere dai costi esorbitanti per alimentare giri di mazzette, corruzione e speculazioni immobiliari con le carte truccate.

La distinzione tra l’operato delle famiglie mafiose tradizionali e quello dei sodalizi criminali tra grandi imprese e mala politica si è ormai fatta sempre più labile. Se non addirittura inesistente quando gli interessi si saldano e dal malaffare del cemento guadagnano tutti.

http://noecomafia.it/il-cemento/

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Stanley Greene, lo sguardo come impegno politico


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Il fotografo Stanley Greene è morto il 19 maggio scorso, all’età di 68 anni, non per le conseguenze di una pallottola in una delle numerose guerre che ha ritratto, ma per un’epatite contratta in uno dei suoi viaggi a rischio.

Si definiva “turista dei disastri” e si dispiaceva per la mancanza di cultura dei giovani colleghi.

Nel 1993, si ritrova da solo intrappolato nella Casa Bianca di Mosca all’epoca del fallito colpo di Stato. Percosso, malmenato, ma alfine vivo e con le preziose immagini impresse sulla pellicola (non ha mai ceduto al digitale, tantomeno al ritocco della postproduzione, lo considerava un tentativo di edulcorare la realtà: «Ci stiamo concentrando così tanto sulla tecnologia da dimenticarci ciò che rende umana la fotografia, il suo fine profondo, trasmettere emozioni»). Da allora non c’è stata guerra che non l’abbia visto partecipe, con una particolare predilezione per quella di Cecenia, i cui segni di sposalizio della causa portava con disinvoltura sul cappello come nelle coccarde delle sciarpe. Il militante che tornava finalmente ad essere aveva trovato una ragione per spendersi di nuovo: engagé, appunto. Bosnia, Ruanda, Libano, Iraq, Siria, Darfur, sono le tappe successive attraversate sempre con la sensazione, da parte del circo dei media, di avere davanti qualcuno di loro, sì, ma che li eccedeva per profondità, esperienza, visione. Il suo arrivo in zona di guerra coincideva con uno scatto di consapevolezza che solo le persone con una marcia in più riescono a trasmettere a chi sta loro attorno. In Iraq, nel conflitto più sporco combattuto dall’Occidente nei tempi recenti, commenterà: «Allah Akbar non è molto diverso da Dio ti benedica».

 

http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/06/21/news/stanley-greene-1.304342

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Rifiuti di plastica: 8 pratici consigli per ridurli


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L’accumulo dei rifiuti della plastica vanno a finire in discarica o nel mare, dove impiegano centinaia di anni per degradarsi e anzi, si riducono in frammenti ridottissimi che entrano a far parte delle catene alimentari, con i danni che questo comporta.

Neanche il riciclo riesce ad annullare (visti anche i costi in termini monetari e di energia) l’enorme impatto ambientale di questi polimeri derivanti dal petrolio. Ecco allora cosa possiamo fare:

  1. Non usare sacchetti in plastica per lo shopping – Le borse di plastica danno un contributo davvero importante all’inquinamento, soprattutto dei mari, basti pensare che sono un trilione i sacchetti che vengono utilizzati ogni anno in tutto il mondo. Riutilizzare lo stesso sacchetto più volte per fare la spesa può sicuramente aiutare, ma si può fare di più: esistono bags in tessuto o materiali naturali che possono essere riutilizzate praticamente all’infinito e che risultano anche più resistenti.
  2. Non comprare acqua in bottiglia – Ormai si è diffuso l’uso di acqua in bottiglia, ritenuta più pura perché di “sorgente”. Molti studi hanno evidenziato però come la qualità dell’acqua di casa, la maggior parte delle volte, non sia inferiore a quella dell’acqua di bottiglia.
  3. A lavoro portare il caffè con un thermos – Il caffè della macchinetta viene servito in bicchieri di plastica usa e getta e tra l’altro spesso non è di qualità così eccelsa. La soluzione ad entrambi i problemi potrebbe essere portare al lavoro del buon caffè fatto in casa tenuto in caldo in un thermos.
  4. Ridurre il packaging alimentare e sceglierlo in carta, cartone o tetrapack – Nell’era del consumismo ogni prodotto che troviamo al supermercato ha anche la sua versione “monodose”, adatta per piccoli usi o per le persone single, ma spesso organizzandoci meglio possiamo anche prendere confezioni più grandi (che ci fanno pure risparmiare) e ciò che non viene consumato subito si può ad esempio congelare. È possibile poi optare per confezioni in carta, cartone o tetrapack, che oggi in Italia viene riciclato con la carta. Il loro riciclo ha un impatto molto più ridotto rispetto a quello della plastica.
  5. Acquistare prodotti sfusi – Sia per il settore alimentare che per quello della cosmesi, come per l’igiene della casa, esistono ormai sempre più punti vendita che propongono il commercio di prodotti sfusi. La qualità è la stessa, i controlli garantiscono che si tratti di prodotto fresco e possiamo acquistarli riutilizzando sempre gli stessi contenitori. Per i prodotti alimentari spesso sono disponibili anche sacchetti di carta.
  6. Pannolini e assorbenti – La plastica viene usata anche per la realizzazione di pannolini per neonati, per anziani e per gli assorbenti per la donna. Qui il suo utilizzo è a senso unico perché per questi prodotti non è previsto il riciclo, vengono infatti smaltiti nell’indifferenziato, finendo inevitabilmente in discarica o all’inceneritore. Esistono però pannolini in tessuto che possono essere lavati dopo l’uso. Richiedono sicuramente uno sforzo in più, ma possono ridurre l’enorme impatto di questo tipo di rifiuti. Per quanto riguarda gli assorbenti femminili oggi ne esistono anche di compostabili, che una volta usati possono essere quindi gettati nell’umido. In alternativa anche questi esistono in versione lavabile, oppure è in commercio da qualche anno la cosiddetta “coppetta mestruale”. Viene inserita all’interno e raccoglie il flusso invece di assorbirlo. Può essere realizzata in silicone anallergico, silicone platinico o in elastomero termoplastico (TPE), può essere poi lavata e sterilizzata.
  7. Comprare giocattoli in legno – Un po’ la moda, un po’ una maggiore sensibilità ambientale, ha già riportato in auge il fascino dei vecchi giochi in legno. Dagli strumenti musicali alle costruzioni fino alla casa delle bambole, esistono sempre più negozi specializzati o linee di una certa marca che rilanciano il legno come materiale per i giochi dei più piccoli. Un modo per giocare in maniera sostenibile, recuperando anche un po’ il piacere dei giochi della tradizione.
  8. Eliminare l’usa e getta – Dai sacchetti per il freezer ai rasoi, l’usa e getta presenta sempre un’alternativa. Ad esempio per congelare è possibile munirsi di contenitori in vetro, che sono anche più sicuri  , mentre per l’epilazione, sia maschile che femminile, esistono rasoi in cui è possibile cambiare solo la parte della lama. Oggetti poi come le cannucce in plastica, che non sono essenziali, possono essere tranquillamente eliminate.

 

http://www.greenstyle.it/rifiuti-di-plastica-8-pratici-consigli-per-ridurli-139841.html

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Le storie e i numeri della criminalità ambientale


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I rifiuti.

Lo smaltimento illegale di rifiuti industriali è il più pericoloso campo d’attività delle ecomafie e uno tra i business illegali più redditizio.
Anziché essere trattati e gestiti secondo le norme, che ne assicurano lo smaltimento in regime di sicurezza ambientale e sanitaria, i rifiuti speciali vengono nascosti  e così avvelenano l’aria, contaminano le falde acquifere, inquinano i fiumi e le coltivazioni agricole, minacciano la salute dei cittadini, contaminando con metalli pesanti, diossine e altre sostanze cancerogene i prodotti alimentari.

In questo racket, insieme alle mafie, agiscono i manager delle aziende, faccendieri, amministratori locali e  tecnici senza scrupoli che insieme costituiscono una vera e propria associazione criminale, una Rifiuti Spa, che conta su pratiche collaudate di corruzione, frode ed evasione fiscale, attiva da nord a sud su tutto il territorio nazionale. I reati in questo campo possono avvenire in ogni fase del ciclo: produzione, trasporto e smaltimento. L’azienda può dichiarare il falso su quantità o tipologia di rifiuti da smaltire, la classica truffa del c.d. giro bolla che falsifica la classificazione del rifiuto nei documenti d’accompagnamento, per dirottare il carico o farlo sparire, oppure affidare l’operazione a imprese che lavorano sottocosto sapendo che utilizzeranno metodi illeciti.

Il nostro Paese è anche il crocevia di traffici internazionali di rifiuti pericolosi e materie radioattive provenienti da altri Paesi e destinati a raggiungere, ad esempio via mare a bordo delle c.d. Navi dei veleni, le coste dell’Africa e dei paesi asiatici.  Proprio sui traffici illegali verso la Somalia stava conducendo un’inchiesta la giornalista Rai Ilaria Alpi, uccisa a Mogadiscio con l’operatore Miran Hrovatin nel 1994.

http://noecomafia.it/i-rifiuti/

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Stefano Rodotà. – Giurista italiano (Cosenza 1933 – Roma 2017)


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Se i diritti fondamentali vengono cancellati dal denaro e la democrazia cede alla dittatura, presto nessuno sarà più libero.
STEFANO RODOTÀ

“C’è un impoverimento culturale che si fa sentire, la cattiva politica è figlia della cattiva cultura”, così Stefano Rodotà, morto oggi all’età di 84 anni, ammoniva già nel 2000. Una frase che sintetizza l’impegno di una vita di un protagonista della nostra vita pubblica che con passione inesausta ha sempre cercato di far valere un punto di vista laico nei grandi temi del nostro Paese. Difficile inquadrarlo con un’etichetta – giurista, politico, riserva della Repubblica – ma anche complicato incasellarlo dentro uno schieramento: è stato radicale, poi indipendente di sinistra, infine movimentista senza casacca. Comunque sempre a sinistra. E’ stato un intellettuale di valore, uno degli ultimi in questo Paese sempre più avaro di idee. Soprattutto, fino alla fine, è stato un uomo libero.

Rodotà in qualche modo è sempre stato moderno. A 80 anni si scopre star del web. Parla ai giovani. Nel 2013 i Cinquestelle lo candidano alla successione di Napolitano. Il tifo per lui “Ro-do-tà -Ro-do-tà”, risuona a Montecitorio, lo votano anche Sel e alcuni del Pd; poi Grillo, con un atto volgare dei suoi, lo definirà “un ottuagenario miracolato della rete”. Viene rieletto Napolitano. Sposato da più di mezzo secolo con Carla, collaboratrice di Repubblica, due figli, Carlo e Maria Laura, una delle firme del giornalismo italiano, ha quindi attraversato questo nostro tempo con una profonda curiosità e spirito civile. “Il mio narcisismo l’ho consumato in tutte le cose che ho fatto. Ora mi sento pacificato”, disse tempo fa ad Antonio Gnoli. La sua voce, mai accomodante, mancherà.

 

http://www.repubblica.it/politica/2017/06/23/news/e_morto_il_giurista_stefano_rodota_-168926894/

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Gli squali e l’equilibrio del mare.


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Gli squali, presenti sulla Terra con successo da circa 400 milioni di anni, rischiano attualmente di scomparire, eliminati dal loro più grande nemico: il predatore uomo.
Oggi sappiamo che gli squali mantengono l’equilibrio nell’ambiente marino eliminando gli individui più deboli, malati, lenti, dalle popolazioni delle loro prede.
Gli squali – come tutti i predatori – bloccano le epidemie mangiando gli animali malati; inoltre, mangiando i più deboli, lenti, facili da catturare, consentono ai più forti di vivere fino a riprodursi, migliorando le generazioni successive. Anche l’uomo dunque ne trae un beneficio indiretto poiché le prede, che sono fonte di cibo anche per lui, sono più forti e più sane; inoltre gli squali, catturando pesci che probabilmente i pescatori addirittura butterebbero via, non entrano neppure in competizione con essi.
Il prelievo di squali, il cui ruolo è indispensabile all’ambiente marino, non può essere irragionevole e illimitato. La pesca eccessiva della quale sono stati oggetto sinora minaccia seriamente la loro sopravvivenza, tanto che alcune specie sono dichiarate protette e altre lo saranno presto. Purtroppo molte persone, pur consce dell’importanza di tutelare i leoni o le tigri, non si preoccupano affatto per la diminuzione degli squali. Eppure gli squali, che sono predatori tanto quanto i grandi felini, hanno lo stesso ruolo, anche se in ambienti differenti. Se si è arrivati alla loro tutela cambiando la mentalità che dipingeva le “fiere” come tremendi mangia-uomini, ora si può e si deve fare lo stesso per gli squali.
Invece sinora solo nei paesi più ricchi ed evoluti esistono piani di tutela o limiti alla pesca degli squali, commerciale o sportiva. Negli ultimi decenni il numero di squali pescati è aumentato enormemente poiché cresce la richiesta, causata anche dalla riduzione delle popolazioni di pesci “più pregiati”. Un’altra irragionavole causa dell’eccesso di pesca agli squali è dovuta alla moda cinese della zuppa di pinne, che fa sì che circa l’80% degli squali sia ucciso e ributtato in mare dopo aver loro tagliato solo le pinne, il che significa che il 98% delle proteine utili viene sprecato. Danni molto gravi sono provocati anche dalle reti pelagiche derivanti (le stesse che intrappolano delfini, tartarughe, capodogli e altri animali), dai palangari per i tonni e i pesci spada, che accidentalmente catturano anche squali, e anche dai pescatori dilettanti con canna e lenza, che spesso, dopo aver ucciso lo squalo-trofeo, lo gettano via.

http://www.copernico.bo.it/sito_old/subwww/lavoro%20evoluzione/condroitti/pesca_e_conservazione.htm

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I migliori metodi per annaffiare le piante quando partite per le vacanze


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È sempre buona norma lasciare dei recipienti riempiti d’acqua vicino ai vasi cosicché l’acqua, evaporando, creerà un ambiente umido.

Inoltre se lasciate le vostre piante in casa ricordatevi di non lasciarle al buio, mentre se invece si trovano all’esterno spostatele in una posizione meno soleggiata possibile e mettetele tutte insieme per benino in modo che formino così un microclima umido.

Se si pensa di mancare per più di una settimana è possibile dar loro l’acqua di cui hanno bisogno usando una grande bottiglia (o un contenitore) una per ciascuna pianta ponendola vicino ognuna al proprio vaso ad un’altezza superiore a quella del vaso stesso: in pratica riempite la bottiglia d’acqua e ponetevi delle strisce di stoffa (da 3 a 10) già bagnate con un capo immerso nella bottiglia l’altro capo nella terra del vaso, per bene interrate per qualche centimetro, in questo modo l’acqua passerà dalla bottiglia alla terra con facilità.

Se le piante sono tante si può usare lo stesso metodo che funziona nello stesso modo, ma con forma diversa, ossia porta l’acqua dalla parte inferiore del vaso (come fosse acqua che arriva grazie ad un sottovaso). In pratica un piccolo telo steso su una superficie piatta con una parte immersa in una bacinella piena d’acqua che si trova ad un livello inferiore a quello di dove si trovano le piante, l’acqua quindi risalirà per capillarità nel terreno e così innaffierà le piante.

Un’altro metodo semplicissimo è quello di utilizzare una bottiglia da mezzo litro, basta praticate alcuni fori sul tappo di plastica e sulla base della bottiglia stessa per permettere all’acqua di fuoriuscire Ora basta riempire la bottiglia d’acqua chiusa con il tappo quindi basta piantarla con il collo nel terreno ed Il liquido verrà ceduto lentamente.

Un’altro metodo davvero utile è l’uso del temporizzatore con impianto goccia a goccia  certamente efficientissimo, ma non proprio senza spese, infine rimane il buon vecchio vicinato…andate dal vostro vicino e chiedete il favore di annaffiare le piante in vostra assenza, ma ricordatevi di ricambiare e di tornare con un piccolo dono per ricompensarlo del favore!

https://www.greenme.it/abitare/orto-e-giardino/8276-annaffiare-piante-vacanza#accept

 

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Questioni di Famiglie


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Mostra  organizzata a Bibbiena,  17 giugno – 3 settembre.family2family3family 4familyafamily5

Scatti di famiglia dal 1867 a oggi.”La Famiglia in Italia”  ha l’obiettivo di restituire un’immagine della famiglia contemporanea nel Belpaese. Il Progetto Nazionale è rivolto a tutti i fotografi proprio per favorire il carattere ricognitivo e coinvolgere migliaia di professionisti e amatori lungo tutta la Penisola in modo da garantire un risultato quanto più capillare possibile. “Questioni di Famiglie” anticipa la mostra del 2018 proponendo una selezione di ciò che è stato fatto in passato. Una selezione ricca che ripercorre l’evoluzione del nucleo familiare, delle dinamiche al suo interno, dei ruoli e dei costumi. E nei volti delle persone ritratte si può leggere anche la storia d’Italia: dalla sua nascita, passando attraverso due conflitti mondiali, il boom economico fino ad arrivare al nuovo millennio e ai giorni nostri. La famiglia vista dai giornali, la famiglia a tavola, la famiglia social.  La famiglia in posa e quella senza posa, le memorie familiari e gli album di famiglia, la famiglia nel cinema italiano e quella postbellica.

http://d.repubblica.it/lifestyle/2017/06/15/foto/fotografia_famiglia_mostra_bibbiena_centro_italiano_fotografia_d_autore-3569774/1/?ref=fbpr

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Avanza la resistenza all’ultimo degli antibiotici


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La colistina è nota dagli anni ’50, ma fino all’ultimo decennio è stata usata di rado sull’uomo, per i suoi effetti collaterali a danno dei reni. Tuttavia si è fatto un uso estensivo di questi antibiotici sugli animali destinati alla produzione di cibo. Tale super utilizzo ha provocato la diffusione di forme di resistenza alla sostanza tra i batteri.

Negli ultimi anni la colistina è risultata essenziale contro i CRE (batteri resistenti ai carbapenemi, un’altra classe di antibiotici usati in ambito ospedaliero), che uccidono il 50% di chi viene contagiato, e si trasmettono soprattutto negli ospedali.

Il fatto che siamo così preoccupati di poter perdere un antibiotico dagli effetti in parte tossici la dice lunga sulle nostre (poche) armi contro i superbatteri.

Tutto quello che resta da fare è limitare l’utilizzo di colistina negli allevamenti animali: molti paesi – Brasile e Cina, per esempio – ne hanno di recente bandito l’uso in agricoltura. Un provvedimento che suona quanto mai tardivo.

 

http://www.focus.it/scienza/salute/avanza-la-resistenza-allultimo-degli-antibiotici

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.Perché le zanzare pungono proprio te?


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Con l’estate arrivano eserciti di zanzare, che con ronzii e punture tormentano le nostre sere e notti. Fastidi che in effetti non sono limitati al periodo di gran caldo, ma che, in misura per fortuna minore, proseguono in autunno e nei mesi invernali.

Le zanzare sono attratte dal  gruppo sanguigno ( preferiscono il sangue del gruppo “0” più che quello del gruppo “B” e circa il doppio di quello del gruppo “A”), dall’anidride carbonica del nostro respiro, dalle sostanze che emettiamo col sudore, dai colori che indossiamo, dalla nostra stessa alimentazione. Molto importante è la componente genetica  che può rendere più o meno attraenti nei confronti delle zanzare.. I geni influiscono sul nostro metabolismo, sul fatto che sudiamo più o meno della media delle persone e così via. Secondo recenti studi, una persona su 10 risulta particolarmente attraente per le zanzare.

 

http://www.focus.it/scienza/salute/perche-le-zanzare-pungono-proprio-te

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L’affascinante storia del gelato


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Dalle origini ad oggi, ripercorriamo l’affascinante storia di un alimento digeribile e nutriente, vanto della migliore tradizione gastronomica italiana, tra momenti di splendore e lunghi periodi di totale oblio.

Tra gli anni ‘50 e 60 la vera produzione di gelato artigianale rischia di scomparire, con il successo clamoroso dell’ice-cream, il gelato industriale, ampiamente reclamizzato e distribuito.

Fortunatamente, l’opera di un Comitato di gelatieri, ha portato ad una vera e propria rinascita del settore: da poche migliaia, oggi le gelaterie artigianali in Italia sono circa venticinquemila, un primato che tutto il mondo ci riconosce.

Ora poi che, essendo venute in uso
le sorbettiere americane
a triplice movimento senza bisogno di spatola,
si può gelare con meno impazzamento di prima
e con maggiore sollecitudine,
sarebbe peccato il non ricorrere spesso
al voluttuoso piacere di questa bevanda.
Pellegrino Artusi
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http://guide.supereva.it/educazione_alimentare_/interventi/2004/07/170130.shtml

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Ingredienti miracolosi nei dimagranti? Il trucco non c’è


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Non esistono scorciatoie: per perdere peso funziona solo la buona volontà, una dieta sana e attività sportiva. Ma può capitare di cadere nella tentazione di credere ai benefici miracolosi di alcuni ingredienti utilizzati negli integratori proposti per dimagrire. Secondo la scienza di miracoloso, e di vero, c’è ben poco.

Dimagrire senza sforzo? Un miraggio

La scienza non lascia spazio ai dubbi: la pillola magica per dimagrire senza sforzo non esiste. L’efficacia di questi prodotti dipende esclusivamente dal loro abbinamento con una dieta ipocalorica e l’esercizio fisico. Per perdere peso in modo sicuro ed efficace le mosse sono solo due:

  • ridurre le entrate energetiche mangiando meno, preferendo cibi a basso contenuto calorico e che saziano maggiormente come ortaggi e frutta;
  • aumentare le uscite energetiche svolgendo una maggiore attività fisica, mantenendo uno stile di vita attivo (cercare di camminare invece di usare l’auto, usare le scale piuttosto che servirsi dell’ascensore).

 

https://www.altroconsumo.it/alimentazione/dimagrire/news/dimagranti

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Il fuso orario spagnolo: sbagliato dal Nazismo


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Il Paese ha longitudine uguale a quella del Regno Unito, ma da 75 anni segue l’ora dell’Europa Centrale, retaggio della dittatura di Francisco Franco. Un’eredità che sta creando problemi di sovralavoro e scarsa produttività.

(DIS)ALLINEATI. Il Paese si trova geograficamente sul meridiano di Greenwich, e fino al 1942 utilizzava la stessa ora della Gran Bretagna. Ma quell’anno, per volere del dittatore Francisco Franco, fu adottato il Central Europe Time (CET, lo stesso di Roma) come segno di solidarietà verso la Germania di Hitler, suo alleato. Alla fine della guerra, la Spagna non tornò all’orario precedente: semplicemente, i suoi abitanti si adeguarono, spostando i pasti un’ora più in là.

MOLTE ORE, POCA PRODUTTIVITÀ. Non altrettanto fu fatto con gli orari di lavoro però, che da allora occupano una parte sempre più importante della giornata. In ufficio si arriva comunque alle 9:00, ma pranzando alle 14:00 si interrompe la mattina con una lunga pausa, anche di mezz’ora. L’interruzione del pranzo e le lunghe pause nell’arco della giornata portano a lavorare fino alle 20:00, spostando inevitabilmente in avanti il tempo della cena e limitando le ore di sonno.

VECCHIE ABITUDINI. Per questo motivo, ciclicamente, esponenti del governo riprendono la proposta di tornare al GMT, l’orario di Greenwich, più in linea con i ritmi di luce (il Sole sorge e tramonta più o meno alla stessa ora della Gran Bretagna). Si potrebbe così terminare la giornata lavorativa per le 18:00 e stabilire un ritmo ufficio-tempo libero più sano.

 

http://www.focus.it/cultura/curiosita/il-fuso-orario-spagnolo-sbagliato-dal-nazismo

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Dopo il morbillo “vulnerabili per tre anni”


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È talvolta liquidato come una delle tante malattie dell’infanzia, ma il morbillo è molto più di un semplice sfogo esantematico. Questo virus lascia nel sistema immunitario dei bambini strascichi che durano fino a tre anni dalla fine della malattia, lasciandoli vulnerabili a una serie di infezioni anche più gravi.

Da tempo si sapeva che il morbillo colpisce il sistema immunitario del malato, uccidendo i linfociti T, cellule fondamentali per la risposta immunitaria che conservano memoria delle passate infezioni. Si pensava che questo effetto durasse un mese o due; ma recenti ricerche sulle scimmie hanno dimostrato che dopo quell’arco di tempo, l’unica memoria che viene recuperata è quella per il virus del morbillo.

LEGAME INQUIETANTE. L’organismo si “ricorda” quindi della recente infezione, ma è inerme contro altri virus ancora più pericolosi. Se questa “amnesia immunitaria” colpisse anche l’uomo, si dovrebbe notare una forte correlazione tra numero di casi di morbillo e numero di morti infantili per infezioni.

L’effetto “colpo di spugna” sul sistema immunitario coinvolgerebbe anche gli anticorpi derivanti da precedenti vaccinazioni. In altre parole, non vaccinandosi contro il morbillo si rischia di annullare i benefici derivanti da precedenti vaccini, come quello contro la difterite o la pertosse. Malattie che potrebbero non colpire fino al raggiungimento dell’età adulta, quando si manifestano in forma più grave.

http://www.focus.it/scienza/salute/il-morbillo-abbatte-le-difese-immunitarie-per-tre-anni

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Soffri di allergie? Colpa del Neanderthal che c’è (ancora) in te


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Se siete allergici ai pollini o a qualche tipo di cibo, potete ringraziare i vostri antenati: non i sapiens ma i Neanderthal e denisoviani, che con i sapiens dovettero, a un certo punto della loro storia evolutiva, accoppiarsi. Sarebbe proprio il corredo genetico ereditato da questi ominidi ad aver dotato alcuni di un sistema immunitario particolarmente agguerrito, efficace contro molti patogeni ma anche più sensibile agli allergeni.

Si stima che il DNA di ogni europeo presenti dall’1 al 6% di geni Neanderthal, anche se le circostanze in cui i nostri avi si unirono agli estinti “cugini” rimangono poco note.

I Neanderthal vissero in Europa e Asia occidentale per circa 200 mila anni prima dell’arrivo dei sapiens. Poiché le infezioni rappresentavano una delle più frequenti cause di morte, è probabile che il loro sistema immunitario fosse particolarmente efficiente, e che ci abbiano trasmesso parte di questo meccanismo di difesa.

Se ereditarlo fosse esclusivamente un vantaggio, sarebbe ancora più diffuso. Invece chi ha queste varianti nel proprio corredo paga anche una conseguenza negativa: una maggiore predisposizione alle allergie.

 

http://www.focus.it/scienza/salute/soffri-di-allergie-colpa-dei-tuoi-avi-neanderthal

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Cos’è lo ius soli, spiegato semplice


Primo giorno di scuola

Come funziona adesso
L’ultima legge sulla cittadinanza, introdotta nel 1992, prevede un’unica modalità di acquisizione chiamata ius sanguinis (dal latino, “diritto di sangue”): un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano. Un bambino nato da genitori stranieri, anche se partorito sul territorio italiano, può chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni e se fino a quel momento abbia risieduto in Italia “legalmente e ininterrottamente”. Questa legge è da tempo considerata carente: esclude per diversi anni dalla cittadinanza e dai suoi benefici decine di migliaia di bambini nati e cresciuti in Italia, e lega la loro condizioni a quella dei genitori (il cui permesso di soggiorno nel frattempo può scadere, e costringere tutta la famiglia a lasciare il paese).

Cosa cambierebbe
La nuova legge introduce soprattutto due nuovi criteri per ottenere la cittadinanza prima dei 18 anni: si chiamano ius soli (“diritto legato al territorio”) temperato e ius culturae (“diritto legato all’istruzione”).

Lo ius soli puro prevede che chi nasce nel territorio di un certo stato ottenga automaticamente la cittadinanza: ad oggi è valido ad esempio negli Stati Uniti, ma non è previsto in nessuno stato dell’Unione Europea. Lo ius soli “temperato” presente nella legge presentata al Senato prevede invece che un bambino nato in Italia diventi automaticamente italiano se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Se il genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve aderire ad altri tre parametri:

– deve avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
– deve disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
– deve superare un test di conoscenza della lingua italiana.

L’altra strada per ottenere la cittadinanza è quella del cosiddetto ius culturae, e passa attraverso il sistema scolastico italiano. Potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (cioè le scuole elementari o medie). I ragazzi nati all’estero ma che arrivano in Italia fra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.

 

http://www.ilpost.it/2017/06/16/ius-soli-italia/

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Carte credito in vacanza, 10 consigli per evitare truffe e spese eccessive


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1. Consulta la banca prima di partire. Non tutte le carte attive in Italia possono essere usate all’estero e, inoltre, alcune possono essere abilitate, ma con limitazioni; per questo motivo, anche se può sembrare ovvio, prima di partire meglio verificare con l’istituto che ha emesso la nostra carta se il Paese in cui stiamo per fare le vacanze ne ammette o meno l’uso: poche cose potrebbero crearci problemi quanto quella di essere oltre confine e…senza denaro.

2. Carte di credito o bancomat, quale scegliere? Purché abilitate al funzionamento in altri Stati, con entrambi è possibile pagare e prelevare contante, ma per il prelievo le commissioni applicate variano notevolmente; per la carta di credito si aggirano in media intorno al 4%, per il bancomat sono pari a circa il 2%. Il secondo, però, ha spesso un limite di utilizzo giornaliero o mensile che, all’estero potrebbe variare rispetto a quello applicato in Italia. Verifichiamo, quindi di non sforare!

3. Per il pagamento poche differenze. Per quanto riguarda i pagamenti effettuati direttamente presso l’esercizio commerciale non ci sono grosse differenze tra le due soluzioni; se l’operazione avviene in uno dei paesi Sepa generalmente non sono previste commissioni, mentre è possibile vedere applicati costi aggiuntivi legati al cambio in caso di uso in aree con valuta diversa dall’euro, ma di questo parleremo più avanti.

4. Furto, clonazione o smarrimento, cosa fare? Il consiglio è uno solo: chiamare immediatamente la banca per bloccare la carta smarrita; non appena informato, l’istituto provvederà all’immediata disattivazione. Importante da sapere è che, se la carta rubata viene utilizzata prima della denuncia del furto, per legge possono essere addebitati fino a un massimo di 150 euro. Il denaro eventualmente sottratto dopo la segnalazione, invece, verrà rimborsato interamente.

5. Non mi conviene cambiare i contanti all’aeroporto? No. Generalmente, utilizzare all’estero la carta per acquisti in valuta locale consente di ottenere un tasso di cambio più vantaggioso rispetto a quelli offerti dagli uffici di cambio presenti all’aeroporto. Cerchiamo quindi di cambiare la minore quantità di valuta possibile, magari nella nostra nazione prima di fare le valigie, e usare quel denaro solo dove non è accettata la carta.

6. Scegli la valuta locale. In caso di pagamento o prelievo in area extra-euro, se viene richiesto, è consigliato scegliere di pagare in valuta locale anziché nella propria moneta; questo consente di evitare commissioni nascoste legate al cambio e ottenere, così, tariffe più convenienti.

7. Con l’app, tutto sotto controllo. Scegliere una banca dotata di app per mobile consente di monitorare tutti i pagamenti in tempo reale, così da tenere sott’occhio i movimenti e relative spese.

8. Un SMS può salvare la situazione. Se non ti trovi a tuo agio con le app, o anche non vuoi aspettare di arrivare a portata di wi-fi per sapere cosa accade al tuo conto corrente, puoi continuare ad affidarti alle vecchie tecnologie. Molti istituti consentono di attivare un servizio di alert che, in caso di utilizzo della carta, tramite SMS avvisa subito il cliente; una soluzione estremamente pratica per avere il pieno controllo della situazione.

9. La vacanza finisce, ma i rischi continuano. Anche se siete tornati a casa e tutto è andato liscio, meglio continuare a monitorare i conti con attenzione; i malintenzionati sanno bene che pochi osservano i conti dopo il rientro e, per questo, capita agiscano anche a mesi di distanza dal furto dei dati; gli addebiti non autorizzati o le anomalie quindi potrebbero apparire dopo diverso tempo. Nel caso, informate subito la banca e il problema sarà risolto.

10. Quale carta dare ai figli che viaggiano da soli? I ragazzi, soprattutto se al loro primo viaggio all’estero con gli amici, difficilmente pongono la giusta attenzione alle regole di sicurezza delle carte di credito; come fare a limitare i danni di un figlio troppo sbadato? La soluzione migliore è una carta prepagata. Si tratta di uno strumento di pagamento sempre più diffuso e un’ottima soluzione perché garantisce la stessa praticità del bancomat con il vantaggio di avere un plafond limitato, così da tutelare i giovani – e soprattutto i genitori – da eventuali smarrimenti o spese folli. Il consiglio, però, è verificare prima di partire che la carta sia abilitata e accettate nel paese di destinazione.

 

http://www.ansa.it/canale_viaggiart/it/notizie/low_cost/2017/05/24/carte-credito-in-vacanza-10-consigli-per-evitare-truffe-e-spese-eccessive-_3eea5abb-9b58-426e-972f-b67c105b6bc1.html

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Genova la deportazione degli operai 16 giugno 1944


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Il Giugno del 1944, 1.488 operai genovesi furono deportati a Mauthausen.
Nella tarda mattinata di una giornata caldissima, scattò la rappresaglia contro gli scioperi che si erano tenuti all’inizio del mese, guidata dalle forze di occupazione tedesca con la partecipazione di polizia e brigate nere. L’azione fu condotta con tecnica militare. Innanzi tutto nella scelta degli obiettivi.

Furono colpite quattro tra le fabbriche più combattive nelle agitazioni dei mesi precedenti, a partire dagli scioperi di dicembre 1943: la Siac di Campi, il Cantiere, la San Giorgio e la Piaggio di Sestri. I lavoratori furono radunati nei piazzali, selezionati, caricati a centinaia su autobus e camion così come si trovavano, in tuta, con gli zoccoli, molti in canottiera.

Nella rete caddero in circa 1500, successivamente portati ai punti di concentramento a Campi e a Rivarolo, stipati come bestie su carri ferroviari con destinazione Mauthausen, brutalmente sottratti alle loro famiglie e al loro lavoro.

Il comando militare tedesco presente a Genova valutò in 12.000 il numero dei lavoratori di molte grandi aziende della città che avevano preso parte allo sciopero del 9 giugno, attribuito a sobillatori.
Seguì la chiusura delle fabbriche e la ripresa del lavoro il 14 giugno. Fu a questo punto che si scatenò la feroce azione punitiva, un’autentica caccia all’uomo, lo stesso comando tedesco nei propri documenti confermava che l’azione di rastrellamento era in relazione allo sciopero del 9 giugno.

Vi fu in quei giorni una vera escalation delle deportazioni, ogni infrazione agli ordini tedeschi o fascisti, ogni atto di contestazione o di opposizione provocava l’immediata rappresaglia della deportazione. Gli storici hanno rilevato l’esistenza di un rapporto di connessione pressoché regolare fra gli episodi di rivolta e resistenza contro i tedeschi e la data di partenza dei convogli per la Germania.

 

Questa misura repressiva era mirata, anche, a rastrellare circa 500 operai siderurgici e metallurgici che interessavano l’azienda tedesca Mitteldeutsche Stahlwerke, e 500 lavoratori dell’industria pesante da destinare alle fabbriche gestite dalle SS nell’area di Mathausen.
I rastrellamenti di Genova stavano dentro un grandioso piano di deportazioni di manodopera e al tempo stesso di lotta antipartigiana.

 

 

https://storiedimenticate.wordpress.com/2012/06/16/genova-la-deportazione-degli-operai-16-giugno-1944/

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Perché si dice “pietra dello scandalo”?


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Perché, nell’antica Roma, i debitori e i commercianti falliti venivano esposti a una pubblica umiliazione, la bonorum cessio culo nudo super lapidem (cessione dei beni, a natiche denudate, sopra una pietra): in quelle condizioni, il malcapitato doveva gridare “cedo bona”, ossia “cedo i miei averi”. Da qui l’espressione “essere la pietra dello scandalo”, che significa essere oggetto di clamore per azioni riprovevoli.

IN OGNI CITTÀ. A Roma, la “pietra dello scandalo” era un macigno vicino al Campidoglio. Ma ve ne sono in tutta Italia, anche di periodi posteriori. A Firenze ce n’è una nella loggia del Mercato Nuovo: è un tondo che rappresenta la ruota del Carroccio, simbolo della Repubblica Fiorentina. Vi si compiva l’“acculata”: il fondoschiena di debitori e disonesti vi veniva sbattuto violentemente, a braghe calate, fra gli sberleffi dei presenti. A Modena, la pietra “ringadora” (“dell’arringa”, perché anche usata come palco dagli oratori) in Piazza Grande, veniva anche unta di trementina.

http://www.focus.it/cultura/curiosita/perche-si-dice-pietra-dello-scandalo

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La politica sempre più lontana dalla società odierna


La maggior parte dei Paesi del nostro continente regola il diritto di cittadinanza per i minori con lo ius sanguinis, ma spesso con norme meno rigide rispetto all’Italia. Nessuno applica lo ius soli puro, in vigore invece negli Stati Uniti16 giugno - La politica sempre più lontana dalla società odierna

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Seconda edizione della Settimana Nazionale Anticontraffazione:


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Dopo il successo della prima edizione  del 2016, la Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione – UIBM, del Ministero dello Sviluppo Economico rilancia per il secondo anno consecutivo la Settimana Nazionale Anticontraffazione. Dal 12 al 18 giugno, sette giorni di eventi, convegni, affissioni ed altre iniziative innovative per rendere i cittadini e le imprese, attraverso i loro comportamenti e le loro scelte,VERI protagonisti e alleati nella lotta al FALSO. Tutte le iniziative della Settimana sono identificate con un logo e uno slogan comune, al fine di agevolare da parte dei cittadini  il riconoscimento dei contenuti delle diverse attività in campo. Con la Settimana Anticontraffazione si intende innescare una riflessione sistematica e continuativa sui temi della contraffazione e sulle sue implicazioni in termini sociali ed economici, invitando pubblici diversi, consumatori, imprese ed istituzioni, a confrontarsi sul mercato del falso.

http://www.uibm.gov.it/index.php/bandi-e-gare/256-uibm/speciali/in-primo-piano/2008133-settimana-anticontraffazione-2017

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Consumatori e ministri litigano su Quicky, il coniglio del Nesquik


 

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Alcune associazioni europee di consumatori si stanno dando battaglia su Quicky, il coniglio del Nesquik, e altri personaggi dei fumetti utilizzati per pubblicizzare prodotti alimentari destinati ai bambini, nel momento in cui i governi si preparano a discutere di una stretta nella regolamentazione sul marketing degli alimenti che rischiano di favorire l’obesità.

In vista della discussione a Lussemburgo, la Beuc, Associazione dei consumatori europei, ha chiesto ai produttori di smettere di usare fumetti quando fanno marketing indirizzato a giovani consumatori su prodotti alimentari poveri di nutrienti. Il divieto dovrebbe applicarsi “sia alla pubblicità che al packaging”. Ma il Consumer choice center, un’associazione di consumatori rivale, contesta la proposta della Beuc. Eliminare dalle confezioni i fumetti è “un approccio paternalistico sbagliato”, ha spiegato il rappresentante del Consumer choice center, Luca Bertoletti.

Secondo una ricerca della Beuc, fumetti e altre mascotte compaiono sulle confezioni di alimenti che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene inadatti per la pubblicità diretta ai bambini, perché con alta presenza si zucchero, sale o grassi. Su 100 prodotti testati, le organizzazioni che fanno parte della Beuc hanno però trovato un solo un fumetto utilizzato per promuovere frutta o verdura.

Si chiama Capitan Kuk ed è il super-eroe protagonista di un nuovo cartone animato italiano ideato per spingere i più piccoli a consumare frutta e verdura di stagione. –

 

http://www.agi.it/salute/2017/06/15/news/salute_battaglia_ue_su_quicky_il_coniglio_del_nesquik-1880540/

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L’operaio, l’edicolante, il muratore e tanti altri. La nuova strage del terremoto che non racconta nessuno.


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Di terremoto si muore ma non solo sotto le macerie. C’è una strage silenziosa sui luoghi del sisma. Una lunga e lenta scossa che non smette di tremare nelle vene e nei pensieri. Un’onda sismica di profonda malinconia che scava, come la goccia, anche le rocce più dure, e lentamente consuma le persone. Il suicidio, così, diventa atto finale di una tragedia lunga, una sorta di morte in differita. A metterli in fila, i casi, ci leggi il filo che li collega. Non solo drammi personali ma come una ferita non rimarginata.

Sono nomi, volti, storie che non compariranno negli elenchi delle vittime ufficiali. Una Spoon River clandestina. Non entrano nelle statistiche. Non saranno conteggiati. Ma alla fine è lì che sono crollati. Vittime del sisma, anche loro. Hanno franato piano, giorno per giorno, come certe slavine di montagna. Hanno resistito finché hanno potuto ma alla fine sono andati giù. La vita travolta, le case sbarrate, i quartieri trasformati, gli amici perduti, i parenti scomparsi, il quotidiano che si sporca di polvere e morte. E’ il silenzio che arriva dopo, quando tutto si spegne, che apre gli abissi e, in molti casi, fanno più paura dei crolli.

Si muore di terremoto anche quando la terra non trema più.

 

 

 

http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/operaio-edicolante-sisma/

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Meno antibiotici in allevamento


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Siamo il terzo maggiore utilizzatore di antibiotici negli animali da allevamento in Europa, e il nostro uso è più alto di quello di altri paesi di simili dimensioni (il triplo della Francia, il quintuplo del Regno Unito). Negli ultimi decenni, a causa dell’intensificazione degli allevamenti, gli antibiotici sono diventati uno strumento utilizzato dall’industria della carne per mantenere in vita animali, che, una volta portati al di sopra delle loro possibilità, si ammalano con estrema facilità.

Gli antibiotici negli allevamenti vengono usati per:

  • trattare un animale ammalato (e questo uso è ovviamente necessario)
  • trattare un gruppo di animali che è stato a contatto con quello ammalato (metafilassi)
  • trattare in modo preventivo gli animali, prima ancora che qualcuno si ammali (profilattico)

Questo metodo di somministrazione si chiama metafilattico: viene somministrato l’antibiotico a tutti, così l’animale malato viene curato e gli altri non si ammalano. A volte invece l’antibiotico viene utilizzato in modo profilattico, ovvero ancora prima che gli animali presentino dei segni clinici di una malattia, somministrando l’antibiotico a tutti.
Questo sistema si traduce in un vero e proprio abuso di antibiotici e rischia di rendere inefficaci gli antibiotici che usiamo per curarci.
Infatti, spesso gli antibiotici usati per trattare gli animali sono gli stessi che vengono usati per curare le persone.

Quindi, il sovrautilizzo di antibiotici a livello profilattico espone i batteri agli antibiotici necessari per preservare la salute umana e aumenta la presenza di ceppi di batteri antibiotico resistenti nell’ambiente. I batteri che sopravvivono al trattamento si moltiplicano e possono anche mutarsi in ceppi più virulenti, presentando anche più danni per l’uomo.
La diffusione dagli allevamenti alle persone è purtroppo molto facile: sia tramite le carcasse degli animali, sia tramite gli impianti di ventilazione degli allevamenti e i loro sistemi di gestione rifiuti (e da lì nell’ambiente), che attraverso i trasporti (al macello o da allevamento ad allevamento) o attraverso i lavoratori degli allevamenti stessi. I superbatteri creati dall’uso irresponsabile di antibiotici penetrano nella popolazione umana, diventando una grave minaccia per la nostra salute, Per cui, farmaci efficaci potranno presto non esserlo più e il tasso di mortalità per infezioni una volta trattabili aumenterà.

https://www.ciwf.it/nonnelmiopiatto/salute/antibiotico-resistenza/

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Miranda warning


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Ha il diritto di rimanere in silenzio. Tutto quello che dirà potrà essere usato e sarà usato contro di lei in tribunale. Ha il diritto a un avvocato. Se non se ne può permettere uno, gliene sarà assegnato uno d’ufficio. Ha capito i diritti che le ho appena letto? Tenendo presente questi diritti, vuole parlare con me?

 

Il 13 giugno 1966 la Corte Suprema degli Stati Uniti si espresse sul caso Miranda v. Arizona, una causa tra lo stato dell’Arizona e Ernesto Arturo Miranda, un 25enne americano di origini messicane che era stato arrestato e condannato tre anni prima per lo stupro e il rapimento di una ragazza di 17 anni. La Corte Suprema stabilì che i diritti di Miranda sanciti dal Quinto e dal Sesto Emendamento della Costituzione americana erano stati violati durante il suo arresto e il suo interrogatorio, perché non era stato informato del suo diritto di avvalersi di un avvocato e di rimanere in silenzio. La sentenza della Corte Suprema diede origine a quello che ancora oggi è conosciuto come “Miranda warning”, cioè quella formula che gli agenti di polizia americani devono recitare ai sospettati al momento dell’arresto, per informarli dei loro diritti: «Ha il diritto di rimanere in silenzio. Tutto quello che dirà potrà essere usato e sarà usato contro di lei in tribunale».

 

 

 

http://www.ilpost.it/2016/06/13/la-storia-del-miranda-warning/

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La flotta perduta del faraone


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L’equivalente di un antico hangar destinato a una barca reale, sepolta non lontano dal suo faraone, è stato rinvenuto nella città egizia di Abydos, un importante sito religioso a ovest del Nilo.

La camera sotterranea, che risale al 1840 a.C., doveva ospitare la barca di legno del potente Sesostri (Senwosret) III, sovrano di spicco del Medio Regno, tumulato poco lontano in una tomba della stessa età. Le pareti del locale mostrano i disegni incredibilmente ben conservati di 120 navi dalle caratteristiche diverse, una “flotta virtuale” incisa nei muri di fango e mattoni, che accompagnava il natante qui conservato.

 La camera sotterranea, che un tempo si estendeva per 21 metri di lunghezza e 4 di larghezza, era stata notata già nel 1901, ma durante i lavori di scavo il tetto era collassato, decretando l’abbandono del progetto. Gli archeologi hanno passato gli ultimi due anni a scavare nel sito, dove hanno rivenuto anche un centinaio di vasi per la conservazione di liquidi.

Quando hanno raggiunto l’interno della stanza, sono rimasti stupiti di non trovarvi una tomba: il locale era stato costruito per ospitare una barca di legno, la cui forma dello scafo è ancora visibile sul pavimento. Della nave non restano che pochi frammenti lignei mangiati dagli insetti, ma si sospetta sia stata trafugata già in epoche remote per il suo legno pregiato, forse di cedro. Dalle 120 incisioni di navi che decorano le pareti, alcune delle quali alte 1,5 metri, emergono dettagli come alberi, timoni, vele, persino rematori.

egitto.png Non è chiaro se la flotta rappresentasse navi egizie realmente esistite e appartenute al faraone, e nemmeno chi le abbia incise: quella di seppellire le barche non lontano dal sovrano era comunque una tradizione consolidata e di antico corso – in un altro scavo di Abydos ne sono state rinvenute 14, a corredo di una tomba reale della I dinastia.

http://www.focus.it/cultura/storia/la-flotta-perduta-del-faraone

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/1095-9270.12203/full

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Londra, inferno nel grattacielo. La polizia: “Ci sono sei morti, oltre 70 feriti e molti dispersi


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I residenti ricordano di aver protestato duramente di recente contro il rischio di incendi nell’edificio, un problema apparentemente causato da una ristrutturazione non compiuta secondo le norme un paio di anni or sono. E in un blog, alcuni inquilini lo scorso novembre scrivevano: “Solo un grande incendio nel grattacielo, con conseguenze devastanti, dimostrerà le vostre responsabilità”, riferendosi a lavori effettuati dalla società che gestisce l’immobile per conto della proprietà pubblica e citando, tra l’altro, pericolosi difetti nell’impianto di cablaggio dell’edificio, sul sistema anti-incendio e le uscite di sicurezza, dopo un rogo scoppiato nel 2013 “che poteva essere devastante”.  Di certo molti dei sopravvissuti sono certi che stanotte non si sono attivati neanche gli allarmi anti-incendio e raccontano di piantine e istruzioni, in caso di fiamme, sbagliate e pericolose.

 

 

http://www.repubblica.it/esteri/2017/06/14/news/londra_grattacielo_in_fiamme_decine_di_intrappolati-168046221/?ref=fbpr

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Dall’adozione in Brasile al Quirinale, la favola del primo corazziere nero


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Dal suo Brasile al Quirinale. Dall’adozione quando aveva appena un anno da parte di una coppia siciliana al Reggimento dei Corazzieri, sull’attenti davanti al Papa. Una storia che è una favola a lieto fine, la vittoria dell’integrazione e della grande passione per l’arma dei carabinieri. Che ha portato N.T. (le iniziali per ragioni di riservatezza), 27 anni, a diventare il primo corazziere di colore nella storia del Colle, scelto anche per il picchetto d’onore in alta uniforme che ha accolto il Pontefice nella sua visita al  presidente Mattarella due giorni fa. E il sorriso del Papa al primo corazziere nero d’Italia.

 

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/06/12/news/dall_adozione_in_brasile_al_quirinale_la_favola_del_corazziere_nero-167918462/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P9-S1.6-T1

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50 anni per Cent’anni di solitudine


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Titolo: Cent’anni di solitudine
Titolo originale: Cien años de soledad
Autore: Gabriel Garcìa Màrquez 
Anno di prima pubblicazione: 1967

50 anni fa, il 30 maggio 1967, la casa editrice Sudamericana di Buenos Aires concluse la stampa della prima edizione di Cent’anni di solitudine, il romanzo di Gabriel Garcia Marquez che avrebbe cambiato la storia della letteratura del secolo XX e avrebbe portato lo scrittore colombiano fino al riconoscimento del Premio Nobel.
Le prime copie arrivarono in libreria il 5 giugno, giorno in cui iniziò la Guerra dei Sei Giorni in Medio Oriente. Pochi lettori, all’epoca, prestarono attenzione alla saga famigliare dei Buendia sognata e poi fatta diventare letteratura da Gabo.
La pubblicazione del romanzo segnò un momento cruciale nell’evoluzione delle lettere sudamericane e, successivamente, del mondo intero. L’onda d’urto del realismo magico fu tale che Cent’anni di solitudine diventò prima il simbolo del boom letterario latinoamericano, e poi del nuovo favolismo, influenzando autori diversi come John Irving o Salman Rushdie.
http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/libri/2017/05/30/50-anni-per-centanni-di-solitudine_4732ef31-eef4-4554-8285-4b49ca654a95.html

 

Ricordiamo le frasi più belle

“Il  segreto di una buona vecchiaia  non è altro che un patto onesto con la solitudine. ”

“Non si è di nessuna parte finché non si ha un morto   sottoterra”

“Il mondo  era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.”

“Il passato   era menzogna  la memoria non aveva vie di ritorno, qualsiasi primavera  antica è irrecuperabile.”

“ Le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra”

“Il venerdì, prima ancora che si alzasse qualcuno, tornò a sorvegliare l’aspetto della natura, finché non ebbe il minimo dubbio che continuava a essere lunedì.”

“Il potere invisibile che gli insegnava a respirare in dentro e a controllare i battiti del cuore, e gli aveva permesso di capire  perché gli uomini  hanno paura  della morte.”

“Girava dappertutto chiedendo elemosine con un piattino di rame. Gli davano molto, ma lui voleva di più, perché il  tempio doveva avere una campana i cui rintocchi riportassero a galla gli annegati. Supplicò tanto, che perse la voce. Le sue ossa cominciarono a riempirsi di rumori”

“Per più di dieci giorni, non rividero il sole. La terra diventò molle e umida, come cenere vulcanica, e la vegetazione fu sempre più insidiosa e si fecero sempre più lontani i trilli degli uccelli e lo schiamazzo delle scimmie, e il mondo diventò triste  per sempre.”

“Si disselciava il cielo con tempeste di strepito, e il nord mandava uragani che sguarnirono tetti  e sfondarono pareti, e sradicarono le ultime ceppate delle piantagioni.”

 

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Val d’Orcia, la Quercia delle Checche, signora degli alberi, diventa monumento


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Il primo monumento verde nella storia d’Italia, sottoposto a tutela perché ritenuto “di particolare interesse pubblico”. È la sorte toccata alla Quercia delle Checche (età stimata 370 anni), la roverella posta in piena Val d’Orcia, gravemente ferita da un imperdonabile atto di vandalismo consumato il 15 agosto 2014.

Immediatamente dopo l’incidente è stato avviato un percorso che in meno di tre anni ha portato il Ministero del Beni Culturali a riconoscere la Quercia delle Checche come un bene immobile da sottoporre a tutela. Essa è stata dichiarata “monumento verde”, ciò che innerva di una nuova accezione il concetto di monumento. Che nel significato comune identifichiamo come un manufatto inanimato prodotto dalla capacità di manipolazione umana, e che invece in questo caso è un’entità naturale e vivente. Perciò si ha ragione di dire che il provvedimento del ministero sposti il confine verso una nuova cultura della tutela e cambi l’idea stessa di monumentalità.

 

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/06/10/news/quercia_delle_checche_la_signora_degli_alberi_diventa_monumento-167762085/

 

 

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Un tuffo dalla spiaggia cinese più affollata al mondo


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Qualcosa come 200 mila persone affollano la spiaggia di Haikou, sull’isola di Hainan, per essere benedette con un anno di salute e sicurezza dal dio Dragone.

Scene di ordinaria amministrazione nel paese più popoloso del mondo, dove nessuno ha voluto sfidare la sorte esimendosi dal bagno delle acque consacrate nel giorno del «Water Dragon».

Haikou è conosciuta come la Miami cinese e ogni anno fa da cornice a questa pacifica invasione che vede intere famiglie fare la coda per concedersi un piccolo posto sulla sabbia dorata. Insomma, non c’è spazio per la privacy su questa spiaggia. E non solo perché si trattava di un giorno di festa. 1973968_1496819784-kmkB-U11003120002336jLI-1024x675@LaStampa.it1973970_1496819790-kmkB-U11003120002336TJD-1024x573@LaStampa.it

http://www.lastampa.it/2017/06/11/societa/viaggi/mondo/un-tuffo-dalla-spiaggia-cinese-pi-affollata-al-mondo-per-consacrarsi-al-dio-dragone-vvNvQ1VTwdFoG4r9arl5iK/pagina.html

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Il lato oscuro del riciclo: la Cina di plastica


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Da fabbrica del mondo a discarica del mondo. Il passo è stato breve, ma, come tutto in Cina, di proporzioni gigantesche. Dopo l’apertura del mercato inaugurata da Deng Xiaoping e il boom economico cominciato negli anni ’90, le industrie cinesi si sono ritrovate affamate di materia prima. La soluzione? Importare dall’estero immondizia da riciclare. Il risultato? La Repubblica Popolare si scopre oggi letteralmente sommersa dai rifiuti di Stati Uniti, Europa, Corea e Giappone. Come se non fossero già abbastanza quelli di 1 miliardo e 400 milioni di cinesi…

Il rovescio della medaglia dorata del boom economico; il dramma di un’antica società rurale, che ha perso la sua identità e si ricicla (appunto…) per star dietro all’imperativo della crescita; un ambiente che è una lurida discarica, surreale, non solo insudiciato, ma deformato sin nella sostanza dall’invasione della plastica: una campagna dove le pecore brucano il pluriball, dove si “pescano” pesci morti in un torrente di liquami, dove la collina dei giochi è un monte di immondizie e la brace per cucinare si alimenta con pezzi di imballaggi e sacchetti. Un inferno in pvc di cui non solo la Cina, ma l’intera comunità internazionale è responsabile.

http://www.lastampa.it/2017/06/05/scienza/ambiente/il-caso/il-lato-oscuro-del-riciclo-a-cinemambiente-la-cina-di-plastica-di-jiuliang-wang-P4BSlojt6YfpKrZDg32JCL/pagina.html

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10 giugno 1924: il socialista Matteotti viene rapito e ucciso da un gruppo di fascisti.


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È il 10 giugno del 1924, sono da poco passate le quattro del pomeriggio, e Giacomo Matteotti si sta recando a Montecitorio, passando dal Lungo Tevere Romano.
Una macchina con a bordo: Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo, tutti membri della polizia politica fascista, si avvicina al deputato socialista.
I cinque fascisti, aggrediscono Matteotti e dopo una lunga colluttazione, durante la quale Giacomo cerca di farsi cadere di tasca la tessera di deputato, lo caricano in macchina rapendolo.
Dopo poco tempo trascorso in macchina e dopo essere stato pestato a sangue, Matteotti viene accoltellato sotto l’ascella e al torace da Giuseppe Viola.
Il corpo viene portato sulla via Flaminia e seppellito lontano dal centro della capitale. Verrà ritrovato solo il 16 agosto dello stesso anno.

Matteotti stava per presentare alla Camera un dossier riguardante le tangenti e le mazzette che la Sinclair Oil americana pagava al Duce e al Re per poter trivellare il suolo siciliano e per i suoi interessi sul suolo libico.
Il dossier avrebbe rivelato le collaborazioni economiche americane e multinazionali al regime, ed è un’ulteriore prova di quanto il fascismo del ventennio sia stato espressione degli interessi e dei meccanismi economici e di sfruttamento del capitale.
L’omicidio di Matteotti non è il primo nè l’ultimo compiuto dall’apparato fascista ma rappresenta una pratica politica del fascismo vecchio e nuovo.

 

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