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Una brutta figura che si doveva evitare


kyenge CalderoliLa Giunta per le Autorizzazioni in Senato, chiamata ad esprimere il proprio parere sulle parole espresse dal leghista Calderoli , che durante un comizio aveva dato dell’ orango all’ ex Ministro dell’ Integrazione Cecile Kyenge, giudica come ‘’ una personale  opinione ‘’ le parole di Calderoli, cosa quindi non perseguibile. Si sottolinea che i parlamentari possono avere le loro opinioni in merito alle vicende e alle persone e che cio’ non costituisce reato. Si rimane stupiti da questa presa di posizione, visto che la Giunta e’ composta da una maggioranza di Senatori del PD, che si presume dovessero tenere la parte della Kyenge, che e’ del PD. Anche gli esponenti della Lega difendono il loro Senatore, adducendo l’ esempio di Charlie Hebdo e delle sue vignette blasfeme. Cerchiamo di dare il nostro giudizio su quanto accaduto.

Innanzitutto credo vada sottolineato che, come quando in un certo luogo devi tenere certi comportamenti, allo stesso modo se ricopri certe cariche dovrai avere comportamenti diversi da una persona qualunque. Se io cittadino comune, ovvero senza cariche istituzionali, per strada o dentro a un bar, bestemmio o paragono la Kyenge ad una scimmia, potro’ essere indicato come un maleducato e un cafone ma certamente le mie parole e le mie opinioni non avranno alcun seguito. Se io bestemmiassi tra le mura di una chiesa, che viene considerata la casa di Dio, verrei certo ( giustamente ) allontanato. Quando ricopro cariche pubbliche, le mie parole e i miei comportamenti dovranno avere una valenza superiore a quella del singolo cittadino, in quanto io non sono piu’ persona singola ma rappresento quella parte di popolo che mi ha eletto. Forse, dopo anni in cui si sono viste in Parlamento, ( che e’ e rimane il nocciolo del potere ), figure che stonerebbero anche nella piu’ infima bettola, ci si dimentica che chi siede in Parlamento viene chiamato Onorevole. Questa parola, differente dal solo Parlamentare, sottolinea che chi sieda a Montecitorio debba tenere un comportamento onorevole anche al di fuori del palazzo, servendo il Paese con onore e rispetto delle Istituzioni. Se questa teoria dell’ opinione personale passasse, ci potrebbe sempre essere qualcuno che in un intervento alla Camera o al Senato, potesse tranquillamente dire ‘’ Adesso che ha finito di parlare quell’ asino che mi ha preceduto, parlo io e poi lascio la parola a quella vacca che parlera’ dopo di me ‘’ senza incorrere in sanzioni . Vi sembra questo un modo di esprimersi onorevole ??

Certamente in Aula vi saranno delle correzioni e il giudizio in merito alla questione verra’ sicuramente capovolto, ma si tratta comunque di una brutta pagina per la politica ; e’ stata una brutta figura che si poteva e doveva evitare !!!

Gianluca Bellentani

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Dio “Salvini” i siciliani dalla colonizzazione leghista…


di Giovanni Chianta

salvini frase in sicilianoMatteo Salvini è in cerca di consensi nel meridione per il suo nuovo partito-movimento. Oggi è stato a Palermo dove, per usare un eufemismo, non ha ricevuto una bella accoglienza.

Salvini è corso subito ai ripari dichiarando: “Se abbiamo avuto toni eccessivi in questi anni sul Sud e i meridionali, chiedo scusa e cercheremo di evitare di ricadere negli stessi errori, ma se ci chiamano in migliaia vuol dire che il problema è la forma ma non la sostanza”

Giusto per rinfrescare la memoria sia allo stesso leader del Carroccio che a quei meridionali che volessero farsi infinocchiare,  ricordiamo alcuni (dei tanti) “toni eccessivi”…

Cominciamo proprio da Salvini: “Senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani o colerosi terremotati con il sapone non vi siete mai lavati…napoli merda, …” . Borghezio:“Noi siamo Celti e Longobardi..! Non siamo MERDACCIA Levantina e Mediterranea.. Noi siamo Padani..!”. “Questa parte del Paese non cambia mai, l’Abruzzo e’ un peso morto per noi come tutto il Sud.” Leonardo Muraro: “E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe.” Luca Zaia: “Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano.”

Partiamo dall’autocritica. Noi siciliani abbiamo moltissimi difetti, su tutti, quello (storico) di non aver fatto molto, per troppo tempo, per combattere la mafia.

Però abbiamo un grande pregio: siamo un Popolo accogliente. E nulla potremmo avere mai a che fare con esponenti della Lega che pensano:

Gentilini: “Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile.” Erminio Boso: “Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù”. Giacomo Rolletti: “Sono stato, sono e rimarrò un razzista secondo le ultime direttive UE poichè credo, e aspetto smentita da quei pochi che mi leggono, che certe notizie riportate solo da Il Giornale definiscano chiaramente che tra razza e razza c’è e ci deve essere differenza. Luca Zaia: “E’ un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino. Sempre Gentilini: “Rispediamo gli immigrati a casa in vagoni piombati.” ” “I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka.”

Sicuramente non siamo un Popolo immune da razzismo (la mamma dei cretini è sempre incinta anche qui). Ma mi sento di poter affermare che siamo un Popolo accogliente perché abbiamo una memoria storica. Ci ricordiamo che senza l’immigrazione noi nemmeno esisteremmo come Popolo essendo il frutto di diverse colonizzazioni della Sicilia. Questa memoria storica appartiene anche a chi vive al nord (anche loro sono in parte il frutto di una colonizzazione interna) ma purtroppo lì esiste da oltre un ventennio un partito xenofobo che facendo leva sulle paure alimenta odio al solo fine di continuare ad esistere come partito.

Per queste ragioni, quando un essere umano arriva sulle nostra coste cerchiamo di aiutarlo facendo del nostro meglio. Non oso immaginare cosa accadrebbe se Lampedusa fosse amministrata da un leghista.

Però, oltre ad una colonizzazione positiva abbiamo subito una colonizzazione negativa. Quella dei partiti che da decenni utilizzano la Sicilia come bacino elettorale. La mafia e la politica collusa hanno distrutto la nostra società costringendoci a vivere in Sicilia in miseria oppure ad emigrare. Mea culpa !

Siamo stati distrutti soprattutto da siciliani come noi che fingevano di volere in nostro bene. Non saprei dire se abbiamo imparato la lezione ma una cosa oggi ci appare chiara: certamente non potrà salvarci un partito che ci disprezza profondamente e che viene qui al solo fine di raccattare qualche voto in piu’ per ottenere la maggioranza in Parlamento alle prossime elezioni politiche. Un film già visto troppe volte da queste parti.

Fonti:http://www.nocensura.com/2010/11/tutti-gli-insulti-dei-leghisti.html

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Quegli stupidi pesci dei centri sociali


La settimana scorsa, Lucia Borgonzoni, una candidata alle Regionali dell’ Emilia – Romagna per la Lega Nord, dopo aver dichiarato che ‘’ agli zingari devono essere tolti i figli per farli crescere in un ambiente piu’ adeguato ‘’, si reca in visita ad un campo nomadi di sinti, a Bologna, poco distante da dove furono uccisi anni fa alcuni zingari dalla banda della Uno Bianca. Appena arrivata, viene affrontata da due donne della comunita’ e una di esse la schiaffeggia sotto l’occhio di una cinepresa. La notizia, riportata a gran voce dal giornale La Padania, non ha un grande clamore mediatico. E’ chiarissimo che la Borgonzoni ha effettuato quella visita al solo scopo di creare tafferugli. Sarebbe come andare allo stadio nella curva degli ultra’ juventini e gridare a squarciagola ‘’ Gobbi di merda e ladri di scudetti ‘’ e sperare di non subire alcuna violenza. E’ un normale rapporto di causa – effetto e il commento piu’ comune e’ ‘’ Se l’e’ cercata ‘’. Il sabato successivo, il Segretario della Lega Nord Matteo Salvini decide anch’egli di compiere una visita ad uno di questi campi, sempre a Bologna ma in Via Erbosa, con lo stesso obiettivo della Borgonzoni : creare casino. Lo fa sapere scrivendolo sul suo profilo FB che ‘’ andra’ a far visita ad un campo rom a Bologna ‘’ ( anche il campo dove doveva recarsi Salvini e’ un campo si sinti e non di rom ma per il Segretario sono poi tutti ‘’ sengegn ‘’). La Questura e la Digos consigliano di passare da un’entrata secondaria, scortati da qualche pattuglia per non causare incidenti. Salvini, che invece quegli incidenti li va’ proprio cercando, compie un giro diverso da quello consigliato dalle forze dell’ordine. Arrivato davanti all’entrata principale del campo pero’, la vede presidiata da una trentina di ragazzi dei centri sociali. Capisce che e’ meglio non avvicinarsi e, visto che oramai il suo piano e’ andato in fumo, decide di parlare in una piazzetta qualche km piu’ avanti.

salvini-centri sociali 1 salvini-centri sociali 2La macchina pero’, viene intercettata da altri ragazzi dei centri sociali che la circondano e cominciano ad ammaccarla e ad urlare contro Salvini. L’ auto si ferma poi riparte, travolgendo due persone. Gli altri ragazzi cominciano quindi a tirare sassi e uno di questi rompe il vetro posteriore del mezzo. Sul posto vi e’ anche il giornalista Barbetti del Resto del Carlino  che, nella concitazione, viene pestato e finisce in ospedale. Quando i tg nazionali intervistano Salvini, eccolo parlare della ‘’ solita violenza dei rossi ‘’ e ‘’ dello scampatopericolo per essere sopravissuto alla violenza di una torma di teppisti di sinistra ‘’. Tutte le dichiarazioni fatte pero’, non possono nascondere la sua soddisfazione per aver raggiunto lo scopo prefissato : creare incidenti.

Cosa si potrebbe dire di questa triste vicenda ? Che la violenza deve sempre essere condannata, sia quella fisica che quella verbale, da qualunque parte essa venga e non vi sono scusanti per certi comportamenti. Quello che invece fa piu’ rabbia e’ notare quanto alto sia il grado di stupidita’ di una parte della sinistra , quella dei dei Centri Sociali. Persone che parlano di solidarieta’ e di rispetto per gli altri  e che, nonostante cio’, cadono come stupidi pesci nella rete di un povero pirla, senza mai pensare minimamente alle conseguenze dei loro gesti sconsiderati. Sarebbe bastato non attaccare l’auto di Salvini per far saltare tutto il suo piano:  cosi’ invece lo si e’ fatto quasi passare per un martire, quello che lui voleva. Sinceramente non so’ se provare piu’ rabbia per la stupidita’ di una certa sinistra o per la vista della faccia gongolante di Salvini !!!

                                                                                                     

Gianluca Bellentani

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L’allarme non è la negritudine, ma sono i negrieri


La campagna xenofoba della Lega contro la Kyenge è fatta per nascondere l’unica vera emergenza: lo sfruttamento degli immigrati. [Miriam Vicinanza]

RAZZISMO: KYENGE, LAVORO TRASVERSALE TRA MINISTERIKyenge ministro della negritudine. Complimenti alla Lega per aver rispolverato il movimento letterario francofono che voleva riscoprire i valori culturali dei popoli neri (Negritude, in italiano negritudine). Già che c’erano avrebbero potuto tirar fuori dal cilindo il “negrismo”, che della nerritude fu l’antesignano.

Ma ai nostri ex ammiratori di Bossi e Trota, oggi rappresentati da Salvini (quello di “senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani…”) cosa importa della cultura nera? Meno di zero. Importa solo di trovare un modo elegante e formalmente inattaccabile per dire “brutti negri” senza dirlo. Del resto è dai tempi dell’Eiar fascista, quando venne bandito il jazz come musica “negroide”, che a molti italiani il razzismo solletica la pancia e dà alibi ai propri fallimenti.

Peccato solo che se si scendesse dai proclami para xenofobi ai dati, sarebbe più facile capire come le corbellerie leghiste non siano altro che subdoli pretesti per indirizzare l’odio politico contro la “nera” Kyenge, ossia la scimmia e l’orango che è tanto utile per tenere stretto lo zoccolo duro del proprio elettorato più becero, altrimenti distratto dalle mutande verdi di Cota o dai tanti magna-magna a cui la Lega ha partecipato, dalle false lauree in Albania (a proposito di paesi stranieri…) fino ai più recenti rimborsi allegri.

Cosa dicono i dati? Al 1 gennaio del 2013 la popolazione straniera in Italia era stimata in 4 milioni e 900 mila persone. Di questi, secondo il ministero degli Interni i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti erano 3 milioni e 700 mila.

I paesi di cittadinanza più rappresentati sono Marocco (513.374), Albania (497.761), Cina (304.768), Ucraina (224.588) e Filippine (158.308). A questi si aggiungano i rumeni, che sono stranieri ma comunitari. Come dire: nulla a che vedere con la negritudine.

Ma andiamo avanti, a proposito dell’allarme sulla Kyenge accusata di voler trasformare l’Italia in un provincia del Congo: se parliamo di presenza di stranieri sul proprio territorio, più di noi, come percentuale della popolazione, ci sono Germania, Regno Unito, Francia e Spagna. Dietro solo Malta e Grecia.

Se poi passiamo ai rifugiati, quelli che secondo la vulgata leghista si metterebbero in marcia dagli sperduti villaggi della Somalia, dell’Eritrea e dell’area sub-sahariana dopo aver saputo (ma come poi? ) che in Italia c’era Cecile Kyenge che li aspattava a braccia aperte, vediamo come insieme con Spagna e Grecia l’Italia è il paese che ospita il minor numero di rifugiati: 0.96 per ogni mille abitanti. Contro i 17 (17!) della piccola Malta, i 7 della Germania e i 3,2 della Francia.

Ma l’Italia è all’avanguardia su un altro terreno: lo sfruttamento dell’immigrazione. Soprusi, discriminazioni, ricatti, manovalanza nelle mani dei gruppi criminali, speculatori che si arricchiscono sulla pelle degli stranieri.

Allora ecco che la mia visione è assai diversa da quella della Lega, che usa la Kyenge per i suoi alibi d’accatto. Se in questo paese c’è un’emergenza e un allarme da lanciare, quello non è la “negritudine” ma sono i negrieri. Quelli che sfruttano gli immigrati e, sempre più, anche gli italiani. Peccato che nessuno abbia la forza e la voglia di lanciare un crociata contro i negrieri. E perché nessuno lo fa lo sappiamo tutti.

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=53422&typeb=0

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Calderoli si tolga dai piedi


calderoliPresa di posizione dei missionari comboniani contro le mancate dimissioni da vice presidente del Senato dell’esponente leghista, e sull’inerzia colpevole della maggioranza parlamentare.

La decenza evidentemente non appartiene all’etica politica di Roberto Calderoli, vice presidente, pro tempore, del Senato. Le dimissioni? Ma quando mai? Bastano le scuse personali, a suo dire, a Cécile Kyenge  per chiudere in modo indolore la vicenda delle offese alla ministra dell’integrazione (“Quando la vedo non posso non pensare a un orango”).

Ma non può finire così. Rievocare quel parallelo (negro=scimmia) significa sdoganare uno schema di pensiero che, in un passato non molto lontano, ha portato alla morte di milioni di africani. È questa la differenza con gli altri beceri insulti (dal caimano, al nano, alla pitonessa…) che si scambiano quotidianamente i politici d’alta scuola del teatrino italiano e che contribuiscono all’imbarbarimento del linguaggio, dei rapporti e della vita pubblica. Perché battersi contro il cattivo linguaggio significa anche opporsi al declino della civiltà.

Sappiamo che la paura dello straniero è un bacino inesauribile per chi fa politica. Ma la Lega Nord, da sempre si è spinta oltre: nell’annientamento dell’altro/a già nelle parole. La biografia di Calderoli e dei suoi sodali lo testimonia. La ricchezza del pensiero invece richiede, anzi esige, ricchezza di linguaggio. Mentre è da più di 20 anni che il linguaggio leghista disegna una democrazia povera di principi e ricca di angoscia.

Come missionari comboniani, come Fondazione Nigrizia, riteniamo inaccettabile il girare la testa dall’altra parte. Questa non assunzione di responsabilità, non solo del gruppo dirigente leghista, ma della stessa maggioranza che controlla le aule parlamentari e che avrebbe i numeri per sfiduciare Calderoli.

Riteniamo che le parole siano degli atti dei quali è necessario fronteggiare le conseguenze. E se moralismo significa battersi per evitare che sia espulso dal dibattito pubblico ogni barlume di etica civile, riteniamo sia giusta questa battaglia moralista. Anche, se non soprattutto, all’interno delle istituzioni.

Può infatti, come ha ricordato Gad Lerner, “un’istituzione parlamentare come il Senato della Repubblica avere fra i suoi vice-presidenti un esponente politico che nega l’altrui cittadinanza con argomenti relativi al luogo di nascita? Può permettersi, la nostra Repubblica, di concedere un tale ruolo pubblico a chi semina veleno razzista e alimenta il pregiudizio verso una parte dei suoi concittadini?!”.

Noi pensiamo di no. Per questo ribadiamo, assieme alla nostra vicinanza alla ministra Kyenge, il nostro sconcerto per l’impermeabilità del parlamento italiano alle ragioni che dovrebbero portare alle immediate dimissioni di Roberto Calderoli.

Fondazione Nigrizia
Missionari Comboniani

 

http://www.nigrizia.it/notizia/calderoli-si-tolga-dai-piedi/notizie

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Il leghismo come eversione e come viltà


grande-638x425Oggi Salvini difende Calderoli scagliandosi contro Napolitano che aveva mostrato indignazione. L’elenco delle scandalose parole razziste di esponenti leghisti è lunghissima. E basta sintonizzarsi su “Radio Padania” per capire come pietà, solidarietà, comprensione e compassione siano concetti che non hanno patria qui, in questa Patria farlocca che chiamano “Padania”.

Voglio segnalare solo due cose: la viltà di certi leghisti e il fondamento essenzialmente eversivo della loro azione.

La viltà leghista è quella tipica del branco di bulli. Assieme sono gradassi, insultano il debole, l’omosessuale, l’immigrato e via via si superano l’un l’altro con l’annullamento di chiunque non rientri nel loro ristretto orizzonte culturale. Ma come tutti i bulli sono dei vili e non vogliono mai assumersi le responsabilità (eventualmente anche penali) di ciò che dicono. Se guardate agli insulti contro la Ministra Kyenge, da Borghezio in poi, l’insulto è sempre frettolosamente stato seguito da scuse (“Mi scuso…”, “Non volevo…”, “Era una battuta…”); se non ricordate più la catena di insulti-scuse potete leggere QUI.

La strategia leghista è eversiva. Poiché sono convinto dell’intenzionalità di questi gesti è necessario chiedersi “Perché?”. A che scopo? Cosa ci guadagnano? Se, come me, non cadete nell’illusione della voce dal sen fuggita, bensì pensate a una volontà, una strategia (rozza, inaccettabile…), occorre chiedersi quale ne sia lo scopo, per opporre un’indispensabile resistenza democratica. La strategia è questa: poiché le parole costruiscono la realtàhanno conseguenze pratiche (ne ho parlato QUI), soffiare sul fuoco dell’intolleranza, dell’odio, della discriminazione serve per perpetuare uno stato emergenziale in Italia, alimentare il torbido, spaventare la gente, indurla a tenere la testa bassa e affidarsi a chi, con parole roboanti, pretende di difenderla: contro i froci che distruggono la famiglia; contro gli immigrati che rubano; contro i negri che hanno osato diventare ministri! E se per alimentare questo vomito si devono calpestare le Istituzioni, svillaneggiare il Presidente della Repubblica, minacciare l’insurrezione armata… Chi se ne frega? Al massimo, se le cose si mettessero male, si chiederà scusa, si dirà che si è scherzato…

Se volete, continuiamo a resistere su Twitter (@bezzicante).

fonte   http://www.fanpage.it/il-leghismo-come-eversione-e-come-vilta/#ixzz2Z7JwFl7i
http://www.fanpage.itt

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Calderoli, il Pitecantropo Padano


88279 Il Ministro Calderoli da fuoco a 375.000 leggi inutiliRoberto Calderoli, vicepresidente del Senato, ha insultato ieri il ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge durante un comizio della Lega a Treviglio: “Quando la vedo non posso non pensare a un orango”. Sul web si moltiplicano le iniziative per chiederne le dimissioni.

La sinistra milanese è particolarmente indignata, perché ci siamo ritrovarti Maroni a governare in regione con gli stessi uomini di Formigoni, e poi perché nn dimentichiamo certo le stronzate di Salvini (che ne ha anche per la Boldrini) & C sull’apartheid in metropolitana, la pulizia etnica dei rom e la sinistra che complottava per construire la più grande moschea d’Europa (ancora non se n’è fatta una a Milano..). Riportiamo qui le opinioni di due esponenti della sinistra della Madonnina,Paolo Limonta, il cuore a sinistra di una giunta Pisapia che sembra aver smarrito quell’orientamente, e Emanuele Patti, presidente dell’Arci Milano, il ganglio centrale della società civile di sinistra in città.

Ha scritto Limonta: “Calderoli che insulta il Ministro Kyenge alla festa della Lega di Treviglio per soddisfare gli istinti beceri e xenofobi dei militanti del suo piccolo partito non è che un povero razzista. Ma Calderoli è anche il vice presidente del Senato. E allora circondiamolo di sdegnato silenzio solo dopo averlo costretto alle dimissioni da una carica istituzionale che, semplicemente, non avrebbe mai dovuta essergli assegnata..”

E Patti amplia il quadro d’analisi: “Napolitano II, Calderoli vicepresidente del Senato che insulta Kyenge, l’affaire kazako ed il ruolo complice del ministero italiano nella deportazione di una dissidente, il 30 luglio, la magistratura e tutto quello che gira attorno a quella data, il carosello sull’iva e imu.. Lo stato sembra non esistere più, imprigionato dalla crisi di PD e PDL, e il governo di larghe intese che non può far altro che aggravare la situazione. Se pensavamo di aver toccato il fondo..”

MilanoX è per l’estizione delle specie leghista e per la salvezza degli oranghi giavanesi, messi a rischio d’estinzione dalla deforestazione, e infinatmente più intelligenti di un odontotecnico pitecantropo, malvagio e piromane.

FONTE   http://www.milanox.eu/calderoli-il-pitecantropo-padano/

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Francesco


Papa Francesco a LampedusaDi  Giulio  Cavalli

Se quel Papa che oggi è sbarcato a Lampedusa senza fronzoli e vestali e ha parlato all’Italia e all’Europa dicendo che “Dio ci giudica da come trattiamo i migranti” è il rappresentante “istituzionale” (credenti o no) più coraggioso nel campo della solidarietà e dei diritti significa che che abbiamo una notizia buona e una notizia cattiva.

La notizia buona è che la Chiesa in queste parole assomiglia molto alla Chiesa che in molti vorrebbero (credenti o no) e finalmente parla ai cuori senza perdersi in mediazioni.

La notizia cattiva è che il messaggio politico più forte di questi ultimi mesi (e, forse più di sinistra) non arrivi dal centrosinistra (nessuno con un po’ di sale in zucca se lo aspetterebbe, figurarsi, dal Governo Pd – PDL) ma da una figura esterna (potremmo chiamarlo “tecnico” della solidarietà, eh) mentre la sinistra si accartoccia su se stessa e il Partito Democratico si spende per regole congressuali e regole d’ingaggio con gli amici berluscones.

Fa venire le vertigini in questa epoca di nani, Francesco.

http://www.giuliocavalli.net/2013/07/08/francesco/

 

Radio Vaticana ha pubblicato sul suo sito il testo dell’omelia che Papa Francesco ha tenuto sull’isola di Lampedusa. 

“Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte”. Così il titolo nei giornali. Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza. E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta, non si ripeta per favore. Prima però vorrei dire una parola di sincera gratitudine e di incoraggiamento a voi, abitanti di Lampedusa e Linosa, alle associazioni, ai volontari e alle forze di sicurezza, che avete mostrato e mostrate attenzione a persone nel loro viaggio verso qualcosa di migliore. Voi siete una piccola realtà, ma offrite un esempio di solidarietà. Grazie!

Grazie anche all’Arcivescovo Mons. Francesco Montenegro per il suo aiuto e il suo lavoro e la sua vicinanza pastorale. Saluto cordialmente il sindaco, signora Giusy Nicolini. Grazie tante per quello che lei ha fatto e fa. Un pensiero lo rivolgo ai cari immigrati musulmani che stanno oggi, alla sera, iniziando il digiuno di Ramadan, con l’augurio di abbondanti frutti spirituali. La Chiesa vi è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie.

Questa mattina alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, vorrei proporre alcune parole che soprattutto provochino la coscienza di tutti, spingano a riflettere e a cambiare concretamente certi atteggiamenti. «Adamo, dove sei?»: è la prima domanda che Dio rivolge all’uomo dopo il peccato. «Dove sei, Adamo?». E Adamo è un uomo disorientato che ha perso il suo posto nella creazione perché crede di diventare potente, di poter dominare tutto, di essere Dio. E l’armonia si rompe, l’uomo sbaglia e questo si ripete anche nella relazione con l’altro che non è più il fratello da amare, ma semplicemente l’altro che disturba la mia vita, il mio benessere. E Dio pone la seconda domanda: «Caino, dov’è tuo fratello?». Il sogno di essere potente, di essere grande come Dio, anzi di essere Dio, porta ad una catena di sbagli che è catena di morte, porta a versare il sangue del fratello. Queste due domande di Dio risuonano anche oggi, con tutta la loro forza; tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito.

«Dov’è tuo fratello?», la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte. Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, non trovano accoglienza, non trovano solidarietà – e le loro voci salgono fino a Dio. E un’altra volta a voi, abitanti di Lampedusa, ringrazio per la solidarietà! Ho sentito recentemente uno di questi fratelli. Prima di arrivare qui, sono passati per le mani dei trafficanti, quelli che sfruttano la povertà degli altri; queste persone per le quali la povertà degli altri è una fonte di guadagno. Quanto hanno sofferto. E alcuni non sono riusciti ad arrivare.

«Dov’è tuo fratello?» Chi è il responsabile di questo sangue? Nella letteratura spagnola c’è una commedia di Lope de Vega che narra come gli abitanti della città di Fuente Ovejuna uccidono il Governatore perché è un tiranno, e lo fanno in modo che non si sappia chi ha compiuto l’esecuzione. E quando il giudice del re chiede: «Chi ha ucciso il Governatore?», tutti rispondono: «Fuente Ovejuna, Signore». Tutti e nessuno. Anche oggi questa domanda emerge con forza: Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io. Ma Dio chiede a ciascuno di noi: «Dov’è il sangue di tuo fratello che grida fino a me?». Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parlava Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo “poverino”, e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo a posto. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro.

Ritorna la figura dell’Innominato di Manzoni. La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti “innominati”, responsabili senza nome e senza volto. «Adamo dove sei?», «Dov’è tuo fratello?», sono le due domande che Dio pone all’inizio della storia dell’umanità e che rivolge anche a tutti gli uomini del nostro tempo, anche a noi. Ma io vorrei che ci ponessimo una terza domanda: «Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo?», chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del “patire con”: la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere. Nel Vangelo abbiamo ascoltato il grido, il pianto, il grande lamento: «Rachele piange i suoi figli… perché non sono più». Erode ha seminato morte per difendere il proprio benessere, la propria bolla di sapone. E questo continua a ripetersi… Domandiamo al Signore che cancelli ciò che di Erode è rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo. «Chi ha pianto?», chi ha pianto oggi nel mondo?.

Signore in questa Liturgia, che è una Liturgia di penitenza, chiediamo perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo, Padre, perdono per chi si è accomodato, si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi. Perdono Signore; Signore, che sentiamo anche oggi le tue domande: «Adamo dove sei?», «Dov’è il sangue di tuo fratello?».”

http://www.ilpost.it/2013/07/08/testo-omelia-papa-francesco-lampedusa/

 

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Con un briciolo di gusto


li-amoIl Comune in cui vivo, Treviso, è uno di quelli attualmente in procinto di eleggere una nuova amministrazione. Domenica prossima avrà luogo il ballottaggio fra il candidato del centro-sinistra, in vantaggio al primo turno, e il candidato della destra-e-basta: trattandosi del sindaco-sceriffo leghista che si è reso famoso anche oltre confine, per panchine divelte e “panteganizzazione” (pantegana = rattus IV norvegicus = topo di fogna) di chiunque non la pensi come lui, aggiungere a “destra” la parola “centro” non avrebbe gran senso.

Naturalmente sono vent’anni che NON voto per lui ma ho trovato veramente interessante il modo in cui pensa di convincermi a farlo ed è per questo che lo condivido con voi lettrici/lettori. Sappiate, mie care e miei cari, che secondo i volantini con cui i suoi accoliti stanno ingozzando le cassette postali dell’intera città, “con la sinistra a Treviso tutti avranno gli stessi diritti”. Avete letto bene. Rileggete pure, non sto scherzando.

Dopo un ventennio di occupazione in stile militare di istituzioni, aziende pubbliche correlate, informazione locale, costoro ancora non sanno cosa sono i diritti umani. In questo lungo periodo, avranno messo le loro firme, come sindaci e presidenti di provincia e assessori e direttori di questo e quello su migliaia di convenzioni e ratificazioni e dichiarazioni d’impegno relative ai diritti umani, ma ancora non li distinguono da “benefici”, “concessioni” o “gesti caritatevoli” garantiti dal Principe in carica ai suoi servi della gleba (se si comportano bene, ove bene indica nel modo che il Principe desidera).

Un tetto sopra la testa, acqua potabile, cibo, accesso all’istruzione ed alle cure sanitarie, esistenza sicura e dignitosa senza discriminazioni basate sul sesso, sulla razza, sulla religione, sull’opinione politica, sull’origine sociale o nazionale, sull’orientamento sessuale: questi sono i diritti umani basilari di cui ogni persona è titolare, semplicemente perché è nata umana. Tale è il fondamento di tutti i documenti in proposito sottoscritti dalle nazioni, dalla Dichiarazione del 1948 alle Convenzioni più recenti. Una persona viene al mondo e non deve essere buona, non deve essere bella, non deve essere trevigiana doc, per essere trattata umanamente.

Sul serio? Si chiederanno stupiti i sostenitori dell’imitazione locale di John Wayne. Anche se le persone sono delinquenti, anche se sono zingari, anche se sono Kabobo? (tutte cose che avete scritto nei vostri foglietti disinformativi) Sì. Se uno zingaro delinque o un Kabobo uccide – come delinquono e uccidono gli italiani in generale e i trevigiani in particolare – la reazione della società per la salvaguardia della propria sicurezza è contenuta principalmente in una cosa che si chiama Codice Penale. Nessuno perde i propri diritti umani perché commette reati. Così come non possono portarvi via degli anni una volta che li abbiate compiuti. Nascete, e questa roba – almeno sulla carta, anzi, su moltissime Carte, Costituzione italiana compresa – vi appartiene; compite gli anni e una candelina in più fa la sua comparsa sulla torta. Le premiazioni e le vendette esercitate da un singolo, anche se investito della carica di Sindaco, non hanno nessun potere sulla questione.

Cercate di seguirmi: come comunità umana li abbiamo stabiliti, questi benedetti diritti, proprio per raddrizzare sbilanciamenti di potere e contrastare le ingiustizie, quali la povertà e l’esclusione. Sono attrezzi che incarnano un consenso diffuso su quali siano le condizioni minime per un’esistenza decente. Usare la cartina di tornasole del rispetto dei diritti umani consente di individuare con maggior chiarezza le necessità delle persone, fa avanzare eguaglianza, benessere e sicurezza, fornisce parametri che sanno dirci se un’azione, una legge, un progetto siano accettabili o no. Un buon Sindaco queste cose deve saperle, questa conoscenza deve metterla in pratica, sempre che veda la sua città come una comunità di esseri umani in cui vivere apertamente, gestendone anche le difficoltà e le sfide, e non come una serie di bunker antiatomici con aria condizionata in cui rinchiudere i meritevoli mentre si lascia che il resto dei cittadini respiri veleno.

Ecco, se mi permettete di continuare ad essere onesta e franca, vi dirò che un effetto la vostra propaganda lo ha avuto. Non quello che speravate, e cioè di suscitare in me la paura dell’alterità (sono una donna e una femminista, per antonomasia questo approccio con me non può funzionare): avete invece acceso una piccola speranza.

Davvero posso pensare che se il candidato del centro-sinistra vince si impegnerà affinché a Treviso tutti noi si goda pienamente dei nostri diritti umani? Be’, lo avrei votato per disperazione, dopo vent’anni di leghismo. Adesso lo voterò con un briciolo di gusto. Maria G. Di Rienzo

FONTE  http://lunanuvola.wordpress.com/2013/06/07/con-un-briciolo-di-gusto/

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IMU: proviamo un semplice ragionamento


Ragionare non è lo sport nazionale. Evidentemente.
Non siamo tedeschi, noi. Non siamo tedeschi da usare “konsequent” come motto (“consistent” in inglese, “coerente” in italiano. Ma di una coerenza “consequenziale). Noi siamo piuttosto gente da sentimenti, da emozioni. Specie nel portafoglio.

Ma proviamo comunque: un semplice ragionamento.
Parliamo di IMU.
Tema abusato e per questo, nella marea di chiacchiere, baggianate e slogan, abbastanza detestabile. Ma anche tema-chiave per comprendere alcuni elementi di politica e di economia politica, prospettiva per inquadrare l’intero discorso della struttura statale e delle sue riforme.

Abolire l’IMU“, si dice.
Lasciamo momentaneamente da parte i mille modi in cui l’IMU potrebbe essere riformata (dall’abolizione, alla proposta PD); lasciamo anche da parte le giustissime considerazioni di chi dice che l’IMU non è il tema giusto e piuttosto la riforma fiscale dovrebbe focalizzarsi sulle imposte sul lavoro.
Pensiamo per un attimo che abolire o modificare l’IMU sia davvero il tema centrale, davvero la soluzione.
Ma cos’è l’IMU? Se come diceva il buon Nanni Moretti “le parole sono importanti“,  se come diceva Confucio bisogna “fare ordine con i nomi delle cose“, allora dobbiamo intenderci sull’oggetto del discorso.
I.M.U. Imposta Municipale Propria, ovvero l’imposta che -in sostituzione della vecchia ICI (Imposta Comunale sugli Immobili)- dovrebbe costituire la primaria fonte di gettito dei comuni.
Gli enti locali per eccellenza.
Non solo locali, ma anche i più prossimi ai cittadini, quelle amministrazioni pubbliche che in base al principio di sussidiarietà dovrebbero fornire in primo luogo i servizi ai cittadini stessi.

Prendo a prestito le semplici ma efficaci parole del Sen. emerito Marco Stradiotto (PD) -usate anche in una puntata di Report– per esprimere un concetto essenziale: “pago, vedo, voto“.
Cito direttamente lo status facebook del Senatore Stradiotto: “L’autonomia finanziaria degli enti locali ed in particolare dei comuni è una cosa seria ed importante. Togliete pure l’IMU, togliete la TARES, fate pure quello che volete ma il tema resta aperto. Qualcuno dovrà rispondere a questa domanda: Chi pagherà i servizi comunali? Io credo che per equità e giustizia non debbano essere pagati dall’addizionale IRPEF (che per l’85% è pagata da pensionati e lavoratori dipendenti).
Delle due l’una: o si crede ad un decentramento fiscale ed amministrativo serio, ad un trasferimento di servizi agli enti locali più prossimi ai cittadini con autonomia di entrata e di spesa (quello che viene volgarmente ed erroneamente chiamato “federalismo” – sic) ; o si fa propaganda sull’IMU.
Che servizi possono fornire gli enti locali se non hanno soldi? Se non hanno autonomia d’entrata e di spesa?

La questione è assai semplice: quale “federalismo” (sic) senza fondi?
Con che soldi pagheremo i servizi locali se aboliamo proprio le imposte a riscossione locale?
Chi predica le due cose in contemporanea, risponda prima a questa domanda. Dopo discuteremo dei contenuti, semmai.
Vogliamo abolire le imposte a riscossione locale, le prime e più dirette nell’alimentare i bilanci (quindi i servizi) che i cittadini vedono e vivono ogni giorno, quelli di cui usufruiscono quotidianamente? Come pensiamo di finanziarli allora? Pensiamo ancora ai trasferimenti da Roma? Oppure domani di metteremo ad urlare slogan sul “75% di tasse” trattenute?imu-150x150

Il “pago, vedo, voto” di Stradiotto è un concetto semplicissimo, ma fondamentale:
– i comuni hanno il controllo migliore sugli immobili presenti nel loro territorio: il controllo più diretto ed immediato, quindi sono gli enti meglio posizionati per riscutere simili imposte; pago
– essendo una riscossione diretta, i cittadini hanno modo di capire immediatamente e quotidianamente per cosa vengono utilizzati i loro soldi; vedo
– grazie a questo controllo diretto, i cittadini possono anche valutare l’operato delle amministrazioni e dei politici, possono chiamarli a rispondere delle proprie scelte ed imporgli un’assunzione di responsabilità. voto
Il federalismo è esattamente questo. Responsabilità localizzate, controlli localizzati.
Se pensiamo invece ai trasferimenti da Roma abbiamo esattamente l’effetto inverso:  i soldi di tutti buttati in un unico calderone e ridistribuiti. Con allungamento dei tempi, ma soprattutto con allentamento dei controlli da parte dei cittadini stessi.
Ed un perverso effetto di “clientelismo” fra amministrazioni locali e centrali: io do i soldi a te, solo perché eei della mia parte politica.

Insomma, abolire l’IMU significa:
– abolire i controlli dei cittadini sulle entrate e spese pubbliche;
– abolire i controlli locali sull’abusivismo (edilizio …toh, una nuova casa: ora ci paghi);
– aumentare le lungaggini burocratiche tramite lunghi trasferimenti, ovvero: ridurre l’autonomia di spesa (quindi, ritardi nei pagamenti dei fornitori) e abolire i servizi locali (quelli che i cittadini più usano …hai pagato, ecco i tuoi autobus);
– favorire rapporti clientelari fra amministrazioni (utile strumento da campagna elettorale: votate noi, perché con loro i soldi non arriveranno);
– non avere la possibilità di ridurre le imposizioni fiscali su altri settori, quali il reddito da lavoro.

Secondo me, l’IMU dovrebbe essere iscritta in Costituzione: Imposta Municipale Propria, primaria e principale fonte di finanziamento dei comuni e, di conseguenza, primario e principale strumento di controllo delle amministrazioni locali sul proprio territorio e primario e principale strumento di controllo dei cittadini sulle attività delle proprie amministrazioni.
Questo sarebbe un vero passo verso il “federalismo”.

http://redpoz.wordpress.com/2013/05/17/imu-proviamo-un-semplice-ragionamento/

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Al comando una oligarchia politico economica per far rispettare il fiscal compact.


Fonte: micromega | Autore: giorgio cremaschifiscalc

Quando un Presidente della Repubblica che dura sette anni viene rieletto per altri sette, siamo in un sistema più simile all’antica monarchia elettiva polacca che a quello delineato dalla nostra Costituzione.Quando questo stesso Presidente ha di fatto governato per quasi un anno e mezzo attraverso un Presidente del Consiglio da lui nominato senatore a vita, che ha ricevuto la fiducia delle Camere sotto la pressione incostituzionale dello spread; siamo in un sistema più simile alle repubbliche presidenziali che a quella parlamentare costituzionale.

Quando questo Presidente nomina una commissione di saggi che prepara un programma che probabilmente sarà adottato dal nuovo governo di emanazione presidenziale, al cui sostegno nessuna delle forze che lo hanno rieletto potrà ovviamente sottrarsi, questo somiglia ad una repubblica presidenziale senza neanche il voto del popolo.

Quando tutto questo avviene nel quadro di un accordo, frutto della disperazione ma non per questo meno sostanziale, tra i partiti che si sono alternati a governare in questi venti anni, usare la parola regime non è certo un errore. Inciucio è solo la sua definizione gergale.

Quando questo regime a sua volta è espressione di una sovranità totalmente limitata dal pareggio di bilancio costituzionale, dal fiscal compact, dalla Troika e da tutti i trattati liberisti europei, per cui gran parte delle decisioni economiche vanno in automatico, come ha affermato Draghi, tutto questo con una vera democrazia ha ben pochi rapporti. La forma della nostra democrazia è forse salva, ma la sostanza no.

E che la democrazia costituzionale sia oramai un simulacro lo dimostrerà ancora di più il futuro. Infatti quando il prossimo governo di emanazione presidenziale continuerà le politiche di austerità, l’opposizione ad esso sarà inevitabilmente e oggettivamente opposizione al Presidente della Repubblica.

D’altra parte questo è ciò che hanno voluto, non solo subìto, PD e PDL. Che al momento buono hanno deciso ancora una volta di stare assieme. Come hanno fatto quando hanno portato la pensione a settanta anni, cancellato l’articolo 18, imposto l’Imu.

PD e PDL sono oramai parte integrante della oligarchia politico economica del paese, oligarchia che al momento buono decide e basta.

Poche storie, sono usciti dalla Costituzione Repubblicana e bisogna prenderne atto. Le prossime lotte contro le politiche di austerità e contro il massacro sociale saranno anche contro il Presidente Giorgio Napolitano. Non facciano gli ipocriti, è questo ciò che hanno voluto e fatto.

http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2013/4/20/32908-al-comando-una-oligarchia-politico-economica-per-far/

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Le spese folli della Lega in Friuli… tutto rigorosamente verde!


01822504-04Polenta, calzature, vestiti, casalinghi, cravatte verdi. C’era un po’ di tutto nella lista della spesa del gruppo della Lega Nord alla Regione Friuli Venezia Giulia finita sotto la lente di ingrandimento della procura di Trieste. Insieme ai rappresentanti di altri partiti seduti in consiglio anche il vertice del Carroccio deve rispondere dell’accusa di peculato per essersi servita di fondi pubblici per uno scopo ben diverso da quello per il quale era stato elargito il contributo. I legali del capogruppo leghista Daniele Narduzzi hanno presentato una memoria difensiva per spiegare gli strani acquisti e respingere le accuse chiamando spese di rappresentanza orecchini, i portachiavi, le felpe, le t-shirt, collanine e braccialetti che venivano distribuiti in occasione delle feste padane. Ma se le giustificazioni per queste spese lasciano perplessi,   le spiegazioni per gli altri prodotti ci portano in un mondo surreale. Gli articoli sportivi definiti «acquisti legati alle premiazioni in cui i consiglieri partecipano per divulgare notizie sulle attività svolte e raccogliere informazioni e proposte su possibili modifiche di normative regionali in materia». Superata anche l’impasse dei casalinghi: «Sono in realtà acquisti in negozi bazar e riguardano oggetti utilizzati per supporto dell’attività politica. «Trattasi – si legge – di vasellame, piatti e bicchieri e anche di stoviglie indispensabili nelle cucine delle feste politiche». E ancora: «L’acquisto indicato come Nelly 33cm non è un elettrodomestico ma un pupazzetto verde arancio usato come mascotte. Idem per il pupazzetto Maxi Nina».

Poi ci sono il cibo per gli animali e un biglietto per la lotteria… anche questa attività di propaganda? I loro elettori sono cani?

http://tuttacronaca.wordpress.com/2013/03/28/le-spese-folli-della-lega-in-friuli-tutto-rigorosamente-verde/

 

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Elezioni 2013, odissea nello spazio


SILVIOOre nove di mattina, le prime elezioni d’inverno della storia italiana hanno restituito i risultati definitivi da pochissimo. Un bello schiaffo per chi diceva che sarebbe stato il ritorno della Sinistra, che Berlusconi era finito, che il populismo di Beppe Grillo avrebbe catturato “solo” i voti di protesta. E invece, tanto per far un riassunto breve breve, ci troviamo in una quasi parità tra i tre: benvenuto, tripolarismo, mai visto prima nel Governo italiano, benvenuti Vendola, Berlusconi, Maroni, Bersani, Renzi, Storace, Meloni, tutti insieme in Parlamento a fare un’unico grande mappazzone (per dirla alla Masterchef).
Succede che oggi l’Italia di fatto non ha una maggioranza che garantisca stabilità. Succede che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, non può sciogliere le camere, in modo da avere nuove elezioni, perché si trova alla fine del suo mandato.  Succede che senza un capo dello Stato non si possono fissare nuove elezioni, senza un governo stabile non si può eleggere il nuovo capo dello Stato. Succede che anche se andassimo a votare subito lo faremo con una legge elettorale, gentilmente nominata Porcellum dal suo stesso inventore, che ci riporterà nella stessa situazione di caos, dato che è fatta apposta.

I miei amici italiani che stanno all’estero non fanno che scriverci quanto sono felici di aver lasciato il paese, i miei amici italiani che sono rimasti qua invece sono molto arrabbiati. Tutti si chiedono, di volta in volta, dove la Sinistra ha sbagliato, se il risultato sarebbe stato lo stesso con Matteo Renzi e non con Bersani come leader, se le cose sarebbero andate diversamente senza Grillo e Ingroia a portar via voti alla sinistra.

Il mio dubbio di stamattina invece è un altro: dopo vent’anni di Berlusconismo (che per comodità riassumo in poche parole: quello delle battute infelici tipo l’abbronzatura di Obama o del nazismo al deputato tedesco, del cucù alla Merkel, della volgarità istituzionalizzata, delle condanne per corruzione, dei processi per prostituzione minorile, delle leggi ad personam, delle bugie dette col sorriso a reti unificate, degli imbroglietti, delle tangenti e delle amicizie mafiose, dei voti comprati e, in ultimo, della solenne cazzata della promessa sul rimborso IMU arrivata a casa nostra – perdonatemi se ho dimenticato qualcosa) dopo vent’anni di Berlusconismo, dicevo, ancora oggi, febbraio 2013, il trenta-per-cento degli elettori ancora gli da fiducia, lo vuole al governo.

Trenta-per-cento, ovvero quasi un italiano su quattro.

E’ un numero spaventoso, inquietante, tragico. Non voglio pensare che davvero uno su quattro creda ancora a Silvio Berlusconi (che la stampa internazionale, quella che ci guarda da lontano con tutta l’obiettività e la freddezza possibile, da tempo vede come un disastro di proporzioni mondiali). E allora passo la notte a chiedermi chi, e che cosa, possa aver portato a un risultato simile. Ecco le risposte che sommariamente mi sono data, senza alcuna valenza scientifica ma così, a sentimento.

La lettera sul rimborso IMU quacuno lo avrà pure convinto, immagino ultraottantenni colpiti da analfabetismo di ritorno, gli stessi che sono andati alle poste con la lettera in mano per avere l’assegno. Diciamo 1% degli elettori.

Quelli “della destra”, che hanno votato per le destre estreme coalizzate con Berlusca, tipo Lega, Storace: facciamo il 5% degli elettori?

Quelli dei vari partiti dei Pensionati, del Sud, il meraviglioso partito “Basta Tasse” (si merita solo un grande punto interrogativo, non un commento) degli AntiEquitalia. Saremo su un altro 2%, immagino.

E il restante 92%? Chi sono questi elettori della coalizione di Berlusconi? Persone che realmente credono in un programma politico che cambia di ora in ora a seconda di come tira il vento? Fedelissimi realmente affezionati al leader, ai suoi nobili ideali, alla gloriosa storia politica di Forza Italia?

E invece credo che tutta questa valanga di voti siano specchio dell’Italia: sfiduciata, ignorante, che crede nell’ora e subito, nella promessa di oggi, nella garanzia del poco istantaneo, nella furbata che premia chi è più scaltro. Gli elettori di Berlusconi sono acchiappati porta a porta grazie alle telefonate dei capetti da quartiere, quelli che ti promettono aiutini, che ti assicurano un posticino se darai loro una mano. Sono quelli conquistati con gli scambi, con le promesse da quattro soldi, attraverso una rete che ha tanti punti in comune con i sistemi mafiosi, tu mi voti e io ti assicuro che.

E’ l’unica spiegazione che mi viene in mente, davvero non voglio credere che milioni di Italiani oggi si fidano ancora, veramente, nel ghigno del nano di Arcore. O si?

http://francescamulas.wordpress.com/2013/02/26/elezioni-2013-odissea-nello-spazio/

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LA DISEGUAGLIANZA ITALIANA


di Davide Reinafermata-diseguaglianza

Il nostro è un paese che viaggia a due velocità distinte: i ricchi che corrono e i poveri che arrancano. Un problema grave e tragicamente assente dall’agenda politica italiana.

 

I nostri treni sono la perfetta rappresentazione della nostra diseguaglianza. Da una parte l’alta velocità con i suoi treni modernissimi, immacolati, puntuali. Dall’altra i treni dei pendolari: vecchissimi, sporchissimi, sempre in ritardo. I ricchi da una parte e i poveri dall’altra. Due binari diversi e due mondi separati che, tra di loro, si stanno allontanando sempre di più. Due Italie. Populismo? Non credo.

E per questo mi sono divertito a ricalcolare il coefficiente di GINI (l’indice di disparità economica e sociale di una nazione) italiano, ma includendovi anche l’effetto dell’evasione fiscale. Eh sì, perché qui sta il problema. Infatti, secondo EUROSTAT l’indice di GINI ufficiale, e al netto delle tasse, per l’Italia sarebbe stato pari allo 0.32 nel 2011. In pratica, saremmo piuttosto vicini (circa 3 punti) a un paese come la Francia (0.29). Chiaramente, un dato di questo tipo non è credibile. E’ di tutta evidenza come la Francia sia un paese molto meno diseguale nella distribuzione dei redditi, rispetto all’Italia. Allora dove sta l’inghippo? Nel fatto che questo indice misura la diseguaglianza nella distribuzione dei redditi al netto delle tasse, ma dei redditi ufficialmente dichiarati. E qui casca l’asino. In primo luogo, perché il peso dell’evasione fiscale sul PIL è molto più elevato in Italia che in Francia. In secondo luogo perché la capacità di evadere cresce (e soprattutto, cresce in modo non lineare) con l’aumentare del reddito effettivo del dichiarante. In parole povere, più uno è ricco e più ha strumenti e mezzi per evadere (o per eludere). Di conseguenza i famosi 100 (c’è chi dice 140 miliardi) di redditi evasi in Italia ogni anno non si distribuiscono proporzionalmente tra ricchi e poveri, ma sono più concentrati nelle fasce abbienti (quelle effettivamente più ricche) della popolazione.

A tutto questo si aggiunga infine il fatto, non trascurabile, di professioni e attività che quando evadono (come dimostrano gli scontrini che aumentano del 50, 60 o anche del 200% se ci sono le ispezioni), non evadono del 20-30% ma almeno del 70-80%. Diversamente non si spiegherebbe come, in Italia, un ristoratore dichiari in media poco più di un maestro di scuola elementare. Di conseguenza, l’effetto paradossale è che vi sono molti ricchi italiani i quali, per le statistiche, sono poveri. In buona sostanza in Italia siamo tutti ufficialmente piuttosto poveri, e questo costituisce un terzo fenomeno che falsa il coefficiente di GINI. Perché in pratica, molti redditi che in realtà dovrebbero essere rilevati tra quelli elevati, vengono spostati invece drasticamente verso il basso e sotto il reddito medio dall’evasione, così abbattendo il reddito medio stesso da un lato, riducendo la distanza tra redditi minimi e redditi massimi dall’altro. Evidentemente, questo fenomeno riduce ulteriormente l’indice di GINI. Con ogni probabilità, se includiamo l’evasione fiscale e i relativi effetti distorsivi nel calcolo, allora il coefficiente di GINI italiano è superiore allo 0.40. Non solo, grazie alle ultime manovre, lo abbiamo peggiorato di almeno 2-3 punti. In soldoni: siamo più vicini allo 0.45 che non allo 0.40.

Numeri di questo tipo ci stanno allineando a paesi come la Turchia e, in prospettiva e se non invertiamo la nostra tendenza a diventare sempre più diseguali, ci avvicineranno a paesi come il Messico o il Cile di qui a cinque anni. Francamente, a me sfugge come questo problema non sia oggi al centro dell’agenda politica italiana. Soprattutto, mi è incomprensibile come nei tanti dibattiti si ponga spesso l’accento sul tema della diseguaglianza, ma non lo si traduca mai in cifre e dati precisi. Credo, infatti, che ci aiuterebbe come cittadini il poter chiedere conto ai nostri governi non solo del loro lavoro in termini di capacità di sostenere la crescita (punti di PIL), o di ridurre il rapporto debito/PIL, ma anche in termini di risultati nella riduzione della diseguaglianza (e quindi di diminuzione dell’indice di GINI, quello vero però…).

Diseguaglianza che è ormai al centro della discussione politica internazionale (basti pensare alla battaglia di Obama negli Stati Uniti per tassare di più i redditi dei ricchi ma non quelli del ceto medio, oppure al dibattito accesissimo in Francia per la “tassa sui ricchi”). Qui da noi però: niente. E’ un paradosso: il coefficiente di GINI fu inventato da un grande statistico italiano, Corrado Gini, nel lontano 1912. Nemo profeta in patria, verrebbe da dire. Dunque, la misura della diseguaglianza in una società è data da questo indice. Ma, si badi bene, questo coefficiente da solo non esaurisce il problema di capire quanto una società sia giusta o ingiusta. La misura dell’iniquità in una società, infatti, è data anche dal grado di mobilità sociale. E una società con un basso grado di mobilità sociale associato a un indice di GINI elevato è la più iniqua possibile. Perché associa a un’ingiusta distribuzione dei redditi (pochi possiedono tanto e molti possiedono ben poco) una disperazione (nel senso di “mancanza di speranza”) sociale. In poche parole: chi nasce povero sa che morirà povero.

Questa è la società italiana attuale. Secondo l’Economist, infatti, il nostro paese è il peggiore in Europa in termini di “inter-generational elasticity of income” (in pratica, l’indice che misura quanto il fatto di essere figlio di genitori ricchi fa sì che tu sia ricco da adulto, o viceversa quanto il fatto di essere figlio di genitori poveri fa sì che tu sia povero da adulto). Nell’Italia di oggi chi nasce ricco sarà ricco, e chi nasce povero sarà povero. Sarebbe ora che ce lo dicessimo forte e chiaro, e che vi ponessimo rimedio. Per dirla con le parole di Eugene Debs: “dobbiamo opporci a un ordine sociale in cui è possibile, per un uomo che non faccia nulla di veramente utile, l’ammassare una fortuna di centinaia di milioni di dollari in rendite, mentre milioni di uomini e donne devono lavorare tutti i giorni delle loro vite per assicurarsi a fatica i mezzi di un’esistenza stentata”. Per far questo, la via è obbligata ed è una sola: tassare pesantemente le rendite finanziarie, in misura crescente all’aumentare del loro valore, e detassare i redditi da lavoro e da capitale di rischio. Lo scriveva persino Thomas Jefferson (che certo non era di sinistra): “Un altro modo per ridurre la diseguaglianza è quello di diminuire fortemente la tassazione al di sotto di un certo livello del reddito, e tassare di più le rendite in progressione geometrica al loro crescere”.

http://www.cadoinpiedi.it/2013/01/06/la_diseguaglianza_italiana.html#anchor

 

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23.000 Rifugiati a Rischio Espulsione dall’Italia


rifugiati_fdgdi Luca Fazio

La Caritas chiede di prolungare l’accoglienza per evitare l’emergenza umanitaria. L’Arci: «Lo stato si è svegliato tardi»

La conferma che per il governo Monti gli stranieri sono sempre stati «tecnicamente» invisibili è arrivata in questi primi giorni dell’anno con la decisione di prorogare di soli due mesi l’assistenza ai profughi delle «primavere arabe» presenti sul territorio italiano. Sono 23 mila persone, tra cui molte donne con bambini, che per la legge italiana – e per la polizia – il 28 febbraio diventeranno «clandestini».
Per la Caritas Ambrosiana si rischia una vera e propria «emergenza umanitaria», mentre il Comune di Milano parla addirittura di «bomba a orologeria». Spiega l’assessore ai servizi sociali Pierfrancesco Majorino: «L’emergenza è solo rinviata, queste persone quando rimarranno sulla strada e senza permesso di soggiorno cominceranno a protestare, dobbiamo prepararci a vederli arrivare tutti a Milano, dove le loro manifestazioni avranno più visibilità». E alla fine dell’inverno, col freddo, è improbabile che i soggetti più deboli, una volta usciti dalle strutture di accoglienza, riescano a trovare soluzioni autonome. Significa che chiederanno aiuto ai comuni in una situazione di emergenza, appoggiandosi a un welfare locale già boccheggiante grazie ai tagli imposti dal governo – e da chi lo ha sostenuto.
La gestione di questa nuova fase in più avrà regole nuove, passando dalla Protezione civile al Ministero degli Interni. Con alcune prevedibili ripercussioni negative, secondo la Caritas, che ha chiesto al governo almeno un prolungamento dell’assistenza fino alla prossima primavera, «anteponendo ad ogni valutazione il valore e il dovere della solidarietà». Un messaggio che dovrebbe trovare immediatamente ascolto anche al Quirinale, se non altro per dare un senso alle parole che il presidente Giorgio Napolitano ha riservato ai profughi nel suo ultimo discorso alla nazione. La situazione, infatti, potrebbe complicarsi ancora prima della nuova scadenza fissata dal Viminale.
Alcune strutture di accoglienza, come alberghi o pensionati, per esempio potrebbero decidere di non proseguire l’accoglienza nei termini stabiliti dalle nuove convenzioni che prevedono un costo giornaliero di circa 35 euro a persona (prima erano 46), e per di più contrattato singolarmente da ogni provincia – probabilmente al ribasso. La nuova fase, aggiunge la Caritas, prevede solo interventi per la sopravvivenza (vitto e alloggio), «ciò rischia di interrompere la continuità dei percorsi di integrazione intrapresi grazie ai corsi professionali, ai tirocini, all’accompagnamento sociale e alla mediazione legale, tutti servizi offerti fino ad oggi». Inoltre, le poche settimane rimaste per la permanenza in Italia, e le informazioni frammentarie, potrebbero alimentare tensioni tra i profughi, «e tale situazione potrebbe degenerare in aperte rivolte».
Per Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, «lo stato si è svegliato tardi». E piuttosto male. «Non credo che si riuscirà a risolvere il problema entro la data prevista – spiega – perché l’operazione di riconoscere uno status qualsiasi a queste persone andava fatta prima. Adesso è tardi. La procedura attraverso la quale vengono dati i permessi di soggiorno a 23 mila profughi che sono rimasti in Italia è stata avviata a fine novembre, adesso ci vorranno alcuni mesi».
Laurens Jolles, dell’Alto commissario delle Nazioni unite (Unhcr), forse pensando di avere che fare con un altro paese, suggerisce un altro percorso. «La cosa importante – spiega – non è la proproga ma trovare delle soluzioni, anche individuali, per tutte le persone che stanno aspettando di essere regolarizzate». Laurens Jolles chiede più tempo e lamenta una totale mancanza di strategia del governo italiano. «Non sono tutte persone con lo stesso profilo, ce ne sono alcune che potrebbero trovare lavoro e restare in Italia, mentre altri potrebbero tornare in patria con degli incentivi».
Ragionevolezza e buon senso a parte, purtroppo, se la situazione dovesse precipitare, è vero invece che non potrebbe capitare in un momento peggiore. In piena campagna elettorale, non sono questi gli argomenti che la classe politica italiana sa affrontare, come direbbero i preti, anteponendo ad ogni valutazione il dovere della solidarietà.

http://www.milanox.eu/

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Cinepanettone elettorale


panettone_smallDi   Eduardo Quercia ( Mente Critica)

Votare o non votare, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli.

triboli.

1)    Berlusconi Silvio, imprenditore illuminato di numerose aziende e della politica italiana degli ultimi 18 anni. Lombrosianamente smodato, ma capo indiscusso di tutti i moderati nostrani.

Alla fine ha deciso di non resistere ulteriormente alle pressioni del suo popolo e si è rassegnato ad accettare l’autocandidatura a premier. E’ sicuro, quindi, forse. L’uomo ha infinite risorse (non solo in banca) e sa bene che “risorsa e risorgere” sono sostantivo e verbo della stessa radice. I sondaggi segnalano l’arresto dell’emorragia elettorale del PdL, anzi una prima timida inversione di tendenza, di sapore ed eco manzoniano “un volgo disperso repente si desta; intende l’orecchio, solleva la testa, percosso da novo crescente romor”. Il tacchino è sceso dal tetto, ma non ha nessuna intenzione di andarsi ad infilare volontariamente nella pentola natalizia. Per quanto la crisi abbia corroso lo scialo anche dei ceti sociali di riferimento, non è pensabile che un partito che esercita ancora un potere diffuso e capillare attraverso decine di migliaia di sindaci, assessori e consiglieri comunali non rinvenga nelle urne un cavallo di ritorno di più che discreta consistenza.

2)    Bersani Pier Luigi, di professione amministratore, lenzuolaio per vocazione, già vincitore (in pectore) delle prossime elezioni. Sempre meno gioioso.

Con tutto il rispetto, ma, fino a qualche giorno addietro, richiamava alla mente una pubblicità televisiva nella quale Robinson Crusoe sull’isola deserta indovinava, dopo breve riflessione, che a coprirgli da tergo gli occhi con le mani (classico gioco infantile) era stato Venerdì. La pubblicità terminava con una voce fuori campo che chiosava con timbro sornione: “Ti piace vincere facile, eh?” Ostenta ancora sobrietà e pacatezza (quest’anno si portano molto) ma incomincia a temere che, sparito il tacchino, gli toccherà ludere con il passero che gli è rimasto in mano (le puellae, si sa, sono specialità di un’altra casa). Col rischio, poi, che qualcuno incominci a chiedersi perché, dopo aver appoggiato tenacemente ogni misura di Monti per tutto il tempo, adesso abbia deciso improvvisamente che il professore non va più bene; e, soprattutto, quali punti caratterizzino in concreto la vaga agenda Bersani rispetto a quella molto più chiara e puntuale di Monti.

3)    Monti Mario, bocconiano superpartes. Cincinnato dei giorni nostri, a dispetto del cirro nient’affattonegletto. Parafrasando Tito Livio: “Ultima speranza per l’autorevolezza del popolo italiano”.

Tutti lo vogliono, tutti lo cercano. La triste constatazione che fino all’anno scorso il popolo italiano, comunque gravemente malato, sia sopravvissuto senza ricorrere alle sue straordinarie capacità taumaturgiche (peggio, non curandosene affatto) lascia francamente sgomenti. Adesso che l’abbiamo scoperto non ce lo lasciamo certo scappare di mano. A dirla tutta, sembrerebbe che il Nostro non abbia ancora deciso cosa farà da grande, ma forse, più semplicemente, ha deciso di non decidere, perché non teme i Danai, che considera anche più generosi dei re Magi: altro che incenso, mirra e oro, a lui offriranno presidenza del Consiglio, della Repubblica o dell’Europa. Alla scelta: un tuffo dove l’acqua è più blu, niente di più.

4)    Grillo ragionier Giuseppe in Casaleggio, già eccellente comico, definitivamente concupito dalla involontaria vena tragica del suo sodale. Di straordinario successo la rielaborazione in chiave politica del “Va’ pensiero” di Verdi.

La sua irruzione sulla scena politica ha acquisito rapidamente i caratteri della valanga. Se si pensa ai Casini o ai Di Pietro che dopo venti anni non sono mai riusciti ad andare oltre il 6% (malgrado non si fossero fatti scrupolo di raccattare personaggi maleodoranti pur di accroccare un po’ di voti vitali per la loro stessa sopravvivenza) c’è da rimanere sbigottiti. I sondaggi più recenti assegnano alla sua formazione politica un consenso strabiliante intorno al 16%, probabilmente destinato a scemare in parte al momento del voto, ma che segnalerà comunque un’incredibile affermazione. Onore al merito, anche se non si sfugge alla sensazione che la capacità di intrecciare continuamente intuizioni brillanti con i vuoti strutturali della sua visione politica possa reggere meglio agli attacchi dei suoi avversari, piuttosto che a quelli inesorabili del tempo e della prassi. Bisognerà che Grillo trovi il modo per liberare il suo movimento dal “famolo strano” ad ogni costo: prima o poi la gente si stancherà di occupare una macchina dotata di cinque marce, ma con un cambio innestato sempre su quella folle.

5)    I signori Eccetera. Parterre (area del giardino all’italiana ornata da piante, aiuole, erbe ed arbusti, con scopi principalmente ornamentali) straordinariamente affollato. Non spingere, grazie.

Grande (?) aiuola centrale: Casini, Fini, Riccardi, Passera, Montezemolo, Olivero, Dellai, Bonanni, (cartello pubblicitario: transfughi benaccetti); piccola aiuola centrale:  Giannino e Zingales; piccolissima aiuola centrale: Tremonti; aiuola di sinistra: Di Pietro (ebbene sì, è vivo, e lotta insieme a noi), Diliberto (proprio quello che voleva accaparrare all’Italia la sacra momie di Stalin), i sindaci delle due Sicilie De Magistris ed Orlando (la rete si colora d’arancione), Ingroia (breve la vita felice in Guatemala, direbbe Hemingway), Ferrero; aiuole di destra: Storace (arbusto sempreverde con annesso cespuglio Buontempo); La Russa (finalmente generale, dopo una vita da colonnello), Meloni, Crosetto; aiuola lato nord: Maroni; aiuole mobili (semoventi): Miccichè e Lombardo. Sintesi palesemente raffazzonata e provvisoria: ci scusiamo con altri arbusti ornamentali, colpevolmente dimenticati in questa incompleta rassegna.

Ovviamente gli onorevoli Eccetera sopra citati non costituiscono altro che la superficie di sommovimenti angosciosi e tumultuosi che si agitano nel sottobosco politico. La legge elettorale in vigore ha prodotto dolorose conseguenze anche per molti peones, soprattutto del centro-destra, il cui impegno consisteva essenzialmente nel manifestare obbedienza e fedeltà al capo, mentre diventava del tutto inutile coltivare un proprio elettorato di riferimento. Questo scollegamento con una qualche base elettorale fa perdere loro ogni capacità contrattuale con i partiti, nel mentre è probabile che aumenti parallelamente quella degli amministratori locali in grado di apportare un po’ di linfa vitale.

Anche per questo i pescetti piccoli, ma anche molti medio-grandi, hanno preso a nuotare vorticosamente, come impazziti, in un acqua che non è più la loro, offrendo uno spettacolo squallido e pietoso al tempo stesso. Sarà perché siamo in periodo natalizio, ma a guardarli tutt’insieme in questa boccia di vetro diventata improvvisamente troppo piccola per lasciarli sopravvivere, si ha l’impressione di assistere più che ad una competizione elettorale, all’ennesimo, stucchevole  cinepanettone. Con Monti nei panni di De Laurentis, Berlusconi in quelli di De Sica, Bondi in quelli di Bondi e così via. (Ovviamente, quest’ultima è solo un’idea: ciascuno è libero di associare come preferisce politici ed attori).

 

Cinepanettone elettorale

Pubblicato in: cose da PDL, CRONACA, diritti, estero, GUERRA IN LIBIA, INGIUSTIZIE, lega, libertà, politica, razzismo, società, video

Mare Chiuso


Tra maggio 2009 e settembre 2010 oltre duemila migranti africani vennero intercettati nelle acque del Mediterraneo e respinti in Libia dalla marina e dalla polizia italiana;  in seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi, infatti, le barche dei migranti venivano sistematicamente ricondotte in territorio libico, dove non esisteva alcun diritto di protezione e la polizia esercitava indisturbata varie forme di abusi e di violenze.

Non si è mai potuto sapere ciò che realmente succedeva ai migranti durante i respingimenti, perché nessun giornalista era ammesso sulle navi e perché tutti i testimoni furono poi destinati alla detenzione in Libia. Nel marzo 2011 con lo scoppio della guerra in Libia, tutto è cambiato. Migliaia di migranti africani sono scappati e tra questi anche rifugiati etiopi, eritrei e somali che erano stati precedentemente vittime dei respingimenti italiani e che si sono rifugiati nel campo UNHCR di Shousha in Tunisia, dove li abbiamo incontrati. Nel documentario sono loro, infatti, a raccontare in prima persona cosa vuol dire essere respinti; sono racconti di grande dolore e dignità, ricostruiti con precisione e consapevolezza. Sono quelle testimonianze dirette che ancora mancavano e che mettono in luce le violenze e le violazioni commesse dall’Italia ai danni di persone indifese, innocenti e in cerca di protezione. Una strategia politica che ha purtroppo goduto di un grande consenso nell’opinione pubblica italiana, ma per la quale l’Italia è stata recentemente condannata dalla Corte Europea per i Diritti Umani in seguito ad un processo storico il cui svolgimento fa da cornice alle storie narrate nel documentario.

“Abbiamo voluto realizzare questo film – commentano Andrea Segre e Stefano Liberti – per alzare l’attenzione contro le derive incivili e pericolose delle politiche di contrasto all’immigrazione irregolare. Siamo per questo molto contenti e onorati dell’invito a Venezia da parte del Consiglio d’Europa e della Biennale: rappresenta sia un riconoscimento prestigioso del ruolo sociale e artistico del nostro lavoro, sia un’occasione assai rilevante per riconoscere le responsabilità del nostro Paese rispetto a politiche inaccettabili come quella dei respingimenti, ancora mai ufficialmente ripudiata dal governo Italiano.”

Mare Chiuso, prodotto e distribuito da ZaLab con il sostegno di Open Society Foundations e la collaborazione di JoleFilm, raccoglie le testimonianze dei migranti vittime delle operazioni di respingimento nel Mediterraneo: in seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi del 2009, le barche dei migranti intercettate in acque internazionali nel Mediterraneo sono state sistematicamente ricondotte in territorio libico, dove non esisteva alcun diritto di protezione e la polizia esercitava indisturbata varie forme di abusi e di violenze. Molti dei respinti, circa 2000 persone, avrebbero avuto diritto d’asilo. Dalle loro storie emergono le pesanti responsabilità dell’Italia, che è stata per questo condannata da una storica sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 23 febbraio 2012.

Uscito pochi giorni dopo la sentenza, Mare Chiuso ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International Italia e UNHCR, ha ottenuto immediata visibilità sulla stampa nazionale e internazionale ed è stato premiato, tra gli altri, al Festival di Cinema Africano, Asia e America Latina di Milano, al Bif&st di Bari, al Festival Libero Bizzarri e ha ottenuto il Globo d’Oro come miglior documentario. Grazie alla collaborazione tra Parthenos e ZaLab, è stato distribuito in decine di città italiane con oltre 300 proiezioni in pochi mesi. Il coinvolgimento della società civile è stato determinante: il 20 giugno l’Italia si è mobilitata aderendo a “Mai più respinti!” 100 proiezioni contemporanee di Mare Chiuso per dire no ai respingimenti e per chiedere una nuova politica di accoglienza. Lo stesso giorno Mare Chiuso è andato in onda sull’emittente SKY-Cielo.

il programma completo è disponibile qui
per informazioni: comunicazione@zalab.org
l’entrata è libera con prenotazione: info.venice@coe.int

 

FONTI :  http://marechiuso.blogspot.it/

http://www.zalab.org/newsite/documentari/mare-chiuso/

Pubblicato in: banche, berlusconeide, cose da PDL, cultura, economia, INGIUSTIZIE, LAVORO, lega, libertà, magistratura, MALAFFARE, opinioni, politica, società

Come un gelato al lampone


di 

All’inizio della stagione estiva, i venditori di cocco camminavano spediti sulla spiaggia e urlavano: “Cocco! Cocco fresco”, poi a metà della stagione gridavano ancora, con minore convinzione. Qualche tempo dopo, semplicemente lo dicevano: Cocco fresco”. L’altro giorno uno di questi uomini con il frigo sulle spalle e la camicia sudata fino ai pantaloni, mi ha guardato, e ha mosso appena un po’ le labbra: “Cocco.”
Il ragazzo del Senegal che per primo mi disse: “Torno in Senegal a Settembre, che almeno là c’è lavoro”, non lo vedo più dalla fine di Luglio. Mi piace pensare che sia tornato prima al paese suo, e che ogni tanto pensi a noi, poveretti, a come siamo ridotti.

Eppure, a sentir le favole del telegiornale, questo per noi dovrebbe essere il momento della ripresa; hanno detto che mai la storia d’Italia aveva visto un consiglio dei ministri, ad Agosto, protrarsi così a lungo: ben otto ore. Era una cosa importante, e si parlava di noi e della nostra crescita. Per esempio finanziare le grandi opere, defiscalizzarle, il Ponte sullo stretto o la Salerno Reggio Calabria. Cose nuove e mai sentite, cose che davvero lasciano sperare. La mafia. Poi però non se ne è fatto più nulla per fortuna. In otto ore i ministri hanno deciso che per crescere bisogna privatizzare: le poste e la cultura. Bisogna fare un concorso per la scuola, con dodicimila nuovi disgraziati che staranno almeno trent’anni in una graduatoria che non si accorcia mai, e che anzi diverrà sempre più lunga visto che le scuole continueranno a chiudere.

Le favole son belle, perché lasciano in bocca un sapore dolce come il gelato di lampone.
La realtà è amara, quella sì, che non viene bene nemmeno a raccontarla.
Cosa sarà mai la privatizzazione della cultura?
La svendita dell’arte e dei musei, la chiusura delle scuole e il finanziamento alle scuole private che – cosa che non si dice mai – è libera di assumere il corpo docente e trattarlo come il corpo di uno schiavo, sottopangandolo, sfruttandolo e ricattandolo. Perché se vai da un preside di una scuola cattolica a protestare, quello ti mette alla porta, esattamente come accade in un call center o in un supermercato, o in uno di quei posti dove si vendono panini di merda con in regalo il giocattolino per il bambino.

Raccontavano la favola della finanza impegnata in operazioni anti evasione: le merci taroccate erano state sequestrate al porto di Palermo. Tutta merce che veniva dalla Cina, così simile all’originale da poter restare confusi. Gli orologi finto Rolex, dicevano, quelli che in questo periodo si vendono ai turisti sulle spiagge.
Raccontano la favola delle liberalizzazioni, senza dirti che nel mondo reale, quando ti svendi un paese al Fondo Monetario Internazionale, poi il debito lo devi pagare.
All’inizio della stagione, i senegalesi vendevano collanine colorate sulla spiaggia, e accendini, e cavigliere. La stagione, nonostante Beatrice, c’è ancora, ma i senegalesi non ci sono più. Siamo rimasti noi, ed è rimasta la campagna elettorale, son rimaste le elezioni e nessuno da votare.

FONTE: http://www.mentecritica.net/it/come-un-gelato-al-lampone/informazione/cronache-italiane/rita-pani/29322/

Pubblicato in: ICI PER LA CHIESA, lega, libertà, opinioni, pd, politica, religione

Al governo c’è sempre il Vaticano


(pubblicato in “cronache laiche/globalist” )

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Il governo Monti taglia la scuola pubblica e regala soldi alle private, confermandosi attento agli interessi vaticani. Non ai diritti degli italiani.

Quanto a indecenza Monti non si fa mancare niente. La sua smania di genuflettersi davanti alla Chiesa, appena velata da un’ipocrita spruzzatina di laicità, gli ha fatto inserire in un decreto di tagli contro statali, sanità e scuola pubblica, 200 milioni di contributi alle scuole private!

Poca Ici, niente diritti
Questa nuova offerta sacrificale al Vaticano fa da pendant all’escamotage adottato sulla questione dell’Ici, che è stata estesa anche agli edifici ecclesiastici per prevenire imminenti sanzioni europee, garantendo però che continueranno a essere esenti le scuole confessionali senza utili o… con utili reinvestiti in progetti didattici (!). Inoltre il governo ha fatto rientrare collegi, conventi, oratori e seminari – già soggetti all’Ici – negli immobili di “classe B”, che seguiteranno a pagare la vecchia tassa, senza revisione del catasto e conseguenti aumenti, ossia con un robusto sconto.
Contemporaneamente governo e partiti di maggioranza si sono comprati la benevolenza della Cei mettendo il silenziatore a ogni tentativo di sollevare, in tempi di governo “tecnico”, la questione dei diritti civili – dal testamento biologico al divorzio breve, dalle coppie di fatto alla legge contro l’omofobia.
La negazione dei diritti ha segnato d’altra parte molti atti del governo e dei suoi ministri. Andrea Riccardi, presidente della comunità di Sant’Egidio, ha combinato le chiacchiere antirazziste con la gelosa conservazione di tutte le leggi razziste volute dalla Lega. Elsa Fornero ha superato anche Sacconi nell’arrogante aggressione contro lavoratori e pensionati, come hanno mostrato la condotta nel caso degli “esodati” e lo smantellamento dell’art. 18. Anna Maria Cancellieri ha emulato Maroni rinnovando l’accordo italo-libico per il respingimento dei profughi. E ha finora coperto, in solido con Manganelli, le violenze di stato – non avendo rimosso nemmeno i poliziotti condannati con sentenza definitiva per l’omicidio Aldrovandi.

Come perpetuare Monti oltre Monti
Non sorprende che questo governo d’ordine, capace di piegare ai suoi desiderata anche dei sindacati pavidi, complici o in disarmo, sia apprezzato dalle gerarchie cattoliche, unicamente preoccupate di conservare, dopo la crisi del berlusconismo, la loro “presa” sulla società italiana. Ma come potremo perpetuare, si domandano, Monti oltre Monti – cioè dopo le elezioni del 2013?
La risposta sembrano averla trovata, pronubo il solito Napolitano, nell’alleanza fra l’Udc, sponsor del liberismo e del clericalismo montiani, e il Pd, dentro cui liberismo e clericalismo sono molto ben rappresentati. E dove il più a sinistra è Bersani, secondo cui «Monti è una risorsa», anche se non saprebbe dire bene per chi.
Così, con buona pace di Paola Concia e Nichi Vendola anche i diritti delle coppie omo ed etero – su cui uno schizofrenico Bersani giurava fino a pochi giorni fa – faranno la fine di tutti gli altri diritti immolati nel superiore interesse del Paese – cioè del papa e della Goldman Sachs. (wp)

FONTE : http://www.cattolicesimo-reale.it/il-blog/al-governo-ce-sempre-il-vaticano/

Pubblicato in: lega

Padrini Padani


 

Ecco un estratto dell’epilogo del famoso film ambientato in Padania tra famiglie di origine siciliana, in lotta per il potere criminale.  Il vecchio Padrino ormai malato tenta inutilmente di trasmettere il comando al figlio incapace, ma gli eventi precipitano e prevale il crudele capo clan rivale.

 

Fonte: http://fugadigas.blogspot.it/

Pubblicato in: cultura, lega, politica, razzismo, satira

Capitan Padania contro l’asse del male


di Blicero (sito)

Cosa viene fuori quando una corazza/calzamaglia verde celtica e dei disegni a metà strada tra i fumetti erotici degli anni ’70/’80 e Mr. No incontrano dei terroristi turchi infiltratisi ad una manifestazione della Lega Nord per far fuori Kim Jong-Bossi con un Rpg? Semplice. Succede che nasce un nuovo supereroe: Capitan Padania, ovvero il Santo Protettore di tutti i leghisti.

Il .pdf scannerizzato del numero 1 (vergato da un certo Roberto Volpi) delle avventure di questo Übermensch Onetiano mi arriva tramite una mail speditami dall’amico e sodale Marco Tonus. Nel volume non c’è nessuna data e sull’internet non si trova alcuna informazione. Potrebbe essere dei primi anni 2000 come degli ultimi anni del XX secolo. In realtà non ho la più pallida idea di quando questo fumetto grondante una spudorata propaganda leghista sia stato realizzato – e soprattutto distribuito. Presumo che venisse dato durante le manifestazioni, tra copricapi vichinghi, litri di birra dozzinale e incesti di gruppo.

Ad ogni modo, è lo stesso Capitan Padania – con un italiano traballante, ma perfettamente in linea con le capacità dei lettori – a presentarsi a p. 3 nell’apposito “Angolo di Capitan Padania”:

Capitan Padania è il mio nome di battaglia. Infatti tutto ebbe inizio con la battaglia combattuta a Legnano il 29 maggio 1176 tra i Comuni Padani e l’esercito romano-germanico di Federico Barbarossa. In quel giorno i padani sconfissero il nemico e divennero i legittimi padroni delle proprie terre e di sé [sic, nda] stessi. Alberto da Giussano fu il condottiero che portò i padani a conquistarsi con il loro sangue, la libertà ed un giorno non lontano il popolo padano si leverà in piedi per chiedere l’Autogoverno e si riprenderà ancora la libertà. Combatto il male in nome della giustizia, della verità, della pace e dell’amore, affinché si raggiunga un’autonomia della Padania salvaguardando le nostre tradizioni e la storia, con la riaffermazione della cultura e della lingua padana. Il mio costume si ispira al grande condottiero, ma di questo parleremo nella prossima storia. Buona lettura.

E iniziamola, questa lettura.

È una splendida giornata a Legaland. Il popolo padano, stanco di tasse e soprusi, scende dai camion e si dirige verso la piazza, pronto ad accogliere il Verbo.

E cos’ha in mente il piccolo Alex (ah, che nome squisitamente celtico!)? Vuole l’action figure di Capitan Padania, in vendita su una bancarella.

Da notare le parole lascive della moglie (“ci meritiamo un regalino anche noi”) e lo sguardo pregno di perversione del vecchio a sinistra. Alex, alla fine, riesce ad ottenere l’agognato pupazzo di plastica.

Qui sopra possiamo vedere il bambino armeggiare con Capitan Padania mentre un’ondata di xenofobia/islamofobia sta marciando verso di lui. Il Lidèr Maximo, intanto, ha già cominciato a parlare dal palco. Siamo chiaramente nel periodo pre-ictus. “Difendiamo il Vecchio Continente dall’invasione islamica facilitata dall’assurda decisione di aprire la strada allo stato turco. Difendiamo la Padania!” Ma ecco che la minaccia islamica si materializza sotto forma di Idea Che Un Rappresentante Di Infissi Della Provincia Di Bergamo Ha Di Un Terrorista Islamico.

L’intento dei terroristi è piuttosto chiaro.

Kim Il Bossi non ci sta e cerca di disinnescare la violenza terrorista con parole ponderate e una faccia à la Harvey Dent/Two Face.

I militanti di Hamas lo ignorano. In più, nonostante ci siano 121.931.598 milioni di manifestanti, nessuno reagisce. Lo spazio di manovra per i talebani è totale.

Per la Padania e il sogno di libertà dei leghisti è arrivata la fine. O no?

Ciumbia, il federalismo è salvo e uno sconosciuto sta per franare sul segretario del Partito!

Espletati i convenevoli di rito, è arrivato il momento di disinnescare gli Hezbollah-marrani. Il simil Calderoni incita Capitan Padania (“Dàgh na petenàda!“), e i militanti leghisti sono galvanizzati.

Il terrorismo ormai ha i minuti contati. La furia di Capitan Padania è incontenibile.

Nota per i lettori: il “bel sinistro piantato nel muso” viene dato con il braccio destro. Ma, come si sa, in Padania la sinistra equivale alla destra – e viceversa. I terroristi non si danno ancora per vinti e sfoderano gli Ak47. Nessuna paura: Capitan Padania sguaina la sua spada laser (che assomiglia in maniera inquietante ad un trincia-kebab) e ha la meglio.

Nota del traduttore: “scarliga merlùss che l’è minga el tò uss” può significare “vai altrove che qui non è aria” oppure “mi sto lasciando prendere la mano dalla propaganda goebbelsiana”. Insomma, grazie alla spada laser-taglia-kebab i jihaidisti sono sconfitti. Ma non è finita qui. Un altro nemico – ben più pericoloso – attende loscamente all’ombra di un vicolo.

Capitan Padania sembra avere la peggio. Anche perché nessuno lo aiuta a rimettersi in piedi, sebbene abbia appena salvato il fondatore della Lega Nord. La riconoscenza è sinonimo di mollezza.

Dopo qualche vignetta di combattimento, anche il temibile RIMBABUL è costretto a capitolare malamente.

Gioite, camicie verdi delle rivoluzioni e delle legioni: la cassoeula trionferà! Per festeggiare, Jack “Joker” Calderoli-Nicholson si sfila la cravatta e la agita nell’aria.

I pargoli e le bambine padane mostrano un entusiasmo nei confronti di Capitan Padania che è pari a quello delle scene dell’assalto al ghetto di Schindler’s List. Ed in effetti, come dimostra la tavola qui sotto, la prospettiva di crescere in ambiente xenofobo e politicamente infervorato èdavvero esaltante.

A differenza dei terroristi islamici e dei terroni, Capitan Padania è uno che non sta tutto il tempo a girarsi i pollici. Altre sfide e battaglie aspettano lui e il popolo padano. Ma, ne sono sicuro, con l’aiuto di C.P. la Lega riuscirà una volta per tutte a sconfiggere Roma Ladrona, i boiardi di Stato, Equitalia e i negri.

Salüt, Padania.

(Per scaricare il pdf del volume completo di “Capitan Padania” – 39mb – clicca QUI.)

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MAMADOU VA A MORIRE : L’ITALIA CONDANNATA PER I RESPINGIMENTI


La Corte europea dei diritti umani (Cedu) di Strasburgo ha condannato l’Italia per i respingimenti verso la Libia. Era il 6 maggio del 2009, e alle motovedette italiane venne dato per la prima volta l’ordine di invertire la rotta. E di riportare in Libia i naufraghi che avevano intercettato in mare 35 miglia a sud di Lampedusa. Sul molo di Tripoli li aspettava la polizia libica, con i camion container pronti a caricarli, come carri bestiame, per poi smistarli nelle varie prigioni del paese. A bordo di quelle motovedette c’era un fotogiornalista, Enrico Dagnino, che ha raccontato la violenza di quell’operazione. Poi fu censura. In Libia vennero respinte altre mille persone in un anno. Ma nessuno vide. E nessuno si indignò. Fortuna che a Roma uno studio di avvocati non ha mai smesso di crederci, e tramite alcuni buoni contatti in Libia, è riuscito a raccogliere le procure di 24 di quei respinti, undici eritrei e tredici somali. Sono stati loro a denunciare il governo italiano di fronte alla Corte europea. Per essere stati espulsi collettivamente e senza identificazione, per non aver avuto il diritto a un ricorso effettivo davanti a un tribunale, e per essere stati respinti in un paese terzo, la Libia di Gheddafi, dove sono stati incarcerati in condizioni inumane e degradanti e in alcuni casi sottoposti a torture.

Quei due avvocati sono Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci. Oggi raccolgono il frutto del lavoro di quasi tre anni di processo. La Corte europea ha riconosciuto la colpevolezza dell’Italia e ha condannato il governo a risarcire con 15.000 euro di danni i ricorrenti, due dei quali nel frattempo sono morti annegati tentando di nuovo la traversata. Una condanna importante, che però lascia senza risposta due domande fondamentali. Che fine hanno fatto i mille respinti del 2009? E che conseguenze politiche avrà la sentenza, visto che in Libia è cambiato tutto?

Le storie dei 24 ricorrenti le avevamo già raccontate due anni fa. Ma nel frattempo in Libia c’è stata una guerra e oggi c’è da chiedersi dove si trovino loro e gli altri mille respinti. La stessa domanda che si sono fatti Andrea Segre e Stefano Liberti, autori del nuovo documentario “Mare chiuso“, che sarà presto distribuito in tutta Italia con la sperimentata diffusione dal basso che in passato ha permesso di far circolare il film “Come un uomo sulla terra“. In “Mare chiuso”, sono andati a cercare i respinti di un altro respingimento, quello effettuato dalla Marina militare il 30 agosto 2009. E hanno scoperto che alcuni di loro sono nei campi profughi di Shousha, al confine tra Tunisia e Libia. Altri sono arrivati in Italia con gli sbarchi di metà 2011, mentre a Tripoli c’era la guerra. Altri ancora sono morti annegati, nei tanti, troppi naufragi che sono accaduti quest’anno in frontiera.

L’Italia non è l’unico Stato ad avere effettuato respingimenti. La Grecia respinge in Turchia, la Spagna respinge in Marocco e in Mauritania. Eppure l’Italia è l’unico paese ad aver collezionato una condanna così forte. Sarebbe banale dire che è la giusta condanna alle politiche xenofobe dei Berlusconi e dei Maroni. Sia perché l’accordo sui respingimenti porta la firma del governo Prodi e dell’allora ministro dell’interno Amato. Sia perché fino alla fine del 2010 la Commissione europea e Frontex stavano lavorando a un accordo quadro con Gheddafi proprio sul tema dell’immigrazione. Tutto questo in realtà dà un peso politico ancora maggiore alla sentenza della Cedu, che di fatto boccerebbe tutte le politiche europee di controllo delle frontiere. Se non fosse che…

Se non fosse che nel frattempo Gheddafi è stato ucciso e il suo regime sostituito da un governo transitorio tutt’altro che ostile verso le Nazioni Unite e le convenzioni internazionali. La Libia di oggi non è la Libia di ieri. Certo ci sono ancora episodi di torture in carcere e di morti sospette. Ma a differenza di prima iniziano a diventare l’eccezione anziché la regola. Tutta la società lavora per la costruzione di un paese fondato su uno Stato di diritto. E lo svolgimento delle elezioni amministrative a Misrata la settimana scorsa sono un buon esempio in questa direzione, come pure la formazione di decine di partiti politici, centinaia di testate giornalistiche e di associazioni culturali e sociali. In questo quadro di rinnovamento, c’è da aspettarsi che cambierà anche l’approccio al tema immigrazione. 

Sono stato un mese fa a Tripoli e a Kufra ed ho avuto modo di verificare di persona come per la prima volta in Libia le Nazioni Unite hanno accesso regolare nelle prigioni, e come per la prima volta in Libia si stia distinguendo tra richiedenti asilo politico e non. A Tripoli un’associazione caritatevole libica gestisce un centro di accoglienza ricavato nelle casette abbandonate degli operai del cantiere della stazione del treno di Tripoli, bloccato da quando è iniziata la guerra. Ci vivono circa 700 somali, sono tutti entrati dal deserto di Kufra negli ultimi mesi, senza documenti, e da Kufra sono stati rilasciati in quanto ritenuti rifugiati politici. Così con una sorta di attestato rilasciato dall’associazione che gestisce il campo, sono lasciati liberi di circolare e di lavorare in Libia.

Gli stessi funzionari delle Nazioni Unite ci hanno detto che il governo transitorio è molto più disponibile a collaborare di quanto non fosse il regime. E allora c’è da aspettarsi che presto la nuova Libia firmi la Convenzione di Ginevra sui rifugiati, probabilmente appena ci sarà un governo legittimato dal voto popolare, le elezioni sono previste a giugno 2012. E a quel punto sarà ritenuta tecnicamente un paese terzo sicuro. Con lo stesso ragionamento che si applica oggi alla Turchia quando la Grecia vi respinge qualcuno. E con qualche accortezza i respingimenti potranno riprendere. Ad esempio basterà non prendere i naufraghi a bordo delle motovedette italiane, e lasciare fare il tutto ai mezzi libici purché in acque internazionali, restando così fuori dalla giurisdizione europea. 

Insomma la sentenza della Corte europea rischia di avere un valore più storico che politico. Di condannare una pratica del passato, mentre tutti sono al lavoro per ripetere le stesse politiche nel presente. Con un soggetto politico nuovo, la Libia del dopo Gheddafi, e con condizioni materiali migliori. Perché non c’è dubbio che con l’apertura delle prigioni libiche alla stampa, alle organizzazioni internazionali e alle ong, le condizioni di detenzioni stanno migliorando molto.

L’ho visto personalmente anche a Kufra, dove il vecchio infernale campo di detenzione è stato sostituito da una sorta di centro di accoglienza, con le camerate ricavate nei vecchi uffici di un commissariato dato alle fiamme durante la rivolta, e le sbarre sostituite dalle tendine, con la porta aperta ogni mattina per chi vuole andare in strada a cercarsi un lavoro alla giornata. Il tutto in attesa che da Benghazi arrivi l’ordine di trasferire tutti al nord. I somali, e in alcuni casi gli eritrei, per essere rilasciati come rifugiati tramite le Nazioni Unite. Gli altri per essere rimpatriati. Perché è vero che c’è un trattamento migliore per i somali. Ma per tutti gli altri non ci sono eccezioni. Nigerini, sudanesi, maliani, nigeriani, ghanesi, chadiani, tutti vengono sistematicamente detenuti fino al giorno dell’espulsione, di cui per ora si occupa l’Oim (Organizzazione internazionale delle migrazioni), ai cui programmi di rimpatrio volontario assistito partecipano anche i detenuti arrestati in frontiera senza documenti. 

E questo è il punto. Che cambierà la forma ma non la sostanza. Ovvero che anche una prigione libica con degli standard di detenzione dignitosi, resta una prigione, nella migliore delle ipotesi assomiglierà ai nostri centri di identificazione e espulsione (Cie). E nel ventunesimo secolo non è accettabile privare qualcuno della libertà, sia per una settimana o per un anno, sia in un carcere o in un Cie, perché colpevole di viaggio.

Viaggi che, a dire il vero, non è affatto certo che ricominceranno. Perché è bene sapere che esiste anche questa possibilità. Che dalla Libia non riprendano più le partenze, o almeno non con la consistenza degli anni passati. Certo è vero che in Libia stanno rientrando molti lavoratori da tutta l’Africa, con e senza documenti. Ma l’economia libica ha un grande bisogno della loro manodopera in questo momento di ripresa e di annunciato boom economico per gli anni a venire. Mentre i racconti telefonici che arrivano a Tripoli dall’Italia, degli amici e dei parenti partiti durante la guerra, sono racconti di amarezza e delusione. L’Europa non è più quella di una volta. La crisi, la disoccupazione, il razzismo. Tutti fattori che di certo non incoraggiano a rischiare la propria vita in mare, almeno finché in Libia c’è lavoro.

E in più c’è da dire che, mai come adesso, le autorità libiche stanno puntando a azzerare le reti degli organizzatori delle traversate. E a fermare le imbarcazioni in partenza per l’Italia. Dalla liberazione di Tripoli, ad agosto, fino a dicembre, praticamente non ci sono stati sbarchi, salvo un paio di imbarcazioni soccorse nel canale di Sicilia. A gennaio sono stati fermati circa duecento somali in partenza, tanti quanti quelli giunti a Malta e in Italia nello stesso mese, mentre altri 55 sono morti in un naufragio. E a febbraio non è ancora arrivato nessuno. Sembrano finiti i tempi in cui il regime incoraggiava le reti del contrabbando quando doveva presentarsi al tavolo del negoziato con l’Italia e con l’Europa. Anche se le mafie del contrabbando sanno sempre riciclarsi, se le opportunità di guadagno valgono il rischio. Ad ogni modo sarà la primavera a svelarci i risultati di queste operazioni di contrasto. Quando il mare sarà buono capiremo se la Libia è ancora un corridoio di ingresso sull’Europa. Quel che è certo è che i giovani del sud continueranno a viaggiare, magari su altre rotte verso l’Europa, o magari – sempre di più – verso altre mete in questo mondo di cui l’Europa è sempre meno una centralità e sempre più una periferia decadente.

Il testo della sentenza può essere scaricato qui

MAMADOU VA A MORIRE

Una vera e propria fortezza con dentro, però, un tesoro che può trasformare la sopravvivenza più becera in vita dignitosa. Questa è l’Europa come la vedono migliaia di immigrati clandestini che ogni anno tentano il tutto e per tutto affrontando viaggi che spesso rasentano le file più basse della disperazione. A raccontarlo è chi è andato a trovarli di persona nei loro paesi di origine, per ricostruirne rotte, percorsi, ricatti e naufragi, dato che molte di quelle storie non hanno avuto e continuano a non avere un lieto fine. È questo il meritevole lavoro, quasi certosino, di Gabriele Del Grande, giornalista, fondatore di Fortress Europe, l’osservatorio mediatico sulle vittime dell’immigrazione clandestina. Con il suo Mamadou va a morire (Infinito edizioni), l’occhio del reporter si mescola alla realtà nuda e cruda che l’Europa spesso si rifiuta di vedere. E così, dai deserti della Libia alla miseria del Maghreb con un salto in Senegal e in Turchia, le mappe si sovrappongono unificate da un unico comune denominatore: la miseria. Che dà il coraggio di affrontare viaggi disumani, a bordo di barche inconsistenti o dentro carichi stipati di merci e di uomini.

Dal 1988 più di 12.000 giovani sono morti, così, tentando di espugnare la fortezza Europa. Morire di frontiera, come è stato definito questo stillicidio pressocché quotidiano, è diventata una delle cause di morte più alta dei paesi in via di sviluppo che si affacciano sul Mediterraneo. Il titolo del volume scritto da Del Grande trae spunto da una delle tante storie narrate nel libro, quella di Mamadou appunto ma non si fa in tempo a scorgere il suo volto che subito si sovrappone a quello di migliaia di altri. Una generazione in viaggio. Il più delle volte, però, senza ritorno.

Italiani Brava Gente

Le foto di Enrico Dagnino, pubblicate dal magazine parigino Paris Match, sono un reportage straordinario sulla nostra gentile strategia di ‘respingimento’ dei Migranti.

In ossequio a tutti i trattati internazionali, come assicurava  L’ex ministro Maroni. 

Eccoli qui, i pericolosi criminali che assediano le nostre coste e vanno ad ingrossare le fila della malavita che mette a repentaglio la sicurezza dei cittadini italiani (o quella degli anacronistici e generosi padani?).

Bossi, con voce stentorea (avete fatto caso che tutti i leghisti hanno un tono da duri del Far West?), ghigna che lui va tra la gente e sa quali sono le reali esigenze del Paese; mica come quelli della sinistra, arroccati nella loro turris eburnea a registrare la continua perdita di voti, rei di aver aperto indiscriminatamente le porte a tutti i clandestini dell’universo, .

Mi chiedo come mai, in una nazione che compatta chiede sicurezza (da chi, da cosa?), una nazione che negli ultimi 15 anni ha goduto soprattutto delle strategie politiche di Berlusconi&Company, a colpi di sondaggi popolari a pagamento, tema lo spauracchio – vero o indotto – dell’orda clandestina che giunge a depredare le nostre ricchezze e stuprare le nostre donne, e non si preoccupi di combattere la vera criminalità organizzata? Qualcuno, prima o poi, dovrà spiegare perché le mafie mondiali abbiano eletto l’Italia a perfetta sede per il riciclaggio del denaro sporco globalizzato, perché l’esecutivo   continuava ad affossare o rinviare la class action o il vero contrasto ai grandi truffatori ed evasori? Chissà… Credo che combattere questi reati e questi criminali siano azioni molte più concrete per la ‘sicurezza’ dei cittadini.

Poi, se davvero il paese reale, chiede questo tipo di trattamento per i disperati che vengono fatti passare per ‘feroci saladini’, se davvero la maggioranza degli italiani approva il razzismo mascherato da legalità, allora rinuncio volentieri alla cittadinanza italiana per diventare apolide e clandestino.

Sul sito di Paris Match si leggono i commenti dei lettori a queste immagini terribili: “Ignobile”, “Inquietante”, ecco gli aggettivi più gettonati. Anche qualche nostro compatriota lascia la propria testimonianza e dice: “Mi vergogno di essere italiano”.

Se le ‘attenzioni’ rivolte ai migranti rispecchiano il sentimento attuale del Belpaese popolato dalla ex brava gente, allora, come Gaber e Prezzolini, non mi sento, non voglio più essere, non sono italiano.

FONTI  :  http://fortresseurope.blogspot.com/2012/02/la-corte-europea-condanna-litalia-per-i.html#more

http://blog.panorama.it/libri/2008/08/02/mamadou-va-a-morire-rotte-ricatti-e-naufragi-di-migranti/

http://pensierosuperficiale.ilcannocchiale.it/?TAG=paris%20match

Pubblicato in: cose da PDL, lega, MAFIA, MAFIA E ANTIMAFIA, magistratura, MALAFFARE, politica

Cosentino e la faida leghista


Quello di Nicola Cosentino è un caso politico prima che giudiziario. E’ il limes su cui si misurano la faida interna alla Lega e la reale lontananza del Carroccio dal PdL. La frase pronunciata ieri sera dal Senatùr –  “penso che lascerò libertà di coscienza. Nelle carte non c’è nulla” – fa capire che una parte del partito della Padania non è così distante da Berlusconi. Anzi, degli amici non ci si scorda mai. Tanto che nonostante il via libera dalla Giunta per le Autorizzazioni, Umberto Bossi ha impartito un ordine di scuderia: libertà di coscienza, ma sappiate che nelle carte non c’è nulla.

Prima che in Parlamento, però, la battaglia è interna alla Lega: i fedeli al Senatùr contro i maroniani. Con i secondi poco inclini a compromessi sulla giustizia e a “salvataggi” di deputati inquisiti. In gioco – secondo alcuni – c’è addirittura la guida del partito.

In caso di voto segreto – contro cui si batterà l’Italia dei Valori – i dubbi su eventuali deputati sono anche al centro, dove gli indecisi potrebbero giocare una parte importante se sommati ad eventuali defiance leghiste. Senza dimenticare i garantisti dell’ultim’ora a sinistra. Berlusconi, inoltre, avrebbe detto a Cosentino di “stare tranquillo”, frasi e accenti che potrebbero far sperare l’ex sottosegretario. E questa mattina – nella telefonata durante la trasmissione di Maurizio Belpietro su Canale5, Cosentino ha sottolineato: «vorrei far notare che uno dei pm che mi ha indagato oggi fa politica attiva perchè è assessore alla giunta del sindaco De Magistris. Se dovessi venire considerato colpevole almeno da un giudice naturale del tribunale – ha aggiunto – non esiterò a fare un passo indietro e a scomparire dalla politica».

Sul caso Cosentino è intervenuto ieri anche l’ex capo procuratore di Napoli, Giandomenico Lepore, a ‘Rapporto Carelli’ su Sky Tg 24: “Quello che si sostiene, ovvero che la nostra attività giudiziaria nei confronti di Cosentino è iniziata immediatamente dopo la sua nomina a sottosegretario o capogruppo del Pdl non mi pare esatto. Risale a molto prima, al 2007, quando ancora Cosentino non ricopriva queste cariche”.

”Inoltre – ha proseguito Lepore – la Costituzione offre questa prerogativa per quanto riguarda gli onorevoli solo in base al ‘fumus persecutionis’. Ma dov’è, in questo caso, questo ‘fumus persecutionis’? In questo caso anche se si dovesse pensare al ‘fumus persecutionis’ da parte dei pubblici ministeri ci sono ben sette pubblici ministeri che attaccano Cosentino? Non credo proprio. Oggi, con l’ordinanza ottenuta, abbiamo non soltanto i tre pubblici ministeri ma anche il procuratore aggiunto coordinatore e ci sono anche io che ho firmato la richiesta. Oltre questi ci sono i giudici. Tutta questa gente avrebbe qualcosa contro Cosentino? Io con Cosentino ho degli ottimi rapporti”.

FONTE:  http://www.dirittodicritica.com/2012/01/12/cosentino-lega-maroni-berlusconi-33071/

Pubblicato in: lega, politica, satira

Ieri Esaù contro Giacobbe. Oggi Calderoli contro Monti. Ovvero la politica della lenticchia.


Tutti conoscono la vicenda biblica di Esaù che vendette la primogenitura a Giacobbe per un piatto di lenticchie.

Le bibliche lenticchie – per di più unite al cotechino – sembrano oggi scandalizzare il leghista Calderoli. Costui, contravvenendo alla logica e al buon gusto siede in Parlamento, dove ha ricoperto la carica di Ministro alla Semplificazione Normativa e addirittura di vicepresidente del Senato. Che, per chi non lo sapesse, sarebbe come dire la quarta carica dello Stato.

Ora il sen.Calderoli, cui il buon Dio ha dato inopinatamente il dono della parola ma ha negato quello della logica e della coerenza, se la prende con Monti, del quale pretende le dimissioni perché l’ultimo dell’anno si è permesso di mangiare lenticchie e cotechino a Palazzo Chigi – udite udite – con i suoi stretti familiari.

Calderoli non solo parla, ma scrive : “Se corrispondesse al vero la notizia secondo cui la notte del 31 dicembre si sono tenuti festeggiamenti di natura privata per il nuovo anno a Palazzo Chigi, Monti dovrebbe rassegnare immediatamente le dimissioni e chiedere scusa al paese e ai cittadini“.

Calderoli vuole sapere se la festa avesse caratteristiche di natura privata, chi erano gli invitati, chi ne abbia sostenuto gli oneri. Inaspettatamente non ha chiesto la marca del cotechino e i tempi di cottura delle lenticchie. Fattore, quest’ultimo, che potrebbe intaccare le riserve energetiche del Paese.

Il prof. Monti, la cui classe è distante anni luce da quella del suo predecessore, per non dire di quello del suo interrogante, ha risposto con una nota elegantissima :

…si è tenuta presso l’appartamento… di servizio del presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1 gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni. 

Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese.

Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti…”. 

“Gli acquisti … sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie). La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti“.

La nota prosegue con la stoccata finale : “Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale. Il presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente.”.

Grande Monti, la classe non è acqua! Lo “sciagurato” , cioè il Calderoli, “rispose”, insistendo nelle accuse, non rendendosi conto di coprirsi ulteriormente di ridicolo.

Fa piacere constatare che l’autore del Porcellum, la “legge porcata”, abbia tanto a cuore le casse dello stato, da voler indagare se Monti – che notoriamente ha rinunciato a tutte le indennità relative alla sua carica e ritorna in treno a casa per i fine settimana – carichi di nascosto un piatto di lenticchie sul bilancio dello stato. 

Calderoli, il mutante, fondamentale contributo leghista alla biodiversità del genere umano.

Probabilmente la mutante sensibilità di Calderoli cambia con le mutazioni di governo : per esempio non ci risulta che il senatore – ai tempi in cui “la patonza doveva girare”, per dirla con Berlusconi – abbia mai fatto interrogazioni scritte per contestare :

  • il pagamento  all’Unione Europea, da parte di tutti i contribuenti italiani, di una multa di diversi milioni di euro per le quote latte che poche centinaia di allevatori padani hanno sistematicamente sforato : le multe invece di pagarle loro le abbiamo pagate noi. 
  • la talora disinvolta gestione di miliardi di euro da parte della Protezione Civile che sono finiti alla “cricca”.
  • che le frequenze per il digitale terrestre venissero affidate dallo stato con un beauty contest a titolo gratuito (ovvero ad aziendam – cioè Mediaset e RAI);
  • i fondi sprecati per tenere aperto l’aeroporto di Malpensa;
  • i 3 miliardi e mezzo di euro di debiti Alitalia appioppati a noi contribuenti;
  • che su aerei di stato c’erano altri presidenti del Consiglio che si portavano le “veline” e Apicella nella villa in Sardegna, oltre a Ministri del suo governo che li utilizzavano per andare a vedere le partite di calcio;
  • i fondi (misteriosi, ma non troppo) che sono serviti al salvataggio della banca leghista andata in bancarotta; 
  • il grottesco decentramento dei ministeri al Nord;
  • il costoso e inutile mantenimento delle province, alla cui abolizione il suo partito si oppone.
  • il nepotismo leghista che fa eleggere un ragazzo di venti anni pluribocciato alla maturità in Consiglio Regionale, solo perchè figlio del boss;
  • lo scudo fiscale per gli evasori che hanno portato fondi all’estero, condonati con una tassa di solo il 5%.

Si potrebbe continuare all’infinito, chiedendo conto al Sen.Calderoli anche di tutte le leggi ad personam da lui votate durante il vari governi Berlusconi, che hanno prodotto danni non solo alle casse dello stato, ma soprattutto all’etica pubblica.

Ma il mutante sen.Calderoli, mutatis mutandis – che lui probabilmente tradurrebbe come “cambiate le mutande” –  cioè cambiato il governo, è improvvisamente mutato anche lui: come Esaù,contesta addirittura delle misere lenticchie di fine d’anno all’austero prof.Monti. 

Forse Calderoli non voleva essere ricordato dai posteri solo per il Maiale Day e la “Legge Porcata”, ma anche per le lenticchie e il cotechino. Che, detto fra noi, è pur sempre un piatto padano.

fonte : http://svistasocialclub.wordpress.com/2012/01/11/ieri-esau-contro-giacobbe-oggi-calderoli-contro-monti-ovvero-la-politica-della-lenticchia/

Pubblicato in: lega, MALAFFARE, politica

I fondi neri della Lega


La Padania rischia di chiudere, le sezioni locali non sanno più come pagare gli affitti, la crisi morde un po’ tutti quanti, e la Lega Nord, dopo 20 anni di fallimenti politici e finanziari, sapete che fa? Investimenti finanziari esteri per milioni di euro, tutto in pochissimi giorni, tra valuta norvegese, fondo “Krispa Enterprise ltd” di base a Larnaca, nell’isola di Cipro, e fetta più grossa riservata ad un fondo della Tanzania, Africa.

Otto milioni di euro in tutto, soldi di “Roma ladrona”, giunti nelle casse del Carroccio via rimborso elettorale. A gestire questa intricata serie di operazioni l’ex Sottosegretario Francesco Belsito, personaggio ambiguo, discusso, fedelissimo di Umberto Bossi (eccoli nella foto) e tesoriere del partito, in un’operazione che tirerebbe in mezzo anche “il consulente finanziario Stefano Bonet, coinvolto in un rocambolesco fallimento societario nel 2010 e in affari con l’ex ministro “meteora” Aldo Brancher”.

E meno male che questi erano quelli “radicati sul territorio”, attenti all’economia reale, quelli dei manifesti “i nostri soldi restino in Padania!”. Quelli vicini agli imprenditori del Nord e grandi nemici dei “banchieri”, nonché profeti del demonio-finanza. Quelli che gli africani “fuori dalle palle”, però se c’è da fare un po’ di soldi dalle loro parti, perché no.
 
FONTI : 
 
Pubblicato in: antifascismo, facebook, lega, OMOFOBIA, politica, razzismo

Ti odio su Facebook, due anni dopo.


Quando nel 2010 ho pubblicato ‘Ti odio su Facebook’ ero convinto che il libro sarebbe diventato presto obsoleto. I gruppi inneggianti al Duce o alle Br, le miriadi di manifestazioni di violenza e intolleranza di personaggi anche pubblici a livello locale: pensavo che tutto questo, raccontato nelle sue pagine, sarebbe scomparso da bacheche e giornali, sopraffatto dalla graduale presa di consapevolezza da parte degli utenti della pubblicità del mezzo, da un lato, e delle dinamiche del trolling, dall’altro.

Impossibile stabilire un confronto quantitativo, naturalmente, che permetta di tirare delle conclusioni statisticamente fondate sulla diffusione dell’odio sul social network di Mark Zuckerberg. Eppure le cronache di questi giorni sembrano indicare che mi sbagliavo. Con 20 milioni di italiani iscritti, e un fenomeno che  a livello planetario riguarda ormai 800 milioni di individui, ci sono ancora docenti che su Facebook non fanno mistero delle proprie posizioni antisemite, consiglieri che sostengono che contro gli immigrati «servono i forni» e assessori che dichiarano candidamente che a loro avviso l’omosessualità è una «turba psichica».

Posizioni in certi casi degni del ‘miglior’ trolling: manca solo il tiro al bersaglio contro i bambini down. Con la differenza che, in tutti questi casi, non c’è nemmeno l’intento (per quanto maldestro, azzardato o sopra le righe) di far ridere, farsi notare o denunciare ipocrisie: è pura e semplice idiozia messa in bella mostra, senza alcuna remora, davanti a milioni di concittadini.

Due anni fa ho scritto quel libro per raccontare come molti giornalisti avessero travisato alcune dinamiche dell’odio in rete, finendo mani e piedi nelle trappole di buontemponi e provocatori – con la conseguenza, per fortuna finora sventata, di legittimare strette repressive della libera espressione sul web. Oggi mi viene da pensare che, mentre la gran parte dei professionisti dell’informazione ha colmato in breve tempo la lacuna, altrettanto non si possa dire di alcuni personaggi pubblici.

O forse hanno capito, ma se ne infischiano. Il che sarebbe anche più grave.

FONTE http://ilnichilista.wordpress.com/2012/01/08/ti-odio-su-facebook-due-anni-dopo/

Pubblicato in: lega, politica, razzismo

I baschi non riconoscono la Padania


L’atto d’amore della Lega, all’indomani delle elezioni spagnole, verso il movimento indipendentista basco (che ha ottenuto un eccellente risultato), non è affatto ricambiato: «La Padania è un territorio immaginario nella valle del Po e solo la Lega ci vede un passato glorioso di radici celtiche, di druidi e forse anche uno gnomo… Ma quando sono al governo i leghisti abbandonano la cravatta verde e i costumi di Asterix e Obelix».
I baschi sono separatisti, ma non certo dalla realtà

http://www.diariovasco.com/v/20111115/mundo/liga-norte-convoca-parlamento-20111115.html

IL CASO

Il Carroccio scivola in basco

Alla dimostrazione di affetto del Carroccio, il partito basco ha risposto picche. Dalle pagine di diariovasco.com gli indipendentisti iberici hanno definito l’esperienza della Lega come quella di «un’operetta italiana», confermata dalla decisione del Carroccio di piantare in asso il nuovo primo ministro Mario Monti (chissà che scriveranno ora che Umberto Bossi ha detto addirittura «che fa schifo»!).
IL PREZZO DELL’INCOERENZA. Ma il sito non si ferma qui e prosegue col colore: «Il meglio si è avuto quando hanno deciso di riaprire il parlamento padano, invenzione del 1997, quando erano all’opposizione e volevano fare la secessione. Poi l’esperienza si è conclusa nel 2001 dopo aver vinto le elezioni con Berlusconi. Stavano abbandonando l’idea dell’indipendenza per il federalismo fiscale. Ora vorrebbero riconquistare la verginità, lavandosi il viso dall’alleanza con Berlusconi per riconquistare il proprio elettorato».
PADANIA IMMAGINARIA. E anche sulla Padania come entità territoriale ed etnica hanno espresso qualche dubbio: «La Padania è un territorio immaginario nella valle del Po e solo la Lega ci vede un passato glorioso di radici celtiche, di druidi e forse anche uno gnomo… Ma quando sono al governo i leghisti abbandonano la cravatta verde e i costumi di Asterix e Obelix».
La verità è che l’anelito indipendentista basco non ammette sacrifici di opportunità politica.
COMPROMESSO IMPENSABILE. «Tutti i partiti, dalla sinistra estrema al partito nazionale basco sono indipendentisti. Qui non andrebbero mai a sedersi in un parlamento nazionale», ha spiegato a Lettera43.it Laura, valtellinese di nascita, ma basca d’adozione in quanto Phd student a San Sebastian, capitale della provincia basca di Gipuzkoa. «Sono allibiti», ha continuato la ricercatrice, «di come sia possibile che un partito indipendentista sieda al Parlamento di Roma».
Insomma, questi baschi sono duri e puri per davvero. La Lega di Varese è avvisata. E non solo quella.

“Noi baschi offesi dalla bandiera leghista”

All’attenzione del Sig. Roberto Rotondo
Le scrivono due cittadini baschi residenti in Lombardia. Ci sentiamo molto offesi e sconcertati dopo aver letto il suo articolo “Addio Lega di governo. Si torna ruvidi” apparso sulla testata Varese News il 23 novembre 2011 (http://www3.varesenews.it/politica/articolo.php?id=219343). Abbiamo visto la nostra bandiera appesa sul balcone della sede della Lega Nord di Varese. Doppiamente offesi. Da un lato come baschi per l’insulto e affronto della Lega Nord di Varese che, strumentalizzando la lotta basca, millanta somiglianze e affinità inesistenti; non siamo come loro, non lo siamo mai stati e non lo saremo mai. Dall’altro lato, come lettori per la continua manipolazione dei media italiani e la totale disinformazione e impreparazione dei giornalisti italiani.
Il movimento della sinistra abertzale (nazionalista) basca nasce con la finalità di “unire”: unire le nostre terre e unire le popolazioni basche sparse in territori spagnoli e francesi. Il Paese Basco era uno Stato tanti anni fa, il celebre Regno di Navarra, e ha poi subito una dura invasione. L’anno prossimo ricorrono i 500 anni di questa invasione; un’invasione militare, che non è riuscita però a cancellare il nostro sentimento di popolo, e nemmeno a zittire la nostra bocca né la nostra lingua. Euskaldun (basco in lingua basca), vuol dire portatore dell’euskera (lingua basca). Qualunque immigrato che parli l’euskera può essere riconosciuto tanto basco quanto noi. Siamo orgogliosi e felici di avere una componente di immigrati così alta nelle nostre terre, vera e propria ricchezza sociale e culturale. Questa è una delle grandi differenze con la Lega Nord: l’inclusione da una parte e l’esclusione dall’altra. Per questo siamo fieri di sottolineare ogni volta ciò che ci differenzia da chi costantemente fa campagne di odio e razzismo, dentro e fuori le istituzioni.
Lo stato spagnolo ci ha invaso militarmente, perché questo è l’unico campo in cui sono forti. Per questo noi baschi vinceremo con la parola, con le idee, con le nostre azioni quotidiane, per far fronte ad un assedio che è quotidiano, da 500 anni, e ad una persecuzione diretta verso qualunque traccia che odori di basco, sia politica che culturale. E quotidiana è stata anche la nostra resistenza. In questo contesto, 50 anni fa, è nata E.T.A., organizzazione armata, nata dalla volontà di molti studenti universitari che, durante la dittatura fascista di Franco, si sono espressi a difesa popolare e contro il fascismo. ETA ha però terminato pochi mesi fa la lotta militare perché il popolo basco ha chiesto questo. Recentemente tutte le organizzazioni, partiti, collettivi, associazioni che hanno fatto o fanno parte del Movimento di Liberazione Nazionale Basco hanno deciso, con convinzione, di far confluire la lotta ideologica e politica della popolazione in organizzazioni politiche come quella, per esempio, di Amaiur, una coalizione formata da numerosi partiti che rivendicano la sovranità popolare e la difesa dei diritti di base, tutt’altro che scontati in Euskal Herria (Paese Basco). Il nuovo panorama politico evidenzia come Euskal Herria rappresenti un’anomalia nel contesto europeo: una sinistra reale che compete alla pari con forze politiche il cui riferimento sociale e politico è quello dominante attualmente in crisi. Il Paese Basco sta lanciando un chiaro messaggio all’Europa: un’altra democrazia è possibile. La proposta e l’azione della sinistra indipendentista non è per una nuova gestione del presente ma per il cambio delle gerarchie di potere sociale e per una democrazia realmente partecipativa. I neo eletti della coalizione Amaiur, rappresentanti politici eletti democraticamente dai cittadini, porteranno le rivendicazioni di giustizia e libertà fino a Madrid, utilizzando solo l’arma della politica. Definire la coalizione politica di Amaiur “terrorista” vuol dire non conoscere e non sapere leggere e analizzare gli accadimenti che poco lontano dall’Italia accadono.
Avevamo detto di essere doppiamente offesi. Sappiamo che la manipolazione dell’informazione negli stati francesi e spagnolo è una cosa sistematica, ma non capiamo come paesi che non hanno interessi in questo conflitto si facciano complici, sia con il silenzio che con la manipolazione. Un silenzio che occulta le denunce delle torture subite dai cittadini baschi nelle carceri spagnole, torture che anche organismi come Amnesty International e relatori internazionali per i diritti umani riportano e smascherano costantemente. In Italia la manipolazione è addirittura doppia, visto che la Lega utilizza, sempre a sproposito, il conflitto basco-spagnolo, per il proprio interesse.
Siamo quindi offesi sia come cittadini baschi sia come lettori. Ci auguriamo che, almeno nel secondo caso, si debba ad un errore o a semplice ignoranza. Capiamo che chi non è informato sull’indipendentismo basco possa fare confusione con la Lega Nord, ed è per questo motivo che vorremmo invitare il Sig. Rotondo ed i lettori del giornale in cui scrive ad essere maggiormente attenti, interessati e curiosi, con la voglia di capire cosa sta loro intorno, con la voglia di capire cosa accade a un migliaio di km da casa loro, nel territorio basco.
Vorremmo invitar loro anche alla lettura dell’opuscolo “Lega chi la conosce la evita, chi la capisce la combatte” a cura del Comitato Autonomo Varesino dove si spiegano le differenze che abbiamo prima citato (inclusione/esclusione per fare un esempio) ed alle iniziative dei diversi comitati Euskal Herriaren Lagunak / Amici e amiche dei Paesi Baschi, sparsi in tutta Italia. A febbraio, da numerosi anni, si organizza una settimana di solidarietà con il Paese Basco con dibattiti, proiezioni, conferenze con rappresentanti baschi, a Milano e dintorni. Vi invitiamo calorosamente a queste iniziative, sperando che siate numerosi e numerose, perché siamo convinti che se per noi vale la frase “Lega, se la conosci la combatti”, allo stesso modo per voi potrebbe valere la frase “Sinistra Abertzale, se la conosci la condividi”.
Lucia Ezker, Mikel Leyun

fonti :

http://www.meridionalismo.it/2011/12/02/i-baschi-non-riconoscono-la-padania/

LINK SITO DIARIOVASCO
NOVITA’, “DOMANDE E RISPOSTE SULL’ARTICOLO 18 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI”. Aspettiamo i vostri commenti: punti di vista, opinioni, idee per modificarlo e via dicendo…https://ilmalpaese.wordpress.com/2014/09/23/domande-e-risposte-sullarticolo-18-dello-statuto-dei-lavoratori/
Pubblicato in: lega

Caro elettore della Lega, se tu fossi coerente non voteresti il partito dell’incoerenza.


Dal momento in cui Monti è stato nominato Premier, la Lega Nord ha cambiato volto. Si è trasformata completamente. E’ diventata il partito anti-casta, anti-corruzione, anti-tasse, anti-Berlusconi, un partito di opposizione durissima al governo dei banchieri.

Se questo partito fosse nato proprio in concomitanza con la nascita del governo Monti credo che l’elettore leghista potrebbe essere contento del suo partito, perché, oggettivamente, le politiche del nuovo governo vanno a colpire i soliti noti. Sfortunatamente per i leghisti, la Lega Nord non è stata fondata pochi mesi fa ma il 4 dicembre 1989 e dal 2001 al 2011 è stata al governo per ben otto anni.

Caro elettore leghista, tu mi dirai: noi siamo stati al governo con B perché con lui potevamo attuale le nostre riforme.

“Il vero potere Gelli diceva che lo deteneva chi ha i mezzi di informazione e Berlusconi era la tessera 1816 della P2 di cui Gelli era a capo. E prima di Gelli, se ricordo bene, era un principio espresso dal nazista Goebbels.” (dall’intervento alla Camera dei Deputati del 24 gennaio 1995; citato in Gianna Fregonara, “Bossi traditore”. Berlusconi Goebbels”, Corriere della sera, 25 gennaio 1995, p. 2)

Caro lettore leghista, perché hai votato per chi, nonostante certe posizioni, è stato al governo con la tessera 1816 della P2 ?

“Se non passa il federalismo il nord torna alla secessione ma quella dura, senza mezze misure, senza alcuna mediazione con lo Stato italiano.” ( Umberto Bossi, citato ne la Repubblica del 4 dicembre 2003)

Caro elettore leghista, mi sembra che non hai avuto ne’ il federalismo ne’ la secessione.

“Penso che vinceremo le elezioni e cambieremo la Costituzione in senso federalista. Ma, se sarà come l’ultima volta, con i partiti che racconteranno un sacco di bugie sulla devolution, per non cambiare nulla, sarà l’ultima volta che il Parlamento del Nord e la Lega tenteranno la via democratica. (dal discorso alla seduta del “Parlamento del Nord” del 2 marzo 2008 a Vicenza; citato in Bossi: vogliamo la Padania libera. Vinceremo e cambieremo la Costituzione RaiNews24, 2 marzo 2008)

Caro elettore leghista, mi sembra che anche questo promessa non è stata mantenuta.

Ricapitoliamo: siete stati al potere con uno del quale pensavate le peggiori cose perché questo piduista mafioso (parole vostre) vi prometteva la realizzazione del federalismo. Pero’, il federalismo non è arrivato, nemmeno la secessione e tante altre cose.

Il tuo partito è un partito anti-casta? Non è lo stesso partito che fa parte della casta da decenni ?

Il tuo partito è un partito anti-corruzione ? Non è lo stesso partito che ha votato a favore di condoni fiscali ed edilizi, norme ad personam, depenalizzazione del falso in bilancio e via dicendo ?

Il tuo partito è un partito antimafia ? Va bene l’arresto (che è opera di magistrati e poliziotti e non di Maroni) dei superlatitanti, per il resto non è lo stesso partito che ha votato contro l’arresto di chi è ritenuto dalla Magistratura il referente politico dei Casalesi e di chi è ritenuto colluso con Cosa nostra ? Vi vantate (senza alcun merito) di aver fatto arrestare dei latitanti ma poi permettete a certa gente di fare i latintanti in Parlamento.

Il tuo è un partito anti- debito pubblico ? Perché allora mentre voi eravate al governo il debito pubblico italiano lievitava sempre di piu’ ?

Il tuo è un partito anti- tasse ? Perché la pressione fiscale ha raggiunto livelli record mentre voi eravate al governo?

E poi non avete fatto nulla per disoccupati, operai, piccole e medie imprese, artigiani…

Caro elettore leghista, a me sembra che i vostri rappresentanti in Parlamento non abbiano fatto proprio nulla per voi. Non potete nemmeno nascondervi dietro la storiella del Sultano che pensa solo a se stesso e non vi lascia governare: potevate lasciarlo solo.

Caro elettore leghista, per coerenza, non dovresti piu’ votare il partito dell’incoerenza.

Gio’ Chianta

Pubblicato in: lega, politica

Perché la Lega si è rimessa a sbraitare.


Ma se non usasse i fischietti in Aula, se non esponesse striscioni con scritto «governo ladro», se non avesse rispolverato il parlamento padano e giurato di battere moneta padana, se non urlasse al colpo di Stato, se non minacciasse lo sciopero fiscale, se non dicesse a Monti di dimettersi perché altrimenti i tartassati lo vanno a prendere a casa, se un suo deputato non avesse parlato a Montecitorio con gli abiti da operaio di fabbrica – se non avesse sparato insomma tutte queste cartucce dell’armamentario secessionista-populista-folkloristico, chi avrebbe notato la Lega, ora che è una forza di opposizione isolata che si aggira intorno all’8%?

Nessuno. Per questo alza la voce: per farsi notare. Non è una strategia politica, ma mediatica. E di sopravvivenza, non di rilancio. Se fosse vero il contrario, si impegnerebbe per completare il federalismo, non per ottenere una fantomatica indipendenza di cui non si capisce nemmeno il significato. E per garantirsi i voti necessari a farlo, invece di inimicarsi l’unico partito (il Pdl) che potrebbe davvero darglieli.

E’ il triste destino di chi, dopo essere stato sotto la luce dei riflettori, si accorge di essere uscito dal cono di luce. E, resosi conto di non avere una seconda chance né il talento che serve per riguadagnare la scena, si mette a urlare e strepitare come morso da una tarantola. Così ci costringe a guardare, ancora per un attimo. Prima di lasciarlo nel buio, ai suoi fantasmi.

FONTE :  http://ilnichilista.wordpress.com/2011/12/22/perche-la-lega-si-e-rimessa-a-sbraitare/

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Se la lobby entra a Palazzo


Il fronte politico anti-liberalizzazioni.

Farmacie. Taxi. Edicole. Negozi. Nelle ore decisive della scrittura della manovra di Mario Monti, le lobby professionali ed economiche italiane si sono fatte sentire. Stoppando buona parte delle liberalizzazioni che l’ex presidente della Bocconi aveva in mente. Generando nervosismo all’interno del governo. «Le lobby non ci fermeranno. Basta con le brutte figure. A gennaio ripresentiamo tutto. Interverremo su farmacie, taxi, professionisti, autostrade e servizi pubblici locali», ha detto un amareggiato Antonio Catricalà. Ma tant’è: Monti, l’uomo che da commissario europeo aveva osato dire no a Bill Gates, stavolta si è fermato davanti ai capetti dei tassisti romani e milanesi.
PDL E FLI: ONOREVOLI DA BANCO. Ma le lobby che si sono mosse per fermare le liberalizzazioni quali terminali vantano all’interno del Palazzo? Si prendano, per esempio, le farmacie, che sono riuscite a evitare la vendita dei farmaci di fascia C nei supermercati grazie a un vero e proprio blitz dei deputati Gianfranco Conte (Pdl) e Chiara Moroni (Fli, farmacista) in commissione Bilancio.
Il loro gioco di sponda è stato perfetto e l’emendamento del governo è stato bocciato.
ALLEATI DI FEDERFARMA. Ma Federfarma e le altre associazioni possono contare anche sull’appoggio di altri esponenti politici: il deputato Pietro Laffranco e il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, entrambi del Pdl. Ma anche Rocco Crimi, Massimo Corsaro e l’ex ministro Maurizio Sacconi (tutti del partito berlusconiano) la cui consorte è direttore generale di Farmindustria. Insomma, le 18 mila farmacie italiane (che con la fascia C fatturano 3 miliardi di euro l’anno) si sono fatte sentire. E sono riuscite a bloccare il governo.

Gasparri per i tassisti romani. Lega per i milanesi

Altra potente lobby è quella dei taxi. Specialmente a Roma e Milano, dove, con rispettivamente 7.500 e 5 mila licenze, da anni sono determinanti nell’elezione dei sindaci. E se nel capoluogo lombardo i tassisti hanno scelto come partito di riferimento la Lega, nella capitale sono legati al mondo degli ex An. Specialmente a Gianni Alemanno (che non avrebbe vinto senza di loro) e a Maurizio Gasparri. Ma soprattutto a Marco Marsilio (deputato “gasparriano” del Pdl), che ha contribuito a forza di emendamenti a fermare Monti. E lo stesso Fabrizio Cicchitto è apparso particolarmente sensibile ai problemi dei tassinari romani, che da anni conducono una strenua lotta contro l’emissione di nuove licenze e gli Ncc.
AUTOSTRADE ED EDICOLE. Un’altra categoria che gode di difensori nel Palazzo, specialmente in settori nordisti del Pdl, è quello delle Autostrade, che ha nell’Aiscat (associazione di 23 concessionari che hanno in gestione 5.600 chilometri di rete autostradale) il difensore d’ufficio.
Mentre gli edicolanti, che hanno proclamato una serrata di tre giorni contro la proposta di vendere i giornali in altri punti vendita, contano agganci con il Partito democratico e con l’Udc di Pier Ferdinando Casini.
EX AN PER IL PUBBLICO IMPIEGO. Poi c’è il pubblico impiego. Monti non ha messo i dipendenti pubblici nel mirino, ma quando l’ha fatto Silvio Berlusconi (Giulio Tremonti voleva diminuire i loro stipendi) sono subito insorti tramite gli ex An. Sia quelli che ora stanno nel Pdl, come Andrea Augello e Fabio Rampelli, sia i finiani, a partire dal presidente della Camera e dai suoi fedelissimi Italo Bocchino e Carmelo Briguglio.
Infine, naturalmente, ci sono le banche. Che per alcuni non hanno bisogno di essere difese, visto che hanno rappresentanti direttamente all’interno della squadra di governo (Corrado Passera e Mario Ciaccia). Anche tra i parlamentari, però, esistono terminali direttamente collegati al mondo bancario. Come i pidiellini Luigi Grillo (uno degli alleati dell’ex governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, e di Gianpiero Fiorani) e Giampiero Cantoni.
98 PARLAMENTARI AVVOCATI. Se poi apriamo il campo delle professioni, basti pensare che un parlamentare su due è iscritto a un ordine. E che 58 avvocati siedono sugli scranni di Montecitorio e 38 su quelli di Palazzo Madama. Infine, contro la liberalizzazione degli orari dei negozi si sono battuti i commercianti e le loro associazioni: Confcommercio e Confesercenti. Che nel mondo politico possono contare su diversi rappresentanti, tra cui l’ex ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, ex presidente dei giovani di Confcommercio..

FILIPPO CONTI

FONTE  http://www.lettera43.it/economia/macro/34338/se-la-lobby-entra-a-palazzo.htm

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Bossi: “apriamo il parlamento del Nord”. Ma è un ristorante e non hanno prenotato


Pochi giorni fa sono stati costretti a dimettersi, assieme a tutto il Governo Berlusconi, prima di condurre il Paese nel baratro. Definitivamente dico.

Poi il Governo Monti, e l’immediata presa di distanza della Lega Nord. E quell’annuncio solenne: “Riapriremo il Parlamento del Nord! Riapriremo il Parlamento Padano!”. Prima convocazione: 4 dicembre 2011.

Ex Ministri, Onorevoli ed aus organ rilanciano in pompamagna: “Il nostro vero Parlamento!”.

Pensavamo di aver già raggiunto l’apogeo tragicomico. Ci sbagliavamo, naturalmente.

Sentite cosa dice Mario Maistrello, proprietario della Villa/Ristorante/Parlamento-Padano:

Si sono dimenticati di prenotare, e da qui a Natale noi siamo pieni. Una telefonata questi signori potevano anche farla … Col mio legale abbiamo diffidato direttamente il signor Bossi, che io conosco bene, non solo dal venire, ma dall’usare in modo inopportuno il nome di Villa Bonin. Vorrei vedere lui, se mi presentassi io con gli amici per una festa a via Bellerio, all’improvviso … mi dispiace, ma le nostre porte sono chiuse, in quei giorni abbiamo un battesimo ed una cena aziendale, altroché Parlamento.

Insomma, la riscossa padana (dopo 10 anni di governo) riparte da qui:
Si sono dimenticati di prenotare…
                                                

FONTI :  http://www.agoravox.it/Bossi-apriamo-il-parlamento-del.html

http://nonleggerlo.blogspot.com/2011/11/comiche-padane.html

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I numeri che la Lega non ha


I numeri parlamentari sono importanti ma non dicono tutto. Noi siamo 60 deputati, ma dietro di noi ci sono milioni di famiglie, imprese, giovani e pensionati. Il suo rischio non è di avere la Lega all’opposizione ma è di trovarsi l’opposizione della Padania intera.

Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera della Lega Nord, dopo aver espresso il proprio timore che questo governo sia feroce come le banche – il che, detto da chi di banche se ne intende, deve far preoccupare – si è lanciato in queste dichiarazioni fantasiose, a prescindere dal fantasioso concetto di Padania.

In primo luogo, in una democrazia rappresentativa i deputati rappresentano cittadini, famiglie, imprese, giovani e pensionati. E’ così di default, non è stata la Lega a inventarsi questa cosa. Anzi, la Lega ha privato i cittadini del diritto di scegliere direttamente il proprio rappresentante grazie alla calderoliana legge porcellum, delegando alle segreterie dei partiti la scelta dei rappresentanti di cittadini, famiglie, imprese, giovani e pensionati.

In secondo luogo starei attento con l’arrogarsi il diritto di rappresentare la Padania intera. Alle elezioni politiche del 2008, le province in cui la Lega Nord ha ottenuto la maggioranza relativa sono quelle colorate in verde.

E’ poi interessante notare che nel 2008 la Lega ha ottenuto la fiducia di 2.501.516 cittadini di Piemonte, Lombardia e Veneto (per comodità ho considerato solamente le tre regioni più popolose del nord Italia), contro i 3.832.714 voti del Popolo della Libertà e i 3.425.602 voti del Partito Democratico. Alle regionali del 2010, pur essendo aumentati come quota sul totale, i voti della Lega in queste tre regioni sono scesi a 2.222.873. Per avere un’idea, i residenti nelle tre regioni considerate sono circa 20 milioni. Non 2 milioni – come i voti della Lega -, ma 20 milioni.

FONTE : http://onthenord.wordpress.com/2011/11/18/i-numeri-che-la-lega-non-ha/

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Paese di burro


Il capogruppo della Lega attacca, alla Camera, Fini e la sua compagna, per rispondere all’attacco che Fini, ieri, in tv ha fatto a Bossi e sua moglie.

I deputati della Lega urlano “dimissioni”.

Il vicepresidente di Fli Bocchino, alza gli occhi dall’iPad, e prova a replicare.

Volano insulti e spintoni. Il vicepresidente Bindi sospende la seduta, sotto gli occhi attoniti degli alunni di una scuola superiore che erano sulle tribune ad assistere.

Tutto questo mentre l’Italia di burro si scioglie sotto le prime piogge dell’autunno.

Otto morti tra la Liguria e la Toscana per due giorni di temporali. Crollano ponti, debordano fiumi, si tappano fogne, si allagano strade, torrenti di fango travolgono i paesi, distruggendoli.

Un evento prevedibile, anzi certo, come le piogge autunnali, diventa catastrofe.

Con una puntualità terribile.

Ogni anno, le stesse scene. Cambia solo il “geodestino”: una volta è la Campania di Sarno, una volta è la Sicilia di Messina, una volta la Liguria delle Cinque terre.

La settimana scorsa, Roma. Oggi, La Spezia.

Calamità naturali? La pioggia di questi giorni non lo è. Lo è un terremoto, uno tsunami; lo è un tifone, un uragano. Non può esserlo un temporale.

Eppure in Italia si muore di temporale.

Nessuno ha pensato, in questi anni, di mettere in sicurezza gli argini dei fiumi, di rinforzare i ponti, di tutelare i piccoli centri abitati; gli enti locali non fanno la manutenzione di caditoie e fogne,  con due dita di pioggia si allagano le città.

Il Paese di burro si scioglie sugli anziani che muoiono negli scantinati allagati, sulle ragazze che soffocano nelle auto intrappolate.

Perché?

La risposta è nella scenetta iniziale.

La classe politica che si insulta sulle mogli, sugli scandali reciproci.

“Avete Dell’Utri, Cosentino, Verdini. Siete tutti sotto processo”, urlano a sinistra.

“Pensate a Penati”, urlano a destra.

La classe politica che lottizza tutto: i servizi segreti, la guardia di finanza, i telegiornali, la protezione civile, fino all’ultimo ente territoriale; una lottizzazione, a sua volta, finalizzata a drenare soldi, finanziamenti, appalti, e a distribuire stipendi e prebende. Questa classe politica si asciuga il lacrimone di circostanza sui morti di temporale e poi si accapiglia su quello che davvero gli interessa.

Sé stessa.

La gente ci muore, ma chi se ne frega. Alla Camera si litiga su altro. La moglie di Fini, la moglie di Bossi.

Che cosa si deve aggiungere?

Scomparse le Cinque Terre (di chi la colpa e chi paga?)

Ebbene si! Con le piogge di ieri sono scomparse le Cinque terre. Mentre scrivo si sta evacuando “via mare” Vernazza, ma anche Monterosso, Levanto etc. sono nelle medesime condizioni. Stessa sorte per molti altri Comuni della Provincia di Massa Carrara… ad Aulla, per esempio, ci sono morti e dispersi e moltissimi senza tetto.
Allora mi chiedo e vi chiedo: non sarebbe il caso che i Presidenti delle Province di La Spezia e di Massa Carrara si dimettessero subito, immediatamente? E non sarebbe il caso che anche i Sindaci di tutti quei Comuni coinvolti si dimettessero a loro volta? Non sarebbe giusto che nessun rimborso economico fosse dato a chi ha costruito abusivamente e poi ha chiesto il condono?
Dopo le dimissioni riterrei giusto che la magistratura si occupasse dei crimini da loro perpetrati.
La colpa? aver favorito nel corso di 30 e più anni speculazioni edilizie, aver privilegiato la costruzione di abitazioni, hotel, porticcioli per ricchi al posto di una valorizzazione della natura di luoghi straordinari.

FONTI :  http://antoniomenna.wordpress.com/2011/10/26/paese-di-burro/

http://rossiabner46.wordpress.com/2011/10/26/scomparse-le-cinque-terre-di-chi-la-colpa-e-chi-paga/

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Bossi costruisca la sua “padania 2” e la smetta di rompere le palle al popolo del nord.


 

Evidentemente Bossi non sa fare due piu’ due, perché se lo sapesse fare non parlerebbe di secessione. La secessione della fantomatica padania dovrebbe avvenire per volere del popolo padano. Bossi e i suoi identificano questo popolo con il popolo del nord, mentendo sapendo di mentire.

Per capire che si tratta di una gigantesca balla basta semplicemente fare due conti. Il popolo del nord è costituito da quasi 28 milioni di abitanti, coloro che vorrebbero la secessione (cioè gli elettori della Lega) sono poco piu’ di 3 milioni. Appare chiaro che non è il popolo del nord a volere la secessione della padania ma gli elettori leghisti. Mi vengono in mente due domande:

1-  Come è possibile chiedere la secessione di un qualcosa che non esiste (la padania)

2- Come e dove mettere insieme 3 milioni di persone distribuite in maniera eterogenea su tutto il territorio del nord ?

Idea:  Bossi, facendosi finanziare dal ricco amico Berlusconi, puo’ comprare dei vasti terreni e costruire la sua padania 2 mettendoci dentro tre milioni di persone, in questo modo diventa ancora piu’ ricco e soprattutto la smette una volta per tutte di rompere le palle al popolo del nord. 

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L’orrore. L’orrore


(di Lameduck dal sito MenteCritica.net)

Io, a questo punto, se fossi  il capitano Willard della situazione, chiamerei i bombardieri e farei loro lanciare il napalm.
Napalm sui raduni dei padani, con i resti mortali di Bossi a biascicare di secessione, che invece è tradimento bello e buono. Ci vuole la NATO, una bella  importazione di democrazia che faccia passare tutte le velleità eversive a quei cialtroni. Terra bruciata e del prato di Pontida un enorme parcheggio.
Napalm sui servi che difendono disperatamente i loro bottini di argenteria rubata al padrone e sperano di raccattare ancora qualche forchetta nella fuga da palazzo. Sui lecchini e sui loro prolungati lavori di lingua telefonici per ingraziarsi un vecchio rincoglionito drogato di menzogne che favoleggia di rapporti plurimi ad un età in cui non riescono più spontaneamente neppure le seghe.
Napalm sulle pupe del gangster fasciste che odiano e disprezzano chi è affetto dall’orribile malattia dell’onestà e anche – perché mi sono proprio rotta le palle – su chi le difende solo perché donne e quindi “sorelle” e quindi “la prostituzione è colpa della società, del maschilismo, eccetera”. Sorelle un cazzo. Se dovessero spingerci dentro una camera a gas lo farebbero per una borsa di Vuitton. Mandatele a pulire i cessi delle stazioni, a sollazzare qualche decina di extracomunitari al giorno in un centro d’accoglienza, a tirar su cinquecento euro per sera a venti euro di bocca sulla statale Adriatica, da consegnare per intero a due bei papponi albanesi amanti del coltello e del bastone. Napalm sulla loro bellezza temporanea, sulla loro sfacciata impudenza di cicale stercorarie.
Napalm ovviamente sui palazzi d’inverno e d’estate, sulle seconde, terze e quarte residenze, sui mausolei troppo tristi e vuoti, sui falsi vulcani e le ville rubate alle bambine. E che lui cessi di soffrire raggiungendo una pace eterna dei sensi.
Napalm però anche sui giornali da culo che osano paragonare Pertini a Lavitola. Sulla televisione italiana, che ne rimanga solo il monoscopio e poi la neve. Sull’opposizione che cincischiae il terzo polo che vorrebbe ma non vuole – come quelle che danno il didietro per sposarsi vergini – e che se dovessero governare andrebbero avanti solo tre mesi prima di scannarsi a vicenda. Fuoco a volontà. Si accettano ulteriori suggerimenti. Abbiamo scorte sufficienti.

FONTE : http://www.mentecritica.net/lorrore-lorrore/informazione/cronache-italiane/lameduck/21508/

Pubblicato in: lega, MALAFFARE, politica, razzismo

Gridare alla secessione coi soldi di Roma.


(dal blog il Nichilista)

L’Italia è un Paese meraviglioso per molti motivi. Non ultimo quello di elargire quasi 4 milioni di euro (per l’esattezza, 3.896.339,15 nel corso del 2010 per l’anno 2009; dati aggiornati al 6 giugno 2011) a un quotidiano che non solo lo schifa sistematicamente ma che domani, in prima pagina, chiede attraverso le parole di un ministro della Repubblica italiana, Umberto Bossi, un improbabile «referendum per la libertà» della Padania.

Insomma, noi italiani paghiamo per dare voce alla loro secessione, per quanto ammuffita, propagandistica e di cartapesta. E nonostante questo dobbiamo pure sentire Bossi dirci che la democrazia è finita e «il fascismo è ritornato con altri nomi e facce».

Vallo a trovare un ‘regime’ che ti paga per urlare alla secessione a tutta pagina, Umberto.

Io invece mi chiedo se non siamo in presenza di un caso di eccesso di democrazia. In altre parole: evviva la libertà di espressione, ma non possono almeno pagarselo di tasca loro, il quotidiano indipendentista? L’articolo 5 della Costituzione non dice forse che l’Italia è «una e indivisibile»? E noi riempiamo di soldi chi vuole smembrarla, magari lasciando nel frattempo morire tanti progetti che meriterebbero l’aiuto dello Stato?

Solo un Paese meraviglioso potrebbe farlo. E infatti.

fonte : http://ilnichilista.wordpress.com/2011/09/18/gridare-alla-secessione-coi-soldi-di-roma/

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Bossi, l’Italia e la padania inesistente


Di Francesco (dal blog discutendo insieme)

 

“L’Italia finisce male”, dice Bossi in un comizio a Schio, “bisogna essere pronti per il dopo e, per noi il dopo è la padania. I popoli del nord uniti sarebbero lo stato più forte d’Europa”. E ancora, “la gente ha capito nel profondo del cuore che il progetto è passato e che l’idea di vincere insieme è partita”. E ancora, “la padania vuol dire unito e libero mentre il centro sud munge il nord”. 

Che l’Italia stia finendo male è sotto gli occhi del mondo. Con un corpo politico che da decenni pensa solo al suo benessere c’è poco da sperare in tempi migliori. Però, una delle cause dello sfascio dell’Italia è proprio la Lega.

Bossi dice “meno male che siamo partiti tanti anni fa”, sì, vero, e in questi anni non ha fatto che operare, appunto, per la disgregazione dell’Italia. Quello che Bossi imputa alla crisi attuale, in realtà è da imputare al suo gruppo politico. Partendo dal federalismo, cavallo di battaglia della Lega.

Un dato recente della responsabilità leghista lo si può trarre dalle tasse locali, che in quindici anni sono cresciute del 138% contro il 6,8% di quelle centrali (questo dato dovrebbe far riflettere anche su due altri aspetti della crisi: il costante aumento delle tasse “non visibile” e lo spostamento delle responsabilità dal centro alla periferia). Ed è proprio il federalismo la causa di questo aumento. Un federalismo che, se da un parte predica l’autonomia locale, e la sua indipendenza dal centro, dall’altra si adopera affinché i costi dello stato ricadano proprio su tale autonomia. E mentre la Lega si prepara alla battaglia per “non toccare le pensioni, ma quali?” e non aumentare l’iva con dichiarazioni ridondanti, non fa menzione dei costi della sua politica e nemmeno dei tagli dal centro proprio agli enti locali (anzi, propone la scelta tra tagli e pensioni, due azioni che, comunque ricadrebbero sulla spalle dei cittadini) che si troverebbero così nella difficilissima situazione di dover scegliere tra aumentare le tasse o ridurre il welfare state, il tutto mentre il partito leghista si sta spartendo la torta con l’odiata Roma.

Che il sud sia meno produttivo del nord lo si è sempre saputo, che il nord sia più capace di creare uno stato meno debole, è cosa nuova. Basti vedere l’attuale crisi industriale del nordest; crisi che non deriva certo dalle spese eccessive dello stato e, men che meno, dalle spese per lo stato sociale, casomai, dal tipo di economia esistente basato, essenzialmente, sull’artigianato e piccola industria.
Per quanto riguarda il sud, va ricordato alla Lega che dal dopoguerra è stato tenuto come una sorta di riserva di manodopera per il nord, questo implica che il mancato sviluppo è da imputare al nord stesso. Il nord, invece, pur avendo avuto a disposizione i soldi statali per il suo sviluppo (finanziamenti per lo sviluppo del territorio sottosviluppato di cui ha attinto ampiamente), non è riuscito a porsi come garante di un’economia italiana forte nei confronti dell’Europa. E questo a causa di un disimpegno sul territorio nazionale – si preferisce delocalizzare le attività produttive in luoghi (nazioni) a basso costo di manodopera e con meno restrizioni sul piano dei controlli e dell’ambiente – che vede le industrie del nord, e anche la dove comanda la Lega, preferire soluzioni liberiste a quelle sociali.

In questo contesto, parlare di stato del nord forte in grado di assorbire la crisi senza toccare il benessere dei cittadini è fuorviante – considerando anche che la stessa Germania, l’economia trainante per definizione in Europa, si trova a dover affrontare gli stessi problemi dell’Italia – perché la crisi ha radici nella globalizzazione del commercio e nella speculazione della finanza sui conti statali e non nel welfare che, casomai, ne sta pagando le conseguenze.

Il progetto leghista – che sin dagli inizi prevedeva la separazione del nord – pur essendo ormai trentennale, non ha però raggiunto il traguardo prefissato. Che il malcontento covi nel cuore della popolazione e che lo rivolga, per la maggior parte, contro il comportamento dei politici, è vero; non è però vero che si rifaccia al progetto della Lega che, al massimo, ha ottenuto alle elezioni intorno al 12% di voti che, anche se ottenuti solo al nord, sono comunque troppo pochi per pretendere d’essere il motore trainante di un cambiamento radicale.

Ed è proprio quel federalismo “impositivo” proposto dalla Lega ad essere in prima persona colpevole dello sfascio dell’Italia; federalismo che, oltre a non dare autonomia ai territori, li costringe entro limiti di manovra impossibili, come a giustificare una successiva centralizzazione dello stato per inadempienza delle amministrazioni locali.

Concludendo, la Lega, di fatto, sta operando proprio allo sfascio dello stato italiano non per uno stato padanio indipendente ma per il controllo leghista di tutto il territorio nazionale.

Fonte notizia: la repubblica.

FONTE :   http://discutendoinsieme.ilcannocchiale.it/

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L’idiota di potere (Anna Lombroso)


Erano gli 60 e il maestro Manzi tracciava lettere e parole con il carboncino su grandi fogli. Era oggetto di benevole derisioni. Eppure grazie alle lezioni a distanza di Non è mai troppo tardi, pare che quasi un milione e mezzo di persone sia riuscito a conseguire la licenza elementare. Fu forse l’ultimo eroico e al tempo stesso domestico tentativo riuscito di contribuire all’unificazione culturale della nazione e di dare una speranza salvifica e di riscatto mediante l’istruzione.
Altro che maestro Manzi. Il ministro ricordando che la cultura non si mangia dentro a un panino taglia i fondi all’accademia della Crusca, soffoca bellezza e istruzione, avvilisce creatività e fantasia. Anche in questo caso la necessità ricatta i diritti, quelli a emanciparsi dalla sopraffazione iniqua e dalla povertà attraverso la conoscenza.
Se la beffarda irrisione rivolta al collega ministro per la sua statura mi fa orrore, ma sono scaramucce ripugnanti interne al governo dei cialtroni, le parole rivolte da Bossi al premio Nobel Levi Montalcini, la scienziata, detto come un insulto, mi turbano.

C’è tutta l’invidia degli analfabeti che invece di emanciparsi vogliono restare nella loro neghittosa ignoranza, rovesciando la loro inferiorità in arroganza, come se il difetto diventasse virtù e qualità. Ci sono i prodromi dei falò dei libri e di tutti i rituali di rivalutazione ottusa e beota delle tradizioni, come misoneismo, del recupero delle memorie etniche, come chiusura, del primato del localismo e dei vuoi valori, come isolamento. Insomma la neo barbarie.
Che per i modernisti regressivi significa l’alimentazione dell’istruzione privata, la svalutazione della cultura come bene comune. Per la lega l’espressione della sua vocazione alla mediocrità, alla riduzione in miseria di aspettative e speranze, funzionale alla creazione di recinti territoriali nei quali richiudersi e “difendersi” dagli altri e insieme dal mondo degli altri, dal cambiamento, dal dialogo, dalla condivisione e dalla crescita che ne deriva e che è la più alta forma di sviluppo di una nazione. Quando tempo fa venne proposto di rinverdire nelle scuole l’educazione civica, ci fu una sollevazione dei pedagoghi di regime: si trattava secondo il premier e i suoi servi sciocchi, di un fazioso indottrinamento. Certo per chi vuole imporre un ethos populista e reazionario è una sconfitta accettare la cultura della democrazia e per chi pensa che debba avere l’egemonia la tecnica del mercato deve essere un cruccio una scienza indipendente.
Non bisogna credere loro. Non odiano la cultura e la conoscenza perché a loro dire sono state egemonizzate dalla sinistra. Condorcet diceva che bisogna separare l’istruzione dall’educazione: l’istruzione è compito dello Stato, l’educazione è compito della società. Loro rivelano con ogni atto di detestare e osteggiare ambedue. Ed è naturale perché la loro vocazione è esautorare stato e società e irridere ed impoverire tutte quelle ricchezze e quei giacimenti che affrancano i cittadini e ne rafforzano decisione, scelte e volontà. Si mi turba la sortita di Bossi rozza e idiota come è lui: fa intravedere una nemmeno troppo latente tentazione di roghi, di gulag, di tribunali maccartisti, il completamento di quel disegno barbarico di offesa alla ragione all’intelligenza, che, ammettiamolo, sono per loro e per Scilipoti le minacce più pericolose. E forse quelle che ci faranno vincere.
 
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da quanti punti parte un leghista?


In due anni dovranno imparare come funzionano il Parlamento e il Governo, cosa dice la Costituzione, come si usa un congiuntivo, quali sono le regole civiche del nostro Paese.
Dopodiché gli stranieri regolari che hanno chiesto il permesso di soggiorno faranno la conta dei ‘crediti acquisiti’.
Una sorta di “pagella dell’immigrato”.
Con almeno trenta punti, saranno promossi e otterranno di fatto la carta di soggiorno.
Con meno di trenta crediti, ma più di sedici, saranno “rimandati” e avranno un anno di tempo per recuperare.
Con zero punti o meno, risultato a cui si arriva, ad esempio, con una condanna penale, scatta la bocciatura, il che significa espulsione immediata.
Questo e quanto si legge su repubblica.it.
Ahimè tutte cose che in primis si dovrebbero applicare ai leghisti e agli italiani in genere perché non si può chiedere ad uno straniero ciò che non appartiene nemmeno all’italiano medio.
Inoltre non mi convince il ministro Maroni anche perché prima di arrivare a questo dovrebbe riuscire a rilasciare i permessi di soggiorno entro i limiti di legge e  non ci dovrebbe far aspettare per la cittadinanza Italiana per ben 13 anni ( 10 anni di residenza in Italia per richiederla e 3 anni di attesa senza garanzie dopo la richiesta). Nè dovrebbe chiamare ‘contributo’ i 200€ che chiede ai 50.000 stranieri che ogni anno richiedono la cittadinanza italiana e che sono l’ennesimo furto nei confronti nei nuovi Italiani.
Mi sembra un altra messa in scena per far vedere che lavorano e per continuare a rubare i soldi ai più deboli in quanto in questo paese anche un certificato storico di residenza ci costa 15 euro ma visto che questo non basta continuano a inventare carte da vendere, corsi, punti, pagelle ecc…
Io sono convinto che un extracomunitario che sta in Italia da 10 anni parla e scrive meglio del figlio del leader leghista e predica meglio del pupazzetto Borghezio e sono convinto che ha già dato il suo contributo economico, in termini di forza lavoro e pagamento delle tasse, che gli conferisce il diritto sacrosanto al gratuito riconoscimento della sua dignità di cittadino che partecipa alla costruzione e allo sviluppo delle Stato italiano.
Cari lettori, la mia domanda è questa: se un immigrato che fa i lavori più umili e rischiosi di questo paese spesso sottopagato deve accumulare punti e pagarsi il diritto di esistere sul suolo italiano, un leghista che continua a sprecare i soldi pubblici e predica quello che tutti sappiamo mentre vive anche con i soldi che pagano gli immigrati, con quanti punti dovrebbe partire???

fonte : http://bajrak.wordpress.com/2011/07/29/da-quanti-punti-parte-un-leghista/#wpl-likebox

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FANNO SCHIFO (Valter Binaghi)


Frocio. Finocchio. Busone. Culattone. Checca.
In questo paese di navigatori e poeti i termini con cui si indica l’omosessuale sono numerosi e pittoreschi, con un numero infinito di varianti vernacolari, ma il valore che vi si attribuisce è generalmente denigratorio, quando non di aperto disprezzo, e passa presto ai fatti: l’insulto, il pestaggio. Il machismo dietro a cui la piccola borghesia italiana già in epoca fascista nascondeva la propria inferiorità culturale e l’impotenza di fronte ai grandi movimenti economici e finanziari che ne minacciano perpetuamente i provvisori privilegi, ritorna ogni volta che le situazioni si fanno critiche, o governi risultano improvvidi. La ricerca del capro espiatorio si fissa intorno a chi, segnato da diversità, presenta i caratteri della vittima ideale: l’emigrato, l’omosessuale, il piccolo delinquente, il nomade. Soprattutto quando una classe politica tecnicamente incapace e ignobilmente indifferente alla propria missione di civiltà, vede in queste propensioni “popolari” una valvola di sfogo che è inutile e forse pericoloso cercare di reprimere (in quel caso la classe politica medesima sarebbe costretta a dare ben altre risposte). Così negli ultimi anni si sono moltiplicati gli episodi di xenofobia e di violenza contro gli omosessuali. Lo sanno tutti: le cronache dei giornali ne parlano, i politici esprimono riprovazione, qualcuno aveva pure deciso di dare un segnale forte aggravando le pene per i reati contro la persona che riguardano omosessuali. Sarebbe stato un gesto importante, un segnale forte con cui, per una volta in modo traversale, un’intera classe politica poteva unirsi per una battaglia di civiltà, isolando e stigmatizzando quelle sacche di ignoranza brutale in cui germinano le pulsioni peggiori del corpo sociale. E invece no.
L’attuale maggioranza, blindata in parlamento con i voti prezzolati di transfughi dell’opposizione e gestita da una coppia di leaders in evidente declino biologico e politico, ha preferito arroccarsi intorno al valore che ne ha costituito l’asse propagandistico portante, la demagogia.
Il Berlusconi del “pane e figa per tutti” e il Bossi che “ce l’ha duro” solo perchè è nato nella regione più ricca d’Italia, hanno dato ancora una volta la loro strizzatina d’occhi al ventre molle e alla parte peggiore del paese, scegliendo di ignorare il vero pericolo sociale e di avallare insieme alle altre (evasioni fiscali premiate da condoni, spregio della dignità femminile con l’allestimento di bordelli istituzionali, reiterata delegittimazione della magistratura) anche queste cattive abitudini dell’Italia più ottusa, trincerandosi dietro una formale giustizia distributiva: un aggressione è un’aggressione, dicono, che sia nei confronti di un omo o di un etero, fingendo di ignorare che, quando l’aggredito è tale proprio PERCHE’ omosessuale, andrebbe specificamente protetto in quanto evidentemente oggetto di persecuzione.
Un’altra occasione per pensare e per dire che fanno schifo: anche chi come me aveva disertato le ultime elezioni politiche per la pochezza delle alternative non può che augurarsi la fine di questa ignobile legislatura e di questi puzzolenti capipopolo, avvolti dal fetore della decomposizione. E i primi ad augurarselo dovrebbero essere proprio i “moderati” che finora hanno scelto di esserne rappresentati, a meno che la deriva genetica cui sembriamo condannati ci prepari una successione a base di Piersilvio e Trota più Emanuele Filiberto.

FONTE : http://valterbinaghi.wordpress.com/2011/07/27/fanno-schifo-di-valter-binaghi/

Pubblicato in: antifascismo, lega, politica, razzismo

Borghezio e le… sane idee


Borghezio non si smentisce. Fascista, amico dei fascisti difende le idee che definisce “sane” che hanno animato il massacratore di Utoya in Norvegia. In un’intervista pubblicata dall’agenzia di stampa agenparl, il politico leghista afferma “Il “no” alla società multirazziale, la critica dura alla viltà di un’Europa che pare rassegnata all’invasione islamica e financo la necessità di una risposta identitaria e cristiana di tipo templare al dilagare delle ideologie mondialiste, sono ormai patrimonio comune degli europei, fra cui il sottoscritto”. Poi aggiunge ”A nessuno, però, è oggettivamente lecito pensare che queste idee, profondamente sane, presenti anche – al netto dei propositi di violenza – negli stessi scritti di Anders Behring Breivik possano aver a che fare con il terrorismo assassino stile Al Qaeda. Al contrario, le numerose stranezze esecutive di questa azione terroristica, realizzata da un individuo lasciato agire impunemente da solo, noto su internet per le sue elucubrazioni ultraestremiste, fa molto pensare. Anche alle finalità oscure di quelle forze mondialiste a cui interessa criminalizzare certe idee che in Europa stanno riconquistando i cuori dei veri patrioti e che non sono certo in sintonia con l’ideologia mondialista. E allora, è più che lecito domandarsi: a chi giova la ‘mattanza’ di Oslo?”.

Insomma da una parte Feltri scarica la responsabilità della strage sulla presunta codardia dei giovani presenti all’eccidio, che chiaramente laburisti  e quindi di sinistra, hanno confermato ancora una volta l’egoismo tipico dei comunisti.
Dall’altra Borghezio si affretta a giustificare la strage frutto della società mutliculturale voluta dalla sinistra.
Proprio mentre Breivik accusa i laburisti di “aver importato musulmani in massa”.
Il mostro nazifascista norvegese nel suo “manifesto” delirante aveva messo all’indice tutti partiti politici ad eccezione di uno… indovinate quale, oppure chiedetelo a Borghezio.

fonte :   http://movimentoantilega.wordpress.com/2011/07/25/borghezio-e-le-sane-idee/#wpl-likebox

Pubblicato in: lega, MALAFFARE, politica

Bossi e il caso Papa. Se questo è uno statista


Sulla vicenda dell’arresto di Papa, il Senatùr si è pronunciato coprendo l’intero spettro di scelte disponibili: sì, no, forse.

Una garanzia per un Paese che richiede di prendere la decisione giusta, in modo chiaro e in breve tempo.

Appare evidente che per un caso sicuramente rilevante da un punto di vista etico, ma certamente meno importante della crisi economica e finanziaria che il nostro Paese sta attraversando, il principale alleato del Premier nonché capo di una delle coalizioni di Governo ha le idee a dir poco confuse.

In soli tre giorni Bossi è riuscito a cambiare idea tre volte, passando dal giustizialismo più netto (“in galera!”) ad un improvviso garantismo (“mai le manette prima del processo”), per poi tornare alla linea dura mitigata però dal dubbio e da una buona dose di “ponziopilatismo” (“ai deputati libertà di scelta secondo coscienza”).

Mi ricollego a quanto il Corriere ha pubblicato sull’argomento: date, titolo e link all’articolo.

15 luglio: Sì all’arresto di Papa, la Lega si astiene. La Giunta della Camera dà il via libera. I deputati Pdl abbandonano i lavori. Bossi: «In galera»

16 luglio: Bossi ha cambiato idea e si è detto «convinto che le manette non vanno messe mai se prima non facciamo il processo».
17 luglio: Bossi: «La Lega è per l’arresto di Papa» Il senatùr in un comizio torna sul caso P4. Ma aggiunge: «Qualche dubbio ce l’ho, prima va fatto il processo»

Se questo è il criterio con cui la Lega e il resto della maggioranza prendono le decisioni riguardanti il nostro Paese, l’economia e le riforme, e che hanno un sicuro impatto mediatico, non c’è da stare allegri.

FONTE :  http://www.agoravox.it/Bossi-e-il-caso-Papa-Se-questo-e.html

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, cultura, lega, MAFIA E ANTIMAFIA, politica

Mafia, Maroni a Palermo per ricordare Borsellino? Vade retro!


di Stefano Corradino per Il Fatto Quotidiano

Oggi Roberto Maroni sarà a Palermo nel 19° anniversario della morte di Paolo Borsellino e della sua scorta e deporrà una corona di alloro presso la lapide del Reparto scorte. Il ministro dell’Interno e lo stesso presidente del Consiglio ripetono da tempo instancabilmente lo stesso ritornello: “Siamo il governo che più ha fatto nella lotta contro la mafia, trascurando spesso il fatto che a compiere le inchieste e gli arresti sono i magistrati, quei giudici “antropologicamente diversi dal resto della razza umana” come li ha vergognosamente dipinti il capo del governo, e le forze di polizia alle quali questo governo nega anche il materiale di cancelleria. Magistratura e Polizia che, insieme agli organi di informazione, sono stati da sempre i bersagli della loggia P2 (che oggi viene chiamata P4 solo per confondere le idee) e che ha affiliato esponenti politici di spicco tra cui lo stesso Silvio Berlusconi e Fabrizio Cicchitto, solo per citarne alcuni.

Oggi, un raro sussulto di dignità dovrebbe tenere gli esponenti di governo lontano dalle commemorazioni. E se proprio volessero onorare il giudice Paolo Borsellino, il giudice Giovanni Falcone e i tanti eroi civili morti per servire lo Stato e dallo Stato abbandonati dovrebbero pretendere le immediate dimissioni del ministro Romano accusato di concorso in associazione mafiosa e dare il via libera all’arresto di Alfonso Papa, indagato per concussione nell’inchiesta sulla P4, un sistema criminale illegale, come hanno affermato i pm, “preordinato all’acquisizione e alla gestione, con modalità operative tipiche delle più sofisticate associazioni di stampo terroristico e mafioso”.

http://vergognarsi.it/2011/07/19/mafia-maroni-a-palermo-per-ricordare-borsellino-vade-retro/

Pubblicato in: lega

Rifiuti tossici provenienti dal nord interrati in Campania. E la Lega se ne fotte !


Sono quasi pronti, rappresentano il secondo importante passo nell´inchiesta sul disastro ambientale tra Napoli e Caserta, provocato dal patto d´acciaio tra clan dei Casalesi, imprenditori del Nord che sversavano abusivamente evadendo il fisco e titolari di ditte per lo smaltimento della Campania. Rifiuti normali e speciali, spesso tossici. Stanno per partire oltre cinquanta avvisi di garanzia con la stessa accusa verso il Centro e il Nord Italia. Verso quelle regioni dove hanno sede vari tipi di ditte chiamate in causa dall´imprenditore pentito Gaetano Vassallo. Anche se il suo elenco non è completo. Le indagini coordinate dall´Antimafia stanno ricostruendo una ragnatela di interessi e rapporti d´affari illeciti ben più fitta.
Racconta il collaboratore di giustizia Dario De Simone agli inquirenti: «Furono convogliati grossi quantitativi di rifiuti provenienti dal Nord Italia. Per esempio ricordo la grande consistenza di rifiuti provenienti dall´area bresciana, da Firenze, da Prato, da Santa Croce sull´Arno, da Lucca e da Viareggio. Poi accadde che vennero fatte delle grosse buche per l´estrazione di inerti da asservire ai lavori stradali in zona. Si trattava di buche di alcuni milioni di metri cubi che l´organizzazione ritenne opportuno utilizzare come discarica, proprio per proseguire nell´affare rifiuti che si era rivelato molto lucroso. Arrivavano oltre cento camion di rifiuti al giorno… ».
Quei cento camion al giorno arrivavano dal Nord Italia. E l´elenco delle ditte che Gaetano Vassallo fornisce agli inquirenti è parziale. Ma preciso. Parla di una ditta di Lucca (che scarica “pulper” di cartiera, un rifiuto speciale) e di una di Candidino di Capannoni (Lucca) che dava duemila euro mensili alla camorra soltanto per avere la disponibilità della discarica anche senza utilizzarla. Da una ditta di Montecatini Terme arrivano i rifiuti: il trasporto è gestito da un impiegato del Comune toscano di Lamporecchio. Comincia a scaricare nelle discariche abusive dal 1988 una ditta di Capannoli (Lucca), seguita a ruota da una di Pisa e da una di La Spezia. Ma i rifiuti arrivano anche da Velletri (Roma) e Cisterna di Latina (Latina), da Nettuno e da Torre del Lago (Lucca), Viareggio. Vetro e plastica da Milano.
Città da cui partiva solo una percentuale dei rifiuti dal Nord. Cui vanno aggiunti quelli individuati da squadra mobile di Caserta (vice questore Silvana Giusti) e Guardia di Finanza (capitano Alessio Bifarini) durante le indagini. E cui vanno sommati gran parte dei Comuni della zona tra Giugliano e la provincia di Caserta. Amministrazioni locali che sversavano in accordo e complicità con il clan dei Casalesi. Infine l´elenco delle ditte della Campania, province di Napoli, Caserta e Salerno. Fino all´emergenza anche per le discariche abusive sature.

GaetanoVassallo: «Una volta colmate le discariche i rifiuti venivano interrati ovunque. In questi casi gli imprenditori venivano sostanzialmente by-passati, ma talora ci veniva richiesto di concedere l´uso dei nostri timbri in modo da coprire e giustificare lo smaltimento dei produttori di rifiuti del Nord Italia». Ci sono anche i rifiuti speciali di una azienda di coloranti e affini della provincia di Savona. «Furono smaltiti nella mia discarica – racconta il pentito Vassallo – per circa seimila quintali. I rifiuti sono stati interrati. Trattai questo carico in modo separato rispetto agli accordi con i clan».

(da La Repubblica del luglio 2008 )

Come sempre, i secessionisti che vivono nella terra che non c’è (Padania), parlano di cio’ che gli interessa e tacciono su cio’ che non gli interessa. Se ne fottono altamente se i loro amici imprenditori nordici fanno affari con le mafie per sversare quintali e quintali di rifiuti tossici (e non solo) al sud.

Pubblicato in: antifascismo, berlusconeide, lega, politica, razzismo

Italiani Antileghisti


ennesimo raduno dell’estrema destra leghista ! Ancora cani SS ad abbaiare proclami di odio simili a quelli dei raduni a Norimberga negli anni ’30 ! L’Italia si è svegliata e non vuole più vedere famiglie intere applaudire e ridere a battute e proclami razzisti intolleranti vomitevoli da terzo reich ! Dire che sono al governo.. Che ci rappresentano all’estero… BASTA !!!

Appello della pagina Facebook  Italia Libera Civile E Laica = Italia Antifascista

————> Attentati leghisti 24 ore su 24 contro la Costituzione, i Diritti Umani, la Repubblica italiana ! Valori della Sinistra, dell’Estrema Sinistra e che DOVREBBE essere pure del Centro Destra !!!

Da condividere per piacere grazie :

Borghezio tiene lezione ai neo fascisti francesi: infiltrazione politica.
http://www.youtube.com/watch?v=lk8vpuajKGc

la pulizia etnica dei leghisti
http://www.youtube.com/watch?v=8Pl3-VgrAiw

Festa dei Popoli – Gentilini
http://www.youtube.com/watch?v=_WCZNQJkV3E&feature=related

L’Italia Della Lega Vietata Ai Diversi
http://www.youtube.com/watch?v=B-c1nk-lc1s

L’ITALIA RAZZISTA DI COLORE VERDE….PADANO…
http://www.youtube.com/watch?v=3D66wM4v9_o

Lega Nord (Padania libera dai coglioni della lega !!!)
http://www.youtube.com/watch?v=zRipSbdaxBA

LEGA NORD – Uccidi il diverso per qualche voto in più
http://www.youtube.com/watch?v=XiH5bdEvC4o&feature=PlayList&p=58957601C27532BA&playnext_from=PL&index=2

LEGA NORD …
http://www.youtube.com/watch?v=9O8U4-dNPb8

LEGA NORD … Un “Best” Of…
http://www.youtube.com/watch?v=9O8U4-dNPb8&feature=PlayList&p=58957601C27532BA&playnext_from=PL&index=0

BORGHEZIO… (Lega Nord)
http://www.youtube.com/watch?v=1LkQZELnJCg

ECC ECC ECC

http://www.facebook.com/pages/Italia-Libera-Civile-E-Laica-Italia-Antifascista/268616425007

 

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Bossi Hannibal che scatena il Razzismo, l’ultima risorsa della destra sconfitta


Secondo l’ineffabile Bossi quel matto di Pisapia vuole trasformare Milano in una Zingaropoli. Certo, detto da uno che, in una trasmissione comica di qualche anno fa, veniva raffigurato, in modo esilarante e convincente, costretto in una camicia di forza alla Hannibal the Cannibal, un simile epiteto fa giustamente sorridere…
Ma c’è qualcosa di più sotto che va portato alla luce. Si tratta di quell’intuito politico” di cui il nostro, persona peraltro di non eccelsa levatura intellettuale, ha saputo sfruttare adeguatamente finora e che consiste in sostanza nel fare leva sui peggiori istinti della gente, il razzismo anzitutto.

Non è certo un’invenzione originale. Molti prima di lui hanno fatto ricorso a questa risorsa politica e ideologica, fra gli altri un imbianchino austriaco di nome Adolf Hitler che su questa base e su altre, come l’appoggio della grande industria e lo spirito revanscista tedesco dopo le umiliazioni della prima guerra mondiale, edificò le sue devastanti fortune mediante una resistibile ascesa…

Fra le categorie su cui il Führer diresse la rabbia popolare vi furono come è noto, oltre agli ebrei e agli omosessuali, proprio gli zingari. Si direbbe quindi che questi ultimi, per le loro caratteristiche particolari di diversità culturale, si prestino in modo egregio a rivestire il ruolo di capro espiatorio a beneficio delle destre razziste. E non solo di esse, se è vero che nel poco onorevole sport dell’attacco alle minoranze si è cimentato anche Beppe Grillo, un altro profeta del quale si vorrebbe volentieri fare a meno…

Il giochino di cui queste destre, con crescente successo nella decadente Europa degli ultimi anni, si rendono protagoniste è del resto noto ai sociologi e agli psicologi di massa: identificare una o più categorie da rendere responsabili per impedire alla gente di scavare più a fondo identificando le reali ragioni della crisi e del peggioramento delle condizioni di vita: zingari, immigrati, terroni, ecc. Tutto purché non si tocchino i manovratori e i reali responsabili della crisi: il capitale finanziario e le classi dominanti, che in Italia assumono le sembianze di cricche e magliari, con buone entrature presso le varie mafie, capeggiati da Berlusconi con il quale Bossi, superate le iniziali reticenze, ha concluso oramai da tempo un patto d’acciaio. Patto d’acciaio che sembra davvero intramontabile, con buona pace di qualche furbetto che a suo tempo ebbe addirittura a teorizzare la natura di “costola della sinistra” della Lega…

Si capisce quindi che, in un momento come l’attuale di seria difficoltà di questo blocco dominante, la destra ricorra al razzismo più becero come suo autentico cemento e ultima risorsa.

Il razzismo però, è bene ricordarlo anche e soprattutto in un Paese come l’Italia, è stato dichiarato fuori legge oramai da molti anni dalla comunità internazionale, che ad esso ha dedicato una serie importante di convenzioni, affermando la validità universale del principio di non discriminazione e dell’uguaglianza che dell’odioso razzismo sono al tempo stesso l’antitesi e il mezzo risolutore. Sarà il vento della storia a disperdere i razzisti che, nel frattempo, tentano disperatamente di tradurre il loro capitale politico basato sull’odio e la paura in un congruo numero di posti di amministrazione di banche, imprese pubbliche e sottogoverno in genere.

fonte :  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/19/razzismo-lultima-spiaggia-della-destra-sconfitta/112320/

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No al Carcere per i clandestini (e la Lega e’ furiosa…)


La sentenza dalla Corte Ue cancella il carcere per i clandestini. Altre tensioni per la maggioranza che rischia di cadere sulla politica estera.

Governo in difficoltà. Al dibattito sull’impiego di aerei militari italiani in Libia in azioni di attacco, si è ieri aggiunta la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europeache dichiara il reato di clandestinità introdotto in Italia non conforme alle norme comunitarie.

La Lega furiosa. “Ci sono altri paesi europei che prevedono il reato di clandestinità e non sono stati censurati” dichiara il ministro dell’Interno Roberto Maroni. “L’eliminazione del reato, accoppiata alla direttiva europea sui rimpatri, rischia di fatto di rendere impossibili le espulsioni, trasformandole solo in intimazione ad abbandonare il territorio nazionale entro sette giorni. Questo rende assolutamente inefficaci le politiche di contrasto all’immigrazione clandestina”. Dopo le resistenze della Ue alle richieste dell’Italia di una condivisione del numero dei migranti giunti sulle coste della Penisola a causa dell’instabilità del Nord Africa, arriva un nuovo colpo al governo. “L’Italia è in Europa, occorre che le istituzioni europee si rendano conto che i problemi che ha il nostro Paese non sono solo suoi ma sono problemi che ha il resto dell’Europa. Se si rende più difficile l’espulsione dei clandestini non è un problema solo dell’Italia ma è un problema di tutta l’Europa”. Ma la Corte contesta alla normativa italiana proprio questo aspetto. La reclusione con cui si punisce “il cittadino di un paese terzo in soggiorno irregolare che non si sia conformato a un ordine di lasciare il territorio nazionale”, si legge nella nota della Corte, comprometterebbe la realizzazione dell’obiettivo della direttiva Ue “di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali”. Ma poco importa. Si avvicinano le elezioni e quello che conta è trovare un capro espiatorio ai mali irrisolti dell’Italia.

La maggioranza all’attacco della Ue. “Una scellerata visione giuridica e culturale dalle ricadute gravissime”, ha dichiarato Luca Zaia, governatore della regione Veneto ed esponente di punta della Lega Nord, fautrice di questa norma. La sentenza della Corte “cancella una legge votata da un Parlamento sovrano di uno stato fondatore dell’Ue. Culturalmente si vuole minare l’identità di una nazione e, dunque, della nostra stessa esistenza come popolo”. Ma che il diritto cosiddetto comunitario prevalga sulla legislazione nazionale non è invenzione della Corte ma di accordi internazionali firmati anche dall’attuale maggioranza. “Certe sentenze sono un incoraggiamento per i clandestini e l’Italia dovrà far sentire chiara e forte la sua voce a tutti i livelli europei e internazionali”, osserva Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl. Ad abbassare i toni, però, ci pensa dal Campidoglio, il sindaco di Roma Gianni Alemanno. “La sentenza della Corte non cancella il reato di clandestinità, ma solo la pena di reclusione”.

Demagogia e figuracce”. “Sull’immigrazione le figuracce del governo italiano non finiscono mai”, spiega Rosy Bindi, presidente del Pd. “La Corte di Giustizia europea mette a nudo le violazioni dei diritti umani, l’approssimazione e i ritardi di norme approvate solo per fare propaganda, dimostrando un’efficacia che alla prova dei fatti pari a zero. Del resto, cosa aspettarsi da un governo prigioniero delle parole d’ordine della Lega e incapace di affrontare con serietà e giustizia il fenomeno globale e inedito dell’immigrazione”. Pier Ferdinando Casini, leader Udc rincara la dose: “A questo punto aspetto solo che Berlusconi ci spieghi che i giudici europei sono comunisti. Il governo, essendo in stato confusionale, fa provvedimenti per compiacere, demagogia che puntualmente non riesce a trovare verifica. Così non si può andare avanti”.

Schiavone (Asgi): ”Scardinato l’impianto della Bossi-Fini. Ora l’Italia si adegui alla direttiva sui rimpatri”

602 0 20110428 105434 D2768AC2 e1304030315387 “La Corte europea boccia una spirale di detenzione senza fine”“Una decisione fondamentale dal punto di vista giuridico perché scardina l’impianto sanzionatorio della Legge Bossi-Fini”. Gianfranco Schiavone, consigliere nazionale Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione), spiega a Diritto di Critica l’importanza della sentenza della Corte Europea contro il reato di clandestinità previsto dalla normativa italiana e la necessità dell’immediato recepimento della direttiva europea sul rimpatrio degli immigrati irregolari.

La bocciatura arriva dopo una serie di ricorsi dei giudici nazionali sulla mancata applicazione della direttiva del 2008 (da applicare negli stati Ue entro il 24 dicembre 2010, mai recepita dall’Italia). In particolare, la sentenza della Ue si riferisce al caso di Hassen El Dridi, un algerino condannato alla fine del 2010 a un anno di reclusione dal Tribunale di Trento per non aver rispettato l’ordine di espulsione. “Al di là delle possibili reazioni politiche, gli articoli 14 e 15 del Testo unico sull’immigrazione vengono stralciati”, spiega Schiavone. A essere cassato, un sistema “dove il trattenimento nei Cie e la sanzione penale conseguente alla mancata esecuzione dell’ordine di espulsione genera una spirale senza fine, in cui la detenzione non solo supera il tempo massimo consentito (di 16 mesi), ma in teoria potrebbe essere infinita: cioè lo straniero potrebbe trascorrere tutta la sua vita tra carcere e Cie, in mancanza di una normativa che non prevede l’irripetibilità delle misure”.

Una sentenza che arriva in un momento difficile per l’Italia, in contrasto con gli altri stati Ue sulla gestione dell’immigrazione: “Si tratta di due aspetti indipendenti che però mettono in luce entrambi la pochezza della politica italiana (nonostante la parentesi positiva dei permessi temporanei ai tunisini)”, spiega Schiavone. Emerge, così, un giudizio complessivo “su un paese che ha sempre cercato di disapplicare le normative e che adesso è caduto sia dal punto di vista giuridico che della credibilità politica. Uno stato che da un lato dovrebbe applicare la normativa europea e non lo fa, e dall’altro cerca di farla franca con la Ue, gridando all’emergenza, quando invece il numero degli arrivi è contenuto e potrebbe essere gestito con tranquillità: la credibilità italiana è nulla, a causa di una politica di immigrazione priva di coerenza e demagogica”.

Cosa cambia, dopo la sentenza? “I giudici saranno costretti a disapplicare la disposizione nazionale: ci sarà, da un lato, più caos e dall’altro il dovere della politica a rimediare agli errori, con un immediato decreto legislativo di recepimento della direttiva europea”. “Occorre introdurre un sistema di espulsioni graduale e la possibilità del rimpatrio volontario, che in Italia non è nemmeno contemplata. Il trattenimento nei Cie deve essere l’ultima misura e non quella inevitabile; inoltre l’attuale combinazione di misure penali e amministrative finalizzate all’allontanamento dello straniero deve cessare”. Partendo dalla riscrittura della Bossi-Fini: “Si dovrebbe ritornare alla Turco-Napolitano – conclude Schiavone -, ma con modifiche che accentuino la gradualità delle misure e il diritto all’opzione del rimpatrio volontario, non gravato dal divieto di reingresso”. Occorre adeguarsi allo spirito della direttiva, “cercando un punto di equilibrio tra il diritto di uno stato a tutelarsi e quello dello straniero a emigrare. Un bilanciamento di interessi che consenta una visione dell’immigrazione un po’meno drammatica e che eviti qualunque forma di demonizzazione ideologica”.

fonti :  http://www.dirittodicritica.com/2011/04/29/sentenza-ue-corte-immigrati-clandestini-reato-19113/

http://www.dirittodicritica.com/2011/04/29/corte-ue-arresto-immigrazione-clandestina-19143/

Pubblicato in: economia, LAVORO, lega, politica, razzismo

LUMBARD FORA DA I BALL Quel muro che trasforma i padani in terroni


Nel canton Ticino trionfa la Lega di Bignasca. La loro politica è quella di respingere i lavoratori italiani in Svizzera. Ma senza i frontalieri la loro economia sarebbe un disastro.
«Alziamo una barriera tra l’Italia e la Svizzera». L’ultima provocazione della Lega ticinese per fermare i magrebini, ma anche i lombardi.

Il Canton Ticino è per molti aspetti un territorio che da sempre, da decenni, vive sull’Italia. E’ legato da rapporti economici e finanziari strettissimi con i territori della vicina Lombardia. Pensiamo soltanto alle quantità enormi di depositi bancari nelle casse delle banche di Lugano che vengono da imprenditori, professionisti e quant’altro italiani, e sono questi che hanno determinato negli anni una parte importante della ricchezza delle banche Svizzere. Spesso si tratta di soldi sottratti al fisco italiano.
Sono molte negli ultimi anni le aziende italiane che si sono spostate nel Canton Ticino, attratte da favorevoli esenzioni fiscali. Ma soprattutto, il legame più forte è quello dei cosiddetti frontalieri che ogni giorno vanno a lavorare nelle aziende, nelle fabbriche del Canton Ticino o svolgono lavori spesso tra i più umili nelle città e nei paesi del Canton Ticino. Sono migliaia e migliaia di persone che riescono a portare a casa salari mediamente più alti di quelli che porterebbero a casa in Italia con gli stessi lavori e che spesso in Italia vengono visti anche con una certa invidia da parte degli altri lavoratori italiani, ma che costituiscono per il Caton Ticino una risorsa indispensabile per l’economia locale, in quanto svolgono servizi che altrimenti difficilmente sarebbero svolti dai locali, dagli svizzeri.

Quindi come mai questo risultato elettorale?

Per spiegare questo risultato elettorale come sempre bisogna considerare diversi fattori: prima di tutto il contesto generale che è quello delle paure per una crisi economica che ha colpito il Caton Ticino più che altri cantoni della Svizzera. Il Canton Ticino è quello meno ricco, quindi è stato colpito più duramente dalla crisi economica e quindi c’è un sentimento di diffusa preoccupazione da parte dell’elettorato per il futuro. E come spesso accade, lo possiamo constatare anche da noi, quando c’è paura per il futuro, si tende a prendersela con quelli che si considerano i responsabili o comunque gli obiettivi più vicini, più a portata di mano. E quale migliore bersaglio degli immigrati italiani che non solo, a sentire la lega dei ticinesi, portano via lavoro agli svizzeri, ma addirittura vengono premiati con salari e anche con tutta una serie di previdenze, di sostegni grazie a accordi che, secondo la lega ticinese andrebbero rivisti perché favoriscono troppo la controparte italiana. Quindi in questo clima la propaganda dei ticinesi ha facile presa sulla popolazione. Un’altra ragione tutta interna è la crisi del partito storicamente più forte del Canton Ticino, che è il partito liberal radicale che è stato scavalcato a destra dalla Lega dei ticinesi che è diventato il primo partito. Una crisi interna che ha portato a fratture, litigi tra gli esponenti principali del partito. Tutti fattori dei quali hanno saputo approfittare invece i leghisti che si sono presentati come una forza più compatta, dagli slogan molto semplici, molto chiari di immediata comprensione per l’elettorato.

Come mai gli svizzeri vengono in Italia a fare scouting , magari con le aziende lombardo, chiedendo di aprire le loro attività in Svizzera e poi respingono i frontalieri?
Il motivo è quello di sempre: pecunia non olet. Quindi, quando gli italiani portano denaro che siano aziende, o che siano depositi bancari, loro sono ben accetti, quando invece si pensa che portino via il lavoro agli svizzeri o che addirittura grazie ai loro stipendi (che spesso sono inferiori a quelli presi dai cittadini svizzeri per le stesse mansioni) abbassano il livello medio degli stipendi, ecco allora che scatta immediatamente la reazione difensiva da parte della gente.
 

 

Cosa sarebbe la Svizzera senza il business portato lì dall’Europa?
Certo la Svizzera per via delle sue ridotte dimensioni è una nazione che vive di particolari servizi che offre alle nazioni circostanti. Storicamente il servizio principale che è stato offerto è quello bancario, che spesso si è tradotto in attività non sempre lecite per le leggi dei paesi confinanti. Pensiamo all’evasione fiscale, pensiamo in altri casi al riciclaggio di denaro sporco. La Svizzera che trae gran parte della sua ricchezza proprio dal denaro che affluisce dall’estero, sarebbe ben poco o dovrebbe rinunciare a gran parte della sua ricchezza se da parte dei paesi confinanti o anche non confinanti non arrivassero più capitali. Negli ultimi anni ci sono stati una serie di episodi per cui la Svizzera si è sentita minacciata da parte dei paesi stranieri, soprattutto dal punto di vista fiscale. E’ stata forzata a fare degli accordi di trasparenza con gli Stati Uniti per l’accesso da parte del governo Statunitense a liste di presunti evasori che avevano i soldi in Svizzera. E’ stata messa sotto pressione dai governi francese, tedesco e anche dal Ministro Tremonti in Italia per le stesse ragioni. Quindi si è vista minacciata in quello che era il business principale e io non escluderei che almeno per una parte la reazione espressa dalla Lega dei ticinesi nei confronti dei paesi stranieri, sia proprio dovuta a questo, al fatto che la Svizzera si sia sentita minacciata da provvedimenti che in certa parte hanno diminuito l’afflusso di capitali da parte di paesi circostanti verso la Svizzera. Pensiamo per quanto riguarda l’Italia allo scudo fiscale. Lo scudo fiscale varato dal governo ha portato miliardi e miliardi di Euro che erano in Svizzera a ritornare verso l’Italia. Un altro conto è il fatto che una parte di questi capitali poi sono già ritornati in Svizzera, ma comunque c’è stato un deflusso netto di capitali dalla Svizzera verso l’Italia. Sicuramente questa è stata vissuta come un’aggressione da parte del governo svizzero e probabilmente una parte della reazione così forte da parte della Lega dei ticinesi è legata anche a questa vicenda.
 

 

Nel Canton Ticino la a disoccupazione a volte va al 3%, a volte al 5. Rispetto a quella italiana è quasi inesistente. I frontalieri sono migliaia, cosa succederebbe lì se non potessero più lavorare? Andrebbero in sott’occupazione?
Sicuramente questa è un’ipotesi. D’altra parte bisogna separare poi quelli che sono gli slogan elettorali, da quella che è poi la concreta applicazione di una politica, una volta che si è alle prese realmente con la realtà. Sicuramente non sarà possibile che caccino indietro i frontalieri perché questo provocherebbe una catastrofe all’economia ticinese. Probabilmente a livello di immagine si cercherà di portare avanti delle riforme che in qualche modo diminuiscano la collaborazione tra Svizzera e Italia per una serie di previdenze e provvidenze che ci sono da parte della Svizzera verso i lavoratori italiani e si cercherà di rendere più difficile il nuovo afflusso di italiani verso la Svizzera. E’ chiaro che gli slogan poi è difficile coniugarli nella politica normale di tutti i giorni, tanto più che bisognerà vedere quale sarà alla fine il governo che andrà al potere in Ticino, perché è vero che la Lega dei ticinesi ha oltre il 30%. Ma è anche vero che non è escluso che gli altri partiti in qualche modo si coalizzino per diminuire la forza della Lega dei ticinesi.
 

 

Si erano tanto amati fino a qualche tempo fa. Ma da qualche giorno tra i leghisti svizzeri e quelli italiani c’è un po’ di maretta. “Costruiamo un muro lungo il confine con l’Italia”. È questa l’ultima provocazione di Giuliano Bignasca, il Senatur elvetico. Ufficialmente non contro gli italiani, ma contro tutti quei magrebini che potrebbero sbarcare a Lampedusa e raggiungere la Svizzera attraverso la Penisola. Ma la bizzarra proposta sta provocando non pochi mal di pancia nel Carroccio: gli svizzeri non si fidano del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, incapace di gestire l’emergenza. In fondo per gli svizzeri anche i padani sono terroni.“Per frenare il flusso dei profughi dalla vicina penisola alla Svizzera bisognerà costruire un muro di cemento alto quattro metri lungo tutta la frontiera con l’Italia”, spiega Bignasca. Si tratta sicuramente di una provocazione elettorale visto che il 10 aprile si vota a Lugano e dintorni. Ma è anche vero che gli svizzeri sono preoccupati per la situazione libica e temono realmente un grande esodo. Per questo, l’amministrazione ticinese ha dato ordine di innalzare il livello di guardia ai valichi di frontiera.

Dall’altra parte del confine qualcuno è un po’ indispettito. “Quella di Bignasca è sicuramente una provocazione”, commenta il sindaco leghista di Varese Attilio Fontana. Non credo ci sarà bisogno di rovinare le nostre belle valli costruendo un muro per fermare gli immigrati. Se lasceranno lavorare Maroni come si deve potremo stare tutti tranquilli anche su questo fronte”. Ma a non credere al ministro degli Interni italiano sono proprio gli svizzeri, soprattutto i leghisti d’oltreconfine. Secondo la Lega ticinese, il governo Berlusconi non fa abbastanza per fermare l’immigrazione clandestina. Uno strano contrappasso per l’Italia e la Lega Nord. “Gheddafi deve fermare i clandestini”, tuonava Maroni un paio di anni fa quando a Lampedusa si riaccendeva il problema degli sbarchi. Un trattato di amicizia e tanti soldi. Così il dittatore libico ha fermato (finché ha potuto, violando ripetutamente i diritti umani) l’emorragia di migranti che, dopo aver attraversato il deserto giungevano sulle coste del Mediterraneo, in attesa di fare il “grande passo” verso l’Europa. Ora la storia si ripete, ma stavolta è l’Italia a giocare il ruolo dell’ “inaffidabile” paese da cui proverrebbero “orde” di migranti.

Tuttavia, il problema non riguarda solo gli extracomunitari. La provocazione di Bignasca è solo l’ultimo di una serie atteggiamenti anti-italiani nel Canton Ticino. Sul finire del 2010, i lavoratori comaschi e varesotti, che ogni mattina attraversano il confine per motivi di lavoro, sono stati raffigurati come topi sul manifesto elettorale di un partito di estrema destra. Inaffidabili e sporchi, i padani rubano il lavoro agli svizzeri. È questo il messaggio che serpeggia tra i ticinesi. Sembrano tornati quei tempi quando sulle porte dei bar e dei ristoranti si poteva leggere: “Vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”. E l’atteggiamento xenofobo non appartiene esclusivamente alla “narrazione” della Lega ticinese. Anche i partiti di centro-sinistra esprimono la loro preoccupazione per la corsa al ribasso dei salari dovuta proprio al continuo approdo nel Canton Ticino di manodopera italiana. Si tratta di 45mila lavoratori che si accontentano di stipendi inferiori ai 3mila franchi mensili (poco più di 2.300 euro), un livello considerato appena sufficiente per vivere nel Paese dei cantoni.

Ma c’è di più. Con l’entrata della Svizzera nell’area Shengen, i partiti di destra denunciano l’aumento di reati (furti e rapine, in primo luogo) nelle zone frontaliere. Sembrerebbe che molti delinquenti riescano a farla franca attraversando rapidamente il confine con l’Italia, dove i controlli sarebbero più blandi.

Padani, tusini, algerini, egiziani e libici: tutti terroni. Così anche il nord padano diventa sud. Un contrappasso dantesco che non farà certo piacere a Bossi e Maroni. Una lezione di umiltà per tutti.

fonte :  http://www.dirittodicritica.com/2011/03/01/svizzera-lega-maroni-bignasca/

Pubblicato in: lega

“LEGA LADRONA”, LA MOGLIE DI BOSSI IN PENSIONE A 39 ANNI.


MILANO – La Lega, è risaputo, se l’è sempre presa coi baby pensionati. Solo che forse aveva ‘dimenticato’ di controllare in casa sua. Manuela Marrone, la moglie di Umberto Bossi, riceve un vitalizio da quando ha 39 anni, ovvero dal 1992. A tirare fuori la scomoda realtà è Mario Giordano nel suo libro ‘Sanguisughe’ e Luca Telese gli fa eco sul Fatto Quotidiano. E’ infatti Telese, approfondendo il discorso di Giordano a scrivere: “La moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, riceve un trattamento previdenziale dal lontano 1992, da quando, cioè, alla tenera età di 39 anni, decideva di ritirarsi dall’insegnamento. Liberissima di farlo, ovviamente, dal punto di vista legale: un po’ meno da quello dell’opportunità politica, se è vero che suo marito tuona un giorno sì e l’altro pure contro i parassiti di Roma. E si sarebbe tentati quasi di non crederci, a questa storia, a questo ennesimo simbolo di incoerenza tra vizi privati e pubbliche virtù, se a raccontarcela non fosse un giornalista a cui tutto si può rimproverare ma non certo l’ostilità preconcetta alla Lega Nord e al suo leader”.

fonte: http://www.leggo.it/articolo.php?id=114349