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“I ragazzi del Piave” della prima guerra mondiale


L’anniversario della “battaglia del solstizio”

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Quasi cent’anni fa la prima guerrra mondiale giunse alla sua svolta decisiva. Dopo Caporetto il maresciallo austriaco Conrad aveva declamato ai quattro venti: « Gli italiani sono rimasti aggrappati al davanzale di una finestra; basterà pestare loro le dita per farli precipitare : ». Questo «davanzale» era massimamente rappresentato dal Grappa, dal Montello e dal Piave. Il « colpo di martello » che avrebbe dovuto far precipitare gli italiani venne sferrato dal 15 al 23 luglio: si trattò di uno scontro violentissimo che doveva passare alla storia come « Battaglia del Solstizio ». . Appoggiati da un massiccio e sconvolgente fuoco di artiglieria, i nemici investirono i punti-chiave del nostro schieramento con una valanga di ferro, di fuoco e di uomini. Nelle nostre linee, più per imprevisti che per altro, vi fu qualche sbandamento. Gli austriaci riuscirono anche a superare il Piave ed a rintanarsi nei primi cespugli del Montello.
La nostra resistenza fu però commovente…. Il nemico picchiò , alla disperata e per più giorni, contro la più gagliarda diga umana che la storia mondiale ricordi.

 

http://www.laprovinciacr.it/news/nella-storia/91704/-I-ragazzi-del-Piave-.html

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L’inquinamento colpisce alle radici. “Malati i funghi che nutrono gli alberi”


Non è soltanto sopra, è sotto. Perché nell’era dei combustibili fossili, del cambiamento climatico e degli alti livelli di inquinamento dell’aria a mettere in pericolo i nostri alberi, fonte di vita essenziale, è anche la scarsa condizione di salute di cui risentono oggi i loro più stretti ‘collaboratori’: i funghi.

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Questo perché fra i funghi micorrizici delle radici e gli alberi c’è un rapporto simbiotico: i primi “prendono” dalle piante carbonio e in cambio rilasciano agli alberi sostanze fondamentali quali azoto, fosforo, potassio e altro, determinanti per la salute degli alberi.  Ma per i ricercatori del team internazionale guidato dall’Imperial College London e dai Royal Botanic Gardens i limiti di inquinamento dell’aria che abbiamo in Europa non sono sufficienti a salvaguardare questi preziosi funghi.

Diversi alberi delle nostre città e foreste mostrano segni di declino, foglie scolorite e mancanti e spesso, i botanici, non sono riusciti finora a coglierne la causa: adesso si conosce che uno dei motivi sarebbe racchiuso proprio nel cattivo stato di salute dei funghi che “alimentano” le piante.

Quanto scoperto in questo studio dovrebbero influire sul modo in cui gestiamo le nostre foreste. D’ora in poi possiamo ottenere una visione più ampia di funghi e foreste in tutto il continente e progettare nuovi sistemi di monitoraggio fungini.

 

http://www.repubblica.it/ambiente/2018/06/07/news/inquinamento_funghi_foreste_a_rischio-198383496/

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Popolazione di ricci nel Regno Unito dimezzata dal 2000 ad oggi


L’animale ha visto dimezzata la sua popolazione dal 2000, scesa ad un un milione e mezzo. Numeri che diventano ancora più allarmanti se si allarga l’analisi agli oltre 30 milioni di esemplari stimati negli anni Cinquanta: in questo caso la perdita è addirittura del 97%.

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Ci sono molte ragioni per cui i ricci sono nei guai, fra queste “l’intensificazione dell’agricoltura, la perdita delle siepi (fra i ripari preferiti del mammifero) e ancora l’uso dei pesticidi che riduce le prede disponibili. Il risultato è che per cercare cibo i ricci si avventurano sempre più spesso nelle città e sulle strade che spesso si rivelano trappole mortali per l’animale. Ma anche l’aumento della popolazione dei tassi, che a loro volta si nutrono di ricci, potrebbe aver influito. Il declino della specie sarebbe inoltre sintomo di problemi più generali in termini di biodiversità. I ricci sono infatti tra gli animali meno schizzinosi in termini di habitat e cibo, motivo per cui la diminuzione della loro popolazione sarebbe molto preoccupante.

 

https://tg24.sky.it/ambiente/2018/02/07/regno-unito-dimezzata-popolazione-ricci.html

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Africa, i baobab stanno scomparendo: gli alberi millenari minacciati dal clima


UN NEMICO misterioso mette a rischio i baobab, i giganti vegetali simbolo della savana africana. Alcuni degli esemplari più antichi del continente stanno infatti morendo, e nessuno al momento conosce il motivo. L’allarme arriva da una ricerca pubblicata su Nature Plants da un team di ricerca internazionale, che ha studiato per un decennio diversi alberi di Adansonia digitata, o baobab africani, alla ricerca dei segreti della loro peculiare biologia. Trovandosi invece a rivelare la presenza di un nuovo pericolo sconosciuto.

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Nei dodici anni trascorsi dall’inizio della ricerca, infatti, 8 dei 13 alberi più antichi e 5 dei 6 più imponenti sono morti, o hanno comunque visto seccarsi e sgretolarsi le parti più antiche del proprio fusto. Una moria inspiegabile.

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Secondo gli autori dello studio il problema deve probabilmente essere legato, almeno in parte, agli effetti dei cambiamenti climatici, che soprattutto nella zona Sud del continente potrebbero aver ormai reso le condizioni ambientali sfavorevoli alla sopravvivenza di questi giganti naturali. Per confermare questa ipotesi, o individuare una causa alternativa per il fenomeno, occorreranno ovviamente ulteriori analisi. Sperando che queste non confermino che il destino degli alberi simbolo del continente africano è ormai segnato.

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http://www.repubblica.it/ambiente/2018/06/12/news/africa_i_baobab_stanno_scomparendo_alberi_millenari_minacciati_dal_clima-198820370/?ref=RHPPBT-VA-I0-C4-P13-S1.4-T1

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12 Giugno: “Giornata Mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile”


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Quella del lavoro minorile è ancora un triste realtà. Il 12 giugno è celebrata la “Giornata Mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile”, creata da International Labour Organization  nel 2002 al fine di sensibilizzare la popolazione mondiale sulla grande diffusione del lavoro minorile.

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Nel mondo sono più di 150 milioni i bambini intrappolati in impieghi che mettono a rischio la loro salute mentale e fisica e li condannano ad una vita senza svago né istruzione.

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Il fenomeno del lavoro minorile è concentrato soprattutto nelle aree più povere del pianeta, in quanto sottoprodotto della povertà, che contribuisce anche a riprodurre. Tuttavia, non mancano casi di bambini lavoratori anche nelle aree marginali del Nord del mondo.

Tutti i bambini hanno il diritto di essere liberi e di vivere un’infanzia serena e tutti i lavoratori hanno il diritto alla sicurezza sul luogo di lavoro.

 

 

https://www.nostrofiglio.it/news/12-giugno-giornata-mondiale-contro-lo-sfruttamento-del-lavoro-minorile

https://www.unicef.it/doc/364/lavoro-minorile.htm

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Rete di sicurezza


12 giu - Al computer serve una rete di sicurezza... mentre al cervello serve un àncora di salvezza!.jpg

Nella vita privata chiudiamo bene porte e finestre, stiamo attenti anche alla nostra macchina, cerchiamo di non lasciare in vista oggetti all’interno. Evitiamo sguardi curiosi quando preleviamo soldi dal bancomat…e così via. Invece nella nostra vita online queste stesse precauzioni non vengono quasi mai prese in considerazione.

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La sfida di Sarajevo: nasce il museo dedicato all’infanzia di guerra


Una sfida vinta, a quanto pare, perché a un anno dalla sua apertura l’esposizione di Halilovic non solo continua a ricevere apprezzamenti. Ma ha anche ottenuto un prestigioso e storico riconoscimento: il Premio Museo 2018 che il Consiglio d’Europa gli ha appena assegnato, elogiando un progetto «deliberatamente apolitico, che colma una lacuna nel documentare le esperienze di guerra dal punto di vista del bambino, e che potrebbe essere replicato in altre zone di conflitto nel mondo, in Libano, in Ucraina, negli Stati Uniti. Questo luogo parla una lingua universale e in tutto il mondo ci sono comunità che hanno vissuto o che vivono esperienze simili.

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Per offrire un’esperienza più completa, il museo raccoglie anche testimonianze video con le storie di una cinquantina di piccoli protagonisti. Quello che emerge è quanto complessa possa essere la percezione dei bambini durante avvenimenti così drammatici. I bambini non sono soggetti passivi ma protagonisti, persone che hanno saputo esprimere una creatività e una forza davvero insospettabile. Un testimone che passa idealmente dai bambini di ieri a quelli di oggi.

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La cultura, come quella espressa da questo museo, sembra rappresentare un filo conduttore nella storia di Sarajevo. Sotto le bombe del più lungo assedio della storia moderna, Sarajevo seppe andare oltre l’immane sforzo di resistere alla fame e alle privazioni: continuò a vivere.

http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2018/06/07/news/la-sfida-di-sarajevo-nasce-il-museo-dedicato-all-infanzia-di-guerra-1.323202

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Come siamo stati invasi dalla plastica? Dall’invenzione ai maggiori produttori.


La storia della plastica comincia poco più di un secolo fa e con la Seconda Guerra mondiale nasce una vera e propria industria, la cui produzione è passata dai 2,1 milioni di tonnellate del 1950 ai 407 milioni del 2015. Oggi il nostro pianeta ne è invaso e 700 specie di animali marini ne subiscono già gli effetti.

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Se la quantità messa in commercio nel 2015 fosse divisa tra tutte le persone che vivono sulla Terra, circa 7,5 miliardi di persone, senza distinguere tra economie più ricche e più povere, adulti o bambini, a ognuno di noi toccherebbero 50 chilogrammi. In altre parole, ogni anno per ogni uomo vengono messi in commercio oggi 50 chili di plastica. E la quantità continua ad aumentare. La somma di tutta la produzione mondiale fino al 2015 ammonta invece a 8 miliardi e 300 milioni di tonnellate, cioè più di una tonnellata per ogni abitante attuale del pianeta. La metà sarebbe stata prodotta solo negli ultimi 13 anni.

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Il Paese del mondo che produce la maggiore quantità di questo materiale è oggi la Cina. Alla Cina, secondo i dati dell’Associazione europea dei produttori di plastica fa capo la produzione del 29% del totale delle materie plastiche nel 2016. Al secondo posto c’è l’industria europea, con il 19%, seguita dai Paesi del Nord America, con il 18%. L’Asia nel complesso produce addirittura la metà di tutta la plastica del mondo, mentre l’Africa e il Medio Oriente insieme arrivano solo al 7% e l’America Latina al 4%. Anche in questo campo la Cina ha conquistato il primato recentemente, mentre dieci anni fa era il terzo produttore, dietro America del Nord ed Europa. L’Europa, invece, produce più di quanto consuma e ha un saldo positivo tra esportazioni e importazioni di plastica.

La produzione mondiale è in continua crescita ed è arrivata due anni fa a 335 milioni di tonnellate contro le 322 dell’anno precedente, con un aumento del 4%. Dieci anni fa, nel 2009, i milioni di tonnellate erano 250, all’inizio del nuovo millennio circa 200 e nel 1989 erano ancora 100. Il 1990 è stato l’anno in cui la produzione di plastica ha superato quella di acciaio, che pure ha continuato e continua a crescere.

http://www.lastampa.it/2018/06/09/scienza/otto-milioni-di-tonnellate-di-plastica-soffocano-i-nostri-mari-ogni-anno-HR75JAx78hGE8P9X79BBUK/pagina.html

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Sfide nutrizionali per l’Italia.


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Le nostre scelte alimentari sono responsabili di circa un terzo delle emissioni di gas serra di origine antropica, e i modelli di produzione messi in campo per soddisfarle incidono sull’uso che si fa di terra, acqua e altre risorse.

Parte del problema può essere correlato alla crisi economica del 2008-2009: nel nostro Paese vive sotto la soglia della povertà il 29% della popolazione, contro il 14% della Francia e il 19% del Portogallo. Gli italiani si discostano progressivamente dalla dieta mediterranea (quella che privilegia alimenti quali olio d’oliva, verdure, frutta, legumi, cereali e moderate quantità di pesce, carni bianche e prodotti caseari), un tipo di alimentazione che non solo riduce il rischio di malattie croniche e disturbi cardiovascolari, ma che ha anche un minore impatto ambientale.

Rispetto all’alimentazione a cui ci stiamo avvicinando, ricca di grassi animali, prodotti lavorati e carne rosse, la dieta mediterranea comporta un minore consumo di suolo, acqua ed energia, oltre ad avere un’impronta del carbonio più ridotta.

Poiché malnutrizione e povertà sono strettamente collegate, in Italia si assiste a un divario tra Nord e Sud anche per quanto riguarda i problemi nutrizionali: nella parte meridionale del Paese si registrano livelli di nutrizione più bassi, un più alto consumo pro capite di cibo da fast food e una maggiore incidenza di obesità infantile.

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/italia-sfide-nutrizionali-obesita-infantile

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Il riso “marino”, che può crescere in mezzo al deserto


Una varietà resistente all’acqua salata avrebbe già dato buoni raccolti in Cina e sarebbe pronta ad essere coltivata nelle aree aride fuori Dubai: si risparmierebbe così sulle rare riserve d’acqua dolce.

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 Il progetto affonda le sue radici in una pianta di riso individuata, quarant’anni fa, vicino a una distesa di mangrovie, che crescono in prossimità di acque salmastre. Dopo quattro decenni di incroci di questa varietà selvatica di riso resistente ad acque salate con altre varietà adatte a coltivazioni su larga scala, il gruppo di ricerca ha ottenuto otto ceppi che possono crescere in acqua marina diluita, ma fino a poco tempo la resa non giustificava lo sforzo.

Fino a quando, lo scorso anno, non si è riusciti ad ottenere, in Cina, una quantità di riso doppia per ogni ettaro di coltivazione irrigata con acqua salata: un risultato che potrebbe dare nuova destinazione al milione di km quadrati di terre che in Cina sono lasciate andare, perché il suolo eccessivamente salino ne impedisce l’utilizzo agricolo. Ora il potenziale di queste varietà sarà testato nella Penisola Araba. Ma potrebbe fare gola anche ad altre aree con le stesse caratteristiche, per esempio in territorio australiano.

 

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/il-riso-marino-che-potrebbe-crescere-in-mezzo-al-deserto

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Carne, le tre maggiori aziende al mondo emettono gas serra quanto la Francia


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Nel 1925 il pollo andava in vendita negli Usa a 112 giorni di vita con un peso di 1 kg e 100 grammi. Ora arriva al consumatore in meno della metà del tempo, a soli 48 giorni, ma ad un peso più che doppio, cioè a 2 kg e 800 grammi.

Secondo alcuni studi il consumo di quella potabile da parte degli allevamenti sarebbe del 70% del totale, secondo altre stime più recenti, del 2013, l’assorbimento arriverebbe addirittura al 92%. Per un chilo di pollo occorrono oltre 4 mila litri d’acqua, per il suino 6 mila, fino alla stratosferica quantità di 15 mila litri d’acqua per avere un chilo di carne bovina.

Gli allevamenti intensivi sono  tra le più potenti fonti di emissioni nocive: sia a livello atmosferico – le tre più grandi industrie delle settore al mondo emettono tanto gas serra quanto l’intera Francia – sia a livello dei corsi d’acqua e suolo circostante, con nitrati e fosfati che favoriscono l’eutrofizzazione del territorio. L’impatto maggiore, tuttavia, è proprio diretto su chi mangia carne: quello di sviluppare una pericolosa resistenza agli antibiotici.

 

 

http://www.lastampa.it/2018/06/03/scienza/carne-le-tre-maggiori-aziende-al-mondo-emettono-gas-serra-quanto-la-francia-Zqi1CDNDAR1qTOrF4ZqGVI/pagina.html

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Cento anni fa la tragedia della Sutter&Thévenot.


Per 59 lavoratori, fra cui 52 donne, è la fine

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(Alcune vittime della strage del 7 giugno 1918)

“Ricordo che dopo aver frugato molto attentamente dappertutto per trovare i corpi rimasti interi, ci mettemmo a raccogliere i brandelli.  Sono le parole di un giovanissimo Ernest Hemingway.

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Hemingway, volontario della Croce Rossa Internazionale in Italia, venne chiamato a prestare soccorso a seguito dello scoppio della fabbrica di munizioni Sutter&Thévenot a Castellazzo, avvenuta nel primo pomeriggio del 7 giugno 1918.

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Era un giorno di paga, ricordano i pochi parenti delle vittime rintracciati per ricostruire le fila di questa tragedia che scivola in poche righe di cronaca nei giornali del tempo e troppo presto viene dimenticata. Lo scoppio è fra le più gravi tragedie sul lavoro della storia industriale italiana: la Sutter, 1.300 operai, era una delle più grandi fabbriche di armi del Paese. Ignote le cause, sulla tragedia cadrà il silenzio per tutti questi anni. È solo grazie a un caso che la storia della fabbrica dimenticata di Bollate viene ora raccontata, piena di dettagli, documenti ritrovati.

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Due anni fa il parroco della chiesa di San Guglielmo a Castellazzo, padre Egidio Zoia, impegnato nella ricerca di documenti storici scopre in mezzo alla polvere il grande stendardo dei funerali.

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https://www.ilgiorno.it/rho/cronaca/bollate-esplosione-fabbrica-armi-1.3931261

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“Basta essere una wonder woman”


 

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Quell’ultimo post sulla fragilità, scritto circa un mese fa su facebook:

“Lo sapevo: mai anticipare nulla. Soprattutto riguardo una cosa a cui tieni. Domani non potrò parlare de “Il bicchiere mezzo pieno” a Storie Italiane, perchè il “simpatico” Italo mi comunica ora via sms che il treno con cui sarei dovuta partire stasera è in ritardo di 80 minuti. Arrivare a mezzanotte a Roma, affannarmi alla ricerca di un taxi, trovarmi in hotel a un orario in cui non posso più nemmeno cenare, alzarmi domattina all’alba per trucco e parrucco stravolta di stanchezza non lo riesco a fare… Per la prima volta in vita mia getto la spugna su un impegno di lavoro. Vuol dire che devo prendere atto di essere troppo stanca. E che devo prendermi cura di me, e volermi bene anche da negazione della wonder woman. Un abbraccio a tutti gli esseri umani che si sentono fragili in questo periodo…”

A leggerlo oggi fa male. Perchè fa male  che Alessandra Appiano e il suo volto noto abbiano gettato “la spugna”.

 

 

 

https://www.fanpage.it/morte-alessandra-appiano-quell-ultimo-post-sulla-fragilita-basta-essere-una-wonder-woman/

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Sergio Costa, neo ministro all’Ambiente: la Terra dei fuochi sarà la sua priorità?


Il generale comandante dei Carabinieri forestali della regione Campania, ha scoperto la più grande discarica di rifiuti pericolosi d’Europa seppellita nel territorio di Caserta e ha anche scoperto la discarica dei rifiuti nel territorio del Parco nazionale del Vesuvio.

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La Terra dei fuochi è il territorio compreso fra Caserta e Napoli, ed è chiamato anche Triangolo della morte, perché lì le persone muoiono di tumore tre volte di più che nel resto d’Italia. Per anni la camorra ha smaltito ogni genere di rifiuti speciali in discariche abusive o bruciati in roghi tossici, avvelenando così terra e aria.

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Carmine Schiavone, boss pentito,  disse che  quel materiale arrivava dalle centrali tedesche, austriache, svizzere. Arrivavano fanghi tossici, coloranti, amianto, piombo, cadmio, e persino scorie nucleari. I campi dove erano stati interrati i rifiuti erano stati poi interdetti per la coltivazione, ma si continuavano a coltivare   pomodori, friarielli, pesche, venduti anche a una famosa ditta di surgelati e a multinazionali straniere. Le quantità di metalli pesanti  trovati con le analisi, fra cui mercurio, arsenico, piombo, erano di tanto superiori a quelle ammesse per legge, e se consumate per un periodo molto lungo possono determinare gravi patologie. Fra cui i tumori.

La Terra dei fuochi e la sua bonifica, richiesta con forza dai cittadini, sarà una delle priorità del neo ministro dell’Ambiente Costa?

https://www.iene.mediaset.it/2018/news/sergio-costa-nuovo-governo-ministro-ambiente-terra-dei-fuochi-nadia-toffa_123224.shtml

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Una ricchezza senza pari in Europa


Ci sono voluti quasi quindici anni e un gruppo di ricerca di più di 50 persone tra botanici e studiosi, per completare quello che è oggi l’inventario più completo della flora vascolare autoctona d’Italia. 8.195 tra specie e sottospecie, di cui 1.708 endemiche (cioè esclusive del territorio italiano) suddivise in felci e affini, conifere e piante a fiore. Un patrimonio ritenuto il più ampio e vario al mondo, certamente in Europa.

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È il Piemonte a detenere il record di entità autoctone, con 3464 specie; seguono la Toscana (3370), la Lombardia (3272), e l’Abruzzo con 3190 specie. Nel bacino del Mediterraneo solo la Turchia ospita un numero più elevato. Ma l’importanza di questo inventario va al di là della semplice conta delle specie presenti. La conoscenza del patrimonio floristico è la base per una gestione sostenibile del territorio e per la conservazione della biodiversità. È strumento di conoscenza, che permette di anno in anno di scoprire nuove piante, prima sconosciute. Si calcola infatti che siano almeno 2500 le nuove specie descritte ogni anno nel mondo, concentrate ovviamente nei «punti caldi» del pianeta, come ai tropici.

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Il Mediterraneo, così ricco in diversità biologica, è oggi una delle aree più esposte al cambiamento climatico. Come mostra un recente studio realizzato dai ricercatori dell’università dell’East Anglia, della James Cook University e dal Wwf, con un aumento delle temperature limitato ai 2 gradi centigradi, il 30 per cento della maggior parte dei gruppi di specie di piante ed animali prese in esame sarebbe a rischio scomparsa.

 

 

http://www.lastampa.it/2018/06/01/scienza/gli-fiori-piante-e-alberi-ditalia-signori-il-catalogo-questo-gmP3d1WCbjl63j1Ssu3SkN/pagina.html

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Se si fugge per un disastro ambientale


La questione dei rifugiati climatici riguarda solo in apparenza luoghi e popolazioni lontane. In realtà è il nostro futuro.

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 Il nostro pianeta ha 4,5 miliardi di anni. Gliene rimangono altri 4,5 prima che il Sole, diciamo così, si spenga o esploda. Gli uomini sono apparsi sulla Terra da relativamente poco. Le condizioni climatiche che stiamo stravolgendo sono niente rispetto a quanto il cosmo deciderà per noi. La Terra fino a quel momento sopravvivrà, così come ha fatto con le glaciazioni, alle eruzioni vulcaniche. Non è il pianeta che va salvato. È la specie umana. 

http://www.lastampa.it/2018/06/01/scienza/se-si-fugge-per-un-disastro-ambientale-FVK0ze46jLIBslDYjOIctI/pagina.html

 

 

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Chevron scarica miliardi di litri di scorie chimiche nell’Amazzonia ecuadoriana


Il colosso petrolifero Chevron ha avvelenato l’Amazzonia ecuadoriana scaricando miliardi di litri di scorie chimiche e rifiuti tossici, distruggendo un intero ecosistema. Anche gli indigeni che popolano la foresta ne hanno fatto le spese, colpiti da malattie e morte.

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Adesso però si può fare davvero qualcosa per porre fine a questo scempio e costringere Chevron a pagare per i danni inflitti. Il più grande azionista infatti è il fondo pensionistico Vanguard il cui amministratore Bill McNabb ha già sfidato in passato gli abusi delle grandi aziende.

La battaglia legale delle comunità indigene dell’Ecuador contro Chevron non è affatto una novità, anzi. È una lotta in difesa della foresta Amazzonica che va avanti da 25 anni, diventando il simbolo di quelle in difesa per l’ambiente in tutto il mondo.

Oltre 20 giudici tra Ecuador e Canada, incluse le corti supreme di entrambi i paesi, hanno dato ragione alle comunità colpite, che chiedono che il gigante del petrolio si assuma le sue responsabilità per i rifiuti tossici scaricati nell’acqua potabile della popolazione.

La speranza di porre fine a questo massacro è tutta nelle mani del fondo pensione Vanguard e del suo direttore. Il fondo detiene una grande quota di azioni di Chevron e in passato McNabb ha già dato prova di sensibilità. È successo quando ha votato contro la dirigenza di ExxonMobile sul cambiamento climatico, o ancora quando ha criticato i salari d’oro dei manager di Viacom.  Bill McNabb sostiene infatti che i direttori delle grandi aziende debbano essere “una forza del bene”.

 

https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/27827-chevron-petizione-ecuador

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Argento vegetale.


La richiesta sempre maggiore di vaniglia mette a rischio l’ecosistema naturale, sociale ed economico del Madagascar, produttore del 75% della vaniglia che si consuma al mondo. Sotto attacco gli agricoltori che rispettano le regole, sempre più a rischio le specie protette

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L’agricoltura globalizzata e industrializzata inasprisce i conflitti locali, soprattutto in aree di grande povertà. L’ultimo episodio su scala mondo è la guerra sanguinosa tra agricoltori e ladri di vaniglia con tanto di affissioni intimidatorie in pieno giorno e linciaggi in pubblica piazza nelle aree rurali del Madagascar. Si stanno infatti moltiplicando i raid dei ladri della spezia, bande di criminali che requisiscono i raccolti con la violenza. Nei villaggi remoti dove la vaniglia viene coltivata sono già morte decine di persone, spesso linciate per intimidire gli altri. Tanto che alcuni gruppi di agricoltori hanno provato a reagire organizzandosi a loro volta in gruppi armati.

È il prezzo che pagano le due controparti per tenersi stretti il raccolto di questa spezia dai mille usi, che vale dieci volte di più di 5 anni fa ed è arrivata a costare più dell’argento, 600 dollari al chilo, a causa della richiesta sempre maggiore dei Paesi ricchi e di un mercato globale poco regolato che sta mettendo in crisi le aree in cui viene coltivata. Inoltre alla radice dell’ultimo rialzo improvviso c’è il tifone che a marzo del 2017 ha colpito l’isola a sud est del continente africano distruggendo moltissime piantagioni. Da lì è cominciata una vera e propria corsa  che ha arricchito i contrabbandieri ma anche alcuni agricoltori a spese dell’ecosistema naturale malgascio.

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Ora la sua paura è che i coltivatori terrorizzati dalle bande armate alimentino il mercato nero anticipando il momento della raccolta per evitare il rischio di sequestro, mettendo così in pericolo la qualità e la disponibilità del prodotto sul mercato. Per uscire da questo circolo vizioso c’è bisogno di un mercato globale con regole più stringenti che protegga agricoltori e specie protette per non lasciarli alla mercé dei contrabbandieri.

 

http://www.lastampa.it/2018/05/28/blogs/cambia-la-terra/vaniglia-insanguinata-asqVkV58zY9TdonhDKtygP/pagina.html

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La deputata senza volto


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Un caso unico al mondo: entra in Parlamento una donna che per sfuggire alla mafia ha cambiato identità e vissuto nascosta per trent’anni. Adesso non può mostrarsi neppure in Aula.

Piera Aiello, 51 anni, è infatti una testimone di giustizia sotto scorta e costretta all’anonimato per il suo impegno contro la mafia. A 23 anni, vedova del figlio di un boss che le avevano fatto sposare per forza, decise di raccontare al Paolo Borsellino tutto che che sapeva. Con le sue parole, contribuì a condannare mafiosi trapanesi, ma pagò un prezzo altissimo: lasciare la Sicilia, sola, con una bambina di tre anni, e vivere come un fantasma. Con un altro nome, sotto protezione, in località protette.

Adesso, dopo quasi trent’anni in cui si è costruita una seconda vita, è appena stata eletta  alla Camera col Movimento Cinque stelle, dopo aver preso una valanga di voti, 78 mila nel collegio uninominale di Marsala. Pur di candidarsi, racconta, ha nascosto al Viminale le sue intenzioni: «Ho dribblato la Commissione centrale, altrimenti mi avrebbero impedito di farlo».

Ora ha un incarico pubblico, ma vorrebbe continuare a non mostrare il suo volto, anche se l’impresa rasenta l’impossibile e lei, in fondo, lo sa: «È come in un parto, quando un bambino che deve nascere, e non vuole nascere. In Aula non parlerò al microfono: farò leggere le mie parole ad altri. Ma non è per paura: è perché l’importante sono le mie idee, non la mia faccia», racconta.

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/05/25/news/esclusivo-intervista-alla-deputata-senza-volto-1.322887

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Flat tax, conveniente per chi guadagna almeno 30 mila euro.


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L’effetto delle due sole aliquote al 15 e al 20% sopra e sotto gli 80mila euro di reddito comincia ad essere vantaggioso rispetto al sistema attuale per chi guadagna almeno 30mila euro. Diventa sempre più conveniente man mano che i redditi salgono, e non ha praticamente impatto su quelli più bassi. Tanto che la riforma prevede una clausola di salvaguardia, proprio per impedire che i contribuenti paghino di più rispetto ad oggi.

Chi guadagna 7.500 euro lordi annui oggi paga 58 euro di tasse, con la riforma ne verserebbe teoricamente 551. Su 30mila euro di reddito annuo la flat-tax comincerebbe a farsi sentire: si verserebbero 3.870 euro di tasse invece di 5.530. Il beneficio crescerebbe con il crescere delle somme dichiarate: chi guadagna oltre 75mila euro, secondo il Lef, verserebbe 10.618 euro invece di 22.210.

Secondo le simulazioni una famiglia monoreddito di tre componenti, quindi con un figlio di oltre tre anni, con 15mila euro di reddito lordo annuo non avrebbe alcun beneficio. Lo sconto fiscale salirebbe a quasi il 50% con un reddito di 40mila euro, per il quale si verserebbero 5.100 euro di tasse anzichè 9.736. Con un reddito di 80mila euro le tasse da pagare scenderebbero da 27.400 a 16.000 euro. Lo sgravio fiscale sarebbe di circa il 40% per i redditi oltre 35mila euro.

Chi vive da solo verrebbe premiato dalla riforma fiscale “giallo-verde”. Sotto i 15mila euro scatterebbe la clausola di salvaguardia, perchè si pagherebbe più di adesso. Su 40mila euro di reddito si verserebbero 6mila euro di tasse invece degli oltre 10mila attuali, mentre con un reddito di 80 mila euro il vantaggio sarebbe anche più consistente (da 27.500 a 16 mila euro).

https://www.corriere.it/economia/cards/flat-tax-conveniente-chi-guadagna-almeno-30-mila-euro-ecco-alcuni-esempi/i-vantaggi_principale.shtml

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LE FARFALLE ITALIANE SONO IN PERICOLO!


L’allarme viene dalla “Lista Rossa della Farfalle Italiane” (o, in maniera più tecnica, Lista Rossa dei Ropaloceri Italiani), un lavoro a più mani coordinato dall’Università di Torino insieme al Ministero dell’Ambiente e altri importanti enti in difesa della natura, che raccoglie i preoccupanti dati riguardo le specie di Lepidotteri (il nome scientifico delle farfalle) presenti sul territorio italiano, 18 delle quali a serio rischio estinzione.

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Di cruciale importanze in tale ambito è il concetto di biodiversità, ovvero della molteplicità di organismi viventi di cui le farfalle sono perfetti indicatori in quanto, nonostante le grandi differenze da specie a specie, sono molto influenzate dall’ambiente circostante e risentono di ogni minimo mutamento

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Le trasformazioni dell’ambiente influenzano pesantemente la vita delle farfalle. Per gli autori dello studio, «la principale minaccia per le farfalle italiane è la perdita di habitat dovuta ai cambiamenti dell’uso del suolo e delle pratiche agronomiche. (…) I cambiamenti dei sistemi naturali comprendono il degrado dell’habitat in particolare dovuto a cattiva gestione dei prati pascolo, per esempio tagliati con troppa frequenza, ma anche e più spesso, l’abbandono dei pascoli con conseguente riforestazione».

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Un modo per dare una mano alle nostre piccole amiche alate? Non strappare le ortiche (pazienza se pungono…) e piantare, dove possibile, vasi di fiori come lillà o mughetto per offrire un riparo ai bruchi e nutrimento per le farfalle adulte.

 

 

https://www.focusjunior.it/scienza/ambiente/ecosistema/le-farfalle-italiane-sono-in-pericolo/

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A centodieci anni dalla nascita della Olivetti


Quell’idea di impresa resta un modello per chiunque sia convinto che è possibile dare al lavoro un senso diverso da quello che conosciamo.

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1908 nasce la Olivetti, fabbrica di macchine da scrivere con sede e stabilimento a Ivrea.

Nel dopoguerra e fino all’inizio degli anni sessanta, sotto la guida di Adriano, figlio di Camillo, la Olivetti cresce e si espande in tutto il mondo diventando una grande impresa multinazionale. E non solo: è la più avanzata nel campo della ricerca elettronica, cioè proprio quel settore da cui partirà la rivoluzione tecnologica dei decenni successivi. Adriano Olivetti raggiunge questi risultati imponendo nuove forme alle relazioni industriali e alla cultura aziendale. Decide di aprire le porte a intellettuali e artisti: il poeta Franco Fortini lavora nel settore pubblicità, il critico Geno Pampaloni dirige l’ufficio di presidenza, lo scrittore Paolo Volponi è capo del personale, fonda una casa editrice, le Edizioni di Comunità.

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L’azienda è all’avanguardia per il design, la pubblicità e l’assistenza ai clienti. Ma Olivetti si sforza soprattutto di ripensare il rapporto tra operai e fabbrica, a partire dai luoghi fino alle condizioni generali: salari più alti del 20 per cento rispetto alla base contrattuale, nove mesi di maternità retribuita (all’epoca la legge ne prevedeva due), assistenza sanitaria aziendale, mezzi di trasporto per i dipendenti, tre settimane di ferie e, nel 1957, prima azienda in Italia, settimana lavorativa di 45 ore. “La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti, deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia”.

https://www.internazionale.it/opinione/giovanni-de-mauro/2018/05/24/avanguardia-olivetti

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Zehra Doğan, la pittrice in carcere.


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 Zehra Doğan è una pittrice curda reclusa in una prigione turca. La sua colpa è un disegno che denuncia violenza e soprusi.

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Voglio ripetere l’insegnamento di Picasso: pensi davvero che un pittore sia semplicemente una persona che usa il suo pennello per dipingere insetti e fiori?

Nessun artista volta le spalle alla società; un pittore deve usare il suo pennello come arma contro gli oppressori. Nemmeno i soldati nazisti accusarono Picasso a causa dei suoi dipinti: io invece sono a giudizio a causa delle mie opere”.

 Zehra Doğan

http://www.artribune.com/dal-mondo/2017/03/erdogan-turchia-galera-giornalista-pittrice/

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I grandi fiumi si stanno seccando: ma il mondo fa finta di niente di fronte alla catastrofe.


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Siccità, inquinamento, sprechi e disinteresse dei governi. Ventisette grandi corsi d’acqua, tra cui il Nilo, sono in pericolo. La loro fine causerebbe una crisi umanitaria e un’emigrazione di massa epocali.  E la mancanza d’acqua ha già scatenato 300 guerre nel mondo.

Sono 343 per l’esattezza i conflitti locali già 
in corso per le risorse idriche.  Oltre due miliardi di persone non hanno accesso a fonti pulite. E ora anche l’Occidente è a rischio

 

http://espresso.repubblica.it/internazionale/2018/05/17/news/se-si-secca-anche-il-nilo-1.321796?ref=HEF_RULLO

http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2018/05/17/news/il-mondo-ha-l-acqua-alla-gola-1.321708?preview=true

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CHI ERANO FALCONE E BORSELLINO?


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Sono stati uccisi ma nessuno ha più dimenticato la missione speciale di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.

Hanno sfidato il mostro più cattivo d’Italia: la mafia . Lo hanno fatto da soli, con le armi della loro intelligenza, senza superpoteri. Alla fine non ce l’hanno fatta, sono stati uccisi ma nessuno ha più dimenticato la missione speciale di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.

Paolo Borsellino e Giovanni Falcone erano due magistrati, due uomini che negli anni Ottanta quando ancora non si conosceva nulla della mafia hanno scoperto i segreti di questa organizzazione. Falcone, grazie all’interpretazione dei segni, dei gesti, dei messaggi e dei silenzi degli uomini di Cosa Nostra è riuscito a decifrare il loro “linguaggio”, il loro modo d’agire. Un lavoro fatto soprattutto grazie al rapporto con i pentiti, uomini che scelgono di abbandonare la mafia per collaborare con la Giustizia. Proprio grazie a uno di loro, Tommaso Buscetta, hanno iniziato a conoscere il codice segreto della mafia: per i magistrati è stato come un professore di lingue che ti permette di andare dai turchi senza parlare con i gesti. Non amavano sentirsi degli eroi. Anche loro come noi avevano paura di quelli che non rispettano alcuna regola pur di farsi gli affari propri ma non si sono mai arresi. E soprattutto hanno dimostrato che lavorare insieme può essere un’arma vincente. In quegli anni, infatti, con un altro anziano magistrato loro capo, Antonino Caponnetto, fondarono un pool contro la mafia grazie al quale riuscirono a catturare centinaia di mafiosi condannati nell’ormai famoso maxi processo concluso il 30 gennaio 1992.
Ma la mafia non dimentica. Anzi da quel momento preparò la sua vendetta: uccidere Falcone e Borsellino. Una storia, la loro, curiosa perché fin da piccoli si conoscevano, giocavano insieme nel quartiere laKalsa, a Palermo.
Paolo, esile con il naso leggermente pronunciato, i capelli scuri e due occhi svegli, era cresciuto tra i recipienti di ceramica e gli antichi arredi della farmacia che papà Diego aveva ereditato dal padre.Era uno che amava stare sui libri ma anche dare una mano a chi non ce la faceva: alla scuola elementare la casa di Paolo, il pomeriggio, si riempiva di ragazzini che aiutava a fare i compiti.
Giovanni era uscito dalla pancia della mamma con i pugni chiusi, senza urlare e in quel momento era entrata una colomba dalla finestra aperta. Fin da piccolo amava le storie dove il bene prevale sul male: la sua preferita era “I tre moschettieri”.
I due si erano conosciuti durante una partita a calcio all’oratorio. Giovanni aveva tredici anni e Paolo era più giovane di soli otto mesi. Al primo piaceva tanto il ping-pong ma con il pallone ci sapeva pure fare. Spesso si ritrovavano a giocare con compagni che un giorno sarebbero finiti tra i mafiosi. Ma loro no. Quei due ragazzi avevano scelto di stare dalla parte giusta e dopo il liceo si ritrovarono entrambi a studiare per diventare magistrati e poi ancora insieme a lavorare per sconfiggere la mafia, quella terribile organizzazione simile ad una piovra capace di arrivare ovunque con i suoi tentacoli.
Amici per la pelle, sempre. A Palermo avevano l’ufficio uno accanto all’altro: Giovanni amava collezionare papere di legno che Paolo gli faceva sparire per poi chiedere, per gioco, un riscatto.
Chi non giocava erano  mafiosi, uomini con la maschera dell’onestà dietro la quale si celano spesso traditori dello Stato.
Paolo e Giovanni erano riusciti a vincere la loro battaglia: avevano fatto arrestare centinaia di mafiosi. Una vittoria pagata cara.
La loro vita finì ancora una volta insieme il 23 maggio e quel 19 luglio 1992.

https://www.focusjunior.it/news/chi-erano-falcone-e-borsellino/

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La conquista della “194”.


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Oggi è una giornata importante, ricorrono 40anni dall’entrata in vigore della “194.

La “194” è la legge che, grazie alle grandi battaglie femministe, ha permesso alle donne che devono abortire di farlo senza commettere un reato, in un ospedale pubblico, gratuitamente, in condizioni igieniche e sanitarie ottimali, con tutta l’assistenza fisica e psicologica necessaria. Una grandissima conquista.

Non facciamo la festa dell’aborto, non c’è niente da festeggiare, l’aborto è una esperienza drammatica che si subisce e che segna per sempre chi l’ha dovuta fare per motivi gravi e ineludibili. Il fatto è che essere madri non è un obbligo, essere madri è una scelta, la più meravigliosa delle scelte. Mettere al mondo un figlio in maniera consapevole e responsabile, solo se desiderato, solo se garantito sotto ogni profilo nel futuro.

In un tempo lontano c’erano i cucchiai d’oro che depredavano, danneggiavano, persino uccidevano le donne costrette ad abortire, mettevano la loro salute in grave rischio, solo un po’ più di quanto non accada con la pillola del giorno dopo o il bidet al dentifricio.

Il popolo delle donne si mobilitò in una delle più memorabili battaglie sociali e politiche del ‘900. Che grazie a quella legge, la quale si occupa anche di prevenzione, il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza, dagli anni Settanta a oggi, è drasticamente diminuito, e nessuna donna è morta di aborto, mai più. Nonostante questo, c’è ancora chi guerreggia contro quella legge, chi vorrebbe metterci le mani, chi fa terrorismo, chi arriva a diffondere manifesti  che paragonano l’aborto al femminicidio.

Bisogna custodire la memoria, coltivare la gratitudine per certe grandi lotte fatte per blindare il bene più grande di una donna, come di qualunque altro essere umano: la libertà.

 

 

https://www.huffingtonpost.it/marida-lombardo-pijola/la-conquista-della-194-raccontata-a-una-ragazza-di-oggi_a_23440395/?utm_hp_ref=it-homepage