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I programmi che ci impoveriscono.


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Basta prendere in considerazione programmi come Amici, Pomeriggio Cinque, Uomini e Donne, tutti i Talent Show, etc, per rendersi conto di quanto i modelli “banali” proposti da questi contenitori televisivi influenzino lo stile di vita e le scelte esistenziali soprattutto dei più giovani. Chiaramente la banalizzazione dei contenuti televisivi ha come ricaduta la banalizzazione delle persone; che diventano sempre più plasmabili sia per il sistema economico, sia per quello politico che in questo modo ha maggiore possibilità di controllo su di loro.
In questo scenario, personaggi cult come Maria De Filippi e Barbara d’Urso la fanno da padrone, e stanno realizzando un processo inverso di dealfabetizzazione di massa e impoverimento culturale allarmante.
Un fenomeno che ha generato derive disastrose: come l’ossessiva ricerca dell’effetto mediatico, e il condizionamento della percezione della realtà in cui vive l’individuo. Anche queste specchio di un Paese in apnea da tempo. Troppo tempo.
E bisognerebbe dire basta.

http://www.annalauramillacci.it/index.php/it/edi/item/61-dealfabetizzazione-di-massa-e-impoverimento-culturale

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Lunedì. La fagiolata.


lunedi-la-fagiolataLa tradizione risale al Medioevo quando in alcuni periodi dell’anno i signorierano soliti donare alle famiglie bisognose sacchi di legumi secchi e che queste, affamate ma orgogliose, in segno di disprezzo e di protesta contro la tirannia dei padroni, gettassero sul selciato l’elemosina.

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L’estetica neo-umanista di Keith Haring



Le sue astrazioni fantastiche e densamente simboliche si stagliano esaltate dagli acrilici fluo e dal segno ipermarcato rendendo innocue e perfino banali le riduzioni di chi lo vuole al più graffittaro o cartoonista. E su tutto l’omino stilizzato con le braccia alzate, senza volto, percorre le tele in maniera ossessiva, testimone muto di un neo-umanesimo che la sua estetica vuole al centro dell’Universo. Perché il pittogramma antropomorfo di Keith Haring ha non solo ben presente l’Uomo Vitruviano di Leonardo ma è coerente, nel segno della tradizione tardo medievale e del Rinascimento, con la poetica antropocentrica di questo artista che intende con tutto se stesso “opporsi alla disumanizzazione della nostra cultura”.

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2017-02-23/l-estetica-neo-umanista-keith-haring-095056.shtml?uuid=AE4Hqrb

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Quel Renzi contro tutti bocciato in storia


renziUn libro uscito per Donzelli osserva che la disciplina è in crisi profonda. Perché ai fatti del passato ormai opponiamo l’orizzonte corto del presente

Riguarda tutti noi, sempre più incapaci di cogliere la dimensione storica degli avvenimenti per cercare di governarli meglio. Un esempio calzante è quello della globalizzazione, «troppo spesso considerata un fragoroso evento degli ultimi anni e non un lungo e delicato processo storico, che sostanzialmente matura negli ultimi centocinquant’anni ed è, semplicemente, una delle ossature della contemporaneità».
Senza offesa per i no global, la società planetaria è irreversibile. Sta a noi, però, cercare di tenere a bada i suoi risvolti più insidiosi: dopo la prima globalizzazione, non dimentichiamocelo, arrivarono la Grande Guerra e il fascismo. La storia, purtroppo, non è mai magistra vitae. È invece «la più grande lezione di cinismo che si possa concepire» (E. M. Cioran), un maleodorante calderone di nefandezze. Secondo Armitage e Guldi, una buona conoscenza del passato potrebbe però servirci a «prefigurare il futuro», evitandoci errori devastanti. Pensiamo alle fallimentari guerre americane contro il terrorismo.

Se George W. Bush avesse letto un buon libro sul Grande gioco che nell’Ottocento contrappose Regno Unito e Russia in Medio Oriente, avrebbe capito che quelle terre erano inespugnabili. Del resto, per citare un’altra evidenza storica, la guerra convenzionale non è mai riuscita a debellare il terrorismo. Pensiamo anche al referendum costituzionale del dicembre scorso.
Bastava conoscere qualche rudimento del nostro passato per prevedere che il format “Renzi contro tutti” non avrebbe ottenuto il gradimento degli italiani. I quali, come osservava Leo Longanesi, amano moltissimo «votare contro», a prescindere. Invece, fior di politologi erano persuasi che Renzi se la giocasse. Ai fatti del passato, denunciano Armitage e Guldi, opponiamo ahinoi le teorie del presente.

http://www.pagina99.it/2017/02/23/david-armitage-jo-guldi-manifesto-per-la-storia-donzelli-pamphlet-libro/

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ORIGINI E MASCHERE DEL CARNEVALE ITALIANO


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La festa di Carnevale è da sempre una delle feste più amata dai bambini, ma molto spesso coinvolge anche gli adulti: quando si può tornare a essere allegri e spensierati se non a Carnevale?

Non si deve pensare, però, che il Carnevale non sia una festa legata alla religione! Il Carnevale, infatti, è collegato direttamente alla Pasqua, che cade sempre, ogni anno, la domenica dopo la prima luna piena di primavera.

Prima di Pasqua vi è per cinque settimane la Quaresima, e prima di questa la settimana di Carnevale!

Il termine “carnevale” è legato alla Quaresima , infatti, durante questo periodo vi è il divieto di mangiare carne e ” carnevale ” deriva proprio dal latino ” carnem levare ” ovvero “togliere la carne” dalla dieta!

Protagoniste del Carnevale da sempre sono le Maschere classiche più conosciute. Pare che la più antica fra queste sia Arlecchino, originario di Bergamo . Nel secolo XVI da Venezia arrivò la maschera di Pantalone e da Napoli Pulcinella , seguiti dal Dottor Balanzone di Bologna . Gli altri famosi personaggi del Carnevale italiano vengono da Torino (Gianduia), da Firenze (Stenterello), da Bergamo ancora (Brighella) e da Venezia il personaggio femminile più famoso che è Colombina. Ma molte altre se ne sono aggiunte negli anni.

http://www.focusjunior.it/feste/carnevale/carnevale-origini-e-maschere-del-carnevale-italiano

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Addio mais e grano. Nei campi americani ci sarà sempre più soia


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Il successo della soia tra gli agricoltori statunitensi si spiega facilmente. Il prodotto viene pagato meglio: al Cbot i semi si sono apprezzati del 14% l’anno scorso (a fronte del -2% del mais e del -13% del grano) e nel 2017 sono in rialzo di quasi il 20%, sopra 10 $/bushel. I future per consegna a fine anno (quelli del nuovo raccolto) indicano che la soia vale 2,6 volte il mais, il rapporto più favorevole dal 1997. Inoltre il legume è più facile ed economico da coltivare e sembra meno esposto ai rischi di guerre commerciali, che con la presidenza Trump minacciano di acuirsi (il Messico è uno dei maggiori acquirenti di mais Usa): tutti vantaggi che diventano ancora più importanti in tempi di crisi come quelli attuali.

Le entrate degli agricoltori Usa sono in calo per il quarto anno consecutivo, di un ulteriore 9%, fa sapere l’Usda, e a 62,3 miliardi di dollari sono più che dimezzate rispetto al picco del 2013. Le difficoltà hanno indotto non solo a una rotazione delle colture, ma anche a un abbandono di terreni: le aree coltivate si ridurranno dell’1,4% a 249 milioni di acri.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-02-24/addio-mais-e-grano-campi-americani-ci-sara-sempre-piu-soia-214225.shtml?uuid=AEC1Awc

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Dopo le palme, a Milano anche i banani


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Dopo le palme, i banani. Non c’è pace per quelle aiuole.. Evidentemente, non ci sono problemi più pressanti su cui dividersi. E molte città italiane sarebbero forse contente di avere al primo punto dell’ordine del giorno delle polemiche una questione così grave.

Quanto al banano, nessuno ha ricordato che uno degli italiani più illustri e più nazionalpopolari, quello che pianse e amò per tutti, fece il diavolo a quattro per procurarsene uno e piantarlo a casa sua, a Sant’Agata, nella Bassa piacentina, dunque Padania più profonda. Si chiamava Giuseppe Verdi e il suo banano è ancora lì.

 

http://www.lastampa.it/2017/02/24/cultura/opinioni/editoriali/dopo-le-palme-a-milano-anche-i-banani-L4l596BOCv3RgikvRRd4MK/pagina.html

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Milano, palme in piazza Duomo come nell’800.


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L’ultimo restyling sarà pronto a breve, con palme e banani sponsorizzati da Starbucks all’ombra della Madonnina, ma nel corso della sua storia piazza Duomo a Milano ha cambiato immagine più e più volte. In questa carrellata di scatti d’epoca, tratti dalla pagina Facebook ‘Milano sparita e da ricordare’, si può vedere la piazza centrale della città come appariva tra gli ultimi decenni dell’Ottocento – quando non c’era ancora il monumento equestre a Vittorio Emanuele II – e l’inizio del Novecento, con ampie aiuole dove si notano alcune palme basse, che evidentemente affascinavano già i milanesi oltre un secolo fa

http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/02/16/foto/milano_duomo_palme_amarcord-158362391/1/#4

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Il cda Rai taglia i compensi agli artisti: Da aprile scatterà il tetto anche per loro


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Il cda della Rai dà mandato al dg Antonio Campo Dall’Orto di applicare il limite di stipendio di 240 mila euro – da aprile – anche ai contratti di collaborazione e consulenza di natura artistica. Si tratta di una cifra annua e lorda che è molto inferiore ai compensi che oggi incassano molte star del palinsesto della televisione di Stato. Tra gli artisti e i giornalisti coinvolti ci sono Fazio, Insinna, Clerici, Vespa, Giletti, Conti, Piero e Alberto Angela, Amadeus, Annunziata.
La norma sul tetto è stata introdotta a novembre, con la legge di riforma dell’editoria. Stabilisce che compensi di massimo 240 mila euro debba essere pagati a “dipendenti, collaboratori, consulenti”. La formulazione ha innescato nei consiglieri di amministrazione di Viale Mazzini il dubbio che andasse estesa anche agli artisti. Di qui la richiesta di chiarimenti ai ministeri, che non hanno ancora detto la loro.

http://www.repubblica.it/economia/2017/02/23/news/rai_tetti_stipendi-159052624/

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“Chi sparò a Moro lo guardò in volto”: i Ris riscrivono gli ultimi minuti dello statista


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Gli agenti del colonnello Ripani hanno consegnato, alla Commissione d’indagine sul rapimento e l’omicidio dello statista, le analisi effettuate con le moderne tecnologia sulla R4 in cui fu ritrovato il cadavere. “Non era sotto ma sopra alla coperta”
Una ricostruzione “inedita” che, mette in discussione la “verità” fornita dai brigatisti, in particolare quanto sostenuto dal capo dell’operazione Moro, Mario Moretti che raccontò, accusandosi del delitto, di aver fatto sistemare la vittima nel bagagliaio della R4, di averlo fatto coprire con la coperta e, soltanto allora, di avergli sparato.

http://www.repubblica.it/politica/2017/02/23/news/omicidio_moro_ris_indagini-159039514/?ref=HREC1-15

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L’annuncio della Nasa: 7 pianeti attorno a un’unica stella. Tre candidati alla vita


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Nell’orbita di Trappist-1, una nana rossa ultrafredda a una distanza stimata di circa 40 anni luce da noi sono stati scoperti in totale 7 piccoli pianeti rocciosi, cioè con caratteristiche simili a quelle della Terra. Detto in altre parole: gli astronomi della Nasa (e non solo) hanno trovato ben 7 pianeti quasi gemelli della Terra, non uno solo!Tre dei sette pianeti di Trappist-1 potrebbero avere acqua liquida in superficie e un’atmosfera: in base ai nostri criteri di valutazione queste sono le condizioni indispensabili alla vita

http://www.focus.it/scienza/spazio/annuncio-nasa-esopianeti-sette-pianeti-attorno-tre-candidati-alla-vita

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ANDY WARHOL: 30 ANNI FA L’ADDIO AL GENIO DELLA POP ART


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Ricorre oggi il trentesimo anniversario della scomparsa di Andy Warhol, scomparso a soli 59 anni. Le sue opere sono una pietra miliare nella storia del Novecento.
Andy Warhol: la sua importanza nella storia dell’arte

Andy Warhol nasce nel 1928 a Pittsburgh, in Pennylvania. Era il quarto figlio di una famiglia immigrata proveniente dalla piccola città di Mikó, a nord-est della Slovacchia. Inizialmente si trasferisce negli USA solo con il papà, poi li seguirà anche la mamma.

All’artista si deve la nascita della “pop art”, movimento che sfrutta le immagini della comunicazione di massa e della pubblicità come fonte di ispirazione. Ancora oggi lo ricordiamo proprio per la sua capacità di riprodurre in copie identiche il soggetto delle sue opere. La sua concezione dell’arte è molto particolare per l’epoca. Secondo Warhol, infatti, l’arte va “consumata”, come qualsiasi altro prodotto commerciale.

Ancora oggi, nonostante il passare degli anni, è facile ricondurre alla mente diversi lavori. I più celebri le serigrafie che ritraggono Marilyn Monroe (1967) e le serie dei Barattoli della Campbell’s Soup (1962). Non possiamo dimenticare nemmeno i ritratti di Mao Tse Tung (Mao, 1973) e del pugile Muhammad Alì (1977).

Le sue tante passioni gli hanno permesso anche di dare un contributo importante alla musica rock. E’ stato lui infatti a disegnare la banana sulla copertina di “The Velvet Underground & Nico”(1967). Un vero cult per gli amanti del genere.

Warhol è stato anche autore di lungometraggi sperimentali,. In uno di questi, dal titolo “Sleep” (1963) si vede un uomo che dorme per 5 ore e 20 minuti, Nel 2004 l’artista e regista britannica Sam Taylor-Wood ne ha tratto ispirazione per la sua video-opera “David”, in cui la telecamera riprende il riposo del calciatore David Beckam.

http://timemagazine.it/andy-warhol-30-anni-fa-laddio-al-padre-della-pop-art/

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Il WP cambia la testata: “La democrazia muore nel buio”


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“La democrazia muore nel buio”. Non l’ha mandata a dire all’Amministrazione Trump il Washington Post, che poche ore fa ha cambiato la testata su Internet, rivoluzionando uno dei siti di notizie più seguiti del mondo. Sin dalla campagna elettorale il quotidiano di Washington, diretto da quel Martin Maron che guidò il Boston Globe nell’inchiesta contro la pedofilia nella Chiesa cattolica e di proprietà di Jeff Bezos di Amazon, è stato uno dei critici più duri del presidente: dalle sue colonne escono le rivelazioni che hanno costretto Michael Flynn a dimettersi da National security adviser per i legami con la Russia, e un’inchiesta che rivela come nei primi 32 giorni di governo Trump abbia mentito 133 volte. Un approccio che fa bene al quotidiano: i lettori aumentano e il Wp è tornato ad assumere giornalisti e sviluppatori per Internet dopo anni di crisi.

http://www.repubblica.it/esteri/2017/02/22/foto/il_wp_cambia_la_testata_la_democrazia_muore_nel_buio_-158903516/1/?ref=HREC1-12#1

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La matematica dell’Antropocene: l’uomo batte la natura 170 a zero


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Che cosa influenza il Sistema Terra? La risposta in un’equazione che racconta una verità sorprendente.
Nel passato, per 4 miliardi di anni, sono stati gli eventi astronomici, geofisici e le dinamiche interne alla Terra a determinare le caratteristiche della biosfera. Adesso è quasi esclusivamente l’azione dell’uomo. Negli ultimi 40-50 anni l’umanità ha spinto i cambiamenti climatici in una certa direzione con una velocità mai vista prima. Al confronto, gli altri parametri sono insignificanti.

L’azione dell’uomo sta portando la Terra al di fuori di quella oscillazione di condizioni che ha vissuto per centinaia di migliaia di anni, che ha visto alternarsi periodi glaciali e periodi più caldi. Quella variabilità non era favorevole all’uomo, ma si conoscono bene le caratteristiche dei vari periodi e non sarebbe difficile gestire le difficoltà. Oggi invece non sappiamo che cosa può accadere: navighiamo in un mare di cui non conosciamo nulla.

http://www.focus.it/ambiente/ecologia/luomo-batte-la-natura-170-a-zero

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Questo non è un Paese per i tassisti…


Sei giorni di protesta dura, senza piegarsi. Contro  il male assoluto, il nemico da combattere con ogni messo. Anche bloccando le città italiane e costringendo i cittadini a fare i salti mortali per muoversi. Ma la protesta  si è 22 febbraio - Questo non è un Paese per i tassisti....jpg trasformata in un vero e proprio spot per Uber.  Dal 15 febbraio l’applicazione di Uber è passata dal 276° posto nell’App Store di Apple al 27°. Domenica è addirittura diventata la 19^ applicazione più scaricata da iPhone.

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Nel Giorno dei presidenti, previste manifestazioni contro Trump


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È il terzo lunedì di febbraio, il giorno in cui gli Stati Uniti festeggiano il Presidents’ Day, ovvero il Giorno dei presidenti.
Il Presidents’ Day è una ricorrenza che in origine era stata fissata per commemorare la nascita di George Washington, il primo presidente. Per questo, dal 1885 (primo anno in cui fu celebrato) al 1971, la festa fu celebrata il 22 febbraio, giorno della nascita di Washington. A cambiare le regole fu Richard Nixon, che fece in modo che la giornata fosse dedicata a tutti i presidenti.
Alcuni Stati continuano comunque a fare di testa loro. Molti ricordano Washington e Thomas Jefferson, terzo presidente dell’Unione, a in Massachusetts c’è un Presidents’ Day separato e dedicato a John Adams, John Quincy Adams e John F. Kennedy (nati nello Stato) e a Calvin Coolidge (pur essendo nato in Vermont, era stato governatore del Massachusetts). In Connecticut, Missouri e Illinois, oltre a festeggiare il Presidents’ Day ogni terzo lunedì di febbraio, si celebra anche la nascita di Abraham Lincoln, il 12 dello stesso mese.
Il Presidents’ Day è una festa federale, quindi un giorno di relax per gli americani: scuole, uffici pubblici e Wall Street sono chiusi. Molti ne approfittano per un lungo fine settimana fuori porta.

http://america24.com/news/nel-giorno-dei-presidenti-previste-manifestazioni-contro-trump

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Cortocircuito in Val Padana


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Non c’è solo la Sicilia e non ci sono solo la Calabria o la Campania. Li vogliono con la bocca chiusa anche in Emilia, in Lombardia, in Veneto, a Roma, a Fondi e a Latina. Diffondono informazione scomoda dappertutto, in cambio ricevono insulti o minacce o pallottole in redazione. E citazioni per milioni di euro. Un articolo di troppo può mandare all’aria un affare, certi nomi è sempre meglio non farli. Chi tace, di sicuro ci guadagna.
Soli, sperduti nelle province italiane più lontane, ci sono decine di giornalisti e blogger che sono diventati corrispondenti di guerra a casa loro. Irriverenti e coraggiosi, con la passione del raccontare si sono sostituiti come antenne sul territorio alle tradizionali associazioni antimafia sempre più ossequiose e ammanigliate con i poteri locali che le foraggiano di consulenze e incarichi.
Andare oltre, il confine è impercettibile. Bastano trenta righe in cronaca e ti stampano addosso il marchio di sconsiderato o anche di spione. Poi il silenzio degli altri che isola, tutti sempre un passo indietro o al servizio del signorotto che paga di più o al momento più potente.
“Comprati e venduti”, è il titolo dell’ultimo libro di Claudio Fava, storie di giornalisti ma anche di editori, padrini e padroni. La palude di quarant’anni fa e quella di oggi, un racconto ricavato dagli atti dal primo rapporto della Commissione Parlamentare Antimafia su mafie e informazione. Complicità e atti di ribellione, omertà e violenze contro chi oltrepassa una linea invisibile.
E poi i morti. Non c’è luogo in Europa dove siano stati uccisi tanti giornalisti come in Sicilia: otto in poco meno di vent’anni, tutti per mano mafiosa. Una mattanza dimenticata. Ma oggi non basta più ricordare e onorare solo i giornalisti morti. Bisogna avere più rispetto per quelli vivi.
Anche quando sono nei paraggi, quando controcorrente scoperchiano vergogne o denunciano opacità negli ambienti apparentemente più insospettabili. Si fa un gran parlare di giornalismo di qualità e si straparla di giornalismo d’inchiesta. Tutti lo invocano, tutti lo vogliono. Ma a una condizione: che si occupi sempre degli altri. Il giornalismo d’inchiesta piace solo quando è lontano da casa propria.

http://mafie.blogautore.repubblica.it/2017/02/cortocircuito-in-val-padana/?ref=HREC1-18

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L’ombra della salmonella dietro al collasso azteco


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L’epidemia che nel XVI secolo decimò le popolazioni dell’odierno Messico, portando al collasso della società azteca, potrebbe essere stata causata da una forma di salmonella portata dai conquistadores. Il DNA del batterio è stato trovato nei resti di sepolture che risalgono a un periodo attorno al 1540: è la prima evidenza genetica dell’identità del patogeno che uccise l’80% di questa popolazione del Nuovo Mondo.
Il DNA batterico rinvenuto nei corpi coincide con quello della Salmonella enterica, in particolare del ceppo Paratyphi C, che ancora oggi uccide il 10-15% delle persone infettate, nei Paesi in via di sviluppo. Si trasmette attraverso le feci ed è ragionevole che sia stato questo batterio, in una società il cui ordine sociale era al collasso, a causare una delle peggiori epidemie, paragonabile soltanto alla peste nera europea.

Verosimilmente, il patogeno fu importato dall’Europa: un secondo studio, dell’università di Warwick (UK), ha dimostrato l’esistenza del Paratyphi C in una donna norvegese vissuta intorno al 1200, cioè circa 300 anni prima del periodo di cui parliamo. Non è una prova diretta, ma dimostra che il batterio era già presente in Europa, prima di diffondersi nel Nuovo Mondo

http://www.focus.it/cultura/storia/la-salmonella-e-la-fine-degli-aztechi

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Lo spettacolo dei ciliegi in fiore tinge di rosa la città giapponese di Kawazu


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I fiori di ciliegio, sakura in giapponese, in genere fioriscono tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, ma gli alberi di Kawazu appartengono ad una varietà unica, in grado di sbocciare già a metà febbraio. Di giorno un trenino porta i passeggeri in viaggio attraverso gli aromi profumati e le mille nuance di rosa che colorano i parchi della città. Di notte gli alberi vengono illuminati e i loro riflessioni ballano nelle acque della penisola di Izu.
Questa pianta è altamente simbolica nella cultura giapponese. La transitoria bellezza dei fiori di ciliegio è spesso equiparata alla brevità della vita e rappresenta l’accettazione del karma e del destino, così come l’accoglienza serena della morte. Proprio per queste ragioni questi fiori appaiono spesso nell’arte giapponese e sono diventati un’immagine identificativa del paese stesso.
http://www.lastampa.it/2017/02/18/societa/viaggi/mondo/lo-spettacolo-dei-ciliegi-in-fiore-tinge-di-r-osa-la-citt-giapponese-di-kawazu-ZHT48Mm08oJTlGqVXO0eqL/pagina.html

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Uso di cocaina: produce una alterazione cerebrale, forse alla base del rischio di ricaduta


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Il consumo abituale di cocaina riduce la connettività tra due regioni del cervello: è la spiegazione fisiologica dei comportamenti e del rischio di ricadute, anche a distanza di mesi.
Per dimostrare questa alterazione, fino a oggi solo ipotizzata, i ricercatori hanno misurato il livello di organizzazione funzionale delle reti cerebrali in stato di riposo di 18 ex consumatori abituali di cocaina in astinenza da cinque mesi.

Il confronto fra questo campione e 19 persone non tossicodipendenti ha permesso di localizzare una riduzione della connettività funzionale fra il nucleo accumbens – una regione profonda del cervello, importante per la motivazione – e la corteccia dorsale prefrontale, implicata nel controllo cognitivo del comportamento.

La ricerca ha anche evidenziato un sistema “push&pull” basato su un rapporto di correlazione inversa: dove è più forte il rapporto fra corteccia orbitofrontale e nucleo accumbens (sistema della ricompensa), è meno forte il rapporto fra il nucleus e la corteccia dorsale prefrontale (sistema del controllo cognitivo).

Questo studio può portare a nuovi modelli di comprensione e gestione delle tossicodipendenze. «Il fatto che dopo quasi cinque mesi di astinenza il cervello dei pazienti mostrasse ancora gli effetti indotti dal consumo di cocaina», afferma Manuela Berlingeri (Università di Urbino e centro di Neuroscienze NeuroMi di Milano), «suggerisce che la sostanza è in grado di lasciare nelle strutture cerebrali una traccia che resta impressa per un arco di tempo relativamente lungo.»
http://www.focus.it/scienza/salute/uso-di-cocaina-produce-una-alterazione-cerebrale-alla-base-del-rischio-di-ricaduta

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Il movimento “rivoluzionario” del 1977.


Dopo gli incidenti all’Università di Roma in occasione del comizio di Luciano Lama, segretario nazionale CGIL, nel marzo 1977, un’assemblea di Comunione e Liberazione all’Università di Bologna venne interrotta da studenti di sinistra; in seguito scoppiarono incidenti e scontri nella zona universitaria. Il rettore chiamò i carabinieri i quali, come spesso era successo in passato, aprirono il fuoco senza necessità: Francesco Lorusso, simpatizzante di Lotta Continua, fu colpito a morte. Ne seguirono scontri furiosi tra giovani e polizia, non solo a Bologna ma in tutte le principali città. A Bologna la situazione divenne così preoccupante che le strade furono pattugliate dai mezzi blindati. La città, orgoglio e gioia dei comunisti, celebrata dappertutto come una delle meglio amministrate d’Europa, era improvvisamente diventata un campo di battaglia.
Nel settembre del 1977 fu organizzato a Bologna un convegno sulla repressione nella società italiana, con un’enfasi particolare sul ruolo svolto dal PCI. Circa 20-25 mila giovani invasero la città per tre giorni. Il PCI bolognese rispose alla sfida con un esempio mirabile di ‘tolleranza repressiva’: cibo, alloggi, spazi di incontro, la piazza principale della città furono resi disponibili dalla giunta comunale, ben consapevole del fatto che sarebbe stata comunque posta sul banco degli accusati. Il convegno si rivelò un fiasco e la manifestazione finale si svolse fortunatamente senza incidenti.

http://storicamente.org/parrinello_link18

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17 febbraio 1977: la ”cacciata di Lama” dall’Università: uno spartiacque storico


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Il ’77 è l’anno in cui all’interno della sinistra si inizia a parlare di crisi del comunismo. E in Italia questa sensazione appare realizzarsi proprio nel “Movimento”, il quale elabora idee di sdoganamento e formule di commistione tra il marxismo più eretico ed il pensiero liberale. La lotta di classe, caposaldo di tutte le battaglie, viene a volte associata ai bisogni dell’individuo e alla legittimazione delle differenze. Lo stalinismo è buttato alle spalle, è criticato. Si parla di liberazione, sì, ma “dal” lavoro. Ne approfitterà il pensiero più banale, il quale soffocherà, con l’ausilio dei “nani e delle ballerine” o delle ”città da bere” degli anni ottanta, ogni spinta libertaria e critica nei confronti del sistema ultraliberista.

Il giorno della ”cacciata di Lama”, le forze dell’ordine sfonderanno i cancelli dell’Ateneo con le ruspe. I fatti segnarono un’epoca, facendo esplodere la visibilità del cosiddetto ”Movimento del ’77”, tanto diverso, persino diametralmente opposto, da quello dei padri sessantottini per comportamenti e visioni della società, ove il terrorismo stava preparandosi alla sua stagione più terribile.

http://www.ilmamilio.it/m/it/attualita/attualita-notizie/40486-17-febbraio-1977-la-cacciata-di-lama-dall-universit%C3%A0-uno-spartiacque-storico.html

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Buon Venerdì 17,un buon fine settimana qualunque


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Certo non è un giorno qualsiasi. Per chi non crede alla superstizione, invece, un fine settimana qualunque. Chi si lascia influenzare dalle credenze popolari vorrà sicuramente scoprire il motivo il quale a tale giorno è associata tradizionalmente la sventura.

Le origini. Venerdi 17, le radici di una fama nefasta da ricercare nella cultura greca, latina e cattolica. La tradizione cristiana vuole che il venerdì sia un dies funesto perché giorno della morte di Gesù. Per i pitagorici il 17 è un numero da evitare, perché compreso tra il 16 e il 18, considerati perfetti. La paura di questo numero ha anche un nome che la contraddistingue: Eptacaidecafobia. Per la cristianità, quello di oggi è il venerdì 17 per eccellenza infatti nel Vecchio testamento, proprio oggi, 17 febbraio, avvenne il diluvio universale.

Ma anche in ambito bellico viene ricercata la cattiva fama del 17, durante la battaglia di Teutoburgo, combattuta nel 9 d.c., i romani si scontrarono contro i germani di Erminio e le legioni la XVII, XVIII e XIX furono completamente distrutte. Fu così che a quei numeri fu associata la sventura. Inoltre, sulle tombe latine era usanza riportare la scritta VIXI, anagramma del numero XVII.

http://www.teleclubitalia.it/buon-venerdi-17-immagini-frasi-divertenti-e-spiritose-origine/1273816/

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Lezioni amare che abbiamo imparato da Ebola


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Il 14 gennaio, dopo aver cancellato più di 11 mila vite, l’epidemia di Ebola è stata ufficialmente dichiarata conclusa. Adesso che anche la Liberia è libera dal virus, e che l’Africa occidentale può tirare – forse, vedi a fine pagina – un sospiro di sollievo, è tempo di bilanci su come il mondo ha gestito uno dei più gravi disastri sanitari dell’era moderna.

IL MONDO NON È PRONTO A EMERGENZE DI QUESTO TIPO. Specialmente se ad essere colpiti sono i Paesi più poveri. Quando l’epidemia emerse in Guinea, a fine 2013, gli sforzi messi in moto dall’OMS per contenerla non furono sufficienti ad arginarla sul nascere.
GLI EQUILIBRI DI POTERE TRA LE AUTORITÀ SANITARIE MONDIALI SONO CAMBIATI. Nel caso di Ebola, hanno lavorato meglio le organizzazioni sul campo. Che purtroppo, però, sono state spesso lasciate sole. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dovuto ammettere di non aver saputo rispondere prontamente all’epidemia, lasciando per molti mesi l’onere dei primi, rischiosi interventi a ong come Medici Senza Frontiere o alle organizzazioni religiose locali impegnate in Africa occidentale. Decine di volontari, privi dei mezzi e del supporto adeguato a livello centrale, sono morti mentre lavoravano sul campo.

LE INFRASTRUTTURE MEDICHE DELL’AFRICA OCCIDENTALE SONO ESTREMAMENTE PRECARIE. Se possibile, adesso ancora più di prima: gli strascichi dell’epidemia sono destinati a durare a lungo. Molti esperti epidemiologi locali sono morti, e le risorse finanziarie impiegate contro Ebola hanno lasciato scoperti settori estremamente bisognosi di attenzione, come quello legato alla salute di partorienti e neonati, o il campo – delicato e poco conosciuto – dei sopravvissuti al virus, costretti a convivere con conseguenze a lungo termine ancora poco note.

PREGIUDIZI E PAURE FANNO IL GIOCO DELL’EPIDEMIA. Le vittime di Ebola e le loro famiglie, nonché quanti hanno lavorato per contrastare la diffusione del virus, hanno dovuto fare i conti con superstizioni interne e con la chiusura e l’ignoranza del resto del mondo.

Le falle della comunicazione sui rischi di contagio hanno generato, in molti casi, paura e diffidenza nei confronti dei medici che entravano a contatto con le famiglie; in molti hanno mostrato resistenze nell’inviare i propri familiari nei centri appositi, e nell’isolarli completamente. Fuori dall’Africa, c’è chi ha invocato la chiusura delle frontiere, chi ha fomentato il razzismo e chi, per leggerezza, non ha monitorato a dovere la salute dei volontari rientrati dall’Africa.

LA CHIAVE DELLA VITTORIA RISIEDE NELLA CONOSCENZA DELLA CULTURA E DELLE AUTORITÀ LOCALI. Imporre una politica di contenimento non ha senso, se nella lingua del posto non esiste un termine equivalente a “virus”. Informare le autorità politiche e religiose locali sulla natura della malattia e sulle misure preventive ha avuto molta più efficacia dell’invio di qualunque luminare internazionale.

NEL CASO DI FUTURE EPIDEMIE, I TRIAL CLINICI DEVONO ESSERE PIÙ VELOCI. Senza perdere di vista i limiti etici e di sicurezza legati a una sperimentazione d’urgenza. Autorità sanitarie e case farmaceutiche hanno compiuto una corsa contro il tempo per testare vaccini e altre terapie durante l’epidemia: è stato così che si è finalmente arrivati a un vaccino efficace sull’uomo.

Ciò nonostante, ritardi burocratici hanno impedito a molte sperimentazioni di iniziare durante la fase più critica dell’epidemia, facendo arenare la raccolta dati sull’efficacia di alcune terapie, come lo ZMapp, che sembra funzionare sui primati e che è stato usato nei trattamenti di alcuni sopravvissuti all’infezione

NON È ANCORA FINITA. Questa è forse la lezione più importante da ricordare. Il virus potrebbe riemergere da un momento all’altro, e l’incertezza sugli animali che se ne fanno vettori rende complicato monitorarne la comparsa. È notizia di poche ore fa che i medici della Sierra Leone hanno confermato una nuova morte causata da Ebola. L’ultimo caso riconosciuto in Sierra Leone era stato a ottobre e a novembre l’epidemia era stata dichiarata finita nel paese.

Prima dell’epidemia di Ebola nessuno pensava che un’infezione potesse diffondersi così a macchia d’olio, ma la facilità di spostamento e la concentrazione della popolazione nelle aree urbane rendono la diffusione di questa ed altre epidemie ancora più facile. Esistono virus anche più letali di questo che potrebbero seguirne le orme. Non possiamo abbassare la guardia.

http://www.focus.it/scienza/salute/7-lezioni-amare-che-abbiamo-imparato-da-ebola

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Il rapporto tra ebola e la frammentazione delle foreste


ebola

Il virus si diffonde più facilmente nelle aree in cui il disboscamento facilita il contatto tra l’uomo e gli animali vettori: lo studio del Politecnico di Milano.

C’è una relazione tra i più recenti focolai di Ebola e la deforestazione: è quanto emerge da uno studio internazionale coordinato dal Politecnico di Milano e pubblicato su Scientific Reports. Secondo lo studio ci sarebbe un legame tra le ondate di epidemia divampate tra il 2004 e il 2014 e la frammentazione delle foreste in Africa centrale e occidentale.

Il passaggio del virus dagli animali (in particolare i pipistrelli della frutta Myonycteris torquata e Epomops franqueti) all’uomo sarebbe avvenuto in prossimità dei margini delle foreste ridisegnati dalla frammentazione dell’habitat. In questi luoghi i contatti tra popolazione e vettori dell’infezione è più facile, da un lato perché l’uomo entra direttamente nel loro areale, dall’altro perché gli animali stessi hanno più facile accesso a fonti di cibo.

Gli scienziati hanno confrontato i dati in alta risoluzione della copertura forestale degli ultimi 10 anni (che sono serviti a delineare le aree più colpite da frammentazione) con quelli sull’insorgenza di ebolavirus. Negli 11 casi in cui l’epidemia nell’uomo è stata causata da presunta vicinanza con animali, a pari densità di popolazione l’insorgenza di ebolavirus si verificava nelle aree con foreste più frammentate.
http://www.focus.it/scienza/scienze/ebola-e-frammentazione-delle-foreste-ecco-il-nesso

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Il Dna dei primi sardi è ancora “vivo”, svela una preistoria inedita


sardo– Erano cacciatori e raccoglitori primitivi, arrivati in Sardegna dal vicino Oriente e dall’Europa occidentale sul finire del Paleolitico. Detentori dei Dna dei più antichi abitanti dell’isola. Ebbene, il loro codice genetico “vive” ancora a distanza di oltre 12.000 anni: la loro eredità è stata individuata nel genoma dei sardi moderni grazie ad un maxi studio coordinato dall’Università di Pavia e dall’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica (Irgb) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). I risultati, pubblicati su Molecular Biology and Evolution, dimostrano che l’isolamento plurimillenario ha reso il Dna dei sardi unico in Europa e capace di svelare importanti indizi sul popolamento del Vecchio Continente.

I ricercatori lo hanno scoperto analizzando il Dna mitocondriale (ereditato per via materna) di 3.491 sardi moderni e di 21 sardi antichi, provenienti da siti archeologici datati da 4 a 6 mila anni fa. I dati sono stati confrontati con un database mondiale di oltre 50.000 genomi moderni e circa 500 antichi (compreso quello della mummia Oetzi). Dai risultati è emerso che l’80% dei genomi dei sardi moderni appartiene a gruppi presenti solo in Sardegna, risalenti ai periodi post-Nuragico, Nuragico e Neolitico. Circa il 3% conserva tracce ancora più antiche, risalenti a oltre 8.000 anni fa: potrebbero dunque essere l’eredità dei primi abitanti dell’isola, cacciatori-raccoglitori del Paleolitico che si sono poi espansi nel Mesolitico.

http://www.repubblica.it/scienze/2017/02/14/news/dna_primi_sardi_ancora_vivo_svela_preistoria_inedita-158296655/?ref=HRLV-21

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Date a Cesare quel che è di Cesare. Per una revisione del Concordato.


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Martedì 14 febbraio, a partire dalle ore 16, davanti alla Ambasciata Italiana presso la Santa Sede, in Viale delle Belle Arti, 2, si svolgerà l’annuale incontro fra esponenti del governo italiano ed alti rappresentanti del Vaticano per “festeggiare” l’anniversario dei Patti Lateranensi e del Concordato (“il bacio della pantofola”).

Radicali Italiani e numerose associazioni laiche hanno organizzato una manifestazione, che si terrà nello stesso orario di fronte alla Ambasciata. In sintesi, le finalità della iniziativa.

Tre richieste allo Stato italiano: rivedere la normativa sull’8×1000, che regala al Vaticano oltre un miliardo l’anno; ottenere il pagamento dell’IMU (due miliardi l’anno) sulle strutture di proprietà ecclesiastica; garantire le attività alternative agli alunni che chiedono di essere esentati dalla “ora di religione”. Una richiesta diretta a Papa Bergoglio: sollevare dall’incarico di responsabile della Segreteria vaticana per l’Economia il Cardinale George Pell, accusato dal governo australiano di aver protetto numerosi preti pedofili.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/date-a-cesare-quel-che-e-di-cesare-per-una-revisione-del-concordato/

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La festa degli innamorati



La tradizione di San Valentino quale protettore degli innamorati risale all’epoca romana, nel 496 d.C., quando l’allora papa Gelasio I volle porre fine ai lupercalia, gli antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità Luperco.
Questi riti si celebravano il 15 febbraio e prevedevano festeggiamenti sfrenati ed erano apertamente in contrasto con la morale e l’idea di amore dei cristiani.
Esistono molti Santi di nome Valentino, e, a parte il fatto che tutti furono martiri, non si sa molto di loro. Due sono i più noti.
Il primo, nato a Interamna (oggi Terni) nel 176, proteggeva gli innamorati, li guidava verso il matrimonio e li incoraggiava a mettere al mondo dei figli. La letteratura religiosa (e non storica) descrive il santo come guaritore degli epilettici e difensore delle storie d’amore. Specie quando queste sono infelici: si racconta, per esempio, che abbia messo pace tra due fidanzati che litigavano, offrendo loro una rosa.
Il secondo, invece sarebbe morto a Roma il 14 febbraio del 274, decapitato. Per alcune fonti sarebbe lo stesso vescovo di Terni. Per altri – tesi più plausibile – sarebbe un altro martire cristiano. Per altri ancora, non sarebbe mai esistito.Ad ogni modo, si racconta che Valentino sarebbe stato giustiziato perché aveva celebrato il matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, che invece era pagano. La cerimonia avvenne in fretta, perché la giovane era malata. E i due sposi morirono, insieme, proprio mentre Valentino li benediceva. A chiudere il cerchio della tragedia sarebbe poi intervenuto il martirio del celebrante.

Il merito moderno di aver consacrato San Valentino come santo patrono dell’amore è da ascrivere a Geoffrey Chaucer, l’autore dei Racconti di Canterbury che alla fine del ‘300 scrisse – in onore delle nozze tra Riccardo II e Anna di Boemia – The Parliament of Fowls, (Il Parlamento degli Uccelli) un poema in 700 versi che associa Cupido a San Valentino. Che così divenne il tramite ultraterreno della dimensione dell’Amore cortese.

http://www.focus.it/cultura/storia/san-valentino-storia

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“Occidentali’s Karma”-Brutta fin dal titolo


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Francesco Gabbani – “Occidentali’s Karma”
Giocare a fare il Battiato è come andare davanti a un plotone d’esecuzione e pregare di essere fucilato lì, ora e subito. Una canzone tutta rime e trovate che lavorano per un andamento che sa d’estate (a metà tra Righeira – magari! – e Sandy Marton…) e sa di niente. Forse le intenzioni erano buone e solo chi non mira in alto non può dire di non averci provato. Ma poi, alla rima “Namasté-Alé”, finisce ogni possibilità di essere salvato.

http://www.unionesarda.it/articolo/spettacoli/2017/01/20/belle_brutte_emozionanti_vi_raccontiamo_le_canzoni_del_festival_d-7-562807.html

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La povertà avanza tra l’indifferenza


12-febbraio-la-poverta-avanza-tra-lindifferenzaSono un esercito. Rischiano, però, di restare tagliati fuori da tutto, causa miseria. L’Europa deve fare i conti con più di 26 milioni di bambini e ragazzi a rischio povertà o esclusione sociale. In Italia i bambini e i ragazzi a rischio povertà ed esclusione sociale sono il 32%, una delle percentuali più alte in Europa, al di sopra della media europea del 28%.

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Ucraina, la febbre dell’ambra e la devastazione del territorio


Nel selvaggio West del paese i danni ambientali creati dai cavatori abusivi sono enormi, mentre dilagano racket e corruzione tra chi dovrebbe vigilare

La corsa all’ambra avviene sulla pelle di decine di migliaia di poveri paesani che assistono alla devastazione del territorio, fatto letteralmente esplodere tramite tubi flessibili ad alta pressione per estrarre dal suolo i cumuli di resina fossilizzata.
http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2017/02/08/foto/estrazione_illegale_ambra_ucraina-3412938/1/#media

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Multato Cédric Herrou, il contadino francese che aiuta i migranti


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Rischiava fino a cinque anni di prigione e trentamila euro di multa per aver aiutato queste persone che non avevano regolari documenti “a entrare e a spostarsi” nel paese. Il processo contro di lui è cominciato nel tribunale di Nizza il 4 gennaio. è stato condannato a pagare una multa di tremila euro con la condizionale per aver aiutato alcuni profughi ad attraversare il confine tra l’Italia e la Francia e non essersi accertato del loro status irregolare.
Esiste una direttiva europea del 2002 che punisce chi aiuta le persone senza permesso di soggiorno. Un testo che afferma il principio secondo cui chiunque aiuti un migrante irregolare a entrare in Europa o durante il suo viaggio all’interno dei confini dell’Unione sta violando la legge. Gli stati potrebbero, però, introdurre nel loro ordinamento la “clausola umanitaria”, che metterebbe operatori e volontari al riparo dal rischio di finire sotto processo, ma non lo fanno. E così operatori e anche semplici cittadini finiscono sotto processo. Nelle prossime settimane un gruppo di eurodeputati e attivisti presenterà al Parlamento europeo una petizione per chiedere una revisione della direttiva.

http://www.internazionale.it/notizie/2017/02/10/cedric-herrou-francia-migranti

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Cento anni fa da una sala di incisione uscì il primo disco jazz


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Fu registrato a New York il 26 febbraio 1917 dalla Original Dixieland Jass Band (scritta con due “s”) di Nick La Rocca, figlio di un emigrante siciliano.La Dixieland Jass Band registra due facciate, Livery Stable Blues e Original Dixieland one step: è il 26 febbraio di cento anni fa e quello che finisce nei negozi è il primo disco jazz della storia…

http://www.repubblica.it/venerdi/articoli/2017/02/08/news/un_secolo_di_jazz_dixieland_jass_band-157879008/?ref=HRER2-1