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Alla faccia del voto locale.


 

1452352147969.JPG--il_piano_di_renzi_per_tornare_alle_urneperche_e_quando_vuole_caderee_studia_il_rimpasto__i_nuovi_nomiOggi, ci sono quelli che minimizzano sulla netta vittoria di M5S parlando di “voto locale” sapendo, ovviamente, di mentire. Nessun voto è mai solamente locale oppure europeo ma tutti sono equiparabili ad un test sullo stato di salute di chi governa e chi fa opposizione. L’esempio più eclatante è rappresentato dalle ultime elezioni europee, quelle dello storico sforamento del 40 % da parte del PD. Quello fu un successo per il PD ed una sconfitta per M5S tanto che Renzi fu “legittimato”, proprio da quel risultato, a fare il padre padrone del PD e dell’Italia. Se avessimo seguito la logica renziana avremmo parlato solo di “voto europeo” senza nessuna conseguenza (in quel caso positiva) sull’esecutivo.

Questo ci dimostra come Matteo Renzi non sappia certamente perdere e, a ben vedere, nemmeno vincere. La sua ultima vittoria personale risale alle primarie contro Bersani e quella di partito fu falsata dall’effetto 80 euro: quando non ci sono avversari “materasso” oppure soldi di mezzo Renzi non vince…

Questo test ci mostra un Renzi  in grossa difficoltà tanto da aver politicizzato  un referendum costituzionale rendendolo un si Renzi- no Renzi. Un grosso errore. Gli ultimi sondaggi danno il si ed il no molto vicini e non è questa una buona notizia per il PD renziano. Perché è il solo Renzi, da circa un mese e mezzo, a girare l’Italia per convincere gli italiani  occupando pure l’informazione: nei grandi media le ragioni del no, strategicamente, non sono pervenute. Quando cominceranno a fare campagna elettorale anche i partiti che sostengono il no, per Renzi, sarà un disastro.

La strada delle elezioni anticipate sembra sempre più vicina e, con un M5S in gran forma, la partita è più che aperta, a meno che, non vengano elargiti 80 euro qualche settimana prima del referendum: l’effetto 80 euro cambierebbe tutto.

D’altra parte, parafrasando una nota pubblicità, potremmo ricordare come a Matteuccio piaccia vincere facile.

Giovanni Chianta

L’incompetenza (presunta) di Virginia Raggi


raggiUna delle accuse mosse, dagli avversari politici alla candidata Sindaca Virginia Raggi riguarda l’incompetenza, nemmeno presunta ma proprio certa, almeno a dir loro. E’ difficile capire il metro di giudizio utilizzato per giungere a certe conclusioni.

Le ragioni dell’incompetenza sarebbero riconducibili al titolo di studio? Rutelli e Veltroni nemmeno erano laureati, mentre le lauree di Marino ed Alemanno nulla avevano a che fare con l’amministrazione di una città. Lo stesso Giachetti non è laureato mentre Virginia Raggi è esperta di diritto e, quantomeno su questo punto, non ha nulla da invidiare al suo avversario al ballottaggio. Ovviamente, il titolo di studio può essere un punto di partenza ma non garantisce un buon amministratore.

Le ragioni dell’incompetenza sarebbero riconducibili all’esigua esperienza politica ? Non credo serva qualche decennio in politica per avere il certificato di buon amministratore. Anche perché, se bastasse la longevità sulle poltrone, Roma sarebbe la migliore capitale europea. Giachetti ha una grande esperienza politica rispetto a Raggi ma, se dovessimo esser cattivi (ed anche sinceri), potremmo dire che il mostruoso debito di Roma sia nato quando lui era il Capo di Gabinetto di Rutelli. L’esperienza conta solo se hai delle capacità, altrimenti, puoi fare la muffa sulle poltrone rimanendo incapace anche nell’amministrazione di un condominio.

La verità è un’altra. Nessuno, oggi, può affermare con certezza che Raggi o Giachetti siano o meno competenti per fare il Sindaco di Roma semplicemente perché nessuno dei due ha mai fatto il Sindaco di Roma. Amministrare Roma sarà complicatissimo e saranno i cittadini romani a giudicare la competenza o l’incompetenza del futuro Sindaco di Roma. Tutto il resto è propaganda.

Giovanni Chianta

 

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No Renzi Day ???


1452352147969.JPG--il_piano_di_renzi_per_tornare_alle_urneperche_e_quando_vuole_caderee_studia_il_rimpasto__i_nuovi_nomi.JPG“”Da ipotesi velleitaria emersa quasi per caso nei sondaggi a realtà.

Qualcosa si sta muovendo nella società civile e lo scenario di un’Italia indipendente fuori dall’Ue potrebbe un giorno concretizzarsi. Nel silenzio generale dei grandi media, a Napoli è iniziata una campagna per consentire all’Italia di uscire dalla “gabbia dell’Unione Europea”.

Il convegno sociale sull’Italexit tenutosi il 21 maggio è stato convocato e organizzato dalla piattaforma sociale Eurostop con l’obiettivo di iniziare a organizzare proposte concrete su quali alternative offrire alla terza economia dell’area euro in un possibile futuro al di fuori del blocco a 29.

Al dibattito socio economico hanno partecipato diversi economisti (come Ernesto Screpanti dell’Università di Siena e Luciano Vasapollo dell’Università La Sapienza di Roma), organizzazioni sindacali inglesi favorevoli alla Brexit e altri analisti indipendenti. Al termine della tavola rotonda è stata approvata una breve mozione che lancia una mobilitazione di inizio autunno (“ una settimana prima del referendum sulla riforma della Costituzione e il sostegno allo Sciopero Generale indetto dai sindacati.”

leggi tutto l’articolodi Wall Street qui

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Addio a Marco Pannella. Ecco la sua storia


marcophttp://www.wired.it/attualita/politica/2016/05/19/chi-era-marco-pannella/

Si è spento oggi a Roma il Leader storico del Partito radicale italiano. In oltre mezzo secolo di attività politica è stato uno dei maggiori protagonisti di tutte le grandi battaglie civili del nostro Paese, da quella per il divorzio, fino a quelle in difesa dell’eutanasia.
Giacinto Marco Pannella, leader storico del Partito radicale italiano, si è spento oggi a Roma all’età di 86 anni. Era stato ricoverato ieri e sottoposto a sedazione per i dolori. Tra i più longevi attori della scena politica italiana, negli ultimi cinque decenni ha abbracciato, e vissuto da protagonista, praticamente tutte le battaglie civili combattute nel nostro paese: da quelle per il divorzio e l’aborto degli anni ’60 e ’70, fino a quelle più recenti per la depenalizzazione delle droghe, contro l’accanimento terapeutico, per il diritto all’eutanasia, e in difesa dei diritti dei carcerati. In tanti anni, le sue armi sono state sempre quelle della nonviolenza, e quindi la disobbedienza civile, i sit-in, la sua impressionante capacità retorica, e gli scioperi della sete e della fame, che ha continuato a fare fino all’ultimo, nonostante quattro bypass al cuore, due tumori e una salute sempre più cagionevole. Le condizioni del leader radicale, in particolare, erano peggiorate negli ultimi mesi, e il mondo della politica gli si era stretto accanto.
La sua è la storia di un amore per la politica forte e precoce. Si iscrive infatti al Partito liberale italiano (Pli) già ai tempi del liceo, e negli anni dell’università diventa presidente dell’Unuri, l’Unione nazionale degli studenti universitari. I suoi interessi e valori sono da sempre eclettici, troppo vari per rimanere incasellati a lungo nelle ideologie dei grandi partiti. Per questo dopo la laurea esce dal Pli, e fonda insieme ad un piccolo gruppo di intellettuali e giornalisti il Partito radicale italiano, di cui assume la segreteria nel 1963. Due anni dopo comincia la prima delle sue lunghe battaglie, quella per il divorzio. In questa occasione Pannella sperimenta quella che diventerà una delle caratteristiche principali di tutta la sua azione politica, l’appello diretto alla popolazione, all’opinione pubblica, per scavalcare le reticenze di un parlamento ancora ancorato a costumi già vecchi nella società italiana degli anni ’60. Una strategia che porta avanti con il Pri e attraverso la fondazione della Lega italiana divorzio (Lid), e che nel 1970 costringe il parlamento a capitolare, approvando la legge sul divorzio, la cosiddetta legge Fortuna-Baslini.
Negli anni ’60 inizia anche il suo impegno nei movimenti per la pace, che si sviluppa attraverso un intenso dialogo con Aldo Capitini (fondatore del Movimento nonviolento) sul significato e sulle forme della nonviolenza. Nel 1966 viene arrestato a Sofia, dove si era recato per protesta contro l’invasione della Cecoslovacchia, e nello stesso anno mette in piedi anche il primo grande digiuno gandhiano, condotto assieme a numerosi altri militanti nonviolenti. Negli anni ’70 è la volta della legge sull’interruzione di gravidanza, approvata nel 1978 (il testo finale della 194 però è troppo poco libertario, e negli anni successivi i radicali si impegnano più volte per cercare di abolire qualunque restrizione al diritto delle donne di ricorrere all’aborto), e delle battaglie per legalizzare le droghe. Per manifestare in favore della depenalizzazione del consumo di cannabis, nel 1975 Pannella adotta uno dei primi atti di disobbedienza civile che lo renderanno poi celebre: si fa infatti arrestare, autodenunciandosi per aver fumato uno spinello.

Nel 1976 entra in Parlamento, rimanendo deputato fino al 1992, e dal 1979 è anche europarlamentare (l’ultima volta è stato eletto nel 2004). Nei quattro decenni successivi si impegna quindi in difesa dei carcerati, dell’abolizione della pena di morte in tutto il mondo, contribuisce alla nascita delle liste Verdi italiane (a cui ha donato il simbolo del sole che ride), e promuove moltissimi referendum, come quelli anti-caccia, quelli contro il nucleare, quello per l’abolizione dell’ergastolo e quello per abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Nel 2001 partecipa alla nascita dell’Associazione Luca Coscioni, organizzazione che si batte per la libertà di cura e per i diritti dei malati, per il diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico e per l’eutanasia.

A renderlo celebre negli anni, oltre al forte impegno politico, sono stati certamente anche i frequenti scioperi della fame (il più lungo è stato quello che portò avanti dal 20 aprile al 19 luglio 2011 per chiedere un’amnistia per i carcerati italiani) e i tanti provocatori gesti di disobbedienza civile. Come nel 1995, quando regalò 200 grammi di hashish ad Alda D’Eusanio, in diretta su Rai2.”

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Fabbriche senza operai


fabbriche senza operaiLa tecnologia distruggerà sempre più posti di lavoro ma, al contrario di quanto  raccontavano molti pseudo analisti, non verranno creati nuovi posti di lavoro e, nei prossimi decenni, la forza lavoro verrà sostituita da robot.

Sostengono queste teorie moltissimi studiosi ma, se non volessimo seguire la teoria, basterebbe la pratica.

Moltissime aziende, in tutto il mondo, stanno sostituendo gli operai con i robot perché  è aumentato il costo della manodopera (nei paesi più ricchi) mentre è diminuito quello dei robot. Oltretutto, le macchine, non si stancano e non rivendicano diritti: una manna per i produttori.

Peraltro, in Cina esiste già una fabbrica senza operai e moltissime aziende seguiranno questo modello.

Continueranno a durare  i lavori dove l’uomo non ha ancora pensato a come sostituirsi con una macchina o con un software  fino a quando, appunto, troverà il modo per farlo.

D’altra parte, un segnare inequivocabile di questa tendenza è rappresentato dalla crescita della produttività e dalla decrescita dell’occupazione.

Pochissime persone, grazie alle tecnologie, potranno gestire interi processi produttivi e questo comporterà maggiori diseguaglianze tra ricchi e poveri con uno spostamento della ricchezza ancora maggiore a favore dei più ricchi.

In questo scenario è impensabile credere che un lavoratore possa lavorare per 42 anni e, molto probabilmente, noi rappresentiamo le ultime generazioni che pagano i loro contributi per pagare le pensioni delle generazioni precedenti: dietro di noi ci sono robot e quelli non pagano contributi.

Questo è il momento di pensare a come risolvere un problema epocale. Fermare la tecnologia ? Trovare nuovi modelli di ridistribuzione della ricchezza?

Il tema è molto complesso. In tutta la storia dell’umanità,  nessuno ha mai fermato il progresso ma il progresso senza se senza ma porta al disastro.

La strada più sensata sembra quella di cercare nuovi modi per ridistribuire la ricchezza. Molti Paesi adottano già il reddito di cittadinanza ma in Italia sembra utopia: solo M5S è convinto che la forza lavoro sostituita dalla tecnologia dovrà avere un paracadute per sopravvivere.

Altri sostengono la necessità di tassare i profitti delle grandi multinazionali per ridistribuirli alle classi più povere.

A prescindere da tutto, credo che tutti quelli nati dal 1970 in poi,  dovrebbero preoccuparsi più del fatto di avere un reddito per poter vivere fino alla vecchiaia che di quando e se prenderanno la pensione.

La sfida per il futuro è questa.

Giovanni Chianta

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L’affaire Marino: scontri e scontrini nella città dei Casamonica


Dopo la gogna mediatica di questi giorni, esce di scena il Sindaco Marino. In questi anni, purtroppo abbiamo assistito al peggio per quanto riguarda gli scandali politici: assessori implicati con la Mafia, appalti truccati, voti di scambio, finti titoli di studio. Eppure, il caos generatosi attorno all’ormai ex sindaco di Roma, sembra quasi non avere precedenti. Neanche vivessimo nel più virtuoso e corretto paese del mondo. […]

http://www.orizzonteuniversitario.it/2015/10/20/laffaire-marino-scontri-e-scontrini-nella-citta-dei-casamonica/

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SYRIZA 2.0


A Gennaio scrissi un articolo dopo la clamorosa vittoria di Alexis Tsipras in Grecia. Oggi, diversi mesi più tardi, mi ritrovo a raccontare un voto simile, con però diverse sfumature di contorno.  In primis, questa volta Tsipras avrà dalla sua una coalizione più forte rispetto a quella di nove mesi fa; Anel, il partito di centro-destra che già nel primo mandato era stato alleato di governo, ha retto il botto delle nuove elezioni, ottenendo il 3,69% dei voti, e dunque 10 seggi.  Syriza, dal canto suo, ottiene il 35,47% dei voti, e si conferma il primo partito in Grecia, con 145 seggi. In più, Tsipras questa volta non dovrà fare i conti con i numerosi dissidenti all’interno del partito, i quali non sono riusciti, con il loro nuovo partito Unione Popolare, a superare la soglia del 3%, ritrovandosi fuori dal parlamento ellenico. “La nostra è una vittoria di popolo!”; così Tsipras ha commentato il risultato del voto, quando lo spoglio delle schede ha assegnato a Syriza la vittoria […] http://www.orizzonteuniversitario.it/2015/09/25/syriza-2-0/

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Diaz, omertà di Stato


La Corte europea dei diritti umani è stata chiara: “Alla Diaz vi fu tortura. I colpevoli restano impuniti, e l’Italia necessita di una legge adeguata per tale reato.” Naturalmente in un paese normale, questo creerebbe un gran scalpore. In sostanza, non solo la Polizia italiana non ha rispettato i diritti universali dell’uomo, ma l’intero paese è messo sotto accusa perché inerte dinanzi ai soprusi avvenuti in quei giorni, e perché vi è una mancanza sostanziale all’interno del diritto. Per l’Italia invece, che di normale ha ben poco, la cosa è quasi “scontata”. Tanto che oggi, i responsabili della mattanza di quei giorni, siedono dietro scrivanie di mogano, pagati profumatamente dallo stato italiano…. […]

http://www.orizzonteuniversitario.it/2015/04/20/diaz-omerta-di-stato/diaz

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MUJICA, IL PRESIDENTE NECESSARIO


José Alberto Mujica Cordano, più noto ai tanti come “Pepe”, ha lasciato il suo incarico di Presidente dell’Uruguay. Era stato eletto il 29 Novembre del 2009, dopo le concitate elezioni che videro la coalizione di sinistra Frente Amplio prevalere sul fronte conservatore. Ex guerrigliero Tupamaros, sarà ricordato probabilmente come uno dei personaggi più importanti del nostro secolo. Le sue riforme hanno cambiato l’Uruguay; il suo stile di vita ha fatto scalpore in tutto il mondo; le sue idee, hanno posto le basi per un futuro dell’America latina completamente diverso… […]

http://www.orizzonteuniversitario.it/2015/04/02/mujica-il-presidente-necessario/

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Dio “Salvini” i siciliani dalla colonizzazione leghista…


di Giovanni Chianta

salvini frase in sicilianoMatteo Salvini è in cerca di consensi nel meridione per il suo nuovo partito-movimento. Oggi è stato a Palermo dove, per usare un eufemismo, non ha ricevuto una bella accoglienza.

Salvini è corso subito ai ripari dichiarando: “Se abbiamo avuto toni eccessivi in questi anni sul Sud e i meridionali, chiedo scusa e cercheremo di evitare di ricadere negli stessi errori, ma se ci chiamano in migliaia vuol dire che il problema è la forma ma non la sostanza”

Giusto per rinfrescare la memoria sia allo stesso leader del Carroccio che a quei meridionali che volessero farsi infinocchiare,  ricordiamo alcuni (dei tanti) “toni eccessivi”…

Cominciamo proprio da Salvini: “Senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani o colerosi terremotati con il sapone non vi siete mai lavati…napoli merda, …” . Borghezio:“Noi siamo Celti e Longobardi..! Non siamo MERDACCIA Levantina e Mediterranea.. Noi siamo Padani..!”. “Questa parte del Paese non cambia mai, l’Abruzzo e’ un peso morto per noi come tutto il Sud.” Leonardo Muraro: “E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe.” Luca Zaia: “Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano.”

Partiamo dall’autocritica. Noi siciliani abbiamo moltissimi difetti, su tutti, quello (storico) di non aver fatto molto, per troppo tempo, per combattere la mafia.

Però abbiamo un grande pregio: siamo un Popolo accogliente. E nulla potremmo avere mai a che fare con esponenti della Lega che pensano:

Gentilini: “Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile.” Erminio Boso: “Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù”. Giacomo Rolletti: “Sono stato, sono e rimarrò un razzista secondo le ultime direttive UE poichè credo, e aspetto smentita da quei pochi che mi leggono, che certe notizie riportate solo da Il Giornale definiscano chiaramente che tra razza e razza c’è e ci deve essere differenza. Luca Zaia: “E’ un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino. Sempre Gentilini: “Rispediamo gli immigrati a casa in vagoni piombati.” ” “I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka.”

Sicuramente non siamo un Popolo immune da razzismo (la mamma dei cretini è sempre incinta anche qui). Ma mi sento di poter affermare che siamo un Popolo accogliente perché abbiamo una memoria storica. Ci ricordiamo che senza l’immigrazione noi nemmeno esisteremmo come Popolo essendo il frutto di diverse colonizzazioni della Sicilia. Questa memoria storica appartiene anche a chi vive al nord (anche loro sono in parte il frutto di una colonizzazione interna) ma purtroppo lì esiste da oltre un ventennio un partito xenofobo che facendo leva sulle paure alimenta odio al solo fine di continuare ad esistere come partito.

Per queste ragioni, quando un essere umano arriva sulle nostra coste cerchiamo di aiutarlo facendo del nostro meglio. Non oso immaginare cosa accadrebbe se Lampedusa fosse amministrata da un leghista.

Però, oltre ad una colonizzazione positiva abbiamo subito una colonizzazione negativa. Quella dei partiti che da decenni utilizzano la Sicilia come bacino elettorale. La mafia e la politica collusa hanno distrutto la nostra società costringendoci a vivere in Sicilia in miseria oppure ad emigrare. Mea culpa !

Siamo stati distrutti soprattutto da siciliani come noi che fingevano di volere in nostro bene. Non saprei dire se abbiamo imparato la lezione ma una cosa oggi ci appare chiara: certamente non potrà salvarci un partito che ci disprezza profondamente e che viene qui al solo fine di raccattare qualche voto in piu’ per ottenere la maggioranza in Parlamento alle prossime elezioni politiche. Un film già visto troppe volte da queste parti.

Fonti:http://www.nocensura.com/2010/11/tutti-gli-insulti-dei-leghisti.html

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La ragione e la valenza dell’esito del voto in Grecia


tempio greco

La ragione e la valenza dell’esito del voto in Grecia

di Gianluca Bellentani

Domenica 25 gennaio 2015, si sono svolte le elezioni Presidenziali in Grecia. I sondaggi davano Tsipras come favorito ed infatti il risultato e’ stato questo, ma ben oltre le piu’ rosee previsioni. Syriza, il partito della sinistra greca, raggiunge quasi la maggioranza assoluta. Nuova Democrazia, il partito dell’ ex Premier Samaras, si ferma ad un misero 26%. Scompare quasi totalmente il Pasok, il partito socialista che passa dal 44% del 2009 al 4% di oggi ( e questa fuga di votanti, dovrebbe forse far riflettere chi si pavoneggia di un 40,8 % ottenuto alle Europee ). Ottiene un pericoloso 16% Alba Dorada, il partito nazi-fascista decapitato nei vertici, in quanto i suoi esponenti di spicco sono da mesi in carcere. Probabilmente, l’aver aiutato con distribuzioni di generi di prima necessita’ la popolazione ha dato i suoi frutti. Syriza ha quindi quasi la maggioranza assoluta e per averla manca una manciata di voti. Si rivolge quindi per avere l’appoggio all’ altro partito di sinistra, il KKE, il partito dei comunisti duri e puri, quelli fermi alle idee del bolscevismo sovietico, che rifiutano sdegnosamente di entrare a far parte del nuovo Governo. A questo punto Tsipras , che pretende un cambio di rotta e non puo’ certo chiedere appoggi a Nuova Democrazia e al Pasok, entrambi responsabili del disastro greco, si rivolge quindi all’unico partito rimasto, ANEL, un partito di destra noto per le sue dure posizioni contro gli immigrati. Al leader di ANEL, Panos Kamnenos, viene data la poltrona di Ministro della Difesa. E’ una abile mossa strategica per due motivi. Innanzitutto si toglie ANEL da eventuali ingerenze nel programma di riforme ma soprattutto, memori di quanto accaduto alla fine degli anni ’60 col Regime dei Colonnelli, si ripara dal pericolo di un qualche golpe militare.varoufakis

Il nuovo Governo e’ composto da soli 10 Ministri, tutti uomini, tra cui spicca il nome di Yanos Varoufakis, un economista tanto sobrio nel look ( si presenta al giuramento con jeans e camicia fuori dai pantaloni) quanto fermo nelle proprie idee di una diversa economia. Un personaggio comunque preparatissimo, che segue le orme del piu’ conosciuto Paul Piketti.

I commenti al risultato di queste elezioni sono davvero stravaganti, almeno nel nostro Paese. Il ‘’ genio ‘’ Matteo Salvini, il Segretario della Lega ( quindi non certamente un partito di sinistra ), scrive queste parole su Twitter : ‘’ Finalmente i Komunisti greci hanno capito quanto cattiva sia l’ Europa e quanto l’euro sia una disgrazia per i paesi membri della Ue ‘’ ( quando sappiamo tutti che Tsipras ha sempre ripetuto di voler rimanere sia in Europa che nella moneta unica ). Inconcepibili i commenti di tanti simpatizzanti del PD, con a capo M. Renzi e che governa con una parte del cdx, che parlano di Tsipras come ‘’ uno sbruffoncello che per governare deve allearsi con la destra, ‘’ un ‘’ sola ‘’ che non vuole pagare i debiti fatti dal suo Paese’’. Le femministe lo attaccano per non avere rispettato le quote rosa ( quasi che le quote rosa fossero sempre sinonimo di buon governo ). Anche gli organi di informazione ci mettono del loro, con titoli roboanti ( Vince Tsipras, trema l’ Europa !! Dalla Grecia, culla della civilta’, nasce il nuovo Sol dell’ Avvenir ) etc. etc. Cerchiamo quindi di capire il come sia stato possibile che il popolo greco, mai stato come idee a sinistra, abbia adesso spostato direzione di voto e soprattutto, quanto valga sia dal punto di vista economico che politico il risultato del voto greco.

Il perchè di questo voto

scontri in greciaLa ragione di questo risultato e’ tanto semplice quanto drammatica : i greci, come sanno bene coloro che hanno amici e parenti in Grecia, specialmente nei grandi centri, stanno morendo. Non per una qualche malattia pandemica come in Sierra Leone ne per una guerra civile come in Ucraina, ma di stenti. Immaginatevi se da un giorno all’altro foste lasciati a casa dal lavoro e non aveste alcun sostegno. Se gli ospedali fossero al collasso e doveste pagare qualsiasi cura o medicinale e se anche mandare a scuola i vostri figli fosse qualcosa che non vi potete permettere. Se vi tagliassero gli stipendi del 30% e le pensioni del 50%. Se i prezzi delle utenze salissero vertiginosamente e non aveste di che pagare nemmeno la luce, l’acqua o il riscaldamento . Se le banche con cui avete un mutuo per la casa, vi sbattessero in strada in quanto non riuscite a pagare le rate. Se vi togliessero i vostri figli in quanto non siete piu’ capaci di sfamarli. Se le strade fossero piene di ladri e balordi  e le poche forze dell’ ordine fossero usate quasi esclusivamente per soffocare le proteste di piazza. Se le vostre mogli e figlie si prostituissero solo per poter portare a casa i soldi per vivere…… Il tutto, mentre un pugno di nababbi, tassati in maniera ridicola, continua ad accumulare ogni giorno smisurate ricchezze. Uno scenario da incubo, imposto dalla Troika per ripianare il debito greco ( debito che non solo non scende ma addirittura sale ). A questo punto, voi come cittadini, che fareste ? Non vi verrebbe voglia di dire basta a queste draconiane misure ? Non vi affidereste a qualcun altro, anziche’ a coloro che questo debito lo hanno creato ? Questa e’ la ragione del risultato del voto. Non e’ che da un giorno all’altro i greci siano diventati comunisti,  ma hanno solo votato chi vuole cambiare le cose in maniera diversa dalle direttive della Troika. Vi pare un qualcosa di cosi’ truffaldino ? Ma scusate, se foste ammalati e un medico vi prescrisse una cura che non solo non fa effetto ma vi peggiora, non vi verrebbe spontaneo cambiare medico e cura ? Ecco del perche’ i greci non hanno votato in maggioranza ne’ Nuova Democrazia ne’ tantomeno il Pasok, che appoggiavano la cura della Troika. Vi era da scegliere tra un estremismo di destra quale Alba Dorada ( che voleva abbandonare l’euro e l’ Europa, con tutte le conseguenze del caso ) e una sinistra vera, che vuole rimanere nella UE e nell’ euro ma che crede che la strada per ripianare il debito interno debba essere diversa. I greci hanno quindi scelto il partito che sperano li porti fuori da questa drammatica situazione, con meno rischi per il loro futuro.

sirizaQuali sono le misure adottate da Tsipras per far ripartire la Grecia ? Elenchiamone alcune. Riassunzione dei lavoratori statali licenziati non per esubero ma per mancanza di risorse. Sanita’ gratuita per tutti, cosi’ come le scuole e gli asili. Raddoppio delle pensioni minime, che passeranno dagli attuali 360 euro a 720 euro. Reddito di sopravvivenza per coloro che non hanno alcuna entrata. Utenze elettriche gratuite per i piu’ disagiati e soprattutto fine delle privatizzazioni ( il porto del Pireo rimarra’ greco e non sara’ venduto alla Cina ) . Dove si pensa di trovare le risorse per questo piano economico ? Ricevendo dalla BCE gli aiuti gia’ concordati per le banche elleniche, che hanno le casse vuote. Ridiscutendo i tassi di interesse sui titoli statali, schizzati alle stelle per colpa di una finanza internazionale speculativa. Chiedendo piu’ tempo per ripianare il debito e soprattutto imponendo ai nababbi  greci una forte tassazione.   E’ questo un programma di riforme di sinistra ? Sicuramente, ma non solo. L’ idea di Tsipras e’ che per poter pagare i debiti, la soluzione non sia quella di uccidere le persone spremendole come limoni, ma facendo crescere il Paese ; e se la gente non ha di che spendere, nessuna crescita e’ possibile. Vi pare questa una idea tanto balzana ? Un qualcosa di utopistico ed irrealizzabile ? Personalmente credo di no, ma almeno ci si prova, visto che il solo rigore non ha dato i frutti sperati.

Quanto vale l’esito del voto greco ?

  Dal punto di vista strettamente economico pochissimo, visto che il debito greco e’ una goccia nel mare del debito dell’ eurozona. Il PIL greco corrisponde all’incirca al 4% del PIL europeo, paragonabile a quello della sola regione veneto. I 320 mld di debito non possono certo mettere a rischio i conti della BCE. Conta invece moltissimo dal punto di vista politico. Se questa nuova strategia economica cominciasse a dare frutti e soprattutto se a primavera, con le elezioni in Spagna, la sinistra di Podemos col suo leader Iglesias vincesse, si creerebbe un effetto domino con cui i ricchi Paesi del Nord , Germania in primis, si dovrebbero confrontare.

Cosa accadra’ quindi, nel breve e medio periodo ?

Certamente la Germania e la BCE si opporranno a questo cambio di passo della Grecia. Se ne sono gia’ avuti i sentori quando si minacciava prima di espellere la Grecia dall’ Europa. Poi si e’ minacciato di chiudere i rubinetti degli aiuti alle banche e adesso, dichiarando che i titoli greci non sono piu’ affidabili come garanzia per gli aiuti. Insomma, il capitalismo cerchera’ in ogni modo di ostacolare queste politiche di sinistra, come gia’ si accadde nel ’73 col Cile di S. Allende. Si trovera’ quindi una situazione di compromesso, non tanto perche’ i Paesi creditori saranno mossi da spirito cristiano ma per la semplice ragione che, tra perdere i soldi prestati e dare piu’ tempo per ripagarli, la seconda ipotesi e’ sicuramente la meno sconveniente. Ancor piu’ pericoloso, dal punto di vista politico, sarebbe non accettare questo cambio di passo per il risanamento delle finanze. Se, come pare, le soluzioni del Governo greco fossero inascoltate, Tsipras si troverebbe costretto a chiedere aiuti economici a Putin, che non vede l’ora di scardinare il processo di Unione, dopo le penalizzazioni a cui la Russia e’ stata sottoposta dopo la crisi ucraina. Ancor peggior scenario, sarebbe quello di una avanzata di partiti fascisti, xenofobi e anti – euro, come il Front National della Le Pen in Francia.

Alexis_Tsipras_die_16_Ianuarii_2012Ecco quindi perche’ occorre dare appoggio a Tsipras e alle sue idee. Non puo’ essere lasciato solo in questa battaglia che ha intrapreso. Non e’ solo una battaglia per la difesa delle idee di sinistra ma una battaglia per l’ Europa, che deve essere in futuro non una prigione che ingabbia gli Stati membri, con diversita’ di trattamento tra membri di serie A e di serie B, ma una grande occasione di opportunita’ e benessere per tutti i suoi cittadini . Un continente non piu’ dilaniato da guerre, che parla con una voce sola, in cui i cittadini tutti si sentano assistiti e tutelati. Questa e’ stata l’idea che ha fatto nascere questo progetto di Unione. Non tradiamo questa idea e difendiamola da chi vuole mettere in secondo piano questi ideali !

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Mattarella al Colle: analisi e riflessi di una grande vittoria


RENZI PUNTA SU MATTARELLA, IL NOME RICOMPATTA IL PDAlle ore 13,15 di sabato 31 gennaio 2015, alla quarta votazione ( come gia’ anticipato dal Premier Renzi ), con 665 voti ( ne bastavano 505 ), Sergio Mattarella viene eletto dodicesimo Presidente della Repubblica. Palermitano, 74 anni, e’ il fratello di Piersanti, Presidente della Regione Sicilia, ucciso dalla mafia nel 1980. Democristiano, trai fondatori del Partito Democratico, si stacco’ dalla DC quando il partito con Andreotti sterzo’ verso la destra. Personaggio timido e schivo, poco propenso alla luce dei riflettori e alle telecamere ma strenuo difensore della  Costituzione, e’ membro della Consulta. Famoso per essere l’ideatore del Mattarellum, la legge elettorale antecedente al Porcellum.

Questa, piaccia o meno, e’ una vittoria di Renzi, che si dimostra uno stratega politico come pochi. Trova innanzitutto una figura che possa unire anche la minoranza-dem, indicando un nome che, detto alla siciliana, ‘’ un si putiva rifiutari ‘’. Fa convergere su questo nome non solo Scelta Civica ma anche SEL. Il NCD di Alfano, prima minaccia di tornare con l’ex – cavaliere e poi ritorna sui suoi passi, anche solo per mero spirito di sopravvivenza. Perde un pezzo importante come l’ex Ministro Sacconi ma, a dirlo con linguaggio renziano, ‘’ ce ne faremo una ragione ‘’. Forza Italia grida al complotto e al tradimento e Renzi risponde giustamente che l’alleanza e’ sulle riforme ma non certo sui nomi. E’ comunque una sconfitta di Berlusconi ( a cui il solo pensiero di avere come inquilino del Colle un ex giudice provoca l’orticaria) e del suo partito, visto che arrivano anche dei voti dai forzisti. Finisce per sempre anche il Patto del Nazareno ? Non facciamo previsioni di sorta, lo impareremo in futuro. Penoso invece il comportamento del M5S. Prima si fanno i nomi di Bersani e di Prodi nella lista da sottoporre alla rete per le Quirinarie, il ‘’ Gargamella ‘’ e il ‘’ Mortadella che ci ha trascinati nell’ euro ‘’, il tutto per far abboccare la minoranza –dem e che naturalmente non cade nel trappolone. Il tutto al solo scopo di fare saltare il tavolo delle trattative. Quando la rete decide per il nome di Imposimato, eccoli prima attaccare Mattarella per una strana storia sull’ uranio impoverito, poi accusando Renzi di non averli consultati. Verso sera finalmente appare il post di Grillo, che elogia Mattarella e lo indica come un nome di grande autorevolezza, che sapra’ guidare il Paese nei prossimi anni come pochi altri. Ennesima figura barbina dei penta stellati, che dimostrano la loro inconsistenza nel panorama politico- istituzionale  e soprattutto la loro incapacita’ di partecipare alla vita politica, tradendo il mandato affidatogli dai propri elettori. Su Fratelli d’ Italia e la Lega che votano insieme Vittorio Feltri, l’ex direttore di Libero espulso dall’Albo dei Giornalisti, stendiamo un velo pietoso.

Matteo Renzi si dimostra un animale politico come pochi, capace di giocare su piu’ tavoli, alleandosi con chiunque per poi metterlo da parte quando non serve piu’. Il tutto per riuscire a fare quelle riforme che ha in mente, nel modo e nei tempi che egli considera giusti. Il tutto giocando al limite del rischio ( ed eleggere un personaggio come Mattarella, che non si pieghera’ certo al volere del Premier e’ un rischio che il Premier ha certamente messo in conto ). Vedremo cosa accadra’ piu’ avanti, quando il Presidente della Repubblica dovra’ firmare il Jobs Act e la Legge Delega .

Nella standing – ovation per l’operato di Renzi, credo vada inserita anche una lode per l’ ex Segretario Bersani, un galantuomo che per il bene della ‘’ ditta ‘’ ha sempre tenuto come punto fermo l’unita’ del Partito, smorzando con le sue parole e col suo comportamento pacato le voci che davano ogni giorno come imminente una scissione interna.

Concludo con una riflessione per i tanti che , come il sottoscritto, vedono il PD ogni giorno trasformarsi in una nuova ‘’ balena bianca ‘’. Piaccia o meno , siamo un Paese di cdx, in cui la sinistra non ha mai avuto quella forza di convincimento delle masse che la DC ha invece avuto, specialmente in passato. E’ una colpa nostra e solo nostra, che dovrebbe farci riflettere sul perche’, sul come e sul dove abbiamo sbagliato. Quando troveremo una linea condivisa e un Premier all’ altezza, allora forse potremmo avere quella forza che adesso ci manca. Per ora, portiamo avanti le nostre battaglie interne, che non vogliono dire guerra al Segretario ma suggerimenti per migliorare le varie riforme. Non e’ quindi un arrendersi al diventare democristiani ma semplicemente il considerare che probabilmente, con le alternative che vi sono in giro, questa appare la scelta meno dolorosa !!

Gianluca Bellentani

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Ebetino ci sarà lei !


renzi-mattarella “Ebetino ci sarà lei ! ”. L’elezione alla Presidenza della Repubblica di Sergio Mattarella è stata la prova provata che Matteo Renzi non sarà certamente uno statista ma è tutto meno che “ebetino”.

Nella sceneggiatura iniziale di Romanzo Quirinale Matteo Renzi avrebbe voluto mandare al Colle un politico “di fiducia” (come Chiamparino oppure Del Rio) un tecnico di grande competenza (come Padoan) oppure un politico “non di fiducia” ma comunque del PD (come Finocchiaro e Veltroni).

Non ha nemmeno pensato all’ipotesi Amato. Perchè Renzi è soprattutto sinonimo di marketing e il “marchio Amato” gli avrebbe portato una decrescita nelle vendite di annunci politici: Amato è l’uomo poltrona per eccellenza ma anche colui che mette le mani nelle tasche degli italiani in tempi di crisi.

La scelta di Mattarella dimostra come Renzi sia un vero e forse il vero Caimano. Da abile venditore non ha difficoltà a cambiare le proprie decisioni per ottenere un risultato.

La “mossa Mattarella” è stata un autentico capolavoro. Ha scelto un uomo perbene (quindi piace agli italiani che, al Colle, al contrario che a Palazzo Chigi, amano la legalità) un uomo non del PD (quindi piace al Centro) un non renziano (quindi piace alla minoranza del PD) un democristiano (piace a centristi e democristiani finiti a Destra) un “non attaccabile” (quindi M5S non può dir nulla) e soprattutto, non dispiace per nulla a Berlusconi.

Mattarella non è certamente un berlusconiano ma neppure un antiberlusconiano. B sapeva bene che, visti i suoi numeri in Parlamento, si sarebbe dovuto accontentare e, dopo Amato, tra i suoi “meno peggio” c’era proprio Mattarella. Nessuna conseguenza di rilievo per il Patto del Nazareno.

Insomma, se politica non servisse per governare gli Stati al fine di garantire il benessere dei suoi cittadini ma per scrivere le sceneggiature dei  film o per vendere fumo in cambio di voti potremmo assegnare un premio a Renzi. Sul resto solo critiche.

Una riflessione andrebbe fatta su chi continua a definire ebetino un animale politico intelligente, veloce, feroce e cattivo come Renzi. Ma questo è un altro post…

Gio’ Chianta

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Italicum: meglio le preferenze o i nominati ?


 italicumVolano gli stracci in casa PD, questa volta sulla nuova legge elettorale denominata Italicum. Dopo aver accolto i giusti aggiustamenti alla prima stesura ( diminuzione della soglia di sbarramento per i partiti non in coalizione dall’ 8% al 3% e innalzamento dal 35% al 40% per avere il premio di maggioranza ), lo scontro questa volta avviene sul discorso preferenze. La minoranza interna accusa la maggioranza di non dare voce ai cittadini mentre la parte renziana risponde che anche Bersani si era espresso a suo tempo contro le preferenze. E’ questa un’ accusa che non sta’ in piedi, in quanto si vuole deliberatamente tacere sul fatto che prima si votava con un’altra legge, il Porcellum, bocciato dalla Consulta. Molto piu’ veritiero e’ invece il prendere atto che Berlusconi abbia sicuramente preteso qualcosa in cambio nel famoso Patto del Nazareno. Si alzano i toni da ambo le parti, con il Senatore Esposito che parla di espulsione per coloro che non condividono la linea della maggioranza e l’ex Vice- Ministro Fassina che accusa Renzi di essere stato a capo della famosa cordata dei 101 che affossarono Prodi. Il Segretario – Premier, bravo dal punto di vista dialettico e negli slogan, si dimostra invece inadeguato nel gestire questa fibrillazione interna. Anche certe sue affermazioni del tipo ‘’ ascoltiamo tutti ma non arretriamo di un centimetro ‘’, ( che in romanesco si potrebbe tradurre in un ‘’ Dite quer che volete, tanto famo come ce pare ‘’) non portano certo a rasserenare gli animi. Mentre gli organi di informazione sguazzano su questa polemica interna, inizia come al solito un tifo da stadio tra chi vuole le preferenze e chi no. Il Partito non ci fa comunque una bella figura e da’ una brutta immagine di se’. Tanti elettori, che votano ma non seguono attivamente la politica, rimangono perplessi e non riescono a capire cosa sia la migliore ( o anche la meno peggio ) delle due scelte. Come sempre siamo soliti fare noi del Malpaese, cerchiamo di analizzare la questione, mettendoci super-partes e dando il nostro personale parere.

PREFERENZE

PREGI = Gli elettori possono indicare i nomi di chi vogliono eleggere, al di la’ di ogni logica di partito ma solo per una scelta personale. Con le preferenze, il popolo puo’ davvero esercitare la propria sovranita’.

DIFETTI = Abbiamo visto che spesso e volentieri, vi sono personaggi che fanno mercato sulle preferenze. Certi personaggi approdati in Parlamento, come ad esempio Razzi o Scilipoti, senza le preferenze probabilmente mai sarebbero entrati.

NOMINATI

PREGI = Si evita il mercato delle preferenze e vengono indicati i nomi che sono piu’ graditi all’ interno del partito.

DIFETTI = Gli elettori possono votare solo i nomi indicati dal partito, perdendo quindi la propria sovranita’ di scelta.

Dopo questa breve analisi, tanto semplice da apparire quasi semplicistica, cosa si evince ? Semplicemente che non esiste una legge elettorale perfetta. Sia una che l’altra hanno punti di forza e punti di debolezza.

Come si puo’ quindi ovviare a questo problema ? Certamente rendendo i cittadini piu’ consci del loro diritto-dovere di voto ma soprattutto costringendo i partiti tutti a selezionare e a creare una classe dirigente all’altezza, selezionandola sia nella societa’ civile che preparandola al proprio interno . Persone conosciute nei territori, competenti e inattaccabili dal punto di vista etico. Solo in questo modo il problema tra preferenze e nominati smettera’ di porsi.

Gianluca Bellentani

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PARLIAMO DI PRIMARIE


primarie pd liguriaDomenica scorsa, 11 / 1 /2015, si sono svolte le Primarie del PD in Liguria per le Regionali. A differenza di quelle in Emilia- Romagna, hanno avuto un gran numero di votanti, probabilmente anche troppi. Si sono visti votare tanti personaggi dichiaratamente avversi al PD e anche un gran numero di extracomunitari che alla fine hanno candidamente chiesto di essere pagati per il loro voto. La renziana Paita le ha stravinte sul piu’ navigato Cofferati , il quale ha denunciato brogli in diversi seggi. Non e’ la prima volta che le Primarie vengono inquinate : e’ gia’ successo in passato in Campania e l’allora Segretario Bersani le annullo’. Questa volta invece la Direzione del Partito con Renzi Segretario, decide che saranno annullati solo i voti dei seggi segnalati. Sicuramente lo scarto trai due contendenti e’ troppo largo per mettere in dubbio la vittoria della Paita, cosi’ come non e’ certo che ‘’ il cinese ‘’ sarebbe stato un amministratore migliore. Resta comunque una brutta pagina, che certo bene non fa all’immagine del Partito. Ci si interroga se queste Primarie sia giusto o no farle e se davvero siano uno strumento democratico per dare voce agli elettori. Proviamo quindi insieme a ragionare sulle Primarie e sul modo in cui vengono gestite e soprattutto sulle regole di svolgimento.

E’ GIUSTO FARLE ? = Certamente, in quanto sono uno strumento democratico per dare voce agli elettori.

E’ VERO CHE ANDREBBERO SEMPRE FATTE ? = Assolutamente no e per il semplice fatto che, quando fai fare una scelta all’ esterno, dimostri come Partito di non avere la forza di proporre un unico nome. Capita infatti spesso che a livello locale, per proporre il nome di un Segretario o di un candidato a Sindaco, si preferisce fare una discussione interna per proporre una sola figura.

COME MAI VENGONO FATTE TANTO SPESSO ? = Perche’ ci si ricorda che, quando ci furono tra Bersani e Renzi, l’attenzione ( e il consenso ) verso il PD e la buona politica toccarono indici di attenzione mai riscontrati prima.

E’ GIUSTO FARLE PER SCEGLERE UN NOME TRA PERSONE DELLO STESSO PARTITO ? Assolutamente no, in quanto come scritto sopra, dai sempre un’immagine di debolezza e divisione interna ma soprattutto metti in contrasto persone dello stesso partito. Le Primarie andrebbero quindi fatte se vi fosse una coalizione di partiti ma non certo un unico soggetto politico .

E’ GIUSTO FARE VOTARE SOLO I TESSERATI ? = No, in quanto puoi essere un elettore e simpatizzante di quel partito pur non essendo tesserato.

E’ UNA COSA SAGGIA FARE LE PRIMARIE APERTE, IN CUI TUTTI POSSANO VOTARE AL DI LA’ DEL LORO CREDO POLITICO ? = Assolutamente no anzi, e’ un errore grossolano. E’ vero che tante persone come me non si sognerebbero mai di partecipare ad una consultazione che non interessa, ma purtroppo sono in tanti che, per ottenere favori personali o anche solo per inquinare il risultato dell’ avversario, partecipano a queste consultazioni.

COME DOVREBBERO QUINDI ESSERE FATTE, NEL CASO CHE NON SI TROVI UN CANDIDATO CONDIVISO ALL’ INTERNO ? = Semplicemente creando un albo degli elettori, controllato a livello locale, in cui chi si iscrive si impegna a condividere la linea del Partito. Solo in questo modo potranno essere Primarie serie e non Primarie all’ amatriciana, in cui tutti indistintamente possano avere voce ; non e’ solo un problema di falsare il risultato ma soprattutto e’ una mancanza di rispetto verso chi, ogni giorno, si impegna per la vita del Partito.

Gianluca Bellentani

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Basta soldi pubblici ai partiti: siamo così sicuri che questa sia stata la scelta giusta ?


soldiCome tutti sanno ( almeno si spera ), il 20 febbraio di questo 2014, il Governo a maggioranza PD guidato da Enrico Letta ( quasi sicuramente su spinta del neo-eletto Segretario Matteo Renzi ), ha detto stop ai rimborsi di soldi pubblici ai partiti. Gia’ da quest’ anno, caleranno del 25%, del 50% nel 2015, del 75% nel 2016 e nel 2017 spariranno definitivamente. I Partiti potranno avvalersi solo di finanziamenti privati sino a 100.000 euro ( inizialmente la proposta era di 300.000 ). Tutta la ggggente e’ contenta di questo taglio di spesa e i commenti sono quelli che sentiamo ogni giorno, per strada e sulla rete. ‘’ Era ora che finissimo di dare soldi a questi ladri – scansafatiche ‘’. ‘’ Finalmente si da ragione ai cittadini, che nel ’93, con un referendum, avevano detto basta ai finanziamenti  pubblici ai partiti’. ‘’ ‘’ La politica, quando la fai, devi farla a tue spese e devi esserne solo onorato ‘’. Sono quindi tutti contenti..anzi, contenti a meta’ , in quanto si sarebbe voluto cancellarli interamente da subito. Personalmente, reputo questa scelta dannosa per il Paese ma soprattutto per la democrazia. Una scelta fatta solo per avere consenso, ascoltando la pancia della gente. Basterebbe dire che in questo modo, solo i ricchi potranno fare politica. Siccome pero’  in questo blog siamo sempre soliti spiegare  il motivo delle nostre opinioni in merito ai fatti , proviamo ad andare indietro nel tempo, ripercorrendone brevemente la storia di questi finanziamenti ( in seguito poi chiamati rimborsi ) e del perche’ vennero istituiti. Facciamolo tenendo sempre presente una realta’ incontrovertibile, che sanno bene coloro che hanno fatto attivita’ politica ad ogni livello : LA POLITICA HA I SUOI COSTI !!

Quando l’ Italia divenne una Repubblica, i due schieramenti maggiori che si contrapponevano erano la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. Dagli USA, venivano erogati alla DC finanziamenti per la vita politica del Partito, come avvenne anche per il PCI da parte dell’ URSS ( quelli che passarono alla storia col nome di Fondi Bulgari ). Naturalmente vi erano anche per tutti i finanziamenti da privati ma i finanziamenti piu’ consistenti venivano da questi Paesi. A quanto ammontarono questi finanziamenti non e’ dato a sapersi ma continuarono per diverso tempo. Era comunque uno squilibrio di forze, contrario alla democrazia, in quanto i Partiti minori avevano molte meno risorse. Nel 1974, dopo diversi scandali ( come  quello che coinvolse l’ allora Ministro delle Finanze Tabucchi ), con la Legge Piccoli, venne deciso che ai Partiti toccasse un Finanziamento Pubblico, per ovviare a questo squilibrio. Nel 1978 prima i liberali e poi i radicali cercarono di cancellarlo. Il PSI di Craxi, propose di raddoppiarlo, in quanto la politica diveniva sempre piu’ un discorso di immagine ma la proposta fu bocciata. Nel 1993, a seguito dell’ inchiesta Mani Pulite, con un Referendum che ebbe oltre il 90% del quorum necessario, questi finanziamenti pubblici cessarono di esistere ma il Governo Amato decise di reinserirli con un nuovo termine chiamato rimborso. Fu solo un cambio di nome ? Probabilmente si, ma ebbe comunque il merito di continuare a dare a tutte le forze politiche, piccole e grandi, la possibilita’ di fare politica. Purtroppo ( e questo si e’ stato uno sbaglio della politica ), i partiti hanno avuto sempre piu’ danaro a disposizione, mentre quello a disposizione dei cittadini diminuiva. Non sono state ottemperate certe norme di legge, come ad esempio quello di rendicontare i propri bilanci. Addirittura, si sono visti rimborsi dati anche qualora l’ intera legislatura non fosse terminata. Cosa ne hanno fatto i partiti di questo fiume di danaro pubblico ? Qui le storie sono molto differenti. Mentre il PCI, poi DS, riusciva a creare una sorta di ‘’ personale tesoretto ‘’ fatto di terreni e immobili, altri partiti come la Margherita o la Lega subivano ruberie interne da parte dei loro tesorieri , Lusi e Belsito ( su quest’ ultimo nome , sarebbe interessante sapere da Salvini come mai la Lega non si schieri come Parte Civile nel processo che ne vede l’ ex tesoriere imputato ). Per altri partiti che invece non esistono piu’, come ad esempio l’ IDV, sarebbe interessante sapere dove questi soldi sono andati a finire. Riguardo ai rimborsi rifiutati dal M5S, chiariamo una cosa una volta per tutte : a questi rimborsi il Movimento non ha diritto, in quanto non ha uno Statuto depositato ne un tesoriere incaricato. Quindi, rinunciare a un qualcosa che non ti spetta, non mi pare questa grande prova di generosita’. Ecco del perche’ questi rimborsi dovevano essere tenuti, magari riducendoli come aveva gia’ fatto il Governo Monti , rendendo pubblici i bilanci ma mai cancellandoli del tutto.

Ed ora veniamo al perche’ questa proposta populistica e’ stata sposata proprio dal Premier.

Renzi, con la sua idea di ‘’ partito liquido ‘’ ,  di partito ‘’ cool ‘’,  vuole ricalcare il modello americano, in cui gli elettori votano il candidato e il suo programma, senza avere pero’ un programma di partito, frutto di discussione e mediazione interna. Ne e’ la conferma il modo in cui ha snobbato il calo delle tessere. Molto piu’ rapido e veloce fare cene da mille euro a testa, l’equivalente di oltre 50 tesserati ; e quando qualcuno afferma ( giustamente ) che le cene a queste cifre sono vergognose, ecco rispondergli  che solo cosi’ si possono avere i mezzi per far sopravvivere il Partito. Non e’ comunque solo una presa in giro per quei lavoratori e pensionati  che fanno la tessera da 15/20 euro. Non e’ un risparmio per l’ erario, visto che questi soldi dati ai partiti  potranno essere deducibili e quindi non tassabili ma soprattutto daranno alle varie lobbies ancora piu’ potere di quello che gia’ hanno, come avviene negli USA ….. e questo e’ un  vero pericolo per la democrazia !!

 Gianluca Bellentani

renzi direzione pd

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Quella incomprensibile occupazione di posti di comando.


poletti e la cena con i criminaliDal terremoto giudiziario che sconvolge la capitale e che coinvolge personaggi di tutti gli schieramenti ( e siamo solo agli inizi ), nascono diverse domande che una persona onesta e per bene comincia a farsi. Una su tutte e’ comunque questa : come e’ possibile che certi figuri possano occupare certi posti di prestigio ? Come fai,  partito o istituzione che tu sia, a non accorgerti di che figura hai messo in certi ruoli  di comando ? Perche’ vedete, e’ vero che a chi si iscrive ad un partito non puoi certo fare ogni volta il chek-up completo della sua posizione giudiziaria, ma e’ anche vero che prima di mettere questa persona in certi posti di comando dovrai quantomeno verificare chi e’ e che passato abbia. Lo stesso vale per i finanziamenti alla campagna elettorale di un candidato ; e’ vero che il danaro non ha colore, ma allo stesso tempo ti dovrai anche porre qualche domanda su chi e’ che ti sponsorizza.

Tralasciando il nome di Massimo Carminati, che davvero col suo passato non si capisce come possa essere ancora libero e cosi’ potente, prendiamo in esame la figura di Salvatore Buzzi, il fondatore e amministratore della cooperativa sociale 29 giugno. Costui, un passato nei NAR, nel 1981 viene condannato per omicidio a 24 anni. Ne sconta circa una ventina nel carcere di Rebibbia e poi esce anticipatamente per buona condotta. Sul fatto di avere una riduzione di pena per essersi comportato bene in carcere nulla da obiettare, cosi’ come sul fatto che, quando hai espiato le tue colpe, sei un libero cittadino e che puoi crearti il tuo ruolo nella societa’. Ci puo’ quindi stare che invece di trovarti un lavoro dipendente, tu decida di voler fare l’imprenditore, creando una cooperativa sociale per il reinserimento di altri ex detenuti. Quello invece che reputo paradossale e’ che a nessuno, se non per salvaguardare i propri interessi personali, venga in mente di verificare come sia possibile che un omicida ex galeotto, che parla come un facchino dei mercati generali, possa essere a capo di una cooperativa nata da pochi anni, con 1200 dipendenti, che fattura oltre 50 mln di euro ogni anno e che soprattutto riesce a vincere ogni tipo di appalto. Un uomo che si circonda di personaggi che non vorremmo nemmeno incontrare per strada tanto fanno paura.

Il Ministro del Lavoro Poletti, attaccato dalla stampa per essere comparso nella foto di una cena in cui erano presenti sia Buzzi che Carminati ( e a fianco della tavolata anche  Casamonica, definito il boss dei Rom), si difende con queste parole : ‘’ Sapevo che Buzzi era stato in carcere per omicidio ma i nostri erano solo colloqui informali di lavoro ‘’. No Ministro Poletti, non e’ solo questo. Perche’ vede, un conto e’ essere fotografato mentre stai passeggiando per strada o fai un’ intervista e ti si accosta un criminale, un’ altra invece e’ fare affari con lui. Come dice ? Stiamo sbagliando ? Il business e’ business ? Sara’, ma che vuole….noi siamo persone senza potere e certe cose non riusciamo a capirle. Certamente pero’ queste persone non le frequentiamo anzi, le evitiamo come la peste !!

Gianluca Bellentani

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Crollo dei voti in Emilia Romagna: disaffezione per la politica o chiaro messaggio ?


emilia romagna cartinaNelle elezioni regionali in Emilia – Romagna, il vincitore ( con grande distacco ) e’ sicuramente il partito dell’astensione. Tutti i partiti ( tranne la Lega che, pur perdendo oltre 50.000  avanza pericolosamente ), perdono decine di migliaia di voti. Ancor piu’ preoccupante di tutti e’ il fatto che in questa regione da sempre di sinistra, il PD perda oltre 700.000 voti rispetto alle precedenti elezioni. Qualcuno potrebbe pensare che negli ultimi anni l’astensionismo e’ cresciuto dappertutto e che se questo fenomeno di astensione dalle urne ha toccato anche la mia regione, non ci dovrebbe essere nulla di strano : da emiliano invece, credo invece che vada fatta una seria riflessione su queste votazioni. Perche’ vedete, qui non stiamo parlando di una regione qualsiasi ma della regione che da sempre e’ il traino non solo economico ma anche politico e sociale del Paese. Non lo dico per campanilismo ma guardando i fatti. Qui sono nate le prime corporazioni del lavoro e i sindacati. Qui sono nate le prime lotte per il lavoro e qui sono stati i primi operai uccisi dalla polizia. Qui, dove anche  il fascismo e’ nato e dove tanti uomini e donne Partigiani lo hanno sconfitto, anche se purtroppo non definitivamente. Nella nostra Regione, le cose funzionano se non egregiamente, almeno molto meglio che in tutte le altre. Certo non siamo una sorta di paradiso terrestre, i problemi li abbiamo anche noi. Anche qui abbiamo zone degradate e criminalita’, ma cerchiamo di porvi rimedio non facendo una sorta di caccia allo straniero ma creando comitati di cittadini che spingano con le loro civili proteste le amministrazioni ad intervenire, con piu’ forze dell’ ordine e creando riqualificazione urbana. Anche noi abbiamo il problema dei rom, ma invece di rinchiuderli in una sorta di ghetto, creiamo micro – aree per integrarli il piu’ possibile. Non sottovalutiamo il problema idro-geologico,  in quanto siamo una terra ricca di fiumi e torrenti e sappiamo bene che l’acqua puo’ essere tanto una ricchezza quanto una catastrofe se non ne curi il flusso. Qui abbiamo eccellenze sia negli ospedali come nelle scuole, a tutti i livelli, in quanto sappiamo che istruzione e sanita’ sono un diritto inalienabile per i cittadini. Questa partecipazione alla vita civica avviene anche con la politica. In prevalenza, l’ emiliano-romagnolo e’ attento a cio’ che avviene nel panorama politico, sia provinciale che nazionale. Il fatto che la maggioranza dei cittadini voti a sinistra, deriva dal fatto che le persone si riconoscono negli ideali e nelle idee di sinistra. Cosa e’ quindi accaduto ? A cosa e’ dovuta questa astensione mai registrata prima d’ ora ? Non e’ sicuramente una disaffezione alla politica ma una protesta verso i partiti e il loro modo di porsi all’ elettorato. In particolare nel PD, tanti iscritti non si riconoscono piu’ in questo modo di fare politica e si sentono sempre piu’ estranei alle decisioni prese e non piu’ partecipi come prima accadeva. Si e’ persa nel tempo, e in particolare negli ultimi mesi, quel processo di saldatura tra partito e iscritti, che si sentono sempre piu’ usati e sempre meno coinvolti.  Ora che abbiamo spiegato del perche’  di questo calo di partecipazione, analizziamone il contesto in cui questo non voto di protesta e’ avvenuto , ricordando che alle elezioni Europee di maggio hanno votato oltre il 70% degli aventi diritto.

vasco erraniCome tutti sapete, si votava solo in Emilia- Romagna e in Calabria, in quanto in queste due regioni il Presidente era dimissionario. Vasco Errani, dopo essere stato assolto in 1° grado di giudizio dall’ accusa di falso ideologico, e’ stato condannato il Appello e, da persona per bene qual’ e’, si e’ dimesso spontaneamente. Gia’ questa cosa e’ stata gestita in modo pasticciato. La condanna ad Errani, per chi non lo sapesse, credo che sia stata qualcosa al limite del fantozziano. Credo che sia uno dei pochi casi, se non forse l’unico, in cui una persona gia’ assolta porta personalmente agli inquirenti nuove prove e in base a queste viene condannato. Certamente questa condanna e’ stata un fulmine a ciel sereno ma dal partito ci si aspettava una levata di scudi verso Errani, persona capace e irreprensibile, che nel 2012, l’anno del terremoto in Emilia, non ha fatto mai mancare un giorno la sua presenza nelle zone colpite dal sisma. Si sarebbe dovuto sottolineare che e’ inammissibile paragonare il reato di falso ideologico contestato a Vasco Errani ( ancora da provare ) con quelli di chi invece e’ stato fatto dimettere forzatamente per tangenti e rapporti con la malavita organizzata ( cosa gia’ comprovata ). Si sarebbe anche dovuta preparare prima una squadra di persone che prendesse il posto della precedente e invece si e’ tergiversato, accantonando il problema. Ne e’ conseguita poi questa corsa alla poltrona che e’ stata davvero pietosa. Prima si sono fatti avanti personaggi quasi sconosciuti, come il Sindaco di Imola Manca o il Sindaco di Forli’ Balzani. Poi sono scesi in campo ( finalmente ) due pezzi da novanta, i due modenesi Stefani Bonaccini ( ex bersaniano ) e il renziano doc Matteo Ricchetti . Probabilmente quest’ ultimo sarebbe stato il Presidente della Regione, visto il supporto di forze che aveva : poi e’ arrivato lo scandalo delle Spese Pazze. Qui davvero abbiamo toccato il tafazzismo piu’ estremo. Perche’ vedete, la differenza tra un Bonaccini che si dimentica di rendicontare 2300 euro in un anno di spese per spostamenti, e’ alquanto diversa da chi mette nella lista spese matrimoni per la figlia o ristrutturazioni della propria villa. Ci si e’ lasciati massacrare dalla stampa nazionale e locale, senza mai dire una parola di chiarimento. Questa ombra di disonesta’ e’ quindi rimasta sospesa nell’ aria e gli elettori del PD, quelli che al Partito nulla chiedono e che tanto danno in termini di tempo e passione, persone oneste e per bene, non hanno digerito l’essere additati come complici di ladri. Quando poi Bonaccini ha chiarito la sua posizione mentre Ricchetti si e’ invece ritirato dalla corsa per candidarsi, li’ si e’ capito che non si trattava solo di accanimento giudiziario ma che qualcosa di poco pulito c’era davvero. Si sono quindi fatte le Primarie trai due contendenti rimasti in campo, Bonaccini e Balzani. Ora tralasciamo la questione  Primarie, che facciamo ormai per decidere qualsiasi cosa e che stanno perdendo del loro valore e si stanno inflazionando ogni giorno di piu’. Queste Primarie, falsate in quanto mancando il probabile vincitore (Ricchetti ) la scelta era scontata, visto la differenza di notorieta’ trai due, sono state un flop colossale . Per dare un’idea in termini numerici, riporto i dati del mio Comune , Formigine  (MO ). Mentre per le elezioni Europee la partecipazione e’ stata di oltre il 70%  su 28.000 aventi diritto, alle Primarie per la Regione hanno votato la bellezza di…..185 persone. Gia’ questo dato avrebbe dovuto far muovere il Partito, facendo una campagna di informazione a tutto campo, mentre invece si e’ rimasti inermi ad aspettare gli eventi, fiduciosi ingenuamente che gli elettori , almeno quelli storici, ci avrebbero dato ugualmente il loro sostegno. Non contenti, abbiamo anche proposto per la Regione nomi sconosciuti, guardando piu’ ad un discorso di territorio e di corrente, anziche’ puntare sulla competenza e soprattutto sulla notorieta’ dei nomi. Ecco quindi spiegato a grandi linee del perche’ una buona fetta di nostri elettori non ci ha votato. Non e’ stato una disaffezione verso la  politica quanto un non voto di protesta.

stefano bonaccini PD (presidente emilia)Appena eletto, Stefano Bonaccini ha gia’ dichiarato che fara’ un netto dimagrimento delle spese interne. Conoscendolo, sono sicuro che lo fara’ sicuramente, in quanto da buon emiliano sa’ perfettamente come stanno le cose e quali sono stati gli sbagli fatti. E’ altresi’ consapevole che, pur avendo il PD piu’ seggi in Regione della Giunta Errani, non e’ stato votato da nemmeno il 18% degli elettori. Questo non voto di protesta sono certo che sara’ per lui uno stimolo per lavorare bene, correttamente e limpidamente e sicuramente non dira’ mai che il problema dell’astensione, almeno qui in Emilia –Romagna, e’ un problema secondario !!

Gianluca Bellentani

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Maurizio Landini, quel sindacalista che tanto piace


maurizio landiniSecondo un recente sondaggio, il personaggio pubblico che piu’ piace alla gente  e’ il Segretario della FIOM, Maurizio Landini. Certo i risultati dei sondaggi lasciano sempre il tempo che trovano pero’, visto che la platea degli intervistati e’ formata da persone di estrazione sociale e di orientamento politico differente,  e’ abbastanza sorprendente che un sindacalista dichiaratamente schierato a sinistra, venga votato anche da chi di sinistra non lo e’. Ancor piu’ sorprendente e’ che sorpassi nel gradimento quel Matteo Renzi che, pur essendo Segretario di un partito di centro-sinistra, abbia atteggiamenti e usi parole in puro stile berlusconiano. Cosa piace di Landini ? Sicuramente non il fisico, con quel corpo tozzo e un viso da contadino, con il naso a patata su cui poggiano occhiali fuori moda e quei capelli sempre spettinati. Certamente non il look sempre uguale, che varia dalla tuta rossa con la scritta FIOM  nei cortei , alla giacca fuori moda su una camicia sbottonata al collo negli studi televisivi . Anche il suo modo di parlare non e’ il massimo, con parole che paiono desuete come patrimoniale e lotta a favore delle classi piu’ deboli, usando sempre parole semplici, senza quei termini anglofoni che tanto piacciono ai governanti. Non e’ certo il massimo della pacatezza, visto che quando sente parlare di togliere tutele ai lavoratori scatta come una molla e urla tutta la sua rabbia. Cosa e’ quindi che attribuisce il primo posto in questo curioso sondaggio a Landini ? Personalmente, credo che ognuno di noi idealizzi interiormente un sorta di raffigurazione di un certo personaggio . Cosi’ come raffiguriamo il buono come un bello, il cattivo come un brutto o un camionista come un omone dalle braccia possenti, allo stesso modo nell’ immaginario generale la nostra raffigurazione di un Segretario di un Sindacato dei Metalmeccanici coincide con la figura e il modo di fare di Landini . Aggiungiamoci poi il fatto che Landini,  quando parla,  da’ sempre l’impressione di essere straconvinto di cio’ che sostiene ( e questo in un mondo politico in cui i cambi di casacca sono all’ordine del giorno ) ed  ecco quindi svelato del  perche’ di questo primo posto.

Qualcuno, visto il generale gradimento del personaggio e per il fatto che oggigiorno di grandi figure a sinistra non se ne vedano all’orizzonte, ha azzardato l’ ipotesi che Landini in un prossimo futuro fondi un suo partito, in cui raccogliere quella sinistra sempre divisa che ormai pare sempre piu’ latente nel panorama politico e una parte dei delusi del PD . Intervistato piu’ volte su questo argomento, il Segretario della FIOM ha piu’ volte ribadito di non avere alcuna intenzione di fondare o guidare partiti e che le sole cosa che gli interessano  sono il sindacato e  i lavoratori . Sono anch’io convinto della veridicita’ delle sue parole, ma siccome negli ultimi anni di ‘’ totali cambi di pensiero ‘’ ne abbiamo ormai visti tanti e un po’ ci abbiamo anche fatto l’abitudine, credo che vada spiegato il perche’ di questa scelta. Landini e’ perfettamente conscio sia della sua storia che delle sue capacita’. A differenza di altri sindacalisti, lui viene dal duro mondo della fabbrica e conosce perfettamente quali siano le reali difficolta’ dei lavoratori, in particolare dei metalmeccanici. Non ha alle spalle percorsi politici ne tantomeno persone di rilievo che lo abbiano indirizzato. Anche la sua scolarita’ non e’ certo il massimo e questo, piaccia o meno, rimane comunque un handicap. E’ comunque una persona per bene ma coi piedi ben piantati a terra. Non rischierebbe mai di ‘’sporcare ‘’ la sua figura di sindacalista tutto d’ un pezzo per entrare in politica, in quell’universo in cui, volenti o meno, certi accordi sottobanco sono fisiologici. Non accetterebbe mai che qualcuno, un domani, lo accusasse di aver usato il sindacato come vetrina per entrare in politica.  L’ essere ricordato come un sindacalista duro e puro, uno che antepone gli interessi dei lavoratori a qualunque altra cosa, e’ il massimo a cui una persona venuta dal basso come lui possa ambire : e probabilmente questa e’ la cosa che piu’ lo gratificherebbe !!

Gianluca Bellentani

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CHI VORRESTE COME PROSSIMO CAPO DELLO STATO ?


L’attuale Presidente della Repubblica dovrebbe dimettersi a breve ed è già partito il totonomi. Non vogliamo proporvi in solito sondaggio ma vi chiediamo una risposta libera alla domanda: chi vorreste come Capo dello Stato e perchè.

Dite la vostra commentando il post in modo tale da creare una discussione tra i lettori.quirinale

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Quegli stupidi pesci dei centri sociali


La settimana scorsa, Lucia Borgonzoni, una candidata alle Regionali dell’ Emilia – Romagna per la Lega Nord, dopo aver dichiarato che ‘’ agli zingari devono essere tolti i figli per farli crescere in un ambiente piu’ adeguato ‘’, si reca in visita ad un campo nomadi di sinti, a Bologna, poco distante da dove furono uccisi anni fa alcuni zingari dalla banda della Uno Bianca. Appena arrivata, viene affrontata da due donne della comunita’ e una di esse la schiaffeggia sotto l’occhio di una cinepresa. La notizia, riportata a gran voce dal giornale La Padania, non ha un grande clamore mediatico. E’ chiarissimo che la Borgonzoni ha effettuato quella visita al solo scopo di creare tafferugli. Sarebbe come andare allo stadio nella curva degli ultra’ juventini e gridare a squarciagola ‘’ Gobbi di merda e ladri di scudetti ‘’ e sperare di non subire alcuna violenza. E’ un normale rapporto di causa – effetto e il commento piu’ comune e’ ‘’ Se l’e’ cercata ‘’. Il sabato successivo, il Segretario della Lega Nord Matteo Salvini decide anch’egli di compiere una visita ad uno di questi campi, sempre a Bologna ma in Via Erbosa, con lo stesso obiettivo della Borgonzoni : creare casino. Lo fa sapere scrivendolo sul suo profilo FB che ‘’ andra’ a far visita ad un campo rom a Bologna ‘’ ( anche il campo dove doveva recarsi Salvini e’ un campo si sinti e non di rom ma per il Segretario sono poi tutti ‘’ sengegn ‘’). La Questura e la Digos consigliano di passare da un’entrata secondaria, scortati da qualche pattuglia per non causare incidenti. Salvini, che invece quegli incidenti li va’ proprio cercando, compie un giro diverso da quello consigliato dalle forze dell’ordine. Arrivato davanti all’entrata principale del campo pero’, la vede presidiata da una trentina di ragazzi dei centri sociali. Capisce che e’ meglio non avvicinarsi e, visto che oramai il suo piano e’ andato in fumo, decide di parlare in una piazzetta qualche km piu’ avanti.

salvini-centri sociali 1 salvini-centri sociali 2La macchina pero’, viene intercettata da altri ragazzi dei centri sociali che la circondano e cominciano ad ammaccarla e ad urlare contro Salvini. L’ auto si ferma poi riparte, travolgendo due persone. Gli altri ragazzi cominciano quindi a tirare sassi e uno di questi rompe il vetro posteriore del mezzo. Sul posto vi e’ anche il giornalista Barbetti del Resto del Carlino  che, nella concitazione, viene pestato e finisce in ospedale. Quando i tg nazionali intervistano Salvini, eccolo parlare della ‘’ solita violenza dei rossi ‘’ e ‘’ dello scampatopericolo per essere sopravissuto alla violenza di una torma di teppisti di sinistra ‘’. Tutte le dichiarazioni fatte pero’, non possono nascondere la sua soddisfazione per aver raggiunto lo scopo prefissato : creare incidenti.

Cosa si potrebbe dire di questa triste vicenda ? Che la violenza deve sempre essere condannata, sia quella fisica che quella verbale, da qualunque parte essa venga e non vi sono scusanti per certi comportamenti. Quello che invece fa piu’ rabbia e’ notare quanto alto sia il grado di stupidita’ di una parte della sinistra , quella dei dei Centri Sociali. Persone che parlano di solidarieta’ e di rispetto per gli altri  e che, nonostante cio’, cadono come stupidi pesci nella rete di un povero pirla, senza mai pensare minimamente alle conseguenze dei loro gesti sconsiderati. Sarebbe bastato non attaccare l’auto di Salvini per far saltare tutto il suo piano:  cosi’ invece lo si e’ fatto quasi passare per un martire, quello che lui voleva. Sinceramente non so’ se provare piu’ rabbia per la stupidita’ di una certa sinistra o per la vista della faccia gongolante di Salvini !!!

                                                                                                     

Gianluca Bellentani

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LEOPOLDA E LEOPOLDINE


leopolda‘’ La Leopolda e’ un momento di partecipazione democratica come pochi, in cui tutti, al di la’ del proprio schieramento e delle proprie ideologie, possono portare il loro contributo di discussione e di idee, per contribuire al progetto di riforme di cui il Paese necessita ‘’.

Ottimo ! Visto che siamo un Partito Democratico, e’ anche giusto comportarsi in maniera democratica, dando voce anche a chi non e’ iscritto. Una sola domanda, senza polemica alcuna : e se io Gianluca Bellentani, elettore del PD e pure iscritto volessi intervenire nella discussione con un mio intervento, siamo cosi’ sicuri che potrei farlo ? Certamente nessuno me lo impedirebbe ma, almeno per una questione di tempi e anche credo di ruolo che ricopro, farei fatica ad intervenire. Farei fatica anche solo ad entrare, almeno per questioni di spazio e farei fatica anche ad andarci, visto che Firenze non e’ proprio dietro casa. Quindi che momento di partecipazione democratica e’, visto che non tutti possono partecipare ? Vorrei ricordare al mio Segretario Matteo Renzi che da quando e’ stato creato il PD, le sezioni sono aperte a tutti, sia agli iscritti che non. Che non abbiamo mai messo alla porta nessuno e che TUTTI hanno portato il loro contributo, non solo di ascolto ma anche di discussione e proposte. Le sezioni sono quindi ( da anni ) delle piccole Leopolde, in cui tutti possono entrare e dire la loro, come accade in ogni democrazia degna di questo nome. Quindi queste Leopoldine sono i VERI momenti di discussione e di confronto, molto piu’ di quella di Firenze : poi costano anche molto meno e non necessitano di oscuri finanziatori !!

Gianluca Bellentani

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Uno strano messaggio


renzi gufoForse qualcuno si sara’ accorto che da qualche mese, il dibattito politico e’ incentrato quasi esclusivamente sull’ essere o non essere favorevoli al Presidente del Consiglio. Chi non e’ a favore di Renzi e delle sue riforme, viene catalogato come Grillino, Gufo, Rosicone o Impaludatore. E’ uno strano messaggio che passa nel comune sentire, quasi che la contrapposizione sia tra pro Renzi e anti Renzi. Siccome il sottoscritto e’ ancora ( almeno per ora ) un iscritto al PD, quindi non al M5S e non condivide le politiche del Premier ( e Segretario ), credo che vada fatta un po’ di chiarezza, innanzitutto sui vari appellativi con cui vengono indicati i non-allineati. Cosa si intende col termine Gufo ? Che chi dissente porta sfiga ? E per quale ragione dovrei portare iella al mio Segretario ? Che ci guadagnerei ? Renzi puo’ esserti antipatico o simpatico ma le critiche sono rivolte sempre, da parte mia come credo di tanti altri, non alla persona ma alle politiche che mette in campo. Cosa si intende per Rosicone ? Che si e’ invidiosi del consenso che ha avuto e che tutt’ora ha ? E per quale ragione dovrei essere invidioso, visto che non concorro alla poltrona di Segretario e ancor meno a quella di Premier ? Il termine invece piu’ inconcepibile, per chi come me ha sempre creduto in un partito aperto alla discussione, e’ quello di essere un Impaludatore. Cosa vuol dire ? Che faccio la danza della pioggia affinche’ il percorso del Premier sia il piu’ difficoltoso possibile ? Che privilegi la frenatura anziche’ l’avanzare ? Io come iscritto voglio partecipare al dibattito e anche obiettare sulle cose che non mi paion giuste e questo obiettare non e’ una frenatura ma e’ un elemento di miglioramento delle varie riforme messe in campo, che fa sicuramente bene a Renzi, molto piu’ dei tanti elogi e celebrazioni dei  tanti yes-man e yes-woman da cui e’ circondato. Ecco del perche’ questa contrapposizione tra pro Renzi e anti Renzi la trovo davvero inconcepibile, cosi’ come trovo inconcepibile il fatto che la vera contrapposizione, quella tra destra e sinistra, sia ormai un vecchio e sorpassato ricordo : questo si che dovrebbe davvero far riflettere !!

Gianluca Bellentani

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PDL: Partito Democratico Liquido


renzusconiNel massimo storico del suo consenso elettorale ( 40,81 %, 11.203.231 voti alle ultime elezioni europee) il PD raggiunge il minimo storico di tesseramenti: sui 100 mila. Il dato risulta catastrofico se si pensa che solo un anno fa erano 539.354. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che la perdita di tesserati nasce da lontano; è vero, ma mai così grave, nel 2013 c’era perfino stato un numero maggiore di tesseramenti rispetto all’anno precedente.
Ma facciamo un passo indietro.

Questo era anche il problema del PDL: molti voti, pochi iscritti. Perché ? Quel partito in realtà è sempre stato solo il partito di Berlusconi, in questi partiti padronali gli iscritti non servono a molto perchè il consenso viene creato dal padrone, la collaborazione degli iscritti serve a poco (serve solo il voto) mentre la discussione interna non è gradita.

Al PD sta accadendo la stessa cosa. Non è piu’ un partito identitario, con forti connotazioni ideologiche, un partito nel quale la base crea anche consenso. Ormai è un partito liquido che prende voti dall’estrema Destra all’estrema Sinistra passando per l’importantissimo ( numericamente parlando) Centro.
Questo accade perché Renzi è un creatore di consenso, secondo solo a Berlusconi. Il consenso si crea tramite i media e Renzi puo’ contare su quelli di partito ma soprattutto su quelli ricevuti come contropartita dopo il patto del Nazareno.

 Anche da un punto di vista meramente economico i soldi derivanti dai tesseramenti sono sempre meno importanti. Nei partiti padronali si punta tutto sulla capacità economica del padrone, in quelli semi-padronali, come sta diventando il PD, si punta tutto sulle donazioni private che, unitamente ad un massiccio snellimento del partito ( soprattutto il dimezzamento di strutture, impiegati e collaboratori) puo’ garantirne la sopravvivenza da un punto di vista economico.

Ovviamente, i renziani, persone dai piu’ svariati orientamenti politici che hanno trovato in Renzi la sintesi, non ci trovano nulla di strano. Il problema nasce con chi, a mio avviso sbagliando, stava ancora nel PD credendo fosse un partito di Sinistra. Questi non si sentono piu’ rappresentati e la loro mancata iscrizione è una forma di resistenza passiva alle nuove direttive renziane.

I partiti liquidi-padronali  non sopravvivono quasi mai ai loro capi: riuscirà il PD a sopravvivere a Renzi ?

Gio’ Chianta

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Tesseramento al PD: perche’ pagare per avere gli stessi diritti di chi non paga ?


 tessera pdSu Repubblica , il giornalista Goffredo de Marchis denuncia il crollo verticale del tesseramento del PD. Gli iscritti si sono dimezzati raggiungendo punte del’ 80%. Non e’ un calo di poco conto, magari dovuto ai problemi economici delle famiglie, sempre piu’ in difficolta’. Non e’ solo un problema di quantita’ di danaro che entra nelle casse del partito, quanto proprio nel numero dei tesserati. Se il numero delle tessere fosse costante o anche in lieve diminuzione, il problema delle minori  entrate sarebbe anche sopportabile, ma qui si parla proprio di crollo del numero degli iscritti . Nell’articolo, la colpa di questa inversione di tendenza viene data alla sinistra del partito, agli elettori storici e non piu’ giovani che si sentono tagliati fuori dalle scelte del Segretario. Che non si sentono piu’ partecipi in quanto manca completamente la discussione e le varie proposte vengono presentate e basta, con la sola opzione del prendere o lasciare. Questo problema che viene definito come un  ‘’ distacco silenzioso ‘’ e’ sempre stato trattato come un problema di poco conto e non lo si e’ mai analizzato sino in fondo. E’ un problema che non e’ solo riscontrabile nella Segreteria nazionale ma anche e ancor piu’ a livello locale. Alle riunioni nelle sedi, non puoi porre domande o fare qualche critica.. Se la cosa ti sta’ bene e’ cosi’ se no quella e’ la porta, in quanto la maggioranza ha sempre ragione. Un atteggiamento questo che mai si e’ riscontrato in questo partito, litigioso magari ma con sempre un alto e democratico livello di discussione.

Esiste pero’ anche un’altra ragione per spiegare questo crollo del numero di tesserati, molto piu’ banale ma credo fondamentale. Innanzitutto, cos e’ una tessera ? Non e’ solo un pezzo di cartone o di plastica ma un qualcosa che ti da’ dei privilegi nei confronti di chi questa tessera non ce l’ha. Paghereste la tessera Ski se i programmi di questa rete potessero vederli anche quelli che la tessera non ce l’hanno ? Paghereste per essere iscritti a un qualche club o circolo in cui chi non e’ iscritto puo’ fare le stesse cose degli iscritti ? Questo e’ il problema vero, che sarebbe stato subito riscontrabile qualora si fosse chiesto a quelli che,come me, vanno a fare il tesseramento in giro. Quando vai a casa di qualcuno a fargli la tessera e quello ti chiede quali sono i vantaggi di averla, sinceramente…cosa gli rispondi ? Possono entrare nelle sezioni solo gli iscritti ? No, anche solo i simpatizzanti, in quanto il PD e’ un partito ‘’ leggero e gassoso ‘’ ( descrizione questa che mi ricorda piu’ un gas nobile che un partito ). Votano solo gli iscritti per la scelta del Segretario? No, le primarie sono aperte a tutti quelli che vogliono partecipare. Ho un qualche sconto magari a pranzo o a cena alle feste del PD ? No, paghi come gli altri. Quindi alla domanda ‘’ E allora perche’ dovrei fare la tessera ‘’ che cosa rispondi ? Questo e’ il vero problema del calo vertiginoso dei tesserati . E’ venuto a mancare completamente quel senso di appartenenza che ci ha sempre distinto dagli altri partiti.

Rimane pero’ il fatto che le casse del partito sono vuote e lo saranno ancor di piu’ prossimamente, dopo che la Direzione ha abbracciato l’idea tanto demagogica quanto scellerata di abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Che accadra’ quindi, visto che i soldi provenienti dal tesseramento verranno drasticamente ridotti? Semplice, si fara’ come negli USA, in cui i magnati dell’industria e le varie lobbie sponsorizzano con fior di milioni questo o quel candidato ; e visto che giustamente questi soggetti vorranno qualcosa in cambio ai loro finanziamenti, siete cosi’ sicuri che le prossime politiche del PD saranno a favore dei meno abbienti o faranno invece gli interessi di questi  foraggiatori di danaro ? Meditate gente, meditate !!!

 

Gianluca Bellentani  

Pubblicato in: CRONACA, opinioni, politica

Un nemico al giorno toglie il medico di torno


renzi direzione pdTra le tante particolarita’ del Presidente del Consiglio e Segretario del PD ( cosa quest’ultima non secondaria ), c’e quella di trovare ogni giorno un nemico contro cui combattere, qualcosa o qualcuno che sia da ostacolo al suo programma di cambiamento. Si potrebbe quasi dire che la sua linea di pensiero non sia il tanto conclamato CAMBIAMOVERSO ( con hashtag o senza ) ma il famoso proverbio UNA MELA AL GIORNO, TOGLIE IL MEDICO DI TORNO, sostituendo al posto del frutto la parola nemico. A seconda del momento, ogni volta c’e’ sulla sua strada un qualche nemico che intralcia il suo programma. Prima sono i ‘’ vecchi della politica, che sono li’ da anni e non hanno mai combinato nulla e invece il Paese ha bisogno di facce nuove ‘’ ( quasi che l’esperienza in politica non conti nulla o almeno debba essere messa in un qualche cassetto pieno di foto ingiallite ). Poi e’ la volta del Governo Letta, che viene esautorato da un Renzi stravincitore di Primarie affollatissime ( a differenza di queste ultime in Emilia-Romagna ) dopo il tweet #enricostaisereno (questa volta l’hashtag c’e’ ). La colpa attribuita ad Enrico Letta ? Quella di essere troppo pavido nelle riforme. Il tutto, sotto un imbarazzante silenzio delle istituzioni, degli elettori e dei dirigenti, questi ultimi sempre in cerca di poltrone. Poi e’ la volta dei Senatori, che ‘’ sono solo un doppione e ci costano un fracco di soldi ‘’, dimenticando il ruolo di garanzia e di correzione che ha la seconda Camera dello Stato e che il vero problema non sono le due Camere ma bensi’ i tempi burocratici che vi sono trai passaggi di un decreto da una Camera  all’altra.  Quindi e’ la volta degli statali, in quanto nel pubblico ‘’ C’E’ GRASSO CHE COLA ‘’. Certamente vi sono spese superflue nel pubblico, ma credo che tenere fermi i contratti da anni a chi rischia la vita per 1400 euro al mese, non sia una ne’ un gran risparmio ne’ tantomeno una cosa logica. Dopo si passa ai Giudici, ‘’ che fanno 45 giorni di ferie in un anno ‘’, dimenticando che i Giudici italiani sono trai piu’ produttivi d’Europa. Poi il nemico sono i sindacati, ‘’ che per anni non hanno saputo proteggere i lavoratori ‘’. Le colpe del sindacato sono tantissime, riconosciamolo. Tra tutte, quella di aver sempre guardato piu’ al lavoratore che al lavoro. Non si puo’ comunque accusare della situazione l’ unica istituzione che ancora, pur con sempre meno potere, difende i lavoratori. Quindi, dopo un editoriale al veleno di Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera, ecco Renzi che da Detroit, a fianco di ‘’ un uomo senza alcun potere come Sergio Marchionne ‘’, parla di ‘’ poteri forti che mi sono contro, ma io non mollo ‘’ ( quali siano questi poteri forti non e’ dato a sapersi ). Sull’articolo 18 viene addirittura attaccato dalla CEI. Qui pero’ Renzi non risponde ma lascia la risposta a Debora Serracchiani, ‘’ mente illuminata il cui percorso politico ha influenzato il pensiero della sx di tutto il ‘900 ‘’, la quale replica con un ‘’ anche la Chiesa sta’ cambiando con l’arrivo di Papa Francesco ‘’ ( risposta diplomatica che si potrebbe tradurre con un piu’ semplice ‘’ fatevi i fatti vostri !! ‘’ ). I nemici nostrani non sono abbastanza ? Allora si cercano oltre confine. Ecco quelli della BCE, che non vogliono essere flessibili sui tempi per pagare il nostro debito. Poi anche quelli del Parlamento Europeo che puntano i piedi sulla nomina della Mogherini in quanto reputata troppo inesperta e non troppo dura con la Russia di Putin. Poi alla fine quelli cedono quando gli si prospetta il nome dell’ uomo nero, quel D’ Alema che ancor oggi, antipatico o meno, e’ ancora uno degli uomini italiani piu’ rappresentativi all’ estero. Perdiamo la nomina per il Ministero dell’ Economia ? Vah beh, pero’ abbiamo una Lady Pesc ( che conta molto meno di un Ministro dell’ Economia ma l’importante e’ che questo nome fortemente voluto da Renzi sia passato ).

Che si cerchi sempre un nemico, un qualcuno da incolpare se il proprio programma non viene attuato ( spesso per coprire la propria incapacita’ ), e’ un retaggio lasciato in eredita’ da anni di berlusconismo. Lo stesso vale per certi discorsi del tipo ‘’ io allora non c’ero e quindi la colpa non e’ mia ma vostra ‘’ oppure ‘’ io ho avuto un consenso mai avuto prima e i voti degli elettori mi danno tutti i diritti di decidere cio’ che voglio . Chi si adegua bene, se no e’ fuori ‘’. Sarebbe interessante sapere del perche’ questo modo di atteggiarsi, un po’ grillino e un po’ berlusconiano che come partito abbiamo sempre condannato, sia ormai sempre presente nei discorsi del Segretario del PD. Probabilmente, questo farsi sempre apparire circondato da nemici e’ anche una strategia per avere consenso : agli italiani piace chi ha sempre un qualche nemico cattivo da cui difendersi, vero o presunto che sia. Renzi lo sa’ benissimo e per questo usa questa arma per attirare voti.

Quello che invece si fatica a capire, e’ come sia possibile che l’unica vera opposizione al Governo venga dall’ interno del PD. Quella che detta da Benigni pareva una simpatica battuta, corrisponde invece al vero. Chi non e’ d’accordo con Renzi viene accusato di essere un gufo, un rosicone, un impaludatore che non si adegua al volere della maggioranza. Assistiamo a scene davvero disgustose, come vedere certe ragazzotte sconosciute che accusano personaggi del calibro di Bersani, Mineo o Chiti di cercare solo visibilita’ ( e questa accusa davvero credo che sia tanto ingiusta quanto falsa ). Renzi dovrebbe capire che la parola CONCERTAZIONE non vuol dire perdita di tempo ma confronto interno per fare le cose nel modo migliore possibile. Che la parola CAMBIAMENTO deve anche avere come seguito le parole IN MEGLIO . Che se per vincere o governare dobbiamo fare politiche e riforme come le voleva e le vuole il cdx…..tanto valeva votare l’originale !!

Gianluca Bellentani

Pubblicato in: economia, politica

Deflazione: cos’è e come difendersi


BCE

In questi giorni mi è capitato di ascoltare persone rimaste alquanto spaesate di fronte al termine deflazione. Alcuni si chiedono come mai un calo generale dei prezzi debba essere considerato negativo quando sono anni che ci si lamenta di come questi siano eccessivamente elevati. Purtroppo questa non va confusa con la disinflazione (rallentamento dell’inflazione o leggero calo), si tratta, infatti, di un fenomeno economico, forse, ancor più grave dell’aumento dell’inflazione stessa, in quanto conseguenza della recessione dalla quale non riusciamo ad uscire.

Le cause della deflazione nel nostro Paese sono dovute ai mancati interventi in materia di politica economica, in particolare per l’occupazione,  che hanno generato ulteriore impoverimento dei consumatori con conseguente diminuzione della domanda aggregata.  Di fronte ad un calo dei consumi (http://www.istat.it/it/archivio/consumi) le imprese sono costrette a diminuire i prezzi dei loro beni con conseguente calo dei ricavi. Per fronteggiare tale calo, e lasciare invariato il più possibile il margine di profitto, la soluzione ottimale è quella di diminuire i costi ed essendo più complicato intervenire sui costi delle materie prime si opta per la via più “semplice”, ossia il licenziamento della manodopera. Tutto ciò innesca la spirale negativa della deflazione: minori consumi, prezzi più bassi, minor manodopera (occupazione) e di nuovo si ricomincia.

Come agire? Innanzitutto si sarebbe dovuto intervenire incentivando, attraverso sgravi fiscali, le imprese affinché assumessero personale (e non l’inutile mancia elettorale di 80€). Un piccolo aumento dell’occupazione avrebbe favorito anche un conseguente aumento dei consumi e della produzione, innescando così una spirale positiva. Più in generale una diminuzione delle imposte avrebbe favorito i consumi, un miglioramento dell’accesso al credito avrebbe aiutato le imprese, per non parlare di un intervento di spesa pubblica efficiente ed efficace che avrebbe dato il via al motore dell’economia italiana. Sono, questi, interventi che ancora si possono fare, ma ci deve essere celerità nell’azione di governo perché come al solito, durante i fenomeni che portano l’economia in negativo, prima di tutto ci rimetteranno le classi meno agiate come i piccoli imprenditori che non sono in grado di fronteggiare con mezzi efficaci le rapide fluttuazioni del mercato, questo favorirebbe, inevitabilmente, l’impoverimento nonché la distruzione della base su cui poggia l’economia italiana.

Andrea F.   

Pubblicato in: CRONACA, opinioni, politica

Di Battista e i politici da bar sport


dibattistaPolemiche per le parole dell’ On. Di Battista del M5S sui terroristi islamici. I vari partiti parlano di un Di Battista che sta  dalla parte dei fanatici dell’ ISIS, mentre il Movimento, con Grillo, parla di una stampa succube del potere, che ha travisato il significato di certe giuste affermazioni. Cerchiamo quindi di essere al di sopra delle parti e analizziamo queste dichiarazioni. Innanzitutto il deputato pentastellato non si e’ schierato dalla parte dell’ ISIS e le sue accuse contro chi ha scatenato questo scenario di instabilita’ in Medio-Oriente e anche in Libia ( leggi USA ) sono giustissime e veritiere. Allo stesso tempo pero’, certe parole,certe frasi non possono essere accettate. Come si puo’ sostenere che ‘’ UN KAMIKAZE CHE SI FA’ ESPLODERE E’ GIUSTIFICATO IN QUANTO E’ L’UNICO MODO CHE HA PER FARE VALERE LE PROPRIE GIUSTE RAGIONI ‘’ ? Come si puo’ sostenere che chi si fa’ esplodere in un centro pieno di gente, uccidendo persone a lui sconosciute e innocenti stia dalla parte della ragione ? Non e’ questo modo di agire una specie di legge del taglione ? Se condanni le violenze dei bombardamenti indiscriminati, non puoi rispondere con altrettanta cieca violenza . Se poi questo modo di agire fosse quello giusto, a rigor di logica sarebbe sbagliato cercare di risolvere le varie questioni con il dialogo e la mediazione : e quest’ ultimo modo di agire, e’ sicuramente cercato e voluto da chi condanna la violenza e vuole la pace. Anche Di Battista ha parlato di dialogo con gli estremisti islamici. Certamente il dialogo e’ sempre il modo migliore per risolvere le varie diatribe ma sinceramente….come fai a parlare con chi non accetta dialogo alcuno ? Con chi sevizia e uccide  persone di ogni eta’ e sesso in nome di una religione che tra l’altro e’ anche la propria ma si differenzia solo per una differente lettura del Corano ? Ecco perche’ le parole del deputato grillino sono non solo sbagliate ma non dovrebbero nemmeno esser dette in quanto, se ricopri certe cariche pubbliche, si presuppone che quello che dici debba essere non solo pensato ma anche soppesato. Certe dichiarazioni, cosi’ come certi comportamenti, possono essere di chi frequenta un Bar Sport di paese ma non certo di un Onorevole che siede in Parlamento. Purtroppo, da diversi anni a questa parte gli italiani, stanchi della vecchia classe politica, chiedono che a rappresentarli vadano certi personaggi, certi signor Nessuno che assomigliano ai loro elettori o perlomeno sono l’immagine di certi frequentatori del luogo a loro piu’ consono e in cui si sentono liberi di dire qualsiasi fesseria passi per le loro teste: il bar. Personalmente invece, vorrei che chi mi governa, fosse molto, molto migliore di me. Certi personaggi, che con le loro panzane e i loro comportamenti farei fatica a sopportare anche nella mia quotidianita’, non possono certo fregiarsi del titolo di Onorevoli.

Gianluca Bellentani

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I patti si rispettano


grillo berlusconi renziIn tanti avranno letto i vari commenti contro Renzi e il Patto del Nazareno con Berlusconi. Parole di fuoco che accusano il Premier di fare accordi con un delinquente ed il PD di esserne complice silenzioso. Sono parole che arrivano da tutti gli schieramenti e anche da una parte del fronte interno al partito. Come sapete, non sono un fan di Renzi, ne’ come persona ne’ come comportamenti. Sul fatto che Berlusconi sia un delinquente, credo che ogni persona sana di mente o almeno non a libro paga dell’ex cavaliere non nutra il minimo dubbio. Sul perche’ di questa strana alleanza, che non piace a nessuno, credo che vadano spese due parole, almeno per spiegare la ragione per cui la si e’ fatta. Uso il termine ‘’ spiegare ‘’  in quanto il ‘’ cercare di far capire ‘’ e’ una cosa che ho smesso di fare da tempo, visto il livello di ragionamento dei vari interlocutori, in particolare dei 5 stelle. Proviamo ad usare quindi altre terminologie e a collocare  quello che e’ successo in questi mesi in un discorso di business.

Sul mercato, vi sono 3 aziende leader nel proprio settore. Tutte e 3 producono lo stesso prodotto ma hanno storie diverse. L’azienda A, dopo qualche periodo di difficolta’, sta’ pian piano riemergendo e, seppur di poco, ha introiti maggiori dell’ azienda B che, dopo anni di dominio incontrastato, per colpa del titolare che ha fatto gli interessi propri e non quelli dell’azienda, ha perso fette di mercato consistenti , pur mantenendo un buon portafoglio clienti. Esiste anche l’azienda C , nata da poco ma che, grazie ad una pubblicizzazione del proprio prodotto molto all’avanguardia, con venditori senza scrupoli, sta’ guadagnando oltre le aspettative. Anche l’azienda C dispone di un patrimonio consistente, superiore all’ azienda B ma inferiore all’azienda A. Vi sono naturalmente altre industrie che producono lo stesso prodotto ma i loro introiti sono ridicoli al confronto dei 3 sopra citati. Le 3 aziende sono naturalmente in competizione tra loro. L’ azienda A e l’azienda B , salvo una breve parentesi, si sono fatti concorrenza per anni. L’ azienda C invece fa’ una politica commerciale volta piu’ a denigrare e a svilire il prodotto di A e di B.

Viene inventato un macchinario che potra’ produrre una quantita’ di prodotto mai avuta prima, molto migliore e ad un costo piu’ basso. Il prezzo del macchinario e’ pero’ proibitivo per tutti e quindi si decide di fare una alleanza di capitali per comprarla. Il direttore dell’azienda A chiede prima all’ azienda C se sia interessata all’ affare ma l’azienda C risponde di no, che la cosa non le interessa e lo scaccia in malo modo. Il direttore a quel punto non se la sente di chiedere all’ azienda B un’ alleanza di capitali e lascia l’incarico. Il nuovo giovane direttore invece vuole emergere a qualsiasi costo e questa alleanza con l’ azienda B la chiede e la ottiene. Nonostante l’alleanza tra A e B sia fatta, il direttore dell’azienda A chiede lo stesso all’ azienda C se sia anche lei interessata all’ affare, per non essere troppo esposti come esborso di capitali. L’azienda C anche stavolta non accetta e anzi il suo direttore non fa’ nemmeno parlare il direttore dell’ azienda A.

Il macchinario viene comprato e tra A e B si fanno accordi su quale debba essere l’utilizzo del macchinario. Il socio A, che e’ piu’ forte in quanto ha speso di piu’, detta le condizioni ma allo stesso tempo ha anche l’obbligo di esaudire certe richieste da parte del socio minoritario. Il macchinario funziona benissimo e rende l’ azienda A ancor piu’ florida mentre l’azienda B, pur galleggiando ancora, continua pian piano ad affondare. L’ azienda C intanto comincia a perdere clienti , che si rivolgono all’azienda A in quanto, grazie al nuovo macchinario, produce un prodotto migliore a prezzi concorrenziali. Il direttore dell’azienda C decide quindi di chiedere al socio di maggioranza A , se e’ ancora disposto ad accettare il proprio appoggio. Chiede pero’ di entrare alle proprie condizioni. Il direttore di A risponde che gli accordi ci sono gia’ e che se C vuole entrare a far parte dell’ affare, non puo’ dettare le condizioni e si deve adeguare agli accordi gia’ presi tra A e B. Gli si puo’ certamente esaudire qualche richiesta ma non stravolgere gli accordi gia’ sottoscritti. A questo punto l’azienda C ( o meglio il suo direttore ), abbandona il tavolo delle trattative gridando al complotto e ad una alleanza tra delinquenti.

I patti si rispettano, sempre, anche quelli che non ci piacciono e che abbiamo dovuto fare controvoglia per poter realizzare quello che la gente si aspetta da noi : e coloro che gridano ad una alleanza tra delinquenti, dovrebbero prima fare un mea culpa per le occasioni perse a suo tempo.

Gianluca Bellentani

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RENZI, PORTABORSE DI ENI E FINMECCANICA di Alex Zanotelli


1_renziMentre arrivava in Senato  il disegno di legge sulla Cooperazione allo sviluppo, il presidente del ConsiglioMatteo Renzi partiva per il suo viaggio in Africa . Un viaggio emblematico che ci aiuta a capire come leggere il nuovo disegno di legge sulla cooperazione. Ritengo che sia la nuova legge come il viaggio di Renzi  possano essere riassunti in una sola parola: business/affari.

Infatti  Renzi è partito alla volta dell’Africa con una folta delegazione di manager di imprese italiane, guidata dal viceministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda. Presente nella delegazione anche Alessandro Castellano,  direttore della Sace (Società per i servizi assicurativi del commercio estero), per assicurare gli investimenti all’estero delle imprese italiane, con seicento milioni di euro a disposizione delle ditte che investono nell’Africa subsahariana. Ma tra i prestigiosi nomi  della delegazione spiccava l’Eni , la potente compagnia petrolifera ben piazzata nei tre stati visitati da Renzi: Mozambico, Congo Brazzaville e Angola.

Il 19 luglio l’arrivo a Maputo, capitale del Mozambico, non a caso scelta come prima tappa del viaggio di Renzi.  Infatti nel 2011  l’Eni ha scoperto nella provincia di Cabo del Gado un giacimento off-shore di due miliardi e mezzo di metri cubi di gas, capaci di soddisfare i bisogni energetici delle famiglie italiane per i prossimi trent’anni. Renzi ha detto che l’Eni investirà 50 miliardi di dollari in Mozambico. «Uno dei più grandi investimenti al mondo sul gas», ha detto Calenda. In Mozambico operano già oltre 90 imprese italiane. «Il governo intende fare del Mozambico il test su come si affronta un mercato in Africa» ha detto ancora il viceministro, «e intende farne il centro della sua attività».

È chiaro che gli investimenti andranno a beneficio delle imprese italiane, poco o nulla andrà a beneficio del popolo mozambicano. È questo l’aiuto allo “sviluppo”?

Nella seconda tappa, il 20 luglio, Renzi arriva a Brazzaville, capitale del Congo, dove l’Eni è ben piazzata per l’estrazione del petrolio. Renzi firma un altro accordo con il governo congolese per un giacimento di petrolio off-shore.

Terza tappa: il 21 luglio Renzi raggiunge Luanda, capitale dell’Angola, tra le nazioni più ricche di risorse dell’Africa. Anche qui l’Eni è presente, fin dal 1961. Renzi apre al governo angolano la scatola di Pandora delle imprese italiane. Il messaggio di Renzi è chiaro: è venuto in Africa per fare affari. E i soldi della Cooperazione italiana servono spesso a sostenere le imprese nostrane con appalti all’estero che spesso hanno ben poca utilità per le popolazioni locali.

Infatti mentre le élites borghesi al potere, con le quali il governo italiano si accorda, diventano sempre più ricche , il popolo diventa sempre più povero.

Trovo molto grave che il viaggio di Renzi sia stato organizzato quasi in funzione dell’Eni che, in Africa, ha sulla coscienza un grave crimine ambientale: il disastro ecologico del Delta del Niger. Nonostante le proteste e le lotte del popolo Ogoni che vive in quella regione, nonostante la costante pressione dei movimenti ambientalisti nostrani, i vari governi italiani (da Berlusconi a Renzi), non hanno mai voluto affrontare l’argomento. Ho lavorato personalmente per l’invio di una Commissione parlamentare nel Delta del Niger, ma il ministero degli affari esteri ha negato il permesso.

Ritengo altresì grave la presenza di Finmeccanica nella delegazione che ha seguito Renzi. In un continente dilaniato da guerre e guerriglie, come può l’Italia presentarsi vendendo altre armi? Come ha potuto il governo italiano inviare la portaerei Cavour per il periplo dell’Africa, esibendo la nostra migliore produzione di armi ai governi africani? Non si può dare con una mano l’aiuto per la lotta contro la fame nel mondo, e con l’altra offrire armi.

Inoltre, non è con questo tipo di “cooperazione” che risolveremo il dramma delle migrazioni. Nonostante Renzi a Maputo abbia detto che «serve ciò che stiamo facendo in Mozambico»,  è proprio il tipo di “sviluppo” promosso dal presidente del consiglio che forza la gente a fuggire dalle zone rurali per ammucchiarsi nelle baraccopoli o a imbarcarsi sui barconi della “speranza”. È proprio il nostro Sistema economico-finanziario, del quale Renzi è un paladino, che ridurrà l’Africa a essere per tre quarti non abitabile (per il surriscaldamento) e forzerà almeno duecento milioni di africani a fuggire, secondo i dati Onu.

Non è questa la strada della cooperazione, della solidarietà, del futuro per noi e per loro.

Lo scrivo come missionario, inviato dalla mia gente africana a convertire la “tribù bianca”. La missione continua.

Napoli 23 luglio 2014

FONTE  http://www.nigrizia.it/notizia/renzi-portaborse-di-eni-e-finmeccanica/blog

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Fuck Israel. Fuck Hamas


ADThe Gaza Youth Breaks Out Manifesto*

Fanculo Hamas. Fanculo Israele. Fanculo Fatah. Fanculo Nazioni Unite. Fanculo Unwra. Fanculo Usa! Noi, i giovani di Gaza, siamo stufi di Israele, di Hamas, dell’occupazione, delle violazioni dei diritti umani e dell’indifferenza della comunità internazionale!

Vogliamo urlare e rompere questo muro di silenzio, di ingiustizia e di indifferenza, come gli F16 israeliani rompono il muro del suono; urlare con tutta la forza nelle nostre anime per liberare questa immensa frustrazione che ci consuma a causa della situazione del cazzo in cui viviamo …

Siamo stufi di essere vittime di questa lotta politica; stufi di notti al buio con aerei che volteggiano sopra le nostre case; stufi di contadini innocenti uccisi nella zona cuscinetto, perché si prendono cura delle loro terre; stufi di ragazzi barbuti in giro con i loro fucili che abusano del loro potere, picchiando o incarcerando i giovani che manifestano per ciò in cui credono; stufi del muro della vergogna che ci separa dal resto del nostro paese e ci imprigiona in un pezzo di terra dalle dimensioni di un francobollo; stufi di essere dipinti come terroristi, fanatici, che vivono in casa con esplosivi nelle nostre tasche e il male nei nostri occhi; stufi dell’indifferenza che incontriamo da parte della comunità internazionale, i cosiddetti esperti pronti a esprimere preoccupazioni e scrivere risoluzioni, ma codardi nel far rispettare tutto quello su cui si dicono d’accordo; siamo stanchi di vivere una vita di merda, essere tenuti in carcere da Israele, picchiati da Hamas e completamente ignorati dal resto del mondo.

C’è una rivoluzione che cresce dentro di noi, un immenso sentimento di insoddisfazione e di frustrazione che ci distruggerà a meno che non troviamo un modo di canalizzare questa energia in qualcosa che possa sfidare lo status quo e darci qualche tipo di speranza.

Siamo appena sopravvissuti all’operazione Piombo Fuso (attacco militare di Israele del 2008/09 nella Striscia di Gaza, durante il quale sono state utilizzate armi proibite che hanno causato in meno di un mese 5.000 feriti, 1.400 morti, di cui oltre 300 bambini, ndr) in cui Israele ha bombardato in modo molto efficace la merda fuori di noi, distruggendo migliaia di case e ancora di più la vita e i sogni.Durante la guerra abbiamo avuto la sensazione inconfondibile che Israele voleva cancellare noi dalla faccia della Terra. Nel corso degli ultimi anni, Hamas ha fatto di tutto per controllare i nostri pensieri, comportamenti e aspirazioni. Qui a Gaza abbiamo paura di essere incarcerati, interrogati, picchiati, torturati, bombardati, uccisi. Non possiamo muoverci come vogliamo, dire quello che vogliamo, fare ciò che vogliamo.

Ne abbiamo abbastanza! Basta dolore basta, basta lacrime, basta sofferenza, basta controlli, limiti, giustificazioni ingiuste, terrore, torture, scuse, bombardamenti, notti insonni, civili morti, ricordi neri, futuro tetro, presente di sofferenza, politica vigliacca, politici fanatici, stronzate religiose, arresti continui.DICIAMO di STOP! Questo non è il futuro che vogliamo! Vogliamo essere liberi. Vogliamo essere in grado di vivere una vita normale. Noi vogliamo la pace. È chiedere troppo?

 

 

* Questo manifesto è stato scritto da un gruppo anonimo di giovani di Gaza, diffuso in rete da Adbusters e The Guardian

FONTE http://comune-info.net/2014/07/fuck-hamas-fuck-israel/

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Era la nipote di Mubarak


5d6a1132cd12da29731c9f17169e82356bd93b7fe9b6f2d829d3cddc_175x175Di Norma Rangeri  (Il Manifesto)

Non sarà lo sta­ti­sta che in Europa e nel mondo ci invi­dia­vano, ed è pur sem­pre un impren­di­tore pre­giu­di­cato per reati di frode fiscale, oltre che un ex pre­si­dente del con­si­glio a pro­cesso per la compra-vendita di par­la­men­tari. Ma con l’assoluzione pro­nun­ciata dai giu­dici della corte d’appello di Milano, oggi Sil­vio Ber­lu­sconi con­qui­sta l’invidiabile sta­tus di anziano miliar­da­rio a tal punto cre­du­lone da scam­biare Ruby per la nipote di Mubarak.

Quelle sei tele­fo­nate in una notte, alla que­stura di Milano, men­tre era a Parigi per un impor­tante ver­tice inter­na­zio­nale, erano sem­pli­ce­mente un gesto uma­ni­ta­rio verso una ragazza reclu­tata in una casa-famiglia dai suoi amici, malau­gu­ra­ta­mente finita in que­stura per furto. E come avrebbe potuto un pre­si­dente del con­si­glio, privo di col­la­bo­ra­tori e infor­ma­tori, imma­gi­nare che l’oggetto delle sue paterne cure fosse una mino­renne in cerca di pro­te­zione e denaro in cam­bio di sesso?

Del resto c’è una legge che per que­sto tipo di reati, tra adulti e minori, pre­vede “l’ignoranza ine­vi­ta­bile”, cioè la pos­si­bi­lità, nel caso nostro, che l’anziano bene­fat­tore igno­rasse l’anagrafe dell’ospite delle sue cene ele­ganti. I magi­strati che lo ave­vano con­dan­nato a sette anni e all’interdizione perenne dai pub­blici uffici, non pote­vano pre­ten­dere che l’uomo più potente del paese fosse infor­mato dell’età di ogni sin­gola pas­seg­gera di quella caro­vana di donne pagate per esclu­si­va­mente per l’amabile con­ver­sa­zione come, al di là di ogni sospetto, spie­gava l’affidabile Minetti, mae­stra di bur­le­sque («c’è la dispe­rata, c’è quella che viene dalle fave­las, c’è la zoc­cola…»). Né c’è chi possa legit­ti­ma­mente sospet­tare che lo spac­chet­ta­mento del gra­vis­simo reato di con­cus­sione, con l’introduzione della fat­ti­spe­cie di “inde­bita indu­zione”, sia stato con­ge­gnato per offrire ai magi­strati la for­mula legale per ripu­lire l’immagine dell’imputato eccel­lente. Evi­den­te­mente la sen­tenza di primo grado aveva com­ple­ta­mente tra­vi­sato la realtà dei fatti.

Del resto que­sto non è il paese divo­rato dal con­flitto di inte­ressi fino al punto di can­cel­lare i con­fini e i con­flitti tra destra e sini­stra a favore di quell’amalgama, riu­sci­tis­simo, delle lar­ghe intese, oggi bril­lan­te­mente ribat­tez­zate come il patto costi­tuente del Naza­reno. Così come in nes­sun modo il nuovo potere ren­ziano, arte­fice del patto, può aver influito sul giu­di­zio di asso­lu­zione che ha gra­ziato Ber­lu­sconi. La realtà supera sem­pre la fan­ta­sia, e dice che non c’era biso­gno di que­sta asso­lu­zione per ridare a Ber­lu­sconi il ruolo di part­ner pri­vi­le­giato nella revi­sione delle regole demo­cra­ti­che. Come si diceva una volta, il pro­blema è politico.

FONTE  http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2014/7/19/41633-era-la-nipote-di-mubarak/

Pubblicato in: pd, politica, satira

Renzi ‘o Flop. Il Nulla Oltre l’Hashtag.


renzi-ingleseNegli ultimi giorni la strategia comunicativa del presidente del consiglio appare clamorosamente inceppata. Ad esempio, il silenzio colpevole e risentito sulla grossa cantonata presa a Digital Venice dove un’operazione di marketing di immagine si è trasformata in una Caporetto mediatica a livello internazionale è stato uno sbaglio fatale dopo un errore gravissimo. L’immagine vincente e risoluta è tutto in politica. Si veda il caso di Putin che gestisce le sue apparizioni con la sapienza di chi sa che il suo popolo ama vedere uomini decisi al comando e che la comunità internazionale è abituata ad un’immagine “virile” della Russia che non ammette debolezze.

 

Sulla stessa linea si sta dipanando la campagna di informazione, probabilmente promossa dall’esecutivo attraverso opportune dichiarazioni e comunicati stampa, intorno alla vicenda di “Lady Pesc”, sfortunata denominazione attribuita al responsabile esteri della UE. Il braccio di ferro tra il Renzi che “vuole cambiare la UE” e la fronda che, per diversi motivi, non gradisce la Mogherini rischia di trasformarsi in un altro clamoroso autogol anche per la ridda di dichiarazioni balbettanti che si sono succedute quando, quasi come una minaccia verso la UE, si sono proposti nomi alternativi (il signor D’Alema utilizzato quale temibile arma di ritorsione). In questo senso, lo spostamento della decisioni a fine agosto sembra il risultato di una trattativa tesa a “coprire” mediaticamente un altro insuccesso comunicativo del giovane premier.

In patria le cose non vanno meglio. Il successo elettorale alle europee non ha ovviamente modificato i numeri nelle camere, per cui le famose riforme sono in grave ritardo e rischiano di arrivare al traguardo gravemente menomate e ammantate di un’aura di restaurazione e autoritarismo. I begli occhi della Signora Boschi e la sua elegante falcata non sembrano sufficienti a nascondere il fatto che l’Italia non solo non sta cambiando verso, ma che la grave crisi sistemica di cui abbiamo già diffusamente parlato sta rapidamente rendendo obsoleta una strategia politica che si avvita su se stessa ed ignora l’urgenza dei tempi e la gravità del quadro produttivo.

Come nel caso del M5S, l’approccio comunicativo in stile cocainico del “adesso arrivo io e spacco tutto” espone ad una sorta di crisi di down quando l’effetto galvanizzante della droga mediatica scompare. Non saranno certo i famosi ottanta euro al mese a garantire al signor Renzi gloria imperitura e nessuno può cambiare la costituzione fino a rendersi eterno. Non ne sono stati capaci uomini con carattere e mezzi superiori al signor Renzi, non ci riuscirà nemmeno lui.

La verità è che, a mio avviso, il signor Renzi ha iniziato a sopravvalutare le sue possibilità. E’ un bravo comunicatore che si è infine autonomamente ed immotivatamente convinto di essere anche uno statista, incidente già verificatosi nei recenti corsi della politica italiana.
E’ probabile che di qui a qualche mese il paese si troverà a contabilizzare l’ennesimo flop messo a segno in un momento di gravissima congiuntura economica per l’Italia. Il danno, in termini di comunicazione, motivazione ed immagine internazionale potrebbe diventare irreversibile.

FONTE  http://www.mentecritica.net/renzi-o-flop-il-nulla-oltre-lhashtag/politica-2/gianraffaele-percannella/45653/

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GRAZIE, NO. No al monopolio delle istituzioni


Berlusconi-renzi1 “Piaccia o meno a quelli che vogliono frenare, noi porteremo a casa il risultato. Faremo le riforme perché è giusto che l’Italia torni ad essere leader: non lasceremo l’Italia a chi dice solo “no”. Le parole di Renzi mettono il sigillo sul percorso di riforma della Carta Fondamentale nel quale il segretario del PD ha investito gran parte della sua leadership: il “patto del Nazareno” sembra destinato a reggere, un Berlusconi politicamente esangue e assediato da conti in rosso, aziende da salvare, servizi sociali da scontare e nuove condanne da schivare non può permettersi di abdicare dal ruolo di padre costituente che il Presidente del Consiglio gli ha inaspettatamente riconosciuto. Sì, il “patto del Nazareno” è destinato a reggere: alla faccia di gufi, rosiconi, frenatori e sabotatori vari ed eventuali. Alla faccia di chi sa solo dire “no”.
Epigono conclamato dei fautori di quel leaderismo plebiscitario che ha scandito il declino della Seconda Repubblica, il giovane premier affronta a petto in fuori dubbi, quesiti, giornalisti ed oppositori interni: trasformando la discussione politica in un continuo referendum sulla sua persona, rinnovando la visione di un Paese diviso tra guelfi e ghibellini, o meglio – secondo i neologismi propri del vangelo secondo Matteo – tra innovatori e frenatori. O con il rinnovamento, o con i sabotatori; o con Renzi, o rosicone.
Eppure, anche dinanzi alla manifestazione di muscoli che quotidianamente si dipana tra Palazzo Chigi e Ponte Assieve, c’è ancora qualcuno che proprio non vuole rinunciare alla fastidiosa abitudine di porre domande, di interrogarsi sulle ragioni ispiratrici di una riforma destinata (nei fatti) a sconvolgere gli equilibri dell’ordinamento democratico, di determinare l’incidenza che questa riforma potrà assumere sul nostro sistema costituzionale. E di opporre, se del caso, agli aut-aut del Presidente del Consiglio una risposta tanto semplice quanto potenzialmente eversiva, alla luce del clima politico generale: grazie, no.
Sono tanti, i nemici nel mirino del premier: non tutti espressione dei “poteri forti” che lucrano sulla conservazione di privilegi e rendite di posizione; non tutti guelfi decisi a sabotare il percorso intrapreso dai ghibellini del cambiamento; non tutti rosiconi di professione che si ostinano a non voler cambiare verso.
Ci sono i tanti democratici autentici che, dopo essersi mobilitati per anni a difesa delle istituzioni di garanzia messe sotto attacco dallo strapotere berlusconiano, non sono disposti ad accettare il perpetrarsi della logica dell’Uomo solo al comando; ci sono gli ultimi esponenti di una sinistra orgogliosa della propria identità e del proprio sistema di valori, che non vogliono barattare le conquiste ottenute in mezzo secolo di battaglie civili con uno strapuntino sul carro del vincitore; e ci sono soprattutto coloro i quali, dopo avere ribadito nel referendum del 2006 l’attualità dell’impianto della Carta Fondamentale, non possono assecondarne passivamente lo stravolgimento.
Frenatori, rosiconi, gufi: le invettive di Renzi sono destinate a scivolare via, come pioggia sull’asfalto. Ad un patto costituente che di fatto assicura la sopravvivenza (forse, prima personale che politica) al Cavaliere decaduto; all’ipotesi di un Senato ridotto alla pletorica funzione di tribuna di rappresentanti delle varie realtà locali; alla prospettiva di un sistema che – tra premi di maggioranza, liste bloccate, fiducia monocamerale, potere del premier di nomina e revoca dei ministri – in pratica consegna al leader del partito di maggioranza il monopolio esclusivo delle istituzioni si può opporre soltanto quella semplice risposta, in controtendenza rispetto al verso che cambia: grazie, no.

FONTI

http://www.libertaegiustizia.it/2014/07/14/no-al-monopolio-delle-istituzioni/

http://carlodore.blogspot.it/2014/07/grazie-no.html

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Breaking Beppe. La «guerra civile simulata» del Movimento 5 Stelle


Breaking_BeppeUna segnalazione doverosa. La quarta edizione del libro di Giuliano Santoro Un Grillo qualunque esce ampliata, con un importante aggiornamento al post-Europee2014 e ulteriori precisazioni teoriche. Tanto che diventa un nuovo libro, un’opera diversa, da qui il nuovo titolo: Breaking Beppe.

«La guerra civile simulata è il conflitto che viene solo agitato, che chiede di essere delegato e che non comporta alcuna responsabilità.Matteo Renzi tiene la sua orazione in Parlamento con lo sguardo alla telecamera, rivolgendosi a «chi ci guarda da casa». L’opposizione segue la stessa logica: gli assalti ai banchi del governo hanno l’obiettivo di occupare lo spazio mediatico ed emotivo che in altri Paesi hanno le mobilitazioni di piazza. I combattenti digitali della “guerra civile simulata” temono le strade, che hanno smesso di essere il luogo dell’incontro e dello scontro e si limitano al più a ospitare i comizi del Capo o le rappresentazioni itineranti dei suoi adepti. Per questo i consiglieri grillini romani, un mese prima delle elezioni, votano a maggioranza assieme alle Destre e al Pd una mozione che chiede di spostare i cortei in periferia, dove arrechino meno disturbo possibile. Il Popolo vuole applaudire, fotografare col telefonino e condividere i selfie. Vuole far sapere di esserci. Allo stesso modo, i tossici digitali che paiono usciti da un ritratto cyberpunk seguono i talk-show nella speranza che il loro beniamino politico “distrugga”, “faccia a pezzi” o “sbugiardi” l’avversario di turno (locuzioni frequenti nel fervore da tastiera dei commenti online: la tv diventa social, la Rete serve a diffondere viralmente la televisione). Gli spettatori connessi sono alla ricerca di una dose istantanea di dopamina digitale che sublimi il loro essere impotenti.»

FONTE  http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=17789

Pubblicato in: pd, politica, satira

Le Renziforme


breakingprimarie-2Di Gemma Gemson

Mentre il prode Telematteo parla con veemenza alla procia Merkel, l’Italia accoglie con gaudio e tripudio le riforme che Berlusconi il governo farà nei prossimi mesi del prossimo governo:

  • Canonizzazione asap di Maria Elena Boschi Serbelloni Mazzanti Viendalmare.
  • Per massimizzare il rendimento degli edifici, le scuole di ogni ordine e grado resteranno aperte 24 ore su 24: il giovedì sera Revival, il venerdì Latinoamericano, il sabato House/commerciale.
  • Il Senato sarà composto da 10 sindaci eletti da 10 presidenti di regione eletti dalla società civile che al mercato mio padre comprò, 10 ex concorrenti del Grande Fratello (tranne Rocco Casalino), più quelli che fanno sempre 1 al Superenalotto, a rotazione. Il compito del nuovo organo così composto sarà di taroccare il televoto nelle trasmissioni della De Filippi.
  • Tutti i lavoratori dovranno dare prova di flessibilità perdendo il lavoro prima della scadenza del contratto a tempo determinato.
  • Tutti i prodotti agricoli di alta qualità potranno essere commercializzati solo da Oscar Farinetti nei locali sciccosi di Oscar Farinetti.
  • Per mantenere gli 80 euro in più in busta paga diventerà obbligatorio usarli per fare la spesa. Verranno perciò elargiti in buoni COOP. In regalo Pina Picierno che spunta le cose dalla lista e spinge il carrello.
  • Non si pagherà più il bollo sul passaporto, ma quando si viaggerà all’estero sarà obbligatorio portarsi Gianni Pittella come interprete.
  • Le pretese della lobbighei che fanno piangere Gesù verranno momentaneamente congelate sotto azoto liquido e lanciate su Marte dall’ESA entro il 2015.
  • Chi si ammala sul posto di lavoro dovrà mostrare spirito di sacrificio e dedizione al Paese morendo subito.
  • Si dovrà rivedere la legge Fini-Giovanardi. La riscriveranno Giulia Innocenzi e Fedez. È il massimo che riusciamo a permetterci.
  • A Laura Boldrini verrà fornito un tablet per navigare su Internet programmato in modo da poter visualizzare solo i video dei gatti. A noi poveri stronzi come home di Chrome verrà invece impostata la pagina facebook di Mario Adinolfi.
  • Marianna Madia potrà aggiungere alla sua pagina di Wikipedia (visto che l’ha scambiata per il suo curriculum vitae) la frase “faccio cose e vedo gente”.
  • Il Mo.S.E. verrà collegato direttamente alla TAV che sarà collegata a F.I.Co. passando per la villa di Galan sui colli euganei.
  • La politica energetica e dei rifiuti verrà completamente centralizzata in modo da eliminare quei fastidiosissimi sindaci e cittadini che hanno le case proprio dove vanno messe le centrali a misto greggio e carbone del Sulcis non trattato.
  • Il numero dei deputati potrebbe essere ridotto al solo PD di comprovata fede renziana. Ciwati dovrà continuare a scrivere ogni giorno sul suo blog quanto gli fa cagare il partito di cui ha la tessera, in modo da non creare troppa confusione nell’elettorato.
  • Per mostrare all’Europa che deve prendersi le proprie responsabilità sui migranti che arrivano sulle nostre sacre coste, verrà scavato un canale che unirà il Mar Ligure al Baltico. Dai migranti stessi. Pena il rimpatrio su un pullman guidato da Borghezio.
  • I servizi fotografici del Duca Conte Matteo Renzi su Vanity Fair fanno impazzire le ragazzine e le loro mamme, come neanche i Uan Direcscion. Le sue idee sono sempre tutte all’avanguardia e fanno avanzare un sacco il Paese in tutte le direzioni. Qualsiasi manovra liberista deve essere interpretata come “dinamismo”. Qualsiasi manovra democristiana deve essere interpretata come “difesa del brand Italia”. Per qualsiasi altra manovra che non ricada nelle due categorie citate, si potranno utilizzare le espressioni “com’è bravo il premier”, “com’è giovane il premier”, “siamo fiduciosi”, “come sono democratici nel partito democratico”, “com’è bella la Boschi siete solo invidiose”, “il premier è infallibile per definizione” e “ma allora sei grillino?”

 

FONTE  http://www.mentecritica.net/le-renziforme/vetrina-mc/gemma-gemson/45493/

Pubblicato in: elezioni europee, pd, politica

MATTEO chi?


renzi-evoluzione-638x425Matteo Renzi ai primi di Gennaio aveva esclamato «Fassina chi?», rispondendo in modo provocatorio all’allora viceministro dell’economia del governo Letta; di fronte alla vittoria di Renzi alle primarie del Pd, Fassina aveva dichiarato che l’esecutivo non era più in linea con la leadership di partito. Seguirono le dimissioni di Fassina e non passò molto che lo stesso Letta dovette levare le tende, così da consacrare il suo segretario politico a Capo del governo (22 Febbraio). Tutto accadde con il beneplacito di Napolitano. Renzi, che aveva in precedenza e più volte affermato di volere il voto del popolo e che mai sarebbe andato al governo in caso contrario, si ritrovò, guarda un po’, proprio a detenere il massimo potere senza l’ombra d’un consenso ratificato dalle urne. «Su Matteo Renzi ho sbagliato, è l’uomo giusto al momento giusto», asseriva Fassina a fine Maggio. Uomo dai forti ideali.

Le elezioni europee sono state un banco di prova per il giovane Premier (39 anni), che con la percentuale bulgara di voti ricevuti dal Pd ha consolidato la sua posizione. Ai Parioli, Roma, quartiere storicamente di destra, il Pd ha riscosso il 48% di voti, ben cinque punti sopra la media romana presa dal carrozzone centro-sinistrorso d’ispirazione democratico-cattolica e stranamente anche oligarghico-massonica. Non è che ai Parioli d’improvviso siano tutti divenuti comunisti, è Renzi a non essere mai stato di sinistra. Ma nemmeno di destra. Né di centro, nel senso di luogo teoretico che respinge gli estremi radicalismi. Insomma, chi è Renzi? Vogliamo rispondere alla domanda: «Matteo chi?»; si può tracciare, come per gli alimenti, un filo che ci dica qualcosa di più su un attore della politica che in brevissimo tempo è diventato Presidente del Consiglio? Da dove viene? Chi lo sostiene? Dove vuole andare?

La giornalista e saggista torinese Enrica Perucchietti ha pubblicato Il lato B. di Matteo Renzi per Arianna Editrice, la prima biografia non autorizzata del Premier. Andato in stampa a Maggio poco prima delle elezioni europee ma distribuito appena dopo, si tratta d’un libello che si legge agevolmente. La Perucchietti, che ha alle spalle una produzione non da poco (tra i tanti titoli: Governo Globale, 2013, e La fabbrica della manipolazione, 2014, scritti con Gianluca Marletta sempre pei tipi di Arianna), inserisce nel suo lavoro documenti, aneddoti, interviste e retroscena che possono aiutarci a rispondere alle domande che ci siamo posti poco fa.

Per capire qualcosa di una persona aiuta seguire la via del sangue e quella dei soldi. Il padre: Tiziano, storia democristiana alle spalle, «controlla dagli anni ’90 la distribuzione di giornali e di pubblicità in Toscana», vale a dire«controllo di Tv, radio, giornali locali, magazine di settore ma, soprattutto, contatti con la concessionaria di pubblicità Publitalia, la concessionaria del gruppo Mediaset: e qua si torna a Berlusconi». Renzi nasce nel ’75 a Firenze e nel 1994 entra in politica; nel 2003 è segretario provinciale della Margherita, nel 2004 (29 anni) viene eletto Presidente della Provincia e nel 2009 diventa Sindaco del capoluogo toscano battendo il candidato del centrodestra, l’ex portiere della nazionale Giovanni Galli. Galli era l’uomo voluto da Verdini (ergo: Berlusconi) sulla piazza di Firenze, un “candidato a perdere” messo lì per aprire la strada a Renzi. Gli opposti si attraggono. La cena ad Arcore è un altro tassello di una storia di amicizia che, tralasciando alcuni reciproci strali per salvare le apparenze, Renzi e Berlusconi sembrano portare avanti da anni. Giorgio Gori, già direttore di Canale 5, indicato da molti come l’ideatore delle cento proposte programmatiche della Leopolda e che «contribuirà a costruire il progetto del Pd», è un ulteriore indizio. Il più chiacchierato è forse il “Patto del Nazareno”, cioè l’incontro tra Renzi e Berlusconi del 18 Gennaio di quest’anno avvenuto nella sede del Partito Democratico per discutere della legge elettorale, l’Italicum. Non basta, però, il legame con Berlusconi per rispondere in maniera adeguata alla domanda “Matteo chi?”. Tocca seguire la via dei soldi tra finanziatori e banchieri. Tra i finanziatori troviamo al primo posto Davide Serra, laurea cum laude alla Bocconi (ma tutti da lì provengono? Viene in mente un nome a caso: Monti), cofondatore e amministratore delegato del fondo speculativo Algebris, in contatto con Profumo e Passera. Si tratta della persona che organizzò la famosa cena per le primarie 2012 di Renzi, quello con il conto alle Cayman. Di eminenze grigie ce ne sono parecchie attorno al Premier, basti qui citare Carrai e Bianchi che si sono occupati di fund raising (trovare fondi) attraverso varie fondazioni (Big Bang, Open e, prima, Festina Lente e Link). Tutti i soci di questi apparati, come ben documenta la Perucchietti, sono stati premiati, «hanno avuto una sedia da nominato, eletto o assunto».

La continuità coi governi precedenti è palese se si pensa ai banchieri che si sono succeduti al vertice del dicastero dell’economia: Monti, che fu membro della Banca Commerciale Italiana e legato alla Goldman Sachs, Saccomanni (governo Letta) con incarichi al Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e direttore generale di Bankitalia dal 2006 al 2013, e infine l’attuale ministro Padoan già consulente presso la Banca Mondiale e la Bce, nonché direttore esecutivo per l’Italia del Fmi, vicesegretario generale e capo economista dell’Ocse. I datori di lavoro di queste persone, realmente, chi sono? Non gli italiani, ma organismi che dicono loro cosa fare in Italia!

Renzi il rottamatore? Non sembra, considerando che «metà dei ministri del governo Renzi erano già presenti nel governo Letta», e che su trentacinque sottosegretari «ben diciotto confermati dal precedente governo». Renzi non è né di destra né di sinistra, è semplicemente per un mondialismo a trazione finanziaria e si configura come un prosecutore delle politiche di austerity. Il popolo, però, alle europee si è lasciato incantare. Ogni giorno Renzi fa nuove promesse che non mantiene, ma il popolo se le scorda. Ottanta euro, che in tanti casi sono anche meno, e il popolo gongola, cieco di fronte all’aumento di tutte le altre tasse, come la Tasi, stangata micidiale. Svende le aziende pubbliche (RaiWay che distribuisce il segnale televisivo, ma non sfuggiranno Eni, Enel, ecc). Non parla dei contratti collettivi bloccati da anni ma nessuno se ne duole. La gente muore di fame ma, evidentemente, muore contenta e allora si merita i capi che ha. Lo stato sociale è in fin di vita, la Nazione agonizza. Licio Gelli nel 2003 dichiarò con orgoglio che i 53 punti della famigerata P2 si stavano realizzando. Era forse un veggente? Giovani italiani, ma davvero un domani vorrete vivere in un mondo gestito da poche famiglie senza più nulla di pubblico che sia anche vostro? Volete l’estinzione della Res Publica? Via il Senato e chissà, perché non la Camera, mai più un lavoro sicuro, la libertà?

Mauro Scacchi

FONTE http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=48857

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ISRAELE- PALESTINA, LA CONVIVENZA E’ POSSIBILE ?


Da ormai 67 anni esiste uno stato artificiale creato ad hoc per una fazione appartenente a un credo religioso; come si evince dal titolo dell’articolo sto parlando di Israele. Israele è sorta nel protettorato britannico di Palestina nato a sua volta poco prima del termine della prima guerra mondiale (1917) dopo che il territorio era stato tolto all’impero ottomano dai ribelli arabi alleati degli inglesi.
Contemporaneamente alla nascita dello stato israeliano nacque anche lo stato di Palestina la risoluzione delle Nazioni Unite n°181 ripartiva il territorio palestinese tra questi due stati riconoscendo l’esistenza di entrambi.
GLI ANNI DEL TERRORISMO SIONISTA
Nel mandato britannico di Palestina, tra gli anni trenta e quaranta, agirono due gruppi terroristi sionisti il cui obiettivo, oltre alla cacciata dell’esercito britannico, era la nascita di uno stato ebraico-sionista; l’IRGUN e il LEHI.
L’IRGUN o Etzel fu fondato nel 1931 dalla scissione di alcuni appartenenti all’Haganah (altra organizzazione sionista) accusata di adottare una politica troppo socialista, l’Haganah fu il partito di Ben Gurion che decise di combattere l’asse a fianco degli alleati (invece di scegliere l’alleanza con i nazisti come il LEHI). Sostanzialmente l’IRGUN si prefigurava come una milizia ultranazionalista anti britannica e anti araba (come il Likud e l’estrema destra oggi). Dal ’36 al ’39 si  assistette ad una rivolta araba dovuta soprattutto all’aumento della popolazione ebraica nel Mandato (dagli 80.000 del 1918 ai 400.000 del 1936), durante questa rivolta molti ebrei vennero uccisi, la conseguenza di questa rivolta fu il rafforzamento dei movimenti sionisti tra cui l’IRGUN che poté garantire ai propri affiliati l’alleanza di parte delle autorità inglesi che arruolarono molti sionisti nelle milizie locali (le special night squad). Durante la seconda guerra mondiale gli uomini dell’IGRUM furono attivi sia all’interno delle forze britanniche sia nella divisione ebraica che combatté in Italia. Non era ancora finita la seconda guerra mondiale che l’IRGUN tornò al suo vecchio amore, il terrorismo contro l’autorità britannica; guidati dal futuro primo ministro Begin i terroristi sionisti si resero colpevoli di rapimenti e attentati come quello del King David hotel dove perirono 91 persone o la strage di Deir Yassin dove vennero trucidati 107 palestinesi (l’azione venne condannata dall’Haganah). L’IRGUN si rese responsabile di azioni anche in Europa dove, tra l’altro, attaccò l’ambasciata britannica a Roma.
Il LEHI venne fondato nel 1940 da Avraham Stern, appartenente all’ala più estremista dell’IRGUN, che però concentrò i suoi attacchi solo su obiettivi britannici lasciando, almeno inizialmente, in pace gli arabi. Il LEHI, durante la seconda guerra mondiale, si accostò all’asse inviando a Naftali Lubenchik a Beirut per incontrare il funzionario tedesco Von Hentik per trovare un accordo sulla nascita di uno stato ultranazionalista ebraico di stampo fascista, l’affare non andò in porto a causa dell’inefficienza dell’ambasciata tedesca  ad Ankara dove venne inviata la bozza di un accordo. Finita la guerra il Lehi si rese colpevole, al pari dell’IRGUN, di attentati in Europa e in Palestina dove partecipò anche al massacro di Deir Yassin, inoltre il Lehi assassinò il mediatore dell’ ONU, il conte Folke Bernadotte.
Entrambi i gruppi si sciolsero ma per la destra israeliana,  che critica il terrorismo di hamas, questi uomini sono eroi.
risoluzione 181LA RISOLUZIONE DELLE NAZIONI UNITE N° 181
Dopo la fine del mandato britannico in Palestina, i gruppi nazionalisti delle due parti (Lehi e IRGUN  da una parte, nazionalisti arabi ex alleati dell’asse dall’altra) diedero inizio a scontri e massacri, soprattutto questi massacri ebbero vittime palestinesi. L’assemblea delle Nazioni Unite, per porre fine a questa strage, il 29 novembre 1947 approvò la risoluzione n°181 che divideva il territorio dell’ex mandato britannico tra arabi ed ebrei.
Durante le votazioni hanno votato a favore: Stati Uniti d’America, Australia, Belgio, Bolivia, Brasile, Bielorussia, Canada, Costa Rica, Danimarca, Repubblica dominicana, Ecuador, Francia, Guatemala, Haiti, Islanda, Liberia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Panamá, Paraguay, Perù, Filippine, Polonia, Svezia, Cecoslovacchia, Ucraina, Unione Sudafricana, URSS, Uruguay e Venezuela; contro: Afghanistan, Arabia Saudita, Cuba, Egitto, Grecia, India, Iran, Iraq, Libano, Pakistan, Siria, Turchia e Yemen. e  sono astenuti: Argentina, Cile, Cina, Colombia, El Salvador, Etiopia, Honduras, Messico, Regno Unito, Jugoslavia.
L’URSS votò a favore poiché sperava che il nuovo stato ebraico potesse essere uno stato comunista, che si poggiasse sul sionismo libertario e quindi vicino ad ideali socialisti e comunisti; la speranza era avvalorata dai Kibbutz e Moshav, terre acquistate grazie a donazioni elargite sia da operai che dai Rotshild al governo britannico. Inutile dire che tale desiderio venne disatteso da Ben Gurion che, come racconta nel suo saggio sulla politica sovietica in Palestina Arnold Kramer, scrisse a Truman palesando le sue intenzioni anti socialiste.
1920israelCome possiamo vedere da questa mappa, gli insediamenti ebraici si concentrano prevalentemente a nord della Palestina britannica mentre attorno a Gerusalemme non vi è che una manciata di villaggi così come intorno a Betsabea. Il parametro delle Nazioni Unite fu lo stesso di quello utilizzato dalla società delle nazioni nel 1918 quando si trattò di ridisegnare i confini delle nazioni e dei territori appartenenti all’impero Ottomano, quello della nazionalità; come possiamo vedere nella mappa sotto però tale principio non venne seguito alla lettera in quanto il deserto del Negev, e il conseguente sbocco sul Mar Rosso, dove non vi erano insediamenti ebraici, venne assegnato ad Israele. Nel territorio che sarebbe dovuto essere la Palestina la proporzione arabi/ebrei era 99/1 (725.000 arabi contro 10.000 ebrei) mentre il territorio israeliano vedeva una maggioranza ebraica di 55/45 (407.000 contro 498.000). nella zona a controllo internazionale il numero di abitanti era quasi pari (51/49 a favore degli arabi. Nonostante la maggioranza del territorio fosse abitato da arabi, la comunità internazionale decise di  concedere la maggior parte del territorio al futuro stato di Israele forse presagendo la forte immigrazione ebraica, anche se molti ebrei, ad esempio Primo Levi, decisero di rimanere nei Paesi di nascita. Le reazioni non furono univoche. Iniziamo con i futuri israeliani; inutile parlare delle posizioni deliranti della destra (l’IRGUN in un manifesto indicava anche la Giordania come futuro Israele) sulla grande Israele che ricorda la grande Germania, soffermiamoci invece sugli ebrei palestinesi e sul partito comunista; gli ebrei palestinesi accolsero positivamente la nascita di due stati in quanto non interessati al progetto grande Israele mentre il Mapam (partito unificato degli operai) – seppur più favorevole a un solo stato giudeo-arabo –si pronuncia a favore della nascita dei due stati, fino agli anni ’60 il Mapam sarà il primo partito d’opposizione.
Nel  campo arabo in generale e palestinese in particolare, la nascita di uno stato ebraico è accolta soprattutto con scetticismo e ostilità, il partito comunista palestinese invece fu tra quelli che sostennero il progetto di due Paesi due popoli. Cosa sarebbe successo se invece dei due nazionalismi avessero trionfato i due partiti comunisti?
Alberto Forlini
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Decreto Ambiente Protetto del ministro Galletti, per i Verdi è barbarie


A view of the ILVA plant in the southernSi è sentito parlare assai poco del ministro dell’ambiente Galletti in queste settimane, ma dopo aver conosciuto le misure del decreto 91, del decreto Ambiente Protetto, in molti rimpiangono i tempi in cui dal ministro dell’ambiente non giungeva quasi nessuna notizia. Angelo Bonelli dei Verdi parla di barbarie contenuta nel provvedimento. Cerchiamo di capire perché.

Al centro delle critiche al decreto Ambiente protetto del ministro Galletti troviamo la valutazione delle deroghe di sforamento per gli scarichi delle industrie caso per caso. Ambiente protetto – per alcuni no, potremmo dire. Ma prima di parlare delle misure, un paio di precisazioni: il decreto Ambiente, ufficialmente decreto 91, è stato pubblicato in GU e risulta in vigore dal 25 giugno 2014. Senza girarci attorno la problematica principale è insita nella facoltà concessa alle industrie di sforare rispetto ai precedenti parametri stabiliti per legge, con valutazioni che – come accennato – varieranno a seconda dei casi, permettendo uno sforamento rispetto ai passati limiti in proporzione alla capacità produttiva delle industrie.

Risultano molto significative le dichiarazioni, in esplicita antitesi, del ministro Galletti e diAngelo Bonelli dei Verdi. Per quest’ultimo il decreto rappresenta un regalo agli stabilimenti, in particolare ai più grandi, che otterranno un “via libera a inquinare”. Chi potrebbe beneficiare dai provvedimenti del decreto Ambiente protetto? Senz’altro alcune grande industrie. L’Ilva naturalmente, e la centrale di Porto Torres, e il petrolchimico di Gela. Queste realtà ed altre simili sulla carta avranno la possibilità di inquinare di più sulla base della loro capacità produttiva.

 

Il ministro dell’ambiente Galletti ha risposto alle critiche con le seguenti dichiarazioni

La legge che c’era prima aveva dei limiti che non tenevano conto di dove le aziende scaricavano, perché come assorbimento c’è differenza se si scarica in fiume o se si scarica in mare. Noi, sempre in aderenza alle normative europee, anzi in maniera ancora più restrittiva, abbiamo introdotto questo concetto: l’impatto sull’ambiente si valuta volta per volta, in sede di Autorizzazione ambientale, a seconda del caso.

Ma Bonelli parla di “una vera e propria barbarie”. Chi ha ragione? Vediamo cosa è stato messo nero su bianco. Il passaggio su cui si concentrano le critiche degli ambientalisti è l’articolo 13 del decreto Ambiente che oltre a parlare della semplificazione proceduraleper le bonifiche di varie aree, tocca il tema della normativa per gli scarichi inquinantiin mare. In questa sede si permettono dosi di inquinamento superiori ai precedenti limiti (stabiliti nel 2006), per i grandi stabilimenti la cui attività produttiva può essere legata al carbone, all’acciaio, al gas e quant’altro. Si legge nel decreto

le Autorizzazioni integrate ambientali rilasciate per l’esercizio di dette installazioni possono prevedere valori limite di emissione anche più elevati e proporzionati ai livelli di produzione, comunque in conformità ai medesimi documenti europei.

Oltre a questo, modifiche anche sulla disciplina per il risanamento della aree militari,che ora non hanno più come valori di riferimento quelli delle aree verdi residenziali ma quelli dei siti industriali, il che in soldoni significa che i parametri di contaminazionesono stati elevati. Per Galletti questo permetterà di avviare un maggior numero di bonifiche, ma occorre dire che tale spiegazione appare lontana dall’essere esaustiva e convincente.

Concludiamo con la tetra sintesi di Angelo Bonelli in merito all’entrata in vigore del decreto Ambiente Protetto:

Con tre mosse il ministro dell’Ambiente Galletti demolisce il principio che chi inquina paga. E in un colpo solo salva Ilva, la grande industria e i militari.

 

http://www.ecologiae.com/decreto-ambiente-protetto-ministro-galletti-verdi-barbarie/72502/

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IL GOVERNICCHIO RENZI FAVORISCE GLI INQUINATORI INDUSTRIALI


Renzi-pd.-730x365Coordinamento Nazionale Siti Contaminati Comunicato stampa 2/7/2014

 

 

Non basta il caso dei poligoni equiparati ad aree industriali, il Decreto 91/2014 nasconde una sorpresa ancora più tragica per le aree inquinate, da Taranto a Crotone, dal Sulcis a Porto Torres, da Bussi a Piano d’Orta, da Falconara a Mantova, da Trieste alla Valle del Sacco, da Manfredonia a Margherita di Savoia, ed altre migliaia di siti.

 

Altro che semplificazione, si tratta della completa privatizzazione delle bonifiche e della salute delle persone. Infatti, il recente decreto 91/2014 pubblicato il 25 giugno sulla Gazzetta Ufficiale, sarà ricordato come una delle più lucide operazioni di rimozione “sulla carta” dei problemi di contaminazione dei siti inquinati, più che un decreto “Ambiente protetto” come è stato incautamente definito dal Ministro una norma “Inquinatore-protetto”.

 
Decollato secondo le dichiarazioni del ministro Galletti, con il positivo intento di semplificare le farraginose procedure delineate dal Testo Unico dell’Ambiente (Decreto legislativo 152/2006) si è trasformato in un invito a nascondere la polvere inquinata sotto il tappeto. Dopo il caso dei poligoni militari trasformati in aree industriali per alzare i limiti di legge per la contaminazione dei suoli il famigerato decreto contiene una norma ancora più grave che riguarda tutti i siti inquinati italiani, anche quelli ancora da scoprire. Il rimedio? Basta non convertirlo  in legge.

 

Alla voce deregolamentazione. Nel belpaese si demanda tutto al privato in un vero e proprio far west dove a rimetterci sono solo le comunità che vivono nelle migliaia di luoghi inquinati del paese.

La norma prevede che il primo passo sia fatto dall’inquinatore (o dal proprietario dell’area inquinata), che presenta direttamente un progetto di bonifica autocertificando la veridicità dei dati della contaminazione, senza alcun controllo, anche a campione, da parte dell’ente pubblico. In questa fase emerge un primo problema: come farà l’ente pubblico a verificare l’esatta estensione della contaminazione, visto che è lecito attendersi dai privati una sottovalutazione del reale stato di inquinamento (ad esempio: si seguirà tutto il corso di un fiume per scoprire l’area esatta interessata dall’inquinamento partito da una fabbrica posta a monte?). A quel punto la procedura prevede una rapida approvazione da parte dell’ente pubblico del progetto di bonifica (90 giorni; ricordiamo che il Ministero dell’Ambiente per i Siti nazionali di Bonifica convoca le conferenze dei servizi se va bene con una media di una l’anno per sito). Approvato il progetto il privato realizza la bonifica. Solo a quel punto presenta un programma di analisi (il cosiddetto piano di caratterizzazione) delle aree su cui si è intanto intervenuti. Il Piano deve essere esaminato, prima della sua realizzazione, dagli enti pubblici in 45 giorni e vale il silenzio-assenso. Qui si pone un secondo problema. Dice un detto “chi cerca, trova, chi non cerca, non trova”. Le sostanze tossiche sono centinaia e attualmente ci sono dei criteri minimi per cercare un certo numero di queste sostanze sulla base delle lavorazioni che hanno interessato il sito. Questo decreto invece da’ la massima libertà ai privati di scegliere quali sostanze cercare. Considerando che i costi di analisi e bonifiche sono strettamente collegati al tipo di sostanze, ci si può aspettare che i privati provino a presentare piani di caratterizzazione minimali con pochissime sostanze. Poiché queste scelte spostano decine di milioni di euro, si potrà immaginare la pressione per far decorrere inutilmente quei 45 giorni in modo tale da avere il silenzio-assenso, sollevando anche gli enti da qualsiasi responsabilità in caso di mancata risposta. A questo punto si fanno le analisi vere e proprio per vedere se la bonifica è stata efficace e, finalmente, si prevedono le contro-analisi da parte dell’ARPA locale. Ma su cosa? Ovviamente solo sui parametri indicati dal privato. Inoltre attualmente le ARPA fanno le contro-analisi solo sul 10% dei campioni. Insomma, ci sarà un’altissima probabilità di avere bonifiche solo sulla carta.

 

La caratterizzazione a valle e non a monte porta con sé altri gravissimi problemi di carattere ambientale, sanitario e giudiziario. Infatti oggi la caratterizzazione realizzata dal privato in contraddittorio con gli enti fin dall’inizio della procedura permette di valutare l’esatta estensione della contaminazione, mentre con questo decreto il privato potrà presentare un progetto solo su piccole aree o, almeno, ci proverà. Sarà compito dell’ente pubblico in pochissimi giorni e su aree estremamente complesse in cui di solito ci vogliono anni per capire bene la reale estensione della contaminazione valutare se possono esistere altre aree limitrofe potenzialmente inquinate, senza avere strumenti reali per fare ipotesi in tal senso (ad esempio, l’accesso e la consultazione degli archivi sulle produzioni).

 

Dal punto di vista sanitario e giudiziario si perde la sicurezza sul reale stato di contaminazione a cui sono stati esposti magari per decenni i cittadini. La popolazione che vive in un’area inquinata (ma anche i ricercatori che devono valutare l’esposizione ad inquinanti e le eventuali conseguenze) dovranno basarsi sui dati dei privati per capire se sono stati esposti a pericoli per la salute.

 

Si arriva al paradosso che se un cittadino volesse chiedere i danni sanitari al privato inquinatore dovrebbe basarsi sui dati presentati proprio da chi ha devastato l’ambiente rendendolo pericoloso. Una volta avvenuta la bonifica faranno fede solo i dati dei privati, per carità, “autocertificati”. Ma viene spontaneo chiedersi: quale privato, quale multinazionale autocertificherà mai l’esistenza di uno stato di inquinamento per il quale potrebbe essere chiamata a rispondere per danni nelle aule dei tribunali?

 

Tra l’altro è incredibile che non vi sia alcun accenno ai doveri di trasparenza e pubblicazione di progetti e dati integrali, nonché della partecipazione dei cittadini ai procedimenti, in violazione della Convenzione europea di Aarhus, ratificata dalla legge statale numero 108 del 2001. Singolare, infine, il fatto che la norma abbia la scadenza, il 2017, come se si trattasse di uno yogurt.

 

Questa previsione è però rivelatrice del reale intento del Governo. Sulle bonifiche appare evidente la volontà di mettere definitivamente sotto il tappeto le scorie di un passato in cui il sistema industriale italiano programmaticamente cercava di stare sul mercato sotterrando i rifiuti per non pagarne i costi. Ora che la realtà sta venendo a galla con manifestazioni e lutti, lo stesso sistema industriale chiede di non pagare i danni miliardari secondo il principio “Chi inquina paga”.

 

Per queste ragioni chiediamo ai parlamentari di intervenire in sede di conversione in legge del decreto al fine di superare le criticità che evidenziamo:

 

-sulla trasparenza e informazione dei cittadini durante il procedimento;

-sulla definizione di criteri minimi rispetto ai dati di partenza necessari per redigere il progetto di bonifica e il piano di caratterizzazione;

-sulla certificazione a campione di questi dati di contaminazione di partenza da parte delle agenzie regionali;

-sulla modifica del criterio del silenzio/assenso per l’approvazione dei piani di caratterizzazione.

 

Ciò che chiediamo, invece, al Governo è un Piano generale per la bonifiche, che preveda innanzitutto un potenziamento ed una riqualificazione delle strutture di indagine ambientale e di controllo (ISPRA e agenzie locali con organici adeguati e resi indipendenti dalla politica), un finanziamento consistente per i cosiddetti “siti orfani” a a causa del fallimento delle imprese inquinatrici, un rafforzamento degli strumenti giuridici ed amministrativi per applicare con efficacia il principio “chi inquina paga” ed, infine, un sistema trasparente di informazione dei cittadini interessati che dia conto di tutti i dati.

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/07/il-governicchio-renzi-favorisce-gli.html

 

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Immunità non è impunità


senato-della-repubblica1Molto rumore per la proposta di Renzi di reintrodurre l’immunita’ per i parlamentari. Ecco levarsi critiche a tutto spiano, accusando il Governo di voler reintrodurre l’ennesimo privilegio per la casta, di voler difendere i ladri e gli impostori, di rendere i parlamentari intoccabili. Proviamo a fare un po’ di chiarezza. L’immunita’ fu una vittoria della sinistra, che la chiese e la ottenne quando fu redatta la Costituzione. Venne sancito il principio secondo cui i tre poteri dello Stato, Esecutivo, Legislativo e Giudiziario dovessero essere distinti e non potessero essere in conflitto tra loro. Questa norma fu creata in quanto, come era piu’volte capitato in passato sotto il fascismo, non vi potesse essere un qualche Magistrato politicizzato che attaccasse personalmente questo o quel parlamentare. Nel ’93, dopo gli scandali di Tangentopoli, fu abolita l’autorizzazione a procedere e da allora i parlamentari possono essere indagati in qualsiasi momento e arrestati qualora vi sia una condanna definitiva. Nel 2003 vi furono ulteriori aggiustamenti, volti a determinare il processo decisionale del Parlamento quando la Magistratura volesse avvalersi di intercettazioni e di arresto per il sospetto di un eventuale inquinamento di prove. Col passare del tempo ma soprattutto per colpa di certi loschi personaggi eletti in Parlamento, questa immunita’ e’ stata recepita dai cittadini come una sorta di impunita’ per coloro che siedono in Parlamento, anche se cosi’ non e’. Si e’ solo voluto riaffermare il sacrosanto  principio che i tre poteri dello Stato debbano essere indipendenti e non possano subire condizionamenti dagli altri. I vari dubbi che possono nascere su questa mossa di Renzi , sempre attento ad avere consensi da parte degli elettori di tutti gli schieramenti, sono invece piu’ che legittimi.

Gianluca Bellentani

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Quelle due stelle che oggigiorno parrebbero brillare di meno


pertini-berlinguerIn questi strani tempi politici di tutti contro tutti, anche all’interno dello stesso partito,molti avranno notato come vengano spesso riesumate due figure della politica italiana di fine ‘900, Enrico Berlinguer e Sandro Pertini. Sono stati rispettivamente il Segretario di un grande Partito, l’ allora PCI e un Presidente della Repubblica. Sono due figure a cui i leader di opposti schieramenti dicono di ispirarsi, a volte auto-proclamandosi come la loro continuazione ideologica e morale . Ci sarebbe da domandarsi come sia possibile che due figure, caratterialmente agli antipodi ma entrambi dichiaratamente atei e di sinistra, possano avere ancora tanto seguito in un Paese in prevalenza credente e di centrodestra. Qualcuno potrebbe rispondere che vengano entrambi ricordati per la loro onesta’ e moralita’ : lo furono onesti sia dal punto di vista morale che comportamentale  ? Sicuramente e senza ombra di dubbio, come pero’ lo furono anche altre figure di ogni schieramento politico. Quindi perche’ tirare in ballo sempre e solo questi due nomi ? Personalmente credo che si voglia prendere queste due figure come esempio e le si voglia confrontare con un altro leader del maggior partito della sinistra italiana, Matteo Renzi e soprattutto con l’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Ora proviamo insieme a fare un gioco, uno di quei giochi di fantasia che fanno anche gli adulti : quello di mettere al posto di Renzi e di Napolitano rispettivamente Berlinguer e Pertini. Prima di iniziare questo gioco pero’, ricordiamo brevemente alcune caratteristiche dei due e qualche cenno sulla loro storia.

Enrico Berlinguer  era un sardo di poche parole, pacato nei toni e nei comportamenti. Succedette a Longo alla guida dell’ allora PCI nel ’72, dopo anni di militanza nella FGCI. Fu il primo a criticare il comunismo sovietico e cerco’ , pur evitando strappi definitivi con l’ URSS, di creare un comunismo nazionale da portare poi come esempio in una futura Europa unita. Cerco’ sempre la mediazione e, assieme al democristiano Aldo Moro, cerco’ di fare quella collaborazione tra cattolici e sinistra di cui il Paese aveva bisogno. Questa alleanza, che prese il nome di Compromesso Storico, non ebbe alcun seguito in quanto, proprio la mattina in cui Moro stava andando a firmare questa alleanza, un agguato delle BR in via Fani a Roma mise la parola fine a questo progetto. Berlinguer fu il primo a parlare della Questione Morale e ad indicare la corruzione e il malaffare come il vero cancro dell’ Italia, non solo dal punto di vista economico ma anche della democrazia. Mori’ a Padova, colpito da un ictus mentre teneva un comizio. Aveva una dote che tutti gli riconoscevano ma che pochi hanno : sapeva ascoltare.

Alessandro ( Sandro ) Pertini  fu Presidente della Repubblica dal ’78 all’ 85. Succedette a Giovanni Leone, uno dei Presidenti piu’ attaccati dalla stampa per i suoi comportamenti non certo senza macchia. Pertini fu il Presidente Partigiano, ma non inteso come chi aveva appoggiato la Resistenza ma proprio come combattente. Socialista tutta la vita, fu antifascista sempre, anche agli albori del fascismo e ne pago’ le conseguenze con carcere e confino. Fu il primo Presidente che tolse da questo suo ruolo quella specie di aurea notarile che aveva contraddistinto i suoi predecessori e divento’ un Presidente della gente, che ne chiedeva aiuto e protezione. I suoi modi, tanto schietti e sinceri da apparire a volte burberi, le sue parole semplici e chiare, facevano parte del suo carattere aperto e genuino, e ce lo facevano apparire come un papa’ o un nonno che ci aiuti e che ci dia consiglio. Non andava solo alle varie cerimonie che esigevano la sua presenza ma anche in posti dove sapeva che la sua sola presenza sarebbe stata di conforto. Sposato con Carla Valtolina, conosciuta durante la guerra, non abito’ mai con lei dentro al Palazzo del Quirinale, in quanto la sig.ra Valtolina non voleva lasciare il suo lavoro a Firenze e soprattutto non amava il cerimoniale quirinalizio.

Dopo questi brevi cenni su queste due figure, iniziamo questo gioco di fantasia e poniamo Berlinguer a capo del maggior partito di sinistra. Come si sarebbero giudicati certi suoi comportamenti ? Certe sue scelte ? Sicuramente la sx estrema avrebbe gridato ad un tradimento della vera idea del comunismo duro e puro. Il suo cercare un punto di convergenza con altre forze moderate, sarebbe stato visto come il solito ‘’ inciucio’’ e quel suo fare garbato, quel suo non alzare mai la voce, sarebbe stato scambiato per una sorta di pochezza di personalita’. Come potrebbe guidare un partito oggigiorno un personaggio tanto garbato ? In un panorama politico fatto in prevalenza di urla e di slogan ?

Sulla figura di Pertini, calato nei panni di Napolitano, credo che davvero si sarebbe sfiorato l’incidente istituzionale. Pertini non avrebbe mai accettato di firmare leggi ad personam e avrebbe sicuramente rimandato le varie leggi alle Camere. Il PDL avrebbe risposto che il Presidente andava oltre le proprie funzioni e vi sarebbe stata una diatriba senza fine tra Quirinale e Parlamento che probabilmente sarebbe sfociata nelle dimissioni di Pertini. Sarebbe partita una campagna denigratoria nei suoi confronti , magari attaccandolo anche dal punto di vista personale : cosa questa che avrebbe davvero fatto perdere le staffe a Pertini che avrebbe risposto per le rime senza remora alcuna. Stesso comportamento lo avrebbe tenuto nel caso che qualcuno lo avesse descritto come un vecchio sonnacchioso e ormai incapace di assolvere i suoi compiti istituzionali. Altro che Re Giorgio…qui si parlerebbe davvero del despota Sandro.

Queste parole vogliono forse sminuire queste due grandi figure del ‘900 italiano ? Ne vogliono criticare l’operato ? No, affatto. Si vuole solo sottolineare che ogni uomo e’ figlio del suo tempo. Non possiamo sottoscrivere a priori quale sarebbe stato oggigiorno il loro comportamento e le loro scelte. Avrebbero fatto meglio o peggio degli attuali ? Non lo sapremo mai e percio’ non possiamo ogni volta tirarli in ballo con paragoni senza senso. Lasciamoli nella storia e nei bei ricordi di chi li ha conosciuti e soprattutto non trasportiamoli, anche se solo con la fantasia, nel panorama politico attuale in quanto, e di questo sono fermamente convinto, non faremmo loro cosa gradita ; almeno questa forma di rispetto, sia Berlinguer che Pertini, se la meritano !!!

Gianluca Bellentani

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Divieto di autocritica


grillo casaleggioTerminano queste Elezioni Europee, coi risultati che sappiamo. Il PD stravince oltre ogni piu’ rosea previsione, ottenendo numeri mai raggiunti prima. Si rafforza pure la Lega Nord, cavalcando i soliti slogan del Basta Euro e del Fuori i clandestini. Forza Italia e’ in caduta libera e il NCD e la lista Tsipras passano la soglia di sbarramento per pochissimo. Chi perde meno voti e’ il M5S che rimane comunque oltre il 20 % e si attesta come seconda forza del panorama politico italiano.  Eppure e’ proprio nel Movimento che i malumori sono piu’ forti . Si passa da un primo momento di incredulita’ , poi allo sconforto e infine alla rabbia. E’ normale questo atteggiamento ? Certo che e’ normale, giustificato e aggiungo anche gia’ provato da quelli che, come me, hanno provato le stesse sensazioni nel febbraio dello scorso anno dopo la non vittoria del PD guidato da Bersani. Capita quando una vittoria che ti pareva quasi certa ti sfugge di mano. Cosi’ e’ in politica, cosi’ e’ nel gioco e cosi’ nella vita. Non e’ normale invece quello che accade nel Movimento dopo che i risultati sono nero su bianco e sotto gli occhi di tutti. Prima si accusano gli elettori di essere un popolo in prevalenza di pensionati, come se essere in pensione significasse essere rincoglioniti. Poi si vomitano parole da brivido, additando gli elettori di Mirandola, uno dei Paesi colpiti dal terremoto del 2012 come gente senza il minimo senso di riconoscenza, che hanno dimenticato l’assegno che il M5S diede per la ricostruzione ( alla faccia del voto di scambio ), augurando loro un altro terremoto ben piu’ forte e catastrofico. Infine, non ancora sazi di vaneggiamenti, ecco parlare di brogli ai seggi ; e non si  parla di qualche manciata di voti ma di milioni di voti. Una teoria questa forse ancor piu’ confutabile delle sirene e dei microchip. Per fare un esempio di cio’ che sta’ accadendo nel Movimento, sarebbe come se io avessi un bar e me ne aprisse un altro a poche centinaia di metri. Dopo qualche mese molti dei miei clienti smettono di venire da me e si mettono a frequentare l’altro locale.  A questo punto diro’ che ‘’ la ggggente si e’ rincoglionita e non capisce un c….’’  oppure cerchero’ di capire il perche’ questi clienti mi abbiano abbandonato ? Non verrebbe spontanea la domanda ‘’ Dove ho sbagliato ? Che servizio da’ quello che io non riesco a dare ‘’ ? E questo non per modestia o per pentimento ma per un mero calcolo strategico. Ora sappiamo tutti che questa perdita di voti e’ stata in gran parte frutto della campagna elettorale del duo Grillo-Casaleggio. Questi toni da fine del mondo, da o noi o loro, da rivoluzione modello francese, con relativa presa della Bastiglia ( leggi Quirinale ) hanno spaventato tanti elettori che non se la sono piu’ sentita di votare chi ragiona in questo modo. Se il Movimento fosse davvero quel modello di  democrazia dal basso che i penta stellati decantano, si sarebbe aperto dopo pochi giorni un dibattito interno per analizzare la sconfitta. Si sarebbe visto che le colpe maggiori sono di chi ha fatto una certa campagna elettorale, di chi  ha detto no a qualunque alleanza in nome della purezza di pensiero del Movimento e ha congelato milioni di voti senza mai riuscire a combinare nulla. Si sarebbe in parole povere fatto una specie di processo a Grillo e Casaleggio e, se non mettendoli da parte, almeno esautorandoli della loro leadership. Invece ecco che si inizia a dire che chi dissente e’ fuori dal Movimento e che non si puo’ contestare l’operato dei capi, che chi pone obiezioni sulla strategia di G & C e’ un troll mandato dal PD – Elle . Non ancora appagati dei tanti sbagli fatti, i due ‘’ guru ‘’prospettano un’alleanza in Europa con Farage, un fascista omofobo e xenofobo, che ha per le donne la stessa considerazione di un talebano afgano e quando qualcuno all’interno fa presente quanto questa alleanza sia deleteria e inspiegabile, ecco che si dipinge Farage come un buontempone che poi in realta’ ha idee simili a quelle del Movimento. Se qualcuno invece obietta che si doveva andare da soli anche al Parlamento Europeo, ecco che gli viene spiegato che da soli non possiamo contare e occorre allearsi con qualcuno, piaccia o non piaccia  ( quando invece Bersani chiese un appoggio il comportamento fu molto diverso ).

Qualcuno potrebbe pensare che il duo ( e uso questo termine per far capire a tutti che uno senza l’altro non potrebbe avere alcun seguito ), sia preso da una sorta di auto venerazione e si dichiari, piu’ o meno apertamente, infallibile e mai fallace. Questa teoria credo sia vera solo in parte. Il motivo vero di questo divieto di critica verso i capi e il loro operato, sta nel fatto che i due sono perfettamente consci che se uno dei due perdesse quell’aurea di infallibilita’, trasformandolo in un concorrente al progetto, magari anche con qualche carica importante, il castello di sabbia creato dal nulla si sgretolerebbe in poco tempo. Se il duo diventasse quindi parte integrante di un Movimento che segue i pareri della rete e la smettesse di essere quella sorta di Grande Fratello che e’ ora, il M5S smetterebbe di esistere o perlomeno non avrebbe certi numeri. Loro, G.& C. , sanno perfettamente che , dopo aver raccolto i voti di gente frustrata e disperata ma anche di persone che vogliono davvero cambiare la societa’ e in meglio, adesso si deve dare al Movimento una linea di condotta. Si deve scegliere se il Movimento sia a favore della ius soli o no, se appoggi o meno un’ idea secessionista oppure no…insomma, se sia di dx o di sx ( perche’ alla famosa frase ‘’ il M5S e’ oltre la dx e la sx non crede nessuno ). Senza la loro guida, senza i loro diktat modello ‘’ o cosi’ o fuori ‘’il Movimento si scinderebbe sicuramente.

Quindi non stupiamoci degli atteggiamenti di Grillo e Casaleggio, che mettono al bando qualsiasi forma di autocritica ma piuttosto stupiamoci che ancora tante, troppe persone, non riescano a vedere questa evidenza. Personalmente, e lo dico in tutta sincerita’, mi auguro che i componenti del Movimento riescano a trovare quella forza interiore per dire finalmente quello che pensano, senza paure e senza timori. Abbiamo bisogno di democrazia, anche di quella che ancora alberga ( ne sono certo ) nel Movimento !!

Gianluca Bellentani

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E’ necessario eliminare Commissione europea e Consiglio dell’Unione europea o renderle eleggibili dai cittadini.


Schermata-05-2456793-alle-10.01.26Si fa tanto parlare di percentuali di voto e di seggi da spartire in questi giorni che precedono le elezioni europee ma, a mio avviso, credo si parli poco di come sia organizzato (male) il potere a livello europeo.
Con le elezioni europee i cittadini dell’UE eleggono i loro rappresentanti al Parlamento europeo. Purtroppo pero’, l’unica assemblea elettiva a livello europeo è anche quella che ha meno poteri. Infatti, Commissione europea e Consiglio dell’Unione europea, i cui membri non vengono eletti direttamente dai cittadini dell’UE, hanno funzioni altrettanto importanti ed anche piu’ importanti.
La Commissione europea, ad esempio, tra le sue funzioni, detiene il diritto d’iniziativa nel processo legislativo, cioè la facoltà di proporre la normativa sulla quale decidono poi il Parlamento europeo ed il Consiglio.
“Come organo esecutivo dell’Unione, la Commissione si occupa dell’attuazione pratica delle politiche comuni, della gestione dei programmi dell’Unione e della gestione del bilancio comunitario.”
“La Commissione europea ha il potere di sanzionare gli stati membri inadempienti nell’attuazione delle decisioni e per i ritardi nell’approvazione di leggi in recepimento di direttive comunitarie.”
“Il Consiglio dell’UE, insieme al Parlamento europeo detiene il potere legislativo. “Il Consiglio esercita, congiuntamente al Parlamento Europeo, la funzione legislativa e la funzione di bilancio; coordina le politiche economiche generali degli Stati membri; definisce e implementa la politica estera e di sicurezza comune; conclude, a nome dell’Unione, accordi internazionali tra l’Unione e uno o più Stati o organizzazioni internazionali; coordina le azioni degli Stati membri e adotta misure nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale.”

A mio avviso due sono le strade per migliorare questa strana distribuzione di poteri a livello europeo che non fa altro che creare confusione a mal governo.
Rendere elettive anche Commissione europea e Consiglio dell’UE, in modo tale che i cittadini possano sceglierne direttamente i membri, oppure, eliminare Commissione europea e Consiglio dell’UE attribuendone funzioni e poteri alla sola assemblea elettiva: il Parlamento europeo. Non vi nego che preferirei questa seconda opzione.

Per farlo pero’, bisognerebbe mettere in discussione i Trattati oggi in vigore. E, anche se sembra paradossale, è necessario andare a votare. Certamente pero’ sarebbe del tutto inutile votare per quelle forze che non hanno in programma la discussione dei Trattati europei  ma si son sempre piegati, si piegano e si piegheranno sempre al volere dei burocrati non eletti da nessuno che, a loro volta, prendono ordini dai poteri forti transnazionali.

Gio’ Chianta

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Il PD diviso tra Talebani, malpancisti e democratici.


renziDiciamocelo francamente: Matteo Renzi e’ davvero un bulldozer. Non passa settimana che non metta in campo una riforma; e non su cose piccole ma su grandi temi. Nuova legge elettorale, abbassamento del cuneo fiscale, abolizione delle Provincie, nuove misure sull’ occupazione, ridimensionamento del Senato e taglio ai mega-stipendi dei manager pubblici, pagamento dei debiti dello Stato alle aziende creditrici… Matteo Renzi piace a sinistra come a destra, perche’ riesce a fare quelle cose che il Paese aspetta da anni, con quella velocita’ tanto attuale in questi tempi in cui tutto corre. Matteo Renzi e’ quello svecchiamento della classe politica che ci ha portato in questa palude in cui il nostro Paese e’ da anni impantanato. Matteo Renzi e’ davvero la persona che ci voleva per l’ Italia e se non fosse perche’ e’ il Segretario del PD che e’ ancora ( e lo sara’ sempre ) un partito di sinistra, parola che a tanti disgusta, si avrebbe un vero plebiscito nei suoi confronti. Matteo Renzi e’ davvero un fenomeno; si, pero’ questa nuova legge elettorale dal nome simile a quello di un treno non ricalca molto quel Porcellum bocciato dalla Consulta? Questo attacco violento ai sindacati, che hanno sicuramente le loro colpe ma che non possono essere i soli colpevoli della disoccupazione attuale e’ una cosa ben fatta ? Un Senato di nominati anziche’ di eletti non e’ forse uno schiaffo al volere popolare e quindi alla democrazia ? Ecco..Qui cominciano le divisioni, soprattutto all’ interno del PD. Che il Partito sia diviso non e’ certo una notizia: lo siamo sempre stati sin dal primo giorno, molto piu’ attenti a sottolineare le differenze anziche’ i punti in comune. All’ inizio le varie anime ( o correnti, come siamo solite chiamarle ) erano i DS e quelli della Margherita. Poi in seguito i Bersaniani e i Renziani e all’ ultima tornata delle Primarie la divisione era tra Cuperliani, Renziani e Civatiani. Ora che Renzi ha stravinto queste Primarie ed e’ stato eletto Segretario del PD le correnti diventano 3, differenti come pensiero e come composizione, che potremo mettere sotto i nomi di Talebani, Malpancisti e Democratici. Proviamo ora ad analizzare queste correnti di pensiero e chi sono coloro che ne fanno parte.

a)    I Talebani = Sono coloro che di Renzi hanno davvero una venerazione, non solo per il comportamento ma proprio come personaggio. Tutto cio’ che fa, sia la nuova legge elettorale che l’abolizione del Senato, e’ fatto bene e non si poteva fare di meglio. E’ una sorta di venerazione messianica che non ha certo riscontro nella storia della sinistra italiana. Parole come ‘’ lasciatelo lavorare’’, ‘’ l’ uomo che davvero occorreva a questo Paese ‘’, ‘’ finalmente un personaggio diverso dai politici che non concludono mai nulla ‘’ non vi ricordano altri personaggi non certamente di sinistra ? Il loro comportamento verso chi dissente e’ spesso e volentieri quasi di compatimento e il loro modo di esprimersi ricalca molto quello dei grillini. Ecco quindi che quando esprimi un’ opinione non in linea con la politica di Renzi vieni tacciato di remare contro oppure di cercare visibilita’. Non crediate che ne facciano parte solo i renziani della prima ora, anzi….i piu’ talebani sono proprio quelli che Renzi non lo hanno votato ma che adesso lo difendono piu’ degli altri. Un po’ come quegli ex fumatori che attaccano chi fuma molto piu’ di chi non ha mai fumato. Pare quasi questa presa di posizione una specie di fio da pagare per non aver scelto da subito Renzi e la frase che vanno ripetendo come un mantra ‘’ Il Segretario va’ sempre sostenuto, chiunque sia, per il bene del Partito ‘’ non e’ certo una scusante per la loro rigida presa di posizione in cui non sono permesse voci diverse. Non si pensi che questa presa di posizione sia solo dei renziani, anzi..lo stesso modo di esprimersi e di comportarsi ( anche se magari in tono piu’ blando rispetto ai primi ), e’ anche di quella parte del PD che Renzi proprio non lo digerisce come persona e come comportamenti e ne boccia qualsiasi decisione senza mai entrare nel merito, secondo la logica che se una cosa e’ fatta da Renzi e’ sbagliata.

b)    – I Malpancisti = Sono in genere gli iscritti al PD da piu’ tempo. Vengono dall’ ex PCI e non si ritrovano in questo partito. Sono amanti della concertazione intesa come scambio di idee e questo modo di porsi del Segretario non riescono proprio a digerirlo. Hanno paura dell’ uomo solo al comando e temono che se un domani Renzi cadesse in disgrazia, anche il PD farebbe la stessa fine. Qualcuno di questi Renzi lo ha anche votato, vedendolo come ultima spiaggia ma non lo dice, quasi vergognandosene. Anche trai Malpancisti ci sono 2 sottogruppi : quelli che ‘’ gufano ‘’ contro Renzi e aspettano che faccia qualcosa di sbagliato per poi dire agli altri ‘’ Io ve lo avevo detto ‘’ e quelli invece che pian piano si distaccano dalla politica attiva, sentendosi ( molte volte a ragione ) emarginati.

c)     I Democratici = Sono nella quasi totalita’ Cuperliani, che durante la campagna prima delle Primarie hanno sostenuto il loro candidato e combattuto contro Renzi, anche con toni forti. Poi, quando il risultato delle Primarie e’ stato chiaro, hanno preso atto della democratica decisione degli elettori e hanno seguito le parole di Cuperlo : ‘’ Ho perso, ma adesso darò una mano al nuovo segretario”. Ecco quale e’ il vero scopo dei Democratici: Dare una mano ! Non e’ un cercare visibilita’ o poltrone ( in questo i renziani non sono secondi a nessuno ) ma semplicemente un mettersi al servizio del nuovo Segretario, ognuno con le proprie capacita’ e competenze. Questi Democratici sono, per usare un termine coniato da Renzi, ‘’ I veri spingitori di carro”, sicuramente molto di piu’ di tanti Renziani.

Ognuno degli elettori o simpatizzanti del PD puo’ avere la propria collocazione tra questi gruppi. Ogni scelta e’ personale e rispettabilissima; pero’ non sarebbe meglio appoggiare tutti il Segretario ? Non provare davvero a stare uniti per arginare questo pericoloso populismo che ammorba il Paese ? Le scelte di Renzi, che per tanti versi non ci piacciono, sono anche il frutto di una mediazione con la destra, che naturalmente e giustamente vuole la sua parte. Il fatto di votare compatti, al di la di chi sia alla guida del Partito, ci dara’ piu’ forza decisionale e Renzi ci fara’ allora vedere se le sue riforme saranno giuste o meno. Sicuramente ci potranno e dovranno esserci piu’ voci al nostro interno, in quanto questa e’ la democrazia ma alla fine una sintesi deve essere poi trovata. Renzi, e lo ribadisco ancora una volta, potra’ essere magari narcisista e pieno di se’ ma non e’ sicuramente un cretino. Sa benissimo che nel Partito convivono tante anime e cerca di avere l’aiuto di tutti per il suo programma. Le voci di dissenso, le critiche costruttive per migliorare certi provvedimenti ci devono sempre essere ma non e’ pensabile che un Segretario democraticamente eletto debba guardarsi dagli attacchi interni quasi quanto da quelli esterni. E’ una caratteristica ‘’ tafazziana ‘’ che ha sempre nuociuto alla sinistra e di cui non dobbiamo certo avere nostalgia. Quindi, almeno tra di noi, cerchiamo di avere quello spirito collaborativo che adesso ci manca. E’ forse l’ultima occasione e non possiamo perderla.

Gianluca Bellentani

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Il primo regalo di Renzi a Berlusconi.


Nel famoso incontro nella sede del PD, Silvio Berlusconi chiese a Matteo Renzi rassicurazioni sul tema che piu’ gli sta a cuore: non finire in galera.

Non saprei dirvi cosa rispose Renzi, ma so dirvi cosa ha fatto concretamente in questi primi giorni di governo.

Ha messo Orlando alla Giustizia (che sta alla Giustizia come Lorenzin al Ministero della salute) preferendolo a Gratteri.

Ma è riuscito a superarsi mettendo Enrico Costa come vice di Orlando.

Chi è Costa ?

E’ il relatore di molte leggi ad personam (tra le quali il Lodo Alfano). Nel 2011 chiese al neo Ministro della Giustizia Nitto Palma l’invio di ispettori ministeriali alla Procura di Napoli dove si celebrava un’indagine che vedeva il Presidente del Consiglio Berlusconi vittima di un ricatto. Sempre nel 2011, in commissione giustizia presento’ un emendamento al ddl Intercettazioni che ne vietava la pubblicazione prima di una cosiddetta “udienza filtro”. Oggi Costa è passato con Alfano, visti i precedenti, Berlusconi puo’ stare tranquillo.

Trattasi del primo regalo di Renzi a Berlusconi, credo il primo di una lunga serie.

renzi berlusconi

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Il coraggio delle scelte e il rischio dell’uomo solo al comando


Matteo Renzi Presents His New Government At The Quirinale Presidential PalaceNasce il nuovo Governo e finalmente vengono resi noti i nomi della squadra che supportera’ Renzi. Il toto-Ministri che impazzava sui vari giornali ne azzecca pochissime . Tranne il Ministero dell’ Economia dato ad un tecnico  (Padoan ), tutti gli altri nomi sono di politici. Sedici Ministri anziche’ dodici come Renzi sosteneva necessari durante le Primarie con Bersani. Sono per la meta’ donne e questa e’ una bella notizia, almeno per quanto riguarda la par-condicio trai due sessi. Rimangono al loro posto i Ministri del NCD Lupi e la Lorenzin mentre Alfano rimane al Viminale ma senza piu’ essere vice-premier. Rimangono anche i Ministri del PD Franceschini e Orlando, pur con altri Ministeri e rimane G.Delrio, braccio destro di Renzi, promosso a Sottosegretario alla Presidenza. Mancano certi nomi che si davano come sicuri come Farinetti all’ Agricoltura e Baricco alla Cultura e all’ ultimo momento viene anche bocciato ( non si sa’ bene da chi ) il nome di Grattieri alla Giustizia, una persona davvero in gamba e graditissima a chi crede ancora nella Magistratura. Perdono la poltrona anche due ottimi Ministri come Bray e la Carrozza ma soprattutto Emma Bonino che forse paga per mancanze non sue la vicenda dei maro’ in India. Scompare addirittura il Ministero dell’ Integrazione e quindi anche il Ministro C. Kienge, renziana. Per la prima volta abbiamo un Ministro della Difesa donna ( Pinotti ) e al Ministero delle semplificazioni vanno la Madia e allo Sviluppo la Guidi. Partono ovviamente le critiche verso questo o quel Ministro ( la Madia ha avuto un posto per una sua storia passata col figlio di Napolitano, la Guidi e’ una nomina inopportuna in quanto imprenditrice, che in tanti non abbiano la giusta esperienza etc. etc. ). Personalmente mi tengo fuori da questo chiacchiericcio, per la semplice ragione che non giudico mai per partito preso senza prima vedere cosa faranno. Su una cosa comunque credo possiamo tutti essere d’accordo: questo Governo e’ una creatura di Renzi e la responsabilita’ del operato dei Ministri non sara’ del singolo Ministro ma del nuovo Premier, nel bene e nel male. Renzi quindi rischia tantissimo e di questa scelta coraggiosa gliene va’ dato atto.

Esiste tuttavia un problema che in tanti nel PD non hanno ben compreso o almeno hanno sottovalutato, in particolare i renziani : QUALI SONO I BENEFICI CHE IL PARTITO POTRA’ AVERE SE RENZI RIESCE DAVVERO A FARE CIO’ CHE HA IN MENTE E QUALI I RISCHI DI UNA SUA EVENTUALE NON RIUSCITA ?

Nel caso che il programma di Renzi fosse davvero realizzato ( e personalmente mi accontenterei anche solo della meta’ delle varie proposte ), il PD godra’ solo di luce riflessa, diventando non un progetto di Governo aperto a tutti coloro che hanno proposte costruttive ma solo il partito di Renzi. Non sara’ piu’ un Partito in cui i Segretari possono cambiare ma il progetto rimanere ma solo un Partito padronale, come FI e il M5S, in cui il capo decide e va’ avanti con la sua linea, senza ascoltare nessuno ; e se questo e’ scusabile per FI e per il M5S, che sono nati solo grazie all’intuito dei loro capi-padrone, e’ inammissibile per un PD che e’ invece un patrimonio comune, in cui convergono forze democratiche di radici diverse. Se invece Renzi non riuscira’ nel suo intento oppure sara’ coinvolto in qualche vicenda poco chiara ( come Fini con la casa a M.Carlo o Di Pietro coi vari immobili non dichiarati ), ecco che anche il PD ne paghera’ le conseguenze. Gli elettori e gli iscritti si trovano quindi non ad un bivio, ad una scelta se sostenere Renzi oppure no ma solo ad essere prigionieri in un cul de sac, in cui se Renzi riesce il merito e’ solo suo e delle sue scelte e se Renzi sbaglia la colpa e’ si di Renzi ma anche del Partito che lo ha sostenuto. Una bocciatura di Renzi metterebbe quindi la parola FINE al Partito Democratico. Tanti se lo augurano, dimenticando o almeno non calcolandone le nefaste conseguenze: quelle di riconsegnare il Paese nelle mani del pregiudicato Berlusconi o ( x certi versi ancor peggio ) in quelle dello sfasciatore populista Grillo. Quindi non esistono altre alternative se non quella di dare fiducia e tifare per Renzi, piaccia o no il personaggio e il suo modo di agire e augurarsi che davvero riesca a fare quelle riforme che ha in mente. E’ sicuramente una scelta che non piace a tanti e perderemo sicuramente voti. Il solo fatto che Renzi aumenti i consensi e che il PD invece ne perda, come senti parlando per strada con la gente e come i sondaggi confermano, e’ una cosa che deve farci non solo riflettere ma deve anche metterci di fronte alle nostre mancanze, una su tutte quella di non aver aiutato come avremmo dovuto fare una persona come Pier Luigi Bersani, che sarebbe stato davvero l’uomo di cui il Paese avrebbe avuto bisogno. Abbiamo perso una grande occasione, forse irripetibile, ma almeno che questo ci faccia capire il perche’ la sinistra, quella sinistra in cui la maggior parte della popolazione dice di identificarsi, non andra’ mai al Governo.

Gianluca Bellentani

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Governo Renzi, diamo un voto ai Ministri…


Questi i Ministri del governo Renzi:

Pier Carlo Padoan Ministro dell’Economia e Finanze

Angelino Alfano – Ministro dell’Interno

Federica Mogherini – Ministro degli Esteri

Andrea Orlando – Ministro della Giustizia

Stefania Giannini – Ministro dell’Istruzione

Roberta Pinotti – Ministro della Difesa

Dario Franceschini – Ministro dei Beni culturali

Maurizio Lupi – Ministro delle Infrastrutture e Trasporti

Federica Guidi – Ministro dello Sviluppo economico

Giuliano Poletti – Ministro del Lavoro

Beatrice Lorenzin – Ministro della Salute

Maurizio Martina – Ministro delle Politiche agricole

Gianluca Galletti – Ministro dell’Ambiente

Marianna Madia – Ministro della Semplificazione e Pubblica Amministrazione

Maria Carmela Lanzetta – Ministro degli Affari Regionali

Si aggiungono allo staff di Renzi:

Maria Elena Boschi – Riforme e Rapporti con il Parlamento

Graziano Delrio – Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio

Chiediamo ai nostri lettori di dare un voto ad ognuno di loro, ovviamente in base al curriculum (studi, esperienze lavorative, esperienze politiche ma anche dichiarazioni, idee politiche e via dicendo)  visto che ancora non hanno fatto nulla. 

renzi

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Napolitano e il segreto di pulcinella


Il giornalista Alan Friedman pubblica uno scoop, secondo cui il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avrebbe avuto contatti con diversi personaggi di rilievo come M.Monti, C. de Benedetti e R. Prodi per fare cadere il Governo Berlusconi. Questo gia’ prima dell’ estate 2011 quando il Paese rischio’ davvero il default. Per appurare la veridicita’ di queste affermazioni, il giornalista pubblica anche le varie interviste fatte agli uomini sopra citati. Partono quindi le bordate verso Napolitano che viene ancora una volta accusato di essere una specie di monarca assolutista anziche’ un Presidente super – partes. In Forza Italia i vari Deputati parlano di uno sgambetto verso Berlusconi democraticamente eletto. La Santanche’ parla addirittura di colpo di Stato ( sarebbe forse meglio che costei si andasse a rivedere la storia di S. Allende per sapere di cosa si parla quando si usa questo termine ). Se fossi un penta stellato pero’ tifoso di Napolitano griderei al ‘’gomblotto ‘’, vista la puntualita’ quasi chirurgica di quando questo scoop viene pubblicato. Siccome pero’ non voto ( e non votero’ mai M5S ) e cerco sempre di guardare alla realta’ delle cose senza partigianeria alcuna, provo a pormi qualche domanda in merito a questa vicenda.

Innanzitutto : cosa e’ uno scoop ? E’ una notizia che e’ sconosciuta ai piu’e di cui nessuno ha mai parlato. Una specie di segreto di Fatima, che puo’ far luce su un certo accadimento.

Altre domande : qualcuno si ricorda quella seduta a Montecitorio del dicembre 2010 dopo lo strappo di Gianfranco Fini ? Quando Berlusconi si salvo’ solo dopo aver comprato qualche deputato ? Una maggioranza con numeri cosi’ bassi ( dopo aver avuto una maggioranza bulgara ) non puo’ allarmare il Capo dello Stato, specialmente in un periodo che si preannuncia catastrofico dal punto di vista economico ? Qualcuno ricorda quale era la nostra credibilita’ internazionale con Berlusconi ? Quando Berlusconi fece fermare un Convegno tra Capi di Stato per una sua telefonata privata ? Quando a Bukingam Palace chiamo’ a voce alta Mister Obama per poi  prendersi del cafone dalla Regina Elisabetta ? Quando ando’ a quel ricevimento a Bruxell e nessuno lo considerava e anzi lo evitava come un appestato ? Quando nei vari vertici si addormentava durante le discussioni ? Quando la Cancelliera Merkel era la culona inchiavabile ?

Visto quale era l’interlocutore che avevano dall’ altra parte, i vari Capi di Stato ( non solo la Merkel ) si rivolgevano a Napolitano che consideravano e considerano come il vero interlocutore del Paese, quello su cui si puo’ fare affidamento per le sue doti di equilibrio e il suo senso di responsabilita’.  Napolitano e’ colui che viene considerato in Europa e nel mondo come la rappresentazione dell’ Italia migliore. Cio’ deriva in parte dalle sue qualita’ e in parte dall’ inconsistenza della classe politica italiana. Non e’ un caso se nell’ultimo Convegno a Strasburgo sia stato il piu’ applaudito e applaudito e’ stato pure il suo discorso a favore dell’ Europa ma contro il solo rigore.

Napolitano quindi non ha voluto scavalcare nessuno ma ha semplicemente preso atto che il Paese sarebbe andato verso il default senza un suo eventuale intervento. Lo ha fatto sempre nei termini e nei tempi che il suo ruolo gli imponeva. Poteva sciogliere le Camere gia’ ad inizio gennaio ma non lo ha fatto in quanto la maggioranza, pur se risicata, ancora c’era. Se lo avesse fatto, come in tanti chiedevano ( Grillo in primis ), allora si che vi sarebbe stata una forzatura. Napolitano ha quindi preparato il campo in vista di una eventuale ( come poi e’ stata ) crisi di Governo. Non si poteva certo arrivare impreparati visto l’urgenza dei tempi. Poteva fare scelte personali, indicando cosa fare e chi mettere al Governo, senza ascoltare niente e nessuno ? Certamente, ma essendo Napolitano un uomo accorto,  si e’ prima consultato con un uomo di Governo ( Prodi ), con un industriale ( de Benedetti ), e con un economista ( Monti ) per chiedergli la sua eventuale disponibilita’ a guidare un Governo Tecnico. Se il Parlamento avesse bocciato questa tesi e si fosse voluto dare la parola alle urne, il Governo Tecnico non sarebbe mai nato. Sarebbe stato meglio o peggio per il Paese ? Questo non lo sapremo mai ma sicuramente sappiamo che questa scelta fu condivisa dalla maggioranza dei Parlamentari. Pure la teoria secondo cui Napolitano ha voluto rimanere al Quirinale e’ una menzogna : ma non ricordate quando i partiti supplicarono una sua continuazione del mandato ?

Ecco perche’ questo di Friedman altro non e’ che un segreto di Pulcinella di cui tutti, o almeno chi segue la politica , erano a conoscenza. Una specie di scoperta dell’ acqua calda che nulla toglie ne aggiunge ai fatti accaduti.

Gianluca Bellentani

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