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Nel giorno della Resurrezione


Un’azione pianificata nei minimi dettagli per colpire il turismo e i luoghi della cristianità. Nello Sri Lanka un’allerta del capo della polizia dello Sri Lanka – Pujuth Jayasundara – era stata diffusa a livello nazionale l’11 aprile scorso ed era basata su una segnalazione di un’agenzia di intelligence straniera.

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Nel Paese i cristiani sono il 7,4% della popolazione. Lo Sri Lanka è stato per decenni in guerra con i separatisti Tamil fino al 2009. Nell’ultimo anno, riferisce la Reuters, si sono verificati 86 episodi di discriminazione, minacce e violenze contro i cristiani, secondo la National Christian Evangelical Alliance (Nceasl), 26 nel 2019, tra cui un tentativo di monaci buddisti di interrompere una funzione domenicale. Il 70% dei 22 milioni di abitanti è buddista, il 12,6% indù, il 9,7% musulmana. Anche di recente le tensioni avevano riguardato tutti i gruppi religiosi: i cristiani avevano parlato di crescenti intimidazioni da parte di monaci buddisti estremisti; l’anno scorso c’erano stati scontri tra la maggioranza dei buddisti cingalesi e la minoranza di musulmani con alcuni estremisti buddisti che accusavano i musulmani di conversioni forzate all’Islam.

Una delle chiese colpite è il santuario di Sant’Antonio, le altre due chiese si trovano una a Negombo, città a maggioranza cattolica a nord della capitale, e l’altra nella città orientale di Batticaloa. Mentre i tre alberghi sono a Colombo, frequentati da turisti stranieri, e si tratta di strutture a cinque stelle: Cinnamon Grand, Kingsbury e Shangri-La.

 

 

 

https://www.huffingtonpost.it/2019/04/21/sri-lanka-cronaca-di-unecatombe-annunciata_a_23715038/?utm_hp_ref=it-homepage

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L’80 per cento dei cristiani iracheni non c’è più. Numeri da genocidio


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I numeri parlano. Nel 1990 c’erano in Iraq un milione e mezzo di cristiani. Nel 2014 l’onda di rifugiati cristiani che arriva nel Kurdistan, è composta, secondo dati forniti da diverse Chiese, da 350 mila persone. Cinque anni dopo, dopo la sconfitta di Daesh, quel numero si è ulteriormente assottigliato.Non fisica, perché non c’è stato un genocidio, anche se i morti sono stati tanti. Si tratta piuttosto di un diverso genocidio, che ha i caratteri della cancellazione culturale, di una tradizione identitaria, della radice comune dell’Occidente. I Cristiani e il cristianesimo, i libri, i manoscritti, i ritratti e le lingue che sono nati in questa parte del mondo e hanno nutrito il nostro mondo, oltre che la nostra fantasia collettiva, il nostro inconscio, se non la nostra ragione, i miracoli, i santi, i profeti, le apparizioni, i tormenti, i sogni, e, infine, il mito della rinascita che ci hanno regalato la religione cristiana, è una perdita che possiamo sostenere così, senza nemmeno domandarcelo?Dopo gli sfollamenti di massa, le fughe e le fosse comuni, adesso per chi resta serve ricostruire le terre martirizzate dai fondamentalisti islamici.

 

 

 

https://www.ilfoglio.it/esteri/2018/03/14/news/l-80-per-cento-dei-cristiani-iracheni-non-c-e-piu-numeri-da-genocidio-183902/

https://www.huffingtonpost.it/2019/04/20/decimazione_a_23714851/?utm_hp_ref=it-homepage

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Irlanda del Nord, 21 anni fa l’accordo del “venerdì santo”


Il 10 aprile 1998 venne firmato l'”accordo del Venerdì Santo” tra il governo britannico e quello irlandese: un patto che mise fine a 30 anni di scontri in Irlanda del Nord. I cosiddetti “Troubles” che fecero oltre 3.500 vittime.L’inizio dei “Troubles” viene fatto risalire al luglio 1969 quando, nei disordini nella contea di Londonderry, venne ucciso il primo cattolico. Due anni prima era nato il “Movimento per i diritti civili”, fondato dalla minoranza cattolica dell’Ulster contro le discriminazioni del governo protestante.

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In agosto intervenne l’esercito britannico e l’anno dopo l’Ira, l’Irish Republican Army che aveva lottato per l’indipendenza irlandese contro la Gran Bretagna, riprese le armi contemporaneamente con i gruppi paramilitari protestanti che diedero il via a una campagna di attentati contro i cattolici. Il 30 gennaio 1972, la “Domenica di sangue”, cantata anche dagli U2 nella famosa “Sunday Bloody Sunday”, vide l’uccisione di 14 cattolici irlandesi negli scontri con le truppe britanniche.

L’ondata di attacchi continuò causando più di 500 morti in un anno. Tra 1973 e il ’74 un primo tentativo di negoziato fra cattolici e protestanti fallì. Nel 1975 il cessate il fuoco dell’Ira durò soltanto due mesi. Il 27 agosto 1979 una bomba uccise Lord Mountbatten, e i britannici cominciarono a capire che la risposta all’Ira non poteva essere solo militare. All’inizio degli anni Ottanta la lotta si trasferì anche nelle carceri con gli scioperi della fame (e le morti) dei detenuti “politici”, tra cui Bobby Sands. Nel 1991 i negoziati sull’Ulster videro sedersi per la prima volta a un tavolo i partiti unionisti e il governo irlandese.

Da tempo gli osservatori avvertono sulla possibilità del ritorno di tensioni in Irlanda del Nord, anche alla luce dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, che riapre la questione del confine tra le due Irlande.

 

 

 

https://tg24.sky.it/mondo/2018/04/10/irlanda-nord-20-anni-accordo-venerdi-santo.html

Irlanda del Nord, torna l’ombra del terrorismo: uccisa giornalista di 29 anni

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Nell’inferno di fuoco di Notre-Dame le api sono sopravvissute alle fiamme


 

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I più piccoli abitanti di Notre-Dame sono sopravvissuti all’incendio che ha distrutto la maggior parte del tetto della cattedrale francese e ha fatto crollare la sua famosa guglia. Inizialmente si pensava che molte delle 200.000 api che vivevano in alveari sul tetto fossero morte fra le fiamme, invece, come per miracolo, si sono salvate.  Dal 2013 si erano installati  tre alveari  lassù nel cielo di Parigi. Un progetto per aumentare il numero di questi insetti così importanti per il ciclo della vita.

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Miracolosamente l’incendio ha lasciato intatte le  tre arnie. Non solo: le api che le occupavano hanno deciso di non andarsene, nonostante tutto, e di restare  là dove è la loro casa.Quelle di Notre Dame sono api della specie Frère Adam la cui caratteristica peculiare è la dolcezza. Ma anche la tenacia, si direbbe, visto l’immediato ritorno.

 

 

 

https://www.lastampa.it/2019/04/20/societa/nellinferno-di-fuoco-di-notredame-il-miracolo-delle-api-sopravvissute-alle-fiamme-q97CN0YVjoFOMsJvGawl9L/pagina.html

https://www.corriere.it/animali/19_aprile_19/api-notre-dame-sopravvissute-all-incendio-arnie-hanno-resistito-9ddc5b22-629c-11e9-a7fc-361228882fb7.shtml

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Clima in cima alle priorità degli italiani.


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La maggior parte degli italiani vede la lotta ai cambiamenti climatici, la protezione ambientale, la riduzione dell’inquinamento e l’agricoltura sostenibile come priorità assoluta. Si aspetterebbe che i partiti costringessero le aziende più inquinanti a smettere di inquinare e ad essere più pulite. Gli italiani credono nella transizione verso un’economia più pulita e più sostenibile, che dovrebbe tradursi anche in risparmi energetici per le famiglie e  potrebbe garantire nuovi posti di lavoro in imprese sostenibili.

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Per gli italiani è importante produrre cibo in modo sano e sostenibile, da qui la necessità di  ridurre l’uso di pesticidi e antibiotici nella produzione alimentare e preservare la salute dei cittadini.

La natura dovrebbe essere protetta da chi la sta distruggendo. Le ondate di calore e le siccità degli ultimi anni sono un segnale di ciò si verificherà sempre più frequentemente e violentemente in futuro quindi bisognerà investire nella protezione contro gli eventi climatici estremi.

Per le imminenti elezioni europee la maggior parte degli italiani  è incline a votare per quei partiti che intraprenderanno delle azioni forti sul clima.

 

 

 

 

https://www.lastampa.it/2019/04/20/scienza/clima-in-cima-alle-priorit-degli-italiani-per-le-elezioni-europee-8y5cQOAiEbZSTBcCJcFMWJ/pagina.html

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Colei che ha molto amato


Maria Maddalena nell’arte.

Maria Maddalena fu fra coloro che maggiormente amarono Cristo, dimostrandolo. Quando giunse il tempo del Calvario, era insieme a Maria Santissima e a san Giovanni, sotto la Croce. Non fuggì per paura come fecero i discepoli, non lo rinnegò per paura come fece il primo Papa, ma rimase presente ogni ora, dal momento della sua conversione, fino al Santo Sepolcro.Dio ha ricompensato l’amore sconfinato che Maria nutriva per il Signore facendole vedere per prima il Cristo Risorto. È lei che ha dato la notizia a Pietro e Giovanni, ed è lei che è stata incaricata di portare ai Dodici il messaggio più importante nella storia dell’umanità.

Ecco alcuni dipinti famosi, in cui compare Maria Maddalena.

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GIOTTO: ” Compianto sul Cristo morto.

In questo affresco viene riassunta l’iconografia medievale della Maddalena, effigiata come testimone della Passione e Resurrezione di Cristo.

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“Colei che ha molto amato”, ovvero Maria Maddalena nell’arte

https://collezionepantano.blogspot.com/2016/10/maria-maddalena-e-la-sua-raffigurazione.html

http://www.famigliacristiana.it/articolo/santa-maria-maddalena-la-discepola-calunniata-che-per-prima-vide-la-risurrezione.aspx

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Xylella Landscape


Mostra a Strasburgo, il disastroso paesaggio post Xylella. Al Parlamento Europeo di Strasburgo, dal 15 al 18 aprile.

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Vuole  raccontare il cambiamento radicale avvenuto dal 2013 a oggi in seguito all’arrivo della Xylella, un batterio artefice del progressivo disseccamento dell’albero di ulivo. Come spesso testimoniato in questi anni dai fatti di cronaca, la Xylella in circa sei anni ha causato la morte di decine di migliaia di ulivi secolari e ha trasformato completamente il territorio del Salento, annullando l’identità stessa di questa terra e della gente.

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Un disastro ambientale che partendo dal Salento si è esteso oggi a tutta la Puglia.

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Le foto ridanno vita a tronchi carbonizzati, trasformandoli in sculture immortali.

 

 

 

 

https://www.lastampa.it/2019/04/13/scienza/mostra-a-strasburgo-il-disastroso-paesaggio-post-xylella-GapSGwBdMi8C4nOTnB3LiN/pagina.html

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Notre-Dame, quel capolavoro letterario di Victor Hugo che salvò la cattedrale


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Circa duecento anni fa la chiesa gotica, simbolo della capitale francese, era stata salvata dal degrado e dall’incuria che rischiavano di comprometterne la struttura. In suo soccorso non scese in campo un architetto o un ingegnere, ma uno scrittore: Victor Hugo. E tutto grazie al celeberrimo romanzo Notre-Dame de Paris, uscito nel 1831 e ambientato nella Parigi basso-medioevale, al tempo di re Luigi XI di Francia. In un capitolo Hugo scrive: “Senza dubbio è ancora oggi un maestoso e sublime edificio”. Ma, aggiunge, “così bello che è stato preservato con il passare degli anni, difficile non sospirare, non essere indignato per degradazioni, mutilazioni che il tempo e gli uomini hanno simultaneamente fatto al venerabile monumento, senza rispetto per Carlo Magno che aveva posato la prima pietra e per Filippo Augusto che aveva posato l’ultima”.

Il gobbo e la cattedrale – Un atto dunque d’amore verso un monumento simbolo che riporta alla memoria uno dei personaggi iconici di quel romanzo, dove appare come il vero protagonista della storia. Quasimodo è descritto come un essere deforme, guercio, zoppo, sordo per la sua prolungata vicinanza con le campane. Più comunemente, in quanto affetto da cifosi, è conosciuto con il soprannome de “il gobbo di Notre-Dame”. E’ lui che ha il compito di suonare le campane della cattedrale, nell’edificio dove vive nascosto da tutti e del quale è simbolo, cuore e anima.

Tutto partì da una scritto sul muro – La vicenda del “soccorso” di Notre-Dame è entrata a pieno titolo nella mitologia artistico-letteraria, assumendo quasi i tratti della leggenda. E, come ogni leggenda che si rispetti, anche quella della cattedrale francese ha un incipit degno. Si racconta che a spingere Hugo a scrivere il romanzo e, ancor prima, a risvegliare l’ammirazione per quel magnifico parto del genio dell’uomo sia stata una “semplice” scritta incisa sul muro di una torre: ANÁΓKH (Ananke). I caratteri greci, segnati con una calligrafia tipicamente gotica, colpirono l’autore romantico per il senso di tristezza e di ineluttabilità che esprimevano. La parola infatti identifica la dea del Fato ed è centrale anche nella trama.

 

Notre-Dame, quel capolavoro letterario di Victor Hugo che salvò la cattedrale

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DA GIOTTO A RAFFAELLO: 5 CAPOLAVORI ITALIANI PER RACCONTARE LA PASQUA.


Amore e passione, morte e mistero: quattro pulsioni che insieme racchiudono l’intero sentire dell’essere umano e in cui si cela (probabilmente) il senso della vita. Il tema della Pasqua nei secoli ha affascinato i più grandi artisti che hanno accettato la sfida di rappresentare con un’opera i più profondi recessi dell’animo umano.

Un’impresa ardua, che diventa una sfida sociale, oltre che artistica e spirituale, se affrontata in secoli nei quali la Chiesa non era solo conforto per l’anima ma aveva il potere di consacrare o destinare all’oblio chi non si dimostrava all’altezza di tale compito. Una pressione enorme alla quale i grandi maestri dell’arte italiana non si sono sottratti, donandoci capolavori immortali, capaci di far suonare le corde

 GIOTTO, LA DOMENICA DELLE PALME (XIV secolo)

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La Domenica delle palme di Giotto rappresenta il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme, con la folla che lo festeggia sventolando rami di palma recisi dagli alberi circostanti. L’affresco si trova nella Cappella degli Scrovegni, nel centro storico di Padova.

LEONARDO DA VINCI, ULTIMA CENA, 1494 – 1498

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L’Ultima Cena di Leonardo è il capolavoro che meglio di tutti rappresenta uno dei momenti più importanti della Pasqua, che la chiesa celebra con il rito della comunione. L’opera, che si trova a Milano nell’ex-refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie.

CIMABUE, CROCIFISSO DI SANTA CROCE, 1278 – 1288

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Il Crocifisso di Santa Croce, che si trova nell’omonima basilica a Firenze, è uno dei capolavori dell’arte medievale, realizzato da Cimabue tra il 1278 e il 1288 (l’attribuzione è incerta).L’opera, realizzata in legno, ha il pregio di rappresentare un Cristo sofferente e mortale, segnando di fatto una rottura con la maniera bizantina per cui la figura di Cristo era sempre distaccata e regale. La statua è stata gravemente danneggiata dall’esondazione dell’Arno del 1966 ma oggi, nonostante sia gravemente compromessa, conserva intatto il valore storico e simbolico.

MICHELANGELO, PIETA’ VATICANA, 1407 – 1499

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Conservato nella basilica di San Pietro in Vaticano a Roma.L’opera, in marmo, rappresenta Maria che accoglie in grembo il corpo senza vita di Cristo deposto dalla croce. Ebbe un impatto rivoluzionario all’epoca, oltre che per l’elegante dinamismo della composizione, per la scelta di rappresentare le figure in una posa morbida e naturale, cosa assolutamente insolita fino a quel momento.

RAFFAELLO, RESURREZIONE DI CRISTO 1501 – 1502

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Spicca per l’armonia dei colori e la delicatezza delle figure. Nel dipinto ligneo del maestro di Urbino, Cristo è rappresentato nel momento dell’ascensione al cielo. L’opera si trova al Museo d’Arte di San Paolo, in Brasile, acquisita dal controverso) direttore dell’epoca, l’italiano Pietro Maria Bardi. È l’unica opera di Raffaello che ad oggi si trova nel Sud del mondo.

 

 

 

La Pasqua raccontata da 5 capolavori dell’arte italiana

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Grazie Ilaria.


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Quella foto, terribile, del volto tumefatto e martoriato di Stefano Cucchi, ha gridato la verità per quasi dieci anni.
Finalmente, grazie alla tenacia della sua famiglia, ma soprattutto di Ilaria Cucchi, la sorella, quella terribile verità è uscita dalle labbra del testimone diretto delle sevizie subite dal povero Stefano mentre era detenuto e avrebbe dovuto essere “custodito”.

Quella verità Ilaria l’ha urlata al mondo intero per quasi dieci anni senza cedere mai davanti alle tante offese reiterate, persino da parte dell’attuale ministro degli Interni Matteo Salvini che aveva detto di lei che “faceva schifo e si doveva vergognare”.

Ora, davanti ai fatti che sono emersi chiaramente durante la deposizione del carabiniere che si era tenuto dentro questo enorme peso per tutto questo tempo, senza trovare il coraggio di parlare, di esporsi e di esporre i colleghi davanti all’ ignominia del loro comportamento e alle loro responsabilità, dovrebbe trovare il coraggio di chiederle ufficialmente scusa.La speranza che è sempre l’ultima a morire, lo ha dimostrato Ilaria, la forza, la tenacia, la consapevolezza di avere un compito importante da assolvere ad ogni costo e l’esito della sua battaglia, positivo, nonostante non serva a riportare in vita il fratello, non possono che costituire un grande esempio di civiltà dal quale tutti dobbiamo trarre insegnamento.

 

 

 

 

http://lettere-e-risposte.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/04/10/grazie-ilaria/?fbclid=IwAR0UvABJvfNvcqMJTZ7mpYYjNE9lV_duAP5o36GaxE4akajUaXCPq65UvP0

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New Orleans si scusa per il linciaggio di 11 immigrati italiani. 128 anni dopo


Avvenne il  14 marzo 1891 a New Orleans. Una folla di cittadini assalì la prigione locale e uccise 11 migranti italiani, in particolare siciliani. Secondo le fonti a partecipare al linciaggio furono dalle 3.000 alle 20.000 persone, rendendolo uno dei più ingenti linciaggi di massa della storia degli Stati Uniti.

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Durante il corso del XIX secolo il flusso migratorio degli italiani verso gli Stati Uniti era cresciuto in maniera considerevole man mano che ci si avvicinava alla fine del secolo. Nello stesso periodo, proprio a causa di questo flusso migratorio, approdava infatti negli Stati Uniti anche la mafia. A rendere ancora più forte il disprezzo degli americani nei confronti degli immigrati e a fornire un’immagine sempre più incivile e arretrata del popolo italiano, nello specifico dei meridionali della penisola, furono anche affermazioni di antropologi come Giuseppe Sergi  e Luigi Pigorini, e di criminologi come Cesare Lombroso o di sociologi come  Alfredo Niceforo,  che dalla stessa Italia fornivano una visione stereotipata e molto negativa del Sud. Le teorie che dipingevano l’italiano meridionale come una sorta di selvaggio.

A partecipare al linciaggio furono migliaia di persone. La folla attaccò il carcere dove gli undici italiani erano detenuti per l’uccisione del capo della polizia locale. Per il delitto furono arrestati 19 italiani, di cui 11 accusati di aver avuto un ruolo diretto nell’omicidio. Otto di loro però in seguito furono giudicati non colpevoli. Prima del verdetto che li avrebbe rimessi in libertà, furono travolti dalla rabbia della popolazione americana che giudicava il processo una farsa.

Di qui l’assalto alla prigione e il massacro, con due immigrati impiccati e gli altri finiti a colpi di fucile. L’Italia ritirò il suo ambasciatore e fu uno dei periodi di massima tensione tra il nostro Paese e gli Usa. La tensione si allentò quando il presidente americano Benjamin Harrison decise di risarcire le famiglie delle vittime.  Di fatto un’ammissione di colpa, anche se per le scuse ufficiali si è dovuto attendere quasi 130 anni.

 

 

 

 

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/new-orleans-scuse-per-linciaggio-11-immigrati-italiani

https://it.wikipedia.org/wiki/Linciaggio_di_New_Orleans

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Hiv, ritorno al passato.


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Nel 2017 sono state segnalate 3.443 nuove diagnosi di infezione da HIV pari a 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti, lo confermano i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. L’incidenza maggiore di infezione è nella fascia di età 25-29 anni. La modalità di trasmissione principale tra le nuove diagnosi HIV è attraverso rapporti eterosessuali. E anche se il numero dei decessi rimane stabile il pregiudizio rimane  Le persone sieropositive diventano per la società italiana i sommersi. Gli sconosciuti. Gli invisibili. È negli ambienti sanitari che la discriminazione si annida.  A chi è sieropositivo ancora oggi può succedere di venire inserito per ultimo nella lista degli appuntamenti, a donne sieropositive è successo che durante una visita ginecologica il medico, che intimamente ha dei pregiudizi o che ingiustificatamente è poco informato sulle norme igienico-sanitarie universali, abbia messo incomprensibilmente due paia di guanti.

Intanto il governo del cambiamento in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids del primo dicembre ha scelto il silenzio. Per quest’anno non è prevista nessuna campagna ministeriale. L’alibi è la crisi economica e  il governo ritira l’emendamento alla legge di bilancio sulla distribuzione gratuita del preservativo agli under 26.

 

 

 

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/11/29/news/hiv-ritorno-al-passato-cosi-l-italia-affonda-tra-ignoranza-e-discriminazione-1.329060

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Aprile 1919: dalle macerie dell’ Europa nasce l’avventura del Bauhaus


I principi che costituivano le basi ideali del Bauhaus erano semplici, rivolti alla modernità ma anche fortemente radicati nella tradizione millenaria dei grandi costruttori del passato.

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Il corso di studi era organizzato in maniera che all’insegnamento formale fosse affiancato un insegnamento pratico di tipo artigianale, affinché gli studenti, attraverso il lavoro manuale, prendessero conoscenza dei vari materiali, del loro utilizzo pratico, dei problemi della produzione di qualsiasi tipo di opera: dall’edificio al poster pubblicitario, passando per tutto quanto attiene alla vita pratica dell’uomo moderno.
L’ obiettivo del Bauhaus non è l’oggetto, ma l’uomo.
Quale manifesto inaugurale della scuola fu scelta un’opera di Lyonel Feininger del 1913 che rappresentava in maniera stilizzata la cattedrale di Gelmeroda, cittadina alle porte di Weimar, contornata da tre raggi di luce che rappresentano la pittura, la scultura e l’architettura.

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Le figure geometriche basilari quali il quadrato, il triangolo, il cerchio ed i colori primari – rosso, giallo, blu- con le loro suggestive combinazioni, erano  quasi sempre presenti nelle opere prodotte: case unifamiliari, decorazioni di interni, mobili, oggetti di arredo, costumi teatrali, opere d’arte in genere.
La quintessenza di questa impostazione è ben rappresentata dal famoso “ufficio del direttore” realizzato a Weimar da Gropius nel 1924, in cui uno spazio perfettamente cubico è arredato con mobili, oggetti ed accessori in cui il quadrato ed il cubo sono le forme ricorrenti.
Nel 1925, con il cambio di governo avvenuto in Turingia, cessarono i finanziamenti pubblici ed il Bauhaus si trasferì allora a Dessau in un edificio appositamente progettato da Gropius in perfetto stile razionalista; vennero realizzate anche le case dei docenti che vi si trasferirono con le loro famiglie rendendo il clima della scuola ancora più simile a quello di un moderno “campus”.

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La fase di Dessau che durò fino al 1932 si caratterizzò per un maggiore impulso dell’architettura rispetto all’artigianato, sopratutto sotto  la direzione di H. Meyer e successivamente di L. Mies van der Rohe. Rimase comunque immutato il clima di unità, pur con qualche uscita di scena tra i protagonisti della prima ora. Il Bauhaus, con il passare degli anni, assunse sempre più il ruolo di baluardo culturale contro l’ascesa  del nazismo, e ciò contribuì non poco  alla sua chiusura che avvenne per il taglio dei fondi pubblici nel settembre del 1932. L. Mies van der Rohe, che era allora il direttore e che godeva fama di personalità autorevole ed indipendente, tentò la riapertura come istituzione privata  a Berlino, ma nell’aprile  del 1933 la scure del nuovo potere politico si abbatté definitivamente sulla scuola decretandone la fine.La diaspora che ne seguì vide la gran parte dei docenti espatriare sopratutto verso gli Stati Uniti, dove W. Gropius, L. Mies Van der Rohe, J. Albers, L. Moholy-Nagy, M. Breuer, H. Bayer contribuirono ancora con il loro sapere e le loro importanti opere a diffondere il pensiero del Bauhaus in quello che stava diventando il paese leader dell’Occidente.
La produzione ed il pensiero di questi maestri, dai grattacieli e musei di New York, Chicago o Berlino, agli oggetti di arredo ed alla grafica pubblicitaria che possiamo ancora oggi  incontrare nelle nostre case,  nei luoghi di lavoro, nelle attività commerciali, è ancora fortemente presente ed apprezzata.

Oskar Schlemmer, Wassily Kandinsky, László Moholy-Nagy, Paul Klee  Furono i grandi maestri.

 

 

 

http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=89448&origine=1&t=Aprile+1919%3A+dalle%26nbsp%3B+macerie+dell%27+Europa+nasce%26nbsp%3B+l%27avventura+del+Bauhaus%2C+un+sogno+di+pochi+destinato+a+cambiare+la+vita+di+molti

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Gli scienziati scoprono una nuova specie umana vissuta oltre 50mila anni fa


I ricercatori ritengono di aver scoperto una nuova specie umana, con caratteri morfologici unici, che ha vissuto sull’isola di Luzon, nelle Filippine, più di 50mila anni fa.

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L’analisi di tredici resti fossili (denti, falangi di piede e di mano, frammenti di femore) trovati nella grotta di Callao, ha portato i ricercatori a considerare che si trattava dei resti di una specie ancora sconosciuta, che hanno chiamato Homo luzonensis. La specie presenta sia elementi molto primitivi simili a quelli di Australopithecus e altri, moderni, vicini a quelli di Homo sapiens.

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Ciò sottolinea ancora una volta la complessità della nostra evoluzione, che ha visto la coesistenza di diverse specie umane fino al dominio assoluto dell’Homo sapiens, l’unico che oggi popola la Terra. In base alle analisi i ricercatori hanno determinato che  l’Homo luzonensis  era  un abile scalatore e che anche questo ominide era molto piccolo, più o meno come l’“hobbit”, vissuto nella stessa area tra 190mila e 54mila anni fa. I fossili più antichi di Homo sapiens trovati nella regione risalgono invece a 30-40mila anni fa, dunque non è noto se ci fu o meno un contatto fra tutte le specie.

 

 

 

 

https://www.lastampa.it/2019/04/10/scienza/gli-scienziati-scoprono-una-nuova-specie-umana-vissuta-oltre-mila-anni-fa-2WNHyrzdqU8GUiFZZSRrqK/pagina.html

https://scienze.fanpage.it/nuova-specie-umana-scoperta-nelle-filippine-chi-e-lhomo-luzonensis-vissuto-67mila-anni-fa/

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Nel tempo del pane buttato.


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Calpestare il pane, è accaduto a Torre Maura, dove un gruppo di “residenti” aizzati da Casa Pound ha camminato sulle pagnotte destinate a 70 rom, fra cui molti bambini, al grido: “dovete morire di fame”. Non è solo l’esasperazione delle periferie, non è la bruttezza dei miserabili, non è nemmeno il fascismo che si infiltra per giocare la guerra fra poveri tanto cara ai padroni e capitalizzare voti. E’ qualcosa di molto più grave, per certi aspetti di inconcepibile – la rottura di un rapporto sacro con il mondo, di ogni riconoscimento della comunità umana. La degradazione di ogni cosa a merce – che poi vuol dire di noi stessi a merce. “Barbarie” non rende l’idea, perché per i barbari il grano valeva il sangue. E’ l’”insignificanza”, la perdita di peso delle azioni, l’assoluta astrazione: questo è il vero orrore.

 

 

 

 

https://www.identitainsorgenti.com/la-riflessione-nel-tempo-del-pane-buttato/amp/?fbclid=IwAR0qd32az_E0DnONVsiJcnudk4NIIqcgpDLSMT23ahaxfOtr-0Q725KdLEk

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Il maresciallo che vuole farsi rais


Fu a fianco di Gheddafi durante il golpe che rovesciò re Idris e in Ciad, poi è tornato in Libia per destituirlo; è stato alleato delle milizie islamiche prima di dichiarare loro guerra; a Palermo ha promesso di rispettare il ruolo di Tripoli e ora la sta  invadendo. È il maresciallo Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica che vuole conquistare anche la Tripolitania con il suo Esercito nazionale libico.

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Il 75enne generale di Agedabia – dato per morto un anno fa quando era ricoverato a Parigi – ha alle spalle una vita da grande stratega militare, cresciuto al fianco del rais Gheddafi prima di essere da lui disconosciuto, e poi condannato a morte in contumacia.

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Per anni è stato in esilio in Virginia, negli Stati Uniti, così vicino a Langley, quartier generale della Cia, da destare più di un sospetto di aver collaborato con gli americani nel tentativo di eliminare il dittatore libico. Accanto al futuro rais, Haftar faceva parte dei giovani ufficiali dell’esercito che nel 1969 esautorarono re Idris di Libia. Gheddafi, conquistato il potere, affidò all’amico Khalifa il comando delle forze armate libiche, prima, e la guida della campagna in Ciad, poi. L’operazione militare nel Paese africano si rivelò un tragico fallimento: nel 1987 Haftar venne catturato con 300 dei suoi uomini. Gheddafi, per risposta, negò la presenza di truppe libiche in Ciad disconoscendo quello che era uno dei consiglieri più prossimi. Finita la prigionia, Haftar dedicò due decenni del suo esilio a cercare di rovesciare il regime di Gheddafi, spinto anche dalla vendetta personale.

 

 

 

https://www.agi.it/estero/khalifa_haftar-5280094/news/2019-04-06/

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Greenpeace: l’Europarlamento sussidia gli allevamenti più inquinanti e dannosi


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Ieri, denuncia Greenpeace, la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha votato a favore di una riforma della Politica Agricola Comune (PAC) che continua a sostenere un sistema inquinante e dannoso. La Commissione, infatti, ha respinto tutte le proposte avanzate dalla Commissione Ambiente, tra cui quella di tagliare i finanziamenti pubblici agli allevamenti intensivi e quelle per limitare densità e numero di animali ammassati nelle aziende che ricevono sussidi europei, allo scopo di gestire i liquami in modo più sicuro per l’ambiente.I membri della Commissione, inoltre, hanno votato contro la proposta di subordinare i pagamenti della PAC al rispetto di standard basilari in materia di benessere animale, tra cui l’obbligo di prevedere per gli animali allevati uno spazio minimo sufficiente per potersi muovere, girare e sdraiare, e ha respinto la proposta di aumentare la quota di fondi pubblici destinati a sostenere modelli di agricoltura ecologici e rispettosi del clima.

Almeno il 70 per cento della superficie agricola dell’Unione Europea (coltivazioni, seminativi, prati per foraggio e pascoli) è destinata all’alimentazione del bestiame. Escludendo dal calcolo i pascoli, oltre il 63 per cento delle terre coltivabili viene utilizzato per produrre mangime per gli animali invece che cibo per le persone. Secondo i dati Eurostat, circa il 72 per cento degli animali allevati in Europa proviene da aziende intensive di grandi dimensioni. Il numero totale di allevamenti è diminuito di 2,9 milioni, ovvero di quasi un terzo, tra il 2005 e il 2013 a scapito solo delle aziende più piccole. L’Italia, per esempio, tra il 2004 e il 2016 ha perso oltre 320 mila aziende (un calo del 38 per cento), ma il numero delle aziende agricole molto grandi è aumentato del 21 per cento, e di quelle grandi del 23 per cento. Le aziende agricole di piccole dimensioni stanno scomparendo a ritmi allarmanti e il denaro pubblico aiuta quelle di dimensioni maggiori a crescere sempre più. Un ciclo perverso che deve finire.

 

 

 

https://www.lastampa.it/2019/04/03/scienza/greenpeace-leuroparlamento-sussidia-gli-allevamenti-pi-inquinanti-e-dannosi-b1x0uRJv1bMTh31nND3OCL/pagina.html

https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/4719/nuovo-rapporto-allevamenti-sempre-piu-intensivi-foraggiati-dai-fondi-pac/

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Mangiare in modo consapevole è un atto agricolo e rivoluzionario


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Noi possiamo scegliere di non essere solo dei semplici consumatori passivi ma decidere di diventare co-partecipi della creazione dei sistemi che ci nutrono. L’atto di co-partecipazione presuppone un atteggiamento e una consapevolezza che veda l’interazione dei vari passaggi collegati al mondo agricolo e alimentare.

Se uno solo dei passaggi è inquinato l’intero processo, per quanto idealmente puro, sarà irrimediabilmente inquinato. E l’atto agricolo ha bisogno di una terra e di agricoltori che sappiano il mestiere del contadino, che abbiano l’occhio del contadino e che recuperino il cuore dello stesso. E succede, allora, che la terra diventi riscatto e redenzione.

Un intero mondo si è improvvisamente trasformato e non ha avuto più il tempo per adattarsi ai cambiamenti. E l’atto agricolo si è modificato da sapere contadino a processo industriale e speculativo. Sono saltati, o sono stati troppo veloci, i processi e passaggi intermedi verso questo tempo, la contemporaneità, che ha mutato anche l’interpretazione del vivere quotidiano. Non è stato più il prodotto a doversi adattare alla terra, ma la terra che si è dovuta adattare al prodotto. E ovunque si possono produrre le stesse cose indipendentemente da chi le produce, dal come e dal dove. Tutto buono, bello, di sapore, ma tutto uguale e per niente vero. Noi possiamo non essere solo semplici consumatori passivi, ma compartecipi della creazione dei sistemi che ci nutrono.Un’ amnesia culturale che conduce verso la dimenticanza delle diversità, l’omologazione del gusto e la separazione tra chi può permettersi il cibo vero e chi altro. Per la prima volta nella storia dell’uomo il mangiare in modo consapevole non è più solo un atto agricolo ma anche fortemente rivoluzionario.

 

 

 

 

https://www.huffingtonpost.it/giuseppe-melillo/mangiare-in-modo-consapevole-e-un-atto-agricolo-e-rivoluzionario_a_23705811/?utm_hp_ref=it-homepage

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Quando il mondo voltò la testa.


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Era la sera del 6 aprile 1994 quando un razzo proveniente da una delle tante colline di Kigali colpì l’aereo in cui viaggiavano Juvénal Habyarimana e Cyprien Ntaryamira, rispettivamente i presidenti di Ruanda e Burundi, entrambi di etnia hutu. Probabilmente non si saprà mai l’identità del responsabile di tale attacco. C’è chi incolpa i tutsi e chi gli estremisti hutu. Una cosa però è certa: l’abbattimento del velivolo fu la scintilla che fece scoppiare l’ultimo genocidio del ventesimo secolo. Circa 800mila morti tra tutsi e hutu moderati, sebbene alcune stime parlino di un milione. Molti dei quali ammazzati a colpi di machete, spranghe e coltelli. Lo sterminio durò cento giorni. All’inizio degli scontri furono uccisi anche dieci caschi blu belgi per opera degli estremisti hutu. Il caso provocò il parziale ritiro dell’Onu e l’evacuazione degli stranieri dal Paese. Nel corso del genocidio, il generale canadese Roméo Dallaire, a capo delle forze di pace delle Nazioni Unite, ha più volte protestato contro la mancanza di supporto da parte del Palazzo di Vetro a New York.

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Le violenze cessarono a metà luglio quando i soldati dell’attuale presidente, Paul Kagame, entrarono trionfalmente nella spettrale capitale Kigali. Le vittime in 100 giorni furono 800 mila. Dell’etnia tutsi, la più colpita, sopravvissero in 300mila.

 

 

 

 

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/in-ruanda-il-mondo-volt-la-testa

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CARBONARA: STORIA E CURIOSITÀ DI UNA PASTA AMATISSIMA.


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L’impressione è quella che la carbonara sia uno dei piatti cardine della cucina italiana, uno di quelli amati in tutto il mondo, imitati, sbagliati, discussi. Eppure quando Ada Boni fece, nel 1930, una sorta di censimento delle ricette della tradizione culinaria romana con il volume Il Talismano della Felicità, di questa preparazione non c’era nessuna tracciaQual è allora la vera origine? Se è vero che fino agli anni Trenta non c’è traccia della preparazione della carbonara a Roma, questa ricetta inizia a comparire a partire dal 1944. Una simile coincidenza di date fornisce un prezioso indizio per capire a chi attribuire l’invenzione di questo saporito piatto.

Si racconta, infatti, che i soldati Alleati impegnati durante la Seconda guerra mondiale sulla linea Reinhard, tra Lazio, Molise e Campania, ebbero l’opportunità di assaggiare e affezionarsi alla tipica pasta “Cacio e ova” abruzzese. Fu naturale, almeno secondo quanto si narra tra realtà storica e leggenda, aggiungere il guanciale, tipico della zona, e eventualmente la pancetta affumicata importata proprio dagli Stati Uniti.Erano i sapori che ricordavano “casa” ai soldati, ma ciò non impedì ai romani, una volta scoperta la ricetta, di far propria la carbonara, che è stata letteralmente adottata al punto che, oggi, nessuno oserebbe metterne in dubbio la paternità geografica.

L’origine e la storia della carbonara non spiegano, però, per quale ragione venne dato proprio questo nome all’evoluzione con guanciale della “cacio e ova. Il nome sembra far riferimento alla tradizione: si racconta, infatti, che venne chiamata carbonara pensando ai boscaioli che lavoravano sugli Appennini raccogliendo la legna per farne carbone.

Tra le infinite versioni che vengono tramandate a proposito dell’origine di questo piatto e del suo nome, ce n’è una che la lega alla vicenda di una nobildonna del Polesine che, nell’Ottocento, era solita ospitare le riunioni della carboneria e, probabilmente, allietare le discussioni con un ricco piatto di pasta.

 

 

https://www.gamberorosso.it/notizie/articoli-food/carbonara-storia-origini-e-aneddoti-di-una-ricetta-mitica/

https://www.ilgiornaledelcibo.it/carbonara-storia-origine/

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Diritto universale.


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Si celebra il 7 aprile la Giornata mondiale della Salute, voluta dall’Oms con l’obiettivo di fare in modo che tutti possano avere accesso alle cure di cui hanno bisogno, nessuno escluso. Le disuguaglianze di salute sono, infatti, numerose sia tra Paesi diversi sia all’interno di uno stesso Paese.

La salute è un diritto universale e la copertura sanitaria universale è l’obiettivo numero uno dell’Oms che vuole ricordare ai leader mondiali che tutti dovrebbero essere in grado di accedere all’assistenza di cui hanno bisogno, dove e quando ne hanno bisogno, realtà che si verifica solo per un essere umano su due.

In un mondo interconnesso, non possiamo non preoccuparci del ritorno di certe malattie infettive, che ancora distruggono alcuni Paesi, come la malaria, tubercolosi e Aids. Ogni anno un milione di persone – pari a 2.600 persone al giorno – muoiono a causa dell’Aids e la tubercolosi (Tbc) miete ancora più vittime: 1,6 milioni di persone nel 2017, pari a oltre 4.000 persone al giorno. In un mondo interconnesso, quello che avremmo dovuto globalizzare e non ci siamo ancora riusciti è il diritto alla salute. È possibile farlo ed è urgente.

 

 

https://www.quotidianodiragusa.it/2019/04/03/salute-e-benessere/giornata-mondiale-salute-2019-domenica-aprile/44413

 

https://www.lastampa.it/2019/04/05/scienza/giornata-mondiale-della-salute-lobiettivo-garantire-le-giuste-cure-a-tutti-5MPGIICnJtbog75pNjQpBN/pagina.html

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RIACE ORA È UN PAESE FANTASMA.


Case disabitate, botteghe chiuse, strade deserte e tanto silenzio. Per Riace tutto questo è un già visto, un salto indietro di vent’anni a quando il paese era un piccolo borgo fantasma che si confondeva tra i tanti altri villaggi calabresi caduti in disgrazia.

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Riace era rinata, Wim Wenders era andato in paese a girare un film, Fortune aveva inserito il sindaco Mimmo Lucano tra le persone più influenti del mondo e un po’ in tutta Italia si è provato a replicare un modello di accoglienza che ha dimostrato di funzionare. Poi è arrivato Matteo Salvini.

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L’esistenza di un sistema di integrazione che dimostrasse che non solo la convivenza tra italiani e migranti è possibile, ma che anzi questi ultimi sono realmente una risorsa da valorizzare piuttosto che da discriminare, non era compatibile con la nuova Italia del mandiamoli a casa loro e dei porti chiusi. Ed è così che un’inchiesta giudiziaria su alcune presunte irregolarità nell’affidamento dei servizi del paese e nella rendicontazione delle spese si è trasformata nell’arma in mano al ministero dell’Interno con cui cancellare dalla geografia italiana un modello che ha fatto accademia in tutto il mondo.

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Oggi a spingere nella direzione contraria è la personale guerra di Salvini allo straniero, all’integrazione, all’accoglienza, accompagnata dalla totale noncuranza rispetto a quella che è una delle principali problematiche italiane: lo spopolamento del mezzogiorno.  Dopo che si è smantellata Riace e si rischia di mandare nuovamente in disgrazia villaggi che proprio grazie alla presenza di stranieri sono stati in grado di rinascere. Ma per Salvini e la sua politica quello che conta: Prima gli italiani, ma soprattutto Prima il nord.

 

 

 

https://thevision.com/attualita/riace-fantasma/

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Castrazione chimica: una punizione che non serve a ridurre il rischio di recidiva


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La castrazione chimica “suona bene”, ma è mirata a contrastare l’impulso sessuale maschile identificato come la fonte scaturente dell’aggressione sessuale. Represso lo stimolo fisico, si risolverebbe il problema, un approccio tipicamente pre-moderno e scientificamente ingenuo. La violenza sessuale non è quasi mai soddisfazione di un impellente bisogno fisiologico, ma spesso trae soddisfazione dall’esercizio del potere, della forza, dell’umiliazione e del controllo della vittima.  Ci vuole una bella ignoranza per pensare che il violentatore, il pedofilo e in genere l’assalitore sessuale escano di casa trainati da poderose erezioni. Cercare di impedire forzosamente le erezioni, ha lo stesso senso e la stessa genesi che aveva la pratica di legare le mani agli adolescenti per evitare il peccato auto-erotico. Robaccia che punta solo a raccogliere l’indignazione pubblica e a canalizzarla in un vicolo cieco, lontana della realtà, gli annali giudiziari sono pieni di storiacce a sfondo sessuale e ben poche sono scaturite dal puro e semplice stimolo sessuale. Decisamente utopico e ideologico è pensare che la sfera sessuale possa essere disciplinata dalla somministrazione di un farmaco o da pratiche costrittive o punitive in stile medioevale. Soluzioni ignoranti per ignoranti.L’unica castrazione veramente in ballo è quella dell’intelligenza collettiva, l’evasione nella fantasia sulle ali della paura, a nascondere la realtà e la tragica inadeguatezza del nostro personale politico e l’imbarazzante livello del “pubblico” italiano.

 

 

 

http://www.altrenotizie.org/societa/2367-la-grande-truffa-della-castrazione-chimica.html

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La tecnologia? Non è la prova della nostra super intelligenza.


Il fatto che i nostri antenati siano stati in grado di realizzare attrezzi complessi non prova che avessero piena comprensione di come utilizzarli né abilità superiori di ragionamento: è piuttosto un’evidenza di come è cresciuta la conoscenza generazione dopo generazione.

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LA RUOTA. La produzione del fuoco. Asce, accette, clave. E ancora: la rotazione delle colture, la scrittura, la numerazione, la moneta. Invenzioni e scoperte che, senza tema d’iperbole, hanno cambiato per sempre la storia del genere umano. E che, un po’ ingenuamente, siamo talvolta portati a immaginare come frutto di occasionali lampi di genio dei nostri antenati, dotati di un ingegno fuori dal comune. Ma a spoetizzarci arriva un nuovo studio, appena pubblicato da un’équipe di ricercatori della University of Exeter, nel Regno Unito, che svela come il fatto che i nostri predecessori siano stati in grado di mettere a punto strumenti e tecnologie complesse non prova necessariamente che fossero dotati di abilità superiori di ragionamento, né addirittura che avessero piena comprensione del funzionamento dei manufatti realizzati. Al contrario, dicono gli autori del lavoro, pubblicato sulla rivista Nature Human Behaviour, le grandi scoperte e invenzioni del passato sono state probabilmente frutto di un “accumulo di minimi miglioramenti da una generazione all’altra”, cui non è stato necessariamente correlato un aumento delle conoscenze e della comprensione. Non è un’idea del tutto nuova: stando alla cosiddetta ipotesi della nicchia cognitiva, infatti, le tecnologie complesse sarebbero per l’appunto il frutto della raccolta di piccoli – e spesso incompresi – avanzamenti, passati da una generazione all’altra grazie un’impalpabile trasmissione culturale. L’intelligenza è ovviamente importante per l’adattamento umano, ma da sola non è sufficiente. È anche la nostra capacità di imparare dagli altri a rendere possibile l’evoluzione culturale cumulativa che ha portato al superbo adattamento – ancora non del tutto compreso – e allo sviluppo di strumenti che hanno consentito alla nostra specie di sopravvivere e diffondersi.

 

 

 

 

https://www.repubblica.it/scienze/2019/04/01/news/il_progresso_non_sempre_frutto_della_nostra_super_intelligenza-223051883/?ref=RHPPRT-BS-I0-C4-P1-S1.4-T1

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Il Topolino “made in Italy” ha 70 anni.


Nell’aprile 1949 il primo albo.L’avventura del topo nel nostro Paese è cominciata in realtà nel 1932 con una prima testata pubblicata dall’editore fiorentino Nerbini, ma è appunto nell’aprile del 1949 (il 7 per la precisione) che nasce l’albo in formato “libretto”, quello che sfogliamo ancora oggi, all’epoca pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore.

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Nel corso della sua vicenda editoriale Topolino è passato nel 1988 alla Walt Disney Italia e, dal 2013, a Panini Comics. Decenni che hanno definito quella “via italiana alla Disney” conosciuta del mondo: grandi autori, grandi storie, sviluppo dei personaggi classici e invenzione di nuovi eroi. Inizialmente, la casa editrice scelse la pubblicazione mensile ma poi il grande successo di pubblico consentì prima la trasformazione in un quindicinale e poi in un settimanale. Era il giugno 1960 quando Topolino diventò un settimanale e il 1967 quando fu introdotto il dorso giallo. Da allora le pubblicazioni non si sono più interrotte e il fumetto è diventato un fedele compagno di tanti milioni di italiani.

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Su queste pagine sono nate le “grandi parodie” Disney, a partire da quell’ “Inferno di Topolino” che, proprio nel 1949 ha portato, come mai prima di allora, la nostra letteratura nel mondo disneyano. Nella rivisitazione della Divina Commedia di Guido Martina (testi) e Angelo Bioletto (disegni), Pippo era Virgilio, Topolino Dante e le didascalie erano scritte in terzine. Sono seguiti omaggi e storie ispirate a classici, soprattutto italiani (i “Promessi sposi” ad esempio sono diventati “Promessi paperi” nel 1976 e “Promessi topi” nel 1989) ma non solo: l’Odissea è stata rivisitata nel 1961, sempre a firma di Martina, ma anche in una nuova saga pubblicata lo scorso anno.

 

 

 

https://www.repubblica.it/robinson/2019/04/02/news/topolino_70_anni_-223120019/?ref=RHPPRT-BS-I0-C4-P1-S1.4-T1

https://www.mondofox.it/2019/04/02/topolino-il-settimanale-compie-70-anni-e-festeggia-con-un-edizione-speciale/

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Autismo, 2 aprile Giornata mondiale.


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Anche quest’anno si celebra il 2 aprile la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, giunta alla sua 12/ma edizione, ed alcuni dei monumenti più importanti del mondo – come l’Empire State Building di New York e il Cristo Redentore di Rio de Janeiro – si tingeranno di blu, il colore scelto dall’ONU per l’autismo. Pure in Italia saranno tante le piazze e monumenti che si illumineranno o avranno un segno blu. E nell’occasione, torna la Campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi #sfidAutismo19 della Fondazione Italiana Autismo (FIA), per contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone con sindrome dello spettro autistico e delle loro famiglie e sostenere la ricerca.

Nel Paese c’è una assistenza non sempre efficace e sufficiente, per le 500mila famiglie che hanno un bambino o un adulto autistico.

 

http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2019/04/01/autismo-2-aprile-giornata-mondiale-con-i-monumenti-in-blu_e848c775-b5dc-4605-afae-fb4ce18232ed.html

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/son-damico-autismo-centro-bari310319-112-c5b91a27-0c77-4d28-adc0-806e56b8b11f.html

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Tigri, orsi e scimmie abbandonati a due mesi dalla chiusura di uno zoo in Spagna.


Il «Parque Zoologico Prudencio Navarro» di Ayamonte, in Spagna, ha chiuso i battenti a gennaio, ma all’interno dell’area ci sono ancora tigri, orsi e scimmie abbandonati.

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E’ la scoperta choc di alcuni attivisti spagnoli, che temono che questi animali chiusi dentro allo zoo possano morire in tempi brevi se nessuno interviene per portarli via.

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L’associazione internazionale «Proyecto Gran Simio» ha recentemente accusato i proprietari del parco zoologico e ha lanciato un allarme sulla sicurezza: le tigri, gli orsi e le scimmie potrebbero scappare dalla struttura. Allo zoo è il caos: gli animali sono depressi e non c’è nessun veterinario.

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C’è acqua stagnante, e quest’area potrebbe diventare il luogo ideale per la proliferazione di zanzare che potrebbero trasmettere malattie. E’ necessario un intervento immediato per risolvere il problema.

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Gli attivisti si sono offerti più volte di trovare una nuova casa per gli animali, ma le autorità locali hanno sempre rifiutato.

 

 

 

https://www.lastampa.it/2019/03/31/societa/tigri-orsi-e-scimmie-abbandonati-a-due-mesi-dalla-chiusura-di-uno-zoo

-in-spagna-acP35p86YQ8OZspwsfVxCJ/pagina.html

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