Pubblicato in: CRONACA

PALOMBELLA ROSSA/ Moretti e la fine del Pci: il presente non ha più memoria


Era il 15 settembre del 1989, esattamente 30 anni fa, quando usciva nelle sale cinematografiche “Palombella rossa”, film di e con Nanni Moretti.

palombella-rossa-853482.jpg

Il tema della pellicola è la crisi di un comunista e di tutto il Partito comunista in generale. Il protagonista, Michele Apicella è un politico militante nel Partito comunista e giocatore di una squadra di pallanuoto. Il giorno seguente alla sua partecipazione a una Tribuna Politica, in cui fatica a difendere i principi del suo partito di fronte alle critiche dei giornalisti, mentre è alla guida della sua auto, si distrae per rispondere alle smorfie di alcuni bambini che lo guardano da un’altra automobile e sbanda, riportando un trauma cranico. La conseguenza è un’amnesia che porta Apicella a dimenticare chi è.

Un messaggio forte è nelle parole del sindacalista: se si perde un’identità politica, nasce un movimento conflittuale. “Io so che nella società c’è un potenziale conflittuale enorme che va diretto, perché se non è diretto, o non c’è o si disperde o è clientelismo o è lotta verbale”. E: “Continuiamo in questo eclettismo generico, mentre noi abbiamo bisogno di punti forti; noi non partiamo da zero: abbiamo un patrimonio, abbiamo idee”. Ahinoi, come risuonano attuali “clientelismo” e “lotta verbale”…Due mesi dopo l’uscita di Palombella rossa, nel novembre 1989 crolla il muro di Berlino e con esso anche il Pci. Anche stavolta l’analisi del visionario Moretti aveva anticipato i tempi.

https://www.ilsussidiario.net/news/palombella-rossa-moretti-e-la-fine-del-pci-il-presente-non-ha-piu-memoria/1925206/

Pubblicato in: CRONACA

Aids, cala il numero di morti ma la malattia è ancora troppo forte e presente per essere eradicata.


Luci e ombre sul fenomeno Aids nel mondo. Se da un lato l’Onu fa notare che il numero dei morti legate all’Hiv è sceso del 33% rispetto al 2010, con “soltanto” 770mila morti nel 2018, lo stesso rapporto Unaids sottolinea e denuncia che mancano i finanziamenti per la ricerca e che nel mondo solo 3 ammalati su 5 hanno accesso alle terapie antiretrovirali. Nel 2016, gli stati membri dell’Onu hanno concordato l’obiettivo di ridurre le morti per Aids del 50% entro il 2020, portandole a meno di 500mila all’anno. A sei mesi dal termine, siamo molto lontani dall’obiettivo fissato: il numero di morti per Aids nel 2018 (770mila) si è ridotto di poco rispetto agli anni precedenti (800mila nel 2017 e 840mila nel 2016). Il tasso di riduzione della mortalità è stagnante. Gli stati membri dell’Onu hanno anche concordato obiettivi di trattamento 90-90-90, ovvero che il 90% delle persone affette da Hiv sia a conoscenza del proprio stato, che il 90% delle diagnosticate riceva il trattamento antiretrovirale e che nel 90% di quelle sotto trattamento si ottenga la soppressione della carica virale.

aids-1-800x450.jpg

I governi, i ministeri della Salute, le organizzazioni internazionali e i donatori devono aumentare gli sforzi e focalizzarsi sulla riduzione della mortalità tra le persone affette da Hiv, con un’attenzione particolare verso la prevenzione, l’individuazione del virus e la terapia per patologie avanzate legate all’Hiv e Aids. Occorre l’accesso alle cure di base.Centinaia di migliaia di persone continuano a morire a causa dell’Aids ogni anno perché non hanno accesso alle cure di base o perché vivono in Paesi poco considerati, in comunità dimenticate, dove le politiche ignorano le loro condizioni. Prevenire, individuare e curare l’Hiv e l’Aids richiede più attenzione e più finanziamenti, specialmente in contesti generalmente trascurati come l’Africa occidentale e centrale e tra popolazioni dimenticate.

 

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/aids-hiv-virus-morti-malati-infezione-51d08e40-393f-4d35-b9f1-eb68b8d6a212.html

Pubblicato in: CRONACA

Ynés Mexia, la botanica sbocciata tardi.


Ynés Mexia è stata una botanica dalla doppia cittadinanza, messicana e americana,

google.png

Si è affacciata alla ricerca scientifica solo dopo i 50 anni e a oltre 80 anni dalla morte i botanici stanno ancora catalogando e classificando gli esemplari che ha avuto modo di raccogliere e conservare. Si può solo immaginare cosa avrebbe potuto fare Ynés Mexia se le fosse stato consentito un normale percorso accademico e di ricerca. E ancora di più fa effetto pensare a quanta cura occorre per premere anche un solo fiore tra le pagine di un libro, dopo averlo cercato e scorto, e descritto. La “collezione” di Ynés Mexia conta ben oltre 150mila esemplari, e questa è la cifra di questa ricercatrice, capace di raccogliere e catalogare più esemplari di quanto fatto nientemeno che Darwin. Eppure Ynés Mexia, “nonostante”la sua mente ordinata e catalogatrice, era più simile a una esploratrice. Sia per via delle missioni cui prendeva parte sul territorio per raccogliere esemplari delle sue amate piante, sia per via del coraggio che le fu necessario per seguire per ben 16 anni lezioni di botanica con persone anche di 30 anni più giovane, senza mai conseguire la laurea in Scienze.

La sua carriera di botanica iniziò davvero quando iniziò a fare spedizioni botaniche nel 1925 . In queste spedizioni, lei e il suo team hanno raccolto campioni di piante e tenuto note dettagliate sulle loro osservazioni. Sapeva che la sua esperienza in Messico l’avrebbe aiutata come scienziata sul campo e tornò più volte .

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.ilsussidiario.net/news/ynes-mexia-chi-e-la-botanica-sbocciata-tardi-che-rivaleggia-con-darwin/1926012/

Pubblicato in: CRONACA

Sprechi alimentari: gli imballaggi di plastica non risolvono il problema


Lo spreco alimentare rappresenta un grave problema in Europa, dove ogni anno si stima finiscano in spazzatura una media di 180 kg di cibo per persona.La situazione non è diversa nel resto del mondo: a livello globale, oltre un miliardo di alimenti vengono buttati,  pari a circa un terzo di quelli prodotti.Poiché circa un quarto del cibo prodotto viene buttato a causa di alterazioni da microrganismi che ne determinano il deterioramento e poiché la contaminazione del cibo ad opera di microrganismi rappresenta un grave rischio per la salute dei consumatori, il settore delle tecnologie alimentari si occupa di trovare soluzioni efficaci per conservare il cibo meglio e più a lungo.Gli imballaggi in plastica sono spesso descritti come mezzo per evitare gli sprechi alimentari, ma non hanno offerto una soluzione al problema. L’uso di imballaggi in plastica è aumentato parallelamente alla crescita degli sprechi alimentari, con una domanda totale di plastica in Europa che sale a 49 milioni di tonnellate all’anno, di cui il 40% è utilizzato per gli imballaggi.

imballaggi.jpg

Una possibile risposta al fallimento degli imballaggi di plastica nella riduzione degli sprechi alimentari è che, sebbene le confezioni di plastica possano effettivamente mantenere il cibo fresco più a lungo, stimolino anche comportamenti dannosi per l’ambiente, attirando le persone a fare scorta di più alimenti, molti dei quali alla fine vengono sprecati. Considerando il fatto che molti imballaggi sono difficili da riciclare– finendo dunque nelle discarica o abbandonati nell’ambiente – e che il problema è destinato a peggiorare anziché migliorare, occorre trovare soluzioni efficaci al più presto. Non esiste purtroppo un unico soluzione facile e immediato, ma possono essere prese una serie di misure. Si potrebbe partire ad esempio con l’eliminare gli imballaggi quando non servono, ridurre la quantità di imballaggi monouso, rendere le confezioni facilmente riciclabili, trovare alternative alla plastica  e offrire la possibilità ai consumatori di riconsegnare gli imballaggi nel punto vendita per lo smaltimento. Tanti piccoli accorgimenti che potrebbero far diminuire drasticamente l’uso della plastica usata per gli alimenti, senza rischi per i consumatori e migliorando la salute dell’ambiente.

 

 

Sprechi alimentari: gli imballaggi di plastica non risolvono il problema

Pubblicato in: CRONACA

Salvador Allende, Pablo Neruda e Víctor Jara, tre Giganti eccellenti assassinati dalla dittatura di Pinochet.


Victor Jara nelle elezioni presidenziali del 1970 si schiera per Salvador Allende, dando concerti in favore dei suoi ideali politici. La campagna di Allende è un successo ma, poco dopo essere stato eletto, il neo presidente viene destituito da un colpo di stato organizzato dai militari. Nel corso dei rastrellamenti di quei giorni, anche Victor viene arrestato. Dopo alcuni giorni di prigionia viene portato, assieme ad altri prigionieri politici, nello stadio nazionale del Cile, dove aveva tenuto alcuni dei suoi concerti per Allende. In quel luogo i militari stanno torturando i prigionieri: spezzano le mani di Victor e lo deridono, esortandolo a cantare le sue canzoni. Nonostante le torture, Victor intona la canzone del Partito di Unità Popolare, e viene brutalmente ucciso a colpi di pistola. Sua moglie Joan viene condotta davanti al suo corpo massacrato e ha solamente il tempo di organizzare il funerale e la sepoltura, prima di lasciare segretamente il paese, portando con sé alcuni nastri con la musica del suo Victor. Oggi le sue canzoni, politicamente impegnate e così intensamente umane, sono ricordate ed amate in tutto il mondo.

tretres.jpg

Nonostante le fonti ufficiali abbiano dichiarato che il poeta cileno Pablo Neruda fosse morto di cancro, come risulta dal certificato rilasciato ai tempi, ben pochi hanno creduto a questa versione. Sono le circostanze in cui si verificò la morte a mettere in dubbio la versione ufficiale: Neruda morì in ospedale dodici giorni dopo il colpo di stato del generale Pinochet, il 23 settembre 1973, poco prima di andare in esilio. La sua appartenenza da sempre al partito comunista cileno e il fatto che nel 1970 si fosse candidato alla presidenza, ritirandosi per favorire Salvator Allende, lo rendevano infatti, come tanti altri intellettuali ed artisti di sinistra, un obbiettivo per i golpisti. Già nel 2013 i suoi resti erano stati riesumati per verificare la presenza di sostanze velenose, ma non si era trovato nulla. Adesso un gruppo di scienziati afferma il contrario,  dicendo di avere scoperto una tossina sospetta nelle sue ossa. Il suo autista che lo aveva portato all’ospedale il 19 settembre, quando le condizioni del poeta che soffriva di un tumore alla prostata si erano aggravate ha sempre detto di aver assistito a una iniezione misteriosa ai danni di Neruda

Le riforme volute da Allende in materia economico-industriale portano il Paese a uno scontro civile molto aspro. Tanto che, alcune forze di opposizione, iniziano a invocare l’intervento delle forze armate per riportare l’ordine. Nel Paese il clima incandescente si protrae fino all’11 settembre del 1973 quando, di primo mattino, inizia il golpe militare guidato dal generale Augusto Pinochet, che instaura la dittatura e porta alla morte di Allende che, come raccontato dal suo medico, Patricio Guijón, pur di non dimettersi come chiesto dai militari si suicida con un colpo di mitraglietta nel palazzo de La Moneda, sede della presidenza della Repubblica.  Dopo la morte Allende viene sepolto, senza funerali, a Viña del Mar, sotto il falso nome di Eduardo Grove. Solo nel 1990, una volta terminata la dittatura, il corpo dell’ex presidente viene stato recuperato e, dopo un’imponente cerimonia pubblica a Santiago del Cile, portato in un mausoleo nel cimitero della capitale.

 

http://www.corohispanoamericano.it/JaraVictor.htm

https://www.ilsussidiario.net/news/cultura/2017/10/22/pablo-neruda-il-poeta-cileno-assassinato-dalla-polizia-segreta-di-pinochet-si-riapre-il-caso/788624/

https://tg24.sky.it/mondo/approfondimenti/salvador-allende-chi-era.html

Pubblicato in: CRONACA

Assedio di LENINGRADO


Quest’anno si sono celebrati i 75 anni dalla fine dell’Assedio di Leningrado, uno degli episodi più tragici della Seconda guerra mondiale: iniziò l’8 settembre 1941 e durò 900 giorni, fino al 27 gennaio 1944.

assedio01.jpg

Hitler aveva preparato quella che doveva essere una “rapida campagna contro l’Unione Sovietica”: il Führer guardava all’Urss per conquistare nuovi territori a vantaggio del popolo tedesco, annientando contemporaneamente ogni futura minaccia proveniente da est e il comunismo.

assedio02.jpg

Non fu così. Leningrado resistette in quello che fu l’assedio più lungo di tutto il secondo conflitto mondiale (e tuttora il secondo più lungo della storia moderna, dopo quello di Sarajevo degli Anni ’90).

assedio.jpg

 

 

 

 

https://www.focus.it/cultura/storia/podcast-storia-focus-assedio-leningrado-seconda-guerra-mondiale

http://www.escursionirussia.com/1/assedio_dei_900_giorni_3596464.html

 

Pubblicato in: CRONACA

Il microbiologo Hans Christian Gram


Se conosciamo a fondo i batteri lo dobbiamo a uno scienziato danese, Hans Christian Gram, nato proprio il 13 settembre di 166 anni fa. Fu lui a scoprire come alcune famiglie di batteri reagiscano in modo diverso, colorandosi diversamente, quando reagiscono all’esposizione ad alcune sostanze. Grazie a questa scoperta è stato possibile classificare le cellule batteriche in due grosse categorie: i batteri Gram-positivi e quelli Gram-negativi.

gram-positivi-gram-negativi.jpg

Il suo nome è indissolubilmente legato a una tecnica di studio dei batteri, il cosiddetto metodo di Gram, che si basa sulla reazione che le varie specie batteriche hanno nei confronti di alcuni coloranti basici.

La tecnica di Gram viene utilizzata tutt’oggi per classificare i batteri e valutare quale tipo di antibiotico utilizzare per combatterlo. Le penicelline funzionano contro i batteri Gram-positivi perché attaccano la parete dei batteri. Ma non funzionano contro i Gram-negativi.

 

 

 

 

https://www.focus.it/scienza/salute/hans-christian-gram-20190813

Pubblicato in: CRONACA

“Fritti e congelati”, ma non solo: scoperto cosa avvenne dopo la caduta dell’asteroide che uccise i dinosauri.


Incendi devastanti, terribili tsunami e l’atmosfera soffocata da nubi di zolfo che bloccarono i raggi solari, generando un raffreddamento globale: è questo lo scenario che spazzò via i dinosauri, confermato dall’analisi delle rocce nel cratere generato dell’impatto dell’asteroide caduto 66 milioni di anni fa. Il risultato, pubblicato sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze (Pnas), si deve alla ricerca coordinata da Sean Gulick, dell’università del Texas ad Austin, basata sui dati della campagna di perforazione del cratere di Chicxulub, sepolto fra il mare e la terraferma sotto la penisola dello Yucatan. Lo scenario è stato infatti ricostruito analizzando i materiali prelevata dal cratere nella quale è custodita la ‘cronaca’ di ciò che è accaduto entro le prime 24 ore dall’evento che ha condannato a morte il 75% della vita del pianeta.
dinos.jpg
I dati indicano che i dinosauri siano stati “prima fritti e poi congelati”. Molti dinosauri sono morti quel giorno, ma altri sono scomparsi in seguito agli effetti dell’evento, rileva Gulick, che è anche fra i coordinatori della perforazione condotta nel 2016, coordinata dal consorzio internazionale Chicxulub Scientific Drilling Project (Csdp). L’impatto dell’asteroide ha avuto una potenza equivalente a 10 miliardi di bombe atomiche come quelle usate su Hiroshima e Nagasaki: l’esplosione ha fuso la roccia del sito che è stata scagliata in alto e poi è ricaduta, depositando in un solo giorno uno strato di materiali spesso 130 metri. L’esplosione, inoltre, ha scagliato rocce e alberi a chilometri e chilometri di distanza nell’oceano, provocando un enorme tsunami che ha raggiunto l’entroterra dell’Illinois. Tuttavia, uno dei più importanti aspetti della ricerca è aver scoperto che l’impatto vaporizzò i minerali del sito contenenti zolfo, liberando in atmosfera almeno 325 miliardi di tonnellate di zolfo che provocarono il caos climatico. Le nubi di zolfo infatti bloccarono la luce del sole, causando un raffreddamento globale che causò l’estinzione di massa sul pianeta.

 

 

 

 

https://video.lastampa.it/scienza/fritti-e-congelati-ma-non-solo-scoperto-cosa-avvenne-dopo-la-caduta-dell-asteroide-che-uccise-i-dinosauri/103524/103539

Pubblicato in: CRONACA

L’11 settembre della Catalogna.


L’11 settembre è il giorno di festa ufficiale della Catalogna. Chiamato anche Día de Cataluña, è conosciuto in catalano come Diada Nacional de Catalunya, o più semplicemente Diada. Nel giorno della Diada si commemora la caduta di Barcellona nelle mani delle truppe borboniche, durante la guerra di successione spagnola.

 

catalogna01.jpeg

La data che viene ricordata è l’11 settembre del 1714. Il Parlamento di Catalogna dichiarò l’11 settembre Festa Nazionale catalana nel 1980. L’11 settembre in tutta la Comunità Autonoma della Catalogna è un giorno festivo, con esercizi commerciali e scuole chiuse. Negli ultimi anni, nel giorno della Diada, sono state organizzate manifestazioni di massa da parte dei partiti e delle organizzazioni che chiedono l’indipendenza della Catalogna dalla Spagna.Dal 2012, tale ricorrenza è diventata occasione per manifestazioni di massa dei secessionisti. Quest’anno, però, si è registrata la concentrazione di persone più bassa.

 

 

 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/genocidi-dimenticati-nativi-americani-aborigeni

11 settembre, oggi è festa in Catalogna: manifestazioni a Barcellona nel giorno della Diada

Pubblicato in: CRONACA

Asma infantile e inquinamento dell’aria


C’è una forte correlazione tra inquinanti atmosferici e asma infantile: un recente studio ha preso in esame i dati statistici di 18 Paesi europei (tra i quali l’Italia) e di oltre 63 milioni di bambini.

asma

La percentuale di nuovi casi imputabili all’inquinamento atmosferico varia in funzione degli inquinanti: +33% di incidenza per le polveri sottili (PM 2.5), +23% per il diossido di azoto (NO2), +15% per il sottoinsieme delle polveri sottili. Per calcolare l’esposizione ai diversi agenti inquinanti i ricercatori hanno utilizzato un metodo statistico europeo armonizzato, basato su serie di misurazioni fatte nel continente. Queste conseguenze sono in gran parte prevenibili attraverso delle politiche ambientali che riducano le concentrazioni di inquinanti nell’aria.

Rispettando i limiti della OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) per quanto riguarda le polveri sottili l’asma infantile risparmierebbe 66.600 bambini l’anno (l’11% del totale). Invece, riducendo le emissioni di NO2 i casi diminuirebbero “solo” dello 0,4% (circa 2.400 bambini). Tuttavia le stime  indicano che i limiti di NO2 indicati dall’OMS sono troppo alti e questi valori dovrebbero essere rivisti e modificati al ribasso.

Se invece diventassimo per davvero virtuosi e i livelli di inquinanti scendessero sotto i minimi storici, si potrebbero evitare addirittura 190.000 casi l’anno per il particolato (33% del totale), 135.000 per il diossido di azoto (23%) e 89.000 per il sottoinsieme delle polveri sottili.

 

 

https://www.focus.it/scienza/salute/asma-infantile-e-aria-inquinata

Pubblicato in: CRONACA

Ambiente, la Regione Campania si impegna a donare un albero a ogni scuola


La Campania s’impegna a donare un albero per ogni istituto scolastico e farà ancora una volta la sua parte in termini di sostenibilità, umanità, solidarietà.

L’ultima estate è stata quella delle due eccezionali ondate di calore in Europa, i cui riflessi si sono avvertiti anche in Italia. Segno che il cambiamento climatico per effetto delle attività antropiche, con l’innalzamento progressivo della temperatura terrestre e lo scioglimento dei ghiacciai, stia determinando trasformazioni irrimediabili per l’ecosistema a cui occorre dare immediata risposta. Le comunità scolastiche rappresentano una leva consapevole del cambiamento nei comportamenti e nelle scelte della collettività in difesa dell’ambiente diventando, al fianco delle istituzioni locali, monito per le nazioni e l’intera comunità mondiale.
scoola.jpg
Avere cura di un albero piantumato a scuola, usare contenitori per cibi e bevande ecosostenibili, ridurre l’utilizzo di imballaggi inutili, incrementare spostamenti a piedi e all’aria aperta a dispetto dell’uso indiscriminato di auto e motociclette, avere cura degli arredi e fare attenzione all’utilizzo corretto di energia negli spazi scolastici sono solo alcuni esempi di un agire rispettoso delle risorse del pianeta e fondamentale.

 

 

 

 

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/09/09/news/ambiente_la_regione_campania_si_impegna_a_donare_un_albero_a_ogni_scuola-235602459/

Pubblicato in: CRONACA

O Fiume o morte!


Il 16 marzo del 1924, Benito Mussolini proclamò l’annessione all’Italia della città di Fiume, nell’odierna Croazia. Fu l’ultimo atto di una storia che era cominciata cinque anni prima, durante la conferenza di pace che aveva messo fine alla Prima guerra mondiale. La città era contesa tra Italia e Regno di Jugoslavia e divenne famosa in tutto il mondo quando venne occupata dal poeta Gabriele D’Annunzio alla guida di una banda di avventurieri. Quella che venne ribattezza “l’impresa di Fiume” fu un’occupazione militare a metà tra la farsa e la tragedia e oggi è considerata da molti storici una “prova generale” del fascismo, dove vennero utilizzate per la prima volta metodi, tattiche e simboli che sarebbero divenuti comuni nei vent’anni del regime.

fiumed.jpg

D’Annunzio e i suoi “legionari”, come aveva battezzato la sua variegata banda di avventurieri, occuparono la città senza grossi incidenti. Per timore di causare un incidente diplomatico, i soldati del corpo di spedizione alleato furono lasciati in caserma e, pochi giorni dopo, furono evacuati. Il primo gesto di D’Annunzio fu occupare il municipio e tenere un magniloquente discorso dal balcone – durante il quale proclamò il 12 settembre “giorno della Santa Entrata”. Per il resto fu chiaro che né D’Annunzio né i suoi principali ufficiali avevano le idee chiare su cosa fare.

Dopo la fine dell’occupazione di Fiume e soprattutto dopo la fine del regime fascista, è stato piuttosto facile per gli storici trattare l’impresa di D’Annunzio come lo scherzo di un megalomane ormai in là con gli anni. All’epoca, però, per il governo fu un affare molto pericoloso. Quando i militari di guardia al confine non solo non fermarono D’Annunzio, ma addirittura si unirono alle sue file, molti a Roma cominciarono a temere che fosse vicino il momento di un colpo di stato.

 

 

 

L’“impresa di Fiume”

Pubblicato in: CRONACA

I 400 anni dai primi schiavi, la ferita della coscienza Usa


La schiavitù è nata insieme agli Stati Uniti d’America, ne costituisce il peccato originale, insieme allo sterminio delle tribù indigene.:Ll’origine della schiavitù, in America, è relativamente recente; ha coinciso con la nascita stessa del Paese e ha connotati esclusivamente razziali. Tutto risale a 400 anni fa, nell’agosto 1619, una nave pirata inglese, la “White Lion”, attraccò sulle coste della Virginia con 24 prigionieri sottratti in mare a un commerciante di schiavi portoghese che a sua volta li aveva catturati nel regno di Ndongo, nell’odierna Angola. All’avvio del brutale viaggio, i prigionieri erano 350.  Il 1619 segna l’avvio dell’istituzionalizzazione della schiavitù africana. Quaranta anni dopo, diverse colonie britanniche in America decretarono che lo status di schiavo sarebbe stato trasmesso per via materna, attribuendo per la prima volta una dimensione ereditaria e razziale alla compravendita di essere umani. Allo stesso tempo, proibirono il matrimonio misto: un divieto che continuerà in alcuni Stati americani fino al ventesimo secolo.

schiavo.jpg

Nel 1705, ogni ambiguità sulla condizione dei neri venne chiarita da una serie di cosiddette “leggi sull’integrità razziale” che istituzionalizzavano la supremazia bianca – un principio che affiora tuttora ostinatamente nella società americana. E nel 1776 la Dichiarazione d’Indipendenza, che stipulava nelle sue prime linee “che tutti gli uomini sono creati uguali, dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili”, non estendeva quei diritti agli africani o agli afroamericani. Lo stesso Thomas Jefferson, uno dei “padri fondatori della nuova nazione”, rimosse dalla Carta una denuncia della schiavitù dopo che la maggior parte dei delegati dell’assemblea costituente lo ebbero invitato a riflettere sul fatto che i neri rappresentavano «il tessuto dell’economia americana»N

 

 

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/i-400-anni-dei-primi-schiavi

Pubblicato in: CRONACA

8 settembre 1943: dalla festa al dramma.


 

 

 

 

http://www.anpi.it/storia/104/date-cruciali-25-luglio-e-8-settembre-1943

Pubblicato in: CRONACA

Ecco come una foresta è nata al centro di uno stadio.


Gli stadi di calcio sono stati a lungo sinonimo di rumore e confusione. Ma un’installazione artistica in Austria sta ribaltando questa idea nel tentativo di attirare l’attenzione sui cambiamenti climatici e sulla deforestazione. Lo stadio di calcio Wörthersee di Klagenfurt è stato trasformato in una magnifica foresta per un nuovo progetto dell’artista svizzero Klaus Littmann. L’enorme campo da calcio, situato vicino al lago Wörthersee, nello stato austriaco meridionale della Carinzia, è ora casa di circa 300 alberi, alcuni dei quali pesano fino a sei tonnellate. L’installazione “For Forest – The Unending Attraction of Nature”, è stato ispirata da un disegno distopico dell’artista e architetto austriaco Max Peintner più di 30 anni fa.
stadio01.jpg
Lo stadio ospita una vasta gamma di specie arboree come ontano, pioppo tremulo, salice bianco, carpino, acero campestre e quercia comune. Secondo Littmann, l’obiettivo è “sfidare la nostra percezione della natura e mettere in discussione il suo futuro” e simboleggia l’idea che la natura “un giorno può essere trovata solo in spazi appositamente designati”. Nata sotto la supervisione di Enea Landscape Architecture, la foresta sarà aperta ai visitatori tutti i giorni fino alla fine di ottobre. Il Wörthersee è attualmente la sede della squadra austriaca di calcio della Seconda Lega, Austria Klagenfurt, che giocherà le partite in casa nel vicino stadio Karawankenblick durante l’installazione temporanea. La foresta sarà ripiantata in uno spazio pubblico vicino allo stadio come una “scultura vivente”. Littmann è famoso per le sue installazioni rivoluzionarie, una delle più recenti è il Jardin des Planètes a Basilea, in Svizzera.

 

 

 

 

 

 

 

https://video.lastampa.it/esteri/ecco-come-una-foresta-e-nata-al-centro-di-uno-stadio/103386/103401

Pubblicato in: CRONACA

Il clima che cambia dimezzerà in 30 anni l’agricoltura dell’Italia


L’impatto della crisi climatica in corso sull’agricoltura sarà devastante per i Paesi dell’Europa del sud, tra cui l’Italia. Tra 30 anni, le ondate di calore, la siccità, le alluvioni e gli eventi meteorologici estremi nel loro complesso faranno diminuire la produzione di tutte le coltivazioni non irrigue del 50%. E queste stesse coltivazioni, alla fine del secolo saranno ridotte dell’80%. Una catastrofe che tocca solo in parte l’agricoltura centro e nord europea, ma investe in pieno il nostro Paese. È un allarme molto preciso quello che viene lanciato  dall’ Agenzia Europea per l’Ambiente nel rapporto “Climate change adaptation in the agricultural sector in Europe”, un allarme che da una parte chiede maggiore attenzione alla salvaguardia della produzione primaria e dall’altra chiarisce che l’agricoltura intensiva e industriale è tra le cause del disastro, visto che dai campi europei proviene il 10% delle emissioni di gas serra. L’impatto dei cambiamenti climatici si sta facendo sentire in tutto il continente e ha già creato perdite economiche consistenti che i pasdaran della chimica non vogliono vedere. Il tasso d’assorbimento della CO2 dei suoli nell’agricoltura convenzionale è pari all’1%, in quelli bio sale al 3,5%. L’unica valida alternativa e incentivare le pratiche agricole rispettose del Pianeta.

  1. climaaa.jpg

L’agricoltura biologica aumenta la sostanza organica nei suoli, e già questo li mette in condizione di assorbire grandi quantità di CO2, trattenere l’acqua e renderla disponibile assieme agli alimenti nutritivi anche in caso di carenza di piogge. Le stesse pratiche agroecologiche escludono il ricorso a sostanze di sintesi che vengono prodotte con ampio consumo di combustibili fossili. Inoltre  l’agricoltura biologica richiede la copertura vegetale permanente dei suoli, la presenza di siepi, zone naturali nei campi che non solo facilitano il mantenimento della biodiversità ma anche la creazione di microclimi più favorevoli. Tutte forme di adattamento al clima che cambia. Per finire, il bio utilizza il più possibile cultivar agricoli adattati ai climi locali: la nostra agricoltura tradizionale, soprattutto nel meridione, è fatta di specie e di sementi già in grado di affrontare periodi di siccità e grande calore.

 

 

 

 

 

https://www.repubblica.it/ambiente/2019/09/04/news/l_ue_il_clima_che_cambia_dimezzera_fra_30_anni_l_agricoltura_dell_italia-235166713/

Pubblicato in: CRONACA

Dalla Chiesa, 37 anni fa l’omicidio del generale che faceva tremare la mafia.


Il generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa è ucciso il 3 settembre del 1982 a Palermo, vittima di un agguato mafioso insieme con la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. Carabiniere figlio di carabiniere, Dalla Chiesa ha passato la sua vita a combattere la malavita del nord, la mafia siciliana e le brigate rosse.

 

dalla-chiesa-attentato-675.jpg

Dalla Chiesa era nato a Saluzzo (Cn) il 27 settembre del 1920, suo padre era un ufficiale dei carabinieri, che diverrà vicecomandante generale dell’Arma come poi il figlio.
Il giovane Carlo Alberto a 22 anni indossa la divisa dei carabinieri. Riceve il suo primo incarico in Campania, alle prese con il bandito La Marca. In occasione del terremoto del Belice, nel 1968, organizza i soccorsi. Non c’era la protezione civile a quel tempo, e per ringraziarlo i comuni di Gibellina e Montevago gli diedero la cittadinanza onoraria.
Arriva poi in Sicilia. Per l’isola sono anni duri: a Palermo scompare il giornalista Mauro de Mauro (16 settembre 70), viene ucciso il procuratore Pietro Scaglione (5 maggio 71). Dalla Chiesa indaga sui due casi e tira fuori il rapporto dei 114, una mappa dei nuovi e vecchi capimafia siciliana, in cui compaiono per la prima volta nomi che torneranno spesso nelle cronache di fatti mafiosi e che allora erano ignoti ai più: Frank Coppola, i cugini Greco di Ciaculli, Tommaso Buscetta, Gerlando Alberti.

Nel 1973 Dalla Chiesa diventa generale e assume la guida della divisione Pastrengo a Milano, c’è da fronteggiare l’era sanguinosa del terrorismo rosso che si fa strada. Dopo il sequestro del giudice Sossi a Genova, il generale infiltra nelle br un suo uomo, Silvano Girotto, detto ‘’frate mitra’’, e arresta i padri storici del brigatismo, tra cui Renato Curcio e Alberto Franceschini. Nel 1975 i carabinieri di Dalla Chiesa, nel corso di una operazione che porta alla liberazione dell’industriale Gancia, uccidono la moglie di Curcio, Margherita Cagol. Tempo dopo il generale riprende Curcio e altri brigatisti evasi dal carcere di Casale Monferrato. Ed è sua l’idea di rinchiudere i brigatisti nelle carceri di massima sicurezza (Cuneo, Asinara, Trani e Favignana, e poi Palmi).

Nel 1981 Dalla Chiesa diventa vicecomandante dell’Arma; poi il 2 maggio 1982 la nomina a prefetto di Palermo. Ed qui che solo quattro mesi dopo troverà la morte.

 

 

https://www.lasicilia.it/news/palermo/277241/dalla-chiesa-37-anni-fa-l-omicidio-del-generale-che-faceva-tremare-la-mafia.html

http://www.ansa.it/legalita/static/bio/dallachiesa.shtml

Pubblicato in: CRONACA

NON DIMENTICARE PER NON RIPETERE


Sono trascorsi ottanta anni da quel 1 settembre 1939 che diede inizio a un evento che ha influenzato lo scorso millennio e anche il nostro. Una guerra che causò circa 70 milioni di morti. Il tributo più alto lo ha pagato l’Unione Sovietica con 23 milioni di morti. Poi la Germania con 7,4 milioni, il Giappone con 2,6 milioni, la Francia con 620 mila, l’Italia con 450 mila,  l’Inghilterra con 430 mila, l’Ungheria con 400 mila, la Cecoslovacchia con 350 mila, gli Usa con 220 mila, l’Olanda con 200 mila, la Grecia con 160 mila, il Belgio con 100 mila, la Norvegia con 12 mila. Solo la peste nera si è avvicinata a queste cifre, tra il 1347 e il 1353, causando la morte di quasi un terzo della popolazione mondiale tra 25 e 50 milioni di persone. Noi, alle soglie del terzo millennio, abbiamo fatto “meglio” dell’epidemia.

trentanove.jpg

A distanza di tanti anni ormai le esperienze personali si stanno perdendo: una ricchezza che è conoscenza, ma anche ricordo per non tornare a sbagliare. Un patrimonio, quello di chi è stato testimone, che si sta affievolendo. Lo vediamo nelle giovani generazioni ove, in alcuni casi, ritornano pensieri e modi di fare che già in passato sono stati anticamera di conflitti e tragedie. Per questo bisogna sempre parlarne. A volte non serve capire, ma semplicemente conoscere.

trentanove01.jpg

Come diceva Primo Levi «se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre».

 

 

 

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/non-dimenticare-per-non-ripetere.aspx

Pubblicato in: CRONACA

Due vulcani giapponesi che interagiscono tra loro


Un gruppo di geologi statunitensi ha scoperto che i radicali cambiamenti dell’attività di un vulcano giapponese nel sud del Paese, registrati nel 2011, erano il diretto risultato dell’attività di un altro vulcano a pochi chilometri di distanza. Le osservazioni dei due vulcani, l’Aira Caldera e il Kirishima, hanno evidenziato che pescavano i loro magmi da un unico serbatoio magmatico, già presente nei mesi precedenti all’eruzione del 2011 del Kirishima.Poiché le città giapponesi di Kirishima e Kagoshima si trovano proprio sul confine della caldera di Aira, uno dei vulcani più attivi, pericolosi e per questo particolarmente monitorati nel sud del Giappone, l’obiettivo dei vulcanologi era proprio quello di capire se tra quel vulcano e il Kirishima ci sia qualche legame e come, in questa eventualità, uno dei due possa influenzare l’attività dell’altro o essere la causa di un forte evento esplosivo.

teresc.png

I dati del periodo precedente all’eruzione di Kirishima, che si trova in una regione densamente popolata, mostravano che la caldera di Aira aveva smesso di gonfiarsi, una situazione che era stata interpretata col fatto che il vulcano entrava in una fase di riposo.

Ciò significa che vi è un’unica camera magmatica per i due vulcani, nonostante la relativa distanza. L’eruzione di uno ha risucchiato una grande quantità di magma dall’altro e lo ha fatto apparire in uno stato di calma.

 

 

 

 

 

https://www.focus.it/scienza/scienze/i-vulcani-e-le-caldere-collegate

Pubblicato in: CRONACA

L’apocalisse secondo Stefano Gentile.


Stefano è un pittore autodidatta, per lui niente scuola di belle arti : studia al liceo scientifico, poi alla facoltà di Lettere che non termina neppure. Ad appassionarlo è la Storia, tanto da scrivere e pubblicare un libro sulla Shoa, ma il lavoro lo attende in un esercizio commerciale a Milano, dove rimane per undici anni prima che la crisi economica faccia piazza pulita di qualsiasi stabilità professionale. Disoccupato con troppo tempo libero a disposizione, Stefano Gentile si rimette in cerca di un’occupazione, e frattanto si dedica a un’attività da sempre considerata come un semplice passatempo, il disegno.

stefano01.jpg

Il lavoro tarda a tornare, ma sul versante artistico compaiono invece segnali positivi. Dal disegno Stefano passa alla pittura, frequentando dei corsi impara a dipingere a olio e acrilico. Insperata sorpresa : i suoi primi dipinti piacciono, qualcosa si vende, il suo nome circola fino a giungere alle orecchie della White Noise Gallery, una neonata galleria d’arte di Roma che gli propone di esporre nientemeno che al Macro. Da zero a cento in un paio d’anni.

stefano02.jpg

Da Lissone, in Brianza, dove ora vive e tiene il suo laboratorio, Stefano Gentile si sposta spesso nella capitale o in giro per l’Italia. Fiere, eventi, mostre collettive. Da qualche mese, poi, i suoi lavori sono presenti persino in una galleria tedesca di Stoccarda. Sarà merito della colorata facilità con cui attirano lo sguardo, quali un candido sorriso, oppure del pugno nello stomaco che assestano a un osservatore più attento : i quadri di Gentile combinano estetica patinata dal gusto deliberatamente kitsch, lo stesso che si può trovare in certe riviste di costume o cataloghi di arredamento, a un discorso critico e disincantato sul mondo contemporaneo.

stefano03.jpg

Il grande Lebowski a passeggio in compagnia di George Orwell e Banksy.Come facevano i maestri della pop art negli anni ‘60 e ’70, Stefano Gentile attinge da linguaggi e stili differenti (il cinema, la letteratura, la pubblicità, la fotografia, i cartoni animati, la cronaca giornalistica, la pittura surrealista…) per lanciare un allarme rosso generale. Attenzione : catastrofe ecologica imminente. Attenzione : diffusione incontrollata delle armi. Attenzione : controllo ossessivo delle menti. Insomma, l’artista milanese dimostra una speciale attitudine per la fine del mondo.

stefano04.jpg

Un’apocalisse in pieno giorno, quella da lui ritratta, una grottesca tragicommedia a cui possiamo opporre il solo schermo degli occhiali da sole. Finché sono i giornali, le televisioni, le ricerche scientifiche ad avvertirci dei disastri cui stiamo andando incontro, poco male. Quando ci si mettono pure gli artisti, beh, forse è il caso di farsi quattro conti in tasca per munirsi di un solido bunker antiatomico : e magari appenderci un bel quadro di Stefano Gentile.

 

 

 

L’apocalisse secondo Stefano Gentile

Pubblicato in: CRONACA

Un progetto Anpi con Lerner e Gnocchi per raccogliere le ultime voci dei partigiani.


Sono circa cinquemila i combattenti della Resistenza ancora in vita. Verranno intervistati e i materiali messi a disposizione in rete per un lavoro imprescindibile sulla Storia, la Resistenza e la Memoria. Un archivio pubblico con le interviste e le video testimonianze delle partigiane e dei partigiani viventi. Il progetto, ideato dai giornalisti Gad Lerner e Laura Gnocchi e promosso dalla Presidenza nazionale ANPI L’intento è quello di dare forma ad un memoriale vivo e condiviso, e al tempo stesso di fornire un’importante documentazione ai ricercatori e un moderno strumento di conoscenza storica e democratica alle nuove generazioni.

partigiani.jpg

Qualcosa di più, quindi, di un monumento celebrativo. Una grande operazione culturale per rinnovare nel tempo la consapevolezza che la Resistenza costituisce un passaggio decisivo per la costruzione della convivenza civile e per instillare nella coscienza delle italiane e degli italiani l’imprescindibilità dei valori di libertà, umanità e giustizia.I partigiani viventi dovrebbero essere poco più di cinquemilavanno individuati (i canali ci sono, ma non tutto è già chiaro e registrato), trovati (può essere facile, ma anche no) e intervistati secondo una “scaletta” di domande che permettano (non senza le necessarie divagazioni) e realizzate le interviste. Il materiale raccolto non verrà “montato” (eventualmente, al massimo, “ripulito”) e verrà messo a disposizione di tutti attraverso appositi canali con il supporto delle organizzazioni promotrici. Ovviamente il canale andrà promosso nelle scuole e in tutte le strutture dedicate alla Storia, alla ricerca e alla ricostruzione della memoria del nostro Paese.

 

 

 

 

https://www.lapresse.it/politica/un_progetto_anpi_con_lerner_e_gnocchi_per_raccogliere_le_ultime_voci_dei_partigiani-1500036/news/2019-05-30/

Pubblicato in: CRONACA

30 agosto: Giornata Internazionale dei Desaparecidos.


Si calcola che in Paesi latinoamericani, quali l’Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haitì, Honduras, Messico, Perù e Uruguay; siano scomparse circa 100.000 persone dal 1966. Tra queste, donne e bambini appena nati strappati alle loro madri.

desa.jpg

Ottantamila oppositori politici inghiottiti nei lager. Almeno 30 mila di essi scomparsi dopo torture e sevizie nei Centri clandestini di detenzione. Dal 1964, la data del golpe della giunta militare in Brasile, al 1990, la fine del regime di Augusto Pinochet in Cile, le dittature latinoamericane hanno scritto le pagine più nere della loro storia. L’Argentina guida la triste graduatoria delle morti accertate, ma anche Ecuador, Messico, Uruguay sono i Paesi nelle quali la lotta contro chi la pensava contro il regime finiva sempre nello stesso modo: rastrellamenti, processi sommari, stupri e violenze di ogni tipo, bambini strappati alle loro madri. 

desa02.jpg

Un giorno dedicato al ricordo di quegli inferni nei quali si sono spente le migliori intelligenze di quel continente. Centri di reclusione dai nomi insospettabili, Club Atlético, Campo de Mayo, Garage Olimpo. Luoghi solo dopo tanti anni portati alla luce dal coraggio di centinaia di donne, le mamme, le sorelle, le nonne dei desaparecidos che ancora oggi continuano a incontrarsi ogni settimana nella Plaza de Mayo di Buenos Aires per chiedere verità e giustizia sui loro cari spariti.

desa01.jpg

In Cile, dove le cifre delle vittime continuano a divampare le polemiche. L’inchiesta post-regime, registrò 3.508 assassinati, e quasi 30mila torturati. Osservatori esterni parlano invece di 17 mila morti e oltre 40 mila persone sottoposte a tortura. In ogni caso, una strage senza fine.

 

30 agosto: Giornata Internazionale dei Desaparecidos

https://www.repubblica.it/esteri/2019/03/23/news/l_america_latina_si_ferma_per_ricordare_30mila_desaparecidos-222323923/

Pubblicato in: CRONACA

Foliage, quando le foglie ne combinano di tutti i colori


L’Autunno fa venire in mente nebbia, pioggia e altri fattori meteo nefasti? Non è detto che questi siano gli unici risvolti di una stagione autunnale ormai in pieno svolgimento. Uno dei suoi aspetti migliori è il ‘cambio d’abito’ che le piante ci regalano. Natura cambia gradualmente colore, anche in città. Il momento è magico: alberi e cespugli di tante specie assumono tinte che vanno dal giallo a tutta la scala cromatica dei rossi, dal marrone all’arancione, fino ad arrivare addirittura al viola. Il fenomeno è ben visibile in molte zone collinari e rurali. E c’è chi ha reso questo momento magico un vero e proprio richiamo per il turismo, nostrano e non. Ci sono alcuni luoghi dove il fenomeno attira gli appassionati, i semplici curiosi e i fotografi, che possono osservare di persona questa spettacolare fase di transizione.

foliage.jpg

Ecco alcune mete dove si può guardare da vicino il meraviglioso fenomeno difall foliage, detto anche, con un’espressione inglese che indica l’estate di San Martino, indian summerIn Italia:  lungo la strada tra San Marcello Pistoiese e l’Abetone, nell’Appennino Tosco-Emiliano, le tonalità dei boschi vanno dal giallo all’arancione intenso. Anche sulle colline del modenese gli occhi rimarranno appagati dalla vista delle vigne, che in questo periodo si tingono di giallo, arancio e persino di viola. Tra la Valle Aurina e la Val di Tures, i boschi che costeggiano il torrente Aurino, tra San Giovanni e Campo Tures, regalano spettacolari riflessi di luce e colore, da ammirare per tutti gli appassionati di trekking e fotografia. I  giardini di Trauttmansdorff a Merano: i giardini di Sissi, i Boschi del Mondo e l’orto botanico offrono una panoramica notevole, tra latifoglie nordamericane eaceri giapponesi.All’estero:  le mete più famose per ammirare il foliage sono gli Stati nord americani del New England, del Vermont, del Maine e il Québec. Sono molti i tour operator che organizzano viaggi ed escursioni nei boschi nordamericani, dove si possono ammirare i forti contrasti e le variazioni cromatiche degli aceri, dall’intenso rosso scuro, dei pioppi dorati e delle betulle che, nel periodo tra Ottobre e Novembre, diventano di un porpora intenso. Alcuni turisti seguono persino il corso della stagione dal Sud al Nord della costa atlantica, via via che il foliage‘sale’ dalle zone più temperate al clima rigido delle zone più al settentrione, che ovviamente arrivano a cambiare colore più tardi.

foliage01.jpg

Una meraviglia della Natura che si trasforma in risorsa turistica, pur rispettando i tempi e i ritmi legati all’alternarsi delle stagioni, è un bellissimo esempio di turismo eco-sostenibile.

 

 

Foliage, quando le foglie ne combinano di tutti i colori

Pubblicato in: CRONACA

Nucleare: test e bombe. Non abbiamo davvero imparato niente


Il 29 agosto è la Giornata mondiale contro i test nucleari. Sono iniziati il 16 luglio 1945 e da allora ce ne sono stati circa 2000.
Quando si è partiti si è badato poco alle possibili ricadute sulla vita umana e sull’ambiente. Ma gli effetti devastanti sono sotto gli occhi di tutti. Il 29 agosto è la giornata internazionale contro i test nucleari è stata istituita per la prima volta nel 2010. Lo scopo è catturare l’attenzione del mondo e sottolineare la necessità di un impegno comune con lo scopo di prevenire ulteriori test delle armi nucleari.

nucle.png

Il nucleare, e la sua sperimentazione, ha avuto un periodo di grande attività ai tempi della Guerra Fredda, tra il 1958 e il 1962, con Stati Uniti D’America e URSS che facevano esplodere ordigni atomici nell’atmosfera per condurre test.
Le grandi quantità di materiale radioattivo che si è introdotto nei cicli naturali degli elementi, l’esposizione della popolazione allo Iodio-131, specie in età infantile, potrebbe aver portato all incremento  di malattie a carico della tiroide, cancro incluso.
Ricordiamo ancora tutti bene Chernobyl,   i volti edì il via vai in Italia di bambini che soggiornavano per un periodo di pulizia, dopo l’esplosione del 1986.
Le isole Marshall, nell’Oceano Pacifico, hanno livelli di radiazioni superiori a quelli di Chernobyl e Fukushima.
I 67 test nucleari effetti dagli Stati Uniti per sperimentare la potenza delle loro bombe sono stati condotti tra il 1946 ed il 1958. Ma ancora oggi i livelli della quantità di radiazioni rimane allarmante: da 10 a 1000 volte superiori rispetto alle due aree dei disastri nucleari indicati sopra.

nucle01.jpg

Le esplosioni nucleari ad alta quota hanno creato cinture di radiazioni artificiali vicino alla Terra che hanno causato gravi danni a diversi satelliti e hanno avuto impatti antropogenici sull’ambiente spaziale, principalmente sugli impulsi elettromagnetici.

 

 

 

Nucleare: test e bombe. Non abbiamo davvero imparato niente

Pubblicato in: CRONACA

L’AMAZZONIA BRUCIA: IN PERICOLO LA BIODIVERSITÀ E LA VITA DEI POPOLI INDIGENI.


Le immagini arrivate dallo spazio attraverso i satelli dell’Agenzia spaziale europea e della Nasa americana immortalano con inquietante chiarezza lo scenario apocalittico delle vaste aree rosse avvolte dalla fiamme. L’Amazzonia brasiliana, e in parte boliviana, brucia. La foresta tropicale più grande del mondo, il polmone verde del pianeta, casa di migliaia di specie animali e vegetali e di 34 milioni di persone, fra cui numerose etnie indigene, sta vivendo una lenta, inesorabile agonia, mangiata da incendi legati a una deforestazione sempre più massiccia e selvaggia.

spazio01.jpg

La morte dell’Amazzonia significa la catastrofe per il mondo intero, lo sprofondamento del pianeta in squilibri ecologici sempre più devastanti e irreversibili. Il Wwf lancia l’allarme: la foresta amazzonica in Brasile sta perdendo una superficie equivalente a oltre tre campi di calcio al minuto e il punto di non ritorno è sempre più vicino.La più grande fonte di biodiversità del pianeta, fondamentale per gli equilibri climatici – afferma l’associazione impegnata a difesa dell’ambiente – rischia il collasso ecologico, portando a un avanzamento della desertificazione e della siccità. I dati dei possibili scenari futuri sono drammatici: senza le foreste pluviali rischiamo di perdere fra il 17 e il 20% delle risorse di acqua per il pianeta e il 20% della produzione di ossigeno globaleLe aree convolte sono più sensibili alle inondazioni e agli effetti del cambiamento climatico. Numerose specie animali e vegetali  rischiano di estinguersi defintivamente. In tutto il mondo si sono diffuse campagne social e manifestazioni – portate avanti da numerosi personaggi famosi – per denunciare la tragedia dell’Amazzonia e sensibilizzare il Brasile e la comunità internazionale a prendere urgenti provvedimenti.

spazio02.jpg

Bolsonaro non hai mai nascosto di voler promuovere politiche a favore della grande industria agraria, indebolendo i diritti e le legittime rivendicazioni territoriali degli indigeni. Fortissime critiche ha sollevato una provocatoria esternazione di Bolsonaro prima delle elezioni, quando l’allora candidato ha dichiarato che ai popoli indigeni non avrebbe concesso più nemmeno un millimetro di terra. Una volta eletto, lo scorso gennaio, ha tolto al Funai (il dipartimento governativo che si occupa della protezione degli indios) il compito di demarcare le terre indigene, affidandolo al ministero dell’Agricoltura, tradizionalmente espressione degli interessi della lobby dell’agrobusiness.

 

 

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/amazzonia_192651.aspx

Pubblicato in: CRONACA

Comfort Dog Project.


Francis Okello Oloya è un sopravvissuto al trauma di guerra in Uganda. Quando era un ragazzino, fu sottoposto ad un’esplosione di una bomba mentre lavorava nel giardino della sua famiglia, che lo lasciò gravemente ferito e cieco. Nonostante le sue molte sfide, ha superato il liceo e il college, laureandosi in psicologia della comunità. Francis è tornato in patria, Gulu, in Uganda, e ha sviluppato il Comfort Dog Projec per aiutare altri sopravvissuti al trauma di guerra che soffrono terribilmente con i sintomi del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD).

dog.jpg

Venticinque anni di guerra tra Lord’s Resistance Army (LRA) e il governo ugandese hanno avuto effetti devastanti sulle famiglie e sulle comunità dell’Uganda settentrionale. L’economia della regione è crollata, poiché molti residenti hanno perso la casa e i beni e sono stati costretti a vivere nei campi per più di 10 anni. I bambini furono rapiti e costretti a compiere carneficine, donne e ragazze violentate e padri assassinati. È stato stimato dai professionisti della salute mentale che 7 persone su 10 nell’Uganda settentrionale sono state traumaticamente colpite dalla guerra. Anche se ora c’è pace nella regione, le guerre interne vengono ancora combattute e perse. Decine di migliaia di sopravvissuti, senza supporto per la salute sociale e mentale, lottano per far fronte all’ansia, alla solitudine, alla disperazione e soffrono di PTSD.

Vi è un alto tasso di suicidi e abusi di sostanze nell’Uganda settentrionale tra i sopravvissuti al PTSD, ed è la causa di un’immediata necessità di un intervento efficace. Il Comfort Dog Project è progettato per colmare questo vuoto terapeutico psico-sociale fornendo consulenza professionale sul trauma in combinazione con l’addestramento su come prendersi cura, insegnare e creare un solido legame cane-guardiano come un modo per ridurre ulteriormente il trauma e i sintomi associati PTSD.

 

 

 

 

 

 

Francis Okello Oloya, Comfort Dog Project

Pubblicato in: CRONACA

Se l’Amazzonia brucia è colpa della cieca corsa al profitto.


 

amazzoniaa.jpeg

L’onda di fuoco che distrugge la foresta amazzonica, polmone di ossigeno e biodiversità, è stata rafforzata dalle scelte irresponsabili del presidente brasiliano Jair Bolsonaro. Ma la sua causa più profonda è il sistema economico planetario, basato sulla ricerca del profitto e sullo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali. In queste settimane è stato fatto osservare come le fiamme servano a convertire la foresta pluviale in terreno adatto alle colture agroindustriali. A cominciare dalla soia, che alimenta milioni e milioni di maiali, la metà in Cina. Il recente film «Soyalism» dei giornalisti Stefano Liberti ed Enrico Parenti descrive bene questo meccanismo perverso e distruttivo, un Leviatano agroindustriale che mette in pericolo il futuro dell’umanità. Per evitare il disastro – così come si dovrebbe fare per l’emergenza climatica – servono azioni radicali ed efficaci. Servono fatti concreti. Non bastano certo le (molto pubblicizzate) promesse di futuri «comportamenti etici» delle grandi corporation, le stesse che hanno portato la Terra sull’orlo del collasso.

 

 

 

https://www.lastampa.it/tuttogreen/2019/08/25/news/se-l-amazzonia-brucia-e-colpa-della-cieca-corsa-al-profitto-1.37377876

“Soyalism”: in arrivo il documentario sul business della soia che minaccia il mondo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: