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Oltre al Pil può esserci il Pib.


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Al posto di adottare un approccio incentrato esclusivamente sulla crescita economica, dovremmo promuovere società più giuste e sostenibili dal punto di vista ambientale.

Jeffrey Sachs

Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago.

Robert Kennedy.

Non è solo una questione di benessere fisico: andare in bicicletta fa bene pure all’economia. C’è un giro d’affari «diretto» di chi le bici le costruisce, chi le vende, chi le ripara e un giro d’affari «indotto», che coinvolge il denaro pubblico: lo Stato risparmia se i suoi cittadini sono più in forma, risparmia se le strade non sono intasate dal traffico, risparmia sui costi ambientali legati ai gas serra.

Legambiente ha fatto una lunga serie di calcoli e risulterebbe che in Italia la bicicletta è capace di generare 4,156 miliardi di euro di Pib, ossia di Prodotto Interno Bici, una sorta di Pil per le due ruote. Sono stati considerati diversi parametri, che vanno dalla filiera produttiva che varrebbe 1,161 miliardi agli effetti positivi sulla salute (1,054 miliardi), dalle migliori condizioni di vita dei bambini (960 milioni) alle minori assenze sul posto di lavoro (193 milioni).

Il Pib pro-capite più alto sarebbe in Emilia-Romagna, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli, in forte ritardo invece Lazio, Sicilia e Calabria. Comunque, nell’Italia intera, più di un milione sono le persone che usano sistematicamente la bici per andare a scuola o al lavoro, che salgono 1,7 milioni contando gli utilizzatori sporadici. Pochi rispetto ad altri Paesi dell’Ue, non pochi in assoluto, un insieme di persone che certo non si può ignorare.

 

https://www.vanityfair.it/mybusiness/news-mybusiness/2017/10/22/pib-prodotto-interno-bici-legambiente

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Quando il migrante diventa un capro espiatorio


18 gen - Non a tutti si ruba il lavoro... specialmente quando esiste il  decoro!.jpg

Nei momenti di fragilità economica e sociale anziché individuare i responsabili dell’impoverimento del Paese,  si scaricano frustrazione e impoverimento su minoranze deboli e facilmente isolabili. La visione patologica ha vinto sul piano culturale e comunicativo.

 

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La Costituzione, da 70 anni l’inno della democrazia italiana


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Entra in vigore il 1 gennaio 1948.

«Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione

Piero Calamandrei. Discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria.

I 556 membri dell’Assemblea Costituente, formata da uomini e per la prima volta anche dalle donne, a seguito delle elezioni del 2 giugno 1946 vengono chiamati a svolgere un nobile compito: la stesura della Carta Costituzionale. L’Italia è pronta a muovere i primi passi come Repubblica e i Costituenti sono i depositari dei sentimenti di pace, libertà e democrazia utili a tracciare il futuro del nostro Paese, desideroso di lasciarsi alle spalle macerie e ferite di un provante conflitto.

Per assolvere al meglio questo compito il 15 luglio 1946 viene istituita la Commissione dei 75, presieduta da Meuccio Ruini, incaricata di redigere il progetto della Costituzione italiana da discutere poi in aula. La Commissione viene suddivisa in tre gruppi di lavoro: il primo, presieduto da Umberto Tupini, è dedicato ai diritti e doveri dei cittadini. Il secondo, presieduto da Umberto Terracini, è indirizzato all’organizzazione costituzionale dello Stato. Il terzo si occupa dei rapporti economici e sociali, presiede Gustavo Ghidini. Infine un comitato di redazione ha il delicato incarico di collegare ed accordare il lavoro prodotto dalle tre sotto-commissioni.

Dopo 18 mesi di lavori dell’Assemblea Costituente, il testo della Costituzione inizia l’iter parlamentare il 4 marzo 1947: le discussioni e le modifiche lasciano intatto il cuore del testo, basato sui principi di democrazia e uguaglianza, approvato il 22 dicembre 1947 con 458 voti favorevoli su un totale di 515 votanti. Il Presidente della Repubblica Enrico de Nicola firma il testo che entra in vigore il 1 gennaio 1948.

I primi dodici articoli della Carta Costituzionale custodiscono i Principi fondamentali che declinano lo spirito vitale della Costituzione, un “giovane” testo che da 70 anni è la guida della Repubblica Italiana. Un testo figlio della Resistenza e nipote della Liberazione dedicato a tutti i cittadini nel quale sono racchiusi i diritti inviolabili e i doveri inderogabili di ciascun individuo.

 

http://www.ilviaggiodellacostituzione.it/blog/la-costituzione-da-70-anni-linno-della-democrazia-italiana

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La più antica foresta d’Europa sta scomparendo


Già sito Unesco, si trova tra la Polonia e la Bielorussia, senza confini precisi, ed ha tra gli alberi più antichi e grandi del nostro continente. È la foresta Bialowieza e sta per scomparire, insieme alla sua fauna: specie di animali rare, già in via di estinzione, compresa la più grande mandria di bisonti d’Europa.

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Di 180mila alberi, sacrificati dal 2012, ormai rimangono solo radici e tronco mozzato. Il 40% degli organismi viventi in essa, inclusi insetti, funghi e uccelli, dipendono dagli abeti che vanno sparendo. Un altro dato a seguire è che sette miliardi di sloty, quasi 2 miliardi di dollari, nel 2015 sono entrati nelle casse della forestale per la vendita di legname.

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La foresta di Bialowieza è da tempo al centro di una controversia internazionale. Lo scorso aprile è entrata in vigore una legge che permette di tagliare il triplo degli alberi rispetto agli anni precedenti e non riconosce come aree protette alcune zone della foresta dove vivono alberi più vecchi di un secolo. Il governo polacco sostiene di aver autorizzato il taglio di alberi su larga scala per combattere una malattia degli alberi, ma esperti e ambientalisti ritengono che questa sia una scusa poco credibile. La Corte di giustizia europea ora può decidere di imporre una multa al governo polacco fino a 300 mila euro al giorno per ogni giorno in cui non adempirà alle richieste della Corte.

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La Polonia è governata da Diritto e Giustizia, un partito di destra nazionalista che ha già sfidato diversi altri regolamenti e trattati europei. Governo e parlamento, per esempio, hanno approvato una serie di leggi che restringono la libertà dei media e l’indipendenza dei magistrati, attirando le critiche della Commissione europea e di paesi confinanti, come la Germania. Nelle ultime settimane il governo ha tentato di far approvare alcune leggi che avrebbero seriamente limitato l’indipendenza della magistratura, ma dopo giorni di proteste da parte di migliaia di cittadini polacchi il presidente si è  rifiutato di firmarle.

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http://www.ilpost.it/2017/08/01/taglio-foresta-bialowieza/

https://left.it/2017/07/24/la-piu-antica-foresta-deuropa-sta-scomparendo/

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Sempre più bambini poveri e al freddo


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Piu’ di un bambino su 10 (l’11,2%) in Italia sta affrontando l’inverno in condizioni di severo disagio abitativo e il 14,8% delle famiglie con bambini non riesce a riscaldare adeguatamente l’abitazione in cui vive.

In soli dodici mesi, in Italia il numero di minori in poverta’ assoluta e’ aumentato del 14% arrivando a 1.292.000 minori, dei quali oltre un terzo ha meno di 6 anni, mentre dal 2008 al 2016 il numero di bambini in condizione di severo disagio abitativo e’ cresciuto del 15,5%. Il 20,3% dei minori – piu’ di uno su cinque – vive in case con problemi strutturali quali umidita’, tracce di muffa alle pareti, soffitti gocciolanti, infissi rotti (media Ue del 17,7%) e il 5,3% in strutture poco luminose.

Particolarmente preoccupante il dato relativo alle famiglie con bambini impossibilitate a riscaldare l’abitazione in modo sufficiente, che supera la media dell’Unione europea di oltre 6 punti percentuali e che, dal 2008, ha registrato un incremento del 28,7%. È aumentato, inoltre, il numero delle esecuzioni di sfratto con forza pubblica – 35.336 nel 2016, con un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente – cosi’ come quello di richieste di esecuzione di sfratto (158.720), il 3% in piu’. Si stima che nel 70% delle famiglie soggette a sfratto siano presenti minori. “In un Paese dove la poverta’ minorile rappresenta una vera emergenza, tantissimi bambini vivono in alloggi fatiscenti, senza la possibilita’ di crescere in salute e sicurezza. I dati sul disagio abitativo, gia’ cosi’ preoccupanti, sono sottostimati: tengono conto delle sole famiglie con residenza, escludendo quei nuclei con minori in emergenza abitativa che vivono, per esempio, in rifugi di fortuna”

http://www.ilgiornaleditalia.org/news/primopiano/894134/Sempre-piu-bambini-poveri-e-al.html

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Talebani padroni del padrone dell’Afghanistan: l’oppio.


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Il mondo ha il suo primo vero narcostato e a crearlo sono stati, anche senza volerlo, gli Stati Uniti. I maldestri tentativi di sopprimere la coltivazione e la vendita di oppio e oppiacei imposti dagli americani non abbiano fatto altro che legare l’intera coltivazione ai talebani, mettendo nelle loro mani un fiume di denaro.

A oggi, con le colture a terra e le campagne devastate, la coltivazione dell’oppio sembra essere l’unica attività davvero redditizia del Paese. E, per effetto delle leggi, caldeggiate dagli USA, che ne vietano coltivazione e vendita, si tratta di un mercato del tutto nelle mani delle milizie talebane. Il che, se possibile, è un paradosso nel paradosso, dal momento che, negli anni ‘90, proprio i talebani avevano vietato nel modo più severo possibile la coltivazione e la vendita di oppio.

Il raccolto di oppio afgano è quasi raddoppiato fino a raggiungere le novemila tonnellate  e  l’oppio irrora il 60% le casse talebane  per salari e armi.

https://it.businessinsider.com/cosi-senza-volerlo-gli-usa-hanno-reso-i-talebani-piu-forti-e-ricchi-che-mai-e-creato-il-primo-narcostato-della-storia/

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50 anni fa il terremoto piegò il Belice


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14-15 gennaio 1968. Terremoto di magnitudo 6,4. Le vittime furono 300.

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Tra i 14 centri colpiti dal sisma vi furono paesi che rimasero completamente distrutti: Gibellina, Poggioreale, Salaparuta in provincia di Trapani, e Montevago in provincia di Agrigento.

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Il terremoto del 1968 mise drammaticamente a nudo lo stato di arretratezza in cui vivevano quelle zone della Sicilia occidentale, in primo luogo nella stessa fatiscenza costruttiva delle abitazioni in tufo, crollate senza scampo sotto i colpi del sisma. Le popolazioni di quei paesi erano composte in gran parte da vecchi, donne e bambini, visto che i giovani e gli uomini erano già da tempo emigrati in cerca di lavoro. Questo dato rappresentava il disagio sociale che lo Stato conosceva e trascurava, così come trascurò le conseguenze del sisma, che hanno rappresentato, in fatto di calamità naturali, uno dei primi, e tristemente celebri, casi italiani nella storia del dopoguerra:l’impreparazione logistica, l’iniziale inerzia dello Stato, i ritardi nella ricostruzione, le popolazioni costrette all’emigrazione, lo squallore delle baracche per coloro che restavano.

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Un mese dopo il sisma, nella provincia di Trapani 9.000 senza tetto erano ricoverati in edifici pubblici, 6.000 in tendopoli, 3.200 in tende sparse e 5.000 in carri ferroviari, mentre 10.000 persone erano emigrate in altre provincie. Gli abitanti vissero per mesi nelle tendopoli e poi per anni nelle baraccopoli. Nel 1973 i baraccati erano 48.182, nel 1976 erano ancora 47 mila. Le ultime 250 baracche con i tetti in  eternit furono smontate solo nel 2006

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Dopo decenni di interminabili lavori, la valle del Belice si è lentamente risollevata e gli antichi paesi della valle sono stati in gran parte ricostruiti in luoghi distanti da quelli originari interessati dal terremoto: abitazioni, infrastrutture urbanistiche e stradali hanno sì riportato condizioni di vivibilità ma hanno anche profondamente modificato il volto di quella parte della Sicilia.

https://www.avvenire.it/multimedia/pagine/terremoto-del-belice-50-anni-fa-sicilia-foto

https://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_del_Belice_del_1968

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E una valanga di persone li segue ancora.


14 gen - Promettere e togliere... un deja vu da non cogliere! 

Dalla proposta di abolizione della legge Fornero,  alla promessa di cancellazione del canone Rai, delle tasse universitarie e del decreto per l’obbligo dei vaccini.  Pur di raccogliere le simpatie degli elettori, i politici si sono messi in gara promettendo la cancellazione  di  leggi o balzelli vari.

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Quando l’influenza è letale.


La Spagnola uccise, cento anni fa, il cinque per cento della popolazione del pianeta.

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La Spagnola, tra il 1918 e il 1920, uccise secondo le stime oltre 100 milioni di persone: all’epoca erano il 5 per cento degli abitanti del pianeta.

 Che cosa accadde quella volta? Il virus dell’influenza cambia leggermente ogni anno, e le piccole mutazioni nelle proteine sulla sua superficie non vengono riconosciute dai nostri anticorpi: è il motivo per cui l’influenza colpisce più volte nel corso della vita. Ma ogni tanto capita che le mutazioni cui va incontro il virus siano più importanti, oppure che un nuovo virus emerga dall’ibridazione di due diversi ceppi che hanno infettato uno stesso ospite.

In questo caso, il sistema immunitario delle persone è impreparato: i contagi si diffondono molto più rapidamente e capita che a morire di influenza siano anche persone giovani e sane. Chi sopravvive acquista immunità contro quel virus, che a sua volta diventa uno di quelli “normali” in circolazione nell’influenza stagionale. Fino a quando di nuovo non capita che ne emerga un altro così diverso da poter scatenare una pandemia. Oltre che con la Spagnola, è successo altre volte in passato.

 

https://www.focus.it/scienza/salute/sette-volte-in-cui-linfluenza-e-stata-letale

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Obsolescenza programmata? Un disastro, anche per l’ambiente


Il caso Apple apre il varco a un cambiamento che investe economia, ambiente, società. Casi giudiziari che ribalteranno il principio per cui le aziende fissano a monte un tempo di vita dei prodotti per garantirsi sempre nuove vendite.

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L’nvenzione del XX secolo, quello del progresso, del consumo e della distruzione, l’obsolescenza programmata è diventata nel XXI secolo, almeno in Francia, un delitto. Il caso Apple e quello meno noto delle stampanti Epson, Canon, HP, Brother, hanno aperto il varco ad un cambiamento che investe economia, ambiente, società. Casi giudiziari che diventeranno cultura, che ribalteranno – e speriamo con un equilibrio che tenga conto di tutte le variabili e tutte le istanze – uno dei capisaldi dell’economia: fissare a monte un tempo di vita dei prodotti per garantire il ricambio del vecchio col nuovo, il guadagno in bilancio annuale delle imprese produttrici, e anche – va detto – il finanziamento dell’innovazione tecnologica dei prodotti stessi, diventa reato.

Diventa reato costringere le persone a cambiare smartphone ogni anno. E forse domani sarà reato il consumo compulsivo.

 

http://www.lastampa.it/2018/01/10/scienza/ambiente/focus/obsolescenza-programmata-un-disastro-anche-per-lambiente-y57WPWWklcvLJaAysTHYzM/pagina.html

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I confini della conoscenza una sfida che ci riguarda tutti.


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Se c’è un termine capace di descrivere e riassumere i cambiamenti in atto sul nostro Pianeta è “confine”. In Medio Oriente è la scomparsa dei confini fra Siria e Iraq ad aver consentito al Califfato jihadista di affermarsi nella sua sanguinosa brutalità e ora, sulle sue macerie, a permettere all’Iran degli ayatollah di ambire all’egemonia regionale. In Maghreb sono i confini divorati dal deserto del Sahel ad alimentare il traffico di un fiume di esseri umani che fugge dalla disperazione dell’Africa inseguendo il miraggio della prosperità in Europa.

In Ucraina sono i confini travolti dai tank di Vladimir Putin in Crimea e nel Donbass a svelare le ambizioni strategiche del Cremlino, che investono l’intera Eurasia. A Gerusalemme sono i confini da “decidere assieme” fra israeliani e palestinesi a distinguere la nuova iniziativa di pace americana del presidente Donald Trump a cui va dato atto di aver avuto il coraggio di riconoscere senza perifrasi il legame trimillenario fra il popolo ebraico e Sion. In Nord Corea è il confine del 38mo parallelo che il feroce dittatore di Pyongyang, Kim Jong-un, vuole travolgere, sviluppando armi di distruzione di massa, per travolgere con il suo regime dispotico e militarista la vibrante democrazia di Seul. In Catalogna è il confine con la Spagna, resuscitato con un referendum dalla profondità della Storia, a descrivere la fragilità di un’Europa scossa da populismi di ogni genere, colore ed estrazione. In Gran Bretagna è l’idea stessa di confine che ha generato il distacco dall’Unione Europea, allargando pericolosamente la Manica.

E nelle acque del Mar della Cina Meridionale sono le navi militari di Pechino a disegnare nuovi confini marittimi, creando persino isole artificiali a dispetto della sovranità dei Paesi vicini. Ovunque gli Stati vacillano, le potenze vogliono imporsi, le tribù riemergono e gli equilibri si ridefiniscono tutto inizia da confini che cadono, risorgono o si trasformano. Anche nello spazio di un mattino.

Ma la geopolitica non è che un tassello di un processo assai più ampio perché quest’anno che inizia vede la medicina genetica lanciata verso nuovi ambiziosi traguardi, l’architettura interplanetaria impegnata a progettare come vivremo sui corpi celesti, la robotica a un passo dall’arrivo su strada delle vetture senza guidatore, l’intelligenza artificiale impegnata a sfidare quella umana e una moltitudine di invenzioni avveniristiche – dai laboratori della Silicon Valley ai centri ricerche di Monaco di Baviera, dalle start-up di Tel Aviv alle Smart Cities in Giappone – proiettate a cambiare il nostro modo di interagire, consumare, produrre e in ultima istanza creare.

In questo caso sono i confini della conoscenza ad essere destinati a mutare, ponendo ognuno di noi di fronte alla sfida se guardare avanti, voltarsi all’indietro o cercare nuovi equilibri personali e collettivi. La coesistenza, negli stessi spazi umani, di un’innovazione che accelera e un assetto geopolitico che si ridefinisce suggerisce come ognuno di noi, dovunque viva e qualsiasi lingua parti, si trovi appollaiato sul ciglio di una Storia che muta. Ciò avviene perché l’accelerazione dei cambiamenti è propria di questa stagione rivoluzionaria. Che è la nostra stagione.

http://www.lastampa.it/2018/01/10/speciali/origami/i-confini-della-conoscenza-una-sfida-che-ci-riguarda-tutti-W5SHafAqcuPYLQdM1pOHrK/pagina.html

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A Jesolo riemerge il primo albergo della città: ha 1700 anni e si raggiungeva solo in barca


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Il complesso, sorto nel IV-V secolo dopo Cristo, si trovava su un isolotto nei pressi dell’antico estuario della Piave Vecchia, nell’odierna località Le Mure e 1700 anni fa si raggiungeva in barca ed offriva ospitalità ai viaggiatori.

Distante dai luoghi di posta presenti lungo la viabilità principale, la via Annia, il nucleo insediativo tardoantico e altomedievale sull’insula Equilus era un luogo che accoglieva chi si spostava via acqua, nella rete dei canali lagunari, e lungo la viabilità endolagunare che collegava Ravenna, Altino e Aquileia.

http://www.lastampa.it/2018/01/10/societa/viaggi/italia/a-jesolo-riemerge-il-primo-albergo-della-citt-ha-anni-e-si-raggiungeva-solo-in-barca-sCzpiNDv6sabLlOrvKRG5M/pagina.html

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Magia d’inverno.


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Un mare di loto. Nella provincia thailandese di Udon Thani c’è un surreale lago che d’inverno offre uno scenario spettacolare: una distesa di fiori di loto rosa, dalle striature più incredibili. Una magia che si sta ripetendo in questi giorni, con la piena fioritura delle piante acquatiche.

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Da metà dicembre le acque di questo lago dolce iniziano a punteggiarsi con varie tonalità di rosso. Solo una volta sbocciati, però, i fiori regalano il loro maestoso splendore, con decine di sfumature intense che vanno dal rosa confetto al rosso carminio passando per fucsia e corallo.

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Per godersi lo spettacolo, c’è tempo sino alla fine di febbraio. Il momento migliore per ammirare la fioritura è la mattina presto, intorno alle 6. Man mano che il sole si alza, infatti, i fiori di loto iniziano a chiudersi.

 

http://www.lastampa.it/2018/01/10/societa/viaggi/mondo/magia-dinverno-in-thailandia-c-un-lago-interamente-ricoperto-da-fiori-di-loto-rosa-F5opLaDqHK0OWk5dBbgaIM/pagina.html

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La Cina porterà sulla Luna semi di patate e uova di bachi da seta.


Un test per creare un ecosistema autonomo.

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Quest’anno l’agenzia spaziale cinese sarà impegnata in una complessa missione in più fasi: raggiungere ed esplorare il lato nascosto della Luna (la faccia del nostro satellite che non vediamo mai da Terra) e allestire un micro laboratorio automatizzato con organismi viventi, per testare la possibilità di realizzare un ecosistema adeguato a un ambiente così ostile.

La missione porterà sulla luna un lander e un rover con  semi di patate e  uova di bachi da seta. Dalle uova nasceranno bachi che produrranno anidride carbonica, mentre le patate e i semi emetteranno ossigeno attraverso la fotosintesi. Insieme, si dovrebbe poter creare un ecosistema semplice. È un primo passo fondamentale per creare serre che un giorno possano sostenere i gruppi di astronauti delle basi permanenti sulla Luna.

https://www.focus.it/scienza/spazio/cina-un-ecosistema-autonomo-sulla-luna

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In Italia ci sono ancora 650 chili di amianto per cittadino


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Fino al 1992 l’Italia è stato il secondo produttore europeo, dopo l’allora Unione Sovietica, e ancora ad oggi, su tutto il nostro territorio, ci sono circa 40 milioni di tonnellate di amianto e materiali che lo contengono in circa 50 mila siti e un milione di micrositi. A conti fatti, ogni italiano è minacciato da 650 chili di amianto, un record che non  rallegra affatto, considerando i numeri della strage che esso provoca.

Secondo dati dell’Osservatorio nazionale sull’amianto, ogni anno nel nostro Paese avvengono 6.000 decessi per patologie asbesto-correlate; 1.900 sono i nuovi casi di mesotelioma.  I decessi oncologici per mesotelioma si attestano al 4%.I pazienti ad oggi, in Italia, con diagnosi di mesotelioma sono 2.732.

Per quanto riguarda la mappa del rischio, ai primi posti ci sono purtroppo le scuole: in 2.400 istituti sono presenti materiali di asbesto. Esposti al pericolo circa 350.000 studenti e 50.000 dipendenti, tra docenti e non. Negli ospedali, negli altri edifici pubblici, negli aeromobili, nelle navi e negli altri mezzi militari l’amianto è ancora largamente presente, e purtroppo continua e continuerà a mietere molte vittime. Si stima che saranno necessari ben 1000 anni per rimuovere totalmente ogni traccia di amianto in Italia.

Nonostante la sua accertata pericolosità (anche Iarc, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro delle Nazioni Unite, ha infatti riconosciuto l’amianto come cancerogeno e ha chiesto di bandirne l’utilizzo in ogni sua forma), non esiste una normativa internazionale che ne limiti la produzione e la commercializzazione.

 

https://www.agi.it/cronaca/allarme_amianto_pomezia650_chili_asbesto_cittadino_nube_tossica_pomezia-1752723/news/2017-05-09/

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Lunga vita alle cose. Costi dell’obsolescenza programmata


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L’obsolescenza programmata consiste nel progettare oggetti con tempi di vita predeterminati. Una vera dichiarazione di guerra nei confronti dei consumatori, lanciata per la prima volta da un gruppo di imprese produttrici di materiale elettrico che, per assicurarsi la vittoria, non esitò ad allearsi in un cartello denominato Phoebus. L’atto di nascita avvenne il 23 dicembre 1924 in un sontuoso hotel di Ginevra, dove si incontrarono i dirigenti delle principali imprese mondiali di lampadine.

Si stima che ogni anno oltre 11 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi salpino illegalmente verso le coste africane e asiatiche, dando luogo a immense discariche a cielo aperto. Una delle più grandi è quella di Agbogbloshie, un’estensione di due ettari posta alla periferia di Accra, capitale del Ghana. La piana, cosparsa di televisori, computer, stampanti e ogni altro tipo di carcassa elettronica, è contornata da una vasta baraccopoli in cui si consuma una tale violenza da essere stata battezzata Sodoma e Gomorra.

Del resto già nel 1917, Charles Kettering, direttore di prim’ora della General Motors, ci aveva avvertito: «La chiave della prosperità economica è la creazione organizzata dell’insoddisfazione». Ma l’infelicità è un prezzo troppo alto da pagare sull’altare della crescita. È tempo di cominciare a liberarci dall’insoddisfazione cronica pretendendo oggetti fatti per durare ed essere riparati. Ci guadagneremo in salute, sostenibilità e occupazione.

 

 

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/lunga-vita-alle-cose

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È l’irresistibile fascino degli anni che si concludono con il numero otto. 


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Gli anni che si concludono con l’otto portano con sé novità e rivolgimenti: la Costituzione del ’48, le rivolte degli studenti e l’immaginazione al potere del ’68, la tragica fine di Aldo Moro nel ’78 e l’inizio della Grande Crisi nel 2008. E questo non fa eccezione: ecco le elezioni, con un governo in carica che potrebbe resistere agli umori delle urne.

La politica è fallita e in tanti non ne avvertono più la necessità, gli elettori scelgono di votare sempre di meno e se nonostante tutto vanno alle urne si dice che il loro responso è stato sbagliato. Ma solo la politica può gestire il mostro che ha creato, la frammentazione degli interessi, la polverizzazione degli elettori in mille questuanti ciascuno con il suo desiderio da reclamare. E la trasformazione dei leader in followers, inseguitori delle mode del momento, depositari del senso comune.

L’anno è appena partito e già vengono le vertigini. Non si può neppure dire: fermate il 2018, voglio scendere! Si può solo sperare che non succeda un grande 8.

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2018/01/02/news/previsioni-di-inizio-anno-qui-succede-un-grande-8-1.316636

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Combattere l’eccesso di cibo senza rinunciare agli elementi piacevoli della tavola.


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Feste natalizie a parte, crediamo di poter smettere di mangiare quando il nostro stomaco è colmo. In realtà molto spesso superiamo il limite, per accorgercene soltanto a pasto concluso (o quando saliamo sulla bilancia). Che cosa ci spinge ad esagerare?

LE PORZIONI. Mangiare con gli occhi non è un modo di dire: l’aspetto visivo dei piatti influenza il nostro senso di sazietà. Si sa per esempio che i piatti molto grandi sono nemici della dieta, perché sembrano mezzi vuoti e incoraggiano il “bis”

LA VARIETÀ. In genere dopo aver mangiato una certa porzione di un determinato alimento tendiamo a stufarci di quel sapore, in quella che gli esperti definiscono sazietà sensoriale specifica. Quando però sulla tavola troviamo una vasta scelta di portate, l’effetto si affievolisce e il palato è continuamente stuzzicato.

 LE DISTRAZIONI. Talvolta pranziamo o ceniamo davanti alla TV, cercando la nostra serie preferita, controllando Instagram o Facebook, oppure lavorando. Queste attività interferiscono con i meccanismi che di norma ci permettono di apprezzare il cibo – prima – e di percepire il senso di sazietà, poi.

L’ALCOL. Oltre a ridurre l’autocontrollo e aumentare l’impulsività, l’alcol può rendere alcuni alimenti più appetitosi : questa è la percezione dei segnali interni del proprio corpo, come il ritmo di cuore e respiro, il senso di fame e sazietà, la peristalsi intestinale e altri parametri. Le persone in cui questa capacità di “ascolto” dell’organismo è più sviluppata tendono ad avere un peso corporeo più sano.

LA COMPAGNIA. L’esperienza di un pasto condiviso è come sappiamo un forte collante sociale: mangiare in compagnia, soprattutto con persone che conosciamo bene, tende a farci abbuffare di più, perché le scelte di consumo dei commensali influiscono sulle nostre (e migliorano persino il sapore del cibo  che stiamo per consumare).

https://www.focus.it/comportamento/psicologia/5-ragioni-per-cui-mangiamo-piu-del-dovuto

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5 gennaio di Peppino Impastato e di Giuseppe Fava.


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5 gennaio: una data per due coincidenze: la nascita di Peppino Impastato e la morte di Giuseppe Fava. Due persone con una diversa storia alle spalle, ma con molti punti in comune: entrambi vengono ricordati come “giornalisti” uccisi dalla mafia: per la verità Fava era un “professionista” del giornalismo, Peppino, malgrado qualche rara corrispondenza a “Lotta Continua” aveva dedicato la sua attenzione all’informazione orale attraverso Radio Aut. Solo nel 1996 gli sarà concessa., alla memoria, l’iscrizione all’albo dei giornalisti. Entrambi avevano identificato nei grandi mafiosi della loro zona, da una parte Nitto Santapaola, dall’altra Tano Badalamenti, i nemici della Sicilia e del suo decollo economico e sociale. Entrambi amavano l’arte, il teatro, anche se Peppino non scrisse mai nulla, mentre i lavori teatrali di Fava ancora oggi suscitano ammirazione. Entrambi, subito dopo la loro morte vennero diffamati, secondo le regole e le strategie mafiose, affinchè di loro si perdesse la memoria: Fava un “femminaro”, Peppino un “terrorista”. Fortunatamente, almeno in questi due casi, il tempo e le indagini hanno fatto giustizia e i colpevoli sono stati individuati e condannati. L’esempio di Peppino e di Fava ripropone l’importanza e la delicatezza dell’informazione, dove oggi il monopolio che alcuni gangsters e piduisti esercitano su questo campo, consente di creare consenso politico ed economico ai soliti gruppi di potere che continuano, con la violenza a solidificare la propria ricchezza sulle spalle dei  più deboli

 

 

http://www.antimafiaduemila.com/home/di-la-tua/238-senti/63668-5-gennaio-nel-ricordo-di-fava-e-impastato.html

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Sacchetti bio, il ministero della Salute: “No al riuso, sì a quelli monouso portati da casa”


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Il Codacons ha presentato a 104 procure italiane un esposto sui sacchetti biodegradabili a pagamento. «Chiediamo alle procure di aprire indagini sul territorio alla luce del possibile reato di truffa, verificando il comportamento di ipermercati, supermercati ed esercenti nella vendita dei sacchetti biodegradabili», commenta il presidente dell’associazione, Carlo Rienzi. «Questo – prosegue – perché stanno arrivando segnalazioni da parte dei consumatori di tutta Italia che denunciano come il costo degli shopper venga loro addebitato anche in assenza di acquisto dei sacchetti, in modo del tutto illegittimo».

L’associazione annuncia anche una istanza d’accesso al Mise per conoscere quali aziende producono bio-shopper in Italia, quali sono i loro profitti e l’entità delle tasse pagate nel nostro paese, ed eventuali rapporti tra i vertici di tali società e membri del Governo e del Parlamento.

 

http://www.lastampa.it/2018/01/04/italia/cronache/sacchetti-bio-il-ministero-della-salute-no-al-riuso-s-a-quelli-monouso-portati-da-casa-waOKVuLSWoYyWclas5tTmO/pagina.html

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La Befana fascista compie 90 anni (ma l’idea non fu di Mussolini)


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Italia madre e nonna, Italia fascista: poteva un’Italia del genere non scoprire, 90 anni fa esatti, il fascino tutto domestico e rassicurante della Befana? Una Befana, si intenda, colma di gratitudine per Lui e per ciò che aveva fatto per la Patria, Dio e – ci mancherebbe altro – la famiglia. Una Patria che ad una famiglia doveva assomigliare, con un pater familias che si presentava e voleva essere considerato severo ma giusto. Con un esercito di madri pronte ad allattare milioni di marmocchi futuri balilla moschettieri. Con, accanto al focolare tenuto vivo dall’ardore dell’ideale, altrettante nonnine pronte a dispensare bontà e consigli, ma soprattutto comprensione per i loro nipotini, oro della Nazione.

Bene, negli Anni Venti tutto questo c’era, come c’era un regime che aveva distribuito qualche randellata di troppo per pretendere di essere ritenuto tollerante. E il Caso Matteotti, con quel suo Duce che va a sfidare le opposizioni in Parlamento con la protervia dell’impunità garantita dalla forza, sembrava fatto apposta per ricordare che il fascismo nascondeva, sotto il sorriso accattivante, i denti di un caimano.

C’era bisogno di un restyling, di avviare quella politica di consenso delle masse che durerà per un altro decennio ancora, se non più. E qui il regime ebbe un’intuizione al limite del geniale: sfruttare le debolezze della situazione per tirarne fuori una poderosa arma propagandistica.

Ora, è proprio a questo tipo di pubblico che Mussolini si rivolge con generosa intuizione, a fine di creazione del consenso. Dare un regalo ai bambini, fare contente le mamme e fare sua anche l’unica donna d’Italia al cui fascino egli avrebbe resistito volentieri: la Befana, che a Roma da secoli dormiva nella Fontana dei Quattro Fiumi a Piazza Navona. Vecchia e piena di verruche, ma amatissima, e questo era ciò che a Mussolini stava a cuore.

L’idea gli venne da un giornalista, Augusto Turati, bene integrato nel regime, destinato alla direzione de “La Stampa” e grande viaggiatore. Turati, allora segretario del Pnf, lanciò l’idea su scala nazionale. Era il 6 gennaio 1928, l’Italia aveva la sua Befana Fascista. Un nuovo pezzo di cultura nazionalpopolare era stato occupato dal Pnf: commercianti, industriali e agricoltori vennero sensibilizzati alle donazioni. La raccolta e la distribuzione dei pacchi fu a cura dei Fasci Femminili e della Dopolavoro; il luogo preposto alla felicità dei piccoli beneficiari la Casa del Fascio, trasformata in cornucopia di gioia e di abbondanza. La nuova Età dell’Oro era iniziata, e benignamente il regime a tutti dava, secondo i bisogni di ciascheduno. Con queste premesse, non poteva che essere un successo epocale: solamente nel 1931, terzo anno dell’iniziativa, i pacchi raccolti furono oltre un milione.

A quel punto Mussolini volle intestarsi direttamente l’operazione e, su iniziativa del’immancabile Starace, trasformò la Befana Fascista in Befana del Duce. Ma non funzionò mica tanto, perchè l’accostamento forzato della figura del pater familias alla nonnina non suonò bene all’orecchio di tanti, e la prima denominazione resistette alla seconda, fino al 25 Luglio. Tanto che nei giorni convulsi della Repubblica Sociale si decise di tornare ufficialmente alle origini. Fascista, la Befana, lo rimase comunque per il solo inverno 1943-1944. Poi sfilò con i partigiani per le vie di Milano, il 25 aprile.

Storia finita, quella della Befana Fascista? Mica tanto, perchè qualcosa resistette alle temperie della Storia. In fondo Mussolini aveva capito l’importanza di quell’immagine, di quella figura, per la cultura popolare italiana. Ecco allora che la Befana Fascista, figlia dello stato corporativo mussoliniano, si sdoppia, si sminuzza in una miriade di befane postbeliche organizzate amorevolmente dalle categorie sociali e lavorative: la Befana dei tramvieri, quella dei vigili urbani, quella dei ferrovieri. Tanto che alla fine se ne impossessa la figura più materna della Repubblica: la Rai. Distribuisce anch’essa i suoi pacchi, rende felici i bambini e risolve i problemi dei genitori. L’epitome del welfare anni ’60, che non tornerà più. Perchè anche la Repubblica, ad un certo punto, si deve rendere conto che la Befana, come Babbo Natale, non esiste.

https://www.agi.it/cronaca/befana_fascista-3334275/news/2018-01-04/

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8 gennaio c’è uno sciopero degli insegnanti di materne e elementari


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Non potranno essere inseriti nelle graduatorie che permettono l’assunzione, ma solo in quelle utilizzate per le supplenze.

Molti/e di loro hanno avuto nomine annuali dalle GAE, in diversi/e sono già stati/e immessi in ruolo, e ora, oltre alla perdita del posto di lavoro, rischiano di ritrovarsi improvvisamente reinseriti in seconda fascia o, secondo un’interpretazione ancora più penalizzante della sentenza, addirittura in terza fascia.

http://www.ilpost.it/2018/01/04/sciopero-8-gennaio-scuola/

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Il risparmio è per coloro che hanno consumi elettrici più elevati.


04 gen - Le Camere son sciolte... le nostre eterne «palle» disciolte!

Il nuovo anno si  è aperto  con la riforma delle tariffe elettriche che ha colpito 22 milioni di abitazioni, aumentando la bolletta per chi consuma meno energia. Un insulto a chi cerca di risparmiare sui costi elettrici per arrivare a fine mese.

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Sempre più CO2 dal suolo delle foreste


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C’è un ulteriore protagonista che deve essere considerato diversamente da quanto lo è stato finora nell’economia dell’aumento della temperatura media dell’atmosfera terrestre: il suolo. Quando si riscalda, rilascia maggiori quantità di anidride carbonica: si pensava che la maggiore emissione fosse dovuta soprattutto ai piccoli animali e ai microrganismi che lo abitano, che a temperature più elevate si nutrono (e “respirano”) più di quando le temperature sono inferiori. Non è esattamente (o non solamente) così.

Uno studio di quattro anni mette in evidenza il ruolo del suolo delle foreste nell’aumento delle emissioni di CO2, in funzione dell’aumento delle temperature atmosferiche del pianeta: questo studio indica che le radici delle piante,(capaci di attuare una strategia che «aiuta gli alberi a respirare e a mettersi in sintonia con l’ambiente sempre più caldo»), emettono grandi quantità di anidride carbonica.

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/co2-dal-suolo-delle-foreste

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Gerusalemme, trovato sigillo di 2.700 anni fa: conferma quanto scritto nella Bibbia


 

sigillo.jpgCome ha reso noto il Dipartimento israeliano per le antichità, durante una campagna di scavi condotta nella spianata antistante il Muro del Pianto è stato ritrovato un sigillo di 2.700 anni fa. Il reperto, della dimensione di una moneta, reca iscritto il titolo di “governatore di Gerusalemme”. Era la più alta carica amministrativa dell’epoca, citata più volte nella Bibbia ma mai testimoniata da reperti archeologici. Almeno fino a ora

 

https://video.repubblica.it/socialnews/gerusalemme-trovato-sigillo-di-2700-anni-fa-conferma-quanto-scritto-nella-bibbia/293637/294247?ref=fbpr

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Non cantavano i ragazzi del ’99!


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1 gennaio 2018 – Mi ha profondamente colpito, e non in maniera positiva, il paragone tra i giovani del 1899 e quelli di 100 anni più tardi, accomunati da un gravoso impegno, i primi di una guerra di trincea, i secondi di una croce su una scheda: obbligatoria la prima, del tutto opzionale la seconda.

I primi erano ragazzi che conoscevano il lavoro, quello duro dei campi o della fabbrica, fin dai 5 o 6 anni, non avevano per lo più mai lasciato il paese o il rione in cui erano nati, molti firmavano con la croce, ma sapevano anche divertirsi, la domenica a ballare, le lunghe sere d’inverno nelle stalle a raccontarsi storie e a guardare -a debita distanza – le ragazze.  Non conoscevano vacanze, viaggi, regali, non erano coccolati e vezzeggiati, giocavano e si divertivano lo stesso, ma non rompevano le palle a nessuno, e nessuno protestava se la maestra li metteva in castigo dietro la lavagna.

Poi, all’improvviso, il fronte, le trincee, la lontananza da tutto quello che era avevano conosciuto, la morte a portata di voce. E allora piangevano , e chiamavano la mamma, senza riuscire a capacitarsi di che cosa fosse loro successo,  e che cosa ci facessero lì, e neanche sospettavano chi ce li avesse mandati e perché.

Mio nonno, giovane uomo con 4 bambine piccole, che passò tutti gli anni della guerra nel fango delle trincee, e riuscì a tornare a casa, schivo, burbero, rosso di capelli e bersagliere di gambe, provò a farsene carico, a cercare di consolarli, a essere per loro un punto di riferimento. E così fecero gli altri veterani, qualche volta ci riuscirono, ma per lo più no, anche perché quei ragazzini senza malizia, che sapevano pascolare le mucche  o tirare una lima, non avevano la capacità di evitare i colpi dei cecchini, veterani anch’essi, e ben più esperti. Morirono praticamente tutti, chiamando la mamma, e non cantando, e credo che meritino un rispetto che oggi non sappiamo neppure immaginare.

 

 

http://www.mi-lorenteggio.com/news/58415

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Le più gravi crisi alimentari in corso oggi nel mondo.


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815 milioni di persone nel mondo, di cui 200 milioni bambini e bambine sotto i 5 anni, non hanno un adeguato accesso al cibo . Vittime della carenza di cibo e nutrienti fondamentali per la loro crescita, nati in moltissimi casi da madri a loro volta denutrite.

A rivelarlo è il nuovo rapporto di Oxfam  Lo scempio della fame,  che fa il punto sulle più gravi crisi alimentari  in corso oggi nel mondo, che riducono centinaia di migliaia di famiglie ad avere poco o niente di cui vivere.

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Un’emergenza senza precedenti,  che sta colpendo soprattutto  l’Africa orientale, lo Yemen e la Nigeria nord-orientale: solo  in Yemen, a causa dell’atroce conflitto in corso,  oltre 17 milioni di persone – tra cui circa 400 mila bambini – soffrono di malnutrizione.  Stessa sorte tocca a  metà della popolazione colpita dalla guerra in Sud Sudan  e a  circa 5 milioni di persone nella Nigeria, infestata dal conflitto con Boko Haram.

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Oltre la guerra tra le cause ci sono anche i cambiamenti climatici, che hanno provocato lunghe e durissime siccità in paesi come l’Etiopia  – dove interi raccolti sono andati persi e molti allevamenti sono stati decimati – e dove ora 12,5 milioni di persone stanno rimanendo senza cibo.

Serve agire subito per impedire che le vittime della malnutrizione aumentino esponenzialmente: secondo le Nazioni unite rimanere a guardare  potrebbe costare la vita a centinaia di migliaia di bambini.

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Oltre la metà delle persone che soffrono la fame, vive in zone colpite da conflitti e il 56% in zone rurali, dove i mezzi di sostentamento dipendono prevalentemente da agricoltura e allevamento.In queste aree di crisi dove Oxfam è al lavoro ogni giorno, intervenire per garantire  l’accesso al cibo e un riparo o i mezzi e la formazione necessari per resistere a eventi climatici sempre più estremi e imprevedibili, può fare la differenza tra la vita e la morte per migliaia di famiglie. A oggi  ha raggiunto oltre 5 milioni di persone  in alcuni dei paesi colpiti dalle più gravi crisi alimentari del pianeta,  su può fare di più.

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http://www.lastampa.it/2017/12/13/scienza/ambiente/attualita/milioni-di-persone-hanno-fame-su-un-bambino-1Ftg8L9w1ViUhAovRZ8AfP/pagina.html

 

http://www.lastampa.it/2017/12/13/multimedia/scienza/ambiente/le-pi-gravi-crisialimentariin-corso-oggi-nel-mondo-lBZXRxVZPbeEcknlGVRkgN/pagina.html

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Clima e alimentazione: quanto pagheremo in vite umane?


Entro il 2050, il  riscaldamento globale potrebbe causare oltre mezzo milione di morti correlate a una cattiva alimentazione.

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La bassa produttività dei campi legata a siccità o a eventi naturali estremi come uragani o alluvioni, è destinata a far diminuire nei piatti la presenza di frutta e verdura, e aumentare il consumo di carne rossa e altri alimenti meno salutari. Le conseguenze? Aumento del peso corporeo e del rischio di cancro e malattie cardiovascolari, solo per citarne alcune.

Livelli di gas serra come quelli di oggi potrebbero portare a una riduzione giornaliera di cibo pari a 99 calorie a persona, e a un calo del 4% nell’apporto di frutta e verdura. Complessivamente, questi cambiamenti alimentari potrebbero causare la morte di oltre 500 mila persone entro 35 anni.

Tre quarti dei decessi ipotizzati dalle simulazioni si verificherebbero in Cina e India; ma sarebbero particolarmente colpite anche le regioni più povere dell’ovest del Pacifico (264 mila morti) e del Sudest asiatico (164 mila). Considerando il reddito pro-capite, risentirebbero in particolare delle conseguenze di un’alimentazione insufficiente anche gli abitanti di Grecia (124 decessi per milione di abitanti) e Italia (89 decessi per milione).

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/global-warming-e-dieta-500-mila-morti-entro-il-2050

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Uragani, incendi, terremoti: il 2017 presenta il conto (salato).


Il bilancio delle perdite economiche dovute agli eventi naturali estremi è due volte quello del 2016.

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A fare i conti per il 2017  è la compagnia svizzera di riassicurazione (cioè che assicura le assicurazioni) Swiss Re: le perdite economiche globali per lo stop delle attività produttive dovuto ai disastri ammontano a un totale di 306 miliardi di dollari (258 miliardi di euro), quasi il doppio rispetto al 2016 (188 miliardi di dollari – 150 miliardi di euro).

I numeri non dicono molto sulla gravità degli eventi vissuti, perché nei Paesi occidentali lo stop delle attività produttive dovuto ai disastri comporta perdite economiche elevate. Le alluvioni catastrofiche che quest’anno hanno investito Asia meridionale e Sudest asiatico hanno provocato la morte di almeno 1.200 persone e lasciato decine di migliaia di sfollati, colpendo però aree già poverissime e non economicamente attive.

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/uragani-incendi-terremoti-il-2017-presenta-il-conto-salato

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Ancora tasse. Lo Stato ci spreme come gli agrumi


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Ora ci fanno pagare anche i sacchetti per la frutta e la verdura.  Quelli che utilizziamo per le mele, le banane, i carciofi, le cipolle, le carote… Quei sacchetti ci verranno addebitati sulla spesa di ogni giorno. Incredibile, ma vero. Dal primo gennaio tutto cambia e nulla cambia: le tasse aumenteranno e i poveri rimarranno poveri.

La povertà aumenta sempre di più e loro cosa pensano di fare? Aumentare le tasse. Bollette, pedaggi, trasporti, Rc Auto… Tutto questo nonostante i servizi non funzionino.

Ma come si può chiedere così tanto ai cittadini? Con quale barbaro coraggio? Lo Stato ci spreme proprio come gli agrumi che mettiamo ogni giorno nel sacchetto.

 

 

http://blog.ilgiornale.it/dessi/2017/12/30/ancora-tasse-lo-stato-ci-spreme-come-gli-agrumi/

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Polemica a Trieste.


La Befana vien di notte, ma a Trieste solo per i bimbi italiani.

 

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Raccolta di giochi usati per bambini ITALIANI meno fortunati, il rinnovo della tradizione della Befana del vigile.  Questa l’iniziativa  lanciata dall’ assessore al commercio Lorenzo Giorgi.

È ben altro orgoglio che quello per cui un assessore scrive ITALIANI in maiuscolo per farsi dire bravo da qualche invasato mentre organizza una raccolta che ha il coraggio di definire benefica. I giocattoli e i bambini non hanno nazione.

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/561083/Arriva-la-Befana-per-i-bambini-in-difficolta-ma-italiani-Polemiche-a-Trieste

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Illustratori italiani e #saveBorsalino


Dopo la mobilitazione degli alessandrini (per primi) e degli amanti del cappello in seguito alla notizia del fallimento dell’azienda, ora tocca agli artisti. Il messaggio è chiaro: Borsalino è design, è arte, è artigianato, è creatività. E va difesa.

borsalinoborsalino04borsalino03.jpgborsalino01.jpghttp://www.lastampa.it/2017/12/30/edizioni/alessandria/un-gruppo-di-illustratori-italiani-il-nostro-modo-per-aderire-a-saveborsalino-con-il-disegnofoto-lIEEmrbS4L7Rf8qCkFPYyK/pagina.html

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L’antico vizio del Sudamerica.


«Niente è così pericoloso come consentire a un medesimo cittadino di restare per lungo tempo al potere ».Simón Bolívar 1819.

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A cominciare da Hugo Chávez, proclamatosi paradossalmente erede di Simón Bolívar. Il defunto capo di Stato del Venezuela, nel 2009, ricorse allo strumento del referendum per consentire – e consentirsi – la ‘rielezione a oltranza’. Una prerogativa di cui il suo successore, Nicolás Maduro, è pronto ad avvalersi. Nonostante la recessione economica feroce, la conseguente crisi umanitaria in corso a Caracas, l’incubo imminente del default, le proteste costate la vita, nei mesi scorsi, ad almeno 124 persone, il presidente ha annunciato di recente l’intenzione di presentarsi al voto del 2018.

La svolta di Chávez ha fatto da ‘apripista’ agli alleati: il nicaraguenseDaniel Ortega e l’ecuadoriano Rafael Correa. Entrambi hanno invocato la volontà popolare per abolire i limiti costituzionali, con i rispettivi plebisciti del 2014 e nel 2016. E l’hanno spuntata. Il boliviano Evo Morales ha cercato di percorrere la stessa strada. Il 22 febbraio dell’anno scorso, il primo presidente indigeno di La Paz ha chiamato i cittadini alle urne per decidere sull’abrogazione del vincolo dei due mandati successivi. Con una differenza di due punti percentuali scarsi, la proposta è stata bocciata. Morales, però, non si è arreso. A settembre il suo partito, Movimiento al socialismo (Mas), ha presentato istanza alla Corte costituzionale contro il divieto, considerato ‘lesivo’ dei diritti politici dei rappresentanti in carica. Il 28 novembre è arrivato il verdetto. Favorevole a Morales: quest’ultimo – come tutti gli altri politici – potrà candidarsi allo stesso incarico all’infinito. Di sicuro, come ha sempre detto, lo farà alle presidenziali del 2019. Se venisse confermato – per la quarta volta – resterebbe al potere fino al 2025, conquistando il titolo di leader più longevo. Un record detenuto al momento da Ortega, l’ex guerrigliero sandinista passato al neoliberismo, seppur con venature populiste. Il ‘dinosauro’ di Managua, in carica dal 2006 e rieletto il 6 novembre 2016, rimarrà alla guida fino al 2022. Più dei famigerati Somoza, la dinastia dittatoriale che Ortega contribuì a sconfiggere.

L’attitudine a perpetrarsi al comando non è esclusiva della cosiddetta sinistra populista latinoamericana. Il leader dell’ultradestra colombiana,Álvaro Uribe, ci aveva provato nel 2010, salvo essere fermato dalla Corte suprema. In tempi, più recenti, in Paraguay, il presidente Horacio Cartes,della formazione di destra Partido colorado, ha cercato di far passare un ‘progetto rielezionista’. La rivolta, con tanto di ‘assalto’ al Parlamento lo scorso primo aprile, l’ha costretto a fare marcia indietro. Il collega honduregno Juan Orlando Hernández – anche lui di destra – è riuscito in un analogo intento. Il presidente ha così sfidato il rivale di centro-sinistra Salvador Nasralla alle consultazioni del 26 novembre. Il risultato – favorevole a Hernández per un pugno di voti, secondo la stessa corte che ne ha permesso la ricandidatura – ha fatto precipitare il Paese nel caos politico. L’opposizione non riconosce la vittoria e la stessa comunità internazionale è perplessa.

 

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/golpe-dittatori-e-caudillos-lantico-vizio-del-sudamerica