Quando il mare nasconde segreti


 

storia_di_ireneErri De Luca – Storia di Irene – 109 pagine. Feltrinelli

Irene è una creatura sovrannaturale, o quasi. Affida la sua storia ad uno straniero di passaggio, perchè nella comunità dove vive tutti l’hanno già giudicata. Questo il personaggio proposto da Erri De Luca, in questo libro che è in realtà una mini raccolta di racconti. Come di consueto, lo scrittore napoletano utilizza un linguaggio essenziale, quasi asciutto e lo fa soprattutto quando, paradossalmente parla di mare. Irene è un’adolescente, una quattordicenne che aspetta un bambino. E’ stata abbondanata sulla spiaggia quando era piccola, meglio accompagnata lì dai delfini e con i delfini nuota durante la notte. Di giorno sta a terra e appena si fa sera, lo scrittore la ritrova sulla spiaggia, pronta a raccontargli la sua storia. Irene sembra quasi una creatura d’acqua e in parte lo è, come vedremo. Fino a che non è diventata donna ha vissuto a casa del prete del paese, occupandosi della sua capra. Il parroco la caccerà una volta cresciuta e la capra, in assenza di cure, morirà. Giorno dopo giorno, la ragazzina si apre allo straniero di passaggio, fino alla notte in cui gli racconta cosa sia avvenuto veramente. La creatura che porta in grembo è infatti un delfino che sarà partorito nel mare, come le altre creature che qui vivono. Irene nuota come i delfini e come loro è in grado di capire i pensieri delle persone. Vive in modo cinestetico, si ciba di sensazioni, prima ancora che di parole. E così comunica con gli altri. Renderà partecipe lo straniero fino ad inserirlo nella sua stessa storia. Sembra quasi di assitere allo svolgimento di una favola con questa narrazione che mantiene il tono stuporoso dei bambini, la loro stessa meraviglia di fronte alla vita e al suo mistero.

Il secondo racconto narra del sottotenente degli alpini Aldo De Luca, padre di Erri, e del suo modo di lasciare definitivamente le armi. Siamo nel 1943 e con lui ci sono altri personaggi che aspettano, chi con speranza chi con amarezza, la fine della guerra. Da una stalla partiranno e, con una barca, arriveranno in una Napoli ormai liberata, arrivata comunque alla fine di un conflitto odiato da molti.

Una cosa molto stupida” è il titolo del terzo racconto che narra di un vecchio e di come questo, sentendosi un peso per la famiglia, decida di aspettare la fine seduto su uno scoglio, di fronte al mare, succhiando una mandorla. Siamo nel primo dopoguerra e la povertà è la protagonista di questo racconto dai toni amari che narra di come ci si possa sentire soli anche all’interno della propria famiglia. In questo caso salta agli occhi lo stridere tra questa storia e quella di Irene, dove la famiglia è un nido caldo, anche se si tratta di un branco di delfini, o forse proprio per questo.

Infine un breve appunto di ringraziamento “il mio debito greco”, dove lo scrittore ringrazia quella terra che ha dato i natali a Venere e che è ancora capace di ispirare i narratori. Sì, perchè in questo libro i riferimenti alla letteratura in generale e alla scrittura, al narrare a al vivere di essa, sono parecchi, fin dal primo racconto. Non mancano poi i riferimenti autobiografici, l’amore per la montagna che De Luca vive spesso, e non solo nella storia del padre. E l’amore per il mare che a volte è capace di nascondere segreti e che porta storie racchiuse in conchiglie. Pronte per chi è capace di ascoltarle. E anche per chi vuole narrarle.

Bianca Folino

 

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